Blog

  • Le borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo il petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo il petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso lunedì, con il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente che ha frenato l’appetito per il rischio, mentre il forte rialzo del petrolio ha sostenuto i titoli del comparto energetico dopo l’annuncio dell’Iran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,2% nelle prime contrattazioni. Il DAX tedesco è sceso dello 0,3%, il CAC 40 francese dello 0,2%, mentre il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,2%, sostenuto dal peso dei grandi gruppi petroliferi.

    I titoli energetici guidano i rialzi

    L’impennata del prezzo del greggio ha favorito il comparto energetico europeo.

    Shell (LSE:SHEL) è salita dell’1,8%, BP (LSE:BP.) del 2,7% e TotalEnergies (EU:TTE) del 2,3%. In rialzo anche Maurel & Prom (EU:MAU), Eni (BIT:ENI) e altri produttori petroliferi.

    La forza del settore energetico ha contribuito a contenere le perdite degli indici europei.

    Lo Stretto di Hormuz torna al centro dell’attenzione

    Il sentiment di mercato è peggiorato dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana.

    Le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno annunciato che lo Stretto di Hormuz è stato “chiuso fino a nuovo ordine” in seguito all’attacco a una nave commerciale e ai successivi raid militari statunitensi.

    Lo U.S. Central Command ha contestato questa ricostruzione, affermando che il passaggio rimane aperto alla navigazione regolare.

    Nonostante ciò, il rischio di possibili interruzioni lungo una rotta attraverso cui transita circa un quinto del petrolio trasportato via mare nel mondo ha sostenuto i prezzi dell’energia.

    Sia il Brent sia il West Texas Intermediate (WTI) sono saliti di oltre il 4,4%.

    Il recupero della scorsa settimana perde slancio

    La flessione di lunedì interrompe il recupero registrato dai listini europei nella seconda parte della settimana precedente.

    Le società tecnologiche e i produttori di semiconduttori avevano guidato il rimbalzo, sostenuti dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale e dalle speranze di un miglioramento del quadro geopolitico.

    Con il ritorno delle tensioni, gli investitori stanno nuovamente riducendo l’esposizione agli asset più rischiosi.

    Attesa per le dichiarazioni della BCE

    L’attenzione si sposterà ora sull’intervento di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea.

    I mercati cercheranno indicazioni sul futuro percorso dei tassi d’interesse, considerando che Schnabel è considerata una delle esponenti più rigorose del Consiglio direttivo della BCE.

    Akzo Nobel in rialzo dopo un’offerta

    Tra i singoli titoli, Akzo Nobel (EU:AKZA) ha guadagnato circa il 3% dopo l’offerta presentata da Nippon Paint per l’attività dedicata alle vernici decorative.

  • I rendimenti obbligazionari dell’Eurozona restano vicini ai massimi per i timori sull’inflazione

    I rendimenti obbligazionari dell’Eurozona restano vicini ai massimi per i timori sull’inflazione

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti vicini ai massimi delle ultime settimane lunedì, mentre gli investitori hanno valutato l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio sulle prospettive di inflazione, bilanciando al tempo stesso il tradizionale ruolo difensivo delle obbligazioni governative.

    Le crescenti preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture energetiche hanno rafforzato le aspettative di un’inflazione più persistente, sostenendo i rendimenti.

    I Bund tedeschi rimangono su livelli elevati

    Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni, riferimento per l’Eurozona, si è attestato al 3,05%, mantenendosi vicino ai recenti massimi.

    Anche il rendimento del titolo tedesco a due anni, maggiormente sensibile alle aspettative sui tassi d’interesse, è rimasto elevato al 2,68%.

    Entrambe le scadenze continuano a oscillare sui livelli più alti da oltre un mese, mentre il mercato rivaluta lo scenario per inflazione e politica monetaria.

    Il rialzo del petrolio riporta l’inflazione al centro dell’attenzione

    Il mercato obbligazionario ha reagito dopo che, nel fine settimana, l’Iran ha dichiarato lo Stretto di Hormuz “chiuso fino a nuovo ordine”, aumentando i timori di interruzioni delle forniture energetiche mondiali.

    La notizia ha contribuito a un rialzo del 4,4% del Brent, riportando le aspettative di inflazione tra le principali preoccupazioni degli investitori.

    Normalmente le tensioni geopolitiche favoriscono gli acquisti di titoli di Stato e una diminuzione dei rendimenti, ma il rischio di un aumento dei costi energetici ha limitato questo effetto.

    I mercati guardano alle prossime mosse della BCE

    La seduta segue una settimana particolarmente negativa per il mercato obbligazionario europeo, con il Bund decennale tedesco che ha registrato il maggiore aumento settimanale del rendimento nelle ultime cinque settimane.

    Gli operatori ritengono che la Banca Centrale Europea possa sospendere il ciclo di riduzione dei tassi qualora le tensioni energetiche continuassero ad alimentare l’inflazione.

    Attesa per le dichiarazioni della BCE

    L’attenzione degli investitori si sposta ora sull’intervento previsto nel corso della giornata di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE.

    Essendo considerata una delle esponenti più rigorose del Consiglio direttivo, eventuali commenti sui rischi di inflazione derivanti dalla crisi nel Golfo potrebbero influenzare le aspettative di politica monetaria e generare nuovi movimenti sul mercato obbligazionario europeo.

  • Le azioni petrolifere europee salgono dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran

    Le azioni petrolifere europee salgono dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran

    Le azioni delle principali società petrolifere europee hanno chiuso in rialzo lunedì dopo il nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran, che ha alimentato i timori per le forniture energetiche globali e spinto al rialzo i prezzi del greggio.

    La rinnovata escalation mette inoltre in discussione l’accordo provvisorio raggiunto il mese scorso tra Washington e Teheran, che puntava a riaprire lo Stretto di Hormuz e a favorire la prosecuzione dei negoziati.

    Il petrolio accelera sui timori per l’offerta

    I future sul Brent sono saliti del 2,9% a 78,24 dollari al barile alle 04:25 ET (08:25 GMT), mentre il West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato il 2,7% a 73,34 dollari.

    Il rialzo è seguito alla nuova dichiarazione dell’Iran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, riaccendendo le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture energetiche mondiali.

    In rialzo i titoli del comparto energetico

    L’aumento del prezzo del petrolio ha sostenuto il settore energetico europeo, con l’indice STOXX Europe 600 Oil & Gas in crescita dell’1,2%, tra i migliori comparti della seduta.

    Tra i singoli titoli, OMV (TG:OMV) e Repsol (TG:REP) hanno guadagnato rispettivamente circa l’1% e il 2%.

    In rialzo anche TotalEnergies (EU:TTE), Maurel & Prom (EU:MAU), Eni (BIT:ENI) ed Equinor (TG:DNQ), con progressi compresi tra l’1% e il 2,1%, mentre Shell (LSE:SHEL) è salita dell’1,1% e BP (LSE:BP.) del 2,3%.

    Cala il traffico nello Stretto di Hormuz

    Il rialzo del comparto è arrivato dopo un fine settimana segnato da una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran.

    Domenica l’Iran ha colpito installazioni statunitensi nel Golfo, mentre lunedì le Guardie della Rivoluzione hanno dichiarato di aver preso di mira anche basi militari americane in Kuwait e Bahrein.

    Il conflitto continua a influenzare il traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Secondo la società di monitoraggio marittimo Kpler, domenica soltanto sei navi hanno attraversato lo stretto, il livello più basso registrato nelle ultime cinque settimane.

  • Le azioni FinecoBank toccano un nuovo massimo a 52 settimane sulle indiscrezioni relative a UniCredit (FBK)

    Le azioni FinecoBank toccano un nuovo massimo a 52 settimane sulle indiscrezioni relative a UniCredit (FBK)

    Le azioni di FinecoBank (BIT:FBK) hanno guadagnato il 2,0% nella seduta di lunedì, salendo a 23,31 euro dopo aver toccato un nuovo massimo degli ultimi 52 settimane a 23,46 euro, sostenute dalle indiscrezioni su un possibile interesse da parte di UniCredit (BIT:UCG).

    Il rialzo arriva a poche settimane dalla pubblicazione dei risultati del primo semestre 2026, prevista per il 30 luglio.

    Le indiscrezioni alimentano gli acquisti sul titolo

    L’interesse degli investitori è stato rafforzato dalle notizie secondo cui UniCredit starebbe valutando FinecoBank come possibile obiettivo di acquisizione.

    Le speculazioni hanno riportato l’attenzione sul consolidamento del settore bancario italiano, contribuendo a spingere il titolo sui livelli più alti degli ultimi dodici mesi.

    Contesto favorevole per il settore bancario

    Oltre alle indiscrezioni, il comparto bancario italiano continua a beneficiare di un quadro macroeconomico più favorevole.

    Il rallentamento dell’inflazione nell’area euro e una politica monetaria della Banca Centrale Europea considerata più stabile stanno sostenendo le prospettive sui margini di interesse degli istituti di credito.

    Anche la riduzione dello spread tra BTP e Bund ha contribuito a migliorare il sentiment verso le banche italiane.

    Nello stesso contesto, anche Banca Generali e Banco BPM hanno registrato buone performance nelle ultime settimane.

    Il FTSE MIB resta tra i migliori listini europei

    Nel corso del 2026 il FTSE MIB si è confermato uno degli indici azionari europei con le migliori performance, grazie anche all’elevato peso del settore bancario.

    Il clima positivo sui mercati internazionali, con i principali indici statunitensi in territorio positivo, ha inoltre sostenuto la propensione al rischio degli investitori.

    Dopo il forte recupero dai minimi annuali di 17,55 euro, FinecoBank si trova ora vicino ai massimi degli ultimi dodici mesi, mentre l’attenzione del mercato si sposta sui risultati semestrali, chiamati a confermare la solidità dei fondamentali della banca.

  • UniCredit torna al centro delle indiscrezioni: emerge l’ipotesi FinecoBank

    UniCredit torna al centro delle indiscrezioni: emerge l’ipotesi FinecoBank

    Le nuove speculazioni sul settore bancario italiano riportano UniCredit (BIT:UCG) al centro dell’attenzione, con indiscrezioni secondo cui il gruppo starebbe valutando ulteriori opzioni strategiche dopo l’operazione su Commerzbank.

    Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, FinecoBank (BIT:FBK) sarebbe uno dei possibili obiettivi, insieme a Banca Generali e Banco BPM.

    FinecoBank considerata un’opzione strategica

    Il quotidiano definisce un’eventuale acquisizione di FinecoBank come “la più intrigante” e ritiene che rappresenterebbe “un perfetto mosaico industriale” per UniCredit.

    Secondo il report, la banca disporrebbe della solidità patrimoniale necessaria per sostenere un’operazione di questo tipo. Con un requisito CET1 fissato dalla Banca Centrale Europea al 10,2%, il coefficiente CET1 pro forma di UniCredit dopo l’operazione Commerzbank sarebbe pari al 12,5%, lasciando margini per ulteriori acquisizioni.

    I tempi potrebbero non essere maturi

    Nonostante le indiscrezioni, fonti citate dal Corriere della Sera sottolineano che “qualsiasi possibile iniziativa sembra prematura”, soprattutto considerando l’impegno richiesto dall’operazione Commerzbank.

    L’amministratore delegato Andrea Orcel ha già dimostrato in passato di poter gestire più operazioni contemporaneamente, ma il quotidiano osserva anche che le possibili alternative si stanno progressivamente riducendo, mentre un’operazione su Monte dei Paschi di Siena non sembra più essere una prospettiva immediata.

    La reazione del mercato

    Gli investitori hanno accolto positivamente le indiscrezioni su FinecoBank, con il titolo in rialzo di circa il 2% nella prima ora di contrattazioni a 23,31 euro, mentre il FTSE MIB guadagnava lo 0,05%.

    Le azioni UniCredit, invece, hanno registrato un calo dello 0,60%, scendendo a 85,50 euro.

    Un possibile ritorno al passato

    Un’acquisizione di FinecoBank rappresenterebbe il ritorno di UniCredit in una società di cui era già stata azionista.

    Nel 2019, sotto la guida dell’allora amministratore delegato Jean Pierre Mustier, UniCredit cedette il 35,1% detenuto in FinecoBank per 2,1 miliardi di euro.

    Ai valori di mercato attuali, con una capitalizzazione di poco inferiore ai 14 miliardi di euro, quella partecipazione varrebbe oggi oltre 4,8 miliardi di euro.

    FinecoBank è una public company priva di un azionista di controllo ed è guidata dall’amministratore delegato Alessandro Foti dal 2000.

    I possibili vantaggi strategici

    Secondo le indiscrezioni, il ritorno di FinecoBank consentirebbe a UniCredit di rafforzare la propria presenza nel risparmio gestito, riducendo la dipendenza da Amundi, parte del gruppo Crédit Agricole, a cui versa importanti commissioni di distribuzione.

    L’operazione potrebbe inoltre favorire lo sviluppo della piattaforma Onemarkets.

    Dal punto di vista industriale, il Corriere della Sera conclude che si tratterebbe di “un perfetto mosaico”, anche se diversi osservatori evidenziano le possibili difficoltà nell’integrare il sistema informatico proprietario di FinecoBank con le infrastrutture tecnologiche di UniCredit.

  • Futures USA poco mossi in attesa della stagione delle trimestrali e dei dati sull’inflazione: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures USA poco mossi in attesa della stagione delle trimestrali e dei dati sull’inflazione: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sui principali indici statunitensi hanno mostrato poche variazioni venerdì, mentre gli investitori hanno adottato un atteggiamento prudente dopo il rally guidato dal settore tecnologico della seduta precedente, concentrando l’attenzione sull’imminente stagione delle trimestrali e sui prossimi dati sull’inflazione.

    Con pochi indicatori macroeconomici in calendario prima del fine settimana, gli operatori hanno preferito limitare le nuove posizioni in vista dei principali appuntamenti dei prossimi giorni.

    La stagione delle trimestrali entra nel vivo

    La pubblicazione dei risultati del secondo trimestre inizierà ufficialmente la prossima settimana, con alcune delle principali banche statunitensi pronte a diffondere i propri conti.

    Tra le società attese figurano Bank of America (NYSE:BAC), Citigroup (NYSE:C), Goldman Sachs (NYSE:GS), JPMorgan Chase (NYSE:JPM), Wells Fargo (NYSE:WFC), Johnson & Johnson (NYSE:JNJ), UnitedHealth (NYSE:UNH) e Netflix (NASDAQ:NFLX).

    Secondo Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com, gli investitori guarderanno soprattutto alla qualità degli utili e alle prospettive future.

    “Gli investitori cercheranno conferme che gli investimenti legati all’intelligenza artificiale continuino a tradursi in una solida crescita degli utili e in margini resilienti, in particolare tra le grandi società tecnologiche che hanno guidato gran parte del rally di quest’anno”, ha dichiarato.

    Ha inoltre aggiunto: “Con le valutazioni ancora elevate, le indicazioni fornite dalle società potrebbero rivelarsi importanti quanto i risultati stessi.”

    Il settore tecnologico continua a sostenere Wall Street

    La seduta di giovedì si è conclusa con solidi rialzi, trainati ancora una volta dai titoli tecnologici.

    Il Nasdaq Composite è salito dell’1,3% a 26.206,89 punti, mentre lo S&P 500 ha guadagnato lo 0,8% a 7.543,64 punti. Il Dow Jones Industrial Average ha chiuso in rialzo dello 0,3% a 52.487,41 punti.

    Il sentiment è stato favorito anche dalle notizie sulla forte domanda registrata dall’IPO statunitense del produttore sudcoreano di chip di memoria SK Hynix (USOTC:HXSCL).

    Micron Technology (NASDAQ:MU) ha inoltre guadagnato terreno dopo aver annunciato un piano di investimenti fino a 3 miliardi di dollari per rafforzare la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti.

    Il calo del petrolio sostiene il sentiment

    La flessione dei prezzi del greggio ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni inflazionistiche.

    I futures sul petrolio statunitense hanno perso oltre il 2%, poiché gli operatori ritengono che le recenti tensioni tra Stati Uniti e Iran possano rimanere circoscritte.

    Il presidente Donald Trump ha affermato che l’Iran vuole “fare un accordo così tanto”, ribadendo però che eventuali nuovi attacchi contro il traffico commerciale riceverebbero una risposta più dura.

    Hardware e oro guidano i rialzi settoriali

    I comparti tecnologici, in particolare hardware e semiconduttori, hanno registrato le migliori performance della seduta.

    Anche i titoli auriferi hanno beneficiato del recupero delle quotazioni dell’oro.

    Il settore energetico, invece, ha sottoperformato il mercato a causa della discesa dei prezzi del greggio.

  • Borse europee caute mentre Vodafone, EasyJet e Hays guidano i rialzi: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee caute mentre Vodafone, EasyJet e Hays guidano i rialzi: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato un andamento prudente venerdì, mentre gli investitori hanno valutato il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran e le persistenti preoccupazioni sulle valutazioni legate all’intelligenza artificiale.

    Il FTSE 100 di Londra è salito dello 0,1%, mentre il CAC 40 francese e il DAX tedesco si sono mantenuti poco sopra la parità, in un contesto di mercato ancora improntato alla cautela.

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti sostanzialmente stabili dopo il forte sell-off della seduta precedente.

    Tra i singoli titoli, Careium AB ha registrato un forte rialzo dopo che la società svedese specializzata in tecnologie per l’assistenza ha comunicato un incremento del 24% delle vendite nette del secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    In forte progresso anche Vodafone (LSE:VOD), dopo che l’operatore di telecomunicazioni degli Emirati Arabi Uniti E& ha annunciato la vendita dell’intera partecipazione detenuta nella società britannica a Vega.

    Anche la compagnia aerea low cost EasyJet (LSE:EZJ) ha segnato un deciso rialzo dopo aver raggiunto un accordo di principio sui principali termini finanziari di un’offerta di acquisizione da 5,7 miliardi di sterline presentata dalla società statunitense di private equity Apollo Global Management.

    Tra i migliori titoli della seduta anche Hays (LSE:HAS), che è salita dopo aver previsto un utile operativo annuale nella fascia alta delle stime formulate dagli analisti.

  • Campari rafforza la strategia su Aperol mentre cresce la concorrenza nel mercato globale degli spritz

    Campari rafforza la strategia su Aperol mentre cresce la concorrenza nel mercato globale degli spritz

    Campari (BIT:CPR) sta aumentando gli investimenti sul marchio Aperol per consolidare la propria leadership nel segmento degli spritz, mentre il mercato diventa sempre più competitivo. L’ingresso di nuovi aperitivi e di prodotti a marchio privato nei supermercati e nei locali sta spingendo il gruppo a rafforzare il posizionamento del proprio brand e ad ampliare la presenza nei mercati strategici.

    Aperol rappresenta oggi il principale marchio del gruppo in termini di ricavi, contribuendo a circa un quarto del fatturato complessivo. Negli ultimi anni il brand ha continuato a sostenere la crescita di Campari nonostante il rallentamento della domanda nel settore degli spirits.

    La tutela del marchio diventa centrale

    L’azienda punta sempre più a distinguere l’Aperol Spritz originale dalle numerose alternative dal colore arancione che stanno comparendo in supermercati, bar e ristoranti.

    Andrea Neri, Managing Director di House of Aperitivi di Campari, ha spiegato che alcuni consumatori ricevono bevande molto simili senza rendersi conto che non sono preparate con Aperol.

    “Dal 2023 la novità è che alcuni bar e ristoranti hanno iniziato a servire bevande di colore arancione, spesso alla spina, che non sono necessariamente preparate con Aperol”, ha dichiarato, aggiungendo che molti clienti credono di bere il prodotto originale.

    Per rafforzare il valore del marchio, Campari ha esteso le proprie campagne promozionali in Italia e ha introdotto un programma di fidelizzazione dedicato ai locali che servono l’autentico Aperol Spritz. L’iniziativa coinvolge già circa 2.000 esercizi.

    L’azienda ha inoltre ampliato la distribuzione dei fusti di Aperol Spritz già miscelato, offrendo agli operatori del settore una soluzione più rapida ed efficiente.

    Il mercato degli spritz continua a crescere

    La domanda globale di cocktail a base di spritz continua ad aumentare, attirando sia i marchi storici sia nuovi concorrenti.

    Secondo i dati di IWSR, i consumi mondiali sono passati da meno di 2,5 miliardi di porzioni nel 2019 a quasi 4 miliardi nel 2024, rendendo questa categoria una delle più dinamiche dell’intero comparto delle bevande.

    Campari continua a considerare Aperol uno dei propri marchi strategici, destinando importanti investimenti in pubblicità e promozione.

    Nuovi concorrenti puntano sul segmento aperitivo

    La concorrenza non arriva soltanto dai prodotti a marchio privato. Cocktail alternativi come l’Hugo Spritz stanno conquistando sempre più spazio in Europa e Nord America, intercettando la crescente domanda di bevande leggere e a basso contenuto alcolico.

    Molte ricette dell’Hugo utilizzano il liquore ai fiori di sambuco St-Germain, mentre Campari ha ampliato il proprio portafoglio con Sarti Rosa, affiancandolo ai marchi Campari, Cynar, Crodino e Mondoro.

    Neri ha sottolineato che i consumatori stanno privilegiando sempre più gli aperitivi rispetto ai cocktail tradizionali.

    “Come leader della categoria, abbiamo lavorato per ampliare il nostro portafoglio di spritz attraverso diversi marchi”, ha affermato.

    Gli analisti restano fiduciosi

    Nonostante l’aumento della concorrenza, gli analisti ritengono che Campari mantenga una posizione di forza.

    “Il fatto che esistano prodotti simili dimostra quanto Aperol sia un marchio molto forte”, ha dichiarato Sandro Castaldo, professore di marketing dell’Università Bocconi, osservando che il colore è spesso il primo elemento imitato dai concorrenti.

    Anche gli analisti di mercato ritengono che gli investimenti del gruppo in marketing, distribuzione e tutela del marchio continueranno a sostenere la leadership di Aperol.

    “Al momento non vedo i prodotti imitativi rappresentare una minaccia”, ha dichiarato a Reuters Theodore Duval-Segard, analista di AlphaValue.

    “Campari ha letteralmente reinventato lo spritz. A questo punto Aperol e spritz sono quasi inseparabili.”

  • Kepler alza la raccomandazione su Maire a Buy grazie alla forte crescita degli ordini (MTCM)

    Kepler alza la raccomandazione su Maire a Buy grazie alla forte crescita degli ordini (MTCM)

    Kepler ha migliorato il giudizio su Maire (BIT:MTCM), portandolo a Buy da Hold e confermando il target price a 17,50 euro, sulla base delle aspettative di una solida performance nel secondo trimestre e della presenza di diversi potenziali catalizzatori di crescita nei prossimi dodici mesi.

    Secondo il broker, i risultati del secondo trimestre dovrebbero essere robusti e non risentire in modo significativo delle attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

    La raccolta ordini rafforza le prospettive

    Kepler osserva che il titolo Maire ha registrato un calo dalla precedente revisione al ribasso del rating, creando quello che considera un interessante punto di ingresso con un potenziale rialzo di circa il 25%.

    La società ha già acquisito circa 7 miliardi di euro di nuovi ordini nella prima metà del 2026, avvicinandosi all’obiettivo annuale di circa 9 miliardi di euro.

    Per Kepler, il ritmo di acquisizione delle commesse ha superato le aspettative e potrebbe continuare a migliorare grazie a ulteriori opportunità commerciali, in particolare in Argentina.

    Possibile revisione della guidance nel terzo trimestre

    La casa di ricerca ritiene che Maire possa attendere la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre prima di aggiornare la guidance sugli ordini per l’intero esercizio.

    Kepler ha lasciato invariate le proprie stime sugli utili per il periodo 2026-2028.

    Diversi catalizzatori per la crescita

    Tra i principali fattori che potrebbero sostenere il titolo nei prossimi dodici mesi, Kepler indica un ulteriore incremento delle commesse, possibili acquisizioni, una potenziale quotazione in Borsa di NextChem e futuri miglioramenti delle stime sugli utili legati al progetto Hail & Ghasha, considerato un importante motore di crescita a partire dal 2027.

    Il broker evidenzia inoltre un portafoglio commerciale particolarmente ampio oltre il 2026, che comprende almeno tre progetti di grandi dimensioni in grado di sostenere la crescita futura.

  • L’oro si avvia a chiudere la settimana in calo tra tensioni con l’Iran e timori sui tassi

    L’oro si avvia a chiudere la settimana in calo tra tensioni con l’Iran e timori sui tassi

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve ribasso venerdì e si preparano a chiudere la settimana in territorio negativo, mentre il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran ha alimentato i timori che l’aumento dei prezzi dell’energia possa sostenere l’inflazione e ritardare un allentamento della politica monetaria.

    Anche argento e platino sono avviati a registrare perdite settimanali, mentre il petrolio mantiene livelli elevati e il dollaro si è stabilizzato dopo la debolezza della scorsa settimana.

    L’oro spot è sceso dello 0,6% a 4.101,11 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,8% a 4.108,90 dollari l’oncia alle 04:46 ET (08:46 GMT). Su base settimanale, l’oro spot registra una flessione di circa l’1,8%.

    L’aumento dell’inflazione pesa sul metallo prezioso

    L’oro è stato penalizzato dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l’Iran, provocando un deciso rialzo dei prezzi del petrolio.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato conclusa la tregua con l’Iran e ha ordinato nuovi attacchi militari, ai quali Teheran ha risposto con azioni di ritorsione.

    Sebbene un rapporto di Axios abbia riferito che i mediatori regionali stanno cercando di salvare il recente memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, il quadro geopolitico in Medio Oriente rimane altamente incerto.

    Il rialzo del petrolio ha riacceso i timori di un’inflazione alimentata dall’energia, aumentando la possibilità che la Federal Reserve mantenga un orientamento più restrittivo. Secondo i dati del CME FedWatch, il mercato ha progressivamente rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi statunitensi nel 2026.

    Tassi di interesse più elevati tendono a penalizzare gli asset privi di rendimento come l’oro, poiché aumentano il costo opportunità rispetto agli investimenti obbligazionari.

    “L’oro ha trovato un certo sostegno grazie alle aspettative di un’escalation limitata del conflitto in Medio Oriente. Questo nonostante le precedenti preoccupazioni secondo cui il rialzo dei prezzi dell’energia avrebbe potuto spingere la Fed a mantenere i tassi d’interesse più elevati più a lungo per contrastare un’inflazione persistentemente alta”, hanno scritto gli analisti di ANZ in una nota.

    Nonostante il suo tradizionale ruolo di bene rifugio, dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran l’oro ha registrato una performance inferiore alle attese, poiché le preoccupazioni su inflazione e tassi hanno prevalso sulla domanda difensiva.

    Argento e platino chiudono la settimana in ribasso

    L’andamento degli altri metalli preziosi è stato eterogeneo.

    L’argento spot è sceso dello 0,7% a 59,5250 dollari l’oncia ed è in calo di oltre il 4% su base settimanale.

    Il platino spot ha perso lo 0,1% a 1.616,14 dollari l’oncia. Pur registrando una flessione settimanale, la perdita di circa lo 0,3% è risultata più contenuta rispetto agli altri metalli preziosi.