I future sui principali indici statunitensi segnalano un’apertura in calo venerdì, lasciando presagire un’estensione delle perdite dopo la chiusura leggermente negativa della seduta precedente.
Il tono più debole arriva in seguito alla reazione degli investitori a una serie di importanti dati economici, tra cui l’indicatore d’inflazione preferito dalla Federal Reserve.
I dati diffusi dal Dipartimento del Commercio hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati a dicembre più del previsto.
Secondo il report, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è salito dello 0,4% a dicembre, dopo un incremento dello 0,2% a novembre. Gli economisti si aspettavano un aumento dello 0,3%.
Su base annua, l’indice PCE è cresciuto del 2,9% a dicembre, rispetto al 2,8% del mese precedente. Gli analisti prevedevano un dato invariato.
L’indice core PCE, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, è anch’esso aumentato dello 0,4% a dicembre dopo il +0,2% di novembre. Le attese indicavano un incremento dello 0,3%.
Il dato core su base annua è accelerato al 3,0% dal 2,8% di novembre, leggermente al di sopra delle stime del 2,9%.
Un altro rapporto del Dipartimento del Commercio ha inoltre evidenziato che la crescita economica statunitense ha rallentato più del previsto nel quarto trimestre del 2025.
Il prodotto interno lordo è cresciuto dell’1,4% nel quarto trimestre, in netto rallentamento rispetto al +4,4% registrato nel terzo trimestre. Gli economisti si aspettavano una crescita del 2,8%.
Il Dipartimento ha precisato che l’aumento dei consumi e degli investimenti è stato in parte compensato dal calo della spesa pubblica e delle esportazioni.
Giovedì i mercati azionari hanno chiuso prevalentemente in ribasso, restituendo parte dei guadagni della seduta precedente. Tutti i principali indici hanno terminato in territorio negativo, seppur con perdite contenute.
Il Dow Jones Industrial Average ha perso 267,50 punti (-0,5%) a 49.395,16. Il Nasdaq Composite è sceso di 70,91 punti (-0,3%) a 22.682,73, mentre l’S&P 500 ha ceduto 19,42 punti (-0,3%) a 6.861,89.
Parte della debolezza è stata attribuita alla reazione negativa ai risultati di Walmart (NYSE:WMT), che ha perso l’1,4%.
Sebbene il gruppo abbia superato le attese nel quarto trimestre, le previsioni sugli utili per l’anno in corso sono risultate inferiori alle stime.
Il sentiment è stato inoltre penalizzato dal continuo aumento dei prezzi del petrolio, in un contesto di crescenti timori per un possibile confronto militare tra Stati Uniti e Iran.
Tuttavia, molti operatori si sono mostrati cauti in attesa dei dati sull’inflazione pubblicati venerdì, considerati cruciali per le prossime decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse.
I verbali dell’ultima riunione della Fed hanno evidenziato che diversi membri ritengono che ulteriori tagli dei tassi potrebbero non essere appropriati finché non vi sarà un chiaro segnale che il processo di disinflazione sia tornato stabilmente in carreggiata.
A livello settoriale, le compagnie aeree hanno registrato forti perdite, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 4,4%.
Debole anche il comparto immobiliare, con l’indice Philadelphia Housing Sector in flessione dell’1,3%.
Al contrario, i titoli dell’hardware informatico hanno messo a segno un deciso rialzo, spingendo l’indice NYSE Arca Computer Hardware in aumento del 3,3%.
Anche i titoli dei servizi petroliferi hanno registrato buone performance, sostenuti dal prolungato rialzo del greggio in un contesto di tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran.









