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  • Il petrolio sale tra timori di un’escalation in Medio Oriente

    Il petrolio sale tra timori di un’escalation in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio sono aumentati venerdì a causa delle crescenti preoccupazioni per una possibile escalation militare in Medio Oriente, dopo che l’Iran ha diffuso immagini di commandos intenti ad abbordare una nave cargo nello Stretto di Hormuz e sono emerse notizie secondo cui le difese aeree di Teheran avrebbero ingaggiato “obiettivi ostili”.

    I futures sul Brent sono saliti di 99 centesimi, pari allo 0,94%, a 106,06 dollari al barile alle 04:10 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense è avanzato di 71 centesimi, pari allo 0,73%, a 96,56 dollari.

    Nel corso della settimana, il Brent ha guadagnato il 17,13%, mentre il WTI è salito del 15,13%, segnando il secondo maggiore aumento settimanale dall’inizio del conflitto.

    La chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta dopo l’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ha interrotto circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Entrambi i benchmark avevano già registrato un aumento superiore al 3% giovedì, con un balzo di circa 5 dollari al barile dopo le notizie di sistemi di difesa aerea attivi sopra Teheran e di tensioni interne tra fazioni più radicali e moderate in Iran.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’Iran potrebbe aver aumentato il proprio arsenale “un po’” durante la tregua di due settimane, aggiungendo però che le forze statunitensi potrebbero eliminarlo in un solo giorno.

    Secondo Haitong Futures, l’attuale fase di cessate il fuoco appare sempre più come un periodo preparatorio a un nuovo conflitto. La società ha osservato che, se i colloqui tra Stati Uniti e Iran non produrranno progressi significativi entro la fine di aprile e i combattimenti riprenderanno, i prezzi del petrolio potrebbero raggiungere nuovi massimi annuali.

    Giovedì l’Iran ha diffuso un video che mostrerebbe commandos mentre abbordano una grande nave cargo dopo il fallimento dei negoziati di pace, sottolineando il controllo del Paese sullo Stretto di Hormuz, una rotta chiave attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del gas mondiale.

    Mentre investitori e governi cercano una soluzione duratura, Trump ha dichiarato di non voler fissare una “tempistica” per la fine del conflitto con l’Iran e di puntare a ottenere “un grande accordo”.

    “Non mettetemi fretta,” ha detto quando gli è stato chiesto quanto fosse disposto ad aspettare per un’intesa a lungo termine con Teheran.

    Gli analisti avvertono che interruzioni prolungate nello Stretto di Hormuz potrebbero spingere le scorte globali di greggio e prodotti raffinati al di sotto delle medie stagionali quinquennali entro la fine di maggio o l’inizio di giugno, reintroducendo un premio per il rischio di approvvigionamento nei prezzi del petrolio, secondo Mingyu Gao, responsabile della ricerca su energia e chimica presso China Futures.

    Separatamente, Trump ha annunciato sui social media che Israele e Libano hanno concordato di estendere la tregua di tre settimane dopo colloqui ad alto livello alla Casa Bianca.

    “L’incontro è andato molto bene! Gli Stati Uniti lavoreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah,” ha scritto Trump su Truth Social. Hezbollah, il gruppo armato sostenuto dall’Iran e coinvolto nel conflitto con Israele, non era presente ai colloqui e sostiene di avere “il diritto di resistere” alle forze occupanti.

    Trump ha aggiunto di attendere con interesse di accogliere a breve il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun.

    Prima di questo annuncio, Israele aveva avvertito di essere pronto a riprendere gli attacchi contro l’Iran.

  • L’oro si avvia a una perdita settimanale mentre il dollaro si rafforza tra tensioni USA-Iran

    L’oro si avvia a una perdita settimanale mentre il dollaro si rafforza tra tensioni USA-Iran

    I prezzi dell’oro sono scesi venerdì e si avviano a chiudere la settimana con una perdita significativa, mentre l’aumento dell’incertezza legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran ha spinto gli investitori verso il dollaro.

    L’oro spot è sceso dello 0,5% a 4.672,22 dollari l’oncia alle 02:27 ET (06:27 GMT), mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,8% a 4.686,89 dollari l’oncia. Su base settimanale, i prezzi spot sono destinati a calare di circa il 3%, sotto pressione per il rafforzamento del dollaro, sostenuto dai timori legati all’impatto inflazionistico del conflitto con l’Iran.

    Il dollaro si avvia a registrare la sua migliore performance settimanale dall’inizio di marzo.

    Metalli preziosi sotto pressione

    Anche gli altri metalli preziosi hanno risentito della forza del dollaro. L’argento spot è sceso dell’1,2% a 74,483 dollari l’oncia ed è destinato a chiudere la settimana con una perdita di quasi l’8%.

    Il platino spot ha perso l’1% a 1.992,72 dollari l’oncia, portando il calo settimanale a circa il 5,4%.

    Sia l’argento che il platino avevano recentemente sovraperformato l’oro, risultando quindi più esposti a prese di profitto. I loro rialzi erano stati sostenuti dall’ottimismo sulla domanda industriale e dalle aspettative di un crescente deficit di offerta di argento nel 2026.

    Timori inflazionistici e prospettive sui tassi

    I mercati restano preoccupati che l’impatto inflazionistico del conflitto con l’Iran possa spingere le principali banche centrali globali ad adottare politiche più restrittive e ad aumentare i tassi di interesse, uno scenario che tende a penalizzare i metalli.

    Tassi più elevati riducono infatti l’attrattiva di asset non remunerativi come l’oro. Nel frattempo, i prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente questa settimana, alimentando i timori di inflazione legata all’energia.

    Tensioni geopolitiche persistenti

    Sebbene gli Stati Uniti abbiano esteso a tempo indeterminato un cessate il fuoco con l’Iran all’inizio della settimana, le tensioni tra i due Paesi restano elevate. L’Iran continua a limitare il passaggio nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti mantengono il blocco navale.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato giovedì di non avere fretta di raggiungere un accordo di pace con l’Iran e di aver ordinato alle forze armate di intervenire contro eventuali imbarcazioni iraniane che tentino di posare mine nello stretto.

    Separatamente, l’Iran ha diffuso immagini che, secondo quanto affermato, mostrerebbero le sue forze mentre abbordano una nave, sottolineando inoltre le capacità delle sue imbarcazioni veloci per operazioni nello Stretto di Hormuz, evidenziando i rischi persistenti per il trasporto marittimo globale e i mercati energetici.

  • I mercati oscillano mentre il petrolio resta elevato e Intel balza: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati oscillano mentre il petrolio resta elevato e Intel balza: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future legati ai principali indici statunitensi si sono mossi in modo contrastato venerdì, oscillando attorno alla parità, mentre i prezzi del petrolio sono rimasti sopra i 100 dollari al barile a causa delle continue interruzioni nello Stretto di Hormuz, nonostante una fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono balzate nelle contrattazioni after-hours dopo una previsione positiva del produttore di chip.

    Future senza direzione chiara

    I future azionari statunitensi hanno mostrato un andamento incerto in vista dell’ultima seduta della settimana, mentre si attenuavano le speranze di un accordo rapido tra Stati Uniti e Iran e persistevano le preoccupazioni per le forniture energetiche.

    Alle 03:21 ET, i future sul Dow Jones erano in calo di 58 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 in rialzo di 10 punti, pari allo 0,1%, e i future sul Nasdaq 100 in aumento di 172 punti, pari allo 0,6%.

    Wall Street ha chiuso in ribasso giovedì, con il sentiment appesantito dal calo delle aspettative su un accordo duraturo tra Washington e Teheran che permetta la riapertura dello Stretto di Hormuz, una via cruciale per il petrolio rimasta in gran parte chiusa al traffico delle petroliere nelle ultime settimane.

    Nonostante ciò, il clima tra gli investitori è stato sostenuto da una stagione degli utili statunitensi complessivamente solida. Tra i protagonisti della seduta precedente, Texas Instruments, le cui azioni sono salite di oltre il 19% dopo risultati e guidance superiori alle attese, trainando anche il settore dei semiconduttori.

    La forte domanda di chip analogici per data center ha evidenziato il continuo aumento degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, contribuendo a far superare ai mercati le preoccupazioni geopolitiche e a recuperare gran parte delle perdite legate al conflitto con l’Iran.

    Trump prolunga la tregua Israele-Libano

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato giovedì che la tregua tra Israele e Libano sarà estesa di tre settimane dopo colloqui con rappresentanti dei due Paesi.

    Tuttavia, l’assenza di esponenti di Hezbollah dai negoziati ha sollevato dubbi sulla durata dell’accordo. Scontri tra Israele e Hezbollah sono stati segnalati anche nelle ore precedenti all’annuncio.

    All’inizio della settimana, Trump aveva inoltre annunciato un cessate il fuoco a tempo indeterminato tra Stati Uniti e Iran, mantenendo però il blocco dei porti iraniani.

    La situazione resta incerta. L’Iran ha reagito alle misure statunitensi mostrando il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz — attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale — attaccando e sequestrando diverse navi. Gli Stati Uniti hanno a loro volta sequestrato imbarcazioni battenti bandiera iraniana e Trump ha dichiarato di aver ordinato alla Marina di “sparare e uccidere” le imbarcazioni iraniane che tentassero di posare mine nello stretto.

    È prevista per venerdì alle 8:00 ora della costa orientale una conferenza stampa del segretario alla Difesa Pete Hegseth e del generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti.

    Il petrolio resta sopra i 100 dollari

    Con pochi segnali di una riapertura imminente dello Stretto di Hormuz, i prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile, alimentando timori di inflazione e rallentamento della crescita globale.

    Alle 03:57 ET, il Brent era in rialzo dell’1,2% a 106,30 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense cresceva dell’1,0% a 96,77 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark restano ben al di sopra dei livelli pre-conflitto, alimentando i timori di uno shock energetico globale che potrebbe spingere le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, con effetti a catena sui mercati finanziari.

    “Gli sviluppi futuri del conflitto in Medio Oriente restano poco chiari e ora sembra che le pressioni inflazionistiche si stiano ampliando”, hanno affermato gli analisti di ING.

    Il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha avvertito questa settimana che la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta “la più grande minaccia alla sicurezza energetica della storia” e ha invitato i governi a trovare fonti energetiche alternative.

    Intel vola grazie alle prospettive legate all’AI

    Le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono salite di oltre il 21% nelle contrattazioni after-hours dopo che il gruppo ha previsto un forte aumento dei ricavi trainato dalla domanda dei data center legati all’intelligenza artificiale.

    Sebbene Intel sia stata considerata finora meno centrale nel boom dell’AI, i suoi processori stanno guadagnando terreno grazie alla crescente richiesta di potenza di calcolo per sistemi autonomi avanzati.

    L’azienda ha inoltre beneficiato di una partecipazione del 10% da parte dell’amministrazione Trump e dell’ingresso come partner strategico insieme a Tesla e SpaceX in un progetto per la produzione di chip in Texas.

    Intel ha alzato la previsione di fatturato per il trimestre in corso a un intervallo tra 13,8 e 14,8 miliardi di dollari, ben al di sopra delle attese del mercato. L’amministratore delegato Lip-Bu Tan ha dichiarato che lo sviluppo di soluzioni AI più vicine agli utenti finali sta “aumentando in modo significativo la domanda per le CPU di Intel e per le sue soluzioni avanzate di wafer e packaging”.

    Attenzione ai dati sulla fiducia dei consumatori

    Sul fronte macroeconomico, gli investitori attendono la lettura finale dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan per aprile.

    Una stima preliminare ha mostrato un calo a un minimo storico di 47,6, in discesa rispetto al 53,3 di marzo e ben al di sotto delle previsioni.

    L’indagine ha evidenziato un peggioramento diffuso tra diverse fasce della popolazione, anche se i dati sono stati raccolti prima dell’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Secondo Joanne Hsu, direttrice dell’indagine, molti consumatori hanno attribuito il conflitto con l’Iran a “cambiamenti sfavorevoli nell’economia”.

  • Le borse europee in calo tra tensioni USA-Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee in calo tra tensioni USA-Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso venerdì, mentre si attenuano le speranze di una rapida soluzione del conflitto con l’Iran e persistono le preoccupazioni per possibili interruzioni nelle forniture di petrolio.

    Alle 07:04 GMT, lo Stoxx Europe 600 perdeva lo 0,4%. Il DAX tedesco scendeva dello 0,1%, il CAC 40 francese dello 0,4% e il FTSE 100 britannico dello 0,4%.

    Tregue fragili e tensioni in aumento

    Donald Trump ha annunciato giovedì una proroga di tre settimane della tregua tra Israele e Libano dopo un incontro con rappresentanti dei due Paesi. Tuttavia, l’assenza di Hezbollah dai negoziati solleva dubbi sulla tenuta dell’accordo.

    All’inizio della settimana, Trump aveva anche annunciato un cessate il fuoco a tempo indeterminato tra Stati Uniti e Iran, mantenendo però il blocco dei porti iraniani.

    L’incertezza resta elevata. Teheran ha reagito mostrando il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz—passaggio chiave per circa un quinto del petrolio mondiale—attaccando diverse navi. Gli Stati Uniti hanno sequestrato imbarcazioni battenti bandiera iraniana e Trump ha dichiarato di aver ordinato alla Marina di “sparare e uccidere” le imbarcazioni iraniane che tentassero di posare mine nello stretto.

    Petrolio sopra i 100 dollari

    In assenza di segnali su una riapertura imminente dello stretto, i prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile, alimentando i timori di un aumento dell’inflazione e di un rallentamento della crescita globale.

    Attenzione ai risultati societari

    Oltre agli sviluppi geopolitici, gli investitori stanno seguendo anche la stagione delle trimestrali in Europa.

    Le azioni di SAP (TG:SAP) sono salite di oltre il 5% dopo che il gruppo ha riportato un aumento del 17% dell’utile nel primo trimestre, superiore alle attese, grazie soprattutto alla forza del business cloud.

  • Stellantis punta sui marchi principali nella nuova strategia di Filosa

    Stellantis punta sui marchi principali nella nuova strategia di Filosa

    Stellantis (BIT:STLAM) si prepara a concentrare la maggior parte degli investimenti futuri sui suoi marchi chiave—Jeep, Ram, Peugeot e Fiat—nell’ambito di una revisione strategica guidata dall’amministratore delegato Antonio Filosa, secondo fonti vicine al dossier. Il piano, atteso per maggio, prevede un “incremento significativo” delle risorse destinate a questi brand.

    Il gruppo, quarto costruttore automobilistico mondiale per vendite, presenterà la propria strategia a lungo termine a Detroit, con un focus sulle attività più redditizie e a maggiore presenza internazionale.

    Ruolo più mirato per i marchi secondari

    Gli altri marchi del portafoglio Stellantis—tra cui Citroën, Opel e Alfa Romeo—riceveranno investimenti più selettivi. Secondo le fonti, questi brand utilizzeranno sempre più piattaforme e tecnologie sviluppate dai marchi principali per realizzare nuovi modelli.

    I marchi a minor volume, che in passato beneficiavano di una distribuzione più equilibrata delle risorse, saranno invece orientati verso ruoli regionali o nazionali, concentrandosi sui mercati dove sono già forti o dove presentano potenziale di crescita.

    Pressioni competitive e revisione strategica

    Stellantis sta cercando di recuperare quote di mercato negli Stati Uniti e in Europa, mentre affronta la crescente concorrenza dei produttori cinesi sia in Europa sia nei mercati emergenti. A febbraio, il gruppo ha registrato una svalutazione di 22,2 miliardi di euro ridimensionando i propri piani sull’elettrico.

    La nuova strategia avrebbe il sostegno dei principali azionisti, tra cui Exor.

    Un portavoce dell’azienda ha ribadito che il portafoglio marchi rappresenta un punto di forza, sottolineando la combinazione tra presenza globale e radicamento locale, senza commentare direttamente la riorganizzazione.

    Valutazione in calo e dibattito tra investitori

    Le difficoltà operative hanno portato la capitalizzazione di mercato di Stellantis a circa 21 miliardi di euro, un livello simile a quello della startup elettrica Rivian e inferiore a metà di quello di Volkswagen.

    Alcuni investitori e analisti ritengono che il gruppo dovrebbe valutare la chiusura di alcuni marchi sovrapposti, soprattutto in Europa, per ridurre i costi e migliorare l’efficienza. Tra i nomi citati figurano Lancia, DS, Citroën e Opel.

    Tuttavia, secondo diverse fonti, Filosa non sarebbe favorevole a questa opzione, ritenendo che tali marchi possano ancora avere valore in specifici mercati.

    “Alcuni di questi marchi potrebbero rivelarsi utili per il gruppo in futuro, qualora le condizioni di mercato dovessero evolvere,” ha dichiarato Marco Santino, aggiungendo che una volta chiuso un marchio è “molto difficile riportarlo in vita”.

    Focus sui marchi più rilevanti

    La strategia di Filosa prevede quindi di concentrare gli investimenti su Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, considerati i marchi che “contano davvero” per volumi e redditività, secondo una fonte.

    Si tratta di un cambio di approccio rispetto alla gestione del precedente amministratore delegato Carlos Tavares, che aveva sostenuto una distribuzione più uniforme degli investimenti.

    Nel nuovo modello, marchi come Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno utilizzati in modo più tattico nei diversi mercati, sfruttando piattaforme condivise ma mantenendo una propria identità attraverso design e caratteristiche distintive, anche tramite eventuali operazioni di rebranding locale.

    Strategia flessibile senza chiusure immediate

    Secondo indiscrezioni, Stellantis starebbe valutando collaborazioni, tra cui quella con Leapmotor, per sviluppare nuovi modelli, dimostrando come i marchi regionali possano condividere tecnologia mantenendo un’identità autonoma.

    Un dirigente del gruppo ha sottolineato che il successo della strategia dipenderà più dall’utilizzo efficace dei marchi nei vari mercati che da una riduzione del loro numero.

    Stellantis punta da tempo a razionalizzare le proprie piattaforme su un numero limitato di architetture multi-energia, capaci di supportare motorizzazioni elettriche, ibride e tradizionali. Tuttavia, questo approccio era stato progettato per una transizione all’elettrico più rapida di quanto effettivamente avvenuto.

    Nel lungo periodo, secondo gli analisti, non si può escludere una razionalizzazione del portafoglio, anche se storicamente i costruttori evitano queste decisioni finché possibile.

    “Nel breve termine, i dirigenti Stellantis devono concentrarsi sui marchi che contano,” ha affermato Larry Dominique.
    “Ad un certo punto Stellantis potrebbe dover dismettere alcuni marchi. Ma dovrà prendere questa decisione in base alle prospettive future dei marchi principali,” ha aggiunto.

  • Piazza Affari apre in calo tra incertezze geopolitiche

    Piazza Affari apre in calo tra incertezze geopolitiche

    Il FTSE MIB ha avviato la seduta in ribasso, con gli investitori prudenti nell’ultima giornata della settimana a causa delle tensioni in Medio Oriente.

    I mercati restano sospesi tra le speranze di una possibile fine imminente del conflitto con l’Iran e il timore che la crisi possa invece protrarsi. Nel frattempo, i prezzi del petrolio continuano a mantenersi sopra i 100 dollari al barile, aumentando la pressione sui listini. Inoltre, l’avvio della stagione delle trimestrali inizia a influenzare i movimenti dei singoli titoli.

    Intorno alle 9:40, il FTSE MIB perdeva circa lo 0,8%.

    Energia e industriali contrastati, continua il rally di STM

    Eni SpA (BIT:ENI) è salita di circa lo 0,7%, sostenuta dall’annuncio di un forte aumento del programma di buyback, nonostante risultati trimestrali inferiori alle attese. In rialzo anche Saipem (BIT:SPM), che continua a beneficiare del buon andamento seguito alla pubblicazione dei conti nei giorni precedenti.

    Prosegue il trend positivo di STMicroelectronics (BIT:STMMI), in crescita di oltre l’1,5% dopo il forte balzo della seduta precedente. Il titolo è sostenuto da risultati e guidance superiori alle aspettative e si porta sui massimi da marzo 2024, superando quota 44 euro.

    Banche sotto pressione

    Il comparto bancario è in calo, con l’indice settoriale in flessione di circa l’1%. UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) cedono circa l’1%, mentre Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) perde circa l’1,2% e Mediobanca (BIT:MB) circa l’1,1%.

    In controtendenza Banco BPM (BIT:BAMI), che guadagna circa lo 0,5%. Secondo indiscrezioni, l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, starebbe valutando la vendita della quota in Generali per finanziare una possibile acquisizione di Banco BPM, ipotesi poi smentita da un portavoce della banca.

    Difesa e lusso in ribasso

    Vendite marcate nel settore difesa, con Leonardo (BIT:LDO) in calo di circa il 3% e Fincantieri (BIT:FCT) in ribasso di circa il 2,5%.

    Debole anche il comparto del lusso, penalizzato dalla volatilità legata al contesto geopolitico. Moncler (BIT:MONC) perde circa l’1,9%, Brunello Cucinelli (BIT:BC) l’1,45% e Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) lo 0,8%.

    Infine, Aeffe (BIT:AEF) registra un calo più marcato, intorno al -4,9%, dopo la pubblicazione dei risultati che evidenziano un patrimonio netto negativo pari a 1,91 milioni di euro, inferiore ai limiti minimi previsti dal Codice Civile italiano.

  • Eni amplia il programma di buyback dopo un forte primo trimestre

    Eni amplia il programma di buyback dopo un forte primo trimestre

    Eni SpA (BIT:ENI) ha aumentato di circa il 90% il proprio piano di riacquisto di azioni per il 2026, portandolo a 2,8 miliardi di euro, dopo aver registrato nel primo trimestre risultati operativi e flussi di cassa superiori alle attese. La società ha dichiarato che la performance ha superato le indicazioni fornite per l’intero esercizio.

    Parallelamente, Eni ha rivisto al rialzo del 20% la previsione di flusso di cassa operativo per l’anno, portandola a 13,8 miliardi di euro, grazie a una solida performance sottostante e a un contesto più favorevole dei prezzi delle materie prime.

    Andamento di utili e produzione

    L’EBIT rettificato proforma del primo trimestre si è attestato a 3,54 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 3,68 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. La flessione è stata attribuita principalmente all’apprezzamento dell’euro dell’11% rispetto al dollaro e all’assenza di un provento straordinario registrato nel business power nel primo trimestre 2025.

    L’utile netto rettificato attribuibile agli azionisti è sceso a 1,30 miliardi di euro rispetto a 1,41 miliardi dell’anno precedente, mentre l’aliquota fiscale di gruppo è migliorata, passando dal 47,1% al 42,2%.

    La produzione di petrolio e gas è cresciuta del 9% su base annua, raggiungendo 1,80 milioni di barili equivalenti al giorno, grazie all’avvio e al ramp-up di progetti in Norvegia, Congo e Messico, oltre a nuove produzioni in Angola.

    Esplorazione e sviluppo dei progetti

    Eni ha riportato risultati significativi nelle attività esplorative, aggiungendo circa 1 miliardo di barili equivalenti di nuove risorse scoperte dall’inizio dell’anno. Le scoperte sono state effettuate in Angola, Costa d’Avorio, Libia, Egitto e Indonesia.

    In Indonesia, la società ha annunciato la scoperta di gas e condensati Geliga nel bacino di Kutei, con stime preliminari di circa 5 trilioni di piedi cubi di gas e 300 milioni di barili di condensati in situ. Inoltre, sono state prese le decisioni finali di investimento per due progetti gas offshore profondi nell’area di East Kalimantan, denominati South Hub e North Hub, circa 18 mesi dopo l’approvazione iniziale nel 2024.

    Andamento delle divisioni

    La divisione biofuel Enilive ha registrato una crescita significativa, con un EBIT rettificato proforma in aumento del 45% su base annua a 138 milioni di euro, sostenuto da condizioni di mercato più favorevoli nel settore della raffinazione biologica. La divisione ha inoltre approvato nuovi investimenti, tra cui la conversione degli impianti della raffineria di Sannazzaro e la costruzione di una nuova bioraffineria a Priolo in joint venture con Q8.

    Plenitude, la divisione dedicata alle energie rinnovabili e alla vendita di energia, ha registrato un EBIT rettificato proforma di 213 milioni di euro, in calo rispetto ai 241 milioni dell’anno precedente. La capacità rinnovabile installata è salita a 5,9 GW, rispetto ai 4,1 GW dell’anno precedente.

    Eni ha inoltre confermato l’intenzione di separare Plenitude a seguito di una riorganizzazione della struttura azionaria che coinvolge Ares Management, operazione che comporterà la sua uscita dal perimetro di consolidamento del gruppo.

    Posizione finanziaria

    Al 31 marzo, l’indebitamento netto prima dei leasing era pari a 10,85 miliardi di euro, con un rapporto di leva proforma del 15%, evidenziando una struttura finanziaria solida mentre il gruppo continua a investire sia nelle attività tradizionali sia nella transizione energetica.

  • I mercati USA potrebbero arretrare dopo il rally ai massimi storici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati USA potrebbero arretrare dopo il rally ai massimi storici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un’apertura leggermente negativa giovedì, suggerendo che i mercati potrebbero restituire parte dei guadagni dopo il forte rialzo registrato nella sessione precedente.

    Gli investitori potrebbero decidere di prendere profitto dopo il rally di mercoledì, che ha più che compensato le perdite viste all’inizio della settimana.

    Sia il Nasdaq che lo S&P 500 hanno raggiunto nuovi massimi storici di chiusura, nonostante le persistenti incertezze legate al conflitto in Medio Oriente.

    Il calo di IBM pesa sul sentiment

    Il forte ribasso pre-market di IBM Corp. (NYSE:IBM) è destinato a pesare sul sentiment generale, con il titolo in calo del 7,8% prima dell’apertura.

    La flessione arriva nonostante risultati trimestrali superiori alle attese, ma senza un aumento della guidance annuale.

    Anche Honeywell (NASDAQ:HON) potrebbe essere sotto pressione dopo aver superato le stime nel primo trimestre ma aver fornito una guidance più debole per il secondo trimestre.

    Texas Instruments vola grazie a prospettive positive

    Al contrario, Texas Instruments (NASDAQ:TXN) è balzata del 9,6% nel pre-market dopo aver pubblicato risultati superiori alle attese e una guidance positiva.

    Il rally di Wall Street spinge gli indici ai massimi

    Mercoledì i mercati hanno registrato forti rialzi, recuperando completamente le perdite delle due sessioni precedenti e portando Nasdaq e S&P 500 su nuovi record.

    Il Nasdaq è salito di 397,60 punti (+1,6%) a 24.657,57, mentre lo S&P 500 è avanzato di 73,89 punti (+1,1%) a 7.137,90.

    Anche il Dow Jones ha chiuso in positivo, guadagnando 340,65 punti (+0,7%) a 49.490,03.

    L’estensione della tregua sostiene i mercati

    Il rialzo è stato sostenuto dalla notizia che il presidente Donald Trump ha esteso la tregua con l’Iran.

    Definendo il governo iraniano “seriamente frammentato”, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti rinvieranno qualsiasi attacco finché i leader iraniani non “presenteranno una proposta unificata”.

    Ha tuttavia ribadito che il blocco navale statunitense continuerà su tutto il traffico marittimo da e verso i porti iraniani.

    Le tensioni restano elevate

    L’Iran ha respinto l’estensione definendola “priva di significato” e ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché il blocco non sarà revocato.

    Mahdi Mohammadi ha definito la mossa un tentativo “di guadagnare tempo per un attacco a sorpresa”, aggiungendo che la “parte perdente non può dettare condizioni”.

    Poco dopo l’annuncio, la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha dichiarato di aver sequestrato due navi per “violazioni marittime”.

    Gli utili sostengono il mercato

    Gli investitori restano fiduciosi anche grazie alla solidità degli utili aziendali.

    “Gli investitori sembrano concentrarsi più sulla direzione del rischio — se la situazione migliora o peggiora — piuttosto che sul livello assoluto della tensione geopolitica”, ha dichiarato Daniela Hathorn di Capital.com.

    “La stagione degli utili sta rafforzando questa narrativa”, ha aggiunto. “Le aspettative di crescita a doppia cifra restano intatte, sostenendo le valutazioni elevate.”

    Performance settoriale mista

    I titoli dei semiconduttori hanno guidato i rialzi, con l’indice Philadelphia Semiconductor in crescita del 2,7%.

    Anche i software hanno mostrato forza (+2,3%).

    In rialzo anche hardware, oil services e oro, mentre le compagnie aeree hanno registrato cali.

    United Airlines (NASDAQ:UAL) è scesa del 5,6% dopo una guidance deludente.

  • Borse europee contrastate tra risultati societari e tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate tra risultati societari e tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si sono mosse in ordine sparso giovedì, mentre gli investitori analizzavano una raffica di risultati societari e seguivano gli ultimi sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Un alto funzionario del parlamento iraniano ha dichiarato che Teheran ha già versato i primi proventi dei pedaggi dello Stretto di Hormuz nel conto della banca centrale.

    Nel frattempo, secondo indiscrezioni, il Pentagono ha informato il Congresso degli Stati Uniti che la rimozione delle mine navali presumibilmente posizionate dall’Iran potrebbe richiedere fino a sei mesi.

    Dati macroeconomici contrastanti

    Sul fronte economico, un’indagine ha mostrato che l’attività economica nell’Eurozona è entrata inaspettatamente in contrazione ad aprile, penalizzata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dal calo della domanda nei servizi.

    Nel Regno Unito, i conti pubblici hanno mostrato un miglioramento. Il deficit di bilancio si è ridotto a marzo al livello più basso per questo mese dal 2022, secondo l’Office for National Statistics.

    L’indebitamento netto del settore pubblico è diminuito di 1,4 miliardi di sterline a 12,6 miliardi, segnando il valore più basso per marzo degli ultimi tre anni.

    Indici principali in ordine sparso

    Tra i principali indici europei, il CAC 40 francese è salito dello 0,5%, mentre il DAX tedesco è sceso dello 0,2% e il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,6%.

    Titoli sotto osservazione

    Le azioni di WH Smith (LSE:SMWH) sono crollate del 10% dopo un profit warning, con un forte calo dell’utile nel primo semestre e la sospensione del dividendo a causa dell’incertezza legata al Medio Oriente.

    ASOS (LSE:ASC) è salita del 2,3% dopo aver ridotto la perdita semestrale e confermato le previsioni annuali.

    J Sainsbury (LSE:SBRY) ha perso il 5,2% dopo aver avvertito di un possibile calo degli utili quest’anno.

    Le case automobilistiche BMW (TG:BMW), Mercedes-Benz (TG:MBG) e Volkswagen (TG:VOW3) hanno registrato ribassi nonostante la forte crescita delle immatricolazioni in Europa a marzo.

    Renault (EU:RNO) ha guadagnato l’1,5% dopo vendite trimestrali superiori alle attese.

    Safran (EU:SAF) è salita dell’1% grazie a ricavi trimestrali migliori delle previsioni.

    Orange (EU:ORA) è balzata del 4% dopo aver migliorato le stime sugli utili annuali.

    Sanofi (EU:SAN) ha guadagnato il 3,5% dopo risultati trimestrali superiori alle attese.

    Sartorius (EU:DIM) ha perso quasi il 5% dopo un calo dell’utile netto.

    Nestlé (BIT:1NESN) è salita del 7% grazie a una domanda robusta per caffè e prodotti per animali.

    Nokia (NYSE:NOK) è balzata di oltre il 9% dopo un aumento del 54% degli utili trimestrali.

    Heineken (EU:HEIA) ha perso il 2,3% dopo un nuovo calo dei volumi di birra.

    STMicroelectronics (BIT:STMMI) è salita dell’8,5% dopo ricavi trimestrali superiori alle attese.

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    UniCredit aumenta la partecipazione in Commerzbank al 26,7%

    UniCredit (BIT:UCG) ha incrementato la propria quota diretta in Commerzbank (TG:CBK) al 26,77%, secondo quanto emerge da una comunicazione regolamentare pubblicata giovedì.

    In precedenza, la banca italiana deteneva il 26,04% dell’istituto tedesco. L’aggiornamento evidenzia un aumento di 0,73 punti percentuali nella partecipazione di UniCredit.