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  • I futures indicano un’apertura in forte calo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures indicano un’apertura in forte calo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura nettamente negativa venerdì, suggerendo che i mercati azionari potrebbero estendere il ribasso registrato nella sessione precedente.

    I futures hanno ampliato le perdite dopo la pubblicazione di nuovi dati sull’inflazione che hanno mostrato un aumento dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti superiore alle attese degli economisti nel mese di gennaio.

    Secondo il Dipartimento del Lavoro, l’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è aumentato dello 0,5% a gennaio dopo un rialzo dello 0,4% a dicembre, rivisto al ribasso.

    Gli economisti prevedevano un incremento dello 0,3%, rispetto all’aumento dello 0,5% inizialmente riportato per il mese precedente.

    Il rapporto ha inoltre mostrato che il tasso annuo di inflazione dei prezzi alla produzione è sceso leggermente al 2,9% a gennaio dal 3,0% di dicembre, mentre gli economisti si aspettavano un rallentamento al 2,8%.

    Le persistenti preoccupazioni per i licenziamenti e le disruption nel mondo del lavoro legate all’intelligenza artificiale potrebbero inoltre pesare sul sentiment dopo che Block (NYSE:XYZ) ha annunciato l’intenzione di ridurre quasi della metà la propria forza lavoro.

    La CFO di Block, Amrita Ahuja, ha dichiarato che la società vede un “opportunità di muoversi più rapidamente con team più piccoli e altamente qualificati utilizzando l’IA per automatizzare una maggiore quantità di lavoro.”

    Dopo i forti rialzi registrati nelle due sessioni precedenti, giovedì i mercati hanno perso terreno. Il Nasdaq, fortemente orientato alla tecnologia, ha mostrato un calo significativo, mentre il Dow Jones Industrial Average è riuscito a chiudere leggermente in positivo.

    Il Nasdaq ha recuperato parte delle perdite iniziali ma ha comunque chiuso in calo di 273,69 punti, pari all’1,2%, a 22.878,38. L’S&P 500 ha perso 37,27 punti, ovvero lo 0,5%, scendendo a 6.908,86, mentre il più ristretto Dow è salito di 17,05 punti — meno dello 0,1% — a 49.499,20.

    Il ribasso di Wall Street è stato in parte determinato dalla reazione negativa ai risultati di Nvidia (NASDAQ:NVDA), con il produttore di chip per l’intelligenza artificiale in calo del 5,5%.

    Le azioni Nvidia hanno ritracciato dai massimi di chiusura degli ultimi tre mesi nonostante risultati del quarto trimestre fiscale superiori alle attese e una guidance positiva.

    “Dice molto il fatto che un titolo simbolo del mercato azionario, capace di superare le previsioni sui ricavi di miliardi di dollari, non riesca più a generare una reazione positiva del prezzo delle azioni”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell. “La musica di sottofondo sta cambiando per Nvidia e questo rappresenta un cambiamento significativo nel sentiment degli investitori.”

    Ha aggiunto: “L’attenzione si è ora spostata sulla crescente concorrenza, sulle preoccupazioni riguardo a livelli eccessivi di investimenti nel settore dell’IA che potrebbero essere insostenibili o inutili, e sulla possibilità che la festa possa finire male.”

    Il calo di Nvidia ha contribuito a trascinare al ribasso l’intero comparto dei semiconduttori, come dimostra il crollo del 3,2% dell’indice Philadelphia Semiconductor Index, che nella sessione precedente aveva chiuso su livelli record.

    Anche i titoli del settore networking hanno registrato un netto ribasso, contribuendo ulteriormente alla debolezza del Nasdaq.

    Al di fuori del comparto tecnologico, i titoli auriferi hanno registrato forti rialzi nonostante il calo del prezzo del metallo prezioso, spingendo il NYSE Arca Gold Bugs Index in aumento del 2,9% fino a un massimo storico di chiusura.

    Anche i titoli delle compagnie aeree hanno mostrato una performance positiva, con il NYSE Arca Airline Index in rialzo del 2,3%.

    Il lieve progresso del Dow è stato in parte sostenuto dal forte rialzo di Salesforce (NYSE:CRM), le cui azioni sono salite del 4,0% dopo risultati trimestrali superiori alle attese.

    Sul fronte macroeconomico statunitense, un ulteriore rapporto del Dipartimento del Lavoro ha evidenziato un moderato aumento delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 21 febbraio.

    Le richieste iniziali di disoccupazione sono salite a 212.000 unità, con un incremento di 4.000 rispetto al livello rivisto della settimana precedente pari a 208.000.

    Gli economisti si aspettavano un aumento a 215.000 richieste rispetto alle 206.000 inizialmente riportate per la settimana precedente.

  • Borse europee contrastate mentre persistono i timori per le disruption legate all’IA: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre persistono i timori per le disruption legate all’IA: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento contrastato venerdì, con gli investitori che restano cauti a causa delle continue preoccupazioni per i licenziamenti e i cambiamenti nel mondo del lavoro legati alla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale.

    Block (NYSE:XYZ), la società di pagamenti guidata dal cofondatore di Twitter e CEO Jack Dorsey, ha recentemente annunciato l’intenzione di ridurre circa il 40% della propria forza lavoro mentre l’automazione basata sull’intelligenza artificiale trasforma le operazioni aziendali.

    Sul fronte macroeconomico, la fiducia dei consumatori nel Regno Unito è inaspettatamente peggiorata a febbraio, raggiungendo il livello più basso degli ultimi tre mesi invece di registrare il lieve miglioramento previsto dagli economisti.

    L’indice di fiducia dei consumatori britannici è sceso a -19 da -16 di gennaio, secondo il Consumer Confidence Barometer elaborato da GfK e dal Nuremberg Institute for Market Decisions (NIM). Gli economisti prevedevano un aumento a -15, rendendo l’ultima rilevazione la più debole da novembre.

    La sterlina è scesa ai minimi da oltre due mesi contro l’euro in un contesto di incertezza politica dopo la vittoria del Partito Verde in un’elezione suppletiva in Inghilterra.

    L’euro si è mosso in un intervallo ristretto contro il dollaro statunitense dopo notizie secondo cui la Banca Centrale Europea avrebbe ridotto l’esposizione agli asset denominati in dollari all’inizio del 2025.

    Tra i principali indici, il FTSE 100 di Londra è salito dello 0,3%, mentre il DAX tedesco ha perso lo 0,2% e il CAC 40 francese è sceso dello 0,6%.

    A livello di singoli titoli, il produttore francese di tubi in acciaio Vallourec (EU:VK) è salito dopo aver riportato ricavi del quarto trimestre superiori alle attese.

    Anche il riassicuratore svizzero Swiss Re (TG:SR9) ha registrato forti guadagni dopo aver annunciato un aumento del 47% dell’utile netto nel 2025.

    Al contrario, la società di recruiting londinese Hays (LSE:HAS) è crollata dopo aver comunicato un forte calo degli utili del primo semestre.

    Melrose (LSE:MRO), proprietaria di GKN Aerospace, è scesa anch’essa dopo aver previsto ricavi per il 2026 inferiori alle aspettative del mercato.

    Il gruppo telecom belga Proximus (EU:PROX) ha registrato un forte ribasso dopo aver annunciato tagli occupazionali e una riduzione del dividendo a seguito di un calo dei ricavi del 6,6% su base annua nel quarto trimestre.

    Anche la società tedesca di consegna di cibo online Delivery Hero (TG:DHER) è scesa dopo aver riportato un valore lordo delle merci (GMV) annuale leggermente inferiore alle aspettative degli analisti.

  • A2A conferma colloqui preliminari su possibili opzioni strategiche

    A2A conferma colloqui preliminari su possibili opzioni strategiche

    La utility italiana A2A (BIT:A2A) ha confermato venerdì di stare valutando possibili alternative strategiche, precisando tuttavia che non è stata presa alcuna decisione, in risposta alle indiscrezioni di stampa su una possibile acquisizione e fusione con il gruppo delle rinnovabili Erg (BIT:ERG).

    La società ha dichiarato di analizzare regolarmente opportunità coerenti con il proprio piano industriale e di mantenere dialoghi con diversi potenziali partner nell’ambito del normale processo di valutazione strategica.

    A2A ha aggiunto che diverse opzioni sono attualmente oggetto di discussioni preliminari ed esplorative e ha affermato che informerà il mercato qualora emergessero sviluppi rilevanti.

  • Piazza Affari leggermente in rialzo, MPS e Mediobanca in calo dopo un avvio volatile

    Piazza Affari leggermente in rialzo, MPS e Mediobanca in calo dopo un avvio volatile

    La Borsa di Milano ha aperto l’ultima seduta di una settimana movimentata per i mercati globali con un tono prudente, mentre gli investitori continuavano a monitorare gli sviluppi geopolitici e a rivalutare le valutazioni dei settori legati all’intelligenza artificiale.

    Nonostante l’incertezza, il mercato azionario ha mantenuto un’impostazione complessivamente positiva, con il FTSE Mib avviato a chiudere la settimana con un rialzo di circa il 2%.

    Intorno alle 9:45, l’indice FTSE MIB segnava un progresso dello 0,17%.

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) è stata al centro dell’attenzione dopo la presentazione del nuovo piano industriale, che include la proposta di fusione con Mediobanca (BIT:MB). Dopo un avvio leggermente positivo, entrambi i titoli hanno invertito la rotta, scivolando in fondo al listino principale con un calo di circa il 3%. Gli investitori stanno valutando gli obiettivi finanziari annunciati dall’istituto senese, in attesa di ulteriori chiarimenti attesi durante la conference call con gli analisti. Non sono emerse novità riguardo al concambio legato alla fusione, che dovrebbe essere definito al termine del processo di analisi previsto per il 10 marzo.

    Nel resto del mercato, Prysmian (BIT:PRY) si è distinta tra i migliori titoli, guidando il principale indice di Piazza Affari con un rialzo del 3,7%.

    Acquisti anche sul comparto energetico, con titoli petroliferi e utility in progresso.

    Fincantieri (BIT:FCT) ha invece mostrato debolezza, cedendo lo 0,8% dopo che Deutsche Bank ha ridotto il target price sul titolo a 18,5 euro dai precedenti 23 euro.

    Infine, Dovalues (BIT:DOV) è balzata del 7,6% dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre in linea o superiori alle attese degli analisti.

  • I prezzi del petrolio scendono mentre USA e Iran proseguono i colloqui; i mercati osservano l’aumento dell’offerta venezuelana

    I prezzi del petrolio scendono mentre USA e Iran proseguono i colloqui; i mercati osservano l’aumento dell’offerta venezuelana

    I prezzi del petrolio sono scesi durante le contrattazioni asiatiche di venerdì dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato di continuare i negoziati sul programma nucleare di Teheran, mentre gli operatori valutavano anche il possibile impatto dell’aumento delle esportazioni di greggio venezuelano sugli equilibri dell’offerta globale.

    I futures sul Brent con consegna ad aprile sono scesi dello 0,4% a 70,48 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso lo 0,5% a 64,92 dollari al barile alle 20:15 ET (01:15 GMT).

    Entrambi i benchmark risultavano leggermente in calo su base mensile a febbraio, poiché i rischi per l’offerta legati alle tensioni geopolitiche sono stati compensati dalle aspettative di un aumento della produzione globale e dai timori di un indebolimento della domanda.

    Negoziati USA-Iran senza accordo, colloqui tecnici in arrivo

    I colloqui tra Washington e Teheran sulle ambizioni nucleari iraniane si sono conclusi giovedì senza il raggiungimento di un accordo formale.

    Tuttavia, entrambe le parti hanno indicato l’intenzione di proseguire le discussioni, con il mediatore Oman che ha confermato l’avvio di negoziati tecnici la prossima settimana a Vienna.

    Gli sviluppi legati all’Iran hanno rappresentato uno dei principali fattori che hanno influenzato il mercato petrolifero a febbraio, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare in Medio Oriente e minacciato possibili azioni in caso di fallimento della diplomazia.

    “La fornitura di petrolio potrebbe essere compresa tra 10 milioni di barili al giorno in meno o 1 milione di barili al giorno in più rispetto ai livelli attuali, a seconda dell’esito degli attuali colloqui di pace”, hanno affermato gli analisti di ANZ in una nota.

    “Tuttavia, l’attenzione è rivolta allo Stretto di Hormuz. Qualsiasi situazione che non comporti un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio in quel passaggio probabilmente provocherebbe solo rialzi temporanei dei prezzi del petrolio”, hanno aggiunto gli analisti di ANZ, sottolineando che l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio potrebbe aumentare la produzione per compensare eventuali interruzioni dell’offerta.

    Lo Stretto di Hormuz resta una delle rotte marittime petrolifere più importanti al mondo, con l’Iran che controlla parte della costa settentrionale del passaggio. Qualsiasi escalation con il Paese potrebbe interrompere il traffico petrolifero attraverso questo corridoio strategico, attraverso cui transita una quota significativa del greggio globale.

    Le esportazioni venezuelane destinate ad aumentare grazie all’accordo con gli USA

    Le spedizioni di petrolio nell’ambito di un recente accordo di fornitura tra Stati Uniti e Venezuela dovrebbero raggiungere circa 2 miliardi di dollari entro la fine di febbraio, secondo funzionari statunitensi.

    L’intesa segue la presa di controllo da parte di Washington delle operazioni di esportazione petrolifera venezuelana all’inizio dell’anno, dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi, aprendo la strada a un aumento della produzione e delle esportazioni.

    Da allora, il Venezuela ha incrementato la produzione interna, mentre grandi società di trading come Vitol e Trafigura hanno assunto un ruolo centrale nella commercializzazione del greggio del Paese. Diversi acquirenti in Asia e in Europa — tra cui il grande consumatore India — dovrebbero ricevere carichi di petrolio venezuelano nelle prossime settimane.

    Il ritorno del petrolio venezuelano sui mercati internazionali rappresenta un aumento significativo dell’offerta globale, fattore che potrebbe esercitare pressioni sui prezzi del greggio nei prossimi mesi. I timori di un eccesso di offerta nel 2026 hanno già pesato sui prezzi del petrolio negli ultimi mesi.

  • L’oro resta vicino a 5.200 $/oz mentre la domanda di beni rifugio sostiene un forte andamento a febbraio

    L’oro resta vicino a 5.200 $/oz mentre la domanda di beni rifugio sostiene un forte andamento a febbraio

    I prezzi dell’oro sono rimasti sostanzialmente invariati durante le contrattazioni asiatiche di venerdì e si avviano verso solidi guadagni mensili, sostenuti dalla persistente domanda di beni rifugio in un contesto di crescenti rischi geopolitici e continua incertezza economica.

    Le preoccupazioni legate ai cambiamenti nella politica commerciale degli Stati Uniti, insieme ai timori di un rallentamento della crescita nelle principali economie globali, hanno spinto gli investitori a privilegiare asset difensivi, consentendo al metallo prezioso di recuperare gran parte delle perdite registrate a fine gennaio.

    Anche nuove tensioni geopolitiche hanno sostenuto la domanda dopo lo scoppio di un conflitto tra Pakistan e Afghanistan, sebbene gli scontri siano finora rimasti limitati all’area regionale.

    Oro verso solidi guadagni a febbraio, recupera il calo di gennaio

    L’oro spot è rimasto stabile a 5.187,18 dollari l’oncia alle 00:12 ET (05:12 GMT), mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile sono saliti dello 0,2% a 5.203,61 dollari l’oncia.

    Il metallo registra un rialzo di circa il 6,7% nel mese di febbraio, recuperando in modo significativo dai minimi di inizio mese dopo che un rally speculativo si era rapidamente esaurito.

    I prezzi spot erano scesi fino a circa 4.600 dollari l’oncia all’inizio di febbraio prima di avviare una fase di recupero.

    L’aumento delle tensioni legate all’Iran è stato uno dei principali fattori alla base del rimbalzo dell’oro, dopo che gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare in Medio Oriente e minacciato possibili azioni nel caso in cui Teheran avesse respinto un accordo nucleare.

    I negoziati tra Washington e Teheran si sono conclusi questa settimana senza un accordo, ma entrambe le parti hanno accettato di proseguire i colloqui, alimentando la speranza di un’intesa futura.

    L’incertezza sulle prospettive economiche statunitensi ha inoltre sostenuto i prezzi dell’oro, soprattutto dopo che una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato gran parte dei dazi commerciali del presidente Donald Trump.

    Trump ha successivamente annunciato l’introduzione di nuovi dazi attraverso un diverso quadro legale e ha minacciato ulteriori misure tariffarie, mantenendo i mercati in tensione per possibili perturbazioni economiche.

    Anche altri metalli preziosi sono saliti venerdì e si avviano verso una forte performance mensile. L’argento spot è aumentato dell’1,7% a 89,7785 dollari l’oncia ed è in rialzo del 6% nel mese, mentre il platino spot è balzato del 3% a 2.351,63 dollari l’oncia, registrando un guadagno dell’8,4% a febbraio.

    Il rame registra guadagni moderati a febbraio mentre l’attenzione resta sulla domanda cinese

    Tra i metalli industriali, i prezzi del rame sono saliti leggermente venerdì e si avviano verso guadagni mensili moderati, mentre gli operatori attendono segnali più chiari dalla Cina, il maggiore importatore mondiale.

    I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,2% a 13.333,0 dollari per tonnellata e risultano in rialzo di circa l’1,2% nel mese.

    I futures sul rame COMEX sono aumentati dello 0,4% a 6,0480 dollari per libbra, portando i guadagni mensili a circa l’1,1%.

    La performance relativamente contenuta del rame a febbraio è stata attribuita principalmente alla riduzione dell’attività di mercato durante il Capodanno Lunare cinese, periodo in cui i mercati della Cina continentale sono rimasti chiusi per oltre una settimana.

    Gli analisti di ANZ hanno osservato che le scorte di rame in Cina sono aumentate più del previsto durante la pausa festiva, mentre anche le scorte globali sono cresciute a causa di interruzioni nelle attività minerarie e nel commercio.

    Con la riapertura dei mercati cinesi questa settimana, l’attenzione si è spostata su una possibile ripresa degli acquisti. Si prevede che la domanda di rame aumenterà rapidamente nei prossimi trimestri con l’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

  • Bitcoin scende sotto i 68.000 dollari mentre il rimbalzo perde slancio, verso il quinto mese consecutivo di ribassi

    Bitcoin scende sotto i 68.000 dollari mentre il rimbalzo perde slancio, verso il quinto mese consecutivo di ribassi

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) è sceso venerdì, interrompendo il recente rimbalzo dai minimi settimanali mentre la propensione al rischio degli investitori è rimasta debole. La principale criptovaluta mondiale si avvia così verso il quinto mese consecutivo di forti perdite.

    L’intero mercato delle criptovalute ha in gran parte seguito l’andamento di Bitcoin, con gli asset digitali anch’essi destinati a registrare significativi cali a febbraio, mentre investitori retail e istituzionali continuano a mantenere un atteggiamento prudente verso il settore.

    Bitcoin è sceso di quasi l’1% a 67.788,0 dollari alle 00:48 ET.

    Bitcoin verso il quinto mese consecutivo di perdite

    La criptovaluta risultava in calo di circa il 14% nel mese di febbraio, riflettendo un persistente clima “risk-off” nei mercati crypto che non ha mostrato segnali di attenuazione durante il mese.

    L’aumento delle tensioni geopolitiche globali, l’incertezza sulle principali economie mondiali e i timori di nuove perturbazioni legate ai dazi commerciali statunitensi hanno mantenuto gli investitori lontani dagli asset più speculativi come le criptovalute.

    Nel corso del mese Bitcoin era arrivato a perdere fino al 50% rispetto al massimo storico registrato a ottobre, anche se successivamente ha recuperato leggermente dai minimi.

    Nonostante questo recupero, la criptovaluta rimane inserita in una tendenza ribassista persistente da ottobre, con gli acquisti effettuati dal grande investitore corporate Strategy che non sono riusciti a sostenere significativamente i prezzi.

    Strategy ha inoltre rallentato il ritmo degli acquisti di Bitcoin negli ultimi mesi, tra crescenti timori che un ulteriore calo dei prezzi possa costringere la società a vendere parte delle proprie riserve per far fronte agli obblighi di debito.

    MARA Holdings balza grazie all’accordo sull’AI che oscura risultati deboli

    Le azioni di MARA Holdings, precedentemente Marathon Digital (NASDAQ:MARA), sono salite bruscamente giovedì sera dopo che il miner di Bitcoin ha annunciato un accordo con Starwood Capital per convertire parte dei propri siti di mining in data center per l’intelligenza artificiale.

    Il titolo MARA è salito fino al 17% nelle contrattazioni after-hours.

    L’accordo sull’intelligenza artificiale ha ampiamente oscurato la perdita di 1,7 miliardi di dollari registrata nel quarto trimestre, legata al prolungato calo dei prezzi del Bitcoin che ha reso le operazioni di mining fortemente non redditizie.

    Anche i ricavi sono risultati inferiori alle attese. La debolezza del Bitcoin, unita al crescente entusiasmo per l’intelligenza artificiale, ha spinto MARA negli ultimi mesi a orientarsi verso l’utilizzo delle proprie risorse computazionali per data center AI invece che per il mining di criptovalute.

    Prezzi crypto oggi: il rimbalzo delle altcoin perde forza, perdite di febbraio in aumento

    Il mercato crypto nel suo complesso è tornato a scendere venerdì dopo un rimbalzo di breve durata all’inizio della settimana, lasciando molti token avviati verso pesanti perdite mensili.

    Ether, la seconda criptovaluta al mondo, è scesa dell’1,2% a 2.038,21 dollari ed è destinata a perdere quasi il 17% nel mese. Il token è stato ulteriormente penalizzato dopo che il fondatore Vitalik Buterin ha venduto una parte aggiuntiva delle proprie partecipazioni, rafforzando il sentiment prudente del mercato.

    XRP è sceso del 2,3% ed è diretto verso una perdita mensile di circa il 15%, mentre BNB è rimasto sostanzialmente stabile venerdì ma registra comunque un calo vicino al 20% a febbraio.

    Solana ha perso circa il 17% nel mese, mentre Cardano è rimasta pressoché invariata. Tra le meme coin, Dogecoin e $TRUMP hanno registrato cali rispettivamente del 5,4% e del 20% nel corso di febbraio.

  • Paramount pronta a vincere la sfida per Warner mentre Block vola — i principali movimenti dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Paramount pronta a vincere la sfida per Warner mentre Block vola — i principali movimenti dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi hanno registrato lievi ribassi venerdì, mentre gli investitori valutavano i nuovi risultati delle grandi società tecnologiche e riconsideravano il sentiment legato al tema dell’intelligenza artificiale. Paramount Skydance (NASDAQ:PSKY) sembra destinata a prevalere nella battaglia per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery (NASDAQ:WBD) dopo il ritiro dell’offerta di Netflix (NASDAQ:NFLX), mentre la società di AI Anthropic è entrata in conflitto con il Pentagono. Nel frattempo, Block (NYSE:XYZ), guidata da Jack Dorsey, è balzata dopo aver annunciato importanti tagli al personale e i prezzi del petrolio sono saliti leggermente.

    Futures in calo

    I futures azionari statunitensi indicavano una possibile chiusura debole della settimana, mentre i mercati assimilavano una serie di risultati rilevanti del settore tecnologico.

    Alle 02:59 ET, i futures sul Dow erano in calo di 205 punti, pari allo 0,4%, quelli sull’S&P 500 scendevano di 13 punti, o dello 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq 100 risultavano sostanzialmente invariati.

    Wall Street ha chiuso contrastata giovedì, con l’attenzione concentrata sui risultati del protagonista dell’intelligenza artificiale Nvidia (NASDAQ:NVDA) e del gruppo software cloud Salesforce (NYSE:CRM).

    Sebbene Nvidia abbia pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese, gli investitori restano cauti per via della concorrenza crescente, dei dubbi sulla sostenibilità della forte domanda e dell’incertezza sui tempi dei ritorni per gli azionisti. Le azioni Nvidia — componente rilevante degli indici — sono scese di oltre il 5%.

    Le azioni Salesforce, invece, sono salite nonostante una previsione annuale sui ricavi inferiore alle aspettative. Gli analisti di Vital Knowledge hanno definito i risultati “non peggiori del previsto”.

    La seduta ha inoltre evidenziato una “violenta rotazione” all’interno del comparto tecnologico, con gli investitori che hanno spostato capitali dai titoli “fisici”, come semiconduttori e infrastrutture per data center, verso società più orientate a software e dati.

    Secondo gli analisti, i “piccoli segnali di allarme” provenienti da Nvidia, insieme al sollievo per i risultati di Salesforce e della concorrente Workday — oltre ai commenti della startup di AI Anthropic che ha dichiarato di voler “complementare e potenziare, non eliminare” le software house — hanno contribuito a guidare questa rotazione.

    Paramount in vantaggio nella gara per Warner

    Paramount Skydance è emersa come probabile vincitrice della lunga battaglia per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery dopo la decisione sorprendente di Netflix di ritirarsi dalle trattative.

    I dirigenti di Netflix — le cui azioni sono salite nelle contrattazioni after-hours — hanno dichiarato che l’operazione era “sempre stata un ‘nice to have’ al giusto prezzo”, ma “non un ‘must have’ a qualsiasi prezzo”. Pur disponendo delle risorse finanziarie necessarie, Netflix aveva incontrato dubbi da parte degli azionisti sull’opportunità strategica di acquisire un gruppo media tradizionale.

    Il consiglio di amministrazione di Warner Bros. ha stabilito che l’offerta da 31 dollari per azione presentata da Paramount rappresentava una proposta superiore. Netflix ha avuto quattro giorni per rispondere, ma ha scelto di non eguagliare l’offerta e di ritirare la propria proposta da 27,75 dollari per azione relativa agli studi Warner Bros. e a HBO Max.

    Questo sviluppo mette Paramount — controllata da David Ellison, figlio del magnate tecnologico Larry Ellison — nella posizione di creare un grande gruppo media includendo franchise popolari come “Harry Potter” e “Game of Thrones”. Se approvata dalle autorità regolatorie, l’operazione includerebbe anche reti via cavo come CNN e TBS.

    L’amministratore delegato di Warner Bros., David Zaslav, ha affermato che un accordo con Paramount “creerebbe un enorme valore per i nostri azionisti”. Le azioni Paramount sono salite nelle contrattazioni estese, mentre quelle Warner Bros. sono scese.

    Anthropic in contrasto con il Pentagono

    La società di intelligenza artificiale Anthropic ha dichiarato che non accetterà le richieste del Pentagono di rimuovere le protezioni integrate nei suoi sistemi AI, creando tensioni tra una delle startup più importanti del settore e il governo statunitense.

    La controversia riguarda la richiesta del Pentagono di eliminare le funzionalità che impediscono l’uso della tecnologia per la sorveglianza dei cittadini americani o per sistemi d’arma autonomi.

    Il Dipartimento della Difesa ha minacciato di interrompere la partnership con Anthropic e di classificare l’azienda come “rischio per la catena di approvvigionamento” se non dovesse conformarsi. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe fissato una scadenza per venerdì affinché l’azienda autorizzi l’utilizzo della tecnologia in tutti i casi legali.

    Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha dichiarato di non poter accettare “in buona coscienza”, sostenendo che la richiesta militare eliminerebbe di fatto le barriere di sicurezza del sistema.

    Le azioni Block balzano

    Le azioni di Block sono salite di oltre il 23% nelle contrattazioni after-hours dopo che la società di pagamenti ha annunciato l’intenzione di ridurre quasi la metà della propria forza lavoro per integrare maggiormente l’intelligenza artificiale nelle operazioni.

    I tagli — che dovrebbero eliminare oltre 4.000 posti di lavoro — arrivano mentre sempre più aziende riorganizzano la struttura occupazionale attorno all’adozione dell’AI, alimentando timori sull’impatto occupazionale nonostante i guadagni di produttività.

    Il CEO Jack Dorsey ha dichiarato che “[g]li strumenti di intelligenza hanno cambiato cosa significa costruire e gestire un’azienda”, aggiungendo “[l]o stiamo già vedendo internamente” e “[u]n team significativamente più piccolo che utilizza questi strumenti può fare di più e farlo meglio”.

    Sebbene Block preveda fino a 500 milioni di dollari di costi di ristrutturazione, gli analisti citati da Reuters ritengono che il rialzo del titolo rifletta aspettative di miglioramento dei margini grazie alla riduzione del personale.

    Petrolio in lieve rialzo dopo i colloqui USA-Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti leggermente ma restano orientati verso una perdita settimanale dopo che Stati Uniti e Iran hanno deciso di proseguire i colloqui sul programma nucleare di Teheran, attenuando i timori di interruzioni dell’offerta.

    I futures sul Brent sono saliti dello 0,7% a 71,29 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è aumentato dello 0,8% a 65,74 dollari.

    Su base settimanale, il Brent è rimasto sostanzialmente invariato, mentre il WTI è destinato a perdere circa l’1%.

    I colloqui si sono conclusi giovedì senza un accordo definitivo, ma le discussioni tecniche riprenderanno la prossima settimana a Vienna, ha dichiarato il ministro degli Esteri omanita Sayyid Badr Albusaidi in un messaggio su X dopo gli incontri di Ginevra.

    Le tensioni legate all’Iran sono state uno dei principali fattori che hanno influenzato i prezzi del petrolio a febbraio, con gli Stati Uniti che hanno rafforzato la presenza militare in Medio Oriente e minacciato azioni in caso di mancato accordo.

  • Borse europee poco mosse mentre prosegue la stagione degli utili; attenzione ai dati sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee poco mosse mentre prosegue la stagione degli utili; attenzione ai dati sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno mostrato movimenti contenuti venerdì, con gli investitori impegnati ad analizzare nuove trimestrali societarie e a monitorare importanti dati sull’inflazione al termine di una settimana intensa per i mercati.

    Alle 08:10 GMT, il DAX tedesco risultava sostanzialmente invariato, il CAC 40 francese cedeva lo 0,1% e il FTSE 100 britannico avanzava dello 0,2%.

    La stagione delle trimestrali resta al centro dell’attenzione

    Gli investitori hanno continuato a valutare i risultati aziendali mentre la stagione delle pubblicazioni in Europa si avvia alla conclusione. Oltre la metà delle società dello STOXX 600 ha ormai diffuso i risultati del quarto trimestre, con utili complessivamente leggermente superiori alle attese, contribuendo a spingere l’indice ai massimi storici nella seduta di giovedì.

    Swiss Re (TG:SR9) ha registrato un utile netto annuale record di 4,76 miliardi di dollari, in crescita del 47% su base annua. Tuttavia, la divisione riassicurazione vita e salute non ha raggiunto gli obiettivi dopo aver contabilizzato un onere di 650 milioni di dollari legato all’aggiornamento delle ipotesi su portafogli sottoperformanti in Australia, Israele e Corea del Sud.

    BASF (TG:BAS) ha riportato un calo del 9,5% degli utili annuali, con il business chimico principale vicino al pareggio nel quarto trimestre. Il gruppo tedesco ha fatto ampio affidamento su tagli agli investimenti per sostenere il flusso di cassa libero.

    Holcim (TG:HLBN) ha raggiunto un margine EBIT ricorrente record del 18,3% nel 2025, in aumento di 80 punti base, dopo lo spin-off delle attività nordamericane e la firma di accordi per acquisire il produttore europeo di sistemi murari Xella e una partecipazione di maggioranza nella peruviana Cementos Pacasmayo.

    Melrose Industries (LSE:MRO) ha registrato un aumento del 23% dell’utile operativo rettificato nel 2025 ed è tornata a generare flusso di cassa libero positivo per la prima volta in due anni. Il debito netto è però aumentato dopo la distribuzione di 255 milioni di sterline agli azionisti tramite dividendi e riacquisti di azioni.

    Netflix si ritira dalla corsa per Warner Bros

    Negli Stati Uniti, Netflix (NASDAQ:NFLX) ha annunciato giovedì che non aumenterà la propria offerta per Warner Bros Discovery (NASDAQ:WBD) dopo che Warner Bros ha stabilito che la proposta aggiornata di Paramount Skydance (NASDAQ:PSKY) costituisce un’offerta superiore secondo i termini dell’accordo di fusione esistente.

    “Siamo sempre stati disciplinati e, al prezzo necessario per eguagliare l’ultima offerta di Paramount Skydance, l’operazione non è più finanziariamente interessante; pertanto, non intendiamo pareggiare l’offerta di Paramount Skydance”, hanno dichiarato in una nota i co-CEO di Netflix Ted Sarandos e Greg Peters.

    Attesa per i dati sull’inflazione

    Sul fronte macroeconomico, il PIL francese del quarto trimestre è cresciuto dello 0,2%, in linea con le previsioni. L’inflazione dei prezzi al consumo in Francia è aumentata dello 0,7% a febbraio dopo un calo dello 0,3% nel mese precedente.

    I dati sull’inflazione tedesca sono attesi più tardi nella sessione e saranno attentamente osservati dai responsabili della politica monetaria della Banca Centrale Europea in vista della prossima riunione prevista a metà del mese prossimo.

    Petrolio verso una perdita settimanale

    I prezzi del petrolio sono saliti leggermente venerdì ma restano orientati verso una perdita settimanale dopo che Stati Uniti e Iran hanno deciso di proseguire i colloqui sul programma nucleare di Teheran, riducendo i timori di possibili interruzioni dell’offerta.

    I futures sul Brent sono saliti dello 0,7% a 71,29 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è avanzato dello 0,8% a 65,74 dollari.

    Su base settimanale, il Brent è rimasto sostanzialmente invariato, mentre il WTI è destinato a perdere circa l’1%, invertendo parte dei guadagni della settimana precedente.

    I colloqui tra Washington e Teheran si sono conclusi giovedì senza un accordo definitivo, ma le parti riprenderanno le discussioni tecniche la prossima settimana a Vienna, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri omanita Sayyid Badr Albusaidi in un messaggio pubblicato su X dopo gli incontri di Ginevra.

    Le tensioni legate all’Iran hanno rappresentato uno dei principali fattori di movimento dei prezzi del petrolio a febbraio, con gli Stati Uniti che hanno rafforzato la propria presenza militare in Medio Oriente e minacciato possibili azioni in assenza di un accordo.

  • MPS punta a un utile di 3,7 miliardi di euro entro il 2030 nel piano strategico legato alla fusione con Mediobanca

    MPS punta a un utile di 3,7 miliardi di euro entro il 2030 nel piano strategico legato alla fusione con Mediobanca

    MPS (BIT:BMPS) ha presentato il proprio piano strategico al 2030, che include la prevista fusione con Mediobanca (BIT:MB), di cui la banca detiene attualmente l’86,3% del capitale. Secondo le nuove previsioni, l’utile netto rettificato dovrebbe crescere da 2,4 miliardi di euro nel 2025 a 3,7 miliardi entro il 2030.

    Secondo quanto dichiarato dall’istituto in una nota, il piano “segna un cambiamento decisivo nel posizionamento strategico e nella struttura del Gruppo, valorizzando il processo di trasformazione realizzato con successo negli ultimi anni e l’integrazione con Mediobanca, con l’obiettivo di creare un gruppo bancario leader, diversificato e competitivo, caratterizzato da una solida redditività, una robusta struttura patrimoniale e una maggiore remunerazione per gli azionisti”.

    Il management ha inoltre sottolineato che la strategia “esprime pienamente il potenziale di creazione di valore del gruppo attraverso la combinazione di BMPS e Mediobanca, generando benefici sostenibili per tutti gli stakeholder e valorizzando i punti di forza distintivi del gruppo”.

    A Piazza Affari, il titolo MPS ha inizialmente aperto in rialzo per poi invertire rapidamente la rotta, scendendo di oltre il 3% fino a 8,55 euro nelle prime fasi di contrattazione.

    Tra i principali pilastri del piano, MPS ha evidenziato la forza dei due marchi coinvolti, definiti “iconici”, ampiamente riconosciuti e sinonimo di affidabilità. La futura struttura del gruppo si baserà su un modello di business diversificato e resiliente, con ruoli chiaramente definiti per ciascuna area operativa al fine di creare valore e rafforzare le capacità di servizio alla clientela.

    La banca ha inoltre sottolineato la forte complementarità tra le attività, con asset gathering e wealth management, corporate & investment banking e private banking destinati a contribuire complessivamente a circa il 44% dei ricavi totali. MPS ha anche evidenziato la solidità della propria rete commerciale, ritenuta in grado di sostenere una crescita profittevole e duratura, supportata da oltre 1 miliardo di euro di investimenti IT previsti nel periodo di piano per lo sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale e potenziata dall’intelligenza artificiale.

    Il gruppo ritiene che la maggiore scala operativa e la solida posizione patrimoniale consentiranno di cogliere opportunità ad alto valore aggiunto, anche in nuovi mercati.

    Tra gli obiettivi finanziari indicati, il margine di intermediazione è atteso raggiungere 9,5 miliardi di euro entro il 2030, con un tasso annuo composto di crescita del 4,6%, sostenuto da una struttura dei ricavi più diversificata e da un crescente contributo delle commissioni, previste in aumento con un CAGR del 5,6% tra il 2025 e il 2030. Il cost/income ratio è stimato in miglioramento dal 46% del 2025 al 38% nel 2030, mentre l’utile netto rettificato dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2030, con 3,3 miliardi attesi già nel 2028.

    Il ROTE rettificato è previsto al 18% entro il 2030, mentre il rapporto netto di esposizioni deteriorate (NPE) dovrebbe scendere all’1%. La banca prevede di mantenere un CET1 ratio intorno al 16% lungo tutto l’orizzonte del piano, accompagnato da un buffer di capitale stimato in circa 3 miliardi di euro, destinato a garantire ampia flessibilità strategica sia per la crescita sia per la remunerazione degli azionisti.

    MPS ha inoltre delineato una politica di remunerazione particolarmente generosa, con un payout del 100% che potrebbe tradursi in circa 16 miliardi di euro distribuiti agli azionisti nel periodo di piano. Una volta completata l’integrazione con Mediobanca, il gruppo prevede sinergie per circa 700 milioni di euro.

    Tra gli ulteriori obiettivi figura la crescita degli asset under management nei Private Markets da circa 2,5 miliardi di euro nel 2025 a circa 5 miliardi nel 2030. Per la divisione Corporate & Investment Banking, il piano prevede ricavi da interessi e altre attività bancarie pari a circa 1,3 miliardi di euro e un utile ante imposte di circa 0,8 miliardi entro il 2030, sostenuti da una crescita dei prestiti da circa 22 miliardi a 27 miliardi di euro.

    Il consiglio di amministrazione di MPS ha inoltre confermato che sono in corso le attività istruttorie e le analisi finalizzate alla definizione del progetto di fusione con Mediobanca. Il Consiglio e il Comitato Parti Correlate continueranno le rispettive valutazioni, la cui conclusione è prevista entro il 10 marzo 2026, nel rispetto delle tutele normative previste per le operazioni con parti correlate. Entro tale data dovrebbero essere definiti anche i termini del concambio azionario che porterebbe al delisting di Mediobanca.

    “Stiamo costruendo un gruppo bancario solido, diversificato e redditizio, capace di generare crescita sostenibile e rendimenti altamente attrattivi per tutti i nostri azionisti”, ha dichiarato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, aggiungendo che “il nuovo piano industriale rappresenta la naturale evoluzione del processo di trasformazione realizzato con successo negli ultimi anni. Abbiamo progettato una struttura di gruppo chiara ed efficace, capace di valorizzare pienamente le piattaforme di MPS e Mediobanca per migliorare l’esperienza del cliente su tutti i canali.”