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  • Futures USA in rialzo mentre il petrolio arretra in attesa della decisione della Federal Reserve: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in rialzo mentre il petrolio arretra in attesa della decisione della Federal Reserve: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicavano un’apertura positiva mercoledì, mentre i prezzi del petrolio greggio scendevano e gli investitori attendevano la decisione sui tassi di interesse della Federal Reserve, prevista nel corso della giornata.

    Il possibile recupero seguiva due sedute consecutive di ribassi che avevano portato l’S&P 500 al livello di chiusura più basso da oltre un mese.

    I futures sul petrolio greggio statunitense perdevano quasi il 2% dopo aver guadagnato complessivamente quasi il 6% nelle due giornate precedenti. Il calo è seguito alla pubblicazione di un rapporto dell’American Petroleum Institute, secondo cui le scorte statunitensi di greggio sono aumentate inaspettatamente di 7,1 milioni di barili la scorsa settimana.

    L’attività di negoziazione potrebbe rimanere contenuta in vista dell’annuncio di politica monetaria della Federal Reserve.

    Secondo il FedWatch Tool di CME Group, i prezzi di mercato indicavano una probabilità del 92,7% di un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base. Il dato rappresenta un’aspettativa implicita nei prezzi di mercato e non una decisione di politica monetaria già confermata.

    Wall Street estende le perdite nella seduta di martedì

    Le azioni statunitensi hanno chiuso in ribasso martedì, prolungando le perdite della seduta precedente in un contesto di aumento dei rendimenti dei Treasury e dei prezzi del petrolio.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 328,09 punti, pari allo 0,6%, chiudendo a 52.093,11 punti.

    Il Nasdaq Composite è sceso di 204,84 punti, ovvero dello 0,8%, a 25.981,57 punti, mentre l’S&P 500 ha ceduto 34,25 punti, pari allo 0,5%, terminando la seduta a 7.585,73 punti.

    Tutti e tre gli indici hanno chiuso al di sopra dei minimi intraday, pur rimanendo in territorio negativo.

    L’S&P 500 ha registrato il livello di chiusura più basso da oltre un mese.

    Rendimenti dei Treasury in aumento tra timori sull’inflazione e sui tassi

    I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono saliti durante la seduta di martedì, con quello del Treasury decennale di riferimento che ha raggiunto il massimo intraday dal luglio 2007.

    Il movimento è avvenuto mentre gli investitori valutavano i rischi legati all’inflazione e le prospettive dei tassi di interesse in vista dell’annuncio della Federal Reserve.

    Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell, ha commentato le possibili implicazioni per le valutazioni azionarie di rendimenti dei Treasury al 5%.

    “Da tempo gli osservatori di mercato sostengono che il raggiungimento del 5% da parte dei Treasury rappresenti il fattore scatenante di una correzione del mercato azionario”, ha dichiarato Coatsworth. “A questo livello, gli investitori potrebbero chiedersi quale sia il vantaggio di detenere azioni rischiose quando possono ottenere il 5% da titoli di Stato a basso rischio.”

    Ha aggiunto: “Si tratta di una soglia psicologica che talvolta può rappresentare un segnale di avvertimento di una correzione del mercato, piuttosto che un punto di svolta che garantisca un crollo delle azioni.”

    Le sue dichiarazioni rappresentano una valutazione del comportamento degli investitori e non una previsione secondo cui una correzione del mercato si verificherà necessariamente.

    Petrolio in calo dopo i dati sulle scorte

    I prezzi del petrolio greggio sono arretrati mercoledì dopo che l’American Petroleum Institute ha comunicato un aumento di 7,1 milioni di barili delle scorte statunitensi nella settimana precedente.

    La flessione ha seguito due giornate di rialzi complessivamente vicini al 6%.

    Durante la seduta di martedì, i futures sul greggio statunitense erano aumentati di oltre il 4% a causa dei timori di interruzioni dell’offerta, dopo notizie relative a nuovi attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita.

    I successivi dati sulle scorte hanno introdotto un ulteriore elemento nell’andamento dei prezzi in vista della decisione della Federal Reserve.

    Commercio al dettaglio e compagnie aeree guidano i ribassi di martedì

    Diversi settori hanno registrato perdite durante la seduta di martedì.

    Il Dow Jones US Retail Index ha ceduto il 2%, raggiungendo il livello di chiusura più basso da ben oltre un mese.

    Anche i titoli delle compagnie aeree sono scesi, mentre l’aumento dei prezzi del greggio ha riportato l’attenzione sui costi del carburante. Il NYSE Arca Airline Index ha perso l’1,9%.

    I comparti software, intermediazione finanziaria e servizi di pubblica utilità hanno registrato ribassi, mentre i titoli energetici sono saliti insieme ai prezzi del petrolio.

    Il recupero indicato dai futures sugli indici per mercoledì è seguito alla flessione del greggio, sebbene la prossima decisione della Federal Reserve rimanesse al centro dell’attenzione degli investitori.

  • Borse europee in rialzo mentre si interrompe la corsa del petrolio, attesa per la Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo mentre si interrompe la corsa del petrolio, attesa per la Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato rialzi mercoledì, mentre il recente aumento dei prezzi del petrolio greggio si è interrotto e i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi dai massimi recenti. Gli investitori erano inoltre in attesa della decisione sui tassi di interesse della Federal Reserve, prevista nel corso della giornata.

    L’indice tedesco DAX ha guadagnato lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico sono saliti entrambi dello 0,6%.

    La sterlina si è indebolita rispetto alle altre principali valute dopo che i dati ufficiali hanno mostrato un’accelerazione dell’inflazione nel Regno Unito ad agosto, dovuta principalmente all’aumento dei prezzi dei carburanti.

    Inflazione britannica ai massimi da cinque mesi

    L’inflazione annua dei prezzi al consumo nel Regno Unito è salita al 3,1% ad agosto, rispetto al 2,9% di luglio, in linea con le aspettative del mercato e raggiungendo il livello più elevato degli ultimi cinque mesi.

    L’aumento dei prezzi dei carburanti per autotrazione ha rappresentato uno dei principali fattori alla base dell’accelerazione.

    L’inflazione di fondo, che esclude energia, alimentari, alcol e tabacco, è rimasta invariata al 2,6%.

    La sterlina ha perso terreno rispetto alle altre principali valute dopo la pubblicazione dei dati.

    Gli investitori hanno continuato a monitorare l’andamento dell’inflazione e del mercato obbligazionario in vista dell’annuncio di politica monetaria della Federal Reserve.

    In rialzo Vallourec, Barratt Redrow e Nordex

    Diversi titoli europei hanno registrato guadagni in seguito ad annunci societari.

    Vallourec (EU:VK), fornitore di soluzioni tubolari per i settori petrolifero, del gas e delle nuove energie, è salito alla Borsa di Parigi dopo essersi aggiudicato un contratto da Subsea7 per un progetto offshore in Brasile.

    Anche il costruttore immobiliare britannico Barratt Redrow (LSE:BTRW) ha guadagnato terreno dopo aver comunicato un aumento dell’utile per l’esercizio 2026, sostenuto principalmente dalla crescita dei ricavi.

    In Germania, il produttore di turbine eoliche Nordex (TG:NDX1) ha registrato un rialzo dopo aver ricevuto un ordine da 91 megawatt da TEUT Energieprojekte GmbH.

    WH Smith in calo dopo l’aggiornamento delle previsioni sugli utili

    Le azioni di WH Smith (LSE:SMWH) sono scese dopo che il rivenditore ha dichiarato di prevedere un utile annuo ante imposte nella parte inferiore dell’intervallo indicato nelle precedenti previsioni.

    L’aggiornamento si è contrapposto ai rialzi registrati nel resto dei mercati azionari europei.

    Le Borse europee hanno mostrato un andamento prevalentemente positivo durante la seduta, con l’attenzione rivolta ai prezzi del petrolio, ai rendimenti obbligazionari e alle aspettative sulla decisione della Federal Reserve in materia di tassi di interesse.

  • The Italian Sea Group sale del 6,8% in Borsa dopo aver ricevuto 11 offerte non vincolanti

    The Italian Sea Group sale del 6,8% in Borsa dopo aver ricevuto 11 offerte non vincolanti

    Le azioni di The Italian Sea Group (BIT:TISG) hanno registrato un rialzo del 6,8% dopo che il produttore di yacht di lusso ha annunciato di aver ricevuto 11 offerte di acquisto non vincolanti nella prima fase della procedura competitiva avviata per individuare potenziali investitori nell’ambito della propria ristrutturazione.

    Secondo quanto comunicato dalla società, le proposte comprendono sia acquisizioni di attività sia acquisti di partecipazioni azionarie. I consulenti stanno attualmente esaminando le offerte prima di stabilire quali candidati potranno accedere alla fase successiva.

    La società non ha reso noti i termini finanziari delle proposte né l’identità di tutti gli offerenti.

    Offerte vincolanti attese entro il 15 ottobre

    The Italian Sea Group ha comunicato che la procedura entrerà ora nella seconda fase, con la selezione dei partecipanti sulla base delle proposte iniziali.

    I candidati ammessi potranno svolgere attività di due diligence più approfondite prima di presentare offerte vincolanti, attese entro il 15 ottobre 2026.

    La società ha precisato che le identità dei partecipanti e i contenuti delle rispettive proposte rimarranno riservati per agevolare le trattative e il proseguimento della procedura.

    La ricezione delle offerte non vincolanti non garantisce il completamento di un’operazione.

    Sanlorenzo tra i soggetti interessati

    Sanlorenzo Group figura tra le società che hanno manifestato interesse per The Italian Sea Group.

    Massimo Perotti, proprietario di Sanlorenzo, ha dichiarato che la società intende presentare il 15 ottobre un’offerta vincolante per l’intero gruppo.

    Un’altra manifestazione di interesse non vincolante, relativa all’intero cantiere navale, è stata presentata da Giulio Gallazzi attraverso Sri Global, insieme a Bernardo Vacchi tramite Finvacchi.

    Tra gli altri soggetti che, secondo quanto riportato, sarebbero interessati all’acquisizione di singole attività o dell’intera società figurano Azimut Benetti, Ferretti Group, Palumbo Group, Baglietto e Blackstone attraverso Safe Harbor.

    Tra i soggetti interessati è stata indicata anche Tisg – Asia Investment Holding, con il sostegno finanziario di TGG Group.

    Non è tuttavia confermato che tutte le società citate nelle indiscrezioni abbiano effettivamente presentato un’offerta durante la prima fase della procedura.

    Prosegue il processo di ristrutturazione

    The Italian Sea Group è specializzata nella costruzione di grandi yacht di lusso.

    Il processo di ristrutturazione della società prevede l’individuazione di potenziali investitori attraverso una procedura competitiva che potrebbe comportare la cessione di attività o partecipazioni azionarie.

    I consulenti valuteranno le proposte iniziali prima di selezionare i candidati ammessi alla fase di due diligence.

    Ulteriori dettagli sulle potenziali operazioni, comprese la struttura e le condizioni finanziarie, dipenderanno dalle offerte vincolanti che saranno presentate a ottobre.

  • JPMorgan riprende la copertura di Banco BPM con rating Neutral e prezzo obiettivo di 17 euro

    JPMorgan riprende la copertura di Banco BPM con rating Neutral e prezzo obiettivo di 17 euro

    JPMorgan ha ripreso la copertura di Banco BPM (BIT:BAMI) con un rating Neutral e un prezzo obiettivo di 17 euro, dopo una serie di incontri a Milano con i dirigenti di alcuni dei principali istituti bancari italiani.

    Gli analisti della banca, guidati da Delphine Lee, hanno rilevato la prosecuzione dell’attività commerciale e la tenuta dei ricavi nel settore, individuando nelle fusioni e acquisizioni uno dei principali temi emersi durante gli incontri.

    Gli analisti hanno definito gli incontri «rassicuranti per quanto riguarda l’andamento dei ricavi nel terzo trimestre, con il proseguimento della solida dinamica commerciale e la tenuta dell’attività della clientela nonostante la stagionalità di agosto».

    Hanno inoltre aggiunto che «l’attenzione principale rimane concentrata sulle operazioni di fusione e acquisizione».

    La valutazione di Banco BPM riflette i precedenti rialzi del titolo

    JPMorgan ha riconosciuto i risultati operativi di Banco BPM su base autonoma, citando l’acquisizione di Anima, la continuità della dinamica commerciale, il controllo dei costi e il miglioramento degli accantonamenti.

    Gli analisti hanno tuttavia osservato che, negli ultimi cinque anni, le azioni Banco BPM hanno sovraperformato il settore bancario italiano del 100%.

    Secondo JPMorgan, il titolo tratta a circa 10,5 volte gli utili stimati per il 2028 e a 2,2 volte il patrimonio netto. La banca ha confrontato questi valori con il multiplo di 8,4 volte gli utili stimati attribuito a UniCredit (BIT:UCG).

    Il prezzo obiettivo di 17 euro fissato da JPMorgan implica un potenziale rialzo di circa il 6% rispetto alla quotazione utilizzata nella valutazione.

    Il rating Neutral riflette l’analisi dei risultati operativi di Banco BPM alla luce della sua attuale valutazione di mercato.

    Le possibili operazioni di acquisizione restano al centro dell’attenzione

    Banco BPM ha descritto l’offerta pubblica di acquisto non sollecitata di Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) come complessa e priva di un premio per i propri azionisti.

    L’istituto ha inoltre osservato che la proposta comprende, di fatto, due operazioni distinte, una delle quali riguarda Banca Generali.

    Banco BPM ha espresso una valutazione diversa riguardo a una possibile aggregazione con Crédit Agricole (EU:ACA), affermando che un’operazione di questo tipo «potrebbe essere interessante e creare valore alle giuste condizioni».

    Crédit Agricole detiene attualmente una partecipazione del 29% in Banco BPM.

    JPMorgan ha stimato che Crédit Agricole potrebbe offrire un premio massimo del 10% in uno scenario di acquisizione, ipotizzando sinergie di costo pari a circa 900 milioni di euro.

    La stima rappresenta uno scenario elaborato dagli analisti e non un’offerta annunciata.

    JPMorgan ha inoltre esaminato un’ipotesi alternativa che prevede un ulteriore incremento della partecipazione di Crédit Agricole in Banco BPM.

    Secondo gli analisti, un’operazione di questo tipo «potrebbe avere un effetto positivo sugli utili per azione, soprattutto per gli azionisti di BAMI».

    JPMorgan ha stimato che gli utili per azione di Banco BPM potrebbero aumentare di almeno il 18% qualora l’attività Cariparma di Crédit Agricole fosse ceduta a una valutazione inferiore a nove-dieci volte gli utili previsti per il 2028.

    Qualsiasi ulteriore incremento della partecipazione di Crédit Agricole richiederebbe l’approvazione del governo.

    JPMorgan esamina la strategia di UniCredit su Commerzbank

    JPMorgan ha affrontato anche la strategia di UniCredit relativa a Commerzbank, compreso l’obiettivo dichiarato di conseguire sinergie di costo per 1,4 miliardi di euro entro il 2030.

    «UCG è concentrata principalmente sulla governance di CBK e sull’attuazione della strategia, con un significativo potenziale di aumento della quota di mercato in Italia grazie ai cambiamenti derivanti dalle operazioni di fusione e acquisizione», hanno scritto gli analisti.

    Secondo JPMorgan, UniCredit punta ad acquisire organicamente una quota di mercato equivalente a circa la metà di quella di Banco BPM attraverso maggiori investimenti tecnologici, anziché perseguire acquisizioni alle valutazioni attuali.

    Gli analisti hanno ribadito la loro preferenza per UniCredit nell’ambito del settore bancario italiano, citando quello che hanno definito un «rapporto rischio-rendimento interessante, una redditività elevata e un rendimento interessante», oltre alle potenziali sinergie legate all’operazione Commerzbank che, a loro giudizio, non sono ancora riflesse nella quotazione.

    Queste valutazioni rappresentano le opinioni e le previsioni d’investimento di JPMorgan.

    JPMorgan rimane soggetta a restrizioni sulla copertura di Intesa Sanpaolo e Unipol.

  • Oro in rialzo sopra i 4.300 dollari in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve

    Oro in rialzo sopra i 4.300 dollari in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve

    I prezzi dell’oro sono aumentati mercoledì dopo due sedute consecutive di ribassi, mentre gli investitori attendevano la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse prevista nel corso della giornata.

    Alle 06:31 GMT, l’oro spot (XAU/USD) guadagnava lo 0,8%, raggiungendo 4.326,44 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro salivano dello 0,8% a 4.366,50 dollari.

    L’argento (XAG/USD) avanzava dell’1,4% a 64,59 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) aumentava dello 0,7% a 1.792,43 dollari. L’indice del dollaro statunitense rimaneva sostanzialmente invariato a 99,57.

    I rialzi sono arrivati mentre i mercati attribuivano una probabilità di circa il 92% a un aumento dei tassi della Federal Reserve. Nel frattempo, i prezzi elevati dell’energia e i rendimenti dei titoli di Stato continuavano a influenzare le aspettative sulla politica monetaria.

    Prezzi del petrolio e rendimenti dei Treasury restano al centro dell’attenzione

    L’oro ha perso oltre il 3% a settembre dopo essere stato scambiato sopra i 4.700 dollari l’oncia alla fine di agosto. L’aumento di mercoledì ha riportato le quotazioni spot sopra i 4.300 dollari, sebbene siano rimaste inferiori ai livelli di fine agosto.

    L’aumento dei prezzi dell’energia ha contribuito alle preoccupazioni per l’inflazione, mentre il rialzo dei rendimenti obbligazionari ha accresciuto il costo opportunità di detenere oro, che non genera interessi.

    I prezzi del petrolio si sono stabilizzati dopo due sedute consecutive di rialzi, ma è rimasta l’incertezza sulla durata della chiusura dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita.

    L’infrastruttura, che trasportava milioni di barili di petrolio al giorno come alternativa alle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, è stata colpita da un attacco la scorsa settimana.

    L’Arabia Saudita non ha specificato quando riprenderanno le operazioni né con quale rapidità potrebbe aumentare le spedizioni attraverso Hormuz per compensare l’interruzione.

    Saudi Aramco ha inoltre ritardato alcune consegne ai clienti europei.

    Sul mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni ha raggiunto brevemente il 5,04%, il livello più alto dal 2007, dopo essere salito fino a cinque punti base martedì.

    Rendimenti più elevati dei titoli di Stato possono ridurre l’attrattiva relativa dell’oro, aumentando i rendimenti disponibili sugli strumenti che corrispondono interessi.

    Gli investitori attendono la decisione della Fed e le indicazioni sulla politica monetaria

    I mercati dei tassi indicavano una probabilità di circa il 92% che la Federal Reserve aumentasse il costo del denaro nella riunione in corso, segnando potenzialmente il primo rialzo dal 2023.

    Gli investitori attendono inoltre le dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, per ottenere indicazioni sull’orientamento della banca centrale riguardo alle future decisioni di politica monetaria.

    Se la Fed dovesse lasciare i tassi invariati o fornire indicazioni limitate su ulteriori aumenti, gli investitori potrebbero richiedere rendimenti più elevati sui Treasury a lunga scadenza per compensare i rischi inflazionistici. Si tratta di una possibile reazione del mercato e non di un esito confermato.

    Tony Sycamore, analista senior di mercato presso IG, ha dichiarato che l’oro aveva concluso la seduta precedente in lieve calo, intorno a 4.293 dollari, indicando tra i fattori i prezzi più elevati dell’energia, l’aumento dei rendimenti obbligazionari, il rafforzamento del dollaro e il posizionamento degli investitori in vista dell’annuncio della Fed.

    Livelli tecnici sotto osservazione

    Sycamore ha individuato nella media mobile a 200 giorni dell’oro, vicina a 4.539 dollari, un livello che il metallo dovrebbe recuperare per indicare la conclusione della discesa dal massimo di 4.697 dollari.

    Fino al recupero di tale livello, l’analista ritiene possibile un ulteriore calo verso un’area di supporto intorno a 4.200 dollari.

    L’oro rimane comunque sopra il livello di circa 4.000 dollari registrato a luglio.

    Alcuni investitori continuano a considerare il metallo uno strumento di copertura del portafoglio, anche se la sua direzione nel breve termine resta soggetta alle variazioni delle aspettative sui tassi, dei rendimenti obbligazionari e dei movimenti valutari.

  • Petrolio in calo mentre l’Arabia Saudita offre ulteriori carichi di greggio attraverso l’Oman

    Petrolio in calo mentre l’Arabia Saudita offre ulteriori carichi di greggio attraverso l’Oman

    I prezzi del petrolio sono diminuiti mercoledì dopo le notizie secondo cui l’Arabia Saudita starebbe offrendo ulteriori carichi di greggio alle raffinerie asiatiche attraverso l’Oman, attenuando alcune preoccupazioni sull’entità delle interruzioni delle forniture in Medio Oriente.

    Alle 08:01 GMT, i futures sul Brent perdevano 83 centesimi, pari allo 0,76%, attestandosi a 107,92 dollari al barile. I futures sul West Texas Intermediate statunitense scendevano di 1,41 dollari, ovvero dell’1,33%, a 104,42 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano chiuso la seduta precedente con rialzi superiori a 3 dollari, dopo che fonti del settore marittimo avevano segnalato la sospensione delle operazioni di carico del greggio presso il terminal saudita di Yanbu. Riad avrebbe inoltre annullato alcune consegne destinate ai clienti europei.

    Questi sviluppi avevano alimentato le preoccupazioni sulla disponibilità di una rotta alternativa per le esportazioni, dopo le interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’Arabia Saudita offre greggio attraverso Sohar

    Secondo persone a conoscenza degli accordi, l’Arabia Saudita sta offrendo ulteriori spedizioni di greggio alle raffinerie asiatiche attraverso trasferimenti da nave a nave nei pressi del porto di Sohar, in Oman.

    Le modalità alternative di carico seguono gli attacchi con droni che hanno danneggiato un importante oleodotto saudita che collega gli impianti di produzione al Mar Rosso.

    L’analista di UBS Giovanni Staunovo ha dichiarato che le notizie sulle esportazioni saudite attraverso il Golfo suggeriscono un’attenuazione delle preoccupazioni riguardo alla possibile portata delle interruzioni.

    I dati preliminari sul traffico marittimo hanno mostrato quattro transiti visibili di navi attraverso lo Stretto di Hormuz martedì, rispetto ai sette di lunedì e a una media di 18 nei dieci giorni precedenti.

    Prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, alla fine di febbraio, circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso questo passaggio.

    Gli analisti di Macquarie hanno affermato che i flussi di greggio, condensati e prodotti raffinati attraverso Hormuz sono rimasti relativamente resistenti nonostante le ostilità nella regione.

    Secondo le loro stime, le spedizioni potrebbero aver superato 7,5 milioni di barili al giorno dalla ripresa dei combattimenti il 30 agosto. Il numero dei transiti delle navi, quindi, potrebbe non rappresentare completamente i volumi di petrolio trasportati attraverso lo stretto.

    Citi prevede che un’ulteriore escalation nel breve termine in Medio Oriente sosterrà i prezzi del greggio e dei carburanti raffinati. La banca ipotizza che lo Stretto di Hormuz riaprirà nel quarto trimestre del 2026 grazie agli sforzi diplomatici regionali. Si tratta di una previsione di Citi e non di uno sviluppo confermato.

    I prezzi del diesel riflettono i vincoli alle forniture

    Martedì i futures europei sul diesel hanno chiuso a un massimo storico e raggiunto il livello intraday più elevato da aprile.

    L’aumento si è verificato mentre le interruzioni in Medio Oriente limitavano i flussi di greggio e prodotti raffinati.

    Staunovo ha dichiarato di aspettarsi che i prezzi del diesel rimangano sostenuti in assenza di un accordo di pace o di un miglioramento della situazione in Russia.

    L’aumento delle scorte statunitensi esercita pressione sui prezzi

    I dati sulle scorte petrolifere degli Stati Uniti hanno rappresentato un ulteriore fattore alla base del calo dei prezzi del greggio di mercoledì.

    Fonti di mercato che citano l’American Petroleum Institute hanno riferito che le scorte statunitensi di greggio, benzina e distillati sono aumentate nella settimana terminata l’11 settembre.

    Le scorte di greggio sono cresciute di 7,1 milioni di barili, rispetto alle aspettative degli analisti per una diminuzione di circa 1,6 milioni di barili, secondo un sondaggio Reuters.

    Anche gli aumenti inattesi delle scorte di benzina e distillati hanno contribuito alla pressione al ribasso sui prezzi.

    Haitong Futures ha affermato che i dati sulle scorte hanno pesato sul mercato, sostenendo tuttavia che gli aumenti delle riserve regionali non eliminano i vincoli più ampi che interessano le forniture globali di greggio.

  • Futures USA in rialzo in attesa della Fed, petrolio in calo e attenzione agli sviluppi nell’intelligenza artificiale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in rialzo in attesa della Fed, petrolio in calo e attenzione agli sviluppi nell’intelligenza artificiale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono saliti mercoledì mentre gli investitori attendevano la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse. I prezzi del petrolio sono diminuiti dopo un aumento inatteso delle scorte negli Stati Uniti, mentre gli sviluppi riguardanti Meta e OpenAI sono rimasti al centro dell’attenzione.

    Alle 07:12 GMT, i futures sul Dow Jones guadagnavano 129 punti, pari allo 0,3%. Quelli sull’S&P 500 salivano di 21 punti, o dello 0,3%, mentre i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 145 punti, pari allo 0,5%.

    I principali indici di Wall Street avevano chiuso in calo nella seduta precedente, mentre i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi si avvicinavano ai massimi degli ultimi vent’anni. L’aumento dei prezzi del petrolio, legato all’estensione del conflitto in Medio Oriente, ha contribuito alle preoccupazioni per l’inflazione e per ulteriori interventi restrittivi di politica monetaria.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno descritto un meccanismo di retroazione nel quale il rialzo del petrolio spinge verso l’alto i rendimenti obbligazionari, influenza il sentiment degli investitori e aumenta la pressione sulle banche centrali affinché alzino i tassi.

    La Federal Reserve dovrebbe aumentare i tassi di 25 punti base

    I mercati si attendevano ampiamente un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base al termine della riunione di due giorni del Federal Open Market Committee.

    Una decisione di questo tipo porterebbe il tasso sui federal funds in un intervallo compreso tra il 3,75% e il 4%.

    La persistenza dell’inflazione statunitense e la tenuta del mercato del lavoro hanno contribuito alle aspettative di un aumento del costo del denaro. Il presidente Donald Trump si è espresso a favore di tassi più bassi, mentre la Federal Reserve deve bilanciare i rischi inflazionistici con i possibili effetti sulla crescita economica e sull’occupazione.

    Gli investitori attendono inoltre le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, per valutare se il rialzo previsto rappresenterà un intervento isolato oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    Warsh ha espresso in passato contrarietà alla pubblicazione di indicazioni dettagliate sul futuro andamento dei tassi di interesse.

    Petrolio in calo dopo l’aumento delle scorte statunitensi

    I prezzi del greggio sono diminuiti mercoledì dopo un incremento inatteso delle scorte negli Stati Uniti, sebbene entrambi i principali benchmark siano rimasti sopra i 100 dollari al barile.

    Alle 07:06 GMT, i futures sul Brent perdevano l’1,2%, attestandosi a 107,47 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate scendevano dell’1,8% a 103,94 dollari.

    Entrambi i contratti avevano guadagnato almeno il 5% nella settimana precedente, in un contesto di interruzioni della produzione e del trasporto di petrolio legate al conflitto in Medio Oriente.

    I miliziani Houthi sostenuti dall’Iran hanno effettuato attacchi contro l’Arabia Saudita, inducendo il Paese a chiudere un oleodotto est-ovest utilizzato come alternativa al trasporto del greggio attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’Arabia Saudita ha inoltre sospeso le operazioni di carico nel porto di Yanbu. Secondo Reuters, il Paese ha offerto ulteriori carichi alle raffinerie asiatiche attraverso trasferimenti da nave a nave nei pressi del porto di Sohar, in Oman.

    Gli Houthi hanno anche ampliato il proprio controllo su alcune aree dello Yemen occidentale, aumentando le preoccupazioni per il traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb.

    Zuckerberg chiede valutazioni indipendenti sulla sicurezza dell’IA

    L’amministratore delegato di Meta (NASDAQ:META), Mark Zuckerberg, ha dichiarato che gli sviluppatori di intelligenza artificiale dovrebbero collaborare con valutatori indipendenti della sicurezza anziché rallentare in modo generalizzato lo sviluppo delle capacità dell’IA.

    In un post pubblicato sui social media martedì sera, Zuckerberg ha sostenuto che le aziende che non danno priorità all’allineamento dei sistemi di IA con gli utenti rischiano di perdere competitività.

    Ha inoltre affermato che Meta ha rinviato il lancio del suo più recente modello di IA, Muse, per affrontare questioni relative alla sicurezza e alla protezione.

    Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo un saggio dell’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, che ha chiesto di rallentare lo sviluppo dell’IA a causa dei potenziali rischi associati alla tecnologia.

    Secondo il materiale di partenza, l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, e quello di xAI, Elon Musk, hanno sostenuto il messaggio di Amodei.

    L’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, ha espresso una posizione diversa sulle preoccupazioni relative alla sicurezza dell’IA, mentre il presidente Trump ha sottolineato l’importanza della competitività statunitense rispetto alla Cina nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

    OpenAI avrebbe discusso un finanziamento con valutazione di 1.200 miliardi di dollari

    OpenAI ha avviato discussioni su un nuovo round di finanziamento che valuterebbe la società 1.200 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita una persona a conoscenza della questione.

    La potenziale operazione precederebbe un’offerta pubblica iniziale, anche se il rapporto non conferma né un accordo di finanziamento né una data per la quotazione.

    Altman ha escluso un’IPO quest’anno, citando preoccupazioni legate alla sicurezza dell’IA.

    A marzo OpenAI ha completato un round di finanziamento da 122 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di 852 miliardi. Tra i partecipanti figuravano SoftBank, Amazon e Nvidia.

    La società ha successivamente comunicato di aver raggiunto un miliardo di utenti attivi, mentre oltre 200 milioni di imprese utilizzano i suoi prodotti di intelligenza artificiale.

    Secondo il Journal, OpenAI ha generato ricavi per 6,7 miliardi di dollari nei tre mesi terminati a giugno, rispetto ai 5,7 miliardi del primo trimestre.

    Il rapporto indica inoltre che una riduzione del margine operativo ha inciso sulle aspettative relative al raggiungimento della redditività prima di una possibile quotazione in Borsa.

  • Gas naturale europeo in rialzo con le scorte inferiori alla media stagionale

    Gas naturale europeo in rialzo con le scorte inferiori alla media stagionale

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono aumentati mercoledì, mentre l’attenzione dei mercati è rimasta concentrata sulle scorte inferiori alla media stagionale e sulle interruzioni delle forniture di gas naturale liquefatto (GNL).

    Il contratto TTF olandese con consegna nel mese successivo, riferimento per il mercato europeo, è salito del 2,7% a circa 82,00 euro per megawattora (MWh), riprendendo la crescita dopo la pausa di martedì.

    Nel Regno Unito, l’equivalente contratto all’ingrosso NBP ha guadagnato il 2,5%, raggiungendo 203,00 pence per therm, su livelli che non si registravano da diversi anni.

    Scorte di gas dell’UE al 68% della capacità

    Gli impianti di stoccaggio sotterraneo del gas naturale nell’Unione europea risultavano pieni per circa il 68% della capacità, un livello inferiore di circa 16 punti percentuali rispetto alla media stagionale degli ultimi cinque anni.

    I dati indicano una disponibilità di gas immagazzinato inferiore al consueto mentre la stagione estiva di riempimento si avvicina alla conclusione.

    Le società energetiche europee devono sostenere costi più elevati per ricostituire le riserve, mentre le interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz hanno limitato le forniture di GNL provenienti dal Golfo Persico.

    La combinazione di scorte ridotte e minori flussi di GNL ha contribuito alle preoccupazioni sulla disponibilità di gas in vista della stagione invernale.

    La BCE monitora l’inflazione legata all’energia

    L’aumento dei prezzi del gas naturale è diventato anche un elemento di attenzione per i responsabili della politica monetaria della Banca centrale europea.

    Giovedì scorso la BCE ha aumentato il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo al 2,50%.

    Il membro del Consiglio direttivo Peter Kazimir ha successivamente indicato i prezzi del gas naturale e dell’elettricità come rischi significativi per le prospettive dell’inflazione nell’Eurozona, attribuendo a questi costi maggiore rilevanza rispetto al petrolio greggio.

    Kazimir ha avvertito che i rincari del gas potrebbero trasferirsi alle bollette elettriche delle famiglie e ai costi della produzione agricola, compresi quelli dei fertilizzanti.

    L’inflazione complessiva dell’Eurozona ha raggiunto il 3,3% in agosto, con una crescita del 14,3% della componente energetica.

    I responsabili della BCE hanno indicato che potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi qualora aumenti persistenti dei prezzi dell’energia portassero l’inflazione a medio termine ad allontanarsi ulteriormente dall’obiettivo del 2% della banca centrale.

    I mercati attendono la decisione della Federal Reserve

    L’aumento dei prezzi del gas europeo ha coinciso con le aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria.

    Le quotazioni di mercato indicavano una probabilità compresa tra l’86% e il 92% di un aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve nella riunione di mercoledì.

    I mercati monetari anticipavano inoltre un altro rialzo dei tassi della BCE entro la fine dell’anno.

    Gli operatori del mercato energetico hanno continuato a valutare le implicazioni delle interruzioni delle forniture di GNL, delle scorte europee inferiori alla media e dell’aumento dell’inflazione per i prezzi all’ingrosso del gas.

  • Borse europee in rialzo in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato rialzi mercoledì, recuperando parte delle perdite della seduta precedente mentre gli investitori attendevano la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse.

    L’indice Stoxx Europe 600 è salito dello 0,5% dopo aver raggiunto martedì il livello più basso degli ultimi tre mesi. I mercati europei hanno recentemente risentito dell’aumento dei prezzi del petrolio, dei rischi per il trasporto marittimo in Medio Oriente e del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato.

    Il FTSE 100 di Londra ha guadagnato lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese è avanzato dello 0,3%. L’IBEX 35 spagnolo e il FTSE MIB italiano sono saliti entrambi dello 0,6%. Anche il DAX tedesco ha registrato un aumento.

    I mercati attribuiscono una probabilità del 92% a un rialzo dei tassi della Fed

    Gli investitori attendevano la conclusione della riunione di due giorni del Federal Open Market Committee, prevista per mercoledì.

    I futures sui tassi di interesse monitorati attraverso CME FedWatch indicavano una probabilità di circa il 92% di un aumento di 25 punti base del costo del denaro negli Stati Uniti.

    Una settimana prima, le quotazioni di mercato indicavano una probabilità di circa il 50%. La variazione è intervenuta dopo dati sull’inflazione statunitense che hanno mostrato la persistenza delle pressioni sui prezzi e un aumento dei costi energetici.

    Il Brent è rimasto sopra i 113 dollari al barile dopo gli attacchi segnalati contro le infrastrutture degli oleodotti sauditi e le interruzioni del trasporto marittimo nel Mar Rosso.

    Un aumento di un quarto di punto rappresenterebbe il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dalla metà del 2023.

    La decisione attesa segue quella della Banca centrale europea, che la scorsa settimana ha aumentato il tasso sui depositi al 2,50%.

    Gli investitori attendono indicazioni sulla futura politica monetaria della Fed

    Oltre all’annuncio sui tassi, gli investitori attendono la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, e le proiezioni aggiornate di politica monetaria.

    Gli operatori cercano indicazioni per comprendere se un eventuale aumento dei tassi rappresenterà un intervento isolato in risposta ai rischi inflazionistici legati all’energia oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    Sono inoltre attese altre decisioni delle banche centrali.

    Secondo le aspettative riportate nel materiale di partenza, venerdì la Banca del Giappone dovrebbe aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli all’1,25%.

    Nel frattempo, il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni è rimasto vicino ai massimi pluriennali dopo aver brevemente superato il 5% martedì.

    I rialzi delle Borse europee sono arrivati mentre gli investitori valutavano le implicazioni dell’aumento dei prezzi dell’energia, dei rendimenti dei titoli di Stato e delle possibili modifiche alla politica monetaria.

  • Rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona vicini ai massimi pluriennali in attesa della decisione della Federal Reserve

    Rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona vicini ai massimi pluriennali in attesa della decisione della Federal Reserve

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti vicini ai massimi pluriennali mercoledì, mentre gli investitori attendevano la decisione di politica monetaria della Federal Reserve. I mercati scontavano un aumento dei tassi statunitensi di 25 punti base.

    Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni si è attestato al 3,25%, vicino al livello più elevato degli ultimi tre anni. Il rendimento del Bund decennale di riferimento si è mantenuto intorno al 3,544%, il massimo dal 2011.

    I titoli di Stato tedeschi a più lunga scadenza hanno recuperato parte del terreno perso dopo diverse sedute di vendite. Il rendimento del titolo trentennale è sceso a circa il 3,897%, allontanandosi dal massimo degli ultimi 15 anni.

    Anche il rendimento del titolo di Stato francese a 30 anni è diminuito rispetto al livello più elevato dal 2002.

    I mercati attribuiscono una probabilità del 92% a un rialzo dei tassi della Fed

    Le quotazioni di mercato indicavano una probabilità di circa il 92% che il Federal Open Market Committee aumentasse i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di mercoledì.

    Una decisione di questo tipo rappresenterebbe il primo aumento dei tassi della Federal Reserve dalla metà del 2023.

    Gli investitori attendono la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, per valutare se il rialzo previsto rappresenterà un intervento isolato in risposta ai rischi inflazionistici oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    La decisione attesa segue l’aumento dei tassi effettuato la scorsa settimana dalla Banca centrale europea, che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%.

    I prezzi dell’energia continuano a influenzare le aspettative sui tassi

    L’aumento dei prezzi dell’energia ha continuato a influenzare le aspettative sull’inflazione e i mercati dei titoli di Stato.

    Il Brent è rimasto sopra i 113 dollari al barile dopo gli attacchi segnalati contro le infrastrutture degli oleodotti sauditi e le interruzioni del traffico marittimo nel Mar Rosso.

    Il rincaro del petrolio ha alimentato le preoccupazioni per il possibile impatto dei costi energetici sulle imprese e sui consumatori.

    Le quotazioni del mercato monetario indicavano aspettative di un ulteriore aumento dei tassi della BCE di 25 punti base entro la fine dell’anno.

    Gli investitori prevedevano inoltre un ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte della Banca del Giappone venerdì.

    L’andamento dei rendimenti obbligazionari europei rifletteva le aspettative sulle politiche delle banche centrali in un contesto di prezzi energetici elevati. I rendimenti tedeschi a breve termine sono rimasti vicini ai massimi pluriennali, nonostante il calo registrato su alcune scadenze più lunghe.