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  • L’oro sale leggermente con dollaro e rendimenti in calo prima dei verbali Fed

    L’oro sale leggermente con dollaro e rendimenti in calo prima dei verbali Fed

    I prezzi dell’oro sono saliti moderatamente mercoledì, sostenuti dalla debolezza del dollaro statunitense e dal calo dei rendimenti dei Treasury in attesa della pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Alle 05:42 ET (09:42 GMT), l’oro spot guadagnava lo 0,6% a $4.360,82 l’oncia, mentre i future sull’oro perdevano lo 0,1% a $4.414,30 l’oncia.

    Il metallo prezioso ha faticato a consolidare il recente recupero, poiché gli elevati rendimenti obbligazionari e l’aumento dei prezzi del petrolio continuano a rappresentare ostacoli. Recentemente l’oro è tornato sopra l’importante soglia di $4.000 l’oncia, sostenuto dal rinnovato interesse degli investitori e dall’aumento degli acquisti delle banche centrali, in particolare della Cina.

    “$4.400 sta agendo come una calamita per il prezzo dell’oro. Considerando il consolidamento in corso intorno a questo livello, la domanda è se questo si rivelerà un tetto per ulteriori rialzi, aumentando la probabilità di un nuovo test di $4.000”, ha dichiarato David Morrison, Senior Market Analyst di Trade Nation, in una nota.

    Gli elevati rendimenti dei Treasury restano un ostacolo per l’oro

    Il rendimento dei Treasury statunitensi a 30 anni ha brevemente raggiunto martedì il livello più alto in quasi due decenni, mentre quello a 10 anni è rimasto vicino ai massimi registrati dall’inizio del 2025.

    L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato tende a creare un contesto meno favorevole per l’oro, poiché gli strumenti a reddito fisso diventano più interessanti quando offrono rendimenti superiori. Dal momento che il metallo prezioso non genera interessi, rendimenti più elevati aumentano il costo opportunità di detenerlo e possono spingere gli investitori a trasferire capitale verso le obbligazioni.

    Il calo dei rendimenti di mercoledì ha quindi offerto un certo sostegno, anche se i costi di finanziamento rimangono sufficientemente elevati da limitare il potenziale rialzista dell’oro.

    Il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    L’aumento dei prezzi del greggio rappresenta un altro elemento di incertezza per il metallo prezioso mentre prosegue lo stallo in Medio Oriente.

    Costi energetici più elevati possono alimentare l’inflazione generale, riducendo potenzialmente lo spazio della Federal Reserve per abbassare i tassi e aumentando la possibilità che il costo del denaro rimanga elevato più a lungo.

    Gran parte dell’incertezza sul petrolio resta legata allo Stretto di Hormuz. Prima dell’inizio della guerra con l’Iran a fine febbraio, circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso questa rotta, rendendo qualsiasi interruzione prolungata un rischio significativo per i prezzi dell’energia e l’inflazione.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che non sono in corso negoziati con l’Iran, lasciando incerto il futuro della gestione dello stretto. Anche l’accordo quadro per il cessate il fuoco raggiunto da Washington e Teheran a giugno è scaduto senza che sia stata annunciata una proroga.

    Focus sui verbali Fed e su Jackson Hole

    Gli investitori attendono ora i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve, previsti più tardi mercoledì, alla ricerca di ulteriori indicazioni su come i responsabili della politica monetaria abbiano valutato i rischi inflazionistici e la futura traiettoria dei tassi.

    L’attenzione si sposterà successivamente sull’intervento del presidente della Fed Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole la prossima settimana, dove i mercati cercheranno nuovi segnali sulle prospettive della politica monetaria.

    Anche il dollaro statunitense ha fornito un certo sostegno all’oro. L’indice del dollaro, che misura il biglietto verde rispetto a un paniere delle principali valute, è sceso dello 0,2% a 99,313.

    Un dollaro più debole rende generalmente l’oro denominato nella valuta statunitense meno costoso per gli acquirenti che utilizzano altre divise, favorendo potenzialmente la domanda internazionale.

  • Il petrolio continua a salire con le tensioni su Hormuz

    Il petrolio continua a salire con le tensioni su Hormuz

    I prezzi del petrolio sono aumentati per la quarta seduta consecutiva mercoledì, mentre il persistente scontro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz ha rafforzato i timori che l’offerta globale di greggio possa rimanere limitata nei prossimi mesi.

    I future sul Brent di riferimento sono saliti dello 0,3% a $91,32 al barile alle 04:43 ET (08:43 GMT), mentre i future sul West Texas Intermediate statunitense hanno guadagnato lo 0,4% a $85,28 al barile. Entrambi i benchmark hanno registrato forti rialzi questa settimana e sono rimasti vicini ai massimi delle ultime tre settimane.

    Il rally continua a essere sostenuto dall’incertezza sui movimenti delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo, mentre prosegue il conflitto che coinvolge l’Iran.

    Diminuisce il traffico navale nello Stretto di Hormuz

    I dati sul trasporto marittimo citati da Reuters hanno mostrato una diminuzione del traffico di navi per il trasporto di materie prime attraverso lo stretto. Secondo i dati Kpler riportati da Reuters, martedì sono transitate sei navi, rispetto alle nove di lunedì e a una media giornaliera di 11 negli ultimi dieci giorni.

    “Le notizie sulla riduzione del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz hanno inoltre aumentato i timori per potenziali interruzioni delle forniture di petrolio”, hanno affermato gli analisti di ING in una nota.

    Al Jazeera ha riferito che il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha discusso della sicurezza nel Golfo con il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan. I due avrebbero sottolineato l’importanza di garantire la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Washington e Teheran restano divise sullo stretto

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che non sono in corso né sono previsti negoziati con l’Iran, pur sostenendo che lo Stretto di Hormuz rimane aperto.

    Anche l’Iran ha affermato che non sono in corso colloqui con Washington. Teheran ha però respinto le dichiarazioni statunitensi secondo cui la rotta sarebbe aperta e ha sostenuto che lo stretto resterà chiuso fino a quando Washington non rispetterà le condizioni di un accordo provvisorio firmato a giugno e ormai scaduto.

    L’intesa è terminata questa settimana senza che né gli Stati Uniti né l’Iran abbiano manifestato l’intenzione di rinnovarla.

    L’assenza di progressi diplomatici continua quindi a mantenere un significativo premio per il rischio geopolitico nei prezzi del greggio, mentre gli operatori valutano se la riduzione del traffico navale possa trasformarsi in una più significativa contrazione dell’offerta fisica di petrolio.

    Il calo delle scorte USA offre ulteriore sostegno

    I prezzi del petrolio hanno ricevuto un ulteriore impulso dai dati preliminari dell’American Petroleum Institute, che hanno indicato una modesta diminuzione delle scorte di greggio statunitensi nella scorsa settimana.

    “Il mercato petrolifero ha trovato sostegno anche in un rapporto API sulle scorte leggermente rialzista”, hanno affermato gli analisti di ING.

    I dati API spesso anticipano la direzione delle statistiche ufficiali sulle scorte statunitensi, la cui pubblicazione è prevista più tardi mercoledì.

    Il calo delle scorte commerciali aumenta le preoccupazioni sulla disponibilità dell’offerta negli Stati Uniti, dopo che recenti dati hanno mostrato che la Strategic Petroleum Reserve è scesa al livello più basso da oltre quattro decenni durante il conflitto con l’Iran.

    Con il traffico attraverso Hormuz in diminuzione, i negoziati diplomatici in stallo e le scorte statunitensi in calo, il mercato petrolifero rimane particolarmente sensibile agli sviluppi nel Golfo Persico, mentre Brent e WTI si mantengono vicini ai massimi delle ultime settimane.

  • Future USA poco mossi dopo il selloff dei semiconduttori: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Future USA poco mossi dopo il selloff dei semiconduttori: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future sugli indici azionari statunitensi sono rimasti vicini alla parità mercoledì, mentre gli investitori valutano il calo della seduta precedente, guidato dai semiconduttori, e l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato in attesa di nuovi segnali dalla Federal Reserve.

    Alle 03:11 ET (07:11 GMT), i future sul Dow guadagnavano 42 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 erano sostanzialmente invariati. I future sul Nasdaq 100 perdevano 40 punti, pari allo 0,1%.

    I principali indici di Wall Street sono arretrati martedì, con gli analisti di Vital Knowledge che hanno attribuito la debolezza dei titoli dei semiconduttori alle prese di profitto e ai timori per una “ondata gigantesca” di emissioni di debito legate al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Continuano infatti gli interrogativi sulla sostenibilità degli enormi investimenti nelle infrastrutture per l’IA, in particolare nei data center avanzati necessari per supportare modelli e applicazioni sempre più potenti.

    Secondo gli analisti di Deutsche Bank, questi timori, insieme alle preoccupazioni per i deficit fiscali e all’aumento del prezzo del petrolio legato al persistente stallo nel conflitto con l’Iran, hanno contribuito a spingere i rendimenti obbligazionari globali verso nuovi massimi.

    I rendimenti dei Treasury statunitensi sono successivamente scesi dopo dati più deboli sul mercato immobiliare e sulla produzione industriale, che hanno sollevato dubbi sulla rapidità con cui la Federal Reserve potrebbe irrigidire la politica monetaria.

    I verbali della Fed potrebbero offrire indicazioni sui tassi

    Le aspettative di un aumento dei tassi della Federal Reserve nei prossimi mesi si sono recentemente attenuate dopo dati più deboli sul mercato del lavoro e numeri relativamente moderati sull’inflazione.

    L’attenzione si concentra ora sui verbali della riunione di politica monetaria di luglio. In quell’occasione la Fed ha lasciato invariati i tassi, anche se successivamente il mercato obbligazionario ha mostrato forte volatilità mentre gli investitori cercavano di interpretare le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh.

    Warsh ha fornito poche indicazioni sulle future decisioni, affermando soltanto che la banca centrale “non vacillerà” nel suo impegno a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

    In assenza di una chiara forward guidance, gli investitori analizzeranno attentamente i verbali per capire come i responsabili della politica monetaria valutano inflazione, attività economica e futura traiettoria dei tassi.

    Warsh ha definito la riunione di luglio una “bella discussione in famiglia”, dopo che tre membri hanno dissentito dalla decisione di mantenere invariati i tassi, preferendo invece un aumento di 25 punti base.

    Target e Analog Devices al centro della stagione degli utili

    Anche i risultati societari saranno in primo piano, con diversi importanti retailer pronti a pubblicare i conti e offrire nuove indicazioni sulla situazione finanziaria dei consumatori statunitensi.

    Target (NYSE:TGT) pubblicherà i risultati prima dell’apertura di Wall Street. A maggio, il gruppo aveva alzato le previsioni di crescita delle vendite annuali per la prima volta in due anni, pur avvertendo che il contesto macroeconomico rimaneva difficile.

    L’amministratore delegato Michael Fiddelke aveva dichiarato che, pur essendo soddisfatto della crescita delle vendite del primo trimestre del 5,6%, non avrebbe “confuso questi progressi con il potenziale.”

    Anche Lowe’s (NYSE:LOW) pubblicherà i risultati. I numeri arriveranno dopo quelli della rivale Home Depot (NYSE:HD), che martedì ha registrato vendite e utili del secondo trimestre superiori alle attese, grazie alla domanda per riparazioni e manutenzione che ha compensato la debolezza della spesa per grandi progetti di ristrutturazione.

    Al di fuori del retail, l’attenzione sarà rivolta anche ad Analog Devices (NASDAQ:ADI). Il produttore di semiconduttori aveva precedentemente fornito una previsione sui ricavi del terzo trimestre superiore alle attese, sostenuta dalla domanda di chip e componenti per sensori legata all’espansione delle infrastrutture IA.

    Trump sospende per tre giorni i dazi del 50% sul Canada

    Anche la politica commerciale resta sotto osservazione dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una sospensione di tre giorni dei previsti dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.

    La decisione è arrivata poche ore prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe, concedendo a Washington e Ottawa ulteriore tempo per finalizzare un accordo.

    Trump ha scritto sui social media che Stati Uniti e Canada hanno un “accordo”, subordinato alla “finalizzazione dei documenti.”

    A luglio, l’amministrazione aveva minacciato di imporre i dazi su circa $20 miliardi di prodotti canadesi, tra cui vino, mobili, canne da pesca e mazze da hockey, ricorrendo a una legge risalente all’epoca della Grande Depressione.

    L’Office of the U.S. Trade Representative ha affermato che il possibile accordo garantirà un migliore accesso al mercato canadese per i prodotti statunitensi e comprenderà un “allineamento” sulle questioni relative al commercio digitale.

    Il primo ministro canadese Mark Carney ha riconosciuto i progressi nelle trattative, ma ha sottolineato che resta ancora “un lavoro importante” da svolgere. Ha inoltre ribadito l’obiettivo di costruire un’economia canadese “più indipendente” e “competitiva”.

    La crescita dei ricavi di OpenAI sarebbe inferiore a quella di Anthropic

    Il settore dell’intelligenza artificiale resta sotto i riflettori dopo un rapporto del Wall Street Journal che ha confrontato le ultime performance finanziarie di OpenAI (NASDAQ:OAI) e Anthropic (NASDAQ:ANTP).

    Secondo il quotidiano, OpenAI avrebbe comunicato agli investitori che i ricavi del secondo trimestre sono aumentati del 18% a $6,7 miliardi dai $5,7 miliardi del primo trimestre, mentre le perdite sono cresciute.

    Anthropic, invece, avrebbe più che raddoppiato i ricavi trimestrali a $11,6 miliardi, generando anche un piccolo utile operativo e superando OpenAI per la prima volta.

    La divergenza potrebbe indicare un cambiamento nella dinamica competitiva del settore IA. Il rallentamento della crescita di ChatGPT e la crescente diffusione di Claude Code di Anthropic tra gli sviluppatori stanno aumentando la pressione su OpenAI affinché acceleri la crescita e adatti la propria strategia.

  • L’inflazione dell’Eurozona sale al 2,9% a luglio

    L’inflazione dell’Eurozona sale al 2,9% a luglio

    I prezzi al consumo nell’Eurozona sono aumentati del 2,9% nei dodici mesi fino a luglio, accelerando leggermente rispetto al 2,8% registrato a giugno, secondo i dati pubblicati mercoledì da Eurostat, che hanno confermato la stima preliminare.

    Su base mensile, i prezzi al consumo complessivi sono aumentati dello 0,2% a luglio.

    Un indicatore armonizzato a livello UE dell’inflazione sottostante, che esclude componenti volatili come alimentari e carburanti, si è attestato al 2,2% su base annua. Su base mensile, i prezzi misurati da questo indicatore sono rimasti invariati.

    L’inflazione core accelera su base annua

    La misura “core” dell’indice dei prezzi al consumo, attentamente monitorata dai mercati, è aumentata del 2,5% rispetto a un anno prima, contro il 2,4% di giugno.

    Su base mensile, tuttavia, i prezzi core sono rimasti invariati, rallentando rispetto all’aumento dello 0,2% registrato nel mese precedente. I dati indicano quindi una certa persistenza dell’inflazione sottostante su base annua, nonostante una dinamica dei prezzi più contenuta nel breve periodo.

    La BCE affronta l’incertezza legata all’inflazione e all’energia

    Gli ultimi dati sull’inflazione rappresenteranno probabilmente un elemento importante nelle valutazioni della Banca Centrale Europea quando i responsabili della politica monetaria si riuniranno nuovamente a settembre.

    Nella riunione di luglio, la BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse, ma ha avvertito che “l’incertezza rimane elevata” riguardo alle conseguenze economiche della guerra con l’Iran. I responsabili della politica monetaria hanno inoltre sottolineato che l’impatto completo dello shock energetico collegato al conflitto “deve ancora manifestarsi.”

    La possibilità di ulteriori aumenti dei costi energetici aggiunge quindi un altro elemento di incertezza alle prospettive dell’inflazione, mentre la BCE valuta se le pressioni sui prezzi siano sufficientemente persistenti da giustificare un ulteriore irrigidimento monetario.

    I mercati aumentano le scommesse su nuovi rialzi dei tassi BCE

    Gli investitori stanno aumentando le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della BCE nei prossimi mesi, sostenuti anche dai segnali di relativa resilienza dell’economia dell’Eurozona.

    Nel secondo trimestre, l’economia dell’area della moneta unica è cresciuta dello 0,4%, accelerando rispetto al ritmo registrato tra gennaio e marzo.

    La combinazione tra un’inflazione annua più elevata, un’attività economica resiliente e l’incertezza sui prezzi dell’energia potrebbe quindi mantenere alta la pressione sulla BCE in vista della prossima decisione di politica monetaria a settembre.

  • Il gas europeo arretra dai massimi di cinque mesi con le prese di profitto

    Il gas europeo arretra dai massimi di cinque mesi con le prese di profitto

    I prezzi del gas naturale europeo sono scesi mercoledì, con gli operatori che hanno realizzato profitti dopo cinque sedute consecutive di rialzi che avevano portato i contratti all’ingrosso ai livelli più elevati da marzo 2026.

    I future olandesi front-month di riferimento hanno perso terreno rispetto ai massimi di diversi mesi dopo aver raggiunto nuovi picchi intraday, mentre anche gli equivalenti contratti britannici sul gas all’ingrosso sono arretrati dai massimi di cinque mesi. La correzione è arrivata dopo una forte rivalutazione del mercato energetico europeo, alimentata soprattutto dall’aumento dei rischi geopolitici in Medio Oriente.

    Nonostante il recente calo, gli operatori rimangono prudenti sulle possibilità di una discesa più significativa, poiché le interruzioni delle forniture nel Golfo Persico continuano a limitare il potenziale ribassista dei prezzi europei del gas.

    Le interruzioni nello Stretto di Hormuz mantengono elevati i rischi sulle forniture

    La recente corsa verso i massimi di marzo ha accelerato dopo il fallimento dei negoziati diplomatici tra Washington e Teheran. Successivamente, l’Iran è passato a una postura militare definita “pienamente offensiva”, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un intervento militare in risposta alle interferenze con il traffico marittimo.

    Le interruzioni nello Stretto di Hormuz sono diventate una delle principali preoccupazioni per il mercato globale del gas. Questa via marittima strategica gestiva in precedenza circa un quinto delle spedizioni mondiali di gas naturale liquefatto.

    Le difficoltà di transito hanno bloccato le metaniere qatariote e intensificato la competizione per le forniture disponibili. Di conseguenza, le utility europee sono state costrette a presentare offerte più aggressive per i carichi spot non ancora contrattualizzati in un mercato globale del GNL già caratterizzato da disponibilità limitata.

    I livelli degli stoccaggi europei aumentano i timori sull’offerta

    L’Europa deve inoltre affrontare una significativa sfida sul fronte degli stoccaggi con l’avvicinarsi della stagione autunnale del riscaldamento.

    I dati di Gas Infrastructure Europe mostrano che gli impianti di stoccaggio sotterraneo nell’Unione Europea si trovano appena sopra il 60% della capacità operativa. L’elevata domanda di raffrescamento durante l’ondata di caldo estiva, insieme ai ritardi nelle consegne di GNL, ha rallentato il ritmo di ricostituzione delle scorte.

    La struttura del mercato dei future rappresenta un ulteriore ostacolo. La curva forward del gas europeo rimane in forte backwardation, una situazione in cui le forniture per consegna immediata vengono negoziate con un premio significativo rispetto ai contratti con scadenze più lontane.

    Questo riduce l’incentivo economico per gli operatori ad acquistare costoso gas spot da immettere negli stoccaggi. Si crea così un potenziale circolo vizioso in cui le deboli iniezioni lasciano l’Europa con riserve relativamente limitate in vista della stagione invernale.

    Gli operatori seguono i flussi marittimi di GNL

    Con pochi dati economici regionali di rilievo in grado di fornire una direzione al mercato, gli operatori energetici europei stanno concentrando l’attenzione sui movimenti fisici delle navi nel Golfo Persico e sull’andamento più ampio dei mercati finanziari e delle materie prime.

    Il ribasso di mercoledì sembra quindi rappresentare una pausa dopo la rapida recente avanzata piuttosto che un miglioramento sostanziale del quadro dell’offerta. Gli sviluppi nello Stretto di Hormuz, la disponibilità di carichi di GNL e il ritmo delle iniezioni negli stoccaggi europei resteranno probabilmente tra i principali fattori per i prezzi del gas all’ingrosso nel breve termine.

  • Le Borse europee faticano a riprendersi dopo il forte selloff: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee faticano a riprendersi dopo il forte selloff: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee sono rimaste deboli mercoledì, con gli investitori ancora cauti dopo un’ondata di vendite che ha coinvolto diverse classi di attività, spinto nettamente al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato e interrotto il precedente slancio positivo dei mercati azionari.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 è rimasto sostanzialmente invariato, mantenendosi vicino ai minimi delle ultime due settimane dopo aver registrato nella seduta precedente il peggior calo giornaliero in quasi un mese.

    Anche i principali listini regionali hanno mostrato variazioni contenute. Il DAX tedesco ha perso lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,2%. Il FTSE 100 di Londra e l’IBEX 35 spagnolo sono rimasti pressoché invariati.

    Gli investitori stanno ancora valutando le conseguenze del ribasso di martedì, quando l’escalation delle tensioni nel Golfo Persico, l’aumento del prezzo del petrolio e i costi di finanziamento ai massimi pluriennali hanno provocato una rapida riduzione dell’esposizione agli asset rischiosi.

    I rendimenti obbligazionari più elevati pesano sulle valutazioni azionarie

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,22%, il livello più alto da maggio 2011, mentre quello del Treasury statunitense a 30 anni ha superato il 5,30%. Il forte aumento dei tassi privi di rischio sta facendo salire il tasso di sconto applicato alle azioni, aumentando la pressione sulle valutazioni.

    Tassi di sconto più elevati tendono a penalizzare soprattutto i settori orientati alla crescita e più sensibili alla duration, come tecnologia, software e immobiliare, poiché riducono il valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi.

    Allo stesso tempo, rendimenti più elevati sui titoli di Stato rendono il debito sovrano più competitivo rispetto alle azioni. Quando i rendimenti degli utili societari offrono un premio limitato rispetto ai titoli governativi a rischio relativamente basso, gli investitori hanno maggiori incentivi a trasferire capitale dalle azioni alle obbligazioni.

    Le parole della BCE e il petrolio riaccendono le attese di un rialzo dei tassi

    I timori per una politica monetaria più restrittiva sono aumentati dopo che martedì il capo economista della Banca Centrale Europea, Philip Lane, ha avvertito che l’inflazione dell’Eurozona, attualmente intorno al 3%, rimane “ben al di sopra” dell’obiettivo del 2% della BCE.

    Sebbene l’inflazione sia scesa considerevolmente rispetto ai precedenti picchi a doppia cifra, Lane ha indicato che un livello vicino al 3% resta problematico per i responsabili della politica monetaria, soprattutto considerando il rischio che l’aumento dei prezzi dell’energia possa generare una seconda ondata di pressioni inflazionistiche.

    I future sul Brent sono rimasti vicini ai massimi delle ultime tre settimane, intorno a $91,50 al barile, mentre il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz continua a subire forti disagi in seguito ai cambiamenti della situazione militare nel Golfo Persico.

    La combinazione tra inflazione persistente e prezzi elevati delle materie prime ha portato a una significativa revisione delle aspettative sui tassi. I mercati monetari stanno ora quasi interamente scontando un aumento di 25 punti base da parte della BCE nella riunione di settembre, abbandonando le precedenti aspettative di una lunga pausa.

    Lagarde e i verbali della Fed al centro dell’attenzione

    L’attenzione si sposta ora sulle dichiarazioni della presidente della BCE Christine Lagarde, dalle quali gli investitori cercheranno indicazioni su come i responsabili della politica monetaria intendano affrontare la combinazione di inflazione persistente, maggiori costi energetici e indebolimento della crescita economica.

    I mercati analizzeranno inoltre i verbali della riunione FOMC di luglio della Federal Reserve. Gli investitori obbligazionari e azionari cercheranno di capire quanto i funzionari della Fed fossero preoccupati per il rallentamento del mercato del lavoro prima del recente forte aumento dei costi di finanziamento a lungo termine.

    I due appuntamenti potrebbero fornire indicazioni importanti ai mercati globali mentre gli investitori valutano se le nuove pressioni inflazionistiche costringeranno le banche centrali a mantenere una politica monetaria più restrittiva anche in presenza di crescenti ostacoli alla crescita economica.

  • Banca Generali sale mentre il CEO di MPS valuta alternative all’offerta di Intesa

    Banca Generali sale mentre il CEO di MPS valuta alternative all’offerta di Intesa

    Le azioni di Banca Generali (BIT:BGN) hanno guadagnato circa l’1% mercoledì dopo indiscrezioni secondo cui l’amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), Luigi Lovaglio, starebbe valutando possibili offerte di scambio azionario riguardanti Banca Generali e Banco BPM (BIT:BAMI).

    Secondo il quotidiano finanziario italiano Il Sole 24 Ore, le due potenziali operazioni sarebbero allo studio come alternative all’offerta pubblica lanciata da Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) su MPS. Citando fonti bancarie, il giornale ha riferito che il consiglio di amministrazione di MPS non sarebbe ancora stato formalmente informato dei piani, anche se i consiglieri vicini a Lovaglio sarebbero stati avvertiti della possibilità di una riunione imminente.

    Meloni ha espresso preoccupazione per il futuro di MPS

    Le indiscrezioni arrivano dopo le dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito alla proposta di acquisizione da parte di Intesa. In un’intervista al quotidiano finanziario Milano Finanza, Meloni ha affermato di sperare che MPS non finisca “smembrata” a seguito dell’operazione.

    MPS è stata salvata dallo Stato italiano nel 2017 prima di essere riprivatizzata tra il 2023 e il 2024. Intesa ha successivamente presentato a giugno un’offerta non sollecitata per la banca, inizialmente valutata circa €30,6 miliardi.

    L’iniziativa di Intesa è arrivata dopo una precedente proposta di Banco BPM per una “fusione tra pari” con MPS, intensificando la competizione per il controllo dello storico istituto senese.

    Banco BPM ha poi abbandonato il progetto dopo che il suo principale azionista, la francese Crédit Agricole, aveva messo in dubbio la capacità di un’integrazione tra le due banche di medie dimensioni di creare valore sufficiente per gli azionisti di Banco BPM.

    La partecipazione in Generali aggiunge un’altra dimensione strategica

    La posizione di MPS nel settore finanziario italiano è cambiata significativamente dopo il completamento, a dicembre, dell’acquisizione di Mediobanca. L’operazione ha reso MPS il maggiore azionista di Generali, con una partecipazione di circa il 13% nella compagnia assicurativa.

    Questa quota è diventata successivamente un asset strategico importante nella più ampia partita che riguarda MPS e potrebbe assumere un ruolo significativo in qualsiasi potenziale operazione con Banca Generali.

    Meloni ha sostenuto in passato che la riprivatizzazione di MPS dovrebbe contribuire a rafforzare la concorrenza nel settore bancario italiano, favorendo la nascita di un terzo grande gruppo accanto a Intesa e UniCredit. Il governo ha inoltre sottolineato l’importanza dell’identità storica di MPS e del suo forte radicamento territoriale.

    Il piano di Intesa trasformerebbe le attività di MPS

    Secondo la struttura proposta da Intesa, circa metà della rete di filiali di MPS, insieme alla sede di Siena e al marchio, verrebbe ceduta alla compagnia assicurativa Unipol (BIT:UNI).

    Unipol integrerebbe successivamente queste attività con BPER (BIT:BPE), la banca che controlla, determinando potenzialmente una profonda riorganizzazione dell’attuale struttura di MPS.

    L’ipotesi di operazioni alternative con Banco BPM o Banca Generali aggiunge quindi un ulteriore elemento alla battaglia per il consolidamento intorno a MPS, anche se le opzioni riportate restano preliminari e non sarebbero ancora state formalmente sottoposte al consiglio di amministrazione della banca.

  • MPS starebbe valutando operazioni su Banco BPM e Banca Generali

    MPS starebbe valutando operazioni su Banco BPM e Banca Generali

    L’amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), Luigi Lovaglio, starebbe esaminando due possibili operazioni di rilievo riguardanti Banco BPM (BIT:BAMI) e Banca Generali (BIT:BGN), come potenziali alternative all’offerta pubblica di acquisto e scambio recentemente lanciata da Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) in accordo con Unipol (BIT:UNI).

    Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, gli scenari sarebbero ancora in una fase preliminare e il consiglio di amministrazione di MPS non sarebbe stato formalmente informato. Tuttavia, i consiglieri considerati più vicini a Lovaglio sarebbero stati avvertiti della possibilità che una riunione del CdA venga convocata in tempi brevi.

    Lovaglio potrebbe cercare di riequilibrare i rapporti con Intesa

    “Lovaglio, vero giocatore di poker”, spiega il quotidiano, “sta cercando di giocare il suo asso nella manica per ribaltare i rapporti di forza con Intesa nel round finale e decisivo delle trattative”.

    Qualunque iniziativa di questo tipo comporterebbe una notevole complessità. Il Sole ha descritto le possibili operazioni come “decisioni molto rischiose, soprattutto alla vigilia della decisione della Procura di Milano sull’indagine MPS-Mediobanca (BIT:MB)”, mentre MPS dovrebbe inoltre rispettare i vincoli derivanti dalla passivity rule, applicabile dalla comunicazione dell’offerta di Intesa.

    Nel caso di Banco BPM emergerebbe un ulteriore ostacolo significativo. Secondo Il Sole, un’eventuale operazione dovrebbe tenere conto “del veto annunciato dal principale azionista della banca, la francese Crédit Agricole, che controlla poco meno di un terzo del capitale”. Crédit Agricole possiede infatti il 29,3% di Banco BPM.

    Un’operazione su Banca Generali, invece, potrebbe diventare possibile “solo con l’accordo della controllante Generali”.

    La partecipazione in Generali potrebbe offrire un’altra opzione strategica

    Il Sole 24 Ore sottolinea che Lovaglio “si sente un uomo delle missioni impossibili” e potrebbe ancora disporre di un “jolly”: “la vendita, totale o parziale, del 13% di Generali, che controlla attraverso Mediobanca” e sulla quale “potrebbe intervenire la finanza francese”.

    Una simile operazione potrebbe offrire maggiore flessibilità strategica, anche se il numero di soggetti coinvolti renderebbe particolarmente complessa la sua realizzazione.

    Gli analisti di Equita hanno definito lo scenario complessivo “complesso”, sottolineando inoltre un “rischio di esecuzione significativamente più elevato rispetto all’offerta Intesa-Mps”.

    Equita segnala rischi di esecuzione più elevati

    Secondo Equita, MPS “si troverebbe a dover gestire in parallelo il completamento dell’integrazione di Mediobanca e altre operazioni di grandi dimensioni, aumentando significativamente il rischio di esecuzione rispetto a quello associato all’offerta di Intesa.”

    Gli analisti aggiungono che “il successo delle operazioni sarebbe subordinato al coinvolgimento e al consenso di stakeholder chiave, tra cui Crédit Agricole, Generali e azionisti rilevanti di MPS, oltre all’ottenimento di molteplici autorizzazioni regolamentari e al superamento dei vincoli derivanti dalla passivity rule.”

    Un altro aspetto riguarda il finanziamento e le potenziali sinergie. Equita osserva che “la logica finanziaria delle operazioni richiederebbe il raggiungimento di sinergie particolarmente ambiziose per sostenere la creazione di valore”.

    L’ipotesi Banca Generali richiama inoltre un precedente tentativo di consolidamento. “La possibilità di una combinazione con Banca Generali ricorda da vicino la proposta Mediobanca-Banca Generali del 2025, sollevando interrogativi sulla disponibilità degli stakeholder chiave ad approvare una struttura che poco più di un anno fa non aveva ottenuto il necessario sostegno dall’assemblea degli azionisti di Mediobanca”, conclude Equita.

    Equita ha confermato la raccomandazione buy su MPS e il target price di €12,40, rispetto agli €11,984 registrati dal titolo nelle contrattazioni mattutine, in calo dello 0,30%.

    Equita agisce o ha agito negli ultimi 12 mesi come consulente finanziario di Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto e/o scambio avente ad oggetto strumenti finanziari emessi da Banca Monte dei Paschi di Siena.

  • Rendimenti obbligazionari e petrolio in rialzo aumentano la pressione su Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Rendimenti obbligazionari e petrolio in rialzo aumentano la pressione su Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Le azioni statunitensi si preparavano a un’altra apertura negativa martedì, con i futures sui principali indici in calo dopo la flessione registrata da Wall Street nelle due sedute precedenti.

    I titoli tecnologici apparivano particolarmente vulnerabili, con i futures sul Nasdaq 100 in ribasso dell’1,3% mentre l’aumento dei rendimenti dei Treasury esercitava ulteriore pressione sui titoli orientati alla crescita. Il rendimento del Treasury statunitense a 30 anni ha raggiunto il livello più alto in quasi due decenni, mentre gli investitori continuavano a valutare i rischi inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente.

    Il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    I mercati energetici sono rimasti un’altra fonte di incertezza per gli investitori. I futures sul greggio statunitense sono saliti dello 0,8% dopo il balzo del 2,6% registrato lunedì, mentre diminuivano le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran.

    La nuova accelerazione del petrolio ha rafforzato i timori che i costi energetici possano mantenere elevata l’inflazione, complicando potenzialmente le prospettive della politica monetaria nonostante il recente indebolimento di alcuni dati economici statunitensi.

    Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com, ha osservato che l’aumento dei rendimenti dei Treasury avviene “nonostante i recenti dati economici più deboli abbiano ridotto le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Fed.”

    “Al contrario, il tratto lungo della curva sta reagendo ai persistenti rischi inflazionistici, all’elevato indebitamento pubblico e alla crescente competizione per il capitale, compresa l’emissione di debito associata al boom degli investimenti nell’IA”, ha affermato Hathorn.

    Ha aggiunto: “Questo crea un contesto difficile per le azioni, perché le condizioni finanziarie possono irrigidirsi anche senza che la Fed aumenti i tassi.”

    Wall Street si allontana ulteriormente dai massimi record

    La debolezza dei futures di martedì ha seguito un’altra seduta negativa per le azioni statunitensi lunedì.

    Dopo un avvio incerto, i principali indici hanno perso terreno nel corso della giornata, prolungando il modesto arretramento registrato venerdì.

    L’S&P 500 ha perso 40,70 punti, pari allo 0,5%, chiudendo a 7.745,06, vicino ai minimi della seduta e allontanandosi ulteriormente dal record di chiusura raggiunto giovedì scorso.

    Il Dow Jones Industrial Average è sceso di 272,63 punti, o dello 0,5%, a 53.459,78, mentre il Nasdaq Composite ha ceduto 84,25 punti, pari allo 0,3%, terminando a 26.644,91.

    Le tensioni con l’Iran spingono il greggio

    La debolezza dei mercati di lunedì ha coinciso con un forte aumento dei prezzi del petrolio, mentre gli investitori reagivano ai segnali di una possibile nuova escalation del conflitto in Medio Oriente.

    I futures sul greggio statunitense sono balzati di oltre il 2% in seguito alle indicazioni secondo cui l’Iran avrebbe escluso negoziati con Washington per prorogare una tregua di 60 giorni in scadenza martedì.

    “Non abbiamo avviato alcun negoziato e gli Stati Uniti hanno violato l’intesa fin dall’inizio; pertanto, la questione dei 60 giorni non è rilevante”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, secondo l’agenzia di stampa statale Tasnim.

    Le preoccupazioni geopolitiche sono aumentate ulteriormente dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato l’Oman durante un’intervista a Fox News, avvertendo: “Se l’Oman si metterà di mezzo, lo bombarderemo fino a distruggerlo.”

    Le dichiarazioni sono arrivate mentre Iran e Oman sembravano avvicinarsi a un’intesa sulla gestione dello Stretto di Hormuz, una rotta strategicamente importante per le forniture energetiche mondiali.

    Compagnie aeree e software guidano i ribassi

    L’aumento dei prezzi del greggio ha esercitato una forte pressione sulle compagnie aeree durante la seduta di lunedì, facendo scendere del 2,8% il NYSE Arca Airline Index.

    Anche i titoli software hanno registrato perdite significative, con il Dow Jones U.S. Software Index in calo del 2,7%.

    Telecomunicazioni, hardware informatico e settore immobiliare residenziale sono stati tra gli altri comparti più deboli.

    Al contrario, i produttori di petrolio hanno beneficiato del rialzo dei prezzi energetici, mentre anche i titoli biotecnologici e dei semiconduttori hanno registrato progressi significativi.

    Con i rendimenti dei Treasury ancora in aumento e l’incertezza geopolitica che sostiene i prezzi del petrolio, gli investitori devono confrontarsi con il rischio di condizioni finanziarie più restrittive anche senza un immediato rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, lasciando Wall Street esposta a un possibile prolungamento della recente correzione.

  • Le borse europee arretrano con l’intensificarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee arretrano con l’intensificarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un andamento prevalentemente negativo martedì, mentre l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha alimentato la cautela degli investitori, spinto al rialzo il petrolio e portato i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza dell’Eurozona ai massimi pluriennali.

    I futures sul Brent hanno superato i 91 dollari al barile dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso una proroga dell’accordo temporaneo di cessate il fuoco con l’Iran. Teheran, nel frattempo, ha dichiarato di prepararsi ad adottare una postura militare “completamente offensiva”, riducendo ulteriormente le aspettative di una distensione del conflitto.

    L’incidente nello Stretto di Hormuz aumenta le preoccupazioni

    Nuovi timori sulla sicurezza in Medio Oriente sono emersi dopo che una nave cargo è stata colpita da un proiettile mentre attraversava lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dall’UKMTO.

    L’incidente ha aumentato le preoccupazioni sulla sicurezza del traffico commerciale attraverso questa rotta marittima strategicamente importante, accrescendo l’incertezza sulle forniture energetiche globali e sostenendo i prezzi del greggio.

    In questo contesto, i mercati europei sono rimasti sotto pressione. L’indice francese CAC 40 ha perso lo 0,4%, mentre il DAX tedesco è sceso dello 0,3%.

    Il FTSE 100 britannico si è invece mosso in controtendenza rispetto agli altri principali listini regionali, avanzando dello 0,2%.

    La disoccupazione britannica resta al 4,9%

    Gli investitori hanno valutato anche i nuovi dati economici provenienti dal Regno Unito, dove il tasso di disoccupazione si è mantenuto al 4,9% nei tre mesi fino a giugno, invariato rispetto al periodo precedente, secondo l’Office for National Statistics.

    Il numero di posti di lavoro vacanti ha continuato a diminuire, scendendo di 6.000 unità a 707.000 nei tre mesi fino a luglio.

    Sul mercato valutario, il dollaro statunitense ha registrato un lieve rialzo, pur rimanendo vicino ai minimi degli ultimi mesi rispetto alle principali valute.

    Gli investitori attendevano inoltre diversi dati economici statunitensi previsti nel corso della giornata, tra cui prezzi all’importazione e all’esportazione, nuovi cantieri residenziali, produzione industriale e vendite di abitazioni in attesa di conclusione.

    Basilea Pharmaceutica balza dopo il rialzo delle previsioni sugli utili

    Tra i singoli titoli, le azioni Basilea Pharmaceutica (TG:PK5) sono balzate dopo che la società biofarmaceutica svizzera ha migliorato le proprie previsioni sugli utili per il 2026.

    La revisione dell’outlook è arrivata dopo una solida performance nel primo semestre, durante il quale l’utile netto è aumentato del 77% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    HgCapital Trust (LSE:HGT) ha invece perso terreno dopo che il fondo d’investimento britannico ha annunciato l’intenzione di investire circa 20 milioni di sterline, attraverso il proprio gestore Hg, in Nourish Care, una piattaforma di consulenza nutrizionale e dietetica.

    Il colosso minerario BHP (LSE:BHP) ha registrato un moderato rialzo dopo aver comunicato un aumento del 9% dell’utile netto annuale.

    Con i rischi geopolitici che continuano a sostenere i prezzi dell’energia e i rendimenti obbligazionari, i mercati europei hanno mantenuto un atteggiamento prevalentemente difensivo mentre gli investitori seguono gli sviluppi riguardanti l’Iran e lo strategico Stretto di Hormuz.