Blog

  • Previsioni deboli di Walmart potrebbero pesare su Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Previsioni deboli di Walmart potrebbero pesare su Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un avvio in calo per la seduta di giovedì, con i mercati pronti a restituire parte dei guadagni registrati il giorno precedente.

    A pesare sul sentiment è soprattutto Walmart (NYSE:WMT). Sebbene il gruppo abbia pubblicato risultati del quarto trimestre superiori alle attese, la guidance sugli utili per l’anno in corso è risultata inferiore alle previsioni, raffreddando l’entusiasmo degli investitori.

    Anche il rialzo del prezzo del petrolio ha contribuito al clima di cautela, in un contesto di timori per un possibile confronto militare tra Stati Uniti e Iran.

    I futures hanno tuttavia recuperato parte delle perdite dopo la diffusione di un report del Dipartimento del Lavoro, che ha mostrato un calo delle nuove richieste di sussidio di disoccupazione nella settimana conclusa il 14 febbraio, superiore alle aspettative.

    Mercoledì i mercati hanno registrato un forte slancio iniziale prima di ridimensionare parte dei guadagni nel corso della seduta. Pur allontanandosi dai massimi intraday, gli indici principali hanno chiuso nettamente in territorio positivo.

    Proseguendo il trend moderatamente positivo di martedì, il Nasdaq è salito di 175,25 punti, pari allo 0,8%, a 22.753,63. L’S&P 500 ha guadagnato 38,09 punti, o lo 0,6%, a 6.881,31, mentre il Dow Jones Industrial Average è avanzato di 129,47 punti, o lo 0,3%, a 49.662,66.

    La spinta iniziale è stata alimentata in particolare da Nvidia (NASDAQ:NVDA), che è balzata dopo aver annunciato una partnership strategica pluriennale e multi-generazionale con Meta (NASDAQ:META), riguardante sistemi on-premises, cloud e infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

    Nvidia ha dichiarato che l’accordo consentirà la distribuzione su larga scala delle proprie CPU e di milioni di GPU Blackwell e Rubin.

    Dopo un rialzo massimo del 2,9%, il titolo ha ridotto parte dei guadagni ma ha comunque chiuso in progresso dell’1,6%.

    Anche Micron (NASDAQ:MU) ha registrato un forte rialzo, salendo del 5,3% dopo la notizia che Appaloosa Management di David Tepper ha aumentato del 200% la propria partecipazione nella società.

    Il sentiment positivo è stato sostenuto anche da dati macro incoraggianti. Un report della Federal Reserve ha mostrato che la produzione industriale è cresciuta a gennaio più del previsto.

    Tuttavia, la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Fed ha raffreddato l’entusiasmo, evidenziando divisioni tra i funzionari sull’andamento futuro dei tassi di interesse.

    Secondo i verbali della riunione del 27-28 gennaio, diversi membri ritengono probabili ulteriori tagli dei tassi qualora l’inflazione continui a diminuire in linea con le attese.

    Altri, invece, ritengono opportuno mantenere i tassi invariati per “some time”, mentre la banca centrale valuta con attenzione i dati in arrivo.

    La Fed ha inoltre osservato che alcuni partecipanti ritengono che ulteriori allentamenti non siano giustificati finché non vi siano chiare indicazioni che il processo di disinflazione sia tornato stabilmente in carreggiata.

    Diversi funzionari hanno infine sostenuto una descrizione “a doppio senso” delle prospettive sui tassi, segnalando che potrebbero essere presi in considerazione rialzi se l’inflazione dovesse restare sopra l’obiettivo.

    A livello settoriale, i titoli legati ai servizi petroliferi hanno guidato i rialzi grazie al balzo del greggio, con l’indice Philadelphia Oil Service in aumento del 2,7%.

    Anche i titoli auriferi hanno beneficiato del forte rialzo dell’oro, spingendo l’indice NYSE Arca Gold Bugs in progresso del 2,5%.

    In positivo anche i produttori di energia, i finanziari e i trasporti, mentre i settori sensibili ai tassi come utility e immobiliare commerciale hanno registrato ribassi.

  • Borse europee in calo tra utili contrastanti e crescenti tensioni tra USA e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo tra utili contrastanti e crescenti tensioni tra USA e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso prevalentemente in ribasso giovedì, mentre gli investitori hanno valutato una serie eterogenea di risultati societari e reagito alle notizie secondo cui l’esercito statunitense potrebbe essere pronto a colpire l’Iran già nel fine settimana.

    Sul fronte geopolitico, la Russia ha dichiarato di aver intercettato e distrutto 113 droni ucraini durante la notte, mentre i negoziati mediati dagli Stati Uniti a Ginevra si sono conclusi senza progressi significativi.

    Il DAX tedesco ha perso l’1,1%, il CAC 40 francese lo 0,9% e il FTSE 100 britannico lo 0,7%.

    Airbus (EU:AIR) ha guidato i ribassi dopo che il produttore aeronautico ha segnalato che i ritardi nelle consegne dei motori per il programma A320 stanno rallentando l’aumento della produzione previsto.

    Anche Accor (EU:AC) è scesa dopo aver confermato le proprie prospettive di medio termine, senza tuttavia convincere il mercato.

    A Londra, CRH (LSE:CRH) ha registrato un calo dopo aver riportato risultati del quarto trimestre inferiori alle attese degli analisti.

    Sul fronte opposto, il gruppo francese delle telecomunicazioni Orange (EU:ORA) ha messo a segno un forte rialzo dopo aver superato le stime con l’utile operativo trimestrale.

    Air France-KLM (EU:AF) è balzata in avanti dopo aver annunciato un utile operativo record superiore a 2 miliardi di euro nel 2025.

    Nestle (BIT:1NESN) ha guadagnato terreno in seguito all’annuncio dell’intenzione di cedere la propria divisione gelati.

    In rialzo anche Repsol (TG:REP), dopo che il gruppo energetico spagnolo ha aumentato le previsioni sul dividendo 2026 e confermato il proseguimento del programma di riacquisto di azioni al ritmo attuale.

  • Il petrolio continua a salire tra le tensioni USA-Iran e i timori sull’offerta

    Il petrolio continua a salire tra le tensioni USA-Iran e i timori sull’offerta

    I prezzi del petrolio hanno esteso i rialzi giovedì, mentre i tentativi diplomatici tra Washington e Teheran si sono intrecciati con un aumento dell’attività militare nella strategica regione mediorientale produttrice di energia.

    Alle 07:35 GMT, il Brent guadagnava 23 centesimi, pari allo 0,3%, a 70,58 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense saliva di 25 centesimi, o dello 0,4%, a 65,44 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano chiuso la seduta precedente con un balzo superiore al 4%, segnando i livelli di chiusura più alti dal 30 gennaio, mentre i trader incorporavano nei prezzi il rischio di interruzioni dell’offerta in caso di escalation del conflitto.

    “Oil prices are rallying as the market becomes increasingly concerned over the potential for imminent U.S. action against Iran,” hanno scritto gli analisti di ING in una nota giovedì.

    “For oil markets, the concern is clearly what action would mean not only for Iranian oil supply, but also broader Persian Gulf oil flows, given the risk of disruption to shipments through the Strait of Hormuz.”

    I media statali iraniani hanno riferito che lo Stretto di Hormuz è stato chiuso temporaneamente per alcune ore martedì, senza chiarire se il traffico sia stato completamente ripristinato. Circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio transita attraverso questo passaggio strategico.

    “Tensions between Washington and Tehran remain high, but the prevailing view is that full-scale armed conflict is unlikely, prompting a wait-and-see approach,” ha dichiarato Hiroyuki Kikukawa, chief strategist di Nissan Securities Investment, società del gruppo Nissan Securities.

    “U.S. President Donald Trump does not want a sharp rise in crude prices, and even if military action occurs, it would likely be limited to short-term air strikes,” ha aggiunto Kikukawa.

    La Casa Bianca ha dichiarato mercoledì che nei colloqui sul nucleare a Ginevra sono stati compiuti alcuni progressi, pur restando divergenze significative. Secondo Washington, Teheran dovrebbe presentare ulteriori dettagli nelle prossime settimane.

    L’Iran ha inoltre emesso un avviso ai piloti (NOTAM) per lanci di razzi previsti nel sud del Paese tra le 03:30 e le 13:30 GMT di giovedì, secondo il sito della Federal Aviation Administration statunitense.

    Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno dispiegato unità navali nelle vicinanze dell’Iran. Il vicepresidente JD Vance ha affermato che Washington sta valutando se proseguire con il dialogo diplomatico o perseguire “another option”.

    Altrove, i colloqui di pace tra Ucraina e Russia a Ginevra si sono conclusi mercoledì senza risultati concreti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy ha accusato Mosca di ostacolare gli sforzi mediati dagli Stati Uniti per porre fine al conflitto in corso da quattro anni.

    Sul fronte dell’offerta, dati di settore hanno fornito ulteriore sostegno ai prezzi. Secondo fonti di mercato che citano l’American Petroleum Institute, le scorte statunitensi di greggio, benzina e distillati sono diminuite la scorsa settimana, in contrasto con le attese di un sondaggio Reuters che prevedeva un aumento di 2,1 milioni di barili per la settimana conclusa il 13 febbraio.

    I dati ufficiali sulle scorte da parte della U.S. Energy Information Administration sono attesi nel corso della giornata di giovedì.

  • L’oro supera di nuovo i 5.000 dollari tra tensioni geopolitiche; i verbali Fed limitano i rialzi

    L’oro supera di nuovo i 5.000 dollari tra tensioni geopolitiche; i verbali Fed limitano i rialzi

    I prezzi dell’oro sono saliti nella sessione asiatica di giovedì, dopo un balzo superiore al 2% nella seduta precedente, mentre gli investitori hanno valutato il persistere dei rischi geopolitici e i segnali contrastanti provenienti dalla Federal Reserve.

    L’oro spot è salito dello 0,9% a 5.019,95 dollari l’oncia alle 02:03 ET (07:03 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno guadagnato lo 0,6% a 5.037,75 dollari.

    Mercoledì il metallo prezioso era avanzato del 2,1%, recuperando gran parte delle perdite registrate all’inizio della settimana.

    I volumi di scambio sono rimasti contenuti, con diversi importanti mercati asiatici chiusi per festività, fattore che ha accentuato le oscillazioni di breve periodo.

    Le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio; focus sulla Fed

    L’incertezza geopolitica ha continuato a sostenere la domanda di oro. Gli investitori hanno monitorato l’inasprirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, comprese le preoccupazioni per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e lo stallo nei negoziati sul nucleare.

    Anche i limitati progressi nei colloqui di pace tra Russia e Ucraina hanno alimentato i timori sulla sicurezza globale, rafforzando i flussi verso asset rifugio come l’oro.

    Tuttavia, il sentiment è diventato più prudente dopo la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Fed, che hanno evidenziato divisioni tra i policymaker sull’orientamento futuro dei tassi di interesse.

    Alcuni funzionari hanno segnalato la possibilità di ulteriori rialzi qualora l’inflazione dovesse restare persistente, mentre altri hanno riconosciuto che potrebbero emergere le condizioni per un allentamento nel corso dell’anno.

    La prospettiva di tassi statunitensi più elevati più a lungo ha sostenuto il dollaro e i rendimenti dei Treasury, limitando i guadagni dell’oro, che non offre rendimento.

    L’indice del dollaro USA è rimasto pressoché invariato dopo un rialzo dello 0,6% nella notte, in risposta al tono leggermente restrittivo dei verbali.

    L’oro tende a soffrire quando i costi di finanziamento aumentano, poiché rendimenti più alti accrescono il costo opportunità di detenere il metallo.

    Gli investitori attendono ora i dati sull’indice dei prezzi PCE statunitense in uscita venerdì, la misura d’inflazione preferita dalla Fed, per indicazioni più chiare sulla politica monetaria.

    Altri metalli in rialzo; l’argento guida i guadagni

    Anche gli altri metalli preziosi e industriali hanno registrato progressi.

    L’argento è balzato del 2,3% a 78,98 dollari l’oncia, mentre il platino è salito dello 0,8% a 2.099,11 dollari.

    Sul fronte dei metalli di base, i futures sul rame al London Metal Exchange sono scesi dello 0,5% a 12.920,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti sono saliti dello 0,5% a 5,80 dollari la libbra.

  • Bitcoin scende sotto i 67.000 dollari mentre i verbali Fed rafforzano il tono restrittivo

    Bitcoin scende sotto i 67.000 dollari mentre i verbali Fed rafforzano il tono restrittivo

    Bitcoin ha registrato un calo giovedì, proseguendo la recente fase di debolezza dopo che i verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve hanno evidenziato un orientamento più restrittivo, aumentando l’incertezza sul futuro percorso dei tassi d’interesse negli Stati Uniti.

    Le criptovalute sono state inoltre penalizzate da un clima di avversione al rischio legato all’intensificarsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. Al contrario, l’oro ha beneficiato della domanda di beni rifugio.

    Alle 01:06 ET, Bitcoin (COIN:BTCUSD) perdeva l’1,3% a 66.963,8 dollari.

    Le criptovalute hanno inoltre sottoperformato rispetto al rialzo dei titoli tecnologici globali, nonostante storicamente tendano a muoversi in linea con il settore.

    Bitcoin sotto pressione per l’incertezza sui tassi

    La principale criptovaluta ha continuato a risentire dei dubbi sull’evoluzione della politica monetaria statunitense, con i verbali Fed che non hanno offerto segnali rassicuranti.

    Dal resoconto della riunione di gennaio emerge che i policymaker sono sempre più divisi sulla traiettoria di lungo periodo di tassi e inflazione. In particolare, “diversi” membri hanno indicato che ulteriori rialzi dei tassi potrebbero essere appropriati qualora l’inflazione restasse persistente.

    I membri della Fed hanno inoltre espresso incertezza sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’economia, con opinioni divergenti sul fatto che la tecnologia possa favorire o frenare la crescita.

    I mercati crypto hanno reagito negativamente alle ipotesi di nuovi rialzi, dato che tassi più elevati tendono a penalizzare asset altamente speculativi come Bitcoin. Dopo la pubblicazione dei verbali, gli operatori si sono orientati verso il dollaro USA.

    Il CEO di Goldman Sachs: possiedo pochissimo Bitcoin

    Il CEO di Goldman Sachs (NYSE:GS), David Solomon, ha dichiarato di detenere personalmente pochissimo Bitcoin, pur seguendo attentamente l’evoluzione della criptovaluta e il suo possibile impatto sui mercati finanziari.

    Goldman Sachs ha mantenuto finora un approccio prudente verso il settore crypto, anche se Solomon in passato ha espresso interesse per il comparto.

    Intervenendo al World Liberty Forum mercoledì, Solomon ha affermato che la banca potrebbe valutare un maggiore coinvolgimento nel settore, soprattutto in presenza di un quadro normativo più chiaro sotto l’amministrazione Donald Trump.

    Altcoin deboli, attesi nuovi dati macro

    Il mercato crypto nel suo complesso si è mosso in un intervallo ristretto, in assenza di catalizzatori positivi. Come Bitcoin, anche la maggior parte delle altcoin ha registrato forti perdite negli ultimi mesi, con il sentiment degli investitori in generale indebolito.

    L’attenzione si concentra ora sui prossimi dati macroeconomici statunitensi per ulteriori indicazioni sui tassi. In particolare, venerdì è attesa la pubblicazione dell’indice dei prezzi PCE, la misura d’inflazione preferita dalla Fed.

    Ether, seconda criptovaluta per capitalizzazione, è sceso dell’1,1% a 1.980,99 dollari, mentre XRP ha perso quasi il 4% a 1,4228 dollari.

    Solana, Cardano e BNB hanno registrato ribassi compresi tra lo 0,4% e il 3%.

    Tra le memecoin, Dogecoin ha ceduto il 2,5%, mentre $TRUMP ha perso l’1,7%.

  • Verbali Fed con toni restrittivi; attesi i conti di Walmart – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Verbali Fed con toni restrittivi; attesi i conti di Walmart – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno registrato lievi rialzi giovedì, suggerendo una possibile prosecuzione dei guadagni guidati dal settore tecnologico nella seduta precedente. Gli investitori hanno analizzato i segnali restrittivi emersi dai verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve, mentre i prezzi del petrolio sono saliti a causa dell’intensificarsi delle tensioni militari in Medio Oriente. Sono inoltre attesi i risultati trimestrali di Walmart (NYSE:WMT) e Deere (NYSE:DE), che potrebbero offrire indicazioni importanti sullo stato di settori chiave dell’economia americana.

    Futures in lieve rialzo

    Alle 03:09 ET, i futures sul Dow Jones salivano di 30 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 guadagnavano 16 punti, ovvero lo 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 86 punti, corrispondenti allo 0,3%.

    Mercoledì i principali indici di Wall Street hanno chiuso in territorio positivo, sostenuti in particolare dal rialzo delle azioni Nvidia (NASDAQ:NVDA). Il titolo del colosso dei semiconduttori è stato trainato dall’annuncio di un accordo pluriennale per la fornitura dei propri chip attuali e di nuova generazione a Meta Platforms, società madre di Facebook. Gli investitori si stanno inoltre preparando alla pubblicazione dei risultati di Nvidia prevista per la prossima settimana, considerata un indicatore cruciale dello stato di salute del boom dell’intelligenza artificiale.

    I guadagni si sono estesi anche ad altri titoli tecnologici, in particolare società come SanDisk e Seagate Technology, i cui servizi di archiviazione digitale sono diventati fondamentali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

    Il rialzo ha contribuito ad attenuare alcune preoccupazioni del mercato riguardo ai tempi di ritorno degli ingenti investimenti nelle infrastrutture per l’AI, come i data center. Anche i titoli software hanno registrato progressi, in una seduta positiva per un comparto recentemente scosso dai timori di possibili rischi di disruption legati ai nuovi modelli di intelligenza artificiale.

    Verbali Fed con segnali restrittivi

    Nel frattempo, gli investitori hanno esaminato attentamente i verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve alla ricerca di indizi sul possibile percorso futuro dei tassi d’interesse negli Stati Uniti.

    Molti analisti hanno evidenziato un passaggio in cui si afferma che “diversi partecipanti” avrebbero sostenuto una “descrizione bilaterale” delle future decisioni sui tassi del Federal Open Market Committee. Questo potrebbe indicare che ulteriori rialzi dei tassi restano possibili qualora l’inflazione dovesse rimanere al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed.

    Dopo che la Fed ha deciso il mese scorso di mettere in pausa il ciclo di tagli dei tassi iniziato a metà 2025, la maggior parte degli osservatori si aspetta che le autorità monetarie riprendano le riduzioni nel corso di quest’anno. Alla luce di un mercato del lavoro resiliente e di un’inflazione in rallentamento ma ancora elevata, alcuni investitori ritengono che un nuovo taglio possa arrivare già a giugno.

    Questa ipotesi resta in gran parte valida, anche se i verbali suggeriscono che la Fed si trovi attualmente in modalità “attendere e valutare”, secondo gli analisti di Capital Economics. Gli stessi analisti hanno aggiunto che Kevin Warsh, scelto dal presidente Donald Trump per succedere a Jerome Powell alla guida della Fed e noto sostenitore di tagli dei tassi, potrebbe avere difficoltà a “convincere i suoi nuovi colleghi della necessità” di una riduzione aggressiva del costo del denaro.

    Il petrolio sale per le tensioni in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio hanno registrato ulteriori rialzi, mentre l’intensificarsi delle attività militari in Medio Oriente ha alimentato timori di possibili interruzioni delle forniture da questa regione chiave per il mercato energetico globale.

    Il Brent è salito dell’1% a 71,04 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato l’1,1% a 65,74 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano già chiuso in rialzo di oltre il 4% mercoledì, registrando i livelli di chiusura più alti dal 30 gennaio.

    Notizie su un aumento dell’attività militare e navale nel Golfo Persico hanno rafforzato la percezione di vulnerabilità dell’offerta. Allo stesso tempo, le speranze di un allentamento delle sanzioni sulle esportazioni energetiche russe si sono affievolite dopo che i colloqui tra Russia e Ucraina non hanno prodotto alcuna svolta.

    Ulteriore sostegno ai prezzi è arrivato dai dati sulle scorte statunitensi. L’American Petroleum Institute ha riferito che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di circa 609.000 barili nella settimana conclusasi il 13 febbraio. I dati ufficiali dell’Energy Information Administration sono attesi nel corso della giornata.

    Attesi i risultati di Walmart

    Walmart sarà uno dei principali protagonisti della giornata sul fronte delle trimestrali.

    Le azioni del gigante della grande distribuzione sono aumentate significativamente quest’anno, portando la capitalizzazione di mercato oltre la soglia dei 1.000 miliardi di dollari e rendendolo il maggiore operatore nel settore dei beni di prima necessità.

    Considerata l’importanza dei consumi per l’economia statunitense, i risultati di Walmart, che ha attirato consumatori colpiti dall’inflazione grazie ai prezzi più bassi sui beni essenziali, potrebbero offrire nuove indicazioni sull’andamento dell’economia durante il cruciale periodo degli acquisti natalizi.

    I dati contribuiranno inoltre a definire il tono in vista delle prossime pubblicazioni di altre catene come Home Depot e Target. Nel loro insieme, questi risultati potrebbero chiarire ulteriormente se l’economia statunitense continui a mostrare una dinamica “a forma di K”, in cui famiglie ad alto reddito e grandi imprese continuano a spendere, mentre i consumatori a basso reddito affrontano pressioni legate al costo della vita.

    Anche Deere sotto i riflettori

    Anche Deere & Company pubblicherà i risultati prima dell’apertura dei mercati.

    Tradizionalmente considerata un indicatore dell’andamento del settore industriale, Deere aveva avvertito a novembre che i nuovi dazi statunitensi avrebbero avuto un impatto significativo sui risultati del 2026.

    Ci si aspetta che ciò pesi sui margini del produttore di macchinari agricoli, anche se l’amministratore delegato John May ha affermato che la domanda costante di macchinari forestali e di piccole attrezzature agricole, insieme a misure di riduzione dei costi, potrebbe attenuare in parte l’impatto.

    Prima delle imposte, i dazi — che hanno colpito aziende come Deere dipendenti dalle importazioni di materie prime — dovrebbero ridurre gli utili dell’esercizio 2026 di circa 1,2 miliardi di dollari, rispetto a un impatto di circa 600 milioni lo scorso anno.

    Allo stesso tempo, il calo dei prezzi agricoli e l’aumento dei costi di produzione hanno spinto molti agricoltori a rinviare l’acquisto di grandi macchinari come trattori, preferendo noleggi o attrezzature usate.

  • Piazza Affari apre in calo, energia sotto pressione dopo il decreto bollette; Tenaris in forte rialzo

    Piazza Affari apre in calo, energia sotto pressione dopo il decreto bollette; Tenaris in forte rialzo

    Piazza Affari ha avviato la seduta in territorio negativo, in linea con la debolezza degli altri listini europei in un contesto di cautela legato anche alle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.

    Intorno alle 9:30 il FTSE MIB cedeva lo 0,6%.

    I titoli energetici hanno pesato in modo significativo sull’indice dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto bollette, che prevede un aumento di due punti percentuali dell’IRAP per le società del settore energia. ERG (BIT:ERG) ha perso il 5%, A2A (BIT:A2A) ed ENEL (BIT:ENEL) hanno registrato ribassi superiori al 3%, mentre Hera (BIT:HER), Terna (BIT:TRN) e Italgas (BIT:IG) sono state oggetto di vendite diffuse.

    In controtendenza Tenaris (BIT:TEN), che ha messo a segno un rialzo del 4,6% dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre con ricavi superiori alle attese.

    Fincantieri (BIT:FCT) ha ceduto circa l’8% a 15,12 euro, dopo il collocamento di nuove azioni pari al 10% del capitale tramite accelerated bookbuilding a 15,32 euro per azione.

    Maire (BIT:MAIRE) è scesa del 3,4% in seguito al downgrade di Kepler Cheuvreux a “hold” da “buy”.

    Banca Sistema (BIT:BST) ha invece guadagnato il 2,3% a 1,692 euro dopo che Banca CF+ ha annunciato l’aumento del corrispettivo massimo dell’offerta pubblica di acquisto e scambio a 1,89 euro rispetto ai precedenti 1,80 euro.

    Italian Sea Group (BIT:TISG) risulta senza prezzo, con indicazioni di un potenziale calo intorno al 41%, dopo aver annunciato in serata un intervento di rafforzamento finanziario a seguito dell’emersione di extracosti che hanno avuto un impatto negativo sulla posizione di cassa.

  • Le Borse europee arretrano mentre entra nel vivo la stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre entra nel vivo la stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei hanno chiuso in leggero calo giovedì, mentre gli investitori hanno valutato una nuova ondata di risultati societari in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche.

    Alle 08:02 GMT, il DAX tedesco cedeva lo 0,3%, il CAC 40 francese lo 0,2% e il FTSE 100 britannico lo 0,2%.

    Risultati societari in primo piano

    La stagione delle trimestrali resta intensa e finora complessivamente positiva: circa il 60% delle società europee ha superato le attese sugli utili.

    Pernod Ricard (EU:RI) ha registrato un calo del 5% delle vendite organiche nel secondo trimestre, penalizzato dalla debole domanda dei consumatori e dal destocking negli Stati Uniti e in Cina. Tuttavia, la flessione è stata meno marcata rispetto al -7,6% del trimestre precedente, grazie al miglioramento in India e nel travel retail globale.

    Rio Tinto (LSE:RIO) ha riportato utili underlying stabili nel 2025, con maggiori volumi di rame e alluminio e un migliore controllo dei costi che hanno compensato la debolezza dei prezzi del minerale di ferro.

    Renault (EU:RNO) ha contabilizzato una perdita netta di 10,93 miliardi di euro nel 2025, a seguito di una svalutazione non monetaria da 9,3 miliardi legata alla revisione del trattamento contabile della partecipazione in Nissan. La performance operativa sottostante è rimasta solida, con ricavi in crescita del 3%.

    Nestlé (BIT:1NESN) ha riportato un calo del 17% dell’utile netto annuale e una forte contrazione dei margini nel 2025, a causa di costi di ristrutturazione, svalutazioni e del richiamo di latte in polvere per neonati a dicembre.

    Zurich Insurance (TG:ZFIN) ha registrato un utile operativo record di 8,9 miliardi di dollari nel 2025, in aumento del 14%, grazie al miglioramento dell’underwriting nel ramo danni e alla crescita in tutte le divisioni.

    Airbus Group (EU:AIR) ha pubblicato un utile trimestrale leggermente superiore alle attese, ma ha fornito una guidance più debole sulle consegne 2026 a causa delle carenze di motori.

    Air France-KLM (EU:AF) ha riportato per la prima volta un risultato operativo superiore ai 2 miliardi di euro, con la crescita dei ricavi e il calo dei costi del carburante che hanno compensato l’aumento delle tariffe aeroportuali e del costo del lavoro.

    Krones (TG:KRN) ha superato le attese sulla redditività nel quarto trimestre, pur mancando leggermente i target sui ricavi, proseguendo comunque nel percorso di crescita profittevole.

    Tensioni geopolitiche ancora elevate

    Sul fronte geopolitico, restano alte le tensioni. I negoziatori di Ucraina e Russia si sono incontrati per la terza volta nel 2026 sotto mediazione statunitense, ma senza progressi sui nodi principali, inclusa la questione territoriale.

    Mosca chiede che Kyiv ritiri le proprie forze dal restante 20% della regione orientale di Donetsk non controllato dalla Russia, richiesta respinta dall’Ucraina.

    Anche i colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran a Ginevra hanno prodotto pochi risultati. Il vicepresidente USA JD Vance ha dichiarato che Washington sta valutando se proseguire l’impegno diplomatico con Teheran o perseguire «un’altra opzione».

    Immagini satellitari mostrerebbero che l’Iran ha costruito una struttura in cemento armato in un sito militare sensibile, successivamente ricoperta di terra, avanzando i lavori in un’area che sarebbe stata colpita da Israele nel 2024.

    Il petrolio estende i rialzi

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire, sostenuti dalle crescenti tensioni in Medio Oriente che alimentano timori di interruzioni dell’offerta.

    Il Brent è salito dell’1% a 71,04 dollari al barile, mentre il WTI americano ha guadagnato l’1,1% a 65,75 dollari.

    Entrambi i benchmark avevano già chiuso in rialzo di oltre il 4% mercoledì, ai massimi dal 30 gennaio.

    Le notizie su un’intensificazione dell’attività militare e navale nel Golfo Persico hanno rafforzato le preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture. Allo stesso tempo, le speranze di un allentamento delle sanzioni sull’energia russa si sono affievolite dopo l’assenza di progressi nei colloqui tra Russia e Ucraina.

    Ulteriore supporto è arrivato dai dati dell’American Petroleum Institute, che ha segnalato un calo di circa 609.000 barili nelle scorte di greggio USA nella settimana al 13 febbraio. I dati ufficiali dell’Energy Information Administration sono attesi più tardi in giornata.

  • Le utility italiane in calo dopo l’aumento della tassa sul settore energetico

    Le utility italiane in calo dopo l’aumento della tassa sul settore energetico

    I titoli delle utility italiane hanno registrato ribassi giovedì, dopo che il governo ha approvato un incremento della pressione fiscale a carico delle società energetiche.

    Alle 10:11 ora italiana, A2A (BIT:A2A) cedeva il 3,5%, mentre Enel (BIT:ENEL) segnava un calo del 3,1%. Hera (BIT:HER) e Iren (BIT:IRE) perdevano entrambe l’1,9% nelle prime fasi di contrattazione.

    Le vendite sono seguite alla decisione dell’esecutivo, adottata mercoledì sera, di aumentare di due punti percentuali l’IRAP — l’imposta regionale sulle attività produttive — per le aziende operanti nel comparto energetico.

    Secondo le stime, la misura dovrebbe generare circa 1 miliardo di euro (circa 1,18 miliardi di dollari) di entrate aggiuntive entro il 2028. Le risorse saranno destinate a finanziare i previsti interventi di riduzione delle bollette energetiche per i consumatori.

  • Fincantieri in calo dopo il collocamento di azioni a sconto

    Fincantieri in calo dopo il collocamento di azioni a sconto

    Le azioni Fincantieri (BIT:FCT) hanno aperto in forte ribasso a Piazza Affari, cedendo circa l’8% nelle prime battute fino a €14,84, dopo che il gruppo ha completato un aumento di capitale a prezzo scontato.

    Il costruttore navale ha confermato di aver collocato con successo 32.588.445 nuove azioni ordinarie — pari al 10% del capitale sociale ante operazione — per un controvalore lordo complessivo di €499.254.977,40. Le azioni sono state offerte attraverso una procedura di accelerated bookbuilding (ABB) avviata ieri e riservata a investitori qualificati e istituzionali.

    Secondo quanto comunicato, la domanda nell’ambito dell’ABB ha superato di diverse volte l’offerta disponibile. Il prezzo finale di collocamento è stato fissato a €15,32 per azione, con uno sconto del 7% rispetto al prezzo di chiusura precedente di €16,47.

    Il regolamento dell’operazione, con la consegna dei titoli e il pagamento del corrispettivo, è previsto per il 23 febbraio 2026.

    A seguito del completamento, Fincantieri emetterà le 32.588.445 nuove azioni a servizio dell’aumento di capitale, di cui €3.258.844,5 imputati a capitale nominale e €495.996.132,9 a sovrapprezzo azioni. I nuovi titoli saranno ammessi alla quotazione su Euronext Milan dalla data di emissione. Dopo l’operazione, il capitale sociale complessivo ammonterà a €881.722.258,70, suddiviso in 358.472.900 azioni ordinarie.

    Secondo la società, l’aumento di capitale è finalizzato a rafforzare la flessibilità finanziaria e a garantire maggiore rapidità nell’esecuzione della strategia e del Business Plan. L’operazione porterà inoltre il flottante a circa il 36% del capitale.

    In seguito al collocamento, la partecipazione dell’azionista di controllo Cdp Equity scenderà dal 70,67% al 64,25%.

    Dopo aver aggiornato le proprie stime per includere l’operazione, gli analisti di Equita hanno ridotto il target price del 3% a €18,10, confermando la raccomandazione hold. “Riduciamo il prezzo obiettivo a €18,10 per azione (-3%), che implica multipli EV/EBITDA pari a 10,6x e 9,2x per il 2027-2028”, hanno dichiarato gli analisti.

    “Stiamo aggiornando il nostro modello per includere l’aumento di capitale, stimando un impatto diluitivo di circa il 5% sull’EPS adjusted per il 2027-2028”, prosegue la SIM, aggiungendo che “allo stesso tempo, la leva finanziaria attesa per il 2026-2027 scende rispettivamente a 1,9x e 1,6x (rispetto alle precedenti stime di 2,6x e 2,3x), oppure a 1,2x e 1,1x (da 1,9x e 1,7x) includendo il credito verso Virgin”.

    “Al prezzo dell’aumento di capitale, Fincantieri tratterebbe a 9,4x e 8,2x EV/EBITDA 2027-2028 e a 23,2x e 18,0x P/E adjusted per il 2026-2027”, ha concluso Equita.