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  • Futures di Wall Street in rialzo: il calo del petrolio sostiene il sentiment dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures di Wall Street in rialzo: il calo del petrolio sostiene il sentiment dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura positiva lunedì, sostenuti da una brusca flessione dei prezzi del petrolio e da un rinnovato ottimismo sulle prospettive dell’intelligenza artificiale.

    Le indicazioni positive seguivano una chiusura contrastata di Wall Street venerdì, quando i rialzi dei titoli tecnologici e dei semiconduttori avevano sostenuto Nasdaq e S&P 500, mentre il Dow Jones Industrial Average aveva terminato la seduta in calo.

    I futures sul Dow avanzavano dello 0,87%, quelli sull’S&P 500 guadagnavano lo 0,71% e i futures sul Nasdaq salivano dell’1,1%.

    Gli investitori continuavano a monitorare gli sviluppi in Medio Oriente, in vista delle discussioni diplomatiche previste durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite di questa settimana.

    Diplomazia in Medio Oriente e prezzi del petrolio al centro dell’attenzione

    I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente, sostenuti dalle speranze che gli sforzi diplomatici possano ridurre le tensioni in Medio Oriente.

    I futures sul greggio statunitense sono scesi sotto i 100 dollari al barile, attenuando alcune preoccupazioni relative ai costi energetici e al loro potenziale impatto sull’inflazione.

    Prima di un incontro con i leader dei Paesi del Golfo a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito l’Iran che il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe comportare gravi conseguenze economiche. Ha inoltre evocato la possibilità di un’azione militare contro la leadership del Paese.

    Trump ha indicato che potrebbe incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a New York e ha suggerito che potrebbero verificarsi sviluppi significativi a breve.

    Descrivendosi in una “fase decisionale”, Trump ha affermato di stare valutando un’azione militare, il mantenimento della pressione economica oppure un accordo negoziato.

    Nonostante le speranze di progressi diplomatici, l’incertezza legata al conflitto è rimasta un fattore rilevante per i mercati finanziari.

    Nasdaq e S&P 500 in rialzo venerdì, Dow in calo

    Le azioni statunitensi hanno oscillato durante tutta la seduta di venerdì, prima che i principali indici chiudessero con risultati contrastati.

    Il Nasdaq Composite è salito di 104,25 punti, pari allo 0,4%, a 26.522,55, mentre l’S&P 500 ha guadagnato 12,74 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 7.650,50.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 95,40 punti, pari allo 0,2%, attestandosi a 51.682,64.

    Su base settimanale, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,7%, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,1% e il Dow è sceso dell’1,7%.

    I titoli dei semiconduttori hanno sostenuto il Nasdaq, fortemente orientato al settore tecnologico, con il Philadelphia Semiconductor Index in rialzo del 2,8%.

    Anche le società di intermediazione finanziaria hanno registrato guadagni, portando il NYSE Arca Broker/Dealer Index a salire dell’1,1%.

    Al contrario, i settori sensibili ai tassi di interesse, tra cui servizi di pubblica utilità, telecomunicazioni e immobiliare residenziale, hanno registrato ribassi.

    Rendimenti dei Treasury in aumento nonostante il calo del greggio

    L’andamento contrastato di venerdì ha riflesso i movimenti divergenti dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi, entrambi fattori che hanno influenzato i mercati nelle ultime sedute.

    Mentre i futures sul greggio sono scesi bruscamente, i rendimenti dei Treasury sono aumentati a causa delle preoccupazioni sulle prospettive dei tassi di interesse.

    Rendimenti obbligazionari più elevati possono esercitare pressioni sui titoli azionari sensibili ai tassi, aumentando i costi di finanziamento e rendendo relativamente più interessanti gli investimenti a reddito fisso.

    L’attività di negoziazione è rimasta relativamente contenuta, mentre gli investitori valutavano le condizioni di mercato dopo la recente volatilità.

    Produzione industriale statunitense invariata ad agosto

    Sul fronte economico, i dati della Federal Reserve hanno mostrato che la produzione industriale degli Stati Uniti è rimasta invariata ad agosto, deludendo le aspettative di un aumento dello 0,3%.

    Il dato ha seguito un incremento dello 0,2% a luglio, rimasto invariato rispetto alla stima precedente.

    L’aumento della produzione dei servizi di pubblica utilità ha compensato il calo dell’attività manifatturiera, lasciando invariata la produzione industriale complessiva del mese.

    I dati hanno fornito ulteriori indicazioni sulle condizioni dell’economia statunitense, mentre gli investitori valutavano le prospettive di crescita, inflazione e politica monetaria della Federal Reserve.

  • Borse europee in rialzo: il calo del petrolio attenua i timori sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo: il calo del petrolio attenua i timori sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato rialzi lunedì, sostenute da una brusca flessione dei prezzi del greggio che ha attenuato le preoccupazioni per l’inflazione legata ai costi energetici. Gli investitori hanno inoltre seguito le prospettive di progressi diplomatici sul conflitto in Medio Oriente durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite di questa settimana.

    L’indice paneuropeo Stoxx 600 ha guadagnato circa l’1,15%, mentre il FTSE 100 britannico è salito dell’1,05%. Il DAX tedesco ha registrato un progresso dell’1,14% e il CAC 40 francese è avanzato di quasi l’1%.

    La diminuzione dei prezzi dell’energia ha sostenuto il sentiment di mercato, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi in vista degli incontri tra il presidente statunitense Donald Trump e i leader dei Paesi del Golfo a New York.

    Petrolio in calo in vista degli incontri diplomatici all’ONU

    I futures sul Brent sono scesi fino a 100,20 dollari al barile, prima di recuperare a 101,28 dollari. Durante la seduta, le quotazioni hanno registrato perdite fino al 2,5% rispetto alla chiusura precedente.

    Il ribasso ha riflesso le aspettative di possibili progressi nei colloqui diplomatici sul conflitto in Medio Oriente, insieme alle speranze di un miglioramento delle condizioni di approvvigionamento petrolifero nella regione.

    Prima di un incontro con i leader dei Paesi del Golfo a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Trump ha avvertito l’Iran che il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe comportare gravi conseguenze economiche. Ha inoltre evocato la possibilità di un’azione militare contro la leadership del Paese.

    Trump ha indicato che potrebbe incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a New York e ha suggerito che potrebbero verificarsi sviluppi significativi a breve.

    Descrivendosi in una “fase decisionale”, Trump ha affermato di stare valutando un’azione militare, il mantenimento della pressione economica oppure un accordo negoziato.

    Gli investitori hanno continuato a monitorare la situazione diplomatica per le possibili ripercussioni sull’offerta di petrolio, sui costi energetici e sull’inflazione.

    I principali indici europei registrano guadagni

    La diminuzione dei prezzi del greggio ha favorito i mercati azionari europei, attenuando alcune preoccupazioni sull’impatto dei costi energetici su imprese e consumatori.

    Lo Stoxx 600 ha guadagnato circa l’1,15%, riflettendo l’andamento positivo del mercato europeo nel suo complesso.

    A Londra, il FTSE 100 è salito dell’1,05%, mentre il DAX tedesco ha guadagnato l’1,14%. Il CAC 40 francese ha registrato un rialzo vicino all’1%.

    I progressi sono arrivati mentre gli investitori valutavano se il calo del petrolio potesse attenuare le pressioni inflazionistiche, sebbene gli sviluppi in Medio Oriente continuassero a rappresentare un elemento di incertezza.

    Prezzi delle case nel Regno Unito in aumento per la prima volta in quattro mesi

    Sul fronte economico britannico, il portale immobiliare Rightmove ha comunicato che i prezzi medi richiesti per le abitazioni sono aumentati a settembre per la prima volta in quattro mesi.

    I prezzi sono saliti dello 0,7% rispetto ad agosto, segnando il primo incremento mensile da maggio.

    Il rialzo ha superato l’aumento medio dello 0,5% registrato nel mese di settembre negli ultimi dieci anni.

    Secondo Rightmove, i dati mostrano i primi segnali della consueta ripresa stagionale dell’attività immobiliare associata all’autunno.

    Le cifre hanno fornito ulteriori indicazioni sulle condizioni del mercato immobiliare britannico, mentre gli investitori valutavano le prospettive economiche generali.

  • Oro in calo: dollaro più forte e attese di nuovi rialzi dei tassi Fed pesano sui prezzi

    Oro in calo: dollaro più forte e attese di nuovi rialzi dei tassi Fed pesano sui prezzi

    Le quotazioni dell’oro sono scese lunedì, penalizzate dal rafforzamento del dollaro statunitense e dalle aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine del 2026.

    Alle 06:58 ET (10:58 GMT), l’oro spot perdeva lo 0,7%, attestandosi a 4.345,76 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro arretravano dell’1,0% a 4.383,10 dollari l’oncia.

    Il ribasso è seguito al primo aumento dei tassi della Federal Reserve dal 2023. La banca centrale ha segnalato che potrebbero essere necessarie ulteriori misure restrittive per contrastare l’inflazione, alimentata in parte dall’aumento dei costi energetici.

    Le prospettive della Federal Reserve pesano sull’oro

    Gli analisti di ING hanno collegato il calo di inizio settimana al cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria statunitense.

    “L’oro ha registrato un lieve calo all’inizio della settimana, mentre gli investitori valutavano le implicazioni del primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dal 2023 e la prospettiva di un ulteriore inasprimento della politica monetaria”, hanno scritto gli analisti in una nota di ricerca.

    Tassi di interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva dell’oro, poiché il metallo prezioso non genera interessi. L’aumento dei rendimenti può rendere relativamente più interessanti gli strumenti finanziari che offrono una remunerazione.

    Nonostante la decisione della Fed, l’oro aveva chiuso la settimana precedente in rialzo, sostenuto in parte dalla diminuzione dei prezzi del petrolio.

    La possibilità di ulteriori misure restrittive è tuttavia rimasta al centro dell’attenzione degli investitori.

    “Le dichiarazioni dei funzionari della Fed hanno rafforzato i timori che l’inflazione rimanga elevata, sostenendo le aspettative che i tassi resteranno alti più a lungo”, hanno affermato gli analisti di ING.

    Secondo lo strumento CME FedWatch, gli operatori attribuivano una probabilità di circa l’88% a un nuovo aumento dei tassi della Federal Reserve già a dicembre.

    Questa percentuale rappresenta le aspettative implicite nei prezzi di mercato al momento della rilevazione e non una decisione già confermata.

    Il rafforzamento del dollaro accentua la pressione sul metallo prezioso

    L’indice del dollaro statunitense, che misura il valore della valuta americana rispetto a un paniere di importanti divise internazionali, è salito dello 0,1% a 100,30.

    Un dollaro più forte tende a rendere l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute, con possibili ripercussioni sulla domanda.

    La combinazione tra il rafforzamento del dollaro e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi statunitensi ha pesato sulle quotazioni durante la seduta di lunedì.

    Petrolio in discesa tra le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto con l’Iran

    I prezzi del greggio hanno prolungato le recenti perdite lunedì, mentre gli investitori seguivano i possibili sviluppi diplomatici relativi al conflitto che coinvolge l’Iran, in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite prevista questa settimana.

    Anche le notizie di un miglioramento dei flussi petroliferi dal Golfo hanno contribuito alle aspettative di un aumento dell’offerta.

    Il calo dei prezzi dell’energia potrebbe attenuare alcune pressioni inflazionistiche, sebbene i funzionari della Federal Reserve continuino a manifestare preoccupazione per le prospettive generali dell’inflazione.

    L’andamento dell’oro nel breve termine rimane sensibile alle variazioni delle aspettative sui tassi statunitensi, ai movimenti del dollaro e agli sviluppi che influenzano i prezzi dell’energia.

  • Bitcoin supera gli 84.000 dollari: la decisione della SEC sulle azioni tokenizzate sostiene il mercato delle criptovalute

    Bitcoin supera gli 84.000 dollari: la decisione della SEC sulle azioni tokenizzate sostiene il mercato delle criptovalute

    Bitcoin ha superato gli 84.000 dollari lunedì, proseguendo la ripresa grazie al miglioramento del sentiment sui mercati delle criptovalute dopo una decisione normativa statunitense relativa alle azioni tokenizzate. Anche il calo dei prezzi del petrolio e gli sviluppi nei colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno contribuito a creare un contesto più favorevole per gli asset rischiosi.

    La principale criptovaluta mondiale guadagnava il 4,9%, attestandosi a 84.371,90 dollari alle 05:30 ET (09:30 GMT), portando il rialzo dell’ultima settimana a circa il 5%.

    Bitcoin era sceso sotto i 76.000 dollari dopo l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Federal Reserve la settimana precedente, prima di recuperare durante il fine settimana.

    La decisione della SEC rafforza l’interesse per le azioni tokenizzate

    Giovedì, la Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense ha concesso un’esenzione temporanea di cinque anni che consente alle piattaforme di negoziazione idonee di effettuare transazioni su azioni statunitensi tokenizzate attraverso infrastrutture basate su blockchain, nel rispetto di determinate condizioni.

    L’autorità di regolamentazione ha spiegato che la misura mira a incoraggiare l’innovazione mantenendo le tutele per gli investitori.

    La decisione ha alimentato le aspettative di una maggiore integrazione degli strumenti finanziari tradizionali con le infrastrutture blockchain, sostenendo i titoli legati alle criptovalute e diversi importanti asset digitali.

    Venerdì, le azioni di Coinbase (NASDAQ:COIN) sono salite del 12%, Strategy (NASDAQ:MSTR) ha guadagnato il 16% e Robinhood (NASDAQ:HOOD) è avanzata del 9%.

    Zcash è cresciuta di circa il 3%, superando i 1.500 dollari, mentre NEAR ha registrato un rialzo di circa il 23% in un contesto di maggiore attività legata a Zcash sul proprio servizio di scambio tra blockchain.

    L’esenzione rappresenta una novità normativa per le piattaforme idonee, ma non equivale a un’autorizzazione senza restrizioni per tutte le negoziazioni di azioni tokenizzate.

    Il calo del petrolio e i colloqui commerciali favoriscono il sentiment

    Anche i mercati finanziari più ampi hanno registrato progressi, con le borse asiatiche in rialzo e i futures azionari statunitensi in crescita dopo segnali positivi emersi dai colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina.

    Gli investitori seguivano gli sviluppi in vista di un incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    I prezzi dell’energia hanno fornito un ulteriore sostegno al sentiment di mercato.

    Il Brent è sceso di circa il 2%, portandosi sotto i 102 dollari al barile e prolungando le perdite per la quarta seduta consecutiva. Le aspettative di un aumento dell’offerta dal Medio Oriente hanno attenuato alcune preoccupazioni relative all’inflazione e ai costi energetici.

    Prezzi dell’energia più bassi potrebbero ridurre alcune pressioni inflazionistiche, anche se le prospettive della politica monetaria statunitense continuano a rappresentare un possibile ostacolo per il mercato delle criptovalute.

    L’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbero continuare a pesare su Bitcoin e sugli altri asset speculativi.

    Ethereum, XRP e altre criptovalute in rialzo

    Lunedì, la maggior parte delle principali criptovalute alternative ha registrato guadagni, seguendo in generale la ripresa di Bitcoin.

    Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione di mercato, è salita del 5,8% a 2.728,92 dollari.

    XRP ha guadagnato il 7%, raggiungendo 1,48 dollari, mentre Solana è avanzata del 7,3% e Cardano dell’8,7%.

    BNB è cresciuta del 4,5%.

    Tra le meme coin, Dogecoin ha registrato un aumento superiore al 9%.

    I rialzi hanno interessato gran parte del mercato degli asset digitali, anche se la tenuta della ripresa continuerà a dipendere dagli sviluppi normativi, dalle condizioni macroeconomiche e dalla domanda degli investitori.

  • UBS alza le previsioni sul palladio per le prospettive di un’offerta più limitata

    UBS alza le previsioni sul palladio per le prospettive di un’offerta più limitata

    UBS ha aumentato le proprie previsioni sui prezzi del palladio per la fine del 2026 e l’inizio del 2027, citando condizioni più tese nel mercato fisico e una domanda più resistente del previsto.

    La banca ha alzato di 200 dollari l’oncia ciascuna le proiezioni per dicembre 2026 e marzo 2027, mentre ha incrementato di 100 dollari l’oncia la previsione per giugno 2027. I nuovi obiettivi di prezzo assoluti non sono stati forniti.

    Nonostante le revisioni al rialzo, UBS ha mantenuto una valutazione prudente sulle prospettive di lungo periodo del palladio, alla luce dell’impatto previsto dell’elettrificazione dei veicoli sulla domanda.

    La domanda automobilistica mostra una tenuta superiore alle attese

    I prezzi del palladio hanno registrato un andamento migliore rispetto alle aspettative di UBS, sostenuti da un calo della domanda più contenuto e da limitazioni dell’offerta globale.

    Il consumo mondiale di palladio è diminuito soltanto moderatamente nel 2025 e dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile nel 2026.

    La transizione dai motori a combustione interna sta procedendo più lentamente del previsto, contribuendo a sostenere la domanda di palladio nei convertitori catalitici automobilistici.

    Anche la diffusione dei veicoli ibridi nei mercati caratterizzati da un’ampia presenza di automobili a benzina, tra cui Stati Uniti, Brasile e alcune aree dell’Asia, ha sostenuto i consumi.

    Il palladio viene utilizzato nei catalizzatori per ridurre le emissioni nocive dei veicoli a benzina, compresi numerosi modelli ibridi.

    Il crescente sconto del palladio rispetto al platino ha migliorato la convenienza economica della sostituzione del platino con il palladio in alcune applicazioni dei convertitori catalitici.

    UBS continua tuttavia a prevedere un indebolimento della domanda nel lungo periodo, con l’aumento della diffusione dei veicoli elettrici e la diminuzione della produzione di automobili con motori a combustione interna.

    Prevista un’ulteriore contrazione della produzione mineraria

    Le limitazioni dell’offerta rappresentano un altro fattore alla base delle previsioni riviste dalla banca.

    La produzione mineraria globale di palladio è diminuita nel 2025 e dovrebbe registrare un’ulteriore flessione nel 2026.

    La produzione russa risente della diminuzione della concentrazione di metallo nei minerali estratti, mentre i produttori sudafricani continuano a privilegiare la disciplina nell’impiego del capitale rispetto all’espansione dei volumi produttivi.

    Sebbene l’attività di riciclo stia migliorando, UBS prevede che il metallo recuperato aggiuntivo compenserà soltanto una parte della diminuzione dell’offerta mineraria.

    La combinazione di una domanda relativamente stabile nel breve periodo e di una minore produzione primaria ha contribuito a rendere più tese le condizioni del mercato fisico.

    Secondo UBS, questi vincoli all’offerta dovrebbero limitare il potenziale di ulteriori ribassi dei prezzi del palladio nel corso del 2026, nonostante la banca mantenga una prospettiva prudente sulla domanda di lungo termine.

  • Petrolio ai minimi da 11 giorni tra speranze diplomatiche USA-Iran e ripresa delle esportazioni saudite

    Petrolio ai minimi da 11 giorni tra speranze diplomatiche USA-Iran e ripresa delle esportazioni saudite

    I prezzi del petrolio sono scesi lunedì ai livelli più bassi degli ultimi 11 giorni, mentre gli investitori valutavano la possibilità di progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite di questa settimana, insieme a una parziale ripresa delle esportazioni di greggio dell’Arabia Saudita.

    I futures sul Brent e sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense hanno entrambi toccato i livelli più bassi dal 10 settembre nelle prime ore della seduta.

    Alle 08:59 GMT, i futures sul Brent con scadenza a novembre perdevano 2,12 dollari, pari al 2%, attestandosi a 101,75 dollari al barile. Il contratto WTI di ottobre, in scadenza martedì, è sceso di 1,96 dollari, ovvero del 2%, a 98,34 dollari al barile, mentre quello di novembre quotava 94,16 dollari.

    Le prospettive diplomatiche si confrontano con le tensioni persistenti

    Stati Uniti e Iran si sono scambiati nuove minacce domenica, sebbene il presidente statunitense Donald Trump abbia indicato la propria disponibilità a incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, atteso questa settimana a New York per l’Assemblea generale dell’ONU.

    Tim Waterer, capo analista di mercato di KCM Trade, ha attribuito parte del calo del petrolio alle aspettative di una possibile apertura diplomatica.

    “Sembra che una parte del premio per il rischio venga eliminata dai prezzi del petrolio nella speranza che questa settimana possa emergere una via diplomatica per ridurre l’intensità della guerra tra Stati Uniti e Iran”, ha dichiarato Waterer.

    Al Jazeera ha riferito che l’Iran ha comunicato ai mediatori le proprie condizioni per riprendere i negoziati, citando dichiarazioni rilasciate sabato dal responsabile iraniano della sicurezza Mohsen Rezaei.

    Le tensioni regionali sono tuttavia rimaste elevate.

    Gli houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato di aver lanciato sabato attacchi con missili e droni contro siti “sensibili” a Riad e contro un impianto di Aramco a Yanbu, importante centro saudita per l’esportazione di petrolio sul Mar Rosso.

    Lunedì un portavoce delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha avvertito che il Paese impiegherebbe nuove armi e colpirebbe località mai attaccate in precedenza qualora gli Stati Uniti lanciassero un’altra offensiva, secondo l’agenzia di stampa Fars.

    Tre fonti iraniane a conoscenza della questione hanno inoltre riferito che la Cina ha chiesto all’Iran di contribuire a contenere gli houthi dopo un appello rivolto dall’Arabia Saudita a Pechino in seguito agli attacchi.

    Segnali di ripresa delle spedizioni petrolifere saudite

    Le interruzioni dell’oleodotto East-West di Saudi Aramco hanno compromesso le esportazioni attraverso Yanbu, spingendo la compagnia energetica statale ad aumentare le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz nei mesi di settembre e ottobre.

    Gli analisti di JPMorgan hanno evidenziato la tenuta delle esportazioni petrolifere regionali in una nota datata 18 settembre.

    “I flussi petroliferi del Medio Oriente rimangono sorprendentemente consistenti nonostante l’interruzione dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita”, hanno dichiarato gli analisti.

    I dati satellitari citati da JPMorgan indicano che le spedizioni di greggio saudita attraverso lo Stretto di Hormuz sono state in media pari a 2,9 milioni di barili al giorno nei sei giorni precedenti, rispetto a circa 700.000 barili al giorno in agosto.

    “Il cambiamento più significativo è arrivato dall’Arabia Saudita”, hanno aggiunto gli analisti.

    La ripresa delle spedizioni ha contribuito ad attenuare alcune preoccupazioni sulla disponibilità di petrolio nel breve periodo. Il conflitto in corso, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e l’incertezza sulle iniziative diplomatiche rimangono tuttavia fattori rilevanti per il mercato.

  • Futures USA in rialzo, attenzione alle forniture petrolifere mediorientali e alle politiche sull’intelligenza artificiale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in rialzo, attenzione alle forniture petrolifere mediorientali e alle politiche sull’intelligenza artificiale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono saliti lunedì, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi in Medio Oriente, il calo dei prezzi del petrolio e i colloqui tra Washington e Pechino sulle politiche relative all’intelligenza artificiale.

    Alle 06:58 GMT, i futures sul Dow Jones Industrial Average guadagnavano 239 punti, pari allo 0,5%, mentre quelli sull’S&P 500 avanzavano di 39 punti, anch’essi in rialzo dello 0,5%. I futures sul Nasdaq 100 salivano di 218 punti, pari allo 0,7%.

    Wall Street aveva chiuso la seduta di venerdì con risultati contrastanti. L’S&P 500 e il Nasdaq Composite avevano terminato in rialzo, mentre il Dow Jones Industrial Average aveva registrato una lieve flessione.

    I rendimenti dei Treasury statunitensi erano aumentati lungo tutta la curva delle scadenze, con le aspettative di mercato relative a un ulteriore rialzo dei tassi della Federal Reserve entro la fine del 2026 rimaste sostanzialmente invariate.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno attribuito gran parte dei guadagni azionari di venerdì alle società che forniscono infrastrutture e componenti per l’intelligenza artificiale, tra cui i produttori di semiconduttori.

    Gli analisti hanno inoltre osservato che l’ultimo aumento dei tassi della Bank of Japan è risultato meno restrittivo di quanto alcuni investitori avessero previsto, con due membri dell’istituto favorevoli a lasciare invariato il costo del denaro.

    Lo yen si è indebolito dopo la decisione, alimentando tra gli analisti timori sulla possibilità che le autorità giapponesi vendano titoli del Tesoro statunitensi per sostenere la valuta.

    Gli scontri in Yemen alimentano i timori per il trasporto marittimo

    Gli investitori hanno continuato a monitorare il conflitto in Yemen dopo le notizie di un’intensificazione degli scontri tra le forze houthi sostenute dall’Iran e i gruppi allineati all’Arabia Saudita durante il fine settimana.

    Il New York Times, citando un ufficiale dell’esercito saudita, ha riferito di combattimenti nelle aree montuose dello Yemen sudoccidentale domenica.

    Gli scontri si inseriscono nella competizione per il controllo delle posizioni vicine allo Stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio marittimo che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso.

    L’Arabia Saudita ha fatto crescente affidamento su questa rotta per esportare greggio dopo le interruzioni del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Secondo il New York Times, gli houthi hanno inoltre dichiarato di aver lanciato missili e droni verso Riad e di aver preso di mira impianti petroliferi sauditi in risposta agli attacchi aerei condotti dall’Arabia Saudita nello Yemen.

    Gli attacchi e gli sviluppi militari riportati hanno accresciuto l’incertezza sulle prospettive del trasporto marittimo e delle esportazioni energetiche regionali.

    Brent in calo mentre recuperano le esportazioni saudite

    I prezzi del petrolio sono diminuiti lunedì nonostante le persistenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato ulteriori azioni contro la leadership iraniana qualora Teheran non cercasse un accordo, mentre esponenti militari iraniani hanno avvertito che risponderebbero a nuovi attacchi.

    La società di analisi dei trasporti marittimi Kpler ha riferito che le esportazioni petrolifere saudite sono risalite a poco più di 4 milioni di barili al giorno dall’inizio di settembre, rispetto ai 2,4 milioni di barili al giorno di agosto.

    L’Arabia Saudita sta inoltre cercando di ripristinare i flussi attraverso l’oleodotto East-West danneggiato, sebbene alcuni analisti citati dai media abbiano espresso dubbi sulla rapidità della ripresa operativa.

    Reuters ha riferito che, secondo il comandante del Comando Centrale statunitense, i volumi trasportati di greggio, merci e gas naturale liquefatto nelle due settimane precedenti erano superiori a quelli registrati in qualsiasi altro momento degli ultimi sei mesi.

    I futures sul Brent sono scesi del 2,1% a 101,66 dollari al barile, dopo aver brevemente raggiunto quota 110 dollari nella settimana precedente.

    Il calo ha coinciso con un miglioramento delle condizioni di trasporto per alcune forniture petrolifere, sebbene il conflitto regionale mantenga il rischio di ulteriori interruzioni.

    Stati Uniti e Cina discutono un meccanismo di notifica sulla sicurezza dell’IA

    Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng hanno concluso domenica colloqui che hanno incluso una proposta per istituire un meccanismo di notifica sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale.

    Bessent ha dichiarato che il sistema proposto si concentrerebbe in particolare sulle minacce alla sicurezza nazionale.

    L’iniziativa dovrebbe essere esaminata da Trump e dal presidente cinese Xi Jinping durante il vertice previsto nel corso della settimana.

    I colloqui seguono gli avvertimenti di alcuni dirigenti tecnologici e ricercatori sui potenziali rischi associati ai sistemi di IA sempre più avanzati, comprese le preoccupazioni relative alla sicurezza informatica e alla capacità di mantenere il controllo su determinate tecnologie.

    Altri esponenti del settore hanno contestato le valutazioni più estreme di questi rischi.

    L’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, ha dichiarato a CBS News che esiste una “probabilità dello 0%” che l’umanità si estingua nel 2030 a causa dell’IA, respingendo uno scenario prospettato da alcune figure del settore.

    Huang ha inoltre affermato: “Spaventare le persone è inutile. È irresponsabile.”

    Trump annuncia un nuovo consulente per l’IA

    Nel fine settimana Trump ha annunciato separatamente l’intenzione di nominare un nuovo consulente incaricato di istituire un’iniziativa dedicata all’intelligenza artificiale, da lui definita “forza IA”.

    Il presidente non ha fornito ulteriori dettagli sulla struttura, sulle responsabilità o sulle tempistiche dell’iniziativa.

    In un messaggio pubblicato sui social media, Trump ha indicato che la sua amministrazione intende sostenere lo sviluppo del settore dell’IA, affrontando al contempo eventuali comportamenti illeciti attraverso gli strumenti giuridici esistenti.

    L’annuncio rappresenta un ulteriore sviluppo politico da monitorare mentre i funzionari statunitensi e cinesi si preparano a discutere di tecnologia e sicurezza nazionale.

  • Prezzi del gas europeo in calo, mentre la BCE avverte di una trasmissione più rapida all’inflazione

    Prezzi del gas europeo in calo, mentre la BCE avverte di una trasmissione più rapida all’inflazione

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono diminuiti lunedì, mentre le notizie sull’utilizzo di rotte alternative per il trasporto energetico hanno attenuato i timori relativi alle interruzioni delle forniture nel Golfo Persico.

    Il contratto di riferimento olandese Title Transfer Facility (TTF) con consegna nel mese successivo è sceso del 2,5% a 77,55 euro per megawattora (MWh), proseguendo la flessione registrata nella settimana precedente.

    Nel Regno Unito, il corrispondente contratto all’ingrosso National Balancing Point (NBP) ha perso il 2,91%, attestandosi a 192,36 pence per therm, avvicinandosi ai livelli più bassi delle ultime settimane.

    I ribassi sono seguiti a notizie secondo cui le navi metaniere e le petroliere stavano utilizzando con maggiore frequenza rotte alternative per trasportare le forniture energetiche dal Golfo.

    La BCE segnala un impatto più rapido sull’inflazione al consumo

    Nonostante la diminuzione dei prezzi all’ingrosso registrata lunedì, la Banca centrale europea (BCE) ha avvertito che le variazioni dei prezzi del gas potrebbero ora incidere sull’inflazione al consumo nell’Eurozona più rapidamente rispetto agli anni precedenti.

    In un Bollettino economico pubblicato lunedì, la BCE ha riferito che, in oltre la metà dei Paesi dell’Eurozona, le variazioni dei prezzi all’ingrosso del gas si riflettono sull’inflazione del gas al consumo entro uno-tre mesi.

    La percentuale di Paesi in cui la trasmissione richiede tra 13 e 24 mesi è scesa da circa il 40% nel 2022 a circa il 5%.

    La BCE ha attribuito l’accelerazione ai cambiamenti intervenuti nei mercati energetici europei, tra cui una maggiore flessibilità dei prezzi e contratti di durata più breve introdotti dopo la crisi energetica.

    La banca centrale ha tuttavia rilevato che i prezzi dell’elettricità sono diventati meno sensibili alle oscillazioni del gas naturale.

    L’espansione della produzione elettrica da fonti rinnovabili ha ridotto il ruolo del gas nella determinazione dei costi di generazione, limitando l’impatto delle variazioni dei prezzi all’ingrosso sull’inflazione dell’elettricità.

    Prospettive per inflazione e tassi d’interesse

    I prezzi all’ingrosso del gas in Europa rimangono superiori di oltre il 140% rispetto ai livelli di un anno fa, riflettendo gli effetti del conflitto che coinvolge l’Iran e le persistenti interruzioni delle forniture.

    L’inflazione complessiva nell’Eurozona supera il 3%, oltre l’obiettivo del 2% della BCE. Alcuni economisti prevedono che possa avvicinarsi al 4% entro la fine dell’anno.

    I risultati dello studio hanno aumentato l’attenzione dei mercati sulle prospettive dei tassi d’interesse della BCE, dopo due rialzi negli ultimi mesi.

    Gli investitori stanno valutando se saranno necessarie ulteriori restrizioni monetarie per contrastare le pressioni inflazionistiche, sebbene non sia stata annunciata alcuna nuova decisione sui tassi.

    Le rotte alternative attenuano i timori immediati sulle forniture

    Gli operatori energetici hanno segnalato un aumento delle spedizioni di gas naturale liquefatto e petrolio greggio attraverso rotte alternative che aggirano le difficoltà di trasporto nel Golfo Persico.

    Le soluzioni comprendono un maggiore utilizzo della capacità degli oleodotti terrestri, la deviazione del traffico marittimo e l’espansione dei trasferimenti di carico tra navi al largo delle coste dell’Oman.

    Queste rotte hanno attenuato parte dei timori immediati relativi a un’interruzione completa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Insieme alla diminuzione dei futures sul greggio, tali sviluppi hanno contribuito al calo dei prezzi all’ingrosso del gas europeo nella seduta di lunedì.

    Le condizioni delle forniture regionali restano tuttavia incerte e l’analisi della BCE indica che eventuali futuri aumenti dei prezzi all’ingrosso del gas potrebbero raggiungere i consumatori più rapidamente rispetto al passato.

  • Europa verso un deficit di carburante per aerei nel quarto trimestre, mentre le forniture sudcoreane raggiungono i massimi da quattro anni

    Europa verso un deficit di carburante per aerei nel quarto trimestre, mentre le forniture sudcoreane raggiungono i massimi da quattro anni

    L’Europa dovrebbe registrare un consistente deficit di carburante per aerei nel quarto trimestre del 2026, nonostante l’aumento delle importazioni da fornitori alternativi, tra cui la Corea del Sud, mentre le interruzioni delle forniture mediorientali continuano a influenzare il mercato.

    Secondo la società di consulenza Energy Aspects, il deficit europeo di carburante per aerei dovrebbe raggiungere 510.000 barili al giorno nel quarto trimestre. Gli Stati Uniti e la regione Asia-Pacifico dovrebbero invece registrare eccedenze rispettivamente di 18.000 e 419.000 barili al giorno.

    Uno squilibrio simile tra domanda e offerta è previsto anche per il terzo trimestre.

    L’Europa ha aumentato le importazioni di carburante per aerei da Nigeria, Stati Uniti e Canada dopo lo scoppio del conflitto in Iran, oltre sei mesi fa. Le interruzioni delle forniture mediorientali hanno interessato circa la metà delle importazioni europee di questo combustibile.

    Il continente rimane esposto al rischio di ulteriori interruzioni degli approvvigionamenti, mentre persistono le tensioni nella regione.

    Aumentano le esportazioni sudcoreane verso l’Europa

    La Corea del Sud è diventata un importante fornitore aggiuntivo, con spedizioni verso l’Europa ai livelli più elevati da quasi quattro anni.

    I dati della società di analisi delle materie prime Kpler mostrano che le importazioni europee di carburante per aerei dalla Corea del Sud hanno raggiunto una media di 129.000 barili al giorno dall’inizio di settembre, il livello più alto dall’ottobre 2022.

    I dati di LSEG indicano volumi di spedizione analoghi.

    James Noel-Beswick, responsabile delle materie prime presso Sparta Commodities, prevede che le importazioni europee di carburante per aerei proseguiranno, considerando il persistente deficit di offerta nella regione.

    Il carburante per aerei appartiene alla categoria dei distillati medi, che comprende anche diesel e gasolio. I prezzi del diesel europeo hanno raggiunto un massimo storico durante la settimana, superando quelli registrati sui mercati asiatici.

    Secondo Noel-Beswick, l’ampliamento del differenziale di prezzo tra i riferimenti europei e asiatici ha reso commercialmente più convenienti le spedizioni verso l’Europa.

    Scorte europee in calo mentre aumenta la produzione delle raffinerie asiatiche

    La crescente dipendenza europea dalle importazioni coincide con una diminuzione delle scorte.

    Le giacenze detenute da operatori indipendenti presso il polo di raffinazione e stoccaggio di Amsterdam-Rotterdam-Anversa (ARA) sono scese ai livelli più bassi degli ultimi sette anni nella settimana conclusa il 10 settembre.

    I fornitori asiatici tendono ad aumentare le spedizioni di carburante per aerei verso l’Europa quando le differenze di prezzo tra le due regioni rendono economicamente vantaggiose le esportazioni.

    Secondo i dati Kpler, lo scorso anno le esportazioni asiatiche di carburante per aerei verso l’Europa sono state in media pari a 1,5 milioni di barili al mese.

    La Corea del Sud ha aumentato la produzione di combustibili, sostenuta da maggiori volumi di lavorazione nelle raffinerie.

    I dati governativi mostrano che la produzione sudcoreana di carburante per aerei ha raggiunto quasi 13,89 milioni di barili a luglio, il livello più alto degli ultimi sette anni. Anche le esportazioni sono salite ai massimi da tre anni e mezzo.

    I dati provvisori indicano che la lavorazione di greggio nelle raffinerie del Paese ha raggiunto 2,7 milioni di barili al giorno a luglio, con un aumento del 16% rispetto a giugno.

    Gli operatori prevedono che l’attività di raffinazione di agosto abbia superato quella di luglio, sebbene i dati definitivi non siano stati forniti.

    Le maggiori forniture dalla Corea del Sud stanno contribuendo alla diversificazione delle importazioni europee di carburante per aerei. Il deficit previsto per il quarto trimestre indica tuttavia che la regione rimane dipendente dalla continuità delle spedizioni dei fornitori internazionali.

  • Rendimenti obbligazionari dell’Eurozona in calo in attesa degli interventi della BCE

    Rendimenti obbligazionari dell’Eurozona in calo in attesa degli interventi della BCE

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono diminuiti lunedì, mentre il calo dei prezzi del petrolio e gli sviluppi politici in Germania hanno influenzato i mercati obbligazionari in vista degli interventi programmati di alcuni esponenti della Banca centrale europea.

    Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni è sceso leggermente al 3,232%, mentre quello del Bund decennale di riferimento è diminuito al 3,479%, allontanandosi dai massimi plurimensili raggiunti all’inizio di settembre.

    Anche i titoli di Stato tedeschi con scadenze più lunghe hanno registrato progressi. Il rendimento trentennale è diminuito per la quarta seduta consecutiva, raggiungendo il 3,817%, il livello più basso da quasi due settimane.

    I rendimenti obbligazionari si muovono in direzione opposta ai prezzi: le flessioni hanno quindi rispecchiato un aumento delle quotazioni dei titoli di Stato tedeschi.

    Il calo del petrolio attenua i timori sull’inflazione

    I prezzi del greggio sono diminuiti durante la seduta di lunedì, dopo alcune notizie secondo cui volumi di petrolio provenienti dal Golfo Persico superiori alle attese stavano raggiungendo i mercati internazionali attraverso oleodotti terrestri e rotte marittime alternative.

    Questi sviluppi hanno attenuato parte delle preoccupazioni relative alle interruzioni delle forniture energetiche in Medio Oriente.

    Il calo del greggio ha inoltre contribuito a ridurre le aspettative di inflazione a breve termine nell’Eurozona, sostenendo la domanda di titoli di Stato a lunga scadenza dopo diverse settimane di pressioni in vendita.

    Le prospettive dei prezzi energetici restano tuttavia incerte, con gli sviluppi nella regione che continuano a influenzare le aspettative sull’inflazione e i mercati obbligazionari.

    Attenzione agli sviluppi politici in Germania

    Gli investitori hanno valutato anche l’esito di un’elezione regionale tedesca nella quale il partito conservatore del cancelliere Friedrich Merz ha registrato il suo risultato più debole dal 1949.

    L’esito ha sollevato interrogativi tra gli operatori sulla capacità della coalizione di governo di attuare le riforme economiche e gestire la politica di bilancio.

    L’analisi riportata nella fonte attribuisce parte della domanda di titoli di Stato tedeschi di lunedì alla ricerca di attività considerate relativamente sicure in un contesto di incertezza politica.

    Gli acquisti hanno fornito ulteriore sostegno ai prezzi dei Bund, contribuendo alla diminuzione dei rendimenti.

    Le prospettive dei tassi della BCE restano centrali

    L’attenzione era rivolta anche agli interventi pubblici della presidente della BCE, Christine Lagarde, e del membro del Comitato esecutivo Piero Cipollone, previsti nel corso della giornata.

    Gli investitori cercavano indicazioni sulle prossime decisioni di politica monetaria dopo che, due settimane prima, la banca centrale aveva aumentato i tassi d’interesse al 2,50%.

    La questione principale per i mercati obbligazionari è se i responsabili della politica monetaria ritengano l’attuale livello dei tassi sufficiente a contrastare le pressioni inflazionistiche legate ai maggiori costi energetici oppure considerino necessari ulteriori aumenti.

    Secondo la fonte, i futures sui tassi d’interesse incorporavano la possibilità di un nuovo rialzo della BCE già il mese prossimo.

    Le dichiarazioni di Lagarde e Cipollone potrebbero quindi influenzare le aspettative sui tempi di eventuali ulteriori modifiche della politica monetaria, sebbene non sia stata annunciata alcuna nuova decisione sui tassi.