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  • Gas naturale europeo in rialzo con le scorte inferiori alla media stagionale

    Gas naturale europeo in rialzo con le scorte inferiori alla media stagionale

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono aumentati mercoledì, mentre l’attenzione dei mercati è rimasta concentrata sulle scorte inferiori alla media stagionale e sulle interruzioni delle forniture di gas naturale liquefatto (GNL).

    Il contratto TTF olandese con consegna nel mese successivo, riferimento per il mercato europeo, è salito del 2,7% a circa 82,00 euro per megawattora (MWh), riprendendo la crescita dopo la pausa di martedì.

    Nel Regno Unito, l’equivalente contratto all’ingrosso NBP ha guadagnato il 2,5%, raggiungendo 203,00 pence per therm, su livelli che non si registravano da diversi anni.

    Scorte di gas dell’UE al 68% della capacità

    Gli impianti di stoccaggio sotterraneo del gas naturale nell’Unione europea risultavano pieni per circa il 68% della capacità, un livello inferiore di circa 16 punti percentuali rispetto alla media stagionale degli ultimi cinque anni.

    I dati indicano una disponibilità di gas immagazzinato inferiore al consueto mentre la stagione estiva di riempimento si avvicina alla conclusione.

    Le società energetiche europee devono sostenere costi più elevati per ricostituire le riserve, mentre le interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz hanno limitato le forniture di GNL provenienti dal Golfo Persico.

    La combinazione di scorte ridotte e minori flussi di GNL ha contribuito alle preoccupazioni sulla disponibilità di gas in vista della stagione invernale.

    La BCE monitora l’inflazione legata all’energia

    L’aumento dei prezzi del gas naturale è diventato anche un elemento di attenzione per i responsabili della politica monetaria della Banca centrale europea.

    Giovedì scorso la BCE ha aumentato il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo al 2,50%.

    Il membro del Consiglio direttivo Peter Kazimir ha successivamente indicato i prezzi del gas naturale e dell’elettricità come rischi significativi per le prospettive dell’inflazione nell’Eurozona, attribuendo a questi costi maggiore rilevanza rispetto al petrolio greggio.

    Kazimir ha avvertito che i rincari del gas potrebbero trasferirsi alle bollette elettriche delle famiglie e ai costi della produzione agricola, compresi quelli dei fertilizzanti.

    L’inflazione complessiva dell’Eurozona ha raggiunto il 3,3% in agosto, con una crescita del 14,3% della componente energetica.

    I responsabili della BCE hanno indicato che potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi qualora aumenti persistenti dei prezzi dell’energia portassero l’inflazione a medio termine ad allontanarsi ulteriormente dall’obiettivo del 2% della banca centrale.

    I mercati attendono la decisione della Federal Reserve

    L’aumento dei prezzi del gas europeo ha coinciso con le aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria.

    Le quotazioni di mercato indicavano una probabilità compresa tra l’86% e il 92% di un aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve nella riunione di mercoledì.

    I mercati monetari anticipavano inoltre un altro rialzo dei tassi della BCE entro la fine dell’anno.

    Gli operatori del mercato energetico hanno continuato a valutare le implicazioni delle interruzioni delle forniture di GNL, delle scorte europee inferiori alla media e dell’aumento dell’inflazione per i prezzi all’ingrosso del gas.

  • Borse europee in rialzo in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato rialzi mercoledì, recuperando parte delle perdite della seduta precedente mentre gli investitori attendevano la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse.

    L’indice Stoxx Europe 600 è salito dello 0,5% dopo aver raggiunto martedì il livello più basso degli ultimi tre mesi. I mercati europei hanno recentemente risentito dell’aumento dei prezzi del petrolio, dei rischi per il trasporto marittimo in Medio Oriente e del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato.

    Il FTSE 100 di Londra ha guadagnato lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese è avanzato dello 0,3%. L’IBEX 35 spagnolo e il FTSE MIB italiano sono saliti entrambi dello 0,6%. Anche il DAX tedesco ha registrato un aumento, sebbene il materiale di partenza non ne specifichi la variazione percentuale.

    I mercati attribuiscono una probabilità del 92% a un rialzo dei tassi della Fed

    Gli investitori attendevano la conclusione della riunione di due giorni del Federal Open Market Committee, prevista per mercoledì.

    I futures sui tassi di interesse monitorati attraverso CME FedWatch indicavano una probabilità di circa il 92% di un aumento di 25 punti base del costo del denaro negli Stati Uniti.

    Una settimana prima, le quotazioni di mercato indicavano una probabilità di circa il 50%. La variazione è intervenuta dopo dati sull’inflazione statunitense che hanno mostrato la persistenza delle pressioni sui prezzi e un aumento dei costi energetici.

    Il Brent è rimasto sopra i 113 dollari al barile dopo gli attacchi segnalati contro le infrastrutture degli oleodotti sauditi e le interruzioni del trasporto marittimo nel Mar Rosso.

    Un aumento di un quarto di punto rappresenterebbe il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dalla metà del 2023.

    La decisione attesa segue quella della Banca centrale europea, che la scorsa settimana ha aumentato il tasso sui depositi al 2,50%.

    Gli investitori attendono indicazioni sulla futura politica monetaria della Fed

    Oltre all’annuncio sui tassi, gli investitori attendono la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, e le proiezioni aggiornate di politica monetaria.

    Gli operatori cercano indicazioni per comprendere se un eventuale aumento dei tassi rappresenterà un intervento isolato in risposta ai rischi inflazionistici legati all’energia oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    Sono inoltre attese altre decisioni delle banche centrali.

    Secondo le aspettative riportate nel materiale di partenza, venerdì la Banca del Giappone dovrebbe aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli all’1,25%.

    Nel frattempo, il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni è rimasto vicino ai massimi pluriennali dopo aver brevemente superato il 5% martedì.

    I rialzi delle Borse europee sono arrivati mentre gli investitori valutavano le implicazioni dell’aumento dei prezzi dell’energia, dei rendimenti dei titoli di Stato e delle possibili modifiche alla politica monetaria.

  • Rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona vicini ai massimi pluriennali in attesa della decisione della Federal Reserve

    Rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona vicini ai massimi pluriennali in attesa della decisione della Federal Reserve

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti vicini ai massimi pluriennali mercoledì, mentre gli investitori attendevano la decisione di politica monetaria della Federal Reserve. I mercati scontavano un aumento dei tassi statunitensi di 25 punti base.

    Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni si è attestato al 3,25%, vicino al livello più elevato degli ultimi tre anni. Il rendimento del Bund decennale di riferimento si è mantenuto intorno al 3,544%, il massimo dal 2011.

    I titoli di Stato tedeschi a più lunga scadenza hanno recuperato parte del terreno perso dopo diverse sedute di vendite. Il rendimento del titolo trentennale è sceso a circa il 3,897%, allontanandosi dal massimo degli ultimi 15 anni.

    Anche il rendimento del titolo di Stato francese a 30 anni è diminuito rispetto al livello più elevato dal 2002.

    I mercati attribuiscono una probabilità del 92% a un rialzo dei tassi della Fed

    Le quotazioni di mercato indicavano una probabilità di circa il 92% che il Federal Open Market Committee aumentasse i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di mercoledì.

    Una decisione di questo tipo rappresenterebbe il primo aumento dei tassi della Federal Reserve dalla metà del 2023.

    Gli investitori attendono la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, per valutare se il rialzo previsto rappresenterà un intervento isolato in risposta ai rischi inflazionistici oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    La decisione attesa segue l’aumento dei tassi effettuato la scorsa settimana dalla Banca centrale europea, che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%.

    I prezzi dell’energia continuano a influenzare le aspettative sui tassi

    L’aumento dei prezzi dell’energia ha continuato a influenzare le aspettative sull’inflazione e i mercati dei titoli di Stato.

    Il Brent è rimasto sopra i 113 dollari al barile dopo gli attacchi segnalati contro le infrastrutture degli oleodotti sauditi e le interruzioni del traffico marittimo nel Mar Rosso.

    Il rincaro del petrolio ha alimentato le preoccupazioni per il possibile impatto dei costi energetici sulle imprese e sui consumatori.

    Le quotazioni del mercato monetario indicavano aspettative di un ulteriore aumento dei tassi della BCE di 25 punti base entro la fine dell’anno.

    Gli investitori prevedevano inoltre un ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte della Banca del Giappone venerdì.

    L’andamento dei rendimenti obbligazionari europei rifletteva le aspettative sulle politiche delle banche centrali in un contesto di prezzi energetici elevati. I rendimenti tedeschi a breve termine sono rimasti vicini ai massimi pluriennali, nonostante il calo registrato su alcune scadenze più lunghe.

  • Stellantis perde il 2,8% in Borsa dopo i declassamenti di Berenberg e Morgan Stanley

    Stellantis perde il 2,8% in Borsa dopo i declassamenti di Berenberg e Morgan Stanley

    Le azioni Stellantis NV (BIT:STLAM) hanno ceduto il 2,8%, attestandosi a 4,364 euro, dopo che Berenberg e Morgan Stanley hanno declassato il titolo e ridotto i rispettivi obiettivi di prezzo per il gruppo automobilistico.

    Martedì Berenberg ha abbassato il proprio giudizio su Stellantis da Buy (Acquistare) a Hold (Mantenere), riducendo l’obiettivo di prezzo di circa il 35%, da 7,80 a 5,10 euro.

    La banca ha citato un miglioramento limitato della redditività operativa a fronte della ripresa dei volumi di vendita, in particolare in Nord America, dove i margini non sono aumentati allo stesso ritmo delle consegne.

    Berenberg prevede inoltre che la prosecuzione della riduzione delle scorte inciderà sui volumi di vendita nella seconda metà dell’anno.

    Nella seduta precedente, Morgan Stanley aveva declassato Stellantis da Equal-Weight (Peso in linea) a Underweight (Sottopesare), abbassando l’obiettivo di prezzo da 5,70 a 4,50 euro.

    La banca ha motivato la revisione con una ripresa del mercato statunitense che, secondo la sua analisi, si è arrestata, oltre che con l’aumento delle pressioni concorrenziali.

    Quota di mercato europea e andamento del titolo

    La quota di mercato di Stellantis in Europa è diminuita da circa il 20% nel 2021 a circa il 15% nel primo semestre del 2026.

    Il materiale di partenza attribuisce questa riduzione alla strategia del gruppo nel settore dei veicoli elettrici e alla concorrenza dei veicoli elettrici cinesi a prezzi più contenuti.

    Le azioni della società si sono avvicinate al minimo intraday di 4,35 euro, che rappresenta anche il minimo delle ultime 52 settimane.

    Alla quotazione di 4,364 euro, il titolo si trovava oltre il 58% al di sotto del massimo a 52 settimane di 10,494 euro.

    I due declassamenti riflettono le valutazioni di Berenberg e Morgan Stanley sulle prospettive degli utili di Stellantis, sul ritmo della ripresa in Nord America e sugli effetti della riduzione delle scorte sui volumi di vendita.

    Gli obiettivi di prezzo aggiornati e le relative valutazioni rappresentano opinioni degli analisti e non previsioni comunicate dalla società.

  • Futures USA in lieve calo mentre il rendimento del Treasury decennale supera il 5%: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in lieve calo mentre il rendimento del Treasury decennale supera il 5%: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura leggermente negativa martedì, mentre il rendimento del Treasury decennale di riferimento è tornato sopra il 5% e gli investitori attendevano la decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Il rendimento del titolo decennale ha raggiunto il livello più alto da luglio 2007, mentre l’attenzione dei mercati resta concentrata sull’inflazione e sulle prospettive dei tassi d’interesse statunitensi.

    I mercati si aspettano ampiamente un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve mercoledì, con il FedWatch Tool di CME Group che indica una probabilità del 92,5% di un aumento di 25 punti base.

    Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell, ha dichiarato: “Da tempo i commentatori di mercato sostengono che il raggiungimento del 5% da parte dei Treasury sia il fattore scatenante per una correzione del mercato azionario. A questo livello, gli investitori potrebbero chiedersi quale sia il senso di detenere azioni rischiose quando possono ottenere il 5% da titoli di Stato a basso rischio.”

    Ha aggiunto: “È un livello psicologico e a volte può rappresentare un segnale di allarme per una correzione del mercato, piuttosto che essere un punto di svolta garantito per un crollo delle azioni.”

    Petrolio e sviluppi in Medio Oriente sotto osservazione

    Anche i prezzi del petrolio sono rimasti al centro dell’attenzione dopo le notizie di ulteriori attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita e la persistente incertezza sulle forniture regionali.

    Lunedì i prezzi del petrolio erano saliti di quasi il 5% nelle prime fasi della seduta, prima di ridurre parte dei guadagni. I futures sul greggio con consegna a ottobre hanno comunque chiuso la giornata in rialzo dell’1,3%.

    L’Arabia Saudita ha chiuso un oleodotto che consente di aggirare lo Stretto di Hormuz in seguito a un attacco con droni, mentre un incontro previsto in Oman tra Iran e Stati del Golfo sulla riapertura dello stretto è stato rinviato.

    Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che Russia e Ucraina hanno concordato di interrompere gli attacchi alle rispettive infrastrutture energetiche. Ha inoltre ribadito che l’Iran vuole “raggiungere un accordo, rapidamente e disperatamente” e che “il petrolio sta transitando attraverso lo Stretto di Hormuz.”

    Wall Street chiude lunedì in calo

    I mercati azionari statunitensi hanno recuperato dai minimi intraday lunedì, ma hanno terminato la seduta in territorio negativo.

    Il Nasdaq Composite ha perso 146,62 punti, pari allo 0,6%, chiudendo a 26.186,41 dopo essere sceso fino all’1,3% durante la seduta. L’S&P 500 ha ceduto 37 punti, pari allo 0,5%, a 7.619,98, mentre il Dow Jones Industrial Average ha perso 152,09 punti, o lo 0,3%, a 52.421,20.

    I titoli dei semiconduttori sono rimasti sotto pressione, con il Philadelphia Semiconductor Index in calo del 5,9% al livello di chiusura più basso da oltre un mese.

    Il NYSE Arca Computer Hardware Index ha perso il 4,8%, mentre il Philadelphia Oil Service Index è sceso del 4%. Anche i titoli dei settori networking, oro e bancario hanno registrato ribassi.

    Il comparto software si è mosso in direzione opposta, con il Dow Jones U.S. Software Index in rialzo del 3,3%.

    Timori sullo sviluppo dell’IA al centro dell’attenzione tecnologica

    I titoli tecnologici sono stati inoltre sotto osservazione dopo che alcuni esponenti del settore hanno chiesto di rallentare il ritmo di sviluppo dei sistemi avanzati di intelligenza artificiale.

    L’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha scritto: “Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di IA. I progressi continueranno a sembrare rapidi e dobbiamo utilizzare saggiamente il tempo che guadagniamo.”

    “Le misure che propongo per far avanzare la frontiera a un ritmo sicuro non saranno facili”, ha aggiunto. “Ma credo che dobbiamo all’umanità il tentativo di provarci.”

    Gli investitori attendono ora l’annuncio della Federal Reserve di mercoledì per ulteriori indicazioni sulla direzione della politica monetaria statunitense.

  • Borse europee in calo con prezzi del petrolio e rendimenti obbligazionari ancora elevati: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo con prezzi del petrolio e rendimenti obbligazionari ancora elevati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno scambiato prevalentemente in ribasso martedì, con l’attenzione rivolta all’aumento dei prezzi del petrolio e agli elevati rendimenti dei titoli di Stato, mentre gli investitori attendevano le decisioni di politica monetaria di diverse importanti banche centrali.

    Il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,4%, il CAC 40 francese è sceso dello 0,3% e il DAX tedesco ha ceduto lo 0,1%.

    I titoli bancari sono stati tra i settori in calo mentre gli investitori valutavano le potenziali implicazioni inflazionistiche dell’aumento dei prezzi dell’energia in un contesto di persistenti tensioni in Medio Oriente.

    In primo piano le decisioni delle banche centrali

    Gli investitori attendevano inoltre le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve statunitense, della Bank of England e della Bank of Japan previste questa settimana, con le aspettative su inflazione e tassi d’interesse ancora al centro dell’attenzione dei mercati.

    La sterlina britannica ha esteso il calo della seduta precedente dopo la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro nel Regno Unito.

    I dati dell’Office for National Statistics hanno mostrato che i posti di lavoro vacanti sono scesi al minimo degli ultimi quattro anni, mentre la crescita dei salari ha rallentato durante l’estate.

    Deutz in calo dopo l’aumento di capitale

    Tra i singoli titoli, il produttore tedesco di motori Deutz (TG:DEZ) ha registrato un ribasso dopo aver completato un aumento di capitale.

    A Londra, le azioni City of London Investment Group (LSE:CLIG) sono salite dopo che il gestore patrimoniale ha riportato aumenti dei fondi in gestione, delle commissioni e degli utili nel 2026.

    Anche Kier Group (LSE:KIE) ha guadagnato terreno dopo che il gruppo attivo nelle infrastrutture e nelle costruzioni ha pubblicato i risultati dell’esercizio 2026 e alzato la guidance per l’esercizio 2027.

    L’attenzione dei mercati resta concentrata sui prezzi dell’energia, sui rendimenti obbligazionari e sulle prossime decisioni delle banche centrali, mentre gli investitori valutano le prospettive per inflazione e tassi d’interesse.

  • HSBC vede il rischio di un deficit temporaneo del mercato petrolifero dopo lo stop dell’oleodotto saudita

    HSBC vede il rischio di un deficit temporaneo del mercato petrolifero dopo lo stop dell’oleodotto saudita

    I prezzi del petrolio sono saliti lunedì dopo le notizie secondo cui l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita dovrebbe rimanere in gran parte fuori servizio per un periodo compreso tra tre e cinque settimane per lavori di riparazione a seguito di un attacco della scorsa settimana.

    L’oleodotto consente di trasportare il greggio saudita dal Golfo al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz.

    Gli analisti di HSBC guidati da Kim Fustier hanno descritto l’interruzione come “una sorpresa negativa” rispetto alle ipotesi dello scenario base. La banca aveva previsto che le infrastrutture alternative, tra cui l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita e l’Abu Dhabi Crude Oil Pipeline, o ADCOP, degli Emirati Arabi Uniti, avrebbero contribuito a compensare le interruzioni che interessano lo Stretto di Hormuz.

    HSBC stima un deficit temporaneo di 6 milioni di barili al giorno

    Le esportazioni di petrolio saudita, sempre più indirizzate attraverso la costa occidentale del Paese in seguito alle restrizioni nell’area di Hormuz, sono scese ad agosto a circa 3 milioni di barili al giorno dai precedenti 4-4,5 milioni, secondo gli analisti.

    HSBC ha affermato che la perdita di questo volume per un mese rappresenterebbe circa 90 milioni di barili di offerta. La banca ha confrontato questa cifra con un calo cumulativo delle scorte globali di oltre 500 milioni di barili da febbraio.

    Gli analisti hanno stimato che il mercato petrolifero globale potrebbe temporaneamente registrare un deficit di circa 6 milioni di barili al giorno tra metà settembre e metà ottobre.

    HSBC lo ha definito “il più ampio deficit implicito dall’inizio del conflitto”.

    Restano incertezze sui tempi delle riparazioni

    HSBC ha affermato che la logistica sulla costa occidentale dell’Arabia Saudita era già stata interessata prima dell’ultima interruzione dell’oleodotto, con una diminuzione dei carichi a Yanbu e alcune esportazioni reindirizzate verso nord attraverso il Canale di Suez e l’oleodotto SUMED in Egitto dopo l’annuncio di un blocco Houthi il 20 luglio.

    Gli analisti hanno richiamato i precedenti lavori di ripristino effettuati da Saudi Aramco presso la raffineria di Ras Tanura dopo un attacco a marzo.

    Secondo HSBC, “un’incertezza fondamentale è se le riparazioni possano essere completate prima delle 3-5 settimane previste”.

    La durata dell’interruzione sarà quindi uno dei fattori che determineranno il suo impatto sulle esportazioni saudite e sull’equilibrio dell’offerta globale.

    HSBC attribuisce le tensioni sulla raffinazione soprattutto alle interruzioni in Medio Oriente

    HSBC ha inoltre esaminato le cause dell’aumento dei prezzi dei prodotti raffinati, esprimendo una valutazione diversa rispetto a quella dell’amministrazione statunitense, secondo cui gli attacchi ucraini alle raffinerie russe sarebbero stati il principale fattore alla base dei prezzi record del diesel negli Stati Uniti.

    Gli analisti hanno affermato di continuare a considerare “lo shock in Medio Oriente come il principale fattore alla base delle attuali tensioni nel settore della raffinazione”.

    Secondo HSBC, i carichi di prodotti raffinati provenienti dall’interno del Golfo sono diminuiti di circa 3,4 milioni di barili al giorno, compresi 2,1 milioni di barili al giorno di diesel, carburante per aerei e benzina.

    HSBC vede il Brent fino a 120 dollari nello scenario “Stallo”

    HSBC ha affermato che la chiusura dell’oleodotto saudita crea rischi al rialzo per le proprie previsioni di base sui prezzi del petrolio e aumenta la probabilità dello scenario che definisce “Stallo”.

    In questo scenario, secondo la banca, il Brent potrebbe potenzialmente raggiungere 120 dollari al barile.

    Gli analisti hanno indicato una ripresa parziale dell’oleodotto East-West, l’attività di carico a Yanbu e il ritmo di riduzione delle scorte petrolifere globali come indicatori da monitorare per valutare le prospettive dell’offerta.

  • Oro sotto 4.300 dollari mentre salgono dollaro e rendimenti Treasury prima della Fed

    Oro sotto 4.300 dollari mentre salgono dollaro e rendimenti Treasury prima della Fed

    I prezzi dell’oro sono scesi martedì, con il metallo spot sotto i 4.300 dollari l’oncia mentre il dollaro statunitense e i rendimenti dei Treasury sono aumentati in vista della decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Alle 02:16 ET, l’oro spot è sceso dello 0,2% a 4.290,39 dollari l’oncia dopo aver perso oltre l’1% nella seduta precedente. I future sull’oro sono diminuiti dello 0,5% a 4.330,57 dollari.

    L’argento spot ha ceduto lo 0,2% a 63,12 dollari l’oncia, mentre il platino è salito dello 0,2% a 1.769,49 dollari. L’indice del dollaro statunitense ha guadagnato lo 0,2% a 99,63.

    I mercati stimano al 92% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed

    L’oro aveva raggiunto lunedì il minimo delle ultime cinque settimane mentre gli investitori valutavano l’aumento dei prezzi dell’energia, dei rendimenti dei Treasury e le aspettative sulla politica monetaria statunitense.

    I mercati finanziari attribuivano una probabilità di circa il 92% a un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve questa settimana.

    Tassi di interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva relativa di attività che non generano interessi, come l’oro, rispetto agli investimenti che offrono un rendimento.

    Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni ha brevemente raggiunto il 5% lunedì per la prima volta in quasi tre anni. Il movimento è avvenuto mentre i mercati valutavano l’inflazione e l’aumento delle esigenze di finanziamento del settore pubblico e delle imprese.

    L’oro ha perso oltre il 3% a settembre dopo aver scambiato sopra i 4.600 dollari l’oncia alla fine di agosto.

    Le interruzioni delle forniture di petrolio aumentano l’attenzione sull’inflazione

    I prezzi del petrolio sono aumentati dopo la chiusura dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita in seguito agli attacchi della scorsa settimana.

    L’oleodotto aveva fornito una rotta alternativa per le esportazioni di greggio saudita in presenza delle restrizioni alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’Arabia Saudita non ha specificato per quanto tempo l’oleodotto rimarrà fuori servizio né con quale rapidità spedizioni alternative potrebbero sostituire i flussi interessati.

    L’aumento dei costi energetici ha rafforzato l’attenzione dei mercati sul loro potenziale impatto sull’inflazione e sulla politica della Federal Reserve.

    OCBC alza le previsioni su oro e argento

    OCBC ha aumentato le proprie previsioni sui prezzi dei metalli preziosi, citando livelli iniziali dei prezzi più elevati, una maggiore partecipazione degli investitori e la domanda strutturale.

    Chez Anbu, responsabile della consulenza patrimoniale di OCBC, ha affermato che la ripresa dell’oro ad agosto ha invertito parte dei cali registrati in precedenza, mentre il contesto macroeconomico cambiava.

    OCBC prevede ora che l’oro raggiunga 4.600 dollari l’oncia entro dicembre 2026 e ha fissato una previsione per l’argento a 69,70 dollari l’oncia.

    L’oro è rimasto sopra il livello di circa 4.000 dollari raggiunto durante una precedente correzione.

  • Petrolio sopra 107 dollari mentre restano sotto osservazione i rischi per le forniture in Medio Oriente

    Petrolio sopra 107 dollari mentre restano sotto osservazione i rischi per le forniture in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio sono saliti martedì mentre gli investitori monitoravano nuovi attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita e l’incertezza sulla tempistica dei colloqui riguardanti lo Stretto di Hormuz.

    I future sul Brent di riferimento sono aumentati del 2,0% a 107,83 dollari al barile alle 04:19 ET, mentre i future statunitensi sul West Texas Intermediate sono saliti del 2,1% a 103,50 dollari al barile.

    I colloqui tra Iran e Stati del Golfo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz sono rimasti sospesi dopo che l’Oman ha comunicato il rinvio di un incontro previsto per lunedì. L’Oman non ha indicato una nuova data per le discussioni.

    Le forze Houthi effettuano nuovi attacchi

    Le forze Houthi dello Yemen, sostenute dall’Iran, hanno effettuato lunedì nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita e hanno proseguito le operazioni nell’area del Mar Rosso e dello Stretto di Bab al-Mandab.

    Gli Houthi hanno attaccato diversi obiettivi in Arabia Saudita dopo gli attacchi della settimana precedente che hanno messo fuori servizio l’oleodotto East-West del Paese.

    Gli analisti citati nella fonte hanno stimato che ulteriori interruzioni legate agli sviluppi potrebbero interessare l’equivalente di un ulteriore 4%-5% delle forniture mondiali di petrolio.

    “I prezzi del petrolio rimangono saldamente sostenuti e difficilmente questo livello di supporto verrà meno finché i mercati non avranno maggiore chiarezza sulle forniture saudite dopo la chiusura dell’oleodotto East-West”, hanno affermato gli analisti di ING.

    I flussi attraverso lo Stretto di Hormuz restano limitati

    Prima dell’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran alla fine di febbraio, circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio transitava attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Da allora, i flussi attraverso lo stretto sono rimasti a una frazione dei livelli precedenti, in seguito alle restrizioni alla navigazione introdotte dopo l’inizio del conflitto.

    Durante il fine settimana, l’Oman ha comunicato che un incontro previsto tra Iran e Stati del Golfo sulla riapertura dello stretto era stato rinviato, senza precisare quando i colloqui sarebbero ripresi.

    Stati Uniti e Iran presentano posizioni diverse sui possibili colloqui

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato lunedì che l’Iran starebbe cercando un accordo di pace, ripetendo un’affermazione già formulata in precedenza.

    L’Iran ha contestato questa versione e ha affermato che non si terranno colloqui fino a quando non saranno soddisfatte le proprie condizioni. Teheran ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero rispettare i termini di un accordo di cessate il fuoco di giugno, successivamente scaduto.

    Le diverse posizioni hanno mantenuto l’incertezza sulla tempistica di ulteriori colloqui diplomatici e sul ripristino della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

  • Future USA in calo prima della riunione Fed mentre salgono petrolio e rendimenti Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Future USA in calo prima della riunione Fed mentre salgono petrolio e rendimenti Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future sugli indici azionari statunitensi hanno registrato un calo martedì in vista della riunione di politica monetaria di due giorni della Federal Reserve, mentre gli investitori hanno monitorato anche l’aumento dei prezzi del petrolio, dei rendimenti dei Treasury e gli sviluppi in Medio Oriente.

    Alle 03:20 ET, i future sul Dow erano in calo di 266 punti, pari allo 0,5%, mentre quelli sull’S&P 500 cedevano 28 punti, o lo 0,4%. I future sul Nasdaq 100 perdevano 90 punti, pari allo 0,3%.

    Anche i principali indici di Wall Street avevano chiuso in ribasso nella seduta precedente. I titoli dei semiconduttori sono scesi, con il Philadelphia Semiconductor Index che ha registrato il maggiore calo giornaliero da luglio.

    Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni ha superato il 5% per la prima volta dal 2023, mentre gli investitori valutavano il potenziale impatto inflazionistico dell’aumento dei prezzi dell’energia.

    “È stata un’altra seduta in cui settembre ha confermato la sua reputazione di peggior mese dell’anno per la performance degli asset, con obbligazioni e azioni che hanno continuato a registrare difficoltà”, hanno affermato gli analisti di Deutsche Bank.

    Gli analisti hanno aggiunto che avrebbero seguito anche la testimonianza del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent davanti alla Commissione per i servizi finanziari della Camera “per vedere se cercherà di contrastare in modo credibile la crescente pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari”.

    I mercati stimano una maggiore probabilità di un rialzo dei tassi Fed

    La Federal Reserve avrebbe dovuto iniziare martedì la riunione di politica monetaria di due giorni, con la decisione sui tassi prevista per mercoledì.

    Secondo CME FedWatch, i mercati attribuivano una probabilità di circa il 92% a un aumento dei tassi di 25 punti base. Una simile decisione porterebbe l’intervallo obiettivo dei federal funds tra il 3,75% e il 4%.

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno affermato che i mercati stavano inoltre prezzando circa 90 punti base di rialzi dei tassi entro la riunione della Fed di giugno 2027, due punti base in più rispetto al giorno precedente.

    I recenti dati economici statunitensi hanno mostrato il persistere di pressioni inflazionistiche insieme alla tenuta del mercato del lavoro, fattori che gli investitori stanno considerando nella valutazione delle prospettive della politica monetaria.

    Petrolio in rialzo tra i rischi per le forniture in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio hanno proseguito i recenti rialzi mentre gli investitori monitoravano gli sviluppi relativi alle rotte di approvvigionamento del Medio Oriente.

    I colloqui tra Iran e Paesi del Golfo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz sono rimasti sospesi.

    Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno effettuato lunedì ulteriori attacchi contro l’Arabia Saudita e hanno proseguito le operazioni nell’area del Mar Rosso e dello Stretto di Bab el-Mandeb.

    Gli sviluppi hanno fatto seguito agli attacchi che hanno messo fuori servizio l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita. Gli analisti citati nella fonte hanno stimato che ulteriori interruzioni potrebbero interessare l’equivalente del 4%-5% delle forniture mondiali di petrolio.

    Ex ricercatore di Google DeepMind avverte sui rischi dell’IA

    Bilal Chughtai, ex research engineer di Google DeepMind, ha espresso preoccupazioni sui potenziali rischi associati a sistemi di intelligenza artificiale sempre più avanzati dopo aver lasciato la società.

    Chughtai ha affermato di ritenere che sistemi di IA superintelligenti, con capacità superiori a quelle umane, potrebbero emergere nei prossimi anni e comportare rischi significativi.

    “Credo sinceramente che l’IA abbia il potenziale per ucciderci tutti e che potremmo avere sempre meno tempo per evitare questo esito”, ha scritto Chughtai sui social media.

    I suoi commenti seguono gli avvertimenti di altre persone attive nel settore dell’intelligenza artificiale. L’ex ricercatore di Anthropic Jacob Coxon ha affermato la scorsa settimana che le preoccupazioni sui potenziali rischi dell’IA sono state tra le ragioni delle sue dimissioni, mentre l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha chiesto una maggiore regolamentazione e un rallentamento del ritmo di sviluppo.

    Produzione industriale cinese in aumento del 5,2%

    La produzione industriale cinese è aumentata del 5,2% su base annua ad agosto, superando le attese di una crescita del 4,8% e accelerando rispetto al 4,5% del mese precedente.

    La fonte ha attribuito parte dell’aumento alla domanda estera di esportazioni cinesi, tra cui componenti elettronici, batterie e apparecchiature di rete.

    Gli investimenti in attività fisse sono invece diminuiti del 7,2% nell’anno fino ad agosto, rispetto alle attese di una contrazione del 7,0%. L’indicatore degli investimenti privati e pubblici è rimasto negativo da aprile.