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  • I risultati di Nvidia frenano Wall Street mentre i futures restano poco mossi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I risultati di Nvidia frenano Wall Street mentre i futures restano poco mossi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura sostanzialmente invariata mercoledì, con gli investitori poco propensi ad assumere posizioni importanti prima dei risultati del secondo trimestre di Nvidia (NASDAQ:NVDA), attesi dopo la chiusura di Wall Street.

    La cautela arriva dopo i modesti rialzi della seduta precedente, mentre i conti di Nvidia sono considerati un test importante per la fiducia degli investitori nella spesa per l’intelligenza artificiale e nelle prospettive dell’intero settore tecnologico.

    “Supponendo che non vi siano movimenti significativi, positivi o negativi, sul fronte geopolitico, i risultati del secondo trimestre di Nvidia di questa sera probabilmente determineranno il tono dei mercati per il resto della settimana”, ha dichiarato Russ Mould, investment director di AJ Bell.

    Ha aggiunto: “Gli investitori generalmente presumono che Nvidia supererà sempre le aspettative, quindi il gigante dei chip per l’IA dovrà produrre o dire qualcosa di veramente speciale per impressionare davvero il mercato.”

    L’inflazione PCE supera leggermente le attese

    I futures sono rimasti relativamente stabili anche dopo la pubblicazione da parte del Dipartimento del Commercio dei dati sulle spese per consumi personali, una delle misure dell’inflazione maggiormente monitorate dalla Federal Reserve.

    L’indice generale PCE è aumentato dello 0,2% a luglio dopo essere sceso dello 0,1% a giugno. Gli economisti avevano previsto un incremento più contenuto dello 0,1%.

    Su base annua, l’inflazione PCE è rimasta al 3,7%, rispetto alle attese per un lieve rallentamento al 3,6%.

    Il PCE core, che esclude alimentari ed energia, è salito dello 0,2% su base mensile dopo l’aumento dello 0,1% di giugno, in linea con le previsioni. Il tasso annuo core è rimasto invariato al 3,3%, anch’esso conforme alle attese.

    I dati facevano parte del più ampio rapporto del Dipartimento del Commercio su redditi e spese personali.

    Wall Street sale con il calo di petrolio e rendimenti Treasury

    Martedì le azioni statunitensi hanno chiuso in rialzo, pur cedendo parte dei guadagni registrati nelle prime ore della seduta.

    Il Nasdaq ha guadagnato 171,11 punti, pari allo 0,7%, raggiungendo 26.151,80. L’S&P 500 è salito di 24,42 punti, o dello 0,3%, a 7.677,28, mentre il Dow Jones Industrial Average ha aggiunto 160,24 punti, o lo 0,3%, attestandosi a 53.577,40.

    Il sentiment positivo è stato sostenuto in parte da un nuovo forte calo dei prezzi del greggio. Dopo una flessione superiore al 2% lunedì, i futures sul petrolio statunitense hanno perso oltre il 3% martedì.

    Il ribasso è arrivato dopo l’annuncio da parte del Dipartimento del Tesoro dell’”Operation Economic Outcast”, definita una campagna economica senza precedenti che coinvolge l’intero governo contro l’Iran e i suoi “facilitatori”.

    Gli Stati Uniti hanno sanzionato quasi 60 entità, individui e navi che, secondo Washington, “rendono possibile l’avventatezza del regime iraniano”. I mercati hanno tuttavia accolto favorevolmente il fatto che il Tesoro non abbia introdotto immediatamente sanzioni secondarie contro altri Paesi coinvolti nel commercio iraniano.

    Gli investitori sembrano inoltre aver interpretato la maggiore enfasi dell’amministrazione Trump sulle misure economiche come un segnale di minore rischio immediato di una nuova offensiva militare su vasta scala.

    La discesa del petrolio ha contribuito anche a un ulteriore calo dei rendimenti dei Treasury, offrendo altro sostegno ai mercati azionari.

    La fiducia dei consumatori peggiora ad agosto

    Gli investitori hanno inoltre valutato nuovi dati che mostrano un deterioramento della fiducia dei consumatori statunitensi.

    L’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board è sceso a 89,4 ad agosto da un dato di luglio rivisto al ribasso a 90,2.

    Gli economisti avevano previsto un valore di 90,1, rispetto alla lettura di luglio inizialmente comunicata a 90,8.

    Il calo riflette un peggioramento delle aspettative dei consumatori e segnala una persistente cautela delle famiglie sulle prospettive economiche.

    Tecnologia e titoli auriferi guidano i rialzi

    I titoli dell’hardware informatico sono stati tra i migliori della seduta di martedì, con il NYSE Arca Computer Hardware Index in rialzo del 3% dopo le forti perdite delle sessioni precedenti.

    Anche i titoli auriferi hanno registrato una buona performance, spingendo il NYSE Arca Gold Bugs Index a un guadagno del 2,3%.

    Compagnie aeree, società di intermediazione e produttori di semiconduttori hanno registrato rialzi significativi, mentre i produttori petroliferi sono stati penalizzati dalla discesa del greggio.

    Nonostante i guadagni di martedì, gli investitori rimangono cauti in vista di diversi importanti catalizzatori. I risultati di Nvidia (NASDAQ:NVDA) sono al centro dell’attenzione, mentre i mercati continuano a monitorare l’inflazione e il simposio di politica economica di Jackson Hole per ulteriori indicazioni sulla traiettoria della politica monetaria statunitense.

  • Le Borse europee salgono leggermente mentre il calo del petrolio attenua i timori sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono leggermente mentre il calo del petrolio attenua i timori sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato modesti rialzi mercoledì, sostenute dal forte calo dei prezzi del petrolio, che ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni sull’inflazione e sulle prospettive dei tassi di interesse. Il sentiment è migliorato grazie al rinnovato ottimismo sugli sforzi diplomatici che coinvolgono l’Iran e sulla possibilità che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz possa riprendere prima del previsto.

    I futures sul Brent sono scesi di circa il 3% a 84,56 dollari al barile dopo le notizie secondo cui Oman e Iran avrebbero discusso la creazione di un corridoio marittimo congiunto temporaneo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Stoxx 600 in rialzo mentre il FTSE 100 arretra

    Lo Stoxx 600 paneuropeo è salito dello 0,12%, mentre il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,18% e il CAC 40 francese è avanzato dello 0,43%.

    Londra ha sottoperformato rispetto alle principali piazze continentali, con il FTSE 100 in calo dello 0,13% nonostante la buona performance dei maggiori gruppi minerari.

    Antofagasta (LSE:ANTO) è salita del 2,5%, mentre Anglo American Plc (LSE:AAL) ha guadagnato l’1,2%. Anche Glencore (LSE:GLEN) e Rio Tinto (LSE:RIO) hanno registrato rialzi moderati.

    Tra gli altri titoli londinesi, Diploma (LSE:DPLM), Halma (LSE:HLMA), Howden Joinery Group (LSE:HWDN), Intercontinental Hotels Group (LSE:IHG), Persimmon (LSE:PSN), Games Workshop (LSE:GAW), Airtel Africa (LSE:AAF), Spirax Group (LSE:SPX), IAG (LSE:IAG), Weir (LSE:WEIR), Coca-Cola HBC (LSE:CCH), Aberdeen Group (LSE:ABDN) e JD Sports Fashion (LSE:JD.) hanno guadagnato tra l’1% e il 2,3%.

    Deutsche Bank e Heidelberg Materials guidano i rialzi in Germania

    A Francoforte, Deutsche Bank e Heidelberg Materials sono state tra le migliori del listino, entrambe in rialzo di circa il 4,3%.

    Commerzbank, MTU Aero Engines, Qiagen, Symrise, E.ON, Rheinmetall, Fresenius, Beiersdorf, Fresenius Medical Care e Continental hanno registrato progressi compresi tra l’1% e il 2,3%.

    SAP si è invece mossa in controtendenza, perdendo circa il 3%. Porsche Automobil Holding, Scout24, Volkswagen e Siemens Energy sono arretrate tra l’1% e l’1,4%.

    Il sondaggio britannico sulle vendite segnala ulteriore debolezza

    I dati economici provenienti dal Regno Unito hanno aggiunto una nota più cauta alla seduta. La Confederation of British Industry ha comunicato che il saldo principale delle vendite è sceso a -48 ad agosto, rispetto a -26 di luglio.

    Il dato è risultato nettamente inferiore alla previsione del mercato di -24, evidenziando la persistente debolezza dell’attività nel commercio al dettaglio britannico.

    Nel complesso, le Borse europee sono rimaste moderatamente positive grazie al sollievo offerto dal calo dei prezzi energetici sul fronte dell’inflazione, anche se dati economici contrastanti e la debolezza di alcuni titoli di peso hanno limitato i guadagni.

  • Il rischio di dazi USA sconvolge il surplus di rame mentre i prezzi sfiorano il record

    Il rischio di dazi USA sconvolge il surplus di rame mentre i prezzi sfiorano il record

    I prezzi del rame si stanno avvicinando ai massimi storici mentre la minaccia di dazi statunitensi sulle importazioni modifica i flussi globali del metallo, nonostante gli analisti sostengano che il mercato mondiale non presenti una vera e propria carenza.

    Il rame a tre mesi sul London Metal Exchange ha raggiunto martedì 14.343 dollari per tonnellata, avvicinandosi al record di 14.527,50 dollari. Il rialzo è arrivato dopo ordini per il ritiro di 65.400 tonnellate di rame dai magazzini LME negli ultimi giorni.

    Queste consistenti richieste di ritiro, note come cancellazioni di warrant, hanno ridimensionato il sollievo generato dall’aumento delle scorte disponibili registrato la scorsa settimana sia sul LME sia sullo Shanghai Futures Exchange.

    Secondo gli analisti, la recente forza dei prezzi riflette soprattutto una crescente scarsità di rame immediatamente disponibile al di fuori degli Stati Uniti, piuttosto che un deficit globale. Il metallo resta essenziale per reti elettriche, veicoli elettrici e data center dedicati all’intelligenza artificiale.

    I flussi verso gli Stati Uniti riducono l’offerta altrove

    I prezzi più elevati del rame negli Stati Uniti hanno incentivato gli operatori a trasferire il metallo nei magazzini COMEX in vista della possibile introduzione di dazi sul rame raffinato a partire dal 2027.

    Questo arbitraggio ha ridotto le scorte disponibili in altre regioni, facendo apparire molto più teso un mercato che in precedenza avrebbe dovuto registrare un consistente surplus.

    Robert Edwards, principale analista del rame presso CRU, ha affermato che la minaccia dei dazi ha trasformato quello che avrebbe dovuto essere un mercato in surplus quest’anno in “nel migliore dei casi un mercato equilibrato”, ipotizzando che il rame accumulato negli Stati Uniti non sia più disponibile per il resto del mondo.

    Le scorte COMEX sono aumentate per 46 giorni consecutivi, raggiungendo il record di 675.185 tonnellate grazie all’arbitraggio legato ai prezzi statunitensi più elevati. CRU aveva precedentemente previsto un surplus globale di rame di 639.000 tonnellate nel 2026.

    “Se le importazioni (statunitensi) continueranno ad arrivare come hanno fatto finora, nella realtà sembrerà un mercato in deficit”, ha dichiarato Edwards.

    Gli Stati Uniti hanno importato quasi 885.000 tonnellate di catodi di rame raffinato nella prima metà del 2026, circa il 3% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e oltre il doppio rispetto ai primi sei mesi del 2024.

    Nell’intero 2025, le importazioni statunitensi di rame raffinato hanno raggiunto il record di 1,64 milioni di tonnellate.

    Il possibile dazio del 2027 mantiene alta l’incertezza

    Lo scorso anno il rame raffinato era stato infine esentato dai dazi, una decisione che inizialmente aveva provocato un brusco calo dei prezzi.

    Il Dipartimento del Commercio statunitense avrebbe tuttavia dovuto presentare alla Casa Bianca entro il 30 giugno di quest’anno un rapporto sul mercato del rame, consentendo al presidente Donald Trump di decidere se introdurre un dazio del 15% dal 1° gennaio 2027, destinato a salire al 30% dal 2028.

    La strategist di Macquarie Alice Fox ha affermato che l’enorme quantità di rame già accumulata nei magazzini COMEX potrebbe richiedere molto tempo per essere assorbita.

    “Sulla base dei nostri numeri, ci vorranno anni perché quel metallo venga consumato”, ha dichiarato Fox.

    Sebbene Macquarie ritenga più elevati i rischi al ribasso per il rame, Fox ha aggiunto che i prezzi “salirebbero enormemente” se Trump procedesse con il dazio.

    Glencore considera l’incertezza il principale motore del rally

    Gary Nagle, amministratore delegato di Glencore, interpreta diversamente il rialzo, sostenendo che l’incertezza sulla politica tariffaria statunitense abbia un peso maggiore rispetto ai dazi stessi.

    Secondo Nagle, un annuncio definitivo, indipendentemente dal fatto che il dazio sia fissato allo zero, al 15% o al 30%, potrebbe far scendere i prezzi del rame perché il mercato avrebbe finalmente maggiore chiarezza.

    “Avrete queste elevate scorte negli Stati Uniti, che nel tempo verranno utilizzate … e non saranno nuovamente esportate” a causa dei costi coinvolti, ha dichiarato Nagle durante una conference call sui risultati.

    Sul rame attualmente conservato nei magazzini COMEX sono già stati pagati i relativi dazi.

    Se queste scorte dovessero rimanere negli Stati Uniti, tuttavia, le altre regioni potrebbero continuare ad affrontare un’offerta limitata. La Cina, principale paese al mondo per la fusione del rame, potrebbe avere una capacità ridotta di compensare la scarsità altrove a causa della forte domanda interna, secondo Amelia Fu, responsabile della strategia sui mercati delle materie prime presso Bank of China International.

    Fu ha indicato le basse scorte, le interruzioni nelle miniere e il fermo della fonderia di Gresik in Indonesia come ulteriori fattori di tensione.

    “Potremmo vedere nuovi massimi record per i prezzi del rame nelle prossime settimane o nei prossimi mesi”, ha affermato.

  • Oro in lieve calo ma vicino ai massimi di tre mesi con petrolio e rendimenti in discesa

    Oro in lieve calo ma vicino ai massimi di tre mesi con petrolio e rendimenti in discesa

    I prezzi dell’oro sono leggermente diminuiti mercoledì, rimanendo tuttavia vicini ai massimi degli ultimi tre mesi, mentre il calo del petrolio e dei rendimenti dei Treasury statunitensi ha contribuito ad attenuare i timori sull’inflazione. Gli investitori hanno inoltre continuato a monitorare gli sforzi diplomatici di Iran e Oman riguardanti lo Stretto di Hormuz.

    Alle 01:10 ET, le 05:40 GMT, XAU/USD perdeva lo 0,4% a 4.642,38 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro guadagnavano lo 0,1% a 4.699,04 dollari.

    Tra gli altri metalli preziosi, XAG/USD è salito dello 0,7% a 69,05 dollari l’oncia e XPT/USD ha guadagnato lo 0,3% a 1.866,89 dollari. L’indice del dollaro statunitense è aumentato dello 0,1% a 99,01.

    Il calo del petrolio e dei Treasury sostiene l’oro

    L’oro ha guadagnato oltre il 7% nell’ultima settimana, mantenendosi vicino al massimo degli ultimi tre mesi raggiunto nella seduta precedente.

    Il rally è stato sostenuto dalla discesa dei rendimenti dei Treasury statunitensi e dalla debolezza del petrolio, fattori che hanno ridotto parte delle preoccupazioni inflazionistiche che potrebbero altrimenti scoraggiare la Federal Reserve dal tagliare i tassi.

    Martedì, i rendimenti dei Treasury sono scesi di circa cinque-sette punti base lungo la curva, mentre il greggio ha perso terreno sulla crescente speranza di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente.

    Iran e Oman hanno discusso la creazione di un “corridoio marittimo congiunto temporaneo” che potrebbe consentire la ripresa di parte del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Il calo dei prezzi energetici può favorire l’oro perché il petrolio rappresenta una componente importante delle pressioni inflazionistiche. Un aumento prolungato del greggio potrebbe infatti spingere la Fed a mantenere i tassi elevati più a lungo.

    Poiché l’oro non genera interessi, rendimenti elevati possono renderlo meno interessante rispetto agli asset che producono reddito. Al contrario, rendimenti più bassi possono aumentare l’attrattiva relativa del metallo prezioso.

    Il debasement trade resta sotto osservazione

    La recente forza dell’oro ha inoltre mantenuto alta l’attenzione degli investitori sul cosiddetto debasement trade legato ai Treasury.

    Gli analisti di ANZ hanno affermato che il segretario al Tesoro Scott Bessent non ha fornito ulteriori indicazioni sulle modifiche alla gestione del debito annunciate la scorsa settimana.

    Alcune indiscrezioni hanno tuttavia suggerito che il Tesoro potrebbe utilizzare parte delle proprie disponibilità liquide per finanziare il riacquisto di titoli più vecchi caratterizzati da rendimenti più elevati.

    Le preoccupazioni riguardanti l’indebitamento pubblico, la politica fiscale e il potere d’acquisto di lungo periodo delle valute hanno contribuito a rafforzare la domanda di oro come riserva di valore alternativa.

    Inflazione PCE e discorso di Warsh sono i prossimi test

    Gli investitori guardano ora a due possibili catalizzatori importanti per l’oro: il rapporto statunitense sull’inflazione Personal Consumption Expenditures di mercoledì e il primo importante intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole, previsto per venerdì.

    I dati PCE offriranno nuove indicazioni sulle pressioni inflazionistiche e sulle condizioni dell’economia statunitense, con possibili conseguenze sulle aspettative relative alla politica monetaria.

    La presidente della Fed di Boston Susan Collins ha dichiarato di essere favorevole a mantenere invariati i tassi per il momento, a condizione che l’inflazione continui ad avvicinarsi all’obiettivo del 2% della banca centrale.

    L’intervento di Warsh a Jackson Hole potrebbe invece fornire maggiore chiarezza sul modo in cui la Fed valuta l’equilibrio tra i persistenti rischi inflazionistici e le prospettive economiche generali.

    Gli investitori cercheranno in particolare indicazioni sulle condizioni che potrebbero spingere i responsabili della politica monetaria a modificare i tassi in risposta all’andamento dell’inflazione.

    Warsh ha ricevuto critiche per la mancanza di chiarezza sulle sue posizioni economiche, rendendo il discorso di venerdì un potenziale evento chiave per le aspettative sui tassi e per il mercato dei metalli preziosi.

    La recente avanzata dell’oro ha inoltre riportato in primo piano il cosiddetto debasement trade che aveva contribuito al rally del metallo nel 2025, mentre gli investitori considerano sempre più l’oro un’alternativa ai titoli sovrani e alle valute nei periodi di maggiore preoccupazione per deficit, politica fiscale e potere d’acquisto della moneta.

  • Petrolio in calo di oltre il 2% sulle speranze di progressi diplomatici in Medio Oriente

    Petrolio in calo di oltre il 2% sulle speranze di progressi diplomatici in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio sono scesi nettamente mercoledì, prolungando le perdite della seduta precedente dopo che alcune notizie hanno indicato progressi negli sforzi diplomatici per ridurre le ostilità in Medio Oriente e ripristinare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent sono scesi del 2,6% a 86,30 dollari al barile alle 04:17 ET, le 08:17 GMT, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso il 2,7%, attestandosi a 80,18 dollari.

    Il nuovo calo segue una flessione superiore al 5% registrata martedì, dopo che i media russi hanno riferito che Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un nuovo accordo per il cessate il fuoco.

    Le indiscrezioni indicano un possibile nuovo cessate il fuoco tra USA e Iran

    L’agenzia di stampa statale russa RIA Novosti ha riferito che Washington e Teheran sarebbero vicine a un’intesa, citando fonti pakistane e iraniane.

    Secondo quanto riportato, l’accordo includerebbe disposizioni per consentire la navigazione senza restrizioni attraverso lo Stretto di Hormuz e potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni. Investing.com ha dichiarato di non essere stata in grado di verificare immediatamente la notizia di RIA.

    Le indiscrezioni sono arrivate dopo che funzionari pakistani hanno dichiarato che erano stati compiuti progressi negli sforzi di mediazione con l’Iran e che i colloqui avevano incluso la possibilità di ripristinare un cessate il fuoco provvisorio.

    Il Pakistan ha svolto un ruolo importante come mediatore regionale durante il conflitto tra Stati Uniti e Iran e aveva contribuito anche a negoziare una tregua tra le due parti a giugno.

    Iran e Oman avrebbero concordato una rotta temporanea attraverso Hormuz

    Separatamente, Al Jazeera ha riferito che un alto funzionario iraniano ha dichiarato che Iran e Oman hanno concordato l’istituzione di una rotta temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz dopo colloqui diplomatici a Teheran.

    Il funzionario avrebbe tuttavia sottolineato che lo stretto non riaprirà completamente fino a quando gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni assunti nell’ambito di un accordo quadro per il cessate il fuoco firmato a giugno.

    La prospettiva di un aumento del traffico commerciale attraverso Hormuz ha ridotto parte del premio per il rischio di offerta incorporato nei prezzi del greggio.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno tuttavia affermato che, con la possibilità di una ripresa dei combattimenti sempre “dietro l’angolo”, è improbabile che il petrolio torni completamente ai livelli precedenti al conflitto.

    “[Un] fattore di rischio geopolitico sarà incorporato permanentemente nel prezzo”, hanno dichiarato.

    Il traffico delle petroliere resta fortemente limitato

    La navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz rimane fortemente ridotta, poiché le compagnie evitano di esporre le proprie navi al rischio di attacchi.

    I dati preliminari di Kpler citati da CNBC hanno mostrato che martedì soltanto cinque navi mercantili hanno attraversato lo stretto, rispetto a una media mobile a 10 giorni di 15.

    Prima dell’inizio del conflitto a fine febbraio, circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso questa rotta.

    I colloqui tra Iran e Oman sono inoltre arrivati un giorno dopo l’introduzione da parte degli Stati Uniti di sanzioni economiche più severe contro Teheran, con Washington che ha segnalato una preferenza per l’aumento della pressione finanziaria piuttosto che per ulteriori azioni militari.

    Con le notizie diplomatiche che continuano a influenzare le aspettative sull’offerta, i prezzi del greggio dovrebbero rimanere molto sensibili ai prossimi sviluppi riguardanti Iran, Oman e lo Stretto di Hormuz.

  • Risultati Nvidia e inflazione PCE al centro dell’attenzione mentre il petrolio crolla: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Risultati Nvidia e inflazione PCE al centro dell’attenzione mentre il petrolio crolla: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi si sono mossi poco mercoledì, mentre gli investitori si preparavano agli attesi risultati trimestrali di Nvidia e ai nuovi dati sull’inflazione, con i segnali di progressi diplomatici in Medio Oriente che hanno spinto nettamente al ribasso i prezzi del petrolio.

    Il sentiment è stato influenzato anche dall’escalation della disputa commerciale tra Stati Uniti e Canada, dopo che Ottawa ha annunciato dazi di ritorsione su centinaia di prodotti americani.

    Alle 02:59 ET, le 06:59 GMT, i futures sul Dow guadagnavano 42 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 erano sostanzialmente invariati. I futures sul Nasdaq 100 perdevano invece 25 punti, o lo 0,1%.

    Futures USA stabili dopo i guadagni di Wall Street

    I principali indici statunitensi sono saliti nella seduta precedente, sostenuti dai rialzi dei titoli legati all’intelligenza artificiale in vista dei risultati di Nvidia.

    Il calo del petrolio sotto i 90 dollari al barile e il rally dei titoli di Stato americani hanno inoltre favorito il sentiment, mentre gli investitori reagivano ai segnali di possibili progressi diplomatici in Medio Oriente.

    Risultati inferiori alle attese di Dick’s Sporting Goods hanno tuttavia penalizzato i titoli dei beni di consumo discrezionali, limitando l’avanzata generale del mercato.

    Anche i dati economici sono risultati più deboli del previsto, con gli indicatori sulle aspettative dei consumatori e sulle vendite di nuove abitazioni a luglio inferiori alle previsioni.

    I risultati di Nvidia mettono sotto esame la spesa per l’IA

    L’attenzione è ora concentrata su Nvidia (NASDAQ:NVDA), che pubblicherà i risultati del secondo trimestre fiscale dopo la chiusura di Wall Street.

    Il produttore di semiconduttori è diventato uno dei principali indicatori degli investimenti globali nell’intelligenza artificiale, con la domanda dei suoi processori avanzati strettamente collegata alla spesa per data center e infrastrutture IA.

    Secondo i dati LSEG citati da Reuters, i ricavi trimestrali di Nvidia dovrebbero raddoppiare rispetto all’anno precedente, raggiungendo 92,18 miliardi di dollari, principalmente grazie alla forte domanda dei data center. A questo ritmo, la crescita dei ricavi sarebbe la più elevata degli ultimi sette trimestri.

    Gli investitori cercheranno inoltre indicazioni sul passaggio dei clienti dai processori Blackwell all’architettura più recente Vera Rubin.

    Restano dubbi sulla sostenibilità degli enormi programmi di investimento dei maggiori clienti tecnologici di Nvidia, soprattutto dopo che diverse grandi società hanno recentemente segnalato pressioni sul free cash flow.

    Le indicazioni del management sulla spesa dei clienti e sulla domanda futura potrebbero quindi avere conseguenze significative per l’intero tema degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    L’inflazione PCE potrebbe influenzare le aspettative sulla Fed

    Gli investitori attendono anche l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali di luglio del Dipartimento del Commercio, previsto prima dell’apertura di Wall Street.

    L’inflazione core PCE dovrebbe aumentare dello 0,2% su base mensile, accelerando rispetto allo 0,1% precedente. Su base annua, l’indicatore dovrebbe invece rimanere invariato rispetto a giugno al 3,3%.

    L’indice PCE, e in particolare la componente core, è attentamente monitorato dalla Federal Reserve per valutare l’andamento dell’inflazione e le prospettive dei tassi di interesse.

    Sono aumentati i timori che il rincaro dell’energia provocato dal conflitto in Medio Oriente possa generare pressioni inflazionistiche più persistenti e costringere la Fed a un ulteriore inasprimento monetario.

    I mercati hanno recentemente ridotto le aspettative per un aumento dei tassi a settembre, anche se la presidente della Fed di Boston Susan Collins ha affermato questa settimana che, senza progressi più duraturi sul fronte dell’inflazione, una politica più restrittiva diventerebbe presto “appropriata.”

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno osservato che i loro economisti l’avevano “in precedenza considerata una persona non favorevole a un rialzo nel 2026, quindi i commenti dimostrano che un aumento a settembre potrebbe essere ancora molto concreto per alcuni dei centristi del FOMC.”

    Iran e Oman avrebbero concordato una rotta temporanea attraverso Hormuz

    I mercati energetici rimangono estremamente sensibili agli sviluppi riguardanti lo Stretto di Hormuz, dove il traffico delle petroliere è diminuito drasticamente dall’inizio del conflitto.

    Le compagnie di navigazione sono state riluttanti a far transitare le proprie navi attraverso lo stretto a causa del rischio di attacchi. I dati preliminari di Kpler citati da CNBC indicano che martedì soltanto cinque navi mercantili hanno attraversato lo stretto, rispetto a una media mobile a 10 giorni di 15.

    Prima dell’inizio della guerra a fine febbraio, circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Al Jazeera ha riferito che un alto funzionario iraniano ha dichiarato che Iran e Oman hanno concordato l’istituzione di una rotta temporanea attraverso lo stretto dopo i colloqui diplomatici tenuti a Teheran.

    Il funzionario avrebbe tuttavia precisato che una riapertura completa non avverrà finché gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni contenuti nell’accordo quadro per il cessate il fuoco firmato a giugno.

    Separatamente, l’agenzia russa RIA Novosti ha riferito che Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un nuovo accordo per il cessate il fuoco che potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni, citando fonti iraniane e pakistane. Investing.com ha dichiarato di non essere stata in grado di verificare immediatamente la notizia.

    Gli sviluppi hanno contribuito al forte calo dei futures sul Brent. Tuttavia, gli analisti di Vital Knowledge hanno avvertito che, con il rischio di una ripresa del conflitto sempre “dietro l’angolo”, il petrolio potrebbe non tornare ai livelli precedenti alla guerra.

    “[Un] fattore di rischio geopolitico sarà incorporato permanentemente nel prezzo”, hanno affermato.

    Il Canada annuncia dazi di ritorsione sui prodotti statunitensi

    Le tensioni commerciali tra Canada e Stati Uniti si sono ulteriormente intensificate, con Ottawa che prevede di imporre dazi fino al 50% su circa 700 prodotti americani.

    Le misure riguardano circa 20 miliardi di dollari di importazioni annuali statunitensi in Canada e arrivano dopo l’introduzione da parte di Washington di dazi del 50% su un’ampia gamma di esportazioni canadesi.

    Il Canada ha dichiarato che la sua risposta consisterà in dazi “dollaro per dollaro” equivalenti alle misure statunitensi.

    Secondo una dichiarazione del governo canadese citata da Reuters, i contro-dazi entreranno in vigore l’8 settembre.

    Le tariffe statunitensi sono entrate in vigore sabato dopo il fallimento dei negoziati tra i due Paesi, provocando un aumento delle tensioni e degli scambi verbali tra Washington e Ottawa.

  • Gas europeo in calo del 3% con le speranze di cessate il fuoco che riducono i timori sull’offerta

    Gas europeo in calo del 3% con le speranze di cessate il fuoco che riducono i timori sull’offerta

    I prezzi del gas naturale europeo sono scesi bruscamente mercoledì, allontanandosi dai massimi degli ultimi cinque mesi dopo che i segnali di possibili progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran hanno ridotto parte del premio per il rischio geopolitico accumulato sui mercati energetici.

    I futures olandesi sul gas con scadenza più ravvicinata sono scesi del 3%, mentre gli equivalenti contratti britannici all’ingrosso hanno registrato una flessione analoga.

    Il movimento ha interrotto un rally durato diverse settimane che aveva portato i prezzi del gas europeo ai livelli più alti da metà marzo. La precedente crescita era stata alimentata in parte dai timori per i carichi di gas naturale liquefatto del Qatar e dal ritmo inferiore alla norma delle iniezioni negli stoccaggi europei.

    Gli operatori hanno ridotto le posizioni legate al rischio geopolitico mentre anche il mercato petrolifero registrava una forte flessione. Il Brent ha perso oltre il 2,5%, scendendo verso gli 86 dollari al barile e prolungando le pesanti perdite di due sedute consecutive.

    I colloqui su Hormuz innescano vendite sui mercati energetici

    Il calo del gas europeo è seguito a una serie di segnali diplomatici più incoraggianti provenienti dal Medio Oriente.

    Secondo alcune indiscrezioni, Stati Uniti e Iran si starebbero avvicinando a un accordo provvisorio per un cessate il fuoco mediato da partner regionali, che potrebbe comprendere impegni per consentire alle navi commerciali di attraversare liberamente lo Stretto di Hormuz.

    Il sentiment è migliorato ulteriormente dopo che rappresentanti di Iran e Oman hanno confermato la ripresa dei colloqui bilaterali sulla sicurezza e sulla gestione di questa strategica rotta marittima.

    La possibilità di una ripresa più regolare delle spedizioni marittime di GNL dal Golfo Persico ha prevalso sulle preoccupazioni legate all’introduzione da parte di Washington di sanzioni economiche più severe all’inizio della settimana.

    Per gli acquirenti industriali e le utility europee, un miglioramento dell’accesso attraverso Hormuz potrebbe ridurre il rischio di carenze di approvvigionamento prima del picco della domanda invernale per il riscaldamento.

    Gli stoccaggi europei restano sotto le medie stagionali

    Nonostante il calo dei prezzi all’ingrosso registrato mercoledì, la situazione degli stoccaggi europei di gas rimane significativamente più debole rispetto alle medie storiche.

    I dati di Gas Infrastructure Europe mostrano che gli impianti di stoccaggio del blocco sono pieni per circa il 62% della capacità, rispetto a una media stagionale quinquennale di circa il 79%.

    L’elevata domanda estiva di elettricità legata all’uso dell’aria condizionata, insieme alle interruzioni delle consegne spot di GNL, ha limitato il ritmo con cui le utility europee sono riuscite a ricostituire le scorte.

    Questo deficit rende gli sviluppi relativi alle forniture di GNL particolarmente importanti mentre l’Europa si avvicina al periodo di maggiore domanda autunnale e invernale.

    Il mercato del gas resta sensibile agli sviluppi su Hormuz

    La curva forward del gas europeo rimane in marcata backwardation, creando ulteriori difficoltà per le utility che acquistano forniture spot costose da destinare allo stoccaggio.

    Conservare gas acquistato a prezzi elevati nel breve termine può esporre gli operatori a perdite se i prezzi forward rimangono più bassi, riducendo così l’incentivo ad accumulare rapidamente le scorte.

    Di conseguenza, i prezzi all’ingrosso del gas europeo dovrebbero rimanere molto sensibili agli sviluppi riguardanti lo Stretto di Hormuz.

    Sebbene i progressi verso un cessate il fuoco e una migliore navigazione abbiano ridotto parte dell’immediato premio per il rischio sull’offerta, un deterioramento dei negoziati potrebbe rapidamente riaccendere i timori sulla disponibilità di GNL con l’avvicinarsi della stagione europea del riscaldamento.

  • Borse europee in lieve rialzo: il crollo del petrolio compensa i segnali restrittivi della BCE: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in lieve rialzo: il crollo del petrolio compensa i segnali restrittivi della BCE: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un moderato rialzo mercoledì, mantenendosi vicino ai massimi di una settimana grazie alla forte discesa dei prezzi del petrolio, che ha offerto un certo sollievo agli investitori.

    L’effetto positivo del calo dei costi energetici è stato tuttavia limitato dai segnali restrittivi provenienti dalla Banca Centrale Europea e dalla prudenza in vista degli attesi risultati trimestrali di Nvidia Corp. negli Stati Uniti.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha guadagnato lo 0,11%, mentre il DAX tedesco e il CAC 40 francese si sono mossi sostanzialmente sulla parità. Il FTSE 100 di Londra, fortemente esposto alle materie prime, è stato invece frenato dalla debolezza dei principali titoli energetici.

    Il petrolio crolla sulle speranze di riapertura dello Stretto di Hormuz

    Il Brent è sceso del 2,6% a 86,32 dollari al barile, prolungando il forte selloff dopo aver perso circa il 5% nella seduta precedente.

    La nuova flessione è arrivata dopo indiscrezioni dei media, che citavano mediatori regionali, secondo cui Stati Uniti e Iran si starebbero avvicinando a un accordo provvisorio per un cessate il fuoco. L’intesa riportata comprenderebbe garanzie per consentire alle navi commerciali di attraversare senza ostacoli lo Stretto di Hormuz.

    Il sentiment degli investitori ha ricevuto ulteriore sostegno dopo che Iran e Oman hanno confermato la ripresa dei colloqui bilaterali finalizzati alla completa riapertura di questa strategica rotta marittima.

    La prospettiva di un miglioramento dei flussi energetici ha ridotto i timori immediati sulle forniture globali di petrolio, attenuando anche parte delle pressioni inflazionistiche associate agli elevati prezzi del greggio.

    Schnabel: saranno necessari ulteriori aumenti dei tassi

    Il quadro più favorevole sul fronte energetico è stato parzialmente controbilanciato dalle dichiarazioni di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, secondo cui potrebbe essere necessario aumentare ulteriormente i tassi per contenere le persistenti pressioni inflazionistiche.

    In un’intervista a Bloomberg News pubblicata mercoledì, Schnabel ha dichiarato che “con l’attuale tasso di riferimento, è improbabile che l’inflazione torni all’obiettivo nel medio termine e, pertanto, sarà necessario un ulteriore inasprimento.”

    Schnabel ha indicato il persistente conflitto in Medio Oriente e la resilienza superiore alle attese dell’economia dell’area euro come fattori che continuano a rappresentare rischi al rialzo per i prezzi al consumo.

    Le sue dichiarazioni hanno rafforzato le aspettative dei mercati monetari per un possibile ulteriore aumento dei tassi BCE di 25 punti base a settembre.

    I risultati di Nvidia al centro dell’attenzione

    Gli investitori europei hanno inoltre evitato movimenti significativi in vista dei risultati del secondo trimestre di Nvidia (NASDAQ:NVDA), attesi dopo la chiusura del mercato statunitense.

    I conti del produttore di chip sono considerati un importante test per valutare la domanda globale di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e la sostenibilità delle elevate valutazioni del settore tecnologico.

    I risultati potrebbero avere implicazioni particolarmente importanti per le società europee di semiconduttori e tecnologia esposte alla continua crescita degli investimenti nell’hardware per l’IA.

    Tra i titoli sotto osservazione figurano il produttore di apparecchiature per semiconduttori ASML Holding NV (EU:ASML), STMicroelectronics NV (BIT:STMMI) e Infineon Technologies AG (TG:IFX), oltre alle società europee di automazione industriale esposte all’espansione delle infrastrutture informatiche.

    Inflazione USA e Jackson Hole restano sotto osservazione

    Gli investitori mantengono contemporaneamente un atteggiamento prudente in vista dei prossimi dati statunitensi sull’inflazione PCE.

    I numeri potrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione e della crescita economica prima dell’incontro dei banchieri centrali al Jackson Hole Economic Policy Symposium.

    Con il calo del petrolio a sostenere il sentiment, ma la politica monetaria e i risultati di Nvidia a generare incertezza, le borse europee hanno mantenuto guadagni relativamente contenuti.

  • Titoli energetici in calo con il petrolio penalizzato dai colloqui Iran-Oman sullo Stretto di Hormuz

    Titoli energetici in calo con il petrolio penalizzato dai colloqui Iran-Oman sullo Stretto di Hormuz

    I titoli energetici europei hanno perso terreno mercoledì, mentre i prezzi del greggio hanno prolungato la discesa in seguito alla ripresa dei colloqui tra Iran e Oman sulla gestione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent sono scesi del 2,5% a 86,38 dollari al barile alle 07:43 GMT, mentre quelli sul WTI hanno perso il 2,8%, attestandosi intorno a 80,08 dollari. Entrambi i benchmark hanno così esteso le forti perdite della seduta precedente, mentre gli investitori valutavano la possibilità di un miglioramento dell’accesso marittimo attraverso questa rotta strategica.

    Iran e Oman discutono un quadro provvisorio per il traffico marittimo

    Iran e Oman stanno discutendo un accordo provvisorio per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, che potrebbe includere la creazione di un corridoio temporaneo per le navi e una cooperazione nelle operazioni di rimozione delle mine.

    I colloqui arrivano mentre i negoziati tra Iran e Stati Uniti restano in stallo e Washington continua ad aumentare la pressione economica su Teheran.

    Prima dell’inizio del conflitto, circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e GNL transitava attraverso lo Stretto di Hormuz. Qualsiasi progresso significativo verso la riapertura della rotta potrebbe quindi ridurre i timori sulle forniture energetiche e aumentare la pressione al ribasso sui prezzi del greggio.

    L’analista di PVM mette in dubbio l’entità del crollo del petrolio

    L’analista di PVM Tamas Varga ha messo in dubbio che la portata della flessione del Brent, superiore a 6 dollari al barile nell’arco di due giorni, sia giustificata dagli ultimi sviluppi diplomatici.

    Varga ha osservato che una ripresa permanente dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz “è tutt’altro che scontata”, nonostante le indiscrezioni secondo cui Iran e Oman potrebbero raggiungere un accordo sulla rimozione delle mine e sulla gestione del traffico marittimo attraverso questo passaggio strategico.

    Secondo l’analista, i rischi per l’offerta probabilmente persisteranno e le scorte petrolifere potrebbero continuare a diminuire nelle prossime settimane, pur riconoscendo che “sedere su questa sedia si è spesso rivelato scomodo di recente.”

    Le sue osservazioni evidenziano l’incertezza che continua a caratterizzare il mercato petrolifero, con gli operatori impegnati a bilanciare i segnali di progresso diplomatico con il rischio di persistenti interruzioni delle forniture energetiche.

    BP, Shell e le major energetiche europee arretrano

    La nuova flessione del greggio ha penalizzato le principali compagnie petrolifere e del gas europee all’apertura dei mercati.

    BP (LSE:BP.) ha perso il 2,8%, mentre Shell (LSE:SHEL) è scesa dell’1,7%. Equinor (LSE:0A7F) ha ceduto il 2,5% a Oslo e l’italiana Eni (BIT:ENI) ha registrato una flessione dell’1,7%.

    Altrove, TotalEnergies (EU:TTE) ha perso l’1,2%, mentre Repsol (TG:REP) è arretrata dell’1,4%.

    La debolezza ha fatto seguito al calo del 3,1% registrato martedì dal WTI, quando le aspettative di progressi diplomatici avevano prevalso sui persistenti timori di interruzioni dell’offerta.

    Con l’incertezza sullo Stretto di Hormuz ancora elevata, gli sviluppi dei colloqui tra Iran e Oman potrebbero continuare a rappresentare un importante fattore per l’andamento del petrolio e dei titoli energetici europei.

  • Rendimenti dell’Eurozona in calo: il crollo del petrolio prevale sui segnali restrittivi della BCE

    Rendimenti dell’Eurozona in calo: il crollo del petrolio prevale sui segnali restrittivi della BCE

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono scesi mercoledì, mentre il forte calo dei prezzi globali del petrolio ha attenuato i timori sulle pressioni inflazionistiche legate ai rischi di approvvigionamento in Medio Oriente.

    La flessione del greggio ha sostenuto il mercato obbligazionario europeo nonostante i nuovi segnali restrittivi provenienti dalla Banca Centrale Europea, secondo cui i tassi di interesse potrebbero dover rimanere elevati.

    Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni è sceso al 2,781%, mentre quello del Bund decennale di riferimento è diminuito al 3,195%. Quest’ultimo è tornato sotto la soglia del 3,20%, attentamente monitorata dai mercati, dopo essersi avvicinato la scorsa settimana ai massimi degli ultimi 15 anni.

    Le speranze di un cessate il fuoco spingono ancora al ribasso il petrolio

    Il Brent ha perso oltre il 2,5%, scendendo verso gli 86 dollari al barile e prolungando le perdite registrate nelle ultime sedute.

    La flessione è arrivata dopo indiscrezioni dei media secondo cui Stati Uniti e Iran si starebbero avvicinando a un accordo provvisorio per un cessate il fuoco, che includerebbe garanzie per il transito senza ostacoli attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Le aspettative di una ripresa più libera del traffico marittimo attraverso questa rotta strategica hanno ridotto i timori immediati riguardo alle forniture energetiche.

    Il conseguente calo del petrolio ha inoltre ridimensionato parte del premio per l’inflazione da costi che si era accumulato sui mercati europei dei tassi di interesse nelle ultime settimane.

    Le dichiarazioni restrittive di Schnabel limitano il rally obbligazionario

    La discesa dei rendimenti è stata tuttavia contenuta dalle dichiarazioni di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, secondo cui potrebbe essere necessario un ulteriore inasprimento monetario per riportare stabilmente l’inflazione verso l’obiettivo.

    In un’intervista a Bloomberg News pubblicata mercoledì, Schnabel ha dichiarato che “con l’attuale tasso di riferimento, è improbabile che l’inflazione torni all’obiettivo nel medio termine e, pertanto, sarà necessario un ulteriore inasprimento.”

    Schnabel ha inoltre indicato le persistenti tensioni in Medio Oriente e la resilienza dell’economia dell’Eurozona come fattori che potrebbero creare ulteriori rischi al rialzo per i prezzi al consumo.

    Le sue dichiarazioni hanno rafforzato le aspettative dei mercati monetari per un possibile aumento dei tassi BCE di 25 punti base a settembre. Questa prospettiva ha impedito un calo più marcato dei costi di finanziamento europei e ha mantenuto relativamente sostenuti i rendimenti sulle scadenze più brevi.

    I mercati obbligazionari guardano a Jackson Hole

    Con i rendimenti dell’Eurozona scesi sotto i recenti massimi, gli investitori si stanno ora preparando a un altro importante appuntamento di politica monetaria previsto per questa settimana.

    Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh terrà venerdì il suo primo intervento principale al Jackson Hole Economic Policy Symposium.

    Gli operatori obbligazionari analizzeranno attentamente le sue dichiarazioni alla ricerca di indicazioni sulla volontà della Federal Reserve di mantenere tassi di interesse relativamente restrittivi.

    Eventuali segnali di una politica monetaria statunitense più restrittiva per un periodo prolungato potrebbero influenzare anche i mercati obbligazionari europei, contribuendo a determinare l’andamento dei rendimenti sovrani e degli spread in vista dell’autunno.