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  • Wall Street verso un’apertura in calo mentre petrolio e tensioni geopolitiche pesano sul sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura in calo mentre petrolio e tensioni geopolitiche pesano sul sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future indicano un avvio debole

    I future sui principali indici statunitensi indicano un’apertura in ribasso per la seduta di lunedì, con gli investitori pronti a prendere profitto dopo i solidi guadagni registrati la scorsa settimana.

    A pesare sul sentiment sono la nuova escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e il forte rialzo dei prezzi del petrolio.

    Il petrolio sale dopo i nuovi attacchi

    Le quotazioni del greggio sono aumentate sensibilmente dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato una nuova serie di attacchi mirati contro diversi obiettivi in Iran nella giornata di domenica.

    Teheran ha risposto colpendo diversi Paesi del Golfo, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania e Oman, aumentando ulteriormente le tensioni e mettendo sotto pressione la fragile tregua.

    L’incertezza è stata alimentata anche dalle dichiarazioni contrastanti di Washington e Teheran sullo stato dello Stretto di Hormuz, contribuendo a spingere i future sul petrolio statunitense oltre il 4%.

    I titoli tecnologici sotto pressione

    Anche il comparto tecnologico potrebbe aprire in territorio negativo dopo il brusco calo di SK Hynix (USOTC:HXSCL).

    Le azioni della società quotate negli Stati Uniti hanno perso oltre il 9% nelle contrattazioni pre-market, dopo il balzo superiore al 13% registrato nel debutto al Nasdaq di venerdì scorso, trascinando al ribasso il settore dei semiconduttori.

    Attesa per trimestrali e inflazione

    Nonostante il clima prudente, gli investitori potrebbero evitare movimenti troppo marcati in vista dei numerosi appuntamenti chiave previsti questa settimana.

    Tra le società che pubblicheranno i risultati figurano Bank of America (NYSE:BAC), Citigroup (NYSE:C), Goldman Sachs (NYSE:GS), JPMorgan Chase (NYSE:JPM), Wells Fargo (NYSE:WFC), Johnson & Johnson (NYSE:JNJ), UnitedHealth (NYSE:UNH) e Netflix (NASDAQ:NFLX).

    Grande attenzione anche ai nuovi dati sull’inflazione negli Stati Uniti, che potrebbero influenzare le aspettative sulle prossime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.

    Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com, ha dichiarato: “Dopo letture dell’inflazione più elevate all’inizio dell’anno e un mercato del lavoro resiliente, gli investitori vogliono capire se le pressioni inflazionistiche di fondo restino persistenti nonostante il recente calo dei prezzi dell’energia.”

    Ha aggiunto: “Un dato superiore alle attese rafforzerebbe lo scenario di tassi elevati più a lungo e potrebbe sostenere ulteriormente il dollaro e i rendimenti obbligazionari. Al contrario, un dato più debole contribuirebbe ad attenuare parte delle preoccupazioni inflazionistiche legate al ritorno delle tensioni geopolitiche e potrebbe offrire un gradito sostegno ai mercati azionari.”

    Wall Street ha chiuso in rialzo venerdì

    Le Borse statunitensi hanno terminato la seduta di venerdì in territorio positivo, sebbene gli scambi siano rimasti relativamente contenuti.

    Il Dow Jones Industrial Average è salito di 149,60 punti (+0,3%) a 52.637,01, il Nasdaq Composite ha guadagnato 74,72 punti (+0,3%) a 26.281,61 e l’S&P 500 è avanzato di 31,75 punti (+0,4%) a 7.575,39.

    Su base settimanale, il Nasdaq ha registrato un progresso dell’1,7%, l’S&P 500 è salito dell’1,2% e il Dow Jones dello 0,5%.

    Tra i protagonisti della settimana figurano Meta Platforms (META), in rialzo del 6% dopo la conferma del giudizio Buy da parte di Bank of America, Nvidia (NASDAQ:NVDA), salita del 4%, e SK Hynix, che aveva guadagnato il 13,1% nel giorno del debutto al Nasdaq.

    Andamento contrastato tra i settori

    Il comparto biotech ha chiuso in netto ribasso, con il NYSE Arca Biotechnology Index in calo del 2,6%.

    In flessione anche il settore delle compagnie aeree, con il NYSE Arca Airline Index in perdita del 2,2%.

    Segno positivo invece per i titoli immobiliari, che hanno spinto il Philadelphia Housing Sector Index in rialzo dell’1,5%, mentre i titoli dei servizi petroliferi hanno guadagnato terreno con il Philadelphia Oil Service Index in crescita dell’1,4%.

  • I mercati europei procedono contrastati mentre gli investitori bilanciano tensioni geopolitiche e stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei procedono contrastati mentre gli investitori bilanciano tensioni geopolitiche e stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati guardano oltre le tensioni in Medio Oriente

    Le Borse europee hanno aperto la seduta di lunedì con un andamento contrastato, mentre gli investitori hanno accantonato, almeno in parte, l’escalation delle tensioni in Medio Oriente per concentrarsi sull’avvio della stagione delle trimestrali.

    L’attenzione si sposta ora su Wall Street, dove martedì sono attesi i risultati del secondo trimestre di importanti istituti finanziari statunitensi, tra cui Goldman Sachs (NYSE:GS) e JPMorgan Chase (NYSE:JPM).

    Nel frattempo, i prezzi del petrolio restano sostenuti dopo il nuovo scambio di attacchi missilistici tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso le preoccupazioni sulla stabilità della regione e sulle forniture globali di greggio.

    Gli indici europei si muovono in ordine sparso

    L’indice FTSE 100 di Londra ha ceduto lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese si è mantenuto intorno alla parità. Il DAX tedesco è stato il migliore tra i principali listini europei, registrando un rialzo dello 0,1%.

    Notizie societarie

    La casa automobilistica francese Renault (EU:RNO) ha registrato un lieve rialzo dopo che l’Alta Corte di Giustizia di Inghilterra e Galles ha respinto tutte le richieste di risarcimento relative alle emissioni diesel.

    Le azioni di Stellantis (BIT:STLAM) hanno invece perso terreno nonostante il gruppo abbia comunicato un aumento del 10% nelle consegne di veicoli del secondo trimestre rispetto all’anno precedente.

    AkzoNobel (EU:AKZA) è salita dopo aver respinto l’offerta presentata dalla giapponese Nippon Paint per acquisire la divisione delle vernici decorative.

    Il gruppo sanitario tedesco Fresenius (TG:FRE) ha perso oltre l’1% dopo aver confermato le previsioni di crescita dell’utile rettificato per l’intero esercizio.

    Tra i titoli britannici, PageGroup (LSE:PAGE) è balzata di quasi il 10% grazie a un utile lordo del secondo trimestre superiore alle attese del mercato.

    In rialzo anche Grafton Group (LSE:GFTU), che ha confermato la guidance sull’utile operativo rettificato per il 2026 dopo una crescita dell’attività nel primo semestre.

    Derwent London (LSE:DLN) ha guadagnato terreno dopo aver annunciato la sottoscrizione di una linea di credito revolving unsecured da 100 milioni di sterline con Handelsbanken Plc.

  • Stellantis registra un aumento del 10% delle consegne nel secondo trimestre grazie al Nord America

    Stellantis registra un aumento del 10% delle consegne nel secondo trimestre grazie al Nord America

    Stellantis (BIT:STLAM) ha annunciato lunedì consegne preliminari di quasi 1,6 milioni di veicoli nel secondo trimestre, in crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    La performance è stata trainata soprattutto dalla forte domanda in Nord America, mentre anche l’Europa ha contribuito con una crescita moderata grazie al lancio di nuovi modelli.

    Il Nord America guida la crescita

    Le consegne di veicoli in Nord America sono aumentate del 38% su base annua, raggiungendo 445.000 unità.

    Il risultato è stato sostenuto dall’arrivo di nuovi modelli e dall’aggiornamento di veicoli esistenti, tra cui il pick-up Ram con motore V8, il nuovo Ram 1500 TRX SRT, le versioni rinnovate di Jeep Grand Wagoneer e Jeep Grand Cherokee e la Chrysler Pacifica aggiornata.

    Ha inoltre contribuito la continua crescita della produzione della nuova Jeep Cherokee e della Dodge Charger.

    Crescita anche in Europa

    Nella regione Enlarged Europe, Stellantis ha registrato un incremento delle consegne del 5% rispetto all’anno precedente.

    La crescita è stata favorita dal lancio di modelli come Citroën C3, Citroën C3 Aircross, Opel Frontera e Fiat Grande Panda.

    Andamento disomogeneo negli altri mercati

    Negli altri mercati, la performance è stata più debole.

    Le consegne in Medio Oriente e Africa sono diminuite del 3%, un calo che Stellantis attribuisce al protrarsi del conflitto nella regione.

    Anche il Sud America ha registrato una flessione del 3%, mentre le consegne nell’area Asia-Pacifico sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno.

  • I titoli dei semiconduttori scendono dopo il crollo record di SK Hynix

    I titoli dei semiconduttori scendono dopo il crollo record di SK Hynix

    Le azioni del comparto dei semiconduttori hanno registrato forti ribassi lunedì, dopo che SK Hynix ha subito la peggiore perdita giornaliera della sua storia, alimentando vendite diffuse sui mercati globali mentre gli investitori rivalutavano le valutazioni del settore e i rischi geopolitici.

    La correzione è partita dall’Asia per poi estendersi all’Europa e ai futures statunitensi.

    SK Hynix guida le vendite

    Le azioni di SK Hynix sono crollate di oltre il 15% in Corea del Sud, segnando il più forte ribasso giornaliero mai registrato dal titolo.

    La discesa è stata attribuita soprattutto a prese di profitto dopo il forte rally che aveva preceduto il debutto sul Nasdaq della scorsa settimana.

    Anche Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ) ha chiuso in calo, contribuendo a una perdita del 9% dell’indice KOSPI e alla sospensione temporanea delle contrattazioni per 20 minuti.

    Le vendite si estendono all’Europa

    Il clima negativo ha rapidamente coinvolto anche i produttori europei di semiconduttori.

    ASMI (EU:ASM), ASML (EU:ASML) e Besi (EU:BESI) hanno perso tra l’1% e il 2% nelle prime ore della seduta.

    Anche STMicroelectronics (EU:STMPA) ha ceduto circa l’1%, mentre Infineon (TG:IFX) è arretrata del 2%.

    Futures USA in ribasso

    Le pressioni si sono riflesse anche sul mercato statunitense prima dell’apertura.

    Western Digital (NASDAQ:WDC) ha perso il 6,5%, Micron (NASDAQ:MU) il 5,4% e SanDisk (NASDAQ:SNDK) quasi il 7%.

    Seagate (NASDAQ:STX) è scesa del 5%, mentre AMD (NASDAQ:AMD) e Intel (NASDAQ:INTC) hanno registrato ribassi vicini al 3%.

    Prese di profitto dopo il debutto negli Stati Uniti

    Le vendite arrivano pochi giorni dopo il successo della quotazione americana di SK Hynix.

    La società ha raccolto oltre 26 miliardi di dollari con l’emissione di American Depositary Receipts a 149 dollari per azione, dopo che il titolo quotato a Seul aveva più che triplicato il proprio valore nel corso dell’anno.

    Le ADR avevano esordito con un rialzo del 14%, chiudendo la prima seduta in progresso del 12,8%.

    “The current memory upcycle is tracking substantially stronger than expected, but our base case continues to assume normalisation in cycle dynamics, limiting upside at current levels,” ha dichiarato Lorraine Tan, director di Morningstar.

    Il settore AI resta forte, ma aumentano le preoccupazioni sulle valutazioni

    SK Hynix è tra i principali beneficiari della crescente domanda di chip di memoria ad alta larghezza di banda destinati ai data center per l’intelligenza artificiale.

    L’eccezionale rialzo del titolo ha però aumentato anche la volatilità, amplificata dall’utilizzo di ETF a leva.

    Il ribasso di lunedì evidenzia come gli investitori stiano diventando più selettivi, pur restando positive le prospettive di lungo termine per il mercato dell’intelligenza artificiale.

  • L’oro recupera dai minimi di giornata mentre le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio

    L’oro recupera dai minimi di giornata mentre le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio

    I prezzi dell’oro sono rimasti in calo lunedì, ma hanno recuperato parte delle perdite iniziali mentre gli investitori valutavano il ritorno delle tensioni in Medio Oriente e il rischio che il rialzo dei prezzi dell’energia mantenga elevati i tassi d’interesse negli Stati Uniti.

    L’aumento della domanda di beni rifugio è stato parzialmente compensato dal rafforzamento del dollaro e dall’aumento dei rendimenti obbligazionari.

    In ribasso i metalli preziosi

    Alle 01:05 ET (05:05 GMT), l’oro spot (XAU/USD) perdeva l’1,54% a 4.057,76 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano l’1,17% a 4.065,45 dollari.

    L’argento (XAG/USD) scendeva del 2,80% a 58,19 dollari l’oncia, mentre il platino (XPT/USD) arretrava dell’1,61% a 1.604,60 dollari.

    Il Medio Oriente sostiene la domanda di beni rifugio

    I mercati sono rimasti prudenti dopo il nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana.

    Washington ha lanciato una nuova serie di raid contro obiettivi iraniani in risposta all’attacco contro una nave mercantile battente bandiera cipriota nello Stretto di Hormuz.

    Successivamente Teheran ha dichiarato che il passaggio sarebbe rimasto “chiuso fino a nuovo ordine”, un’affermazione contestata dalle autorità statunitensi.

    Il petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    I prezzi del petrolio hanno mantenuto rialzi superiori al 3%, pur riducendo parte dell’impennata registrata nelle prime ore della seduta.

    Il mercato continua a valutare il rischio di interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’aumento dei prezzi energetici rafforza i timori di nuove pressioni inflazionistiche e sostiene l’ipotesi che la Federal Reserve possa mantenere i tassi elevati più a lungo.

    Rendimenti obbligazionari più alti e un dollaro più forte tendono infatti a penalizzare attività prive di rendimento come l’oro.

    I verbali della riunione della Fed di giugno hanno inoltre mostrato che diversi membri ritengono possibile un ulteriore rialzo dei tassi.

    La prossima riunione della banca centrale è prevista per il 28 e 29 luglio.

    Mercati in attesa di inflazione e Fed

    Gli investitori attendono ora la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense e la prima testimonianza al Congresso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh.

    Secondo Tony Sycamore, analista di IG, l’oro continua a reagire sia agli sviluppi geopolitici sia ai dati sull’inflazione americana.

    L’analista ha spiegato che il metallo prezioso ha trovato supporto nell’area psicologica dei 4.000 dollari la scorsa settimana e che un ritorno stabile sopra quota 4.200-4.220 dollari rafforzerebbe le prospettive di un recupero verso la media mobile a 200 giorni, situata intorno a 4.491 dollari.

    Ha però avvertito che un dato sull’inflazione superiore alle attese potrebbe aumentare le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi entro fine anno, rafforzando il dollaro e penalizzando ulteriormente l’oro.

    L’indice del dollaro statunitense è salito dello 0,3% lunedì, esercitando ulteriore pressione sul metallo prezioso.

  • Il petrolio mantiene forti rialzi mentre le tensioni sullo Stretto di Hormuz alimentano i timori sulle forniture

    Il petrolio mantiene forti rialzi mentre le tensioni sullo Stretto di Hormuz alimentano i timori sulle forniture

    I prezzi del petrolio sono rimasti in deciso rialzo durante la seduta europea di lunedì, pur riducendo parte dei guadagni registrati in precedenza, mentre la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare le preoccupazioni per le forniture di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Alle 03:43 ET (07:43 GMT), il Brent guadagnava il 3,5% a 78,68 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) saliva del 3,5% a 73,89 dollari. Entrambi i contratti avevano registrato rialzi vicini al 5% nelle prime fasi della seduta.

    La crisi in Medio Oriente riporta al centro i rischi per l’offerta

    L’ultimo rialzo è seguito all’espansione degli attacchi missilistici e con droni da parte dell’Iran contro Qatar ed Emirati Arabi Uniti, in risposta ai recenti raid statunitensi.

    Teheran ha inoltre annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz dopo che una nave commerciale è stata colpita, riaccendendo i timori per uno dei corridoi energetici più importanti al mondo.

    Gli Stati Uniti hanno contestato tale affermazione e il presidente Donald Trump ha ribadito che il traffico commerciale continua a transitare sotto la protezione americana.

    Il traffico marittimo rallenta

    Nonostante le rassicurazioni di Washington, gli operatori del trasporto marittimo hanno adottato un atteggiamento prudente.

    Secondo i dati di monitoraggio delle navi, domenica solo sei imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, il livello più basso delle ultime cinque settimane.

    “Shipping operators are adopting a cautious approach and inbound movements have slowed under heightening security concerns,” hanno scritto gli analisti di ANZ.

    Crescono i dubbi sulla tenuta dell’accordo

    ANZ ha osservato che il mercato aveva inizialmente ridotto parte dei rialzi della scorsa settimana, poiché sia Washington sia Teheran sembravano evitare un’ulteriore escalation.

    La banca ha evidenziato che gli Stati Uniti avevano evitato di colpire direttamente le infrastrutture energetiche iraniane e che erano stati avviati contatti diplomatici.

    Tuttavia, i nuovi attacchi del fine settimana e il rinnovato annuncio iraniano sulla chiusura dello Stretto di Hormuz hanno riacceso i dubbi sulla solidità dell’accordo provvisorio raggiunto il mese scorso.

    Lo Stretto di Hormuz resta decisivo per il mercato petrolifero

    Lo Stretto di Hormuz rappresenta la principale via di esportazione del greggio proveniente da Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e altri produttori del Golfo.

    Un’interruzione prolungata potrebbe costringere le raffinerie, soprattutto in Asia, a cercare fonti alternative di approvvigionamento, facendo aumentare anche i costi di trasporto e assicurazione.

    Gli investitori monitorano inoltre eventuali interventi coordinati dei principali Paesi produttori o possibili rilasci di riserve strategiche.

    L’IEA avverte sui rischi per la ripresa dell’offerta

    Nel suo rapporto mensile pubblicato la scorsa settimana, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha avvertito che il riaccendersi del conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe compromettere la prevista ripresa dell’offerta globale qualora le difficoltà nei transiti attraverso Hormuz dovessero persistere.

    L’agenzia ha riferito che l’offerta mondiale di petrolio è aumentata di 4,1 milioni di barili al giorno a giugno grazie alla ripresa dei flussi attraverso lo Stretto, pur rimanendo inferiore ai livelli precedenti al conflitto.

    Secondo l’IEA, la produzione globale dovrebbe continuare a recuperare nel 2027, a condizione che il traffico marittimo migliori ulteriormente.

  • I mercati affrontano una settimana decisiva tra petrolio in rialzo, chip in calo e stagione delle trimestrali: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati affrontano una settimana decisiva tra petrolio in rialzo, chip in calo e stagione delle trimestrali: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati finanziari hanno iniziato la settimana in un clima di incertezza, con la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran che ha spinto al rialzo il prezzo del petrolio, penalizzato i futures azionari e riportato l’attenzione degli investitori sulla stagione delle trimestrali.

    Allo stesso tempo, la debolezza dei titoli dei semiconduttori in Asia ha alimentato interrogativi sul sentiment verso il settore dell’intelligenza artificiale, nonostante la domanda di chip avanzati resti sostenuta.

    Le tensioni geopolitiche frenano i futures

    I futures sui principali indici statunitensi hanno mostrato un andamento misto dopo i nuovi attacchi militari tra Washington e Teheran.

    Alle 04:53 ET (08:53 GMT), i futures sull’S&P 500 perdevano lo 0,3%, quelli sul Nasdaq 100 l’1%, mentre i futures sul Dow Jones guadagnavano lo 0,03%.

    Il comparto tecnologico si avviava a registrare le perdite maggiori dopo le vendite sui produttori asiatici di semiconduttori, mentre il mercato si prepara a una settimana ricca di risultati societari.

    Per gli investitori saranno soprattutto la geopolitica e le trimestrali a determinare la direzione dei mercati.

    Lo Stretto di Hormuz resta sotto osservazione

    L’attenzione rimane concentrata sul Medio Oriente dopo il nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana.

    Lo U.S. Central Command ha dichiarato di aver colpito nuovi obiettivi iraniani per ridurre la capacità di Teheran di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz.

    Il presidente Donald Trump ha ribadito che il passaggio marittimo resta aperto al traffico commerciale, smentendo le affermazioni dell’Iran sulla sua chiusura.

    L’incertezza rimane elevata poiché attraverso lo Stretto transita circa un quinto del petrolio trasportato via mare a livello mondiale.

    Il petrolio accelera

    I prezzi del greggio hanno proseguito il rialzo.

    Il Brent è salito del 4,8% a 79,65 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha guadagnato il 5% a 74,98 dollari.

    Il movimento è seguito all’annuncio dell’Iran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, contestato però dalle autorità statunitensi.

    Prezzi energetici più elevati possono tradursi in maggiori costi di carburante e trasporto, alimentando le pressioni inflazionistiche.

    I titoli dei semiconduttori subiscono prese di profitto

    Le azioni di SK Hynix sono crollate di quasi il 14% in Corea del Sud, trascinando al ribasso l’intero comparto dei semiconduttori asiatici nonostante il positivo debutto sul Nasdaq della scorsa settimana.

    Il KOSPI ha perso oltre il 5%, costringendo la Korea Exchange a sospendere temporaneamente le contrattazioni.

    Le vendite sembrano essere legate soprattutto a prese di profitto e alla prudenza degli investitori prima della stagione delle trimestrali, piuttosto che a un indebolimento della domanda di chip per l’intelligenza artificiale.

    Al contrario, Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (NYSE:TSM) ha registrato un altro trimestre solido, con ricavi in crescita del 36% su base annua fino a 1.270 miliardi di dollari taiwanesi.

    Le trimestrali diventano il principale catalizzatore

    Oltre alla geopolitica, l’attenzione del mercato si concentra sulla pubblicazione dei risultati del secondo trimestre.

    Dopo mesi di rialzi sostenuti dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, gli investitori vogliono verificare se la crescita degli utili sia in grado di giustificare le valutazioni raggiunte.

    Le società tecnologiche saranno osservate con particolare attenzione per capire se gli investimenti nell’AI continuano a tradursi in maggiori ricavi e profitti.

  • I prezzi del gas europeo salgono ai massimi di oltre un mese per le tensioni sullo Stretto di Hormuz

    I prezzi del gas europeo salgono ai massimi di oltre un mese per le tensioni sullo Stretto di Hormuz

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono aumentati con forza lunedì, raggiungendo i livelli più alti da oltre un mese dopo il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, che ha alimentato i timori sulle forniture globali di gas naturale liquefatto (GNL).

    Le preoccupazioni per possibili interruzioni dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz hanno spinto al rialzo i mercati energetici europei.

    In rialzo i principali contratti sul gas

    Il contratto olandese front-month, riferimento per il mercato europeo, è salito del 3,5% fino a 50,37 euro per megawattora nelle prime contrattazioni.

    Anche il contratto britannico equivalente ha registrato un forte rialzo, guadagnando il 4% in risposta ai nuovi sviluppi geopolitici.

    L’aumento è seguito alla nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran durante il fine settimana.

    Lo Stretto di Hormuz torna al centro dell’attenzione

    Il movimento dei prezzi è stato innescato dopo che l’Iran ha dichiarato lo Stretto di Hormuz “chiuso fino a nuovo ordine.”

    Lo U.S. Central Command ha però ribadito che il corridoio marittimo rimane aperto al traffico commerciale.

    Nonostante ciò, il rischio di un blocco prolungato ha riacceso i timori del mercato, considerando che attraverso lo Stretto transita circa un quinto del commercio mondiale di GNL, inclusa gran parte delle esportazioni del Qatar.

    Tornano le preoccupazioni geopolitiche

    Nelle ultime settimane i prezzi del gas si erano ridimensionati grazie alle speranze di una soluzione diplomatica che evitasse un conflitto più ampio.

    La nuova escalation militare ha però cambiato nuovamente il sentiment degli investitori, con gli analisti che prevedono una volatilità ancora elevata.

    Le scorte europee restano sotto i livelli dello scorso anno

    L’Europa continua a riempire gli stoccaggi di gas in vista della stagione invernale 2026/2027.

    Attualmente gli impianti risultano pieni per circa il 47%, un livello inferiore al 56% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.

    Secondo gli operatori, eventuali interruzioni prolungate delle esportazioni di GNL dal Golfo aumenterebbero la competizione con l’Asia per i carichi disponibili, sostenendo ulteriormente i prezzi del gas.

  • Le borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo il petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo il petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso lunedì, con il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente che ha frenato l’appetito per il rischio, mentre il forte rialzo del petrolio ha sostenuto i titoli del comparto energetico dopo l’annuncio dell’Iran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,2% nelle prime contrattazioni. Il DAX tedesco è sceso dello 0,3%, il CAC 40 francese dello 0,2%, mentre il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,2%, sostenuto dal peso dei grandi gruppi petroliferi.

    I titoli energetici guidano i rialzi

    L’impennata del prezzo del greggio ha favorito il comparto energetico europeo.

    Shell (LSE:SHEL) è salita dell’1,8%, BP (LSE:BP.) del 2,7% e TotalEnergies (EU:TTE) del 2,3%. In rialzo anche Maurel & Prom (EU:MAU), Eni (BIT:ENI) e altri produttori petroliferi.

    La forza del settore energetico ha contribuito a contenere le perdite degli indici europei.

    Lo Stretto di Hormuz torna al centro dell’attenzione

    Il sentiment di mercato è peggiorato dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana.

    Le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno annunciato che lo Stretto di Hormuz è stato “chiuso fino a nuovo ordine” in seguito all’attacco a una nave commerciale e ai successivi raid militari statunitensi.

    Lo U.S. Central Command ha contestato questa ricostruzione, affermando che il passaggio rimane aperto alla navigazione regolare.

    Nonostante ciò, il rischio di possibili interruzioni lungo una rotta attraverso cui transita circa un quinto del petrolio trasportato via mare nel mondo ha sostenuto i prezzi dell’energia.

    Sia il Brent sia il West Texas Intermediate (WTI) sono saliti di oltre il 4,4%.

    Il recupero della scorsa settimana perde slancio

    La flessione di lunedì interrompe il recupero registrato dai listini europei nella seconda parte della settimana precedente.

    Le società tecnologiche e i produttori di semiconduttori avevano guidato il rimbalzo, sostenuti dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale e dalle speranze di un miglioramento del quadro geopolitico.

    Con il ritorno delle tensioni, gli investitori stanno nuovamente riducendo l’esposizione agli asset più rischiosi.

    Attesa per le dichiarazioni della BCE

    L’attenzione si sposterà ora sull’intervento di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea.

    I mercati cercheranno indicazioni sul futuro percorso dei tassi d’interesse, considerando che Schnabel è considerata una delle esponenti più rigorose del Consiglio direttivo della BCE.

    Akzo Nobel in rialzo dopo un’offerta

    Tra i singoli titoli, Akzo Nobel (EU:AKZA) ha guadagnato circa il 3% dopo l’offerta presentata da Nippon Paint per l’attività dedicata alle vernici decorative.

  • I rendimenti obbligazionari dell’Eurozona restano vicini ai massimi per i timori sull’inflazione

    I rendimenti obbligazionari dell’Eurozona restano vicini ai massimi per i timori sull’inflazione

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti vicini ai massimi delle ultime settimane lunedì, mentre gli investitori hanno valutato l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio sulle prospettive di inflazione, bilanciando al tempo stesso il tradizionale ruolo difensivo delle obbligazioni governative.

    Le crescenti preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture energetiche hanno rafforzato le aspettative di un’inflazione più persistente, sostenendo i rendimenti.

    I Bund tedeschi rimangono su livelli elevati

    Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni, riferimento per l’Eurozona, si è attestato al 3,05%, mantenendosi vicino ai recenti massimi.

    Anche il rendimento del titolo tedesco a due anni, maggiormente sensibile alle aspettative sui tassi d’interesse, è rimasto elevato al 2,68%.

    Entrambe le scadenze continuano a oscillare sui livelli più alti da oltre un mese, mentre il mercato rivaluta lo scenario per inflazione e politica monetaria.

    Il rialzo del petrolio riporta l’inflazione al centro dell’attenzione

    Il mercato obbligazionario ha reagito dopo che, nel fine settimana, l’Iran ha dichiarato lo Stretto di Hormuz “chiuso fino a nuovo ordine”, aumentando i timori di interruzioni delle forniture energetiche mondiali.

    La notizia ha contribuito a un rialzo del 4,4% del Brent, riportando le aspettative di inflazione tra le principali preoccupazioni degli investitori.

    Normalmente le tensioni geopolitiche favoriscono gli acquisti di titoli di Stato e una diminuzione dei rendimenti, ma il rischio di un aumento dei costi energetici ha limitato questo effetto.

    I mercati guardano alle prossime mosse della BCE

    La seduta segue una settimana particolarmente negativa per il mercato obbligazionario europeo, con il Bund decennale tedesco che ha registrato il maggiore aumento settimanale del rendimento nelle ultime cinque settimane.

    Gli operatori ritengono che la Banca Centrale Europea possa sospendere il ciclo di riduzione dei tassi qualora le tensioni energetiche continuassero ad alimentare l’inflazione.

    Attesa per le dichiarazioni della BCE

    L’attenzione degli investitori si sposta ora sull’intervento previsto nel corso della giornata di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE.

    Essendo considerata una delle esponenti più rigorose del Consiglio direttivo, eventuali commenti sui rischi di inflazione derivanti dalla crisi nel Golfo potrebbero influenzare le aspettative di politica monetaria e generare nuovi movimenti sul mercato obbligazionario europeo.