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  • L’inflazione dell’Eurozona rallenta al 2,8% a giugno mentre le pressioni sui prezzi si attenuano

    L’inflazione dell’Eurozona rallenta al 2,8% a giugno mentre le pressioni sui prezzi si attenuano

    L’inflazione annuale nell’Eurozona è scesa al 2,8% nel mese di giugno dal 3,2% registrato a maggio, secondo i dati definitivi pubblicati venerdì da Eurostat.

    Il dato conferma la stima preliminare diffusa in precedenza ed è risultato inferiore alle aspettative degli economisti, che prevedevano un’inflazione del 3,0%. Su base mensile, i prezzi al consumo nei 21 Paesi dell’area dell’euro sono diminuiti dello 0,1%, in linea con la prima lettura.

    Il calo dei prezzi di energia e alimentari sostiene il rallentamento

    Con il dato di giugno, l’inflazione media del secondo trimestre si è attestata al 3,0%, al di sotto della previsione del 3,2% formulata dalla Banca Centrale Europea.

    Gli analisti di Capital Economics attribuiscono il rallentamento principalmente al calo dei prezzi dei carburanti, che ha ridotto l’inflazione energetica, mentre anche i prezzi degli alimentari hanno continuato a mostrare una dinamica più moderata.

    L’inflazione core è inoltre scesa al 2,4%, annullando l’aumento osservato a maggio, quando i servizi legati al turismo avevano registrato forti rincari. Il dato torna così sui livelli registrati a febbraio.

    Secondo Capital Economics, le compagnie aeree potrebbero aver assorbito gran parte dell’aumento dei costi del carburante per aerei causato dalle interruzioni delle forniture petrolifere legate al conflitto con l’Iran, limitando gli effetti sui prezzi al consumo.

    La BCE continua a monitorare i rischi inflazionistici

    Sebbene i prezzi dell’energia si siano moderati nel corso di giugno grazie anche a un fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, la recente ripresa delle ostilità ha riportato pressione sui prezzi del petrolio, alimentando nuove preoccupazioni per l’inflazione.

    Lo scorso mese la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi d’interesse nel tentativo di contenere la crescita dei prezzi, avvertendo che il conflitto in Medio Oriente potrebbe continuare ad alimentare le pressioni inflazionistiche.

    Escludendo energia e alimentari non trasformati, l’inflazione armonizzata nell’Eurozona si è attestata al 2,1% su base annua e allo 0,2% rispetto al mese precedente.

  • L’oro recupera terreno ma resta avviato verso la peggior settimana da giugno

    L’oro recupera terreno ma resta avviato verso la peggior settimana da giugno

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve rialzo venerdì grazie agli acquisti dopo il forte calo della seduta precedente. Nonostante il recupero, il metallo prezioso si avvia a chiudere la settimana con la peggiore performance dall’inizio di giugno, mentre l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare i timori sull’inflazione.

    Alle 03:12 ET (07:12 GMT), l’oro spot (XAU/USD) è salito dello 0,47% a 3.995,35 dollari l’oncia, mentre i future sull’oro hanno guadagnato lo 0,18% a 3.999,22 dollari. L’argento (XAG/USD) ha perso lo 0,18% a 55,43 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) è sceso del 2% a 1.589,57 dollari.

    L’oro si avvia verso il maggiore calo settimanale da inizio giugno

    Nonostante il rimbalzo di venerdì, il metallo giallo registra ancora una perdita di circa il 3% su base settimanale, con gli investitori che continuano a privilegiare il dollaro statunitense e gli strumenti finanziari che offrono rendimento.

    Le vendite si sono intensificate dopo i nuovi attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani di giovedì, avvenuti all’indomani del danneggiamento di una petroliera vicino al principale terminal di esportazione dell’Iran. L’inasprimento del conflitto ha mantenuto elevati i prezzi del petrolio, riaccendendo le preoccupazioni per una possibile ripresa dell’inflazione.

    Prezzi energetici più elevati potrebbero rendere più complesso il percorso della Federal Reserve, aumentando il rischio che l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo della banca centrale. Ciò potrebbe mantenere i tassi d’interesse su livelli elevati più a lungo, sostenendo il dollaro e i rendimenti obbligazionari a scapito di attività prive di rendimento come l’oro.

    Sebbene i dati statunitensi su inflazione al consumo e alla produzione abbiano mostrato un rallentamento delle pressioni sui prezzi, gli operatori ritengono che il recente rialzo del petrolio possa invertire il processo disinflazionistico.

    La Federal Reserve mantiene un approccio prudente

    I funzionari della Federal Reserve continuano a ribadire che i rischi inflazionistici rimangono presenti nonostante i segnali di moderazione dell’inflazione.

    Tony Sycamore, Senior Market Analyst di IG, ha affermato che l’assenza di un recupero più deciso dopo i dati CPI e PPI statunitensi inferiori alle attese “non rappresenta un segnale particolarmente incoraggiante” per le prospettive di breve termine dell’oro.

    Ha aggiunto: “Il ribasso registrato nella notte mette ora seriamente alla prova l’ipotesi che l’oro abbia trovato una base intorno al minimo di fine giugno di 3.942 dollari.”

    Secondo Sycamore, una rottura decisa al di sotto di tale livello potrebbe aprire la strada verso il minimo dell’ottobre 2025, in area 3.886 dollari, mentre un recupero sopra la resistenza posta intorno a 4.140 dollari migliorerebbe il quadro tecnico.

    “Per il momento il metallo inizia la giornata in una posizione delicata, risentendo della forza del dollaro e dei flussi verso gli asset considerati più sicuri”, ha aggiunto.

    Nelle ultime settimane l’oro ha oscillato intorno alla soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, mentre i rappresentanti della Federal Reserve, tra cui Kevin Warsh, Christopher Waller e John Williams, hanno ribadito che l’inflazione resta troppo elevata per giustificare un allentamento della politica monetaria.

    La banca centrale continua a sottolineare che l’inflazione rimane superiore all’obiettivo del 2% e che saranno necessarie prove convincenti di un rallentamento duraturo delle pressioni sui prezzi prima di prendere in considerazione un taglio dei tassi.

  • Il petrolio resta stabile ma si avvia a registrare un forte rialzo settimanale mentre cresce il conflitto tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio resta stabile ma si avvia a registrare un forte rialzo settimanale mentre cresce il conflitto tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio hanno registrato lievi rialzi venerdì e si preparano a chiudere la settimana con forti guadagni, mentre l’intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare i timori di possibili interruzioni delle forniture dal Medio Oriente.

    Alle 04:10 ET (08:10 GMT), il Brent è salito dello 0,2% a 84,38 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha guadagnato lo 0,6% a 78,71 dollari al barile.

    Pur in un contesto di scambi relativamente contenuti, entrambi i benchmark si avviano a chiudere la settimana con un rialzo superiore al 10%, sostenuti dal crescente premio al rischio geopolitico derivante dall’ultima escalation militare.

    Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, ha dichiarato: “Al momento manca un reale senso di urgenza nei mercati petroliferi.”

    Ha poi aggiunto: “Si sono verificati sviluppi molto significativi che, in qualsiasi altro momento degli ultimi mesi, avrebbero probabilmente spinto il prezzo del greggio verso la tripla cifra.”

    Nelle prime ore di venerdì, le forze armate iraniane hanno annunciato una nuova serie di attacchi contro strutture statunitensi in Medio Oriente, incluso quello che hanno definito il primo attacco diretto contro obiettivi in Siria.

    L’azione è arrivata dopo la sesta notte consecutiva di operazioni militari statunitensi contro obiettivi iraniani, che Washington ha descritto come finalizzate a ridurre le capacità militari di Teheran.

    L’Iran ha più volte minacciato il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e carburanti.

    I dati più recenti mostrano un nuovo rallentamento del traffico navale nello stretto dopo il ripristino del blocco navale statunitense nei confronti dei porti iraniani.

    Gli operatori stanno valutando il rischio di interruzioni prolungate dell’offerta, considerando allo stesso tempo la possibilità che altri produttori possano compensare eventuali carenze.

    Resta alta anche l’attenzione sugli sviluppi diplomatici. Secondo diverse indiscrezioni, Qatar, Egitto e Pakistan continuano a promuovere iniziative di mediazione nonostante l’apparente fallimento del cessate il fuoco raggiunto nel mese di giugno.

    Sul fronte dei fondamentali, i dati sulle scorte statunitensi pubblicati questa settimana hanno indicato un mercato del greggio più ristretto.

    L’Energy Information Administration (EIA) ha comunicato che le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite di 1,7 milioni di barili nella settimana conclusa il 10 luglio, attestandosi a 409,7 milioni di barili. Anche le scorte di benzina sono diminuite di 1,5 milioni di barili.

    In precedenza, l’American Petroleum Institute (API) aveva segnalato una riduzione di circa 564.000 barili delle scorte di greggio nello stesso periodo, un calo inferiore alle attese degli analisti.

  • I future di Wall Street scendono mentre le previsioni di Netflix deludono e aumentano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street scendono mentre le previsioni di Netflix deludono e aumentano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici azionari statunitensi hanno aperto in ribasso venerdì, con gli investitori ancora preoccupati per le prospettive degli investimenti nell’intelligenza artificiale e per il nuovo deterioramento della situazione geopolitica tra Stati Uniti e Iran.

    Alle 02:57 ET (06:57 GMT), i future sul Dow Jones perdevano 336 punti, pari allo 0,6%, quelli sull’S&P 500 cedevano 66 punti, ovvero lo 0,9%, mentre i future sul Nasdaq 100 arretravano di 488 punti, pari all’1,7%.

    Il movimento segue la seduta negativa di giovedì, quando il Dow Jones Industrial Average ha perso lo 0,2%, l’S&P 500 lo 0,5% e il Nasdaq Composite l’1,47%.

    Secondo gli analisti di Vital Knowledge, le preoccupazioni legate al settore dell’intelligenza artificiale continuano a rappresentare il principale fattore di pressione sui mercati, superando persino le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. I titoli tecnologici, in particolare i produttori di chip di memoria, sono rimasti tra i più penalizzati.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno dichiarato: “L’elenco delle preoccupazioni suonerà familiare a chiunque segua questo settore: l’assenza di flussi di cassa liberi per hyperscaler e neocloud, costi che sembrano crescere più rapidamente dei ricavi, la dipendenza dai mercati dei capitali […] per finanziare gli investimenti […], l’enorme flusso di emissioni di debito e capitale che sta investendo i mercati, il peggioramento delle prospettive finanziarie e fondamentali dei laboratori di frontiera […], e i dubbi su un possibile eccesso di capacità nei data center.”

    Netflix in calo dopo previsioni inferiori alle attese

    Le azioni Netflix (NASDAQ:NFLX) hanno perso oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours dopo che la società ha pubblicato una guidance per il terzo trimestre inferiore alle aspettative del mercato, alimentando nuovi dubbi sul ritmo della crescita.

    Netflix prevede un utile per azione di 0,82 dollari nel terzo trimestre, al di sotto del consenso di 0,84 dollari. I ricavi sono attesi a 12,86 miliardi di dollari, contro una stima media degli analisti pari a 13,0 miliardi.

    Nella lettera agli azionisti, la società ha affermato che la propria performance finanziaria “rimane solida”, aggiungendo di essere “sulla buona strada per raggiungere i nostri obiettivi per l’anno.”

    L’azienda ha inoltre annunciato che, a partire da gennaio 2027, pubblicherà i dati sulle ore di visualizzazione una sola volta all’anno anziché due, concentrando maggiormente l’attenzione degli investitori su ricavi e utile operativo. Netflix ha interrotto la pubblicazione dei dati trimestrali sugli abbonati nel 2025.

    In arrivo una nuova serie di trimestrali

    Gli investitori attendono ora un nuovo gruppo di risultati societari prima dell’apertura di Wall Street.

    The Travelers Companies (NYSE:TRV), Truist Financial Corporation (NYSE:TFC), Fifth Third Bancorp (NASDAQ:FITB) e Regions Financial Corporation (NYSE:RF) pubblicheranno i rispettivi risultati trimestrali.

    Gli operatori continuano a valutare come le grandi aziende stiano affrontando le incertezze legate agli investimenti nell’intelligenza artificiale, all’aumento dei prezzi dell’energia e ai rischi sulle forniture derivanti dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Vital Knowledge ha osservato che “i commenti macroeconomici dei management sono stati nel complesso rassicuranti.”

    Anche i più recenti dati economici statunitensi hanno sostenuto il sentiment: le vendite al dettaglio core sono rimaste solide, le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono diminuite, l’attività manifatturiera è migliorata nel nord-est degli Stati Uniti e sia l’inflazione al consumo sia quella alla produzione hanno sorpreso al ribasso.

    Stati Uniti e Iran proseguono gli attacchi reciproci

    Le tensioni militari sono aumentate ulteriormente venerdì dopo che l’Iran ha lanciato nuovi attacchi contro installazioni statunitensi in Medio Oriente, in risposta ai bombardamenti americani contro obiettivi militari iraniani.

    Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato di aver concluso la sesta notte consecutiva di operazioni contro l’Iran, precisando che gli attacchi miravano a ridurre le capacità militari iraniane e a “ritenere l’Iran responsabile” degli attacchi contro il traffico commerciale marittimo.

    I media iraniani hanno riferito che gli ultimi raid statunitensi hanno colpito anche infrastrutture civili, tra cui cinque ponti e una stazione ferroviaria.

    Il conflitto continua ad alimentare l’incertezza sullo Stretto di Hormuz, dove il traffico delle petroliere è stato nuovamente compromesso nonostante le speranze che il cessate il fuoco delle scorse settimane potesse favorire una normalizzazione della situazione.

    I prezzi del petrolio sono saliti, con il Brent in rialzo dello 0,7% a 84,81 dollari al barile e il WTI in aumento dell’1,0% a 79,76 dollari.

    SpaceX rinvia il test di Starship dopo un problema ai motori

    SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha interrotto il test di lancio della navicella Starship in Texas pochi istanti prima del decollo, dopo che alcuni dei 33 motori non si sono avviati correttamente.

    I motori si sono accesi ma la procedura è stata interrotta quasi immediatamente. Reuters ha riportato l’accaduto, mentre Elon Musk ha dichiarato sui social media che un nuovo tentativo potrebbe avvenire già la prossima settimana, senza precisare quanti motori abbiano avuto problemi.

  • Le Borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente compensano il buon avvio della stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente compensano il buon avvio della stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso venerdì, con l’intensificarsi delle tensioni militari in Medio Oriente che ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio e riacceso i timori sull’inflazione. Tuttavia, il buon inizio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre ha contribuito a contenere le perdite, lasciando gli indici principali in territorio positivo su base settimanale.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,6% nelle prime contrattazioni, pur mantenendosi avviato verso un progresso settimanale di circa lo 0,4%. I solidi risultati societari, in particolare quelli dei principali gruppi bancari, hanno sostenuto il sentiment degli investitori e limitato il calo dei mercati.

    Il clima di mercato è stato messo sotto pressione dopo il sesto giorno consecutivo di scambi di attacchi militari tra Stati Uniti e Iran. L’escalation ha provocato un forte rialzo del prezzo del greggio, alimentando i timori che un’inflazione energetica persistente possa rallentare il processo di disinflazione globale e complicare le future decisioni di politica monetaria delle principali banche centrali.

    Nonostante il contesto geopolitico, i mercati europei hanno mostrato una maggiore tenuta rispetto a quelli asiatici, dove i titoli tecnologici hanno guidato una correzione molto più marcata. La minore esposizione dell’Europa ai colossi tecnologici ha contribuito a limitare le perdite.

    Nel comparto dei semiconduttori, STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha perso il 5%, mentre ASML (EU:ASML) è scesa del 3,5%.

    Gli investitori hanno continuato a concentrarsi sui risultati societari incoraggianti e sui segnali di rallentamento dell’inflazione negli Stati Uniti emersi all’inizio della settimana, elementi che hanno attenuato le preoccupazioni per un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse nonostante il peggioramento del quadro geopolitico.

    L’attenzione dei mercati si sposta ora sulla riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea prevista per la prossima settimana.

    La maggior parte degli economisti prevede che la BCE manterrà invariato il tasso sui depositi. Tuttavia, il recente aumento del prezzo del petrolio ha spinto i mercati monetari a rafforzare le aspettative di un possibile rialzo dei tassi in una fase successiva qualora le pressioni inflazionistiche dovessero persistere.

    La banca centrale dovrà trovare un equilibrio tra il rallentamento della crescita economica nell’Eurozona e il rischio che il rincaro dell’energia alimenti una nuova ondata inflazionistica.

    Tra i principali listini europei, il FTSE 100 di Londra ha perso lo 0,3%, pur restando avviato verso un guadagno settimanale. Il CAC 40 di Parigi ha ceduto lo 0,6%, il DAX di Francoforte lo 0,5%, mentre il FTSE MIB di Milano è arretrato dell’1% e l’IBEX 35 di Madrid dello 0,3% in un contesto di generale riduzione dell’esposizione al rischio.

    Tra i singoli titoli, Danske Bank (TG:DSN) ha perso il 2,5% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.

  • Il governo tedesco apre a UniCredit: nessun ostacolo a una possibile operazione con Commerzbank

    Il governo tedesco apre a UniCredit: nessun ostacolo a una possibile operazione con Commerzbank

    Il governo tedesco ha indicato di non voler ostacolare una possibile operazione tra UniCredit (BIT:UCG) e Commerzbank. Il cancelliere Friedrich Merz ha chiarito la posizione di Berlino, ribadendo però le critiche sul modo in cui la banca italiana ha avviato l’operazione.

    Parlando ai giornalisti, Merz ha dichiarato: “Non stiamo bloccando questa fusione o questa acquisizione, né abbiamo mai cercato di farlo. Abbiamo semplicemente affermato di non aver approvato il modo in cui Commerzbank è stata avvicinata.”

    Le sue dichiarazioni sono state interpretate come un segnale di maggiore apertura verso un possibile accordo, pur senza rappresentare un sostegno ufficiale del governo. Dopo i commenti, le azioni Commerzbank hanno inizialmente perso terreno prima di recuperare e chiudere invariate. Nella seduta di venerdì mattina, tuttavia, il titolo è sceso di oltre l’1%, attestandosi a 37,41 euro.

    A Piazza Affari, invece, UniCredit (BIT:UCG) ha ceduto l’1,20% nelle prime contrattazioni, scendendo a 81,66 euro.

    Lo Stato tedesco resta il secondo maggiore azionista di Commerzbank con una partecipazione del 12%, alle spalle di UniCredit, e in passato ha escluso la possibilità di cedere la propria quota al gruppo bancario italiano.

    Merz ha osservato che una “parte significativa” degli azionisti di Commerzbank ha accettato l’offerta di UniCredit, aggiungendo però che il governo ritiene “di avere il diritto di mettere in discussione il modello di business.”

    Sottolineando il ruolo strategico di Commerzbank nell’economia tedesca, Merz ha ricordato il suo sostegno alle piccole e medie imprese, il cosiddetto Mittelstand. “Sarei molto riluttante a vedere questa funzione scomparire in futuro”, ha affermato, aggiungendo tuttavia che “In un’economia di mercato sono i proprietari a decidere quale struttura desiderano, non i politici.”

    Secondo gli analisti di Morningstar DBRS, l’esito dell’offerta di UniCredit rafforza la posizione strategica dell’istituto milanese e riduce l’incertezza legata al suo ruolo di principale azionista di Commerzbank. L’operazione dimostrerebbe inoltre il sostegno degli azionisti alla strategia di investimento di UniCredit, nonostante l’opposizione del management della banca tedesca.

    Morningstar DBRS evidenzia inoltre che questa operazione consolida la presenza di lungo periodo di UniCredit in Germania, avviata con l’acquisizione di HypoVereinsbank nel 2005.

    Dal punto di vista del merito creditizio, l’agenzia ritiene che l’attuale livello della partecipazione sia sostenibile grazie alla solida posizione patrimoniale e ai fondamentali finanziari di UniCredit. Pur comportando un maggiore assorbimento di capitale, l’investimento consente anche di beneficiare di una quota più significativa degli utili di Commerzbank.

    L’agenzia sottolinea inoltre: “Un ulteriore aumento della partecipazione, che portasse al pieno controllo e al consolidamento, potrebbe rafforzare il prestigio, la dimensione e la diversificazione geografica di UniCredit, creando al tempo stesso opportunità di sinergie sui ricavi e sui costi.”

    Allo stesso tempo avverte che: “Questi benefici dovrebbero tuttavia essere bilanciati dai maggiori rischi di esecuzione, integrazione e regolamentazione, oltre che dalla necessità di mantenere solidi coefficienti patrimoniali durante l’intero processo di integrazione.”

    Andrea Costanzo, Vice President, European Financial Institution Ratings di Morningstar DBRS, ha dichiarato: “Sebbene i rischi di esecuzione, politici e normativi rimangano significativi, l’operazione ha il potenziale per accelerare il consolidamento del settore bancario europeo e conferma l’ambizione di UniCredit di rafforzare la propria posizione come uno dei principali gruppi bancari paneuropei.”

  • Wall Street verso un’apertura in calo tra debolezza del settore tecnologico e tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura in calo tra debolezza del settore tecnologico e tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un avvio in ribasso per la seduta di giovedì, con gli investitori pronti a prendere profitto dopo i rialzi registrati nelle due sessioni precedenti.

    A pesare sul sentiment è soprattutto il comparto tecnologico, con i future sul Nasdaq 100 in calo dell’1,1% nelle contrattazioni pre-market.

    TSMC trascina al ribasso il settore dei chip

    Tra i principali titoli sotto pressione figura Taiwan Semiconductor (NYSE:TSM), le cui azioni quotate negli Stati Uniti hanno perso il 4,4% prima dell’apertura.

    Il mercato ha accolto con cautela i risultati del secondo trimestre, superiori alle attese, concentrandosi invece sull’aumento previsto degli investimenti in conto capitale.

    “Anche se l’espansione della capacità produttiva è giustificata dall’ampio divario tra domanda e offerta, gli azionisti vorranno che TSMC mantenga una certa disciplina mentre cerca di soddisfare il crescente numero di ordini”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell.

    Il petrolio torna sopra gli 80 dollari

    L’aumento dei prezzi del greggio ha contribuito al clima di prudenza, con i future sul petrolio WTI tornati sopra gli 80 dollari al barile.

    Il rialzo è seguito ai nuovi attacchi militari statunitensi contro diversi obiettivi in Iran e alla successiva risposta di Teheran con attacchi contro basi militari americane nei Paesi del Golfo.

    L’Iran ha inoltre minacciato di colpire “tutte le infrastrutture della regione” qualora il presidente Donald Trump desse seguito alle minacce di attaccare centrali elettriche e ponti iraniani.

    Wall Street ha chiuso in rialzo mercoledì

    Nonostante la perdita di slancio nella seconda parte della seduta, gli indici statunitensi hanno concluso la giornata in territorio positivo.

    Il Nasdaq ha guadagnato 162,22 punti (+0,6%) a 26.269,23, lo S&P 500 è salito di 28,81 punti (+0,4%) a 7.527,40, mentre il Dow Jones ha aggiunto 150,37 punti (+0,3%) chiudendo a 52.658,64.

    L’inflazione rafforza le attese sui tassi

    A sostenere il mercato sono stati i dati sui prezzi alla produzione, risultati inferiori alle attese.

    Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che il Producer Price Index è diminuito dello 0,3% a giugno, dopo un incremento dello 0,6% rivisto per maggio.

    Su base annua, l’inflazione alla produzione è rallentata al 5,5% dal 6,0%.

    Dopo il recente rallentamento dell’inflazione al consumo, questi dati hanno rafforzato l’idea che la Federal Reserve possa mantenere invariati i tassi.

    “I trader stanno rapidamente riducendo le scommesse su un rialzo dei tassi”, ha affermato Chris Low, capo economista di FHN Financial. “I Fed funds futures indicano ora una probabilità del 9% di un rialzo questo mese e scontano pienamente un aumento entro dicembre. Ieri era settembre.”

    Performance contrastata tra i settori

    La prudenza è comunque rimasta elevata a causa dell’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    In un’intervista a Fox News, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero colpire centrali elettriche e ponti iraniani la prossima settimana “a meno che non si siedano al tavolo delle trattative.”

    Tra i migliori settori si sono distinti i broker finanziari, con l’indice NYSE Arca Broker/Dealer in rialzo del 2,1% a un nuovo massimo storico.

    Positiva anche la performance delle compagnie aeree, mentre software, banche e retail hanno chiuso in progresso.

    In calo, invece, i comparti hardware, networking e semiconduttori.

  • Le Borse europee arretrano tra tensioni in Medio Oriente e risultati societari contrastanti: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano tra tensioni in Medio Oriente e risultati societari contrastanti: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso in calo giovedì, mentre gli investitori hanno valutato l’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente insieme a una nuova serie di risultati aziendali.

    Le perdite sono state in parte limitate dai dati che hanno mostrato il ritorno alla crescita dell’economia britannica nel mese di maggio, sostenuta dal settore dei servizi.

    L’economia del Regno Unito torna a crescere

    Secondo l’Office for National Statistics, il PIL del Regno Unito è aumentato dello 0,1% a maggio, recuperando il calo dello 0,1% registrato ad aprile, il primo arretramento mensile da ottobre 2025.

    Su base annua, la crescita economica si è attestata all’1,3%.

    Nonostante questi dati positivi, il FTSE 100 ha perso lo 0,4%, mentre il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno entrambi ceduto l’1,1%.

    La sterlina si è inoltre indebolita nei confronti del dollaro dopo le indiscrezioni secondo cui l’attuale ministro dell’Interno Shabana Mahmood potrebbe diventare il prossimo Cancelliere dello Scacchiere.

    Le trimestrali muovono i singoli titoli

    Delivery Hero (TG:DHER) è scesa dopo che Uber Technologies (NYSE:UBER) ha presentato un’offerta pubblica di acquisto da 41,50 euro per azione.

    In ribasso anche TotalEnergies (LSE:TTE), che ha dichiarato che il conflitto in Medio Oriente ha ridotto la produzione del secondo trimestre di circa 210.000 barili equivalenti di petrolio al giorno.

    Experian (LSE:EXPN) ha perso terreno dopo aver confermato le previsioni per l’intero esercizio senza rivederle al rialzo.

    Ocado (LSE:OCDO) è arretrata dopo aver comunicato ulteriori ritardi nella realizzazione di due centri automatizzati di evasione ordini.

    In calo anche BHP (LSE:BHP), che ha registrato una diminuzione del 5% della produzione di rame nel quarto trimestre.

    ABB (TG:ABB) ha ceduto terreno dopo aver annunciato l’acquisizione da 5,5 miliardi di dollari della britannica Rotork, mentre le azioni di quest’ultima sono balzate in seguito all’operazione.

    Publicis e BASF chiudono in positivo

    Tra i migliori titoli della giornata, Publicis Groupe (EU:PUB) è salita dopo aver pubblicato solidi risultati del secondo trimestre e aver migliorato le previsioni per l’intero anno.

    In rialzo anche BASF (TG:BAS), che ha aumentato le proprie stime sull’EBITDA annuale prima delle componenti straordinarie.

  • Le azioni De’ Longhi salgono dopo il giudizio Buy di Goldman Sachs

    Le azioni De’ Longhi salgono dopo il giudizio Buy di Goldman Sachs

    Le azioni di De’ Longhi S.p.A. (BIT:DLG) hanno guadagnato il 4,5% dopo che Goldman Sachs ha avviato la copertura sul produttore italiano di macchine da caffè con una raccomandazione Buy e un prezzo obiettivo a 12 mesi di 51 euro, che implica un potenziale rialzo di circa il 35%.

    Goldman punta sulla leadership nel mercato delle macchine da caffè

    Goldman Sachs considera De’ Longhi uno dei principali protagonisti del settore delle macchine da caffè, evidenziando che circa il 70% dei ricavi del gruppo dovrebbe provenire da questo business secondo le stime per il primo trimestre del 2026.

    Di questa quota, circa il 50% è attribuibile alle macchine da caffè per uso domestico, mentre il segmento professionale rappresenta circa il 18%. Il gruppo commercializza inoltre piccoli elettrodomestici attraverso un portafoglio di sette marchi.

    Il segmento professionale resta il principale motore di crescita

    Secondo Goldman Sachs, De’ Longhi è ben posizionata per beneficiare della continua espansione del mercato globale dell’espresso.

    La banca ricorda che il consumo mondiale di caffè è aumentato di circa il 70% tra il 2003 e il 2023, mentre il consumo di espresso è cresciuto con un tasso annuo composto del 9,6%, nettamente superiore all’1% registrato dal caffè filtrato nello stesso periodo.

    Gli analisti sottolineano inoltre che le acquisizioni di Eversys nel 2021 e di La Marzocco nel 2023 hanno rafforzato in modo significativo la presenza di De’ Longhi nel comparto professionale.

    Goldman prevede che la crescita di questo segmento continuerà a essere sostenuta dalla domanda di accessori, macinacaffè e macchine premium per uso domestico, oltre che dalla crescente diffusione negli Stati Uniti e in Cina.

    Stime superiori al consenso

    La banca d’investimento prevede una crescita annua composta di circa il 13,7% per il business del caffè professionale tra il 2025 e il 2030.

    Le sue stime sui ricavi per il 2026 e il 2027 risultano rispettivamente superiori di 20 e 60 punti base rispetto al consenso raccolto dalla società.

    Anche le previsioni sull’EBITDA superano quelle del mercato, con valori superiori dell’1,6% per il 2026 e del 4,2% per il 2027.

    Secondo Goldman Sachs, questa prospettiva è sostenuta da un mix di prodotti sempre più orientato al segmento professionale, da una maggiore leva operativa e da un impatto inferiore alle attese dei costi delle materie prime e dei dazi.

  • L’oro amplia le perdite mentre il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione e sui tassi USA

    L’oro amplia le perdite mentre il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione e sui tassi USA

    I prezzi dell’oro hanno proseguito il ribasso giovedì, con gli investitori che hanno dato maggiore peso ai rischi inflazionistici derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio rispetto ai recenti dati positivi sull’inflazione statunitense. Lo scenario ha rafforzato le aspettative che la Federal Reserve manterrà un approccio prudente sulla politica monetaria.

    Alle 04:42 ET (08:42 GMT), l’oro spot (XAU/USD) perdeva lo 0,7% a 4.032,37 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano lo 0,4% a 4.037,10 dollari. L’argento (XAG/USD) arretrava dell’1,48% a 56,92 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) perdeva l’1,11% a 1.659,20 dollari.

    I dati sull’inflazione non bastano a sostenere il metallo prezioso

    L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) degli Stati Uniti è diminuito inaspettatamente dello 0,3% a giugno, dopo i dati moderati sull’inflazione al consumo pubblicati all’inizio della settimana.

    Questi dati hanno confermato il rallentamento delle pressioni inflazionistiche, riducendo le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

    Tuttavia, i mercati hanno guardato oltre questi dati, poiché la ripresa del conflitto in Medio Oriente ha sostenuto il prezzo del petrolio per la quarta seduta consecutiva.

    Il rialzo dell’energia ha riacceso i timori che l’inflazione possa tornare ad accelerare, limitando la possibilità per la banca centrale americana di allentare la politica monetaria.

    La Federal Reserve mantiene un approccio prudente

    L’incertezza sull’andamento futuro dell’inflazione continua a pesare sulle quotazioni dell’oro.

    In condizioni normali, un rallentamento dell’inflazione tenderebbe a indebolire il dollaro e a favorire il metallo prezioso. Tuttavia, il recente aumento del petrolio ha alimentato dubbi sulla sostenibilità del processo di disinflazione.

    Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha ribadito che la banca centrale resta impegnata a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%, affermando che i tassi saranno adeguati se le pressioni sui prezzi dovessero risultare più persistenti. Ha inoltre minimizzato il rischio che gli investimenti nell’intelligenza artificiale possano, da soli, alimentare un’inflazione più elevata.

    Anche Lisa Cook ha dichiarato che sosterrebbe ulteriori interventi di politica monetaria se l’inflazione dovesse restare elevata, mentre John Williams ha affermato che gli attuali tassi sono “ben posizionati” per riportare l’inflazione verso il target.

    Il petrolio continua a influenzare il mercato

    Le tensioni geopolitiche restano uno dei principali fattori di supporto ai prezzi dell’energia.

    Gli Stati Uniti hanno effettuato il quinto giorno consecutivo di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato che le operazioni continueranno fino a quando Teheran non interromperà gli attacchi contro il traffico commerciale e non riaprirà lo Stretto di Hormuz.

    Brent e WTI hanno così esteso i recenti rialzi, mantenendo alta l’attenzione sui possibili rischi per le forniture globali.

    Secondo ANZ, la questione principale è capire se la Federal Reserve considererà il recente aumento del petrolio come uno shock temporaneo dell’offerta oppure come un fattore destinato ad alimentare un’inflazione più ampia.