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  • Il petrolio recupera terreno mentre aumentano i dubbi sull’accordo tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio recupera terreno mentre aumentano i dubbi sull’accordo tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del greggio salgono tra nuove preoccupazioni geopolitiche

    I prezzi del petrolio sono aumentati venerdì mentre gli investitori rivalutavano le prospettive di una pace duratura tra Stati Uniti e Iran dopo la cancellazione dei colloqui previsti in Svizzera e l’intensificarsi delle operazioni militari israeliane in Libano.

    Alle 06:45 GMT, i futures sul Brent erano in rialzo di 51 centesimi, pari allo 0,64%, a 80,36 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense guadagnava 1,28 dollari, o l’1,7%, a 77,88 dollari al barile. Il contratto WTI con scadenza luglio scadrà lunedì. Nonostante il recupero della giornata, entrambi i benchmark restano avviati verso una perdita settimanale di circa l’8%.

    Il contratto WTI di agosto, più liquido, è salito di 59 centesimi a 76,44 dollari al barile.

    Lo stop ai negoziati alimenta i dubbi sulla tenuta della tregua

    Il sentiment di mercato è cambiato dopo che la Svizzera ha confermato che i colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani, finalizzati a definire un accordo più ampio sul Medio Oriente, non si terranno venerdì.

    La cancellazione è arrivata dopo la decisione del vicepresidente americano JD Vance di rinunciare alla partecipazione all’incontro, aumentando l’incertezza sulla possibilità che l’accordo recentemente annunciato possa trasformarsi in una soluzione duratura.

    Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, ha dichiarato: “I prezzi potrebbero aver toccato il fondo e potremmo assistere a una nuova fase rialzista accompagnata da una forte volatilità, poiché sono già emerse delle crepe nel memorandum d’intesa.”

    Ha aggiunto: “Questo non è il contesto geopolitico che potrebbe dare al mercato fiducia nella ripresa del transito attraverso Hormuz.”

    Le aspettative sulla riapertura di Hormuz continuano a influenzare il mercato

    Giovedì, Brent e WTI erano scesi ai livelli più bassi dall’inizio di marzo dopo che diverse petroliere, tra cui tre navi saudite che trasportavano circa sei milioni di barili di greggio, avevano attraversato con successo lo Stretto di Hormuz.

    Le spedizioni sono avvenute poche ore dopo la firma di un accordo provvisorio tra i presidenti di Stati Uniti e Iran volto a porre fine al conflitto tra i due Paesi.

    Secondo gli analisti, l’intesa potrebbe consentire il ritorno sui mercati globali di oltre 85 milioni di barili di petrolio attualmente bloccati nella regione del Golfo. L’accordo prevede inoltre la rimozione delle sanzioni statunitensi sulle esportazioni petrolifere iraniane, aumentando ulteriormente l’offerta mondiale.

    Tim Waterer, chief market analyst di KCM, ha affermato: “Gli operatori stanno ancora aspettando prove concrete che il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz stia effettivamente tornando alla normalità prima di scommettere su ulteriori ribassi.”

    I produttori mediorientali si preparano a ripristinare le esportazioni

    Prima del conflitto, circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli analisti ritengono che i flussi commerciali potrebbero gradualmente tornare ai livelli normali se l’accordo tra Washington e Teheran dovesse reggere.

    I produttori della regione stanno già adottando misure per ripristinare le esportazioni.

    Kuwait Petroleum Corporation ha annunciato giovedì la revoca immediata di tutte le clausole di forza maggiore introdotte durante il conflitto. Nel frattempo, il ministro del Petrolio iracheno Basim Mohammed ha dichiarato che i giacimenti del Paese sono pronti a tornare alla piena operatività e a ripristinare gradualmente i livelli produttivi precedenti.

    Il conflitto in Libano resta un elemento di rischio

    Nonostante i progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran, gli investitori mantengono un atteggiamento prudente poiché Israele continua le operazioni militari contro Hezbollah in Libano.

    La prosecuzione del conflitto alimenta il timore che l’instabilità regionale possa compromettere i progressi raggiunti e ostacolare il ritorno della fiducia nei mercati energetici del Medio Oriente.

  • L’oro si avvia verso la terza settimana consecutiva di ribasso mentre la Fed sostiene il dollaro

    L’oro si avvia verso la terza settimana consecutiva di ribasso mentre la Fed sostiene il dollaro

    Il metallo prezioso arretra nonostante l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente

    I prezzi dell’oro hanno proseguito il loro calo nelle contrattazioni asiatiche di venerdì e si avviano a chiudere la terza settimana consecutiva in territorio negativo, mentre gli investitori si concentrano sull’orientamento più restrittivo della Federal Reserve e sulla forza del dollaro statunitense piuttosto che sui progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran.

    L’oro spot è sceso dell’1,8% a 4.134,86 dollari l’oncia alle 06:40 GMT, mentre i futures sull’oro con scadenza ad agosto hanno perso il 2,2%, attestandosi a 4.152,25 dollari l’oncia.

    Il metallo prezioso si avvia a registrare una perdita settimanale di circa il 2%, cancellando parte dei guadagni accumulati all’inizio della settimana quando l’ottimismo per l’accordo tra Washington e Teheran aveva sostenuto la domanda di beni rifugio.

    Le aspettative sui tassi della Fed pesano sul metallo giallo

    Il sentiment sul mercato dell’oro si è deteriorato dopo l’ultima riunione della Federal Reserve, che ha rafforzato le aspettative di tassi d’interesse elevati per un periodo più lungo.

    Pur lasciando invariato il costo del denaro, nove dei diciannove membri del comitato monetario hanno indicato di attendersi almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

    Le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh sono state interpretate come particolarmente aggressive, contribuendo a spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury e a rafforzare il dollaro ai livelli più elevati da oltre un anno.

    L’indice del dollaro statunitense è rimasto vicino ai massimi recenti dopo il balzo dello 0,8% registrato giovedì, che lo ha portato ai livelli più alti dal maggio 2025.

    Un dollaro più forte rende l’oro più costoso per gli acquirenti internazionali, mentre tassi più elevati aumentano il costo opportunità di detenere asset privi di rendimento come il metallo prezioso.

    I mercati dei futures attribuiscono ora una probabilità superiore all’80% a un nuovo rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

    I dubbi sui colloqui con l’Iran aumentano l’incertezza

    Ulteriore pressione sull’oro è arrivata dopo che la Svizzera ha confermato che i colloqui previsti per finalizzare un accordo definitivo sul conflitto in Medio Oriente non si terranno venerdì.

    Secondo alcune indiscrezioni, il vicepresidente statunitense J.D. Vance avrebbe sospeso i negoziati previsti a Ginevra, alimentando dubbi sulla solidità dell’accordo provvisorio annunciato di recente.

    L’intesa era considerata un passaggio importante verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, fattore che aveva contribuito alla forte discesa dei prezzi del petrolio registrata nei giorni precedenti.

    Il recupero del greggio nella seduta di venerdì ha riacceso alcune preoccupazioni inflazionistiche, influenzando ulteriormente il mercato dei metalli preziosi.

    In calo anche argento, platino e rame

    La debolezza si è estesa anche agli altri metalli.

    L’argento ha perso il 2,5% a 64,09 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso dell’1,4% a 1.674,51 dollari l’oncia.

    Sul fronte dei metalli industriali, i futures sul rame quotati al London Metal Exchange hanno ceduto lo 0,9% a 13.582,33 dollari per tonnellata. I futures statunitensi sul rame hanno registrato un ribasso dell’1% a 6,30 dollari per libbra.

  • Colloqui tra Stati Uniti e Iran cancellati mentre il petrolio scende e i mercati rivalutano i rischi geopolitici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Colloqui tra Stati Uniti e Iran cancellati mentre il petrolio scende e i mercati rivalutano i rischi geopolitici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures arretrano mentre gli investitori mettono alla prova la tenuta dell’accordo tra Washington e Teheran

    I futures azionari statunitensi hanno registrato un leggero calo venerdì dopo il forte rialzo di Wall Street, alimentato dall’ottimismo sulla tenuta dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, i prezzi del petrolio hanno continuato a diminuire poiché gli operatori scommettono che la riapertura dello Stretto di Hormuz possa contribuire a normalizzare le forniture globali di greggio.

    Tuttavia, l’improvvisa cancellazione dei colloqui sul nucleare previsti tra Washington e Teheran ha riacceso i dubbi sulla solidità dell’intesa raggiunta.

    Wall Street chiusa per il Juneteenth dopo una seduta positiva

    I mercati statunitensi sono rimasti chiusi venerdì per la festività del Juneteenth, dopo aver chiuso in rialzo nella seduta precedente.

    Le azioni avevano recuperato terreno dopo le perdite seguite all’ultima riunione della Federal Reserve, che aveva segnalato una possibile impostazione più restrittiva della politica monetaria. L’S&P 500 ha guadagnato l’1,1%, il Dow Jones Industrial Average lo 0,1% e il Nasdaq Composite l’1,9%.

    I titoli dei semiconduttori sono stati tra i migliori performer dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato che Apple collaborerà con Intel per la produzione di chip negli Stati Uniti, sostenendo il sentiment dell’intero settore tecnologico.

    Laurence Booth, Global Head of Markets di CMC Markets, ha affermato: “La domanda chiave per gli investitori è se i mercati siano diventati troppo fiduciosi nel presupposto che i rischi geopolitici stiano diminuendo.”

    Ha aggiunto: “I recenti rialzi azionari sono stati sostenuti dalle aspettative di una de-escalation, ma il rallentamento dei negoziati suggerisce che le questioni di fondo restano irrisolte. Ciò lascia i mercati vulnerabili a qualsiasi deterioramento del sentiment in vista della prossima settimana.”

    Lo stop ai negoziati sul nucleare aumenta l’incertezza

    Nuove preoccupazioni sono emerse dopo la cancellazione dei colloqui previsti in Svizzera tra funzionari statunitensi e iraniani.

    L’incontro avrebbe dovuto concentrarsi sul programma nucleare iraniano e rappresentare un passo successivo rispetto al memorandum d’intesa firmato recentemente dai due Paesi dopo il conflitto. I colloqui sono stati annullati poco dopo il ritiro del vicepresidente statunitense JD Vance.

    Secondo i media iraniani, Teheran vuole prove più concrete dell’attuazione dell’accordo da parte di Washington prima di impegnarsi in una nuova fase negoziale. Sebbene la cancellazione non significhi necessariamente il fallimento dell’intesa, evidenzia la fragilità della situazione.

    Gli investitori continuano a monitorare il rischio che eventuali nuove tensioni possano compromettere le forniture energetiche, riaccendere le pressioni inflazionistiche e aumentare la volatilità dei mercati.

    Il petrolio verso la peggiore settimana degli ultimi mesi

    I prezzi del greggio hanno continuato a scendere venerdì e si avviano a registrare il più forte calo settimanale degli ultimi mesi.

    Il Brent è sceso dell’1,1% a 79,01 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso lo 0,7% a 76,05 dollari. Entrambi i benchmark sono destinati a chiudere la settimana con una perdita vicina al 10%.

    Il ribasso riflette principalmente le aspettative che l’accordo tra Stati Uniti e Iran possa favorire il ritorno di maggiori volumi di petrolio sul mercato globale. Un elemento centrale dell’intesa prevede infatti la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    ASML sotto osservazione da parte degli Stati Uniti

    Le azioni di ASML (EU:ASML) hanno registrato un calo nelle prime contrattazioni europee dopo indiscrezioni secondo cui le autorità statunitensi avrebbero espresso preoccupazioni sulla possibile presenza di una macchina avanzata per la produzione di semiconduttori in Cina.

    Secondo Bloomberg, il Segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick avrebbe sollevato la questione con i dirigenti della società.

    ASML ha respinto le accuse, dichiarando che non ha mai spedito sistemi EUV in Cina e che nessuna di queste macchine si trova nel Paese.

    Il Pentagono potrebbe richiedere 80 miliardi di dollari aggiuntivi

    Secondo il Wall Street Journal, il Dipartimento della Difesa statunitense avrebbe bisogno di circa 80 miliardi di dollari per coprire le spese legate al conflitto con l’Iran e ad altre priorità strategiche.

    Il quotidiano riferisce che il vice segretario alla Difesa Stephen Feinberg avrebbe informato i legislatori di questa necessità nel corso della settimana. Una richiesta supplementare di fondi potrebbe essere presentata al Congresso nei prossimi giorni.

    Gli investitori seguiranno con attenzione gli sviluppi, poiché programmi di spesa pubblica di tale portata possono influenzare deficit, emissioni di debito e aspettative sui tassi di interesse.

  • Le Borse europee rallentano mentre pesano le incertezze sull’Iran e i timori per la Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee rallentano mentre pesano le incertezze sull’Iran e i timori per la Fed: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati restano cauti mentre emergono dubbi sulla diplomazia in Medio Oriente

    Le azioni europee hanno aperto la seduta di venerdì senza una direzione chiara, con gli investitori divisi tra le incertezze geopolitiche in Medio Oriente e la prospettiva di tassi d’interesse statunitensi più elevati per un periodo più lungo.

    Lo STOXX 600 paneuropeo è rimasto sostanzialmente invariato nelle prime contrattazioni, mentre il DAX tedesco è salito dello 0,2%. Il CAC 40 francese e il FTSE MIB italiano hanno entrambi guadagnato lo 0,3%.

    Il sentiment di mercato è stato influenzato dalla decisione del vicepresidente statunitense JD Vance di rinunciare a una visita programmata in Svizzera, dove erano previsti colloqui con i negoziatori iraniani per avviare l’attuazione del recente accordo in 14 punti raggiunto tra Washington e Teheran.

    L’accordo di pace sostiene i mercati, ma la Fed limita i rialzi

    Nonostante la cautela di venerdì, i mercati europei restano avviati verso una seconda settimana consecutiva di guadagni. L’ottimismo iniziale era stato alimentato dall’accordo tra Stati Uniti e Iran, che ha aperto la strada alla riapertura dello Stretto di Hormuz e provocato una forte discesa dei prezzi del petrolio.

    Il calo del greggio ha contribuito ad attenuare i timori di uno shock inflazionistico duraturo, offrendo sollievo alle azioni europee che avevano sofferto durante il periodo di maggiore tensione geopolitica.

    Tuttavia, il progresso settimanale dello STOXX 600, pari a circa lo 0,6%, è apparso modesto rispetto ai rialzi superiori all’1% registrati in Asia.

    A frenare l’entusiasmo è stata soprattutto la posizione inaspettatamente restrittiva della Federal Reserve. Dopo che diversi membri dell’istituto hanno indicato la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, gli investitori hanno rapidamente rivisto le proprie aspettative, arrivando a scontare una probabilità di circa l’80% per un aumento dei tassi a ottobre.

    Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell, ha dichiarato: “La Fed ha adottato un tono sorprendentemente aggressivo sui tassi e ha spaventato gli investitori, poiché il nuovo presidente Kevin Warsh ha indicato che fornirà meno indicazioni sulla politica futura rispetto a quanto accaduto in precedenza.”

    Ha aggiunto: “Questo significa una maggiore incertezza, qualcosa che i mercati tipicamente detestano.”

    Il FTSE 100 resta indietro a causa del comparto energetico

    Il FTSE 100 di Londra ha sottoperformato rispetto agli altri principali listini europei e si avvia a chiudere la settimana con una perdita di circa lo 0,9%, penalizzato dal calo dei titoli energetici come BP PLC (LSE:BP.) e Shell PLC (LSE:SHEL) dopo la discesa del petrolio. L’indice ha aperto in ribasso dello 0,1%.

    Anche la politica britannica è rimasta sotto osservazione dopo la vittoria del sindaco laburista Andy Burnham in un’elezione parlamentare, un risultato che secondo alcuni osservatori potrebbe rafforzare le ipotesi di una futura sfida alla leadership del primo ministro Keir Starmer.

    Le compagnie aeree beneficiano del calo del petrolio

    Le azioni delle compagnie aeree sono state tra le migliori della settimana grazie alla prospettiva di costi operativi più bassi. I titoli di Lufthansa (TG:LHA), Air France-KLM (EU:AF) e della capogruppo di British Airways, ICAG (LSE:IAG), hanno registrato rialzi favoriti dalla diminuzione dei prezzi del carburante.

  • I rendimenti dell’Eurozona salgono mentre si raffreddano i colloqui con l’Iran e il petrolio recupera terreno

    I rendimenti dell’Eurozona salgono mentre si raffreddano i colloqui con l’Iran e il petrolio recupera terreno

    I mercati obbligazionari europei chiudono una settimana volatile con rendimenti in aumento

    I rendimenti dei titoli di Stato europei hanno registrato un rialzo venerdì, concludendo una settimana caratterizzata da forti oscillazioni dovute all’evoluzione delle tensioni geopolitiche, alle aspettative sulle banche centrali e all’andamento dei mercati energetici.

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni, riferimento per l’Eurozona, è salito al 2,95%, recuperando dai minimi degli ultimi due mesi toccati nei giorni precedenti, mentre gli investitori rivalutavano i rischi geopolitici e le prospettive inflazionistiche.

    I dubbi sull’accordo tra Stati Uniti e Iran sostengono il petrolio

    Il sentiment di mercato è cambiato dopo che il vicepresidente statunitense JD Vance ha annullato una visita programmata in Svizzera, dove erano previsti colloqui con rappresentanti iraniani per avviare l’attuazione dell’accordo in 14 punti recentemente annunciato tra Washington e Teheran.

    L’episodio ha alimentato interrogativi sulla tenuta dell’intesa e ha favorito un recupero delle quotazioni del greggio, con il petrolio in rialzo di circa l’1% a causa delle rinnovate incertezze geopolitiche.

    La sorpresa della Federal Reserve continua a influenzare i mercati

    La volatilità della settimana è stata alimentata anche dagli sviluppi negli Stati Uniti, dove la maggioranza dei membri della Federal Reserve ha sorpreso i mercati indicando la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi entro la fine dell’anno.

    Il tono più restrittivo ha costretto gli investitori a rivedere rapidamente le proprie previsioni, arrivando a scontare una probabilità dell’80% di un rialzo dei tassi entro ottobre. Un netto cambio di scenario rispetto all’inizio della settimana, quando l’accordo tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz avevano sostenuto il mercato obbligazionario.

    Il calo del petrolio aveva favorito i bond nella prima parte della settimana

    Durante il picco delle tensioni in Medio Oriente, il forte aumento dei prezzi energetici aveva spinto i rendimenti ai massimi di diversi mesi, alimentando timori di un’accelerazione dell’inflazione e di una possibile risposta restrittiva da parte della Banca Centrale Europea.

    Successivamente, il calo di circa il 10% del prezzo del petrolio ha contribuito a ridurre tali preoccupazioni, consentendo agli investitori di rivedere al ribasso le aspettative inflazionistiche e favorendo un recupero del mercato obbligazionario europeo.

    L’attenzione resta puntata sulla BCE

    Il rendimento del titolo tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi della BCE, è salito al 2,628%.

    A rafforzare il dibattito è intervenuto anche il capo economista della BCE, Philip Lane, che ha dichiarato come l’economia dell’Eurozona sembri in grado di sostenere un contesto di tassi d’interesse più elevati, suggerendo che l’istituto centrale potrebbe mantenere un approccio prudente prima di allentare la politica monetaria.

  • Avio ottiene un contratto per la difesa da oltre 35 milioni di euro da MBDA (AVIO)

    Avio ottiene un contratto per la difesa da oltre 35 milioni di euro da MBDA (AVIO)

    Avio S.p.A. (BIT:AVIO) si è aggiudicata un contratto di produzione del valore superiore a 35 milioni di euro da MBDA in Francia per la fornitura di motori a propellente solido e delle relative superfici aerodinamiche destinate al sistema missilistico ASTER 30.

    L’accordo è stato firmato nell’ambito di un contratto quadro già esistente tra le due società e sarà eseguito nell’arco di quattro anni.

    La commessa supporta il programma ASTER 30 all’interno del sistema di difesa aerea e antimissile SAMP/T NG e consolida ulteriormente la collaborazione di lungo termine tra Avio e il gruppo MBDA. Il nuovo ordine rafforza il ruolo della società nella filiera europea della difesa e conferma le sue competenze nelle tecnologie di propulsione per applicazioni avanzate nel settore della sicurezza e della difesa.

  • Wall Street verso un rimbalzo grazie all’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un rimbalzo grazie all’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures azionari statunitensi indicano un’apertura positiva per Wall Street giovedì, dopo la forte correzione registrata nella seduta precedente in seguito alla decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Il sentiment degli investitori è migliorato dopo la firma ufficiale di un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran volto a porre fine al conflitto in Medio Oriente, riducendo le preoccupazioni legate all’approvvigionamento energetico e alla crescita economica globale.

    Stati Uniti e Iran avviano il percorso verso un accordo definitivo

    Il presidente Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno firmato un memorandum d’intesa che definisce il quadro per i negoziati destinati a portare a un accordo di pace permanente.

    L’intesa entra in vigore immediatamente e prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e la revoca del blocco navale statunitense sui porti iraniani.

    In base all’accordo in 14 punti, le due parti avvieranno negoziati nei prossimi 60 giorni per raggiungere una soluzione definitiva.

    Il petrolio continua a scendere

    Le prospettive di una ripresa delle esportazioni energetiche dalla regione hanno continuato a spingere al ribasso le quotazioni del greggio.

    I futures sul petrolio si sono avvicinati ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto di fine febbraio, riflettendo aspettative di maggiore offerta e minori rischi geopolitici.

    “That has huge significance for inflation and interest rates, as well as business, consumer and investor sentiment,” ha dichiarato Russ Mould, investment director di AJ Bell. “It takes the pressure off industries and households and is hugely positive for global economic growth.”

    Intel guida i rialzi nel pre-market

    I titoli tecnologici si preparano a beneficiare del miglioramento del clima di mercato, con Intel (NASDAQ:INTC) in rialzo dell’8,5% nelle contrattazioni pre-apertura.

    Il movimento segue le dichiarazioni di Trump su Truth Social secondo cui Apple (NASDAQ:AAPL) avrebbe accettato di collaborare con Intel per progettare e produrre chip negli Stati Uniti.

    La notizia ha rafforzato l’ottimismo nei confronti della produzione domestica di semiconduttori.

    La Fed aveva pesato sulla seduta precedente

    Nonostante un’iniziale reazione contenuta, i mercati statunitensi hanno chiuso nettamente in calo mercoledì dopo che gli investitori hanno valutato le nuove proiezioni economiche della Federal Reserve.

    Il Nasdaq ha perso 354,69 punti, pari all’1,3%, a 26.021,66. L’S&P 500 è sceso di 91,25 punti, o dell’1,2%, a 7.420,10, mentre il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 507,12 punti, pari all’1%, a 51.492,55.

    La banca centrale lascia aperta la porta a nuovi rialzi

    Come previsto, la Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso di riferimento nel range compreso tra il 3,5% e il 3,75%.

    Tuttavia, le nuove proiezioni indicano che alcuni membri del FOMC ritengono possibile un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno.

    La stima mediana prevede ora tassi al 3,8% entro la fine del 2026, in netto contrasto con le aspettative di taglio formulate a marzo.

    L’inflazione resta al centro dell’attenzione

    Nel comunicato, significativamente più breve rispetto ai precedenti, la Fed ha sottolineato che l’economia continua a crescere a un ritmo solido nonostante le incertezze legate in parte agli eventi in Medio Oriente.

    La banca centrale ha inoltre evidenziato che l’inflazione resta superiore all’obiettivo del 2%, anche a causa delle pressioni sui costi energetici.

    Le vendite al dettaglio sorprendono positivamente

    Sul fronte macroeconomico, il Dipartimento del Commercio ha reso noto che le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono aumentate dello 0,9% a maggio, dopo il +0,4% rivisto di aprile.

    Gli economisti si aspettavano un incremento dello 0,5%, rendendo il dato migliore delle attese.

    Software e trasporti guidano le vendite

    La debolezza di mercoledì è stata guidata dai titoli software, con il Dow Jones U.S. Software Index in calo del 3,2%, al minimo degli ultimi due mesi.

    Anche il comparto dei trasporti ha registrato forti ribassi, con il Dow Jones Transportation Average in calo del 3%.

    In flessione anche retail, servizi petroliferi, oro e immobiliare commerciale, mentre broker e semiconduttori hanno mostrato una migliore tenuta.

  • Borse europee contrastate mentre gli investitori valutano le decisioni delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre gli investitori valutano le decisioni delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento misto giovedì, con gli investitori impegnati ad analizzare gli ultimi segnali provenienti dalle principali banche centrali, dopo che la Federal Reserve statunitense ha lasciato invariati i tassi di interesse ma ha indicato che un ulteriore rialzo nel corso dell’anno resta possibile.

    Le nuove proiezioni economiche della Fed suggeriscono infatti che i responsabili della politica monetaria vedono ancora margini per almeno un altro aumento dei tassi, spingendo i mercati a rivalutare le prospettive per la politica monetaria globale.

    Le banche centrali mantengono invariati i tassi

    In Europa, la Banca Nazionale Svizzera ha confermato il tasso di riferimento allo 0%, nonostante le recenti pressioni inflazionistiche, mentre la Banca d’Inghilterra ha mantenuto il costo del denaro al 3,75%.

    Dal Regno Unito sono arrivati dati incoraggianti sul mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione è sceso al 4,9% nei tre mesi ad aprile dal 5,0% del periodo precedente. Anche l’occupazione salariale è tornata a crescere dopo tre mesi consecutivi di calo.

    Andamento divergente per i principali indici

    Le performance dei principali listini europei sono risultate differenziate.

    Il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,9%, penalizzato dalla debolezza dei titoli energetici e dei consumi. Il CAC 40 francese si è mantenuto vicino alla parità, mentre il DAX tedesco ha registrato un rialzo dello 0,2%.

    L’Oréal in calo dopo l’operazione in India

    Tra i singoli titoli, L’Oreal (EU:OR) ha registrato una flessione dopo aver annunciato un accordo per acquisire una partecipazione di controllo nella società indiana di prodotti per la cura della persona Innovist.

    Gli investitori hanno accolto con cautela l’operazione, mentre il gruppo continua ad espandersi nei mercati internazionali ad alta crescita.

    Tesco sotto pressione dopo il rallentamento delle vendite

    Tesco (LSE:TSCO) è stata tra le peggiori performance di Londra dopo aver comunicato un rallentamento della crescita delle vendite nel primo trimestre.

    L’aggiornamento ha alimentato preoccupazioni sulla spesa dei consumatori, nonostante la strategia del gruppo continui a puntare su convenienza e fidelizzazione della clientela.

    Il calo del petrolio pesa sui titoli energetici

    I titoli del comparto energetico hanno registrato ribassi mentre l’allentamento delle tensioni geopolitiche ha spinto al ribasso le quotazioni del greggio.

    Il Brent è sceso verso i 78 dollari al barile, trascinando al ribasso produttori come BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL).

    La flessione riflette una maggiore fiducia nelle forniture energetiche globali e minori timori di interruzioni dell’offerta.

    FirstGroup vola grazie ai risultati e al buyback

    FirstGroup (LSE:FGP) ha registrato forti rialzi dopo aver pubblicato risultati annuali solidi e annunciato un nuovo programma di riacquisto di azioni da 100 milioni di sterline.

    Gli investitori hanno accolto positivamente sia la performance operativa sia il ritorno di capitale agli azionisti.

    Informa avanza dopo l’aggiornamento sul trading

    Informa (LSE:INF) ha guadagnato terreno dopo aver riportato una crescita dei ricavi sottostanti del 6,4% nei primi cinque mesi dell’anno.

    Il gruppo specializzato in eventi e pubblicazioni accademiche ha inoltre confermato le proprie previsioni annuali, rafforzando la fiducia degli investitori nelle prospettive di crescita.

  • Piazza Affari apre in lieve rialzo mentre il mercato consolida i recenti guadagni

    Piazza Affari apre in lieve rialzo mentre il mercato consolida i recenti guadagni

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta di giovedì con movimenti contenuti, mentre gli investitori assimilano il recente rally e continuano a valutare gli effetti dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, il calo dei prezzi del petrolio continua a pesare sul comparto energetico.

    A influenzare il sentiment resta anche l’ultima riunione della Federal Reserve, che ha mantenuto invariati i tassi d’interesse ma ha lasciato intendere che ulteriori rialzi potrebbero essere necessari per contenere l’inflazione.

    Intorno alle 9:35 il FTSE MIB registrava un progresso dello 0,25%.

    La Fed mantiene i tassi ma resta prudente sull’inflazione

    Come previsto dal mercato, la banca centrale statunitense ha lasciato invariato il costo del denaro.

    Tuttavia, i responsabili della politica monetaria hanno segnalato che potrebbero essere necessari ulteriori aumenti dei tassi nel corso dell’anno, poiché l’inflazione continua a mantenersi sopra l’obiettivo del 2% nonostante la solidità del mercato del lavoro.

    Questa prospettiva ha contribuito a mantenere un approccio prudente tra gli investitori.

    Le banche sostengono il listino

    Il comparto bancario ha proseguito il trend positivo delle ultime sedute, offrendo supporto al mercato milanese.

    L’indice settoriale è salito dello 0,4%, con UniCredit (BIT:UCG) in rialzo dello 0,4% e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) in progresso dello 0,1%.

    Tra i migliori titoli figura Generali (BIT:G), che ha guadagnato l’1,8% dopo aver recentemente toccato il massimo storico di 43,93 euro.

    Il titolo ha beneficiato delle indiscrezioni secondo cui UniCredit avrebbe valutato un incremento della propria partecipazione fino a quasi il 20% del capitale della compagnia assicurativa attraverso una possibile operazione con Delfin. Secondo le ultime ricostruzioni, tuttavia, i colloqui sarebbero stati sospesi o interrotti.

    Petrolio debole pesa sui titoli energetici

    La flessione del greggio ha innescato prese di beneficio nel settore energetico.

    Saipem (BIT:SPM) ha perso oltre il 2%, mentre Tenaris (BIT:TEN) ha ceduto l’1,1%.

    Anche ENI ha registrato un calo dello 0,7%, seguendo l’andamento delle quotazioni petrolifere sui mercati internazionali.

    Vendite su lusso e automotive

    Nel comparto del lusso, Moncler (BIT:MONC) ha lasciato sul terreno circa l’1%.

    Stellantis (BIT:STLAM) ha invece perso lo 0,7%, proseguendo la debolezza delle ultime sedute dopo il profit warning diffuso da BMW, che ha riacceso i timori sulle prospettive del settore automobilistico.

    Avio e Prysmian tra i migliori del listino

    Tra i titoli in evidenza figurano Avio (BIT:AVIO), in rialzo dell’1,2%, e Prysmian (BIT:PRY), che ha guadagnato quasi il 2%.

    Entrambe le società si sono posizionate tra le migliori performance del FTSE MIB nelle prime fasi della contrattazione.

    Nel complesso, il mercato ha mostrato un atteggiamento attendista, diviso tra il miglioramento del contesto geopolitico e le persistenti incertezze legate alla politica monetaria e alla crescita economica globale.

  • L’oro recupera terreno grazie all’accordo tra Stati Uniti e Iran nonostante le preoccupazioni sui tassi Fed

    L’oro recupera terreno grazie all’accordo tra Stati Uniti e Iran nonostante le preoccupazioni sui tassi Fed

    I prezzi dell’oro sono saliti giovedì, recuperando parte delle perdite registrate nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano l’impatto dell’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran e le indicazioni della Federal Reserve su un possibile rialzo dei tassi entro fine anno.

    L’oro spot è avanzato dello 0,3% a 4.269,42 dollari l’oncia alle 05:46 ET (09:46 GMT), mentre i futures sull’oro hanno registrato un calo del 2,1% a 4.288,72 dollari l’oncia.

    Mercoledì il metallo prezioso aveva perso l’1,7% dopo che la decisione della Federal Reserve aveva rafforzato il dollaro e spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury.

    L’intesa tra Washington e Teheran sostiene il mercato

    L’oro ha trovato sostegno nelle notizie relative all’accordo provvisorio raggiunto tra Stati Uniti e Iran per ridurre le tensioni in Medio Oriente.

    L’intesa prevede un periodo negoziale di 60 giorni durante il quale sarà consentito il transito senza pedaggi attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto di energia.

    L’obiettivo è inoltre quello di riportare il traffico marittimo alla piena capacità entro 30 giorni.

    Gli investitori hanno interpretato l’accordo come un passo importante verso la normalizzazione delle forniture energetiche globali.

    La domanda di beni rifugio resta elevata

    La prospettiva di una maggiore stabilità sul mercato energetico ha contribuito ad attenuare i timori di uno shock prolungato dell’offerta petrolifera.

    Tuttavia, l’incertezza sul quadro economico globale continua a sostenere l’interesse per l’oro come strumento di copertura.

    Molti investitori continuano infatti a utilizzare il metallo prezioso per proteggersi dai rischi geopolitici e dalle pressioni inflazionistiche.

    La Fed limita il rialzo del metallo prezioso

    Nonostante il recupero, i guadagni dell’oro sono stati contenuti dalle indicazioni della Federal Reserve.

    La banca centrale ha lasciato invariati i tassi d’interesse nel range compreso tra il 3,50% e il 3,75%, ma ha segnalato che potrebbero essere necessari ulteriori interventi restrittivi qualora l’inflazione restasse elevata.

    Le nuove proiezioni mostrano che nove dei diciannove membri della Fed prevedono almeno un aumento dei tassi nel 2026, un cambiamento significativo rispetto alle aspettative di inizio anno.

    Warsh ribadisce l’impegno contro l’inflazione

    Nel suo primo meeting da presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh ha confermato una linea rigorosa sul fronte dell’inflazione.

    Warsh ha sottolineato la necessità di “ripristinare la stabilità dei prezzi”, mentre la banca centrale ha contestualmente rivisto al rialzo le proprie previsioni sull’inflazione.

    Questi sviluppi hanno spinto gli investitori a ridimensionare le aspettative di futuri tagli dei tassi, sostenendo ulteriormente il dollaro.

    Dollaro forte e tassi elevati frenano l’oro

    Un dollaro più forte tende a rendere l’oro più costoso per gli acquirenti che operano con altre valute.

    Inoltre, tassi d’interesse più elevati aumentano il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento come il metallo prezioso.

    Di conseguenza, se da un lato l’accordo tra Stati Uniti e Iran ha favorito il recupero dell’oro, dall’altro le prospettive di una politica monetaria più restrittiva hanno limitato ulteriori rialzi.