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  • JPMorgan declassa Stellantis: i benefici dei tagli ai costi richiederanno più tempo (STLAM)

    JPMorgan declassa Stellantis: i benefici dei tagli ai costi richiederanno più tempo (STLAM)

    JPMorgan adotta una posizione più prudente su Stellantis

    J.P. Morgan ha declassato Stellantis (BIT:STLAM) da Overweight a Neutral, riducendo al contempo il target price da 10 euro a 6 euro. Secondo la banca d’investimento, i benefici delle iniziative di riduzione dei costi impiegheranno più tempo del previsto per riflettersi sui risultati del gruppo.

    Le azioni quotate negli Stati Uniti hanno perso l’1,8% nelle contrattazioni pre-market, mentre il titolo ha ceduto lo 0,8% a Piazza Affari.

    I risparmi sui costi arriveranno con i nuovi modelli

    L’analista Jose Asumendi ritiene che Stellantis dovrà attendere ancora circa 14 mesi prima che i minori costi di approvvigionamento dei componenti abbiano un impatto positivo sui nuovi modelli previsti tra il 2027 e il 2028.

    Senza una significativa riduzione della forza lavoro o un deciso taglio della capacità produttiva in Europa e Nord America, vede “limited chances for STLA to make a rapid return across both regions.”

    “In Europe, we believe STLA is effectively running the business cash neutral, avoiding large restructuring cash outflows as the firm leverages its capacity across Chinese partners such as Leapmotor and DongFeng”, ha aggiunto.

    Riviste al ribasso le stime sugli utili

    Asumendi ha ridotto in media del 30% le stime sugli utili per gli esercizi dal 2026 al 2028, riflettendo l’assenza di importanti interventi sulla capacità produttiva che avrebbero favorito una più rapida ripresa dei margini.

    Il nuovo target price di 6 euro si basa su una valutazione pari a 0,4 volte EV/Vendite e 7 volte gli utili prospettici.

    La concorrenza cinese resta una sfida

    J.P. Morgan individua nella crescente presenza dei produttori cinesi uno dei principali fattori alla base del downgrade.

    “Chinese OEMs are advancing, taking further market share in Europe”, ha scritto Asumendi, osservando che concorrenti come Volkswagen e BMW sono già impegnati in trattative con i sindacati per adeguare la capacità produttiva.

    L’analista ha inoltre affermato di aver sperato in indicazioni più concrete sui tagli di capacità dopo il Capital Markets Day di Stellantis, ma la società ha preferito sfruttare gli impianti europei attraverso partnership con costruttori cinesi, una strategia che limita le ristrutturazioni immediate pur riconoscendo che “some restructuring will be unavoidable.”

    Permangono rischi per il secondo trimestre

    J.P. Morgan prevede un secondo trimestre debole, con una stima di EBIT inferiore del 12% rispetto al consenso Bloomberg.

    La banca ritiene inoltre che le attività europee e nordamericane continueranno a registrare margini prossimi al pareggio.

    Tra i rischi figurano ulteriori revisioni al ribasso degli utili legate a maggiori accantonamenti per problemi di qualità, soprattutto in Nord America, oltre alla crescente concorrenza in Brasile.

    Pur prevedendo un ritorno a un free cash flow positivo nel 2027, Asumendi ritiene preferibile che Stellantis rinvii qualsiasi dividendo fino a quando la redditività in Nord America non sarà migliorata.

  • I futures di Wall Street salgono grazie ai titoli dei semiconduttori mentre restano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street salgono grazie ai titoli dei semiconduttori mentre restano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Apertura positiva attesa per i mercati statunitensi

    I futures sui principali indici di Wall Street indicavano un’apertura in rialzo giovedì, dopo la chiusura contrastata della seduta precedente.

    I titoli tecnologici, in particolare quelli del settore dei semiconduttori, erano destinati a guidare i rialzi dopo aver contribuito al recupero del Nasdaq nella seduta di mercoledì.

    I futures sul Nasdaq 100 salivano di circa l’1%, sostenuti dai forti rialzi nel pre-market di Micron Technology (NASDAQ:MU) e SanDisk (NASDAQ:SNDK).

    Gli investitori seguono gli sviluppi in Medio Oriente

    Nonostante il tono positivo dei futures, i mercati continuano a monitorare attentamente l’evoluzione della crisi geopolitica.

    Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato che mercoledì le forze americane hanno effettuato una nuova serie di attacchi contro circa 90 obiettivi militari iraniani per ridurre la capacità di Teheran di colpire il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    “Questa è una rappresaglia per il bombardamento di ieri delle navi da parte dell’Iran. Se accadrà di nuovo, sarà molto peggio!”, ha scritto il presidente Donald Trump su Truth Social.

    Secondo le notizie, l’Iran ha risposto con attacchi diretti contro Bahrain, Kuwait e Qatar.

    Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha affermato che l’Iran vuole “raggiungere un accordo a tutti i costi”, mettendo però in dubbio che sia “degno di fare un accordo”.

    Wall Street recupera dopo un avvio difficile

    Dopo un forte ribasso iniziale, i listini statunitensi hanno recuperato terreno nel corso della seduta di mercoledì.

    Il Dow Jones ha chiuso in calo di 576,76 punti (-1,1%) a 52.348,39. L’S&P 500 ha perso 21,14 punti (-0,3%) a 7.482,71, mentre il Nasdaq Composite è salito di 51,96 punti (+0,2%) a 25.870,65.

    Le vendite erano iniziate dopo che Trump aveva dichiarato che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran era “finito”.

    “Per quanto mi riguarda, è finito”, ha dichiarato Trump ai giornalisti durante il vertice NATO di Ankara, definendo i negoziati con l’Iran “una perdita di tempo”.

    Successivamente il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti “molto probabilmente” avrebbero colpito l’Iran “duramente anche questa sera”.

    Petrolio e tassi restano al centro dell’attenzione

    Le dichiarazioni di Trump avevano inizialmente fatto balzare di oltre il 5% i futures sul petrolio americano, alimentando nuove preoccupazioni sull’inflazione e sui tassi d’interesse.

    Il successivo calo delle quotazioni del greggio ha però favorito il recupero dei mercati azionari.

    Il nuovo intervento militare è arrivato dopo che il Comando Centrale statunitense aveva annunciato attacchi contro oltre 80 obiettivi iraniani in risposta agli assalti contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

    I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno successivamente rivendicato attacchi contro basi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait.

    I settori protagonisti

    Il comparto immobiliare residenziale è stato il peggiore della giornata, con il Philadelphia Housing Sector Index in calo del 3,8%.

    Anche i titoli auriferi hanno registrato forti ribassi, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in calo del 3,6%, ai minimi da oltre sette mesi.

    In ribasso anche compagnie aeree, banche e società immobiliari commerciali.

    Al contrario, i titoli energetici hanno beneficiato del rialzo del petrolio, mentre i produttori di semiconduttori e hardware hanno sostenuto il recupero del Nasdaq.

  • Le Borse europee avanzano grazie al rimbalzo del settore tecnologico mentre resta alta l’attenzione sul Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano grazie al rimbalzo del settore tecnologico mentre resta alta l’attenzione sul Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei chiudono in rialzo nonostante le tensioni geopolitiche

    Le principali Borse europee hanno registrato moderati rialzi giovedì, sostenute dal recupero dei titoli tecnologici, mentre i prezzi del petrolio sono diminuiti nonostante gli Stati Uniti abbiano colpito obiettivi iraniani per il secondo giorno consecutivo. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’attuale escalation si risolverà rapidamente.

    Secondo le autorità statunitensi, circa 90 obiettivi in Iran sono stati colpiti dagli attacchi aerei, mentre Teheran ha risposto prendendo di mira alcuni Paesi del Golfo.

    Le esportazioni tedesche sorprendono positivamente

    Sul fronte macroeconomico, i dati tedeschi hanno sostenuto il sentiment degli investitori.

    Le esportazioni della Germania sono aumentate dello 0,9% a maggio rispetto al mese precedente, contro attese per un calo dello 0,3%, grazie soprattutto alla crescita delle spedizioni verso gli Stati Uniti.

    Le importazioni sono invece diminuite del 2,5%, invertendo l’aumento dell’1,1% registrato ad aprile e segnando il primo calo mensile degli ultimi quattro mesi.

    Indici europei contrastati

    Il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,5%, mentre il DAX tedesco è salito dello 0,3%.

    Il FTSE 100 britannico ha invece perso lo 0,6%, penalizzato dalla debolezza dei principali titoli energetici, tra cui BP Plc e Shell.

    I titoli sotto osservazione

    Ipsen (EU:IPN) ha registrato un rialzo dopo aver annunciato risultati positivi dello studio clinico di Fase III su Dysport per la prevenzione dell’emicrania.

    In forte progresso anche Bytes Technology Group (LSE:BYIT), che ha comunicato un andamento positivo dell’attività nei primi quattro mesi dell’esercizio finanziario conclusi il 30 giugno.

    Nordex (TG:NDX1) ha guadagnato terreno dopo aver annunciato un incremento di quasi un terzo degli ordini di turbine eoliche nel secondo trimestre rispetto allo scorso anno.

    In controtendenza AstraZeneca (LSE:AZN), che ha registrato un deciso ribasso dopo aver comunicato che il farmaco sperimentale Wainua non ha raggiunto l’obiettivo principale di uno studio clinico avanzato volto a ridurre i decessi di origine cardiovascolare.

  • L’oro recupera terreno mentre le tensioni con l’Iran alimentano i timori su inflazione e tassi

    L’oro recupera terreno mentre le tensioni con l’Iran alimentano i timori su inflazione e tassi

    I prezzi dell’oro sono saliti giovedì, recuperando parte delle perdite della seduta precedente, mentre il dollaro statunitense si è stabilizzato e la ripresa delle ostilità nel Golfo Persico ha riacceso le preoccupazioni per un’inflazione persistente e tassi d’interesse elevati.

    L’oro spot è salito dello 0,7% a 4.104,22 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno guadagnato lo 0,7% a 4.112,75 dollari l’oncia alle 05:47 ET (09:47 GMT).

    I verbali della Fed sostengono il metallo prezioso

    L’oro ha trovato supporto dopo la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Secondo gli analisti di Vital Knowledge, i membri della banca centrale hanno riconosciuto che il mese scorso vi erano motivi per valutare un rialzo dei tassi, pur discutendo anche la possibilità di un allentamento della politica monetaria nei prossimi mesi.

    Tassi d’interesse più elevati tendono generalmente a penalizzare l’oro, poiché aumentano il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento.

    I verbali hanno tuttavia evidenziato una crescente preoccupazione per il livello dell’inflazione. La crescita dei prezzi negli Stati Uniti è aumentata sensibilmente dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran a fine febbraio e rimane ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha ribadito la scorsa settimana l’impegno della banca centrale a riportare l’inflazione sul target.

    Le nuove tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio

    L’oro arrivava alla seduta di giovedì dopo tre cali consecutivi, mentre la nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran aveva spinto al rialzo i prezzi del petrolio.

    Il rincaro dell’energia ha riacceso i timori che l’inflazione possa rimanere elevata più a lungo, ritardando eventuali tagli dei tassi d’interesse.

    Anche il dollaro ha continuato a beneficiare di queste preoccupazioni, con l’indice della valuta statunitense vicino ai massimi degli ultimi 13 mesi registrati a giugno. Un dollaro più forte tende generalmente a rendere l’oro meno conveniente per gli investitori internazionali.

    “Qualsiasi nuovo rialzo dei prezzi dell’energia rafforzerà le aspettative che la Fed mantenga i tassi d’interesse elevati più a lungo per contrastare un’inflazione ancora persistente”, hanno scritto gli analisti di ANZ.

    Giovedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l’Iran, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato che il cessate il fuoco con Teheran era “finito”.

    Washington ha affermato che l’operazione rappresentava una risposta agli attacchi iraniani contro le navi in transito nello Stretto di Hormuz.

    L’Iran ha risposto colpendo quelle che ha definito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein. I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre avvertito che ulteriori attacchi contro obiettivi americani nel Golfo seguiranno in caso di nuove operazioni militari statunitensi.

  • Bernstein conferma le previsioni sul prezzo dell’alluminio nonostante il miglioramento dell’offerta

    Bernstein conferma le previsioni sul prezzo dell’alluminio nonostante il miglioramento dell’offerta

    Bernstein ha confermato la propria previsione per il prezzo dell’alluminio nella seconda metà del 2026 a 3.100 dollari per tonnellata, nonostante l’attenuazione delle preoccupazioni sull’offerta dopo il cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz e una ripresa della produzione in Medio Oriente più rapida del previsto.

    Il recupero dell’offerta riduce il premio di rischio geopolitico

    Tra marzo e maggio i prezzi dell’alluminio erano aumentati sensibilmente, poiché la crisi nello Stretto di Hormuz aveva messo a rischio le esportazioni del metallo e l’importazione delle materie prime necessarie alla produzione. Dopo il cessate il fuoco e la riapertura delle rotte marittime, gran parte di questo premio di rischio geopolitico si è ridotto, anche se il mercato fisico rimane più ristretto rispetto al periodo precedente al conflitto.

    La produzione in Medio Oriente sta recuperando più rapidamente del previsto. Emirates Global Aluminium (EGA) ha comunicato che il proprio impianto di Al Taweelah, con una capacità produttiva annua di 1,6 milioni di tonnellate, sta riprendendo l’attività in anticipo rispetto ai programmi. La società ha precisato che “il ritorno ai livelli di spedizione precedenti alla crisi dovrebbe richiedere, nelle attuali condizioni, la riapertura dello Stretto”, pur sottolineando che il completo ritorno alla normalità potrebbe richiedere fino a un anno.

    La Cina continua ad aumentare la capacità produttiva

    Bernstein evidenzia inoltre che la Cina aggiungerà quest’anno 740.000 tonnellate annue di nuova capacità di fusione dell’alluminio, portando la produzione complessiva a circa 45,3 milioni di tonnellate.

    I comparti cinesi orientati all’export hanno mantenuto una buona resilienza, mentre la domanda interna continua a risentire della debolezza dei settori immobiliare e delle costruzioni. L’attività manifatturiera mostra segnali di stabilizzazione in Europa, Giappone e Stati Uniti, anche se la domanda finale resta moderata.

    Il deficit di mercato dovrebbe continuare a sostenere i prezzi

    Nonostante il miglioramento dell’offerta, Bernstein ritiene che i margini dell’alluminio rimangano superiori ai livelli medi di lungo periodo. La società prevede inoltre che il mercato globale resterà in deficit nel corso del 2026, sostenendo quotazioni superiori ai 3.000 dollari per tonnellata prima di una graduale normalizzazione verso i livelli storici.

  • Il petrolio arretra mentre i mercati valutano gli effetti dei nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran

    Il petrolio arretra mentre i mercati valutano gli effetti dei nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran

    I prezzi del petrolio hanno registrato un calo giovedì mentre gli investitori analizzavano le conseguenze dei nuovi attacchi militari degli Stati Uniti contro l’Iran e il loro possibile impatto sui negoziati per porre fine al conflitto e riaprire completamente lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo.

    I futures sul Brent hanno perso 1,03 dollari, pari all’1,32%, scendendo a 76,99 dollari al barile alle 07:49 GMT. Il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha ceduto 88 centesimi, pari all’1,2%, attestandosi a 72,64 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano raggiunto mercoledì i livelli più elevati dal 22 giugno.

    Le tensioni geopolitiche continuano a influenzare il mercato

    Brent e WTI avevano guadagnato oltre un dollaro nelle contrattazioni successive alla chiusura ufficiale di mercoledì dopo che gli Stati Uniti avevano lanciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani. Teheran ha risposto colpendo Kuwait e Bahrein, alimentando una nuova escalation che rischia di compromettere i tentativi di porre fine al conflitto.

    Washington ha spiegato che l’operazione militare rappresentava una risposta all’attacco di martedì contro tre navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Gli attacchi sono avvenuti poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato che il cessate il fuoco temporaneo con l’Iran era “finito”.

    “Gli operatori stanno ora rivalutando la situazione, soprattutto perché permane una forte incertezza sui flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz”, ha affermato Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade.

    “La possibilità che la prossima mossa possa essere una de-escalation è ciò che, al momento, impedisce al petrolio di registrare un rialzo più marcato.”

    Successivamente Trump ha dichiarato che l’Iran aveva contattato gli Stati Uniti “qualche tempo fa” manifestando la volontà di raggiungere un accordo.

    Lo Stretto di Hormuz resta il punto più critico

    Secondo fonti del settore assicurativo, alcune compagnie specializzate nella copertura dei rischi di guerra hanno consigliato alle società di navigazione di sospendere temporaneamente il transito nello Stretto di Hormuz, mentre altre stanno riesaminando le condizioni delle proprie polizze dopo i nuovi attacchi alle navi commerciali.

    Prima dell’ultima escalation, i prezzi del greggio erano in calo grazie al miglioramento dell’offerta proveniente dal Medio Oriente dopo il cessate il fuoco e ad alcuni segnali di aumento delle scorte mondiali.

    Prima dell’inizio del conflitto circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso lo Stretto di Hormuz, che continua a rappresentare uno dei principali strumenti di pressione geopolitica dell’Iran.

    Gli analisti vedono scenari ancora aperti

    Goldman Sachs ritiene che le prospettive per i flussi di petrolio dal Golfo e per i prezzi del greggio nel breve termine rimangano equilibrate, con rischi sia al rialzo sia al ribasso.

    La banca prevede un ritorno alla normalità entro la fine di luglio qualora i negoziati riprendessero, venissero ripristinate le deroghe alle sanzioni sul petrolio iraniano e le compagnie di navigazione ricevessero adeguate garanzie di sicurezza. In questo scenario, i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz aumenterebbero di circa 6,6 milioni di barili al giorno.

    Goldman Sachs avverte tuttavia che un fallimento dei negoziati, ulteriori attacchi alle petroliere o un eventuale blocco delle esportazioni iraniane da parte degli Stati Uniti potrebbero provocare nuove interruzioni dell’offerta.

    “Nello scenario di base il Brent dovrebbe oscillare tra 75 e 85 dollari al barile nel prossimo mese, con una moderata tendenza al rialzo”, ha dichiarato Aneeka Gupta, direttrice della ricerca macroeconomica di WisdomTree.

    “Il recupero dell’offerta è reale ma ancora incompleto, la narrativa dell’eccesso di offerta è stata smentita e il dialogo diplomatico, pur rallentato, non si è completamente interrotto.”

    Nel frattempo, la Russia ha annunciato mercoledì il divieto di esportazione del diesel per sostenere il mercato interno dopo che gli attacchi con droni ucraini alle raffinerie hanno provocato carenze di carburante e un aumento dei prezzi.

  • Bernstein aggiorna le previsioni sul rame mentre la scarsità dell’offerta compensa i rischi macroeconomici

    Bernstein aggiorna le previsioni sul rame mentre la scarsità dell’offerta compensa i rischi macroeconomici

    Bernstein ha rivisto le proprie stime sul mercato del rame, prevedendo un prezzo medio di 12.419 dollari per tonnellata metrica nel 2026. Per la seconda metà dell’anno, la società di ricerca stima una quotazione media di 11.750 dollari per tonnellata, leggermente inferiore al consenso di mercato pari a 12.515 dollari.

    Attesi deficit di offerta verso la fine del decennio

    Guardando al lungo termine, Bernstein prevede che il prezzo medio del rame si attesterà intorno ai 10.700 dollari per tonnellata entro il 2030, con l’emergere di deficit strutturali dell’offerta nella parte finale del decennio. Secondo la società, il progressivo restringimento del mercato sosterrà i prezzi nel lungo periodo.

    Lo scenario macroeconomico continua a influenzare il mercato

    Bernstein evidenzia che l’andamento del rame continua a essere determinato dall’interazione tra fattori macroeconomici, tensioni geopolitiche e dinamiche di domanda e offerta.

    Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente ha contribuito all’aumento dei prezzi dell’energia e al peggioramento del sentiment industriale, mentre il rafforzamento del dollaro statunitense e l’ipotesi di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve rappresentano ulteriori elementi di pressione per l’intero comparto delle materie prime.

    L’offerta limitata sostiene il mercato fisico

    Nonostante queste difficoltà, Bernstein sottolinea che diversi tagli alle previsioni di produzione mineraria e il continuo accumulo di scorte negli Stati Uniti hanno reso più rigido il mercato fisico del rame.

    La nuova previsione riflette quindi l’equilibrio tra le pressioni di breve termine derivanti dalla politica monetaria e dall’andamento del dollaro e il sostegno fornito da condizioni di offerta sempre più limitate.

  • I future di Wall Street salgono mentre si intensifica il conflitto tra Stati Uniti e Iran; riflettori puntati sui conti di PepsiCo: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street salgono mentre si intensifica il conflitto tra Stati Uniti e Iran; riflettori puntati sui conti di PepsiCo: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici di Wall Street hanno registrato un moderato rialzo giovedì, nonostante un nuovo scambio di attacchi militari tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori si preparano inoltre alla pubblicazione dei risultati trimestrali di PepsiCo (NASDAQ:PEP), mentre continuano a monitorare l’evoluzione dei mercati energetici.

    I prezzi del petrolio hanno registrato una lieve flessione, ma restano nettamente superiori ai livelli precedenti all’ultima escalation in Medio Oriente, alimentando le preoccupazioni per le forniture energetiche e l’inflazione.

    I future recuperano dopo una seduta contrastata a Wall Street

    Alle 02:53 ET (06:53 GMT), i future sul Dow Jones guadagnavano 82 punti (+0,2%), quelli sull’S&P 500 salivano di 21 punti (+0,3%) e i future sul Nasdaq 100 avanzavano di 149 punti (+0,5%).

    Mercoledì gli indici statunitensi avevano chiuso in ordine sparso: il Dow Jones Industrial Average aveva perso l’1,1%, l’S&P 500 era sceso dello 0,3%, mentre il Nasdaq Composite aveva terminato la seduta con un rialzo dello 0,2%.

    Il sentiment degli investitori è peggiorato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo quadro sul cessate il fuoco con l’Iran era “finito”, riaccendendo i timori per una nuova impennata dei prezzi dell’energia e delle pressioni inflazionistiche.

    A limitare le perdite è stato il comparto tecnologico. Nvidia ha registrato un rialzo dopo indiscrezioni secondo cui la Cina potrebbe autorizzare un accesso limitato al mercato interno per i chip H200 destinati all’intelligenza artificiale.

    Gli operatori hanno inoltre analizzato i verbali della riunione di giugno della Federal Reserve. Secondo gli analisti di Vital Knowledge, il documento ha mostrato “un orientamento piuttosto accomodante sulle prospettive della politica monetaria”, pur mantenendo l’attenzione sui rischi inflazionistici legati ai prezzi dell’energia.

    Nuovi attacchi aumentano l’incertezza

    Le tensioni geopolitiche sono aumentate ulteriormente dopo un nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran.

    Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver colpito circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, depositi di missili e basi per droni. Washington sostiene che l’operazione fosse finalizzata a ridurre la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    L’Iran ha risposto con attacchi contro quelle che ha definito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrain. I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre avvertito che ulteriori attacchi contro installazioni americane nel Golfo seguiranno qualora Washington continui le operazioni militari.

    Gli sviluppi degli ultimi giorni mettono ulteriormente in dubbio la tenuta dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto a giugno. I negoziati per un’intesa permanente restano bloccati dalle divergenze sul controllo dello Stretto di Hormuz, sul programma nucleare iraniano e sul conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano.

    Di ritorno dal vertice NATO, Trump ha affermato che Teheran avrebbe ripreso i contatti, aggiungendo che l’Iran vuole “raggiungere un accordo a tutti i costi”. Da parte iraniana, tuttavia, non sono arrivati commenti su possibili nuovi negoziati.

    Il petrolio resta su livelli elevati

    Il Brent continua a essere scambiato poco sotto i 78 dollari al barile. Alle 03:42 ET il contratto perdeva l’1,0%, attestandosi a 77,26 dollari.

    Le quotazioni restano comunque ben al di sopra dei circa 71 dollari registrati prima della ripresa delle ostilità, riflettendo i timori di nuove interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Prima dell’ultima escalation, il traffico delle petroliere aveva iniziato a normalizzarsi dopo il cessate il fuoco del 17 giugno, contribuendo al calo del greggio rispetto ai massimi superiori ai 110 dollari al barile raggiunti durante la fase iniziale del conflitto.

    L’aumento dei prezzi dell’energia continua ad alimentare le preoccupazioni sull’inflazione e rafforza l’incertezza sulle prossime decisioni delle banche centrali, compresa la Federal Reserve.

    Attesa per i risultati di PepsiCo

    L’attenzione del mercato si sposta ora sui conti trimestrali di PepsiCo, attesi prima dell’apertura di Wall Street.

    Ad aprile la società aveva confermato per la seconda volta nel 2026 gli obiettivi annuali, anche se il direttore finanziario Steve Schmitt aveva avvertito gli investitori che “il contesto macroeconomico è diventato più volatile e incerto a causa dei continui conflitti geopolitici”.

    Il mercato continua a monitorare il possibile impatto dell’aumento dei costi energetici e delle materie prime sui produttori di beni di consumo. Schmitt non ha escluso aumenti di prezzo per compensare i maggiori costi, precisando tuttavia che rappresenterebbero l’ultima opzione.

    Da inizio anno le azioni PepsiCo hanno guadagnato circa lo 0,2%.

    Inflazione cinese: consumi più deboli, prezzi alla produzione in accelerazione

    I dati pubblicati giovedì hanno evidenziato un quadro contrastante per l’economia cinese.

    L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dell’1,0% su base annua a giugno, al di sotto dell’1,1% previsto e dell’1,2% registrato a maggio. Su base mensile i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,3%.

    L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è invece cresciuto del 4,1% rispetto a un anno prima, in linea con le attese e al ritmo più sostenuto dal luglio 2022.

    Secondo gli analisti, il calo dei prezzi in molti comparti industriali è stato compensato dall’aumento dei prezzi dell’elettronica, favorito dalla carenza di chip di memoria legata alla crescente domanda di applicazioni di intelligenza artificiale.

  • I prezzi del gas europeo arretrano mentre i mercati valutano le tensioni in Medio Oriente

    I prezzi del gas europeo arretrano mentre i mercati valutano le tensioni in Medio Oriente

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono diminuiti giovedì dopo aver raggiunto i massimi dell’ultimo mese, mentre gli operatori hanno valutato le conseguenze della nuova escalation in Medio Oriente e il suo impatto sulla sicurezza energetica del continente.

    Il contratto di riferimento olandese è sceso dello 0,8% fino a circa 48,50 euro per megawattora, dopo aver toccato mercoledì il livello più elevato dalla metà di giugno. Nel Regno Unito, il contratto di riferimento sul gas è rimasto sostanzialmente stabile a 116,86 pence per therm, allontanandosi dai massimi delle ultime settimane raggiunti durante la forte volatilità del mercato energetico nella seduta precedente.

    Tornano i timori per la sicurezza delle forniture

    Le recenti oscillazioni dei prezzi riflettono le rinnovate preoccupazioni per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici mondiali dopo il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

    Solo poche settimane fa, il memorandum d’intesa firmato il 17 giugno tra Washington e Teheran aveva alimentato la speranza di una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, fondamentale per il trasporto di circa il 20% del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Tuttavia, queste aspettative sono state rapidamente ridimensionate.

    Mercoledì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo era “finito”, mentre per il secondo giorno consecutivo gli Stati Uniti hanno effettuato attacchi aerei contro obiettivi iraniani con l’obiettivo di proteggere le principali rotte marittime commerciali.

    Per l’Europa, che continua a dipendere in larga misura dalle importazioni di GNL dopo la riduzione delle forniture di gas russo via gasdotto, le nuove tensioni riaccendono i timori di possibili interruzioni dell’offerta. Con gli stoccaggi europei ancora leggermente inferiori alle medie stagionali, eventuali problemi per le spedizioni di GNL dal Qatar attraverso il Golfo Persico potrebbero complicare il riempimento delle riserve prima dell’inverno.

    Crescono nuovamente le preoccupazioni per l’inflazione

    L’aumento dei prezzi dell’energia rischia di avere effetti ben oltre il mercato del gas naturale. Il rialzo simultaneo di petrolio e gas alimenta infatti nuove preoccupazioni sull’inflazione nell’area europea.

    Costi più elevati del gas all’ingrosso potrebbero tradursi in bollette energetiche più pesanti per famiglie e imprese, rappresentando un ulteriore ostacolo agli sforzi delle banche centrali per riportare stabilmente sotto controllo l’inflazione.

  • Le Borse europee salgono grazie al recupero del settore tecnologico mentre i mercati seguono gli sviluppi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono grazie al recupero del settore tecnologico mentre i mercati seguono gli sviluppi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno chiuso in rialzo in una seduta caratterizzata da elevata volatilità, sostenute dal recupero dei titoli tecnologici mentre gli investitori valutavano gli ultimi sviluppi della crisi in Medio Oriente dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran vuole “raggiungere un accordo”.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dello 0,5% a 639,12 punti alle 08:16 GMT. I migliori comparti della giornata sono stati quello tecnologico e quello delle risorse di base, in crescita rispettivamente dell’1,8% e del 2,8%.

    Tra i principali protagonisti figuravano i produttori di semiconduttori: Siltronic (TG:WAF) è balzata del 10,5%, Soitec (EU:SOI) ha guadagnato il 4,5% e ASML (EU:ASML) è avanzata del 2,6%.

    Il comparto tecnologico arrivava da una fase di consolidamento dopo aver registrato nel mese di giugno la migliore performance trimestrale dal 2001. Il recupero di giovedì suggerisce che, almeno nel breve periodo, gli investitori stanno mettendo in secondo piano le preoccupazioni sulle valutazioni elevate, anche se il settore rimane il peggiore dell’indice STOXX 600 dall’inizio del mese.

    Il sentiment globale è stato inoltre favorito dalle indiscrezioni secondo cui la Cina potrebbe consentire alle società nazionali specializzate nell’intelligenza artificiale un accesso limitato ai chip H200 di Nvidia (NASDAQ:NVDA), alimentando le aspettative di una domanda ancora sostenuta per le infrastrutture AI.

    I prezzi del petrolio hanno invece registrato una lieve flessione mentre i mercati continuavano a seguire gli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le tensioni si sono intensificate dopo i nuovi attacchi statunitensi successivi alle dichiarazioni di Trump, che mercoledì aveva affermato che i negoziati con Teheran erano terminati, contribuendo al peggior ribasso giornaliero dello STOXX 600 dal mese di marzo.

    “Gli sviluppi positivi legati al tema dell’intelligenza artificiale stanno sostenendo il sentiment, ma non si tratta semplicemente di un caso in cui l’AI prevale sulle preoccupazioni riguardo alle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori sono anche diventati un po’ più immuni agli sviluppi di questa vicenda, considerandoli parte di un percorso che è sempre stato accidentato verso un accordo più ampio”, ha dichiarato Fiona Cincotta, senior market analyst di City Index.

    Le azioni spagnole hanno registrato la migliore performance tra i principali mercati europei, con un rialzo dell’1,1%, recuperando dai minimi di tre settimane toccati mercoledì. Il movimento è seguito alle dichiarazioni di Trump, che ha definito la Spagna “molto generosa” dopo aver ordinato la sospensione degli scambi commerciali con il Paese in relazione al contributo alla NATO.

    I principali titoli

    Il settore sanitario è stato il peggiore della giornata, in calo dell’1,5%, appesantito soprattutto dal ribasso del 9,1% di AstraZeneca (LSE:AZN). Il gruppo farmaceutico ha deluso il mercato dopo che il farmaco sperimentale Wainua, sviluppato insieme alla statunitense Ionis, non ha raggiunto l’obiettivo principale di ridurre i decessi cardiovascolari e le ricadute cardiache in uno studio clinico di fase avanzata.

    Tra gli altri protagonisti, Computacenter (LSE:CCC) è balzata dell’11,1% dopo aver previsto risultati annuali superiori alle attese del mercato grazie alla forte domanda di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

    Il produttore di turbine eoliche Nordex (TG:NDX1) ha guadagnato il 5% dopo aver annunciato ordini per 3.054 MW nel secondo trimestre, in aumento rispetto all’anno precedente grazie a importanti commesse provenienti dagli Stati Uniti.