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  • La caccia alle occasioni potrebbe favorire un rimbalzo iniziale a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    La caccia alle occasioni potrebbe favorire un rimbalzo iniziale a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un’apertura in rialzo lunedì, suggerendo che le azioni potrebbero recuperare parte delle perdite registrate durante il forte ribasso della scorsa settimana.

    I primi guadagni potrebbero essere sostenuti dalla caccia alle occasioni, con alcuni investitori che approfittano delle valutazioni più basse dopo la recente debolezza del mercato.

    Il calo della scorsa settimana ha spinto i principali indici statunitensi ai livelli di chiusura più bassi degli ultimi oltre otto mesi.

    Il sentiment degli investitori potrebbe essere sostenuto anche dai commenti ottimistici del presidente Donald Trump sul conflitto in Medio Oriente.

    In un post pubblicato oggi su Truth Social, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno compiuto “great progress” nei colloqui con un “new, and more reasonable, regime” per porre fine alle operazioni militari in Iran.

    Allo stesso tempo, Trump ha avvertito che se non verrà raggiunto presto un accordo, gli Stati Uniti “conclude our lovely ‘stay’ in Iran by blowing up and completely obliterating all of their Electric Generating Plants, Oil Wells and Kharg Island (and possibly all desalinization plants!)”.

    Tuttavia, i guadagni potrebbero essere limitati poiché i prezzi del petrolio continuano a salire, tra persistenti preoccupazioni sull’impatto economico del conflitto in Medio Oriente.

    Le azioni sono scese bruscamente nel corso della seduta di venerdì, estendendo le perdite registrate nella sessione precedente. I principali indici hanno iniziato la giornata in ribasso e hanno ampliato le perdite con il passare delle ore.

    Sebbene il mercato abbia recuperato parzialmente dai minimi intraday verso la chiusura, gli indici principali hanno comunque registrato perdite significative. Il Nasdaq è sceso di 459,72 punti, pari al 2,2%, chiudendo a 20.948,36, il Dow ha perso 793,47 punti, pari all’1,7%, a 45.166,64 e l’S&P 500 è sceso di 108,31 punti, pari all’1,7%, a 6.368,85.

    Su base settimanale, il Nasdaq è sceso del 3,2%, l’S&P 500 ha perso il 2,1% e il Dow è calato dello 0,9%. Queste perdite hanno portato gli indici ai livelli di chiusura più bassi degli ultimi oltre otto mesi.

    Il continuo aumento dei prezzi del petrolio ha pesato sui mercati. I futures sul Brent sono tornati sopra i 110 dollari al barile dopo essere saliti di oltre il 5% durante la seduta di giovedì.

    L’aumento prolungato dei prezzi del greggio è avvenuto nonostante il presidente Trump abbia esteso di 10 giorni la pausa su eventuali attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, spostando la scadenza al 6 aprile.

    Trump ha dichiarato in un altro post su Truth Social che i negoziati con l’Iran stanno “going very well”, anche se i media statali iraniani hanno riferito che Teheran ha “responded negatively” a una proposta di pace degli Stati Uniti.

    “Comments from Washington and Tehran about a potential peace process seem to come from parallel worlds, with the former indicating talks are going well while the latter effectively denies talks are even happening”, ha dichiarato Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell.

    “For now, fighting continues and the path out of the current crisis remains unclear”, ha aggiunto. “Oil prices, probably the best indicator, remain elevated and have reached $110 per barrel again.”

    Mould ha inoltre osservato che più a lungo i prezzi del petrolio rimarranno elevati, maggiore sarà il timore di un ritorno significativo delle pressioni inflazionistiche.

    Le azioni delle compagnie aeree sono state tra le più colpite nella seduta di venerdì, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 4,7%.

    Anche i titoli biotech, software e hardware informatico hanno registrato forti ribassi, contribuendo al calo marcato del Nasdaq, fortemente orientato alla tecnologia.

    Anche i titoli finanziari, retail e sanitari hanno registrato movimenti significativi al ribasso, mentre i titoli auriferi hanno contrastato la tendenza negativa del mercato grazie al forte aumento del prezzo dell’oro.

  • Le borse europee recuperano terreno dopo le recenti perdite: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee recuperano terreno dopo le recenti perdite: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato per lo più rialzi nella seduta di lunedì, recuperando parte delle perdite accumulate nelle due sessioni precedenti.

    Con il conflitto congiunto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran entrato nel secondo mese, il governatore della Banque de France, François Villeroy de Galhau, ha dichiarato che la Banca Centrale Europea è pronta a intervenire se necessario, ma ha sottolineato che è ancora troppo presto per discutere i tempi di eventuali aumenti dei tassi di interesse.

    Anche il mercato petrolifero è rimasto sotto osservazione, con il Brent in rialzo di circa il 2% durante la sessione europea, in assenza di progressi concreti nei tentativi di porre fine al conflitto in Medio Oriente che dura ormai da quattro settimane.

    Tra i principali indici europei, il FTSE 100 britannico è salito dell’1,1%, mentre il CAC 40 francese e il DAX tedesco hanno guadagnato entrambi circa lo 0,4%.

    Le azioni della casa automobilistica italiana Stellantis (BIT:STLAM) hanno registrato un lieve rialzo dopo l’annuncio del rinnovo e dell’espansione della partnership di lunga data con Palantir Technologies.

    Anche GSK (LSE:GSK) ha registrato guadagni dopo che il suo farmaco per l’asma Exdensur ha ottenuto l’approvazione in Cina.

    Il gruppo minerario Rio Tinto (LSE:RIO) è salito nelle contrattazioni di Londra dopo aver comunicato la ripresa delle operazioni in tre dei suoi quattro terminal portuali per il minerale di ferro a Pilbara, in seguito al passaggio del ciclone tropicale Narelle nella regione di Pilbara, nell’Australia occidentale.

    Al contrario, le azioni di INWIT (BIT:INW) sono scese dopo che Telecom Italia ha deciso di non rinnovare un accordo per la rete mobile con il gruppo di infrastrutture di torri di telecomunicazione.

  • Le azioni Ferrari salgono dopo le previsioni positive di JPMorgan sul primo trimestre

    Le azioni Ferrari salgono dopo le previsioni positive di JPMorgan sul primo trimestre

    Le azioni Ferrari (BIT:RACE) sono salite fino al 3,6% a Milano lunedì dopo che JPMorgan ha pubblicato una previsione positiva sui risultati del primo trimestre della casa automobilistica di lusso.

    L’analista Jose Asumendi, che mantiene una raccomandazione overweight sul titolo, ha affermato che i prossimi risultati e i dati sui flussi di cassa dovrebbero confermare la guidance della società per l’intero anno.

    JPMorgan prevede una crescita moderata dei ricavi su base annua, sostenuta principalmente da un mix di prezzo favorevole che dovrebbe compensare un lieve calo dei volumi nel trimestre.

    Secondo la banca, Ferrari dovrebbe inoltre riuscire a mantenere livelli di EBIT ed EBITDA almeno in linea con quelli dell’anno precedente, grazie a un rigoroso controllo dei costi e a una gestione disciplinata del passaggio tra i cicli di prodotto.

  • Le azioni Trevi crollano dopo l’aumento di capitale da 100 milioni nonostante ordini record nel 2025

    Le azioni Trevi crollano dopo l’aumento di capitale da 100 milioni nonostante ordini record nel 2025

    Le azioni di Trevi Finanziaria Industriale (BIT:TFIN) sono crollate di oltre il 37% lunedì dopo che il gruppo ingegneristico italiano ha annunciato un aumento di capitale da 100 milioni di euro e un ampio piano di rifinanziamento del debito, sviluppi che hanno messo in secondo piano il quarto anno consecutivo di miglioramento della redditività.

    La società con sede a Cesena, specializzata nelle opere nel sottosuolo, ha registrato un forte aumento dell’utile netto attribuibile al gruppo, salito a 8,1 milioni di euro nell’esercizio 2025 rispetto a 1,5 milioni di euro dell’anno precedente.

    L’EBITDA ricorrente è cresciuto del 2,2% a 85,5 milioni di euro, con margini in miglioramento al 13,7%. Tuttavia, gli investitori hanno reagito negativamente all’effetto diluitivo dell’aumento di capitale e alla riclassificazione di una parte significativa del debito a breve termine.

    Il pacchetto finanziario approvato dal consiglio di amministrazione mira a rafforzare la struttura patrimoniale di Trevi attraverso diverse misure. Tra queste figura un nuovo finanziamento ammortizzabile quinquennale da 170 milioni di euro destinato a rifinanziare le passività esistenti, inclusa un’obbligazione da 50 milioni di euro in scadenza nel 2026.

    CDP Equity, azionista sostenuto dallo Stato con una partecipazione del 21,3%, si è impegnato a sottoscrivere la propria quota pro-rata dell’aumento di capitale da 100 milioni di euro, mentre Mediobanca ha firmato un accordo di pre-garanzia per la restante parte. In vista dell’operazione, Trevi ha inoltre proposto un raggruppamento azionario nel rapporto di una nuova azione ogni 20 esistenti.

    Sul piano operativo, il gruppo continua a beneficiare di una forte domanda. Gli ordini acquisiti hanno raggiunto il livello record di 734,3 milioni di euro nel 2025, in aumento del 21% rispetto all’anno precedente.

    Questo slancio è proseguito anche all’inizio del 2026 con nuovi contratti, tra cui il progetto Manhattan Jail a New York e il progetto Taziz Salt negli Emirati Arabi Uniti. A fine febbraio il portafoglio ordini complessivo ammontava a 837 milioni di euro.

    Nonostante questa solida pipeline, le previsioni per il 2026 indicano un temporaneo rallentamento della redditività. Trevi prevede ricavi compresi tra 640 milioni e 670 milioni di euro, mentre l’EBITDA ricorrente è atteso tra 70 milioni e 80 milioni di euro, in calo rispetto agli 85,5 milioni del 2025, principalmente a causa di un diverso mix geografico dei progetti.

    L’amministratore delegato Giuseppe Caselli ha definito l’operazione finanziaria un passaggio strategico fondamentale per rafforzare la flessibilità finanziaria e sostenere il nuovo piano industriale 2026-2029.

    Il piano punta a una crescita media annua dei ricavi del 5,5% e mira a ridurre l’indebitamento finanziario netto fino a livelli prossimi allo zero entro la fine del periodo.

    La divisione principale Trevi continua a rappresentare il motore delle attività del gruppo, mentre la divisione Soilmec, dedicata alle attrezzature, ha registrato una ripresa delle vendite negli Stati Uniti nella seconda metà del 2025 dopo la maggiore chiarezza sulle misure tariffarie locali.

  • Piazza Affari apre incerta, crollano Trevi e BFF

    Piazza Affari apre incerta, crollano Trevi e BFF

    La Borsa italiana ha avviato la seduta con andamento incerto, con i rialzi dei titoli energetici e delle utility che hanno in parte compensato i cali registrati in altri settori, mentre le tensioni geopolitiche ed economiche pesano sul sentiment degli investitori.

    L’escalation delle tensioni in Medio Oriente alimenta la cautela dei mercati. Il coinvolgimento delle forze Houthi dello Yemen nel conflitto al fianco dell’Iran contro Israele solleva timori di ulteriori interruzioni nel traffico marittimo nel Mar Rosso, una rotta fondamentale per il commercio globale di petrolio insieme allo Stretto di Hormuz. I prezzi del greggio hanno superato oggi i 115 dollari al barile dopo essere saliti di quasi il 60% nel mese di marzo.

    Intorno alle 9:45 l’indice FTSE MIB era in calo di circa lo 0,2%.

    Il comparto energetico guida i rialzi, con l’indice di settore in aumento dello 0,7%. In progresso la utility Enel (BIT:ENEL) e il gruppo petrolifero Eni (BIT:ENI), mentre anche la società di energie rinnovabili ERG (BIT:ERG) sale di circa l’1,7%.

    Segnali positivi anche per il gruppo del lusso Salvatore Ferragamo (BIT:SFER), in rialzo di circa l’1,8%.

    In calo invece il comparto della difesa, con Leonardo (BIT:LDO) che perde circa il 2% e il costruttore navale Fincantieri (BIT:FCT) in flessione di circa l’1%.

    Debole anche il settore bancario, con Banca Monte dei Paschi di Siena in calo di circa l’1,4% mentre l’indice di settore scende dello 0,6%.

    Tra i peggiori titoli figura BFF Bank (BIT:BFF), che crolla di oltre il 60% e rimane più volte sospesa dalle contrattazioni dopo la decisione della Banca d’Italia di nominare due commissari temporanei a supporto del consiglio di amministrazione. L’autorità di vigilanza ha individuato criticità contabili che potrebbero generare ulteriori rettifiche “past due” fino a 1,3 miliardi di euro.

    Crolla anche Trevi Finanziaria Industriale (BIT:TFIN), in ribasso di circa il 25%, dopo l’annuncio di un piano finanziario che prevede un aumento di capitale da 100 milioni di euro con diritto di opzione da completare entro il terzo trimestre dell’anno, accompagnato da un accordo di pre-garanzia con Mediobanca (BIT:MB).

  • Le azioni di BFF Bank crollano dopo l’intervento della Banca d’Italia

    Le azioni di BFF Bank crollano dopo l’intervento della Banca d’Italia

    BFF Bank (BIT:BFF) è finita sotto forte pressione a Piazza Affari dopo la diffusione nelle ultime ore delle misure adottate dalla Banca d’Italia.

    I titoli dell’istituto, specializzato nella gestione e nel recupero di crediti commerciali verso la pubblica amministrazione, hanno faticato ad aprire all’avvio delle contrattazioni con un calo teorico di circa il 39%. Una volta avviati gli scambi, il titolo è precipitato fino a -55,33% alle 9:49 prima di essere nuovamente sospeso. Venerdì le azioni avevano chiuso a 3,18 euro e risultavano indicate a 1,484 euro durante la sospensione.

    Le misure della Banca d’Italia sono state notificate a BFF Bank il 28 marzo. Tra queste figura la nomina di due commissari temporanei che affiancheranno il consiglio di amministrazione nel processo di riorganizzazione della struttura operativa e contabile della banca. L’intervento si inserisce nell’ambito delle iniziative già avviate dall’istituto nelle attività di factoring e nel sistema dei controlli interni.

    La comunicazione precisa che i poteri del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, così come le rispettive capacità decisionali, restano invariati.

    Nel corso delle verifiche, la Banca d’Italia ha individuato criticità nella divisione Factoring & Lending e nella classificazione prudenziale dei crediti. Tali problematiche potrebbero generare ulteriori perdite “Past Due” fino a circa 0,8 miliardi di euro legate all’inclusione degli interessi di mora nel portafoglio interessato e fino a circa 0,5 miliardi di euro a causa di un’interpretazione più restrittiva del calcolo dei giorni di ritardo. Gli impatti potenziali non sono necessariamente cumulativi.

    BFF ha comunque dichiarato che continuerà a rispettare i requisiti regolamentari e di vigilanza.

    Ulteriori verifiche sulle attività di incasso del factoring in Italia hanno evidenziato che le anomalie individuate a febbraio potrebbero rientrare in un contesto più ampio. Sulla base di un’analisi di incassi pari a circa 102 milioni di euro su una parte (circa 452 milioni di euro) di pagamenti accessori ricevuti tra il 2015 e il 2025, BFF ha stimato un impatto negativo pre-tax di circa 3,4 milioni di euro.

    Per quanto riguarda le esposizioni di bilancio legate a sentenze sfavorevoli — circa 400 milioni di euro prima degli aggiustamenti — le relative rettifiche, attualmente pari a circa 70 milioni di euro, potrebbero essere aggiornate con la finalizzazione del bilancio 2025. La pubblicazione dei risultati è stata rinviata al 30 aprile su richiesta della Banca d’Italia.

    Nel comunicato, BFF specifica che “Le evidenze e le relative azioni correttive già avviate si estendono al sistema di controllo interno e ai presidi organizzativi, con particolare riferimento ai sistemi contabili e di gestione del credito. Le evidenze emerse finora si inseriscono in un quadro di irregolarità e criticità, la cui piena entità è attualmente in fase di determinazione.”

    “Stimiamo che l’impatto sul CET1 ratio 2025 (14,1%) derivante da questa riclassificazione sarà compreso tra circa 255 bps e -375 bps (ossia in un intervallo di 10,35-11,6%)”, scrive Equita.

    “Dalla conference call non sono emersi ulteriori dettagli rilevanti”, evidenzia la SIM, “con il management che ha sottolineato di aver ricevuto solo recentemente il provvedimento e che una valutazione completa degli impatti, ad esempio in termini di calendar provisioning, richiederà ulteriori approfondimenti.”

    Gli analisti hanno aggiornato il loro modello “per incorporare principalmente impatti a livello di RWAs (assumendo uno scenario intermedio tra 0,8-1,3 miliardi sui nuovi Past Due) con effetti sull’evoluzione futura del capitale, che ricordiamo resta fortemente dipendente dalla capacità di implementare strategie di gestione dello stock di Past Due”.

    “A seguito della revisione,” prosegue Equita, “abbiamo ridotto il nostro target price a 2,50 euro (da 6 euro), riflettendo anche la minore redditività di lungo periodo del business e un aumento del KE per tenere conto dei nuovi rischi sulle azioni BFF e del mutato contesto di mercato.”

    La situazione rimane “complessa e soggetta a diversi rischi significativi, limitando in modo rilevante la visibilità sull’evoluzione futura del business”, conclude la società.

  • L’alluminio balza mentre crescono i timori sull’offerta dopo gli attacchi iraniani agli impianti in Medio Oriente

    L’alluminio balza mentre crescono i timori sull’offerta dopo gli attacchi iraniani agli impianti in Medio Oriente

    I prezzi dell’alluminio sono saliti bruscamente lunedì, mentre i trader si preparavano alla possibilità di uno shock più profondo sull’offerta dopo che gli attacchi iraniani nel fine settimana hanno colpito due dei maggiori produttori di alluminio del Medio Oriente.

    Il contratto benchmark a tre mesi sull’alluminio al London Metal Exchange è salito del 3,85% a 3.423 dollari per tonnellata metrica alle 07:18 GMT. In precedenza nella sessione aveva raggiunto i 3.492 dollari, il livello più alto dal 19 marzo e vicino al massimo degli ultimi quattro anni di 3.546,50 dollari.

    Alla Shanghai Futures Exchange, il contratto sull’alluminio più scambiato ha chiuso la seduta in rialzo del 3,43% a 24.725 yuan (3.578,82 dollari) per tonnellata. Nel corso della giornata era salito fino al 3,91% a 24.840 yuan, anch’esso il livello più alto dal 19 marzo.

    Aluminium Bahrain, che gestisce la più grande fonderia di alluminio al mondo in un singolo sito, ha dichiarato domenica di stare valutando i danni causati dagli attacchi iraniani. Emirates Global Aluminium ha affermato che il suo impianto ha subito “danni significativi”.

    Le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture di alluminio sono aumentate dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. I produttori del Golfo, responsabili di circa il 9% dell’offerta globale, non sono riusciti a spedire il metallo attraverso lo stretto di Hormuz.

    Alba ha già iniziato a chiudere linee di fusione che rappresentano circa il 19% della sua capacità produttiva all’inizio di questo mese. I trader hanno affermato che, se i danni agli impianti dovessero risultare gravi, potrebbero seguire ulteriori tagli alla produzione e potrebbero richiedere tempo per essere ripristinati.

    “Gli ultimi attacchi aumentano la probabilità di uno scenario di interruzione prolungata, in cui le perdite di offerta potrebbero persistere anche se le tensioni geopolitiche si attenuassero, rafforzando i rischi al rialzo per i prezzi”, hanno dichiarato gli analisti di ING Economics.

    Altrove, i metalli di base hanno registrato guadagni diffusi nel complesso, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha ripetutamente affermato che Washington e Teheran stanno parlando per porre fine alla guerra, anche se ulteriori truppe statunitensi sono arrivate in Medio Oriente e l’Iran ha avvertito che non accetterà umiliazioni.

    Anche i prezzi del petrolio sono saliti, con il Brent avviato a registrare un guadagno mensile superiore al 60%.

    Al London Metal Exchange, il rame è stato l’unico metallo in calo, scendendo dello 0,02%. Lo zinco è salito dell’1,44%, il piombo ha guadagnato lo 0,42%, il nichel è aumentato dello 0,75% e lo stagno è salito dell’1,19%.

    Alla Shanghai Futures Exchange, il rame è salito dello 0,06%, lo zinco ha guadagnato l’1,23%, il piombo è aumentato dello 0,12%, il nichel ha aggiunto lo 0,47% e lo stagno è balzato del 4,20%.

  • L’oro sale leggermente mentre resta alta l’attenzione sull’escalation della guerra con l’Iran

    L’oro sale leggermente mentre resta alta l’attenzione sull’escalation della guerra con l’Iran

    I prezzi dell’oro hanno registrato lievi rialzi nelle contrattazioni asiatiche di lunedì dopo una settimana di forte volatilità, mentre i mercati continuavano a monitorare il rischio di un’ulteriore escalation nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.509,51 dollari l’oncia alle 23:36 ET (03:36 GMT), mentre i futures sull’oro sono aumentati dello 0,4% a 4.537,40 dollari l’oncia. La scorsa settimana l’oro spot era sceso fino a circa 4.000 dollari l’oncia prima di recuperare verso i 4.500 dollari entro venerdì.

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento spot è sceso dello 0,9% a 69,0915 dollari l’oncia, mentre il platino spot è salito dell’1,8% a 1.898,73 dollari l’oncia.

    Il rimbalzo dell’oro appare tecnico, restano venti contrari macroeconomici — OCBC

    Gli analisti di OCBC hanno affermato che il recente rimbalzo dell’oro dai minimi della scorsa settimana appare in gran parte di natura tecnica, soprattutto dopo che i prezzi erano scesi fino al 20% dall’inizio del conflitto con l’Iran.

    Hanno osservato che il momentum ribassista sembra mostrare alcuni segnali di attenuazione, con l’indice di forza relativa dell’oro che è risalito dalla zona di ipervenduto.

    Tuttavia hanno avvertito che resta incerto se il recupero potrà essere sostenuto, indicando livelli chiave di resistenza per l’oro spot a 4.624, 4.670 e 4.850 dollari l’oncia.

    “Un recupero più duraturo richiederebbe probabilmente che i prezzi tornino sopra questi livelli e riescano a mantenerli. In caso contrario, l’oro potrebbe continuare a muoversi su basi più deboli”, hanno affermato gli analisti di OCBC.

    Gli analisti hanno inoltre osservato che i prezzi energetici elevati rischiano di mantenere alte le pressioni inflazionistiche, il che potrebbe far salire i rendimenti dei Treasury e “creare un contesto più difficile per l’oro nel breve termine.”

    L’escalation della guerra con l’Iran resta al centro dell’attenzione dopo gli attacchi degli Houthi contro Israele

    I mercati sono rimasti cauti riguardo alla possibilità di un’ulteriore escalation nel conflitto con l’Iran dopo che il gruppo Houthi con base nello Yemen e sostenuto dall’Iran ha attaccato Israele durante il fine settimana. Gli Houthi potrebbero aprire un nuovo fronte nella guerra, dato che hanno la capacità di lanciare attacchi nel Mar Rosso.

    L’Iran ha dichiarato di essere pronto a un’eventuale invasione terrestre da parte degli Stati Uniti, soprattutto dopo che alla fine della scorsa settimana sono emerse notizie secondo cui Washington stava mobilitando migliaia di truppe verso il Medio Oriente.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che i negoziati con l’Iran stanno procedendo bene e che un accordo potrebbe essere vicino. Tuttavia non ha fornito una tempistica precisa e ha anche avvertito che ulteriori attacchi contro Teheran restano possibili.

    La scorsa settimana Trump ha prorogato fino all’inizio di aprile la scadenza per eventuali attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.

    L’Iran ha in gran parte respinto l’idea di negoziati diretti con gli Stati Uniti dall’inizio della guerra alla fine di febbraio.

  • Il petrolio supera i 115 dollari al barile dopo gli attacchi degli Houthi yemeniti contro Israele

    Il petrolio supera i 115 dollari al barile dopo gli attacchi degli Houthi yemeniti contro Israele

    I prezzi del petrolio sono saliti bruscamente lunedì dopo che il movimento Houthi dello Yemen ha lanciato attacchi contro Israele nel fine settimana, aumentando i timori che il conflitto in Medio Oriente possa estendersi ulteriormente.

    Le continue ostilità che coinvolgono Stati Uniti, Israele e Iran suggeriscono inoltre che non vi siano segnali di de-escalation. Teheran ha dichiarato di essere pronta a un’eventuale invasione terrestre statunitense mentre Washington ha aumentato la presenza militare nella regione.

    I mercati hanno in gran parte ignorato le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha adottato un tono ottimistico riguardo ai negoziati con l’Iran.

    Alle 00:43 ET (04:43 GMT), i futures sul Brent erano saliti del 2,7% a 115,55 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate guadagnavano l’1,8% a 101,41 dollari al barile. In precedenza nella sessione il Brent era salito fino a 116,43 dollari al barile.

    Gli attacchi degli Houthi aumentano il rischio di un nuovo fronte nella guerra con l’Iran

    Il gruppo Houthi con base nello Yemen e sostenuto dall’Iran ha dichiarato domenica di aver lanciato una raffica di missili contro Israele e ha avvertito che potrebbero seguire altri attacchi.

    Il loro ingresso nel conflitto ha alimentato i timori di un’ulteriore escalation, poiché il gruppo dispone della capacità di colpire le navi che transitano nel Mar Rosso.

    “Il coinvolgimento degli Houthi nel fine settimana e l’arrivo di ulteriori truppe statunitensi sottolineano l’ampliamento del conflitto”, hanno scritto gli analisti di OCBC in una nota.

    “Con poche prospettive di una riapertura imminente dello stretto di Hormuz, il nostro scenario di base resta che il Brent si mantenga intorno a 100 USD/bbl fino a metà anno per poi attenuarsi gradualmente nella seconda metà del 2026.”

    Le forze israeliane hanno dichiarato di aver colpito obiettivi nella capitale iraniana durante il fine settimana, mentre gli Stati Uniti hanno annunciato il dispiegamento di 3.500 soldati in Medio Oriente a bordo della nave da guerra USS Tripoli.

    Il petrolio aveva già registrato forti guadagni a marzo, con il Brent in aumento di quasi il 60% dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha gravemente interrotto le forniture globali.

    L’Iran ha di fatto bloccato lo stretto di Hormuz, una rotta marittima vitale attraverso la quale transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio.

    Trump dice che i negoziati con l’Iran stanno andando “bene” e che un cessate il fuoco potrebbe arrivare presto

    I mercati petroliferi hanno continuato a salire anche dopo che Trump ha dichiarato domenica sera che i colloqui con l’Iran erano in corso e che un accordo potrebbe essere vicino.

    “Penso che faremo un accordo con loro, ma è possibile che non lo faremo… Vedo un accordo con l’Iran, potrebbe arrivare presto”, ha detto Trump parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One.

    Il presidente non ha fornito una tempistica precisa per un eventuale accordo, ma ha definito i nuovi leader iraniani “molto ragionevoli”.

    Trump ha anche affermato che l’Iran ha permesso a 20 petroliere di attraversare lo stretto di Hormuz come concessione agli Stati Uniti. Notizie del fine settimana indicano che 20 petroliere battenti bandiera pakistana sono state autorizzate a transitare nello stretto.

    Il Pakistan ha dichiarato di essere pronto a ospitare colloqui tra Washington e Teheran dopo che gli Stati Uniti hanno proposto un cessate il fuoco e invitato a negoziati.

    Tuttavia, le autorità iraniane hanno in gran parte respinto l’idea di colloqui diretti con gli Stati Uniti e nel fine settimana hanno accusato Washington di pianificare segretamente un’invasione terrestre.

    Separatamente, Trump ha dichiarato al Financial Times di essere aperto a prendere il controllo del petrolio iraniano, mentre un rapporto del Wall Street Journal afferma che gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di sequestrare l’uranio iraniano. Entrambe le mosse potrebbero comportare il coinvolgimento di truppe statunitensi in Iran e rappresenterebbero una significativa escalation del conflitto.

  • Il petrolio sale, futures in rialzo mentre la guerra con l’Iran entra nel secondo mese — cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Il petrolio sale, futures in rialzo mentre la guerra con l’Iran entra nel secondo mese — cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures collegati ai principali indici azionari statunitensi sono saliti, mentre gli investitori cercavano di valutare le prospettive del conflitto in Medio Oriente. I prezzi del petrolio si sono mantenuti sopra i 100 dollari al barile, tra notizie di truppe statunitensi che si radunano nella regione e indiscrezioni secondo cui il presidente Donald Trump starebbe valutando una possibile operazione per estrarre uranio dall’Iran. Allo stesso tempo, Trump ha affermato che i negoziati con Teheran stanno facendo progressi e ha suggerito che un accordo per fermare le ostilità potrebbe arrivare presto.

    Futures in rialzo

    I futures sui titoli azionari statunitensi sono saliti lunedì, mentre il conflitto con l’Iran entrava nel suo secondo mese, lasciando i mercati incerti sull’evoluzione della crisi.

    Alle 03:30 ET, i futures sul Dow erano saliti di 93 punti, pari allo 0,2%. I futures sull’S&P 500 guadagnavano 18 punti, pari allo 0,3%, mentre i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 62 punti, anch’essi in rialzo dello 0,3%.

    I principali indici di Wall Street erano scesi nella sessione precedente nonostante il presidente Trump avesse prorogato fino al 6 aprile la scadenza concessa all’Iran per riaprire lo stretto di Hormuz, avvertendo che il mancato rispetto avrebbe potuto portare a attacchi statunitensi contro infrastrutture energetiche.

    “[I] mercati restano molto in tensione riguardo al Medio Oriente e la visione prevalente continua a essere che il conflitto sia destinato a intensificarsi”, hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge in una nota ai clienti.

    Il Brent sale

    Con le tensioni in Medio Oriente ancora elevate, il Wall Street Journal ha riferito che il presidente Trump starebbe valutando un piano militare complesso e potenzialmente rischioso per rimuovere quasi 1.000 libbre di uranio dall’Iran.

    Nel frattempo, membri della 31ª Marine Expeditionary Unit degli Stati Uniti sarebbero arrivati nella regione, una mossa interpretata come un ampliamento delle opzioni militari disponibili per Trump mentre valuta la prossima fase del conflitto. Secondo il Washington Post, il Pentagono si starebbe preparando alla possibilità di diverse settimane di operazioni terrestri in Iran.

    Teheran ha avvertito che distruggerà qualsiasi forza statunitense che tenti di lanciare un’incursione terrestre.

    Durante il fine settimana, almeno 12 soldati statunitensi sono rimasti feriti in attacchi iraniani contro una base aerea in Arabia Saudita. Anche i militanti Houthi dello Yemen sostenuti dall’Iran sono entrati nel conflitto per la prima volta, lanciando attacchi contro Israele e aumentando le preoccupazioni per possibili interruzioni delle rotte energetiche globali.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno avvertito che, se gli Houthi dovessero prendere di mira lo stretto di Bab al-Mandab, la crisi del trasporto marittimo globale già causata dalla chiusura di fatto dello stretto di Hormuz al largo della costa meridionale dell’Iran potrebbe essere “drammaticamente amplificata”. Lo stretto di Bab al-Mandab è un passaggio marittimo cruciale che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano.

    Alle 03:45 ET, i futures sul Brent erano saliti del 3,3% a 108,77 dollari al barile.

    Trump dice che i negoziati con l’Iran stanno andando “bene”

    Trump ha indicato che potrebbero essere in corso colloqui con l’Iran e ha suggerito che un accordo diplomatico potrebbe essere a portata di mano.

    Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, il presidente ha affermato che i negoziati stavano andando “estremamente bene” e ha sostenuto che un accordo con Teheran resta possibile. Ha anche fatto riferimento a un “cambio di regime” in Iran dopo gli attacchi statunitensi che nelle ultime settimane hanno ucciso diversi alti funzionari iraniani.

    “Penso che faremo un accordo con loro, ma è possibile che non lo faremo”, ha detto Trump. Rispondendo a una domanda di un giornalista ha aggiunto: “Vedo un accordo con l’Iran, potrebbe arrivare presto”, senza però fornire una tempistica precisa.

    Le autorità iraniane hanno in gran parte negato che si siano svolti colloqui diretti con Washington dall’inizio del conflitto, affermando che le ostilità devono cessare prima di qualsiasi negoziato.

    Come è accaduto spesso durante il conflitto, le dichiarazioni di Trump sono state accompagnate da segnali contrastanti. Oltre alle notizie su un possibile piano statunitense per estrarre uranio, il presidente ha detto al Financial Times di voler prendere il petrolio iraniano e di poter anche sequestrare l’isola di Kharg, uno dei principali hub di esportazione di Teheran.

    “Forse prenderemo l’isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni”, ha dichiarato Trump al FT.

    L’oro sale leggermente

    I prezzi dell’oro sono saliti leggermente lunedì dopo una settimana di forti oscillazioni. L’oro spot è salito dello 0,8% a 4.527,01 dollari l’oncia alle 03:55 ET, mentre i futures sull’oro sono aumentati dello 0,7% a 4.555,05 dollari l’oncia. La scorsa settimana l’oro spot era sceso fino a circa 4.000 dollari prima di rimbalzare verso i 4.500 dollari entro venerdì.

    Gli analisti di OCBC hanno affermato che il rimbalzo dai minimi della scorsa settimana appare in gran parte tecnico. L’oro era sceso fino al 20% rispetto ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto con l’Iran alla fine di febbraio.

    Hanno osservato che il momentum ribassista sembra attenuarsi, con l’indice di forza relativa dell’oro che è uscito dalla zona di ipervenduto.

    Tuttavia hanno avvertito che resta incerto se il recupero potrà continuare, indicando livelli di resistenza per l’oro spot a 4.624, 4.670 e 4.850 dollari l’oncia.

    Dati statunitensi questa settimana

    Gli investitori si stanno preparando anche a una serie di dati economici in uscita questa settimana che potrebbero offrire indicazioni su come il conflitto con l’Iran stia influenzando l’economia statunitense.

    Mercoledì sarà pubblicato un nuovo indicatore sull’attività del settore manifatturiero per marzo dell’Institute for Supply Management. Gli economisti prevedono un leggero calo dell’indice, ma con un valore ancora in territorio espansivo.

    Venerdì sarà invece diffuso il nuovo rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti. Gli economisti si aspettano che l’economia abbia creato circa 56.000 posti di lavoro a marzo, dopo il calo di 92.000 registrato a febbraio. Il tasso di disoccupazione è previsto stabile al 4,4%.

    Il rapporto sui nonfarm payrolls sarà probabilmente osservato con particolare attenzione, poiché potrebbe influenzare il modo in cui la Federal Reserve affronterà la politica monetaria nei prossimi mesi.

    “Per quanto riguarda i dati statunitensi di questa settimana, l’attenzione sarà sul mercato del lavoro”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota. “La pubblicazione dei NFP di venerdì […] dovrebbe lasciare il mercato orientato a prezzare un inasprimento della politica della Fed quest’anno in risposta allo shock energetico. Qualsiasi sorpresa negativa potrebbe colpire il dollaro.”