Blog

  • I mercati USA verso un’apertura in calo dopo il report su OpenAI: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati USA verso un’apertura in calo dopo il report su OpenAI: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un avvio negativo martedì, suggerendo che i listini potrebbero subire pressioni dopo la sessione volatile e contrastata della giornata precedente.

    I titoli tecnologici sono destinati a guidare i ribassi, come evidenziato dal calo dell’1,3% dei futures sul Nasdaq 100.

    Le società legate alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale potrebbero essere sotto pressione dopo che il Wall Street Journal ha riportato che OpenAI non ha raggiunto i propri obiettivi interni di crescita degli utenti e dei ricavi.

    Secondo fonti citate nel report, questi risultati hanno sollevato dubbi tra alcuni dirigenti sulla capacità dell’azienda di sostenere i massicci investimenti nei data center.

    Oracle (NYSE:ORCL), che ha una partnership pluriennale con OpenAI per lo sviluppo di infrastrutture AI, sta perdendo il 6,5% nelle contrattazioni pre-mercato.

    Anche i titoli dei semiconduttori risultano in calo, con Nvidia (NASDAQ:NVDA), Broadcom (NASDAQ:AVGO), Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) e Qualcomm (NASDAQ:QCOM) in netto ribasso nel pre-mercato.

    Le tensioni geopolitiche potrebbero inoltre pesare sul sentiment, dato che emergono indicazioni secondo cui l’amministrazione Trump difficilmente accetterà la proposta iraniana di riaprire lo Stretto di Hormuz rinviando le discussioni sul programma nucleare.

    Dopo i forti guadagni di venerdì scorso, i mercati hanno mostrato una performance debole lunedì. I principali indici hanno oscillato intorno alla parità per tutta la seduta, chiudendo infine con variazioni limitate.

    Il Nasdaq è salito di 50,50 punti, pari allo 0,2%, a 24.887,10, mentre l’S&P 500 ha guadagnato 8,83 punti, o lo 0,1%, a 7.173,91—entrambi su nuovi massimi di chiusura. Il Dow è invece sceso di 62,92 punti, o lo 0,1%, a 49.167,79.

    La mancanza di direzione riflette la cautela degli investitori di fronte all’incertezza sugli sviluppi in Medio Oriente, soprattutto dopo lo stallo dei colloqui tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana.

    Con i negoziati entrati in una fase più incerta, alcune indiscrezioni indicano che l’Iran avrebbe proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine al conflitto, rinviando però le discussioni sul programma nucleare.

    Gli utili societari sono destinati a dominare l’attenzione nei prossimi giorni, con cinque delle aziende delle “Magnificent Seven” pronte a pubblicare i risultati questa settimana.

    Gli investitori monitorano anche la decisione di politica monetaria della Federal Reserve prevista per mercoledì.

    Sebbene la Fed dovrebbe mantenere invariati i tassi, il comunicato potrebbe fornire indicazioni sull’evoluzione futura della politica monetaria.

    La performance dei settori lunedì è stata generalmente contenuta, in linea con l’andamento complessivo del mercato.

    I titoli del settore aereo sono stati tra i peggiori, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 2,1%.

    Anche i titoli legati all’oro hanno mostrato debolezza, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in ribasso dell’1,8%.

    Anche telecomunicazioni, networking e farmaceutici hanno registrato perdite, mentre il settore bancario ha segnato un andamento positivo.

  • Le borse europee scendono in attesa degli utili Big Tech e della decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scendono in attesa degli utili Big Tech e della decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso in calo martedì, con gli investitori che adottano un approccio prudente in vista delle trimestrali delle grandi società tecnologiche e della prossima decisione della Federal Reserve.

    Anche le tensioni geopolitiche hanno pesato sul sentiment, dopo che alcune notizie hanno indicato che l’amministrazione Trump difficilmente accetterà la proposta dell’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz rinviando però le discussioni sul programma nucleare.

    Il portavoce del ministero della Difesa iraniano Reza Talaei-Nik ha affermato che gli Stati Uniti non sono più in grado di “dettare” la propria politica ai Paesi sovrani e che Washington dovrebbe “accettare di dover abbandonare le sue richieste illegali e irrazionali.”

    Sui mercati, il DAX tedesco è sceso dello 0,7%, il CAC 40 francese dello 0,6% e il FTSE 100 britannico dello 0,2%.

    Tra i singoli titoli, Barclays (LSE:BARC) ha registrato un forte calo dopo aver annunciato accantonamenti superiori a 800 milioni di sterline per coprire perdite legate al fallimento di un istituto di credito ipotecario.

    Anche la svedese Securitas (TG:S7MB) ha mostrato debolezza dopo aver riportato utili del primo trimestre inferiori alle attese, penalizzati dall’effetto dei cambi.

    Novartis (NYSE:NVS) è scesa dopo che il gruppo farmaceutico svizzero ha mancato le stime su ricavi e profitti trimestrali.

    Air Liquide (EU:AI) ha registrato un calo significativo dopo aver pubblicato ricavi del primo trimestre inferiori alle aspettative.

    Taylor Wimpey (LSE:TW.) ha subito forti ribassi dopo aver segnalato pressioni sui prezzi e aver aumentato le previsioni di inflazione dei costi di costruzione per il 2026, citando il rincaro dell’energia.

    In controtendenza, Norwegian Air Shuttle (TG:NWC) è balzata dopo aver ridotto la perdita netta nel primo trimestre.

    I titoli petroliferi BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL) sono invece saliti, sostenuti dall’aumento dei prezzi del greggio, con il Brent stabile sopra i 110 dollari al barile mentre i tentativi di risolvere il conflitto tra Stati Uniti e Iran restano bloccati.

  • La crescita dell’Italia rallenta nei primi mesi del 2026, secondo Istat

    La crescita dell’Italia rallenta nei primi mesi del 2026, secondo Istat

    La crescita economica in Italia nei primi mesi del 2026 appare più debole rispetto al ritmo registrato alla fine dello scorso anno.

    Questa valutazione è stata espressa dal presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli durante un’audizione sul Documento di Finanza Pubblica davanti alle Commissioni Bilancio congiunte della Camera dei Deputati e del Senato.

    “I dati economici disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare un andamento meno positivo dell’economia italiana rispetto a quanto osservato nell’ultimo trimestre.”

    L’Istat pubblicherà giovedì la stima preliminare del PIL del primo trimestre. Nell’ultimo trimestre del 2025, l’economia era cresciuta dello 0,3%. Nel Documento di Finanza Pubblica, il governo ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026 allo 0,6% rispetto alla precedente stima dello 0,7%.

    Nel corso dell’audizione, Chelli ha inoltre sottolineato la relativa resilienza dell’economia italiana nonostante le misure commerciali introdotte dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.

    “Le restrizioni tariffarie statunitensi sembrano aver avuto, per ora, un impatto inferiore alle attese sulla performance delle esportazioni e sull’orientamento strategico delle imprese italiane sui mercati esteri,” ha dichiarato.

  • Piazza Affari in rialzo trainata da petrolio e banche, Diasorin in calo

    Piazza Affari in rialzo trainata da petrolio e banche, Diasorin in calo

    Piazza Affari ha aperto in territorio positivo, sovraperformando le altre borse europee, che hanno mostrato un avvio più debole, mentre gli investitori mantengono un atteggiamento prudente rispetto agli sviluppi in Medio Oriente.

    Con i negoziati ancora in stallo e le speranze di una rapida soluzione del conflitto in diminuzione, l’attenzione del mercato si sta spostando sempre più sulla stagione delle trimestrali e sulle prossime decisioni delle banche centrali.

    Come previsto, la Bank of Japan ha lasciato invariati i tassi di interesse, pur adottando un tono più restrittivo. L’attenzione si sposta ora sulla riunione della Federal Reserve di mercoledì, seguita dalle decisioni della Bank of England e della Banca Centrale Europea previste per giovedì.

    Intorno alle 9:45, il FTSE MIB guadagnava circa l’1%, sostenuto dai titoli energetici e bancari.

    Tra i principali rialzi, ENI (BIT:ENI) avanzava del 2,7%, sostenuta dal continuo aumento dei prezzi del petrolio e dai risultati del primo trimestre di BP, superiori alle attese.

    In progresso anche il comparto bancario, con BPER (BIT:BPE) in rialzo del 2,2% e Banco BPM (BIT:BAMI) in crescita dell’1,7%, insieme a Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), che segnava un aumento dell’1,5%.

    In fondo al listino, Diasorin (BIT:DIA) arretrava del 3,1%, penalizzata dal forte calo di Qiagen a Francoforte (-7%) dopo risultati trimestrali deludenti e il taglio delle previsioni, dovuto in particolare alla forte riduzione della domanda per il test QuantiFERON.

  • Il petrolio sale di quasi il 2% mentre persiste lo stallo nel conflitto con l’Iran

    Il petrolio sale di quasi il 2% mentre persiste lo stallo nel conflitto con l’Iran

    I prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 2% martedì, proseguendo i guadagni della sessione precedente, in assenza di segnali concreti di una soluzione al conflitto tra Stati Uniti e Iran. La continua chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene una quota significativa delle forniture energetiche del Medio Oriente fuori dalla portata dei mercati globali.

    Un funzionario statunitense ha dichiarato lunedì che il presidente Donald Trump è insoddisfatto dell’ultima proposta iraniana per porre fine alla guerra. Secondo fonti iraniane, la proposta evita di affrontare il programma nucleare di Teheran fino alla cessazione delle ostilità e alla risoluzione delle dispute marittime nel Golfo.

    Il rifiuto di Trump ha lasciato i negoziati in una fase di stallo. L’Iran continua a limitare il traffico nello Stretto di Hormuz—che normalmente gestisce circa il 20% dei flussi globali di petrolio e gas—mentre gli Stati Uniti mantengono il blocco dei porti iraniani.

    I futures sul Brent per giugno sono saliti di 2,32 dollari, pari al 2,1%, a 110,55 dollari al barile alle 06:38 GMT, dopo aver guadagnato il 2,8% nella sessione precedente, chiudendo ai massimi dal 7 aprile. Il contratto è ora in rialzo per il settimo giorno consecutivo.

    Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) per giugno è aumentato di 1,80 dollari, ovvero dell’1,9%, a 98,17 dollari al barile, dopo un incremento del 2,1% nella sessione precedente.

    Un precedente ciclo di negoziati tra Washington e Teheran è fallito la scorsa settimana dopo il mancato successo dei colloqui diretti.

    “I colloqui sulla ‘pace’ appaiono ancora in gran parte superficiali e privi di prove concrete di de-escalation. Nonostante la retorica, il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato, ed è questa interruzione prolungata che mantiene elevati i premi di rischio sul petrolio,” ha dichiarato Priyanka Sachdeva, analista senior di mercato di Phillip Nova.

    I dati sul traffico marittimo evidenziano continue difficoltà nella regione, con sei petroliere iraniane costrette a invertire la rotta a causa del blocco statunitense.

    Tuttavia, una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto gestita da Abu Dhabi National Oil Co è riuscita ad attraversare lo Stretto e si troverebbe nei pressi dell’India, secondo i dati di tracciamento pubblicati lunedì.

    Prima dell’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il 28 febbraio, tra 125 e 140 navi attraversavano quotidianamente lo stretto.

    Gli analisti ritengono che i prezzi elevati del petrolio possano persistere. Suvro Sarkar, responsabile del team energia di DBS Bank, prevede uno scenario di base che passa da una possibile de-escalation a una situazione di cessate il fuoco prolungato, con prezzi compresi tra 100 e 125 dollari al barile.

    “Senza un accordo immediato e con un cessate il fuoco indefinito che non offre certezze sull’apertura o meno dello Stretto, i prezzi del petrolio continueranno a salire mentre i mercati fisici si allineano a quelli finanziari. Alla fine, il conflitto sarà ‘normalizzato’ nei mercati finanziari, portando a una minore volatilità ma a un livello di prezzi più elevato,” ha scritto in una email.

  • L’oro scende mentre il rialzo del petrolio e il tono della BOJ alimentano i timori sull’inflazione

    L’oro scende mentre il rialzo del petrolio e il tono della BOJ alimentano i timori sull’inflazione

    I prezzi dell’oro hanno invertito la rotta nelle contrattazioni asiatiche di martedì, registrando un forte calo mentre la solidità del petrolio e il tono più restrittivo della Bank of Japan hanno accresciuto le preoccupazioni sull’impatto inflazionistico del conflitto con l’Iran.

    L’oro spot è sceso dell’1% a 4.633,29 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso l’1% a 4.646,90 dollari/oncia alle 02:32 ET (06:32 GMT).

    Anche gli altri metalli preziosi hanno seguito il movimento al ribasso. L’argento spot è diminuito del 3,2% a 75,1425 dollari/oncia, mentre il platino spot è sceso dell’1,3% a 1.961,71 dollari/oncia.

    La BOJ mantiene i tassi ma segnala un possibile inasprimento; attenzione sulla Fed

    Il calo dell’oro è arrivato dopo che la Bank of Japan ha lasciato invariati i tassi di interesse, ma ha adottato un tono più restrittivo, avvertendo che le pressioni inflazionistiche—anche a causa del conflitto con l’Iran—potrebbero richiedere ulteriori aumenti dei tassi.

    La banca centrale ha alzato le previsioni sull’inflazione dei prezzi al consumo per l’anno fiscale 2026 e ha indicato l’aumento dei costi energetici, in particolare petrolio e carburanti, come uno dei principali fattori.

    Questi commenti arrivano alla vigilia della conclusione della riunione di due giorni della Federal Reserve. Sebbene si preveda che anche la Fed manterrà i tassi invariati, il tono della BOJ ha alimentato timori che anche i responsabili statunitensi possano adottare una linea più restrittiva.

    I dati sull’inflazione di marzo avevano già mostrato un’accelerazione significativa delle pressioni sui prezzi, aumentando l’incertezza dei mercati.

    Il dollaro statunitense si è leggermente rafforzato nelle contrattazioni asiatiche, estendendo i guadagni della settimana precedente.

    Questa riunione della Fed dovrebbe essere l’ultima presieduta da Jerome Powell prima della fine del suo mandato il 15 maggio. Powell sarà sostituito dall’ex governatore della Fed Kevin Warsh, che ha recentemente testimoniato davanti al Congresso durante l’audizione di conferma.

    Le tensioni con l’Iran persistono mentre i negoziati su Hormuz restano bloccati

    Non si registrano progressi significativi nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran, con entrambe le parti bloccate su una posizione di stallo riguardo allo Stretto di Hormuz e al programma nucleare di Teheran.

    Secondo alcune indiscrezioni, l’Iran avrebbe proposto di riaprire la rotta marittima all’inizio della settimana, ma Washington ha espresso scetticismo, soprattutto perché la proposta rinvierebbe le discussioni sulle attività nucleari iraniane.

    I tentativi di riavviare negoziati diretti sono falliti nel fine settimana, poiché entrambe le parti hanno rifiutato di incontrarsi in Pakistan, lasciando incerto il futuro dei colloqui.

    L’impatto inflazionistico del conflitto—insieme al rialzo dei prezzi del petrolio verso livelli vicini a quelli del 2022—ha pesato sull’oro. Le aspettative di tassi di interesse più elevati hanno ridotto l’attrattiva degli asset privi di rendimento come il metallo prezioso, mettendo in secondo piano il suo ruolo tradizionale di bene rifugio.

  • I mercati cercano direzione tra tensioni geopolitiche e stagione degli utili: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati cercano direzione tra tensioni geopolitiche e stagione degli utili: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures legati ai principali indici azionari statunitensi hanno mostrato un andamento contrastato martedì, mentre gli investitori valutavano le notizie secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe insoddisfatto dell’ultima proposta dell’Iran per porre fine al conflitto in corso da due mesi. Allo stesso tempo, sviluppi societari e segnali delle banche centrali hanno contribuito a mantenere un clima prudente. OpenAI avrebbe mancato i propri obiettivi interni di ricavi, mentre le azioni BP (NYSE:BP) sono salite grazie al rafforzamento dei prezzi di petrolio e gas. Nel frattempo, la Banca del Giappone ha lasciato invariati i tassi ma ha segnalato la possibilità di un inasprimento se l’inflazione dovesse persistere.

    I futures oscillano mentre salgono i prezzi del petrolio e cresce l’attesa per gli utili

    Alle 03:28 ET, i futures sul Dow erano pressoché invariati, quelli sull’S&P 500 in calo di 14 punti, pari allo 0,2%, e i futures sul Nasdaq 100 in ribasso di 117 punti, ovvero dello 0,4%.

    Nella seduta precedente, l’S&P 500 e il Nasdaq Composite avevano registrato guadagni, mentre il Dow Jones Industrial Average aveva chiuso in calo.

    Gli investitori si preparano inoltre a una delle settimane più intense della stagione degli utili, con circa il 35% delle società dell’S&P 500 attese alla pubblicazione dei risultati. Lunedì, Verizon (NYSE:VZ) ha alzato la guidance sugli utili annuali, mentre Domino’s Pizza (NASDAQ:DPZ) ha segnalato una crescita più debole, facendo scendere il titolo dell’8,8%. I prossimi risultati di Visa (NYSE:V), Coca-Cola (NYSE:KO) e T-Mobile US (NASDAQ:TMUS) saranno seguiti con attenzione.

    I grandi gruppi tecnologici saranno protagonisti più avanti nella settimana, offrendo indicazioni sugli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, che hanno sostenuto i mercati nonostante le tensioni geopolitiche e i rischi energetici.

    Trump valuta la proposta iraniana mentre le tensioni restano elevate

    Secondo le indiscrezioni, Trump non sarebbe soddisfatto dell’ultima offerta dell’Iran, che prevede la fine delle ostilità e la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma rinvia le discussioni sul programma nucleare di Teheran.

    Trump ha più volte sottolineato che smantellare le capacità nucleari dell’Iran—soprattutto la possibilità di sviluppare armi nucleari—è uno degli obiettivi principali dell’offensiva congiunta USA-Israele avviata a fine febbraio. Reuters, citando una fonte statunitense, ha riferito che questa posizione spiega il malcontento verso la proposta.

    Le speranze di nuovi negoziati sono state inoltre indebolite dopo che Trump ha annullato l’invio di negoziatori in Pakistan. Il ministro degli Esteri iraniano ha visitato Islamabad due volte nel weekend prima di incontrare il presidente russo Vladimir Putin lunedì, ottenendo il suo sostegno.

    Nonostante questi sviluppi, lo Stretto di Hormuz resta in gran parte chiuso al traffico marittimo. Questo passaggio strategico, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è rimasto fortemente limitato per settimane, sostenendo il rialzo dei prezzi del greggio.

    Ciò ha alimentato timori di un aumento dell’inflazione globale legato all’energia, che potrebbe spingere le banche centrali ad alzare i tassi. I futures sul Brent hanno continuato a salire martedì.

    OpenAI non raggiunge i propri obiettivi interni

    OpenAI non ha centrato i propri obiettivi interni di crescita degli utenti e dei ricavi, secondo un report del Wall Street Journal, sollevando dubbi sulla sostenibilità dei suoi piani di spesa.

    La società non avrebbe raggiunto il traguardo di un miliardo di utenti attivi settimanali per ChatGPT entro la fine del 2025 e avrebbe mancato diversi obiettivi mensili di ricavi.

    Il CFO Sarah Friar avrebbe avvertito che una crescita più lenta potrebbe compromettere la capacità di finanziare i futuri data center. Anche il consiglio di amministrazione avrebbe espresso preoccupazioni sugli investimenti infrastrutturali e sulla strategia del CEO Sam Altman.

    Queste preoccupazioni emergono mentre OpenAI si avvicina a una possibile IPO entro fine anno, spingendo il management a rafforzare il controllo dei costi.

    Le azioni BP salgono grazie alla crescita degli utili

    Le azioni BP (NYSE:BP) sono salite a Londra, sostenute dall’aumento dei prezzi di petrolio e gas che ha favorito una forte crescita degli utili.

    La società ha riportato un utile underlying replacement cost di 3,2 miliardi di dollari, più del doppio rispetto agli 1,38 miliardi dell’anno precedente.

    La Bank of Japan lascia i tassi invariati ma segnala possibili rialzi

    La Bank of Japan ha mantenuto il tasso di riferimento allo 0,75%, in linea con le attese, ma ha avvertito che inflazione e crescita potrebbero influenzare le decisioni future.

    La decisione non è stata unanime, con tre membri su nove favorevoli a un rialzo dei tassi.

    La banca centrale ha dichiarato che “[d]ato che l’inflazione di fondo si avvicina al 2% e i tassi reali sono a livelli significativamente bassi,” continuerà “ad aumentare il tasso di riferimento in risposta all’andamento dell’economia, dei prezzi e delle condizioni finanziarie.”

    Gli analisti di Capital Economics hanno affermato: “Sebbene la Bank of Japan abbia lasciato invariati i tassi oggi, il suo Outlook è stato restrittivo e manteniamo la previsione di un rialzo a giugno.”

  • Le borse europee in calo mentre i negoziati con l’Iran si bloccano e il petrolio sale: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee in calo mentre i negoziati con l’Iran si bloccano e il petrolio sale: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno aperto in ribasso martedì, mentre gli investitori hanno reagito alle notizie secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe respingere una proposta iraniana volta a porre fine al conflitto in corso da due mesi.

    Alle 07:06 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 perdeva lo 0,3%, mentre il DAX tedesco scendeva dello 0,2%. Il CAC 40 francese arretrava dello 0,3% e il FTSE 100 britannico cedeva lo 0,1%.

    Secondo indiscrezioni di stampa, Trump sarebbe insoddisfatto dell’ultima proposta di Teheran, che prevederebbe la fine delle ostilità e la riapertura dello Stretto di Hormuz, rinviando però le discussioni sul programma nucleare iraniano.

    Il presidente statunitense ha più volte ribadito che l’eliminazione delle capacità nucleari dell’Iran—soprattutto la possibilità di sviluppare armi nucleari—è uno degli obiettivi principali dell’offensiva congiunta USA-Israele avviata a fine febbraio. Per questo motivo, secondo Reuters che cita una fonte americana, Trump vedrebbe la proposta in modo negativo.

    Le speranze di una ripresa dei colloqui diplomatici si sono indebolite nel fine settimana, dopo che Trump ha annullato l’invio dei negoziatori in Pakistan per un nuovo round di trattative.

    Il ministro degli Esteri iraniano ha visitato brevemente Islamabad due volte prima di incontrare il presidente russo Vladimir Putin lunedì, ottenendo il suo sostegno.

    Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz resta in gran parte chiuso al traffico marittimo. Questo passaggio strategico, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è rimasto praticamente bloccato per settimane, sostenendo un forte aumento dei prezzi del greggio.

    Questa situazione ha alimentato timori di uno shock energetico che potrebbe spingere l’inflazione globale al rialzo e costringere le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse.

    Il Brent, riferimento globale per il petrolio, ha continuato a salire martedì.

    Tra i singoli titoli, le azioni BP (LSE:BP.) sono salite dopo che il gruppo ha registrato utili del primo trimestre più che raddoppiati grazie ai prezzi elevati di petrolio e gas.

    In rialzo anche Norwegian Air Shuttle (USOTC:NWARF), sostenuta da una perdita operativa inferiore alle attese grazie anche a strategie di copertura sui costi del carburante.

    In calo invece Novartis (BIT:1NOVN), dopo che il gruppo farmaceutico svizzero ha riportato un utile operativo core del primo trimestre inferiore alle aspettative.

  • Eni e Repsol puntano a un aumento graduale della produzione di gas in Venezuela

    Eni e Repsol puntano a un aumento graduale della produzione di gas in Venezuela

    Repsol (BIT:1REP) ed Eni (BIT:ENI) stanno lavorando per incrementare la produzione nel giacimento di gas Cardon IV in Venezuela fino a circa 645 milioni di piedi cubi al giorno, secondo quanto dichiarato durante una conferenza del settore a Caracas.

    Intervenendo all’evento, il responsabile del progetto Gonzalo Antonio Carrillo ha affermato che la produzione attuale è pari a circa 580 milioni di piedi cubi al giorno, senza tuttavia indicare una tempistica precisa per il raggiungimento del nuovo obiettivo.

    “Procederemo passo dopo passo. Il primo passo sarà aumentare leggermente la produzione a 645 milioni di piedi cubi al giorno”, ha dichiarato Carrillo, aggiungendo che la fase successiva consisterà nell’effettuare ulteriori perforazioni e migliorare le infrastrutture del giacimento.

  • Futures indicano un avvio piatto per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures indicano un avvio piatto per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sui principali indici statunitensi segnalano un’apertura sostanzialmente invariata lunedì, indicando una pausa dopo i forti guadagni registrati nella sessione precedente.

    Gli investitori appaiono prudenti, con scarsa direzionalità, mentre persiste l’incertezza in Medio Oriente dopo l’interruzione dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana.

    Con i negoziati tra Washington e Teheran entrati in una nuova fase di incertezza, alcune notizie indicano che l’Iran avrebbe proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine al conflitto, rinviando però le discussioni sul programma nucleare.

    Nei prossimi giorni l’attenzione si sposterà probabilmente sugli utili societari, con cinque delle cosiddette “Magnificent Seven” pronte a pubblicare i risultati trimestrali questa settimana.

    Gli operatori guardano inoltre alla decisione di politica monetaria della Federal Reserve prevista per mercoledì. Sebbene sia ampiamente atteso un mantenimento dei tassi, il comunicato della banca centrale potrebbe fornire indicazioni sull’orientamento futuro.

    Dopo una sessione prevalentemente negativa giovedì, i mercati azionari hanno recuperato venerdì. Nasdaq e S&P 500 hanno più che compensato le perdite precedenti, chiudendo su nuovi massimi storici.

    Il Nasdaq, a forte componente tecnologica, ha guidato i rialzi, salendo di 398,09 punti, pari all’1,6%, a 24.836,60, mentre lo S&P 500 è avanzato di 56,68 punti, pari allo 0,8%, a 7.165,08.

    Il Dow Jones Industrial Average, invece, ha registrato un calo, perdendo 79,61 punti, pari allo 0,2%, a 49.230,71, penalizzato dai forti ribassi di Merck & Co. (NYSE:MRK) e Verizon Communications Inc. (NYSE:VZ).

    Su base settimanale, il Nasdaq è salito dell’1,5% e lo S&P 500 dello 0,6%, mentre il Dow ha perso lo 0,4%.

    Il recupero dei mercati è stato sostenuto anche dal forte rialzo di Intel Corporation (INTEL:INTC), che ha guadagnato oltre il 23% raggiungendo un nuovo massimo storico di chiusura.

    Il titolo Intel è balzato dopo aver riportato utili del primo trimestre ben superiori alle attese e una previsione sui ricavi del secondo trimestre sopra le stime degli analisti.

    Anche Procter & Gamble (NYSE:PG) ha registrato un deciso rialzo dopo aver pubblicato risultati del terzo trimestre fiscale superiori alle aspettative.

    Il sentiment è stato inoltre sostenuto dal calo dei prezzi del petrolio, che erano aumentati nelle sessioni precedenti.

    I futures sul petrolio greggio statunitense sono scesi di oltre l’1% dopo che Reuters ha riferito che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi sarebbe arrivato in Pakistan per colloqui con gli Stati Uniti.

    Araqchi ha dichiarato su X che il viaggio sarà focalizzato su questioni bilaterali e sviluppi regionali, senza fornire ulteriori dettagli.

    Secondo CNN, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner rappresenteranno gli Stati Uniti, mentre il vicepresidente JD Vance potrebbe intervenire se necessario.

    Nel frattempo, la decisione di Donald Trump di estendere di tre settimane il cessate il fuoco tra Israele e Libano ha contribuito ad allentare le pressioni sui prezzi del petrolio.

    I titoli dei semiconduttori sono saliti con forza insieme a Intel, con il Philadelphia Semiconductor Index in aumento del 4,3% su nuovi massimi.

    Anche i titoli legati all’oro hanno registrato progressi grazie al rialzo del metallo prezioso, spingendo il NYSE Arca Gold Bugs Index in aumento del 2,3%.

    I titoli software hanno recuperato dopo il calo di giovedì, con il Dow Jones U.S. Software Index in rialzo del 2,1%.

    Anche i settori dei servizi petroliferi e dell’hardware informatico hanno registrato guadagni, mentre telecomunicazioni, farmaceutico e bancario hanno mostrato debolezza.