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  • L’oro resta vicino a 4.180 dollari in attesa dei dati sull’occupazione USA

    L’oro resta vicino a 4.180 dollari in attesa dei dati sull’occupazione USA

    I prezzi dell’oro sono rimasti pressoché invariati venerdì, mentre gli investitori attendono i dati sull’occupazione statunitense di settembre e il dollaro resta vicino ai massimi degli ultimi 17 mesi, con i rendimenti dei Treasury ancora elevati.

    L’oro spot è salito dello 0,1% a 4.179,65 dollari l’oncia alle 06:47 GMT, mentre i futures sull’oro statunitensi hanno guadagnato lo 0,2% a 4.210,15 dollari.

    L’oro si avviava verso il secondo calo settimanale consecutivo, con una flessione del 2,5% dall’inizio della settimana.

    L’indice del dollaro statunitense è sceso dello 0,2% venerdì, ma è rimasto vicino al massimo degli ultimi 17 mesi raggiunto nella seduta precedente. L’indice si avviava verso un rialzo settimanale di circa l’1%. Un dollaro più forte può aumentare il costo dell’oro denominato nella valuta statunitense per gli acquirenti che utilizzano altre divise.

    Anche i rendimenti dei Treasury statunitensi sono rimasti elevati. Il rendimento del titolo a 10 anni ha brevemente raggiunto il 5,344% giovedì, il livello più alto dal 2002, prima di scendere intorno al 5,25% venerdì. Rendimenti obbligazionari più elevati aumentano il costo opportunità relativo di detenere attività come l’oro, che non generano interessi.

    In primo piano i dati sull’occupazione USA

    I mercati attendono il rapporto statunitense sui nonfarm payrolls di settembre, previsto più tardi venerdì, per ottenere ulteriori indicazioni sulle condizioni del mercato del lavoro e sulla possibile direzione della politica monetaria della Federal Reserve.

    Gli economisti prevedono che i datori di lavoro statunitensi abbiano creato circa 90.000 posti di lavoro a settembre, rispetto ai 162.000 di agosto. Il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere invariato al 4,1%.

    La Federal Reserve ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base il mese scorso, portandolo in un intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00%, nel primo rialzo in tre anni.

    Le aspettative per un ulteriore aumento a ottobre sono successivamente diminuite dopo dati sull’inflazione più contenuti. I mercati attribuivano una probabilità di circa il 26% a un rialzo dei tassi a ottobre, rispetto al 69% di una settimana prima, secondo le informazioni fornite.

    L’oro ha ricevuto un certo sostegno all’inizio della settimana dopo che dati sull’inflazione statunitense inferiori alle attese hanno ridotto le aspettative di un ulteriore inasprimento monetario nel breve termine.

    Anche i prezzi del petrolio e i rendimenti dei titoli di Stato restano sotto osservazione. Ulteriori aumenti dei prezzi dell’energia potrebbero contribuire alle pressioni inflazionistiche, mentre rendimenti più elevati possono influenzare la domanda di attività che non producono interessi.

    Argento, platino e rame in lieve rialzo

    Gli altri metalli preziosi e industriali hanno registrato modesti rialzi durante le contrattazioni asiatiche.

    L’argento è salito dello 0,2% a 61,05 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato lo 0,4% a 1.733,60 dollari l’oncia.

    I futures benchmark sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,2% a 14.298,33 dollari per tonnellata, mentre i futures statunitensi sul rame hanno guadagnato lo 0,4% a 5,57 dollari per libbra.

  • I prezzi del petrolio scendono mentre i mercati valutano i rischi USA-Iran e la ripresa dell’offerta

    I prezzi del petrolio scendono mentre i mercati valutano i rischi USA-Iran e la ripresa dell’offerta

    I prezzi del petrolio sono scesi venerdì dopo i rialzi della seduta precedente, mentre gli investitori valutano il rischio di un’ulteriore escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran insieme ai segnali di ripresa delle esportazioni energetiche da alcune aree del Medio Oriente.

    Alle 06:35 GMT, i futures sul Brent con scadenza a dicembre sono scesi dello 0,7% a 101,61 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate hanno perso lo 0,8% a 92,17 dollari al barile.

    I due benchmark erano saliti rispettivamente di oltre 4 e 2 dollari al barile nella seduta di giovedì.

    I rialzi della seduta precedente hanno fatto seguito a un articolo del Wall Street Journal secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando l’invio di un altro gruppo di portaerei e di ulteriori truppe in Medio Oriente. La notizia ha aumentato l’attenzione del mercato sulle possibili conseguenze di ulteriori azioni militari per le forniture petrolifere della regione.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione dei mercati energetici per il suo ruolo di importante rotta di trasporto delle forniture globali di petrolio e gas. I mercati restano sensibili a potenziali interruzioni del traffico delle petroliere o delle infrastrutture energetiche regionali.

    Riprendono i flussi delle esportazioni saudite dopo le interruzioni

    L’Arabia Saudita ha riavviato le operazioni sull’oleodotto East-West e ha ripreso il carico delle petroliere dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, dopo precedenti interruzioni, secondo le informazioni fornite.

    La ripresa ha contribuito al recupero di alcuni flussi regionali di esportazione, compensando in parte le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta in altre aree del Medio Oriente.

    Ulteriori elementi sul fronte dell’offerta sono emersi da notizie secondo cui le raffinerie cinesi avrebbero sospeso durante ottobre le esportazioni di carburante verso destinazioni diverse da Hong Kong e Macao.

    La misura potrebbe ridurre la disponibilità sui mercati internazionali di prodotti raffinati, tra cui diesel, carburante per aerei e benzina. Le forniture globali di diesel sono inoltre influenzate dalla riduzione delle esportazioni russe e dall’incertezza riguardo a possibili restrizioni sulle esportazioni statunitensi di carburante.

    Secondo quanto riportato, gli Stati Uniti hanno chiesto ai Paesi europei di valutare il rilascio delle riserve di emergenza di diesel mentre i governi esaminano le condizioni dei mercati globali dei carburanti.

    I prezzi dell’energia restano al centro delle prospettive sull’inflazione

    Nonostante il recente aumento dei prezzi del greggio, i segnali di ripresa dell’offerta dal Medio Oriente e l’incertezza sulla domanda globale figurano tra i fattori che influenzano il mercato petrolifero.

    Gli investitori stanno inoltre monitorando le potenziali implicazioni dei prezzi dell’energia per l’inflazione e la politica monetaria.

    Un aumento prolungato dei prezzi del greggio potrebbe contribuire alle pressioni inflazionistiche e influenzare potenzialmente le decisioni di politica monetaria delle banche centrali, compresa la Federal Reserve statunitense. L’entità dell’eventuale impatto dipenderebbe dalla durata e dall’ampiezza dell’aumento dei prezzi dell’energia e dalle altre condizioni economiche.

  • I futures USA salgono in attesa dei dati sull’occupazione, resta alta l’attenzione sulla volatilità obbligazionaria: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures USA salgono in attesa dei dati sull’occupazione, resta alta l’attenzione sulla volatilità obbligazionaria: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono saliti venerdì, mentre gli investitori attendono i dati sull’occupazione di settembre e continuano a valutare la volatilità sui mercati globali dei titoli di Stato.

    Alle 07:16 GMT, i futures sul Dow erano in rialzo di 137 punti, pari allo 0,3%, mentre quelli sull’S&P 500 guadagnavano 20 punti, o lo 0,3%. I futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 129 punti, pari allo 0,4%.

    I principali indici di Wall Street hanno chiuso in moderato rialzo giovedì, dopo che le vendite iniziali sui titoli di Stato si sono attenuate e i rendimenti dei Treasury sono successivamente diminuiti.

    Anche i risultati trimestrali di Micron hanno contribuito ai guadagni della seduta. Il produttore di chip ha fornito indicazioni sulle prospettive e ha dichiarato di aspettarsi condizioni di domanda e offerta per i chip di memoria considerevolmente più tese nei prossimi due esercizi rispetto all’anno fiscale 2026.

    Atteso un rallentamento dell’occupazione USA a settembre

    Gli investitori attendono il rapporto statunitense sui nonfarm payrolls di settembre per ottenere ulteriori indicazioni sulle condizioni del mercato del lavoro e sulle possibili implicazioni per la politica monetaria della Federal Reserve.

    L’economia statunitense dovrebbe aver creato 89.000 posti di lavoro a settembre, rispetto ai 162.000 di agosto. Il tasso di disoccupazione è previsto invariato al 4,1%.

    “Chiaramente, i rapporti mensili sull’occupazione sono sempre un appuntamento macroeconomico di rilievo, ma questo è particolarmente importante, poiché la persistente resilienza dei dati è stata un fattore significativo a sostegno degli asset rischiosi statunitensi”, hanno affermato gli analisti di Deutsche Bank.

    Gli analisti hanno aggiunto che la continua resilienza dei dati economici ha dato alla Federal Reserve maggiore margine per aumentare i tassi di interesse.

    La Fed ha aumentato il suo tasso di riferimento di 25 punti base il mese scorso, in un contesto di pressioni inflazionistiche e persistente resilienza del mercato del lavoro.

    I rendimenti dei Treasury scendono con il cambiamento delle aspettative sui tassi

    Le aspettative per un altro aumento dei tassi della Federal Reserve nel breve termine si sono ridotte dopo i commenti dei responsabili della politica monetaria.

    I mercati attribuivano una probabilità di circa il 30% a un aumento dei tassi nella riunione della Fed di ottobre, rispetto a circa il 70% di lunedì, secondo le informazioni fornite.

    Il cambiamento delle aspettative sui tassi ha coinciso giovedì con un calo dei rendimenti dei titoli di Stato, dopo che il rendimento del Treasury USA a 10 anni aveva precedentemente raggiunto il livello intraday più alto dal 2002.

    Il rendimento a 10 anni ha infine registrato un calo di oltre quattro punti base, mentre quello del Treasury a due anni ha segnato la maggiore flessione giornaliera da luglio.

    I mercati obbligazionari restano comunque sensibili all’inflazione, alle aspettative sulla politica monetaria e agli sviluppi in Medio Oriente. Anche la spesa per le infrastrutture legate all’intelligenza artificiale è stata citata nelle informazioni fornite come uno dei fattori che incidono sulla domanda e sull’inflazione.

    Nike scende dopo le previsioni sui ricavi

    Le azioni Nike (NYSE:NKE) sono scese di oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours dopo che il gruppo di abbigliamento sportivo ha fornito le proprie previsioni sui ricavi per l’esercizio 2027 e annunciato ulteriori misure di ristrutturazione.

    La società prevede che i ricavi dell’esercizio 2027 diminuiranno di una percentuale a una cifra alta. Gli analisti avevano previsto un calo di circa il 2%, secondo i dati LSEG citati da Reuters.

    Nike prevede inoltre ulteriori riduzioni di posti di lavoro e modifiche alle proprie divisioni globali sotto la guida dell’amministratore delegato Elliott Hill.

    La società non ha ancora determinato quanti posti di lavoro saranno interessati, ma ha dichiarato che prevede di iniziare a informare i dipendenti coinvolti nel 2027.

    Amazon valuta un’operazione da 8 miliardi di dollari sui chip Nvidia, secondo FT

    Amazon (NASDAQ:AMZN) sta valutando un’operazione riguardante circa 8 miliardi di dollari di chip per l’intelligenza artificiale di Nvidia (NASDAQ:NVDA), secondo il Financial Times, che ha citato persone a conoscenza della questione.

    Secondo il quotidiano, Amazon ha discusso con alcuni investitori la possibilità di trasferire migliaia di chip Nvidia Grace Blackwell in una società veicolo.

    In base alla struttura riportata, Amazon prenderebbe successivamente in leasing i chip dalla società veicolo per utilizzarli nei data center statunitensi, mentre il veicolo cercherebbe finanziamenti da investitori esterni attraverso l’emissione di debito.

    Il Financial Times ha riferito che la struttura proposta avrebbe l’obiettivo di trasferire agli investitori esterni parte dei costi associati ai chip. Le informazioni fornite non indicano che l’operazione sia stata completata.

  • I prezzi del gas europeo scendono con la parziale ripresa dei flussi dal Medio Oriente

    I prezzi del gas europeo scendono con la parziale ripresa dei flussi dal Medio Oriente

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono scesi venerdì dopo diverse sedute di rialzi, mentre gli operatori valutano i segnali di ripresa delle esportazioni energetiche dal Medio Oriente insieme ai persistenti rischi geopolitici.

    Il contratto benchmark olandese sul gas con scadenza al mese successivo è sceso del 2,77% a 71,90 euro per megawattora.

    In Gran Bretagna, il contratto all’ingrosso day-ahead sul gas è diminuito del 3,4% a 180,15 pence per therm.

    Riprendono i flussi delle esportazioni saudite

    Il calo è avvenuto mentre i mercati energetici valutano gli sviluppi relativi alle rotte regionali di approvvigionamento nel contesto del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    L’Arabia Saudita ha riavviato le operazioni sull’oleodotto East-West e ha ripreso il carico delle petroliere dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, dopo precedenti interruzioni operative, secondo le informazioni fornite.

    La ripresa ha consentito il recupero di parte dei flussi regionali di esportazione di petrolio greggio e condensati di gas, riducendo le preoccupazioni immediate relative alle limitazioni dell’offerta.

    Restano tuttavia i rischi geopolitici, in particolare per le rotte marittime nel Golfo Persico e per la possibilità di ulteriori interruzioni delle infrastrutture energetiche regionali.

    Le scorte europee di gas restano inferiori allo scorso anno

    I livelli delle scorte europee di gas rimangono inoltre inferiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con le riserve sotterranee più basse di circa 12 punti percentuali, secondo le informazioni fornite.

    La differenza nei livelli di stoccaggio lascia il mercato europeo del gas esposto alle variazioni della domanda invernale e delle forniture globali di gas naturale liquefatto.

    Ulteriori interruzioni delle spedizioni di GNL o periodi di temperature più basse potrebbero influire sulle condizioni di domanda e offerta e sui prezzi all’ingrosso in Europa, anche se tempi ed entità di un eventuale impatto restano incerti.

  • Le borse europee salgono leggermente ma si avviano verso la peggiore settimana da aprile: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee salgono leggermente ma si avviano verso la peggiore settimana da aprile: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un moderato rialzo venerdì dopo aver toccato i minimi degli ultimi tre mesi nella seduta precedente, mentre gli investitori continuano a monitorare i rendimenti dei titoli di Stato e le prospettive fiscali della Francia.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dello 0,2% nelle prime contrattazioni, dopo aver registrato nella seduta precedente il maggiore calo giornaliero delle ultime tre settimane. Nonostante il rialzo di venerdì, l’indice restava in calo di quasi il 2% su base settimanale e si avviava verso la peggiore performance settimanale da metà aprile.

    Il DAX tedesco, il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico hanno registrato ciascuno un rialzo dello 0,2% nelle prime contrattazioni.

    Lo spread dei titoli francesi raggiunge il livello più ampio dal 2012

    I mercati europei dei titoli di Stato sono rimasti al centro dell’attenzione dopo l’aumento dei costi di finanziamento sovrani e la presentazione del progetto di bilancio 2027 del governo francese.

    Il rendimento dell’OAT francese a 10 anni ha raggiunto il livello più alto dal 2002, mentre lo spread tra i titoli di Stato francesi a 10 anni e i Bund tedeschi di riferimento ha superato i 140 punti base, secondo Reuters.

    Si tratta dello spread più ampio tra i due benchmark dalla crisi del debito sovrano dell’Eurozona nel 2012.

    L’euro è inoltre sceso nei confronti del dollaro statunitense, raggiungendo il livello più basso dal 2025, secondo le informazioni fornite.

    Attesi i dati sull’inflazione dell’Eurozona e sull’occupazione USA

    Gli investitori attendono anche i dati preliminari sull’inflazione di settembre nell’Eurozona.

    Gli economisti intervistati da Reuters prevedono un aumento dell’inflazione complessiva al 3,6% dal 3,2% di agosto, con l’incremento dei costi energetici legato al conflitto in Medio Oriente tra i fattori che influenzano la previsione.

    L’attenzione è inoltre rivolta al rapporto sull’occupazione statunitense di settembre.

    I dati potrebbero influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve e sui rendimenti dei titoli di Stato negli Stati Uniti e negli altri principali mercati.

  • I Paesi UE discutono una proposta francese per ulteriori rilasci delle scorte di diesel

    I Paesi UE discutono una proposta francese per ulteriori rilasci delle scorte di diesel

    I Paesi dell’Unione europea hanno discusso venerdì una proposta francese per il rilascio di ulteriori riserve di diesel, mentre i governi valutano misure volte ad aumentare l’offerta di carburante in un contesto di prezzi più elevati, secondo una fonte a conoscenza delle discussioni citata da Reuters.

    La proposta prevederebbe il rilascio di 50 milioni di barili di diesel da parte dei Paesi europei, mentre i membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia rilascerebbero ulteriori 50 milioni di barili di petrolio greggio, secondo la fonte.

    Le discussioni fanno seguito alle pressioni degli Stati Uniti affinché i Paesi europei mettano a disposizione ulteriori forniture di carburante in risposta all’aumento dei prezzi.

    I governi dell’UE hanno inoltre discusso la possibilità di subordinare qualsiasi accordo su ulteriori rilasci delle riserve di diesel a un impegno degli Stati Uniti a non imporre unilateralmente un divieto alle esportazioni di diesel, secondo la fonte.

    Nelle informazioni fornite non è stato riportato alcun accordo sui rilasci proposti e le discussioni restano nella fase di proposta.

    Secondo la fonte, i leader del G7 potrebbero tenere una call nel corso di venerdì per discutere i possibili prossimi passi.

  • Stellantis, immatricolazioni in Italia in aumento del 12,6% a settembre e quota di mercato al 27,8%

    Stellantis, immatricolazioni in Italia in aumento del 12,6% a settembre e quota di mercato al 27,8%

    Stellantis (BIT:STLAM) ha registrato a settembre un aumento del 12,6% su base annua delle immatricolazioni di nuovi veicoli in Italia, rispetto alla crescita del 9,92% registrata dal mercato italiano nel suo complesso.

    Il gruppo automobilistico ha immatricolato 38.704 veicoli nel mese, rispetto ai 34.359 di settembre 2025. La quota di mercato in Italia è salita al 27,8% dal 27,1% di agosto.

    Nei primi nove mesi del 2026, le immatricolazioni di Stellantis sono aumentate del 13,9% su base annua, raggiungendo 379.936 veicoli, rispetto alla crescita dell’8,69% registrata dal mercato complessivo. La quota di mercato del gruppo nel periodo ha raggiunto il 29,9%, rispetto al 28,6%.

    Leapmotor, che opera attraverso una joint venture con Stellantis, ha contribuito alla crescita. Escludendo Leapmotor, l’aumento delle immatricolazioni di Stellantis sarebbe stato del 7,5% a settembre e del 6,2% nei primi nove mesi, secondo i dati forniti.

    Le azioni Stellantis hanno inoltre registrato un rialzo nelle prime contrattazioni a Milano, guadagnando il 3% a 3,95 euro.

    Fiat Pandina guida le immatricolazioni Stellantis

    Fiat Pandina è stato il modello del gruppo con il maggior numero di immatricolazioni in Italia a settembre, con 10.401 unità e una quota pari al 7,5% dell’intero mercato italiano delle auto nuove.

    Altri quattro modelli Stellantis figurano tra i dieci veicoli più venduti: Jeep Avenger al secondo posto, Peugeot 3008 al terzo, FIAT Grande Panda al sesto e Citroen C3 al nono.

    Antonella Bruno, Managing Director di Stellantis Italia, ha dichiarato che i dati «confermano la forza dei nostri marchi».

    Fiat ha registrato 15.876 immatricolazioni a settembre, raggiungendo una quota dell’11,4% del mercato italiano, in aumento di 1,7 punti percentuali rispetto a settembre 2025.

    Nei primi nove mesi del 2026, le immatricolazioni Fiat sono aumentate dell’1,8% a 144.464 veicoli, con una quota di mercato dell’11,4%.

    Il mercato automobilistico italiano cresce a settembre

    Nel complesso del mercato italiano, le immatricolazioni di nuove auto sono salite a 139.356 unità a settembre, rispetto alle 126.781 dello stesso mese del 2025.

    I trasferimenti di proprietà sono aumentati dell’1,16% a 500.289, rispetto ai 494.573 di un anno prima. Sul volume complessivo mensile di 639.645 transazioni di veicoli nuovi e usati, le auto nuove hanno rappresentato il 21,79% e quelle usate il 78,21%.

    Nei primi nove mesi del 2026, le immatricolazioni di nuove auto in Italia hanno raggiunto 1.268.964 unità, in aumento dell’8,7% rispetto alle 1.167.542 registrate nello stesso periodo del 2025.

  • S&P alza a stabile l’outlook di Eni e prevede un miglioramento dei parametri creditizi

    S&P alza a stabile l’outlook di Eni e prevede un miglioramento dei parametri creditizi

    S&P Global Ratings ha alzato l’outlook su Eni (BIT:ENI) da negativo a stabile, confermando i rating A-/A-2 del gruppo energetico italiano.

    L’agenzia ha inoltre confermato il rating A- sul debito senior unsecured di Eni e il rating BBB sugli strumenti di debito ibridi della società.

    S&P ha dichiarato che la revisione dell’outlook riflette le aspettative secondo cui il profilo creditizio di Eni rimarrà coerente con il rating attuale per almeno i prossimi due anni, sostenuto dall’andamento delle attività upstream e dal crescente contributo degli altri segmenti di business.

    L’agenzia prevede che il rapporto tra fondi da operazioni e debito di Eni migliori a circa il 50% nel 2026, rispetto al 33% del 2025.

    S&P ha dichiarato di ritenere che il rapporto «rimarrà intorno al 50% nel 2027 e nel 2028, nonostante le nostre ipotesi più basse sui prezzi del petrolio e del gas naturale, beneficiando della continua disciplina sui costi e della scalabilità dei segmenti non upstream».

    Secondo le previsioni dell’agenzia, il free cash flow operativo dovrebbe superare gli 8 miliardi di euro all’anno sia nel 2026 sia nel 2027, rispetto a circa 4 miliardi di euro nel 2025, sostenuto dalla crescita attesa delle attività upstream di Eni.

    S&P ha inoltre citato il modello di Eni basato sullo sviluppo di società separate, tra cui Enilive e Plenitude, come un fattore che incide sulla composizione delle attività del gruppo. L’agenzia prevede che ciascuna delle due società generi circa 1,3 miliardi di euro di EBITDA reported pro forma nel 2026. Entro il 2030, S&P prevede un EBITDA superiore a 3 miliardi di euro per Enilive e superiore a 2,5 miliardi per Plenitude.

    Eni estende lo sconto sui carburanti ad agricoltura e pesca

    Separatamente, Eni ha esteso ai clienti dei settori agricolo e della pesca una riduzione dei prezzi dei carburanti offerta attraverso Enilive.

    Gli attuali clienti Enilive possono acquistare diesel e benzina destinati agli usi agricoli e alla pesca con uno sconto del 20%, al netto dell’IVA, fino al 31 ottobre. La società ha dichiarato che la misura potrebbe essere prorogata fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato e della disponibilità dei prodotti.

    La misura segue il tetto ai prezzi di diesel e benzina introdotto dal 28 settembre presso le stazioni Enilive aderenti e uno sconto a prezzo fisso sulle tariffe di elettricità e gas recentemente annunciato da Plenitude.

    Eni ha dichiarato che l’iniziativa intende «dare un nuovo contributo di solidarietà al Paese e a due settori strategici, come l’agricoltura e la pesca».

    Decisione finale di investimento per Argentina LNG attesa a novembre

    L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha inoltre dichiarato che la decisione finale di investimento per il progetto Argentina LNG è prevista per il 26 novembre a Buenos Aires.

    Il progetto, che coinvolge Eni, YPF e XRG, è in fase di sviluppo nell’ambito del bacino argentino di Vaca Muerta e comprende due impianti galleggianti per la liquefazione del gas naturale.

    Descalzi ha dichiarato: «Argentina LNG sarà uno dei più grandi progetti LNG al mondo, con 50 miliardi di dollari di investimenti e altri 25 miliardi di dollari di costi operativi nell’arco di 25 anni. Questa cifra si riferisce ai 12 milioni di tonnellate all’anno di LNG che stiamo attualmente sviluppando, ma il bacino ha un potenziale superiore a 20 milioni di tonnellate».

    Ha aggiunto: «Siamo a buon punto; stiamo finalizzando i contratti per la costruzione delle due FLNG e il finanziamento del progetto. La scadenza del 26 novembre è molto probabile; stiamo lavorando intensamente, e molto bene, con YPF e XRG per raggiungere questo obiettivo. La costruzione delle due FLNG inizierà immediatamente dopo la FID, con l’obiettivo di completare la prima unità galleggiante da 6 MTPA nel 2030 e la seconda nel 2031».

    Le tempistiche, gli importi degli investimenti e la capacità produttiva indicati restano previsioni e piani aziendali e non rappresentano investimenti già completati o produzione già avviata.

  • Italgas concorda l’acquisizione indiretta del 22,5% di Floene per circa 120 milioni di euro

    Italgas concorda l’acquisizione indiretta del 22,5% di Floene per circa 120 milioni di euro

    Italgas (BIT:IG) ha raggiunto un accordo per acquisire indirettamente una partecipazione del 22,5% nel distributore portoghese di gas Floene per circa 120 milioni di euro, ampliando le attività del gruppo italiano in Portogallo.

    In base all’accordo, Italgas acquisirà il 100% di Meet Europe Natural Gas da Marubeni e Toho Gas. Meet Europe Natural Gas detiene una partecipazione del 22,5% in Floene.

    L’operazione ha un valore di circa 120 milioni di euro e resta soggetta alle consuete condizioni previste per il perfezionamento, comprese le necessarie autorizzazioni regolamentari.

    Floene gestisce una rete di distribuzione del gas di circa 14.000 chilometri e serve circa 1,1 milioni di clienti residenziali e industriali.

    La società gestisce cinque concessioni per la distribuzione del gas in Portogallo, comprese attività nell’area metropolitana di Lisbona. Gestisce inoltre la distribuzione del gas in altre aree del Paese attraverso un sistema di licenze.

    Il completamento dell’acquisizione attribuirebbe a Italgas il controllo congiunto di Floene e aumenterebbe la sua presenza nel mercato portoghese della distribuzione del gas.

    Secondo la società, l’operazione rientra nella strategia di espansione di Italgas attraverso acquisizioni. Il perfezionamento resta subordinato alle autorizzazioni regolamentari e alle altre condizioni previste.

  • I futures di Wall Street salgono mentre calano i rendimenti dei Treasury e gli investitori valutano i risultati di Micron: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street salgono mentre calano i rendimenti dei Treasury e gli investitori valutano i risultati di Micron: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sulle azioni statunitensi sono saliti giovedì, indicando un avvio positivo di ottobre a Wall Street, mentre i rendimenti dei Treasury sono diminuiti e gli investitori hanno valutato i risultati trimestrali di Micron Technology in attesa di nuovi dati economici statunitensi.

    Alle 08:33 ET (12:33 GMT), i futures sull’S&P 500 sono saliti dello 0,4%, quelli sul Dow dello 0,5% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,6%.

    I rendimenti dei Treasury sono diminuiti giovedì mattina dopo i recenti rialzi sul mercato obbligazionario statunitense. Gli investitori guardavano inoltre ai dati sull’occupazione di settembre per ottenere ulteriori indicazioni sul mercato del lavoro statunitense e sulla possibile direzione della politica monetaria della Federal Reserve.

    Gli utili di Micron superano le attese

    Micron Technology (NASDAQ:MU) ha riportato un utile rettificato per azione di $33,42 nel quarto trimestre fiscale, superiore alle attese di $31,16.

    Per il trimestre in corso, il produttore di chip di memoria ha previsto un utile rettificato di $38,15 per azione, con una variazione possibile di $1,00, rispetto alle aspettative del mercato di $36,02.

    Nonostante i dati sugli utili e le previsioni, le azioni Micron sono state scambiate leggermente in calo nel pre-market. La società ha indicato che i margini lordi dovrebbero essere leggermente inferiori nel trimestre in corso e ha previsto maggiori spese operative per l’esercizio 2027.

    I risultati sono arrivati mentre gli investitori continuavano a valutare la domanda legata all’intelligenza artificiale e il suo impatto sull’industria dei semiconduttori. Giovedì sono saliti anche i titoli dei produttori di chip in Giappone, Corea del Sud e Taiwan.

    Le preoccupazioni relative allo sviluppo dell’intelligenza artificiale avevano contribuito alla volatilità dei titoli tecnologici durante settembre, mentre diverse organizzazioni attive nel settore dell’IA hanno chiesto un rallentamento del ritmo di sviluppo.

    I risultati di Nike sono attesi dopo la chiusura del mercato

    Nike dovrebbe pubblicare i risultati trimestrali dopo la chiusura di giovedì, con gli investitori concentrati sull’andamento della società sotto la guida dell’amministratore delegato Elliott Hill.

    Secondo i dati di mercato forniti, le azioni Nike hanno perso oltre il 44% dall’inizio dell’anno.

    I mercati statunitensi chiudono contrastati in attesa dei dati sull’occupazione

    Mercoledì, l’S&P 500 e il Dow Jones Industrial Average hanno chiuso in calo, mentre il Nasdaq Composite è salito in una sessione caratterizzata dall’aumento dei rendimenti dei Treasury.

    L’inflazione statunitense misurata dall’indice delle spese per consumi personali di agosto è risultata inferiore alle attese, anche se i rendimenti dei Treasury sono successivamente rimasti elevati prima di diminuire giovedì mattina.

    A settembre, l’S&P 500 ha perso lo 0,5% e il Dow il 4,3%, mentre il Nasdaq ha guadagnato l’1,9%.

    L’S&P 500 e il Nasdaq hanno registrato il secondo rialzo trimestrale consecutivo e il quinto negli ultimi sei trimestri. Il Dow ha invece chiuso in calo il periodo luglio-settembre.

    “Il terzo trimestre è stato difficile per i mercati, mentre l’economia globale ha dovuto affrontare un nuovo impulso inflazionistico e la ripresa di un ciclo di rialzi dei tassi sincronizzato a livello globale”, hanno affermato gli analisti di Deutsche Bank in una nota.