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  • Wall Street verso un avvio positivo mentre Nvidia accelera: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un avvio positivo mentre Nvidia accelera: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi erano in rialzo nelle prime ore di mercoledì, indicando un’apertura in territorio positivo a Wall Street e un possibile proseguimento dei modesti guadagni registrati nella seduta precedente.

    Nvidia (NASDAQ:NVDA) è stata tra i principali catalizzatori nel pre-market, con un rialzo dell’1,9% dopo aver annunciato un’ampia partnership strategica pluriennale con la capogruppo di Facebook Meta Platforms (NASDAQ:META). L’accordo copre infrastrutture on-premises, soluzioni cloud e sistemi di intelligenza artificiale e dovrebbe consentire il dispiegamento su larga scala di CPU Nvidia e milioni di GPU Blackwell e Rubin.

    Un altro membro delle cosiddette “Magnificent Seven”, Amazon (NASDAQ:AMZN), sembrava anch’esso destinato a un avvio in rialzo dopo che è emerso che Pershing Square di Bill Ackman ha aumentato del 65% la propria partecipazione nel colosso dell’e-commerce nel quarto trimestre.

    Nonostante il tono positivo, i volumi di scambio potrebbero rimanere contenuti in attesa della pubblicazione, nel pomeriggio, dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Federal Reserve. Nella riunione di fine gennaio la Fed ha lasciato invariati i tassi d’interesse e i verbali potrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’orientamento futuro della politica monetaria.

    La seduta di martedì ha riflesso questo clima prudente. Dopo un iniziale ribasso, i principali indici hanno oscillato attorno alla linea della parità per gran parte della giornata prima di chiudere leggermente in rialzo. Il Dow ha guadagnato 32,26 punti, pari allo 0,1%, a 49.533,19. Il Nasdaq è salito di 31,71 punti, o 0,1%, a 22.578,38, mentre l’S&P 500 è avanzato di 7,05 punti, o 0,1%, a 6.843,22.

    L’andamento incerto è stato in parte legato all’attesa per una serie di dati macroeconomici in arrivo nei prossimi giorni. Il rapporto su redditi e spese personali di dicembre attirerà particolare attenzione, poiché include gli indicatori di inflazione preferiti dalla Federal Reserve.

    All’inizio della seduta di martedì, le azioni tecnologiche avevano pesato sugli indici, con il Nasdaq che era sceso ai minimi intraday da quasi tre mesi. I timori legati ai possibili ritorni sugli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale hanno recentemente esercitato pressione sul settore tecnologico, che in precedenza aveva trainato i mercati verso nuovi massimi storici.

    “Gli investitori si chiedono sempre più se ogni dollaro marginale speso nell’AI genererà il rendimento atteso”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst presso Capital.com. “Allo stesso tempo, l’incertezza del mercato sta aumentando, poiché nuovi modelli di AI mettono frequentemente in discussione gli operatori consolidati.”

    “Con dinamiche competitive in rapida evoluzione, non è chiaro chi saranno i vincitori di lungo periodo”, ha aggiunto. “Questa incertezza ha portato a una sottoperformance di gran parte del comparto big tech, anche se il mercato nel suo complesso rimane relativamente resiliente.”

    Sul fronte macroeconomico, la National Association of Home Builders ha reso noto che la fiducia dei costruttori di case negli Stati Uniti è peggiorata inaspettatamente a febbraio. L’indice NAHB/Wells Fargo Housing Market è sceso a 36 da 37 di gennaio, contro attese per un aumento a 38, segnando il livello più basso dal 32 registrato lo scorso settembre.

    A livello settoriale, i titoli dell’hardware informatico hanno continuato a registrare forti ribassi, con l’indice NYSE Arca Computer Hardware in calo del 3,2%. Anche i titoli auriferi sono scesi insieme al prezzo del metallo prezioso, trascinando l’indice NYSE Arca Gold Bugs in ribasso del 3,2%. Deboli anche i comparti immobiliare, software ed energia.

    In controtendenza, i titoli delle compagnie aeree hanno registrato un forte rialzo, spingendo l’indice NYSE Arca Airline in aumento del 2,5% nella seduta.

  • Borse europee in rialzo mentre si allentano le tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo mentre si allentano le tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali piazze europee hanno chiuso prevalentemente in territorio positivo mercoledì, sostenute da segnali di attenuazione delle tensioni geopolitiche e da indiscrezioni su un possibile cambiamento alla guida della Banca Centrale Europea.

    Secondo un report del Financial Times, la presidente della BCE Christine Lagarde starebbe valutando di lasciare l’incarico prima della scadenza del suo mandato di otto anni, prevista per ottobre 2027.

    Sul mercato valutario, la sterlina britannica è scesa sotto quota 1,36 dollari dopo che nuovi dati hanno mostrato un rallentamento dell’inflazione nel Regno Unito ai minimi degli ultimi dieci mesi a gennaio, rafforzando le aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Bank of England già a marzo.

    I dati dell’Office for National Statistics indicano che l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 3,0% su base annua, in linea con le attese. Si tratta del livello più basso da marzo 2025, quando l’inflazione era al 2,6%, dopo il +3,4% registrato a dicembre.

    In Francia, l’inflazione annua è rallentata allo 0,4% a gennaio, confermando la stima preliminare diffusa in precedenza.

    A metà seduta, il FTSE 100 di Londra segnava +1,0%, il DAX tedesco guadagnava lo 0,8% e il CAC 40 francese avanzava dello 0,3%.

    Tra i singoli titoli, BAE Systems (LSE:BA.) ha registrato un forte rialzo dopo aver riportato un aumento del 12% dell’utile operativo annuale superiore alle attese e aver annunciato un incremento della remunerazione agli azionisti.

    In progresso anche Glencore (LSE:GLEN), nonostante un calo degli utili annuali.

    Balzo per Straumann Holding (TG:QS51) dopo risultati trimestrali superiori alle stime e una previsione di crescita dei ricavi nel 2026 nell’ordine di una cifra percentuale alta.

    In calo invece Carrefour (EU:CA), dopo che il maggiore retailer alimentare europeo ha riportato un calo dell’utile operativo nel 2025, attribuito ai costi legati alle acquisizioni.

  • Goldman Sachs alza Snam a “buy” prima del Capital Markets Day e vede un potenziale rialzo di quasi il 10%

    Goldman Sachs alza Snam a “buy” prima del Capital Markets Day e vede un potenziale rialzo di quasi il 10%

    Goldman Sachs ha promosso Snam SpA (BIT:SRG) a “buy” da “neutral” e ha aumentato il prezzo obiettivo a 12 mesi a 6,90 euro da 6,50 euro. Il nuovo target implica un potenziale rialzo di circa il 9,7% rispetto alla chiusura del titolo a 6,29 euro del 16 febbraio.

    La revisione del giudizio arriva in vista del Capital Markets Day di Snam, previsto per il 5 marzo, con la banca che si aspetta l’annuncio di un piano di investimenti quinquennale più ambizioso.

    Goldman Sachs stima investimenti complessivi per circa 14 miliardi di euro nel periodo 2026–2030, pari a circa il 15% in più rispetto ai 12,4 miliardi previsti nel piano presentato a gennaio 2025.

    Gli analisti hanno indicato i cambiamenti strutturali nel sistema del gas italiano come principale fattore di supporto. Dal 2019, la composizione delle importazioni è mutata in modo significativo: i punti di ingresso meridionali rappresentano oggi circa il 50% del totale, rispetto a circa il 20% in precedenza, mentre le rotte settentrionali sono scese dal 60% a circa il 15%.

    Secondo gli analisti, l’Italia è passata “da paese importatore netto di gas a snodo chiave per i flussi di gas dal Nord Africa verso il resto d’Europa”, anche in seguito alla decisione dell’Unione Europea di eliminare completamente le importazioni di gas russo entro la fine del 2027.

    Questa nuova configurazione richiederà, secondo la banca, ulteriori potenziamenti della rete, tra cui il rafforzamento della capacità di trasporto lungo l’asse sud-nord, l’adeguamento delle infrastrutture attorno ai nuovi terminali LNG e l’espansione delle interconnessioni di esportazione verso l’Europa continentale.

    Gli investimenti annuali dovrebbero mantenersi intorno ai 3 miliardi di euro fino alla fine del decennio, con circa l’89% destinato alle infrastrutture core del gas.

    Sul fronte degli utili, Goldman Sachs prevede una crescita media annua composta dell’utile per azione del 5% tra il 2025 e il 2030, circa il doppio rispetto a quanto incorporato nel consenso.

    Entro il 2030, la banca stima un utile netto di 1,80 miliardi di euro, pari a circa il 12% in più rispetto alle previsioni del Visible Alpha Consensus Data.

    Sulla base delle stime per il 2027, Snam tratta a un multiplo P/E di 13,5 volte, con uno sconto a doppia cifra rispetto ai principali peer regolati, come Terna e Redeia.

    “Nonostante una crescita degli utili più rapida, Snam tratta con uno sconto di circa il 20% rispetto ai peer”, hanno affermato gli analisti, aggiungendo che l’accelerazione degli investimenti core e il miglioramento del momentum degli utili potrebbero favorire un rerating del titolo.

    Dal punto di vista della leva finanziaria, Goldman Sachs prevede che il rapporto tra FFO rettificato e debito netto rimanga sopra il 12% fino al 2030, al di sopra della media dell’11,7% indicata nel precedente Capital Markets Day. Il rapporto debito netto/RAB è stimato intorno al 60% lungo l’intero periodo.

    Gli analisti hanno inoltre segnalato la possibile revisione strategica delle partecipazioni di Snam — tra cui TAG Austria (89%), Terega France (41%), Sea Corridor (50%) e Italgas Italy (11%) — come potenziale leva di flessibilità finanziaria aggiuntiva, sebbene tale ipotesi non sia inclusa nello scenario base.

    Tra i principali rischi al ribasso figurano investimenti inferiori alle attese, un calo di inflazione e tassi di interesse che potrebbe ridurre i ritorni regolati consentiti, minori incentivi regolatori e possibili ritardi nell’esecuzione dei progetti infrastrutturali pluriennali.

  • Piazza Affari apre in rialzo con Mediobanca in evidenza; lusso debole, Edison sotto pressione

    Piazza Affari apre in rialzo con Mediobanca in evidenza; lusso debole, Edison sotto pressione

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta in territorio positivo, sostenuta ancora una volta dalla forza del comparto bancario.

    I mercati statunitensi hanno chiuso leggermente in rialzo ieri, mentre Tokyo ha registrato buone performance in mattinata. Diverse piazze asiatiche restano tuttavia chiuse per le festività del Capodanno lunare.

    Sul fronte macroeconomico, l’attenzione è rivolta ai verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve, attesi in serata, che potrebbero fornire nuove indicazioni sui tempi di un eventuale taglio dei tassi. I mercati prezzano attualmente una riduzione a giugno, secondo il FedWatch Tool del CME. Nel pomeriggio sono inoltre attesi i dati statunitensi su nuovi cantieri edilizi e beni durevoli di dicembre, oltre alla produzione industriale di gennaio.

    Intorno alle 9:40 il FTSE MIB segnava un progresso dello 0,76%.

    Banche protagoniste

    Il settore bancario continua a trainare i rialzi, con Mediobanca (BIT:MB) in balzo dell’8%. La capogruppo MPS (BIT:BMPS) guadagnava il 3,4% dopo che il consiglio di amministrazione della banca senese ha approvato l’integrazione totale con Piazzetta Cuccia tramite una fusione che porterà al delisting dell’istituto milanese dopo 70 anni di quotazione.

    Secondo operatori di mercato, le attese per il lancio dell’offerta residuale sul flottante di Mediobanca stanno sostenendo il titolo.

    Tra i big del comparto, Unicredit (BIT:UCG) saliva dell’1,2% e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) dell’1,4%.

    Difesa e utility in rialzo

    Leonardo (BIT:LDO) avanzava di circa il 2,5%, seguita da Fincantieri (BIT:FCT) in crescita dell’1,4%, in un contesto europeo positivo per il settore della difesa grazie ai risultati superiori alle attese della britannica BAE Systems, in rialzo di oltre il 4%.

    Proseguivano gli acquisti su ERG (BIT:ERG), in rialzo del 4,6%, tra indiscrezioni su una possibile riorganizzazione dell’azionariato del gruppo attivo nelle energie rinnovabili. Bene anche le utility, in attesa di ulteriori dettagli sul decreto energia in fase di elaborazione da parte del governo, che potrebbe penalizzare in particolare i produttori da fonti rinnovabili e idroelettriche. Nel comparto, Enel (BIT:ENEL) e A2A (BIT:A2A) guadagnavano entrambe l’1%.

    Edison in calo; debole il lusso

    Le azioni di risparmio Edison (BIT:EDNR) cedevano circa il 4% dopo la pubblicazione dei risultati 2025, che hanno evidenziato un utile netto di 240 milioni di euro, in forte calo rispetto ai 403 milioni del 2024. L’EBITDA si è attestato a 1,305 miliardi di euro, in linea con le attese, contro 1,708 miliardi dell’anno precedente.

    Recordati (BIT:REC) segnava un rialzo prudente dell’1% dopo i risultati 2025.

    Vendite diffuse sul comparto del lusso, con Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) in calo dell’1,7% e Brunello Cucinelli (BIT:BC) in flessione dello 0,8%, in attesa dei dati preliminari 2025 previsti dopo la chiusura dei mercati.

  • Le azioni Mediobanca volano dell’8% dopo il piano di MPS per il delisting

    Le azioni Mediobanca volano dell’8% dopo il piano di MPS per il delisting

    Le azioni di Mediobanca (BIT:MB) sono balzate di oltre l’8% mercoledì dopo che Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha annunciato l’intenzione di ottenere il pieno controllo dell’istituto e procedere al suo delisting, mettendo fine a settimane di incertezza sul futuro della banca.

    Lo scorso anno MPS ha acquisito una partecipazione dell’86% in Mediobanca attraverso un’operazione del valore di circa 19 miliardi di dollari. L’entità della quota aveva alimentato interrogativi sull’opportunità di mantenere la quotazione in Borsa, considerato il flottante ormai ridotto.

    L’operazione aveva incontrato resistenze da parte di alcuni azionisti, analisti e del management di Mediobanca, oltre a far emergere divisioni interne al consiglio. I consiglieri vicini all’investitore Francesco Gaetano Caltagirone si erano espressi contro una piena integrazione della banca milanese.

    Dopo aver inizialmente indicato che la decisione sulla quotazione fosse ancora in fase di valutazione, MPS ha ora confermato che il consiglio ha scelto di procedere con il delisting. La banca non ha specificato le modalità con cui intende acquisire il restante 14% che ancora non possiede.

    Una volta completata l’operazione, Mediobanca sarà integrata nel gruppo. Verrà costituita una nuova entità non quotata che gestirà le attività di private e investment banking sotto il marchio Mediobanca. Tale veicolo manterrà inoltre la partecipazione del 13% detenuta in Generali.

    Poiché MPS non ha raggiunto la soglia legale necessaria per avviare un’uscita automatica dalla quotazione, non può obbligare i soci di minoranza a vendere al prezzo dell’offerta originaria. La banca dovrà quindi valutare se mantenere una quotazione separata oppure rilevare le azioni residue, eventualmente offrendo un premio.

    MPS dovrebbe presentare il piano strategico del gruppo ampliato il 27 febbraio.

  • Verbali della Fed in primo piano; Palo Alto Networks scivola – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Verbali della Fed in primo piano; Palo Alto Networks scivola – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi hanno registrato lievi rialzi mercoledì, mentre gli investitori si preparavano alla pubblicazione dei verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve e valutavano le ultime notizie societarie. Le azioni della società di cybersecurity Palo Alto Networks (NASDAQ:PANW) sono scese dopo una guidance sugli utili inferiore alle attese. Nel frattempo, l’ultimo trimestre di Warren Buffett alla guida di Berkshire Hathaway (NYSE:BRK.B) è stato caratterizzato da importanti modifiche al portafoglio.

    Futures in rialzo

    Alle 02:43 ET, i futures sul Dow salivano di 55 punti, pari allo 0,1%. I futures sull’S&P 500 guadagnavano 12 punti, ovvero lo 0,2%, mentre quelli sul Nasdaq 100 cedevano 35 punti, lo 0,1%.

    Gli indici principali di Wall Street avevano chiuso in rialzo nella sessione precedente, sostenuti da un moderato rimbalzo dei titoli tecnologici. I guadagni di Nvidia (NASDAQ:NVDA) e Apple (NASDAQ:AAPL) hanno compensato i cali di Microsoft (NASDAQ:MSFT) e Oracle (NYSE:ORCL), spingendo il settore tecnologico dell’S&P 500 in rialzo dello 0,5%.

    Permangono tuttavia dubbi sulle prospettive del comparto tecnologico dopo il lancio di nuovi strumenti di intelligenza artificiale. Alcuni investitori temono che i nuovi modelli di IA possano sconvolgere settori che vanno dal software ai servizi finanziari, fino al real estate e alla logistica.

    Restano inoltre interrogativi su quando gli ingenti investimenti nei data center dedicati all’IA inizieranno a generare ritorni significativi.

    “Gli investitori tecnologici restano traumatizzati dalla volatilità delle ultime settimane e dal cambiamento della narrativa sull’IA, anche se cresce l’attesa per i risultati di Nvidia della prossima settimana (che la maggior parte si aspetta saranno solidi), mentre il software resta penalizzato nonostante l’estrema ipervendita dei prezzi,” hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge.

    Attesi i verbali del FOMC

    I verbali della riunione di gennaio della Fed, attesi nel corso della giornata, potrebbero offrire ulteriori indicazioni sulla traiettoria dei tassi.

    In quell’occasione, due membri — Stephen Miran e Christopher Waller — hanno espresso dissenso rispetto alla decisione di mantenere invariati i tassi, interrompendo la serie di tagli iniziata a metà 2024.

    I responsabili della politica monetaria hanno citato un mercato del lavoro stabile e un’inflazione ancora sopra l’obiettivo ma in fase di stabilizzazione come motivi per mantenere i tassi nella fascia 3,5%-3,75%.

    I mercati prevedono in larga misura che la Fed manterrà i tassi invariati almeno fino a giugno.

    Il presidente Jerome Powell si avvicina alla fine del suo mandato. Il presidente Donald Trump ha nominato l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come suo successore designato.

    Il petrolio sale leggermente sui colloqui USA-Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti moderatamente dopo il calo di quasi il 2% della seduta precedente, mentre i progressi nei negoziati nucleari tra Stati Uniti e Iran hanno attenuato i timori di interruzioni dell’offerta.

    Alle 02:58 ET, i futures sul Brent con scadenza aprile salivano dello 0,3% a 67,61 dollari al barile, mentre il WTI guadagnava lo 0,2% a 62,40 dollari.

    Washington e Teheran avrebbero raggiunto un’intesa sui principali “principi guida” durante i colloqui in Svizzera.

    Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano ha sottolineato che ciò non implica che un accordo completo sia imminente.

    Palo Alto Networks in calo sulla guidance

    Le azioni di Palo Alto Networks (NASDAQ:PANW) sono scese nelle contrattazioni after-hours, nonostante utili e ricavi trimestrali superiori alle attese, a causa di una guidance sugli utili inferiore alle previsioni.

    La società ha registrato un utile di 1,03 dollari per azione su ricavi di 2,59 miliardi di dollari, sopra le stime.

    Tuttavia, l’utile per azione previsto per l’esercizio 2026 è stato rivisto a 3,65-3,70 dollari, rispetto alla precedente stima di 3,80-3,90 dollari. Il consenso era pari a 3,87 dollari.

    Berkshire riduce Apple e BofA

    Berkshire Hathaway (NYSE:BRK.B) ha ridotto le sue partecipazioni in Apple e Bank of America (NYSE:BAC) e avviato una nuova posizione nel New York Times (NYSE:NYT) nell’ultimo trimestre di Buffett come CEO.

    Secondo una comunicazione regolamentare, Berkshire ha venduto circa 10,3 milioni di azioni Apple e ridotto la quota in BofA di 50,8 milioni di azioni, acquistando al contempo circa 5,1 milioni di azioni del New York Times.

    Buffett, 95 anni, ha lasciato la guida del gruppo a fine 2025, passando il testimone a Greg Abel.

  • Il petrolio riduce le perdite mentre il mercato valuta gli sviluppi nei negoziati USA–Iran

    Il petrolio riduce le perdite mentre il mercato valuta gli sviluppi nei negoziati USA–Iran

    I prezzi del petrolio si sono stabilizzati durante la sessione asiatica di mercoledì, dopo essere scesi di circa il 2% nella seduta precedente, mentre gli operatori valutavano i segnali di avanzamento nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, pur restando cauti sulle possibilità di un accordo a breve che possa attenuare i rischi per l’offerta.

    Alle 07:37 GMT, i futures sul Brent erano in rialzo di 15 centesimi, pari allo 0,22%, a 67,57 dollari al barile. Il West Texas Intermediate (WTI) statunitense guadagnava 12 centesimi, ovvero lo 0,19%, a 62,45 dollari. Entrambi i benchmark restavano vicini ai minimi delle ultime due settimane.

    Teheran e Washington hanno raggiunto martedì un’intesa sui principali “principi guida” dei negoziati volti a risolvere la loro lunga disputa sul nucleare. Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha precisato che ciò non significa che un accordo finale sia imminente.

    Gli analisti restano scettici sui progressi futuri.

    “I prezzi del petrolio greggio sembrano pronti per un rimbalzo tecnico … Tuttavia, un accordo definitivo resta lontano e i mercati rimangono cauti sulla tenuta dello slancio diplomatico,” ha dichiarato Sugandha Sachdeva, fondatrice di SS WealthStreet, società di ricerca con sede a Nuova Delhi.

    In un altro sviluppo, Iran e Russia terranno giovedì esercitazioni navali congiunte nel Mare di Oman e nell’Oceano Indiano settentrionale, secondo quanto riportato dall’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars. Le manovre seguono esercitazioni militari condotte nei giorni scorsi dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane nello Stretto di Hormuz.

    La società di consulenza politica Eurasia Group ha indicato in una nota ai clienti martedì di stimare una probabilità del 65% di attacchi militari statunitensi contro l’Iran entro la fine di aprile.

    Gli investitori attendono inoltre i nuovi dati sulle scorte statunitensi, con il rapporto settimanale dell’American Petroleum Institute previsto più tardi mercoledì e i dati ufficiali dell’Energy Information Administration attesi giovedì.

    Un sondaggio Reuters tra gli analisti indica che le scorte di greggio negli Stati Uniti sarebbero aumentate la scorsa settimana, mentre le scorte di benzina e distillati sarebbero diminuite.

    Le stime indicano un aumento delle scorte di greggio di circa 2,3 milioni di barili nella settimana conclusa il 13 febbraio. Le scorte di benzina sarebbero calate di circa 200.000 barili, mentre quelle di distillati — inclusi diesel e gasolio da riscaldamento — sarebbero diminuite di circa 1,6 milioni di barili.

    Nel frattempo, i negoziatori di Ucraina e Russia hanno concluso martedì a Ginevra il primo giorno di colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti, mentre il presidente Donald Trump ha esortato Kyiv a muoversi rapidamente verso un accordo per porre fine al conflitto quadriennale.

    “Qualsiasi cambiamento in quell’asse geopolitico potrebbe aggiungere un premio per il rischio (ai prezzi),” ha aggiunto Sachdeva.

  • L’oro rimbalza grazie agli acquisti sui ribassi; i mercati attendono segnali dalla Fed

    L’oro rimbalza grazie agli acquisti sui ribassi; i mercati attendono segnali dalla Fed

    I prezzi dell’oro sono saliti durante la sessione asiatica di mercoledì, recuperando dopo il calo di oltre il 2% registrato nella seduta precedente, con gli investitori tornati ad acquistare sui ribassi. L’attenzione resta inoltre rivolta ai prossimi segnali sulla traiettoria della politica monetaria della Federal Reserve.

    L’oro spot è salito dell’1,2% a 4.934,16 dollari l’oncia alle 00:58 ET (05:58 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti sono avanzati dell’1% a 4.954,91 dollari l’oncia.

    Gli scambi in Asia sono stati contenuti, con diversi importanti mercati regionali chiusi per le festività del Capodanno lunare, limitando i volumi e i movimenti di prezzo.

    Il metallo prezioso era sceso bruscamente martedì, quando il miglioramento del sentiment di mercato — alimentato da segnali di progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran — aveva ridotto la domanda di beni rifugio.

    Progressi nei colloqui USA-Iran; focus sui verbali della Fed

    Washington e Teheran avrebbero raggiunto un’intesa sui principali “principi guida” dei negoziati, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica e pesando sulla domanda di oro.

    Il precedente calo dell’oro è stato aggravato anche dal rafforzamento del dollaro, che rende il metallo più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute, oltre che dal ridimensionamento delle aspettative di un imminente taglio dei tassi negli Stati Uniti.

    L’indice del dollaro USA è salito dello 0,1% durante le ore asiatiche, dopo un incremento dello 0,3% nella seduta precedente.

    Gli investitori si sono mostrati prudenti in vista della pubblicazione, prevista più tardi in giornata, dei verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni su tempi e portata di un eventuale allentamento monetario.

    L’attenzione è inoltre rivolta al dato sull’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) di dicembre negli Stati Uniti, atteso venerdì, indicatore d’inflazione preferito dalla Fed e potenzialmente determinante per le aspettative sui tassi.

    Tassi di interesse più elevati tendono a penalizzare asset privi di rendimento come l’oro, mentre le prospettive di una politica monetaria più accomodante generalmente sostengono i prezzi.

    Metalli in rialzo; l’argento balza del 3%

    Anche altri metalli preziosi e industriali hanno registrato rialzi.

    L’argento è salito di quasi il 3% a 75,77 dollari l’oncia, mentre il platino è avanzato del 2% a 2.060,60 dollari l’oncia.

    I futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono aumentati dell’1% a 12.705,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno guadagnato lo 0,3% a 5,69 dollari la libbra.

  • Le Borse europee avanzano grazie ai risultati societari; l’inflazione nel Regno Unito cala nettamente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano grazie ai risultati societari; l’inflazione nel Regno Unito cala nettamente: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato lievi rialzi mercoledì, mentre gli investitori valutavano una nuova serie di trimestrali e i dati che mostrano un marcato rallentamento dell’inflazione nel Regno Unito.

    Alle 08:15 GMT, il DAX tedesco è salito dello 0,7%, il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,5% e il FTSE 100 di Londra è avanzato dello 0,5%.

    La stagione delle trimestrali sostiene il sentiment

    I mercati europei hanno seguito i modesti rialzi di Wall Street nella notte, nonostante persistano timori sulle valutazioni legate all’intelligenza artificiale e sul suo potenziale impatto sull’economia.

    La stagione delle trimestrali resta centrale per gli investitori. Finora i risultati sono stati generalmente positivi: circa il 60% delle società europee ha superato le attese sugli utili, rispetto a una media storica del 54% in un trimestre tipico, secondo i dati LSEG.

    Tra i titoli sotto osservazione, Glencore (LSE:GLEN) ha registrato un calo degli utili annuali, poiché i prezzi record del rame non sono stati sufficienti a compensare la flessione dei profitti nel business del carbone.

    BAE Systems (LSE:BA.) ha aumentato la remunerazione agli azionisti dopo aver ottenuto ordini record nel settore della difesa, sostenuti dall’incremento della spesa militare in Europa e negli Stati Uniti.

    Straumann Group (TG:QS51) ha superato le attese sui ricavi del quarto trimestre e riportato margini in linea con la guidance, ma ha segnalato che la crescita in Cina resta sotto pressione e che gli effetti valutari potrebbero pesare sugli utili riportati nel 2026.

    Castellum (AMEX:CTM) ha chiuso il quarto trimestre con una perdita netta a causa di svalutazioni immobiliari, mentre i ricavi derivanti dalla gestione immobiliare hanno continuato a crescere.

    L’inflazione nel Regno Unito rallenta

    I dati hanno mostrato che l’inflazione annuale nel Regno Unito è scesa in gennaio al livello più basso dallo scorso marzo, rafforzando le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Bank of England il mese prossimo.

    I prezzi al consumo sono aumentati del 3,0% su base annua, in calo rispetto al 3,4% di dicembre, secondo l’Office for National Statistics.

    Sebbene l’inflazione resti superiore all’obiettivo del 2% della BoE, la banca centrale prevede un rallentamento più marcato verso tale livello ad aprile, quando gli aumenti dello scorso anno delle bollette energetiche e di altre tariffe regolamentate usciranno dal confronto annuale.

    Gli investitori si aspettano in larga misura che la banca centrale riduca il tasso di riferimento al 3,5% a marzo, dopo una decisione molto combattuta a febbraio di mantenere invariati i tassi.

    Anche in Francia l’inflazione ha rallentato: i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,4% su base annua in gennaio, rispetto allo 0,7% del mese precedente.

    Il petrolio recupera terreno

    I prezzi del greggio sono saliti leggermente mercoledì dopo le forti perdite della sessione precedente, poiché segnali di progressi nei negoziati nucleari tra Stati Uniti e Iran hanno attenuato i timori di interruzioni dell’offerta.

    Il Brent è salito dello 0,5% a 67,74 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è avanzato dello 0,5% a 62,54 dollari. Martedì il Brent aveva perso quasi il 2% e il WTI l’1%.

    Secondo quanto riportato, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un’intesa su principi guida chiave durante i colloqui di martedì, alimentando le aspettative di un possibile accordo che potrebbe consentire un maggiore afflusso di petrolio iraniano sui mercati globali.

    I negoziati sono seguiti con attenzione dai mercati energetici, dato che l’Iran è un importante produttore di petrolio e si trova lungo lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto del consumo mondiale di petrolio ogni giorno.

  • Eni valuta il ritorno al trading di petrolio e gas, afferma l’AD

    Eni valuta il ritorno al trading di petrolio e gas, afferma l’AD

    Eni (BIT:ENI) sta valutando un possibile rientro nel trading di petrolio e gas con l’obiettivo di intercettare gli ingenti profitti che i concorrenti hanno realizzato sfruttando la volatilità dei mercati legata alle tensioni geopolitiche.

    L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha dichiarato mercoledì al Financial Times che Eni ha interrotto le attività di trading nel 2019, mentre altri grandi gruppi energetici hanno continuato a ottenere rendimenti significativi attraverso le loro divisioni dedicate.

    “BP, Shell, Total sono grandi trader e guadagnano miliardi da questo,” ha affermato Descalzi.

    Il CEO ha inoltre spiegato che la società ha avviato colloqui preliminari con diverse società di materie prime, tra cui Mercuria, per valutare la creazione di una joint venture focalizzata sulle attività di trading.

    Descalzi ha riconosciuto che il trading non rappresenta storicamente una competenza chiave del gruppo, sottolineando: “Non è nel nostro DNA. Non siamo molto commerciali. Così ho pensato che per diventare commerciali dobbiamo avere una partnership per capire il business.”

    Qualora il progetto venisse realizzato, Descalzi ha indicato che la nuova unità di trading sarebbe strutturata per operare in modo indipendente rispetto alle attività principali di Eni.