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  • Petrolio stabile mentre i mercati valutano i colloqui USA-Iran e un possibile aumento dell’offerta OPEC+

    Petrolio stabile mentre i mercati valutano i colloqui USA-Iran e un possibile aumento dell’offerta OPEC+

    I prezzi del petrolio sono rimasti sostanzialmente invariati lunedì, con gli investitori che bilanciano il potenziale impatto dei nuovi negoziati nucleari tra Stati Uniti e Iran con le attese di un possibile aumento della produzione da parte dell’OPEC+.

    Alle 09:10 GMT, i futures sul Brent erano in calo di 18 centesimi, pari allo 0,3%, a 67,52 dollari al barile. Il West Texas Intermediate statunitense scendeva di 17 centesimi a 62,72 dollari al barile.

    I volumi di scambio sono risultati contenuti, con i mercati in Cina, Corea del Sud e Taiwan chiusi per il Capodanno lunare, oltre alla festività del Presidents Day negli Stati Uniti.

    Entrambi i benchmark avevano chiuso la scorsa settimana in ribasso, con il Brent in calo di circa lo 0,5% e il WTI dell’1%, dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump secondo cui Washington potrebbe raggiungere un accordo con Teheran entro il prossimo mese.

    Un secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran è previsto per martedì a Ginevra, con al centro il programma nucleare iraniano e il tentativo di evitare una nuova escalation militare.

    Secondo quanto riportato domenica, un diplomatico iraniano avrebbe affermato che Teheran punta a un accordo nucleare con Washington che garantisca benefici economici a entrambe le parti, includendo investimenti nei settori energia e miniere, oltre all’acquisto di aeromobili.

    Allo stesso tempo, funzionari statunitensi hanno dichiarato a Reuters che Washington ha inviato una seconda portaerei nella regione e sta preparando piani di emergenza per una possibile campagna militare prolungata qualora i negoziati fallissero. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che eventuali attacchi sul territorio iraniano potrebbero portare a ritorsioni contro basi militari statunitensi.

    “Un aumento delle tensioni con l’Iran potrebbe spingere il Brent fino a 80 dollari al barile. Un allentamento delle tensioni lo riporterebbe verso i 60 dollari al barile”, hanno scritto gli analisti di SEB in una nota.

    Se da un lato i rischi geopolitici sostengono i prezzi, dall’altro l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i suoi alleati — noti come OPEC+ — stanno limitando l’entusiasmo rialzista. Secondo Reuters, il gruppo sarebbe orientato a riprendere gli aumenti della produzione a partire da aprile, nella riunione del 1° marzo, dopo una pausa di tre mesi.

  • Oro in lieve calo e argento in flessione mentre i mercati rivalutano le prospettive sui tassi USA

    Oro in lieve calo e argento in flessione mentre i mercati rivalutano le prospettive sui tassi USA

    I prezzi dell’oro hanno registrato un leggero ribasso lunedì, con l’argento anch’esso in calo, mentre gli investitori continuano a valutare le prospettive sui tassi d’interesse statunitensi dopo la pubblicazione degli ultimi dati sull’inflazione.

    Alle 04:25 ET (09:25 GMT), l’oro spot scendeva dello 0,6% a 5.015,40 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza aprile arretravano dello 0,2% a 5.035,25 dollari l’oncia.

    L’argento spot perdeva lo 0,9% a 77,230 dollari l’oncia, mentre il platino spot calava dell’1% a 2.057,10 dollari l’oncia.

    I metalli preziosi hanno mostrato un’elevata volatilità nelle ultime settimane, con forti oscillazioni dei prezzi, e sia oro sia argento restano al di sotto dei massimi toccati a fine gennaio.

    I volumi di scambio sono rimasti contenuti, complice la chiusura dei mercati in Cina, Corea del Sud e Stati Uniti.

    L’incertezza sui tassi alimenta la volatilità

    Oro e argento conservano parte dei guadagni della settimana precedente, sostenuti da acquisti sui ribassi e da un dollaro più debole. Anche le crescenti tensioni tra Washington e Teheran hanno rafforzato la domanda di beni rifugio.

    Tuttavia, i metalli continuano a scambiare ben al di sotto dei picchi di fine gennaio e hanno registrato movimenti irregolari mentre gli investitori cercano di orientarsi in un contesto di incertezza sulla politica monetaria della Federal Reserve.

    Le perdite di fine gennaio erano state innescate dalla nomina di Kevin Warsh da parte del presidente Donald Trump come successore di Jerome Powell alla guida della Fed, al termine del suo mandato a maggio.

    Warsh è stato percepito come meno incline a una politica monetaria accomodante, alimentando timori che le condizioni finanziarie negli Stati Uniti possano restare relativamente restrittive nei prossimi anni.

    “L’attenzione del mercato si sta gradualmente spostando sul potenziale impatto dei dazi, che non si è ancora pienamente manifestato nei dati economici e sull’inflazione, e permangono dubbi sulla futura credibilità della Fed. In un simile contesto aumenterà l’appetito degli investitori per asset reali come l’oro”, hanno scritto gli analisti di ANZ in una nota, aggiungendo che la loro visione di lungo periodo sull’oro resta ampiamente positiva.

    In arrivo verbali Fed e dati sull’inflazione

    L’attenzione degli operatori si concentra ora sui prossimi segnali dall’economia statunitense, a partire dalla pubblicazione dei verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve, prevista per mercoledì.

    I verbali dovrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’orientamento dei policymaker in materia di tassi, soprattutto in un momento in cui gli investitori valutano un possibile cambio di leadership alla banca centrale.

    Nel corso della settimana sarà inoltre diffuso l’indice dei prezzi PCE di dicembre, la misura d’inflazione preferita dalla Fed, che potrebbe influenzare le aspettative sull’andamento dei tassi nel lungo periodo.

    Sono attesi anche dati sul commercio estero e sulla produzione industriale degli Stati Uniti.

  • Bitcoin scende verso quota 68.000 dollari mentre il calo delle criptovalute entra nella quarta settimana

    Bitcoin scende verso quota 68.000 dollari mentre il calo delle criptovalute entra nella quarta settimana

    Il Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha registrato un ribasso lunedì, prolungando una fase negativa che dura ormai da quattro settimane consecutive, mentre l’incertezza sull’andamento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti continua a ridurre l’appetito per gli asset più rischiosi.

    La principale criptovaluta per capitalizzazione di mercato è arretrata dopo aver superato brevemente i 70.000 dollari nel fine settimana. Alle 00:58 ET il Bitcoin perdeva il 2,7% a 68.409,7 dollari.

    Strategy: nessun rischio di liquidazione fino a 8.000 dollari

    Strategy (NASDAQ:MSTR) — il maggiore detentore aziendale di Bitcoin al mondo — ha dichiarato domenica che sarà in grado di far fronte ai propri obblighi di debito anche in caso di un forte crollo del prezzo della criptovaluta.

    In un messaggio sui social media, la società ha affermato di poter “resistere a un calo del prezzo di $BTC fino a 8.000 dollari e di avere comunque attività sufficienti per coprire integralmente il nostro debito.”

    Strategy detiene attualmente 714.644 Bitcoin, acquistati attraverso una combinazione di emissioni di capitale e finanziamenti a lungo termine. La società, guidata dal sostenitore del Bitcoin Michael Saylor, ha continuato ad accumulare monete nelle ultime settimane nonostante la debolezza del mercato.

    Il Bitcoin ha ora perso circa il 50% del suo valore rispetto al massimo storico di circa 126.000 dollari registrato in ottobre. La criptovaluta è stata tra i principali asset speculativi colpiti dalle vendite, in un contesto di incertezza sul percorso dei tassi della Federal Reserve.

    Il prolungato calo aveva alimentato timori circa una possibile liquidazione di parte delle riserve di Strategy per far fronte ai debiti, ipotesi che Saylor ha tuttavia respinto più volte.

    A inizio febbraio, Strategy ha riportato una perdita di 12,4 miliardi di dollari nel trimestre di dicembre, rispetto a una perdita di 670,8 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. Al di là delle sue ingenti partecipazioni in Bitcoin, la società genera ricavi operativi relativamente limitati.

    Le altcoin seguono il Bitcoin al ribasso

    Anche il resto del mercato crypto ha registrato ribassi, seguendo l’andamento del Bitcoin.

    Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è scesa del 6,1% a 1.958,63 dollari, mentre XRP ha perso il 7,7% a 1,4575 dollari.

    BNB ha ceduto circa il 4%, mentre Solana e Cardano sono scese rispettivamente del 5,4% e del 6,2%.

    Tra le meme coin, Dogecoin è crollata dell’11,4%, mentre $TRUMP ha perso il 2,4%.

    Il sentiment sul comparto crypto rimane fragile da ottobre, con un rallentamento significativo dei flussi sia retail sia istituzionali. Parallelamente, l’impennata dei prezzi dell’oro e l’interesse per i metalli preziosi hanno attratto capitali lontano dagli asset digitali, con gli investitori orientati verso beni rifugio più tangibili.

  • Settimana festiva tra dati macro, trimestrali e nuovi colloqui USA-Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Settimana festiva tra dati macro, trimestrali e nuovi colloqui USA-Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati si preparano a una settimana di contrattazioni ridotta ma ricca di dati economici e risultati societari, mentre i negoziati tra Washington e Teheran mantengono alta l’attenzione sui mercati energetici. I prezzi del petrolio restano in range in vista dei colloqui in Svizzera, emergono nuove indiscrezioni su un’operazione nel settore media, mentre oro e Bitcoin arretrano.

    Wall Street chiusa per festività

    Le Borse statunitensi restano chiuse lunedì per festività, ma nei prossimi giorni sono attesi indicatori chiave e numerose trimestrali.

    Venerdì gli indici USA hanno chiuso contrastati. I dati di gennaio hanno mostrato un’inflazione più contenuta del previsto, rafforzando le aspettative di un possibile taglio dei tassi già a giugno da parte della Federal Reserve. In precedenza, però, un solido rapporto sul mercato del lavoro aveva alimentato l’ipotesi di un rinvio nella seconda metà dell’anno.

    Il Nasdaq ha continuato a soffrire per le preoccupazioni legate all’impatto dei nuovi modelli di intelligenza artificiale sui settori tecnologico e delle comunicazioni, oltre ai dubbi sui ritorni degli ingenti investimenti in infrastrutture AI.

    Venerdì sono attesi l’indice PCE di dicembre, misura d’inflazione seguita con attenzione dalla Fed, e la stima preliminare del PIL USA del quarto trimestre.

    Tra le società attese in settimana figurano Walmart Inc. (NYSE:WMT), Palo Alto Networks (NASDAQ:PANW), Analog Devices (NASDAQ:ADI) e Booking Holdings (NASDAQ:BKNG).

    Nuovo round di colloqui USA-Iran

    Stati Uniti e Iran terranno un secondo incontro in Svizzera sul dossier nucleare.

    Le tensioni restano elevate. Il presidente Donald Trump ha avvertito più volte Teheran di accettare un accordo o affrontare ulteriori azioni militari. Dal canto loro, funzionari iraniani hanno dichiarato la disponibilità a compromessi in cambio di un alleggerimento delle sanzioni.

    “Gli analisti di ING scrivono che “esiste ancora un ampio premio per il rischio incorporato nel mercato, data l’incertezza su come evolverà la situazione tra Stati Uniti e Iran”.”

    Il Brent si è mantenuto stabile a 67,72 dollari al barile.

    Nuove indiscrezioni su Warner Bros.

    Secondo Bloomberg, Warner Bros. Discovery (NASDAQ:WBD) starebbe valutando la riapertura dei negoziati con Paramount Skydance (NASDAQ:PSKY) dopo un miglioramento dell’offerta ostile, in competizione con Netflix Inc. (NASDAQ:NFLX).

    Oro e Bitcoin in calo

    L’oro è sceso sotto i 5.000 dollari l’oncia, mentre Bitcoin (COIN:BTCUSD) è arretrato a 68.624 dollari.

    Strategy (NASDAQ:MSTR) ha dichiarato di poter sostenere il debito anche con Bitcoin a 8.000 dollari: “siamo in grado di resistere a un calo del prezzo di $BTC fino a 8.000 dollari e di avere comunque attività sufficienti per coprire integralmente il nostro debito.”

  • Borse europee in lieve rialzo tra ottimismo sugli utili e scambi ridotti per le festività; riflettori sui minerari: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in lieve rialzo tra ottimismo sugli utili e scambi ridotti per le festività; riflettori sui minerari: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno aperto la settimana in moderato rialzo lunedì, sostenute da una stagione degli utili nel complesso positiva, anche se i volumi sono rimasti contenuti a causa delle festività in Asia e negli Stati Uniti.

    Intorno alle 08:02 GMT, il DAX tedesco guadagnava lo 0,4%, il CAC 40 francese lo 0,2% e il FTSE 100 britannico lo 0,2%.

    La stagione degli utili sostiene il sentiment

    L’attività è risultata limitata, con molti mercati asiatici chiusi per il Capodanno lunare e Wall Street ferma per il George Washington’s Birthday. Nonostante ciò, il clima sui mercati europei resta costruttivo, grazie a risultati societari superiori alle attese in un contesto economico che mostra segnali di graduale miglioramento.

    Secondo i dati LSEG, le società che rappresentano il 57% della capitalizzazione europea hanno già pubblicato i conti, registrando una crescita media degli utili del 3,9% nel quarto trimestre, rispetto a precedenti stime che indicavano una contrazione dell’1,1%. Il 60% delle aziende ha superato le attese degli analisti, contro una media storica del 54%.

    La giornata di lunedì è povera di risultati, ma nel corso della settimana sono attesi i conti dei principali gruppi minerari europei — Rio Tinto (LSE:RIO), Glencore (LSE:GLEN), Anglo American plc (LSE:AAL) e Antofagasta plc (LSE:ANTO) — in un contesto di prezzi dei metalli su nuovi massimi.

    Attenzione anche su Volkswagen AG (TG:VOW3), dopo indiscrezioni di Manager Magazin secondo cui il gruppo intende ridurre i costi del 20% su tutti i marchi entro il 2028.

    Negli Stati Uniti, i riflettori saranno puntati su Walmart Inc. (NASDAQ:WMT), che pubblicherà i risultati trimestrali giovedì, offrendo indicazioni sull’andamento dei consumi.

    Dati macro in arrivo

    Sul fronte macroeconomico, è attesa la produzione industriale dell’Eurozona di dicembre, prevista in calo dell’1,5% su base mensile.

    Nel Regno Unito, i prezzi richiesti per le nuove abitazioni sono rimasti sostanzialmente stabili a febbraio, con un lieve calo di 12 sterline a 368.019 sterline, dopo un aumento del 2,8% a gennaio, secondo Rightmove.

    In Asia, i dati sul PIL giapponese hanno deluso: l’economia è cresciuta dello 0,2% annualizzato nel quarto trimestre, contro attese dell’1,6%. Il dato potrebbe rafforzare la richiesta di ulteriori stimoli fiscali da parte del governo guidato dal primo ministro Sanae Takaichi.

    Petrolio stabile in attesa dei colloqui USA-Iran

    I prezzi del greggio sono rimasti sostanzialmente invariati in un mercato condizionato dalle festività, con l’attenzione rivolta ai nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran.

    Il Brent ha ceduto lo 0,1% a 67,66 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,1% a 62,68 dollari.

    Entrambi i contratti avevano già perso tra lo 0,5% e l’1% la scorsa settimana dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva ipotizzato un possibile accordo con Teheran entro un mese.

    Un secondo round di negoziati è previsto martedì a Ginevra, nel tentativo di affrontare la lunga disputa sul programma nucleare iraniano.

  • Sanlorenzo registra ordini solidi nel quarto trimestre, ricavi in linea con le attese

    Sanlorenzo registra ordini solidi nel quarto trimestre, ricavi in linea con le attese

    Sanlorenzo SpA (BIT:SL) ha chiuso il 2025 con un quarto trimestre caratterizzato da una buona dinamica degli ordini, riportando un order intake pari a 253 milioni di euro, in crescita del 10,1% su base annua e circa il 5% sopra le stime degli analisti. Il portafoglio ordini netto si è così attestato a 1,002 miliardi di euro.

    I ricavi netti da nuovi yacht nel quarto trimestre hanno raggiunto 270 milioni di euro, in aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente e sostanzialmente in linea con le attese del mercato. L’EBITDA si è attestato a 53 milioni di euro, con un margine del 19,5%, leggermente superiore al consenso del 19,1%.

    Per l’intero esercizio 2025, Sanlorenzo ha registrato ricavi netti da nuovi yacht pari a 960 milioni di euro, in crescita del 3,2% rispetto al 2024 e in linea con la guidance aziendale. Il margine EBITDA annuale si è attestato al 18,8%, leggermente al di sopra del target del 18,7%.

    A livello di divisioni, il segmento Yacht ha generato nel quarto trimestre ricavi per 146 milioni di euro, in aumento dell’8,2% su base annua. Le divisioni Superyachts e Bluegame hanno mostrato un rallentamento, con ricavi pari rispettivamente a 74 milioni (-10%) e 20 milioni (-14%). Nautor Swan ha contribuito con 30 milioni di euro nel periodo.

    Sul piano geografico, l’Europa ha registrato ricavi per 141 milioni di euro (-19,7%), mentre le Americhe sono cresciute del 26,2% a 59 milioni. L’area APAC ha segnato un incremento del 52,5% a 25 milioni di euro, e il Medio Oriente e Africa hanno raddoppiato i ricavi a 46 milioni.

    Il management ha indicato un avvio positivo del 2026, sostenuto dal successo dei saloni nautici di Düsseldorf e Miami, con un order intake di gennaio superiore ai livelli di gennaio 2025 e gennaio 2024.

    Il portafoglio ordini complessivo ammonta a 1,002 miliardi di euro, di cui 618 milioni previsti in consegna nel 2026 e 384 milioni programmati per il 2027 e oltre.

  • UniCredit al centro dell’attenzione degli analisti dopo i risultati 2025 e il piano “Unlimited”

    UniCredit al centro dell’attenzione degli analisti dopo i risultati 2025 e il piano “Unlimited”

    UniCredit (BIT:UCG) continua a essere osservata da vicino dalle case di investimento dopo la pubblicazione dei risultati 2025 e l’aggiornamento della guidance 2026, accompagnati dal lancio del nuovo piano strategico “Unlimited”.

    Secondo i dati di consenso, 12 dei 18 analisti che coprono il titolo esprimono una raccomandazione buy o equivalente, confermando un orientamento complessivamente positivo.

    I target price mostrano tuttavia una notevole dispersione, segno di valutazioni differenti sul potenziale di crescita della banca. Il prezzo obiettivo più elevato si avvicina a 95,5 euro, mentre il più basso è intorno a 57 euro, a fronte di una quotazione attuale di 72,30 euro (+1,30%). Anche Barclays ribadisce il giudizio buy con target compresi tra 88 e 90 euro, rafforzando il sentiment favorevole sul titolo.

    Deutsche Bank ha rivisto al rialzo il target da 64 a 77 euro, mantenendo però la raccomandazione hold. L’aggiornamento riflette una revisione delle stime sull’utile netto 2026 in linea con le attese di mercato. L’istituto evidenzia inoltre che i target al 2028 risultano circa il 10% superiori al consenso, pur senza spingersi verso una raccomandazione più aggressiva. La posizione di Deutsche Bank appare quindi improntata a un cauto ottimismo, riconoscendo i progressi del piano ma attendendo ulteriori conferme prima di migliorare il giudizio.

    Un tono più costruttivo arriva da Keefe, Bruyette & Woods, che ha alzato il prezzo obiettivo da 78,22 a 86,78 euro confermando la raccomandazione outperform. Gli analisti sottolineano la solidità dell’impostazione strategica di lungo periodo e hanno rivisto al rialzo le stime sull’utile per azione: +3% per il 2026, +2% per il 2027 e +4% per il 2028. Le revisioni riflettono la convinzione che UniCredit stia migliorando la qualità degli utili e la solidità operativa, con un percorso di crescita più sostenibile nel tempo.

    La visione più ottimista è quella di Goldman Sachs, che ha incrementato il target price da 85,7 a 91,7 euro, ribadendo il giudizio buy. Alla base della decisione vi sono l’aggiornamento delle stime sugli utili dopo i conti del quarto trimestre 2025, le attese di crescita del margine di interesse — elemento chiave per la redditività bancaria — e una riduzione dei costi più rapida del previsto. Secondo Goldman Sachs, l’accelerazione dell’efficienza operativa e la maggiore visibilità sui flussi di ricavi giustificano una valutazione significativamente superiore ai livelli attuali.

  • Eni avanza con l’allentamento delle sanzioni in Venezuela e una nuova scoperta in Angola

    Eni avanza con l’allentamento delle sanzioni in Venezuela e una nuova scoperta in Angola

    Eni (BIT:ENI) beneficia di un doppio sviluppo positivo, tra il via libera al ritorno operativo in Venezuela e una nuova scoperta petrolifera offshore in Angola.

    La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno alleggerito le restrizioni sul settore energetico venezuelano, rilasciando due licenze generali che consentono ad alcune major internazionali – tra cui Eni, Chevron, BP, Shell e Repsol – di riprendere attività petrolifere e del gas nel Paese membro dell’OPEC e di stipulare nuovi contratti di investimento. Restano tuttavia vietate operazioni che coinvolgano entità russe, iraniane o cinesi, o società a esse collegate.

    In Borsa a Milano, il titolo Eni ha aperto in lieve rialzo per poi virare in territorio negativo, scambiando intorno a 18,12 euro.

    Per Eni, “l’elemento centrale resta il recupero dei crediti e la normalizzazione dei flussi commerciali, mentre eventuali aumenti di produzione richiederanno tempi più lunghi”, sottolineano gli analisti di Equita. Nel 2024, la quota di produzione del gruppo in Venezuela è stata pari a 62 mila barili equivalenti al giorno, circa il 3,5% dei volumi upstream. Alla fine di giugno 2025, l’esposizione creditizia nominale verso PDVSA (inclusa quella della joint venture Cardon IV) ammontava a circa 2,3 miliardi di dollari, con un valore contabile di 0,9 miliardi.

    Nel fine settimana, Eni ha inoltre confermato una rilevante scoperta petrolifera nel pozzo esplorativo Algaita-01, nel blocco 15/06 offshore Angola, a circa 18 chilometri dalla FPSO Olombendo. Le stime preliminari indicano un volume in posto di circa 500 milioni di barili.

    Il pozzo, avviato il 10 gennaio 2026 e perforato dalla piattaforma Saipem 12000 in una profondità d’acqua di 667 metri, ha intercettato arenarie contenenti idrocarburi in diversi intervalli del Miocene superiore, caratterizzate da eccellenti proprietà petrofisiche. Una campagna completa di acquisizione dati, inclusi campionamenti di fluidi, ha confermato la qualità del reservoir e delle caratteristiche dei fluidi. La presenza di infrastrutture produttive già esistenti nelle vicinanze rafforza ulteriormente il valore della scoperta e ne migliora le prospettive di sviluppo.

    Il blocco 15/06 è operato da Azule Energy (36,84%), in partnership con SSI (26,32%) e Sonangol E&P (36,84%). Azule Energy è controllata al 50% da Eni e al 50% da bp, e questo risultato consolida ulteriormente la solidità del portafoglio upstream del gruppo in Angola.

    Equita mantiene la raccomandazione “buy” con un target price di 18 euro, stimando che “calcoliamo un valore netto per Eni di circa 70-90 milioni di euro derivante dalla scoperta”.

    Secondo SIM si tratta di una “doppia notizia positiva: da un lato il rafforzamento della pipeline upstream a basso rischio in Angola, dall’altro la riapertura di un’opzione strategica di lungo termine in Venezuela con migliori possibilità di recupero del debito”.

  • Borsa di Milano in rialzo in apertura, rimbalzo delle banche mentre le utility restano sotto pressione

    Borsa di Milano in rialzo in apertura, rimbalzo delle banche mentre le utility restano sotto pressione

    Il principale indice azionario italiano ha aperto la seduta in moderato rialzo lunedì, dopo le forti perdite registrate a fine della scorsa settimana.

    Con Wall Street chiusa per il Presidents’ Day (George Washington Birthday) e i mercati cinesi fermi fino al 23 febbraio per il Capodanno lunare, si prevede una giornata caratterizzata da volumi più contenuti. Intorno alle 9:35 il FTSE MIB segnava un progresso dello 0,42%.

    Il comparto bancario ha guidato il recupero, rimbalzando dopo il calo di venerdì. UniCredit (BIT:UCG) guadagnava il 2%, mentre Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) saliva dell’1%. In rialzo anche Mediobanca (BIT:MB), +2,4%, e la controllante Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), +2%.

    Al contrario, il settore utility ha proseguito la fase di debolezza in attesa dei dettagli del decreto governativo volto a contenere i prezzi dell’energia, atteso per mercoledì. Enel (BIT:ENEL) e A2A (BIT:A2A) cedevano l’1,6%, mentre Iren (BIT:IRE) arretrava dello 0,3%, ERG (BIT:ERG) dell’1,2% e Hera Group (BIT:HER) dello 0,5%.

    Proseguivano le vendite anche su Interpump Group (BIT:IP), in calo dell’1,6% dopo il crollo del 18% registrato venerdì. Il ribasso era seguito alla pubblicazione dei risultati 2025, leggermente inferiori alle attese, e a una guidance per il 2026 giudicata deludente. Kepler Cheuvreux ha rivisto il rating a “hold” da “buy” e ridotto il target price a 45 euro da 52.

    EuroGroup Laminations (BIT:EGLA) non riusciva a fare prezzo in avvio, indicata in calo del 50%, dopo aver annunciato la risoluzione degli accordi comunicati il 28 luglio tra l’azionista di riferimento Ems e FountainVest.

    In controtendenza Sanlorenzo (BIT:SL), che balzava del 4,8% dopo la diffusione dei risultati 2025.

  • Oro e argento in calo dopo solidi dati sul lavoro USA che riducono le attese di tagli dei tassi

    Oro e argento in calo dopo solidi dati sul lavoro USA che riducono le attese di tagli dei tassi

    I prezzi di oro e argento sono scesi nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, dopo che dati sull’occupazione statunitense superiori alle attese hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Le perdite sono state tuttavia contenute dalla persistente domanda di beni rifugio.

    Nonostante il calo, i metalli preziosi hanno mantenuto gran parte dei guadagni settimanali, sostenuti da un dollaro complessivamente più debole e dalle continue tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    L’oro spot è sceso dello 0,7% a 5.051,26 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile hanno perso lo 0,5% a 5.072,04 dollari l’oncia alle 01:36 ET (06:36 GMT). L’argento spot ha ceduto l’1,3% a 83,2505 dollari l’oncia e il platino spot è sceso dell’1,6% a 2.107,30 dollari l’oncia.

    Dollaro in rialzo dopo payrolls robusti

    La flessione dell’oro è seguita alla pubblicazione dei dati sui nonfarm payrolls statunitensi, risultati più forti del previsto per gennaio. Il dato ha evidenziato la resilienza del mercato del lavoro, riducendo le scommesse su ulteriori tagli dei tassi da parte della Fed.

    Secondo il CME FedWatch, i mercati attribuiscono ora una probabilità del 94,1% che la Fed mantenga i tassi invariati a marzo e del 78% che faccia lo stesso ad aprile.

    Il dato ha inoltre sostenuto un rimbalzo del dollaro, penalizzando i metalli denominati in valuta statunitense.

    Tuttavia, il biglietto verde si è stabilizzato durante la sessione asiatica e resta sotto pressione su base settimanale, anche per effetto del rafforzamento dello yen giapponese. Gli analisti di OCBC hanno osservato che per un recupero duraturo del dollaro serviranno ulteriori segnali di solidità dell’economia USA.

    “I freni strutturali — l’incertezza sulla successione alla Fed e i più ampi rischi legati alla politica statunitense — significano che il dollaro avrà bisogno di ulteriori sorprese positive nei prossimi dati per sostenere qualsiasi rimbalzo”, hanno affermato gli analisti di OCBC.

    I mercati dei metalli preziosi restano comunque volatili in un contesto di incertezza sulla politica monetaria americana.

    Inflazione USA e tensioni con l’Iran sotto i riflettori

    Gli investitori attendono ora l’indice dei prezzi al consumo di gennaio, in uscita venerdì. Inflazione e mercato del lavoro restano i principali fattori considerati dalla Fed nelle decisioni sui tassi.

    Sono attesi anche i dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione.

    Nel frattempo, le tensioni geopolitiche continuano a sostenere la domanda di beni rifugio. Sebbene Washington e Teheran abbiano segnalato alcuni progressi nei colloqui sul nucleare, gli Stati Uniti starebbero preparando l’invio di una seconda portaerei in Medio Oriente.

    Il presidente Donald Trump ha inoltre ribadito la richiesta che l’Iran accetti un accordo con Washington e ha incontrato mercoledì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.