I prezzi di oro e argento sono scesi nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, dopo che dati sull’occupazione statunitense superiori alle attese hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Le perdite sono state tuttavia contenute dalla persistente domanda di beni rifugio.
Nonostante il calo, i metalli preziosi hanno mantenuto gran parte dei guadagni settimanali, sostenuti da un dollaro complessivamente più debole e dalle continue tensioni tra Stati Uniti e Iran.
L’oro spot è sceso dello 0,7% a 5.051,26 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile hanno perso lo 0,5% a 5.072,04 dollari l’oncia alle 01:36 ET (06:36 GMT). L’argento spot ha ceduto l’1,3% a 83,2505 dollari l’oncia e il platino spot è sceso dell’1,6% a 2.107,30 dollari l’oncia.
Dollaro in rialzo dopo payrolls robusti
La flessione dell’oro è seguita alla pubblicazione dei dati sui nonfarm payrolls statunitensi, risultati più forti del previsto per gennaio. Il dato ha evidenziato la resilienza del mercato del lavoro, riducendo le scommesse su ulteriori tagli dei tassi da parte della Fed.
Secondo il CME FedWatch, i mercati attribuiscono ora una probabilità del 94,1% che la Fed mantenga i tassi invariati a marzo e del 78% che faccia lo stesso ad aprile.
Il dato ha inoltre sostenuto un rimbalzo del dollaro, penalizzando i metalli denominati in valuta statunitense.
Tuttavia, il biglietto verde si è stabilizzato durante la sessione asiatica e resta sotto pressione su base settimanale, anche per effetto del rafforzamento dello yen giapponese. Gli analisti di OCBC hanno osservato che per un recupero duraturo del dollaro serviranno ulteriori segnali di solidità dell’economia USA.
“I freni strutturali — l’incertezza sulla successione alla Fed e i più ampi rischi legati alla politica statunitense — significano che il dollaro avrà bisogno di ulteriori sorprese positive nei prossimi dati per sostenere qualsiasi rimbalzo”, hanno affermato gli analisti di OCBC.
I mercati dei metalli preziosi restano comunque volatili in un contesto di incertezza sulla politica monetaria americana.
Inflazione USA e tensioni con l’Iran sotto i riflettori
Gli investitori attendono ora l’indice dei prezzi al consumo di gennaio, in uscita venerdì. Inflazione e mercato del lavoro restano i principali fattori considerati dalla Fed nelle decisioni sui tassi.
Sono attesi anche i dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione.
Nel frattempo, le tensioni geopolitiche continuano a sostenere la domanda di beni rifugio. Sebbene Washington e Teheran abbiano segnalato alcuni progressi nei colloqui sul nucleare, gli Stati Uniti starebbero preparando l’invio di una seconda portaerei in Medio Oriente.
Il presidente Donald Trump ha inoltre ribadito la richiesta che l’Iran accetti un accordo con Washington e ha incontrato mercoledì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.








