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  • Futures di Wall Street in rialzo mentre scendono petrolio e rendimenti dei Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures di Wall Street in rialzo mentre scendono petrolio e rendimenti dei Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicavano un’apertura in forte rialzo giovedì, mentre i prezzi del petrolio e i rendimenti dei Treasury arretravano dopo le vendite registrate a Wall Street nella parte finale della seduta precedente, in seguito all’ultimo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve.

    Il possibile rimbalzo arriva dopo una seduta negativa mercoledì, durante la quale il Dow Jones Industrial Average ha chiuso ai minimi degli ultimi tre mesi e l’S&P 500 ha registrato il livello di chiusura più basso da oltre un mese.

    Gli investitori valutavano il calo dei prezzi dell’energia e dei rendimenti obbligazionari insieme alla prospettiva di ulteriori interventi restrittivi da parte della Federal Reserve.

    Il petrolio statunitense scende sotto i 100 dollari al barile

    I futures sul greggio statunitense hanno perso il 2,5% giovedì, scendendo sotto i 100 dollari al barile e proseguendo la flessione di oltre il 3% registrata nella seduta precedente.

    Il ribasso ha seguito le notizie sulle misure adottate dall’Arabia Saudita per limitare le interruzioni dell’approvvigionamento dopo la chiusura del suo importante oleodotto East-West.

    Il calo del petrolio ha contribuito ad attenuare alcune preoccupazioni sull’inflazione alimentata dai costi energetici, creando un contesto più favorevole per i futures azionari.

    Anche i rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti. Il rendimento del titolo di riferimento a 10 anni è sceso dopo aver terminato la seduta di mercoledì sostanzialmente invariato.

    La flessione simultanea dei prezzi del greggio e dei rendimenti obbligazionari ha contribuito a migliorare il clima nelle contrattazioni precedenti all’apertura.

    Il Dow chiude ai minimi da tre mesi dopo le vendite nel finale

    Mercoledì le azioni statunitensi avevano inizialmente guadagnato terreno, con gli investitori tornati ad acquistare titoli dopo le perdite delle due sedute precedenti.

    Tuttavia, i principali indici hanno invertito la rotta nella parte finale della giornata, dopo l’annuncio della decisione di politica monetaria della Federal Reserve e la conferenza stampa del presidente Kevin Warsh.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 631,21 punti, pari all’1,2%, chiudendo a 51.461,90 punti, il livello più basso degli ultimi tre mesi.

    L’S&P 500 è sceso di 33,92 punti, ovvero dello 0,5%, a 7.551,81 punti, registrando la chiusura più bassa da oltre un mese.

    Il Nasdaq Composite ha riportato una perdita più contenuta, cedendo 3,15 punti, meno dello 0,1%, a 25.978,42 punti.

    Tutti e tre gli indici hanno terminato la seduta in territorio negativo dopo aver annullato i guadagni iniziali.

    La Federal Reserve alza i tassi al 3,75%-4%

    La Federal Reserve ha aumentato di 25 punti base l’intervallo obiettivo del tasso di riferimento, portandolo al 3,75%-4%. Si tratta del primo rialzo da luglio 2023.

    La banca centrale ha dichiarato che l’inflazione rimane elevata e che l’aumento dei tassi mira a favorire un ritorno più tempestivo verso l’obiettivo del 2%.

    Le proiezioni economiche aggiornate hanno indicato che la maggioranza dei funzionari della Fed prevede tassi superiori al 4% entro la fine del 2026, suggerendo almeno un ulteriore aumento nel corso dell’anno.

    Le vendite si sono intensificate durante la conferenza stampa successiva alla riunione, quando Warsh ha sottolineato la persistenza dell’inflazione.

    “La nostra attenzione principale è rivolta alla stabilità dei prezzi, uno dei due obiettivi del nostro mandato. Il dato di fatto è che l’inflazione è troppo elevata e lo è da troppo tempo”, ha dichiarato Warsh.

    “I dati sull’inflazione di questa estate non mi indicano che le tendenze di fondo siano migliorate in modo significativo.”

    Le dichiarazioni hanno rafforzato le aspettative che la politica monetaria possa rimanere restrittiva nonostante il recente calo dei prezzi del petrolio.

    I titoli dei servizi petroliferi e bancari guidano i ribassi

    Mercoledì i titoli legati all’energia hanno perso terreno insieme ai prezzi del greggio.

    Il Philadelphia Oil Service Index è sceso del 3,1%, raggiungendo il livello infragiornaliero più basso da oltre un mese.

    Anche i titoli bancari hanno registrato perdite consistenti, con il KBW Bank Index in calo del 2,9% e in chiusura ai minimi degli ultimi due mesi.

    Le azioni dei settori dell’intermediazione finanziaria, dell’edilizia residenziale e dell’oro hanno subito pressioni nella parte finale della seduta, contribuendo all’inversione di tendenza del mercato.

    I rialzi dei futures di giovedì indicavano la possibilità di un rimbalzo in apertura, anche se l’andamento degli scambi restava legato agli sviluppi dei mercati energetici, ai rendimenti dei Treasury e alle aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

  • Borse europee in rialzo mentre scendono petrolio e rendimenti dei Treasury USA: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo mentre scendono petrolio e rendimenti dei Treasury USA: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato un rialzo giovedì, proseguendo i guadagni della seduta precedente grazie al calo dei prezzi del petrolio e alla stabilizzazione dei mercati obbligazionari dopo l’aumento dei tassi di interesse deciso mercoledì dalla Federal Reserve.

    I futures sul Brent sono scesi verso i 104 dollari al barile, proseguendo la flessione dopo che le notizie su ulteriori spedizioni di greggio saudita attraverso l’Oman hanno contribuito ad attenuare i timori di interruzioni dell’offerta.

    Anche i rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti durante le contrattazioni europee, mentre gli investitori valutavano l’impegno della Federal Reserve nel contenere l’inflazione dopo l’ultimo rialzo dei tassi.

    La Banca d’Inghilterra mantiene i tassi al 3,75%

    Giovedì la Banca d’Inghilterra ha lasciato invariato il tasso di riferimento al 3,75%, nonostante le preoccupazioni per la persistenza dell’inflazione.

    Il Comitato di politica monetaria ha votato con sei membri favorevoli e tre contrari al mantenimento del tasso attuale.

    Catherine Mann, Megan Greene e Huw Pill si sono espressi a favore di un aumento di 25 punti base.

    La decisione è arrivata mentre i mercati europei continuavano a valutare le implicazioni delle scelte di politica monetaria negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

    Il DAX guida i rialzi dei principali indici europei

    Il DAX tedesco è salito dell’1%, mentre il FTSE 100 britannico e il CAC 40 francese hanno guadagnato entrambi lo 0,8%.

    I progressi hanno coinciso con il calo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, creando un contesto più favorevole per le azioni dopo la volatilità registrata nella seduta precedente sul mercato obbligazionario.

    Anche diversi sviluppi societari hanno influenzato gli scambi sui mercati europei.

    Bayer, Next e Wizz Air avanzano dopo gli aggiornamenti societari

    Il gruppo farmaceutico tedesco Bayer (TG:BAYN) ha registrato un lieve rialzo dopo che la Food and Drug Administration statunitense ha approvato Kerendia per gli adulti affetti da diabete di tipo 1 e malattia renale cronica.

    Anche il rivenditore britannico di abbigliamento e articoli per la casa Next (LSE:NXT) ha guadagnato terreno dopo aver comunicato un miglioramento degli utili del primo semestre e aver alzato le previsioni sull’utile per l’intero esercizio.

    Le azioni di Wizz Air Holdings (LSE:WIZZ) sono avanzate dopo che la compagnia aerea low cost ha aumentato le proprie previsioni sui ricavi per posto-chilometro disponibile (RASK) per il secondo trimestre.

    La società ha inoltre illustrato la propria strategia di medio termine fino all’esercizio 2030, fissando obiettivi di ricavi pari a 10 miliardi di euro e di margine sull’utile prima di interessi e imposte (EBIT) del 10%.

    Volvo Car sale grazie ai piani sui veicoli elettrificati; Bilfinger arretra

    Le azioni di Volvo Car (TG:8JO1) sono salite dopo che la casa automobilistica svedese ha annunciato l’intenzione di introdurre 13 nuovi veicoli elettrificati adattati ai mercati regionali entro la fine del 2030.

    La società ha descritto il programma come la più ampia iniziativa di lancio di nuovi prodotti della propria storia.

    Al contrario, il fornitore di servizi industriali Bilfinger (TG:GBF) ha registrato un forte calo dopo aver ridotto le previsioni sui ricavi per il 2026.

    L’andamento divergente dei titoli ha rispecchiato le reazioni degli investitori ai singoli annunci societari, in un contesto di rialzi più generalizzati sui mercati azionari europei.

  • Danieli sale dopo l’avvio della copertura di Jefferies con raccomandazione Buy e target a 75 euro

    Danieli sale dopo l’avvio della copertura di Jefferies con raccomandazione Buy e target a 75 euro

    Le azioni Danieli & C Officine Meccaniche (BIT:DAN) hanno guadagnato oltre il 4% dopo che Jefferies ha avviato mercoledì la copertura sul produttore italiano di impianti siderurgici con una raccomandazione “Buy” e un prezzo obiettivo di 75 euro.

    La banca d’investimento ha citato l’esposizione di Danieli ai progetti europei di decarbonizzazione dell’acciaio, sostenendo che lo sconto di valutazione rispetto alle società tecnologiche comparabili non sia giustificato dalle prospettive dell’azienda.

    Jefferies ha osservato che Danieli tratta con uno sconto di circa il 70% rispetto ai concorrenti tecnologici, nonostante la sua posizione nel mercato degli impianti siderurgici integrati.

    Secondo gli analisti, Danieli è una delle sole tre aziende al mondo in grado di fornire sistemi completi per la produzione di acciaio, comprendenti riduzione diretta, forni elettrici ad arco, colata, laminazione, automazione e controllo digitale dei processi.

    La decarbonizzazione dell’acciaio europeo potrebbe sostenere la domanda di impianti

    Jefferies stima che entro il 2030 l’Europa potrebbe aver bisogno di una nuova capacità produttiva di acciaio a basse emissioni compresa tra 40 e 50 milioni di tonnellate.

    La banca prevede che Danieli possa beneficiare degli investimenti negli impianti necessari per sostituire o modernizzare i processi siderurgici esistenti.

    Jefferies ha inoltre individuato opportunità al di fuori dell’Europa, che attualmente rappresenta circa il 27% dei ricavi del gruppo Danieli.

    Tra le potenziali fonti di domanda figurano il rientro delle attività manifatturiere negli Stati Uniti, gli investimenti nella tecnologia di riduzione diretta in Medio Oriente e Nord Africa e l’espansione della capacità siderurgica in India.

    L’India punta a raggiungere una capacità produttiva di acciaio grezzo di 300 milioni di tonnellate entro il 2035, rappresentando un ulteriore mercato potenziale per gli impianti e i servizi di ingegneria di Danieli.

    Jefferies evidenzia lo sconto di valutazione e la posizione di cassa

    Secondo Jefferies, Danieli tratta a circa 3,2 volte il rapporto tra valore d’impresa e margine operativo lordo (EV/EBITDA) stimato per l’esercizio 2027, rispetto a una media ponderata dei concorrenti di 11,2 volte.

    La banca attribuisce gran parte del divario di valutazione al flottante di circa il 20%, alla struttura azionaria a doppia classe e al controllo familiare della società.

    Nella propria valutazione, Jefferies ha assegnato alla divisione Plantmaking di Danieli un multiplo pari a nove volte l’EV/EBITDA stimato per l’esercizio 2027.

    Il dato si confronta con una media di 12,9 volte per le società comparabili attive nelle tecnologie di processo e nell’ingegneria. Il multiplo inferiore riflette le dimensioni più contenute e i margini più bassi di Danieli.

    La divisione ABS Steelmaking è stata valutata a 5,5 volte l’EV/EBITDA, in linea con i produttori siderurgici europei.

    La valutazione complessiva ha prodotto un valore d’impresa stimato di 4,25 miliardi di euro e un valore del capitale proprio equivalente a circa 90 euro per azione.

    Dopo aver applicato uno sconto di liquidità del 15%, Jefferies ha fissato il proprio prezzo obiettivo a 75 euro.

    Portafoglio ordini e liquidità netta sostengono la posizione finanziaria

    Jefferies ha evidenziato il portafoglio ordini di Danieli, pari a circa 6 miliardi di euro, e la posizione di cassa netta superiore a 2 miliardi di euro come fattori che potrebbero contribuire a ridurre i rischi finanziari e quelli legati all’esecuzione dei progetti.

    Gli analisti hanno inoltre osservato che gli anticipi versati dai clienti nell’ambito dei contratti di ingegneria e approvvigionamento determinano un capitale circolante fortemente negativo, sostenendo il flusso di cassa libero della società.

    Nell’esercizio 2025, Danieli ha registrato ricavi per 4,20 miliardi di euro e un EBITDA di 437,8 milioni di euro.

    Jefferies ha delineato uno scenario ribassista con un valore di 45 euro per azione e uno scenario rialzista con una valutazione di 95 euro per azione.

    La valutazione più elevata presuppone una riduzione dello sconto di liquidità e multipli di mercato più vicini a quelli delle società comparabili.

  • Moncler guida il FTSE MIB dopo l’upgrade di Bernstein, in attesa dei risultati trimestrali

    Moncler guida il FTSE MIB dopo l’upgrade di Bernstein, in attesa dei risultati trimestrali

    Moncler (BIT:MONC) si è portata in testa al FTSE MIB nelle prime ore di contrattazione, sostenuta dalle valutazioni degli analisti in vista della pubblicazione dei risultati del terzo trimestre, prevista per il 21 ottobre.

    Dopo circa due ore di scambi, il titolo guadagnava il 2,80% a 45,11 euro, risultando il migliore dell’indice e tornando sui livelli della settimana precedente.

    Nonostante il rialzo di giovedì, le azioni Moncler rimanevano in calo di circa il 17% rispetto ai 54,72 euro registrati all’inizio del 2026.

    Bernstein alza la raccomandazione a Outperform

    Bernstein ha migliorato la raccomandazione su Moncler da “Market Perform” a “Outperform”, confermando il prezzo obiettivo di 57,50 euro.

    L’analista Luca Solca ha individuato opportunità di crescita nelle Americhe, in particolare attraverso lo sviluppo della linea Grenoble, oltre alle prospettive di rilancio di Stone Island.

    Secondo Bernstein, questi fattori potrebbero compensare il rallentamento della collezione principale di Moncler e la stagionalità del business.

    La società di analisi ha inoltre evidenziato la qualità del rendimento del capitale del gruppo, considerandola uno dei suoi elementi distintivi.

    JPMorgan ha intanto confermato la raccomandazione “Overweight” e il prezzo obiettivo di 70 euro.

    La banca ha ridotto le stime sui ricavi per tenere conto dei recenti dati settoriali e dell’andamento dei cambi, continuando tuttavia a definire Moncler una società di “alta qualità”.

    Equita prevede ricavi più deboli nel terzo trimestre

    Equita si aspetta che i risultati del terzo trimestre riflettano il peggioramento delle condizioni del settore del lusso durante l’estate, in particolare a causa del rallentamento economico in Cina e negli Stati Uniti.

    In vista della pubblicazione dei risultati del 21 ottobre, la società prevede ricavi di gruppo pari a circa 600 milioni di euro.

    La cifra rappresenterebbe una flessione del 2,6% su base annua a cambi correnti e un andamento sostanzialmente stabile a cambi costanti, rispetto alla crescita del 4% registrata nel secondo trimestre.

    Per il marchio Moncler, Equita stima ricavi di circa 496 milioni di euro, in calo dell’1% a cambi costanti.

    Le vendite dirette al consumatore (DTC) dovrebbero diminuire dell’1% su base annua, rispetto alla crescita del 3% nel secondo trimestre e dell’1% nel trimestre precedente.

    La previsione è inferiore al consenso di mercato, che indica una crescita del 3,5%.

    Secondo Equita, luglio e agosto hanno confermato le tendenze negative già osservate a giugno, in un contesto ancora influenzato dagli acquisti legati al turismo.

    La spesa dei clienti asiatici in Europa è risultata particolarmente debole. Anche Cina e Stati Uniti hanno registrato un rallentamento rispetto ai periodi precedenti, soprattutto nelle città secondarie, dove la presenza del marchio è meno consolidata.

    Equita ritiene tuttavia che Moncler continui a registrare risultati relativamente migliori rispetto a molti concorrenti tra i consumatori cinesi, con tendenze leggermente positive a fronte delle flessioni rilevate da diversi operatori del settore.

    La società ha inoltre individuato una tenuta delle vendite negli altri mercati asiatici e nelle principali città statunitensi, insieme ai primi segnali di miglioramento all’inizio di settembre.

    Per Stone Island attesa una crescita dei ricavi del 4%

    Equita prevede per Stone Island ricavi trimestrali di circa 103 milioni di euro, in aumento del 4% a cambi costanti.

    Anche le vendite DTC dovrebbero crescere del 4%, rispetto al 15% registrato nel secondo trimestre.

    Il rallentamento previsto è attribuito principalmente al mercato europeo, dove Stone Island ha ridotto in misura significativa gli sconti di fine stagione.

    Equita ha osservato che le vendite DTC a prezzo pieno sono rimaste solide, anche in occasione del lancio delle nuove collezioni.

    Equita riduce le stime per il 2026 e il 2027

    Alla luce del peggioramento delle condizioni commerciali nel terzo trimestre, Equita ha rivisto al ribasso le proprie previsioni per l’intero 2026.

    La società ha ridotto dello 0,5% la stima sui ricavi del gruppo e dell’1% quella sull’utile prima di interessi e imposte (EBIT).

    La previsione di crescita annuale delle vendite DTC del marchio Moncler è stata abbassata dal 7,5% al 7%, rispetto a un consenso del 7,4%.

    Per Stone Island, la stima di crescita per l’intero esercizio è stata ridotta dal 12% all’11%.

    Nonostante queste revisioni, Equita continua a prevedere un miglioramento nel quarto trimestre.

    Per il marchio Moncler, la società stima una crescita dei ricavi del 7% su base annua, in linea con le aspettative del consenso.

    L’accelerazione prevista dovrebbe beneficiare di una minore influenza della stagionalità turistica, delle iniziative programmate a sostegno delle collezioni autunno-inverno e del contributo derivante dall’ampliamento degli spazi commerciali.

    Equita stima che l’espansione della superficie di vendita contribuirà alla crescita per circa 1-2 punti percentuali nel terzo trimestre e per 5 punti percentuali nel quarto, anche grazie al nuovo flagship store Moncler di New York.

    La linea Grenoble dovrebbe inoltre sostenere le vendite e il mix di prezzi e prodotti del gruppo.

    Per Stone Island, Equita prevede una crescita del 9% nel quarto trimestre, periodo che dovrebbe risentire meno degli effetti stagionali delle vendite promozionali.

    Guardando al 2027, Equita ha ridotto la previsione di crescita delle vendite DTC del marchio Moncler dal 9% all’8,5%.

    La società ha inoltre abbassato il prezzo obiettivo da 65 a 63 euro, incorporando le nuove stime e l’aumento dei tassi di interesse.

    Il nuovo obiettivo corrisponde a un multiplo prezzo/utili previsto per il 2027 pari a 24,5 volte.

    Equita conferma la raccomandazione Buy nonostante i tagli alle stime

    Equita ha mantenuto la raccomandazione “Buy” su Moncler, pur avendo ridotto le previsioni e il prezzo obiettivo.

    Secondo la società, le azioni Moncler trattavano a circa 17,5 volte gli utili rettificati attesi nei successivi 12 mesi, rispetto a una media storica di 24,5 volte.

    Il settore del lusso nel suo complesso trattava invece a circa 19,5 volte gli utili prospettici, contro una media storica di 23,8 volte.

    Equita ha citato i margini di Moncler rispetto ai concorrenti, il posizionamento del marchio tra i consumatori cinesi e le opportunità di crescita legate a Grenoble, al mercato statunitense, alle collezioni primavera-estate e a Stone Island.

    La società ha inoltre individuato diversi fattori che potrebbero sostenere l’andamento del quarto trimestre, sebbene le sue previsioni dipendano da un miglioramento delle condizioni di mercato e dall’attuazione delle iniziative programmate dal gruppo.

  • Borsa di Milano in rialzo dopo la Fed: avanzano banche, Moncler e Danieli

    Borsa di Milano in rialzo dopo la Fed: avanzano banche, Moncler e Danieli

    La Borsa di Milano ha registrato un rialzo giovedì, proseguendo i guadagni della seduta precedente dopo che la Federal Reserve statunitense ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, in linea con le attese del mercato. La decisione ha segnato il primo rialzo dei tassi della banca centrale in oltre tre anni.

    Gli investitori attendevano inoltre l’annuncio sui tassi della Bank of England, previsto per le 13:00. Secondo un sondaggio Reuters, la banca centrale britannica avrebbe dovuto lasciare invariato il costo del denaro.

    La Bank of Japan avrebbe invece annunciato la propria decisione di politica monetaria venerdì, con gli economisti intervistati da Reuters che prevedevano un aumento dei tassi di 25 punti base.

    Nel frattempo, i futures sul Brent hanno perso l’1,6%, attestandosi intorno a 104 dollari al barile, dopo i recenti rialzi legati all’intensificarsi del conflitto nel Golfo Persico.

    Intorno alle 9:35, l’indice FTSE MIB di Milano guadagnava lo 0,54%.

    In rialzo le banche e le azioni MFE

    I titoli bancari italiani hanno registrato guadagni, con l’indice settoriale in aumento dello 0,9%.

    UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) hanno entrambe segnato un progresso di circa lo 0,8%.

    Anche le azioni di MFE-MediaForEurope si sono mosse al rialzo dopo la pubblicazione dei risultati semestrali della società.

    MFE A (BIT:MFEA) ha guadagnato il 3,45%, mentre le azioni di categoria B sono salite del 2,6%, dopo che la crescita dell’EBITDA rettificato ha superato le aspettative.

    Banca Akros ha descritto i risultati come complessivamente positivi, osservando che la redditività iniziava a mostrare segnali più marcati di miglioramento dopo l’acquisizione di ProSiebenSat.1.

    Moncler e Danieli avanzano dopo le raccomandazioni degli analisti

    Moncler (BIT:MONC) ha guadagnato il 2,7% dopo che Bernstein ha alzato la raccomandazione sul gruppo del lusso a “Outperform”, fissando un prezzo obiettivo di 57,50 euro.

    Danieli (BIT:DAN) è salita del 4,8% dopo che Jefferies ha avviato la copertura sul gruppo industriale con una raccomandazione “Buy” e un prezzo obiettivo di 75 euro.

    Anche Stellantis (BIT:STLAM) ha recuperato terreno, avanzando del 2,7% dopo il forte calo della seduta precedente.

    La flessione era seguita alla decisione di Berenberg di abbassare la raccomandazione sul costruttore automobilistico da “Buy” a “Hold” e di ridurre il prezzo obiettivo da 7,80 a 5,10 euro.

    Pininfarina balza dopo l’offerta pubblica di acquisto

    Le azioni Pininfarina (BIT:PINF) sono balzate del 17,65% a 1 euro, raggiungendo il prezzo proposto nell’offerta pubblica di acquisto presentata dall’azionista di controllo PF Holdings.

    PF Holdings, che detiene il 78,8% di Pininfarina, ha offerto di acquistare le azioni rimanenti con l’obiettivo di revocare la società dalla quotazione.

    Il corrispettivo proposto di 1 euro per azione ha portato il prezzo di mercato di Pininfarina ad allinearsi a quello dell’offerta durante la seduta di giovedì.

  • L’oro recupera dai minimi successivi alla decisione della Fed, ma le prospettive sui tassi pesano sui prezzi

    L’oro recupera dai minimi successivi alla decisione della Fed, ma le prospettive sui tassi pesano sui prezzi

    I prezzi dell’oro hanno recuperato parte delle perdite giovedì, dopo che la Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse per la prima volta in tre anni e segnalato la possibilità di ulteriori interventi restrittivi entro la fine del 2026.

    I futures sull’oro con scadenza a dicembre sono inizialmente scesi a 4.290 dollari dopo l’annuncio di politica monetaria di mercoledì, per poi risalire a 4.353 dollari giovedì mattina.

    L’oro spot ha seguito un andamento simile, recuperando fino a 4.314 dollari l’oncia dopo aver toccato un minimo di 4.252 dollari successivamente all’annuncio.

    Il Federal Open Market Committee (FOMC) ha votato all’unanimità per aumentare il tasso di riferimento di 25 punti base, portando l’intervallo obiettivo al 3,75%–4,00%.

    La decisione è stata accompagnata dalle dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, che ha sottolineato l’impegno della banca centrale a contrastare l’inflazione persistente.

    “I dati sull’inflazione di quest’estate non mi indicano che le tendenze di fondo siano migliorate in modo significativo”, ha dichiarato Warsh durante la conferenza stampa successiva all’annuncio.

    Rendimenti dei Treasury più elevati e dollaro forte esercitano pressioni sull’oro

    I mercati finanziari hanno interpretato le dichiarazioni di Warsh come un segnale di un orientamento restrittivo della politica monetaria.

    Il rendimento dei Treasury statunitensi a due anni ha raggiunto il livello più alto da luglio 2024, mentre l’indice del dollaro ha superato quota 100 per la prima volta dalla fine di luglio.

    Entrambi gli sviluppi hanno esercitato pressioni sui prezzi dell’oro.

    “L’aumento dei tassi della banca centrale statunitense sta penalizzando l’oro attraverso il rafforzamento del dollaro e l’incremento dei rendimenti reali”, ha dichiarato Elias Haddad, responsabile globale della strategia di mercato di Brown Brothers Harriman.

    Tassi di interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva dell’oro rispetto alle attività che producono interessi, poiché il metallo prezioso non genera redditi da interessi.

    Un dollaro più forte può inoltre rendere l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    Le proiezioni della Fed indicano un ulteriore rialzo dei tassi nel 2026

    Le ultime proiezioni sui tassi di interesse della Federal Reserve suggeriscono che il ciclo di inasprimento monetario potrebbe proseguire quest’anno.

    Dei 18 funzionari che hanno presentato le proprie previsioni, 16 si aspettano almeno un ulteriore aumento dei tassi nel 2026. Quattro prevedono altri due rialzi, mentre soltanto due non anticipano ulteriori interventi dopo la decisione di mercoledì.

    Warsh non ha presentato una proiezione individuale sui tassi di interesse.

    Le previsioni non indicano ulteriori aumenti negli anni successivi, ma segnalano un taglio nel 2028 e almeno uno nel 2029.

    Questi dati rappresentano le aspettative individuali dei responsabili della politica monetaria e non costituiscono un calendario vincolante delle decisioni future.

    Riviste al rialzo le previsioni sull’inflazione

    I funzionari della Federal Reserve hanno inoltre aumentato le previsioni sull’inflazione per il 2026.

    L’inflazione complessiva, misurata dall’indice dei prezzi al consumo, dovrebbe raggiungere il 3,7%, mentre quella di fondo, che esclude alimentari ed energia, è prevista al 3,4%.

    Entrambe le stime sono state aumentate di 0,1 punti percentuali rispetto alle proiezioni pubblicate a giugno.

    La banca centrale prevede un rallentamento dell’inflazione nel 2027, con un tasso complessivo atteso al 2,3% e un’inflazione di fondo al 2,5%.

    Tuttavia, le proiezioni non indicano un ritorno all’obiettivo di inflazione prima del 2029.

    La combinazione di tassi di interesse più elevati, apprezzamento del dollaro e aspettative di ulteriori interventi restrittivi rimane un fattore importante per il mercato dell’oro.

  • Petrolio in calo mentre l’Arabia Saudita interviene per mantenere le esportazioni di greggio

    Petrolio in calo mentre l’Arabia Saudita interviene per mantenere le esportazioni di greggio

    I prezzi del petrolio hanno proseguito il recente calo giovedì, dopo le notizie secondo cui l’Arabia Saudita stava adottando misure per mantenere le esportazioni di greggio nonostante le interruzioni delle forniture in Medio Oriente. Entrambi i principali benchmark sono rimasti sopra i 100 dollari al barile.

    Alle 08:18 GMT, i futures sul Brent perdevano lo 0,9%, attestandosi a 104,85 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate (WTI) scendevano dello 0,6% a 101,85 dollari.

    La flessione ha seguito le notizie relative agli interventi dell’Arabia Saudita per affrontare le interruzioni delle spedizioni petrolifere attraverso il Mar Rosso, dove l’avanzata delle forze Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen ha aumentato le preoccupazioni per l’accesso allo Stretto di Bab el-Mandeb.

    Il passaggio marittimo collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta una rotta importante per le esportazioni petrolifere saudite.

    Secondo Reuters, l’Arabia Saudita stava offrendo ulteriori carichi di greggio alle raffinerie asiatiche attraverso trasferimenti da nave a nave nei pressi del porto di Sohar, in Oman, consentendo la prosecuzione di parte delle esportazioni nonostante le tensioni militari nella regione.

    Bloomberg ha inoltre riferito che l’Arabia Saudita puntava a ripristinare entro pochi giorni circa metà della capacità del proprio oleodotto est-ovest. Le operazioni erano state sospese la settimana precedente in seguito agli attacchi degli Houthi.

    Gli analisti di UBS hanno indicato che questi sviluppi potrebbero consentire all’Arabia Saudita di aumentare le esportazioni di petrolio.

    Sviluppi diplomatici e interruzioni del traffico marittimo sotto osservazione

    Reuters ha riferito che rappresentanti degli Stati Uniti e degli Houthi, sostenuti dall’Iran, si sono incontrati in Oman durante il fine settimana.

    Nel corso dei colloqui, gli Houthi hanno ribadito il proprio impegno a rispettare il cessate il fuoco del 2025 e hanno promesso di non attaccare navi statunitensi o israeliane, secondo quanto riportato dall’agenzia.

    Separatamente, mercoledì sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito la propria affermazione secondo cui l’Iran starebbe cercando un accordo di pace. Ha dichiarato che gli Stati Uniti si trovavano “si spera, verso la fine” della guerra.

    Washington e Teheran sono tuttavia rimaste divise sulla questione dello Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo ha continuato a mantenersi su livelli molto inferiori rispetto a quelli precedenti al conflitto.

    I dati di Kpler, citati da Reuters, hanno mostrato che mercoledì soltanto tre navi mercantili adibite al trasporto di materie prime hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, rispetto alle 12 di martedì.

    Anche il traffico attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb è diminuito, con 21 navi transitate mercoledì, contro le 24 del giorno precedente.

    Le misure riportate per mantenere le esportazioni petrolifere saudite hanno coinciso con il calo dei prezzi del greggio di giovedì, sebbene le interruzioni delle principali rotte marittime e l’incertezza legata al conflitto abbiano continuato a influenzare le prospettive dell’offerta.

  • Futures USA in rialzo dopo l’aumento dei tassi della Fed, attesa per la decisione della Bank of England: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in rialzo dopo l’aumento dei tassi della Fed, attesa per la decisione della Bank of England: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono saliti giovedì, mentre gli investitori valutavano l’ultimo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve, la possibilità di ulteriori strette monetarie e gli sviluppi relativi alle forniture energetiche globali.

    Alle 06:59 GMT, i futures sul Dow Jones guadagnavano 366 punti, pari allo 0,7%, mentre quelli sull’S&P 500 avanzavano di 52 punti, anch’essi dello 0,7%. I futures sul Nasdaq 100 salivano di 215 punti, pari allo 0,7%.

    I rialzi seguivano le perdite registrate a Wall Street nella seduta precedente, dopo che la Federal Reserve aveva aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, come previsto. Le nuove proiezioni indicavano la possibilità di un ulteriore aumento entro la fine del 2026.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno descritto la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, come “complessivamente restrittiva”, interpretando le sue dichiarazioni come un segnale della possibilità di ulteriori rialzi dei tassi.

    Dopo l’annuncio, il rendimento dei Treasury statunitensi a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi di interesse, ha raggiunto il livello più alto da luglio 2024.

    La Federal Reserve conferma l’attenzione sull’inflazione

    Gli investitori hanno esaminato le modifiche apportate al comunicato di politica monetaria di settembre della Federal Reserve per individuare indicazioni sul suo approccio all’inflazione.

    La banca centrale ha eliminato il precedente riferimento che attribuiva parte della persistenza dell’inflazione agli shock dell’offerta e agli aumenti dei prezzi in determinati settori, compreso quello energetico. Il nuovo comunicato si limita a definire l’inflazione “elevata”.

    Bill Adams, capo economista per gli Stati Uniti presso Fifth Third Commercial Bank, ha dichiarato: “La modifica sottolinea che il comitato è impegnato a raggiungere l’obiettivo di inflazione e non cercherà giustificazioni per il suo mancato raggiungimento.”

    Warsh ha inoltre sottolineato l’importanza di impedire che gli aumenti dei prezzi in singoli settori si diffondano al resto dell’economia.

    Adams ha interpretato le dichiarazioni come un’indicazione che l’aumento dei costi energetici e dei prodotti elettronici, associato al conflitto in Medio Oriente e agli investimenti nell’intelligenza artificiale, non impedirà alla Fed di perseguire il proprio obiettivo di inflazione.

    Ha tuttavia avvertito che raggiungere tale obiettivo potrebbe risultare difficile mentre i prezzi del diesel continuano a registrare nuovi massimi.

    Arthur Azizov, amministratore delegato di B2BROKER Group, ha suggerito che l’aumento dei tassi potrebbe rafforzare la fiducia degli investitori nell’impegno della Fed a controllare l’inflazione, nonostante i potenziali effetti negativi dei maggiori costi di finanziamento sui mercati azionari.

    La decisione pone inoltre la politica monetaria della banca centrale in contrasto con la preferenza del presidente Donald Trump per tassi di interesse più bassi.

    Brent in calo, restano sotto osservazione le forniture petrolifere

    I futures sul Brent sono diminuiti giovedì, rimanendo tuttavia sopra i 100 dollari al barile, soglia superata all’inizio di settembre.

    I mercati petroliferi hanno continuato a valutare le interruzioni delle forniture associate al conflitto in Medio Oriente.

    Lo Stretto di Hormuz rimaneva di fatto chiuso dall’inizio delle operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avviate alla fine di febbraio.

    Anche gli sviluppi nello Yemen hanno accresciuto le preoccupazioni per il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.

    L’avanzata delle forze Houthi nello Yemen occidentale e gli attacchi contro un importante oleodotto saudita che attraversa il Paese da est a ovest hanno aumentato l’incertezza sulle esportazioni petrolifere della regione.

    Bloomberg ha tuttavia riferito che l’Arabia Saudita prevedeva di ripristinare il funzionamento dell’oleodotto entro pochi giorni. Anche la produzione petrolifera in Libia era tornata alla normalità dopo la chiusura di alcuni giacimenti.

    Adams ha individuato nello shock dei prezzi energetici una delle principali fonti di incertezza per le prossime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.

    La Bank of England dovrebbe mantenere invariati i tassi

    Gli investitori attendevano anche l’annuncio di politica monetaria della Bank of England.

    Secondo un sondaggio Reuters, gli economisti prevedevano che la banca centrale avrebbe mantenuto il tasso di riferimento al 3,75% per il resto del 2026 e almeno fino alla metà del 2027.

    Gli intervistati ritenevano generalmente che l’inflazione britannica non fosse sufficientemente elevata da giustificare un aumento immediato dei tassi. Tuttavia, le persistenti pressioni sui prezzi dell’energia facevano prevedere che un eventuale taglio non sarebbe stato discusso prima della fine del 2027.

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno dichiarato di aspettarsi che il Comitato di politica monetaria della Bank of England rimanga “relativamente prudente rispetto ad alcune altre importanti banche centrali”.

    La Banca centrale europea aveva aumentato i tassi di interesse per la seconda volta quest’anno nella settimana precedente e rivisto al rialzo le proprie previsioni di inflazione, citando le pressioni sui prezzi energetici associate al conflitto con l’Iran.

    Holtec Nuclear sospende il progetto di quotazione negli Stati Uniti

    Sul fronte societario, Holtec Nuclear ha sospeso giovedì la prevista offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti, citando le condizioni di mercato.

    La società di tecnologia nucleare con sede a Camden, nel New Jersey, puntava a raccogliere fino a 900 milioni di dollari attraverso l’offerta di 50 milioni di azioni a un prezzo indicativo compreso tra 15 e 18 dollari ciascuna.

    La definizione del prezzo dell’offerta era prevista per giovedì.

    Holtec ha dichiarato che continuerà a valutare le tempistiche di una possibile quotazione. Bloomberg ha riportato per prima la notizia della sospensione.

  • Gas naturale europeo ai minimi da oltre una settimana dopo la fine dello sciopero in Francia

    Gas naturale europeo ai minimi da oltre una settimana dopo la fine dello sciopero in Francia

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono diminuiti per la terza seduta consecutiva giovedì, raggiungendo i livelli più bassi da oltre una settimana dopo la conclusione di uno sciopero nel settore energetico francese.

    Il contratto di riferimento olandese TTF con consegna nel mese successivo ha perso l’1,23%, attestandosi intorno a 76,98 euro per megawattora (MWh), mentre l’equivalente contratto britannico NBP è sceso dell’1,23% a circa 191,00 pence per therm.

    Il calo dei prezzi è seguito alla conclusione di uno sciopero di 24 ore che aveva interrotto parte delle forniture di gas dalla Francia verso la rete europea.

    I sindacati francesi del settore energetico avevano avviato un’azione di sciopero martedì, inducendo l’operatore belga Fluxys a ridurre la capacità di immissione del gas presso il terminale di gas naturale liquefatto (GNL) di Dunkerque, il più grande impianto di importazione della Francia.

    Durante l’interruzione, la capacità minima di immissione era stata ridotta da 9,4 gigawattora (GWh) al giorno a 4 GWh al giorno.

    Dopo la fine dello sciopero, le attività presso gli impianti francesi del gas e del settore nucleare hanno iniziato a tornare alla normalità, mentre la rigassificazione a Dunkerque ha cominciato a recuperare verso i livelli precedenti.

    Il ripristino dei flussi di gas attraverso le interconnessioni transfrontaliere ha contribuito alla diminuzione dei prezzi sui mercati europei all’ingrosso, sebbene i rischi per le forniture legati al Golfo Persico siano rimasti motivo di preoccupazione.

    Stoccaggi di gas nell’UE al 68,5% della capacità

    Nonostante il recente calo dei prezzi all’ingrosso, le scorte europee di gas rimangono inferiori ai livelli stagionali storici.

    Secondo Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas naturale nell’Unione europea risultavano pieni al 68,5%.

    I livelli di stoccaggio erano inferiori di circa 16 punti percentuali rispetto alla media stagionale degli ultimi cinque anni, mentre la stagione di riempimento si avvicinava alla conclusione.

    Il deficit delle scorte rimane un elemento rilevante per i mercati energetici europei in vista della stagione invernale, soprattutto alla luce della persistente incertezza sulle forniture internazionali di gas.

    Politica monetaria e costi energetici sotto osservazione

    La diminuzione dei prezzi europei del gas naturale ha coinciso con una serie di decisioni di politica monetaria, tra cui gli aumenti dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea e della Federal Reserve statunitense.

    I costi energetici continuano a rappresentare un fattore importante per le aspettative di inflazione, mentre gli operatori del mercato del gas all’ingrosso valutano i rischi per le forniture durante il prossimo inverno.

    Sebbene la conclusione dello sciopero francese abbia migliorato le condizioni di approvvigionamento nel breve periodo, i livelli di stoccaggio inferiori alla media e l’incertezza geopolitica rimangono elementi rilevanti per le prospettive dei prezzi del gas in Europa.

  • Borse europee in rialzo dello 0,4% tra aumento dei tassi della Fed e sviluppi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo dello 0,4% tra aumento dei tassi della Fed e sviluppi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato un rialzo giovedì, mentre gli investitori valutavano l’ultimo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve, gli sviluppi relativi al conflitto in Medio Oriente e le prossime decisioni di politica monetaria.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha guadagnato lo 0,4%, proseguendo il rialzo della seduta precedente. Anche il DAX tedesco, il CAC 40 francese e il FTSE 100 di Londra hanno registrato incrementi di circa lo 0,4%.

    Il primo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve dalla metà del 2023 era stato ampiamente anticipato dai mercati finanziari, anche se l’attenzione degli investitori è rimasta concentrata sulle future decisioni della banca centrale.

    Daniela Hathron, analista senior dei mercati presso Capital.com, ha dichiarato: “I mercati hanno assorbito l’aumento dei tassi con relativa calma perché era già quasi interamente scontato nei prezzi, ma la reazione è diventata più difensiva. Gli investitori hanno reagito principalmente alle prospettive della futura politica monetaria, piuttosto che all’aumento dei tassi di ieri in sé.”

    La decisione del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, di aumentare il costo del denaro è arrivata in un contesto caratterizzato da preoccupazioni per le pressioni inflazionistiche associate all’aumento dei prezzi dell’energia.

    Sviluppi diplomatici in Medio Oriente

    Gli investitori hanno inoltre seguito le indicazioni di possibili progressi diplomatici in Medio Oriente, dopo sette mesi di conflitto che ha coinvolto l’Iran.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso ottimismo sulla possibilità che il conflitto si stia avvicinando alla conclusione e ha indicato che Teheran sarebbe interessata a raggiungere un accordo di pace.

    Secondo quanto riportato da Axios, Trump dovrebbe tenere incontri bilaterali con i leader dei Paesi del Golfo a margine della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite.

    La possibilità di progressi diplomatici è rimasta uno degli elementi considerati dagli investitori nella valutazione dei rischi geopolitici e delle loro potenziali implicazioni per i mercati energetici.

    Attesa per la Bank of England e l’inflazione dell’Eurozona

    L’attenzione si è inoltre spostata sull’annuncio della Bank of England relativo ai tassi di interesse e sulla lettura definitiva dell’inflazione al consumo dell’Eurozona, entrambi previsti nel corso della giornata di giovedì.

    Il FTSE 100 è stato successivamente indicato come sostanzialmente invariato, mentre gli investitori attendevano la decisione della banca centrale britannica, dopo un precedente rialzo di circa lo 0,4%.

    L’inflazione al consumo nel Regno Unito ha raggiunto il 3,1% ad agosto, aumentando l’attenzione sulla valutazione delle pressioni sui prezzi da parte del governatore Andrew Bailey e sulla possibilità di un ulteriore inasprimento monetario durante l’autunno.

    Hathron ha aggiunto: “La valutazione di Bailey sugli effetti di secondo impatto dei rincari energetici potrebbe avere un’importanza considerevolmente maggiore rispetto alla decisione sui tassi annunciata oggi.”

    Gli investitori attendevano anche i dati definitivi sull’inflazione dell’Eurozona, alla ricerca di ulteriori indicazioni sugli effetti dei prezzi del gas naturale e dell’elettricità sull’inflazione di fondo.

    La Banca centrale europea aveva aumentato i tassi di interesse al 2,5% la settimana precedente, mentre per venerdì era ampiamente previsto un rialzo di 25 punti base da parte della Banca del Giappone, che avrebbe portato il tasso di riferimento all’1,25%.

    La prospettiva di ulteriori strette monetarie nelle principali economie è rimasta un elemento rilevante per i mercati azionari, soprattutto considerando gli effetti dei rendimenti obbligazionari più elevati sui costi di finanziamento e sulle valutazioni delle azioni.

    Le Borse europee hanno comunque registrato rialzi moderati durante la seduta di giovedì, mentre gli investitori valutavano le politiche delle banche centrali e i possibili sviluppi diplomatici in Medio Oriente.