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  • Futures di Wall Street in rialzo mentre il petrolio rallenta e cresce l’attesa per le trimestrali tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures di Wall Street in rialzo mentre il petrolio rallenta e cresce l’attesa per le trimestrali tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street indicano un’apertura positiva

    I futures azionari statunitensi sono saliti lunedì, indicando un possibile rimbalzo di Wall Street dopo due sedute consecutive di forti ribassi.

    Gli investitori sembrano approfittare dei prezzi più bassi delle azioni dopo le vendite della scorsa settimana, con il settore tecnologico destinato a guidare il recupero. I futures sul Nasdaq 100 sono avanzati dello 0,9%, segnalando un rinnovato interesse per i titoli tech.

    Il calo del petrolio sostiene il sentiment dei mercati

    La flessione dei prezzi del petrolio ha contribuito a migliorare il clima sui mercati. Dopo aver superato temporaneamente i 90 dollari al barile, il Brent ha ridotto i guadagni in seguito alle dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano, secondo cui Teheran potrebbe tornare al tavolo dei negoziati.

    Il portavoce Esmail Baghaei ha affermato che l’Iran potrebbe perseguire trattative basate sugli interessi nazionali dopo la nona notte consecutiva di attacchi statunitensi contro il Paese.

    “Oil prices have pulled back from their overnight highs on reports that Iran has received new proposals for negotiations, raising hopes that diplomatic channels remain open despite the recent escalation in hostilities,” said Daniela Hathorn, Senior Market Analyst at Capital.com.

    She added, “While the conflict remains far from resolved, the prospect of renewed talks has eased immediate concerns over further disruptions to oil supply and shipping through the Strait of Hormuz.”

    Le azioni tecnologiche hanno guidato i ribassi di venerdì

    Wall Street ha chiuso nettamente in ribasso venerdì, estendendo le perdite della seduta precedente a causa della persistente debolezza del comparto tecnologico.

    Il Nasdaq ha perso 361,70 punti (-1,4%) chiudendo a 25.520,24. L’S&P 500 è sceso di 76,08 punti (-1,0%) a 7.457,69, mentre il Dow Jones ha ceduto 406,55 punti (-0,8%) a 52.146,42.

    Su base settimanale, il Nasdaq ha perso il 2,9%, l’S&P 500 l’1,6% e il Dow Jones lo 0,9%.

    Netflix (NASDAQ:NFLX) è stato tra i peggiori titoli della seduta, crollando del 7,3% dopo aver pubblicato risultati trimestrali in linea con le attese ma una guidance del terzo trimestre inferiore alle aspettative.

    Gli investitori restano inoltre prudenti in vista dei risultati di Alphabet (NASDAQ:GOOGL), IBM Corp. (NYSE:IBM), Tesla (NASDAQ:TSLA) e Intel (NASDAQ:INTC), mentre le elevate valutazioni del comparto AI e dei semiconduttori continuano a pesare sul sentiment.

    “With sentiment brittle, investors are becoming increasingly wary of valuations in the AI and technology sector – most notably in the memory chip space where share prices have surged to unprecedented levels this year. AJ Bell investment director Russ Mould.

    Compagnie aeree e semiconduttori sotto pressione

    Le vendite si sono estese all’intero mercato venerdì dopo il rialzo del petrolio causato dall’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente.

    L’indice NYSE Arca Airline ha perso il 3,5%, penalizzato dall’aumento dei costi del carburante.

    In calo anche i broker, con il NYSE Arca Broker/Dealer Index in ribasso del 2,3%.

    Tra i tecnologici, i produttori di semiconduttori hanno continuato a perdere terreno, portando il Philadelphia Semiconductor Index in calo dell’1,6%, ai minimi da quasi due mesi.

    Anche i comparti immobiliare, software e retail hanno chiuso in ribasso, mentre i produttori di petrolio e le società di hardware informatico hanno sovraperformato.

  • Mercati europei contrastati con il rialzo del petrolio che alimenta i timori sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Mercati europei contrastati con il rialzo del petrolio che alimenta i timori sull’inflazione: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno chiuso una seduta contrastata lunedì dopo che l’escalation delle tensioni in Medio Oriente ha spinto il Brent oltre i 90 dollari al barile per la prima volta in un mese, riaccendendo le preoccupazioni per l’inflazione, le prospettive sui tassi di interesse e la crescita economica.

    Gli investitori guardano inoltre ai risultati delle principali società tecnologiche statunitensi e alla riunione della Banca Centrale Europea prevista questa settimana. La BCE dovrebbe lasciare i tassi invariati dopo aver effettuato il primo rialzo in quasi tre anni l’11 giugno.

    I prezzi alla produzione tedeschi registrano il terzo aumento consecutivo

    I rendimenti dei titoli di Stato tedeschi hanno raggiunto i massimi degli ultimi due anni dopo la pubblicazione dei dati che mostrano un terzo aumento consecutivo dei prezzi alla produzione nel mese di giugno.

    Secondo Destatis, i prezzi alla produzione sono aumentati dell’1,8% su base annua a giugno, in rallentamento rispetto al 2,2% registrato a maggio.

    Si tratta del terzo incremento consecutivo su base annua, sostenuto principalmente dall’aumento dei prezzi dei beni intermedi e dell’energia.

    Su base mensile, i prezzi alla produzione sono diminuiti dello 0,3%, rispetto alle attese degli economisti che prevedevano un calo dello 0,2%.

    FTSE in calo, DAX e CAC 40 in rialzo

    L’indice FTSE 100 del Regno Unito ha perso lo 0,3%, mentre il DAX tedesco è salito dello 0,2% e il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,4%.

    Tra i titoli, Ryanair (LSE:0A2U) è scesa dopo aver riportato un calo del 34% dell’utile del primo trimestre fiscale, inferiore alle aspettative degli analisti.

    In ribasso anche Big Yellow Group (LSE:BYG), che ha comunicato un aumento del 3% del fatturato nel primo trimestre.

  • Il Brent riduce i guadagni dopo aver superato i 90 dollari mentre i mercati seguono il conflitto tra Stati Uniti e Iran

    Il Brent riduce i guadagni dopo aver superato i 90 dollari mentre i mercati seguono il conflitto tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio hanno ridotto i rialzi registrati nelle prime ore di lunedì dopo che un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che esiste ancora la possibilità di avviare negoziati con gli Stati Uniti qualora ciò sia nell’interesse nazionale del Paese.

    Alle 05:00 ET (09:00 GMT), il Brent, riferimento internazionale del greggio, era in rialzo dello 0,2% a 88,26 dollari al barile, dopo aver toccato in precedenza il massimo delle ultime cinque settimane a 90,75 dollari. Il West Texas Intermediate statunitense è invece sceso dello 0,4% a 82,18 dollari al barile.

    Le tensioni in Medio Oriente continuano a sostenere il mercato del petrolio

    Gli Stati Uniti hanno condotto operazioni militari contro l’Iran per il nono giorno consecutivo, alimentando i timori che il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz possa rimanere fortemente compromesso.

    Le operazioni sono seguite alle dichiarazioni dell’Iran secondo cui due petroliere sarebbero state colpite e rese inutilizzabili. I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre affermato di aver lanciato attacchi contro velivoli statunitensi in un aeroporto in Giordania e contro installazioni militari americane in Kuwait e Siria.

    Anche il ministero dell’Interno del Bahrein ha confermato l’attivazione delle sirene di emergenza nella mattinata di lunedì.

    La nuova escalation arriva poche settimane dopo l’accordo per un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, un’intesa che appare ormai ampiamente compromessa. Gli investitori continuano a seguire con attenzione gli sviluppi, vista l’importanza dello Stretto di Hormuz per le forniture energetiche mondiali.

    Le preoccupazioni sull’offerta restano elevate

    Gli analisti di ANZ hanno dichiarato: “Lo scenario dell’offerta è diventato più ribassista. La prevista ripresa del traffico marittimo si è praticamente fermata, con i volumi di transito nello Stretto di Hormuz scesi a una sola cifra.”

    La banca ha aggiunto che, sebbene la produzione petrolifera statunitense sia aumentata, “finora non ha modificato in modo sostanziale l’equilibrio complessivo del mercato”, mentre il calo delle scorte globali continua a mantenere teso il mercato del greggio e dei prodotti raffinati.

    Il Brent ha registrato forti oscillazioni dall’inizio dell’escalation del conflitto alla fine di febbraio. Dopo aver superato brevemente i 110 dollari al barile, i prezzi erano tornati intorno ai 70 dollari in seguito al cessate il fuoco di giugno, ma le nuove tensioni hanno riportato un’elevata volatilità sui mercati energetici.

  • L’oro resta vicino ai 4.000 dollari mentre le attese sulla Fed limitano la domanda di beni rifugio

    L’oro resta vicino ai 4.000 dollari mentre le attese sulla Fed limitano la domanda di beni rifugio

    I prezzi dell’oro sono rimasti sostanzialmente stabili lunedì, mentre gli investitori hanno bilanciato l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran con le aspettative che l’aumento dei prezzi dell’energia possa spingere la Federal Reserve a mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo.

    Alle 22:17 ET (02:17 GMT), XAU/USD è salito dello 0,1% a 4.020,63 dollari l’oncia, mentre i Gold Futures sono aumentati dello 0,8% a 4.030,2 dollari. L’argento ha registrato un rialzo, con XAG/USD in crescita dell’1,8% a 56,97 dollari l’oncia, mentre il platino è salito dello 0,2% a 1.598,45 dollari.

    Le tensioni in Medio Oriente mantengono alta l’attenzione sull’inflazione

    L’oro è rimasto sotto pressione dopo aver perso oltre il 2% la scorsa settimana, mentre gli operatori valutavano se il rinnovato conflitto in Medio Oriente potesse mantenere elevate le pressioni inflazionistiche nonostante i recenti segnali di rallentamento dell’inflazione negli Stati Uniti.

    Il Brent è salito oltre i 90 dollari al barile dopo l’intensificarsi delle operazioni militari tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana. Gli ultimi sviluppi comprendono un attacco a un importante impianto petrolifero in Kuwait e operazioni contro navi in transito nello Stretto di Hormuz, alimentando nuove preoccupazioni per le forniture energetiche globali.

    Teheran ha dichiarato che “il cessate il fuoco tra gli Stati Uniti e l’Iran è di fatto crollato”, aumentando il rischio di interruzioni prolungate lungo una delle principali rotte mondiali per il trasporto del petrolio.

    Giunto al quinto mese, il conflitto ha sostenuto i prezzi delle materie prime energetiche e industriali, mentre l’incertezza sulla strategia del presidente statunitense Donald Trump nei confronti dell’Iran continua a influenzare il sentiment degli investitori e le prospettive economiche.

    Gli investitori guardano ancora alla Federal Reserve

    I recenti dati statunitensi su inflazione e mercato del lavoro indicano un rallentamento dell’economia, ma gli investitori continuano a interrogarsi sull’impatto che il rialzo dei prezzi dell’energia potrebbe avere sulla lotta della Federal Reserve contro l’inflazione.

    Prezzi del petrolio più elevati potrebbero mantenere l’inflazione sopra l’obiettivo della Fed più a lungo, costringendo la banca centrale a mantenere una politica monetaria restrittiva. Tassi di interesse elevati tendono a sostenere i rendimenti dei Treasury e il dollaro, aumentando il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento come l’oro.

    Gli analisti di ANZ hanno affermato che “l’escalation della scorsa settimana in Medio Oriente ha temporaneamente portato le aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve nella riunione del 29 luglio fino a circa il 40%, prima di ridiscendere intorno al 10%, evidenziando quanto l’oro sia sensibile ai cambiamenti delle aspettative sui tassi di interesse.”

    La banca ha aggiunto che “la soglia per un ulteriore rialzo dei tassi resta elevata” e continua ad attendersi che la Federal Reserve lasci invariati i tassi quest’anno, sostenendo che “la Fed probabilmente guarderà oltre l’aumento dei prezzi dell’energia, a meno che non generi effetti inflazionistici più ampi di secondo e terzo livello.” ANZ prevede inoltre che l’oro trovi supporto nell’intervallo compreso tra 3.800 e 4.000 dollari l’oncia, man mano che si attenuano le aspettative di un ulteriore irrigidimento monetario.

    Nelle ultime settimane l’oro ha oscillato in un intervallo relativamente ristretto intorno alla soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, dopo aver perso il 14% nel secondo trimestre, la peggiore performance trimestrale dal 2013, a dimostrazione del fatto che le aspettative di una politica monetaria statunitense più restrittiva continuano a prevalere sulla tradizionale domanda di beni rifugio.

  • I future di Wall Street salgono mentre tensioni geopolitiche, petrolio e utili delle Big Tech guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street salgono mentre tensioni geopolitiche, petrolio e utili delle Big Tech guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sugli indici azionari statunitensi hanno registrato lievi rialzi lunedì, con gli investitori che continuano a monitorare l’escalation delle tensioni in Medio Oriente e si preparano a una settimana ricca di risultati societari delle principali aziende tecnologiche.

    Nelle prime contrattazioni, i future sul Dow Jones sono saliti di circa 50 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 hanno guadagnato lo 0,2%. I future sul Nasdaq 100 hanno registrato la migliore performance, con un rialzo dello 0,5%, sostenuti dall’attesa per le trimestrali delle Big Tech.

    Wall Street aveva chiuso in calo venerdì, mentre aumentavano i dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale. Pur restando uno dei principali motori del rialzo dei mercati nel 2026, alcuni gestori hanno iniziato a ridurre l’esposizione ai titoli legati all’AI.

    I produttori di semiconduttori sono stati tra i comparti più colpiti, con il Philadelphia Semiconductor Index sceso di oltre il 20% rispetto ai massimi di giugno, entrando ufficialmente in un mercato ribassista.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno dichiarato: “For tech investors, bears won the week overwhelmingly, although the slump was more a function of narrative shift and technical dislocation (extremely crowded and complacent positioning and bullish but stale sentiment) than incrementally negative news flow.”

    Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano al centro dell’attenzione

    Il rischio geopolitico continua a dominare i mercati dopo che gli Stati Uniti hanno condotto operazioni militari contro l’Iran per il nono giorno consecutivo, alimentando i timori di nuove interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

    L’Iran ha dichiarato che due petroliere sono state colpite e rese inutilizzabili, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato attacchi contro obiettivi militari statunitensi in Giordania, Kuwait e Siria. Anche il Bahrein ha comunicato l’attivazione delle sirene di emergenza.

    L’escalation continua ad aumentare l’incertezza su una delle rotte energetiche più importanti al mondo, con gli investitori che seguono da vicino ogni sviluppo riguardante le forniture di petrolio e GNL.

    Il Brent torna sopra i 90 dollari al barile

    I prezzi del petrolio hanno proseguito il loro rialzo a causa delle crescenti preoccupazioni per l’offerta globale.

    Il Brent è salito del 2,8% a 90,56 dollari al barile, tornando sopra la soglia dei 90 dollari, mentre il WTI statunitense è avanzato del 2,3% a 84,39 dollari.

    Dall’inizio del conflitto, il mercato petrolifero ha registrato un’elevata volatilità. Dopo aver superato i 110 dollari al barile ed essere successivamente tornato vicino ai livelli precedenti al cessate il fuoco di giugno, il greggio è nuovamente in forte rialzo.

    L’aumento dei prezzi dell’energia alimenta inoltre il timore di nuove pressioni inflazionistiche, che potrebbero ritardare eventuali tagli dei tassi da parte delle banche centrali.

    Moonshot AI valuta una quotazione a Hong Kong

    Secondo Bloomberg News, la startup cinese Moonshot AI starebbe preparando un’offerta pubblica iniziale a Hong Kong entro i prossimi sei mesi.

    La società con sede a Pechino avrebbe già avviato le procedure interne necessarie e starebbe completando un nuovo round di finanziamento privato che potrebbe attribuirle una valutazione superiore ai 30 miliardi di dollari.

    L’interesse degli investitori è cresciuto dopo il lancio del modello di intelligenza artificiale Kimi K3, anche se l’azienda ha riconosciuto di essere ancora dietro a Claude Fable 5 di Anthropic e GPT-5.6 di OpenAI in termini di prestazioni complessive.

    SpaceX prepara un nuovo test di Starship

    SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha annunciato che punta a effettuare giovedì il tredicesimo volo di prova del razzo Starship, dopo che il precedente tentativo era stato annullato pochi minuti prima del decollo a causa del mancato avvio di alcuni motori.

    La missione avrà come obiettivo il successo del lancio, la separazione degli stadi e l’atterraggio controllato, oltre al trasporto di satelliti Starlink V3.

    Dopo l’annuncio, il titolo SpaceX è salito di oltre l’1% nelle contrattazioni after-hours.

  • Le borse europee chiudono in lieve calo in attesa della BCE, degli utili delle big tech USA e con il petrolio in rialzo: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee chiudono in lieve calo in attesa della BCE, degli utili delle big tech USA e con il petrolio in rialzo: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto la settimana in lieve ribasso, con gli investitori che hanno adottato un atteggiamento prudente in vista di una settimana ricca di appuntamenti, tra cui i risultati delle principali società tecnologiche statunitensi, la riunione della Banca Centrale Europea e importanti sviluppi politici nel Regno Unito.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,2% nelle prime contrattazioni, proseguendo il clima di cautela seguito al forte calo registrato la scorsa settimana dai titoli tecnologici globali, mentre gli investitori rivalutavano le valutazioni legate all’intelligenza artificiale.

    A Londra il FTSE 100 ha perso lo 0,4%, mentre il DAX tedesco è sceso dello 0,2%. Anche l’IBEX 35 spagnolo ha registrato un calo dello 0,4%.

    Il sentiment di mercato è rimasto condizionato dal protrarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che continua ad alimentare le preoccupazioni per le forniture energetiche e per le prospettive economiche globali.

    Il Brent è salito di un ulteriore 2,2%, rafforzando i timori che un aumento prolungato dei prezzi dell’energia possa riaccendere le pressioni inflazionistiche nell’Eurozona.

    Il rialzo del petrolio aggiunge ulteriore incertezza in vista della riunione della BCE di giovedì. Sebbene il mercato si aspetti che il tasso di riferimento resti invariato al 2,25% dopo il rialzo di giugno, gli investitori cercheranno indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria.

    Secondo numerosi analisti, il recente recupero dei prezzi di petrolio e gas potrebbe spingere la presidente della BCE Christine Lagarde a mantenere un tono prudente, lasciando aperta la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi se le pressioni inflazionistiche dovessero persistere.

    L’attenzione si concentra sui risultati delle big tech statunitensi

    Sebbene le borse europee abbiano una minore esposizione al settore tecnologico rispetto a Wall Street, molte aziende quotate dipendono dagli investimenti dei principali gruppi tecnologici americani.

    Gli investitori attendono i risultati trimestrali di Alphabet (NASDAQ:GOOG), Tesla (NASDAQ:TSLA) e Intel (NASDAQ:INTC), che offriranno indicazioni importanti sulla domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, semiconduttori e tecnologie aziendali.

    Le prospettive di queste società potrebbero inoltre influenzare il sentiment verso i gruppi europei attivi nei comparti dei semiconduttori, dell’ingegneria e della tecnologia industriale.

    I titoli energetici sovraperformano mentre le compagnie aeree arretrano

    Il rialzo del prezzo del greggio ha sostenuto il comparto energetico europeo, con Shell (LSE:SHEL), BP (LSE:BP.) e TotalEnergies (LSE:TTE) in rialzo di oltre l’1%.

    Le compagnie aeree hanno invece registrato perdite, penalizzate dalle prospettive di maggiori costi del carburante. Ryanair (LSE:0A2U) e Lufthansa (TG:LHA) hanno entrambe ceduto oltre il 2%.

    Tra i singoli titoli, Segro (LSE:SGRO) ha perso circa l’1,5% dopo aver respinto una proposta di acquisizione migliorata da parte di Prologis.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono mentre il rialzo del petrolio rafforza le attese su una BCE più restrittiva

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono mentre il rialzo del petrolio rafforza le attese su una BCE più restrittiva

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono aumentati lunedì, con il rialzo dei prezzi del petrolio e le rinnovate tensioni geopolitiche che hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria restrittiva da parte della Banca Centrale Europea (BCE) per un periodo più prolungato.

    I costi di finanziamento sono saliti lungo tutta la curva dei rendimenti, sia sulle scadenze brevi sia su quelle lunghe, proseguendo il trend osservato nelle ultime settimane mentre gli investitori rivalutavano le prospettive sull’inflazione.

    Il rendimento del Bund tedesco decennale, punto di riferimento dell’Eurozona, è salito intorno al 3,14%, rimanendo vicino ai massimi registrati dalla fine di maggio.

    Anche i titoli a breve termine hanno subito pressioni, con il rendimento del Bund tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi d’interesse, che è salito a circa il 2,79%, riflettendo la convinzione che il costo del denaro possa restare elevato più a lungo.

    L’aumento dei rendimenti arriva mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare i timori per le forniture energetiche globali. Il Brent ha guadagnato un ulteriore 2,2% lunedì, accrescendo il rischio che il rincaro dell’energia possa tradursi in una maggiore inflazione nell’Eurozona.

    Gli investitori ritengono che un aumento prolungato dei prezzi del petrolio possa rendere più difficile il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo della BCE, spingendo i mercati a ridimensionare le aspettative di un rapido allentamento della politica monetaria.

    L’attenzione è ora rivolta alla riunione della BCE di giovedì. Sebbene sia ampiamente previsto che il tasso sui depositi resti invariato al 2,25% dopo il rialzo di 25 punti base deciso a giugno, i mercati seguiranno con attenzione le dichiarazioni della presidente Christine Lagarde.

    Gli investitori si aspettano che la BCE ribadisca il proprio approccio basato sui dati economici, lasciando comunque aperta la possibilità di ulteriori interventi qualora le pressioni inflazionistiche, soprattutto quelle legate all’energia, dovessero intensificarsi.

  • I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi da marzo per le tensioni nello Stretto di Hormuz

    I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi da marzo per le tensioni nello Stretto di Hormuz

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono aumentati con forza lunedì, raggiungendo i livelli più alti dalla fine di marzo, mentre il riaccendersi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha alimentato i timori di possibili interruzioni delle forniture globali di gas naturale liquefatto (GNL).

    Il contratto olandese front-month, benchmark europeo del gas, è salito del 3,45% nelle contrattazioni di metà mattinata, mentre l’equivalente contratto britannico è avanzato del 3,52%, evidenziando la crescente preoccupazione dei mercati energetici.

    L’impennata dei prezzi è seguita alle notizie di una nave commerciale che ha preso fuoco dopo un attacco nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di energia.

    Circa un quinto delle spedizioni mondiali di GNL attraversa lo Stretto di Hormuz, principalmente dai principali esportatori del Golfo. Qualsiasi minaccia al traffico marittimo viene seguita con estrema attenzione dai mercati europei, sempre più dipendenti dalle importazioni di GNL.

    Dopo la forte riduzione delle forniture di gas russo tramite gasdotto negli ultimi anni, l’Europa ha aumentato la propria dipendenza dal GNL trasportato via mare per soddisfare il fabbisogno di riscaldamento domestico e sostenere la produzione industriale.

    Le nuove tensioni marittime sono arrivate mentre il prezzo globale del petrolio è aumentato del 2,2%, esercitando ulteriore pressione sui contratti del gas indicizzati al greggio.

    Sebbene le spedizioni di GNL continuino ad attraversare lo Stretto di Hormuz sotto rigide misure di sicurezza, gli operatori ritengono che il mercato stia incorporando un premio di rischio geopolitico sempre più elevato. Gli episodi di sicurezza hanno infatti fatto aumentare sensibilmente i premi assicurativi contro i rischi di guerra, contribuendo al rialzo dei prezzi del gas europeo.

  • Prysmian in rialzo dopo l’accordo a lungo termine da 5,5 miliardi di euro con Molex

    Prysmian in rialzo dopo l’accordo a lungo termine da 5,5 miliardi di euro con Molex

    Le azioni di Prysmian (BIT:PRY) hanno guadagnato il 2% dopo che la società ha annunciato un accordo di fornitura a lungo termine con Molex, controllata di Koch Inc., dal valore potenziale fino a 5,5 miliardi di euro.

    L’intesa prevede un pagamento iniziale di 550 milioni di euro e una durata massima di dieci anni. In base al contratto, Prysmian fornirà cavi ottici destinati ai data center, sostenendo la crescente domanda di infrastrutture digitali ad alta velocità.

    L’accordo con Molex rientra in una più ampia serie di contratti e iniziative strategiche che Prysmian ha siglato con operatori hyperscale e fornitori di infrastrutture per data center. La società prevede che queste nuove intese genereranno oltre 10 miliardi di euro di valore incrementale cumulativo entro il 2035 rispetto ai livelli del 2025, rafforzando la propria strategia di crescita nel mercato in espansione dei data center.

  • Le azioni Maire salgono dopo che Tecnimont si aggiudica un progetto da 1,3 miliardi di euro in Argentina

    Le azioni Maire salgono dopo che Tecnimont si aggiudica un progetto da 1,3 miliardi di euro in Argentina

    Le azioni di Maire (BIT:MAIRE) hanno registrato un rialzo lunedì dopo che la controllata Tecnimont si è aggiudicata un contratto di ingegneria da 1,3 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) per la realizzazione di un grande impianto di fertilizzanti in Argentina.

    Secondo Maire, l’impianto diventerà il più grande complesso di produzione di urea dell’America Latina per capacità installata. Il completamento dei lavori è previsto in poco più di tre anni.

    Gli analisti di Equita hanno osservato che il nuovo contratto rappresenta circa il 14% degli ordini previsti dal gruppo di ingegneria italiano per il 2026. La società di intermediazione ha inoltre evidenziato che l’aggiudicazione conferma il solido slancio commerciale di Maire e costituisce un contributo significativo all’obiettivo del gruppo di raggiungere 9 miliardi di euro di nuovi ordini nell’esercizio in corso.