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  • L’oro sale in vista della pubblicazione dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti

    L’oro sale in vista della pubblicazione dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti

    Il metallo prezioso avanza prima dei Non-Farm Payrolls

    Le quotazioni dell’oro hanno registrato un rialzo giovedì mentre gli investitori attendevano la pubblicazione del rapporto sui Non-Farm Payrolls negli Stati Uniti, considerato determinante per le prossime decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse.

    Alle 10:37 GMT, l’oro spot guadagnava lo 0,8% a 4.065,05 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano lo 0,1% a 4.077,42 dollari l’oncia.

    Il mercato del lavoro resta sotto osservazione

    Gli economisti prevedono che a giugno siano stati creati 114.000 nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, rispetto ai 172.000 del mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 4,3%.

    Negli ultimi tre mesi i dati sui Non-Farm Payrolls hanno sempre superato le aspettative, portando la media trimestrale a 188.000 nuovi occupati, il livello più elevato degli ultimi due anni.

    “Gli economisti prevedono un mercato del lavoro solido, confermando che il mercato occupazionale ha accelerato nuovamente rispetto alla fase di debolezza dello scorso anno”, hanno scritto gli analisti di Morgan Stanley.

    Le aspettative sulla Fed guidano il mercato dell’oro

    Un mercato del lavoro resiliente potrebbe offrire alla Federal Reserve maggiori margini per aumentare ulteriormente i tassi di interesse nel corso dell’anno, soprattutto alla luce delle persistenti preoccupazioni sull’inflazione alimentata dai prezzi dell’energia.

    Sebbene il petrolio abbia corretto dopo l’accordo quadro di pace firmato il mese scorso tra Stati Uniti e Iran, resta incertezza sull’impatto del precedente rialzo dei prezzi energetici sull’inflazione.

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno parlato di una “hawkish repricing” delle aspettative sulla Federal Reserve nelle ultime settimane.

    Secondo il CME FedWatch, gli investitori vedono ora la possibilità di un rialzo dei tassi già a settembre.

    Le aspettative si sono tuttavia leggermente attenuate dopo i dati più deboli sull’occupazione privata e le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh, secondo cui i rischi inflazionistici si sono ridotti.

    Dollaro ancora forte nonostante il lieve calo

    Le prospettive sui tassi restano fondamentali per l’oro, poiché tassi più elevati aumentano il costo opportunità di detenere un’attività priva di rendimento.

    L’indice del dollaro statunitense ha registrato una lieve flessione, pur rimanendo su livelli nettamente superiori rispetto a quelli precedenti al conflitto in Medio Oriente.

    Un dollaro più forte tende a ridurre l’attrattiva dell’oro, rendendolo più costoso per gli acquirenti internazionali.

    “Il rafforzamento del contesto valutario […] sta spingendo gli investitori a rivalutare il posizionamento dopo alcune settimane di forte volatilità”, ha affermato Neil Welsh, Head of Metals di Britannia Global Markets.

  • Il petrolio scende mentre crescono le speranze di progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio scende mentre crescono le speranze di progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo giovedì, con gli investitori che continuano a valutare il miglioramento delle prospettive sull’offerta di greggio dal Medio Oriente, pur mantenendo alta l’attenzione sui rischi geopolitici ancora presenti.

    Alle 08:20 GMT, i futures sul Brent, riferimento internazionale, cedevano lo 0,7% a 71,10 dollari al barile, mentre il WTI statunitense perdeva anch’esso lo 0,7%, attestandosi a 68,12 dollari al barile.

    I mercati seguono i negoziati tra Washington e Teheran

    Gli operatori continuano a monitorare gli sviluppi dei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran svoltisi a Doha.

    Dopo due giorni di discussioni tecniche, i negoziatori hanno concluso i lavori senza raggiungere un accordo definitivo. Tuttavia, il Qatar ha definito positivi i progressi compiuti, confermando che entrambe le parti hanno accettato di proseguire il dialogo.

    I colloqui si sono concentrati sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e su altre misure volte a rafforzare la fiducia reciproca, mantenendo vive le speranze di una soluzione diplomatica.

    Lo Stretto di Hormuz resta sotto osservazione

    Sebbene le tensioni nella regione si siano attenuate dopo il recente conflitto, il mercato continua a seguire con attenzione la situazione nello Stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio mondiale di petrolio.

    Qualsiasi interruzione dei flussi attraverso questo passaggio marittimo rappresenterebbe ancora un rischio significativo per l’offerta globale di greggio.

    Nel frattempo, i volumi trasportati attraverso lo Stretto hanno superato i 10 milioni di barili al giorno, rafforzando la fiducia sulla continuità delle forniture.

    La produzione record degli Stati Uniti pesa sul mercato

    I nuovi dati della U.S. Energy Information Administration mostrano che la produzione petrolifera americana ha raggiunto il livello record di 13,93 milioni di barili al giorno ad aprile, aumentando le aspettative di un’offerta globale abbondante.

    ANZ ha osservato che il calo delle tensioni geopolitiche ha ridotto le preoccupazioni sul lato dell’offerta, anche se l’incertezza in Medio Oriente continua a sostenere in parte i prezzi del greggio.

    La banca ha inoltre evidenziato che il China Commodity Index è salito dello 0,5%, con la componente energetica anch’essa in aumento dello 0,5%, segnalando una domanda di materie prime ancora resiliente.

    OPEC+ e scorte USA al centro dell’attenzione

    Gli investitori attendono ora nuovi segnali dal mercato, tra cui la possibilità che OPEC+ approvi un ulteriore aumento della produzione ad agosto.

    Anche i prossimi dati sulle scorte petrolifere statunitensi e gli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran saranno determinanti per l’andamento dei prezzi del greggio.

  • Il rapporto sull’occupazione USA domina l’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Il rapporto sull’occupazione USA domina l’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future di Wall Street hanno aperto in leggero calo giovedì, con gli investitori che attendono il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti, mentre il ribasso del petrolio e la nuova debolezza dei titoli dei semiconduttori influenzano il sentiment dei mercati.

    Il rapporto mensile sui Non-Farm Payrolls rappresenta l’appuntamento principale della settimana ridotta per la festività dell’Independence Day e potrebbe offrire indicazioni decisive sulle prossime mosse della Federal Reserve.

    Future in calo prima dei dati sul lavoro

    Alle 07:13 GMT, i future sul Dow Jones perdevano 95 punti (-0,2%), quelli sull’S&P 500 cedevano 22 punti (-0,3%) e i future sul Nasdaq 100 arretravano di 250 punti (-0,8%).

    Wall Street aveva chiuso in ribasso nella seduta precedente, penalizzata da un nuovo sell-off dei titoli dei semiconduttori dopo le indiscrezioni secondo cui Meta Platforms starebbe valutando la possibilità di commercializzare la capacità di calcolo inutilizzata destinata all’intelligenza artificiale.

    Il sentiment è stato in parte sostenuto dalle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, che ha riconosciuto un miglioramento dei rischi inflazionistici. Tuttavia, ha ribadito di non voler fornire indicazioni anticipate sui tassi d’interesse e di restare impegnato nel garantire la stabilità dei prezzi.

    Secondo gli analisti di Deutsche Bank, anche i dati inferiori alle attese sull’occupazione privata e sull’attività manifatturiera hanno contribuito a ridurre le aspettative di un rialzo dei tassi già a luglio.

    I Non-Farm Payrolls guideranno le aspettative sulla Fed

    L’attenzione degli investitori è ora concentrata sulla pubblicazione dei dati ufficiali sull’occupazione negli Stati Uniti.

    Gli economisti prevedono la creazione di 114.000 nuovi posti di lavoro a giugno, rispetto ai 172.000 del mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe restare stabile al 4,3%.

    Negli ultimi tre mesi i Non-Farm Payrolls hanno costantemente superato le attese, portando la media trimestrale a 188.000 nuovi posti di lavoro, il livello più elevato degli ultimi due anni.

    La solidità del mercato del lavoro aveva sostenuto le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi, ma queste si sono attenuate dopo la pubblicazione dei dati più deboli sull’occupazione privata.

    Il petrolio arretra mentre proseguono i colloqui con l’Iran

    I prezzi del greggio hanno continuato a scendere mentre i mercati valutavano gli sviluppi dei negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran.

    I colloqui di Doha si sono conclusi senza un accordo definitivo, anche se il Qatar ha parlato di progressi positivi. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che i suoi inviati hanno avuto “ottimi incontri”, mentre il vicepresidente JD Vance ha confermato che i negoziati sono ancora in corso.

    La prospettiva di una riduzione delle tensioni e della normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz ha riportato i prezzi del petrolio vicino ai livelli precedenti al conflitto.

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno affermato: “[T]he newsflow helped to bring oil prices down and ease investor concern about inflation.”

    I titoli dei semiconduttori scendono in Asia

    Le società asiatiche dei semiconduttori hanno registrato forti ribassi dopo le indiscrezioni secondo cui le principali aziende dell’intelligenza artificiale stanno migliorando l’efficienza nell’utilizzo della potenza di calcolo.

    Secondo The Information, OpenAI avrebbe sviluppato ottimizzazioni software in grado di ridurre sensibilmente il fabbisogno di processori grafici per ChatGPT. Altre indiscrezioni indicano inoltre che Meta starebbe valutando un servizio cloud basato sulla capacità di calcolo inutilizzata.

    Tra i titoli più penalizzati figurano Samsung Electronics, SK Hynix, Advantest, Tokyo Electron e Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.

    Washington prepara nuovi standard volontari per l’IA

    Secondo il Financial Times, l’amministrazione Trump potrebbe introdurre già dalla prossima settimana nuovi standard volontari per i modelli di intelligenza artificiale avanzata.

    L’obiettivo è creare criteri condivisi per valutare i sistemi di IA più evoluti prima della loro distribuzione pubblica, sostituendo l’attuale approccio caso per caso.

    Negli ultimi mesi Washington è già intervenuta imponendo temporanee restrizioni all’export dei modelli più avanzati di Anthropic e chiedendo a OpenAI di limitare inizialmente l’accesso al futuro modello GPT-5.6.

  • Le Borse europee si muovono con cautela mentre i mercati attendono i dati sul lavoro USA: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee si muovono con cautela mentre i mercati attendono i dati sul lavoro USA: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno aperto la seduta di giovedì con variazioni contenute, mentre gli investitori valutano i messaggi prudenti delle banche centrali e attendono la pubblicazione del rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 si è mantenuto intorno a 638,66 punti nelle prime contrattazioni, dopo aver chiuso la seduta precedente al terzo livello più alto della sua storia. Nel trimestre appena concluso il benchmark ha registrato un progresso superiore al 10%.

    L’andamento dei principali listini è stato misto: il DAX tedesco ha ceduto lo 0,2%, il CAC 40 francese è salito dello 0,3%, il FTSE 100 di Londra ha perso lo 0,1%, mentre il FTSE MIB è rimasto pressoché invariato.

    L’Europa resiste alla debolezza del comparto tecnologico

    Nonostante il nuovo calo dei titoli tecnologici sui mercati asiatici, le azioni europee hanno mostrato una maggiore tenuta.

    La minore esposizione dell’Europa ai grandi gruppi tecnologici rispetto ai mercati statunitensi e asiatici ha contribuito a limitare l’impatto della correzione del settore.

    Allo stesso tempo, questa caratteristica ha impedito ai mercati europei di beneficiare pienamente del forte rally trainato dall’intelligenza artificiale che ha sostenuto le Borse mondiali nel trimestre precedente.

    I messaggi da Sintra rafforzano la prudenza sui tassi

    Il sentiment degli investitori è rimasto condizionato dalle dichiarazioni dei banchieri centrali riuniti al forum annuale della Banca Centrale Europea a Sintra, in Portogallo.

    I rappresentanti della Federal Reserve e la presidente della BCE Christine Lagarde hanno ribadito che, pur in presenza di rischi inflazionistici più equilibrati, è ancora prematuro aspettarsi un rapido allentamento della politica monetaria.

    Gli analisti di Lloyds Bank hanno dichiarato: “La BCE ha mantenuto un approccio prudente poiché persistono i timori degli effetti di secondo impatto.”

    Hanno inoltre aggiunto: “Il mercato prezza un altro rialzo di 25 punti base entro settembre, seguito da una lunga pausa fino alla metà del prossimo anno, in risposta a uno scenario inflazionistico ancora persistente.”

    L’attenzione si concentra sul mercato del lavoro statunitense

    Gli investitori attendono ora il rapporto sui nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, considerato determinante per le prossime mosse della Federal Reserve.

    Gli economisti prevedono la creazione di circa 100.000 posti di lavoro a giugno. Il dato sarà osservato attentamente per verificare se le aspettative di fino a due tagli dei tassi entro la fine dell’anno resteranno giustificate.

    Sodexo in forte rialzo

    Tra i singoli titoli, Sodexo (EU:SW) ha guadagnato oltre il 7% dopo aver pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese e aver migliorato le previsioni di crescita del fatturato per l’intero esercizio.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono dopo i segnali restrittivi arrivati da Sintra

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono dopo i segnali restrittivi arrivati da Sintra

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona hanno registrato un lieve rialzo giovedì, mentre gli investitori hanno rivisto le aspettative sui futuri tagli dei tassi d’interesse dopo i messaggi prudenti lanciati dai principali banchieri centrali durante il forum annuale della Banca Centrale Europea a Sintra, in Portogallo.

    Le dichiarazioni hanno ridimensionato le attese di un rapido allentamento della politica monetaria nei prossimi mesi.

    Sale il rendimento del Bund tedesco

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni, riferimento per l’Eurozona, è salito al 2,95%, interrompendo il recente calo che lo aveva portato ai minimi di diversi mesi. I rendimenti obbligazionari si muovono in direzione opposta ai prezzi.

    Il mercato del debito sovrano è stato penalizzato dopo che i rappresentanti della Federal Reserve e la presidente della BCE Christine Lagarde hanno sottolineato che, pur essendo i rischi inflazionistici più equilibrati, è ancora prematuro dichiarare conclusa la battaglia contro l’inflazione.

    Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha inoltre affermato che gli investitori che si aspettano un rapido ritorno a una politica monetaria accomodante resteranno probabilmente delusi, rafforzando lo scenario di tassi “più alti più a lungo” che ha caratterizzato gli ultimi cicli monetari.

    Karim Henide, strategist sui tassi di Lloyds Bank, ha dichiarato: “Con la Fed che mantiene giustamente un orientamento restrittivo, i differenziali dei tassi potrebbero continuare a penalizzare l’euro durante l’estate.”

    Il calo del petrolio aveva sostenuto il mercato obbligazionario

    Nel mese scorso i titoli di Stato europei avevano beneficiato del forte ribasso dei prezzi del petrolio, tornati sui livelli precedenti al conflitto, e della progressiva normalizzazione del traffico marittimo internazionale, fattori che avevano attenuato le pressioni inflazionistiche dal lato dell’offerta.

    Anche il rendimento del Bund tedesco a due anni, strettamente correlato alle aspettative sui tassi della BCE, è salito al 2,53%.

    Il ritorno dell’appetito per il rischio pesa sui bond

    La diminuzione dei timori legati all’inflazione ha favorito una maggiore propensione al rischio da parte degli investitori.

    Con il miglioramento del quadro macroeconomico, una parte dei capitali si è spostata dai titoli di Stato verso attività considerate più rischiose, limitando il recupero delle obbligazioni governative e contribuendo all’aumento dei rendimenti già prima dell’inizio del forum di Sintra.

  • Piazza Affari apre in rialzo in attesa dei dati sul lavoro USA

    Piazza Affari apre in rialzo in attesa dei dati sul lavoro USA

    La Borsa di Milano ha iniziato la seduta di giovedì in territorio positivo, mentre gli investitori mantengono un atteggiamento prudente dopo un primo semestre che ha visto i principali mercati azionari mondiali aggiornare più volte i massimi storici. L’attenzione è ora rivolta ai dati sull’occupazione negli Stati Uniti, pubblicati con un giorno di anticipo a causa della festività dell’Independence Day.

    Gli economisti prevedono la creazione di circa 110.000 nuovi posti di lavoro a giugno, anche se le stime spaziano da 25.000 a 200.000. Le assunzioni temporanee legate ai Mondiali potrebbero aver sostenuto il dato, aumentando la possibilità di una sorpresa positiva. Il tasso di disoccupazione è atteso stabile al 4,3%.

    Nel frattempo, il petrolio greggio continua a scendere, toccando nuovi minimi degli ultimi quattro mesi.

    Intorno alle 9:35, il FTSE MIB segnava un rialzo dello 0,44%.

    Recuperano le banche, ancora in evidenza i titoli della difesa

    Il comparto bancario è tornato a salire, con l’indice settoriale in progresso dello 0,8%, mentre i principali istituti UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) arretravano tra lo 0,7% e lo 0,5%.

    Rai Way (BIT:RWAY) rimbalzava del 2% dopo il forte calo della seduta precedente, causato dal mancato accordo tra i principali azionisti ed EI Towers sulle condizioni della fusione entro la scadenza del 30 giugno.

    I titoli della difesa hanno continuato a guidare i rialzi, con Leonardo (BIT:LDO) in crescita del 3,5% e Fincantieri (BIT:FCT) in rialzo dell’1,3%.

    Il comparto tecnologico resta sotto pressione

    Le vendite hanno colpito il settore tecnologico dopo la debolezza registrata sui mercati asiatici, in particolare sulla Borsa di Seul.

    Technoprobe (BIT:TPRO) perdeva il 3,7%, Prysmian (BIT:PRY) il 2% e STMicroelectronics (BIT:STMMI) l’1%.

    Anche Nexi (BIT:NEXI) cedeva l’1,8%, con gli investitori che prendevano profitto dopo il forte recupero delle due sedute precedenti.

    Amplifon guida i rialzi

    Tra i titoli industriali, Danieli (BIT:DAN) arretrava dello 0,74%, mentre Stellantis (BIT:STLAM) guadagnava oltre il 2% nella giornata della diffusione dei dati sulle immatricolazioni di giugno.

    Amplifon (BIT:AMP) si distingueva tra i migliori del listino con un progresso del 3,6%.

    Fuori dal FTSE MIB, Tamburi Investment Partners (BIT:TIP) avanzava dell’1,6% dopo aver annunciato che manterrà una partecipazione di circa il 2,5% in Bending Spoons, debuttata ieri al Nasdaq.

  • L’oro si stabilizza dopo il peggior trimestre degli ultimi 13 anni

    L’oro si stabilizza dopo il peggior trimestre degli ultimi 13 anni

    Il metallo prezioso si mantiene stabile in attesa dei segnali della Fed

    I prezzi dell’oro si sono mossi poco mercoledì, trovando una certa stabilità dopo aver registrato il peggior calo trimestrale da oltre un decennio, mentre le crescenti aspettative di un ulteriore aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti hanno continuato a pesare sul comparto dei metalli preziosi.

    Gli investitori attendono ora l’intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, previsto nel corso della giornata, alla ricerca di nuove indicazioni sulle prospettive della politica monetaria e dell’inflazione.

    Il metallo giallo è rimasto sotto pressione poiché gli investitori hanno privilegiato il dollaro statunitense, sostenuto dalle aspettative di una stretta monetaria della Fed entro la fine dell’anno. Il biglietto verde ha inoltre beneficiato della convinzione che gli Stati Uniti, in qualità di importante esportatore di energia, siano relativamente protetti dagli effetti economici del conflitto con l’Iran.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.023,23 dollari l’oncia alle 08:08 ET (12:08 GMT), mentre i futures sull’oro sono rimasti sostanzialmente invariati a 4.036,95 dollari l’oncia. In precedenza, i prezzi spot erano scesi temporaneamente sotto la soglia dei 4.000 dollari l’oncia.

    “L’oro ha subito un altro duro colpo durante la notte […]”, ha dichiarato David Morrison, Senior Market Analyst di Trade Nation, in una nota di ricerca.

    “Il rimbalzo del dollaro statunitense dopo una settimana di consolidamento non ha certo aiutato l’oro. E, allo stato attuale, servirà qualcosa di davvero significativo per interrompere il rally del dollaro.”

    Le aspettative sui tassi continuano a penalizzare l’oro

    Nel trimestre conclusosi a giugno, l’oro ha perso circa il 14%, registrando la peggiore performance trimestrale dal 2013.

    Sebbene il metallo prezioso abbia iniziato a indebolirsi dopo lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, la maggior parte delle vendite si è concentrata nel mese di giugno, quando i segnali di un’inflazione più persistente e di una Federal Reserve più aggressiva hanno aumentato la pressione sul settore.

    I verbali della riunione della Fed di giugno hanno evidenziato che diversi membri del Comitato sostengono almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, segnando un netto cambiamento rispetto alle aspettative di inizio 2026, quando i mercati prevedevano l’avvio di un ciclo di tagli dei tassi.

    Anche l’impennata dei prezzi del petrolio successiva allo scoppio del conflitto, favorita in parte dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto, ha alimentato i timori inflazionistici. Dopo l’accordo di pace provvisorio raggiunto il mese scorso tra Stati Uniti e Iran, le quotazioni del greggio sono tornate sui livelli precedenti al conflitto.

    Nonostante ciò, i dati del CME FedWatch continuano a indicare che i mercati scontano almeno un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve entro quest’anno.

    Tassi di interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva dell’oro, poiché il metallo non produce rendimento e aumenta quindi il costo opportunità del suo possesso.

    Andamento contrastato per gli altri metalli preziosi

    Anche gli altri metalli preziosi hanno mostrato un andamento misto dopo aver registrato pesanti perdite nel trimestre.

    L’argento spot ha ceduto lo 0,5% a 58,2900 dollari l’oncia, mentre il platino spot è salito dello 0,2% a 1.556,49 dollari l’oncia.

    I mercati attendono il primo intervento pubblico di Warsh dopo la riunione di giugno

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta all’intervento di Kevin Warsh al Forum annuale della Banca Centrale Europea in programma a Sintra, in Portogallo.

    Si tratterà della prima apparizione pubblica del presidente della Federal Reserve dopo aver presieduto la sua prima riunione di politica monetaria a giugno.

    Sebbene Warsh difficilmente fornirà indicazioni esplicite sulle prossime mosse della banca centrale, dopo aver auspicato una riduzione della comunicazione della Fed durante la riunione di giugno, gli investitori analizzeranno attentamente ogni dichiarazione per ottenere indicazioni sull’andamento dell’inflazione, dei tassi di interesse e dell’economia statunitense.

    “Due settimane fa, il signor Warsh ha chiarito che la Federal Reserve è concentrata nel combattere l’inflazione e riportarla all’obiettivo del 2% della Fed. Questo probabilmente richiederà uno o due rialzi dei tassi”, ha affermato Morrison.

    Nel corso della giornata saranno inoltre pubblicati i dati sui nuovi occupati del settore privato negli Stati Uniti, che offriranno ulteriori indicazioni in vista dell’importante rapporto sul mercato del lavoro di giugno previsto per giovedì.

  • Le azioni di Italian Sea Group crollano dopo la richiesta di protezione giudiziaria dai creditori

    Le azioni di Italian Sea Group crollano dopo la richiesta di protezione giudiziaria dai creditori

    La società accelera il percorso di ristrutturazione

    Le azioni del produttore di yacht di lusso The Italian Sea Group (BIT:TISG) hanno perso circa il 6% mercoledì dopo che la società ha annunciato l’intenzione di richiedere la protezione del tribunale nei confronti dei creditori, intensificando un processo di ristrutturazione finanziaria che pesa sul gruppo da diversi mesi.

    Il consiglio di amministrazione ha approvato la presentazione dell’istanza prevista dal Codice della crisi d’impresa, che consentirà alla società di beneficiare di misure protettive sotto la supervisione del tribunale mentre prepara un piano di risanamento volto a garantire la continuità aziendale. Secondo la società, anticipare questa decisione era necessario perché ulteriori ritardi avrebbero potuto ridurre le opzioni disponibili per la ristrutturazione.

    Le difficoltà finanziarie continuano ad aumentare

    The Italian Sea Group, proprietaria dei marchi Admiral, Tecnomar e Perini Navi, aveva avviato a marzo una procedura di composizione negoziata della crisi dopo una serie di problematiche finanziarie e di governance.

    All’inizio dell’anno la società aveva comunicato che le perdite legate all’indebitamento avevano ridotto il capitale sociale al di sotto della soglia minima prevista dalla legge. In quell’occasione il management aveva indicato tra le possibili soluzioni la cessione di attività e la rinegoziazione di alcuni contratti commerciali.

    La decisione del tribunale aumenta la pressione

    La situazione si è ulteriormente complicata il mese scorso quando il Tribunale di Firenze ha revocato parzialmente le misure protettive nei confronti di cinque clienti, consentendo loro di esercitare i diritti contrattuali, compresa la possibilità di risolvere gli accordi in essere.

    Al 31 maggio il gruppo presentava un indebitamento finanziario netto consolidato di circa 178,7 milioni di euro, composto da oltre 154,6 milioni di debiti bancari e appena 7,5 milioni di disponibilità liquide. L’indebitamento finanziario netto della capogruppo superava i 179,6 milioni di euro.

    La società ha inoltre comunicato passività scadute per 266,8 milioni di euro, comprendenti debiti bancari e finanziari, debiti commerciali, esposizioni verso società di factoring e debiti tributari e previdenziali.

    Proseguono le richieste dei creditori

    Dall’avvio della procedura di ristrutturazione a marzo, The Italian Sea Group ha ricevuto 30 decreti ingiuntivi da parte dei creditori per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.

    Di questi, 22 sono già stati definiti per un importo complessivo di circa 408.000 euro, mentre i restanti sono oggetto di contestazione, di trattativa oppure saranno affrontati nell’ambito delle più ampie negoziazioni per la ristrutturazione.

  • Il petrolio sale leggermente mentre lo stallo nei colloqui tra Iran e Stati Uniti alimenta i timori sull’offerta

    Il petrolio sale leggermente mentre lo stallo nei colloqui tra Iran e Stati Uniti alimenta i timori sull’offerta

    Il mercato guarda con attenzione agli sviluppi geopolitici

    I prezzi del petrolio hanno registrato un moderato rialzo mercoledì, mentre gli investitori valutano il rischio che il rallentamento dei negoziati tra Iran e Stati Uniti possa ritardare un accordo definitivo e prolungare le incertezze sulle forniture dal Medio Oriente.

    I futures sul Brent sono saliti di 14 centesimi, pari allo 0,19%, a 73,09 dollari al barile alle 06:44 GMT, mentre il WTI statunitense ha guadagnato 11 centesimi, o lo 0,16%, attestandosi a 69,61 dollari al barile.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione

    Secondo Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz sta tornando alla normalità, ma permane un elevato livello di incertezza.

    “Hormuz continua a riaprire, ma in modo discontinuo, imprevedibile e non del tutto trasparente”, ha dichiarato.

    “Se non ci sarà una nuova intesa tra Washington e Teheran, il mercato potrebbe attendere una pace duratura prima che il petrolio riprenda una tendenza ribassista.”

    Sul fronte diplomatico, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, si sono recati a Doha per quelli che la Casa Bianca ha definito colloqui “di alto livello”.

    Tuttavia, Iran e Qatar hanno precisato che i rappresentanti iraniani incontreranno esclusivamente i mediatori e non direttamente i funzionari statunitensi. Doha ha inoltre confermato che il primo ministro Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani ha incontrato Witkoff e Kushner.

    Il mercato si lascia alle spalle un trimestre difficile

    Nel secondo trimestre il Brent ha perso circa 45 dollari al barile, registrando il peggior calo trimestrale dalla crisi finanziaria globale del 2008.

    Anche il WTI ha subito la maggiore flessione trimestrale dal 2020, con un ribasso di circa 31 dollari al barile dopo che l’allentamento delle tensioni geopolitiche ha invertito il forte rally osservato nei mesi precedenti.

    Un sondaggio Reuters pubblicato martedì mostra che gli analisti hanno ridotto per la prima volta le previsioni sul prezzo del petrolio per il 2026 dall’inizio del conflitto con l’Iran, grazie al miglioramento della situazione nello Stretto di Hormuz.

    Il calo delle scorte sostiene i prezzi

    Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che l’Iran non potrà imporre pedaggi alle navi in transito nello Stretto di Hormuz.

    “Questa vicenda non finirà con gli iraniani che riscuotono pedaggi dalle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz”, ha affermato durante un’intervista al programma The Michael Knowles Show.

    Vance ha inoltre sostenuto che i flussi di petrolio attraverso lo stretto sono tornati ai livelli precedenti al conflitto.

    Nel frattempo, secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute, le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 6,1 milioni di barili nella settimana conclusa il 26 giugno, mentre sono calate anche le scorte di benzina.

    Gli operatori attendono ora i dati ufficiali della Energy Information Administration, in programma nel corso della giornata.

  • Citi riduce le previsioni su Bitcoin ed Ether mentre i deflussi dagli ETF pesano sul mercato crypto

    Citi riduce le previsioni su Bitcoin ed Ether mentre i deflussi dagli ETF pesano sul mercato crypto

    La banca assume una posizione più prudente sulle principali criptovalute

    Citigroup ha rivisto al ribasso le proprie previsioni a 12 mesi per bitcoin (COIN:BTCUSD) ed ether (COIN:ETHUSD), citando un indebolimento della domanda degli investitori, persistenti deflussi dagli ETF e i limitati progressi della normativa statunitense sugli asset digitali.

    In una nota di ricerca pubblicata martedì, la banca ha abbassato il target sul bitcoin da 112.000 a 82.000 dollari e quello su ether da 3.175 a 2.240 dollari.

    Bitcoin ed Ether restano sotto pressione

    Bitcoin è stato scambiato recentemente a 58.864,27 dollari, il livello più basso da settembre 2024, dopo aver perso circa la metà del proprio valore rispetto al massimo storico di 126.223,18 dollari raggiunto nell’ottobre dello scorso anno.

    Ether è sceso a 1.585,63 dollari, il minimo da aprile 2025.

    Nel corso dell’anno il mercato delle criptovalute ha sofferto per l’elevata volatilità, l’attenzione degli investitori verso alcune importanti IPO e i continui deflussi dagli ETF dedicati agli asset digitali.

    Entrambe le criptovalute continuano inoltre a essere scambiate al di sotto delle rispettive medie mobili di lungo periodo, segnale di un sentiment ancora negativo.

    Gli ETF restano il principale fattore di mercato

    Nello scenario più negativo elaborato da Citi, basato su una recessione economica e sul proseguimento dei deflussi dagli ETF, bitcoin potrebbe scendere a 53.000 dollari ed ether a 1.094 dollari entro i prossimi dodici mesi.

    La banca ha spiegato che la revisione delle stime riflette la decisione di ridurre a zero la previsione di afflussi netti negli ETF nei prossimi dodici mesi, rispetto ai 10 miliardi di dollari precedentemente stimati.

    “Gli afflussi negli ETF, un importante motore dei prezzi, sono recentemente diventati negativi”, ha affermato Citi, aggiungendo che gli ETF su bitcoin hanno registrato deflussi netti per circa 3,3 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno.

    La banca ha inoltre evidenziato che il lento avanzamento della normativa statunitense sulle criptovalute e i timori di possibili vendite di bitcoin da parte delle società che detengono asset digitali in bilancio hanno ulteriormente indebolito il sentiment degli investitori, mentre i capitali continuano a spostarsi verso gli investimenti legati all’intelligenza artificiale.