I prezzi del petrolio sono rimasti sostanzialmente invariati lunedì, con gli investitori che bilanciano il potenziale impatto dei nuovi negoziati nucleari tra Stati Uniti e Iran con le attese di un possibile aumento della produzione da parte dell’OPEC+.
Alle 09:10 GMT, i futures sul Brent erano in calo di 18 centesimi, pari allo 0,3%, a 67,52 dollari al barile. Il West Texas Intermediate statunitense scendeva di 17 centesimi a 62,72 dollari al barile.
I volumi di scambio sono risultati contenuti, con i mercati in Cina, Corea del Sud e Taiwan chiusi per il Capodanno lunare, oltre alla festività del Presidents Day negli Stati Uniti.
Entrambi i benchmark avevano chiuso la scorsa settimana in ribasso, con il Brent in calo di circa lo 0,5% e il WTI dell’1%, dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump secondo cui Washington potrebbe raggiungere un accordo con Teheran entro il prossimo mese.
Un secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran è previsto per martedì a Ginevra, con al centro il programma nucleare iraniano e il tentativo di evitare una nuova escalation militare.
Secondo quanto riportato domenica, un diplomatico iraniano avrebbe affermato che Teheran punta a un accordo nucleare con Washington che garantisca benefici economici a entrambe le parti, includendo investimenti nei settori energia e miniere, oltre all’acquisto di aeromobili.
Allo stesso tempo, funzionari statunitensi hanno dichiarato a Reuters che Washington ha inviato una seconda portaerei nella regione e sta preparando piani di emergenza per una possibile campagna militare prolungata qualora i negoziati fallissero. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che eventuali attacchi sul territorio iraniano potrebbero portare a ritorsioni contro basi militari statunitensi.
“Un aumento delle tensioni con l’Iran potrebbe spingere il Brent fino a 80 dollari al barile. Un allentamento delle tensioni lo riporterebbe verso i 60 dollari al barile”, hanno scritto gli analisti di SEB in una nota.
Se da un lato i rischi geopolitici sostengono i prezzi, dall’altro l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i suoi alleati — noti come OPEC+ — stanno limitando l’entusiasmo rialzista. Secondo Reuters, il gruppo sarebbe orientato a riprendere gli aumenti della produzione a partire da aprile, nella riunione del 1° marzo, dopo una pausa di tre mesi.









