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  • Wall Street verso un’apertura in calo dopo che Trump dichiara concluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Wall Street verso un’apertura in calo dopo che Trump dichiara concluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura negativa mercoledì, suggerendo un proseguimento delle perdite della seduta precedente mentre le rinnovate tensioni in Medio Oriente pesavano sul sentiment degli investitori.

    I mercati hanno subito nuove pressioni dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, alimentando i timori di una nuova escalation del conflitto.

    “Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump ai giornalisti durante il vertice NATO ad Ankara, in Turchia, definendo i negoziati con l’Iran “una perdita di tempo”.

    Le dichiarazioni hanno fatto impennare i prezzi del petrolio, con i future sul greggio statunitense in rialzo di oltre il 4%.

    L’aumento del petrolio ha riacceso le preoccupazioni sulle prospettive dell’inflazione e dei tassi d’interesse, in vista della pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve prevista nel corso della giornata.

    Le dichiarazioni di Trump sono arrivate dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato di aver completato una nuova ondata di attacchi offensivi contro l’Iran, colpendo oltre 80 obiettivi in risposta agli ultimi attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira siti militari statunitensi in Bahrain e Kuwait poche ore dopo gli attacchi americani.

    Martedì i mercati azionari statunitensi hanno tentato un recupero dopo il calo iniziale, ma hanno perso slancio nel corso della seduta, chiudendo comunque in territorio negativo.

    I titoli tecnologici hanno guidato le vendite, con il Nasdaq che ha registrato la flessione più marcata tra i principali indici.

    Il Nasdaq ha perso 302,47 punti, pari all’1,2%, chiudendo a 25.818,69. L’S&P 500 è sceso di 33,58 punti, o dello 0,5%, a 7.503,85, mentre il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 130,76 punti, pari allo 0,3%, a 52.925,15.

    I produttori di semiconduttori sono stati tra i peggiori performer, trascinando l’indice Philadelphia Semiconductor in calo del 4,7%.

    Il comparto ha risentito del crollo di quasi il 7% delle azioni del produttore sudcoreano di chip Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ).

    Samsung ha annunciato un utile del secondo trimestre aumentato di 19 volte rispetto all’anno precedente, ma gli investitori si sono concentrati sulle preoccupazioni riguardanti la spesa e la domanda legate all’intelligenza artificiale.

    “Anche se i risultati di Samsung sono stati eccezionali, gli investitori stanno iniziando a preoccuparsi dell’entità degli investimenti destinati all’IA e del rischio che si tratti di una bolla pronta a scoppiare”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell.

    Anche una notizia di Reuters secondo cui la startup cinese DeepSeek starebbe sviluppando un proprio chip per l’intelligenza artificiale ha pesato sul comparto dei semiconduttori.

    Anche i titoli del settore networking sono stati oggetto di forti vendite, trascinando l’indice NYSE Arca Networking in ribasso del 3,7%.

    Anche i comparti dell’oro, delle compagnie aeree e dell’hardware informatico hanno registrato perdite significative, mentre i titoli energetici, farmaceutici e sanitari hanno sovraperformato.

    Le società energetiche hanno beneficiato del forte rialzo del prezzo del petrolio, anche se l’impennata delle quotazioni ha penalizzato il sentiment del mercato nel suo complesso.

    I future sul greggio statunitense sono saliti dopo le notizie di attacchi con proiettili contro diverse navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.

  • Le borse europee scendono mentre le rinnovate tensioni in Medio Oriente pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scendono mentre le rinnovate tensioni in Medio Oriente pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno chiuso in ribasso mercoledì, estendendo le perdite della seduta precedente, mentre il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente ha alimentato le preoccupazioni sull’inflazione e sulle prospettive della politica monetaria delle banche centrali.

    I prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari sono aumentati dopo che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato al vertice NATO che il cessate il fuoco con l’Iran “is over”.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira siti militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, poche ore dopo che gli Stati Uniti avevano lanciato una nuova ondata di attacchi militari contro l’Iran.

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione dei verbali della prima riunione della Federal Reserve presieduta da Kevi Warsh, alla ricerca di ulteriori indicazioni sul futuro percorso dei tassi d’interesse.

    L’indice FTSE 100 del Regno Unito ha ceduto lo 0,9%, mentre il CAC 40 francese e il DAX tedesco hanno entrambi perso l’1,7%.

    IG Group Holdings (LSE:IGTG) è scesa bruscamente dopo che la società britannica di trading online ha annunciato la proposta di costituire una nuova holding con sede a Jersey.

    Anche Vistry (LSE:VTY) ha registrato un forte calo dopo aver avvertito di una perdita nel primo semestre e presentato un piano per snellire la propria attività.

    Il gestore di alloggi per studenti Unite Group (LSE:UTG) è arretrato dopo aver dichiarato di prevedere una crescita annua degli affitti leggermente inferiore rispetto alle precedenti stime.

    In calo anche Hammerson (LSE:HMSO), che ha annunciato la vendita di asset non strategici per un valore di 69 milioni di sterline.

    Ha perso terreno anche Kering (EU:KER), dopo aver annunciato che la casa di moda italiana Gucci ha firmato un accordo esclusivo di licenza beauty della durata di 50 anni con il colosso francese dei cosmetici L’Oreal Co (EU:OR). Le azioni L’Oreal hanno ceduto l’1%.

    Nel frattempo, i colossi energetici BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL) hanno registrato forti rialzi, con il Brent salito sopra i 76 dollari al barile per la prima volta in due settimane, alimentato dai timori di prolungate interruzioni delle forniture.

  • Pirelli perde terreno dopo il downgrade di Citi a Neutral (PIRC)

    Pirelli perde terreno dopo il downgrade di Citi a Neutral (PIRC)

    Le azioni di Pirelli & C SpA (BIT:PIRC) hanno ceduto oltre il 3% mercoledì dopo che Citi Research ha abbassato il giudizio sul produttore italiano di pneumatici da “buy” a “neutral”, ritenendo che il forte rialzo registrato negli ultimi mesi abbia ridotto il potenziale di ulteriore apprezzamento.

    Citi vede una valutazione più equilibrata

    La banca d’affari ha aumentato leggermente il target price a 7,50 euro dai precedenti 7,40 euro. Rispetto al prezzo di riferimento di 6,98 euro del 7 luglio, il nuovo obiettivo implica un potenziale rialzo del 7,4%, un rendimento da dividendo atteso del 3,6% e un rendimento complessivo previsto dell’11%.

    “Abbassiamo il giudizio a Neutral ma aumentiamo il nostro target price a 7,50 euro dopo il forte rialzo registrato da inizio anno, poiché riteniamo che il rapporto rischio-rendimento sia ora più equilibrato”, hanno dichiarato gli analisti di Citi, aggiungendo che il titolo è “2 deviazioni standard sopra i livelli di ipercomprato.”

    Citi ha evidenziato che il titolo è salito del 17% negli ultimi sei mesi, avvicinandosi ai massimi degli ultimi otto anni e portando l’indice RSI a 14 giorni a quota 77.

    Stime sostanzialmente in linea con il consenso

    Secondo Citi, le previsioni per il secondo trimestre e per l’intero esercizio 2026 restano sostanzialmente allineate al consenso di mercato.

    La banca prevede un EBIT rettificato del secondo trimestre pari a 275 milioni di euro, circa l’1% inferiore alle stime del mercato, mentre per l’intero 2026 stima un EBIT rettificato di 1,08 miliardi di euro, circa 20 punti base sotto il consenso.

    “Riteniamo che le nostre stime per l’EBIT rettificato del secondo trimestre e dell’intero 2026 siano sostanzialmente in linea con il consenso… e che le valutazioni siano ora più neutrali (sia in termini assoluti sia relativi)”, ha affermato Citi.

    Pur continuando a considerare Pirelli un’azienda con “la migliore esposizione e capacità di esecuzione” nel segmento premium dei pneumatici da oltre 18 pollici e ritenendo raggiungibili gli obiettivi per il 2026, Citi ha spiegato che il forte rialzo del titolo ha motivato il cambiamento di raccomandazione.

    Secondo la banca, il prossimo catalizzatore sarà la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, ma “un risultato solido sembra già essere incorporato nelle valutazioni dopo il rialzo del 17% registrato negli ultimi sei mesi.”

    Valutazione e possibili sviluppi sull’azionariato

    Il target price di 7,50 euro si basa su un modello DCF a 10 anni che incorpora una crescita dei ricavi del 2% nel medio termine e dell’1% nel lungo termine, margini EBIT del 16% nel medio periodo e del 15% a regime, utilizzando un costo medio ponderato del capitale di circa l’8%.

    A 7,50 euro, Pirelli tratterebbe a circa 13 volte gli utili per azione stimati da Citi per il 2027, rispetto a un multiplo forward medio di 12,5 volte per i produttori europei di pneumatici.

    Citi indica uno scenario rialzista con un valore di 9 euro per azione, pari a un potenziale upside del 29%, mentre lo scenario ribassista prevede un prezzo di 5 euro, equivalente a un ribasso del 28%.

    La banca ha inoltre richiamato indiscrezioni di stampa secondo cui investitori cechi starebbero valutando l’acquisto di una quota compresa tra il 10% e il 20% di Pirelli, da scorporare dalla partecipazione del 34,1% detenuta da Sinochem, pur precisando che “nessuna operazione è stata confermata.”

    Secondo Citi, un’eventuale riduzione della partecipazione cinese e un aumento del flottante rappresenterebbero un elemento positivo per il titolo.

    In vista della seconda metà del 2026, Citi ha infine affermato di preferire Michelin e Continental rispetto a Pirelli, soprattutto in caso di ulteriore ripresa del mercato dei pneumatici per autocarri.

  • L’oro arretra dopo che Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    L’oro arretra dopo che Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    I prezzi dell’oro sono scesi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo provvisorio tra Washington e Teheran sarebbe ormai terminato, favorendo il rialzo del petrolio e riaccendendo i timori sull’inflazione.

    Alle 09:36 GMT, l’oro spot perdeva l’1,2% a 4.057,09 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano il 2,2% a 4.066,56 dollari l’oncia.

    Trump: “L’accordo è finito”

    Parlando durante il vertice NATO in Turchia, Trump ha accusato l’Iran di non aver rispettato gli impegni assunti, sostenendo che l’intesa diplomatica non fosse più valida.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    In precedenza, le autorità militari iraniane avevano annunciato di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani in Iran e alla revoca della deroga sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi e abbattuto un drone MQ-9. Il Pentagono aveva invece affermato che le operazioni americane erano una risposta agli attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, aggiungendo che erano stati colpiti oltre 80 obiettivi in Iran e più di 60 imbarcazioni dei Pasdaran.

    Sebbene Teheran non abbia rivendicato gli attacchi contro le navi commerciali al largo dell’Oman, la nuova escalation ha aumentato l’incertezza sui mercati finanziari.

    Il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    I prezzi del petrolio hanno recuperato parte delle perdite registrate dopo l’annuncio dell’accordo quadro del 17 giugno, riaccendendo le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica legata all’energia.

    Gli investitori continuano a interrogarsi sulla possibile risposta delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve, nel caso in cui le pressioni inflazionistiche dovessero intensificarsi. Gli analisti di Britannia Global Markets hanno osservato che le aspettative di un rialzo dei tassi si erano attenuate dopo i dati sul lavoro pubblicati la scorsa settimana, ma sono tornate a rafforzarsi dopo gli ultimi sviluppi militari.

    Tassi di interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva di attività prive di rendimento come l’oro, mentre un dollaro più forte rende il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti internazionali.

    Attesa per i verbali della Federal Reserve

    L’attenzione dei mercati è ora rivolta alla pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Nell’ultima riunione la banca centrale statunitense ha lasciato invariati i tassi d’interesse tra il 3,5% e il 3,75%, anche se alcuni membri hanno indicato la possibilità di ulteriori rialzi nel corso del 2026.

  • Il petrolio balza dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran

    Il petrolio balza dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti con decisione mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l’accordo quadro tra Washington e Teheran, alimentando nuove preoccupazioni sulla stabilità del Medio Oriente e sulle forniture mondiali di greggio.

    Alle 08:46 GMT, il Brent, riferimento internazionale, guadagnava il 5,5% a 78,24 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense saliva del 2,9% a 72,49 dollari al barile.

    Le nuove tensioni alimentano i timori sull’offerta

    Intervenendo durante il vertice NATO in Turchia, Trump ha messo in dubbio il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, sostenendo che la tregua fosse ormai terminata.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    In precedenza, le autorità militari iraniane avevano affermato di aver colpito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla revoca delle deroghe sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi e abbattuto un drone americano MQ-9. Il Pentagono aveva invece spiegato che le operazioni statunitensi erano una risposta agli attacchi iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, aggiungendo di aver colpito oltre 80 obiettivi in Iran e più di 60 imbarcazioni dei Pasdaran.

    Gli Stati Uniti hanno inoltre eliminato una deroga che consentiva all’Iran di esportare petrolio, una decisione che potrebbe restringere ulteriormente l’offerta globale di greggio.

    Pur non rivendicando gli attacchi contro le navi commerciali al largo dell’Oman, l’ultima escalation militare ha riacceso i dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace duraturo.

    Lo Stretto di Hormuz torna al centro dell’attenzione

    A giugno il petrolio era tornato ai livelli precedenti al conflitto dopo l’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran, che aveva favorito la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL.

    La nuova escalation rimette in discussione tale intesa e rende più incerto il futuro dei negoziati.

    “Gli analisti di OCBC hanno scritto: “Un ritorno a un conflitto su vasta scala tra Stati Uniti e Iran appare improbabile, considerando la crescente pressione politica negli Stati Uniti per mantenere sotto controllo i prezzi del petrolio in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Tuttavia, non esiste ancora un percorso chiaro per garantire pienamente la sicurezza dello Stretto di Hormuz”.”

    Attenzione anche alla produzione OPEC e alle scorte USA

    Le nuove tensioni geopolitiche hanno oscurato gli effetti dell’aumento della produzione deciso nel fine settimana dall’OPEC e dai suoi alleati.

    Gli operatori attendono inoltre i dati ufficiali sulle scorte petrolifere statunitensi dopo le recenti interruzioni dell’offerta causate dal conflitto con l’Iran.

    Secondo l’American Petroleum Institute, le scorte di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 399.000 barili la scorsa settimana, meno di quanto previsto dagli analisti.

  • I future di Wall Street scendono dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street scendono dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street hanno registrato forti ribassi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’accordo provvisorio di pace con l’Iran è ormai terminato, aumentando l’incertezza geopolitica sui mercati finanziari.

    Alle 09:03 GMT, i future sul Dow Jones cedevano 680 punti, pari all’1,3%, mentre quelli sull’S&P 500 perdevano 71 punti, pari allo 0,9%. I future sul Nasdaq 100 arretravano di 381 punti, pari all’1,3%.

    Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    Parlando durante il vertice della NATO in Turchia, Trump ha accusato Teheran di aver violato la fragile intesa raggiunta nelle ultime settimane.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    Le sue dichiarazioni hanno aggravato le preoccupazioni già presenti sul mercato dopo che le forze armate iraniane hanno affermato di aver colpito installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla revoca delle deroghe sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Il rialzo del petrolio riaccende i timori sull’inflazione

    La nuova escalation in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio durante la sessione asiatica, alimentando i timori che l’aumento dei costi energetici possa complicare il percorso della Federal Reserve nella lotta all’inflazione.

    Gli investitori attendono ora la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Fed per valutare come i responsabili della politica monetaria stiano bilanciando la solidità dell’economia con le persistenti pressioni inflazionistiche.

    I mercati cercheranno eventuali indicazioni sull’impatto che i recenti dati economici e gli sviluppi geopolitici potrebbero avere sulle future decisioni sui tassi di interesse.

    I titoli tecnologici restano sotto pressione

    Martedì Wall Street ha chiuso in ribasso, con gli investitori che hanno continuato a ridurre l’esposizione ai titoli growth.

    Il settore tecnologico è stato penalizzato dopo i risultati di Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ), che pur avendo superato le attese non sono riusciti a dissipare le preoccupazioni sulla domanda legata all’intelligenza artificiale e sull’andamento dei prezzi delle memorie, pesando sull’intero comparto dei semiconduttori.

    L’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,5%, il Nasdaq Composite ha perso l’1,2% e il Dow Jones Industrial Average lo 0,3%.

    L’attenzione degli investitori resta inoltre rivolta all’avvio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre, che inizierà nel corso della settimana.

  • Le borse europee accelerano i ribassi dopo che Trump mette in dubbio l’accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee accelerano i ribassi dopo che Trump mette in dubbio l’accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno ampliato le perdite mercoledì pomeriggio dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l’accordo quadro che sosteneva il cessate il fuoco con l’Iran, alimentando una diffusa avversione al rischio sui mercati finanziari.

    L’indice paneuropeo STOXX 600, che a metà seduta perdeva circa lo 0,4%, ha esteso il ribasso fino all’1,7%, mentre gli investitori hanno ridotto l’esposizione agli asset rischiosi. Le dichiarazioni del presidente hanno ridimensionato le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto.

    Trump: “L’accordo è finito”

    Intervenendo a margine del vertice NATO di Ankara, Trump ha commentato il futuro del Memorandum d’intesa di Islamabad (MoU), che aveva sostenuto una fragile tregua di 60 giorni introdotta a giugno.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    Il possibile fallimento dell’accordo riaccende i timori di nuove interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, aumentando l’incertezza per i mercati energetici e il commercio internazionale.

    Il DAX tedesco ha ceduto il 2,4%, il CAC 40 francese il 2,2%, mentre il FTSE 100 di Londra e il FTSE MIB hanno perso entrambi oltre l’1,5%.

    Il petrolio sale con il ritorno dei rischi geopolitici

    Il mercato energetico ha reagito con forza alle ultime notizie, con il Brent in rialzo del 5,4% dopo i guadagni registrati nelle prime ore della seduta.

    Gli operatori stanno nuovamente incorporando nei prezzi il rischio di possibili interruzioni delle forniture globali di energia, invertendo il clima più favorevole osservato nelle settimane precedenti.

    Attesa per i verbali della Federal Reserve

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Il documento offrirà le prime indicazioni dettagliate sulle discussioni di politica monetaria sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. I mercati cercheranno segnali sull’approccio della banca centrale dopo le dichiarazioni di Warsh a favore di una comunicazione meno orientata alla forward guidance.

    Poiché diversi membri della Fed hanno recentemente indicato la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi in presenza di un’inflazione persistente, eventuali toni restrittivi potrebbero influenzare le aspettative sui tassi d’interesse a livello globale.

    Tra i titoli, Shell (LSE:SHEL) è salita dell’1,6%, mentre BP (LSE:BP.) ha guadagnato il 2,3%, sostenute dal forte rialzo del prezzo del petrolio.

  • I prezzi del gas in Europa salgono per le tensioni nello Stretto di Hormuz e i timori sulle forniture di GNL

    I prezzi del gas in Europa salgono per le tensioni nello Stretto di Hormuz e i timori sulle forniture di GNL

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono aumentati sensibilmente mercoledì, mentre il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran ha alimentato le preoccupazioni sulla sicurezza delle rotte globali del gas naturale liquefatto (GNL).

    Sebbene l’Europa abbia avviato la stagione estiva di riempimento degli stoccaggi con livelli di scorte relativamente elevati, il crescente rischio di interruzioni prolungate del traffico marittimo in Medio Oriente ha riportato un consistente premio per il rischio geopolitico sul mercato.

    In rialzo i contratti TTF e britannici

    Il contratto TTF olandese, riferimento per il mercato europeo, è salito del 3% a 47,9 euro per megawattora (MWh), mentre il contratto britannico front-month è avanzato del 5,4% a 116,59 pence per therm.

    Il movimento è seguito a una nuova escalation nel Golfo Persico dopo le notizie secondo cui le forze iraniane avrebbero colpito navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. In risposta, gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi militari contro l’Iran e revocato importanti concessioni sulle esportazioni petrolifere.

    Tornano le preoccupazioni sulle forniture di GNL

    Lo Stretto di Hormuz è il passaggio di circa il 20% del commercio mondiale di GNL via mare ed è la principale via di esportazione per grandi produttori come Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Qualsiasi interruzione del traffico potrebbe ridurre sensibilmente la disponibilità di carichi spot proprio mentre aumenta la concorrenza tra acquirenti europei e asiatici.

    L’aumento dei prezzi del gas potrebbe inoltre avere ripercussioni più ampie sull’economia. Il gas naturale rappresenta una fonte primaria per la produzione di elettricità e una materia prima fondamentale per i fertilizzanti a base di azoto in Europa. Un rialzo prolungato dei prezzi all’ingrosso potrebbe quindi alimentare l’inflazione nell’area euro, creando nuove sfide per le banche centrali.

  • UniCredit porta la partecipazione in Commerzbank al 47,6% dopo il completamento dell’offerta

    UniCredit porta la partecipazione in Commerzbank al 47,6% dopo il completamento dell’offerta

    UniCredit (BIT:UCG) ha aumentato la propria partecipazione in Commerzbank (TG:CBK) al 47,6% dopo il completamento dell’offerta pubblica di scambio, con i risultati definitivi che confermano l’acquisizione di un ulteriore 17,6% del capitale della banca tedesca.

    La partecipazione è stata costruita attraverso azioni e derivati

    La nuova quota si aggiunge al 26,77% accumulato da UniCredit a partire da settembre 2024 e a un ulteriore 3,22% detenuto tramite strumenti derivati con regolamento in azioni.

    Il gruppo bancario italiano aveva lanciato l’offerta pubblica di scambio a maggio a un prezzo giudicato troppo basso da Commerzbank. L’obiettivo di UniCredit era superare la soglia del 30% del capitale, così da poter acquistare ulteriori azioni sul mercato senza far scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto.

    Offerta prorogata secondo la normativa tedesca

    La prima fase dell’offerta si è conclusa a metà giugno con adesioni pari a circa il 12,5% del capitale di Commerzbank. In conformità con la normativa tedesca, il periodo di adesione è stato successivamente esteso di altre due settimane, a partire dal 3 luglio.

    Nel corso dell’operazione, UniCredit e Commerzbank hanno espresso pubblicamente posizioni contrastanti sull’entità delle adesioni. Commerzbank ha sostenuto che gran parte delle azioni conferite provenisse da banche d’investimento che agivano come controparti degli swap stipulati da UniCredit sulle azioni della banca tedesca.

    Dopo la pubblicazione dei risultati finali, UniCredit ha dichiarato che continuerà a mantenere un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate. Il governo tedesco, che ha più volte definito ostile l’iniziativa di UniCredit, mantiene una partecipazione di circa il 12% in Commerzbank.

  • Le azioni Repsol salgono dopo l’aggiornamento del secondo trimestre e il rialzo del petrolio

    Le azioni Repsol salgono dopo l’aggiornamento del secondo trimestre e il rialzo del petrolio

    Le azioni di Repsol (BIT:1REP) hanno guadagnato il 4% martedì dopo la pubblicazione dell’aggiornamento operativo del secondo trimestre, mentre il rialzo dei prezzi del greggio, sostenuto dalle tensioni legate all’Iran, ha favorito l’intero comparto energetico.

    Produzione e margini di raffinazione

    La società energetica spagnola ha registrato una produzione di 558.000 barili di petrolio equivalente al giorno nel secondo trimestre, in aumento del 4% rispetto al trimestre precedente. Il dato è risultato sostanzialmente in linea con le attese degli analisti.

    Repsol ha inoltre riportato un indicatore del margine di raffinazione pari a 14 dollari al barile, superiore alla previsione degli analisti di 13 dollari al barile, ma ancora inferiore al consenso di Visible Alpha, che stimava oltre 15 dollari al barile. La società continua a prevedere un premio di circa 10 dollari al barile rispetto all’indicatore del margine di raffinazione, in linea con le aspettative del mercato.

    Il rialzo del petrolio sostiene il settore energetico

    L’andamento positivo del titolo è stato favorito anche dall’aumento dei prezzi del petrolio, alimentato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche con l’Iran, che ha sostenuto l’intero comparto energetico.

    L’attività di esplorazione e produzione di Repsol ha mostrato una crescita rispetto al trimestre precedente, sebbene in alcune aree geografiche i livelli produttivi si siano discostati leggermente dalle stime degli analisti.

    L’aggiornamento operativo offre agli investitori una panoramica dell’andamento del business in vista della pubblicazione dei risultati completi del secondo trimestre.