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  • Il petrolio arretra dopo il rally legato ai rischi di offerta in Iran; sotto osservazione l’aumento delle scorte USA

    Il petrolio arretra dopo il rally legato ai rischi di offerta in Iran; sotto osservazione l’aumento delle scorte USA

    I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, allontanandosi dai massimi di diverse settimane toccati nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano i timori di possibili interruzioni dell’offerta in Iran a fronte di dati che mostrano un forte aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

    Alle 20:18 ET (01:18 GMT), i futures sul Brent con scadenza marzo perdevano lo 0,4% a 65,19 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense scendevano dello 0,5% a 60,87 dollari al barile.

    Entrambi i contratti erano balzati di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, estendendo un rally che dura ormai da quattro sedute consecutive.

    I rischi sull’offerta iraniana sostengono i recenti rialzi

    L’impennata dei prezzi all’inizio della settimana è stata alimentata dall’aumento delle tensioni geopolitiche legate alle proteste antigovernative in Iran, che hanno sollevato timori su possibili interruzioni delle esportazioni di greggio da parte di uno dei maggiori produttori dell’OPEC.

    I trader hanno progressivamente incorporato un premio per il rischio geopolitico, alla luce della possibilità di interruzioni delle forniture.

    Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno contribuito ad accrescere il nervosismo dei mercati. Trump ha avvertito di possibili azioni militari se le autorità iraniane continueranno la repressione violenta dei manifestanti e ha invitato i dimostranti a “prendere il controllo delle vostre istituzioni”, scrivendo sui social che “gli aiuti sono in arrivo”.

    Ha inoltre minacciato di imporre dazi ai Paesi che continuano a commerciare con Teheran, nel tentativo di isolare ulteriormente il regime, alimentando così il premio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.

    Forte aumento delle scorte USA – API

    In questo contesto di tensioni geopolitiche, i dati diffusi martedì dall’American Petroleum Institute hanno mostrato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5,3 milioni di barili la scorsa settimana, ben al di sopra delle attese degli analisti, che prevedevano un incremento di circa 2 milioni di barili.

    Le scorte di benzina sono cresciute di circa 8,2 milioni di barili, mentre quelle di distillati sono aumentate di circa 4,3 milioni di barili, indicando un’ampia disponibilità di prodotti raffinati.

    L’attenzione si sposta ora sui dati ufficiali dell’Energy Information Administration, attesi più tardi nella giornata di mercoledì, che dovrebbero confermare le tendenze delle scorte di greggio e dei prodotti petroliferi.

  • L’oro tocca un nuovo massimo storico dopo un CPI USA moderato; l’argento supera i 90 dollari l’oncia

    L’oro tocca un nuovo massimo storico dopo un CPI USA moderato; l’argento supera i 90 dollari l’oncia

    I prezzi dell’oro hanno raggiunto nuovi record nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, dopo che i dati sull’inflazione statunitense, più contenuti del previsto, hanno rafforzato le attese di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno, mentre le crescenti tensioni in Iran hanno sostenuto la domanda di beni rifugio.

    L’oro spot è balzato di oltre l’1% fino a un massimo storico di 4.640,13 dollari l’oncia alle 01:56 ET (06:56 GMT), superando il precedente record di 4.634,33 dollari l’oncia toccato nella seduta precedente. I futures sull’oro USA con scadenza marzo sono saliti dell’1% a 4.643,10 dollari l’oncia.

    L’argento ha sovraperformato gli altri metalli preziosi, con un rialzo di oltre il 4% fino a un nuovo record di 91,56 dollari l’oncia. La corsa è stata alimentata da una forte domanda industriale e da flussi verso asset rifugio. Anche il platino ha registrato un deciso rialzo, arrivando a guadagnare fino al 4% a 2.444,21 dollari, avvicinandosi ai massimi storici toccati il mese scorso.

    CPI USA debole e tensioni in Iran sostengono l’oro

    I dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti diffusi martedì sono risultati inferiori alle attese. Il CPI core è aumentato dello 0,2% a dicembre e del 2,6% su base annua, sotto le previsioni, rafforzando le scommesse su futuri tagli dei tassi. I mercati ora prezzano circa due riduzioni dei tassi nel 2026.

    “Due tagli dei tassi della Fed sembrano perfettamente raggiungibili, con rischi orientati verso un terzo alla luce del raffreddamento del mercato del lavoro”, hanno scritto gli analisti di ING in una recente nota.

    Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro, riducendone il costo opportunità.

    Restano inoltre in primo piano i rischi geopolitici. L’Iran è attraversato da proteste antigovernative sempre più intense che avrebbero causato circa 2.000 vittime, alimentando timori di un’instabilità più ampia in Medio Oriente.

    I disordini hanno attirato avvertimenti da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha paventato possibili azioni militari e minacciato di imporre dazi del 25% ai Paesi che fanno affari con l’Iran. Trump ha anche esortato i manifestanti ad aumentare la pressione sulla leadership iraniana, scrivendo sui social che dovrebbero “prendere il controllo delle vostre istituzioni” e che “gli aiuti sono in arrivo”.

    Le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed rafforzano il metallo giallo

    Ulteriore sostegno all’oro è arrivato dai timori sull’indipendenza della banca centrale statunitense, dopo che l’amministrazione Trump ha avviato un’indagine penale che coinvolge il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

    Sebbene la notizia abbia scosso gli investitori, governatori di banche centrali e dirigenti dei principali istituti hanno espresso pubblicamente sostegno a Powell, sottolineando l’importanza di preservare l’autonomia della Fed dalle pressioni politiche.

    Negli altri mercati dei metalli, i futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,4% a 12.237,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno guadagnato l’1,1% a 6,07 dollari la libbra. Anche il palladio ha registrato forti rialzi, salendo fino al 4% a 1.911,23 dollari l’oncia.

  • In arrivo nuovi conti bancari USA; il surplus commerciale record della Cina muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    In arrivo nuovi conti bancari USA; il surplus commerciale record della Cina muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures legati ai principali indici azionari statunitensi restavano leggermente sotto la parità mentre gli investitori attendevano una nuova tornata di risultati dalle grandi banche americane. La Cina ha registrato un surplus commerciale record nel 2025, evidenziando gli sforzi per dirottare le esportazioni lontano dagli Stati Uniti lo scorso anno. L’oro ha toccato un nuovo massimo storico grazie alle aspettative di futuri tagli dei tassi USA e alle tensioni geopolitiche, mentre il petrolio ha ceduto parte dei recenti guadagni.

    I futures arretrano

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un lieve calo mercoledì, in vista della pubblicazione dei conti di alcuni colossi di Wall Street.

    Alle 02:49 ET, i futures sul Dow Jones perdevano 133 punti, pari allo 0,3%, quelli sull’S&P 500 cedevano 14 punti, lo 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq 100 scendevano di 43 punti, lo 0,2%.

    Gli indici principali avevano chiuso in ribasso martedì, dopo che i mercati hanno analizzato dati che mostrano una crescita dei prezzi al consumo stabile a dicembre. Questo ha rafforzato le scommesse su una Federal Reserve orientata a lasciare i tassi invariati nella prossima riunione di fine mese.

    Nel frattempo, JPMorgan Chase (NYSE:JPM), la maggiore banca statunitense, ha riportato un calo dell’utile del quarto trimestre, penalizzato dagli accantonamenti legati all’acquisizione della partnership sulle carte di credito con Apple da Goldman Sachs. L’istituto ha inoltre avvertito che il tetto ai tassi delle carte di credito proposto dal presidente Donald Trump potrebbe pesare sui rendimenti del settore e sui consumatori, trascinando al ribasso i titoli finanziari.

    Le azioni JPMorgan sono scese di circa il 4,2%, nonostante l’utile trimestrale rettificato abbia superato le attese grazie soprattutto a una solida attività di trading.

    Altri conti bancari in arrivo

    Nel corso della giornata sono attesi i risultati di altre grandi banche, tra cui Bank of America (NYSE:BAC), Wells Fargo (NYSE:WFC) e Citigroup (NYSE:C).

    I conti bancari, che di norma inaugurano la stagione delle trimestrali, sono osservati attentamente come termometro del sentiment economico e di mercato nelle prime settimane del 2026.

    Nel corso dell’ultimo anno, la volatilità dei mercati azionari — influenzata da annunci di politica economica della Casa Bianca e da timori di una bolla nei titoli legati all’intelligenza artificiale — ha sostenuto i desk di trading del settore. Anche le commissioni dell’investment banking hanno beneficiato di un aumento delle operazioni di fusione e acquisizione.

    Il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, ha dichiarato martedì che l’economia statunitense resta resiliente e potrebbe continuare a esserlo grazie agli stimoli fiscali, alla deregulation e alla recente politica monetaria della Fed.

    Gli analisti seguiranno con attenzione eventuali commenti sull’indipendenza della banca centrale USA, tema centrale da quando l’amministrazione Trump ha avviato un’indagine penale sul presidente della Fed Jerome Powell. Powell ha affermato che l’iniziativa mirava a influenzare le decisioni sui tassi.

    Dimon ha difeso l’indipendenza della Fed, affermando che tutto ciò che “erode” la capacità dell’istituto di agire senza pressioni politiche “non è una buona idea”.

    Surplus commerciale record della Cina

    La Cina ha registrato nel 2025 un surplus commerciale record di 1.200 miliardi di dollari, riflettendo una riallocazione delle esportazioni lontano dagli Stati Uniti verso altre aree del mondo.

    Alle prese con una politica tariffaria aggressiva da parte degli USA sotto Trump, Pechino ha diversificato le destinazioni, aumentando le esportazioni verso Unione Europea, Sud-Est asiatico, America Latina e Africa.

    I dati dell’Amministrazione Generale delle Dogane mostrano che il surplus annuo — differenza tra esportazioni e importazioni — è cresciuto del 20% rispetto al 2024.

    Solo a dicembre il surplus ha raggiunto 114,14 miliardi di dollari, il terzo valore mensile più alto di sempre. I due massimi storici restano gennaio e giugno dello scorso anno, a conferma degli sforzi delle fabbriche cinesi per evitare dazi USA più severi.

    Allo stesso tempo, il dato è stato sostenuto da importazioni deboli in un’economia interna in rallentamento. I leader cinesi restano sotto pressione per varare misure a sostegno della crescita, in un contesto di consumi fiacchi e crisi prolungata del mercato immobiliare.

    L’oro tocca un nuovo record

    I prezzi dell’oro hanno segnato nuovi massimi storici, dopo che i dati sull’inflazione USA hanno rafforzato le attese di tagli dei tassi nel corso dell’anno e le tensioni in Iran hanno alimentato la domanda di beni rifugio.

    L’oro spot è salito di oltre l’1% a un record di 4.640,13 dollari l’oncia alle 01:56 ET (06:56 GMT), superando il precedente massimo di 4.634,33 dollari. I futures sull’oro USA con scadenza marzo sono avanzati dell’1% a 4.643,10 dollari.

    L’inflazione core USA, che esclude alimentari ed energia, è cresciuta dello 0,2% su base mensile e del 2,6% annuo a dicembre, sotto le attese, rafforzando le scommesse su futuri tagli dei tassi. I mercati ora prezzano circa due riduzioni nel 2026.

    “Due tagli dei tassi della Fed sembrano perfettamente raggiungibili, con rischi orientati verso un terzo alla luce del raffreddamento del mercato del lavoro”, hanno scritto gli analisti di ING. Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro, riducendone il costo opportunità.

    Le tensioni geopolitiche restano elevate: l’Iran è alle prese con proteste antigovernative sempre più intense che avrebbero causato circa 2.000 vittime, aumentando i timori di instabilità in Medio Oriente. Anche le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed hanno sostenuto il metallo prezioso.

    Il petrolio scende

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, restituendo parte dei guadagni recenti, dopo la ripresa delle esportazioni dal Venezuela e l’aumento delle scorte USA, mentre la situazione in Iran resta sotto osservazione.

    Il Brent ha perso lo 0,8% a 64,96 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,8% a 60,69 dollari.

    Entrambi i contratti erano saliti di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, prolungando una serie positiva di quattro sedute.

    Le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5,23 milioni di barili nella settimana conclusa il 9 gennaio, secondo l’American Petroleum Institute. I dati ufficiali dell’EIA sono attesi più tardi in giornata.

    A influenzare l’offerta, il Venezuela, membro dell’OPEC, ha ripreso le esportazioni di greggio nell’ambito di un accordo tra Caracas e Washington successivo alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, l’intensificarsi delle proteste in Iran ha alimentato i timori di possibili interruzioni dell’offerta dal quarto produttore OPEC mondiale.

  • Le Borse europee avanzano leggermente in attesa dei colloqui sulla Groenlandia; BP segnala una pesante svalutazione: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano leggermente in attesa dei colloqui sulla Groenlandia; BP segnala una pesante svalutazione: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato lievi rialzi mercoledì, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi geopolitici, con l’attenzione rivolta ai prossimi colloqui sul futuro della Groenlandia.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco guadagnava lo 0,1%, il CAC 40 francese saliva dello 0,4% e il FTSE 100 britannico avanzava dello 0,2%.

    Colloqui sulla Groenlandia sotto i riflettori

    Le preoccupazioni geopolitiche continuano a dominare il sentiment, con i mercati concentrati sull’incontro previsto tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e rappresentanti della Groenlandia e della Danimarca. Il vertice arriva dopo le ripetute dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’ipotesi di “acquisire” il territorio semi-autonomo danese.

    Trump ha più volte affermato che Washington deve controllare la Groenlandia per impedire a Russia o Cina di occupare la regione artica strategica e ricca di risorse minerarie. Groenlandia e Danimarca hanno ribadito che l’isola non è in vendita, ma Trump non ha escluso l’uso della forza.

    Altrove, le tensioni in Iran continuano a pesare sul sentiment globale. Il gruppo statunitense per i diritti umani HRANA ha dichiarato mercoledì che il bilancio delle vittime delle proteste è salito a oltre 2.500 persone, mentre le autorità cercano di reprimere le manifestazioni. Martedì Trump ha esortato gli iraniani a continuare a protestare, affermando che gli aiuti sono in arrivo.

    Attesi i dati sull’inflazione alla produzione negli USA

    Con pochi dati macroeconomici europei in calendario, l’attenzione degli investitori si sposta nuovamente sugli Stati Uniti. I dati diffusi martedì hanno mostrato che l’inflazione al consumo negli USA è rimasta relativamente contenuta, mantenendo aperta la possibilità di tagli dei tassi nel 2026.

    Ora i riflettori sono puntati sui dati sull’inflazione alla produzione e sulle vendite al dettaglio, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria.

    BP segnala una forte svalutazione

    Sul fronte societario, riflettori puntati su BP (LSE:BP.), dopo che il gruppo energetico ha annunciato svalutazioni comprese tra 4 e 5 miliardi di dollari nel quarto trimestre, in gran parte legate alle attività della transizione energetica, segnalando al contempo un debole andamento del trading petrolifero.

    BP sta cercando di rifocalizzarsi sul core business oil & gas, ridimensionando i precedenti piani di trasformazione in una società orientata alle energie verdi.

    Altrove, Pearson (LSE:PSON) ha riportato un’accelerazione della crescita delle vendite all’8% nell’ultimo trimestre dell’anno e ha dichiarato di attendersi un aumento dell’utile operativo 2025 di circa il 6%.

    A Wall Street, gli investitori attendono nuovi risultati bancari più tardi in giornata, con i conti di Citigroup (NYSE:C), Bank of America (NYSE:BAC) e Wells Fargo (NYSE:WFC), dopo che JPMorgan Chase (NYSE:JPM) ha superato le attese sugli utili trimestrali martedì.

    Il petrolio arretra con l’aumento delle scorte USA

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, restituendo parte dei recenti guadagni dopo la ripresa delle esportazioni dal Venezuela e l’aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti, anche se gli sviluppi in Iran restano un fattore di rischio.

    I futures sul Brent sono scesi dello 0,8% a 64,96 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso lo 0,8% a 60,69 dollari al barile.

    Entrambi i contratti erano saliti di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, con guadagni per la quarta seduta consecutiva.

    Le scorte di greggio negli USA sono aumentate di 5,23 milioni di barili nella settimana conclusa il 9 gennaio, secondo i dati dell’American Petroleum Institute diffusi martedì. I dati ufficiali dell’Energy Information Administration sono attesi più tardi in giornata.

    Sul fronte dell’offerta, il Venezuela, membro dell’OPEC, ha ripreso le esportazioni di greggio nell’ambito di un accordo tra Caracas e Washington successivo alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, l’intensificarsi delle proteste in Iran ha accresciuto i timori di possibili interruzioni delle forniture dal quarto produttore OPEC mondiale.

  • Amazon pronta al ricorso contro la sanzione antitrust in Italia nonostante la riduzione, secondo la stampa

    Amazon pronta al ricorso contro la sanzione antitrust in Italia nonostante la riduzione, secondo la stampa

    Amazon (NASDAQ:AMZN) si prepara a impugnare la decisione di un tribunale italiano che ha ridotto una maxi-multa antitrust, sostenendo che la sanzione non dovrebbe essere applicata affatto, secondo quanto riportato mercoledì dal quotidiano MF.

    All’inizio della settimana, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha annunciato di aver ridotto a 752,4 milioni di euro (876,3 milioni di dollari) la sanzione inflitta al colosso statunitense dell’e-commerce nel 2021, rispetto agli 1,13 miliardi di euro originariamente comminati. La multa era legata all’accusa di abuso di posizione dominante, con effetti restrittivi sulla concorrenza nei servizi di logistica per l’e-commerce in Italia.

    La riduzione è seguita a una sentenza del tribunale amministrativo regionale emessa lo scorso settembre. Tuttavia, secondo MF, anche l’Antitrust italiana avrebbe deciso di fare ricorso contro la decisione che ha portato al taglio della sanzione.

    L’Autorità ha rifiutato di commentare, mentre Amazon non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

  • UniCredit: Orcel nel toto-successori di UBS mentre Equita alza il target price

    UniCredit: Orcel nel toto-successori di UBS mentre Equita alza il target price

    UniCredit (BIT:UCG) è tornata al centro delle speculazioni di mercato, questa volta attorno al suo amministratore delegato, Andrea Orcel. Il quotidiano Il Giornale ha riacceso le indiscrezioni su una possibile uscita di Orcel da Piazza Gae Aulenti, richiamando le notizie riportate dal Financial Times secondo cui l’amministratore delegato di UBS, Sergio Ermotti, potrebbe lasciare l’incarico nel 2027.

    Secondo il giornale, Orcel rientra tra i possibili candidati alla successione ai vertici di UBS, anche se non è l’unico nome in circolazione. Tra gli altri profili indicati figurano Aleksandar Ivanovic, ex responsabile del wealth management di UBS, oltre a Iqbal Khan e Robert Karofsky, attuali co-responsabili della divisione wealth management. Nella rosa compare anche Bea Martin, nominata chief operating officer lo scorso ottobre.

    Il Giornale sottolinea come Orcel sia da tempo considerato un candidato naturale per la guida di UBS. Entrato nel gruppo svizzero nel 2012 come membro del Group Executive Board e chairman dell’investment bank, nel 2014 è diventato amministratore delegato di UBS Limited e della succursale londinese di UBS AG. Nel 2016 ha inoltre assunto incarichi nel consiglio di amministrazione di UBS Americas Holding e come senior officer per l’Australia.

    La sua carriera ha poi preso una direzione diversa con il passaggio a Banco Santander, un’esperienza conclusasi in modo controverso, con una causa legale e un risarcimento superiore a 40 milioni di euro riconosciuto al banchiere italiano.

    Nel frattempo, gli analisti di Equita hanno alzato oggi il target price su UniCredit portandolo a 83 euro da 71,5 euro, confermando la raccomandazione di acquisto. In mattinata il titolo scambiava intorno a 71,91 euro, in rialzo dello 0,6%.

    La revisione riflette una visione più costruttiva sul settore bancario italiano, sostenuta da stime di utili più elevate per il 2026–2027 e dalla recente solida performance operativa di UniCredit, caratterizzata da crescita dei ricavi netti e disciplina sui costi. Gli esperti evidenziano inoltre il potenziale per una generosa distribuzione di dividendi grazie all’eccesso di capitale, pur segnalando i rischi legati alle speculazioni su operazioni di M&A, in particolare su Monte dei Paschi di Siena.

    Il consenso di mercato si colloca attualmente intorno ai 73 euro per azione, con la maggior parte dei 16 analisti che coprono il titolo orientati su giudizi di acquisto. Anche altri broker, come JP Morgan, che assegna un target di 83 euro con rating overweight, e Morgan Stanley, condividono una visione positiva. Secondo Marketscreener, i target medi si concentrano nell’area 70–73 euro, con una netta prevalenza di raccomandazioni buy.

  • Dati sull’inflazione contenuti potrebbero sostenere un avvio positivo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Dati sull’inflazione contenuti potrebbero sostenere un avvio positivo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici azionari statunitensi indicano un’apertura leggermente positiva per la seduta di martedì, suggerendo che i mercati potrebbero estendere il rimbalzo registrato a fine sessione il giorno precedente, dopo un avvio debole.

    I future hanno registrato un rialzo dopo la pubblicazione del rapporto sull’inflazione di dicembre del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, attentamente monitorato dai mercati. I dati hanno mostrato che l’inflazione complessiva è aumentata in linea con le attese, mentre la componente di fondo è risultata leggermente più debole del previsto.

    Secondo il rapporto, l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3% a dicembre, in linea con le stime degli economisti. Al netto di alimentari ed energia, i prezzi core sono aumentati dello 0,2%, al di sotto dello 0,3% atteso.

    Su base annua, l’inflazione complessiva si è attestata al 2,7% a dicembre, invariata rispetto a novembre e in linea con il consenso. Anche l’inflazione core è rimasta stabile al 2,6% annuo, contro attese di un lieve aumento al 2,7%.

    Questi dati potrebbero rafforzare l’ottimismo sull’evoluzione dei tassi di interesse in vista della prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve, prevista per la fine del mese.

    Lunedì Wall Street aveva avviato la seduta in calo, per poi recuperare terreno in modo significativo nel corso della giornata. I principali indici sono risaliti dai minimi intraday e hanno chiuso in territorio positivo, con Dow Jones e S&P 500 su nuovi massimi storici di chiusura.

    Pur arretrando leggermente dai massimi a fine seduta, gli indici hanno mantenuto i rialzi. Il Dow ha guadagnato 86,13 punti (+0,2%) a 49.590,29, il Nasdaq è salito di 62,56 punti (+0,3%) a 23.733,90 e l’S&P 500 ha aggiunto 10,99 punti (+0,2%) a 6.977,27.

    La debolezza iniziale era in parte legata alle preoccupazioni sull’indipendenza della Federal Reserve, dopo che il presidente Jerome Powell ha rivelato che la banca centrale è stata destinataria di citazioni in giudizio da parte del Dipartimento di Giustizia, con la minaccia di accuse penali.

    “Venerdì, il Dipartimento di Giustizia ha notificato alla Federal Reserve delle citazioni in giudizio di un gran giurì, minacciando un’incriminazione penale legata alla mia testimonianza davanti alla Commissione bancaria del Senato lo scorso giugno”, ha dichiarato Powell in un video diffuso dalla Fed domenica. “Tale testimonianza riguardava in parte un progetto pluriennale per la ristrutturazione di storici edifici della Federal Reserve.”

    Secondo i media statunitensi, i procuratori federali avrebbero avviato un’indagine penale su Powell in relazione alla testimonianza resa al Congresso sul progetto di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari che coinvolge tre edifici, incluso l’Edificio Eccles, sede della Fed.

    Powell ha definito l’iniziativa “senza precedenti”, attribuendola alle pressioni esercitate dal presidente Donald Trump affinché la Fed riduca i tassi di interesse.

    Il numero uno della Fed ha ribadito il suo profondo rispetto per lo stato di diritto e per la responsabilità democratica, sottolineando che il presidente della Fed non è al di sopra della legge.

    “Trump vuole abbassare i costi di finanziamento, così che consumatori e imprese spendano di più e spingano l’economia”, ha detto Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell.

    Ha aggiunto: “Ciò che preoccupa ora i mercati rispetto a un possibile intervento di Trump è che la perdita dell’indipendenza della Fed potrebbe portare l’inflazione fuori controllo.”

    Con il passare della seduta, le pressioni di vendita si sono attenuate, mentre gli investitori sono tornati a concentrarsi sulle prospettive dei tassi. Sebbene la Fed sia ampiamente attesa mantenere i tassi invariati nella prossima riunione, il mercato continua a scontare almeno un ulteriore taglio di un quarto di punto nei prossimi mesi.

    A livello settoriale, i titoli dell’hardware informatico sono stati tra i migliori, con l’indice NYSE Arca Computer Hardware in rialzo del 5,0%. Anche i titoli auriferi hanno registrato forti guadagni grazie all’aumento del prezzo dell’oro, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in crescita del 3,5%.

    In rialzo anche i titoli dell’acciaio e delle reti, mentre i settori delle compagnie aeree e dei servizi petroliferi hanno mostrato debolezza.

  • Le borse europee si muovono senza slancio mentre i mercati attendono dati chiave: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si muovono senza slancio mentre i mercati attendono dati chiave: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee procedono senza una direzione chiara nella seduta di martedì, con scambi contenuti che riflettono la cautela degli investitori in vista di una serie di dati macroeconomici importanti, attesi per fornire indicazioni più precise sull’andamento dei mercati.

    Il sentiment resta prudente a causa delle persistenti preoccupazioni legate ai dazi e alle tensioni geopolitiche, mentre i movimenti dei titoli sono guidati soprattutto da notizie societarie specifiche piuttosto che da un orientamento generale del mercato.

    L’incertezza è stata accentuata dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha affermato che qualsiasi Paese continui a fare affari con l’Iran dovrà affrontare un dazio del 25% su tutto il commercio con gli Stati Uniti, alimentando i timori su commercio globale e politica internazionale.

    A metà seduta, il DAX tedesco guadagnava circa lo 0,2%, mentre il FTSE 100 britannico oscillava poco sotto la parità. Il CAC 40 francese mostrava una performance leggermente peggiore, in calo di circa lo 0,2%.

    Titoli britannici misti, trainati dalle notizie societarie

    A Londra, Whitbread è balzata del 4,7% dopo che il gruppo alberghiero ha indicato che l’impatto del bilancio britannico sui costi sarà inferiore alle attese, alleviando le pressioni sui margini.

    Diageo ha inizialmente guadagnato quasi il 2% in seguito a indiscrezioni secondo cui il gruppo delle bevande starebbe valutando opzioni strategiche per le attività in Cina, inclusa una possibile cessione, prima di ridurre i rialzi a circa lo 0,25%.

    Diversi titoli hanno registrato progressi compresi tra l’1% e il 2%, tra cui Pershing Square Holdings, Mondi, Barclays, British Land, Prudential, Pearson, Informa e Shell.

    Sul fronte opposto, Kingfisher ha ceduto circa il 4%, mentre Games Workshop ha perso intorno al 3%. Rentokil Initial, ICG, Persimmon, Howden Joinery, Smith & Nephew, Berkeley Group Holdings, Centrica, InterContinental Hotels Group, Barratt Redrow, NatWest Group ed Endeavour Mining sono scese tra l’1% e il 2,4%.

    Auto sotto pressione in Germania; rialzi selettivi altrove

    Il mercato tedesco è stato penalizzato dalla debolezza del settore automobilistico, con BMW, Daimler Truck Holding, Porsche Automobil Holding e Mercedes-Benz in territorio negativo.

    Continental ha perso il 2,7%, mentre Fresenius Medical Care, Bayer, Heidelberg Materials, GEA Group, Deutsche Post e Qiagen hanno registrato cali tra l’1% e il 2,2%.

    In controtendenza, Symrise è balzata del 4,2% dopo aver annunciato di essere in trattative avanzate con potenziali acquirenti per la cessione del business dei terpeni. Zalando ha guadagnato il 4% dopo che Barclays ha alzato il giudizio a overweight e aumentato il target price a 35 euro, da 28 euro.

    Infine, Infineon è salita dell’1,3%, mentre Commerzbank, SAP, Deutsche Bank, MTU Aero Engines e Allianz hanno registrato rialzi più contenuti.

    Debolezza diffusa in Francia, con alcune eccezioni

    A Parigi, Saint-Gobain ha perso oltre il 4% e Vinci è scesa del 3,2%. Stellantis, EssilorLuxottica e Bouygues hanno ceduto tra l’1,7% e il 2%, mentre ArcelorMittal, Kering, Teleperformance, Publicis Groupe, Veolia Environnement, Engie e Renault hanno chiuso in calo.

    In positivo, Bureau Veritas, Eurofins Scientific, TotalEnergies, Société Générale e Safran hanno registrato rialzi tra lo 0,5% e l’1,2%. Airbus ha guadagnato circa lo 0,7% dopo aver comunicato consegne per 793 aerei commerciali a 91 clienti nel 2025, in aumento rispetto ai 766 del 2024 e ai 735 del 2023.

    I dati macro offrono un sostegno limitato

    Sul fronte macroeconomico, i dati hanno mostrato che il deficit di bilancio del governo centrale francese si è ridotto a 155,4 miliardi di euro alla fine di novembre 2025, rispetto ai 172,5 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente.

    Nel Regno Unito, le vendite al dettaglio hanno rallentato a dicembre nonostante il periodo festivo, secondo il British Retail Consortium. Le vendite totali sono aumentate dell’1,2% su base annua, rispetto alla crescita del 3,2% dello stesso periodo dell’anno precedente.

    Le vendite alimentari sono cresciute del 3,1%, mentre quelle non alimentari sono diminuite dello 0,3%. Le vendite non alimentari nei negozi fisici sono scese dello 0,5% e quelle online dello 0,1%, anche se la quota delle vendite online è salita leggermente al 38,6% dal 38,5% di un anno fa.

  • Il petrolio estende il rally per la quarta seduta consecutiva sui timori di forniture dall’Iran

    Il petrolio estende il rally per la quarta seduta consecutiva sui timori di forniture dall’Iran

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire durante le contrattazioni asiatiche di martedì, segnando la quarta seduta consecutiva di rialzi, mentre i mercati incorporano un premio per il rischio legato a possibili interruzioni delle forniture dall’Iran, sullo sfondo di un’intensificazione delle tensioni politiche.

    Alle 21:18 ET (02:18 GMT), i future sul Brent con scadenza marzo guadagnavano lo 0,4% a 64,10 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense avanzava anch’esso dello 0,4% a 59,70 dollari al barile. Nella seduta precedente, il Brent aveva raggiunto un massimo di oltre sette settimane, mentre il WTI era salito ai livelli più alti da circa un mese.

    Le tensioni in Iran aumentano il premio per il rischio

    L’Iran, uno dei principali produttori dell’OPEC, sta attraversando la più grande ondata di proteste antigovernative degli ultimi anni. Le notizie di violenze diffuse e di pesanti vittime a seguito della repressione delle forze di sicurezza hanno alimentato i timori di instabilità e di potenziali interruzioni delle forniture.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che potrebbe ricorrere a un’azione militare se le autorità iraniane continueranno a usare forza letale contro i manifestanti. Ha inoltre annunciato l’intenzione di imporre un dazio del 25% a qualsiasi Paese che stia “facendo affari” con l’Iran, nel tentativo di isolare ulteriormente Teheran sul piano economico.

    “La Cina è un acquirente chiave del petrolio iraniano. Resta da vedere se questa minaccia di dazi secondari sarà sufficiente a spingere la Cina ad allontanarsi dal petrolio iraniano”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota di ricerca.

    Secondo Reuters, Trump dovrebbe incontrare martedì i suoi principali consiglieri per discutere le opzioni sulla questione iraniana.

    Pressioni anche sulle esportazioni russe

    I rischi per l’offerta non si limitano al Medio Oriente. Le infrastrutture russe per l’export petrolifero continuano a subire pressioni nel contesto del conflitto prolungato in Ucraina, con attacchi a impianti e hub di esportazione.

    Tra i siti colpiti figura il terminale del Caspian Pipeline Consortium (CPC) vicino a Novorossiysk, una rotta cruciale per il greggio kazako. Secondo Bloomberg, le spedizioni dal terminale CPC questo mese dovrebbero attestarsi tra 800.000 e 900.000 barili al giorno, circa il 45% in meno rispetto alle stime iniziali.

    Il Venezuela si prepara a tornare sui mercati

    In controtendenza, un altro produttore OPEC, il Venezuela, si starebbe preparando a rientrare nei mercati petroliferi globali dopo un periodo di interruzioni. In seguito agli sviluppi politici nel Paese e alla cattura del presidente Nicolas Maduro, Trump ha dichiarato la scorsa settimana che Caracas consegnerà fino a 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti.

    Se confermata, questa mossa potrebbe riportare gradualmente nuova offerta sul mercato globale, compensando in parte i rischi geopolitici attuali.

  • L’oro si mantiene vicino ai massimi storici tra timori sull’autonomia della Fed; atteso il CPI USA

    L’oro si mantiene vicino ai massimi storici tra timori sull’autonomia della Fed; atteso il CPI USA

    I prezzi dell’oro si sono stabilizzati martedì poco sotto i livelli record, mentre i mercati continuano a valutare l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche in Iran e le crescenti preoccupazioni per le pressioni politiche negli Stati Uniti sulla Federal Reserve, in attesa dei dati chiave sull’inflazione americana previsti più tardi in giornata.

    L’oro spot scambiava invariato a 4.588,9 dollari l’oncia alle 01:08 ET (06:08 GMT), dopo aver toccato un massimo storico di 4.629,4 dollari l’oncia nella seduta precedente. I future sull’oro USA con scadenza marzo sono scesi dello 0,4% a 4.596,81 dollari l’oncia.

    Iran e autonomia della Fed sostengono la domanda; CPI in arrivo

    Il recente rally dell’oro è stato sostenuto dall’escalation delle tensioni in Iran, dove le proteste contro il governo e gli avvertimenti degli Stati Uniti su una possibile intervento hanno alimentato i timori di una più ampia instabilità regionale, rafforzando i flussi verso i beni rifugio.

    “Le proteste in Iran mantengono elevate le tensioni geopolitiche, mentre il presidente Trump ha ribadito le minacce di prendere la Groenlandia, offrendo ulteriore sostegno ai metalli preziosi”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    Gli acquisti sono stati favoriti anche dal clima di incertezza nella politica e nella gestione monetaria statunitense. L’amministrazione Trump ha notificato alla Federal Reserve la convocazione davanti a un grand jury e ha avviato un’indagine penale sul presidente Jerome Powell, incentrata sulla sua testimonianza di giugno al Congresso riguardo ai lavori di ristrutturazione della sede della Fed. L’iniziativa ha riacceso i timori di interferenze politiche sull’indipendenza della banca centrale.

    In una dichiarazione pubblica, Powell ha definito le convocazioni — e le minacce di un’incriminazione penale — come “pretesti” per esercitare pressioni sulla Fed affinché modifichi la propria politica sui tassi di interesse, ribadendo che le decisioni continueranno a basarsi sulle condizioni economiche e non su influenze politiche.

    L’attenzione dei mercati è ora rivolta ai dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) degli Stati Uniti, in uscita più tardi martedì, che potrebbero fornire nuovi segnali sulla possibilità di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2026.

    Metalli ancora su livelli elevati

    Anche l’argento aveva toccato livelli record nella seduta precedente. Martedì, il prezzo dell’argento è rimasto sostanzialmente invariato a 84,94 dollari l’oncia, dopo aver segnato un massimo storico di 86,22 dollari l’oncia lunedì.

    Il platino è sceso dell’1,4% a 2.310,09 dollari l’oncia, dopo aver guadagnato oltre il 3% nella seduta precedente. I prezzi del rame hanno mostrato una lieve flessione: i future di riferimento al London Metal Exchange sono scesi dello 0,6% a 13.089,20 dollari la tonnellata, mentre i future sul rame USA hanno perso lo 0,3% a 5,99 dollari la libbra.

    Nonostante il calo, entrambi i contratti restano vicini ai massimi storici raggiunti la scorsa settimana, dopo i forti rialzi registrati a inizio settimana.