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  • UBS riduce le previsioni sul prezzo del palladio per il rischio di eccesso di offerta

    UBS riduce le previsioni sul prezzo del palladio per il rischio di eccesso di offerta

    UBS ha rivisto al ribasso le proprie previsioni sul prezzo del palladio, sostenendo che l’aumento dell’offerta e il rallentamento della domanda potrebbero continuare a pesare sul mercato. La banca d’investimento prevede ora che il metallo scenda fino a 1.100 dollari l’oncia.

    Secondo UBS, le importazioni cinesi di palladio hanno raggiunto livelli record nella prima metà dell’anno. La banca ritiene che questo aumento sia stato determinato principalmente dal lancio di una nuova borsa di scambio piuttosto che da una maggiore domanda proveniente dal settore dei catalizzatori per auto.

    L’aumento dell’offerta dovrebbe portare il mercato in surplus

    UBS stima che il mercato globale del palladio registrerà un surplus di circa 200.000 once nel corso dell’anno.

    Sebbene la produzione mineraria sia destinata a diminuire rispetto ai livelli del 2025, la banca prevede che l’aumento dell’offerta derivante dal riciclo, insieme al calo della domanda da parte degli investitori e del settore degli autocatalizzatori, sarà sufficiente a creare un eccesso di offerta.

    Di conseguenza, il mercato dovrebbe rimanere in surplus, mantenendo una pressione ribassista sui prezzi del palladio nei prossimi mesi.

    La domanda del settore automobilistico resta un fattore chiave

    UBS mantiene una visione prudente sul palladio per il resto dell’anno, ritenendo che lo squilibrio tra domanda e offerta continuerà a limitare il potenziale di rialzo del metallo.

    Il palladio viene utilizzato principalmente nei convertitori catalitici dei veicoli a benzina per ridurre le emissioni nocive. Per questo motivo, l’andamento della produzione automobilistica e l’evoluzione delle normative ambientali rappresentano fattori determinanti per la domanda del metallo.

  • Il petrolio continua a scendere mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran migliorano il sentiment del mercato

    Il petrolio continua a scendere mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran migliorano il sentiment del mercato

    I prezzi del petrolio hanno proseguito il ribasso durante la sessione asiatica di martedì, sostenuti dalle crescenti aspettative di un riavvicinamento diplomatico tra Stati Uniti e Iran, che hanno attenuato i timori di possibili interruzioni delle forniture di greggio dal Medio Oriente.

    Alle 01:23 GMT, i future sul Brent cedevano l’1,3% a 87,24 dollari al barile, mentre i future sul West Texas Intermediate (WTI) perdevano l’1,2% a 81,61 dollari al barile. Il movimento ha esteso il forte calo registrato nella seduta precedente, quando entrambi i benchmark avevano perso oltre il 9%.

    Il ribasso riflette il progressivo ridimensionamento del rally della scorsa settimana, mentre il mercato riduce le aspettative di una grave interruzione delle esportazioni mondiali di petrolio.

    I progressi diplomatici pesano sulle quotazioni del greggio

    Dopo aver superato brevemente i 100 dollari al barile la scorsa settimana, il Brent ha invertito la rotta con decisione, poiché gli operatori ritengono sempre più probabile un allentamento delle tensioni in Medio Oriente.

    Il sentiment è migliorato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato che Washington e Teheran stanno conducendo negoziati per cercare di porre fine al conflitto, successivamente alla decisione di sospendere ulteriori operazioni militari statunitensi per favorire il dialogo.

    Anche l’Iran ha interrotto le proprie azioni di risposta dopo la pausa annunciata dagli Stati Uniti, mentre alcune indiscrezioni indicano che la Cina stia lavorando per favorire una ripresa dei contatti diplomatici tra le due parti.

    L’analista senior di IG Tony Sycamore ha dichiarato che il ribasso superiore al 9% riflette la crescente convinzione che possa emergere una soluzione diplomatica, riducendo le preoccupazioni immediate per le infrastrutture energetiche della regione.

    Ha tuttavia avvertito che la tregua rimane fragile e che il mercato attende prove più concrete di un progresso duraturo prima di eliminare completamente il premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.

    Le rotte marittime restano un fattore di rischio

    Nonostante il miglioramento del sentiment, Sycamore ha osservato che il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz non ha ancora mostrato una ripresa significativa, mentre anche i transiti nello Stretto di Bab el-Mandeb restano ben al di sotto dei livelli normali.

    Ha inoltre spiegato che gli investitori seguiranno con attenzione i negoziati riguardanti la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, sottolineando che un eventuale fallimento delle trattative o nuovi attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite potrebbero riportare rapidamente un premio per il rischio geopolitico sui prezzi del greggio.

    Iran e Oman stanno proseguendo i colloqui per ripristinare la piena operatività di questa rotta strategica, attraverso la quale transita normalmente circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio.

    Un accordo potrebbe favorire negoziati più ampi tra Washington e Teheran, anche se gli operatori continuano a mantenere un atteggiamento prudente in attesa di conferme sulla tenuta della tregua diplomatica.

    Nel frattempo, il mercato segue anche gli sviluppi in Kazakistan, dove il principale terminal di esportazione di petrolio ha ripreso le operazioni di carico dopo le interruzioni causate dagli attacchi dei droni ucraini, contribuendo ad attenuare le preoccupazioni sull’offerta globale di greggio nel breve termine.

  • Il prezzo dell’oro scende mentre il dollaro forte pesa sul mercato in attesa della decisione della Federal Reserve

    Il prezzo dell’oro scende mentre il dollaro forte pesa sul mercato in attesa della decisione della Federal Reserve

    Le quotazioni dell’oro hanno registrato un lieve calo martedì, con il dollaro statunitense vicino ai massimi dell’ultimo mese, mentre gli investitori attendono la decisione della Federal Reserve sui tassi d’interesse e le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh.

    L’oro spot è sceso dello 0,7% a 4.048,40 dollari l’oncia alle 07:07 GMT, mentre i future sull’oro negli Stati Uniti hanno perso la stessa percentuale, attestandosi a 4.049,10 dollari. Il metallo prezioso aveva registrato lievi rialzi nelle due sedute precedenti.

    L’attenzione dei mercati è rivolta alla Federal Reserve

    L’indice del dollaro statunitense è rimasto sostanzialmente stabile, mantenendosi vicino ai massimi di un mese, rendendo l’oro più costoso per gli investitori che operano con altre valute.

    Il mercato continua ad attendersi che la Federal Reserve lasci invariati i tassi d’interesse al termine della riunione di politica monetaria prevista per mercoledì.

    Allo stesso tempo, sono aumentate le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi nel corso dell’anno. Secondo il CME FedWatch, il mercato assegna circa il 40% di probabilità a un aumento dei tassi questa settimana e circa l’80% a un ulteriore rialzo a settembre.

    Tassi d’interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva dell’oro, poiché il metallo non offre rendimenti.

    Gli investitori attendono inoltre importanti dati macroeconomici statunitensi in calendario questa settimana, tra cui il PIL del secondo trimestre e l’indicatore d’inflazione preferito dalla Federal Reserve.

    Gli analisti ritengono che il prezzo dell’oro continui a muoversi all’interno di un ampio intervallo in attesa di indicazioni più chiare sull’evoluzione della politica monetaria.

    La tregua tra Stati Uniti e Iran sostiene il sentiment

    Sul fronte geopolitico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington sta conducendo “buoni colloqui” con l’Iran, lasciando aperta la possibilità di raggiungere un accordo diplomatico. Ha però avvertito che le operazioni militari statunitensi potrebbero riprendere qualora i negoziati non avessero successo.

    La pausa temporanea delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha contribuito ad attenuare i timori di interruzioni delle forniture energetiche globali, riducendo le preoccupazioni sull’inflazione.

    I prezzi del petrolio hanno proseguito il loro calo durante la sessione asiatica, contribuendo a contenere le aspettative di inflazione legate all’energia.

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento ha perso l’1,8% a 57,387 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso dello 0,9% a 1.611,60 dollari l’oncia.

    Anche i metalli industriali hanno chiuso in ribasso. I future sul rame al London Metal Exchange hanno ceduto lo 0,6% a 13.677,33 dollari per tonnellata, mentre i future sul rame negli Stati Uniti sono diminuiti dello 0,5% a 6,364 dollari per libbra.

  • I mercati USA attendono le trimestrali chiave e la decisione della Federal Reserve mentre aumentano i dubbi sugli investimenti nell’IA: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati USA attendono le trimestrali chiave e la decisione della Federal Reserve mentre aumentano i dubbi sugli investimenti nell’IA: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future sui principali indici statunitensi hanno mostrato un andamento contrastato martedì, mentre gli investitori si preparavano a una settimana cruciale di trimestrali societarie e seguivano con attenzione l’avvio della riunione della Federal Reserve e gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente.

    Alle 07:43 GMT, i future sul Dow Jones erano in rialzo dello 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 cedevano lo 0,3%. I future sul Nasdaq 100 registravano la performance peggiore, in calo dello 0,9%, con il comparto tecnologico ancora sotto pressione.

    Wall Street aveva chiuso la seduta di lunedì con un andamento misto. Il calo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, favorito dalla pausa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, ha sostenuto il sentiment, anche se gli investitori continuano a valutare il rischio di nuove pressioni inflazionistiche e di una politica monetaria restrittiva più prolungata.

    Le società tecnologiche restano al centro dell’attenzione, con crescenti interrogativi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti destinati alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. I prossimi risultati trimestrali delle principali aziende del settore saranno determinanti per valutare tali prospettive.

    Le azioni di Nvidia (NASDAQ:NVDA) sono scese dopo indiscrezioni secondo cui il gruppo potrebbe fornire una garanzia finanziaria da circa 250 miliardi di dollari per sostenere un grande progetto di data center di OpenAI. Nel frattempo, il debutto del produttore cinese di chip di memoria CXMT e le notizie secondo cui Apple (NASDAQ:AAPL) avrebbe chiesto all’amministrazione Trump di autorizzare l’utilizzo di chip cinesi in alcuni prodotti hanno alimentato i timori sulla concorrenza nel settore dei semiconduttori.

    L’indice Philadelphia Semiconductor ha perso il 2,2%, mentre il Wall Street Journal ha riferito che tutte le società dell’indice hanno chiuso al di sotto della rispettiva media mobile a 50 giorni per la prima volta dall’aprile 2025.

    La stagione delle trimestrali entra nel vivo

    La settimana sarà caratterizzata da numerose pubblicazioni di risultati societari.

    Prima dell’apertura di Wall Street saranno diffusi i conti di Coca-Cola Company (NYSE:KO) e Boeing (NYSE:BA). Gli investitori analizzeranno l’impatto delle tensioni geopolitiche sulla domanda dei consumatori e i progressi del piano di rilancio del costruttore aeronautico.

    Dopo la chiusura dei mercati sarà invece il turno di Visa (NYSE:V), i cui risultati potrebbero offrire indicazioni sull’andamento dei consumi in un contesto economico ancora incerto.

    Grande attenzione anche per Seagate Technology (NASDAQ:STX), il cui aggiornamento potrà fornire nuovi segnali sulla domanda legata alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

    I risultati più attesi della settimana arriveranno da Microsoft (NASDAQ:MSFT), Meta Platforms (NASDAQ:META), Apple (NASDAQ:AAPL) e Amazon (NASDAQ:AMZN), società che continuano a investire miliardi di dollari in data center e infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.

    Al via la riunione della Federal Reserve

    Oltre alle trimestrali, i mercati seguono con attenzione la riunione di politica monetaria della Federal Reserve, iniziata martedì e destinata a concludersi mercoledì con la decisione sui tassi d’interesse.

    La banca centrale opera in un contesto complesso. Sebbene l’inflazione di giugno sia risultata inferiore alle attese, la volatilità dei prezzi dell’energia legata al conflitto in Medio Oriente continua ad alimentare i timori di nuove pressioni sui prezzi. Nel frattempo, il mercato del lavoro statunitense rimane relativamente stabile.

    Secondo il CME FedWatch, il mercato attribuisce circa due probabilità su tre a un mantenimento dei tassi tra il 3,5% e il 3,75%, mentre resta una probabilità su tre di un rialzo di 25 punti base.

    Trump e Netanyahu si incontreranno alla Casa Bianca

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump incontrerà mercoledì alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu mentre proseguono gli sforzi diplomatici sul conflitto con l’Iran.

    Sebbene gli attacchi diretti tra Stati Uniti e Iran siano temporaneamente sospesi, permane l’incertezza sulla possibilità di raggiungere un cessate il fuoco duraturo.

    Trump ha dichiarato che i colloqui con Teheran rappresentano “buoni colloqui”, pur avvertendo che le operazioni militari potrebbero riprendere se i negoziati non dovessero avere successo.

    Le azioni tecnologiche asiatiche sotto pressione

    Anche i mercati asiatici hanno risentito della debolezza del settore tecnologico.

    L’indice KOSPI della Corea del Sud ha registrato un forte ribasso a causa delle vendite sui titoli dei semiconduttori, alimentate dai timori sulle valutazioni legate all’intelligenza artificiale e dagli elevati investimenti nel settore.

    Ulteriore pressione è arrivata dall’annuncio degli Stati Uniti di nuovi dazi del 12,5% sulle importazioni dalla Corea del Sud e da altri Paesi.

    I produttori di semiconduttori SK Hynix Inc (NASDAQ:SKHY) e Samsung Electronics Co Ltd (USOTC:SSNHZ) hanno registrato forti ribassi a doppia cifra.

  • Le Borse europee avanzano grazie ai risultati societari, nonostante le preoccupazioni sui tassi d’interesse: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano grazie ai risultati societari, nonostante le preoccupazioni sui tassi d’interesse: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato lievi rialzi martedì, sostenuti da una serie di risultati societari superiori alle attese che hanno compensato le persistenti preoccupazioni degli investitori per l’inflazione e per i rendimenti obbligazionari elevati in vista della decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dello 0,2% nelle prime contrattazioni. Il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,2%, il CAC 40 francese lo 0,5%, mentre il FTSE 100 londinese è rimasto sostanzialmente invariato.

    Tra i migliori titoli della seduta si è distinta Unilever (LSE:ULVR), in rialzo di circa il 6% dopo aver pubblicato una crescita delle vendite sottostanti del secondo trimestre superiore alle aspettative del mercato. Il risultato è stato sostenuto dalla solidità dei volumi e dal mantenimento del potere di determinazione dei prezzi nelle divisioni dedicate alla cura della persona e ai prodotti alimentari.

    La performance di Unilever è stata interpretata come un segnale incoraggiante per l’economia europea, dimostrando che la domanda di beni essenziali continua a rimanere resiliente nonostante il costo elevato del denaro e le pressioni inflazionistiche.

    Anche il gruppo del lusso LVMH (EU:MC) ha guadagnato il 2,6% dopo aver registrato un miglioramento delle vendite nel secondo trimestre, sostenuto dalla domanda di beni di lusso negli Stati Uniti.

    L’operatore di telecomunicazioni Orange (EU:ORA) è salito di quasi il 4% dopo aver rivisto al rialzo gli obiettivi annuali su utili e flussi di cassa.

    Nel comparto automobilistico, Mercedes-Benz (TG:MBG) ha messo a segno un rialzo del 3,5% grazie a un utile trimestrale superiore alle attese, pur avendo ridotto le previsioni sulle vendite di veicoli per il 2026. Anche BMW (TG:BMW) e Volkswagen (TG:VOW3), proprietaria del marchio Audi, hanno guadagnato circa il 2%.

    Tra gli altri protagonisti della seduta, Safran (EU:SAF) ha registrato un progresso dopo aver alzato gli obiettivi finanziari annuali in seguito a margini operativi record nel primo semestre.

    Di segno opposto Philips (EU:PHIA), che ha perso l’8,5% nonostante utili operativi del secondo trimestre superiori alle previsioni degli analisti.

    Con l’intensificarsi della stagione delle trimestrali in Europa, i risultati continuano a evidenziare un quadro eterogeneo tra i diversi settori. Le società del lusso e alcune aziende industriali risentono ancora dell’impatto dei tassi elevati, mentre comparti difensivi come beni di consumo essenziali, sanità e aerospazio continuano a mostrare solidità operativa e capacità di trasferire gli aumenti dei costi ai clienti.

    Nonostante il continuo calo del prezzo del petrolio, il sentiment dei mercati è rimasto prudente a causa dei rendimenti obbligazionari ancora elevati. Gli investitori ritengono infatti che le banche centrali manterranno tassi d’interesse elevati ancora per qualche tempo, limitando il potenziale di rialzo delle azioni.

    A rafforzare tali aspettative sono arrivate anche le dichiarazioni del membro del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea Peter Kazimir, secondo cui un ulteriore aumento dei tassi a settembre potrebbe essere necessario anche in presenza di un miglioramento del quadro economico dell’Eurozona.

    L’attenzione degli investitori si sposta ora negli Stati Uniti, dove la Federal Reserve ha avviato la riunione di politica monetaria di due giorni che si concluderà mercoledì. Il mercato si attende tassi invariati, ma seguirà con particolare attenzione le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh per ottenere indicazioni sulla futura direzione della politica monetaria.

  • I titoli del lusso europeo avanzano mentre la divisione Fashion & Leather Goods di LVMH torna a crescere

    I titoli del lusso europeo avanzano mentre la divisione Fashion & Leather Goods di LVMH torna a crescere

    Le azioni del settore del lusso europeo hanno chiuso in rialzo martedì dopo che LVMH (EU:MC) ha pubblicato risultati del secondo trimestre migliori delle attese e ha annunciato il ritorno alla crescita della propria divisione Fashion & Leather Goods, alimentando nuove speranze per un comparto alle prese con una domanda debole da diversi trimestri.

    Alle 08:11 GMT, Kering (EU:KER) guadagnava circa il 2%, mentre Hermès (LSE:RMS) e L’Oréal (EU:OR) registravano rialzi più contenuti, inferiori all’1%.

    Nonostante il clima positivo per il settore, le azioni LVMH hanno invertito la direzione dopo un avvio in rialzo, arrivando a perdere circa l’1,5%, poiché gli investitori non hanno ritenuto i risultati sufficienti a confermare una ripresa duratura dell’attività più redditizia del gruppo.

    Il gruppo del lusso, proprietario di marchi come Louis Vuitton e Dior e considerato un punto di riferimento per l’intero settore, ha registrato ricavi pari a 19,52 miliardi di euro nel secondo trimestre. Le vendite organiche sono cresciute del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, migliorando rispetto all’aumento dell’1% del primo trimestre e superando le attese degli analisti, che secondo un sondaggio di Visible Alpha prevedevano ricavi pari a 19,45 miliardi di euro.

    La divisione Fashion & Leather Goods di LVMH ha registrato ricavi trimestrali pari a 8,9 miliardi di euro, in crescita dell’1% su base annua. Il risultato rappresenta un netto miglioramento rispetto al calo del 2% registrato nel trimestre precedente e interrompe una serie di trimestri consecutivi di contrazione delle vendite. Tuttavia, la crescita è rimasta inferiore alle aspettative degli analisti, che prevedevano un incremento dell’1,7%, mentre la società ha attribuito la debolezza a una minore spesa dei consumatori in Europa, dove il turismo è stato penalizzato dal conflitto che coinvolge l’Iran.

    Gli analisti di RBC Capital Markets hanno affermato che la questione principale riguarda la capacità della divisione di raggiungere gli obiettivi annuali nonostante una base di confronto più impegnativa nel terzo trimestre, aggiungendo che ciò sarà necessario “perché il titolo possa iniziare a performare.”

    LVMH, guidata dal presidente e amministratore delegato Bernard Arnault, ha dichiarato che le tensioni geopolitiche ed economiche sono state ulteriormente aggravate dalla guerra in Medio Oriente.

    Escludendo l’impatto del conflitto, i ricavi del secondo trimestre sono aumentati del 4%.

  • Saipem in calo dopo il taglio della guidance sull’EBITDA 2026 e risultati del secondo trimestre inferiori alle attese

    Saipem in calo dopo il taglio della guidance sull’EBITDA 2026 e risultati del secondo trimestre inferiori alle attese

    Le azioni di Saipem (BIT:SPM) hanno perso oltre il 6% martedì dopo che il gruppo italiano attivo nei servizi per il settore energetico ha ridotto le proprie previsioni sull’EBITDA rettificato per il 2026, a causa dei maggiori costi legati alla crisi in Medio Oriente e di risultati del secondo trimestre inferiori alle aspettative del mercato.

    La società ha annunciato lunedì sera di prevedere ora un EBITDA rettificato pari a 1,75 miliardi di euro per il 2026, rispetto alla precedente guidance di 1,9 miliardi di euro. La revisione riflette i costi già sostenuti nella prima metà dell’anno, le ulteriori spese previste nel secondo semestre e il deconsolidamento dell’attività di perforazione in acque basse, recentemente ceduta.

    Saipem ha inoltre comunicato di aver sostenuto circa 70 milioni di euro di costi nel primo semestre per rafforzare le misure di sicurezza del personale impiegato nell’area del Golfo e per gestire le difficoltà logistiche causate dal conflitto che coinvolge l’Iran. Tra i principali clienti della società nella regione figurano Saudi Aramco, QatarEnergy e ADNOC di Abu Dhabi.

    “La recuperabilità di questi costi aggiuntivi non può essere quantificata con precisione in questa fase, poiché dipende dall’esito delle trattative commerciali con i clienti”, ha dichiarato la società in una nota.

    Nel secondo trimestre l’EBITDA rettificato è diminuito del 2,8% su base annua a 402 milioni di euro, risultando inferiore sia al consenso degli analisti raccolto da LSEG pari a 464 milioni di euro, sia alla previsione di Bernstein di 425 milioni di euro. I ricavi trimestrali, invece, sono aumentati del 3,4% a 3,82 miliardi di euro, superando le aspettative del mercato.

    Gli analisti di Bernstein, che mantengono una raccomandazione “outperform” sul titolo con un prezzo obiettivo di 4,96 euro, hanno definito il risultato inferiore alle attese “deludente” e hanno affermato che il taglio della guidance “ci ha colti di sorpresa”, considerando i messaggi rassicuranti forniti dal management prima della pubblicazione dei risultati.

    Bernstein ha inoltre osservato che il titolo Saipem aveva raddoppiato il proprio valore nei precedenti 15 mesi, rendendolo più esposto a una correzione dopo notizie negative. Tuttavia, il broker ha sottolineato che questo rallentamento arriva in un momento in cui le prospettive per il settore dei servizi petroliferi nel 2027 si stanno “paradossalmente rafforzando”, richiamando i recenti commenti del concorrente SLB.

    Nel complesso, il mercato ha reagito negativamente al peggioramento delle prospettive sugli utili e al taglio della guidance, nonostante la crescita dei ricavi abbia superato le attese, con le preoccupazioni per l’aumento dei costi legati alle tensioni geopolitiche che hanno prevalso sul sentiment degli investitori.

  • Le azioni Sogefi crollano dopo una previsione prudente sui ricavi per il 2026

    Le azioni Sogefi crollano dopo una previsione prudente sui ricavi per il 2026

    Le azioni di Sogefi (BIT:SGF) hanno perso il 10,6% scendendo a 1,908 euro dopo la pubblicazione dei risultati del primo semestre 2026 e di una previsione sui ricavi per l’intero esercizio inferiore alle attese del mercato.

    Nel primo semestre il gruppo ha registrato ricavi pari a 492,5 milioni di euro, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a cambi costanti, ma in calo dello 0,5% su base riportata. L’utile netto si è mantenuto invariato a 18,7 milioni di euro.

    A pesare sul sentiment degli investitori è stato soprattutto l’andamento del secondo trimestre, durante il quale l’utile netto è diminuito di circa il 20% a 7,7 milioni di euro. La flessione è stata attribuita principalmente a componenti straordinarie e a effetti fiscali sfavorevoli.

    Per l’intero 2026, Sogefi prevede una diminuzione dei ricavi nell’ordine di una bassa percentuale a una cifra rispetto al 2025. Il management ha spiegato che la visibilità sul mercato automobilistico resta molto limitata, indicando le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, come un potenziale fattore di rischio per inflazione, commercio internazionale, catene di fornitura e domanda finale.

    La società prevede invece che il margine EBIT rettificato rimanga sostanzialmente in linea con quello del 2025, ma questa indicazione non è stata sufficiente a compensare le preoccupazioni degli investitori sulla crescita dei ricavi.

    Anche il contesto di mercato evidenzia come il ribasso sia stato determinato principalmente da fattori specifici della società. Il FTSE MIB italiano ha infatti chiuso in territorio positivo, mentre i principali indici statunitensi hanno mostrato un andamento misto, senza offrire particolari spunti ai mercati.

    Nel frattempo, anche il settore europeo della componentistica per l’automotive continua a operare in un contesto complesso, con aziende come Novem Group e Grammer alle prese con una domanda debole in Cina e con gli effetti negativi delle oscillazioni valutarie.

    Nel complesso, la reazione del mercato riflette le preoccupazioni degli investitori per il rallentamento della crescita dei ricavi e per le prospettive prudenti del settore automobilistico, nonostante Sogefi abbia mantenuto una redditività stabile e margini operativi resilienti.

  • Stellantis cede Free2move per rafforzare il focus sul business automobilistico

    Stellantis cede Free2move per rafforzare il focus sul business automobilistico

    Stellantis (BIT:STLAM) ha raggiunto un accordo per la vendita della propria attività di car sharing Free2move alla società d’investimento tedesca Mutares, mentre l’amministratore delegato Antonio Filosa prosegue il processo di razionalizzazione del gruppo con un maggiore focus sulle attività principali legate alla produzione automobilistica.

    I termini finanziari dell’operazione non sono stati resi noti e il completamento della transazione è previsto entro la fine dell’anno.

    La cessione si inserisce nel piano strategico presentato dal costruttore franco-italiano a maggio, che prevede una più rigorosa allocazione del capitale, una maggiore attenzione alle attività automobilistiche core e lo sviluppo di partnership nei settori della produzione e della tecnologia.

    Free2move offre servizi di car sharing a flusso libero sia a breve che a lungo termine attraverso flotte operative in 14 città tra Europa e Stati Uniti.

    “Concentrando maggiormente la nostra attenzione sulle attività automobilistiche principali, rafforziamo la nostra capacità di generare risultati nel lungo periodo”, ha dichiarato in una nota Virgilio Cerutti, responsabile Business Development and Partnerships di Stellantis.

    Free2move è stata fondata nel 2016 da PSA, proprietaria di Peugeot, prima della fusione con Fiat Chrysler, come parte della strategia dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares di espandere il gruppo nei servizi di mobilità oltre la tradizionale produzione di veicoli.

    Dopo la nascita di Stellantis nel 2021, l’attività ha continuato a operare insieme ai servizi di leasing e alle altre iniziative del gruppo nel settore della mobilità.

    Mutares, con sede a Monaco di Baviera, ha dichiarato che l’acquisizione rappresenterà una nuova piattaforma per le proprie attività nel settore della mobilità e che intende continuare a sviluppare Free2move, sostenendone anche la transizione verso veicoli elettrici a batteria.

  • Le azioni Lottomatica arretrano nonostante i solidi risultati del secondo trimestre e la conferma della guidance per il 2026

    Le azioni Lottomatica arretrano nonostante i solidi risultati del secondo trimestre e la conferma della guidance per il 2026

    Le azioni di Lottomatica Group SpA (BIT:LTMC) hanno chiuso in calo dello 0,8% a 24,93 euro dopo la pubblicazione dei risultati del primo semestre 2026, con gli investitori che hanno scelto di prendere profitto dopo il forte rialzo registrato prima dell’annuncio.

    Nel secondo trimestre il gruppo ha riportato un EBITDA rettificato di 230 milioni di euro, in crescita del 14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e di circa il 2% superiore alle stime di consenso. I ricavi del trimestre hanno raggiunto 578 milioni di euro, con un aumento del 6% su base annua e risultati sostanzialmente in linea con le aspettative degli analisti. Una performance solida, ma non abbastanza sorprendente da sostenere un ulteriore rialzo del titolo.

    Gran parte della reazione del mercato è stata determinata dalla forte performance del titolo nei giorni precedenti alla pubblicazione dei risultati. Le azioni Lottomatica erano infatti salite di oltre il 3% il 27 luglio, con gli investitori che avevano già scontato un trimestre positivo.

    La società ha inoltre registrato un utile netto di 116 milioni di euro nel primo semestre, quasi il doppio rispetto ai 68,2 milioni di euro dello stesso periodo del 2025. Contestualmente, Lottomatica ha confermato la guidance sull’EBITDA rettificato per l’intero esercizio, mantenendo l’obiettivo nella parte alta dell’intervallo compreso tra 940 e 980 milioni di euro.

    Il segmento online ha continuato a rappresentare il principale motore di crescita del gruppo. Le giocate sono aumentate del 9% su base annua, mentre il canale online ha registrato una crescita del 12% nel corso del primo semestre, confermando la forte espansione delle attività digitali.

    Anche il contesto generale del mercato italiano ha contribuito a mantenere un atteggiamento prudente tra gli investitori. Nelle ultime sedute il FTSE MIB ha attraversato una stagione di risultati contrastata, con alcune delusioni societarie che hanno favorito prese di beneficio su diversi titoli.

    Non sono emerse revisioni significative dei giudizi degli analisti né notizie rilevanti sui principali concorrenti che possano aver influenzato l’andamento del titolo nella seduta.

    Nel complesso, il lieve ribasso riflette una classica reazione di “sell the news”. Il mercato aveva già incorporato gran parte delle buone notizie nel rally precedente ai risultati, rendendo insufficienti la conferma delle stime e il superamento delle aspettative per alimentare un nuovo rialzo delle azioni.

    Nonostante la flessione, il titolo continua a essere scambiato ben al di sopra del minimo delle ultime 52 settimane pari a 18,66 euro. Anche il consenso degli analisti rimane generalmente positivo, con un prezzo obiettivo medio a 12 mesi di 31,58 euro che indica un potenziale di crescita ancora significativo.