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  • Chhugani di Bernstein prevede Bitcoin a 300.000 dollari entro il 2029

    Chhugani di Bernstein prevede Bitcoin a 300.000 dollari entro il 2029

    Bernstein prevede che Bitcoin (COIN:BTCUSD) raggiungerà i 300.000 dollari entro la fine del 2029, con l’analista Gautam Chhugani che identifica la criptovaluta come uno dei principali potenziali beneficiari di quello che definisce il “debasement trade”, ovvero la strategia legata alla svalutazione monetaria.

    La previsione presuppone che Bitcoin continui a seguire in linea generale il suo storico ciclo di mercato quadriennale. Bernstein si aspetta inoltre che la criptovaluta recuperi fino a raggiungere un nuovo massimo storico di 150.000 dollari entro la metà del 2027.

    “Seguendo il nostro modello basato sul rapporto tra prezzo e costo marginale, ci aspetteremmo che il prossimo picco di mercato raggiunga i 300.000 dollari entro l’anno solare 2029 e che il mercato recuperi fino a un nuovo massimo storico di 150.000 dollari entro la metà del 2027”, ha scritto Chhugani in una nota ai clienti.

    Il debito sovrano sostiene la tesi di Bernstein sulla svalutazione monetaria

    Le prospettive di lungo periodo di Bernstein su Bitcoin si basano in parte sulla convinzione che il periodo di quattro decenni caratterizzato dal calo dei tassi di interesse sia terminato.

    Di conseguenza, i governi devono affrontare costi più elevati per il servizio del debito in un momento in cui i livelli del debito sovrano hanno raggiunto valori senza precedenti, aumentando la pressione sulle finanze pubbliche.

    Secondo Bernstein, l’aumento dei rendimenti può creare un ciclo autoalimentato in cui maggiori spese per interessi contribuiscono ad ampliare i deficit fiscali, rendendo necessario un ulteriore aumento dell’indebitamento pubblico.

    “Di fronte alla scelta tra stress fiscale e svalutazione monetaria, riteniamo che i responsabili politici finiranno per favorire quest’ultima, poiché è politicamente meno destabilizzante”, ha affermato la società.

    In questo scenario, Bernstein ritiene che gli investitori potrebbero rivolgersi sempre più verso asset scarsi, la cui offerta non può essere facilmente aumentata o diluita.

    Bitcoin considerato il principale asset scarso

    Bernstein considera Bitcoin particolarmente ben posizionato in questo contesto, descrivendolo come il principale hard asset per la strategia legata alla svalutazione monetaria.

    La società ha evidenziato la composizione della base di investitori di Bitcoin come uno degli elementi alla base della propria valutazione. Circa il 60% della criptovaluta è detenuto da investitori che Bernstein considera relativamente insensibili ai movimenti dei prezzi, anche durante flessioni superiori al 50%.

    Parallelamente, l’accesso istituzionale e retail a Bitcoin continua ad ampliarsi, creando ulteriori canali attraverso i quali il capitale può entrare nel mercato.

    Bernstein ritiene che l’insieme di queste caratteristiche possa sostenere Bitcoin nei futuri cicli di mercato e contribuire al previsto aumento verso i 300.000 dollari entro il 2029.

    Bernstein riduce il target price di Strategy

    Bernstein ha inoltre rivisto le proprie prospettive per Strategy (NASDAQ: MSTR), riducendo il target price da 450 a 350 dollari e mantenendo il rating Outperform sul titolo.

    La società ha osservato che Strategy rimane il maggiore detentore aziendale di Bitcoin al mondo, con partecipazioni equivalenti a circa il 4% dell’offerta globale della criptovaluta.

  • Citi vede il Permian Basin entrare in un ciclo pluriennale di crescita del gas naturale

    Citi vede il Permian Basin entrare in un ciclo pluriennale di crescita del gas naturale

    Il Permian Basin sta entrando in una fase pluriennale di espansione delle infrastrutture per il gas naturale, che potrebbe contribuire ad alleviare i vincoli di trasporto che da tempo interessano la regione, secondo gli analisti di Citi.

    La banca ha affermato che l’attuale ciclo di investimenti si distingue dai precedenti perché lo sviluppo delle infrastrutture è sostenuto da fonti di domanda più durature. La crescita delle esportazioni statunitensi di GNL e l’aumento del fabbisogno elettrico dei data center dedicati all’intelligenza artificiale stanno spingendo il settore a investire prima e su scala maggiore.

    Citi prevede che il Permian diventerà in futuro il più grande bacino produttore di gas naturale degli Stati Uniti, affiancando così la sua attuale posizione di principale regione produttrice di petrolio del Paese.

    I nuovi progetti potrebbero ridurre le pressioni sui prezzi a Waha

    Citi ha identificato quattro progetti annunciati recentemente come un importante punto di svolta per il mercato del gas del Permian. Insieme agli aumenti di capacità già annunciati e alla crescita delle esportazioni statunitensi di GNL, questi progetti dovrebbero contribuire a ridurre i differenziali di prezzo al Waha Hub.

    Una maggiore capacità di trasporto potrebbe inoltre sostenere fino al 2030 la redditività delle attività di perforazione orientate al petrolio nel Permian, rendendo più semplice il trasporto verso i mercati finali del gas naturale prodotto insieme al greggio.

    La produzione di gas del Permian è aumentata da 17,2 miliardi di piedi cubi al giorno nel 2021 a una stima di 27,6 bcf/d nel 2025. Lo sviluppo degli oleodotti e gasdotti non ha tenuto il passo con questa crescita, contribuendo a significative anomalie dei prezzi a Waha nel 2024 e nel 2025. Queste condizioni si sono ulteriormente accentuate nella prima metà del 2026.

    GNL e data center sostengono la domanda a lungo termine

    I volumi delle esportazioni statunitensi di GNL dovrebbero aumentare significativamente fino alla fine del decennio, creando un ulteriore sbocco per la crescente produzione nazionale di gas.

    Lo Short-Term Energy Outlook dell’agosto 2026 della U.S. Energy Information Administration prevede che il consumo di gas naturale da parte del settore elettrico raggiungerà il livello record di 46,1 bcf/d nell’estate del 2027. Ciò rappresenterebbe un aumento di circa il 6% rispetto ai livelli registrati nelle estati del 2025 e del 2026.

    All’interno dell’ERCOT, la produzione di elettricità alimentata a gas naturale dovrebbe aumentare di circa il 22% tra l’estate del 2025 e quella del 2027, principalmente a causa della maggiore domanda di energia proveniente dai data center.

    Le autorità di regolamentazione del Texas hanno tuttavia sospeso all’inizio del mese le approvazioni per nuove interconnessioni, inducendo l’EIA a ridurre la propria stima per il 2027.

    I produttori del Permian puntano a garantirsi capacità di trasporto

    Citi prevede che le società di esplorazione e produzione attive nel Permian cercheranno sempre più di garantirsi capacità di trasporto attraverso partecipazioni azionarie nei gasdotti e accordi contrattuali di lungo periodo.

    La banca ha citato Devon Energy e Diamondback Energy (NASDAQ:FANG) attraverso Solitude, oltre alla collaborazione tra Exxon Mobil e Targa Resources, come esempi di questo approccio.

    Garantirsi capacità di trasporto potrebbe offrire ai produttori maggiore certezza sulla possibilità di trasferire fuori dal bacino il gas naturale associato mentre la produzione continua ad aumentare.

    Le scorte di gas crescono meno del previsto

    I titoli delle società di esplorazione e produzione focalizzate sul gas sono saliti di circa il 4,4% nell’ultimo mese, nonostante i prezzi forward del gas naturale siano rimasti sostanzialmente invariati e quelli del contratto con scadenza più ravvicinata siano rimasti sotto pressione.

    Anche il modello di Citi sull’offerta, la domanda e lo stoccaggio indica un mercato leggermente più ristretto rispetto alle previsioni.

    Nell’ultimo mese, gli incrementi effettivi delle scorte sono rimasti costantemente inferiori alle aspettative di Citi, con uno scarto medio di circa 1,6 bcf/d.

  • Sei mesi dopo l’inizio della guerra in Iran, quasi metà del petrolio mondiale proviene da aree colpite dai conflitti

    Sei mesi dopo l’inizio della guerra in Iran, quasi metà del petrolio mondiale proviene da aree colpite dai conflitti

    Quasi la metà della produzione mondiale di petrolio proviene nel 2026 da Paesi interessati da conflitti, secondo calcoli di Reuters, evidenziando la portata delle interruzioni che stanno interessando i mercati energetici globali.

    Sei mesi dopo che gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno innescato quella che si è trasformata nella più grave crisi dell’offerta petrolifera mai registrata, restano poche indicazioni su quando le interruzioni potrebbero terminare.

    Le pressioni si estendono oltre il Golfo. La guerra tra Russia e Ucraina ha provocato riduzioni della produzione e della capacità di raffinazione, mentre anche il vicino Kazakistan ha registrato tagli nel corso dell’anno.

    Il persistente conflitto in Libia ha aggiunto un’ulteriore fonte di incertezza, mentre le restrizioni statunitensi sulle esportazioni di petrolio venezuelano introdotte all’inizio dell’anno hanno esercitato ulteriore pressione sulle forniture globali.

    I Paesi colpiti dai conflitti rappresentano oltre il 43% dell’offerta petrolifera

    Sulla base dei livelli produttivi del 2025, i Paesi interessati da questi conflitti hanno prodotto complessivamente circa 45 milioni di barili di petrolio al giorno, secondo i calcoli di Reuters basati sui dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.

    La cifra rappresenta oltre il 43% dell’offerta petrolifera mondiale, mostrando come una quota significativa del mercato sia attualmente esposta alle conseguenze delle tensioni geopolitiche.

    Le pressioni sull’offerta hanno aumentato la dipendenza globale dalla produzione petrolifera degli Stati Uniti, anche se l’output americano ha occasionalmente subito interruzioni causate da condizioni meteorologiche estreme.

    Non tutte le interruzioni delle forniture registrate nel 2026 si sono verificate contemporaneamente, limitando l’impatto immediato sulla disponibilità complessiva di petrolio.

    Le interruzioni nel Golfo restano significative

    L’Arabia Saudita ha reindirizzato parte delle spedizioni di petrolio verso il Mar Rosso, mentre altri esportatori del Golfo hanno trovato modalità per far transitare le forniture attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo le stime degli analisti, l’attuale interruzione dei flussi petroliferi del Golfo ammonta a circa 5-7 milioni di barili al giorno.

    I rischi per le rotte di approvvigionamento più ampie rimangono tuttavia elevati. Gli attacchi avvenuti a luglio nel Mar Rosso e nei pressi del Canale di Suez, in Egitto, hanno evidenziato la vulnerabilità di corridoi marittimi fondamentali per l’industria energetica mondiale.

    I conflitti nel Golfo e in Ucraina hanno inoltre ridotto di circa il 10% la capacità globale di raffinazione.

    L’Ucraina ha preso di mira una parte significativa dell’infrastruttura di raffinazione russa, colpendo anche impianti situati a Omsk, a circa 2.700 chilometri (1.680 miglia) dai territori controllati dall’Ucraina.

    Le carenze di carburante aumentano le pressioni sui mercati globali

    La Russia sta affrontando carenze interne di carburante e ha vietato le esportazioni di benzina e diesel, restringendo ulteriormente l’offerta sui mercati internazionali dei combustibili.

    L’aumento dei prezzi dei carburanti è diventato un importante fattore di pressione sull’inflazione, contribuendo all’incremento dei costi di finanziamento e aiutando a spingere il debito pubblico statunitense al livello record di 40.000 miliardi di dollari.

    I prezzi del diesel negli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record nonostante le raffinerie americane stiano operando alla massima capacità.

    L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha risposto allo shock dell’offerta liberando quantità record di petrolio dalle riserve di emergenza.

    Questi rilasci sono ormai in gran parte terminati, mentre le scorte globali continuano a diminuire, lasciando i mercati energetici esposti al rischio di ulteriori interruzioni in diverse importanti regioni produttrici.

  • Oro stabile in attesa del discorso di Warsh a Jackson Hole

    Oro stabile in attesa del discorso di Warsh a Jackson Hole

    I prezzi dell’oro sono rimasti sostanzialmente invariati venerdì mentre gli investitori attendevano il discorso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole per ottenere indicazioni sulle prospettive dei tassi d’interesse statunitensi.

    L’oro spot era stabile a $4.600,19 l’oncia alle 02:50 ET, ovvero le 06:50 GMT, mentre i futures sull’oro statunitensi cedevano lo 0,3% a $4.651,41.

    Il metallo prezioso aveva raggiunto all’inizio della settimana un massimo di tre mesi vicino a $4.700 l’oncia, in un contesto caratterizzato da preoccupazioni sulla politica fiscale statunitense e dalle misure del Tesoro a sostegno delle obbligazioni a più lunga scadenza.

    Nonostante questi guadagni, l’oro si avviava verso un marginale calo settimanale dopo tre settimane consecutive di rialzi.

    I mercati attendono indicazioni sulla politica della Federal Reserve

    Gli investitori mantenevano un atteggiamento prudente in vista del discorso di Warsh, previsto venerdì alle 10:00 ET, ovvero le 14:00 GMT.

    L’intervento sarà il primo importante discorso di Warsh come presidente della Federal Reserve a Jackson Hole e i mercati cercheranno indicazioni sulla valutazione della banca centrale riguardo all’inflazione e al futuro andamento dei tassi d’interesse.

    I recenti dati sull’inflazione hanno influenzato le aspettative sulla politica monetaria. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, è aumentato del 3,7% nei dodici mesi fino a luglio.

    Secondo il CME FedWatch tool, i mercati attribuivano una probabilità del 34% a un aumento dei tassi d’interesse a settembre e del 74% a un rialzo entro dicembre.

    Queste percentuali rappresentano probabilità implicite nelle quotazioni di mercato e non indicazioni fornite dalla Federal Reserve.

    Le aspettative sui tassi restano rilevanti per l’oro

    Tassi d’interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva relativa dell’oro, poiché il metallo non genera interessi rispetto agli asset che offrono un rendimento.

    Recentemente l’oro ha beneficiato di rendimenti obbligazionari più bassi e di un dollaro statunitense più debole. Rendimenti inferiori riducono il costo opportunità associato alla detenzione di asset privi di rendimento, mentre un dollaro più debole può rendere l’oro denominato nella valuta statunitense meno costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    L’oro ha guadagnato oltre il 13% nel corso di agosto, nonostante i movimenti limitati di venerdì e la prospettiva di un lieve calo settimanale.

    Argento e platino avanzano

    Gli altri metalli preziosi hanno registrato rialzi venerdì.

    L’argento è salito dell’1,3% a $70,11 l’oncia, mentre il platino ha guadagnato l’1,8% a $1.882,60 l’oncia.

    Anche i prezzi del rame sono aumentati. I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,4% a $14.338,15 per tonnellata, mentre i futures statunitensi sul rame hanno guadagnato lo 0,2% a $6,68 per libbra.

  • Il petrolio si avvia verso un calo settimanale nonostante le persistenti tensioni tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio si avvia verso un calo settimanale nonostante le persistenti tensioni tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio sono scesi venerdì e si avviavano a interrompere una serie di due settimane consecutive di rialzi, nonostante la persistente incertezza nei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

    I futures sul Brent sono diminuiti di 60 centesimi, pari allo 0,67%, a $89,10 al barile alle 0636 GMT, mentre quelli sul West Texas Intermediate sono scesi di 64 centesimi, o dello 0,77%, a $82,89.

    Entrambi i benchmark erano avviati verso perdite settimanali. Il Brent registrava un calo del 5,3% nella settimana, mentre il WTI perdeva il 4,3%.

    I flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz mostrano segnali di ripresa

    Il calo settimanale è arrivato nonostante le continue tensioni diplomatiche tra Washington e Teheran.

    “Nonostante gli sforzi diplomatici abbiano incontrato un ostacolo, ci sono crescenti segnali di un aumento dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz”, hanno affermato gli analisti di ING in una nota. “Con il persistere del conflitto, i produttori si stanno adattando alle nuove realtà e stanno acquisendo sempre maggiore familiarità con la navigazione attraverso lo stretto.”

    Goldman Sachs ha stimato giovedì che le recenti esportazioni complessive di petrolio dal Golfo si attestavano tra 15 milioni e 16 milioni di barili al giorno.

    Questo livello restava tra 7 milioni e 8 milioni di barili al giorno al di sotto dei volumi precedenti alla guerra, ma era superiore di 5 milioni-6 milioni di barili al giorno rispetto al minimo registrato a marzo, secondo le stime della banca.

    Gli Stati Uniti non cercherebbero di rilanciare l’accordo di giugno con l’Iran

    Il petrolio aveva chiuso in rialzo nella seduta precedente dopo un articolo del Wall Street Journal sulla posizione dell’amministrazione Trump nei confronti dei negoziati con l’Iran.

    Citando persone a conoscenza della questione, il quotidiano ha riferito che l’amministrazione avrebbe ripetutamente comunicato ai mediatori di non essere interessata a rilanciare il memorandum d’intesa raggiunto a giugno, complicando gli sforzi per riavviare i negoziati.

    Giovedì Washington aveva precedentemente dichiarato di non essere impegnata in colloqui con l’Iran, nonostante gli sforzi diplomatici di altri Paesi per riportare le due parti al tavolo delle trattative.

    Gli Stati Uniti impongono ulteriori sanzioni all’Iran

    Lunedì gli Stati Uniti hanno annunciato misure contro l’Iran che hanno definito le “sanzioni più dure della storia”.

    Teheran ha descritto le sanzioni come un “atto disumano e ostile” e ha affermato che avevano perso la loro efficacia.

    Le descrizioni riflettono le rispettive posizioni dei governi statunitense e iraniano.

    La Russia lancia un avvertimento sui missili forniti dalla Gran Bretagna

    Le tensioni geopolitiche sono rimaste al centro dell’attenzione anche dopo un avvertimento di Mosca relativo all’utilizzo da parte dell’Ucraina di missili da crociera a lungo raggio forniti dalla Gran Bretagna contro obiettivi situati in territorio russo.

    La Russia ha avvertito che potrebbe colpire obiettivi militari britannici all’interno e all’esterno dell’Ucraina in risposta a tali attacchi.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tuttavia affermato che il presidente russo Vladimir Putin non attaccherà un Paese appartenente all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.

    Trump ha inoltre minimizzato le notizie secondo cui il direttore della CIA John Ratcliffe avrebbe avvertito questa settimana funzionari russi contro un simile attacco.

    La Gran Bretagna è uno dei membri fondatori della NATO.

  • Warsh, Nvidia, PayPal e petrolio al centro dell’attenzione mentre i futures USA restano poco mossi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Warsh, Nvidia, PayPal e petrolio al centro dell’attenzione mentre i futures USA restano poco mossi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari statunitensi sono rimasti sostanzialmente stabili venerdì dopo il rialzo di Nvidia (NASDAQ:NVDA) seguito agli ultimi risultati del produttore di chip, mentre gli investitori attendevano il discorso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole.

    I futures sull’S&P 500 erano invariati, quelli sul Nasdaq 100 cedevano lo 0,3%, mentre i futures sul Dow avanzavano dello 0,2%.

    Nel frattempo, PayPal (NASDAQ:PYPL) ha registrato un forte calo nelle contrattazioni after-hours dopo la notizia secondo cui potenziali acquirenti avrebbero interrotto le trattative per un’acquisizione, mentre i prezzi del petrolio sono saliti in un contesto di rinnovata incertezza nei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

    Nvidia sale dopo le prospettive sui ricavi

    Le azioni Nvidia sono salite dell’8,7% giovedì dopo che la società ha fornito prospettive sui ricavi superiori alle attese.

    Il movimento ha coinciso con rialzi dei principali indici statunitensi. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,7%, il Nasdaq Composite è salito dell’1,6% e il Dow ha aggiunto lo 0,2%.

    Nvidia è uno dei principali fornitori di chip utilizzati nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, rendendo i suoi risultati rilevanti anche per le società che investono e gestiscono data center dedicati all’AI.

    Gli investitori attendono il discorso di Warsh a Jackson Hole

    Venerdì l’attenzione si è spostata sull’intervento di Warsh al simposio annuale della Federal Reserve a Jackson Hole, nel Wyoming.

    Gli investitori cercano indicazioni sulla valutazione della banca centrale riguardo alla persistente inflazione e alle prospettive per i tassi d’interesse.

    I dati recenti hanno continuato a mostrare pressioni sui prezzi elevate, mentre i rendimenti dei Treasury sono rimasti alti in un contesto di preoccupazioni per l’inflazione, l’indebitamento pubblico e la politica monetaria.

    Le dichiarazioni di Warsh potrebbero influenzare le aspettative sul futuro andamento dei tassi d’interesse statunitensi, anche se la direzione della reazione dei mercati dipenderà dal contenuto del suo intervento.

    Nvidia avrebbe sospeso alcune operazioni di finanziamento legate all’AI

    Separatamente, Nvidia avrebbe sospeso alcune operazioni nell’ambito di un programma di finanziamento destinato ad aiutare le società di cloud AI ad acquistare i suoi chip, secondo The Wall Street Journal.

    Il programma era stato annunciato meno di due mesi fa e prevedeva sostegno al credito per le società di cloud AI in cambio di una quota dei loro ricavi.

    Secondo quanto riportato, alcuni dipendenti di Nvidia avrebbero sollevato preoccupazioni per un possibile esame da parte delle autorità antitrust. Il motivo preciso della sospensione non è stato stabilito nel materiale fornito e Nvidia potrebbe ancora modificare il programma.

    Nvidia ha precedentemente difeso i propri investimenti in società di intelligenza artificiale che acquistano anche i suoi prodotti. L’amministratore delegato Jensen Huang ha sostenuto che le start-up del settore AI richiedono quantità di capitale insolitamente elevate.

    PayPal scende dopo la fine delle trattative per una possibile acquisizione

    Le azioni PayPal hanno perso il 12,2% nelle contrattazioni after-hours dopo che un consorzio guidato da Advent International e Stripe ha interrotto il tentativo di acquisire la società di pagamenti, secondo Bloomberg.

    Il consorzio avrebbe offerto $60,50 per azione, valutando PayPal oltre $53 miliardi.

    Secondo quanto riportato, il consiglio di amministrazione di PayPal avrebbe considerato insufficiente il prezzo proposto e avrebbe inoltre individuato aspetti da valutare sul fronte regolamentare e del finanziamento.

    Le indiscrezioni su una possibile acquisizione avevano contribuito alla ripresa delle azioni PayPal dal minimo delle ultime 52 settimane di $38,46 dopo l’emergere delle trattative a luglio.

    Il petrolio sale con il ritorno dell’incertezza tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio sono aumentati dopo la notizia secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe comunicato ai mediatori di non essere più interessata a tornare al memorandum d’intesa raggiunto con l’Iran a giugno.

    L’accordo firmato dal presidente Donald Trump alla Reggia di Versailles aveva definito un quadro per la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di negoziati sul programma nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e dell’accesso agli asset iraniani congelati.

    Secondo The Wall Street Journal, Washington si sarebbe successivamente orientata verso una politica di massima pressione economica e non starebbe cercando di rilanciare l’accordo.

    Il Brent ha superato gli $88 al barile dopo la notizia.

    Gli sviluppi relativi allo Stretto di Hormuz restano rilevanti per i mercati energetici per il ruolo della rotta nei flussi petroliferi globali. Variazioni persistenti dei prezzi del greggio possono inoltre incidere sulle aspettative d’inflazione e, di conseguenza, sulle aspettative relative alla politica monetaria.

  • Le borse europee rimbalzano in attesa di Warsh ma si avviano verso il terzo calo settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee rimbalzano in attesa di Warsh ma si avviano verso il terzo calo settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato rialzi venerdì, con l’indice paneuropeo STOXX 600 in progresso dello 0,6% mentre gli investitori attendevano l’intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh al Jackson Hole Economic Policy Symposium.

    Nonostante il rialzo di venerdì, l’indice restava avviato verso una perdita settimanale di circa lo 0,4%, che segnerebbe il terzo calo consecutivo e la serie negativa più lunga dall’aprile 2025.

    Nel corso della settimana, i mercati europei hanno risentito di una combinazione di rendimenti più elevati sui titoli di Stato, volatilità dei prezzi dell’energia e dati economici regionali contrastanti.

    I rendimenti obbligazionari più elevati pesano sui mercati europei

    I rendimenti dei titoli di Stato globali sono aumentati nella prima parte della settimana, portando i costi di finanziamento sia nei mercati principali sia in quelli periferici dell’eurozona verso i massimi degli ultimi mesi.

    Successivamente, i rendimenti sono diminuiti in seguito agli annunci riguardanti i riacquisti del debito pubblico statunitense e alla flessione dei prezzi dell’energia.

    Gli elevati costi di finanziamento sono comunque rimasti un fattore per le valutazioni azionarie europee durante la settimana, in particolare nei settori sensibili ai tassi d’interesse come quello immobiliare.

    Anche i mercati energetici hanno registrato volatilità, con le tensioni geopolitiche intorno allo Stretto di Hormuz che hanno influenzato i prezzi del petrolio e del gas all’ingrosso europeo. I prezzi sono successivamente diminuiti con gli sviluppi diplomatici che hanno attenuato alcune delle preoccupazioni immediate verso la fine della settimana.

    Le dichiarazioni della BCE restano al centro dell’attenzione

    Anche le aspettative sulla politica monetaria della Banca Centrale Europea hanno contribuito al contesto di mercato della settimana.

    Secondo le informazioni fornite, Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE, ha ribadito che i tassi d’interesse dovranno aumentare ulteriormente per riportare sotto controllo l’inflazione.

    Le dichiarazioni hanno aggiunto un ulteriore elemento alle valutazioni degli investitori sulle prospettive della politica monetaria europea, insieme all’andamento dei rendimenti obbligazionari e dei prezzi dell’energia.

    Gli investitori attendono l’intervento di Warsh a Jackson Hole

    Venerdì l’attenzione si è concentrata sul primo intervento principale di Warsh come presidente della Federal Reserve al simposio di Jackson Hole, nel Wyoming.

    Gli investitori cercano indicazioni sulla possibilità che la Federal Reserve mantenga una politica monetaria restrittiva durante l’autunno in presenza di un’inflazione complessiva persistente oppure che un rallentamento del mercato del lavoro possa consentire una pausa.

    L’andamento dei rendimenti dei Treasury statunitensi può influenzare i mercati dei titoli di Stato europei, rendendo le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve rilevanti anche per le condizioni di finanziamento in Europa.

    Gli investitori seguiranno inoltre eventuali indicazioni sulla strategia della Federal Reserve relativa al proprio bilancio, mentre i governi continuano a emettere quantità significative di debito.

    DAX e CAC 40 partecipano al rialzo regionale

    Venerdì i principali indici azionari europei hanno registrato rialzi insieme allo STOXX 600.

    Il DAX tedesco è salito dello 0,5%, mentre il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,9% dopo il forte calo della seduta precedente. Il FTSE 100 di Londra è avanzato dello 0,4%.

    Anche i titoli legati alla tecnologia hanno ricevuto sostegno durante la seduta dopo le prospettive sugli utili comunicate da Nvidia all’inizio della settimana.

    Al momento delle informazioni fornite, tuttavia, i guadagni di venerdì non erano sufficienti a cancellare la perdita settimanale dello STOXX 600.

  • MPS e Banca Generali salgono mentre Generali valuta l’offerta da €8,72 miliardi

    MPS e Banca Generali salgono mentre Generali valuta l’offerta da €8,72 miliardi

    Le azioni di Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) e Banca Generali (BIT:BGN) hanno registrato rialzi nelle prime contrattazioni a Milano dopo che Assicurazioni Generali (BIT:G) ha dichiarato di essere disponibile a valutare la proposta di acquisizione da €8,72 miliardi presentata da MPS per la banca privata.

    MPS ha guadagnato l’1,5%, mentre Banca Generali è salita dell’1% nelle prime contrattazioni.

    Generali detiene il 50,1% di Banca Generali, rendendo la sua posizione un elemento importante per l’esito dell’operazione proposta.

    MPS offre 6,958 azioni per ogni azione Banca Generali

    La scorsa settimana MPS ha lanciato offerte per Banca Generali e Banco BPM (BIT:BAMI) nell’ambito della propria strategia di consolidamento proposta.

    In base all’offerta per Banca Generali, gli azionisti riceverebbero 6,958 azioni MPS per ogni azione Banca Generali posseduta. La proposta valuta Banca Generali €8,72 miliardi.

    Al momento dell’annuncio, MPS ha affermato che i termini dell’offerta rappresentavano un premio del 10% rispetto al prezzo delle azioni Banca Generali.

    Generali disponibile a valutare la proposta di MPS

    Generali ha dichiarato giovedì sera di aver “confermato la propria disponibilità a valutare la proposta di MPS, che prevede una più ampia collaborazione industriale per sviluppare nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente importanti per entrambe le società”.

    La compagnia assicurativa sta valutando le implicazioni della proposta, che ha definito non sollecitata e che, secondo Generali, non era stata concordata prima della sua comunicazione pubblica.

    Considerata la partecipazione del 50,1% detenuta da Generali in Banca Generali, la posizione dell’assicuratore sarebbe rilevante per la capacità di MPS di completare l’operazione proposta.

    Banco BPM continua a valutare l’offerta separata di MPS

    Anche Banco BPM sta esaminando l’offerta separata presentata da MPS.

    All’inizio della settimana, Banco BPM ha affermato che, secondo una prima valutazione, la proposta, che attribuisce al gruppo risultante dall’operazione un valore superiore a €25 miliardi, non prevedeva un premio per i suoi azionisti.

    La banca ha dichiarato che il consiglio di amministrazione continuerà a valutare i termini dell’offerta.

    Analista indica il sostegno degli azionisti tra gli ostacoli

    L’analista di Federated Hermes Filippo Alloatti ha affermato che le operazioni proposte devono affrontare diversi ostacoli, tra cui la necessità di ottenere il sostegno di Generali per l’operazione su Banca Generali.

    “Monte dei Paschi dovrebbe convincere diversi azionisti scettici”, ha dichiarato Alloatti in una nota pubblicata giovedì.

    Il commento rappresenta la valutazione dell’analista sul sostegno degli azionisti necessario per le operazioni proposte.

    MPS stima un bilancio pro forma di €466 miliardi per il gruppo combinato

    MPS ha dichiarato che la combinazione proposta creerebbe il terzo gruppo bancario italiano per totale attivo.

    Secondo MPS, il gruppo risultante dall’operazione avrebbe un bilancio pro forma di circa €466 miliardi.

    Il completamento delle operazioni proposte resta subordinato al necessario sostegno degli azionisti e agli altri requisiti connessi alle offerte.

  • La sede di MPS resterebbe a Siena nell’ambito del piano di Intesa, afferma Cimbri

    La sede di MPS resterebbe a Siena nell’ambito del piano di Intesa, afferma Cimbri

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) manterrebbe la propria sede a Siena qualora la proposta di acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) andasse a buon fine, secondo il presidente di Unipol (BIT:UNI), Carlo Cimbri.

    In un’intervista a Il Sole 24 Ore, Cimbri ha illustrato la struttura proposta per l’operazione e le sue potenziali implicazioni per MPS, Unipol e BPER (BIT:BPE).

    Riferendosi alla storica sede di MPS a Rocca Salimbeni, nel centro di Siena, Cimbri ha dichiarato che l’edificio “è un simbolo da 500 anni ed è nell’interesse di tutti preservarlo”.

    Unipol acquisirebbe il marchio MPS e parte della rete di filiali

    Secondo il piano di acquisizione descritto nel materiale fornito, dopo l’operazione Intesa separerebbe alcune attività di MPS, con il marchio MPS e circa la metà della rete di filiali che verrebbero ceduti a Unipol.

    Unipol integrerebbe successivamente tali attività con BPER, di cui è il principale azionista.

    Cimbri ha affermato che l’operazione potrebbe portare alla creazione di un “grande conglomerato finanziario” che riunirebbe MPS, Unipol e BPER.

    “Il progetto di Unipol si basa sull’integrazione di banche con un DNA comune: una presenza capillare sui territori e rapporti stretti con imprese e famiglie”, ha dichiarato Cimbri.

    Cimbri commenta le proposte alternative di MPS

    La scorsa settimana l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, ha proposto due offerte pubbliche di scambio separate e interamente in azioni per Banco BPM (BIT:BAMI) e Banca Generali (BIT:BGN), per un valore complessivo di circa €34 miliardi, mentre MPS porta avanti una strategia alternativa.

    Cimbri ha definito le proposte “creative”, aggiungendo che finora il mercato avrebbe reagito in modo sfavorevole.

    “A mio avviso, il motivo è semplice. La creatività nasce da un’esigenza contingente: difendere lo status quo, non da progetti industriali coltivati nel tempo. E il mercato lo capisce”, ha dichiarato Cimbri.

    Le dichiarazioni rappresentano la valutazione di Cimbri sulle motivazioni alla base delle proposte di MPS e sulla reazione del mercato.

    Cimbri afferma che non sono previsti licenziamenti in MPS

    Cimbri ha inoltre affrontato le potenziali conseguenze occupazionali dell’operazione proposta, affermando che non sono previsti licenziamenti in MPS.

    “La maggior parte dei dipendenti verrà con noi. Nessun licenziamento, ma, come avviene sempre nelle fusioni, saranno attuati programmi di razionalizzazione attraverso accordi sindacali in tutte le banche che integreremo”, ha dichiarato.

    Eventuali interventi sulla forza lavoro sarebbero quindi subordinati al completamento dell’operazione proposta e ai successivi accordi con le organizzazioni sindacali.

    Generali commenta la proposta per Banca Generali

    Separatamente, Generali ha affermato che l’offerta di MPS per Banca Generali presenta “opportunità di crescita”.

    Il commento rappresenta una prima indicazione della posizione di Generali sulla proposta, anche se il materiale fornito non contiene ulteriori dettagli sulla sua valutazione o sulle prossime fasi del processo.

  • Eni ed Enel interessate dall’anticipo sulle ritenute dei dividendi, Equita vede un impatto limitato

    Eni ed Enel interessate dall’anticipo sulle ritenute dei dividendi, Equita vede un impatto limitato

    Eni (BIT:ENI) ed Enel (BIT:ENEL) saranno interessate da una nuova misura del governo italiano che impone ad alcuni grandi gruppi energetici di versare anticipi sulle ritenute fiscali relative ai dividendi.

    Il governo ha approvato un decreto rivolto ai grandi gruppi energetici italiani con ricavi consolidati superiori a €20 miliardi. La misura introduce un anticipo sulle ritenute e sulle imposte sostitutive relative ai dividendi deliberati in un esercizio ma distribuiti nell’esercizio successivo.

    Entro il 30 novembre, le società interessate dovranno versare un importo pari al 39% delle ritenute e delle imposte sostitutive che sarebbero state dovute se il dividendo fosse stato distribuito nello stesso esercizio. Il calcolo terrà conto del regime fiscale applicabile ai singoli beneficiari.

    Il governo stima un anticipo di €130 milioni

    Secondo la relazione tecnica del governo, l’ammontare complessivo dei dividendi interessati dalla misura sarebbe pari a circa €1,7 miliardi.

    Sulla base di un’aliquota fiscale media del 19,7% e di un anticipo del 39%, il governo stima un versamento anticipato di circa €130 milioni.

    Equita ritiene che l’impatto della misura sia “molto limitato”, pur precisando che “il perimetro di applicazione resta da chiarire (rispetto alla relazione tecnica del ministero)”.

    Gli analisti hanno inoltre osservato: “Una lettura della disposizione porterebbe, infatti, a considerare un ammontare di dividendi superiore a 1,7 miliardi”.

    Equita considera la misura uno sfasamento temporale e non una tassa aggiuntiva

    Analizzando il possibile effetto finanziario, Equita ha dichiarato:

    “In ogni caso, anche ipotizzando un’aliquota nominale del 26% (rispetto alla media del 19,7% ipotizzata nella relazione tecnica) e un anticipo del 39% calcolato sull’intero flusso dei dividendi, l’impatto appare comunque trascurabile, considerando che la misura non rappresenta un’imposta aggiuntiva, ma piuttosto uno sfasamento temporale nei pagamenti fiscali, per i quali le società agiscono come sostituti d’imposta, recuperando l’imposta al momento del pagamento del dividendo con un credito equivalente.”

    Equita considera quindi la misura principalmente come una differenza temporale nei flussi di cassa, piuttosto che come un ulteriore onere fiscale.

    Per Eni Equita stima un impatto di circa €100 milioni

    Per Eni, Equita stima che “l’impatto previsto sarebbe di circa €100 milioni”.

    Il dividendo 2026 già approvato da Eni ammonta a €3,1 miliardi. Applicando un’aliquota nominale del 26%, le relative ritenute ammonterebbero a circa €800 milioni.

    Il dividendo sarà tuttavia distribuito in quattro tranche, due nella seconda metà del 2026 e altre due nella prima metà del 2027. Secondo l’interpretazione del decreto fornita da Equita, soltanto le ritenute relative ai pagamenti del primo semestre 2027 sarebbero soggette all’anticipo.

    Gli analisti hanno inoltre rilevato che la quota del dividendo destinata al Ministero dell’Economia e delle Finanze e a CDP non è soggetta a ritenuta, riducendo ulteriormente l’importo interessato.

    Equita ha affermato: “Un effetto di questa entità, se trattato come componente del capitale circolante netto, difficilmente avrebbe un impatto sull’obiettivo di CFFO adjusted 2026 di €15 miliardi.”

    Equita conferma la raccomandazione buy su Eni

    Equita ha inoltre evidenziato l’andamento delle materie prime rispetto alle ipotesi utilizzate da Eni, affermando: “Lo scenario delle commodity si sta inoltre dimostrando più favorevole rispetto alle ipotesi della guidance, offrendo a Eni un margine sufficiente per assorbire qualsiasi anticipo.”

    La SIM ha confermato la raccomandazione buy su Eni con un prezzo obiettivo di €28. Secondo il materiale fornito, venerdì mattina il titolo era quotato a €23, in rialzo dell’1,30%.

    Per Enel stimato un anticipo di cassa di quasi €180 milioni

    Per Enel, Equita stima che la misura potrebbe comportare un anticipo di cassa di quasi €180 milioni.

    Il calcolo ipotizza un acconto sul dividendo di €2,3 miliardi approvato a novembre e successivamente pagato a gennaio, escludendo la quota attribuibile al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Equita ha confrontato l’anticipo stimato con i €63 miliardi di debito di Enel, osservando inoltre che la differenza temporale nei flussi di cassa avrebbe una durata di circa due mesi.

    Commentando le possibili implicazioni nel lungo periodo, gli analisti hanno aggiunto: “riteniamo che, anche se la misura dovesse essere consolidata nel tempo, l’impatto sulla gestione del capitale circolante sarebbe limitato, considerando il breve sfasamento temporale e l’entità degli anticipi.”