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  • L’oro si stabilizza dopo il peggior trimestre degli ultimi 13 anni

    L’oro si stabilizza dopo il peggior trimestre degli ultimi 13 anni

    Il metallo prezioso si mantiene stabile in attesa dei segnali della Fed

    I prezzi dell’oro si sono mossi poco mercoledì, trovando una certa stabilità dopo aver registrato il peggior calo trimestrale da oltre un decennio, mentre le crescenti aspettative di un ulteriore aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti hanno continuato a pesare sul comparto dei metalli preziosi.

    Gli investitori attendono ora l’intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, previsto nel corso della giornata, alla ricerca di nuove indicazioni sulle prospettive della politica monetaria e dell’inflazione.

    Il metallo giallo è rimasto sotto pressione poiché gli investitori hanno privilegiato il dollaro statunitense, sostenuto dalle aspettative di una stretta monetaria della Fed entro la fine dell’anno. Il biglietto verde ha inoltre beneficiato della convinzione che gli Stati Uniti, in qualità di importante esportatore di energia, siano relativamente protetti dagli effetti economici del conflitto con l’Iran.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.023,23 dollari l’oncia alle 08:08 ET (12:08 GMT), mentre i futures sull’oro sono rimasti sostanzialmente invariati a 4.036,95 dollari l’oncia. In precedenza, i prezzi spot erano scesi temporaneamente sotto la soglia dei 4.000 dollari l’oncia.

    “L’oro ha subito un altro duro colpo durante la notte […]”, ha dichiarato David Morrison, Senior Market Analyst di Trade Nation, in una nota di ricerca.

    “Il rimbalzo del dollaro statunitense dopo una settimana di consolidamento non ha certo aiutato l’oro. E, allo stato attuale, servirà qualcosa di davvero significativo per interrompere il rally del dollaro.”

    Le aspettative sui tassi continuano a penalizzare l’oro

    Nel trimestre conclusosi a giugno, l’oro ha perso circa il 14%, registrando la peggiore performance trimestrale dal 2013.

    Sebbene il metallo prezioso abbia iniziato a indebolirsi dopo lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, la maggior parte delle vendite si è concentrata nel mese di giugno, quando i segnali di un’inflazione più persistente e di una Federal Reserve più aggressiva hanno aumentato la pressione sul settore.

    I verbali della riunione della Fed di giugno hanno evidenziato che diversi membri del Comitato sostengono almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, segnando un netto cambiamento rispetto alle aspettative di inizio 2026, quando i mercati prevedevano l’avvio di un ciclo di tagli dei tassi.

    Anche l’impennata dei prezzi del petrolio successiva allo scoppio del conflitto, favorita in parte dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto, ha alimentato i timori inflazionistici. Dopo l’accordo di pace provvisorio raggiunto il mese scorso tra Stati Uniti e Iran, le quotazioni del greggio sono tornate sui livelli precedenti al conflitto.

    Nonostante ciò, i dati del CME FedWatch continuano a indicare che i mercati scontano almeno un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve entro quest’anno.

    Tassi di interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva dell’oro, poiché il metallo non produce rendimento e aumenta quindi il costo opportunità del suo possesso.

    Andamento contrastato per gli altri metalli preziosi

    Anche gli altri metalli preziosi hanno mostrato un andamento misto dopo aver registrato pesanti perdite nel trimestre.

    L’argento spot ha ceduto lo 0,5% a 58,2900 dollari l’oncia, mentre il platino spot è salito dello 0,2% a 1.556,49 dollari l’oncia.

    I mercati attendono il primo intervento pubblico di Warsh dopo la riunione di giugno

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta all’intervento di Kevin Warsh al Forum annuale della Banca Centrale Europea in programma a Sintra, in Portogallo.

    Si tratterà della prima apparizione pubblica del presidente della Federal Reserve dopo aver presieduto la sua prima riunione di politica monetaria a giugno.

    Sebbene Warsh difficilmente fornirà indicazioni esplicite sulle prossime mosse della banca centrale, dopo aver auspicato una riduzione della comunicazione della Fed durante la riunione di giugno, gli investitori analizzeranno attentamente ogni dichiarazione per ottenere indicazioni sull’andamento dell’inflazione, dei tassi di interesse e dell’economia statunitense.

    “Due settimane fa, il signor Warsh ha chiarito che la Federal Reserve è concentrata nel combattere l’inflazione e riportarla all’obiettivo del 2% della Fed. Questo probabilmente richiederà uno o due rialzi dei tassi”, ha affermato Morrison.

    Nel corso della giornata saranno inoltre pubblicati i dati sui nuovi occupati del settore privato negli Stati Uniti, che offriranno ulteriori indicazioni in vista dell’importante rapporto sul mercato del lavoro di giugno previsto per giovedì.

  • Le azioni di Italian Sea Group crollano dopo la richiesta di protezione giudiziaria dai creditori

    Le azioni di Italian Sea Group crollano dopo la richiesta di protezione giudiziaria dai creditori

    La società accelera il percorso di ristrutturazione

    Le azioni del produttore di yacht di lusso The Italian Sea Group (BIT:TISG) hanno perso circa il 6% mercoledì dopo che la società ha annunciato l’intenzione di richiedere la protezione del tribunale nei confronti dei creditori, intensificando un processo di ristrutturazione finanziaria che pesa sul gruppo da diversi mesi.

    Il consiglio di amministrazione ha approvato la presentazione dell’istanza prevista dal Codice della crisi d’impresa, che consentirà alla società di beneficiare di misure protettive sotto la supervisione del tribunale mentre prepara un piano di risanamento volto a garantire la continuità aziendale. Secondo la società, anticipare questa decisione era necessario perché ulteriori ritardi avrebbero potuto ridurre le opzioni disponibili per la ristrutturazione.

    Le difficoltà finanziarie continuano ad aumentare

    The Italian Sea Group, proprietaria dei marchi Admiral, Tecnomar e Perini Navi, aveva avviato a marzo una procedura di composizione negoziata della crisi dopo una serie di problematiche finanziarie e di governance.

    All’inizio dell’anno la società aveva comunicato che le perdite legate all’indebitamento avevano ridotto il capitale sociale al di sotto della soglia minima prevista dalla legge. In quell’occasione il management aveva indicato tra le possibili soluzioni la cessione di attività e la rinegoziazione di alcuni contratti commerciali.

    La decisione del tribunale aumenta la pressione

    La situazione si è ulteriormente complicata il mese scorso quando il Tribunale di Firenze ha revocato parzialmente le misure protettive nei confronti di cinque clienti, consentendo loro di esercitare i diritti contrattuali, compresa la possibilità di risolvere gli accordi in essere.

    Al 31 maggio il gruppo presentava un indebitamento finanziario netto consolidato di circa 178,7 milioni di euro, composto da oltre 154,6 milioni di debiti bancari e appena 7,5 milioni di disponibilità liquide. L’indebitamento finanziario netto della capogruppo superava i 179,6 milioni di euro.

    La società ha inoltre comunicato passività scadute per 266,8 milioni di euro, comprendenti debiti bancari e finanziari, debiti commerciali, esposizioni verso società di factoring e debiti tributari e previdenziali.

    Proseguono le richieste dei creditori

    Dall’avvio della procedura di ristrutturazione a marzo, The Italian Sea Group ha ricevuto 30 decreti ingiuntivi da parte dei creditori per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.

    Di questi, 22 sono già stati definiti per un importo complessivo di circa 408.000 euro, mentre i restanti sono oggetto di contestazione, di trattativa oppure saranno affrontati nell’ambito delle più ampie negoziazioni per la ristrutturazione.

  • Il petrolio sale leggermente mentre lo stallo nei colloqui tra Iran e Stati Uniti alimenta i timori sull’offerta

    Il petrolio sale leggermente mentre lo stallo nei colloqui tra Iran e Stati Uniti alimenta i timori sull’offerta

    Il mercato guarda con attenzione agli sviluppi geopolitici

    I prezzi del petrolio hanno registrato un moderato rialzo mercoledì, mentre gli investitori valutano il rischio che il rallentamento dei negoziati tra Iran e Stati Uniti possa ritardare un accordo definitivo e prolungare le incertezze sulle forniture dal Medio Oriente.

    I futures sul Brent sono saliti di 14 centesimi, pari allo 0,19%, a 73,09 dollari al barile alle 06:44 GMT, mentre il WTI statunitense ha guadagnato 11 centesimi, o lo 0,16%, attestandosi a 69,61 dollari al barile.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione

    Secondo Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz sta tornando alla normalità, ma permane un elevato livello di incertezza.

    “Hormuz continua a riaprire, ma in modo discontinuo, imprevedibile e non del tutto trasparente”, ha dichiarato.

    “Se non ci sarà una nuova intesa tra Washington e Teheran, il mercato potrebbe attendere una pace duratura prima che il petrolio riprenda una tendenza ribassista.”

    Sul fronte diplomatico, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, si sono recati a Doha per quelli che la Casa Bianca ha definito colloqui “di alto livello”.

    Tuttavia, Iran e Qatar hanno precisato che i rappresentanti iraniani incontreranno esclusivamente i mediatori e non direttamente i funzionari statunitensi. Doha ha inoltre confermato che il primo ministro Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani ha incontrato Witkoff e Kushner.

    Il mercato si lascia alle spalle un trimestre difficile

    Nel secondo trimestre il Brent ha perso circa 45 dollari al barile, registrando il peggior calo trimestrale dalla crisi finanziaria globale del 2008.

    Anche il WTI ha subito la maggiore flessione trimestrale dal 2020, con un ribasso di circa 31 dollari al barile dopo che l’allentamento delle tensioni geopolitiche ha invertito il forte rally osservato nei mesi precedenti.

    Un sondaggio Reuters pubblicato martedì mostra che gli analisti hanno ridotto per la prima volta le previsioni sul prezzo del petrolio per il 2026 dall’inizio del conflitto con l’Iran, grazie al miglioramento della situazione nello Stretto di Hormuz.

    Il calo delle scorte sostiene i prezzi

    Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che l’Iran non potrà imporre pedaggi alle navi in transito nello Stretto di Hormuz.

    “Questa vicenda non finirà con gli iraniani che riscuotono pedaggi dalle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz”, ha affermato durante un’intervista al programma The Michael Knowles Show.

    Vance ha inoltre sostenuto che i flussi di petrolio attraverso lo stretto sono tornati ai livelli precedenti al conflitto.

    Nel frattempo, secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute, le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 6,1 milioni di barili nella settimana conclusa il 26 giugno, mentre sono calate anche le scorte di benzina.

    Gli operatori attendono ora i dati ufficiali della Energy Information Administration, in programma nel corso della giornata.

  • Citi riduce le previsioni su Bitcoin ed Ether mentre i deflussi dagli ETF pesano sul mercato crypto

    Citi riduce le previsioni su Bitcoin ed Ether mentre i deflussi dagli ETF pesano sul mercato crypto

    La banca assume una posizione più prudente sulle principali criptovalute

    Citigroup ha rivisto al ribasso le proprie previsioni a 12 mesi per bitcoin (COIN:BTCUSD) ed ether (COIN:ETHUSD), citando un indebolimento della domanda degli investitori, persistenti deflussi dagli ETF e i limitati progressi della normativa statunitense sugli asset digitali.

    In una nota di ricerca pubblicata martedì, la banca ha abbassato il target sul bitcoin da 112.000 a 82.000 dollari e quello su ether da 3.175 a 2.240 dollari.

    Bitcoin ed Ether restano sotto pressione

    Bitcoin è stato scambiato recentemente a 58.864,27 dollari, il livello più basso da settembre 2024, dopo aver perso circa la metà del proprio valore rispetto al massimo storico di 126.223,18 dollari raggiunto nell’ottobre dello scorso anno.

    Ether è sceso a 1.585,63 dollari, il minimo da aprile 2025.

    Nel corso dell’anno il mercato delle criptovalute ha sofferto per l’elevata volatilità, l’attenzione degli investitori verso alcune importanti IPO e i continui deflussi dagli ETF dedicati agli asset digitali.

    Entrambe le criptovalute continuano inoltre a essere scambiate al di sotto delle rispettive medie mobili di lungo periodo, segnale di un sentiment ancora negativo.

    Gli ETF restano il principale fattore di mercato

    Nello scenario più negativo elaborato da Citi, basato su una recessione economica e sul proseguimento dei deflussi dagli ETF, bitcoin potrebbe scendere a 53.000 dollari ed ether a 1.094 dollari entro i prossimi dodici mesi.

    La banca ha spiegato che la revisione delle stime riflette la decisione di ridurre a zero la previsione di afflussi netti negli ETF nei prossimi dodici mesi, rispetto ai 10 miliardi di dollari precedentemente stimati.

    “Gli afflussi negli ETF, un importante motore dei prezzi, sono recentemente diventati negativi”, ha affermato Citi, aggiungendo che gli ETF su bitcoin hanno registrato deflussi netti per circa 3,3 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno.

    La banca ha inoltre evidenziato che il lento avanzamento della normativa statunitense sulle criptovalute e i timori di possibili vendite di bitcoin da parte delle società che detengono asset digitali in bilancio hanno ulteriormente indebolito il sentiment degli investitori, mentre i capitali continuano a spostarsi verso gli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

  • I future USA scendono in attesa dell’intervento di Warsh e dei principali dati economici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future USA scendono in attesa dell’intervento di Warsh e dei principali dati economici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I mercati iniziano il secondo semestre con prudenza

    I future di Wall Street hanno aperto in calo mercoledì, mentre gli investitori attendono l’intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, i nuovi dati sull’attività manifatturiera statunitense e gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente.

    Alle 03:16 ET, i future sul Dow Jones perdevano 202 punti, pari allo 0,4%, mentre quelli sull’S&P 500 arretravano di 33 punti e i future sul Nasdaq 100 di 195 punti, con ribassi rispettivamente dello 0,4% e dello 0,6%.

    Martedì Wall Street ha chiuso in rialzo, con il comparto tecnologico a guidare il recupero. In particolare, il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato il miglior trimestre dalla sua creazione nei primi anni Novanta.

    I dati sul lavoro rafforzano le attese sui tassi

    Il sentiment degli investitori è stato influenzato da dati macroeconomici contrastanti.

    Le offerte di lavoro di maggio hanno superato le attese, mentre gli indicatori relativi al mercato immobiliare e alla fiducia dei consumatori si sono rivelati più deboli del previsto. Insieme ai commenti restrittivi della presidente della Federal Reserve di Cleveland, Beth Hammack, questi dati hanno rafforzato l’ipotesi di un possibile rialzo dei tassi già a luglio.

    Attesa per l’intervento di Kevin Warsh a Sintra

    L’attenzione dei mercati è ora rivolta al discorso di Kevin Warsh durante il Forum della BCE a Sintra, in Portogallo.

    Warsh, succeduto a Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, ha lasciato intendere di voler adottare un approccio diverso alla forward guidance, riducendo le indicazioni preventive fornite ai mercati.

    Dopo la sua prima riunione di politica monetaria, aveva inoltre annunciato la creazione di una task force per rivedere le modalità di comunicazione e il processo decisionale della banca centrale.

    Gli investitori cercheranno indicazioni sull’evoluzione dell’inflazione e della crescita economica. Dopo il picco registrato in seguito al conflitto con l’Iran, il calo dei prezzi del petrolio successivo all’accordo preliminare tra Washington e Teheran ha contribuito ad attenuare alcune preoccupazioni inflazionistiche.

    I colloqui in Qatar restano sotto osservazione

    Il Brent si è mantenuto stabile intorno ai 73 dollari al barile, mentre il mercato continua a seguire gli incontri separati tra i rappresentanti di Stati Uniti e Iran con i mediatori internazionali in Qatar.

    Iran e Qatar hanno ribadito che non sono previsti negoziati diretti ad alto livello tra Washington e Teheran.

    Resta però aperta la questione dello Stretto di Hormuz: la Casa Bianca sostiene che la navigazione sia regolare, mentre l’Iran continua a rivendicare un ruolo nel controllo del traffico marittimo.

    In arrivo i dati sul manifatturiero USA

    Nel corso della giornata saranno pubblicati i dati dell’Institute for Supply Management sull’attività manifatturiera di giugno.

    Il consenso prevede un lieve calo dell’indice PMI a 53,8 dal 54,0 di maggio, mantenendosi comunque sopra la soglia di 50 che indica espansione economica.

    Gli investitori seguiranno anche l’indice dei prezzi pagati e il report ADP sull’occupazione privata, considerati un’importante anticipazione dei dati ufficiali sul mercato del lavoro in uscita giovedì.

    Nike delude sulle prospettive della ripresa

    Le azioni Nike (NYSE:NKE) hanno perso terreno nelle contrattazioni premarket dopo che il gruppo ha avvertito che il proprio piano di rilancio richiederà più tempo del previsto.

    Nonostante ricavi trimestrali superiori alle attese, il forte calo delle vendite in Cina continua a rappresentare un ostacolo significativo.

    L’amministratore delegato Elliott Hill ha dichiarato agli investitori che i risultati “non sono ancora dove dovrebbero essere”, aggiungendo che la società non sta “esprimendo tutto il proprio potenziale.”

  • Le Borse europee aprono contrastate in attesa dell’inflazione dell’Eurozona e dei banchieri centrali: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee aprono contrastate in attesa dell’inflazione dell’Eurozona e dei banchieri centrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati attendono i principali appuntamenti macroeconomici

    Le Borse europee hanno aperto la seduta di mercoledì con un andamento contrastato, mentre gli investitori attendono la pubblicazione dei dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona e il panel che riunirà alcuni dei principali governatori delle banche centrali mondiali, tra cui il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,2% nelle prime contrattazioni, dopo aver raggiunto un nuovo massimo storico nella seduta precedente. Il DAX tedesco è salito dello 0,2%, mentre il CAC 40 francese ha perso lo 0,3% e il FTSE 100 di Londra è arretrato dello 0,2%. Anche l’IBEX 35 spagnolo e il FTSE MIB italiano hanno registrato un calo dello 0,3%.

    L’inflazione sarà determinante per le prospettive sui tassi

    L’attenzione dei mercati è rivolta ai dati preliminari sull’inflazione di giugno nell’Eurozona, con il consenso che prevede un rallentamento dell’inflazione annua dal 3,2% al 3,0%.

    Gli investitori cercheranno conferme di un raffreddamento delle pressioni sui prezzi dopo i recenti rialzi dei tassi decisi dalla Banca Centrale Europea per contrastare l’impennata dell’inflazione provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia in seguito al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Sebbene i prezzi del petrolio siano tornati vicino ai livelli precedenti al conflitto e il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si sia in gran parte normalizzato, il contesto geopolitico continua a influenzare il sentiment degli investitori.

    Secondo il Wall Street Journal, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe valutato la possibilità di riprendere operazioni militari su larga scala contro l’Iran prima di decidere di proseguire i negoziati diplomatici. Delegazioni dei due Paesi sono attese a Doha per colloqui mediati.

    Il Forum di Sintra sotto i riflettori

    L’attenzione degli investitori si sposterà poi sul Forum della BCE sulle banche centrali in programma a Sintra, in Portogallo, che riunirà alcuni dei più influenti responsabili della politica monetaria mondiale.

    L’evento segnerà la prima apparizione internazionale di Kevin Warsh da quando ha assunto la guida della Federal Reserve lo scorso maggio.

    I mercati cercano indicazioni sulla futura politica monetaria

    Gli operatori analizzeranno attentamente le dichiarazioni di Warsh per comprendere meglio l’orientamento della politica monetaria statunitense.

    Pur essendo stato scelto dal presidente Trump, che ha più volte chiesto una riduzione dei tassi d’interesse, Warsh ha recentemente sorpreso i mercati assumendo un tono decisamente più restrittivo e richiamando l’attenzione sul rischio di un’inflazione strutturalmente persistente.

    Gli investitori seguiranno inoltre gli interventi della presidente della BCE Christine Lagarde, del governatore della Bank of England Andrew Bailey e del governatore della Bank of Canada Tiff Macklem per individuare eventuali segnali sui tempi di un futuro allentamento della politica monetaria.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono leggermente in attesa dell’inflazione e dell’intervento di Lagarde

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono leggermente in attesa dell’inflazione e dell’intervento di Lagarde

    I mercati obbligazionari restano prudenti prima dei principali appuntamenti

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona hanno registrato un lieve rialzo mercoledì, mentre gli investitori hanno mantenuto un atteggiamento prudente in vista della pubblicazione dei dati preliminari sull’inflazione di giugno e dell’atteso intervento della presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, al Forum BCE di Sintra.

    Il rendimento del Bund tedesco decennale, riferimento per l’area euro, è salito al 2,9%, rispecchiando la fase di pausa osservata anche nei mercati obbligazionari globali. Anche i rendimenti dei titoli francesi, italiani e spagnoli sono rimasti all’interno di intervalli ristretti, con gli operatori riluttanti ad assumere nuove posizioni prima dei principali catalizzatori della giornata.

    L’inflazione sarà decisiva per le aspettative sulla BCE

    L’attenzione del mercato è rivolta ai dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona relativi a giugno, con gli economisti che prevedono un rallentamento dell’inflazione annua dal 3,2% al 3,0%.

    Un dato inferiore alle attese potrebbe sostenere il mercato obbligazionario, dopo il forte sell-off registrato nel trimestre precedente quando la BCE è stata costretta ad aumentare i tassi d’interesse per contrastare l’impennata dell’inflazione alimentata dall’energia.

    Sebbene i prezzi del petrolio siano tornati sui livelli precedenti al conflitto e il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si sia in gran parte normalizzato, le pressioni inflazionistiche di fondo continuano a rappresentare una preoccupazione per i responsabili della politica monetaria.

    I riflettori puntati sull’intervento di Christine Lagarde

    Gli investitori attendono ora l’intervento di Christine Lagarde al Forum BCE di Sintra per ottenere ulteriori indicazioni sulle prossime mosse della politica monetaria.

    Gli operatori analizzeranno attentamente le sue dichiarazioni alla ricerca di segnali su un possibile avvio di un ciclo di allentamento monetario oppure di indicazioni secondo cui i tassi restrittivi dovranno rimanere elevati più a lungo per mantenere sotto controllo le aspettative d’inflazione.

    Gli sviluppi globali restano un fattore chiave

    A contribuire alla prudenza dei mercati sarà anche il primo intervento internazionale del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.

    Dopo la sua recente svolta verso una posizione più restrittiva, gli investitori monitoreranno con attenzione eventuali indicazioni che possano influenzare i mercati obbligazionari globali, poiché una Fed più aggressiva tende spesso a spingere al rialzo anche i rendimenti europei.

    Sul fronte geopolitico, le notizie secondo cui il presidente statunitense Donald Trump avrebbe rinviato un’azione militare su larga scala contro l’Iran, privilegiando il proseguimento dei colloqui diplomatici a Doha, hanno limitato gli acquisti di beni rifugio, lasciando i rendimenti sostanzialmente stabili nella prima parte della seduta.

  • Piazza Affari apre in calo tra prese di profitto, banche deboli e crollo di Rai Way

    Piazza Affari apre in calo tra prese di profitto, banche deboli e crollo di Rai Way

    L’avvio di luglio è segnato dalle vendite dopo il recente rally

    Piazza Affari ha iniziato il mese di luglio in territorio negativo, con gli investitori intenti a prendere profitto dopo il forte rialzo registrato nelle ultime sedute.

    Il sentiment è rimasto prudente anche a causa dell’incertezza sui negoziati per allentare le tensioni in Medio Oriente. L’Iran ha infatti annunciato che non incontrerà gli alti funzionari statunitensi giunti nella regione dopo lo scoppio delle ostilità, alimentando i dubbi su un possibile accordo diplomatico.

    In questo contesto, il prezzo del petrolio è tornato leggermente a salire, con il Brent scambiato poco sopra i 73 dollari al barile.

    Intorno alle 9:50 il FTSE MIB cedeva lo 0,50%.

    Le banche guidano i ribassi

    Il comparto bancario è stato tra i peggiori del listino, con l’indice di settore in calo dell’1,1%.

    Tra i principali istituti, Unicredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) hanno perso circa l’1,1%. In controtendenza Banca IFIS (BIT:IF), che è salita del 2,3%, proseguendo il recupero iniziato dopo il forte ribasso seguito alla revisione al ribasso della guidance sull’utile netto 2026.

    Rai Way crolla dopo il mancato accordo con EI Towers

    Rai Way (BIT:RWAY) è stata tra i titoli peggiori della seduta, con un calo del 6,5% fino ai minimi da novembre 2023, dopo che i principali azionisti non hanno raggiunto un accordo con EI Towers sui termini della fusione entro la scadenza del 30 giugno.

    Equita ha sottolineato nel proprio report giornaliero che “la possibilità che le trattative proseguano al di fuori del MoU resta da verificare.”

    Il broker ha inoltre evidenziato che “la fusione con EI Towers e il pagamento di un dividendo straordinario, stimato in 1,30 euro per azione riservato ai soli azionisti Rai Way, restano i principali fattori di supporto per il titolo.”

    Leonardo e Diasorin in evidenza

    Leonardo (BIT:LDO) ha guadagnato il 2,4% dopo che Equita ha riferito di un incontro con il management in vista della pubblicazione dei risultati.

    Secondo il broker, sono emersi “commenti qualitativi positivi.” Equita ritiene inoltre che le stime per il 2026 “siano quantomeno confermate e non escludiamo un possibile incremento degli ordini, anche se riteniamo che ciò sia più probabile in occasione dei risultati del terzo trimestre, quando vi sarà maggiore visibilità sulla seconda metà dell’anno.”

    Anche Diasorin (BIT:DIA) ha registrato una buona performance, con un rialzo dell’1,6%.

    Industriali contrastati, IT Way in forte calo

    Tra i titoli industriali, Danieli (BIT:DAN) ha perso un ulteriore 1,2%, mentre Stellantis (BIT:STLAM) è salita dello 0,3% nel giorno della pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni di giugno.

    Fuori dal paniere principale, IT Way (BIT:ITW) ha ceduto il 5,4% dopo la diffusione dei risultati relativi al 2025.

  • Eni e Mercuria costituiscono una joint venture per rafforzare il trading globale di materie prime energetiche (ENI)

    Eni e Mercuria costituiscono una joint venture per rafforzare il trading globale di materie prime energetiche (ENI)

    La partnership dà vita a una piattaforma internazionale dedicata al trading

    Eni (BIT:ENI) e Mercuria hanno firmato un accordo per la costituzione di una joint venture dedicata alla gestione delle attività di trading delle materie prime energetiche sui mercati globali, secondo quanto comunicato in una nota congiunta.

    La nuova società sarà partecipata in parti uguali dai due gruppi e opererà in modo indipendente e deconsolidato attraverso una holding con hub di trading nei principali mercati internazionali.

    La joint venture opererà nei mercati di petrolio, gas, GNL e biocarburanti

    L’operazione mira a rafforzare la presenza globale di Eni e Mercuria nel settore dell’energy trading, facendo leva su una piattaforma specializzata nelle principali materie prime energetiche.

    Secondo il comunicato, la joint venture si occuperà della commercializzazione e del trading di petrolio, biocarburanti, gas naturale e gas naturale liquefatto (GNL), oltre alla gestione delle infrastrutture e dei diritti logistici collegati a queste attività.

  • Banca Generali punta a novembre per il nuovo piano industriale mentre il CEO resta focalizzato sulla crescita (BGN)

    Banca Generali punta a novembre per il nuovo piano industriale mentre il CEO resta focalizzato sulla crescita (BGN)

    Il nuovo piano si baserà su tre aree strategiche

    Banca Generali (BIT:BGN) prevede di presentare il nuovo piano industriale entro la fine di novembre. La strategia sarà incentrata su tre pilastri principali: piccole e medie imprese, sviluppo del segmento affluent e intelligenza artificiale.

    L’amministratore delegato Gian Maria Mossa ha illustrato la tempistica a margine della presentazione del progetto Pmi2Change.

    Il CEO minimizza le speculazioni e sottolinea la forza dei risultati

    Interpellato sull’offerta presentata da Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) per Banca MPS (BIT:BMPS), principale azionista di Generali, che a sua volta controlla poco più del 50% di Banca Generali, Mossa ha ribadito che la priorità del gruppo resta l’esecuzione del piano industriale.

    La banca è “tranquilla e concentrata sui numeri”, ha dichiarato.

    Mossa ha inoltre evidenziato il buon andamento commerciale della banca, affermando: “Abbiamo avuto maggio, che è stato il miglior mese di sempre per la banca, e giugno è andato straordinariamente bene. Da inizio anno abbiamo registrato tassi di crescita sorprendentemente elevati rispetto all’anno precedente.”

    Nessuna operazione in corso, ma apertura a opportunità mirate

    Parlando di possibili acquisizioni, Mossa ha spiegato che al momento non vi sono operazioni sul tavolo.

    Ha però precisato che la banca “è aperta alla possibilità di trovare competenze specifiche o linee di business mancanti”, lasciando intendere che il gruppo potrebbe valutare acquisizioni selettive per rafforzare le proprie attività.