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  • L’oro sale mentre il rally dei metalli preziosi si rafforza in vista dei dati chiave USA

    L’oro sale mentre il rally dei metalli preziosi si rafforza in vista dei dati chiave USA

    Il prezzo dell’oro è aumentato di quasi l’1% lunedì, proseguendo i rialzi della scorsa settimana dopo il balzo di circa il 4% registrato venerdì, mentre gli investitori si posizionano in attesa di una serie di dati economici statunitensi rinviati.

    Il metallo giallo ha scambiato in territorio positivo per tutta la seduta, consolidando una fase di forza che ha portato le quotazioni ai massimi di diverse settimane, in un contesto di persistente incertezza sui mercati finanziari.

    L’argento ha sovraperformato l’oro, salendo di quasi il 5% lunedì dopo l’impennata di circa il 10% nella seduta precedente, a conferma del rinnovato interesse degli investitori per i metalli preziosi.

    L’attenzione ora si sposta sui principali indicatori macroeconomici degli Stati Uniti attesi nei prossimi giorni, tra cui i dati su occupazione e inflazione rinviati, che potrebbero offrire nuovi indizi sull’orientamento futuro della politica monetaria della Federal Reserve.

    Il rally dei metalli preziosi riflette una rivalutazione delle prospettive di crescita economica e dell’evoluzione dei tassi di interesse, con le prossime pubblicazioni macro destinate a influenzare il sentiment e le decisioni di trading nel breve termine.

  • Wall Street verso una possibile volatilità con l’avvicinarsi dei dati macro chiave: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso una possibile volatilità con l’avvicinarsi dei dati macro chiave: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un avvio di seduta sostanzialmente piatto lunedì, segnalando che i mercati potrebbero faticare a trovare una direzione chiara dopo il forte rimbalzo registrato a fine della scorsa settimana.

    Gli investitori sembrano prendersi una pausa per valutare la recente volatilità, che ha visto un brusco calo guidato dal settore tecnologico a metà settimana, seguito da una decisa ripresa venerdì. In assenza di dati macroeconomici di rilievo all’inizio della settimana, alcuni operatori potrebbero restare cauti in vista di una serie di pubblicazioni importanti nei prossimi giorni.

    L’attenzione sarà probabilmente rivolta al rapporto mensile sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro, un indicatore molto seguito e rinviato la scorsa settimana a causa del breve shutdown del governo federale. Le attese indicano una crescita di circa 70.000 posti di lavoro a gennaio, rispetto ai 50.000 di dicembre, con il tasso di disoccupazione visto stabile al 4,4%.

    Sotto i riflettori anche i dati su vendite al dettaglio e inflazione dei prezzi al consumo, che potrebbero influenzare le aspettative sull’evoluzione dei tassi di interesse.

    Dopo una serie di sedute negative, venerdì le azioni hanno messo a segno un forte recupero. Tutti e tre i principali indici hanno registrato rialzi significativi, con il Dow Jones Industrial Average che ha chiuso sopra quota 50.000 per la prima volta.

    Gli indici hanno toccato nuovi massimi intraday nella parte finale della seduta, per poi ridurre parte dei guadagni in chiusura. Il Dow è salito di 1.206,95 punti (+2,5%) a 50.115,67, il Nasdaq ha guadagnato 490,63 punti (+2,2%) a 23.031,21 e l’S&P 500 è avanzato di 133,90 punti (+2,0%) a 6.932,30.

    Su base settimanale, il Dow ha segnato un progresso del 2,5%, mentre l’S&P 500 ha ceduto lo 0,1% e il Nasdaq è sceso dell’1,8%.

    Il rimbalzo è stato in gran parte attribuito a operazioni di acquisto su debolezza, con alcuni investitori tornati sul mercato dopo il recente calo. I titoli tecnologici avevano guidato la fase ribassista, spingendo il Nasdaq al livello di chiusura più basso degli ultimi due mesi, mentre l’S&P 500 aveva toccato il minimo intraday di oltre un mese nelle prime ore di giovedì.

    Il sentiment è stato sostenuto anche dai dati dell’Università del Michigan, che hanno mostrato un inatteso miglioramento della fiducia dei consumatori statunitensi a febbraio. L’indice di fiducia è salito a 57,3 da 56,4 di gennaio, contro attese di un calo a 55,5, raggiungendo il livello più alto da agosto 2025.

    Il miglioramento è stato trainato in particolare dai consumatori con una maggiore esposizione ai mercati azionari.

    Il recupero dei mercati è avvenuto nonostante il forte calo di Amazon. Le azioni di Amazon (NASDAQ:AMZN) hanno perso il 5,6% dopo risultati del quarto trimestre leggermente inferiori alle attese e una previsione di spesa in conto capitale per il 2026 superiore alle stime.

    In altri settori, i titoli delle compagnie aeree hanno registrato forti rialzi, con l’indice NYSE Arca Airline in crescita del 7,1% ai massimi da oltre tre anni. Anche i titoli dell’hardware informatico e dei semiconduttori sono rimbalzati con decisione, spingendo l’indice NYSE Arca Computer Hardware e il Philadelphia Semiconductor Index rispettivamente del 6,8% e del 5,7%.

    L’aumento del prezzo dell’oro ha inoltre sostenuto i titoli legati ai metalli preziosi, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in rialzo del 5,5%. Bene anche networking, finanziari e servizi petroliferi, contribuendo a un clima generalmente positivo per la maggior parte dei settori.

  • Le borse europee avanzano con il calo delle tensioni sul tech e il supporto dell’M&A: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee avanzano con il calo delle tensioni sul tech e il supporto dell’M&A: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato per lo più rialzi lunedì, con le preoccupazioni legate al settore tecnologico in attenuazione e una serie di notizie su fusioni e acquisizioni che ha sostenuto il sentiment degli investitori.

    Il calendario macroeconomico è stato relativamente leggero, anche se l’ultimo rapporto KPMG/REC sul mercato del lavoro ha mostrato un ulteriore calo delle assunzioni permanenti nel Regno Unito a gennaio, in un contesto di domanda debole e timori delle imprese sui costi. Tuttavia, il ritmo della flessione si è ridotto al livello più contenuto degli ultimi 18 mesi.

    A metà mattinata, il FTSE 100 di Londra segnava un calo dello 0,2%, mentre il CAC 40 di Parigi saliva dello 0,1% e il DAX di Francoforte guadagnava lo 0,5%.

    Il settore bancario italiano ha fornito un contributo significativo, con UniCredit (BIT:UCG) in forte rialzo dopo aver riportato un utile netto record di 10,6 miliardi di euro nel 2025.

    Nel comparto tecnologico, STMicroelectronics (BIT:STMMI) è balzata dopo l’annuncio dell’ampliamento della collaborazione strategica con Amazon Web Services.

    Le operazioni di M&A hanno inoltre spinto altri titoli. Le azioni di InPost (EU:INPST) sono salite con forza dopo l’accordo per l’acquisizione del gruppo polacco dei locker per pacchi da parte di un consorzio guidato da Advent insieme a FedEx, a 15,60 euro per azione.

    Nel settore sanitario, Novo Nordisk (NYSE:NVO) ha registrato un balzo dopo che la società statunitense di telemedicina Hims & Hers ha annunciato il ritiro dal mercato della propria pillola dimagrante “copycat”.

    Non tutti i titoli hanno però beneficiato del clima positivo: NatWest (LSE:NWG) è scesa dopo che la banca britannica ha annunciato l’acquisizione del wealth manager Evelyn Partners, sostenuto da fondi di private equity.

  • Eni e CDP Venture Capital investono oltre 500.000 euro in EXE Engineering

    Eni e CDP Venture Capital investono oltre 500.000 euro in EXE Engineering

    Il gruppo energetico italiano Eni (BIT:ENI) e CDP Venture Capital hanno investito congiuntamente oltre 500.000 euro nella startup EXE Engineering, secondo quanto comunicato in una nota diffusa lunedì.

    Le nuove risorse finanziarie serviranno ad accelerare la roadmap di sviluppo di EXE Engineering e a sostenere l’espansione dei suoi progetti in nuovi contesti operativi.

    La startup prevede di utilizzare il capitale per rafforzare il proprio percorso di crescita ed esplorare ulteriori opportunità di business in diversi settori.

    Il supporto di Eni, una delle principali aziende energetiche italiane, e di CDP Venture Capital rappresenta un importante riconoscimento del valore della tecnologia e del modello di business di EXE Engineering.

    I dettagli finanziari dell’operazione, inclusa la struttura dell’investimento e la quota di partecipazione acquisita dai due investitori, non sono stati resi noti.

  • Brembo e JAC Group siglano una partnership strategica per promuovere l’innovazione automobilistica

    Brembo e JAC Group siglano una partnership strategica per promuovere l’innovazione automobilistica

    Lo specialista italiano dei sistemi frenanti Brembo (BIT:BRE) e il costruttore automobilistico cinese JAC Group hanno firmato il 5 febbraio un accordo di partnership strategica volto a rafforzare la loro collaborazione di lungo periodo e ad accelerare l’innovazione.

    L’alleanza si concentrerà sullo sviluppo congiunto di piattaforme veicolari di nuova generazione, con un’attenzione particolare al mercato automobilistico cinese, uno dei più grandi e in più rapida crescita a livello globale.

    In base all’accordo, le due società collaboreranno allo sviluppo di tecnologie di frenata avanzate pensate per rispondere alle esigenze in evoluzione dei consumatori cinesi e dei costruttori locali, unendo il know-how tecnico di Brembo alla conoscenza del mercato di JAC Group.

    La collaborazione si estenderà anche allo sviluppo di soluzioni software, a conferma della crescente importanza dell’integrazione digitale nei sistemi frenanti, in un contesto in cui i veicoli diventano sempre più connessi e autonomi.

    Brembo, riconosciuta a livello globale per i suoi sistemi frenanti ad alte prestazioni, continua ad ampliare la propria presenza in Asia, mentre JAC Group prosegue nella ricerca di partnership tecnologiche per rafforzare l’innovazione e la competitività della propria gamma di veicoli.

  • Il petrolio scende di oltre l’1% mentre la diplomazia USA-Iran attenua i timori sull’offerta

    Il petrolio scende di oltre l’1% mentre la diplomazia USA-Iran attenua i timori sull’offerta

    I prezzi del petrolio sono scesi nettamente lunedì, con un calo superiore all’1%, mentre si sono ridotte le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta in Medio Oriente dopo la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran.

    I futures sul Brent hanno perso 84 centesimi, pari all’1,2%, a 67,21 dollari al barile alle 07:47 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense è sceso di 82 centesimi, o dell’1,3%, a 62,73 dollari.

    “Con nuovi colloqui all’orizzonte, il timore immediato di interruzioni dell’offerta in Medio Oriente si è notevolmente attenuato”, ha dichiarato Tony Sycamore, market analyst di IG.

    Washington e Teheran hanno confermato l’intenzione di proseguire i negoziati indiretti dopo quelli che entrambe le parti hanno definito colloqui costruttivi tenutisi venerdì in Oman. La notizia ha contribuito ad allentare i timori che un fallimento delle trattative potesse avvicinare la regione a un conflitto aperto, soprattutto alla luce del recente rafforzamento della presenza militare statunitense nell’area.

    Circa un quinto del consumo mondiale di petrolio transita attraverso lo Stretto di Hormuz, tra Oman e Iran, rendendo la regione cruciale per l’equilibrio dei mercati energetici globali.

    Sia il Brent sia il WTI hanno chiuso la scorsa settimana con ribassi superiori al 2%, segnando il primo calo settimanale in sette settimane, grazie a segnali di distensione geopolitica.

    Rimangono tuttavia rischi latenti. Il ministro degli Esteri iraniano ha avvertito che l’Iran colpirebbe basi statunitensi in Medio Oriente in caso di attacco, sottolineando la fragilità dell’attuale equilibrio.

    “La volatilità resta elevata mentre persiste una retorica contrastante. Qualsiasi notizia negativa potrebbe riaccendere rapidamente i premi per il rischio sui prezzi del petrolio questa settimana”, ha affermato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

    Gli investitori seguono inoltre gli sforzi occidentali per limitare le entrate petrolifere della Russia, che contribuiscono a finanziare la guerra in Ucraina. Venerdì la Commissione europea ha proposto un ampio divieto sui servizi che supportano le esportazioni marittime di greggio russo.

    Nel frattempo, i raffinatori indiani — un tempo i maggiori acquirenti di greggio russo via mare — stanno evitando i carichi con consegna ad aprile e potrebbero restare alla finestra più a lungo, secondo fonti del settore. Questa scelta potrebbe anche favorire la conclusione di un accordo commerciale tra Nuova Delhi e Washington.

    “I mercati petroliferi resteranno sensibili all’ampiezza di questa svolta lontano dal greggio russo, alla durata della riduzione degli acquisti indiani oltre aprile e alla rapidità con cui potranno essere attivati flussi alternativi”, ha aggiunto Sachdeva.

  • Bitcoin sopra i 70.000 dollari mentre il sentiment di rischio si stabilizza dopo una settimana volatile

    Bitcoin sopra i 70.000 dollari mentre il sentiment di rischio si stabilizza dopo una settimana volatile

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) si è mantenuto sopra quota 70.000 dollari lunedì, consolidando i guadagni dopo il forte rimbalzo di fine settimana dai livelli vicini a 60.000 dollari. Il movimento arriva mentre gli investitori rivalutano l’esposizione al rischio dopo le pesanti liquidazioni e spostano l’attenzione sui principali dati macroeconomici statunitensi attesi nei prossimi giorni.

    La principale criptovaluta mondiale scambiava in rialzo di circa l’1,5% a 70.402,5 dollari alle 01:25 ET (06:25 GMT), allontanandosi ulteriormente dal minimo di circa 60.187 dollari, un livello che rappresentava un minimo di circa 16 mesi toccato all’inizio della scorsa settimana.

    Venerdì Bitcoin ha riconquistato la soglia dei 70.000 dollari, mettendo a segno un balzo superiore al 12% in una sola seduta. Il rimbalzo è coinciso con i rialzi dei titoli tecnologici e dei metalli preziosi, sostenendo più in generale gli asset rischiosi. Anche gli acquisti su debolezza e una maggiore stabilità dei mercati globali hanno contribuito al recupero.

    Il forte calo registrato a inizio settimana si inseriva in un più ampio clima “risk-off”. La vendita sui titoli tecnologici statunitensi — in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale — insieme alle liquidazioni forzate sui mercati dei futures crypto ha accentuato la pressione al ribasso. A ciò si sono aggiunti deflussi prolungati dagli ETF spot su Bitcoin e una riduzione delle posizioni a leva, aumentando la volatilità.

    Le elezioni in Giappone migliorano il sentiment

    Il clima di mercato ha ricevuto ulteriore sostegno dopo la netta vittoria elettorale del primo ministro giapponese Sanae Takaichi, che rafforza il suo mandato a favore di stimoli fiscali e tagli alle tasse. L’esito del voto ha spinto al rialzo le borse regionali ed è stato associato a un rinnovato appetito per il rischio su alcuni asset globali.

    Sebbene lo yen si fosse inizialmente indebolito in vista del voto, la successiva stabilizzazione della valuta insieme ai rialzi azionari ha contribuito a rafforzare il sentiment complessivo.

    Ora l’attenzione si concentra su una serie di dati chiave dagli Stati Uniti attesi nel corso della settimana, tra cui i dati sull’occupazione rinviati a mercoledì e il rapporto sull’inflazione CPI di venerdì. Queste pubblicazioni potrebbero influenzare le aspettative sulla politica della Federal Reserve, con i mercati che iniziano a scontare possibili tagli dei tassi nella seconda parte del 2026 se l’inflazione rallentasse e il mercato del lavoro mostrasse segnali di indebolimento.

    Altcoin per lo più stabili

    Le principali criptovalute alternative si sono mosse in un range ristretto lunedì, dopo il recente rimbalzo.

    Ethereum è rimasto invariato a 2.076,41 dollari, mentre XRP è salito dell’1,1% a 1,43 dollari. Solana ha registrato un lieve calo, mentre Cardano e Polygon hanno trattato sostanzialmente piatte. Tra i meme token, Dogecoin ha perso circa il 2%.

  • Borse europee in rialzo a inizio settimana ricca di trimestrali, UniCredit sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo a inizio settimana ricca di trimestrali, UniCredit sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno aperto la settimana in moderato rialzo lunedì, dando il via a un periodo intenso caratterizzato da nuove trimestrali e da una serie di dati macroeconomici di rilievo.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco avanzava dello 0,5%, il CAC 40 francese dello 0,1% e il FTSE 100 britannico dello 0,2%.

    UniCredit detta il tono tra le banche

    La stagione delle trimestrali europee entra nel vivo, con diversi gruppi di primo piano e grandi banche pronti a pubblicare i risultati nei prossimi giorni. L’indice paneuropeo Stoxx 600 si muove vicino ai massimi storici, dopo aver registrato sette settimane positive sulle ultime otto, grazie a una stagione degli utili finora accolta favorevolmente dal mercato.

    UniCredit (BIT:UCG) si è messa in evidenza dopo aver annunciato un utile netto record di 10,6 miliardi di euro per il 2025, in crescita del 14% su base annua. La seconda banca italiana ha inoltre fissato obiettivi ambiziosi, puntando a 13 miliardi di euro di utile netto entro il 2028 e impegnandosi a distribuire 30 miliardi di euro agli azionisti nei prossimi tre anni.

    UniCredit ha utilizzato parte dell’elevata liquidità in eccesso per acquisire partecipazioni rilevanti in Commerzbank in Germania e Alpha Bank in Grecia, senza arrivare a lanciare offerte di acquisizione complete.

    Nel corso della settimana sono attesi anche i risultati di Commerzbank (TG:CBK), oltre a quelli dei concorrenti britannici Barclays (LSE:BARC) e NatWest Group (LSE:NWG).

    Al di fuori del settore bancario, sono previste trimestrali di numerosi gruppi blue chip, tra cui Koninklijke Philips (EU:PHIA), AstraZeneca (LSE:AZN), TotalEnergies (EU:TTE), Heineken (EU:HEIA), Mercedes-Benz Group (TG:MBG), Siemens (TG:SIE) e L’Oreal (EU:OR).

    Dati USA sotto osservazione

    Oltre alle trimestrali, gli investitori valuteranno anche i nuovi dati sulla crescita di eurozona e Regno Unito. L’attenzione principale resta però rivolta agli Stati Uniti, dove sono attesi importanti indicatori economici rinviati a causa di un breve shutdown governativo.

    Nel corso della settimana saranno pubblicati i dati di gennaio su occupazione (nonfarm payrolls) e inflazione (CPI), osservati da vicino per valutare la solidità dell’economia statunitense. Le letture arrivano dopo la nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, aumentando la rilevanza dei numeri.

    Petrolio in calo su segnali diplomatici

    I prezzi del petrolio sono scesi lunedì dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato di proseguire i negoziati sul programma nucleare di Teheran, attenuando i timori di possibili interruzioni dell’offerta in Medio Oriente.

    I futures sul Brent hanno ceduto lo 0,9% a 67,46 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è sceso dello 0,9% a 62,98 dollari al barile. Entrambi i benchmark hanno perso oltre il 2% la scorsa settimana, segnando il primo calo settimanale dopo sette settimane consecutive di rialzi, in un contesto di riduzione delle tensioni geopolitiche.

  • Mercati in attesa di utili e dati chiave; la scommessa elettorale della premier giapponese dà i suoi frutti: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Mercati in attesa di utili e dati chiave; la scommessa elettorale della premier giapponese dà i suoi frutti: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future azionari statunitensi hanno aperto la settimana in lieve rialzo, mentre gli investitori si preparano a una fitta serie di trimestrali e alla pubblicazione di importanti dati macroeconomici rinviati. Il produttore di semiconduttori Onsemi è tra i primi grandi nomi attesi lunedì, mentre le Borse giapponesi hanno guadagnato terreno dopo la netta vittoria elettorale del primo ministro Sanae Takaichi.

    Future in leggero rialzo

    I future di Wall Street si sono mossi moderatamente al rialzo nelle prime ore di lunedì. Alle 03:43 ET, i future sul Dow segnavano +87 punti (+0,2%), quelli sull’S&P 500 +6 punti (+0,1%) e i future sul Nasdaq 100 +13 punti (+0,1%).

    Il movimento segue la forte chiusura di venerdì, quando i mercati USA hanno recuperato parte delle perdite accumulate in precedenza a causa dei timori sull’impatto dell’intelligenza artificiale su alcuni segmenti del software. Il Dow Jones Industrial Average ha superato per la prima volta la soglia dei 50.000 punti, mentre l’S&P 500 è salito di quasi il 2% e il Nasdaq Composite di circa il 2,2%.

    Non tutti i big tecnologici hanno partecipato al rally. Amazon (NASDAQ:AMZN) ha perso il 5,6% dopo che il mercato ha reagito con cautela ai segnali di un forte aumento degli investimenti in AI. Anche Alphabet (NASDAQ:GOOG) e altri colossi hanno annunciato piani di spesa aggressivi, ma restano dubbi sui tempi di ritorni sostenibili.

    ON Semi attesa ai risultati

    ON Semiconductor (NASDAQ:ON) pubblicherà i conti dopo la chiusura di lunedì. In precedenza la società aveva fornito una guidance per il quarto trimestre sostanzialmente in linea con le attese.

    La domanda per le soluzioni di gestione dell’energia nei data center AI ha compensato in parte la debolezza del settore auto, penalizzato dal rallentamento delle vendite di veicoli elettrici in Nord America ed Europa. Il consenso Bloomberg prevede un EPS adjusted di 0,63 dollari su ricavi pari a 1,53 miliardi.

    Nel resto della settimana sono attesi anche i conti di Datadog (NASDAQ:DDOG), Spotify (NYSE:SPOT), Cisco (NASDAQ:CSCO) e Applied Materials (NASDAQ:AMAT).

    Ampia vittoria per la premier giapponese

    I mercati asiatici hanno beneficiato della vittoria elettorale di Sanae Takaichi, arrivata appena 110 giorni dopo il suo insediamento come prima donna premier del Giappone. Secondo le ricostruzioni, il Partito Liberal Democratico ha ottenuto una rara supermaggioranza alla Camera bassa, aprendo la strada a maggiori spese pubbliche e tagli fiscali.

    “La calma potrebbe tornare sui mercati giapponesi ora che le elezioni sono alle spalle”, ha detto Thomas Mathews, responsabile dei mercati Asia-Pacifico di Capital Economics, aggiungendo che il recente sell-off sui titoli di Stato giapponesi difficilmente proseguirà e che lo yen potrebbe rafforzarsi.

    Oro in rialzo

    L’oro è salito nelle contrattazioni europee, con progressi anche per l’argento, dopo una settimana di forti oscillazioni. L’attenzione è ora sui dati USA, in particolare payrolls e inflazione CPI, cruciali per le decisioni della Federal Reserve.

    Petrolio in calo

    I prezzi del greggio sono scesi dopo segnali di distensione tra Stati Uniti e Iran sui colloqui nucleari. Un dollaro forte e l’attesa di dati macro da USA e Cina hanno aggiunto pressione. Il Brent è sceso dell’1,1% a 67,32 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l’1,0% a 62,92 dollari.

  • UniCredit balza del 4%: gli obiettivi di utile di lungo periodo superano le attese del mercato

    UniCredit balza del 4%: gli obiettivi di utile di lungo periodo superano le attese del mercato

    UniCredit SpA (BIT:UCG) ha guadagnato oltre il 4% lunedì dopo che la seconda banca italiana ha presentato obiettivi di profitto di lungo periodo superiori alle previsioni degli analisti. Il nuovo outlook ha spinto Goldman Sachs a osservare che la guidance implica revisioni al rialzo degli utili stimate tra la fascia media e alta delle singole cifre per il periodo 2028–2030.

    Nel quadro del nuovo piano strategico “UniCredit Unlimited”, l’istituto con sede a Milano punta a generare un utile netto di 13 miliardi di euro entro il 2028 e superiore a 15 miliardi di euro entro il 2030. A titolo di confronto, il consenso degli analisti si attesta rispettivamente a 11,9 miliardi e 13,2 miliardi di euro.

    Secondo Goldman Sachs, i nuovi target rappresentano un significativo superamento delle attese, con l’obiettivo di profitto per il 2030 superiore al consenso di oltre il 13%. La banca d’affari ha confermato la raccomandazione “buy” sul titolo.

    UniCredit ha inoltre comunicato risultati record per il 2025, con un utile netto pari a 10,6 miliardi di euro, in crescita del 14% su base annua e al ventesimo trimestre consecutivo in utile. Il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) è salito al 19,2% sull’intero esercizio, rispetto al 17,7% del 2024.

    “UniCredit ha conseguito una crescita e una redditività record nel 2025”, ha dichiarato l’amministratore delegato Andrea Orcel. “Siamo fiduciosi di poter sostenere questa traiettoria nei prossimi cinque anni”.

    Nel quarto trimestre l’utile netto si è attestato a 1,83 miliardi di euro, in calo del 30% rispetto al trimestre precedente ma in aumento del 17% su base annua. Il confronto trimestrale è stato influenzato da componenti straordinarie, inclusi costi legati alla gestione del portafoglio strategico e alle attività di integrazione.

    Nel corso dell’intero esercizio, la banca ha assorbito oneri straordinari per 1,4 miliardi di euro, di cui circa 240 milioni relativi alla copertura del portafoglio strategico e 1,18 miliardi di costi di integrazione finalizzati alla riduzione della base costi futura.

    L’utile netto contabile per il 2025 ha raggiunto 10,92 miliardi di euro, in crescita del 12%. L’utile per azione è aumentato del 20% a 6,89 euro, mentre il valore contabile tangibile per azione è salito del 19% a 39,54 euro.

    I ricavi totali sono diminuiti dell’1,3% a 24,54 miliardi di euro, risentendo del contesto di tassi di interesse più bassi. Il margine di interesse è sceso del 4,3% a 13,73 miliardi di euro, ma si è attestato leggermente sopra le attese grazie a una gestione disciplinata della raccolta.

    In controtendenza, le commissioni e i proventi assicurativi netti sono cresciuti del 5,6% a 8,69 miliardi di euro, rappresentando circa il 35% dei ricavi complessivi. I ricavi da trading sono invece diminuiti del 32,6% a 1,13 miliardi di euro, mentre i dividendi incassati sono più che raddoppiati a 980 milioni di euro dopo il consolidamento delle partecipazioni in Commerzbank e Alpha Bank.

    I costi operativi sono rimasti sostanzialmente stabili a 9,44 miliardi di euro, nonostante l’espansione delle attività, portando il cost-income ratio al 38,5%. Gli accantonamenti su crediti si sono attestati a 662 milioni di euro, mantenendo il costo del rischio a un contenuto 15 punti base.

    La qualità dell’attivo si è confermata solida, con esposizioni deteriorate lorde pari a 12,08 miliardi di euro, equivalenti al 2,7% dei crediti totali e coperte al 44% da accantonamenti. La banca ha inoltre mantenuto overlay su crediti in bonis per 1,7 miliardi di euro, con un tasso di default dell’1,3%.

    A fine dicembre, il coefficiente CET1 di UniCredit si attestava al 14,7%, ben al di sopra del range obiettivo del 12,5%–13%, nonostante l’assorbimento di 9,5 miliardi di euro tra distribuzioni maturate e impatti regolamentari. Le attività ponderate per il rischio sono aumentate del 6,9% a 296,3 miliardi di euro, mentre la generazione organica di capitale ha raggiunto 382 punti base.

    Guardando avanti, il nuovo piano prevede un utile netto di circa 11 miliardi di euro nel 2026 e di 13 miliardi di euro entro il 2028, implicando un tasso di crescita annuo composto di circa il 7%. Il ritorno sul capitale tangibile è atteso superare il 23% entro il 2028, insieme a una crescita a doppia cifra dell’utile per azione e dei dividendi.

    La banca ha confermato un payout ordinario dell’80%, suddiviso equamente tra dividendi in contanti e riacquisti di azioni proprie. Le distribuzioni complessive per il 2025, soggette alle approvazioni regolamentari e assembleari, sono stimate in 9,5 miliardi di euro, di cui 4,75 miliardi sotto forma di dividendi cash.