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  • Futures USA in rialzo mentre il forte calo del petrolio sostiene il sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in rialzo mentre il forte calo del petrolio sostiene il sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura moderatamente positiva giovedì, sostenuti da un forte calo dei prezzi del petrolio dopo una seduta contrastata a Wall Street. La discesa dell’energia ha contribuito ad attenuare alcuni dei recenti timori sull’inflazione, anche se la debolezza di Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) dopo la pubblicazione dei risultati potrebbe limitare i guadagni del settore tecnologico.

    Il calo del petrolio sostiene i futures statunitensi

    L’interesse degli acquirenti è stato favorito da una marcata flessione del greggio, con i futures sul petrolio statunitense in calo di circa il 2,3%.

    I timori per un indebolimento della domanda sono tornati al centro dell’attenzione sul mercato energetico, superando le preoccupazioni per l’offerta legate al conflitto ancora in corso in Medio Oriente.

    Il ribasso offre un certo sollievo agli investitori azionari dopo che il recente rally del petrolio aveva alimentato i timori che l’aumento dei costi energetici potesse riaccendere l’inflazione e complicare le prospettive per i tassi di interesse statunitensi.

    Cisco scende nonostante risultati superiori alle attese

    Una reazione negativa ad alcuni risultati societari potrebbe tuttavia limitare il potenziale rialzo del mercato più ampio.

    Le azioni Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) hanno perso oltre il 7% nelle contrattazioni pre-market nonostante il gruppo delle reti abbia pubblicato risultati trimestrali superiori alle aspettative e fornito prospettive positive.

    Il calo evidenzia le elevate aspettative che circondano le società tecnologiche e legate all’intelligenza artificiale dopo i forti guadagni registrati da diverse aziende del settore.

    Nasdaq e S&P 500 hanno chiuso in rialzo mercoledì

    Wall Street ha registrato una performance contrastata nella seduta precedente, dopo che i mercati avevano inizialmente guadagnato terreno e si erano mantenuti prevalentemente positivi per gran parte di mercoledì.

    Il Nasdaq, fortemente orientato alla tecnologia, è salito di 143,04 punti, pari allo 0,5%, chiudendo a 26.588,49. L’S&P 500 ha guadagnato 20,30 punti, pari allo 0,3%, terminando a 7.748,50.

    Il Dow Jones Industrial Average ha invece faticato a trovare una direzione per gran parte della seduta, chiudendo in calo di 21,58 punti, meno dello 0,1%, a 53.770,27.

    I progressi del Nasdaq e dell’S&P 500 hanno consentito di recuperare parte della debolezza registrata all’inizio della settimana.

    L’inflazione USA più moderata riduce i timori sui tassi

    Le azioni avevano inizialmente beneficiato di dati relativamente contenuti sull’inflazione al consumo statunitense, che hanno attenuato le preoccupazioni per un possibile irrigidimento della politica monetaria.

    Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,1% a luglio dopo essere diminuiti dello 0,4% a giugno, in linea con le aspettative degli economisti.

    I prezzi core, che escludono alimentari ed energia, sono aumentati dello 0,2% dopo essere rimasti invariati a giugno, anche in questo caso rispettando le previsioni.

    Su base annua, l’inflazione complessiva è rallentata al 3,4% dal 3,5%, mentre quella core è scesa al 2,5% dal 2,6%. Entrambi i rallentamenti sono risultati in linea con le aspettative del mercato.

    I dati hanno fornito una certa rassicurazione sul fatto che le pressioni inflazionistiche sottostanti non stiano accelerando nonostante la recente volatilità dei mercati energetici.

    I titoli AI sostengono il settore tecnologico

    La forza delle società legate all’intelligenza artificiale ha contribuito ai guadagni di mercoledì.

    Le reazioni positive ai risultati trimestrali e alle prospettive di CoreWeave (NASDAQ:CRWV) e Super Micro Computer (NASDAQ:SMCI) hanno sostenuto i titoli tecnologici.

    Le società di hardware informatico hanno registrato una performance particolarmente forte, estendendo il recente rally con Super Micro Computer alla guida del settore.

    Il NYSE Arca Computer Hardware Index è balzato del 5,5%, raggiungendo un nuovo massimo storico in chiusura.

    Anche i titoli delle reti e dei semiconduttori hanno registrato forti rialzi, contribuendo alla sovraperformance del Nasdaq.

    Le tensioni in Medio Oriente restano un rischio per i mercati

    L’interesse degli acquirenti si è indebolito con il progredire della seduta di mercoledì, mentre gli investitori sono rimasti cauti riguardo al conflitto in Medio Oriente.

    I recenti aumenti dei prezzi del greggio hanno alimentato il timore che un’interruzione prolungata delle forniture energetiche possa generare nuove pressioni inflazionistiche.

    Sebbene i futures sul greggio statunitense siano rimasti pressoché invariati durante la seduta di mercoledì, i prezzi sono rimasti elevati dopo i forti rialzi dei giorni precedenti.

    I mediatori internazionali continuano a cercare di riportare Stati Uniti e Iran al tavolo dei negoziati, ma le dichiarazioni delle due parti hanno fornito pochi segnali di una rapida conclusione del conflitto.

    Il successivo calo del 2,3% del greggio giovedì ha offerto un certo sollievo, anche se i rischi geopolitici continuano a rappresentare una fonte importante di incertezza.

    Gli investitori bilanciano il calo del petrolio con le reazioni agli utili

    Oltre alla tecnologia, i titoli dei trasporti, dell’oro e dell’intermediazione finanziaria hanno guadagnato terreno mercoledì, mentre le società immobiliari residenziali e software hanno registrato cali significativi.

    Il tono iniziale del mercato giovedì dipenderà probabilmente dalla capacità del forte calo del petrolio di sostenere una maggiore propensione al rischio e compensare le reazioni negative a singoli risultati societari come quelli di Cisco.

    Con inflazione, aspettative sui tassi di interesse e sviluppi in Medio Oriente ancora al centro dell’attenzione, gli investitori rimarranno probabilmente sensibili sia ai dati economici sia ai movimenti dei mercati energetici.

  • Borse europee perlopiù in rialzo grazie al calo del petrolio e all’inflazione USA più debole: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee perlopiù in rialzo grazie al calo del petrolio e all’inflazione USA più debole: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si sono mosse prevalentemente al rialzo giovedì, sostenute dal calo dei prezzi del petrolio e da dati sull’inflazione statunitense più moderati. Le aspettative di un indebolimento della domanda globale di energia hanno spinto il greggio al ribasso, mentre gli ultimi dati sull’inflazione USA hanno ridotto i timori che la Federal Reserve possa aumentare i tassi di interesse nel breve termine. Il mercato britannico ha tuttavia sottoperformato rispetto alle principali piazze continentali, penalizzato dal calo dei titoli energetici e dal rallentamento della crescita economica del Regno Unito.

    L’economia britannica rallenta nel secondo trimestre

    La sterlina è finita sotto pressione dopo la pubblicazione dei dati ufficiali che hanno mostrato una moderazione della crescita economica britannica nel secondo trimestre.

    Secondo l’Office for National Statistics, il prodotto interno lordo reale è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, rallentando rispetto all’espansione dello 0,6% registrata nei primi tre mesi dell’anno. Il dato trimestrale è risultato in linea con le aspettative degli economisti.

    Su base annua, l’economia è cresciuta dell’1,2%, leggermente meglio dell’espansione dell’1,1% prevista dagli economisti.

    Il rallentamento ha comunque pesato sulla sterlina, mentre gli investitori valutavano le implicazioni per le prospettive dell’economia britannica.

    STOXX 600 in rialzo mentre il FTSE 100 arretra

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito di circa lo 0,2%, recuperando dopo il calo dello 0,2% registrato mercoledì.

    Il DAX tedesco ha guadagnato circa lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese è avanzato dello 0,1%.

    Il FTSE 100 britannico si è invece mosso nella direzione opposta, perdendo circa lo 0,3% a causa della debolezza delle principali compagnie energetiche.

    Il calo dei prezzi del petrolio ha rappresentato un freno particolare per il settore energetico londinese, caratterizzato da titoli di grande peso nell’indice, compensando i rialzi registrati in altre aree del mercato.

    Costain e Rank Group salgono dopo i risultati

    Le azioni Costain Group (LSE:COST) hanno registrato un forte rialzo dopo che il gruppo britannico delle infrastrutture ha pubblicato solidi risultati per il primo semestre e confermato le previsioni per l’intero esercizio.

    Anche Rank Group (LSE:RNK), proprietaria dei marchi Grosvenor Casinos e Mecca Bingo, ha messo a segno un notevole progresso dopo aver comunicato un aumento del 21% dell’utile sottostante per l’esercizio conclusosi il 30 giugno 2026.

    I risultati hanno fornito ulteriore sostegno a specifici titoli del mercato britannico nonostante il calo più ampio del FTSE 100.

    Sixt, Thyssenkrupp e Maersk avanzano

    Nell’Europa continentale, le azioni Sixt (TG:A46Z70) sono salite dopo che la società tedesca di autonoleggio ha registrato ricavi record nel primo semestre.

    Thyssenkrupp (TG:TKA) ha guadagnato terreno dopo che il gruppo siderurgico e di tecnologia industriale ha aumentato il limite inferiore delle proprie previsioni di utile per il 2026.

    Anche Maersk (TG:DP4A) ha registrato un forte rialzo dopo che il gruppo danese di trasporto marittimo ha migliorato le previsioni per l’intero esercizio in seguito a un netto aumento dell’utile del secondo trimestre.

    Le azioni Pandora (LSE:0FND) sono inoltre avanzate dopo che il gruppo della gioielleria ha alzato le proprie previsioni per la crescita organica e il margine di profitto nel 2026.

    BP e Shell arretrano con il calo del petrolio

    I titoli energetici sono stati tra i principali ribassi della seduta, mentre i prezzi del greggio hanno perso terreno rispetto ai recenti massimi.

    BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL) sono entrambe scese mentre gli investitori reagivano alle aspettative di un indebolimento della domanda globale di petrolio nel corso dell’anno.

    La flessione del greggio è arrivata dopo il recente rally e ha esercitato ulteriore pressione sul FTSE 100, fortemente esposto al settore energetico.

    Antofagasta scende dopo un aggiornamento semestrale contrastante

    Le azioni Antofagasta (LSE:ANTO) hanno registrato un forte ribasso dopo la pubblicazione di risultati contrastanti per il primo semestre da parte del produttore cileno di rame.

    La società ha comunicato un significativo aumento dell’utile semestrale, beneficiando di condizioni favorevoli sui mercati delle materie prime.

    Antofagasta ha tuttavia ridotto le proprie previsioni sulla produzione di rame per il 2026, un elemento che ha messo in secondo piano il miglioramento degli utili e ha pesato sulle azioni.

    Nel complesso, i mercati europei sono rimasti sostenuti dalla diminuzione dei timori per un ulteriore inasprimento della politica monetaria statunitense e dal calo dei prezzi dell’energia, anche se la debolezza dei titoli petroliferi e il rallentamento dell’economia britannica hanno lasciato Londra indietro rispetto ai principali indici continentali.

  • L’oro arretra dai massimi di due mesi mentre i mercati rivalutano le prospettive sui tassi Fed

    L’oro arretra dai massimi di due mesi mentre i mercati rivalutano le prospettive sui tassi Fed

    I prezzi dell’oro sono scesi giovedì dopo aver raggiunto il livello più alto in oltre due mesi, mentre gli investitori valutano i segnali incoraggianti provenienti dall’inflazione statunitense rispetto ai timori che gli elevati costi dell’energia possano mantenere prudente la Federal Reserve sul percorso dei tassi d’interesse. Alle 01:54 ET (05:54 GMT), XAU/USD perdeva lo 0,5% a 4.388,64 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,5% a 4.446,12 dollari. XAG/USD cedeva lo 0,4% a 65,08 dollari l’oncia e XPT/USD diminuiva dello 0,6% a 1.746,71 dollari.

    Un CPI più debole riduce la pressione immediata sulla Fed

    Mercoledì l’oro è salito fino allo 0,9%, raggiungendo circa 4.450 dollari l’oncia, il livello più alto in oltre due mesi, prima di restituire parte dei guadagni. La correzione è proseguita nelle prime contrattazioni di giovedì, con i prezzi spot in calo di circa lo 0,5%.

    Il metallo prezioso aveva guadagnato circa l’1% dopo che i dati avevano mostrato un aumento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti di appena lo 0,1% su base mensile a luglio, in linea con le previsioni. Il dato ha suggerito che lo shock dei prezzi energetici associato al conflitto con l’Iran non si è ancora tradotto in una pressione inflazionistica significativamente più forte.

    I dati hanno spinto gli operatori a ridimensionare le aspettative per un imminente aumento dei tassi statunitensi. Secondo il CME FedWatch, i mercati attribuivano una probabilità di circa il 38%-40% a un rialzo dei tassi a settembre, rispetto al 46% precedente alla pubblicazione del CPI.

    La Federal Reserve ha mantenuto il tasso di riferimento invariato al 3,50%-3,75% nella riunione di luglio, anche se tre membri si sono espressi a favore di un aumento.

    L’attenzione si sposta ora sul rapporto statunitense sui prezzi alla produzione previsto giovedì, che offrirà un’altra indicazione sulle pressioni inflazionistiche prima della prossima decisione della Fed.

    Ulteriori dati sull’occupazione e sull’inflazione saranno pubblicati prima della riunione di settembre. Gli investitori seguiranno inoltre con attenzione le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole più avanti questo mese, alla ricerca di indicazioni su come i responsabili della politica monetaria valutano l’equilibrio tra inflazione e crescita economica.

    Tassi d’interesse più elevati rappresentano generalmente un fattore negativo per l’oro, poiché il metallo prezioso non genera reddito da interessi.

    L’incertezza sullo Stretto di Hormuz mantiene vivi i rischi inflazionistici

    Sebbene il dato più debole sull’inflazione al consumo abbia inizialmente sostenuto l’oro riducendo le aspettative per un imminente aumento dei tassi, il metallo ha successivamente restituito parte dei guadagni.

    I tentativi di porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran e ripristinare il normale traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rimangono discontinui, lasciando questa strategica via marittima soggetta a forti restrizioni. Il petrolio si avvia verso un guadagno settimanale mentre i mercati seguono gli ultimi sforzi diplomatici tra Washington e Teheran.

    L’US Dollar Index è rimasto sostanzialmente invariato intorno a 99,96, offrendo pochi nuovi impulsi ai metalli preziosi. Il calo dei rendimenti dei Treasury e l’indebolimento del dollaro avevano contribuito al precedente rialzo dell’oro, anche se entrambi i movimenti si sono successivamente attenuati.

    La domanda cinese continua a sostenere l’oro

    L’oro ha inoltre beneficiato di un rinnovato interesse all’acquisto dopo essere riuscito a mantenersi sopra la soglia psicologicamente importante dei 4.000 dollari l’oncia.

    La domanda proveniente dalla Cina ha svolto un ruolo importante nel sostenere i prezzi, con la People’s Bank of China che ha prolungato la propria serie di acquisti di oro, mentre l’interesse degli investitori per il metallo prezioso si è ripreso dopo il precedente selloff.

    Anche il quadro tecnico è migliorato. Questa settimana l’oro ha superato la media mobile a 100 giorni per la prima volta da aprile, rafforzando i segnali di un miglioramento del momentum sottostante.

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che il calo notturno dell’oro da circa 4.441 dollari è stato determinato dalle prese di profitto prima del rapporto CPI, mentre i commenti restrittivi della Federal Reserve e l’aumento dei prezzi dell’energia hanno incoraggiato ulteriori vendite.

    Ha aggiunto che il recente recupero ha portato l’oro verso una resistenza della tendenza ribassista intorno a 4.450 dollari, tracciata a partire dal record di fine gennaio vicino a 5.602 dollari. La media mobile a 200 giorni, situata intorno a 4.499 dollari, rappresenta un’ulteriore barriera a nuovi rialzi.

  • Il petrolio scende tra prospettive di domanda più deboli e aumento delle scorte USA

    Il petrolio scende tra prospettive di domanda più deboli e aumento delle scorte USA

    I prezzi del petrolio sono scesi giovedì, mentre gli investitori valutano prospettive più deboli per la domanda globale e un forte aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti, a fronte dei persistenti rischi sull’offerta legati allo Stretto di Hormuz e ad altre interruzioni. I futures sul Brent sono diminuiti di 91 centesimi, pari all’1%, a 88,07 dollari al barile alle 08:00 GMT, riducendo i guadagni accumulati nelle sei sedute precedenti. Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha perso 96 centesimi, o l’1,2%, scendendo a 82,31 dollari al barile dopo cinque sedute consecutive in rialzo.

    L’aumento delle scorte USA pesa sui prezzi

    Il forte incremento delle scorte statunitensi ha contribuito a mantenere il greggio sotto quota 90 dollari al barile, mentre le revisioni al ribasso delle previsioni sulla domanda da parte dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno aggiunto ulteriore pressione.

    L’analista di PVM John Evans ha indicato che la combinazione tra l’aumento delle scorte negli Stati Uniti e le stime più deboli sulla domanda sta limitando il potenziale rialzista del mercato.

    I dati pubblicati mercoledì dall’Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte commerciali di greggio negli Stati Uniti hanno registrato il maggiore aumento settimanale dal gennaio 2023, mentre le esportazioni sono diminuite sensibilmente.

    Le scorte sono salite di 17,4 milioni di barili a 424,4 milioni nella settimana terminata il 7 agosto, raggiungendo il livello più alto dal 5 giugno. Il dato è risultato nettamente superiore alle aspettative di un sondaggio Reuters, che prevedeva una diminuzione di 1,4 milioni di barili.

    OPEC e IEA riducono le stime sulla domanda di petrolio

    Anche le prospettive sui consumi sono diventate meno favorevoli per il mercato del greggio dopo che importanti organizzazioni energetiche hanno rivisto al ribasso le proprie previsioni.

    L’OPEC ha ridotto la stima sulla crescita della domanda mondiale di petrolio nel 2026 a 580.000 barili al giorno nel suo ultimo rapporto mensile sul mercato petrolifero.

    L’IEA ha invece dichiarato di aspettarsi una contrazione dei consumi pari a 1,6 milioni di barili al giorno quest’anno, rispetto al calo di 1 milione di barili al giorno previsto in precedenza.

    Secondo l’agenzia, i prezzi elevati e le restrizioni all’offerta legate alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran stanno frenando la domanda.

    Le tensioni nello Stretto di Hormuz sostengono il mercato

    Nonostante il quadro più debole della domanda, i rischi sull’offerta in Medio Oriente continuano a fornire un certo sostegno ai prezzi del greggio.

    Una fonte iraniana di alto livello ha dichiarato mercoledì che non sono stati compiuti progressi nei colloqui per rilanciare un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran raggiunto a giugno, né per definire un calendario per la sua attuazione.

    Anche il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto contenuto. Escludendo le navi portacontainer, i passaggi sono scesi a cinque mercoledì, il livello più basso delle ultime tre settimane, secondo i dati di Kpler.

    La mancanza di progressi verso la riapertura di questa importante rotta energetica continua quindi ad alimentare i timori sulle forniture.

    Le interruzioni nel Mar Nero aumentano i rischi sull’offerta

    I mercati petroliferi stanno inoltre monitorando gli sviluppi tra Russia e Ucraina, dove gli attacchi minacciano infrastrutture energetiche e di trasporto.

    La Russia ha colpito durante la notte l’area portuale di Izmail, nella regione meridionale ucraina di Odesa, mentre un attacco separato con droni ha provocato un incendio in una zona industriale di Salavat, nella repubblica russa del Bashkortostan.

    Salavat ospita una grande raffineria di petrolio, aggiungendo un’ulteriore fonte di incertezza per mercati energetici già alle prese con flussi di approvvigionamento limitati dal Medio Oriente.

    La combinazione tra aspettative di consumo più deboli e aumento delle scorte statunitensi sta quindi esercitando pressione sul petrolio, anche se le continue interruzioni geopolitiche limitano l’entità delle perdite.

  • Cisco, profitti in forte crescita grazie all’AI; attesa per il PPI USA – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Cisco, profitti in forte crescita grazie all’AI; attesa per il PPI USA – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi hanno registrato un moderato rialzo giovedì, mentre gli investitori attendono un altro importante dato sull’inflazione e valutano una nuova serie di trimestrali tecnologiche. Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) è scesa nelle contrattazioni after-hours nonostante risultati solidi sostenuti dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, mentre il produttore di apparecchiature per semiconduttori Applied Materials (NASDAQ:AMAT) pubblicherà i conti dopo la chiusura. Sullo sfondo resta inoltre l’incertezza geopolitica, con Stati Uniti e Iran che presentano versioni contrastanti sul controllo dello Stretto di Hormuz mentre i negoziati per la riapertura della strategica via marittima rimangono bloccati.

    I futures USA avanzano leggermente

    I futures legati ai principali indici di Wall Street erano moderatamente positivi giovedì, mentre i mercati continuavano a valutare i dati sull’inflazione di luglio e le recenti trimestrali del settore tecnologico.

    Alle 02:58 ET (06:58 GMT), i futures sul Dow guadagnavano 26 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 salivano di 6 punti, anch’essi dello 0,1%. I futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 29 punti, pari allo 0,1%.

    La seduta regolare di mercoledì si è conclusa con un andamento contrastato per i principali indici statunitensi. L’S&P 500 e il Nasdaq Composite, maggiormente orientato alla tecnologia, hanno chiuso in rialzo, mentre il Dow Jones Industrial Average ha registrato un lieve calo.

    L’attenzione degli investitori si è concentrata sui dati che hanno mostrato un leggero rallentamento dell’inflazione annua al consumo negli Stati Uniti il mese scorso, sostanzialmente in linea con le previsioni, anche se il tasso complessivo è rimasto elevato. I numeri hanno rafforzato le aspettative secondo cui la Federal Reserve manterrà invariati i tassi d’interesse nella riunione di settembre, anziché aumentare ulteriormente il costo del denaro per contrastare l’inflazione.

    I rendimenti dei Treasury sono diminuiti dopo la pubblicazione dei dati, mentre il dollaro statunitense si è indebolito rispetto a un paniere delle principali valute.

    I profitti di Cisco salgono grazie alla domanda AI

    Le azioni Cisco Systems sono scese nelle contrattazioni estese di mercoledì nonostante il gruppo specializzato in apparecchiature di rete abbia presentato solidi risultati trimestrali.

    Gli analisti citati da Reuters hanno sottolineato che le aspettative degli investitori erano diventate particolarmente elevate prima della pubblicazione dei conti. Le azioni Cisco sono salite di oltre il 60% quest’anno, sostenute dalla forte domanda di infrastrutture di rete necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

    L’amministratore delegato Chuck Robbins ha dichiarato al Wall Street Journal che Cisco non registrava da tre decenni una domanda così diffusa sull’intero portafoglio. La società ha ricevuto ordini per miliardi di dollari dai principali gruppi tecnologici, che stanno investendo ingenti capitali nell’espansione delle proprie capacità AI.

    Robbins ha definito il boom dell’AI la “transizione tecnologica più rapida” mai osservata da Cisco, secondo il WSJ.

    Cisco ha registrato nel trimestre conclusosi a luglio un utile di 3,86 miliardi di dollari, pari a 0,97 dollari per azione. I ricavi sono aumentati a 17,25 miliardi di dollari dai 14,67 miliardi dell’anno precedente, superando le aspettative di Wall Street.

    Per l’esercizio fiscale 2027, Cisco prevede ricavi compresi tra 72,2 e 73,4 miliardi di dollari, superiori alle stime del mercato. Gli ordini di infrastrutture AI provenienti dai clienti hyperscaler dovrebbero raggiungere 7,5 miliardi di dollari.

    Attesa per i risultati di Applied Materials

    Nel settore dei semiconduttori, l’attenzione si sposta ora su Applied Materials, che pubblicherà gli ultimi risultati finanziari dopo la chiusura di giovedì.

    Secondo le stime di consenso Bloomberg, la società dovrebbe registrare nel terzo trimestre fiscale un utile rettificato di 3,42 dollari per azione su vendite nette pari a 9,02 miliardi di dollari.

    Per il trimestre in corso, gli analisti prevedono indicazioni per vendite nette di 9,62 miliardi di dollari e un utile rettificato di 3,72 dollari per azione.

    I rapidi investimenti nell’intelligenza artificiale stanno alimentando la domanda di chip sempre più sofisticati, favorendo i fornitori di apparecchiature per semiconduttori come Applied Materials. I processori AI avanzati richiedono infatti maggiori quantità di wafer di silicio e strumenti produttivi sempre più complessi.

    A maggio, Applied Materials aveva previsto una crescita superiore al 30% nella divisione delle apparecchiature per chip e un aumento di oltre il 50% dei ricavi legati al packaging nel 2026. Il CEO Gary Dickerson ha dichiarato agli investitori che la società vede “una base eccezionalmente solida per una crescita sostenuta dei ricavi e degli utili su più anni.”

    Stati Uniti e Iran si contendono il controllo dello Stretto di Hormuz

    Al di fuori delle trimestrali, gli sviluppi in Medio Oriente continuano a condizionare il sentiment dei mercati, soprattutto a causa dei timori per possibili interruzioni delle forniture petrolifere regionali.

    Giovedì, il comandante di un’organizzazione paramilitare iraniana ha affermato che lo Stretto di Hormuz è “sotto il controllo dell’Iran”, secondo Al Jazeera. La dichiarazione ha contestato quanto affermato mercoledì dal presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Washington controllerebbe la strategica via marittima.

    I negoziati tra Washington e Teheran si sono nuovamente bloccati, mentre entrambe le parti continuano a fornire versioni contrastanti sul controllo dello stretto. Prima dell’inizio della guerra alla fine di febbraio, circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio transitava attraverso questa rotta.

    Una fonte iraniana ha riferito a Reuters che i negoziati per ripristinare un accordo quadro di pace firmato a giugno non hanno compiuto progressi, mentre il proseguimento delle ostilità sembra aver compromesso l’intesa.

    Nonostante l’incertezza sull’offerta, giovedì i futures sul Brent hanno registrato un lieve calo, poiché i timori sulle prospettive della domanda globale hanno parzialmente compensato le preoccupazioni per le limitazioni dell’offerta.

    I mercati attendono il PPI statunitense

    L’attenzione si concentra ora sull’indice dei prezzi alla produzione statunitense di luglio, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione prima della riunione della Federal Reserve di settembre.

    Dopo la pubblicazione del CPI di mercoledì, l’inflazione annua dei prezzi alla produzione dovrebbe rallentare al 4,9% dal 5,5%. Su base mensile, il PPI dovrebbe invece aumentare dello 0,2% dopo il calo dello 0,3% registrato a giugno.

    Oltre alla volatilità dei prezzi dell’energia legata al conflitto con l’Iran, gli analisti probabilmente valuteranno se i rapidi investimenti nelle infrastrutture AI stiano contribuendo a pressioni più ampie sui prezzi.

    Con i dati CPI e PPI disponibili, gli economisti potranno inoltre affinare le previsioni per il prossimo indice core dei prezzi delle spese per consumi personali, una delle misure dell’inflazione sottostante preferite dalla Federal Reserve.

  • Il gas europeo arretra dai massimi di diverse settimane con le prese di profitto

    Il gas europeo arretra dai massimi di diverse settimane con le prese di profitto

    I prezzi del gas naturale europeo sono scesi giovedì, interrompendo il recente rally mentre gli operatori hanno deciso di realizzare parte dei profitti accumulati dopo la forte crescita dei mercati energetici.

    I futures olandesi front-month di riferimento sono diminuiti del 3,1%, portandosi intorno a 59,18 euro per megawattora e allontanandosi dai massimi di diverse settimane raggiunti nei giorni precedenti.

    Anche il mercato britannico ha seguito la stessa direzione, con i contratti wholesale equivalenti in calo del 2,74% a circa 145,69 pence per therm, in linea con la correzione osservata nei principali hub energetici europei.

    Inflazione USA e calo del petrolio favoriscono le prese di profitto

    La flessione di giovedì sembra rappresentare soprattutto una pausa dopo il forte aumento registrato dai prezzi del gas europeo nell’ultima settimana, piuttosto che un miglioramento sostanziale delle prospettive dell’offerta.

    Un dato sull’inflazione statunitense in linea con le attese ha ridotto le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi della Federal Reserve nel breve termine, mentre anche i prezzi del petrolio hanno registrato una moderata flessione.

    In questo contesto, gli operatori delle materie prime hanno approfittato della situazione per consolidare i guadagni accumulati durante la recente impennata dei benchmark europei del gas.

    La maggiore debolezza del complesso delle commodity ha quindi offerto un sollievo temporaneo, senza però eliminare i principali fattori fondamentali che avevano alimentato il rally.

    Gli stoccaggi europei restano su livelli storicamente bassi

    Una delle principali fonti di preoccupazione continua a essere la lentezza con cui l’Europa sta ricostituendo le proprie riserve sotterranee di gas in vista dell’autunno e della stagione di riscaldamento invernale.

    Secondo Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio dell’Unione Europea risultano pieni soltanto al 59,32%.

    Si tratta di un minimo storico per la metà di agosto, lasciando la regione con riserve significativamente inferiori rispetto ai livelli normalmente osservati in questo periodo dell’anno.

    Il lento ritmo delle iniezioni rende ancora più importante assicurarsi volumi aggiuntivi nei prossimi mesi, soprattutto se la domanda dovesse aumentare con il progressivo calo delle temperature.

    Le tensioni nello Stretto di Hormuz minacciano le forniture di GNL

    Gli sforzi europei per ricostituire le riserve sono stati ulteriormente complicati dalle difficoltà che interessano il traffico marittimo nel Golfo Persico.

    I negoziati tra Washington e Teheran sui diritti di transito attraverso lo Stretto di Hormuz rimangono bloccati, con conseguenze sulle spedizioni di gas naturale liquefatto provenienti dal Qatar.

    Con alcuni carichi di GNL qatariota impossibilitati a raggiungere normalmente i mercati internazionali, gli importatori europei sono costretti a competere più aggressivamente con gli acquirenti asiatici per assicurarsi forniture sostitutive sul mercato spot globale.

    Questa competizione potrebbe mantenere elevati i prezzi del GNL e rendere più difficile e costoso per l’Europa ricostituire gli stoccaggi prima dell’inverno.

    I rischi sull’offerta restano elevati nonostante il calo dei prezzi

    La flessione dei prezzi del gas osservata giovedì offre quindi indicazioni limitate su un effettivo miglioramento delle condizioni fondamentali del mercato.

    Le prese di profitto, il calo del petrolio e il miglioramento del sentiment sui mercati possono determinare correzioni di breve periodo dopo il recente rally. Tuttavia, i bassi livelli degli stoccaggi e l’incertezza sui flussi di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz continuano a lasciare il mercato europeo esposto a una forte volatilità.

    Con le riserve su livelli storicamente bassi per la metà di agosto, l’evoluzione del traffico marittimo nel Golfo Persico e il ritmo delle iniezioni negli stoccaggi europei resteranno probabilmente tra i principali fattori in grado di influenzare i prezzi del gas nei prossimi mesi.

    Un’interruzione prolungata delle esportazioni di GNL dal Qatar potrebbe intensificare la competizione per i carichi alternativi e potenzialmente invertire rapidamente la correzione osservata giovedì.

  • Le Borse europee salgono mentre l’inflazione USA attenua i timori sui tassi Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono mentre l’inflazione USA attenua i timori sui tassi Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno guadagnato terreno giovedì dopo che un dato sull’inflazione statunitense in linea con le attese ha rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa lasciare invariati i tassi di interesse nella riunione di settembre.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 è salito dello 0,2%, tornando ad avvicinarsi ai massimi storici. In rialzo anche i principali mercati regionali, con il DAX tedesco e il CAC 40 francese entrambi in progresso dello 0,3%.

    Londra ha sovraperformato, con il FTSE 100 in aumento dello 0,6% grazie anche alla reazione positiva degli investitori ai nuovi dati sulla crescita economica britannica.

    L’inflazione USA riduce le attese per un rialzo dei tassi a settembre

    Il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo statunitense pubblicato mercoledì ha rassicurato i mercati globali, mostrando un aumento dell’inflazione complessiva dello 0,1% su base mensile a luglio, mentre l’inflazione core si è attestata al 2,5% su base annua.

    I dati sono risultati sostanzialmente in linea con le aspettative e sono arrivati dopo l’inaspettata contrazione dei payroll non agricoli statunitensi della scorsa settimana. Nel complesso, questi segnali hanno ridotto i timori che la Federal Reserve debba procedere con un nuovo inasprimento monetario nel breve termine.

    I mercati monetari hanno reagito abbassando a circa il 40% la probabilità implicita di un aumento dei tassi di 25 punti base nella riunione della Fed del 16 settembre, rispetto a quasi il 67% di una settimana prima.

    Il calo delle aspettative per un ulteriore aumento del costo del denaro ha fornito nuovo sostegno ai mercati azionari e ridotto una delle principali fonti di incertezza per gli investitori globali.

    “Il dato CPI statunitense di luglio non ha offerto alcuna sorpresa”, ha dichiarato Sam Hill, responsabile delle analisi di mercato presso Lloyd’s Bank.

    “È probabile che il mercato continui a considerarlo una conferma del rallentamento osservato il mese scorso, creando ulteriore margine di manovra per la Fed. Su queste basi è difficile immaginare un rialzo a settembre. Le preoccupazioni dei falchi continueranno a svilupparsi, ma al momento manca un elemento in grado di innescare una stretta in presenza di questa combinazione di fattori.”

    L’economia britannica cresce dello 0,4% nel secondo trimestre

    I dati economici britannici hanno fornito ulteriore sostegno al sentiment a Londra, con il prodotto interno lordo cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre.

    Il risultato ha rispettato le previsioni degli economisti e ha indicato che l’economia del Regno Unito ha mantenuto una dinamica positiva nonostante gli elevati tassi di interesse.

    La tenuta dei servizi rivolti ai consumatori ha contribuito all’espansione trimestrale, offrendo ulteriori segnali della capacità dell’attività economica interna di resistere a condizioni finanziarie restrittive.

    Per la Bank of England, i dati rappresentano un’ulteriore indicazione di resilienza economica e consentono ai responsabili della politica monetaria di mantenere un approccio prudente e dipendente dai dati verso eventuali allentamenti, senza dover affrontare nell’immediato timori di recessione.

    Il quadro economico ha inoltre sostenuto le banche maggiormente esposte al mercato domestico e i gruppi industriali del FTSE 100.

    Il petrolio arretra ma resta sopra gli 80 dollari

    I prezzi del greggio sono scesi giovedì dai recenti massimi di diverse settimane, pur mantenendosi sopra gli 80 dollari al barile grazie al persistente sostegno derivante dall’incertezza geopolitica.

    Gli investitori continuano a seguire le tensioni tra Washington e Teheran riguardo all’accesso delle navi allo Stretto di Hormuz.

    Nonostante i continui sforzi diplomatici, Stati Uniti e Iran rimangono distanti sulle condizioni necessarie per raggiungere un accordo di pace permanente. Di conseguenza, il premio per il rischio geopolitico continua a riflettersi sui prezzi globali dell’energia e sui costi di trasporto.

    In arrivo nuovi dati economici europei

    Nel corso della seduta, l’attenzione degli investitori si sposterà anche su ulteriori indicatori macroeconomici europei.

    Sono attesi i dati definitivi sull’inflazione di luglio in Spagna e quelli sulla produzione industriale dell’Eurozona, che offriranno nuove indicazioni sull’andamento della disinflazione e dell’attività manifatturiera rispetto alle aspettative della Banca Centrale Europea in vista dell’autunno.

    I dati potrebbero influenzare le aspettative sulle prossime decisioni della BCE, mentre i responsabili della politica monetaria valutano il rallentamento delle pressioni inflazionistiche insieme alle condizioni dell’economia regionale.

    Pandora sale mentre Thyssenkrupp arretra

    Tra i singoli titoli, Pandora (LSE:0FND) ha guadagnato quasi il 3% dopo aver superato le attese nel secondo trimestre e aver alzato le prospettive sugli utili.

    Thyssenkrupp (TG:TKA), invece, ha perso l’1,5% nonostante abbia ristretto la guidance per il 2026 verso la parte alta del precedente intervallo.

    I mercati europei sono quindi rimasti sostenuti dalla diminuzione dei timori sui tassi statunitensi e dalla resilienza dell’economia britannica, mentre i rischi geopolitici e i prossimi dati macroeconomici europei continuano a influenzare le prospettive.

  • UniCredit più vicina al via libera della BCE per l’acquisizione di Commerzbank

    UniCredit più vicina al via libera della BCE per l’acquisizione di Commerzbank

    UniCredit (BIT:UCG) sembra essere più vicina a ottenere l’approvazione della Banca Centrale Europea per la proposta acquisizione di Commerzbank, dopo che una valutazione preliminare avrebbe concluso che non esistono motivazioni regolamentari sufficienti per impedire l’operazione.

    Secondo Reuters, che ha esaminato un documento interno della BCE contenente la valutazione iniziale della banca centrale, le autorità di vigilanza non avrebbero individuato “alcun motivo di opposizione” alla proposta di acquisizione.

    La BCE ritiene tuttavia che il processo di integrazione tra i due gruppi bancari sarà “complesso e lungo”, evidenziando le difficoltà regolamentari e di governance che potrebbero accompagnare un’operazione di queste dimensioni.

    Le autorità tedesche chiedono una strategia di mitigazione

    Il documento indica che le autorità di vigilanza tedesche hanno chiesto a UniCredit di elaborare una “strategia di mitigazione” finalizzata a ricostruire il consenso all’interno di Commerzbank dopo la natura ostile dell’approccio.

    Le autorità hanno inoltre sollevato interrogativi sulla governance del gruppo bancario italiano, compresa l’efficacia dei controlli interni e dei meccanismi di equilibrio dei poteri.

    La valutazione preliminare è stata presentata il mese scorso al Consiglio di Vigilanza della BCE, che riunisce rappresentanti della banca centrale e delle autorità nazionali di supervisione.

    Le valutazioni delle autorità nazionali vengono prese in considerazione prima dell’adozione di una decisione definitiva, che deve successivamente essere approvata dal Consiglio direttivo della BCE.

    BaFin solleva dubbi sull’approccio di UniCredit

    Il documento rivela inoltre preoccupazioni finora non rese pubbliche da parte dell’autorità tedesca BaFin riguardo alla governance di UniCredit e alla condotta adottata durante il tentativo di ottenere il controllo di Commerzbank.

    BaFin aveva già criticato alcune campagne pubblicitarie utilizzate dalla banca italiana durante la propria espansione in Germania. Secondo il documento, l’autorità avrebbe definito alcuni aspetti del comportamento di UniCredit come “aggressivi e in parte non trasparenti”.

    L’autorità tedesca avrebbe inoltre individuato presunte “debolezze nei controlli e negli equilibri interni di UniCredit”, chiedendo ulteriori miglioramenti alla struttura di governance del gruppo.

    La natura ostile dell’offerta potrebbe complicare l’integrazione

    Un’altra questione evidenziata da BaFin riguarda la natura ostile dell’approccio di UniCredit.

    Secondo l’autorità, l’offerta avrebbe deteriorato i rapporti con il management di Commerzbank, i dipendenti, i sindacati e gli esponenti politici. Di conseguenza, UniCredit dovrebbe presentare un piano credibile per ricostruire la fiducia di queste parti interessate qualora l’operazione andasse avanti.

    Nonostante queste criticità siano state riconosciute, la valutazione preliminare della BCE indica che non sarebbero sufficientemente rilevanti da giustificare il blocco dell’acquisizione.

    La BCE rileva progressi sulle questioni di governance

    La BCE ha inoltre riconosciuto che alcune delle criticità relative al funzionamento del consiglio di amministrazione di UniCredit sono già state affrontate attraverso misure di vigilanza.

    Tra gli interventi figurano la richiesta di verbali più dettagliati delle riunioni del consiglio e un rafforzamento dell’attività di supervisione.

    La banca centrale ha anche osservato che le carenze in materia di antiriciclaggio precedentemente individuate nella controllata tedesca di UniCredit sono in fase di risoluzione.

    Sebbene la decisione regolamentare definitiva non sia ancora stata completata, la valutazione preliminare rappresenta un passaggio importante per UniCredit nel tentativo di portare avanti l’acquisizione di Commerzbank nonostante le resistenze e le preoccupazioni sulla governance emerse in Germania.

  • Borse USA verso un rimbalzo dopo dati sull’inflazione in linea con le attese: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Borse USA verso un rimbalzo dopo dati sull’inflazione in linea con le attese: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura in rialzo mercoledì, suggerendo un possibile recupero dopo le perdite della seduta precedente, grazie a dati sull’inflazione sostanzialmente in linea con le previsioni degli economisti.

    I futures hanno rafforzato i guadagni dopo che il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,1% a luglio, dopo il calo dello 0,4% registrato a giugno. L’incremento mensile ha rispettato le attese del mercato.

    I prezzi al consumo core, che escludono le componenti più volatili di alimentari ed energia, sono saliti dello 0,2% dopo essere rimasti invariati a giugno, anche in questo caso in linea con le previsioni.

    L’inflazione annuale rallenta al 3,4%

    Su base annua, l’inflazione complessiva è scesa al 3,4% a luglio dal 3,5% di giugno.

    Anche l’inflazione core ha rallentato, passando al 2,5% dal 2,6%. Entrambe le variazioni hanno rispettato le stime degli economisti.

    Il moderato rallentamento delle pressioni sui prezzi potrebbe contribuire ad attenuare le preoccupazioni degli investitori sulle prospettive dell’inflazione e sulla futura traiettoria dei tassi d’interesse statunitensi.

    I titoli legati all’intelligenza artificiale potrebbero fornire ulteriore sostegno all’apertura dopo la reazione positiva ai risultati trimestrali e alle guidance di CoreWeave (NASDAQ:CRWV) e Super Micro Computer (NASDAQ:SMCI).

    Tuttavia, gli acquisti potrebbero essere frenati da un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio dopo gli attacchi mortali contro navi nel Mar Rosso e nel Golfo di Oman.

    Wall Street ha chiuso in calo martedì

    Le azioni statunitensi hanno mostrato inizialmente una direzione incerta martedì, prima di perdere terreno nel corso della seduta e prolungare le moderate perdite registrate lunedì.

    Il Nasdaq ha perso 159,91 punti, pari allo 0,6%, chiudendo a 26.445,45, mentre l’S&P 500 è sceso di 24,91 punti, o dello 0,3%, a 7.728,20. Il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 184,13 punti, pari allo 0,3%, terminando a 53.791,85.

    I principali indici hanno recuperato parte delle perdite dai minimi della giornata, ma hanno comunque terminato la seduta in territorio negativo.

    Il rialzo del petrolio pesa sul sentiment

    La debolezza di Wall Street ha coinciso con un nuovo aumento significativo del greggio, con i futures sul petrolio statunitense in rialzo di oltre l’1% dopo il balzo superiore al 5% di lunedì.

    I prezzi del petrolio sono rimasti sostenuti dall’incertezza sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Secondo Reuters, Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ha dichiarato che lo stretto resterà chiuso finché non saranno soddisfatte le condizioni poste da Teheran.

    Gli investitori erano inoltre cauti in vista dei dati sull’inflazione al consumo di mercoledì, considerati un indicatore importante per la futura direzione della politica monetaria.

    Tecnologia hardware e petroliferi sovraperformano

    Nonostante la debolezza del mercato generale, martedì i titoli dell’hardware informatico hanno registrato forti guadagni, spingendo il NYSE Arca Computer Hardware Index in rialzo del 4,6% fino al massimo di chiusura degli ultimi due mesi.

    L’aumento dei prezzi del greggio ha sostenuto anche i produttori petroliferi, con il NYSE Arca Oil Index in crescita del 2%.

    Buona performance anche per i titoli immobiliari residenziali, mentre i settori dell’acciaio e della vendita al dettaglio hanno registrato cali significativi.

  • Borse europee caute mentre gli attacchi in Medio Oriente pesano sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee caute mentre gli attacchi in Medio Oriente pesano sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato una direzione poco definita mercoledì, mentre nuovi attacchi contro il traffico marittimo che hanno coinvolto gli Stati Uniti e gli Houthi dello Yemen allineati con l’Iran hanno riacceso i timori per possibili interruzioni delle forniture e ridotto le speranze di una conclusione del conflitto con l’Iran, che dura ormai da mesi.

    I principali indici regionali hanno registrato performance contrastanti. Il CAC 40 francese è sceso dello 0,2%, mentre il FTSE 100 britannico è salito dello 0,1% e il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,5% dopo la conferma dell’accelerazione dell’inflazione tedesca a luglio.

    L’inflazione tedesca sale al 2,8%

    I dati definitivi di Destatis hanno mostrato che i prezzi al consumo in Germania sono aumentati del 2,8% su base annua a luglio, accelerando rispetto al 2,3% di giugno e confermando le stime precedenti.

    L’aumento è stato in parte determinato dai maggiori prezzi dell’energia dopo la fine delle misure governative sulla tassazione dei carburanti. Il dato di luglio è stato il più elevato da aprile, quando l’inflazione aveva raggiunto il 2,9%.

    Anche l’inflazione armonizzata dell’UE è aumentata come previsto, raggiungendo un massimo di tre mesi del 2,8% a luglio rispetto al 2,4% di giugno.

    Salgono Balfour Beatty e ABN AMRO

    Sul fronte societario, le azioni Balfour Beatty (LSE:BBY) sono balzate dopo che il gruppo britannico delle costruzioni ha alzato le previsioni sull’utile operativo annuale in seguito a un forte aumento degli utili del primo semestre.

    Anche la banca olandese ABN AMRO (EU:ABN) ha registrato un deciso rialzo dopo aver pubblicato solidi risultati per il secondo trimestre e aver migliorato le previsioni sui ricavi per l’intero anno.

    La tedesca Indus Holding (TG:INH) è salita dopo aver riportato un significativo aumento degli utili nel primo semestre e aver alzato le prospettive per l’intero esercizio 2026.

    Bechtle e Bilfinger in calo

    Altrove, il fornitore di servizi IT Bechtle (TG:BC8) ha perso terreno nonostante abbia riportato un aumento degli utili nel secondo trimestre e migliorato la guidance per l’intero esercizio finanziario.

    Anche il gruppo di servizi industriali Bilfinger (TG:GBF) è sceso dopo aver indicato che il margine EBITA per l’intero anno dovrebbe attestarsi nella parte bassa dell’intervallo previsto.