I futures sugli indici azionari statunitensi hanno indicato un’apertura negativa giovedì, mentre il forte rialzo del petrolio ha alimentato le preoccupazioni per un’escalation delle tensioni in Medio Oriente, la persistenza dell’inflazione e la possibilità di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse.
I futures sul greggio statunitense sono saliti di quasi il 5%, mentre il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile dopo alcune notizie secondo cui Washington starebbe valutando una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran.
Secondo NBC News, il presidente Donald Trump e i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale avrebbero discusso la possibilità di riprendere operazioni militari su larga scala in Iran nelle prossime settimane.
Il servizio, che cita un funzionario statunitense e un’altra persona a conoscenza delle discussioni, indica che tra le opzioni considerate figurerebbero possibili attacchi prima delle elezioni di metà mandato del prossimo mese.
Separatamente, Axios ha riferito che il Pentagono avrebbe ordinato al Comando Centrale degli Stati Uniti di prepararsi all’eventualità di una ripresa delle principali operazioni di combattimento in Iran.
I prezzi del petrolio sono stati sostenuti anche dai continui attacchi alle petroliere in Medio Oriente e dai timori di possibili interruzioni della produzione energetica nel Golfo del Messico a causa degli uragani.
Petrolio e rendimenti dei Treasury in rialzo pesano sui mercati
Il nuovo aumento delle quotazioni del greggio ha accentuato le preoccupazioni per l’inflazione, contribuendo a un ulteriore rialzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi.
I mercati obbligazionari hanno attraversato una fase di forte volatilità, mentre gli investitori rivalutano la probabilità di ulteriori interventi restrittivi da parte della Federal Reserve.
L’aumento dei costi energetici potrebbe complicare gli sforzi per contenere l’inflazione, spingendo potenzialmente le autorità monetarie a mantenere tassi d’interesse restrittivi più a lungo.
Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell, ha avvertito che ulteriori rincari del petrolio potrebbero provocare nuove turbolenze sui mercati finanziari.
“Più sale il prezzo del petrolio, maggiore sarà la volatilità da aspettarsi sui mercati finanziari”, ha dichiarato Coatsworth. “Gli investitori obbligazionari hanno chiarito di essere preoccupati dalla prospettiva che l’aumento dell’inflazione porti a tassi d’interesse più elevati e, potenzialmente, a difficoltà economiche.”
Coatsworth ha inoltre evidenziato la differenza tra le recenti reazioni degli investitori azionari e obbligazionari.
“Gli investitori azionari sono rimasti relativamente tranquilli rispetto a quelli obbligazionari, grazie alle notizie positive provenienti dalle aziende che hanno sostenuto il sentiment”, ha aggiunto. “Ma questa situazione potrebbe non essere sostenibile se l’aumento dei costi iniziasse a comprimere gli utili societari.”
Le dichiarazioni riflettono i crescenti timori che l’aumento dei costi di finanziamento e dell’energia possa finire per penalizzare i risultati delle imprese.
Wall Street recupera dai minimi ma chiude in territorio negativo
Wall Street ha concluso la seduta di mercoledì in calo, nonostante i principali indici abbiano recuperato gran parte delle perdite iniziali.
Il Nasdaq Composite, a forte componente tecnologica, ha ceduto 61,20 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 27.538,69 punti, dopo essere sceso fino allo 0,9% nelle prime fasi delle contrattazioni.
L’S&P 500 ha perso 17,16 punti, ovvero lo 0,2%, attestandosi a 7.801,77 punti, mentre il Dow Jones Industrial Average ha lasciato sul terreno 341,41 punti, pari allo 0,7%, terminando a 51.179,87 punti.
I ribassi sono arrivati dopo quattro sedute consecutive di rialzi che avevano portato Nasdaq e S&P 500 a nuovi massimi storici di chiusura.
Parte della pressione iniziale sulle vendite sembra essere stata legata a prese di profitto dopo il recente progresso dei mercati.
Gli investitori hanno inoltre reagito al rimbalzo dei rendimenti dei Treasury, con il rendimento del titolo decennale tornato su livelli che non si vedevano dal 2002, dopo la flessione registrata martedì.
Successivamente, tuttavia, i rendimenti si sono allontanati dai massimi intraday, aiutando gli indici statunitensi a recuperare parte delle perdite.
Forte domanda all’asta dei Treasury contribuisce a stabilizzare gli scambi
Il recupero dei mercati azionari statunitensi è stato sostenuto in parte da una domanda superiore alle attese durante un’asta del Dipartimento del Tesoro.
Il governo statunitense ha collocato Treasury decennali per 39 miliardi di dollari, registrando una domanda nettamente superiore alla media.
L’asta ha contribuito a ridurre la pressione sui prezzi obbligazionari e a favorire il calo dei rendimenti rispetto ai massimi della seduta.
Anche il petrolio ha invertito il precedente rialzo, fornendo ulteriore sostegno ai mercati azionari.
I futures sul greggio statunitense hanno chiuso mercoledì in ribasso dell’1,3%, dopo aver guadagnato fino all’1,7% nelle prime ore della giornata.
L’inversione ha temporaneamente attenuato i timori di un’inflazione alimentata dall’energia, ma il nuovo balzo dei prezzi del petrolio di giovedì ha riportato queste preoccupazioni al centro dell’attenzione.
I verbali della Federal Reserve indicano un possibile nuovo rialzo dei tassi
Gli investitori hanno esaminato anche i verbali della riunione di settembre della Federal Reserve, dai quali emerge che la maggior parte dei responsabili della politica monetaria prevede un ulteriore aumento dei tassi d’interesse entro la fine del 2026.
Nei verbali si legge: “La maggior parte dei partecipanti ha ritenuto che un ulteriore aumento dell’intervallo obiettivo del tasso sui federal funds sarebbe probabilmente appropriato entro la fine dell’anno.”
Il documento, tuttavia, non ha fornito indicazioni precise sulla tempistica del prossimo intervento.
I funzionari hanno inoltre sottolineato l’importanza di mantenere un approccio flessibile in funzione dell’evoluzione delle condizioni economiche.
I verbali precisano “che affrontavano ogni riunione con un atteggiamento aperto e che le decisioni nelle riunioni future sarebbero dipese dalle nuove informazioni disponibili e dalle loro implicazioni per le prospettive economiche e l’equilibrio dei rischi.”
L’assenza di una tempistica definita sembra aver limitato la reazione immediata dei mercati, sebbene le aspettative di un ulteriore inasprimento monetario continuino a influenzare i rendimenti obbligazionari e le valutazioni azionarie.
Titoli auriferi e finanziari guidano i ribassi settoriali
Nonostante il recupero dei principali indici durante la seduta di mercoledì, diversi comparti hanno continuato a registrare perdite consistenti.
Le società minerarie aurifere sono state particolarmente deboli a causa del forte calo del prezzo dell’oro.
L’indice NYSE Arca Gold Bugs ha perso il 3,5%, raggiungendo il livello di chiusura più basso degli ultimi due mesi.
Anche i titoli delle società di intermediazione finanziaria hanno subito forti vendite, con l’indice NYSE Arca Broker/Dealer in calo del 2,6%.
I comparti immobiliare residenziale, dei servizi petroliferi e delle compagnie aeree hanno registrato ribassi significativi, riflettendo le preoccupazioni per le condizioni economiche e l’aumento dei costi.
Il settore farmaceutico si è invece mosso in controtendenza, segnando forti rialzi nonostante la debolezza di gran parte del mercato.
Le prospettive per la seduta di giovedì restano dominate dal nuovo aumento del petrolio, dagli sviluppi relativi all’Iran e dalle aspettative sui tassi d’interesse statunitensi.
Gli investitori seguiranno con attenzione l’eventualità che l’aumento dei costi energetici e dei rendimenti dei Treasury eserciti ulteriori pressioni sulle azioni dopo la recente serie di record.









