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  • I prezzi del petrolio salgono leggermente mentre i mercati seguono il vertice Trump-Xi a Pechino

    I prezzi del petrolio salgono leggermente mentre i mercati seguono il vertice Trump-Xi a Pechino

    I prezzi del petrolio hanno registrato un moderato rialzo giovedì, mentre gli investitori monitoravano attentamente il summit tra Donald Trump e Xi Jinping alla ricerca di eventuali segnali diplomatici che possano favorire un allentamento del conflitto con l’Iran.

    Secondo indiscrezioni, Trump dovrebbe incoraggiare la Cina a fare pressione su Teheran affinché raggiunga un accordo con Washington per porre fine alla guerra, anche se gli analisti restano scettici sul fatto che Xi sia disposto a esercitare forti pressioni su uno storico alleato strategico di Pechino.

    I futures sul Brent sono saliti di 45 centesimi, pari allo 0,43%, a 106,08 dollari al barile alle 07:14 GMT, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense hanno guadagnato 41 centesimi, ovvero lo 0,41%, a 101,43 dollari al barile.

    Le preoccupazioni sull’inflazione pesano sul mercato petrolifero

    Entrambi i principali benchmark petroliferi erano scesi mercoledì, poiché gli investitori temevano che l’aumento dei prezzi dei carburanti potesse alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche e portare a nuovi rialzi dei tassi d’interesse negli Stati Uniti.

    Il Brent aveva perso oltre 2 dollari al barile nella seduta precedente, mentre il WTI era sceso di oltre 1 dollaro al barile.

    All’inizio del summit di due giorni a Pechino, Xi Jinping ha dichiarato a Trump che i negoziati commerciali stanno facendo progressi, pur avvertendo che i disaccordi su Taiwan potrebbero compromettere seriamente le relazioni tra i due Paesi.

    Le dichiarazioni di Xi, riportate dall’agenzia di stampa statale cinese Xinhua, sono arrivate prima di quello che Trump ha definito potenzialmente “il più grande summit di sempre”, dopo una cerimonia ufficiale di alto profilo presso la Grande Sala del Popolo di Pechino.

    I mercati restano cauti sulle aspettative diplomatiche

    Gli analisti di ING Group hanno scritto in una nota che “i prezzi del petrolio sono in modalità attendista”, aggiungendo che i mercati potrebbero riporre troppe speranze nel fatto che i colloqui tra Stati Uniti e Cina possano produrre risultati positivi sul conflitto iraniano.

    Lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo, è rimasto in gran parte chiuso da quando la guerra è iniziata alla fine di febbraio.

    “La mancata realizzazione di progressi significativi nella riapertura dello stretto potrebbe lasciare agli Stati Uniti poche alternative oltre a una nuova azione militare”, ha dichiarato Tony Sycamore, analista di IG Group, in una nota di mercato.

    L’Iran rafforza il controllo sullo Stretto di Hormuz

    L’Iran sembra aver rafforzato il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz raggiungendo accordi con Iraq e Pakistan per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto dalla regione.

    Una superpetroliera cinese che trasportava due milioni di barili di greggio iracheno ha attraversato con successo lo stretto mercoledì, dopo essere rimasta bloccata nel Golfo per oltre due mesi. Si è trattato solo della terza petroliera ad attraversare la rotta dall’inizio della guerra.

    L’IEA avverte di un deficit globale dell’offerta di petrolio

    L’International Energy Agency ha avvertito mercoledì che l’offerta globale di petrolio dovrebbe risultare inferiore alla domanda quest’anno, poiché il conflitto continua a compromettere la produzione in Medio Oriente e a ridurre rapidamente le scorte.

    In precedenza, l’agenzia aveva previsto un surplus di offerta prima dell’escalation della guerra.

  • L’oro sale leggermente mentre i mercati seguono il vertice Trump-Xi e i rischi inflazionistici

    L’oro sale leggermente mentre i mercati seguono il vertice Trump-Xi e i rischi inflazionistici

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve rialzo giovedì, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, con le persistenti preoccupazioni legate all’inflazione alimentata dal petrolio che continuavano a influenzare il sentiment sui metalli preziosi.

    L’oro spot è salito dello 0,3% a 4.700,25 dollari l’oncia alle 02:56 ET (06:56 GMT), recuperando parzialmente dopo le perdite registrate nelle due sessioni precedenti. I futures sull’oro negli Stati Uniti sono invece scesi dello 0,2% a 4.697,97 dollari.

    Gli investitori osservano i colloqui Trump-Xi alla ricerca di segnali geopolitici

    Gli operatori di mercato sono rimasti cauti durante la fase iniziale del summit di due giorni tra Trump e Xi.

    Durante i colloqui, Xi Jinping ha dichiarato che Cina e Stati Uniti hanno compiuto “progressi positivi” nei recenti negoziati commerciali, sottolineando che la cooperazione tra i due Paesi contribuirebbe alla stabilità globale.

    Donald Trump ha definito Xi un grande leader e ha affermato che le relazioni tra Stati Uniti e Cina saranno “migliori che mai”.

    Gli investitori stanno monitorando attentamente eventuali segnali che possano indicare un allentamento delle tensioni geopolitiche che nelle ultime settimane hanno scosso i mercati delle materie prime e delle valute.

    L’oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio nei periodi di incertezza geopolitica, continua a ricevere sostegno dalle preoccupazioni legate al conflitto in Medio Oriente e dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz, la rotta marittima strategica attraverso cui transita una parte significativa delle forniture petrolifere mondiali.

    Le preoccupazioni sull’inflazione e le attese sulla Fed limitano il rialzo dell’oro

    Nonostante il sostegno derivante dal contesto geopolitico, i dati sull’inflazione negli Stati Uniti e la forza del dollaro hanno limitato i guadagni del metallo prezioso.

    I prezzi alla produzione negli Stati Uniti hanno accelerato ad aprile al ritmo più elevato dal 2022, mentre anche l’inflazione al consumo è risultata superiore alle attese, poiché i maggiori costi energetici legati al conflitto iraniano si sono trasmessi all’economia.

    I dati hanno rafforzato le aspettative del mercato secondo cui la Federal Reserve potrebbe mantenere i tassi d’interesse elevati più a lungo, riducendo l’attrattiva di asset privi di rendimento come l’oro.

    L’indice del dollaro statunitense è rimasto vicino ai massimi delle ultime due settimane dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione, esercitando ulteriore pressione sull’oro rendendolo più costoso per gli acquirenti internazionali.

    Anche il mantenimento del petrolio sopra i 100 dollari al barile continua a rappresentare una fonte di preoccupazione per i mercati finanziari, con i trader timorosi che prolungate interruzioni dell’offerta nel Golfo possano aggravare ulteriormente le pressioni inflazionistiche globali.

    L’India aumenta i dazi sulle importazioni di oro e argento

    I mercati stanno inoltre valutando la decisione dell’India di aumentare i dazi all’importazione su oro e argento al 15% dal precedente 6%, misura destinata a ridurre gli acquisti esteri di metalli preziosi e sostenere le riserve valutarie del Paese.

    L’aumento delle tariffe potrebbe indebolire la domanda fisica in uno dei maggiori mercati mondiali per il consumo di oro.

    “L’India soddisfa gran parte della propria domanda di oro tramite le importazioni, con oro e argento che rappresentano quasi l’11% delle importazioni totali. L’aumento dei dazi probabilmente rappresenterà un ostacolo nel breve termine per la domanda fisica di oro in India, potenzialmente frenando gli acquisti locali e pesando sui flussi di importazione”, hanno scritto in una nota gli analisti di ING Group.

    In calo argento, platino e rame

    Nel resto del comparto dei metalli, l’argento ha perso lo 0,6% a 87,01 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso dello 0,4% a 2.128,60 dollari l’oncia.

    Anche i prezzi del rame hanno registrato un calo, pur restando vicini ai massimi storici. I futures benchmark sul rame al London Metal Exchange sono scesi dell’1,3% a 13.953,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno perso lo 0,5% a 6,58 dollari per libbra.

    Il rame LME aveva raggiunto quota 14.191,48 dollari per tonnellata nella seduta di mercoledì, mantenendosi vicino al massimo storico di 14.531,70 dollari registrato a fine gennaio.

    “Il superamento della soglia dei 14.000 dollari per tonnellata evidenzia quanto il mercato del rame sia diventato ristretto. Le basse scorte al di fuori degli Stati Uniti e le continue interruzioni nelle principali regioni produttive rendono i prezzi sempre più sensibili a qualsiasi incremento della domanda”, hanno aggiunto gli analisti di ING.

  • Il vertice Trump-Xi e la ristrutturazione AI di Cisco guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Il vertice Trump-Xi e la ristrutturazione AI di Cisco guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno registrato rialzi giovedì, mentre gli investitori bilanciavano il rinnovato entusiasmo per l’intelligenza artificiale con l’incertezza geopolitica legata al summit tra Donald Trump e Xi Jinping.

    Allo stesso tempo, i prezzi del petrolio si sono mantenuti sopra i 100 dollari al barile, mentre i mercati cercavano possibili segnali di progressi diplomatici sul conflitto con l’Iran. Nel frattempo, le azioni di Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) sono balzate dopo l’annuncio di un importante piano di ristrutturazione focalizzato sull’intelligenza artificiale, mentre Kevin Warsh è stato ufficialmente confermato come nuovo presidente della Federal Reserve.

    I futures avanzano mentre continua l’ottimismo sull’AI

    Alle 03:40 ET, i futures sul Dow Jones guadagnavano 176 punti, pari allo 0,4%, mentre i futures sull’S&P 500 salivano di 18 punti, pari allo 0,2%. I futures sul Nasdaq 100 sovraperformavano con un rialzo di 144 punti, ovvero dello 0,5%, sostenuti dalla continua forza dei titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale.

    Secondo Reuters, gli Stati Uniti hanno autorizzato circa 10 aziende cinesi ad acquistare il chip AI H200 di Nvidia, attualmente il secondo processore più potente del gruppo, anche se le consegne non sono ancora iniziate.

    Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, sta accompagnando Trump durante il viaggio in Cina, alimentando le aspettative che i colloqui possano favorire lo sblocco delle vendite dell’H200 nel mercato cinese.

    Mercoledì, l’indice S&P 500 ha raggiunto un nuovo massimo storico in chiusura, mentre il Nasdaq Composite è salito dell’1,2%. Al contrario, il Dow Jones Industrial Average ha perso lo 0,1%.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno osservato che i titoli dei semiconduttori hanno beneficiato delle notizie relative alla presenza di Huang in Cina insieme a Trump, mentre le società software e di servizi “non sono state invitate all’ultima festa sfrenata del settore tecnologico”. Hanno inoltre aggiunto che l’andamento sottostante del mercato “non è stato affatto così robusto”, evidenziando la debolezza dell’indice S&P 500 equal-weight.

    Gli investitori hanno inoltre sostanzialmente ignorato i dati sui prezzi alla produzione statunitensi, risultati superiori alle attese, segnando il secondo giorno consecutivo di sorprese inflazionistiche al rialzo.

    “I rialzisti dell’equity hanno interpretato il dato PPI semplicemente come una conseguenza dell’Iran e, dato che il consenso continua ad aspettarsi un accordo con Teheran, l’ipotesi è che l’inflazione rallenterà una volta raggiunto quell’accordo”, hanno dichiarato gli analisti di Vital Knowledge.

    Trump e Xi concludono il primo round di colloqui

    Il primo ciclo di colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping si è concluso durante la fase iniziale del summit di due giorni a Pechino.

    I media statali cinesi hanno riportato che Xi ha dichiarato che i negoziati — in particolare quelli commerciali — stanno facendo progressi, pur avvertendo che le continue pressioni statunitensi su Taiwan potrebbero compromettere le relazioni bilaterali.

    I mercati stanno inoltre monitorando se il summit possa produrre iniziative diplomatiche collegate al conflitto iraniano. Alcuni analisti ritengono che Trump possa cercare il sostegno della Cina per un accordo di pace di lungo termine, considerando che Pechino è uno dei maggiori acquirenti di petrolio iraniano, anche se resta incerto se la Cina sia disposta ad assumere tale ruolo.

    Il summit si svolge mentre l’economia globale affronta crescenti incertezze legate alla prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, la rotta marittima strategica al largo della costa meridionale iraniana attraverso cui passa circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

    I prezzi del petrolio restano elevati

    I prezzi del petrolio hanno registrato nuovi rialzi giovedì, con gli analisti di ING Group che hanno sottolineato come i trader stiano “attendendo con impazienza l’esito dell’incontro tra [Trump e Xi] e se questo possa produrre risultati positivi sulla guerra in Iran”.

    Il Brent si è mantenuto sopra i 105 dollari al barile, ben oltre i circa 70 dollari registrati prima dell’escalation del conflitto.

    Il forte aumento dei prezzi energetici ha intensificato i timori di nuove pressioni inflazionistiche a livello globale, soprattutto dopo che i recenti dati statunitensi hanno mostrato un’accelerazione dei prezzi al consumo e alla produzione.

    Gli analisti di Morgan Stanley hanno avvertito che lo shock energetico potrebbe indebolire la crescita economica e contribuire a pressioni inflazionistiche anche oltre i mercati petroliferi e del gas.

    Cisco vola dopo il piano di ristrutturazione legato all’intelligenza artificiale

    Le azioni di Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) sono balzate nelle contrattazioni after-hours dopo che il gruppo ha annunciato un ampio piano di ristrutturazione focalizzato sull’intelligenza artificiale.

    Cisco ha dichiarato che il piano comporterà oneri per circa 1 miliardo di dollari legati a buonuscite e altre spese correlate. La società ha inoltre confermato l’intenzione di ridurre il personale di circa 4.000 dipendenti, pari a circa il 5% della forza lavoro totale.

    L’azienda prevede di contabilizzare circa 450 milioni di dollari di questi costi di ristrutturazione nel quarto trimestre dell’esercizio fiscale 2026, mentre la restante parte sarà registrata nel corso del 2027. Cisco ha precisato che la maggior parte di tali costi sarà di natura monetaria.

    L’amministratore delegato Chuck Robbins ha dichiarato agli analisti dopo la pubblicazione dei risultati che l’azienda non “ha sempre esattamente le risorse di cui avremo bisogno in futuro nei posti giusti”, aggiungendo che la ristrutturazione riguarda più una riallocazione delle risorse “piuttosto che il risparmio”.

    La ristrutturazione arriva mentre sempre più aziende stanno aumentando gli investimenti in processori AI e nelle reti ad alta velocità necessarie per supportare data center avanzati.

    Cisco ha inoltre migliorato le previsioni di fatturato per l’esercizio 2026, stimando ora ricavi compresi tra 62,8 e 63 miliardi di dollari, rispetto alla precedente guidance tra 61,2 e 61,7 miliardi.

    Kevin Warsh confermato nuovo presidente della Federal Reserve

    Il Senato degli Stati Uniti ha ufficialmente confermato Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve mercoledì, affidando all’ex banchiere e avvocato la guida della banca centrale mentre i policymaker continuano ad affrontare crescenti pressioni inflazionistiche.

    Il voto del Senato è arrivato dopo l’approvazione della nomina di Warsh nel Board of Governors della Fed all’inizio della settimana.

    Warsh sostituirà l’attuale presidente della Fed Jerome Powell alla scadenza del mandato di Powell prevista per venerdì. Powell resterà comunque membro del Board della Federal Reserve, mentre il governatore Stephen Miran dovrebbe lasciare il proprio incarico per fare spazio a Warsh.

  • Le borse europee avanzano grazie ai colloqui Trump-Xi e all’ottimismo sull’intelligenza artificiale: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee avanzano grazie ai colloqui Trump-Xi e all’ottimismo sull’intelligenza artificiale: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno chiuso in moderato rialzo giovedì, mentre gli investitori continuavano a monitorare gli sviluppi del vertice di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping. Nel frattempo, il persistente entusiasmo per l’intelligenza artificiale ha continuato a sostenere il comparto tecnologico.

    Alle 07:05 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 avanzava dello 0,4%. Il DAX tedesco guadagnava l’1,1%, il CAC 40 francese lo 0,6%, mentre il FTSE 100 britannico restava sostanzialmente invariato.

    I titoli tecnologici si sono confermati tra i migliori performer della seduta, seguendo il forte rialzo registrato a Wall Street il giorno precedente. ASML (EU:ASML) e STMicroelectronics (BIT:STMMI) hanno infatti beneficiato del continuo interesse degli investitori verso i titoli legati all’intelligenza artificiale.

    Il primo ciclo di colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping si è concluso durante la fase iniziale del summit di due giorni. Secondo i media statali cinesi, Xi ha dichiarato che i negoziati, soprattutto sul commercio, stanno facendo progressi, pur avvertendo che le tensioni su Taiwan potrebbero compromettere i rapporti tra i due Paesi.

    I mercati stanno inoltre osservando attentamente eventuali sviluppi diplomatici relativi al conflitto con l’Iran. Alcuni analisti ritengono che Trump possa cercare di convincere la Cina, uno dei maggiori importatori di petrolio iraniano, a sostenere un eventuale accordo di pace duraturo, anche se resta incerto se Pechino sia realmente disposta ad assumere questo ruolo.

    Nel frattempo, gli investitori continuano a valutare le conseguenze economiche della prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico al largo delle coste iraniane attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire, con il Brent sopra i 105 dollari al barile rispetto ai circa 70 dollari registrati prima dell’escalation del conflitto. Questo aumento dei costi energetici ha riacceso i timori di una nuova ondata inflazionistica a livello globale, dopo i recenti dati statunitensi sui prezzi al consumo e alla produzione.

    Gli analisti di Morgan Stanley hanno scritto in una nota che “prezzi dell’energia più elevati comportano una crescita più debole e un’inflazione più alta”.

    Anche la stagione delle trimestrali europee continua ad attirare l’attenzione degli investitori. Le azioni di Burberry (LSE:BRBY) sono scese dopo che il gruppo del lusso ha annunciato che non distribuirà dividendi e ha avvertito di un contesto macroeconomico incerto per l’esercizio fiscale 2027.

    Nel frattempo, Allegro ha migliorato le previsioni per la propria divisione internazionale, sostenendo il titolo della piattaforma polacca di e-commerce.

  • Stellantis accelera a Piazza Affari mentre Filosa apre a nuove partnership (STLAM)

    Stellantis accelera a Piazza Affari mentre Filosa apre a nuove partnership (STLAM)

    Le azioni di Stellantis (BIT:STLAM) hanno guidato i rialzi del FTSE MIB giovedì mattina, sostenute dal miglioramento del sentiment sui mercati dopo il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping.

    Il titolo del gruppo automobilistico ha guadagnato oltre il 3% nelle prime ore di contrattazione a Piazza Affari, dopo aver già chiuso la seduta precedente in rialzo del 3,39%, raggiungendo quota 6,676 euro, il livello più alto dalla fine di aprile.

    Il recente recupero ha permesso a Stellantis di ridurre le perdite accumulate nell’ultimo mese, ora limitate a circa il 3%, anche se il bilancio da inizio anno resta negativo di circa il 31%.

    I mercati stanno osservando con attenzione il summit tra Stati Uniti e Cina, considerato cruciale per una possibile stabilizzazione delle relazioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali. Gli investitori ritengono che anche piccoli segnali di distensione su dazi, tecnologia e commercio possano favorire i titoli ciclici globali, in particolare il settore automobilistico, fortemente esposto alle tensioni geopolitiche e alle catene di approvvigionamento internazionali.

    In questo contesto, Stellantis viene considerata tra i potenziali beneficiari grazie alla sua forte presenza negli Stati Uniti e alle crescenti partnership con operatori cinesi nel settore elettrico. Una riduzione del rischio di nuove barriere commerciali o un clima di “competizione gestita” tra Washington e Pechino potrebbe infatti migliorare la visibilità su vendite, investimenti e supply chain.

    Le aspettative di minori tensioni tariffarie e di maggiore stabilità nel commercio internazionale stanno quindi alimentando gli acquisti sul titolo, che segue il recupero dell’intero comparto automobilistico europeo, particolarmente sensibile alle trattative commerciali globali.

    Dopo aver recentemente annunciato il rafforzamento della partnership con Leapmotor, il management di Stellantis ha lasciato intendere di voler ampliare ulteriormente le collaborazioni industriali anche oltre la Cina.

    L’amministratore delegato Antonio Filosa ha dichiarato nei giorni scorsi: “Partnerships don’t have to be one-way, nor will they be just about Leapmotor”, sottolineando che Stellantis resta un partner interessante grazie alla propria presenza geografica, alla scala globale e ai suoi “incredibly strong brands”. Filosa ha aggiunto che le possibili aree di collaborazione potrebbero includere tecnologia, supply chain e utilizzo della capacità produttiva.

    Antonio Filosa ha inoltre citato la partnership con Koç Holding in Turchia attraverso Tofas come esempio virtuoso di cooperazione industriale, affermando che “la scelta di un partner dipende da ciò che possiamo condividere e dai benefici reciproci”.

    Gli analisti di Equita ritengono che, alla luce delle recenti indiscrezioni di stampa e delle dichiarazioni del management, sia “ragionevole aspettarsi ulteriori accordi di collaborazione industriale finalizzati principalmente al contenimento dei costi”. Equita mantiene una raccomandazione hold sul titolo Stellantis con target price a 7,60 euro.

  • STMicroelectronics continua il rally grazie al vertice Trump-Xi Jinping (STMMI)

    STMicroelectronics continua il rally grazie al vertice Trump-Xi Jinping (STMMI)

    Le azioni di STMicroelectronics (BIT:STMMI) hanno proseguito il forte rialzo a Piazza Affari, sostenute dal rinnovato ottimismo sul settore dei semiconduttori e dal miglioramento del sentiment verso i titoli legati ai chip.

    A sostenere il comparto sono stati soprattutto gli sviluppi legati al vertice di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping, che ha alimentato le speranze di un allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

    Le azioni STMicroelectronics hanno guadagnato oltre il 2% nelle contrattazioni mattutine, raggiungendo un massimo intraday di 53,58 euro. Il movimento si aggiunge al forte rialzo della seduta precedente, chiusa con un balzo del 9,86%, dopo il calo del 5,29% registrato il giorno prima.

    Il titolo segna ora un progresso di circa il 157% negli ultimi sei mesi e si trova ai livelli più alti dal settembre 2000.

    Gli analisti di Jefferies hanno inoltre evidenziato che i risultati trimestrali di Cisco, definiti “superiori alle attese” e accompagnati da prospettive “molto solide”, hanno contribuito a sostenere il comparto dei semiconduttori nelle ultime sedute.

    Parallelamente, gli analisti di Morningstar hanno abbassato il rating sul titolo STMicroelectronics da hold a sell, confermando però il target price a 39 euro.

    I mercati hanno interpretato il summit tra Donald Trump e Xi Jinping come un possibile segnale di distensione sulle restrizioni tecnologiche e sui semiconduttori, tema cruciale per l’intera industria globale dei chip. Un contesto geopolitico più stabile potrebbe ridurre i rischi legati alle catene di approvvigionamento e migliorare la visibilità sulla domanda, favorendo in particolare i gruppi europei attivi nell’elettronica industriale e automotive come STMicroelectronics.

    Xi Jinping ha dichiarato di aver sempre creduto che “gli interessi comuni tra Cina e Stati Uniti superino le differenze” e che “una relazione stabile” tra i due Paesi “porti benefici a entrambe le parti” e all’economia globale. Il presidente cinese ha inoltre affermato che i negoziati commerciali hanno registrato progressi e che è stato condiviso con Trump l’obiettivo di costruire una relazione stabile e costruttiva per i prossimi anni.

    Al vertice hanno partecipato anche importanti dirigenti di Wall Street e dell’industria americana, inclusi rappresentanti di Apple, Nvidia, Tesla, Boeing e Goldman Sachs. I colloqui hanno riguardato commercio, intelligenza artificiale, tecnologia e questioni geopolitiche come Iran e Taiwan.

    Secondo diverse indiscrezioni, gli Stati Uniti starebbero inoltre lavorando a possibili accordi economici legati all’acquisto cinese di prodotti agricoli e a nuovi ordini per Boeing, oltre alla creazione di nuovi tavoli di cooperazione commerciale e sugli investimenti tra i due Paesi.

    Alcune indiscrezioni circolate a Washington parlano anche della possibilità di ingenti investimenti cinesi negli Stati Uniti, ipotesi che avrebbe suscitato forti reazioni all’interno di alcune aree politiche americane.

  • I futures di Wall Street indicano un’apertura contrastata mentre le preoccupazioni sull’inflazione compensano la forza del settore tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street indicano un’apertura contrastata mentre le preoccupazioni sull’inflazione compensano la forza del settore tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures azionari statunitensi indicavano un’apertura contrastata mercoledì, con gli investitori impegnati a bilanciare il rinnovato slancio dei titoli tecnologici con i nuovi dati sull’inflazione, che hanno rafforzato le preoccupazioni su tassi di interesse e aumento dei costi.

    I futures legati al Nasdaq si muovevano in rialzo prima dell’apertura, sostenuti dai guadagni dei titoli dei semiconduttori, mentre il sentiment sul resto del mercato al di fuori del comparto tecnologico rimaneva più prudente.

    Nvidia sostiene il settore dei semiconduttori prima dell’apertura

    I titoli tecnologici sembravano pronti a guidare i rialzi iniziali, con Nvidia (NASDAQ:NVDA) in aumento dell’1,6% nelle contrattazioni premarket.

    Il rialzo è seguito alla notizia che il CEO di Nvidia Jensen Huang accompagnerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel viaggio in Cina per gli incontri con il presidente cinese Xi Jinping.

    Secondo le indiscrezioni, Huang sarebbe stato aggiunto alla delegazione all’ultimo minuto, contribuendo a migliorare il sentiment sull’intero settore dei semiconduttori prima dell’avvio delle contrattazioni.

    I prezzi alla produzione crescono più del previsto

    L’interesse degli investitori al di fuori dei titoli tecnologici è rimasto contenuto dopo la pubblicazione di dati sull’inflazione alla produzione negli Stati Uniti superiori alle attese.

    Secondo il United States Department of Labor, l’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è aumentato dell’1,4% ad aprile dopo un incremento dello 0,7% a marzo, rivisto al rialzo.

    Gli economisti si aspettavano un aumento mensile dello 0,5%.

    Il rapporto ha inoltre mostrato che l’inflazione annuale alla produzione è accelerata al 6,0% ad aprile dal 4,3% del mese precedente, superando le previsioni di un aumento al 4,9%.

    I mercati recuperano dopo le perdite iniziali di martedì

    Le azioni di Wall Street hanno recuperato terreno durante la seduta di martedì dopo le forti perdite registrate nella prima parte della giornata.

    Il Nasdaq, fortemente esposto ai titoli tecnologici, ha recuperato dopo aver perso fino al 2%, ma ha comunque chiuso in calo di 185,92 punti, pari allo 0,7%, a 26.088,20.

    L’S&P 500 ha ceduto 11,88 punti, pari allo 0,2%, a 7.400,96, mentre il Dow Jones Industrial Average è salito di 56,09 punti, pari allo 0,1%, chiudendo a 49.760,56.

    I prezzi del petrolio continuano a salire per le tensioni con l’Iran

    Il forte rialzo dei prezzi del petrolio ha contribuito alle vendite iniziali di martedì, con i futures sul greggio statunitense in aumento di oltre il 4% e tornati sopra i 100 dollari al barile.

    Il mercato petrolifero continua a reagire all’incertezza legata ai negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz.

    Trump ha dichiarato lunedì che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è in “supporto vitale”, definendo la tregua “incredibilmente fragile”.

    Le preoccupazioni sull’inflazione continuano a pesare sul sentiment

    Il sentiment di mercato è stato ulteriormente appesantito dai dati sull’inflazione al consumo pubblicati all’inizio della settimana, che hanno mostrato il più rapido aumento annuale dei prezzi al consumo da maggio 2023.

    L’inflazione al consumo è salita al 3,8% ad aprile dal 3,3% di marzo, trainata principalmente dall’aumento dei costi energetici.

    Nonostante le preoccupazioni sull’inflazione, le azioni hanno recuperato parte delle perdite nel corso della seduta di martedì, mentre gli investitori continuavano a concentrarsi sui solidi risultati societari.

    “Considerando che l’inflazione si sta muovendo nella direzione sbagliata e che il mercato del lavoro rimane solido, è molto improbabile che la Fed possa abbassare i tassi di interesse a breve e c’è la possibilità che il mercato inizi a prezzare rialzi dei tassi per il prossimo anno”, ha dichiarato Chris Zaccarelli, chief investment officer di Northlight Asset Management.

    Ha aggiunto: “Non crediamo che il mercato abbia bisogno di tagli dei tassi per continuare a salire, ma gli utili societari dovranno continuare a fare gran parte del lavoro, dato che un’espansione dei multipli non sembra possibile in questo momento.”

    I titoli tecnologici e delle compagnie aeree hanno pesato nella seduta precedente

    I titoli hardware e dei semiconduttori hanno registrato alcune delle perdite più marcate martedì, pesando fortemente sul Nasdaq.

    L’indice NYSE Arca Computer Hardware è sceso del 3,6%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index ha perso il 3%.

    Anche i titoli delle compagnie aeree hanno registrato forti ribassi, con il NYSE Arca Airline Index in calo del 2%.

    Anche i titoli del networking, del software e dell’acciaio hanno chiuso in ribasso, mentre le società di servizi petroliferi hanno beneficiato del rialzo del greggio, spingendo il Philadelphia Oil Service Index in rialzo del 2,2%.

    I titoli sanitari, biotech e farmaceutici hanno invece registrato buone performance, contribuendo a limitare le perdite complessive del mercato.

  • Le borse europee si muovono in ordine sparso mentre gli investitori valutano utili e dati economici: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si muovono in ordine sparso mentre gli investitori valutano utili e dati economici: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato un andamento misto mercoledì, mentre gli investitori analizzavano una nuova serie di risultati societari e importanti dati economici provenienti dall’area europea.

    Il sentiment di mercato è rimasto prudente anche a causa dell’indebolimento delle speranze di un accordo di pace con l’Iran e delle crescenti preoccupazioni sull’inflazione, con l’attenzione rivolta all’imminente incontro a Pechino tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    L’inflazione francese accelera mentre cresce la disoccupazione

    I dati economici pubblicati mercoledì hanno mostrato che l’inflazione al consumo in Francia è salita al 2,2% ad aprile, in linea con le stime preliminari e in aumento rispetto all’1,7% di marzo, secondo i dati diffusi da INSEE.

    Si tratta del ritmo di crescita più rapido da luglio 2024, quando l’inflazione aveva raggiunto il 2,3%.

    Anche l’inflazione armonizzata nell’Unione Europea ha accelerato, salendo al 2,5% ad aprile dal 2,0% del mese precedente.

    Dati separati hanno inoltre mostrato che il tasso di disoccupazione francese è salito inaspettatamente all’8,1% nel primo trimestre, raggiungendo il livello più alto dal primo trimestre del 2021.

    Cresce l’inflazione all’ingrosso in Germania

    In Germania, i dati pubblicati da Destatis hanno mostrato che i prezzi all’ingrosso sono aumentati del 6,3% su base annua ad aprile, dopo il +4,1% registrato a marzo.

    L’aumento è stato attribuito al rincaro dei prezzi dell’energia e delle materie prime in un contesto di tensioni tra Stati Uniti e Iran. Si tratta del livello più elevato dell’inflazione all’ingrosso da febbraio 2023.

    Nel frattempo, Eurostat ha confermato che l’economia dell’Eurozona è cresciuta dello 0,1% nel primo trimestre del 2026 rispetto al trimestre precedente.

    Gli indici europei si muovono in direzioni diverse

    L’indice CAC 40 francese perdeva lo 0,4% durante la seduta, mentre il FTSE 100 britannico oscillava intorno alla parità.

    L’indice tedesco DAX si è distinto con un rialzo dello 0,6%.

    Allianz, E.ON e Deutsche Telekom in rialzo

    Tra i singoli titoli, Allianz (TG:ALV) è salita dopo aver riportato un utile record nel primo trimestre, sostenuto dalla vendita di partecipazioni in joint venture indiane.

    Anche E.ON (TG:EOAN) ha registrato forti guadagni il giorno successivo all’annuncio dell’acquisizione del fornitore energetico britannico OVO Energy.

    Deutsche Telekom (TG:DTE) è avanzata dopo aver alzato le previsioni per l’intero esercizio.

    Anche l’assicuratore svizzero Zurich Insurance Group (TG:ZFIN) è salito grazie alla crescita dei premi in tutti i segmenti operativi.

    ABN AMRO, Vallourec e Alstom avanzano dopo i risultati

    ABN AMRO (EU:ABN) è salita nettamente dopo aver pubblicato utili trimestrali superiori alle aspettative del mercato.

    Anche Vallourec (EU:VK) è balzata in alto grazie a risultati trimestrali migliori delle attese.

    Nel frattempo, Alstom (EU:ALO) ha guadagnato terreno dopo aver annunciato un livello record di ordini nella seconda metà dell’esercizio 2025/2026.

    Crollano le azioni Vistry dopo il taglio della guidance

    Sul fronte opposto, Vistry Group (LSE:VTRY) è crollata dopo aver ridotto le previsioni sull’utile ante imposte per l’intero anno.

  • Buzzi registra un calo dei ricavi nel primo trimestre mentre il rallentamento europeo pesa sui risultati

    Buzzi registra un calo dei ricavi nel primo trimestre mentre il rallentamento europeo pesa sui risultati

    Buzzi (BIT:BZU) ha riportato mercoledì una diminuzione delle vendite nette del primo trimestre, attribuendo il risultato al rallentamento delle consegne in Europa causato da condizioni meteorologiche sfavorevoli che hanno influenzato l’attività edilizia nel periodo.

    Le vendite nette del trimestre sono scese a 960,3 milioni di euro (1,1 miliardi di dollari).

    Le azioni della società hanno trattato sostanzialmente invariate mercoledì dopo essere inizialmente scese di oltre il 2% in seguito alla pubblicazione dei risultati.

    L’integrazione delle attività negli Emirati Arabi Uniti sostiene i volumi di cemento

    Nonostante il calo del fatturato, Buzzi ha registrato un aumento del 10,4% dei volumi di cemento venduti rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

    La crescita è stata principalmente sostenuta dall’inclusione delle attività della società negli Emirati Arabi Uniti nei risultati finanziari a partire da maggio 2025.

    La società conferma la guidance 2026 nonostante le pressioni sui costi

    Buzzi ha confermato le proprie previsioni per il 2026 e continua ad attendersi una lieve contrazione dell’utile operativo ricorrente rispetto ai livelli del 2025.

    La società ha dichiarato che l’aumento dei costi energetici dovrebbe incrementare le spese operative, mentre anche l’andamento sfavorevole del cambio del dollaro statunitense potrebbe pesare sulla redditività.

  • Il petrolio arretra mentre restano in focus la fragile tregua con l’Iran e l’incontro Trump-Xi

    Il petrolio arretra mentre restano in focus la fragile tregua con l’Iran e l’incontro Trump-Xi

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, interrompendo un rally durato tre sedute consecutive, mentre gli operatori valutavano l’incertezza legata alla fragile situazione di cessate il fuoco in Medio Oriente e attendevano i colloqui in Cina tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    I futures sul Brent sono scesi di 1,47 dollari, pari all’1,4%, a 106,30 dollari al barile alle 0630 GMT. Anche i futures sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso 1,41 dollari, pari all’1,4%, attestandosi a 100,77 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark petroliferi hanno continuato a muoversi intorno o al di sopra della soglia dei 100 dollari al barile da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran alla fine di febbraio e Teheran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz.

    I timori sull’offerta continuano a sostenere il mercato del greggio

    Gli analisti hanno affermato che le preoccupazioni sulle forniture energetiche globali continuano a sostenere i prezzi nonostante il recente calo.

    “Le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta e l’incertezza che circonda il Medio Oriente continuano a sostenere i prezzi del petrolio, anche se i trader faticano a individuare una direzione chiara”, ha dichiarato Priyanka Sachdeva, senior market analyst presso Phillip Nova.

    “Il mercato continua a reagire in modo estremamente sensibile a ogni aggiornamento proveniente dalla regione, il che significa che è probabile che persistano forti oscillazioni. Qualsiasi ulteriore escalation o minaccia diretta ai flussi di approvvigionamento potrebbe rapidamente riaccendere un forte slancio rialzista sia per il Brent sia per il WTI”, ha aggiunto Sachdeva.

    Martedì i prezzi del petrolio erano saliti di oltre il 3%, proseguendo i guadagni precedenti dopo che le speranze di un accordo di cessate il fuoco duraturo tra Stati Uniti e Iran si erano ulteriormente indebolite, riducendo le aspettative di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz. Attraverso questo passaggio strategico transita normalmente circa un quinto dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Trump in viaggio verso la Cina mentre persistono le tensioni con l’Iran

    Trump ha dichiarato martedì di non ritenere necessario l’aiuto della Cina per porre fine al conflitto con l’Iran, nonostante le prospettive di un accordo di pace duraturo continuino a diminuire e Teheran abbia rafforzato il controllo sullo Stretto di Hormuz.

    La Cina rimane il principale acquirente di petrolio greggio iraniano nonostante le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump. Trump dovrebbe incontrare Xi Jinping a Pechino giovedì e venerdì.

    In una nota ai clienti, gli analisti di Eurasia Group hanno scritto: “La durata dell’interruzione e l’entità della perdita di offerta – già superiore a 1 miliardo di barili – significano che i prezzi del petrolio probabilmente resteranno sopra gli 80 dollari al barile per il resto dell’anno”.

    L’aumento dei costi energetici pesa sull’economia statunitense

    Il conflitto con l’Iran sta iniziando ad avere effetti sempre più evidenti sull’economia statunitense, poiché i prezzi elevati del greggio si traducono in carburanti più costosi per consumatori e imprese. Gli economisti si aspettano inoltre effetti secondari più ampi nei prossimi mesi.

    I dati pubblicati ad aprile hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati bruscamente per il secondo mese consecutivo, registrando il più forte incremento annuale dell’inflazione degli ultimi quasi tre anni. I numeri hanno rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa mantenere invariati i tassi di interesse per un periodo prolungato.

    “Il marcato aumento dell’inflazione nelle economie avanzate non ha ancora provocato una contrazione della spesa reale, ma il diffuso calo della fiducia dei consumatori e delle intenzioni di assunzione indica che il peggio potrebbe ancora arrivare”, hanno dichiarato gli analisti di Capital Economics in una nota ai clienti.

    Tassi di interesse più elevati aumentano generalmente il costo del credito, elemento che può pesare sull’attività economica e ridurre la domanda di petrolio.

    Le scorte di greggio statunitensi continuano a diminuire

    Mentre il conflitto con l’Iran prosegue, le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono diminuite per la quarta settimana consecutiva la scorsa settimana, mentre anche le scorte di distillati hanno registrato un calo, secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute.