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  • I futures azionari USA restano invariati mentre i mercati valutano il conflitto in Medio Oriente e i dati economici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari USA restano invariati mentre i mercati valutano il conflitto in Medio Oriente e i dati economici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici azionari statunitensi sono rimasti sostanzialmente invariati mercoledì, indicando un’apertura relativamente stabile dopo i ribassi registrati nelle ultime sedute.

    I prezzi del petrolio e i rendimenti dei Treasury sono scesi dai recenti massimi, mentre gli investitori continuano a valutare gli sviluppi in Medio Oriente e attendono il rapporto sull’occupazione statunitense previsto per venerdì.

    L’Iran ha lanciato mercoledì missili e droni verso siti collegati agli Stati Uniti in Bahrain, Giordania e Kuwait dopo che gli Stati Uniti avevano condotto martedì attacchi contro obiettivi militari iraniani.

    Gli attacchi iraniani sono arrivati dopo un avvertimento del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui una rappresaglia avrebbe portato l’Iran a essere “colpito molto più duramente” e gli Stati Uniti starebbero ancora trattenendo “l’attacco più grande di tutti”.

    Petrolio e rendimenti dei Treasury arretrano

    Nonostante il nuovo scambio di attacchi, i futures sul petrolio greggio statunitense sono scesi dello 0,8% dopo essere aumentati di oltre l’8% nelle due sedute precedenti.

    Anche i rendimenti dei Treasury sono diminuiti, con quello del titolo benchmark a 10 anni in ritirata dal livello di chiusura più alto in quasi tre anni.

    I ribassi sono arrivati dopo un periodo di aumento dei prezzi dell’energia e dei rendimenti obbligazionari che aveva accresciuto l’attenzione del mercato sull’inflazione e sulle prospettive dei tassi d’interesse statunitensi.

    Gli investitori attendono inoltre il rapporto mensile sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro, previsto per venerdì, che fornirà ulteriori indicazioni sulle condizioni del mercato del lavoro.

    La crescita dell’occupazione privata ADP è inferiore alle attese

    In vista del rapporto governativo sull’occupazione, ADP ha comunicato che il settore privato statunitense ha aggiunto 38.000 posti di lavoro ad agosto.

    Il dato segue un aumento rivisto al rialzo di 46.000 posti a luglio. Inizialmente, il mese precedente aveva registrato un incremento di 44.000 unità.

    Gli economisti si aspettavano un aumento di 48.000 posti di lavoro nel settore privato ad agosto.

    I dati ADP rappresentano una misura delle condizioni del mercato del lavoro, ma non anticipano necessariamente il risultato del rapporto sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro.

    Il Nasdaq perde l’1% nella seduta precedente

    Le azioni statunitensi hanno registrato ribassi più ampi martedì, dopo perdite moderate nelle due sedute precedenti.

    Il Nasdaq Composite è sceso di 271,11 punti, pari all’1%, chiudendo a 26.099,77. Il Dow Jones Industrial Average ha perso 419,02 punti, o lo 0,8%, a 52.766,88, mentre l’S&P 500 è diminuito di 54,67 punti, o dello 0,7%, a 7.631,47.

    Gli indici hanno chiuso sopra i minimi della seduta, ma sono rimasti nettamente in territorio negativo.

    I ribassi sono avvenuti dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica in Iran.

    Centcom ha dichiarato che gli attacchi hanno fatto seguito a recenti tentativi dell’IRGC di colpire il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e membri delle forze armate statunitensi dispiegati nella regione.

    Trump avverte l’Iran di possibili ulteriori azioni

    Dopo gli attacchi statunitensi, Trump ha avvertito l’Iran contro eventuali rappresaglie in un post su Truth Social.

    Trump ha dichiarato che l’Iran sarebbe stato “colpito di nuovo a un livello molto più duro e più alto” in caso di rappresaglia.

    “Ma non sarà l’attacco più grande di tutti, quello è in attesa dietro le quinte e, quando sarà finito, rimarrà ben poco della Repubblica Islamica dell’Iran!” ha dichiarato Trump.

    I futures sul petrolio greggio statunitense sono aumentati di oltre il 5% durante la seduta di martedì dopo gli ultimi sviluppi.

    L’aumento dei prezzi del petrolio ha accresciuto l’attenzione del mercato sui potenziali effetti sull’inflazione e sulle implicazioni per la politica monetaria, anche se l’impatto finale dipenderà dalla durata e dall’entità delle variazioni dei prezzi dell’energia.

    La crescita del settore manifatturiero USA rallenta ad agosto

    Le azioni statunitensi hanno recuperato parte delle perdite iniziali martedì dopo che l’Institute for Supply Management ha segnalato un rallentamento della crescita dell’attività manifatturiera.

    L’indice PMI manifatturiero ISM è sceso a 54,6 ad agosto da 55,6 a luglio. Gli economisti prevedevano una lettura di 55,2.

    Un valore superiore a 50 indica un’espansione dell’attività manifatturiera.

    Il dato inferiore alle attese ha fornito ulteriori informazioni sulle condizioni economiche in vista del rapporto sull’occupazione di venerdì e della riunione della Federal Reserve prevista più avanti nel mese.

    I dati non determinano l’esito della prossima decisione della Fed sui tassi d’interesse, che dipenderà dalla valutazione dei responsabili della politica monetaria su inflazione, occupazione e altri indicatori economici.

    Oro, networking e trasporti registrano ribassi

    Diversi settori hanno registrato perdite più ampie durante la seduta di martedì.

    I titoli legati all’oro sono scesi insieme al metallo prezioso, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in calo del 4,2%.

    Il NYSE Arca Networking Index ha perso il 2,6%, mentre il Dow Jones Transportation Average è sceso del 2,5%.

    Anche i titoli software, immobiliari e dei semiconduttori hanno registrato ribassi, mentre i produttori di petrolio e i titoli farmaceutici si sono mossi in controtendenza rispetto al mercato più ampio.

    Mercoledì gli investitori restano concentrati sugli sviluppi in Medio Oriente, sui prezzi dell’energia, sui rendimenti dei Treasury e sui prossimi dati statunitensi sul mercato del lavoro.

  • Le azioni europee scendono con l’aumento dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee scendono con l’aumento dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato ribassi mercoledì, con i principali indici vicini ai minimi di un mese mentre gli investitori valutano l’aumento dei prezzi del petrolio, la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato e le prospettive della politica monetaria.

    Il Brent si è avvicinato a 95 dollari al barile dopo gli attacchi militari statunitensi contro obiettivi in Iran e i successivi attacchi iraniani con missili e droni contro siti nella regione.

    Gli sviluppi hanno aumentato le preoccupazioni per potenziali interruzioni delle forniture energetiche e per il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I rendimenti obbligazionari dell’Eurozona estendono i rialzi

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono aumentati ulteriormente, seguendo movimenti analoghi registrati durante la notte sui mercati obbligazionari statunitensi e asiatici.

    I movimenti sono avvenuti mentre gli investitori valutano le prospettive della politica monetaria della Banca Centrale Europea dopo gli ultimi dati sull’inflazione dell’Eurozona.

    Le informazioni fornite indicano che l’inflazione dell’Eurozona ha raggiunto ad agosto il livello più alto in quasi tre anni. Le aspettative di mercato citate nella fonte indicano un aumento dei tassi della BCE di 25 punti base nella riunione del 10 settembre.

    Sebbene i mercati possano attribuire un’elevata probabilità a un aumento dei tassi, la decisione della BCE non è ancora stata presa e dipenderà dalla sua valutazione dell’inflazione, delle condizioni economiche e degli altri dati disponibili.

    DAX, FTSE 100 e CAC 40 scendono

    Il DAX tedesco è sceso dello 0,4%, mentre il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,3%.

    Il CAC 40 francese è diminuito dello 0,1%.

    I ribassi sono avvenuti mentre gli investitori monitorano gli sviluppi sui mercati energetici e i rendimenti dei titoli sovrani insieme alle prospettive della politica monetaria.

    Prudential e BP si muovono al ribasso

    L’assicuratore britannico Prudential (LSE:PRU) ha registrato un lieve calo nonostante abbia annunciato l’intenzione di riacquistare azioni per un valore massimo di 1,472 miliardi di dollari entro il 18 dicembre 2026 nell’ambito del programma di riacquisto esistente.

    Il movimento del titolo e l’annuncio del buyback si sono verificati durante la stessa seduta, ma le informazioni fornite non permettono di stabilire quali fattori abbiano determinato il calo delle azioni.

    Anche BP Plc (LSE:BP.) si è mossa al ribasso dopo la nomina di Ian Tyler come nuovo presidente.

    Allo stesso modo, le informazioni fornite non permettono di stabilire che la nomina abbia causato il movimento del titolo BP.

    Halma e Wizz Air salgono

    Halma (LSE:HLMA) ha registrato un rialzo dopo aver raggiunto un accordo per acquisire Pyxis, società statunitense specializzata nel monitoraggio della qualità dell’acqua.

    La transazione ha un valore iniziale di 170 milioni di dollari, secondo le informazioni fornite.

    Anche Wizz Air Holdings (LSE:WIZZ) si è mossa al rialzo dopo aver comunicato i dati operativi relativi ad agosto.

    I mercati europei restano concentrati sulla combinazione tra l’aumento dei prezzi dell’energia, la crescita dei rendimenti obbligazionari e le aspettative relative alla riunione di settembre della BCE.

  • I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi dal 2023 tra le interruzioni dell’offerta nel Golfo Persico

    I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi dal 2023 tra le interruzioni dell’offerta nel Golfo Persico

    I prezzi del gas naturale europeo e britannico sono aumentati nettamente mercoledì, raggiungendo i livelli più alti dal 2023 mentre gli sviluppi militari nel Golfo Persico hanno accresciuto le preoccupazioni sulle rotte di approvvigionamento del gas naturale liquefatto.

    Il contratto benchmark olandese front-month è salito a 74,32 euro per megawattora (MWh), il livello più alto in quasi tre anni. In Gran Bretagna, l’equivalente contratto wholesale NBP è salito a 183,95 pence per therm, raggiungendo anch’esso un livello che non si vedeva dal 2023.

    Gli ultimi aumenti hanno portato entrambi i benchmark al di sopra dei precedenti massimi registrati durante il conflitto in corso in Medio Oriente, mentre gli operatori di mercato valutano la possibile durata e portata delle interruzioni al trasporto globale di GNL.

    Il traffico nello Stretto di Hormuz diminuisce dopo l’escalation militare

    L’ultimo movimento dei prezzi ha seguito gli attacchi contro siti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e gli attacchi missilistici di rappresaglia contro basi aeree statunitensi in Giordania.

    Il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è sceso a una frazione dei livelli precedenti alla guerra, secondo i dati di monitoraggio marittimo citati nelle informazioni fornite. Washington sostiene che la via d’acqua rimane aperta alla navigazione.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un’azione militare “più dura”, compresi potenziali attacchi contro l’impianto di esportazione iraniano dell’isola di Kharg.

    Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del GNL trasportato via mare a livello globale, con il Qatar che rappresenta una fonte significativa di queste spedizioni. Il proseguimento delle interruzioni potrebbe influire sulla disponibilità di carichi di GNL sia per gli acquirenti europei sia per quelli asiatici.

    La durata dell’interruzione e il suo eventuale impatto sulle forniture regionali di gas rimangono incerti.

    Gli stoccaggi europei di gas sono intorno al 62%

    Gli sviluppi nel Golfo Persico coincidono con gli sforzi dell’Europa per ricostituire le scorte sotterranee di gas in vista dell’inverno nell’emisfero settentrionale.

    I dati di Gas Infrastructure Europe citati nelle informazioni fornite mostrano che gli impianti regionali di stoccaggio sono pieni per circa il 62% della capacità, al di sotto della media stagionale degli ultimi cinque anni.

    La domanda di elettricità generata da gas è aumentata durante le ondate di caldo estive nell’Europa meridionale, mentre la manutenzione ordinaria delle infrastrutture offshore in Norvegia e i ritardi nelle spedizioni di GNL dal Qatar hanno limitato le iniezioni negli stoccaggi durante agosto.

    Questa combinazione ha lasciato le scorte europee al di sotto dei livelli stagionali tipici con l’avvicinarsi dell’autunno.

    L’offerta di GNL resta una variabile chiave per il mercato invernale

    Gli operatori di mercato stanno monitorando se le interruzioni alle forniture marittime di GNL continueranno durante l’autunno.

    Una riduzione prolungata della disponibilità di GNL potrebbe aumentare la concorrenza tra acquirenti europei e asiatici per i carichi non impegnati provenienti dal bacino atlantico. L’effetto finale sui prezzi e sulle forniture fisiche dipenderà da fattori quali la durata delle interruzioni alla navigazione, le condizioni meteorologiche, la disponibilità di forniture alternative e la domanda regionale.

    Le informazioni fornite indicano inoltre che gli operatori stanno considerando la possibilità di ulteriore volatilità dei prezzi e vincoli all’offerta qualora le scorte rimangano al di sotto delle medie stagionali durante un periodo prolungato di freddo invernale.

    Questi esiti rimangono scenari e non sviluppi futuri già stabiliti.

    L’aumento dei prezzi dell’energia si aggiunge alle valutazioni della BCE sull’inflazione

    L’aumento dei prezzi del gas naturale precede inoltre la riunione del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea prevista per il 10 settembre.

    I dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona per agosto hanno mostrato un rallentamento dell’inflazione core al 2,4%, mentre il tasso complessivo è salito al 3,3%.

    Le informazioni fornite indicano che l’aumento dell’inflazione complessiva è stato principalmente associato a un incremento del 14,3% della componente energetica.

    La BCE valuterà l’inflazione, l’attività economica e gli altri dati disponibili nel considerare la politica monetaria. Il recente aumento dei prezzi del gas aggiunge un ulteriore fattore legato all’energia a questa valutazione, anche se il suo impatto finale sull’inflazione dipenderà dalla durata e dall’entità del movimento dei prezzi.

  • L’oro scende ai minimi di tre settimane mentre i mercati valutano petrolio e prospettive sui tassi Fed

    L’oro scende ai minimi di tre settimane mentre i mercati valutano petrolio e prospettive sui tassi Fed

    I prezzi dell’oro sono scesi ulteriormente mercoledì, raggiungendo il livello più basso da oltre tre settimane, mentre gli investitori valutavano l’aumento dei prezzi del petrolio, la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato, il rafforzamento del dollaro statunitense e le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

    Alle 01:52 ET (05:52 GMT), XAU/USD perdeva lo 0,4% a 4.311,83 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,9% a 4.358,24 dollari. XAG/USD cedeva lo 0,4% a 63,82 dollari l’oncia e XPT/USD diminuiva dello 0,4% a 1.736,87 dollari.

    L’indice del dollaro statunitense guadagnava lo 0,1% a 99,77.

    Gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran mantengono l’attenzione su petrolio e inflazione

    L’oro si avviava verso la quarta seduta consecutiva di ribassi ed era in calo di circa l’8% rispetto al massimo della settimana precedente, vicino a 4.700 dollari.

    Gli ultimi movimenti sono arrivati dopo che martedì gli Stati Uniti hanno effettuato una nuova serie di attacchi contro obiettivi in Iran. Teheran ha dichiarato di aver risposto agli attacchi, dopo un periodo di relativa calma durato quasi un mese.

    Il Brent ha superato i 95 dollari al barile e il greggio statunitense ha oltrepassato i 91 dollari, mentre i trader valutavano la possibilità che un conflitto prolungato potesse incidere sui flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’aumento dei prezzi dell’energia può contribuire all’inflazione, rendendo le prospettive del petrolio uno dei fattori considerati dagli investitori nella valutazione delle future decisioni della Federal Reserve.

    I mercati attribuivano una probabilità vicina al 70% a un aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve nella riunione del 15-16 settembre.

    I funzionari della Fed affrontano i rischi legati all’inflazione

    Le aspettative dei mercati seguono i commenti del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole la settimana precedente e ulteriori dichiarazioni di funzionari della Fed sull’inflazione.

    Martedì il governatore della Fed Michael Barr ha affermato che i responsabili della politica monetaria dovrebbero essere pronti ad aumentare i tassi di interesse se l’inflazione non dovesse diminuire. Ha inoltre avvertito che le pressioni sui prezzi potrebbero radicarsi dopo che l’inflazione è rimasta al di sopra dell’obiettivo della Federal Reserve per oltre cinque anni.

    Le dichiarazioni rappresentano la valutazione dei responsabili della politica monetaria sui rischi legati all’inflazione, mentre le future decisioni sui tassi rimangono dipendenti dai dati economici e dalle valutazioni della Federal Reserve.

    Il rendimento del Treasury USA a 30 anni supera il 5,28%

    I rendimenti dei Treasury statunitensi a lunga scadenza sono tornati verso i livelli registrati prima dell’intervento del Tesoro sul mercato obbligazionario il mese scorso.

    Il rendimento del Treasury a 30 anni è salito sopra il 5,28% martedì, tornando intorno al livello registrato prima che il segretario al Tesoro Scott Bessent annunciasse un’espansione dei riacquisti di obbligazioni il 19 agosto.

    Anche i rendimenti dei titoli di Stato di altri importanti mercati sono aumentati, con i rendimenti globali che hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2008, secondo le informazioni fornite.

    Il dollaro statunitense si è rafforzato parallelamente all’aumento dei rendimenti. Un dollaro più forte può aumentare il costo dell’oro denominato in dollari per gli acquirenti che utilizzano altre valute, mentre rendimenti obbligazionari più elevati aumentano i rendimenti disponibili sugli strumenti che corrispondono interessi rispetto all’oro, che non offre rendimento.

    L’oro arretra dopo il rialzo di agosto

    Il recente calo dell’oro segue un aumento di quasi il 10% ad agosto, il maggiore incremento mensile da gennaio.

    Il movimento di agosto ha accelerato dopo che il Tesoro statunitense ha ampliato i riacquisti di obbligazioni. Le preoccupazioni relative ai livelli del debito sovrano e alla possibile svalutazione delle valute sono state inoltre tra i temi considerati dagli investitori in oro.

    ANZ ha affermato che le misure di liquidità del Tesoro avevano inizialmente incoraggiato gli investitori ad aumentare la loro esposizione all’oro. Secondo la banca, la successiva inversione dei rendimenti e del dollaro ha ridotto questo slancio, anche se ANZ prevede che le preoccupazioni relative alla svalutazione monetaria continueranno ad attirare acquirenti.

    Questa prospettiva rappresenta la valutazione di ANZ e non un risultato futuro già stabilito.

    Dal punto di vista tecnico, l’oro è inoltre sceso sotto la sua media mobile a 200 giorni, un indicatore ampiamente monitorato dell’andamento dei prezzi nel lungo periodo.

  • Il petrolio sale per la terza seduta mentre le tensioni USA-Iran mantengono l’attenzione sui rischi per l’offerta

    Il petrolio sale per la terza seduta mentre le tensioni USA-Iran mantengono l’attenzione sui rischi per l’offerta

    I prezzi del petrolio sono saliti per la terza seduta consecutiva mercoledì, pur riducendo i guadagni precedenti, mentre gli investitori monitoravano i nuovi scontri militari tra Stati Uniti e Iran e le loro potenziali implicazioni per le forniture di greggio dal Medio Oriente.

    Alle 04:46 ET (08:46 GMT), i futures sul Brent con scadenza a novembre guadagnavano lo 0,2% a 94,87 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate salivano dello 0,1% a 90,31 dollari al barile, secondo i dati di Investing.com.

    Il Brent aveva precedentemente raggiunto 97,04 dollari al barile. Entrambi i benchmark avevano guadagnato quasi il 5% nella seduta precedente, raggiungendo i livelli più alti da circa cinque settimane.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione

    Gli Stati Uniti hanno effettuato durante la notte una nuova serie di attacchi aerei contro obiettivi iraniani, seguiti da attacchi di rappresaglia con missili e droni da parte dell’Iran contro le forze statunitensi in Giordania e Bahrain.

    Gli sviluppi hanno aumentato l’attenzione dei mercati sui movimenti delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e sulla possibilità di ulteriori interruzioni delle forniture regionali di greggio.

    Due superpetroliere che trasportavano greggio saudita sono state colpite lunedì da proiettili non identificati mentre attraversavano lo stretto. Ciascuna nave aveva caricato circa 2 milioni di barili presso il terminal saudita di Juaymah.

    Gli analisti di ING hanno dichiarato:

    “Abbiamo visto il petrolio continuare a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante lo stallo tra Stati Uniti e Iran, ma l’aumento delle tensioni mette chiaramente a rischio gli attraversamenti”,

    Il segretario all’Energia degli Stati Uniti ha dichiarato che lunedì 17 milioni di barili di petrolio sono transitati attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli analisti hanno affermato che i dati di tracciamento delle navi indicavano volumi inferiori e che le medie di lungo periodo potrebbero fornire una misura più rappresentativa dei flussi.

    Diminuiscono i carichi di greggio iraniano

    Reuters ha riferito che i carichi di greggio iraniano sono diminuiti tra 220.000 e 255.000 barili al giorno ad agosto, rispetto a circa 2 milioni di barili al giorno a marzo.

    I mercati stanno inoltre valutando le interruzioni che interessano le esportazioni di diesel dal Medio Oriente e dalla Russia.

    Gli analisti di ING hanno aggiunto:

    “Considerate le interruzioni delle esportazioni di diesel dal Medio Oriente e dalla Russia, e con pochi segnali di una ripresa imminente, i margini dei distillati medi rimarranno probabilmente molto elevati e volatili, in particolare mentre ci avviciniamo a un periodo di domanda stagionalmente più forte”,

    La dichiarazione rappresenta la valutazione di ING sulle prospettive e non un risultato futuro già stabilito.

    Le scorte di greggio USA diminuiscono di 2,6 milioni di barili

    Le scorte statunitensi di greggio sono diminuite di 2,6 milioni di barili nella settimana terminata il 28 agosto, secondo i dati dell’American Petroleum Institute pubblicati martedì.

    Il calo ha fatto seguito a un aumento di 4,2 milioni di barili nella settimana precedente.

    Le scorte di benzina sono aumentate di circa 300.000 barili, mentre quelle di distillati sono diminuite di circa 300.000 barili, secondo i dati API.

    Gli investitori attendono il rapporto settimanale sulle scorte della U.S. Energy Information Administration, previsto più tardi mercoledì, per ulteriori dati sulle scorte di greggio e prodotti raffinati.

  • Futures USA stabili mentre gli investitori monitorano petrolio, dati Fed e rendimenti obbligazionari: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA stabili mentre gli investitori monitorano petrolio, dati Fed e rendimenti obbligazionari: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sulle azioni statunitensi sono rimasti sostanzialmente invariati mercoledì, mentre gli investitori attendevano i dati economici degli Stati Uniti e il Beige Book della Federal Reserve, monitorando al contempo gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran e l’ulteriore aumento dei rendimenti dei titoli di Stato a livello globale.

    I futures sull’S&P 500 erano invariati a 7.637,5 punti alle 03:20 ET, mentre quelli sul Nasdaq 100 si attestavano a 29.112 punti. I futures sul Dow Jones guadagnavano lo 0,17% a 52.914 punti.

    I movimenti hanno fatto seguito a una seduta negativa a Wall Street, dove i principali indici hanno registrato cali fino all’1% all’inizio di settembre.

    Gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran mantengono l’attenzione sullo Stretto di Hormuz

    Gli investitori hanno continuato a monitorare il Medio Oriente dopo che gli Stati Uniti hanno effettuato una nuova serie di attacchi contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano, il secondo attacco statunitense contro l’Iran nel corso della settimana.

    Lo status dello Stretto di Hormuz rimane oggetto di dichiarazioni contrastanti. Gli Stati Uniti affermano che la via marittima rimane aperta alla navigazione commerciale, mentre l’Iran sostiene che sia ancora chiusa.

    Gli sviluppi nella regione hanno contribuito all’aumento dei prezzi del petrolio, rafforzando l’attenzione dei mercati sulle potenziali implicazioni per l’inflazione e la politica monetaria.

    Beige Book della Fed e dati economici al centro dell’attenzione

    Gli investitori attendono inoltre i dati economici statunitensi e il Beige Book della Federal Reserve per ottenere ulteriori indicazioni sull’attività economica, l’occupazione e l’inflazione.

    I mercati stanno valutando se l’inflazione rimanga sufficientemente elevata da mantenere i tassi di interesse su livelli alti oppure se eventuali segnali di rallentamento dell’economia e del mercato del lavoro possano in seguito fornire alle banche centrali margine per modificare la politica monetaria.

    Anche le comunicazioni di politica monetaria della Bank of Canada sono sotto osservazione, mentre gli investitori valutano come le banche centrali stiano rispondendo all’inflazione, alla crescita economica e agli elevati costi di finanziamento.

    Qualsiasi implicazione per la futura politica monetaria rimane dipendente dai prossimi dati economici e dalle decisioni delle banche centrali.

    Il rendimento del Treasury USA a 10 anni si avvicina al 5%

    I rendimenti dei titoli di Stato hanno continuato a salire in diversi importanti mercati.

    Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni si avvicinava al 5%, vicino ai massimi degli ultimi tre anni. Il rendimento dei titoli di Stato australiani a 10 anni ha raggiunto il livello più alto da oltre 15 anni, mentre quello dei titoli giapponesi con la stessa scadenza si attestava intorno a livelli che non si vedevano da circa tre decenni.

    L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato può influenzare i mercati azionari rendendo gli strumenti a reddito fisso relativamente più remunerativi rispetto alle azioni e aumentando i costi di finanziamento nell’economia.

    Può inoltre determinare un aumento dei tassi di attualizzazione utilizzati per valutare i flussi di cassa futuri delle imprese. L’effetto può essere maggiore per le società le cui valutazioni dipendono in misura significativa da utili attesi più avanti nel tempo, comprese alcune società tecnologiche e growth.

    I mercati valutano tassi, petrolio e sviluppi geopolitici

    Gli investitori stanno quindi monitorando contemporaneamente diversi fattori, tra cui gli elevati rendimenti obbligazionari, l’aumento dei prezzi del petrolio, gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran e le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve.

    La direzione della politica monetaria dipenderà dai prossimi dati sull’inflazione, sull’economia e sul mercato del lavoro, oltre che dalle decisioni e dalle comunicazioni dei responsabili delle banche centrali.

  • Le azioni europee restano vicine ai minimi di un mese con i rendimenti obbligazionari elevati: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee restano vicine ai minimi di un mese con i rendimenti obbligazionari elevati: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee sono rimaste sostanzialmente invariate mercoledì, dopo che diversi importanti indici avevano chiuso la seduta precedente ai livelli più bassi da oltre un mese, mentre gli investitori continuavano a valutare gli elevati rendimenti dei titoli di Stato e le loro implicazioni per le valutazioni azionarie e i costi di finanziamento delle imprese.

    Il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno entrambi chiuso martedì ai livelli più bassi da oltre un mese. Anche il FTSE 100 di Londra si è avvicinato ai minimi di un mese, mentre i mercati reagivano alla volatilità dei rendimenti dei titoli di Stato globali.

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni si attestava intorno al 3,35%, vicino ai livelli registrati l’ultima volta nel 2011, mentre quello del Treasury statunitense a 10 anni ha superato il 4,78%.

    I rendimenti obbligazionari più elevati incidono sulle valutazioni azionarie

    L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato può influenzare i mercati azionari attraverso diversi canali. Quando aumentano i rendimenti disponibili sul debito pubblico, il rendimento relativo che gli investitori ricevono assumendo il rischio aggiuntivo del mercato azionario può diminuire.

    I rendimenti obbligazionari sono inoltre comunemente incorporati nei tassi di attualizzazione utilizzati per calcolare il valore attuale dei flussi di cassa aziendali previsti. Tassi di attualizzazione più elevati riducono il valore attribuito agli utili futuri, con un effetto generalmente maggiore sulle società le cui valutazioni dipendono in misura significativa da utili attesi più avanti nel tempo.

    I settori sensibili ai tassi possono quindi subire una maggiore pressione sulle valutazioni quando aumentano i rendimenti a lungo termine.

    L’aumento dei costi di finanziamento può inoltre incrementare le spese per nuovi prestiti e rifinanziamenti delle imprese, con possibili effetti sui margini di profitto e sulle stime degli utili degli analisti.

    I prezzi del petrolio mantengono l’attenzione su inflazione e tassi

    I prezzi del petrolio greggio hanno superato i 90 dollari al barile dopo gli attacchi diretti tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico, aumentando l’attenzione dei mercati sulle prospettive dell’inflazione legata all’energia.

    I trader attribuivano una probabilità di circa il 60%-65% a un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base nella riunione della Federal Reserve del 16 settembre, dopo i commenti del presidente Kevin Warsh a Jackson Hole.

    Nell’Eurozona, i dati preliminari di agosto hanno mostrato un rallentamento dell’inflazione core al 2,4%, mentre l’inflazione complessiva è salita al 3,3%, con i costi energetici che hanno contribuito all’aumento. Gli investitori stanno valutando le possibili implicazioni dei dati per la riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea del 10 settembre.

    Queste probabilità e aspettative implicite nei mercati rimangono soggette a variazioni in funzione dei dati economici e delle indicazioni delle banche centrali.

    Il DAX scende mentre il CAC 40 resta invariato

    Il DAX tedesco è sceso dello 0,2% mercoledì, mentre il CAC 40 francese è rimasto sostanzialmente invariato.

    I titoli ciclici, le case automobilistiche e le società tecnologiche sono stati tra i comparti sotto pressione, insieme ai settori dei beni strumentali e dei consumi discrezionali.

    Il FTSE 100 di Londra è rimasto sostanzialmente invariato. La significativa presenza nell’indice di società energetiche integrate ha fornito un certo sostegno mentre i prezzi del petrolio greggio sono rimasti elevati.

    Shell (LSE:SHEL) e BP (LSE:BP.) figurano tra le principali compagnie petrolifere presenti nell’indice.

    Le azioni BP sono salite dell’1,3% dopo che la società ha nominato Ian Tyler presidente.

  • Le immatricolazioni di Stellantis in Italia crescono del 6,2% ad agosto, quota di mercato al 27,2%

    Le immatricolazioni di Stellantis in Italia crescono del 6,2% ad agosto, quota di mercato al 27,2%

    Stellantis (BIT:STLAM) ha registrato un aumento delle immatricolazioni in Italia ad agosto, proseguendo la crescita riportata dal gruppo nei mesi precedenti.

    Includendo Leapmotor, Stellantis ha immatricolato 18.845 veicoli nel mese, con un incremento del 6,2% rispetto alle 17.740 unità dello stesso periodo del 2025. Il mercato automobilistico italiano nel suo complesso è cresciuto del 3,15% ad agosto.

    La quota di mercato del gruppo è salita al 27,2% dal 26,4% di agosto 2025.

    Escludendo Leapmotor, che ha registrato 851 immatricolazioni, in aumento del 254%, Stellantis ha dichiarato che le proprie vendite sono cresciute in linea con il mercato complessivo.

    Le immatricolazioni dei primi otto mesi aumentano del 14%

    Nel periodo gennaio-agosto, Stellantis ha registrato 341.225 immatricolazioni in Italia, con un incremento del 14% rispetto ai primi otto mesi del 2025.

    Nello stesso periodo, il mercato italiano nel suo complesso è cresciuto dell’8,54%, mentre la quota di mercato di Stellantis è aumentata dal 28,7% al 30,2%.

    Tra i veicoli del gruppo, la Panda è rimasta uno dei modelli principali. La Fiat Panda ha registrato 4.686 immatricolazioni, pari al 6,8% del mercato italiano complessivo. Anche Citroën C3, Jeep Avenger e Peugeot 208 si sono posizionate tra i dieci modelli più venduti in Italia.

    Fiat registra 7.661 immatricolazioni ad agosto

    Fiat ha registrato 7.661 immatricolazioni ad agosto, raggiungendo una quota dell’11% del mercato italiano. Il dato rappresenta un aumento di 1,7 punti percentuali rispetto ad agosto 2025.

    Nei primi otto mesi del 2026, le immatricolazioni Fiat sono aumentate del 28,8% a 128.506 unità, corrispondenti a una quota di mercato dell’11,38%.

    Antonella Bruno, managing director di Stellantis Italia, ha dichiarato:

    “Questi risultati confermano la forza dei nostri marchi”, ha sottolineato Antonella Bruno, managing director di Stellantis Italia. “Guardando ai numeri, anche escludendo Leapmotor, Stellantis ha aumentato le vendite in linea con la crescita complessiva del mercato (quota confermata al 26%)”, ha aggiunto.

    Leapmotor raggiunge il 7% del mercato BEV italiano

    Leapmotor ha registrato ad agosto una quota del 7% del mercato italiano dei veicoli elettrici a batteria, posizionandosi al terzo posto tra i produttori di veicoli elettrici.

    Nel canale delle vendite ai privati, Leapmotor ha raggiunto una quota del 14,7% del mercato BEV.

    Fiat Professional ha registrato 2.262 immatricolazioni di veicoli commerciali ad agosto, pari a una quota di mercato del 27,1%. Nei primi otto mesi dell’anno, le immatricolazioni hanno raggiunto 29.699 unità, equivalenti a una quota del 24,8%.

    Nel segmento dei quadricicli elettrici leggeri, la Topolino ha registrato una quota di mercato del 51,2%, in aumento di 8,9 punti percentuali.

    Calano le immatricolazioni Tesla mentre crescono BYD e altri marchi cinesi

    Tesla (NASDAQ:TSLA) ha registrato ad agosto un calo del 35,82% su base annua delle immatricolazioni in Italia, equivalente a 267 veicoli in meno, mentre la quota di mercato è rimasta allo 0,38%. Il dato segue il calo del 77% registrato a luglio.

    BYD (USOTC:BYDDY) ha immatricolato 2.579 veicoli ad agosto, con un aumento del 194% e una quota di mercato del 3,72%.

    MG Motor, controllata da SAIC Motor, ha registrato 2.561 immatricolazioni, in aumento del 3,69%.

    Omoda/Jaecoo, parte del gruppo Chery, ha registrato 2.862 veicoli ad agosto, con un incremento del 209%. Nei primi otto mesi dell’anno, le immatricolazioni sono aumentate del 261%.

  • Lottomatica concorda una fusione interamente azionaria con Cirsa, valutata €2,8 miliardi

    Lottomatica concorda una fusione interamente azionaria con Cirsa, valutata €2,8 miliardi

    Le azioni Lottomatica (BIT:LTMC) sono scese mercoledì, mentre Cirsa Enterprises (TG:Y7O) ha registrato un rialzo dopo che le due società hanno concordato una fusione interamente azionaria che unirà le attività italiane e spagnole nel settore del gaming.

    Le azioni Lottomatica hanno perso il 10% a €22,38, il livello più basso dal 3 marzo, mentre Cirsa è salita del 15,1% a €15,70, raggiungendo il livello più alto dalla fine di settembre 2025.

    I movimenti sono avvenuti mentre il FTSE MIB guadagnava circa lo 0,2% e l’IBEX 35 spagnolo avanzava di circa lo 0,3% nelle prime contrattazioni europee.

    Gli azionisti Lottomatica deterranno il 67,5% della società risultante dalla fusione

    In base ai termini annunciati mercoledì, gli azionisti Cirsa riceveranno 0,668 nuove azioni Lottomatica per ogni azione Cirsa posseduta.

    Gli attuali azionisti Lottomatica dovrebbero detenere circa il 67,5% della società risultante dalla fusione, mentre agli azionisti Cirsa spetterà il restante 32,5%.

    Blackstone, che controlla Cirsa attraverso LHMC Midco, dovrebbe detenere circa il 24% della società risultante dall’operazione, diventandone il maggiore azionista individuale.

    Sulla base del prezzo di chiusura di Lottomatica del 1° settembre, pari a €24,77, il rapporto di cambio implica un valore di circa €16,55 per ciascuna azione Cirsa. Ciò rappresenta un premio di circa il 21% rispetto al prezzo di chiusura di Cirsa di martedì e valuta la società spagnola circa €2,8 miliardi ($3,2 miliardi).

    Jefferies ha affermato che gli azionisti Lottomatica potrebbero dover essere convinti dei benefici dell’operazione, in particolare per quanto riguarda l’esposizione di Cirsa al gaming fisico e all’America Latina. Il broker ha inoltre affermato che una valutazione pari a circa sei volte l’EV/EBITDA stimato per l’esercizio 2026, prima delle sinergie, appare poco impegnativa.

    Le società prevedono €115 milioni di sinergie di cassa annue ante imposte

    Secondo le previsioni delle società, il gruppo risultante dalla fusione dovrebbe generare circa €2 miliardi di EBITDA rettificato pro forma per l’anno che termina il 30 giugno, con ricavi annui superiori a €4,4 miliardi.

    Lottomatica e Cirsa prevedono che l’operazione genererà circa €115 milioni di sinergie di cassa annue ante imposte. Queste cifre rappresentano previsioni delle società e non risultati già conseguiti.

    Prima che la fusione diventi effettiva, Cirsa prevede di distribuire ai propri azionisti un dividendo straordinario di €262 milioni, equivalente a €1,56 per azione.

    Dopo il completamento dell’operazione, Lottomatica intende proporre un’ulteriore restituzione di capitale agli azionisti per €744 milioni. La distribuzione potrebbe avvenire attraverso un’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale, un dividendo straordinario oppure una combinazione delle due modalità.

    Completamento della fusione previsto nel secondo trimestre del 2027

    L’operazione unirà le attività italiane e il business online di Lottomatica con le attività di Cirsa nel gaming, nei casinò, nelle slot machine e nelle scommesse online in Spagna e in altri mercati.

    Cirsa ha registrato nel secondo trimestre ricavi operativi per €637 milioni e un utile operativo di €202 milioni, con quest’ultimo in aumento dell’8,3% su base annua. I ricavi del gaming online e delle scommesse sportive sono aumentati del 14,9%, mentre l’utile operativo del primo semestre è cresciuto dell’8,4%.

    Lottomatica ha registrato un EBITDA rettificato di €856 milioni nel 2025, in aumento del 21%, mentre l’utile netto rettificato è cresciuto del 45% a €369 milioni.

    La fusione segue il recente debutto di Cirsa sui mercati azionari e lascerà Blackstone con una partecipazione significativa nella società quotata risultante dall’operazione. La transazione dovrebbe diventare effettiva nel secondo trimestre del 2027.

  • I futures azionari USA scendono con il rialzo di petrolio e rendimenti dei Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari USA scendono con il rialzo di petrolio e rendimenti dei Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicavano un’apertura in ribasso martedì, con Wall Street orientata a estendere le perdite delle due sedute precedenti mentre gli investitori valutavano l’aumento dei prezzi del greggio, dei rendimenti dei Treasury e gli sviluppi in Medio Oriente.

    I futures sul petrolio greggio statunitense sono saliti del 2,5% dopo aver guadagnato quasi il 3% nella seduta precedente. L’ultimo aumento è seguito a nuovi scambi militari tra Stati Uniti e Iran e ha riportato l’attenzione del mercato sulle prospettive dell’inflazione e sulla possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

    Anche i rendimenti dei Treasury hanno continuato a salire, con quello del titolo di riferimento a 10 anni che ha raggiunto il livello più alto da gennaio 2025.

    “I rendimenti statunitensi a lungo termine restano storicamente elevati, essendo aumentati la scorsa settimana nonostante l’ampliamento del programma di riacquisto del Tesoro, suggerendo che la pressione vada oltre le aspettative sulla politica della Fed”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com.

    Ha aggiunto: “L’elevato indebitamento pubblico, il premio a termine elevato e la crescente competizione per il capitale continuano a sostenere i rendimenti, creando un contesto meno favorevole per i titoli azionari con valutazioni elevate.”

    Aumentano le aspettative sui tassi della Fed

    Secondo il FedWatch Tool di CME Group, le probabilità implicite di mercato di un aumento dei tassi della Federal Reserve di 25 punti base sono salite al 63,9% dopo i commenti del presidente della Fed Kevin Warsh venerdì scorso.

    L’aumento dei prezzi del greggio ha riportato l’attenzione degli investitori sull’inflazione in vista della prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve. Le probabilità implicite di mercato possono tuttavia cambiare e non indicano quale decisione prenderà effettivamente la banca centrale.

    Gli investitori attendono inoltre diversi dati economici statunitensi questa settimana, tra cui il rapporto mensile sull’occupazione previsto per venerdì.

    Wall Street ha chiuso in ribasso lunedì

    Le azioni statunitensi hanno chiuso prevalentemente in calo lunedì, estendendo le perdite registrate venerdì, anche se i principali indici hanno recuperato parte del terreno nella fase finale della seduta.

    Il Dow Jones Industrial Average è sceso di 374,09 punti, pari allo 0,7%, a 53.185,90. L’S&P 500 ha perso 25,62 punti, pari allo 0,3%, a 7.686,14, mentre il Nasdaq Composite è diminuito di 31,53 punti, pari allo 0,1%, a 26.370,89.

    I ribassi hanno coinciso con nuove tensioni in Medio Oriente dopo che Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi durante il fine settimana per la prima volta in oltre un mese.

    Gli Stati Uniti hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak, mentre successivamente l’Iran ha lanciato un attacco contro due basi statunitensi in Giordania.

    Compagnie aeree e settori sensibili ai tassi in calo

    I titoli delle compagnie aeree hanno registrato alcuni dei maggiori ribassi settoriali di lunedì con l’aumento dei prezzi del greggio. L’indice NYSE Arca Airline è sceso del 3,2%, raggiungendo il livello di chiusura più basso in oltre tre mesi.

    Anche i settori sensibili ai tassi di interesse hanno perso terreno. Il Philadelphia Housing Sector Index è sceso dell’1,9%, mentre il Dow Jones Utility Average ha perso l’1,4%.

    Anche i titoli auriferi e del commercio al dettaglio hanno registrato ribassi, mentre le azioni energetiche sono salite insieme ai prezzi del greggio.

    Gli scambi pre-market di martedì restano concentrati sui prezzi del petrolio, sui rendimenti dei Treasury e sugli sviluppi in Medio Oriente, oltre che sui prossimi dati economici statunitensi e sulle aspettative per la prossima decisione della Federal Reserve.