Blog

  • I future indicano un avvio debole a Wall Street dopo i nuovi dati macro: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future indicano un avvio debole a Wall Street dopo i nuovi dati macro: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici statunitensi segnalano un’apertura in calo venerdì, lasciando presagire un’estensione delle perdite dopo la chiusura leggermente negativa della seduta precedente.

    Il tono più debole arriva in seguito alla reazione degli investitori a una serie di importanti dati economici, tra cui l’indicatore d’inflazione preferito dalla Federal Reserve.

    I dati diffusi dal Dipartimento del Commercio hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati a dicembre più del previsto.

    Secondo il report, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è salito dello 0,4% a dicembre, dopo un incremento dello 0,2% a novembre. Gli economisti si aspettavano un aumento dello 0,3%.

    Su base annua, l’indice PCE è cresciuto del 2,9% a dicembre, rispetto al 2,8% del mese precedente. Gli analisti prevedevano un dato invariato.

    L’indice core PCE, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, è anch’esso aumentato dello 0,4% a dicembre dopo il +0,2% di novembre. Le attese indicavano un incremento dello 0,3%.

    Il dato core su base annua è accelerato al 3,0% dal 2,8% di novembre, leggermente al di sopra delle stime del 2,9%.

    Un altro rapporto del Dipartimento del Commercio ha inoltre evidenziato che la crescita economica statunitense ha rallentato più del previsto nel quarto trimestre del 2025.

    Il prodotto interno lordo è cresciuto dell’1,4% nel quarto trimestre, in netto rallentamento rispetto al +4,4% registrato nel terzo trimestre. Gli economisti si aspettavano una crescita del 2,8%.

    Il Dipartimento ha precisato che l’aumento dei consumi e degli investimenti è stato in parte compensato dal calo della spesa pubblica e delle esportazioni.

    Giovedì i mercati azionari hanno chiuso prevalentemente in ribasso, restituendo parte dei guadagni della seduta precedente. Tutti i principali indici hanno terminato in territorio negativo, seppur con perdite contenute.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 267,50 punti (-0,5%) a 49.395,16. Il Nasdaq Composite è sceso di 70,91 punti (-0,3%) a 22.682,73, mentre l’S&P 500 ha ceduto 19,42 punti (-0,3%) a 6.861,89.

    Parte della debolezza è stata attribuita alla reazione negativa ai risultati di Walmart (NYSE:WMT), che ha perso l’1,4%.

    Sebbene il gruppo abbia superato le attese nel quarto trimestre, le previsioni sugli utili per l’anno in corso sono risultate inferiori alle stime.

    Il sentiment è stato inoltre penalizzato dal continuo aumento dei prezzi del petrolio, in un contesto di crescenti timori per un possibile confronto militare tra Stati Uniti e Iran.

    Tuttavia, molti operatori si sono mostrati cauti in attesa dei dati sull’inflazione pubblicati venerdì, considerati cruciali per le prossime decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse.

    I verbali dell’ultima riunione della Fed hanno evidenziato che diversi membri ritengono che ulteriori tagli dei tassi potrebbero non essere appropriati finché non vi sarà un chiaro segnale che il processo di disinflazione sia tornato stabilmente in carreggiata.

    A livello settoriale, le compagnie aeree hanno registrato forti perdite, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 4,4%.

    Debole anche il comparto immobiliare, con l’indice Philadelphia Housing Sector in flessione dell’1,3%.

    Al contrario, i titoli dell’hardware informatico hanno messo a segno un deciso rialzo, spingendo l’indice NYSE Arca Computer Hardware in aumento del 3,3%.

    Anche i titoli dei servizi petroliferi hanno registrato buone performance, sostenuti dal prolungato rialzo del greggio in un contesto di tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran.

  • Le Borse europee avanzano, avviate verso un guadagno settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano, avviate verso un guadagno settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei hanno registrato per lo più rialzi venerdì e si avviano a chiudere la settimana in territorio positivo, sostenuti da utili societari solidi e da un allentamento delle preoccupazioni legate alle valutazioni dell’intelligenza artificiale.

    I guadagni sono stati tuttavia limitati dalle persistenti tensioni geopolitiche. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fissato un ultimatum di 10-15 giorni affinché l’Iran raggiunga un accordo sul nucleare, altrimenti dovrà affrontare “bad things”. In risposta, Teheran ha avvertito che le basi militari statunitensi in Medio Oriente potrebbero diventare “legitimate targets” in caso di un attacco americano.

    Ad aumentare la tensione, secondo alcune indiscrezioni il primo ministro britannico Keir Starmer avrebbe respinto una richiesta di Trump di consentire alle forze statunitensi di utilizzare basi aeree nel Regno Unito per un eventuale attacco preventivo contro l’Iran, citando il rischio di violare il diritto internazionale.

    Sul fronte macroeconomico, i dati dell’Office for National Statistics hanno mostrato che le vendite al dettaglio nel Regno Unito sono aumentate nettamente a gennaio, segnando l’incremento mensile più forte da maggio 2024. Le vendite sono salite dell’1,8% su base mensile, dopo il +0,4% di dicembre, sostenute in parte da maggiori acquisti di opere d’arte e oggetti d’antiquariato. Su base annua, la crescita è accelerata al 4,5% dall’1,9% del mese precedente.

    Altrove, un sondaggio ha indicato che l’attività economica nell’Eurozona è cresciuta a un ritmo superiore alle attese questo mese.

    Per quanto riguarda gli indici, il CAC 40 francese è salito dello 0,7%, il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,5% e il DAX tedesco è avanzato dello 0,2%.

    Tra i titoli, il gruppo del lusso italiano Moncler (BIT:MONC) è balzato dopo aver riportato un aumento del 7% dei ricavi del quarto trimestre a cambi costanti, grazie alla forte domanda in Asia e nelle Americhe.

    In rialzo anche il gruppo francese dei gas industriali Air Liquide (EU:AI), dopo aver registrato un incremento dell’utile netto annuale, confermato la guidance sui margini per il 2026 e annunciato un nuovo obiettivo di margine operativo per il 2027.

    Anche Swiss Re (TG:SR9) ha guadagnato terreno dopo aver raggiunto un accordo per acquisire il business globale di trade credit e surety di QBE Insurance Group.

    In controtendenza, Tullow Oil (LSE:TLW), focalizzata sull’Africa occidentale, ha perso terreno a Londra dopo che i ricavi del 2025 sono risultati inferiori alle attese del mercato.

  • Il petrolio verso il primo rialzo settimanale in tre settimane mentre crescono le tensioni tra USA e Iran

    Il petrolio verso il primo rialzo settimanale in tre settimane mentre crescono le tensioni tra USA e Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti venerdì e si avviano a registrare il primo guadagno settimanale nelle ultime tre settimane, mentre aumentano i timori di un possibile confronto tra Stati Uniti e Iran. Il movimento segue l’avvertimento di Washington secondo cui Teheran potrebbe subire conseguenze entro pochi giorni se non raggiungerà un accordo sul proprio programma nucleare.

    I future sul Brent sono saliti di 33 centesimi, pari allo 0,5%, a 71,99 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato 62 centesimi, pari allo 0,9%, a 67,05 dollari alle 07:15 GMT.

    “Le quotazioni del greggio hanno raggiunto i massimi degli ultimi sei mesi poiché le preoccupazioni per i potenziali rischi di approvvigionamento attraverso lo Stretto di Hormuz mantengono i mercati sotto pressione”, ha dichiarato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

    Giovedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che “succederanno cose davvero brutte” se l’Iran non raggiungerà un accordo sul proprio programma nucleare, che Teheran definisce pacifico ma che Washington considera di natura militare. Trump ha indicato una scadenza di 10-15 giorni.

    Nel frattempo, secondo un’agenzia di stampa locale, l’Iran ha programmato esercitazioni navali congiunte con la Russia, pochi giorni dopo aver temporaneamente chiuso lo Stretto di Hormuz per manovre militari.

    L’Iran si trova di fronte alla ricca Penisola Arabica lungo lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita circa il 20% delle forniture globali di petrolio. Un eventuale conflitto nella regione potrebbe limitare i flussi verso il mercato internazionale e spingere i prezzi al rialzo.

    “L’attenzione del mercato si è chiaramente spostata sull’escalation delle tensioni in Medio Oriente dopo il fallimento di diversi round di colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran, anche se gli investitori si interrogano sulla possibilità che si verifichino reali interruzioni”, ha aggiunto Sachdeva.

    A sostenere i prezzi del greggio hanno contribuito anche segnali di riduzione dell’offerta nei principali Paesi produttori.

    Le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 9 milioni di barili la scorsa settimana, mentre sono aumentati l’utilizzo delle raffinerie e le esportazioni, secondo i dati pubblicati giovedì dall’Energy Information Administration.

    Tuttavia, i guadagni sono stati limitati dall’incertezza sul percorso dei tassi di interesse negli Stati Uniti, il maggiore consumatore mondiale di petrolio.

    “I recenti verbali della Fed, che indicano tassi stabili o addirittura il rischio di ulteriori rialzi se l’inflazione dovesse restare persistente, potrebbero frenare la domanda”, ha affermato Sachdeva di Phillip Nova.

    Tassi di interesse più bassi sono generalmente considerati favorevoli alla domanda e ai prezzi del greggio.

    Gli investitori stanno inoltre valutando l’impatto dell’ampia offerta globale, in un contesto di aspettative secondo cui l’OPEC+ potrebbe orientarsi verso una ripresa degli aumenti della produzione a partire da aprile.

    Il surplus di offerta emerso nella seconda metà del 2025 è proseguito anche a gennaio e “è probabile che persista”, hanno scritto in una nota ai clienti gli analisti di JP Morgan Natasha Kaneva e Lyuba Savinova.

    “I nostri bilanci continuano a indicare surplus significativi più avanti nel corso dell’anno”, hanno affermato, aggiungendo che sarebbero necessari tagli alla produzione per circa 2 milioni di barili al giorno per evitare un eccessivo accumulo di scorte nel 2027.

  • L’oro avanza leggermente tra tensioni USA-Iran e prudenza della Fed, ma si avvia a una perdita settimanale

    L’oro avanza leggermente tra tensioni USA-Iran e prudenza della Fed, ma si avvia a una perdita settimanale

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve rialzo durante gli scambi asiatici di venerdì, proseguendo i guadagni delle due sessioni precedenti. Tuttavia, il metallo resta avviato verso una chiusura settimanale in calo, mentre gli investitori bilanciano il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran con le attese per i prossimi dati sull’inflazione statunitense.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 5.017,85 dollari l’oncia alle 01:17 ET (06:17 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense hanno guadagnato lo 0,8% a 5.036,5 dollari.

    Nonostante un forte rimbalzo a metà settimana sostenuto dalla domanda di beni rifugio, il metallo prezioso è ancora destinato a chiudere la settimana con una flessione di circa lo 0,6%.

    All’inizio della settimana, i prezzi avevano subito un arretramento dopo che l’ottimismo su possibili colloqui diplomatici tra Washington e Teheran aveva ridotto l’avversione al rischio. Tali perdite sono state in parte recuperate successivamente, con il riemergere delle preoccupazioni geopolitiche.

    I volumi di scambio sono rimasti contenuti, con i mercati cinesi chiusi per le festività del Capodanno Lunare.

    Le tensioni USA-Iran sostengono l’oro; focus sul PCE

    L’inasprirsi delle tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran ha continuato a fornire sostegno alla domanda di oro.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì che l’Iran dovrà raggiungere un accordo sul proprio programma nucleare entro 10-15 giorni, altrimenti affronterà conseguenze non specificate, aumentando i timori di una possibile escalation militare che potrebbe interrompere i flussi energetici dal Medio Oriente e destabilizzare i mercati globali.

    Nonostante la pressione geopolitica, i guadagni dell’oro sono stati limitati dal rafforzamento del dollaro statunitense e dal tono più restrittivo emerso dai verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, che ha ridotto le aspettative di imminenti tagli dei tassi di interesse.

    L’indice del dollaro USA è avviato a registrare un rialzo superiore all’1% questa settimana — la migliore performance settimanale degli ultimi mesi — una dinamica che generalmente pesa sugli asset privi di rendimento come l’oro.

    L’attenzione dei mercati si concentra ora sulla pubblicazione dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) degli Stati Uniti prevista per venerdì, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve.

    Anche gli altri metalli avanzano

    Anche gli altri metalli preziosi e industriali hanno segnato modesti rialzi.

    L’argento è salito dello 0,4% a 78,80 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato lo 0,4% a 2.089,65 dollari l’oncia.

    Anche il rame ha mostrato un lieve rafforzamento. I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono aumentati dello 0,3% a 12.848,20 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti sono rimasti sostanzialmente stabili a 5,77 dollari per libbra.

  • Timori sul private credit; in arrivo i dati USA su PCE e PIL – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Timori sul private credit; in arrivo i dati USA su PCE e PIL – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future sui principali indici azionari statunitensi hanno registrato un moderato rialzo venerdì, mentre gli investitori si preparavano alla pubblicazione di importanti dati su inflazione e crescita. Crescono le preoccupazioni per la salute del settore del private credit dopo un annuncio del gigante del settore Blue Owl Capital (NYSE:OWL), mentre il petrolio si stabilizza sullo sfondo delle continue tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Future in rialzo

    Alle 03:09 ET, i future sul Dow Jones guadagnavano 54 punti, pari allo 0,1%, i future sull’S&P 500 salivano di 14 punti, pari allo 0,2%, e i future sul Nasdaq 100 avanzavano di 57 punti, pari allo 0,2%.

    Nella seduta precedente, i principali indici di Wall Street avevano chiuso in calo, appesantiti dalle preoccupazioni per le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e da alcune trimestrali che gli analisti di Vital Knowledge hanno definito “deludenti”. Il colosso della grande distribuzione Walmart (NYSE:WMT) ha inoltre segnalato che l’inflazione sui beni di largo consumo ha subito una forte accelerazione a causa dei dazi statunitensi su vasta scala e ha presentato una guidance prudente per l’anno in corso, facendo scendere il titolo.

    Anche il gigante tecnologico Apple (NASDAQ:AAPL) ha registrato un calo, contribuendo a trascinare al ribasso l’indice S&P 500.

    Nel frattempo, il governatore della Federal Reserve Stephen Miran ha attenuato la sua tradizionale posizione accomodante sui tassi di interesse. I commenti, arrivati dopo la pubblicazione dei verbali della riunione Fed di gennaio — dai quali è emerso che diversi partecipanti avevano messo in guardia sulla possibilità di un rialzo dei tassi nei mesi a venire — hanno alimentato le speculazioni secondo cui il costo del denaro potrebbe “allontanarsi ulteriormente” dal desiderio del presidente Donald Trump di rapidi e aggressivi tagli dei tassi, hanno affermato gli analisti di Vital Knowledge. Hanno aggiunto che ciò aumenta il rischio di uno scontro tra la Casa Bianca e la Fed.

    Tensioni nel mercato del private credit

    Gran parte dell’attenzione di giovedì si è concentrata sui mercati del private credit dopo che Blue Owl Capital, un importante operatore del settore, ha annunciato che gli investitori non potranno più richiedere un importo prestabilito di rimborsi ogni trimestre.

    Invece, Blue Owl deciderà di volta in volta quanto capitale restituire agli investitori su base trimestrale.

    Le azioni di Blue Owl sono scese, così come quelle di altri operatori come Ares (NASDAQ:ARCC) e Blackstone (NYSE:BX), riflettendo crescenti timori che possano emergere problemi in un settore tradizionalmente poco trasparente che negli ultimi anni ha concesso migliaia di miliardi di dollari di prestiti alle imprese.

    Sono inoltre emerse preoccupazioni sull’entità dell’esposizione dei finanziatori verso i titoli software, che a loro volta sono sotto pressione mentre gli investitori valutano possibili disruption legate all’emergere di nuovi modelli di intelligenza artificiale.

    In un post sui social media, l’ex CEO di PIMCO Mohamed El-Erian si è chiesto se le modifiche ai rimborsi di Blue Owl rappresentino un “campanello d’allarme”, simile all’inizio della crisi finanziaria di quasi vent’anni fa.

    “C’è molto su cui riflettere qui, a partire dai rischi di un fenomeno di investimento nei mercati avanzati (non in quelli in via di sviluppo) che nel complesso potrebbe essere andato troppo oltre (risposta breve: sì), fino agli approcci adottati da specifiche società (molte differenze, ma comunque soggette al rischio del “mercato dei limoni”)”, ha scritto El-Erian.

    Petrolio stabile

    I prezzi del petrolio si sono stabilizzati, avviandosi verso il primo rialzo settimanale in tre settimane, mentre l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran alimenta i timori di possibili interruzioni dell’offerta dal Medio Oriente.

    I future sul Brent erano sostanzialmente invariati a 71,66 dollari al barile, mentre i future sul West Texas Intermediate statunitense scendevano dello 0,1% a 66,35 dollari al barile.

    Entrambi i contratti si mantengono vicino ai livelli più alti da inizio agosto e sono avviati a registrare un rialzo superiore al 6% su base settimanale.

    Le tensioni restano elevate dopo che Trump ha dichiarato giovedì che “succederanno cose davvero brutte” se l’Iran non raggiungerà un accordo sul programma nucleare entro 10-15 giorni, aumentando la prospettiva di un’azione militare.

    Qualsiasi escalation che coinvolga l’Iran — importante produttore OPEC — potrebbe minacciare i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio.

    PCE in arrivo

    I dati economici resteranno al centro dell’attenzione degli investitori venerdì, con una delle pubblicazioni più rilevanti rappresentata dall’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE).

    L’indice core PCE, misura dell’inflazione seguita attentamente dalla Federal Reserve, è atteso in aumento dello 0,3% su base mensile a dicembre, rispetto allo 0,2% di novembre. Su base annua, il dato del Bureau of Economic Analysis è previsto al 3,0%, rispetto al 2,8% precedente.

    Dati separati pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato che l’indice generale dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è cresciuto a un ritmo inferiore alle attese a gennaio, rafforzando le scommesse su un possibile anticipo del prossimo taglio dei tassi già a giugno. Tuttavia, un dato molto forte sul mercato del lavoro diffuso all’inizio della settimana aveva alimentato le aspettative che la banca centrale, che ha ridotto i tassi più volte nel 2025, possa rinviare ulteriori allentamenti alla seconda metà dell’anno.

    In arrivo il PIL USA

    Nel frattempo, una stima preliminare della crescita economica statunitense è attesa indicare un rallentamento nel periodo ottobre-dicembre.

    Su base trimestrale, gli economisti prevedono che la maggiore economia mondiale sia cresciuta del 2,8% negli ultimi tre mesi del 2025, in rallentamento rispetto al 4,4% del terzo trimestre.

    Tra luglio e settembre, la spesa dei consumatori, che da tempo rappresenta la principale componente dell’attività economica statunitense, ha continuato a essere un motore chiave della crescita. Anche la riduzione del deficit commerciale, in parte alimentata dalle ampie politiche tariffarie del presidente Trump, ha contribuito all’espansione.

    Sebbene il dato complessivo appaia solido, molti osservatori di Wall Street hanno sottolineato che l’economia ha assunto una forma a “K”, con le famiglie a reddito più elevato e le grandi imprese a sostenere gran parte della crescita. Gli americani a basso reddito continuano invece a fare i conti con prezzi ancora relativamente elevati e un mercato del lavoro meno dinamico, mentre le piccole imprese affrontano costi di importazione in aumento e una riduzione dell’offerta di manodopera a basso costo a causa del proseguimento delle restrizioni sull’immigrazione.

  • Borse europee in lieve rialzo tra trimestrali e dati macro; balzo delle vendite al dettaglio nel Regno Unito

    Borse europee in lieve rialzo tra trimestrali e dati macro; balzo delle vendite al dettaglio nel Regno Unito

    Le principali Borse europee hanno aperto in moderato rialzo venerdì, mentre gli investitori valutavano una nuova serie di risultati societari e dati economici, mantenendo al contempo alta l’attenzione sulle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco guadagnava lo 0,2%, il CAC 40 francese lo 0,5% e il FTSE 100 di Londra lo 0,4%.

    Ultime trimestrali

    La stagione delle trimestrali è ormai agli sgoccioli, ma diverse società continuano a influenzare l’andamento dei mercati.

    Anglo American plc (LSE:AAL) ha registrato una perdita di 3,7 miliardi di dollari dopo ulteriori svalutazioni legate alle attività nel settore dei diamanti. Il gruppo prosegue nel piano di dismissione degli asset non strategici e nell’avanzamento della fusione con Teck Resources.

    Danone (EU:BN) ha dichiarato di affrontare il 2026 con fiducia, dopo aver chiuso il 2025 con ricavi e generazione di cassa superiori alle attese. La domanda di prodotti per l’infanzia in Cina ha sostenuto la crescita, mentre le misure di contenimento dei costi hanno migliorato i margini.

    La svizzera Sika AG (TG:SIKA) ha riportato un calo del 16% dell’utile netto annuale, penalizzata dalla debolezza strutturale del mercato cinese e dal rallentamento delle costruzioni commerciali negli Stati Uniti dopo il prolungato shutdown governativo.

    Aston Martin Lagonda Global Holdings plc (LSE:AML) ha comunicato un calo delle consegne all’ingrosso sull’intero esercizio e la vendita dei diritti di denominazione del team di Formula 1 a un’affiliata per 50 milioni di sterline.

    Il colosso farmaceutico AstraZeneca (LSE:AZN) ha annunciato che la Food and Drug Administration statunitense ha approvato Calquence come primo regime completamente orale e a durata fissa per il trattamento di alcune forme di leucemia e linfoma.

    Vendite al dettaglio UK in forte crescita

    Sul fronte macroeconomico, le vendite al dettaglio nel Regno Unito hanno sorpreso al rialzo a gennaio, segnalando una domanda dei consumatori ancora solida all’inizio dell’anno.

    Le vendite sono aumentate dell’1,8% su base mensile, rispetto al +0,4% di dicembre, secondo l’Office for National Statistics. Su base annua, la crescita è stata del 4,5%, rispetto al +1,9% del mese precedente (dato rivisto dal +2,5%).

    In Germania, i prezzi alla produzione sono diminuiti del 3% su base annua a gennaio, più del calo del 2,1% previsto dagli analisti.

    Nel corso della giornata sono attesi anche gli indici PMI dell’Eurozona. Negli Stati Uniti, l’attenzione si concentrerà sull’indice core PCE, misura dell’inflazione seguita dalla Federal Reserve.

    Dati recenti hanno mostrato che l’inflazione al consumo negli USA è cresciuta meno del previsto a gennaio, rafforzando le aspettative di un possibile taglio dei tassi già a giugno.

    Petrolio verso un guadagno settimanale

    I prezzi del greggio si sono stabilizzati venerdì, avviandosi verso il primo rialzo settimanale in tre settimane, sostenuti dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Il Brent si è attestato a 71,66 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,1% a 66,35 dollari. Entrambi i contratti si mantengono vicino ai massimi da inizio agosto e sono in rialzo di oltre il 6% su base settimanale.

    Le tensioni si sono intensificate dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato giovedì che “succederanno cose davvero brutte” se l’Iran non raggiungerà un accordo sul programma nucleare entro 10-15 giorni, alimentando i timori di un’azione militare.

    Un’eventuale escalation che coinvolga l’Iran — importante produttore OPEC — potrebbe minacciare i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio.

  • Unipol supera già la prima tappa del piano triennale sugli utili nel 2025; titolo in rialzo del 5%

    Unipol supera già la prima tappa del piano triennale sugli utili nel 2025; titolo in rialzo del 5%

    L’assicuratore italiano Unipol Assicurazioni (BIT:UNI) ha registrato nel 2025 un forte incremento degli utili, con un risultato netto consolidato pari a 1,53 miliardi di euro, in crescita del 36,8% su base annua. Il dato consente al gruppo di superare in un solo esercizio il primo terzo dell’obiettivo cumulato di 3,8 miliardi previsto per il periodo 2025-2027, spingendo il titolo in rialzo di oltre il 5% nelle prime fasi di contrattazione di venerdì.

    Il gruppo bolognese ha proposto un dividendo di 1,12 euro per azione, in aumento del 31,8% rispetto agli 0,85 euro distribuiti l’anno precedente. Sulla base del prezzo medio di chiusura di gennaio 2026, il rendimento si attesta al 5,7%. L’esborso complessivo ammonta a circa 804 milioni di euro, a fronte di un target cumulato triennale di 2,2 miliardi.

    A sostenere il balzo degli utili è stato in parte il contributo delle partecipazioni bancarie, il cui risultato ante imposte è quasi raddoppiato a 691 milioni di euro rispetto ai 393 milioni del 2024. L’incremento riflette il consolidamento proporzionale dei risultati di BPER per l’intero anno e di BPSO per il primo semestre, oltre agli effetti finanziari legati all’offerta pubblica di scambio promossa da BPER su BPSO. Questo contributo bancario, riportato nella parte finale del comunicato, ha rappresentato la crescita percentuale annua più marcata tra i segmenti del gruppo.

    Al netto dell’effetto delle partecipazioni bancarie, l’utile netto del Gruppo Assicurativo è salito del 40,5% a 1,21 miliardi di euro, rispetto a un obiettivo cumulato triennale di 3,4 miliardi.

    L’amministratore delegato Carlo Cimbri, che ha presieduto il consiglio di amministrazione di giovedì che ha approvato i dati preliminari, ha dichiarato che i risultati consolidati da attività operative del 2026 “sono attesi in linea con i target stabiliti nel Piano Strategico 2025-2027” — obiettivi che il gruppo sta già superando dopo il primo anno.

    La raccolta diretta assicurativa è cresciuta dell’11,1% a 17,4 miliardi di euro. Il comparto danni è salito del 4,5% a 9,6 miliardi, mentre il vita ha registrato un incremento del 20,6% a 7,8 miliardi. Escludendo i grandi contratti collettivi previdenziali, inclusi quelli di nuova acquisizione, la crescita del vita si è attestata al 12,9%.

    Il combined ratio danni è migliorato di 0,7 punti percentuali al 92,9%, grazie a una riduzione di 2,5 punti del loss ratio, sceso al 65,2%. Il combined ratio auto è calato al 94,8%, rispetto al 100% del 2024. I premi del ramo salute sono aumentati dell’11,1%, mentre la bancassicurazione danni è cresciuta del 15,6%.

    Nel vita, il risultato ante imposte è salito del 13,6% a 369 milioni di euro. Il Contractual Service Margin è aumentato del 15% a 2,79 miliardi. Il rendimento delle gestioni separate è cresciuto di 9 punti base al 2,29%, mentre il margine trattenuto dal gruppo è salito di 6 punti base all’1,06%.

    L’utile ante imposte del comparto danni è balzato del 72,5% a 926 milioni di euro rispetto ai 537 milioni precedenti, sostenuto dal miglioramento del risultato dei servizi assicurativi.

    Il ritorno sul capitale proprio (ROE) è salito al 15%, dall’11,5% del 2024.

    Il solvency ratio consolidato è migliorato al 233%, rispetto al 212% di fine 2024. Il solvency ratio del Gruppo Assicurativo si è attestato al 281%, contro il 260% dell’anno precedente. I fondi propri di gruppo hanno raggiunto 12,2 miliardi di euro, circa 7 miliardi sopra il requisito minimo di capitale.

    Il patrimonio netto consolidato di pertinenza del gruppo è aumentato dell’11,5% a 10,39 miliardi di euro.

    Nel gennaio 2026, Unipol ha collocato con successo 1 miliardo di euro di obbligazioni subordinate Restricted Tier 1 presso investitori istituzionali. La domanda ha raggiunto 4,2 miliardi di euro, oltre quattro volte l’importo offerto, con circa il 93% assegnato a investitori internazionali. Il gruppo ha indicato che l’operazione dovrebbe incrementare il solvency ratio di circa 19 punti percentuali.

    Il rendimento lordo del portafoglio finanziario assicurativo del gruppo si è attestato al 5,2%, composto per il 4,2% da cedole e dividendi e per l’1% da plusvalenze e rivalutazioni.

  • I conti 2025 di Moncler scatenano gli acquisti

    I conti 2025 di Moncler scatenano gli acquisti

    “Una forte chiusura del 2025 e un solido avvio del 2026”, hanno dichiarato gli analisti di Deutsche Bank commentando i risultati di Moncler (BIT:MONC) diffusi dopo la chiusura dei mercati, alzando il target price da 54 a 57 euro e confermando la raccomandazione hold.

    La reazione del mercato non si è fatta attendere. A Piazza Affari il titolo Moncler ha aperto in deciso rialzo, balzando di circa il 12% fino a 56,86 euro.

    Anche Jefferies ha messo in evidenza l’accelerazione registrata nel quarto trimestre e il buon inizio del 2026, aumentando il prezzo obiettivo da 51,70 a 54 euro.

    Nel 2025 i ricavi consolidati del gruppo hanno raggiunto 3,13 miliardi di euro, in crescita dell’1% e superiori alle stime degli analisti ferme a 3,07 miliardi. Il brand Moncler ha generato 2,72 miliardi (+1%), mentre Stone Island ha contribuito con 411,2 milioni (+2%), sostenuta da un quarto trimestre particolarmente dinamico.

    Negli ultimi tre mesi dell’anno, i ricavi di gruppo si sono attestati a 1,29 miliardi di euro, in aumento del 7% a cambi costanti. Il marchio Moncler ha contribuito per 1,16 miliardi (+6%), mentre Stone Island ha registrato 123,1 milioni (+16%).

    L’EBIT di gruppo nei dodici mesi si è attestato a 913,4 milioni di euro, leggermente inferiore ai 916,3 milioni del 2024 ma nettamente superiore alle previsioni degli analisti pari a 868 milioni. L’incidenza sui ricavi è scesa marginalmente dal 29,5% al 29,2%, confermando la resilienza del gruppo in un contesto operativo più complesso.

    L’utile netto si è attestato a 626,7 milioni di euro, rispetto ai 639,6 milioni dell’anno precedente, con un margine del 20%. La flessione è attribuibile principalmente a maggiori oneri finanziari netti, pari a 26,2 milioni.

    Il gruppo ha chiuso l’esercizio con una posizione finanziaria netta positiva superiore a 1,45 miliardi di euro, rispetto a 1,3 miliardi al 31 dicembre 2024, nonostante il pagamento di dividendi per 353,2 milioni. Le passività per leasing ammontavano a 1,1 miliardi al 31 dicembre 2025.

    Il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo di 1,40 euro per azione ordinaria, in aumento rispetto a 1,30 euro distribuiti l’anno precedente (relativi all’esercizio 2024). Considerando le azioni in circolazione al netto delle azioni proprie, la distribuzione complessiva ammonterebbe a 380,2 milioni di euro, con un payout pari al 61% dell’utile netto consolidato. Il pagamento è previsto per il 20 maggio 2026 (data stacco 18 maggio, record date 19 maggio). Il cda ha inoltre approvato la rendicontazione consolidata di sostenibilità inclusa nella relazione sulla gestione che accompagna il bilancio 2025.

    “Il 2025 è stato un anno che mi ha ricordato cosa è davvero importante: una direzione strategica chiara, un’esecuzione precisa e la capacità di mantenere la rotta conservando la necessaria flessibilità in un contesto sempre più volatile”, ha dichiarato il presidente e amministratore delegato Remo Ruffini.

    “Questo approccio ci ha permesso di chiudere l’anno con risultati solidi, con Moncler e Stone Island in crescita su tutti i canali e nei principali mercati in cui operiamo, nonostante una base di confronto particolarmente sfidante. Questi risultati dimostrano la forza dei nostri marchi e del nostro modello di business, ma soprattutto l’impegno delle nostre persone in tutto il mondo”.

    Ruffini ha poi commentato la nomina di Leo Rongone come nuovo amministratore delegato del gruppo, con decorrenza dal prossimo aprile. “Con la crescita del gruppo stiamo rafforzando la nostra struttura organizzativa per cogliere le opportunità e affrontare al meglio le sfide future”, ha spiegato, aggiungendo che l’arrivo del nuovo manager “rappresenta un significativo rafforzamento di un’organizzazione già solida”.

    “Entriamo nel 2026 con una struttura ben consolidata e una forte determinazione nel plasmare il nostro futuro. La nostra ambizione è chiara: continuare a rafforzare i nostri marchi, investire nella nostra organizzazione e creare valore duraturo nel tempo”, ha concluso Ruffini.

    Sul fronte dei margini, Luciano Santel, chief corporate and supply officer del gruppo Moncler, ha dichiarato durante la conference call: “faremo tutto il possibile per proteggerli dagli attuali trend negativi”.

    Quanto al marketing, ha aggiunto: “il nostro impegno di budget non è cambiato. Quest’anno prevediamo un’incidenza sui ricavi non inferiore al 7%”.

  • Ferrari pronta ad aumentare in modo significativo il dividendo nel 2026

    Ferrari pronta ad aumentare in modo significativo il dividendo nel 2026

    Ferrari (BIT:RACE) si prepara a riconoscere agli azionisti un dividendo sensibilmente più elevato nel 2026. Il consiglio di amministrazione della casa di Maranello ha approvato una proposta da sottoporre alla prossima Assemblea degli Azionisti che prevede la distribuzione di 3,615 euro per azione ordinaria, in crescita di circa il 21% rispetto allo scorso anno. L’esborso complessivo ammonterebbe a circa 640 milioni di euro.

    La proposta sarà sottoposta all’approvazione dell’Assemblea annuale convocata per il 15 aprile 2026.

    In caso di via libera da parte degli azionisti, le azioni saranno negoziate ex dividendo il 20 aprile 2026 su Euronext Milan (EXM) e il 21 aprile 2026 al New York Stock Exchange. La record date per entrambe le quotazioni sarà il 21 aprile 2026, mentre il pagamento è previsto per il 5 maggio 2026.

    Sul mercato, a Piazza Affari il titolo Ferrari ha mostrato movimenti contenuti in avvio di seduta, segnando un +0,20% nei primi minuti di contrattazioni, poco sopra quota 310 euro.

    Nel frattempo, una comunicazione Form 13F depositata il 17 febbraio presso la Securities and Exchange Commission statunitense ha evidenziato un deciso incremento dell’esposizione di Citadel su Ferrari nel quarto trimestre del 2025.

    Tra fine settembre e fine dicembre, l’hedge fund ha ampliato la propria posizione di circa il 700%, portando il valore della partecipazione da 14,32 milioni di dollari a oltre 114 milioni. La quota — pari al 90,5% dell’esposizione complessiva del fondo sull’Italia — è cresciuta progressivamente nel corso dell’anno, con un aumento del 323% rispetto ai circa 27 milioni di dollari del primo trimestre e del 451% rispetto ai circa 20,7 milioni del secondo.

    Inoltre, il fondo guidato da Ken Griffin ha rafforzato anche l’esposizione in derivati, acquistando nel quarto trimestre 236.200 opzioni call e 376.500 opzioni put, portando il valore complessivo delle posizioni derivate legate a Ferrari a circa 378,92 milioni di dollari.

  • Milano in rialzo con Moncler e Unipol in forte progresso; energia debole

    Milano in rialzo con Moncler e Unipol in forte progresso; energia debole

    Piazza Affari ha avviato la seduta leggermente in territorio positivo, sostenuta da risultati trimestrali superiori alle attese che hanno permesso all’indice milanese di recuperare parte delle perdite della vigilia. I guadagni sono stati tuttavia frenati dalla persistente debolezza del comparto energetico.

    Nonostante le tensioni geopolitiche ancora presenti tra Stati Uniti e Iran, i mercati azionari europei — inclusa la Borsa di Milano — si avviano a chiudere la settimana con un bilancio positivo.

    Sul fronte macroeconomico, dopo la pubblicazione dei PMI europei in mattinata, l’attenzione degli investitori si sposta sull’aggiornamento di dicembre dell’indice PCE statunitense, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve.

    Intorno alle 9:35 il FTSE MIB segnava un progresso dello 0,58%.

    Tra i singoli titoli, Moncler (BIT:MONC) è balzata di oltre il 10% dopo aver comunicato un aumento del 7% dei ricavi nel quarto trimestre, superiore alle attese del mercato, trainato dalla solida crescita in Asia e nelle Americhe. Gli analisti di Banca Akros hanno commentato: «I numeri hanno superato le aspettative sia in termini di ricavi sia di margini, grazie a una forte accelerazione che sembra proseguire anche nelle prime settimane del 2026», alzando il giudizio a “buy” da “accumulate” e portando il target price a 65 euro da 61. Anche Deutsche Bank ha rivisto al rialzo il prezzo obiettivo sul gruppo del lusso a 57 euro da 54.

    In evidenza anche Unipol Gruppo (BIT:UNI), in rialzo del 5,3% dopo aver registrato nel 2025 un incremento del 36,8% dell’utile netto consolidato. Il gruppo bolognese proporrà un dividendo di 1,12 euro per azione, in aumento del 31,8% rispetto all’anno precedente. Sia i risultati sia la cedola hanno superato le stime degli analisti, rafforzando le aspettative di un possibile superamento degli obiettivi del piano al 2027.

    Debole invece il comparto energetico, appesantito dall’incertezza legata alle decisioni del governo con l’approvazione del cosiddetto “decreto bollette”. Terna (BIT:TRN) e Italgas (BIT:IG) si sono mosse poco, mentre Eni (BIT:ENI) ha ceduto lo 0,5%, Saipem (BIT:SPM) l’1,5% e Tenaris (BIT:TEN) il 3,9%, contribuendo a limitare il progresso dell’indice.