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  • Il Brent si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le minacce iraniane alle infrastrutture energetiche del Golfo

    Il Brent si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le minacce iraniane alle infrastrutture energetiche del Golfo

    I prezzi del petrolio hanno esteso il rialzo martedì, con il Brent vicino ai 100 dollari al barile mentre i mercati valutavano il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche mediorientali dopo gli avvertimenti dell’Iran su possibili ritorsioni contro le infrastrutture petrolifere e del gas nel Golfo.

    I futures sul Brent con scadenza a novembre sono saliti dell’1,6% a 98,73 dollari al barile alle 02:59 ET (06:59 GMT), mentre i futures statunitensi sul West Texas Intermediate (WTI) hanno guadagnato il 2,9% a 94,14 dollari al barile.

    Il Brent ha chiuso lunedì in rialzo di quasi l’1%, dopo aver brevemente raggiunto i 98 dollari al barile durante la seduta precedente.

    L’Iran avverte di possibili ritorsioni contro gli asset energetici

    L’ultimo aumento dei prezzi del petrolio è seguito alla minaccia dell’Iran di rispondere a quella che ha definito “guerra economica” degli Stati Uniti attraverso l’istituzione di una zona di esclusione marittima nel Golfo Persico.

    L’avvertimento è arrivato dopo una serie di attacchi tra Stati Uniti e Iran durante il fine settimana, compresi attacchi che hanno coinvolto il traffico marittimo.

    Funzionari iraniani hanno successivamente avvertito che gli interessi petroliferi e del gas statunitensi e altre infrastrutture energetiche nel Golfo potrebbero essere colpiti in risposta agli attacchi contro asset iraniani.

    “La catena di produzione di petrolio e gas qui è estesa, accessibile ed esposta. Le compagnie petrolifere e del gas americane in queste acque e strutture condividono la stessa esposizione”, ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf.

    “Colpite i nostri asset e sarete colpiti. Lo abbiamo già dimostrato”, ha aggiunto.

    Le dichiarazioni rappresentano avvertimenti iraniani su possibili ritorsioni e non una conferma che tali attacchi avranno luogo.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione

    Lo Stretto di Hormuz rimane un elemento centrale per il mercato petrolifero per il suo ruolo nelle spedizioni energetiche regionali.

    L’Iran ha dichiarato di voler istituire una nuova zona soggetta a restrizioni nel Golfo e un corridoio marittimo alternativo. I mercati stanno valutando se eventuali modifiche ai controlli marittimi possano incidere sul traffico delle petroliere attraverso lo stretto.

    Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha scritto su X che Washington aveva ricevuto un “chiaro avvertimento” dai nuovi missili iraniani e che ulteriori pressioni economiche avrebbero comportato l’istituzione di una zona di esclusione marittima estesa attraverso il Golfo fino al perimetro del blocco statunitense.

    L’Iran ha inoltre affermato che un accordo con l’Oman sulle disposizioni relative allo Stretto di Hormuz è vicino. Un’intesa potrebbe fornire un meccanismo per affrontare le interruzioni del traffico marittimo, anche se le informazioni fornite non indicano che sia stato raggiunto un accordo definitivo.

    Il Brent estende il recente rialzo

    I prezzi del petrolio sono aumentati durante il confronto tra Stati Uniti e Iran, con il Brent in rialzo dell’8% la scorsa settimana e il WTI in aumento di quasi il 10%.

    L’ultimo movimento ha portato i futures sul Brent con scadenza a novembre a 98,73 dollari al barile, lasciando il benchmark vicino alla soglia dei 100 dollari.

    Gli ulteriori movimenti dei prezzi del greggio dipenderanno dagli sviluppi che interesseranno la produzione energetica e il traffico marittimo regionale, oltre che dall’esito dei colloqui diplomatici riguardanti lo Stretto di Hormuz.

  • L’oro scende leggermente mentre il dollaro debole compensa le attese sui tassi Fed

    L’oro scende leggermente mentre il dollaro debole compensa le attese sui tassi Fed

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve calo martedì dopo essere saliti nelle prime ore della seduta, con l’indebolimento del dollaro statunitense che ha fornito un certo sostegno mentre gli investitori valutavano le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve e i prossimi dati sull’inflazione negli Stati Uniti.

    Alle 03:15 ET (07:15 GMT), XAU/USD era in calo dello 0,1% a 4.402,49 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro perdevano lo 0,7% a 4.447,11 dollari. L’argento, misurato da XAG/USD, saliva dello 0,2% a 66,32 dollari l’oncia, mentre il platino XPT/USD guadagnava lo 0,3% a 1.828,78 dollari.

    L’indice del dollaro statunitense registrava un lieve calo a 98,90.

    Il rialzo dello yen pesa sul dollaro

    Lo yen giapponese ha esteso il recente rialzo nei confronti del dollaro, avvicinandosi ai livelli più alti dell’anno mentre i trader hanno aumentato le aspettative che la Bank of Japan possa alzare i tassi d’interesse.

    Il conseguente indebolimento del dollaro ha fornito un certo sostegno all’oro. Poiché il metallo è quotato in dollari, i movimenti della valuta statunitense possono influire sul suo costo per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    L’oro era sceso nella settimana precedente e da allora ha scambiato prevalentemente intorno ai 4.400 dollari l’oncia. Il metallo è rimasto all’interno di un intervallo relativamente ristretto dopo essersi ripreso dai livelli vicini a 4.000 dollari registrati a luglio.

    Anche i prezzi del petrolio sono rimasti sotto osservazione, con il Brent vicino ai 100 dollari al barile in un contesto di rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran e timori di interruzioni nell’area dello Stretto di Hormuz. L’aumento dei prezzi dell’energia può contribuire a più ampie pressioni inflazionistiche.

    Attese sulla Fed e inflazione USA al centro dell’attenzione

    I mercati attribuivano una probabilità di circa il 60% a un aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve la prossima settimana, dopo il rapporto sull’occupazione non agricola statunitense della scorsa settimana, risultato superiore alle attese.

    Gli investitori attendono ora i dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti previsti nel corso della settimana per ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione e sulle possibili implicazioni per la politica monetaria.

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che l’oro ha chiuso la seduta precedente in calo intorno a 4.406 dollari, con il rapporto sull’occupazione superiore alle attese e l’aumento dei prezzi dell’energia tra i fattori che hanno contribuito al movimento.

    Sycamore prevede che questi fattori possano esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti dei Treasury statunitensi alla riapertura dei mercati, con un possibile effetto negativo sui prezzi dell’oro.

    La People’s Bank of China aumenta gli acquisti di oro

    La domanda della banca centrale cinese è rimasta un altro fattore per il mercato dell’oro.

    Secondo le informazioni fornite, la People’s Bank of China ha accelerato gli acquisti di oro ad agosto, portandoli al livello mensile più elevato dal 2023, nonostante l’aumento dei prezzi del metallo.

    Il mercato dell’oro sta ora valutando l’interazione tra movimenti valutari, rendimenti dei Treasury, prezzi dell’energia e prossimi dati sull’inflazione statunitense mentre gli investitori considerano le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve.

  • Il petrolio si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le attese sui tassi Fed e le tensioni con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Il petrolio si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le attese sui tassi Fed e le tensioni con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un andamento misto martedì, mentre gli investitori sono tornati sui mercati dopo la festività del Labor Day e hanno valutato l’aumento dei prezzi del petrolio, la crescita dei rendimenti obbligazionari, i prossimi dati economici e le aspettative per la riunione di settembre della Federal Reserve.

    Anche gli sviluppi in Medio Oriente sono rimasti al centro dell’attenzione, mentre i mercati hanno continuato a valutare un rapporto sull’occupazione statunitense di agosto superiore alle attese.

    Futures USA misti mentre i mercati rivalutano le prospettive sui tassi

    I futures sul Dow Jones sono scesi dello 0,8% a 53.013 punti, mentre quelli sull’S&P 500 hanno perso lo 0,3% a 7.691,3 punti. I futures sul Nasdaq 100 sono rimasti invariati a 29.593 punti.

    I movimenti hanno seguito il rapporto sull’occupazione di agosto, risultato superiore alle attese e che ha portato gli investitori a rivalutare le prospettive dei tassi d’interesse statunitensi.

    L’aumento dei prezzi del petrolio ha inoltre aggiunto un ulteriore elemento alle prospettive sull’inflazione, mentre i mercati valutano le possibili implicazioni per la politica della Federal Reserve.

    Dati ADP e asta del Tesoro al centro dell’attenzione

    Gli investitori attendono il rapporto settimanale ADP Employment Change, che utilizza una media mobile di quattro settimane dell’occupazione nel settore privato per fornire un’ulteriore indicazione sulle condizioni del mercato del lavoro statunitense.

    Il Tesoro statunitense dovrebbe inoltre tenere un’asta di titoli a tre anni. La domanda registrata nell’asta fornirà un’indicazione sull’interesse degli investitori per il debito pubblico statunitense.

    L’asta arriva dopo che le vendite sui mercati obbligazionari globali hanno spinto al rialzo i costi di finanziamento dei governi. Prezzi e rendimenti obbligazionari si muovono in direzioni opposte, quindi un calo dei prezzi dei bond è accompagnato da un aumento dei rendimenti.

    Il debito nazionale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari. Il governo emette titoli del Tesoro per finanziare la spesa e rifinanziare le obbligazioni esistenti, con rendimenti più elevati che ne aumentano i costi di finanziamento.

    I rendimenti dei Treasury influenzano inoltre altri costi di finanziamento nell’economia, compresi mutui e debito societario, e rappresentano uno dei fattori utilizzati dagli investitori nella valutazione delle azioni.

    Trump chiede la fine delle vendite di Bombardier negli Stati Uniti

    Il presidente Donald Trump ha chiesto lunedì la cessazione immediata delle vendite di Bombardier (TSX:BBD.B) negli Stati Uniti.

    Bombardier è inoltre negoziata negli Stati Uniti con il simbolo BDRAF. Secondo il materiale fornito, il mercato statunitense rappresenta oltre la metà dei ricavi del produttore canadese di aeromobili.

    La società dovrebbe generare circa 10,2 miliardi di dollari di ricavi nel 2026. Sulla base dell’esposizione geografica indicata nelle informazioni fornite, oltre la metà di tale importo corrisponderebbe a circa 5 miliardi di dollari o più di ricavi annuali legati agli Stati Uniti.

    Le informazioni fornite non indicano una specifica misura politica che dia attuazione alle dichiarazioni di Trump. Qualsiasi eventuale impatto finanziario su Bombardier dipenderebbe dall’introduzione di restrizioni e dalla loro portata.

    L’Iran minaccia una zona di esclusione marittima nel Golfo Persico

    Le tensioni geopolitiche sono rimaste elevate dopo che l’Iran ha minacciato di rispondere a quella che ha definito “guerra economica” degli Stati Uniti istituendo una zona di esclusione marittima nel Golfo Persico.

    Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha dichiarato che l’Iran aveva lanciato un avvertimento attraverso i suoi ultimi attacchi missilistici e che ulteriori pressioni economiche avrebbero comportato l’istituzione di una zona di esclusione estesa attraverso il Golfo fino al perimetro del blocco statunitense.

    Rezaei ha inoltre affermato che l’approccio dell’Iran nei confronti delle navi da guerra e delle basi militari statunitensi era stato “fondamentalmente ricalibrato”.

    Gli attacchi delle forze Houthi sostenute dall’Iran contro l’Arabia Saudita hanno separatamente aumentato l’attenzione dei mercati sulle infrastrutture energetiche e sulle rotte marittime della regione.

    Il Golfo Persico rappresenta una rotta importante per le forniture energetiche globali. Eventuali interruzioni del traffico marittimo potrebbero incidere sulla disponibilità e sui prezzi del petrolio, anche se l’entità e la durata dell’impatto dipenderebbero dagli sviluppi nella regione.

    Il Brent sale per la terza seduta e si avvicina a 100 dollari

    Il Brent è avanzato dell’1,4% martedì, raggiungendo il massimo delle ultime sei settimane e registrando la terza seduta consecutiva di rialzi.

    Il benchmark ha recentemente scambiato vicino a 99 dollari al barile mentre i mercati valutano le tensioni tra Stati Uniti e Iran e la possibilità di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche regionali.

    Un aumento prolungato dei prezzi del greggio potrebbe contribuire a maggiori costi di trasporto e produzione e incidere sull’inflazione. Le eventuali implicazioni per la politica monetaria dipenderebbero dalla durata dell’aumento dei prezzi energetici, dai dati generali sull’inflazione e dalla valutazione delle condizioni economiche da parte della Federal Reserve.

    I mercati stanno quindi monitorando un eventuale raggiungimento o superamento della soglia dei 100 dollari al barile da parte del Brent, insieme agli sviluppi sui mercati obbligazionari, ai dati economici statunitensi e alla situazione in Medio Oriente.

  • Poste Italiane aumenta l’offerta su TIM e rinuncia alla soglia minima del 66,67%

    Poste Italiane aumenta l’offerta su TIM e rinuncia alla soglia minima del 66,67%

    Poste Italiane (BIT:PST) ha aumentato di 0,30 euro la componente in contanti della propria offerta pubblica di scambio su Telecom Italia (BIT:TIT) e ha rinunciato alla soglia minima di adesione precedentemente prevista per l’operazione.

    In base ai nuovi termini, Poste offre 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione per ogni azione TIM conferita.

    Poste ha definito i nuovi termini come il “corrispettivo finale dell’offerta”, indicando che non sono previsti ulteriori aumenti.

    Le azioni TIM sono salite del 2,2% a 7,635 euro nelle contrattazioni mattutine successive all’annuncio. Le azioni Poste Italiane hanno invece registrato un calo dello 0,40% a 26,14 euro.

    Poste elimina la condizione minima di adesione

    Oltre ad aumentare il corrispettivo, Poste ha rinunciato alla condizione che richiedeva adesioni pari ad almeno il 66,67% dei diritti di voto esercitabili di TIM.

    Poste ha dichiarato che acquisterà tutte le azioni conferite “anche qualora il numero delle azioni portate in adesione sia inferiore al 66,67% dei diritti di voto esercitabili”.

    Le altre condizioni di efficacia dell’offerta restano invariate.

    A seguito dell’eliminazione della soglia, l’offerta sarà riaperta dal 21 al 25 settembre 2026. Il periodo di adesione originario resta previsto in chiusura l’11 settembre, con pagamento fissato per il 18 settembre.

    Poste prevede un impatto sull’EPS a partire dal 2027

    Poste Italiane ha dichiarato che il consiglio di amministrazione “intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste consentiti dall’offerta rimarranno sostanzialmente invariati a seguito del riconoscimento dell’aumento del prezzo unitario, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste Italiane a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028”.

    Gli effetti previsti sull’utile per azione rappresentano aspettative della società e restano subordinati all’operazione e alla successiva performance.

    Rispetto alla data di riferimento del 20 marzo, Poste ha affermato che il nuovo corrispettivo rappresenta un aumento del 4,7% del prezzo offerto per TIM e un premio del 14,2%.

    Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Poste di 21,46 euro del 20 marzo 2026, il nuovo corrispettivo equivale a 6,65 euro per azione TIM, con un premio implicito del 14,16%.

    Utilizzando invece il prezzo di chiusura di Poste del 4 settembre, pari a 26,90 euro, la valutazione implicita sale a 7,83 euro per azione TIM.

    Le adesioni all’offerta su TIM raggiungono il 6,158%

    Poste Italiane ha comunicato che le adesioni all’offerta hanno raggiunto il 6,158% del capitale sociale di TIM.

    Secondo i dati di Borsa Italiana citati nelle informazioni fornite, nell’ultima giornata riportata sono state conferite 11,6 milioni di azioni, portando il totale delle adesioni a 105.090.736 azioni.

    TIM ha comunicato separatamente che l’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche hanno conferito le proprie azioni all’offerta.

    Nella seduta precedente TIM aveva chiuso in calo del 3,56% a 7,47 euro, mentre Poste Italiane aveva terminato le contrattazioni in ribasso del 2,42% a 26,25 euro.

  • UniCredit ottiene l’autorizzazione della BCE per applicare il Danish Compromise dal terzo trimestre 2026

    UniCredit ottiene l’autorizzazione della BCE per applicare il Danish Compromise dal terzo trimestre 2026

    La Banca centrale europea ha autorizzato UniCredit (BIT:UCG) ad applicare la metodologia del Danish Compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo bancario.

    L’autorizzazione avrà effetto a partire dal periodo di rendicontazione del terzo trimestre 2026, consentendo di trattare le partecipazioni assicurative ammissibili su base ponderata per il rischio anziché dedurle dal capitale regolamentare.

    UniCredit ha dichiarato che l’autorizzazione “rafforza la posizione patrimoniale di UniCredit, generando un beneficio stimato di circa 52 punti base sul coefficiente CET1, sulla base della situazione al secondo trimestre 2026.”

    La banca ha inoltre affermato che l’approvazione “contribuisce a rafforzare ulteriormente il rigoroso approccio all’allocazione del capitale.”

    UniCredit stima un beneficio di 52 punti base sul CET1

    Il Danish Compromise modifica il trattamento patrimoniale regolamentare applicato agli investimenti assicurativi ammissibili e dovrebbe aumentare il CET1 riportato da UniCredit rispetto alla metodologia precedente.

    Gli analisti di Equita hanno spiegato: “L’autorizzazione al Danish Compromise garantisce a UniCredit un beneficio sul CET1 stimato in circa 52 punti base rispetto al 14,5% registrato nel secondo trimestre 2026 (pre-consolidamento CBK), già incorporato nelle nostre stime per il 2026”.

    Il beneficio stimato di 52 punti base è quindi già incluso nelle previsioni di Equita per il 2026.

    “Pur essendo attesa, a nostro avviso la notizia è positiva per la banca in quanto il Danish Compromise, oltre a rafforzare la base patrimoniale, garantirà una maggiore flessibilità strategica”, hanno aggiunto gli analisti.

    Equita ha mantenuto la raccomandazione buy sulle azioni UniCredit e un prezzo obiettivo di 95 euro. La raccomandazione e il target rappresentano la valutazione degli analisti e non determinano la futura performance del titolo.

    Il Danish Compromise si applicherà alla partecipazione in Generali

    A seguito dell’autorizzazione e della classificazione di UniCredit come conglomerato finanziario, il trattamento previsto dal Danish Compromise si applicherà anche alla partecipazione della banca in Generali (BIT:BGN).

    Secondo le informazioni fornite, UniCredit detiene attualmente una quota dell’8,8% in Generali.

    Con il nuovo trattamento approvato, l’investimento in Generali potrà essere considerato su base ponderata per il rischio ai fini del capitale regolamentare, anziché essere soggetto al precedente approccio basato sulla deduzione.

    L’autorizzazione modifica quindi il trattamento patrimoniale della partecipazione di UniCredit in Generali, ma le informazioni fornite non indicano alcuna variazione della quota detenuta né stabiliscono eventuali ulteriori iniziative della banca riguardo all’investimento.

  • Borse europee in calo mentre il petrolio estende i rialzi dopo le minacce iraniane: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo mentre il petrolio estende i rialzi dopo le minacce iraniane: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato ribassi martedì, mentre i prezzi del petrolio greggio hanno proseguito la recente avanzata e gli investitori hanno valutato le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea nel corso della settimana.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,2%, con ribassi in diversi mercati e settori principali, tra cui titoli growth, industriali e beni di consumo discrezionali.

    Il DAX tedesco e il FTSE 100 di Londra hanno entrambi ceduto lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese è sceso dello 0,4%.

    Le minacce iraniane aumentano i timori sull’offerta di petrolio

    I principali benchmark del petrolio greggio sono saliti per la terza seduta consecutiva, prolungando un rialzo di più giorni che ha mantenuto il Brent sopra i 90 dollari al barile.

    L’ultimo movimento è seguito alle dichiarazioni di funzionari militari iraniani, che hanno avvertito che l’Iran risponderebbe a ulteriori attacchi statunitensi o alleati colpendo infrastrutture energetiche nel Golfo Persico, compresi asset petroliferi e del gas statunitensi nella regione.

    Le dichiarazioni sono arrivate mentre i mercati continuano a monitorare le interruzioni nell’area dello Stretto di Hormuz, una delle principali rotte di transito per le forniture energetiche globali.

    Per le aziende e le economie europee dipendenti dalle importazioni di energia, un aumento prolungato dei prezzi del petrolio potrebbe incrementare i costi degli input e contribuire all’inflazione. L’entità dell’eventuale impatto sugli utili societari o sull’attività economica dipenderà dalla durata e dall’ampiezza dell’aumento.

    I mercati prezzano un aumento dei tassi della BCE

    Gli investitori si preparano inoltre alla riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea prevista per giovedì.

    I mercati monetari stavano prezzando un’elevata probabilità di un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base.

    Le aspettative di tassi più elevati seguono i dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona di agosto, che hanno mostrato un aumento dei prezzi al consumo del 3,3% su base annua. I prezzi dell’energia sono aumentati del 14,3%.

    Con i prezzi energetici ancora in crescita, alcune banche d’investimento, tra cui Deutsche Bank, hanno iniziato a considerare la possibilità di un ulteriore inasprimento della BCE dopo settembre, compreso un altro aumento dei tassi prima della fine dell’anno.

    I rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni si attestavano vicino ai massimi pluriennali del 3,36%. Rendimenti obbligazionari più elevati possono aumentare i costi di finanziamento per le aziende e influire sulle valutazioni relative di azioni e obbligazioni.

    I dati CPI statunitensi potrebbero influenzare le attese sulla Federal Reserve

    Gli investitori attendono inoltre i dati sull’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti, la cui pubblicazione è prevista nel corso della settimana.

    Il dato sull’inflazione segue il rapporto sull’occupazione non agricola statunitense, che ha mostrato la creazione di 162.000 posti di lavoro ad agosto.

    I mercati stanno valutando se i dati sull’inflazione modificheranno le aspettative per la riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre, compresa la possibilità di un aumento dei tassi di 25 punti base.

    Un dato sull’inflazione superiore alle attese potrebbe aumentare le aspettative del mercato per una politica monetaria più restrittiva, mentre un’inflazione più contenuta potrebbe ridurre le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi. La decisione finale resta subordinata ai nuovi dati e alla valutazione della Federal Reserve.

  • Deutsche Telekom, Orange, Vodafone e Telefonica valutano un consorzio per i servizi satellitari mobili

    Deutsche Telekom, Orange, Vodafone e Telefonica valutano un consorzio per i servizi satellitari mobili

    Deutsche Telekom (TG:DTE), Orange (EU:ORA), Vodafone (LSE:VOD) e Telefonica (TG:TNE5) sono in trattative preliminari per la possibile formazione di un consorzio che potrebbe partecipare a una gara per lo spettro satellitare europeo e fornire servizi mobili direct-to-device, secondo Bloomberg.

    I quattro gruppi di telecomunicazioni stanno valutando un’offerta congiunta per una parte dello spettro a 2 GHz che l’Unione europea ha proposto di riservare a un operatore europeo, secondo persone a conoscenza della questione.

    Non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva né sulla costituzione del consorzio né sulla presentazione di un’eventuale offerta.

    L’UE prepara un nuovo quadro per lo spettro satellitare a 2 GHz

    Le discussioni arrivano mentre l’UE prepara nuove regole per disciplinare l’accesso allo spettro a 2 GHz utilizzato per i servizi mobili satellitari.

    Secondo la proposta, un terzo dello spettro disponibile sarebbe riservato a un operatore europeo, mentre un altro terzo sarebbe destinato ai servizi di comunicazione sovrani attraverso il programma IRIS² dell’UE. Le società internazionali potrebbero competere per il terzo restante.

    Le licenze esistenti per lo spettro scadranno nel 2027.

    Un consorzio composto da Deutsche Telekom, Orange, Vodafone e Telefonica potrebbe fornire agli operatori una piattaforma controllata congiuntamente per lo sviluppo di servizi satellitari direct-to-device in Europa.

    Gli operatori hanno già partnership nel settore satellitare

    Diverse società coinvolte nelle discussioni hanno già rapporti con fornitori di comunicazioni satellitari.

    Deutsche Telekom ha un accordo con Starlink per introdurre la connettività direct-to-device in diversi mercati europei, con un lancio previsto nel 2028. Il servizio proposto consentirebbe agli smartphone compatibili di collegarsi direttamente ai satelliti quando la copertura mobile terrestre non è disponibile.

    Vodafone dispone di una joint venture paritetica 50/50 con la statunitense AST SpaceMobile (NASDAQ:ASTS), che sviluppa anch’essa servizi di connettività satellitare diretta per dispositivi mobili.

    Secondo Bloomberg, Vodafone dovrebbe modificare la struttura proprietaria della joint venture per poter accedere allo spettro che, secondo la proposta dell’UE, sarebbe riservato a un operatore controllato da entità europee.

    Starlink fornisce attualmente servizi di banda larga satellitare in gran parte dell’Europa e ha accordi con diversi operatori europei di telecomunicazioni per lo sviluppo di servizi direct-to-device.

    IRIS² dovrebbe entrare in servizio nel 2029

    La più ampia strategia dell’UE per le comunicazioni satellitari comprende IRIS², una costellazione multi-orbita pianificata e guidata da SES, Eutelsat e Hispasat.

    Il sistema dovrebbe entrare in servizio nel 2029, concentrandosi inizialmente sulla connettività a banda larga e offrendo capacità direct-to-device limitate.

    Il quadro proposto per lo spettro rientra negli sforzi dell’UE per sviluppare infrastrutture di comunicazione controllate in Europa e ridurre la dipendenza da fornitori tecnologici non europei.

  • Intesa prevede di realizzare il 60% dei benefici finanziari dell’operazione MPS entro il 2028

    Intesa prevede di realizzare il 60% dei benefici finanziari dell’operazione MPS entro il 2028

    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) prevede di realizzare entro il 2028 circa il 60% dei 2,9 miliardi di euro di benefici finanziari lordi stimati derivanti dalla proposta acquisizione di Banca MPS (BIT:BMPS).

    La banca ha fornito la stima nelle risposte agli azionisti in vista dell’assemblea di giovedì relativa all’aumento di capitale necessario per l’offerta in azioni e contanti da 35,7 miliardi di euro su MPS.

    Intesa prevede di raggiungere l’intero obiettivo di 2,9 miliardi di euro nel 2029, con i benefici ante imposte attesi suddivisi in misura pressoché equivalente tra maggiori ricavi e risparmi sui costi.

    Intesa punta a 1,5 miliardi di euro di risparmi ante imposte

    La banca prevede che l’operazione generi 1,5 miliardi di euro di risparmi sui costi ante imposte.

    Di questo importo, 600 milioni di euro dovrebbero derivare dalla riduzione dei costi del personale, mentre 900 milioni di euro sono attesi dalla diminuzione delle spese amministrative.

    Nell’ambito del piano di acquisizione, Intesa intende sostituire tutti i 6.800 dipendenti che dovrebbero lasciare volontariamente il gruppo. La banca prevede tuttavia di ottenere risparmi sul costo del personale grazie alla minore retribuzione dei nuovi assunti e al fatto che 2.700 di questi saranno “consulenti globali” anziché dipendenti a tempo pieno.

    I risparmi previsti restano stime della società e dipendono dal completamento e dall’attuazione dell’operazione proposta.

    Costi di integrazione stimati in 1,4 miliardi di euro

    Intesa prevede di sostenere costi netti di integrazione una tantum per 1,4 miliardi di euro in relazione all’acquisizione di MPS.

    I costi dovrebbero comprendere le uscite volontarie del personale, l’integrazione dei sistemi informatici, la chiusura di alcune filiali e il cambio di denominazione delle 625 filiali MPS che Intesa intende aggiungere alla propria rete.

    La banca prevede che i benefici finanziari complessivi dell’operazione saranno pienamente realizzati nel 2029.

    Gli azionisti voteranno tramite un rappresentante

    Gli azionisti di Intesa non parteciperanno di persona all’assemblea di giovedì e voteranno invece tramite un rappresentante.

    Il presidente Gian Maria Gros-Pietro ha dichiarato venerdì che l’offerta dovrebbe ricevere un forte sostegno da parte degli azionisti.

    Il voto degli azionisti riguarda l’aumento di capitale necessario per l’offerta in azioni e contanti da 35,7 miliardi di euro su MPS.

  • Borse europee in lieve calo mentre i mercati valutano Hormuz e le attese sui tassi BCE: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in lieve calo mentre i mercati valutano Hormuz e le attese sui tassi BCE: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un lieve calo lunedì, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi nel Golfo Persico e le aspettative per un aumento dei tassi di interesse nella riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea di giovedì.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,1%, rimanendo vicino ai minimi delle ultime settimane. Il DAX tedesco e il CAC 40 francese si sono mossi all’interno di intervalli ristretti.

    Tra i singoli titoli, Novartis (TG:NOT) ha perso il 3,4% dopo che uno studio sul suo farmaco contro il colesterolo non ha raggiunto l’obiettivo principale.

    L’Iran prepara una zona limitata fuori dallo Stretto di Hormuz

    Le autorità iraniane hanno dichiarato di voler istituire nei prossimi giorni una zona limitata fuori dallo Stretto di Hormuz.

    L’annuncio è arrivato dopo gli attacchi statunitensi che durante il fine settimana hanno messo fuori uso tre petroliere iraniane. Washington ha dichiarato che l’azione è stata condotta in risposta a un attacco con missili balistici del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica contro due navi della Marina statunitense.

    I prezzi del petrolio sono saliti di circa l’1% lunedì, dopo guadagni di quasi il 10% nella settimana precedente, con il Brent scambiato sopra i 90 dollari al barile.

    Circa il 20% dei flussi globali di petrolio e gas trasportati via mare passa attraverso lo Stretto di Hormuz, mantenendo l’attenzione sulla rotta mentre i mercati valutano le potenziali conseguenze dell’attività militare o di eventuali restrizioni al transito sulle forniture energetiche.

    I mercati scontano un aumento dei tassi BCE

    Gli investitori si preparano inoltre alla decisione di politica monetaria della Banca Centrale Europea prevista per giovedì.

    I mercati monetari scontavano un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base. I dati preliminari di agosto hanno mostrato un’inflazione complessiva dell’Eurozona al 3,3%, con la componente energetica in aumento del 14,3%.

    I rendimenti dei titoli di Stato europei sono rimasti elevati in vista della riunione, con il rendimento del Bund tedesco a 10 anni vicino ai massimi pluriennali.

    I maggiori costi di finanziamento vengono inoltre monitorati per il loro potenziale impatto sui settori sensibili ai tassi, tra cui immobiliare e costruzioni.

    Inflazione USA sotto osservazione prima della riunione Fed

    Nel corso della settimana i mercati riceveranno anche i dati statunitensi sull’indice dei prezzi al consumo, in vista della riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre.

    Il rapporto sull’inflazione segue i dati sull’occupazione statunitense pubblicati venerdì, che hanno mostrato la creazione di 162.000 posti di lavoro ad agosto.

    Gli investitori utilizzeranno i dati CPI per valutare le prospettive dell’inflazione e le aspettative per la prossima decisione sui tassi della Federal Reserve.

  • Oro sotto i 4.400 dollari, i dati sul lavoro USA mantengono elevate le attese per un rialzo Fed

    Oro sotto i 4.400 dollari, i dati sul lavoro USA mantengono elevate le attese per un rialzo Fed

    I prezzi dell’oro sono scesi sotto i 4.400 dollari l’oncia lunedì, dopo che dati sull’occupazione statunitense superiori alle attese hanno mantenuto elevate le aspettative per un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, mentre gli investitori attendono i dati sull’inflazione previsti nel corso della settimana.

    Alle 02:34 ET (06:34 GMT), l’oro spot perdeva lo 0,8% a 4.396,29 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,8% a 4.441,85 dollari.

    Anche l’argento perdeva lo 0,8% a 65,71 dollari l’oncia, mentre il platino scendeva dello 0,6% a 1.811,42 dollari. L’indice del dollaro statunitense era sostanzialmente invariato a 99,07.

    I dati sull’occupazione USA modificano le attese sui tassi

    L’oro ha esteso il calo dopo aver perso l’1% venerdì, riportando il prezzo spot sotto quota 4.400 dollari.

    L’economia statunitense ha creato 162.000 posti di lavoro ad agosto, superando le aspettative, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto invariato. Dopo la pubblicazione del rapporto, i mercati attribuivano una probabilità di circa il 60% a un aumento dei tassi della Federal Reserve nella riunione del 15-16 settembre.

    Tassi di interesse più elevati possono aumentare l’attrattiva relativa degli asset che generano reddito rispetto all’oro, che non paga interessi.

    Il dollaro si è rafforzato venerdì. Una valuta statunitense più forte può inoltre aumentare il costo dell’oro denominato in dollari per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    L’oro ha chiuso la scorsa settimana a 4.429 dollari, in calo dello 0,6%, dopo aver scambiato sia sopra sia sotto quota 4.400 dollari mentre cambiavano le aspettative del mercato sulla politica della Federal Reserve.

    Gli investitori attendono ora i dati statunitensi sui prezzi alla produzione di giovedì e quelli sui prezzi al consumo di venerdì per ulteriori indicazioni sulle prospettive dell’inflazione e sul possibile percorso dei tassi di interesse.

    Prezzi del petrolio e sviluppi a Hormuz sotto osservazione

    Gli sviluppi nello Stretto di Hormuz hanno inoltre richiamato l’attenzione sui prezzi dell’energia e sulle loro potenziali implicazioni per l’inflazione.

    L’Iran ha dichiarato di aver preso di mira tre petroliere nello Stretto di Hormuz, insieme a diverse navi collegate agli Stati Uniti, in risposta agli attacchi statunitensi contro alcune imbarcazioni durante il fine settimana.

    Il Brent veniva scambiato vicino a 97 dollari al barile, mentre i mercati valutavano il potenziale impatto degli ultimi sviluppi sulle forniture energetiche.

    L’oro si è mosso in un intervallo relativamente ristretto da quando ha recuperato da circa 4.000 dollari l’oncia a luglio. La scorsa settimana il metallo è sceso sotto la sua media mobile a 200 giorni, situata a circa 4.526 dollari.

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che il movimento non ha modificato la sua visione di medio termine secondo cui l’oro avrebbe formato una base intorno al minimo di fine giugno di 3.942 dollari.

    Sycamore continua a preferire gli acquisti durante le fasi di ribasso e prevede che l’oro possa eventualmente dirigersi verso i 5.000 dollari l’oncia.