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  • Wall Street pronta a proseguire i rialzi grazie all’ottimismo sui colloqui USA-Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street pronta a proseguire i rialzi grazie all’ottimismo sui colloqui USA-Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un’apertura leggermente positiva giovedì, suggerendo che i mercati azionari potrebbero estendere il forte rialzo registrato nelle ultime sedute.

    I mercati sembrano pronti a proseguire il momentum positivo che ha spinto Nasdaq e S&P 500 a nuovi massimi storici di chiusura mercoledì.

    Gli investitori restano fiduciosi sulla possibilità di un secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, anche se non è ancora stato annunciato ufficialmente un nuovo incontro.

    Secondo alcune indiscrezioni, le due parti starebbero valutando di prolungare il cessate il fuoco di due settimane per concedere più tempo alle trattative diplomatiche.

    “È come se gli eventi dell’ultimo mese e mezzo fossero stati messi nello specchietto retrovisore dagli investitori”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati presso AJ Bell.

    Ha aggiunto: “La visione serena del mercato potrebbe essere messa alla prova se la retorica sulla fine dei combattimenti non sarà accompagnata da fatti concreti prima piuttosto che dopo.”

    I futures sono saliti leggermente dopo la pubblicazione di un rapporto del Dipartimento del Lavoro che ha mostrato un calo delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti superiore alle attese nella settimana terminata l’11 aprile.

    Dopo il rally visto all’inizio della settimana, le azioni hanno continuato a salire mercoledì, con Nasdaq e S&P 500 che hanno chiuso su nuovi massimi storici.

    Il Nasdaq è salito di 376,93 punti, pari all’1,6%, a 24.016,02, mentre lo S&P 500 ha guadagnato 55,57 punti, pari allo 0,8%, chiudendo a 7.022,95. Al contrario, il Dow Jones Industrial Average è sceso di 72,27 punti, pari allo 0,2%, a 48.463,72.

    La forte performance del Nasdaq è stata sostenuta in parte dal comparto tecnologico, con Broadcom (NASDAQ:AVGO) in evidenza.

    Le azioni di Broadcom (NASDAQ:AVGO) sono salite del 4,2% dopo che la società ha annunciato una partnership pluriennale e multi-generazionale per supportare l’infrastruttura di intelligenza artificiale di Meta (NASDAQ:META).

    Nel frattempo, il calo del Dow è stato in parte causato dalla flessione di Caterpillar (NYSE:CAT), con il titolo del produttore di macchinari da costruzione in calo del 3,0%.

    Gli operatori di mercato continuano a mostrarsi ottimisti su una possibile risoluzione del conflitto in Medio Oriente, pur in attesa di maggiori dettagli su un nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran.

    In un’intervista a Fox Business, il presidente Donald Trump ha dichiarato che la guerra è “molto vicina alla fine” e ha ribadito che l’Iran vuole raggiungere un accordo “con grande urgenza”.

    Trump ha inoltre previsto che il “mercato azionario esploderà al rialzo” una volta concluso il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

    I titoli software hanno registrato forti rialzi, con l’indice Dow Jones U.S. Software in aumento del 4,6%.

    Anche i titoli delle società di intermediazione hanno mostrato una buona performance, come evidenziato dal rialzo dell’1,9% dell’indice NYSE Arca Broker/Dealer.

    Al contrario, i titoli legati all’oro sono scesi nettamente a causa del calo del prezzo del metallo prezioso, trascinando l’indice NYSE Arca Gold Bugs in ribasso del 3,1%.

    Anche il settore immobiliare ha subito pressioni dopo dati che hanno mostrato un calo più marcato del previsto della fiducia dei costruttori, con l’indice Philadelphia Housing Sector in discesa del 2,0%.

  • Le azioni europee salgono grazie all’ottimismo sui colloqui Iran-USA: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee salgono grazie all’ottimismo sui colloqui Iran-USA: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato lievi rialzi giovedì, sostenuti dall’ottimismo sui prossimi colloqui tra Iran e Stati Uniti, che potrebbero contribuire ad allentare le tensioni in Medio Oriente.

    Secondo alcune indiscrezioni, le due parti starebbero valutando di prolungare l’attuale cessate il fuoco di due settimane per consentire ulteriori negoziati.

    Gli investitori hanno inoltre analizzato i risultati societari e gli ultimi dati economici pubblicati nella regione.

    L’indice CAC 40 francese è salito dello 0,6%, mentre il FTSE 100 britannico e il DAX tedesco hanno entrambi guadagnato lo 0,7%.

    A Francoforte, Zalando ha registrato un rialzo del 3,2%, SAP è salita di circa il 2,3% e Brenntag ha guadagnato quasi il 2%. Beiersdorf, MTU Aero Engines e Heidelberg Materials sono aumentate tra l’1% e l’1,3%.

    Tra i ribassi, Qiagen, Merck, Deutsche Telekom, Mercedes-Benz, Daimler Truck Holding, BMW e Volkswagen hanno perso tra lo 0,5% e l’1,6%.

    A Parigi, Dassault Systèmes è salita del 2,2%. Capgemini, Teleperformance, Saint-Gobain, Airbus, Publicis Groupe e Michelin hanno guadagnato tra l’1,2% e il 2%.

    Kering è scesa dell’1,7%, mentre L’Oréal, ArcelorMittal, TotalEnergies ed Engie hanno registrato flessioni.

    A Londra, Entain ha guadagnato il 7,5% dopo aver confermato le previsioni sui ricavi. Halma, B&M European Value Retail, Vistry Group, Frasers Group, JD Sports Fashion, Pershing Square Holdings, Rightmove e Persimmon sono salite tra il 2% e il 3,5%.

    Anche Tesco ha registrato un forte rialzo dopo aver comunicato solidi risultati in termini di vendite e utili, insieme all’annuncio di un programma di riacquisto di azioni da 500 milioni di sterline.

    EasyJet ha perso circa il 5% a causa dell’incertezza legata alla situazione in Medio Oriente. Airtel Africa, Convatec Group, Unite Group, Vodafone e Antofagasta sono scese tra l’1,6% e il 2%.

    Sul fronte macroeconomico, i dati dell’Office for National Statistics hanno mostrato che il PIL del Regno Unito è cresciuto dello 0,5% a febbraio, superando lo 0,1% registrato a gennaio.

    Gli economisti si aspettavano una crescita invariata allo 0,1%. Su base annua, il PIL è aumentato dell’1% a febbraio.

    Dal lato produttivo, il settore dei servizi è cresciuto dello 0,5%, mentre la produzione nel settore delle costruzioni è aumentata dell’1%.

    La produzione industriale è salita dello 0,5%, dopo i cali dello 0,1% a gennaio e dello 0,4% a dicembre. La produzione manifatturiera, invece, è diminuita dello 0,1%, invertendo l’aumento dello 0,2% registrato a gennaio.

    Su base annua, la produzione industriale è scesa dello 0,4%, mentre quella manifatturiera è diminuita dello 0,5% a febbraio.

    Nel frattempo, i dati finali di Eurostat hanno mostrato che l’inflazione nell’area euro è aumentata più del previsto a marzo, raggiungendo il livello più alto dalla metà del 2024.

    L’indice armonizzato dei prezzi al consumo è cresciuto del 2,6% su base annua, rivisto al rialzo rispetto alla stima iniziale del 2,5%, dopo l’aumento dell’1,9% registrato a febbraio.

  • Il petrolio resta stabile mentre persistono i dubbi sui colloqui USA-Iran, continua la disruption nello Stretto di Hormuz

    Il petrolio resta stabile mentre persistono i dubbi sui colloqui USA-Iran, continua la disruption nello Stretto di Hormuz

    I prezzi del petrolio sono rimasti sostanzialmente stabili giovedì, recuperando dalle perdite iniziali mentre i mercati mettono in dubbio che i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran possano portare a un accordo in grado di porre fine al conflitto che ha interrotto le forniture da una regione chiave del Medio Oriente.

    I futures sul Brent sono scesi di 26 centesimi a 94,67 dollari al barile alle 06:11 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense è salito di 14 centesimi a 91,43 dollari al barile. Entrambi i benchmark hanno mostrato variazioni contenute nella sessione precedente, nonostante ampie oscillazioni intraday.

    Il conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran ha causato una delle più gravi interruzioni delle forniture globali di petrolio e gas, principalmente a causa delle restrizioni iraniane al traffico nello Stretto di Hormuz, una rotta strategica che normalmente trasporta circa il 20% dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    “Mentre ci sono speranze di de-escalation, molti investitori restano scettici, dato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran si sono ripetutamente interrotti anche dopo aver mostrato segnali di progresso”, ha dichiarato Toshitaka Tazawa, analista di Fujitomi Securities.

    “Finché non verrà raggiunto un accordo di pace e non sarà ripristinata la libera navigazione nello stretto, i prezzi del WTI sono destinati a continuare a oscillare tra 80 e 100 dollari”, ha aggiunto.

    Secondo gli analisti di ING, circa 13 milioni di barili al giorno di offerta di petrolio risultano colpiti dalla chiusura dello stretto, anche tenendo conto delle deviazioni tramite oleodotti e del limitato traffico di petroliere riuscito a transitare. Gli esperti avvertono che la situazione potrebbe peggiorare dopo la decisione degli Stati Uniti di imporre un blocco ai porti iraniani a seguito del fallimento dei negoziati nel fine settimana.

    “Il mercato fisico diventa ogni giorno più ristretto finché i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprendono”, hanno affermato gli analisti di ING.

    Una fonte informata a Teheran ha riferito a Reuters che l’Iran potrebbe valutare la possibilità di consentire alle navi di transitare liberamente dal lato omanita dello stretto se verrà raggiunto un accordo per evitare una ripresa del conflitto dopo la tregua di due settimane iniziata l’8 aprile.

    Funzionari statunitensi e iraniani starebbero valutando un ritorno in Pakistan per nuovi colloqui già nel fine settimana. Il capo dell’esercito pakistano è arrivato a Teheran mercoledì nel tentativo di mediare ed evitare una nuova escalation.

    Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha dichiarato mercoledì che Washington non rinnoverà le deroghe che consentivano l’acquisto di parte del petrolio iraniano e russo senza incorrere in sanzioni.

    A evidenziare la tensione sul mercato, i dati del governo statunitense hanno mostrato un calo delle scorte di petrolio, benzina e distillati la scorsa settimana, mentre il calo delle importazioni e l’aumento delle esportazioni riflettono gli sforzi globali per compensare le forniture interrotte.

  • L’oro sale mentre il dollaro si indebolisce ulteriormente; focus sui colloqui con l’Iran

    L’oro sale mentre il dollaro si indebolisce ulteriormente; focus sui colloqui con l’Iran

    I prezzi dell’oro sono saliti durante la sessione asiatica di giovedì, sostenuti dalla persistente debolezza del dollaro statunitense, mentre gli investitori continuano a monitorare la possibilità di nuovi colloqui per un cessate il fuoco tra Washington e Teheran.

    Il metallo è rimasto vicino ai massimi di un mese raggiunti nella sessione precedente, poiché le aspettative di un allentamento delle tensioni nel conflitto con l’Iran hanno migliorato il sentiment di rischio e ridotto le preoccupazioni legate a un’inflazione persistente.

    L’oro spot è salito dello 0,9% a 4.835,09 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno guadagnato lo 0,7% a 4.857,05 dollari l’oncia alle 01:21 ET (05:21 GMT).

    Anche altri metalli preziosi hanno registrato rialzi. L’argento è balzato del 2,4% a 80,8165 dollari l’oncia, mentre il platino è salito dell’1,6% a 2.147,21 dollari l’oncia, con entrambi vicini ai massimi mensili.

    Debolezza del dollaro sostiene i metalli; attenzione ai negoziati con l’Iran

    L’oro e gli altri metalli hanno beneficiato della continua debolezza del dollaro, mentre il miglioramento del sentiment di rischio ha ridotto la domanda per il biglietto verde come bene rifugio.

    Il dollaro è sceso ai minimi di sei settimane giovedì, anche a causa di dati sull’inflazione alla produzione più deboli del previsto pubblicati all’inizio della settimana.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato che nuovi colloqui con l’Iran potrebbero svolgersi a breve e ha suggerito che una soluzione al conflitto in Medio Oriente potrebbe essere vicina. Ha inoltre affermato che sono previsti colloqui separati tra Israele e Libano a Washington.

    Tuttavia, queste dichiarazioni arrivano mentre emergono notizie su un aumento del dispiegamento militare statunitense nella regione e sull’entrata in vigore completa di un blocco navale contro l’Iran.

    Nonostante ciò, il cessate il fuoco tra le due parti sembra reggere.

    I mercati restano concentrati sulla possibilità di ulteriori negoziati, soprattutto con la scadenza dell’attuale tregua prevista per il 21 aprile.

    Il rame sale grazie alla crescita cinese più forte

    Tra i metalli industriali, anche il rame ha registrato un aumento dopo dati economici migliori del previsto dalla Cina, il principale importatore mondiale.

    I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,5% a 13.350,33 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame al COMEX hanno guadagnato lo 0,8% a 6,1250 dollari la libbra.

    I dati pubblicati giovedì hanno mostrato che l’economia cinese è cresciuta del 5% nel primo trimestre, superando le aspettative e indicando un solido inizio del 2026.

    La crescita è stata trainata principalmente dalle esportazioni, con una domanda estera per i beni manifatturieri cinesi rimasta robusta. Questa tendenza dovrebbe continuare nei prossimi mesi, sostenendo la domanda di rame.

    Tuttavia, la Cina deve ancora affrontare alcune difficoltà legate al conflitto con l’Iran. L’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe pesare sulla domanda interna, mentre le interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali potrebbero influenzare negativamente le esportazioni.

  • I mercati osservano i colloqui sull’Iran mentre i futures salgono; TSMC pubblica risultati solidi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati osservano i colloqui sull’Iran mentre i futures salgono; TSMC pubblica risultati solidi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi sono saliti giovedì mentre gli investitori monitoravano gli sviluppi relativi a un possibile nuovo round di negoziati tra Washington e Teheran. Proseguono gli sforzi per estendere un cessate il fuoco temporaneo e riaprire il traffico nello Stretto di Hormuz. I prezzi del petrolio sono aumentati leggermente ma sono rimasti sotto la soglia dei 100 dollari al barile. Nel frattempo, la Cina ha riportato una crescita economica superiore alle attese nel primo trimestre e il colosso dei semiconduttori TSMC (NYSE:TSM) ha registrato utili record.

    I futures avanzano

    I futures sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura in rialzo, sostenuti dall’ottimismo su possibili progressi verso un cessate il fuoco duraturo in Medio Oriente e da commenti iniziali positivi sulla stagione degli utili.

    Alle 03:38 ET, i futures sul Dow salivano di 56 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 guadagnavano 15 punti, pari allo 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 114 punti, pari allo 0,4%. Al di fuori degli Stati Uniti, il Nikkei giapponese ha toccato un nuovo massimo storico, mentre i mercati europei hanno registrato lievi rialzi.

    Nella sessione precedente, sia l’S&P 500 sia il Nasdaq Composite hanno raggiunto nuovi record, sostenuti in gran parte dalle aspettative che il conflitto con l’Iran possa avvicinarsi a una risoluzione.

    Dirigenti di importanti banche di Wall Street hanno inoltre indicato che l’economia statunitense resta nel complesso resiliente nonostante lo shock energetico legato alle interruzioni nello Stretto di Hormuz, una rotta chiave per il trasporto globale di petrolio.

    “[S]ebbene sia ancora presto nella stagione degli utili del primo trimestre e l’impatto completo della guerra in Iran non si sia ancora fatto sentire nell’economia, siamo stati positivamente sorpresi dai risultati aziendali finora, in particolare dai messaggi di continuità espressi dai CEO delle banche”, hanno dichiarato gli analisti di Vital Knowledge in una nota.

    Altri risultati sono attesi nel corso della giornata, con PepsiCo pronta a pubblicare i conti prima dell’apertura e Netflix prevista dopo la chiusura dei mercati statunitensi.

    Focus sui colloqui con l’Iran

    Gli analisti hanno osservato che le aspettative per un’estensione della tregua tra Stati Uniti e Iran sono ormai ampiamente condivise dagli investitori, al punto che ulteriori notizie sui negoziati potrebbero avere un impatto minore sui mercati.

    Sebbene non sia stato ancora raggiunto un accordo formale, le notizie indicano progressi negli sforzi diplomatici.

    I mediatori continuano a lavorare per un cessate il fuoco duraturo mentre la tregua temporanea di due settimane si avvicina alla scadenza. Secondo il Wall Street Journal, le due parti hanno concordato in linea di principio di riprendere i colloqui dopo che un primo ciclo di negoziati in Pakistan non ha prodotto risultati immediati, anche se non sono stati fissati né data né luogo.

    Il WSJ ha inoltre riportato che il vicepresidente JD Vance dovrebbe guidare la delegazione statunitense nei futuri negoziati.

    Il presidente Donald Trump ha anche dichiarato che sono previsti colloqui tra Israele e Libano, mentre il Financial Times, citando fonti libanesi, ha riferito che un cessate il fuoco tra le due parti potrebbe arrivare “presto.”

    Il petrolio resta sotto i 100 dollari

    Persistono tensioni, in particolare riguardo al blocco navale statunitense dei porti iraniani. Un alto comandante militare iraniano ha avvertito contro il proseguimento del blocco, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti sostiene che nessuna nave legata all’Iran sia riuscita a eluderlo.

    Altre notizie suggeriscono che alcune navi e petroliere siano riuscite a transitare nello Stretto di Hormuz negli ultimi giorni. Reuters ha inoltre indicato che l’Iran potrebbe consentire il passaggio delle navi sul lato omanita dello stretto senza interferenze come parte di un accordo più ampio.

    In questo contesto, i prezzi del petrolio sono saliti leggermente ma sono rimasti sotto i 100 dollari al barile, pur restando ben al di sopra dei livelli pre-conflitto. Tuttavia, su base settimanale, il greggio resta sotto pressione, con i rialzi limitati dalle speranze di un allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    La crescita cinese supera le attese

    L’economia cinese è cresciuta più del previsto nel primo trimestre del 2026, sostenuta da esportazioni solide e da una ripresa della domanda interna.

    Il prodotto interno lordo è aumentato del 5% su base annua, in linea con il limite superiore dell’obiettivo annuale del governo.

    Il dato ha sostenuto le aspettative sulla domanda di petrolio nel principale importatore mondiale, anche se altri indicatori hanno mostrato un rallentamento verso la fine del trimestre.

    Restano incertezze sulle prospettive economiche della Cina, soprattutto alla luce della sua dipendenza dalle importazioni di greggio dall’Iran.

    TSMC registra utili record

    Taiwan Semiconductor Manufacturing (NYSE:TSM) ha riportato utili del primo trimestre superiori alle attese, grazie alla forte domanda legata all’intelligenza artificiale.

    L’azienda ha registrato un utile netto di 572,48 miliardi di dollari taiwanesi (18,15 miliardi di dollari) nei tre mesi al 31 marzo, superando le stime di Bloomberg di 542,38 miliardi e segnando un aumento del 58,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    I ricavi sono cresciuti del 35% a 1.134 trilioni di dollari taiwanesi nel trimestre.

    TSMC ha avvertito che le interruzioni nelle forniture di prodotti chimici ed energia legate al conflitto in Medio Oriente potrebbero influire sulla redditività, anche se non prevede impatti significativi nel breve termine.

  • Le borse europee aprono in rialzo tra le speranze di progressi nei colloqui sull’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee aprono in rialzo tra le speranze di progressi nei colloqui sull’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali piazze europee hanno aperto in leggero rialzo giovedì, seguendo il trend positivo dei mercati globali, sostenute dalle aspettative di una possibile risoluzione del conflitto con l’Iran.

    Alle 07:05 GMT, lo Stoxx 600 guadagnava lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese saliva dello 0,1% e il FTSE 100 britannico dello 0,2%. Il DAX tedesco registrava invece un lieve calo dello 0,1%.

    Lo Stoxx 600 sta progressivamente recuperando le perdite accumulate dall’escalation del conflitto a fine febbraio. Tuttavia, i mercati europei continuano a sottoperformare rispetto a Wall Street, a causa della dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas naturale provenienti dal Medio Oriente, colpite da attacchi missilistici. Gli Stati Uniti, in quanto esportatori netti di energia, risultano invece meno esposti agli effetti economici del conflitto.

    Proseguono gli sforzi diplomatici per raggiungere un cessate il fuoco duraturo tra Stati Uniti e Iran, mentre si avvicina la scadenza della tregua temporanea di due settimane prevista per la fine del mese.

    Secondo il Wall Street Journal, Washington e Teheran hanno concordato in linea di principio di riprendere i negoziati dopo che un primo round di colloqui in Pakistan lo scorso fine settimana non ha portato a un accordo immediato. Fonti vicine al dossier hanno indicato che non sono ancora stati fissati né una data né un luogo per il prossimo incontro.

    Il giornale ha inoltre riferito che il vicepresidente JD Vance guiderà la delegazione statunitense nei futuri colloqui con l’Iran.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che sono previsti per oggi nuovi colloqui tra Israele e Libano. Il Financial Times, citando fonti libanesi, ha riportato che un cessate il fuoco tra le due parti, che potrebbe mettere a rischio la tregua tra Stati Uniti e Iran, potrebbe arrivare “presto.”

    Nonostante ciò, permangono tensioni, in particolare per il blocco navale statunitense dei porti iraniani. Un alto comandante militare iraniano ha avvertito Washington di non proseguire con il blocco, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti sostiene che nessuna nave legata all’Iran sia riuscita a eluderlo.

    I prezzi del petrolio sono saliti leggermente, restando sotto i 100 dollari al barile ma comunque ben al di sopra dei livelli pre-conflitto, mentre gli investitori valutano l’impatto di una possibile chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. Questo passaggio strategico al largo delle coste iraniane è rimasto in gran parte chiuso al traffico di petroliere per settimane, mettendo sotto pressione l’offerta globale e sostenendo i prezzi del greggio.

    Nel frattempo, la stagione delle trimestrali in Europa entra nel vivo, offrendo indicazioni su come le aziende stanno affrontando le conseguenze del conflitto.

  • Inflazione nell’Eurozona al 2,6% a marzo, sopra le stime iniziali

    Inflazione nell’Eurozona al 2,6% a marzo, sopra le stime iniziali

    L’inflazione nell’Eurozona ha registrato un’accelerazione più marcata del previsto a marzo, mantenendosi al di sopra dell’obiettivo del 2% della Banca Centrale Europea e riflettendo l’impatto dell’aumento dei costi energetici legato al conflitto in Iran.

    Secondo Eurostat, l’inflazione annua nei 21 Paesi che adottano l’euro è salita al 2,6% nei dodici mesi fino a marzo, superando la stima preliminare del 2,5% e rispetto all’1,9% di febbraio.

    Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,3%, leggermente sopra la prima lettura dell’1,2% e rispetto al +0,6% registrato nel mese precedente.

  • Monte dei Paschi sale dopo la riconferma di Lovaglio come CEO

    Monte dei Paschi sale dopo la riconferma di Lovaglio come CEO

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha riportato Luigi Lovaglio alla guida come amministratore delegato dopo il voto favorevole degli azionisti nell’assemblea generale, ponendo fine a settimane di tensioni sulla governance della terza banca italiana.

    Il titolo ha guadagnato circa il 3% a Piazza Affari alle 09:59 GMT in seguito all’esito della votazione.

    La lista di candidati sostenuta dall’azionista di minoranza PLT Holding, che includeva Lovaglio, ha ottenuto poco meno della metà dei voti, superando la lista rivale appoggiata dal consiglio uscente, ferma a circa il 39%. Una terza lista ha raccolto circa il 7%, con una partecipazione pari a circa il 65% del capitale sociale.

    Lovaglio, che aveva già guidato la banca per quattro anni, torna ora con un nuovo mandato che comprende la supervisione della fusione con Mediobanca (BIT:MB), operazione da lui promossa prima di essere rimosso dal precedente consiglio in una decisione inattesa alla vigilia dell’assemblea.

    A febbraio aveva presentato un piano per integrare le attività di investment banking e wealth management di Mediobanca con il business retail di Monte dei Paschi.

    Il consiglio uscente aveva invece sostenuto la candidatura di Fabrizio Palermo, amministratore delegato della utility Acea ed ex presidente di Cassa Depositi e Prestiti, ritenendo necessaria una guida più adatta ad affrontare le sfide dell’integrazione con Mediobanca.

    PLT Holding aveva indicato Cesare Bisoni, ex presidente di UniCredit, per la carica di presidente, mentre la lista del consiglio uscente prevedeva la riconferma di Nicola Maione, che ha ritirato la propria candidatura dopo il voto.

  • Stellantis guarda a est: possibile partnership con Dongfeng in fase di valutazione

    Stellantis guarda a est: possibile partnership con Dongfeng in fase di valutazione

    Stellantis (BIT:STLAM) sta valutando una possibile collaborazione con Dongfeng Motor che potrebbe includere la produzione congiunta di veicoli tra Europa e Cina, secondo quanto riportato da Bloomberg.

    Secondo fonti citate dal media statunitense, le trattative riguardano l’accesso di Dongfeng agli impianti Stellantis in Europa attualmente sottoutilizzati, mentre il gruppo cinese potrebbe produrre alcuni marchi della casa automobilistica italo-francese in Cina. Rappresentanti dell’azienda statale hanno recentemente visitato siti produttivi in Germania e Italia, e le discussioni includono anche la possibilità di futuri investimenti o acquisizioni parziali di stabilimenti europei.

    Le negoziazioni sono ancora in corso e potrebbero non concludersi con un accordo definitivo, avvertono le fonti.

    A Piazza Affari, le azioni Stellantis sono salite dello 0,80% nelle prime due ore di contrattazioni, raggiungendo i 7,105 euro, in un contesto di FTSE MIB in rialzo dello 0,20%.

    Un rafforzamento della collaborazione rilancerebbe un rapporto storico iniziato nei primi anni ’90, quando il gruppo PSA, poi confluito in Stellantis, avviò una joint venture con Dongfeng per entrare nel mercato cinese. Negli ultimi anni, tuttavia, vendite e produzione sono diminuite a causa della crescente concorrenza.

    “Dongfeng e Stellantis hanno una solida base per una partnership e continueremo a sviluppare i loro punti di forza complementari in futuro”, hanno dichiarato i rappresentanti cinesi, aggiungendo che la Cina offre ampie opportunità di crescita e collaborazione per il gruppo europeo, secondo quanto riportato da Les Echos.

    Le trattative con Dongfeng si inseriscono nella strategia di Stellantis per rafforzare il proprio business in un contesto di domanda incerta e competizione sempre più intensa da parte di gruppi come Volkswagen e BYD.

    Secondo Bloomberg, i dirigenti di Stellantis hanno recentemente incontrato anche rappresentanti delle aziende cinesi Xiaomi e Xpeng per discutere possibili riorganizzazioni. Sebbene non siano stati ancora raggiunti accordi, fonti indicano che il gruppo potrebbe concludere partnership con più di un operatore cinese.

    Stellantis collabora già con Leapmotor per le vendite in Europa e sta valutando un maggiore utilizzo delle tecnologie del partner per rafforzare i propri marchi di massa come Fiat e Opel.

    “Come parte della sua normale attività, Stellantis intrattiene discussioni con vari operatori del settore in tutto il mondo su diversi temi, sempre con l’obiettivo finale di offrire ai clienti le migliori soluzioni di mobilità”, ha dichiarato la società in una nota, senza ulteriori commenti.

    Gli analisti di Equita ritengono che le trattative siano in corso, mantenendo una raccomandazione hold sul titolo con un target price di 7,90 euro. “Riteniamo che le negoziazioni siano effettivamente in corso”, hanno scritto.

    Per Equita, “se alcune delle trattative riportate dai media dovessero concretizzarsi, i potenziali vantaggi sono evidenti e dovrebbero essere valutati in base alla portata degli accordi,” in particolare “la riduzione dei costi di R&D e capex, un migliore utilizzo della capacità produttiva europea attualmente sottoutilizzata (eventualmente evitando la chiusura di impianti e le relative complicazioni socio-politiche e costi), l’accelerazione del time-to-market dei nuovi prodotti, una maggiore penetrazione del mercato cinese (che rappresenta attualmente solo l’1% dei volumi totali) e incassi in caso di cessione di asset.”

    “Tuttavia,” conclude Equita, “facilitare o accelerare l’ingresso dei produttori cinesi in Europa potrebbe, nel medio termine, portare a un’ulteriore intensificazione della concorrenza nel continente, eliminando potenzialmente la protezione dei dazi, in un mercato già sotto pressione per l’arrivo di numerosi nuovi modelli importati dalla Cina che stanno progressivamente guadagnando quote di mercato.”

  • Wall Street verso un avvio incerto mentre l’incertezza in Medio Oriente pesa sul mercato: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un avvio incerto mentre l’incertezza in Medio Oriente pesa sul mercato: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un’apertura sostanzialmente piatta mercoledì, suggerendo che i mercati potrebbero faticare a trovare una direzione nelle prime fasi della seduta dopo i forti rialzi degli ultimi due giorni.

    Gli investitori sembrano cauti dopo il recente rally, che ha portato sia il Nasdaq sia l’S&P 500 ai livelli di chiusura più alti degli ultimi oltre due mesi.

    L’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente continua inoltre a tenere alcuni operatori ai margini, mentre i mercati attendono maggiore chiarezza su un possibile nuovo ciclo di negoziati tra Stati Uniti e Iran.

    In un’intervista a Fox Business, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la guerra è “very close to over” e ha ribadito la sua convinzione che l’Iran voglia raggiungere un accordo “very badly.”

    Trump ha inoltre previsto che il “stock market is going to boom” una volta che il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sarà terminato.

    Nonostante i recenti rialzi, Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell, ha avvertito che “there remains considerable uncertainty over a successful outcome from peace negotiations.”

    I mercati azionari sono saliti con forza martedì, proseguendo il movimento positivo iniziato lunedì, con tutti i principali indici in rialzo e il Nasdaq in testa.

    A fine seduta, gli indici principali si sono attestati sui massimi o vicino ai massimi giornalieri. Il Nasdaq è salito di 455,35 punti, pari al 2%, a 23.639,08, l’S&P 500 è avanzato di 81,14 punti, pari all’1,2%, a 6.967,38, mentre il Dow Jones ha guadagnato 317,74 punti, pari allo 0,7%, a 48.535,99.

    Grazie al rally prolungato, Nasdaq e S&P 500 hanno raggiunto i livelli di chiusura più alti degli ultimi oltre due mesi, mentre il Dow ha segnato il massimo dell’ultimo mese.

    Il continuo rafforzamento di Wall Street è stato sostenuto anche dall’ottimismo su un possibile secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato all’inizio della settimana che gli Stati Uniti sono stati contattati dall’Iran per riprendere i negoziati, aggiungendo: “They’d like to make a deal very badly.”

    In una successiva intervista al New York Post, Trump ha indicato che un secondo round di colloqui “could be happening over next two days.”

    Le aspettative di un ritorno alla diplomazia hanno contribuito a un forte calo dei prezzi del petrolio, con i futures sul greggio statunitense in discesa del 7%.

    “In precedenza, la narrativa era semplice: più la guerra si prolungava, peggiori erano le prospettive per crescita, inflazione e asset rischiosi,” ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com. “Ora, la dinamica sembra essersi ribaltata.”

    “Con un quadro di cessate il fuoco ancora debolmente in vigore e gli Stati Uniti che cercano di controllare lo Stretto, l’assenza di escalation, piuttosto che la presenza del conflitto, viene interpretata come un segnale positivo,” ha aggiunto. “In altre parole, ogni giorno senza gravi interruzioni alle infrastrutture energetiche del Golfo viene visto come un progresso incrementale verso la stabilizzazione.”

    A sostenere ulteriormente il sentiment positivo, un report del Dipartimento del Lavoro ha mostrato che i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati meno del previsto a marzo.

    L’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è salito dello 0,5% a marzo, in linea con il dato rivisto al ribasso di febbraio.

    Gli economisti si aspettavano un aumento dell’1,2%, rispetto allo 0,7% inizialmente riportato per il mese precedente.

    Su base annua, i prezzi alla produzione sono aumentati del 4,0% a marzo, in crescita rispetto al 3,4% di febbraio ma al di sotto delle attese del 4,6%.

    I titoli delle compagnie aeree hanno guidato i rialzi settoriali, con l’indice NYSE Arca Airline in aumento del 5,1%.

    Anche i titoli delle società di intermediazione hanno registrato solidi guadagni, come evidenziato dall’aumento del 2,4% dell’indice NYSE Arca Broker/Dealer.

    Anche i titoli biotech, retail e dei semiconduttori hanno registrato rialzi, mentre il comparto energetico è sceso bruscamente in linea con il calo del petrolio.