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  • Gli utili di Intel e il calo del petrolio sostengono il rimbalzo di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Gli utili di Intel e il calo del petrolio sostengono il rimbalzo di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura in rialzo venerdì, con gli investitori pronti a recuperare parte delle perdite della seduta precedente grazie ai risultati superiori alle attese di Intel e al deciso arretramento dei prezzi del petrolio.

    Il miglioramento del sentiment arriva dopo una giornata difficile per i mercati, penalizzati soprattutto dal comparto tecnologico a causa delle preoccupazioni per gli investimenti nell’intelligenza artificiale e per l’impennata dell’energia.

    Intel rafforza il settore dei semiconduttori

    Le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono salite di circa il 3% nelle contrattazioni premarket dopo che il produttore di semiconduttori ha pubblicato risultati trimestrali migliori delle aspettative, sostenuti dalla crescita dei ricavi più elevata degli ultimi quindici anni.

    La società ha inoltre fornito previsioni incoraggianti per il terzo trimestre, offrendo nuovo slancio al comparto tecnologico.

    Il petrolio in calo favorisce il ritorno al rischio

    Anche il ribasso del greggio ha contribuito a migliorare il clima sui mercati.

    I future sul petrolio statunitense hanno perso oltre il 3%, invertendo parte del rialzo superiore al 6% registrato nella seduta precedente.

    Il calo è arrivato dopo il forte aumento delle quotazioni provocato dagli attacchi contro petroliere nel Mar Rosso.

    Le tensioni geopolitiche, tuttavia, sono rimaste elevate: dopo il tredicesimo giorno consecutivo di attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani, Teheran ha risposto con lanci di missili contro Paesi vicini che ospitano basi militari americane.

    I nuovi dazi mantengono alta la prudenza

    Gli investitori hanno continuato a seguire con attenzione anche gli sviluppi sul fronte commerciale.

    L’amministrazione Trump ha annunciato nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 economie accusate di non applicare efficacemente il divieto di importazione di beni prodotti con lavoro forzato.

    Le misure riguardano, tra gli altri, Unione Europea, Regno Unito, Cina, India, Giappone e Canada.

    Wall Street chiude in forte ribasso giovedì

    Nella seduta precedente i principali indici statunitensi hanno registrato pesanti perdite.

    Il Nasdaq ha ceduto il 2,2%, chiudendo a 25.137,69 punti, mentre lo S&P 500 è sceso dell’1,2% a 7.408,30 punti. Il Dow Jones Industrial Average ha perso l’1%, terminando la giornata a 51.711,65 punti.

    Tesla (NASDAQ:TSLA) è crollata del 14,5% dopo risultati inferiori alle attese e un forte aumento degli investimenti.

    Alphabet (NASDAQ:GOOGL) ha perso il 7,1% nonostante utili superiori alle previsioni, dopo aver aumentato le proprie stime sulla spesa in conto capitale.

    Il petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    L’impennata del greggio è stata innescata dagli attacchi rivendicati dagli Houthi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che gli Stati Uniti riterranno l’Iran responsabile qualora gli attacchi dovessero proseguire.

    Danni Hewson, Head of Financial Analysis di AJ Bell, ha dichiarato: “Con i timori per il potenziale impatto inflazionistico dell’escalation del conflitto in Medio Oriente che si scontrano con le preoccupazioni per l’impennata della spesa tecnologica, è stato difficile trovare motivi di ottimismo.”

    “Vale la pena ricordare che all’inizio del mese il prezzo del petrolio si aggirava intorno ai 70 dollari al barile e i mercati speravano che le banche centrali potessero passare senza difficoltà da una pausa a ulteriori tagli dei tassi”, ha aggiunto.

    Le richieste di sussidio sorprendono positivamente

    Sul fronte macroeconomico, le nuove richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità, attestandosi a 187.000 nella settimana conclusa il 18 luglio.

    Il dato è risultato nettamente migliore delle attese degli economisti e rappresenta il livello più basso registrato dal settembre 1969.

    Compagnie aeree e retail guidano i ribassi

    Le compagnie aeree hanno registrato le perdite più marcate, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 3,3%.

    American Airlines (NASDAQ:AAL) ha perso l’8,4% dopo aver ridotto le previsioni sugli utili annuali nonostante risultati trimestrali superiori alle attese.

    In ribasso anche i titoli del commercio al dettaglio, del software, delle telecomunicazioni e dell’oro, mentre biotech, farmaceutici e healthcare hanno mostrato una maggiore tenuta.

  • Le borse europee rimbalzano dopo la brusca flessione legata al petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee rimbalzano dopo la brusca flessione legata al petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso in rialzo venerdì, recuperando dopo la peggiore perdita giornaliera delle ultime due settimane, grazie al calo dei prezzi del petrolio che ha favorito un ritorno dell’interesse per gli asset rischiosi, nonostante le persistenti preoccupazioni per gli elevati investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Il sentiment è migliorato dopo che il Brent ha perso quasi il 4%, dopo aver superato i 100 dollari al barile giovedì in seguito ai nuovi attacchi degli Houthi contro petroliere nel Mar Rosso.

    Le vendite al dettaglio nel Regno Unito superano le attese

    La sterlina si è rafforzata nei confronti del dollaro statunitense e dell’euro dopo la pubblicazione dei dati che hanno mostrato una crescita inattesa delle vendite al dettaglio nel Regno Unito a giugno.

    Le vendite sono aumentate dell’1,0% nel mese, dopo il progresso dell’1,2% registrato a maggio, sostenute dalla forte domanda di prodotti per l’esterno favorita dal clima più caldo. Gli economisti prevedevano invece un calo dello 0,3%.

    Su base annua, le vendite al dettaglio sono cresciute del 4,2%, accelerando rispetto al 3,5% registrato nel mese precedente.

    Gli indici principali tornano in positivo

    L’indice DAX tedesco è salito dello 0,8%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico hanno entrambi guadagnato lo 0,4%.

    I risultati societari sostengono i titoli

    Il produttore britannico di polimeri Victrex (LSE:VCT) è salito di quasi il 2% dopo aver annunciato cambiamenti nel management.

    HSBC Holdings (LSE:HSBA) ha guadagnato l’1,3% dopo aver raggiunto un accordo per la vendita delle proprie attività assicurative vita e salute a Singapore ad Allianz.

    DiscoverIE Group (LSE:DSCV) è balzata del 13% dopo aver comunicato una crescita organica degli ordini del 31% e un aumento del 6% delle vendite del primo trimestre rispetto all’anno precedente.

    Renishaw (LSE:RSW) ha registrato un rialzo del 6,6% dopo aver indicato che l’utile annuale dovrebbe superare le aspettative del mercato.

    Il colosso tedesco del software SAP (TG:SAP) ha guadagnato il 6% grazie a ricavi trimestrali superiori alle attese.

    ATOSS Software (TG:AOF) è avanzata del 4,3% dopo aver riportato un aumento di ricavi e utili nel secondo trimestre.

    Volkswagen (TG:VOW3) ha perso l’1% dopo aver pubblicato un utile trimestrale inferiore alle attese e aver ridotto le previsioni annuali per vendite e consegne di veicoli.

    Il gruppo svedese Assa Abloy (TG:ALZC) è salito dell’1% dopo l’acquisizione della statunitense Classic Brass Inc.

    Securitas (TG:S7MB) è crollata dell’11% dopo aver riportato un utile operativo del secondo trimestre inferiore alle aspettative.

    Sanofi (EU:SAN) ha ceduto il 2,2% dopo aver deciso di interrompere lo sviluppo clinico di amlitelimab per la dermatite atopica da moderata a grave in seguito a risultati contrastanti dello studio di fase 3.

  • I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi di quattro mesi mentre aumentano i timori per le forniture

    I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi di quattro mesi mentre aumentano i timori per le forniture

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono rimasti vicini ai massimi degli ultimi quattro mesi nella seduta di venerdì, mantenendosi in rotta per la quarta settimana consecutiva di rialzi grazie alle persistenti tensioni geopolitiche e alle crescenti preoccupazioni per le scorte in vista dell’inverno.

    Se confermata, si tratterebbe della serie positiva più lunga per il mercato europeo del gas dal maggio dello scorso anno, evidenziando i timori legati alla sicurezza degli approvvigionamenti.

    I contratti di riferimento proseguono il rialzo

    Il contratto front-month del TTF olandese, principale benchmark europeo, è salito dello 0,4%, attestandosi vicino ai livelli più elevati degli ultimi quattro mesi. Anche il contratto equivalente del mercato britannico ha registrato un progresso dello 0,3%.

    Entrambi i contratti sono avviati a chiudere la settimana in rialzo, sostenuti dai premi di rischio geopolitico e da un mercato globale del gas naturale liquefatto (GNL) sempre più ristretto.

    Le scorte alimentano le preoccupazioni del mercato

    Il sentiment positivo è stato ulteriormente rafforzato dalle dichiarazioni di Equinor, il maggiore produttore europeo di gas, che all’inizio della settimana ha avvertito che l’Europa difficilmente riuscirà a raggiungere l’obiettivo di riempire gli stoccaggi sotterranei all’80% prima dell’inverno.

    L’amministratore delegato di Equinor, Anders Opedal, ha dichiarato che i livelli di stoccaggio europei si attestano attualmente intorno al 54%, al di sotto della media stagionale degli ultimi cinque anni e al secondo livello più basso registrato negli ultimi 15 anni.

    Questa situazione aumenta il rischio che il continente affronti la stagione invernale con riserve limitate.

    Le tensioni in Medio Oriente restringono il mercato del GNL

    Anche il deterioramento della situazione in Medio Oriente continua a influenzare il mercato, con le interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz che stanno limitando una parte significativa delle esportazioni mondiali di GNL.

    La minore disponibilità di carichi ha spinto gli acquirenti asiatici a offrire prezzi più elevati per le forniture flessibili, sottraendo volumi destinati all’Europa e aumentando la concorrenza per il gas disponibile.

    I costi energetici complicano il lavoro delle banche centrali

    Il persistente aumento dei prezzi del gas continua inoltre ad alimentare le pressioni inflazionistiche nell’area europea.

    Con l’energia che incide direttamente sull’inflazione, i mercati ritengono sempre più probabile che le banche centrali possano rinviare ulteriori tagli dei tassi d’interesse oppure mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.

  • L’oro arretra ma resta avviato verso un guadagno settimanale mentre i mercati guardano alla Fed e al Medio Oriente

    L’oro arretra ma resta avviato verso un guadagno settimanale mentre i mercati guardano alla Fed e al Medio Oriente

    I prezzi dell’oro hanno registrato una lieve flessione venerdì, ma il metallo prezioso rimane sulla buona strada per chiudere la settimana in rialzo per la prima volta nelle ultime tre settimane, sostenuto dalle tensioni geopolitiche nonostante le aspettative di tassi d’interesse statunitensi più elevati più a lungo.

    Alle 02:14 ET (06:14 GMT), l’oro spot (XAU/USD) perdeva lo 0,5% a 4.030,55 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,4% a 4.032,75 dollari. L’argento (XAG/USD) cedeva lo 0,4% a 57,42 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) lo 0,7% a 1.585,43 dollari.

    Le tensioni geopolitiche continuano a sostenere il metallo prezioso

    Pur dopo il calo di quasi il 2% registrato nella seduta precedente, l’oro mantiene un progresso settimanale di circa lo 0,8%, interrompendo così una serie di due settimane consecutive di ribassi.

    L’attenzione degli investitori resta concentrata sull’aggravarsi della situazione in Medio Oriente dopo che gli Houthi sostenuti dall’Iran hanno attaccato due petroliere saudite nel Mar Rosso. In risposta, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che Washington riterrà l’Iran responsabile di eventuali futuri attacchi contro il traffico commerciale e non ha escluso ulteriori azioni militari contro Teheran.

    Ad aumentare l’incertezza, il New York Times ha riferito che l’Iran ha respinto una proposta di cessate il fuoco sostenuta dagli Stati Uniti, riducendo le speranze di una rapida de-escalation del conflitto.

    Questi sviluppi hanno contribuito a mantenere elevati i prezzi del petrolio, alimentando i timori inflazionistici.

    I solidi dati USA rafforzano le attese di tassi elevati

    Anche i dati macroeconomici hanno pesato sull’oro, dopo che il mercato del lavoro statunitense ha mostrato una forza superiore alle aspettative.

    Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono scese inaspettatamente a 187.000 unità, il livello più basso degli ultimi decenni, spingendo il rendimento del Treasury decennale ai massimi da gennaio 2025.

    I mercati continuano a prezzare una probabilità di circa il 34% di un rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione della Federal Reserve della prossima settimana, sostenuta dalla solidità del mercato del lavoro e dai maggiori prezzi dell’energia.

    Gli analisti di Nomura prevedono che la Fed manterrà i tassi invariati, osservando inoltre che il presidente Kevin Warsh difficilmente fornirà indicazioni significative, poiché la riunione di luglio non prevede nuove proiezioni economiche né un aggiornamento del dot plot.

    Il quadro tecnico resta favorevole

    Secondo Tony Sycamore, senior market analyst di IG, la recente debolezza dell’oro è stata determinata dall’aumento dei rendimenti obbligazionari, dal rafforzamento del dollaro e dal peggioramento del sentiment dopo l’ultima escalation in Medio Oriente.

    L’indice del dollaro statunitense è rimasto vicino a quota 101,45 dopo il rialzo della seduta precedente, mentre i rendimenti elevati dei Treasury continuano a rappresentare il principale ostacolo per un’attività priva di rendimento come l’oro.

    Sycamore ritiene tuttavia che il quadro tecnico di fondo rimanga costruttivo, con il metallo che continua a consolidarsi sopra il minimo di fine giugno a 3.942 dollari.

    Secondo l’analista, un superamento stabile del massimo di inizio luglio a 4.202 dollari rafforzerebbe il trend rialzista e potrebbe aprire la strada a un ritorno verso la media mobile a 200 giorni, situata intorno a 4.495 dollari.

    IG mantiene quindi una posizione moderatamente positiva finché i prezzi resteranno sopra i livelli di supporto di fine giugno, anche se l’andamento di breve periodo dipenderà soprattutto dalla riunione della Federal Reserve e dagli sviluppi in Medio Oriente.

  • Il petrolio si avvia a chiudere la settimana in forte rialzo mentre aumentano le tensioni in Medio Oriente

    Il petrolio si avvia a chiudere la settimana in forte rialzo mentre aumentano le tensioni in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio hanno registrato una flessione venerdì, ma restano avviati verso un consistente guadagno settimanale grazie alle crescenti preoccupazioni per le tensioni in Medio Oriente e per i possibili effetti sulle forniture energetiche globali.

    Sia il Brent sia il West Texas Intermediate (WTI) mantengono infatti un bilancio settimanale ampiamente positivo nonostante le prese di profitto successive al forte rialzo della seduta precedente.

    Il Brent arretra dopo aver superato i 100 dollari al barile

    Alle 07:47 GMT, i futures sul Brent cedevano 1,82 dollari, pari all’1,81%, attestandosi a 98,87 dollari al barile, dopo aver chiuso la seduta precedente con un rialzo superiore al 7%. Giovedì il contratto aveva superato la soglia dei 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, dopo che gli Houthi sostenuti dall’Iran avevano rivendicato attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso.

    Nonostante il calo di venerdì, il Brent rimaneva in rotta per un progresso settimanale di circa il 12%.

    Anche il WTI è sceso, perdendo 1,60 dollari, pari all’1,74%, a 90,59 dollari al barile, pur mantenendo un rialzo settimanale vicino al 9,7%.

    I timori per le forniture continuano a sostenere il mercato

    Le quotazioni restano supportate dalle preoccupazioni che il conflitto possa compromettere infrastrutture energetiche strategiche e importanti rotte marittime.

    “I principali poli della produzione petrolifera o le rotte di approvvigionamento sono circondati dalla guerra”, ha dichiarato John Evans, analista di PVM Oil Associates. “Le prospettive a breve termine sono rialziste.”

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso una “pesante risposta militare” contro l’Iran e i suoi alleati Houthi dopo gli attacchi nel Mar Rosso.

    Secondo le informazioni disponibili, l’Iran avrebbe chiesto agli Houthi di bloccare lo stretto di Bab el-Mandeb nel caso in cui gli Stati Uniti continuassero a colpire le infrastrutture energetiche iraniane. Questo passaggio rappresenta una delle principali vie di trasporto del petrolio a livello mondiale dopo lo Stretto di Hormuz.

    All’inizio della settimana gli Houthi avevano inoltre annunciato un blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita, che aveva aumentato l’utilizzo degli oleodotti per aggirare la chiusura dello Stretto di Hormuz.

    Il traffico marittimo alimenta le preoccupazioni

    Secondo i dati della società di analisi Kpler, giovedì soltanto una petroliera ha attraversato lo Stretto di Hormuz, il livello più basso registrato dal 7 maggio.

    Gli analisti di JPMorgan stimano che ogni mese aggiuntivo di interruzione delle forniture potrebbe aumentare il prezzo del Brent di circa 7-8 dollari al barile. Se le difficoltà dovessero protrarsi per tre mesi, il prezzo medio mensile potrebbe raggiungere circa 114 dollari al barile.

    Russia e Kazakistan aumentano l’incertezza

    Nel frattempo, la Russia ha dichiarato di aver colpito durante la notte tre porti ucraini, prendendo di mira infrastrutture tra cui depositi di carburante e impianti di carico e scarico utilizzati dalle forze armate di Kiev.

    Anche il Kazakistan ha contribuito alle preoccupazioni del mercato. Il Ministero dell’Energia ha riferito che alcune compagnie petrolifere hanno temporaneamente ridotto la produzione dopo che presunti attacchi con droni ucraini hanno costretto alla chiusura del principale terminal di esportazione sul Mar Nero.

  • Le tensioni in Medio Oriente e i nuovi dazi USA dominano l’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Le tensioni in Medio Oriente e i nuovi dazi USA dominano l’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici azionari statunitensi hanno registrato un rialzo venerdì, mentre gli investitori hanno valutato l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente insieme ai solidi risultati del settore tecnologico. I mercati hanno inoltre analizzato l’impatto dei nuovi dazi commerciali statunitensi e gli sviluppi legati all’intelligenza artificiale, con Intel che ha contribuito a sostenere il sentiment grazie a risultati superiori alle attese.

    I futures recuperano dopo il calo della seduta precedente

    Alle 03:34 ET (07:34 GMT), i futures sul Dow Jones guadagnavano 197 punti, pari allo 0,4%, mentre quelli sull’S&P 500 salivano dello 0,2% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,1%.

    Il recupero è arrivato dopo la flessione di giovedì, quando il riaccendersi del conflitto in Medio Oriente aveva provocato un forte rialzo dei prezzi del petrolio. Le forze Houthi sostenute dall’Iran hanno rivendicato attacchi contro petroliere saudite nel Mar Rosso, mentre gli scontri militari tra Stati Uniti e Iran hanno continuato ad intensificarsi.

    Il Brent ha superato brevemente i 100 dollari al barile, alimentando i timori che il rincaro dell’energia possa sostenere l’inflazione e ritardare eventuali tagli dei tassi d’interesse. Anche il rialzo dei rendimenti dei Treasury ha contribuito a mettere sotto pressione i mercati azionari.

    “Il continuo aumento dei prezzi dell’energia sta iniziando a esercitare pressioni sui mercati finanziari nel loro complesso, non solo sul mercato obbligazionario. Sebbene le banche centrali continuino ad adottare un approccio misurato al nuovo rialzo dei prezzi energetici, permane un ampio margine affinché la volatilità dei mercati aumenti ulteriormente se il conflitto tra Stati Uniti e Iran dovesse continuare ad aggravarsi”, ha dichiarato Jonas Goltermann, Chief Markets Economist di Capital Economics.

    Il conflitto prosegue nonostante i tentativi di tregua

    L’esercito statunitense ha confermato di aver completato la tredicesima notte consecutiva di attacchi contro infrastrutture militari iraniane, colpendo depositi di droni e postazioni di sorveglianza costiera con l’obiettivo di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    Secondo il New York Times, l’Iran ha respinto un’ulteriore proposta di cessate il fuoco trasmessa dall’Iraq per conto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le autorità iraniane avrebbero affermato che “la posizione dell’America” continua a rappresentare un ostacolo.

    Nel frattempo, il movimento Houthi dello Yemen ha dichiarato di aver di fatto chiuso lo stretto di Bab el-Mandeb dopo aver lanciato attacchi contro petroliere saudite. Le autorità saudite hanno confermato uno degli attacchi segnalati.

    Sebbene successivamente il Brent abbia perso l’1,8%, attestandosi a 98,90 dollari al barile, le quotazioni restano ben al di sopra dei livelli registrati dopo il breve cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran annunciato a giugno.

    Trump introduce nuove misure tariffarie

    Anche la politica commerciale è rimasta al centro dell’attenzione dopo che il presidente Trump ha imposto nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 Paesi.

    La Casa Bianca ha dichiarato che le misure sostituiscono il precedente dazio globale del 10% e mirano ai Paesi che non applicano adeguatamente i divieti sulle importazioni collegate al lavoro forzato.

    Tra le economie interessate figurano anche il Canada e l’Unione Europea, nonostante entrambi dispongano di normative contro le importazioni derivanti dal lavoro forzato. Secondo il New York Times, i funzionari statunitensi ritengono che tali norme non vengano applicate con sufficiente efficacia.

    Secondo indiscrezioni, l’amministrazione starebbe inoltre valutando ulteriori dazi destinati a contrastare quelle che definisce pratiche commerciali scorrette nel settore manifatturiero.

    I risultati di Intel rafforzano l’ottimismo sull’intelligenza artificiale

    Le azioni Intel (NASDAQ:INTC) sono salite nelle contrattazioni after-hours dopo che il produttore di semiconduttori ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle aspettative del mercato.

    Le vendite sono aumentate del 25% rispetto all’anno precedente, superando nettamente le previsioni, mentre la società ha indicato ricavi per il terzo trimestre compresi tra 15,8 e 16,8 miliardi di dollari.

    L’Amministratore Delegato Lip-Bu Tan ha attribuito questi risultati all’intelligenza artificiale, affermando che essa sta “guidando una domanda senza precedenti di capacità di calcolo”, aggiungendo che Intel si trova in una posizione favorevole per una “crescita sostenibile”.

    Intel continua a essere considerata una delle principali beneficiarie del boom dell’intelligenza artificiale grazie alle proprie tecnologie avanzate e alla capacità produttiva di semiconduttori negli Stati Uniti, un settore ritenuto strategico anche dal governo americano.

    Gli investitori attendono i dati PMI di luglio

    L’attenzione si sposterà ora sulla pubblicazione degli indici preliminari PMI di luglio elaborati da S&P Global per gli Stati Uniti.

    A giugno il PMI composito si era attestato a 52,2, sostenuto dalla forte attività del settore dei servizi legata ai Mondiali FIFA ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Anche il comparto manifatturiero ha registrato il quarto mese consecutivo di espansione, grazie alle aziende che hanno incrementato le scorte per ridurre i rischi di approvvigionamento e contenere l’impatto dell’aumento dei costi provocato dal conflitto in Medio Oriente.

  • Le Borse europee restano caute mentre il petrolio supera i 100 dollari e i nuovi dazi USA alimentano i timori sui tassi: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee restano caute mentre il petrolio supera i 100 dollari e i nuovi dazi USA alimentano i timori sui tassi: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso la mattinata senza una direzione definita venerdì, con il forte rialzo del prezzo del petrolio e le nuove misure tariffarie statunitensi che hanno compensato il sostegno offerto dai risultati societari, rafforzando le aspettative di tassi d’interesse elevati per un periodo più lungo.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è rimasto sostanzialmente invariato nelle prime contrattazioni, mentre gli investitori hanno continuato a monitorare le tensioni geopolitiche e commerciali.

    Petrolio in forte rialzo e nuove tensioni geopolitiche

    Le quotazioni del greggio sono aumentate di oltre il 7%, con il Brent che ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da diversi mesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato una significativa risposta militare contro l’Iran e gli Houthi dello Yemen in seguito ai continui attacchi contro le navi commerciali nel Mar Rosso e nel Golfo Persico.

    L’impennata dei prezzi dell’energia ha riacceso le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica nelle economie europee, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche.

    I nuovi dazi statunitensi aumentano le tensioni commerciali

    Gli investitori hanno inoltre reagito all’entrata in vigore di nuovi dazi statunitensi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 partner commerciali, inclusa l’Unione Europea.

    La Casa Bianca ha dichiarato che le misure riguardano i Paesi che non applicano adeguati divieti sulle importazioni legate al lavoro forzato, sostituendo il precedente dazio globale del 10%. La decisione rappresenta un’ulteriore sfida per gli esportatori europei, già alle prese con costi logistici elevati e una domanda internazionale debole.

    L’aumento dei prezzi dell’energia e le nuove tensioni commerciali hanno spinto i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona ai livelli più elevati degli ultimi quindici anni.

    I mercati rivedono le aspettative sulle banche centrali

    Il mercato obbligazionario riflette una crescente convinzione che sia la Banca Centrale Europea sia la Federal Reserve possano mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo, con la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi entro la fine dell’anno per contenere l’inflazione.

    Nel corso della giornata gli investitori attendono inoltre la pubblicazione degli indici PMI preliminari dell’Eurozona, che dovrebbero indicare un’attività economica ancora debole a causa dell’elevato costo del credito e dell’aumento dei costi di produzione.

    I titoli energetici sostengono i listini

    Le performance positive dei principali gruppi energetici, tra cui Shell e BP, hanno contribuito a limitare le perdite dei mercati europei, mentre il comparto tecnologico è rimasto sotto pressione.

    Il DAX tedesco è salito dello 0,5%, il FTSE MIB italiano dello 0,2%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 di Londra hanno ceduto lo 0,1%.

    Durante la notte, i risultati trimestrali di Intel (NASDAQ:INTC) non sono riusciti a sostenere il settore tecnologico asiatico, mentre i dati sul consumo di cassa di Tesla (NASDAQ:TSLA) hanno alimentato i timori che gli investimenti nell’intelligenza artificiale stiano pesando sulla capacità delle aziende di generare liquidità.

    Con i rendimenti obbligazionari vicini ai massimi pluriennali e il petrolio in forte rialzo, molti investitori continuano a privilegiare i settori difensivi caratterizzati da flussi di cassa stabili in attesa di maggiore chiarezza sulle prossime mosse delle banche centrali.

    Titoli sotto osservazione

    Tra i singoli titoli, Ubisoft (EU:UBI) ha perso il 4% dopo la pubblicazione dei ricavi del primo trimestre, mentre Volkswagen AG (TG:VOW3) ha ceduto il 3% in seguito ai risultati trimestrali e all’aggiornamento sulle prospettive.

  • Poste Italiane aumenta ricavi e utili nel primo semestre e conferma la guidance per il 2026

    Poste Italiane aumenta ricavi e utili nel primo semestre e conferma la guidance per il 2026

    Poste Italiane (BIT:PST) ha chiuso il primo semestre del 2026 con ricavi e utili in crescita, confermando al tempo stesso le previsioni finanziarie per l’intero esercizio.

    La società ha registrato ricavi pari a 6,8 miliardi di euro, in aumento del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’utile netto è cresciuto del 3,5%, raggiungendo 1,2 miliardi di euro. L’EBIT rettificato è aumentato del 6,8%, attestandosi a 1,8 miliardi di euro.

    Crescita sostenuta da tutte le aree operative

    L’andamento positivo è stato trainato dal contributo di tutte le principali divisioni del gruppo.

    I servizi assicurativi hanno registrato una crescita dei ricavi dell’8,6%, mentre i servizi Postepay hanno segnato un incremento del 7,3%. La società ha evidenziato come la diversificazione delle proprie attività continui a sostenere la crescita complessiva del gruppo.

    Confermate guidance e politica dei dividendi

    Alla luce dei risultati del primo semestre, Poste Italiane ha confermato sia la guidance per il 2026 sia la propria politica di distribuzione dei dividendi.

    La crescita è stata favorita dall’espansione dei settori pacchi e logistica, oltre che dal continuo sviluppo delle attività finanziarie e assicurative. La società ha inoltre annunciato l’avvio del periodo di adesione all’offerta pubblica di acquisto su TIM, operazione che punta alla creazione di una piattaforma nazionale unica e integrata.

    “Sono orgoglioso di annunciare che, per il quinto semestre consecutivo, abbiamo raggiunto un risultato record”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato Matteo Del Fante.

    Informazioni su Poste Italiane

    Poste Italiane è il principale gruppo italiano attivo nei servizi postali, logistici, finanziari, assicurativi e nei pagamenti digitali. Grazie a una rete capillare sul territorio nazionale, il gruppo continua a rafforzare la propria presenza nei servizi finanziari, assicurativi, digitali e nella logistica, sostenendo la propria strategia di crescita a lungo termine.

  • Wall Street verso un’apertura in calo tra delusione per Alphabet e Tesla e rialzo del petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura in calo tra delusione per Alphabet e Tesla e rialzo del petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura negativa giovedì, mentre la reazione del mercato ai risultati di Alphabet e Tesla, insieme al forte rialzo del prezzo del petrolio, ha peggiorato il sentiment degli investitori.

    Anche le crescenti preoccupazioni per gli elevati investimenti nell’intelligenza artificiale hanno contribuito ad aumentare la pressione sui titoli azionari.

    Le trimestrali del settore tecnologico pesano sul mercato

    Alphabet (NASDAQ:GOOGL) ha perso oltre il 5% nelle contrattazioni premercato, nonostante risultati trimestrali superiori alle attese, dopo aver aumentato le previsioni di spesa in conto capitale.

    Tesla (NASDAQ:TSLA) è scesa di oltre il 7% dopo aver pubblicato utili inferiori alle aspettative e un deciso incremento degli investimenti.

    La reazione del mercato riflette i dubbi degli investitori sulla capacità delle aziende di trasformare gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale in una crescita sostenibile degli utili.

    Il petrolio rafforza la pressione sui mercati

    Il greggio è salito di oltre il 4%, riportandosi sopra i 90 dollari al barile.

    Il rialzo è seguito alla rivendicazione degli attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso da parte degli Houthi dello Yemen.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che gli Stati Uniti riterranno l’Iran responsabile qualora gli attacchi dovessero proseguire.

    Le tensioni geopolitiche restano al centro dell’attenzione

    Il mercato energetico continua a essere sostenuto dall’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Lo U.S. Central Command ha comunicato di aver completato l’undicesima notte consecutiva di attacchi contro obiettivi militari iraniani.

    Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato: “If they’re serious, we’re serious. If they’re not, then we will do what is necessary to protect our interests and also the interests of our allies.”

    Anche Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti risponderanno con decisione a eventuali nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz.

    Gli investitori attendono nuove indicazioni dal settore AI

    Mercoledì Wall Street ha chiuso in lieve ribasso dopo una seduta caratterizzata da forte volatilità.

    Il Nasdaq ha perso lo 0,6%, l’S&P 500 lo 0,1% e il Dow Jones ha terminato poco sotto la parità.

    Gli investitori hanno seguito con particolare attenzione i risultati di Alphabet (NASDAQ:GOOGL), Tesla (NASDAQ:TSLA) e IBM (NYSE:IBM), alla ricerca di conferme sulla sostenibilità della crescita legata all’intelligenza artificiale.

    Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com, ha dichiarato: “The key question is whether earnings can justify both elevated valuations and the scale of AI-related investment.”

    Ha aggiunto: “Investors will be focused not only on headline revenue and profit, but also on cloud growth, AI monetisation, margins and capital-expenditure guidance.”

    Infine ha affermato: “Strong results could allow technology shares to remain resilient despite higher oil, while weaker guidance could expose the market’s dependence on a relatively narrow group of companies.”

    Software e compagnie aeree guidano i ribassi

    I titoli software sono stati tra i peggiori della seduta, mentre anche le compagnie aeree hanno subito forti vendite a causa del rialzo del petrolio.

    Al contrario, i titoli auriferi hanno beneficiato dell’aumento del prezzo dell’oro, mentre hardware, utility e società del gas naturale hanno limitato le perdite dell’intero mercato.

  • Le borse europee chiudono in calo tra tensioni in Medio Oriente e timori per gli investimenti nell’IA: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee chiudono in calo tra tensioni in Medio Oriente e timori per gli investimenti nell’IA: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno registrato ribassi giovedì, mentre gli investitori hanno continuato a seguire gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente e le crescenti preoccupazioni per gli elevati investimenti nell’intelligenza artificiale hanno penalizzato il comparto tecnologico.

    I mercati hanno inoltre reagito alla decisione della Banca Centrale Europea di mantenere invariati i tassi di interesse, dopo il rialzo di 25 punti base deciso nella riunione di giugno.

    Gli indici europei chiudono in territorio negativo

    Il CAC 40 francese ha ceduto l’1,3%, il DAX tedesco lo 0,8% e il FTSE 100 britannico lo 0,4%, in un contesto di minore propensione al rischio.

    I titoli tecnologici sono stati tra i peggiori del listino dopo che Alphabet e Tesla hanno annunciato nuovi piani di investimento nell’intelligenza artificiale, alimentando dubbi sulla redditività futura di tali spese.

    STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha perso il 12,4%, mentre Infineon Technologies (TG:IFX) ha lasciato sul terreno il 3,5%.

    Risultati societari contrastati

    BNP Paribas (EU:BNP) ha ceduto l’1,4% nonostante utili e ricavi del secondo trimestre superiori alle attese.

    Valeo (EU:FR) è salita del 3,4% grazie a vendite semestrali migliori delle previsioni.

    TotalEnergies (EU:TTE) ha guadagnato il 2,7% dopo una solida trimestrale, mentre Dassault Systèmes (EU:DSY) è avanzata del 2,7% confermando gli obiettivi annuali.

    Deutsche Boerse (TG:DB1) ha perso l’1,3% nonostante un aumento del 12% dell’utile netto trimestrale.

    Bene industria ed energia

    Daimler Truck Holding (TG:DTG) è salita di oltre il 4% dopo aver migliorato le previsioni su ricavi e utili per l’intero esercizio.

    Repsol (TG:REP) ha guadagnato il 3,2% dopo aver aumentato a 500 milioni di euro il programma di riacquisto di azioni previsto per il 2026, sostenuta da un forte incremento dell’utile netto rettificato.

    Andamento contrastato per consumi e sanità

    Nestlé (TG:NESR) ha perso il 6,5% dopo il forte calo dell’utile netto del primo semestre.

    Roche (TG:RHO) è salita del 2,1% confermando le proprie previsioni annuali.

    UniCredit (BIT:UCG) ha ceduto oltre il 3% dopo che l’amministratore delegato ha dichiarato che la banca punta ad assumere il controllo di Commerzbank nel quarto trimestre.

    Telecomunicazioni e viaggi sotto osservazione

    Nokia (NYSE:NOK) ha guadagnato il 3,2% dopo aver riportato un utile operativo comparabile superiore alle attese.

    Centrica (LSE:CAN) ha perso il 4,2% annunciando il taglio di 1.300 posti di lavoro dopo un calo del 18% dell’utile semestrale.

    BT (LSE:BT.A) ha ceduto circa l’1% dopo una lieve flessione degli utili del primo trimestre fiscale.

    EasyJet (LSE:EZJ) è balzata del 5,5% grazie alle indicazioni di una solida domanda estiva, nonostante il forte calo dell’utile del terzo trimestre.