Blog

  • I prezzi dell’oro oscillano tra l’aumento dei rendimenti obbligazionari e le tensioni con l’Iran

    I prezzi dell’oro oscillano tra l’aumento dei rendimenti obbligazionari e le tensioni con l’Iran

    I prezzi dell’oro hanno registrato un andamento volatile lunedì, mentre gli investitori continuavano a monitorare la debolezza dei mercati obbligazionari globali alimentata dai timori per l’accelerazione dell’inflazione e l’aumento dei tassi di interesse.

    L’oro arretra dopo un tentativo iniziale di recupero

    Alle 07:24 ET (11:24 GMT), l’oro spot perdeva lo 0,1% a 4.536,03 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,5% a 4.539,59 dollari l’oncia.

    In precedenza, durante la seduta, il metallo prezioso aveva registrato un moderato rialzo dopo essere sceso ai livelli più bassi dal 30 marzo.

    L’oro si è indebolito rispetto ai livelli registrati all’inizio del conflitto con l’Iran alla fine di febbraio, poiché gli investitori hanno preferito rifugiarsi nel dollaro statunitense. La valuta americana è stata sostenuta dall’idea che l’economia degli Stati Uniti, essendo un importante esportatore di energia, possa essere relativamente protetta da uno shock energetico legato alla guerra.

    Un dollaro più forte rende generalmente l’oro più costoso per gli acquirenti stranieri.

    Le preoccupazioni su inflazione e tassi penalizzano il metallo prezioso

    Allo stesso tempo, i timori che il conflitto possa provocare una nuova ondata inflazionistica hanno ridotto l’attrattiva dell’oro.

    Le banche centrali tendono infatti a reagire all’aumento dell’inflazione alzando i tassi di interesse, una situazione che può penalizzare asset privi di rendimento come l’oro.

    Nuovi attacchi con droni riaccendono i timori geopolitici

    Nel fine settimana, un attacco con drone ha provocato un incendio presso un impianto nucleare negli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato tre droni.

    Gli episodi hanno alimentato nuovi dubbi sulla fragile tregua tra Washington e Teheran.

    Il presidente Donald Trump ha scritto sui social media che “il tempo sta per scadere” per l’Iran affinché raggiunga un accordo di pace, altrimenti rischia una nuova azione militare da parte degli Stati Uniti.

    Il viaggio in Cina non produce progressi sul dossier Iran

    La scorsa settimana alcuni investitori speravano che la visita di Trump in Cina, uno dei principali importatori di petrolio iraniano, potesse favorire progressi nei negoziati con Teheran.

    Tuttavia, il vertice non ha prodotto alcun impegno concreto da parte di Pechino.

    “Il fine settimana […] ha visto il ritorno delle preoccupazioni per la guerra in corso tra Stati Uniti e Iran”, ha dichiarato David Morrison, Senior market Analyst di Trade Nation, in una nota.

    “Queste preoccupazioni erano passate in secondo piano mentre l’amministrazione Trump si trovava a Pechino. Ma sono tornate rapidamente al centro dell’attenzione quando è apparso evidente che il viaggio in Cina non aveva prodotto risultati, mentre l’Iran sembra non avere alcuna intenzione di accettare il piano di pace statunitense.”

  • I mercati statunitensi potrebbero registrare ulteriori ribassi dopo il forte calo di venerdì: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati statunitensi potrebbero registrare ulteriori ribassi dopo il forte calo di venerdì: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura leggermente negativa lunedì mattina, suggerendo che Wall Street potrebbe proseguire il movimento ribassista dopo la forte correzione registrata venerdì.

    Le tensioni in Medio Oriente continuano a pesare sul sentiment

    Il sentiment degli investitori è rimasto fragile a causa delle persistenti preoccupazioni legate al conflitto in Medio Oriente, dopo che il presidente Donald Trump ha avvertito l’Iran che “il tempo sta per scadere”.

    In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha dichiarato che l’Iran “farebbe meglio a muoversi, VELOCEMENTE, oppure non resterà più nulla di loro”, alimentando i timori di una possibile ripresa delle operazioni militari statunitensi.

    Secondo un rapporto di Axios che cita due funzionari statunitensi, Trump dovrebbe riunire martedì i suoi principali consiglieri per la sicurezza nazionale nella Situation Room per discutere le opzioni militari.

    Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per il trasporto mondiale di petrolio, provocando un forte aumento dei prezzi del greggio e nuove preoccupazioni per inflazione e tassi di interesse.

    Rendimenti obbligazionari e prezzi del petrolio restano i principali driver del mercato

    I rendimenti dei Treasury sono aumentati bruscamente venerdì scorso tra le speculazioni secondo cui la prossima mossa della Federal Reserve potrebbe essere un rialzo dei tassi anziché un taglio.

    Tuttavia, lunedì mattina i rendimenti hanno perso terreno mentre i futures sul petrolio greggio sono scesi, contribuendo potenzialmente a limitare la pressione su Wall Street.

    I principali indici hanno registrato forti perdite venerdì

    Dopo il rally di giovedì, i mercati azionari hanno invertito bruscamente la rotta nel corso della seduta di venerdì, con tutti e tre i principali indici in netto ribasso.

    Sebbene gli indici abbiano recuperato parte delle perdite dai minimi intraday, il bilancio finale è rimasto decisamente negativo.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 537,29 punti, pari all’1,1%, chiudendo a 49.526,17. Il Nasdaq Composite è sceso di 410,08 punti, pari all’1,5%, a 26.225,14, mentre l’S&P 500 ha ceduto 92,74 punti, pari all’1,2%, a 7.408,50.

    Nonostante il ribasso di venerdì, i principali indici hanno chiuso la settimana quasi invariati. L’S&P 500 è salito dello 0,1%, il Nasdaq ha perso lo 0,1% e il Dow Jones è sceso dello 0,2%.

    I titoli tecnologici guidano il ribasso del mercato

    La correzione riflette in parte prese di profitto dopo il recente rally che aveva spinto Nasdaq e S&P 500 su nuovi massimi storici.

    I titoli tecnologici hanno guidato il calo, con Intel (NASDAQ:INTC) in ribasso del 6,6% e Micron Technology (NASDAQ:MU) in calo del 6,2%.

    Anche NVIDIA (NASDAQ:NVDA) ha registrato una forte flessione, perdendo il 4,4%.

    Nel frattempo, il rendimento del Treasury decennale di riferimento ha raggiunto il livello più alto dell’ultimo anno, aumentando ulteriormente la pressione sui mercati azionari.

    L’aumento dei rendimenti è seguito ai recenti dati economici che hanno mostrato una significativa accelerazione dell’inflazione sia al consumo sia alla produzione, alimentando dubbi sull’orientamento futuro della Federal Reserve.

    Secondo il FedWatch Tool del CME Group, i mercati attribuiscono ora una probabilità del 38,9% a un rialzo di un quarto di punto dei tassi entro l’ultima riunione annuale della Fed, rispetto al 13,7% di una settimana fa.

    Il rialzo del petrolio e la debolezza settoriale pesano su Wall Street

    Wall Street ha subito ulteriori pressioni a causa di un altro forte rialzo dei prezzi del petrolio, con i futures sul greggio statunitense in aumento di oltre il 4%.

    Il mercato petrolifero è salito dopo che l’incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping ha prodotto toni concilianti ma pochi progressi concreti sul conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    I titoli legati all’oro sono stati colpiti duramente insieme al calo del prezzo del metallo prezioso, causando un crollo del 7,1% dell’indice NYSE Arca Gold Bugs.

    Anche i titoli delle compagnie aeree hanno registrato forti ribassi, come dimostra il calo del 4,4% dell’indice NYSE Arca Airline.

    I semiconduttori hanno continuato a perdere terreno, trascinando il Philadelphia Semiconductor Index in ribasso del 4%.

    Anche i titoli dell’acciaio, del settore immobiliare e dell’hardware informatico hanno mostrato debolezza, mentre i produttori di petrolio e le società software hanno sovraperformato il mercato.

  • I mercati europei si muovono in ordine sparso mentre gli investitori monitorano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei si muovono in ordine sparso mentre gli investitori monitorano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno mostrato un andamento misto nelle contrattazioni prudenti di lunedì, mentre gli investitori continuavano a seguire l’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

    I ministri del G7 si riuniscono tra pressioni economiche e geopolitiche

    I ministri delle Finanze del G7 si riuniscono oggi e domani a Parigi per discutere degli squilibri economici globali, mentre le divisioni geopolitiche minacciano di mettere alla prova la coesione del gruppo.

    Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono saliti, guidati dal rendimento del Bund tedesco a 10 anni, che ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 15 anni. Gli investitori temono che il forte aumento dei prezzi del petrolio possa alimentare ulteriormente l’inflazione e influenzare l’andamento dei tassi di interesse.

    I futures sul Brent hanno superato i 110 dollari al barile dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito l’Iran che “il tempo sta per scadere” nei negoziati di pace.

    Gli indici europei principali si muovono in direzioni diverse

    Tra i principali indici europei, il CAC 40 francese perdeva lo 0,4%, mentre il FTSE 100 britannico guadagnava lo 0,4% e il DAX tedesco avanzava dello 0,8%.

    Ryanair, Prudential e Anglo American in calo

    Le azioni di Ryanair (LSE:0A2U) sono scese nettamente dopo che la compagnia aerea low cost ha avvertito che l’aumento dei costi potrebbe pesare sui risultati di quest’anno.

    Anche Prudential (LSE:PRU) ha registrato un calo dopo aver annunciato l’acquisizione di una quota del 75% in Bharti Life Insurance.

    Nel frattempo, il gruppo minerario Anglo American (LSE:AAL) è arretrato dopo aver accettato di vendere le proprie attività carbonifere australiane alla società privata Dhilmar in un’operazione dal valore di 3,88 miliardi di dollari.

    Hove avanza grazie a solidi risultati trimestrali

    Altrove, la società danese di ingegneria e tecnologia industriale Hove è salita dopo aver riportato ricavi e utili record nel primo trimestre.

  • Il rame scende ai minimi di una settimana tra dollaro forte e dati deboli dalla Cina

    Il rame scende ai minimi di una settimana tra dollaro forte e dati deboli dalla Cina

    I prezzi del rame sono scesi lunedì, raggiungendo il livello più basso dell’ultima settimana, mentre il rafforzamento del dollaro statunitense, i dati economici deludenti provenienti dalla Cina e il rialzo dei prezzi del petrolio hanno pesato sul sentiment dei mercati dei metalli industriali.

    Il rame sotto pressione a causa dei fattori macroeconomici

    Il contratto benchmark del rame a tre mesi sul London Metal Exchange è sceso del 2,75% a 13.555 dollari per tonnellata metrica alle 08:19 GMT.

    Il calo dei prezzi riflette le crescenti pressioni derivanti da diversi fattori macroeconomici, tra cui i movimenti valutari e gli indicatori economici deludenti provenienti dalla Cina, che rimane uno dei maggiori consumatori mondiali di metalli industriali.

    Un dollaro statunitense più forte ha reso le materie prime denominate in dollari più costose per gli investitori che utilizzano altre valute, riducendo l’interesse per il comparto delle commodity.

    Allo stesso tempo, i dati economici cinesi inferiori alle attese hanno rafforzato i timori di un rallentamento dell’attività industriale e di una domanda interna più debole, aumentando ulteriormente la pressione sui prezzi del rame.

    Anche il rialzo dei prezzi del petrolio ha contribuito ad aumentare la cautela sui mercati, poiché gli investitori temono che costi energetici più elevati possano intensificare le pressioni inflazionistiche e pesare sulla crescita economica globale.

  • Il petrolio raggiunge i massimi di due settimane dopo l’attacco con droni a una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti

    Il petrolio raggiunge i massimi di due settimane dopo l’attacco con droni a una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire lunedì mentre le speranze di una soluzione al conflitto con l’Iran si sono ulteriormente indebolite dopo un attacco contro una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti e le notizie secondo cui il presidente statunitense Donald Trump starebbe valutando opzioni militari nei confronti dell’Iran.

    Il greggio prolunga il rally

    I futures sul Brent sono saliti di 1,65 dollari, pari all’1,51%, a 110,91 dollari al barile alle 07:03 GMT, pur rimanendo sotto i 112 dollari toccati in precedenza, il livello più alto dal 5 maggio.

    Il West Texas Intermediate statunitense è salito a 107,42 dollari al barile, in rialzo di 2 dollari, pari all’1,9%, dopo aver raggiunto un massimo intraday di 108,70 dollari, il livello più elevato dal 30 aprile. Il contratto front-month di giugno scadrà martedì.

    Entrambi i benchmark petroliferi hanno registrato un rialzo superiore al 7% la scorsa settimana mentre diminuivano le speranze di un accordo diplomatico in grado di fermare gli attacchi e i sequestri di navi nello Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche al mondo.

    Crescono le tensioni geopolitiche

    I recenti colloqui tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono conclusi senza alcun segnale che la Cina, il principale importatore mondiale di greggio, fosse pronta a contribuire alla risoluzione del conflitto innescato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

    Nuovi attacchi con droni contro Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, insieme all’inasprimento della retorica tra Washington e Teheran, hanno aumentato i timori di un ulteriore ampliamento del conflitto.

    “Questi attacchi con droni rappresentano un chiaro avvertimento: nuovi attacchi statunitensi o israeliani contro l’Iran potrebbero provocare ulteriori attacchi tramite proxy contro le infrastrutture energetiche e strategiche del Golfo da parte dell’Iran o dei suoi alleati regionali”, ha dichiarato Tony Sycamore, analista di mercato di IG.

    Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno affermato che stanno indagando sull’origine dell’attacco contro l’impianto nucleare di Barakah, aggiungendo che il Paese si riserva il pieno diritto di rispondere a tali “attacchi terroristici”.

    L’Arabia Saudita, che ha dichiarato di aver intercettato tre droni provenienti dallo spazio aereo iracheno, ha avvertito che adotterà tutte le misure operative necessarie per difendere la propria sovranità e sicurezza nazionale.

    Trump dovrebbe valutare opzioni militari

    Secondo Axios, Trump dovrebbe incontrare martedì i principali consiglieri per la sicurezza nazionale per discutere possibili opzioni militari riguardanti l’Iran.

    I prezzi del petrolio hanno inoltre ricevuto ulteriore sostegno dopo che sabato l’amministrazione Trump ha lasciato scadere una deroga alle sanzioni che consentiva temporaneamente a Paesi come l’India di continuare ad acquistare petrolio russo trasportato via mare dopo una proroga di un mese.

    “I timori di nuovi attacchi contro l’Iran hanno aggravato le preoccupazioni sull’offerta … inoltre non ha aiutato il fatto che gli Stati Uniti abbiano lasciato scadere la deroga alle sanzioni contro la Russia”, ha dichiarato Vandana Hari, fondatrice della società di analisi petrolifera Vanda Insights.

  • L’aumento dei rendimenti obbligazionari e del petrolio pesa sui mercati mentre Samsung sale grazie all’intervento del governo: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    L’aumento dei rendimenti obbligazionari e del petrolio pesa sui mercati mentre Samsung sale grazie all’intervento del governo: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno aperto in ribasso lunedì, mentre gli investitori restavano cauti a causa dell’aumento dei rendimenti obbligazionari globali e delle persistenti tensioni geopolitiche legate all’Iran. I prezzi del petrolio sono rimasti sopra i 100 dollari al barile, mantenendo vive le preoccupazioni inflazionistiche, mentre le azioni di Samsung Electronics hanno registrato un rialzo dopo l’intervento del governo sudcoreano nei negoziati sindacali per evitare uno sciopero nelle attività legate ai chip di memoria.

    Futures in calo

    I futures sui principali indici statunitensi hanno trattato in territorio negativo lunedì, penalizzati dall’aumento dei rendimenti sovrani e dal rafforzamento dei prezzi energetici.

    Alle 03:28 ET, i futures sul Dow Jones perdevano 321 punti, pari allo 0,7%, mentre i futures sull’S&P 500 scendevano di 32 punti, o dello 0,4%. I futures sul Nasdaq 100 arretravano di 96 punti, pari allo 0,3%.

    I tre principali indici di Wall Street avevano chiuso venerdì in ribasso di oltre l’1%, mentre gli investitori aumentavano le preoccupazioni per il rischio che il conflitto con l’Iran potesse provocare uno shock energetico e una nuova ondata inflazionistica.

    Nonostante la recente debolezza, l’ottimismo legato agli investimenti nell’intelligenza artificiale continua a sostenere i mercati azionari globali. L’S&P 500 resta infatti ben al di sopra dei livelli precedenti all’inizio dell’operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran avviata a fine febbraio.

    L’attenzione dei mercati si concentrerà questa settimana sui risultati del colosso dei semiconduttori NVIDIA (NASDAQ:NVDA), il cui ruolo nel settore dell’intelligenza artificiale ha contribuito a trasformare la società in una delle aziende di maggior valore al mondo.

    Il mercato obbligazionario resta il tema centrale

    Gli analisti di ING hanno definito la vendita massiccia di obbligazioni a livello globale come la “storia dominante” dei mercati finanziari in questo momento.

    Rendimenti obbligazionari più elevati aumentano non solo il costo del debito per governi e famiglie, ma riducono anche il valore attuale degli utili futuri delle società, rischiando di pesare sulle valutazioni azionarie.

    Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 15 mesi, mentre anche il rendimento del titolo trentennale è salito. Rendimenti in crescita sono stati registrati anche in Europa e Asia.

    L’aumento dei rendimenti è stato alimentato soprattutto dal rialzo prolungato del petrolio causato dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, una rotta strategica al largo della costa meridionale iraniana attraverso cui transita circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio.

    I mercati temono sempre di più che l’aumento dei costi energetici possa alimentare l’inflazione e costringere le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive o ad aumentare ulteriormente i tassi.

    Le probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro l’anno sono ormai considerate vicine al 50%.

    “Gli alti prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari più elevati rappresentano un forte ostacolo per gli asset rischiosi e potrebbero sostenere il dollaro nel breve termine”, hanno affermato gli analisti di ING.

    Il petrolio continua a salire mentre la tregua resta fragile

    I prezzi del greggio hanno esteso i rialzi mentre il conflitto con l’Iran è entrato nel suo ottantesimo giorno senza segnali concreti di una conclusione imminente.

    Alle 03:59 ET, il Brent saliva dell’1,0% a 110,32 dollari al barile.

    Nel fine settimana, un attacco con drone ha provocato un incendio in un impianto nucleare negli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato tre droni.

    Gli episodi hanno aumentato ulteriormente l’incertezza intorno alla fragile tregua tra Washington e Teheran. Il presidente Donald Trump ha scritto sui social media che “il tempo sta per scadere” per l’Iran nel raggiungere un accordo di pace. Trump ha poi aggiunto: “Posso dirvi una cosa: stanno morendo dalla voglia di firmare [un accordo].”

    Tuttavia, gli analisti di Deutsche Bank hanno osservato che la tregua dura ormai più a lungo della fase iniziale dei combattimenti, elemento che potrebbe indicare che “gli Stati Uniti preferirebbero evitare” nuovi bombardamenti a causa delle “conseguenze politiche ed economiche.”

    L’impennata del petrolio ha reso molto più costosi i carburanti negli Stati Uniti, alimentando ulteriormente l’inflazione alla vigilia delle importanti elezioni di metà mandato previste per novembre.

    Gli osservatori hanno sottolineato che una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran potrebbe aggravare ulteriormente il rincaro della benzina e dei costi per i consumatori.

    “Di conseguenza, continua questa situazione di stallo estremamente tesa”, hanno scritto gli analisti di Deutsche Bank.

    Samsung sale dopo l’intervento del governo nei negoziati sindacali

    Le azioni di Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ) hanno registrato un rialzo dopo che il governo sudcoreano è intervenuto nei colloqui per evitare uno sciopero nella divisione dedicata ai chip di memoria.

    Samsung e il sindacato dei lavoratori hanno ripreso i negoziati lunedì con la mediazione del governo. Le discussioni sono seguite a un messaggio pubblicato dal presidente sudcoreano Lee Jae Myung, che ha affermato che i diritti del management devono essere rispettati tanto quanto quelli dei lavoratori.

    Il primo ministro Kim Min-seok ha avvertito nel weekend che uno sciopero nelle attività di produzione di semiconduttori di Samsung potrebbe provocare gravi danni economici e deve essere evitato.

    Un tribunale sudcoreano ha inoltre minacciato multe da circa 100 milioni di won (66.500 dollari) al giorno contro il sindacato sudcoreano di Samsung qualora dovesse procedere con lo sciopero violando le indicazioni del tribunale.

    I lavoratori della divisione semiconduttori di Samsung avevano annunciato uno sciopero a partire dal 21 maggio dopo il fallimento dei negoziati sugli aumenti salariali, in particolare dopo i forti benefici ottenuti da Samsung grazie al boom dell’intelligenza artificiale.

    Samsung resta il maggiore datore di lavoro della Corea del Sud e anche la società più grande del Paese.

    I dati economici cinesi mostrano una domanda debole

    I dati pubblicati lunedì hanno mostrato un netto rallentamento dell’attività manifatturiera cinese ad aprile, mentre i consumi al dettaglio sono rimasti deboli, evidenziando la fragilità della domanda interna e la persistente crisi del settore immobiliare.

    La produzione industriale è aumentata del 4,1% su base annua ad aprile, al di sotto delle attese del mercato che indicavano una crescita del 6,0% e in rallentamento rispetto al 5,7% registrato a marzo.

    “L’attività industriale è stata sostenuta da una forte domanda esterna, ma gli altri indicatori della domanda interna cinese sono rimasti piuttosto deboli”, hanno affermato gli analisti di ING in una recente nota.

    Le vendite al dettaglio sono cresciute appena dello 0,2% rispetto all’anno precedente, molto al di sotto delle previsioni di un aumento del 2,0% e inferiori all’1,7% registrato a marzo, segnalando una persistente cautela da parte dei consumatori cinesi.

  • Le Borse europee arretrano mentre salgono rendimenti obbligazionari e petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre salgono rendimenti obbligazionari e petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso lunedì, con gli investitori penalizzati ancora una volta dall’aumento dei rendimenti obbligazionari e dei prezzi dell’energia dopo nuovi attacchi con droni nella regione del Golfo.

    Alle 07:02 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 perdeva lo 0,8%, mentre il DAX tedesco arretrava dello 0,5%. Il CAC 40 francese cedeva l’1,1% e il FTSE 100 britannico lo 0,3%.

    Il sentiment di mercato si è indebolito dopo che un attacco con drone ha colpito un impianto nucleare negli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato tre droni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inoltre invitato l’Iran a muoversi “rapidamente” per raggiungere un accordo di pace duraturo, aumentando la pressione su una fragile tregua tra Washington e Teheran.

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, con il Brent in rialzo dell’1,4% a 110,75 dollari al barile.

    L’aumento dei costi energetici ha rafforzato le aspettative che un prolungato shock dell’offerta possa provocare una nuova ondata inflazionistica, costringendo le banche centrali a mantenere tassi elevati o ad adottare ulteriori strette monetarie. Di conseguenza, i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati nei principali mercati globali, mentre i prezzi obbligazionari sono scesi.

    In Europa, i rendimenti dei titoli decennali di Germania, Francia, Italia e Spagna hanno registrato nuovi rialzi. A livello globale, il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 15 mesi, mentre i rendimenti obbligazionari giapponesi hanno toccato valori che non si vedevano dal 1996.

    Nonostante i timori che un conflitto prolungato con l’Iran possa compromettere le prospettive economiche globali, i mercati azionari hanno finora mostrato una certa resilienza grazie al continuo entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

    L’ottimismo legato agli investimenti nell’AI sarà nuovamente messo alla prova questa settimana quando il gigante dei semiconduttori NVIDIA (NASDAQ:NVDA) pubblicherà i suoi ultimi risultati trimestrali.

    “Pensiamo che il sentiment legato all’intelligenza artificiale possa continuare a sostenere i mercati quest’anno, ma il rally probabilmente resterà fragile finché la guerra in Iran non sarà risolta e il resto del mercato non parteciperà alla salita”, hanno scritto venerdì gli analisti di Capital Economics in una nota.

  • Eni sale nonostante lo stacco del dividendo grazie al rally del petrolio

    Eni sale nonostante lo stacco del dividendo grazie al rally del petrolio

    Eni (BIT:ENI) ha registrato una seduta positiva a Piazza Affari nonostante lo stacco del dividendo da 0,27 euro per azione, con il titolo salito a 23,635 euro e in rialzo dell’1,63% nella prima mezz’ora di contrattazioni.

    L’effetto del dividendo pesa per circa l’1,14% sul prezzo corrente del titolo, rappresentando il calo teorico legato alla data di stacco. Considerando tale componente, la performance effettiva della seduta si avvicina a un rialzo di circa il 2,8%.

    Su base annua, la politica di remunerazione degli azionisti di Eni porta il dividendo complessivo a circa 1 euro per azione, che ai prezzi attuali equivale a un rendimento intorno al 4,2%, confermando l’attrattiva del titolo per gli investitori orientati ai rendimenti da dividendo.

    Le azioni Eni sono state inoltre sostenute dal forte rialzo del petrolio, che ha favorito anche Saipem (BIT:SPM), in crescita del 2,74%, dopo le nuove minacce rivolte all’Iran da Donald Trump.

    Il Brent è tornato sopra i 110 dollari al barile, mentre il WTI ha raggiunto picchi vicini ai 104 dollari al barile.

    “Accept the deal or there will be nothing left,” ha scritto il presidente sui social media nelle ultime ore. Le dichiarazioni sono state seguite da una telefonata tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante la quale Israele avrebbe manifestato la propria disponibilità a sostenere una ripresa delle ostilità statunitensi contro l’Iran.

    Trump ha inoltre convocato i principali consiglieri per la sicurezza presso il suo golf club in Virginia per discutere del conflitto. Secondo Axios, la Situation Room dovrebbe riunirsi martedì 19 maggio, mentre alcune indiscrezioni di stampa sostengono che il presidente statunitense abbia ottenuto da Pechino l’impegno a non fornire armi a Teheran.

    Nel frattempo, un attacco con drone ha provocato un incendio in una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato tre droni.

    “The closure is rapidly draining global oil supplies,” hanno spiegato gli analisti di Capital Economics, aggiungendo che “stocks could reach critical levels by the end of June, paving the way for Brent prices of between $130 and $140 a barrel, if not higher.” Gli analisti hanno avvertito che, se lo Stretto dovesse rimanere chiuso fino alla fine dell’anno e il petrolio restasse intorno ai 150 dollari al barile fino al 2027, “inflation would rise to close to 10% in the UK and the eurozone, returning rates to their recent peaks and leading to a global recession.”

    Separatamente, venerdì Eni ha annunciato il completamento del proprio investimento in Nouveau Monde Graphite, società canadese quotata a Toronto e New York attiva nel settore della grafite naturale e dei materiali avanzati per batterie.

    Il gruppo italiano ha sottoscritto un investimento da 70 milioni di dollari nell’ambito di un aumento di capitale complessivo da 309,5 milioni di dollari che ha coinvolto investitori privati, tra cui Eni, Canada Growth Fund e Investissement Québec, oltre al mercato. Dopo l’approvazione degli azionisti e il completamento dell’operazione, Eni detiene ora circa l’11,6% del capitale di Nouveau Monde Graphite e ha ottenuto il diritto di nominare un membro del consiglio di amministrazione.

    L’investimento, annunciato inizialmente ad aprile, rientra nella strategia di Eni volta a diversificare le catene di approvvigionamento ed entrare nel settore dei minerali critici attraverso partnership con operatori specializzati. L’accordo consentirà inoltre a Eni di negoziare forniture dedicate di grafite e materiali anodici attivi, supportando il progetto di una Gigafactory per batterie al litio a Brindisi dedicata allo stoccaggio energetico stazionario.

    Eni ha inoltre annunciato lunedì l’intenzione di emettere nuove obbligazioni a tasso fisso con scadenza a cinque e nove anni destinate a investitori istituzionali nell’ambito del proprio programma Euro Medium Term Note.

    L’emissione obbligazionaria segue la delibera del consiglio di amministrazione del 2 aprile 2026 ed è finalizzata a mantenere una struttura finanziaria equilibrata, con i proventi destinati alle esigenze generali del gruppo.

    Le obbligazioni saranno quotate sui mercati regolamentati di Borsa Italiana e della Borsa del Lussemburgo.

  • Le azioni di Interpump salgono dopo l’upgrade a buy di Kepler Cheuvreux

    Le azioni di Interpump salgono dopo l’upgrade a buy di Kepler Cheuvreux

    Le azioni di Interpump Group (BIT:IP) sono salite di circa il 3% lunedì dopo che Kepler Cheuvreux ha migliorato il proprio giudizio sul produttore italiano di pompe ad acqua da “hold” a “buy”, sostenendo che il recente calo del titolo abbia creato un’interessante opportunità di valutazione.

    Il broker vede uno sconto di valutazione dopo il forte ribasso

    La società di brokeraggio ha affermato che Interpump tratta attualmente a circa il 20% sotto i suoi livelli storici di valutazione e con uno sconto significativo rispetto alle società comparabili del settore. Kepler Cheuvreux ha inoltre definito eccessiva la discesa del 9% registrata venerdì dopo la pubblicazione dei risultati della società.

    Sebbene il broker abbia ridotto il target price del 4,4% a 43 euro, ha mantenuto una visione positiva sul potenziale di rialzo del titolo ai livelli attuali. Le azioni Interpump avevano chiuso venerdì a 33,38 euro prima di recuperare terreno nella seduta di lunedì.

  • Le azioni Technoprobe volano del 36% dopo risultati record nel primo trimestre e target rivisti al rialzo

    Le azioni Technoprobe volano del 36% dopo risultati record nel primo trimestre e target rivisti al rialzo

    Le azioni di Technoprobe (BIT:TPRO) sono balzate di oltre il 36% venerdì dopo che il produttore italiano di probe card ha pubblicato risultati record per il primo trimestre 2026 e ha rivisto significativamente al rialzo i propri obiettivi finanziari, anticipando al 2026 target precedentemente previsti per il 2027.

    La società quotata a Milano ha comunicato che i ricavi consolidati dei tre mesi chiusi al 31 marzo 2026 sono aumentati del 19% su base annua a 187 milioni di euro. L’EBITDA consolidato è salito del 44,2% a 69,2 milioni di euro, con un margine EBITDA del 37%, in miglioramento di 650 punti base rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    La domanda legata all’intelligenza artificiale sostiene crescita e margini

    L’amministratore delegato Stefano Felici ha dichiarato: “The increase in production capacity, combined with the continued expansion of volumes primarily driven by artificial intelligence-related demand, leads us to expect strong sequential growth in the second quarter, both in terms of revenues and profitability.”

    La società ha spiegato che la domanda legata all’intelligenza artificiale continua a sostenere l’espansione dei volumi e il miglioramento della leva operativa, contribuendo a rafforzare la redditività parallelamente all’aumento della capacità produttiva.

    Guidance positiva per il secondo trimestre

    Per il secondo trimestre del 2026, Technoprobe prevede ricavi consolidati pari a 266 milioni di euro, con una variazione possibile del 3% in più o in meno.

    La società ha inoltre indicato un margine lordo del 55%, con una tolleranza di 200 punti base, mentre il margine EBITDA è atteso al 45%, anch’esso con una possibile variazione di 200 punti base.

    I target del 2027 vengono anticipati al 2026

    Il management ha comunicato che gli obiettivi di ricavi e redditività inizialmente fissati per il 2027 sono stati sostanzialmente anticipati di un anno.

    I precedenti target compresi tra 850 milioni e 900 milioni di euro di ricavi e un margine EBITDA tra il 38% e il 40% sono stati trasferiti all’esercizio 2026, con nuovi obiettivi fissati tra 950 milioni e 1,05 miliardi di euro di ricavi e un margine EBITDA compreso tra il 44% e il 46%.

    Solida posizione finanziaria

    Technoprobe ha dichiarato che la posizione finanziaria netta consolidata risultava positiva per 660,5 milioni di euro al 31 marzo 2026.

    La cassa generata dalle attività operative è stata pari a 2 milioni di euro nel trimestre, mentre gli effetti positivi dei cambi hanno contribuito per 8 milioni di euro. Tali elementi sono stati parzialmente compensati da investimenti in conto capitale pari a 34 milioni di euro nello stesso periodo.

    La società ha inoltre evidenziato che i segmenti automotive e industriale stanno mostrando segnali di stabilizzazione, che il management collega a quella che definisce una possibile conclusione della fase di correzione delle scorte.