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  • I solidi dati sull’occupazione di aprile indicano un’apertura positiva per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I solidi dati sull’occupazione di aprile indicano un’apertura positiva per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi erano in rialzo venerdì prima dell’apertura dei mercati, segnalando una possibile ripresa delle azioni dopo la debolezza registrata nella sessione precedente, mentre gli investitori reagivano positivamente a dati sul mercato del lavoro superiori alle attese.

    I future hanno ampliato i guadagni dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro statunitense, che ha mostrato una forte accelerazione delle assunzioni nel mese di aprile.

    Secondo il rapporto, i non-farm payrolls sono aumentati di 115.000 unità nel mese, dopo che la crescita dell’occupazione di marzo è stata rivista al rialzo a 185.000 posti di lavoro.

    Gli economisti avevano previsto un incremento di 63.000 posti di lavoro, rispetto al dato originariamente riportato per marzo pari a 178.000.

    La crescita dell’occupazione è stata trainata principalmente dai settori sanitario, retail, trasporti e logistica, mentre il numero di dipendenti del governo federale ha continuato a diminuire leggermente.

    Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3 per cento in aprile, in linea sia con il mese precedente sia con le stime degli analisti.

    I dati più forti sul lavoro potrebbero contribuire ad attenuare i timori relativi all’impatto economico dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente, nonostante i nuovi scontri militari avvenuti nella notte tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz.

    Secondo quanto riportato, tre cacciatorpediniere statunitensi sono stati attaccati da missili e droni iraniani mentre attraversavano lo stretto. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le minacce in arrivo sono state neutralizzate e che gli attacchi di risposta hanno colpito le strutture iraniane collegate agli assalti.

    Durante una successiva intervista telefonica con la giornalista di ABC News Rachel Scott, il presidente Donald Trump ha definito l’azione di rappresaglia contro l’Iran “solo una leggera risposta” e ha aggiunto che il cessate il fuoco resta in vigore.

    Wall Street ha chiuso la seduta di giovedì in calo dopo un avvio debole che ha lasciato spazio a pressioni di vendita più diffuse nel corso della giornata, anche se le perdite sono rimaste relativamente contenute.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 313,62 punti, pari allo 0,6 per cento, chiudendo a 49.596,97. L’S&P 500 è sceso di 28,01 punti, o dello 0,4 per cento, a 7.337,11, mentre il Nasdaq Composite ha ceduto 32,75 punti, pari allo 0,1 per cento, terminando la seduta a 25.806,20.

    Il sentiment degli investitori nelle prime ore della sessione era stato sostenuto dall’ottimismo sulla possibilità che i negoziati diplomatici tra Washington e Teheran potessero ancora evitare un conflitto più ampio, anche se gli operatori sembravano riluttanti ad assumere posizioni più consistenti senza segnali più concreti di progresso.

    Mercoledì il presidente Donald Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti e l’Iran avevano avuto “colloqui positivi nelle ultime 24 ore” e si era detto fiducioso sul fatto che un accordo potesse essere raggiunto entro pochi giorni.

    Axios ha inoltre riferito che i funzionari statunitensi si aspettano una risposta iraniana entro le prossime 24-48 ore a una proposta di memorandum d’intesa finalizzata a porre fine al conflitto.

    Tuttavia, il sentiment di mercato si è deteriorato quando i prezzi del petrolio hanno invertito bruscamente la direzione nel corso della giornata. I future sul greggio statunitense sono saliti di oltre l’1 per cento nelle contrattazioni elettroniche dopo essere arrivati a perdere fino al 5,5 per cento in precedenza.

    I prezzi del petrolio hanno recuperato terreno dopo un rapporto della CNN secondo cui l’Iran starebbe cercando di imporre alle navi commerciali il rispetto di un nuovo protocollo di transito nello Stretto di Hormuz.

    Secondo CNN, la nuova Persian Gulf Strait Authority istituita dall’Iran avrebbe emesso una documentazione che tutte le imbarcazioni devono compilare prima di attraversare la via marittima per ottenere un passaggio sicuro.

    La misura è stata interpretata dai mercati come un tentativo di Teheran di formalizzare il controllo sulla rotta strategica, riaccendendo le preoccupazioni per una possibile escalation delle tensioni regionali.

    Ulteriori dati economici statunitensi pubblicati giovedì hanno mostrato che le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono aumentate meno delle attese nella settimana conclusa il 2 maggio.

    Il Dipartimento del Lavoro ha dichiarato che le nuove richieste di sussidio sono aumentate di 10.000 unità a 200.000 rispetto al dato rivisto della settimana precedente pari a 190.000.

    Gli economisti avevano previsto un aumento a 205.000 richieste rispetto alle 189.000 inizialmente riportate.

    La performance dei settori nella seduta di giovedì è stata mista, con i titoli legati all’hardware tecnologico tra i peggiori performer. L’indice NYSE Arca Computer Hardware è sceso del 2,9 per cento dopo aver chiuso la seduta precedente a un livello record.

    Anche i titoli dei semiconduttori hanno registrato forti ribassi, con il Philadelphia Semiconductor Index in calo del 2,7 per cento.

    I titoli energetici hanno perso terreno nonostante il recupero del prezzo del petrolio, mentre i comparti software e compagnie aeree hanno registrato le migliori performance del mercato.

  • Le borse europee chiudono in calo mentre le tensioni geopolitiche frenano il sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee chiudono in calo mentre le tensioni geopolitiche frenano il sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato ribassi venerdì, con l’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran che ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi.

    Gli operatori hanno inoltre seguito gli sviluppi politici nel Regno Unito, dove i primi risultati delle elezioni nazionali indicavano pesanti perdite per il Partito Laburista del primo ministro Keir Starmer, mentre il partito Reform U.K. di Nigel Farage sembrava ottenere importanti progressi.

    Sul fronte macroeconomico, la produzione industriale tedesca è diminuita dello 0,7 per cento a marzo, secondo i dati pubblicati da Destatis, segnando il secondo calo mensile consecutivo. Gli economisti si aspettavano invece un aumento dello 0,4 per cento dopo il ribasso dello 0,5 per cento registrato a febbraio.

    Su base annua, la produzione industriale tedesca ha mostrato una flessione del 2,8 per cento, dopo il calo dello 0,2 per cento del dato precedente.

    Nel Regno Unito, i dati di Halifax hanno mostrato che i prezzi delle case sono scesi per il secondo mese consecutivo ad aprile, a causa dell’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente. I prezzi immobiliari sono diminuiti dello 0,1 per cento su base mensile dopo il calo dello 0,5 per cento di marzo, mentre gli analisti si aspettavano una variazione nulla.

    L’indice FTSE 100 ha ceduto lo 0,1 per cento, mentre il CAC 40 francese è sceso dello 0,8 per cento e il DAX tedesco ha perso lo 0,9 per cento.

    Tra i singoli titoli, Commerzbank (TG:CBK) è arretrata dopo aver annunciato un ampio piano di tagli occupazionali collegato a una ristrutturazione basata sull’intelligenza artificiale.

    Anche il produttore farmaceutico conto terzi Lonza (BIT:1LONN) ha registrato ribassi nonostante risultati trimestrali solidi e la conferma delle previsioni per il 2026.

    Il gruppo IAG (LSE:IAG), proprietario di British Airways, è sceso sensibilmente dopo aver avvertito che l’utile annuale sarà inferiore alle attese precedenti.

    In controtendenza, il gruppo chimico tedesco Evonik (TG:EVK) è salito dopo aver riportato un utile operativo rettificato del primo trimestre superiore alle aspettative del mercato.

  • Intesa Sanpaolo supera le attese nel primo trimestre grazie alla crescita dei ricavi da trading

    Intesa Sanpaolo supera le attese nel primo trimestre grazie alla crescita dei ricavi da trading

    Intesa Sanpaolo SpA (BIT:ISP) ha registrato giovedì un utile netto nel primo trimestre 2026 pari a 2,76 miliardi di euro, superando le attese degli analisti ferme a 2,62 miliardi di euro, sostenuto da una migliore performance delle attività di trading e da ricavi operativi solidi. La banca italiana ha confermato l’obiettivo di utile netto per l’intero esercizio a circa 10 miliardi di euro. Le azioni risultavano in calo dell’1,6 per cento nelle prime contrattazioni.

    L’utile netto del periodo gennaio-marzo è aumentato del 5,6 per cento rispetto ai 2,62 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi operativi sono saliti a 7,15 miliardi di euro, oltre i 6,91 miliardi attesi dal mercato e in aumento rispetto ai 6,80 miliardi del primo trimestre 2025.

    I profitti derivanti da attività e passività finanziarie valutate al fair value sono cresciuti a 505 milioni di euro rispetto ai 265 milioni registrati un anno prima, contribuendo a compensare la debolezza di altre divisioni.

    Gli analisti di Morgan Stanley hanno affermato che i risultati trimestrali appaiono sostanzialmente in linea con le aspettative, pur evidenziando segnali incoraggianti nella crescita dei prestiti nonostante una dinamica più debole del margine d’interesse.

    Il margine di interesse netto si è attestato a 3,64 miliardi di euro, stabile rispetto all’anno precedente e in linea con le previsioni di consenso. Le commissioni nette sono salite del 3,1 per cento a 2,52 miliardi di euro.

    La banca ha inoltre migliorato l’efficienza operativa, con costi in calo dello 0,7 per cento a 2,57 miliardi di euro. Il rapporto costi/ricavi è migliorato al 35,9 per cento dal 38,1 per cento dell’anno precedente, mentre il margine operativo è aumentato del 9 per cento a 4,59 miliardi di euro.

    Gli accantonamenti sui crediti sono diminuiti a 170 milioni di euro rispetto ai 224 milioni di un anno prima, con un costo del rischio annualizzato pari a 16 punti base.

    La qualità degli attivi è rimasta stabile, con un rapporto di crediti deteriorati pari allo 0,9 per cento netto e all’1,8 per cento lordo alla fine di marzo 2026. Secondo la metodologia dell’Autorità Bancaria Europea, il rapporto era pari allo 0,8 per cento netto e all’1,5 per cento lordo.

    Il coefficiente Common Equity Tier 1 si è attestato al 13 per cento a fine trimestre, dopo aver contabilizzato distribuzioni agli azionisti e un programma di riacquisto di azioni da 2,30 miliardi di euro previsto per luglio 2026. Intesa ha dichiarato che il coefficiente salirebbe al 13,9 per cento includendo il beneficio legato alle attività fiscali differite.

    Nel trimestre la banca ha accantonato 2,60 miliardi di euro per la remunerazione degli azionisti, di cui 2,10 miliardi destinati ai dividendi, oltre al saldo del dividendo 2025 che sarà pagato a maggio 2026.

    I prestiti alla clientela si sono attestati a 430 miliardi di euro a fine marzo, in crescita dell’1,1 per cento rispetto alla fine del 2025 e del 3,1 per cento rispetto a un anno prima.

    Intesa Sanpaolo ha confermato l’obiettivo di utile netto di circa 10 miliardi di euro per l’intero 2026 e ha indicato un payout complessivo del 95 per cento, suddiviso tra dividendi in contanti e riacquisti di azioni.

  • Piaggio supera le stime sui ricavi del primo trimestre mentre l’utile cala per l’effetto cambi

    Piaggio supera le stime sui ricavi del primo trimestre mentre l’utile cala per l’effetto cambi

    Il produttore italiano di scooter e motocicli Piaggio (BIT:PIA) ha registrato venerdì ricavi del primo trimestre pari a 364,9 milioni di euro, superando le previsioni degli analisti ferme a 355,5 milioni di euro, anche se gli utili hanno mostrato un netto calo nel periodo. Le azioni della società sono arrivate a perdere fino all’8 per cento prima di ridurre le perdite e scendere di circa il 5,5 per cento.

    L’utile netto è diminuito del 39,5 per cento su base annua a 5,3 milioni di euro, mentre i ricavi del gruppo sono scesi dell’1,6 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

    L’andamento nelle diverse aree geografiche è stato disomogeneo, con la crescita dei volumi in India che ha contribuito a compensare la debolezza registrata in altri mercati.

    La redditività è stata penalizzata dalla pressione sui margini: il margine EBITDA si è attestato al 16,8 per cento e il margine EBIT al 5,8 per cento. L’EBITDA è stato pari a 57,5 milioni di euro, mentre l’EBIT ha raggiunto 19,9 milioni di euro.

    L’amministratore delegato Michele Colaninno ha attribuito parte delle difficoltà all’andamento dei cambi, spiegando che il rafforzamento dell’euro ha inciso negativamente sulle vendite in India, nelle Americhe e in Asia. Ha inoltre sottolineato che i margini sono stati influenzati dall’aumento dei costi operativi e della pressione fiscale.

    Nel trimestre Piaggio ha effettuato investimenti per 24,2 milioni di euro, mentre l’utile ante imposte si è attestato a 8,5 milioni di euro.

    Nonostante il calo degli utili, il gruppo ha affermato di mantenere una posizione finanziaria stabile, con il management focalizzato su un’allocazione prudente delle risorse.

    La società ha inoltre confermato il proseguimento degli investimenti in prodotti e tecnologia nei propri stabilimenti produttivi internazionali.

    Piaggio prevede che il lancio di nuovi modelli a partire dal secondo trimestre del 2026 possa sostenere la crescita futura.

  • I prezzi del petrolio rimbalzano mentre riprendono gli scontri tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio rimbalzano mentre riprendono gli scontri tra Stati Uniti e Iran

    I mercati petroliferi hanno registrato un rialzo venerdì dopo che sono scoppiati nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran, alimentando timori sulla stabilità del fragile cessate il fuoco e riducendo le speranze di progressi verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per le spedizioni globali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    I futures sul Brent sono saliti di 67 centesimi, pari allo 0,67%, a 100,73 dollari al barile alle 06:50 GMT. I futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) hanno guadagnato 45 centesimi, pari allo 0,47%, a 95,26 dollari al barile. Entrambi i benchmark erano saliti di oltre il 3% nelle prime ore della seduta dopo gli ultimi sviluppi geopolitici.

    Il rialzo di venerdì ha interrotto una serie negativa di tre sedute consecutive alimentata dalle notizie emerse all’inizio della settimana secondo cui Washington e Teheran sarebbero vicine a un accordo di pace in grado di fermare il conflitto, anche se le dispute più ampie legate al programma nucleare iraniano restano irrisolte.

    Nonostante il recupero, entrambi i contratti petroliferi restano comunque avviati verso una perdita settimanale di circa il 6%.

    Gli analisti avvertono di una crescente instabilità del mercato

    “Il mercato è sull’orlo di un collasso completo”, ha dichiarato Vandana Hari, fondatrice della società di analisi del mercato petrolifero Vanda Insights.

    “La formazione dei prezzi non è più ancorata a una lettura pragmatica dell’evoluzione della guerra o delle realtà fisiche nello Stretto di Hormuz.”

    L’ultimo rialzo dei prezzi del greggio è seguito alle accuse dell’Iran secondo cui gli Stati Uniti avrebbero violato il cessate il fuoco in vigore da un mese. Washington, dal canto suo, ha affermato che la propria azione militare è stata una risposta agli attacchi iraniani contro navi della Marina statunitense in transito nello Stretto di Hormuz giovedì.

    L’esercito iraniano ha dichiarato che le forze statunitensi hanno colpito una petroliera iraniana e un’altra nave, oltre ad aree civili situate nello Stretto e sul territorio iraniano.

    Nonostante la ripresa delle ostilità, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha successivamente dichiarato ai giornalisti giovedì che il cessate il fuoco rimane in vigore.

    “L’amministrazione statunitense continua a sopravvalutare le prospettive di un allentamento delle tensioni, e un mercato influenzato dall’ottimismo continua a crederci”, ha affermato Hari di Vanda Insights.

    “Curiosamente, ogni volta il rimbalzo è graduale e incompleto, rendendo queste false partenze almeno in parte efficaci.”

    Le tensioni nello Stretto di Hormuz mantengono elevate le preoccupazioni sull’offerta

    L’ultimo scambio di colpi è avvenuto mentre Washington attendeva la risposta di Teheran a una nuova proposta di pace. Secondo quanto riportato, la proposta evitava di affrontare diverse questioni controverse, incluse le richieste statunitensi di riaprire lo Stretto di Hormuz, che prima della guerra iniziata il 28 febbraio gestiva circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e GNL.

    “Sul fronte dell’offerta, il quadro resta teso”, ha scritto in una nota l’analista di IG Tony Sycamore.

    Nel frattempo, Reuters ha riferito giovedì che la U.S. Commodity Futures Trading Commission sta indagando su operazioni nel mercato petrolifero per un valore di circa 7 miliardi di dollari effettuate prima dei principali annunci di Trump relativi al conflitto con l’Iran.

    Secondo il rapporto, la maggior parte delle operazioni riguardava posizioni corte aperte sull’Intercontinental Exchange (ICE) e sul Chicago Mercantile Exchange (CME). Queste scommesse puntavano su un calo dei prezzi del petrolio prima che Trump annunciasse rinvii degli attacchi militari, sviluppi sul cessate il fuoco o altri cambiamenti di politica nei confronti dell’Iran che successivamente hanno spinto al ribasso i mercati petroliferi.

  • L’oro si avvia verso un guadagno settimanale mentre i mercati monitorano le tensioni con l’Iran e i dati sul lavoro negli Stati Uniti

    L’oro si avvia verso un guadagno settimanale mentre i mercati monitorano le tensioni con l’Iran e i dati sul lavoro negli Stati Uniti

    I prezzi dell’oro hanno registrato un moderato rialzo venerdì e si mantengono orientati verso una chiusura settimanale positiva, mentre gli investitori valutano le speranze di un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran contro le persistenti preoccupazioni legate alla fragilità del cessate il fuoco. I trader restano inoltre cauti in vista della pubblicazione dei principali dati sul mercato del lavoro statunitense prevista più tardi nella giornata.

    L’oro spot è salito dello 0,8% a 4.723,52 dollari l’oncia alle 01:35 ET (05:35 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense hanno guadagnato lo 0,5% a 4.731,96 dollari.

    Il metallo prezioso ha registrato un rialzo di quasi il 2% questa settimana dopo aver recuperato dai minimi di un mese toccati all’inizio di maggio.

    Le tensioni nello Stretto di Hormuz restano sotto osservazione nonostante le dichiarazioni sul cessate il fuoco

    I mercati finanziari continuano a monitorare gli sviluppi in Medio Oriente dopo che giovedì le forze statunitensi e iraniane hanno scambiato colpi vicino allo Stretto di Hormuz, nel più grave episodio di violazione del cessate il fuoco stabilito un mese fa.

    Successivamente, l’Iran ha dichiarato che le condizioni nelle aree costiere interessate erano tornate stabili, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ad ABC News che il cessate il fuoco rimane in vigore.

    Sebbene l’oro sia tradizionalmente considerato un bene rifugio, il metallo prezioso ha trovato supporto anche grazie all’allentamento delle preoccupazioni inflazionistiche dopo che le aspettative di un accordo diplomatico più ampio hanno contribuito a raffreddare i prezzi del petrolio rispetto ai recenti massimi.

    Minori pressioni inflazionistiche potrebbero migliorare le prospettive per l’oro riducendo i timori che i tassi di interesse possano restare elevati per un periodo prolungato.

    Anche un moderato indebolimento del dollaro statunitense registrato all’inizio della settimana ha fornito ulteriore sostegno ai prezzi dell’oro.

    L’indice del dollaro statunitense era in calo dello 0,1% durante le contrattazioni asiatiche dopo aver chiuso sostanzialmente invariato al termine di una seduta volatile.

    Gli investitori attendono il rapporto sui payrolls statunitensi per indicazioni sulla Fed

    I trader hanno in gran parte evitato di assumere posizioni aggressive prima della pubblicazione del rapporto sui nonfarm payrolls statunitensi, che potrebbe influenzare le aspettative sulle future decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.

    Gli economisti prevedono attualmente una crescita dell’occupazione di circa 65.000 posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe restare stabile al 4,3%. Un dato più debole delle attese potrebbe rafforzare le aspettative di futuri tagli dei tassi da parte della Fed e fornire ulteriore supporto agli asset non remunerativi come l’oro.

    I prezzi dell’oro sono diminuiti di oltre il 10% da quando il conflitto con l’Iran si è intensificato a fine febbraio, penalizzati dal rialzo dei prezzi del petrolio che ha alimentato le preoccupazioni sull’inflazione e aumentato le aspettative di tassi di interesse più elevati.

    In rialzo anche gli altri metalli preziosi e il rame

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento spot è salito dell’1,9% a 79,95 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato l’1,7% a 2.060,30 dollari l’oncia.

    I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono aumentati dello 0,4% a 13.396,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense hanno registrato un rialzo dell’1,4% a 6,21 dollari per libbra.

  • I mercati diventano cauti mentre le tensioni in Medio Oriente e i dati sul lavoro dominano l’attenzione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati diventano cauti mentre le tensioni in Medio Oriente e i dati sul lavoro dominano l’attenzione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati globali hanno registrato un andamento contrastato venerdì, mentre i nuovi scontri tra le forze statunitensi e iraniane vicino allo Stretto di Hormuz hanno pesato sul sentiment degli investitori e messo sotto pressione le azioni a livello mondiale.

    “I mercati non stanno ancora prezzando lo scenario peggiore”, hanno scritto gli strategist di Deutsche Bank guidati da Henry Allen nella loro nota mattutina ai clienti.

    Gli investitori stanno inoltre monitorando i preparativi per l’imminente vertice del presidente Donald Trump con la Cina, mentre una nuova ondata di trimestrali del settore software ha provocato forti movimenti nel premarket del comparto tecnologico. Più tardi nella giornata, l’attenzione si sposterà sulla pubblicazione del rapporto sull’occupazione statunitense di aprile.

    Il petrolio annulla i guadagni dopo il riaccendersi delle tensioni nello Stretto di Hormuz

    I prezzi del petrolio hanno invertito la rotta venerdì dopo un iniziale rialzo provocato dai nuovi scambi militari tra le forze statunitensi e iraniane vicino allo Stretto di Hormuz. Il Brent è salito temporaneamente di circa il 3% durante la sessione asiatica prima di cancellare tutti i guadagni e tornare sotto la soglia dei 100 dollari.

    Le rinnovate tensioni hanno scosso i mercati soltanto pochi giorni dopo che Washington e Teheran avevano lasciato intendere che un accordo diplomatico più ampio potesse essere vicino.

    Il presidente Donald Trump ha ribadito che il cessate il fuoco concordato il mese scorso resta valido nonostante il recente scambio di colpi. Anche con la volatilità di venerdì, i prezzi del greggio restano avviati verso una perdita settimanale di circa il 7%, mentre i trader continuano a sperare in una soluzione diplomatica.

    Il vertice Trump-Cina attira l’attenzione dei mercati

    Gli sviluppi geopolitici sono rimasti al centro dell’attenzione in vista dell’atteso incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping la prossima settimana a Pechino.

    Il summit rappresenterebbe la prima visita di un presidente statunitense in Cina dal 2017 e arriva in un momento particolarmente delicato per i mercati finanziari. Si prevede che i colloqui si concentreranno sul conflitto con l’Iran, sulle relazioni commerciali e sul coordinamento economico globale.

    Secondo CNBC, la delegazione imprenditoriale americana che accompagnerà Trump potrebbe essere più ridotta rispetto a quelle inviate da altri Paesi negli ultimi mesi. Gli investitori attendono inoltre indicazioni riguardo a una possibile futura visita di Xi negli Stati Uniti.

    Le azioni asiatiche ed europee scendono

    I mercati azionari asiatici hanno chiuso in ribasso dopo che Wall Street si è allontanata dai massimi storici nella notte. Le borse giapponesi e sudcoreane hanno corretto mentre l’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha ridotto la propensione al rischio degli investitori.

    Il Nikkei 225 giapponese ha terminato la seduta in calo dello 0,2%, mentre il KOSPI sudcoreano ha recuperato dalle perdite iniziali per chiudere leggermente positivo.

    Anche i mercati europei hanno trattato in territorio negativo, con lo STOXX 600 in calo fino allo 0,9% nelle prime contrattazioni dopo che l’esercito statunitense ha riferito di aver intercettato attacchi diretti contro tre navi da guerra vicino allo Stretto di Hormuz.

    Nonostante il clima prudente, i futures azionari statunitensi indicavano moderati rialzi prima della pubblicazione del rapporto sul mercato del lavoro, con i futures sull’S&P 500 in aumento di circa lo 0,3%.

    Gli investitori attendono il rapporto sul lavoro negli Stati Uniti

    Gli operatori di mercato stanno osservando attentamente il rapporto sui nonfarm payrolls statunitensi di venerdì per ottenere ulteriori segnali sulle condizioni economiche e sulle prossime mosse della Federal Reserve.

    I dati del mese precedente avevano mostrato una crescita dell’occupazione pari a 178.000 posti, il livello più alto degli ultimi 15 mesi.

    “Si tratta di un dato importante, poiché le aspettative sulla Fed si sono già spostate in una direzione più aggressiva a causa dello shock energetico”, ha affermato Allen.

    Gli economisti prevedono ora che i payrolls siano aumentati di 50.000 unità ad aprile, il che rappresenterebbe il primo incremento consecutivo da maggio dello scorso anno. Il tasso di disoccupazione è atteso stabile al 4,3%.

    Le trimestrali software provocano forti movimenti azionari

    I risultati societari delle aziende software hanno generato alcuni dei movimenti più marcati tra i singoli titoli prima dell’apertura di venerdì.

    Akamai (NASDAQ:AKAM) è balzata di quasi il 30% nel premarket dopo aver annunciato un accordo cloud a lungo termine da 1,8 miliardi di dollari collegato a un fornitore di modelli avanzati di intelligenza artificiale.

    Bill Holdings (NYSE:BILL) ha guadagnato il 12% dopo aver pubblicato ricavi ed utili trimestrali superiori alle attese degli analisti, sostenuti da una maggiore attività transazionale e dalle commissioni legate agli abbonamenti.

    Diverse altre società software hanno invece registrato forti ribassi dopo la pubblicazione dei risultati. HubSpot (NYSE:HUBS), Trade Desk (NASDAQ:TTD) e Cloudflare (NASDAQ:NET) hanno tutte segnato cali a doppia cifra nelle contrattazioni premarket.

  • Le Borse europee arretrano mentre crescono le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre crescono le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno chiuso in calo venerdì, con la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran che ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio e ridotto le speranze di una soluzione diplomatica nel breve termine.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco resta in vigore nonostante gli scontri proseguano nella regione del Golfo, mentre Washington continua ad attendere una risposta da Teheran alla proposta avanzata per porre fine al conflitto.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,8% a 611,69 punti alle 07:03 GMT. Anche i principali listini regionali hanno registrato ribassi, con il DAX tedesco in calo dello 0,9% e il FTSE 100 di Londra in flessione dello 0,5%.

    Il sentiment degli investitori in Europa continua a essere fortemente influenzato dagli sviluppi geopolitici, poiché la dipendenza energetica della regione alimenta i timori di pressioni inflazionistiche e di un rallentamento della crescita economica. I mercati stanno attualmente scontando almeno tre rialzi dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea nei prossimi 12 mesi.

    A pesare sul sentiment anche l’avvertimento di Trump secondo cui l’Unione Europea potrebbe affrontare dazi “much higher” se gli impegni commerciali non verranno rispettati entro il 4 luglio.

    Titoli sotto osservazione

    Tra i singoli titoli, la holding di British Airways IAG (LSE:IAG) ha ceduto il 5,2% dopo aver previsto un utile annuale inferiore alle attese precedenti, citando il forte aumento dei costi del carburante per aerei.

    La società spagnola di tecnologia per il turismo Amadeus ha invece guadagnato il 3,7% dopo aver riportato utili core trimestrali superiori alle aspettative del mercato e confermato la guidance.

  • Enel registra ricavi in calo ma conferma gli obiettivi per il 2026

    Enel registra ricavi in calo ma conferma gli obiettivi per il 2026

    Enel (BIT:ENEL) ha pubblicato risultati trimestrali contrastanti, con ricavi in diminuzione ma redditività in miglioramento. Il mercato ha reagito con cautela alla Borsa di Milano, dove il titolo ha aperto sostanzialmente invariato a 9,658 euro.

    Secondo i risultati diffusi ieri dopo la chiusura dei mercati, il gruppo energetico italiano ha registrato ricavi pari a 20,588 miliardi di euro nei primi tre mesi del 2026, in calo del 6,7% rispetto ai 22,074 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. La flessione è stata principalmente attribuita al mercato italiano, penalizzato da minori vendite di elettricità, prezzi medi più bassi applicati ai clienti finali e volumi inferiori scambiati sul mercato all’ingrosso.

    Nonostante il calo del fatturato, l’utile netto ordinario è salito a 1,941 miliardi di euro, in aumento di 73 milioni rispetto al primo trimestre del 2025, pari a una crescita del 3,9%. Il miglioramento è stato sostenuto dalla positiva performance operativa a livello di EBITDA, dal maggiore contributo delle Stewardships attive nelle energie rinnovabili in Grecia, Sudafrica e Australia, oltre che dalla riduzione del costo del debito, fattori parzialmente compensati da un incremento della pressione fiscale.

    L’utile ordinario per azione (EPS) è aumentato a 0,208 euro rispetto a 0,189 euro dello stesso periodo del 2025, segnando una crescita del 6,2%. L’utile netto di gruppo è invece sceso a 1,861 miliardi di euro dai 2,007 miliardi registrati nel primo trimestre dell’anno scorso.

    L’EBITDA ordinario è cresciuto a 6,003 miliardi di euro rispetto ai 5,797 miliardi del primo trimestre 2025, con un incremento del 3,6%.

    La società ha precisato che le solide performance registrate in Spagna e America Latina hanno più che compensato il calo dei margini in Italia.

    Investimenti e posizione debitoria

    Gli investimenti del gruppo hanno raggiunto 2,301 miliardi di euro nel trimestre, in aumento di 227 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a una crescita del 10,9%.

    L’indebitamento finanziario netto si è attestato a 57,830 miliardi di euro, rispetto ai 57,182 miliardi di fine 2025, con un incremento dell’1,1%.

    Enel ha spiegato che i flussi di cassa derivanti dalle attività operative e i proventi dell’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili hanno coperto il fabbisogno finanziario legato agli investimenti, al pagamento dei dividendi, ai buyback di azioni proprie effettuati da Enel ed Endesa e alle operazioni straordinarie. Secondo il gruppo, l’aumento del debito è stato principalmente determinato dall’andamento dei cambi valutari.

    Confermata la guidance per il 2026

    Enel ha ribadito gli obiettivi di crescita presentati durante il Capital Markets Day dello scorso febbraio.

    Il gruppo continua a prevedere per il 2026 un EBITDA ordinario compreso tra 23,1 e 23,6 miliardi di euro, mentre l’utile netto ordinario è atteso tra 7,1 e 7,3 miliardi di euro.

    Alla luce della “solid performance” registrata nel primo trimestre, il management ha inoltre confermato la guidance illustrata nel Piano Strategico 2026-2028. Enel prevede un utile ordinario per azione nel 2026 compreso tra 0,72 e 0,74 euro.

    Cresce la produzione elettrica nel primo trimestre

    Enel ha inoltre pubblicato i dati operativi relativi al primo trimestre del 2026 prima dell’approvazione dei risultati finanziari da parte del consiglio di amministrazione.

    La produzione consolidata di energia elettrica ha raggiunto 47.801 GWh nei primi tre mesi dell’anno, in crescita del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    L’incremento è stato sostenuto soprattutto dalla maggiore produzione convenzionale, salita del 17,1% a 9.235 GWh grazie al contributo delle centrali a ciclo combinato a gas (CCGT), aumentato del 28,5%. La produzione “emission-free” da fonti rinnovabili e nucleare è invece rimasta sostanzialmente stabile, registrando un lieve calo dello 0,6% a 38.566 GWh.

    Nel dettaglio, la produzione eolica è aumentata del 4,3% a 11.905 GWh, mentre quella idroelettrica è diminuita del 5,3% a 13.783 GWh e quella nucleare del 4,4% a 6.818 GWh.

    Solo in Italia, la produzione di energia elettrica è cresciuta del 13,9% a 8.571 GWh, sostenuta dall’aumento del 47% della produzione convenzionale, salita a 2.959 GWh, e dalla crescita dell’1,8% della produzione da fonti rinnovabili, arrivata a 5.612 GWh.

  • I futures statunitensi indicano un’apertura moderatamente positiva dopo il forte rally di due giorni: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures statunitensi indicano un’apertura moderatamente positiva dopo il forte rally di due giorni: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici azionari statunitensi trattano leggermente in rialzo giovedì mattina, suggerendo che Wall Street potrebbe registrare un avanzamento più contenuto dopo i forti guadagni messi a segno nelle due sessioni precedenti.

    Il sentiment degli investitori continua a beneficiare dell’ottimismo riguardo a una possibile soluzione diplomatica del conflitto in Medio Oriente, anche se i trader sembrano cauti nell’estendere ulteriormente il rally in modo troppo aggressivo.

    I mercati attendono ulteriori progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran

    Il recente rialzo ha già spinto sia il Nasdaq sia l’S&P 500 su nuovi massimi storici, inducendo alcuni investitori ad attendere prove più concrete di progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran prima di aumentare ulteriormente l’esposizione al rischio.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato mercoledì che gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto “colloqui positivi nelle ultime 24 ore” e ha espresso fiducia nella possibilità di raggiungere un accordo entro pochi giorni.

    Secondo un report di Axios, i funzionari statunitensi si aspettano che l’Iran risponda entro le prossime 24-48 ore a un memorandum d’intesa di una pagina volto a porre fine al conflitto.

    Axios ha inoltre riferito che, sebbene alcuni funzionari statunitensi restino scettici sulla possibilità di raggiungere un accordo definitivo, la Casa Bianca spera di ottenere una svolta diplomatica prima che Trump concluda il suo viaggio in Cina venerdì prossimo. Il report aggiunge che le operazioni militari potrebbero riprendere nel caso in cui i negoziati non portassero a un accordo entro quella data.

    Wall Street estende i guadagni e raggiunge nuovi massimi storici

    Le azioni hanno registrato un forte rally nel corso della seduta di mercoledì, ampliando i guadagni di martedì e portando sia il Nasdaq sia l’S&P 500 a nuovi massimi storici di chiusura.

    Il Nasdaq è salito di 512,82 punti, pari al 2%, chiudendo a 25.838,94. L’S&P 500 ha guadagnato 105,90 punti, pari all’1,5%, a 7.365,12, mentre il Dow Jones Industrial Average è avanzato di 612,34 punti, pari all’1,2%, terminando la seduta a 49.910,59.

    Il rally del mercato è stato alimentato in parte dall’ottimismo sul possibile allentamento delle tensioni in Medio Oriente dopo che Axios ha riferito che la Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo con l’Iran legato a un memorandum d’intesa di una pagina.

    Citando funzionari statunitensi e fonti vicine alla questione, il report afferma che l’intesa proposta includerebbe l’impegno dell’Iran a una moratoria sull’arricchimento nucleare, mentre entrambe le parti allenterebbero le restrizioni relative al transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Sebbene non sia stato ancora finalizzato alcun accordo ufficiale, le fonti hanno dichiarato ad Axios che i negoziati si trovano nel punto più vicino a un’intesa dall’inizio del conflitto.

    A sostenere ulteriormente il sentiment dei mercati, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sospenderanno temporaneamente gli sforzi per scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz in attesa dell’eventuale completamento e firma dell’accordo.

    AMD guida il rally tecnologico dopo risultati superiori alle attese

    Anche i titoli tecnologici hanno ricevuto sostegno da Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD), che è balzata del 18,6% dopo aver pubblicato risultati trimestrali superiori alle aspettative degli analisti sia sul fronte dei ricavi sia degli utili.

    Il produttore di chip ha inoltre fornito previsioni per il secondo trimestre superiori alle attese, alimentando il momentum del settore dei semiconduttori.

    I dati sull’occupazione negli Stati Uniti superano le attese

    Sul fronte macroeconomico, la società di elaborazione paghe ADP ha riportato che l’occupazione nel settore privato statunitense è cresciuta più del previsto nel mese di aprile.

    Secondo ADP, i posti di lavoro nel settore privato sono aumentati di 109.000 unità durante il mese, dopo una crescita rivista di 61.000 unità a marzo.

    Gli economisti prevedevano un aumento di 85.000 posti di lavoro dopo il dato precedentemente riportato di 62.000 unità per marzo.

    Rally per oro, compagnie aeree e semiconduttori

    I titoli legati all’oro hanno registrato alcuni dei maggiori rialzi della seduta grazie al forte incremento del prezzo del metallo prezioso. L’indice NYSE Arca Gold Bugs è balzato del 7,6%.

    Anche i titoli hardware hanno registrato forti acquisti, con il NYSE Arca Computer Hardware Index in rialzo del 7,2%.

    Le compagnie aeree hanno partecipato al rally generale, spingendo il NYSE Arca Airline Index in rialzo del 6,9%.

    Anche i comparti dei semiconduttori, dell’acciaio e delle biotecnologie hanno registrato solide performance durante la seduta.

    Al contrario, i titoli energetici hanno subito forti ribassi insieme al calo dei prezzi del petrolio greggio.