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  • Wall Street si prepara a un’apertura positiva mentre le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran sostengono il sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street si prepara a un’apertura positiva mentre le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran sostengono il sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici azionari statunitensi sono saliti moderatamente prima dell’apertura di venerdì, indicando che Wall Street potrebbe estendere i guadagni registrati nella seduta precedente mentre gli investitori continuano a monitorare gli sviluppi relativi a un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran.

    La crescente fiducia nel fatto che gli sforzi diplomatici possano portare a una duratura de-escalation in Medio Oriente ha contribuito a rafforzare l’appetito per il rischio, mentre il forte calo dei prezzi del petrolio ha ulteriormente sostenuto il sentiment di mercato.

    Il petrolio scende sulle notizie di un accordo quadro per il cessate il fuoco

    I mercati petroliferi sono tornati sotto pressione dopo le indiscrezioni secondo cui Washington e Teheran avrebbero raggiunto un accordo quadro per estendere il cessate il fuoco per altri 60 giorni.

    I future sul greggio statunitense hanno perso l’1,4% dopo le notizie, che indicano come l’intesa proposta potrebbe aprire la strada alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano.

    L’accordo riportato dai media richiede ancora l’approvazione finale del presidente Donald Trump, lasciando gli investitori prudenti in attesa di una conferma ufficiale.

    Il rally di Dell sostiene i future azionari

    Anche i titoli tecnologici sono destinati a fornire supporto al mercato dopo che Dell Technologies (NYSE:DELL) è balzata di oltre il 30% nelle contrattazioni pre-market.

    Il produttore di computer ha pubblicato risultati del primo trimestre fiscale superiori alle attese del mercato e ha contestualmente migliorato la guidance per l’intero esercizio.

    La forte reazione ai risultati di Dell ha contribuito a rafforzare l’ottimismo nei confronti del settore tecnologico, che continua a essere uno dei principali motori della performance complessiva del mercato.

    Gli investitori restano cauti in attesa di una conferma ufficiale

    Nonostante il tono positivo, alcuni investitori sembrano riluttanti ad assumere posizioni più aggressive prima di ricevere conferma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran.

    “Nel complesso, i mercati si avviano verso il fine settimana in una posizione favorevole, poiché l’appetito per il rischio è migliorato con l’allentamento dei timori geopolitici e i dati sull’inflazione non hanno riservato significative sorprese al rialzo”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com.

    “Tuttavia, il posizionamento degli investitori resta ottimista, le valutazioni sono elevate e gran parte del recente rally continua a basarsi sull’ipotesi che le tensioni continuino a diminuire e che gli utili aziendali restino resilienti”, ha aggiunto. “Ciò significa che gli investitori probabilmente rimarranno estremamente sensibili sia alle notizie geopolitiche sia ai dati sull’inflazione nelle prossime settimane.”

    Forte recupero dei listini nella seduta di giovedì

    Giovedì Wall Street ha vissuto una seduta volatile, con i principali indici inizialmente in calo prima di mettere a segno un deciso recupero nella seconda parte della giornata.

    Il rimbalzo ha riportato gli indici in territorio positivo, con i titoli tecnologici a guidare il rialzo.

    Tutti e tre i principali benchmark hanno chiuso a nuovi massimi storici. Il Nasdaq è salito di 242,74 punti, pari allo 0,9%, a 26.917,47, mentre l’S&P 500 ha guadagnato 43,27 punti, pari allo 0,6%, chiudendo a 7.563,63. Il Dow Jones Industrial Average è avanzato di 24,69 punti, pari allo 0,1%, terminando la seduta a 50.668,97.

    Il report di Axios innesca il recupero del mercato

    La ripresa delle azioni è stata alimentata da un report di Axios secondo cui i negoziatori statunitensi e iraniani avrebbero raggiunto un accordo su un memorandum d’intesa della durata di 60 giorni.

    Citando due funzionari statunitensi e una fonte regionale coinvolta negli sforzi di mediazione, Axios ha riferito che il memorandum estenderebbe il cessate il fuoco e avvierebbe negoziati sul programma nucleare iraniano.

    Secondo il report, il presidente Donald Trump non ha ancora fornito l’approvazione definitiva, con un funzionario americano che avrebbe affermato che il presidente desidera alcuni giorni per valutare l’accordo.

    Le tensioni geopolitiche continuano a influenzare il mercato petrolifero

    Dopo la pubblicazione del report di Axios, i prezzi del petrolio hanno ridotto i rialzi iniziali, con i future sul greggio statunitense che hanno infine chiuso in moderato rialzo nonostante durante la seduta fossero arrivati a guadagnare fino al 4,3%.

    I prezzi del petrolio erano inizialmente balzati durante la notte dopo le notizie secondo cui gli Stati Uniti avevano lanciato un nuovo ciclo di quelli che hanno definito “attacchi di autodifesa” nel sud dell’Iran, provocando una risposta di Teheran che avrebbe preso di mira una base aerea americana.

    “Gli investitori continuano in larga misura a posizionarsi per uno scenario di de-escalation in Medio Oriente, ma le recenti notizie ricordano che il percorso verso qualsiasi accordo resta fragile”, ha affermato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com.

    I dati sull’inflazione risultano leggermente migliori delle attese

    Anche i dati economici pubblicati giovedì hanno sostenuto i mercati azionari, dopo che le letture sull’inflazione si sono rivelate leggermente più contenute rispetto alle previsioni.

    Il Dipartimento del Commercio ha comunicato che l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è aumentato dello 0,4% ad aprile, dopo il rialzo dello 0,7% registrato a marzo. Gli economisti si aspettavano un incremento dello 0,5%.

    Su base annua, il tasso di inflazione PCE generale è accelerato al 3,8% dal 3,5%, in linea con le attese del mercato.

    Escludendo alimentari ed energia, l’indice PCE core è aumentato dello 0,2% ad aprile dopo il +0,3% di marzo. Gli economisti prevedevano un ulteriore aumento dello 0,3%.

    Il tasso annuo dell’inflazione core è salito leggermente al 3,3% dal 3,2%, in linea con le aspettative.

    Tecnologia e biotecnologie guidano i rialzi

    I titoli tecnologici hanno registrato alcune delle migliori performance della giornata, contribuendo a spingere il Nasdaq verso un nuovo massimo storico.

    Il Dow Jones U.S. Software Index è balzato del 3,4%, mentre il NYSE Arca Computer Hardware Index ha guadagnato il 2,9%.

    Anche il settore delle biotecnologie ha mostrato una notevole forza, con il NYSE Arca Biotechnology Index in rialzo del 2,6%.

    Buone performance sono state registrate anche dai titoli legati all’oro, al settore farmaceutico e sanitario, mentre le società di servizi petroliferi e le utility hanno chiuso in calo, penalizzate dalla rotazione degli investitori verso comparti più orientati alla crescita.

  • Le borse europee avanzano grazie all’allentamento delle tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee avanzano grazie all’allentamento delle tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso in rialzo venerdì, sostenuti da un miglioramento del sentiment degli investitori dopo le notizie secondo cui Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo preliminare per prorogare il cessate il fuoco. Nel frattempo, il dollaro statunitense si avvia a registrare una lieve perdita settimanale, mentre i prezzi del petrolio sono scesi ai livelli più bassi dell’ultimo mese.

    Secondo le indiscrezioni, l’intesa proposta estenderebbe il cessate il fuoco di 60 giorni, subordinatamente all’approvazione finale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

    In base al quadro negoziale in discussione, l’Iran non potrebbe imporre pedaggi alle navi in transito nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti allenterebbero gradualmente le restrizioni che interessano i porti iraniani e il commercio marittimo.

    I principali indici europei registrano guadagni

    La prospettiva di una riduzione dei rischi geopolitici ha sostenuto i mercati azionari dell’area.

    Il CAC 40 francese è salito dello 0,6%, registrando la migliore performance tra i principali listini europei. Il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,2%, mentre il DAX tedesco è avanzato dello 0,1%, con gli investitori incoraggiati dai segnali di progresso nei negoziati diplomatici.

    Anche il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito a migliorare il tono dei mercati, attenuando le preoccupazioni legate alle pressioni inflazionistiche provenienti dall’energia.

    Pernod Ricard resta sotto pressione in India

    Le azioni di Pernod Ricard (EU:RI) hanno mostrato variazioni contenute durante la seduta dopo una battuta d’arresto in uno dei suoi mercati internazionali più importanti.

    Un tribunale indiano ha respinto la richiesta del produttore francese di alcolici di ottenere l’autorizzazione a riprendere la vendita dei propri prodotti a Nuova Delhi, limitando l’accesso dell’azienda a un mercato dei consumatori considerato strategico.

    Renault sale dopo l’approvazione degli obiettivi sulle emissioni

    Renault (EU:RNO) è stata tra le migliori performance della giornata dopo aver ottenuto la validazione del proprio piano aggiornato di riduzione delle emissioni.

    La Science Based Targets Initiative ha approvato i nuovi obiettivi climatici dell’azienda nel breve e nel lungo termine, sostituendo quelli fissati inizialmente nel 2019.

    Gli investitori hanno accolto positivamente la notizia, considerando l’impegno del gruppo ad allinearsi a standard ambientali e obiettivi di sostenibilità sempre più rigorosi.

    CTS Eventim vola grazie alla forte crescita trimestrale

    Il gruppo tedesco specializzato nella biglietteria e nell’intrattenimento dal vivo CTS Eventim (TG:EVD) ha registrato uno dei maggiori rialzi della giornata dopo aver pubblicato risultati trimestrali particolarmente solidi.

    La società ha comunicato un aumento del fatturato del 23% su base annua nel primo trimestre, sostenuto dalla continua forte domanda di eventi dal vivo e servizi di ticketing.

    La performance ha rafforzato la fiducia nelle prospettive di crescita del gruppo e ha evidenziato la resilienza del settore dell’intrattenimento nonostante le incertezze economiche globali.

  • I prezzi del petrolio si stabilizzano mentre gli investitori monitorano le prospettive di un accordo sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio si stabilizzano mentre gli investitori monitorano le prospettive di un accordo sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio hanno mostrato variazioni contenute venerdì, anche se entrambi i principali benchmark del greggio restano avviati verso le maggiori perdite settimanali dall’inizio di aprile, mentre crescono le aspettative che i progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran possano contribuire ad alleviare le preoccupazioni legate alle forniture energetiche.

    Alle 08:10 GMT, i futures sul Brent con scadenza luglio erano in calo di 34 centesimi, pari allo 0,3%, a 94,05 dollari al barile. Il West Texas Intermediate statunitense si manteneva sostanzialmente invariato a 88,89 dollari al barile, dopo che entrambi i contratti avevano perso oltre l’1% nelle prime fasi della seduta.

    La recente correzione è stata significativa. Il Brent si avvia a registrare una flessione settimanale di circa il 9%, la più ampia dalla settimana conclusasi il 6 aprile. Il WTI è invece diretto verso una perdita di quasi l’8%, che rappresenterebbe il maggiore ribasso settimanale dalla settimana terminata il 13 aprile.

    I mercati restano concentrati sugli sviluppi diplomatici

    L’attenzione degli operatori del settore energetico rimane focalizzata sui negoziati tra Washington e Teheran, nonostante le continue interruzioni dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz e il calo delle scorte globali.

    “Sebbene i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz rimangano limitati e le scorte petrolifere continuino a diminuire, l’attenzione del mercato resta concentrata sulla possibilità di un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran”, ha dichiarato Giovanni Staunovo, analista di UBS.

    Secondo fonti citate da Reuters, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto giovedì un accordo preliminare per estendere il cessate il fuoco e rimuovere le restrizioni che gravano sul traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, la proposta non ha ancora ricevuto l’approvazione del presidente statunitense Donald Trump, mentre i media statali iraniani hanno affermato che non è stato ancora raggiunto alcun accordo definitivo.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro delle prospettive del mercato petrolifero

    I prezzi del greggio hanno registrato una forte volatilità nelle ultime sedute, con Brent e WTI che hanno oscillato fino a 6 dollari al barile in risposta alle notizie contrastanti sull’evoluzione del conflitto con l’Iran e sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Questa via marittima strategica movimentava in precedenza circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto, rendendola uno dei corridoi più importanti per il commercio energetico globale.

    Sebbene le discussioni sulla riapertura dello stretto abbiano migliorato il sentiment del mercato, il traffico marittimo rimane ancora ben al di sotto dei livelli registrati prima dell’inizio del conflitto.

    Gli analisti di ING hanno sottolineato che una completa riapertura della rotta fornirebbe un sostegno immediato alle catene globali di approvvigionamento energetico, anche se la velocità e l’entità dell’eventuale ripresa restano ancora incerte.

    Gli effetti delle interruzioni si sono fatti sentire anche nei paesi importatori. Il Giappone, uno dei maggiori acquirenti mondiali di greggio mediorientale, ha registrato il mese scorso un calo del 66% delle importazioni di petrolio rispetto ad aprile dell’anno precedente.

    Le scorte statunitensi diminuiscono mentre migliora la domanda

    Nel frattempo, i più recenti dati sulle scorte pubblicati dalla U.S. Energy Information Administration hanno evidenziato segnali di rafforzamento della domanda interna.

    Secondo le statistiche diffuse giovedì, le scorte statunitensi di petrolio greggio, benzina e distillati sono diminuite durante la settimana precedente grazie all’aumento dell’attività delle raffinerie e della domanda da parte dei consumatori.

    Anche le esportazioni hanno registrato una flessione nello stesso periodo, diminuendo di 1,16 milioni di barili al giorno fino a 4,4 milioni di barili giornalieri.

    La combinazione di scorte in calo e delle persistenti incertezze sulle rotte energetiche del Medio Oriente continua a fornire un sostegno di fondo ai prezzi del petrolio, nonostante il mercato stia progressivamente incorporando nelle quotazioni la possibilità di una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran.

  • L’oro avanza leggermente mentre i mercati valutano gli sviluppi sul cessate il fuoco in Iran e le pressioni inflazionistiche

    L’oro avanza leggermente mentre i mercati valutano gli sviluppi sul cessate il fuoco in Iran e le pressioni inflazionistiche

    I prezzi dell’oro hanno registrato un moderato rialzo durante le contrattazioni asiatiche di venerdì, mentre gli investitori analizzavano le notizie che indicano possibili progressi verso un’estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, con le persistenti preoccupazioni sull’inflazione che continuano a influenzare il sentiment sui mercati delle materie prime.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.514,27 dollari l’oncia alle 02:40 ET (06:40 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense hanno guadagnato lo 0,3% attestandosi a 4.543,75 dollari l’oncia.

    Il metallo prezioso era sceso al livello più basso degli ultimi due mesi nella seduta precedente, prima di invertire la rotta e chiudere in rialzo dello 0,8% dopo le notizie secondo cui Washington e Teheran potrebbero riprendere i negoziati diplomatici.

    Nonostante il recupero, l’oro resta avviato a concludere la settimana sostanzialmente invariato dopo un periodo di elevata volatilità alimentato dai continui sviluppi della situazione in Medio Oriente.

    Le speranze di una tregua sostengono il sentiment di mercato

    La fiducia degli investitori è migliorata dopo le indiscrezioni secondo cui funzionari statunitensi e iraniani avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per prolungare il cessate il fuoco di 60 giorni e riaprire le rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Tuttavia, l’accordo proposto necessita ancora dell’approvazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e della conferma da parte delle autorità iraniane prima di poter entrare in vigore.

    La prospettiva di un progresso diplomatico ha attenuato parte delle preoccupazioni geopolitiche che hanno dominato i mercati nelle ultime settimane. Tradizionalmente, i periodi di forte tensione internazionale tendono ad aumentare la domanda di beni rifugio come l’oro.

    Nell’attuale contesto, tuttavia, gli investitori devono anche fare i conti con il rischio che i maggiori prezzi del petrolio e dell’energia causati dal conflitto in Medio Oriente possano alimentare pressioni inflazionistiche più ampie, complicando le prospettive per la politica monetaria.

    I timori sull’inflazione limitano il potenziale rialzista dell’oro

    Sebbene l’incertezza geopolitica rappresenti normalmente un fattore di sostegno per il metallo prezioso, le aspettative di un’inflazione persistente hanno alimentato i timori che la Federal Reserve possa essere costretta a mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo.

    “I mercati restano cauti sulla tenuta dei progressi diplomatici, mentre le preoccupazioni per i maggiori prezzi dell’energia continuano ad alimentare i rischi inflazionistici. Questo potrebbe rafforzare le aspettative che i tassi di interesse rimangano elevati più a lungo, un fattore negativo per gli asset che non generano rendimento come l’oro”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    I nuovi dati economici pubblicati giovedì hanno rafforzato queste preoccupazioni. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) degli Stati Uniti, il parametro inflazionistico preferito dalla Federal Reserve, è aumentato del 3,8% su base annua ad aprile, registrando il ritmo di crescita più rapido degli ultimi tre anni circa.

    Il dato, superiore alle attese, ha consolidato le aspettative del mercato secondo cui la banca centrale manterrà il costo del denaro su livelli elevati ancora per buona parte del prossimo anno.

    Sebbene i rendimenti dei Treasury abbiano registrato un lieve calo dopo la pubblicazione dei dati, sono rimasti vicini ai massimi di diversi mesi, limitando il potenziale di ulteriori rialzi per l’oro.

    In calo gli altri metalli preziosi e il rame

    Nel resto del comparto dei metalli preziosi, l’argento ha ceduto lo 0,2% a 75,52 dollari l’oncia, mentre anche il platino ha registrato una flessione dello 0,2% a 1.920,30 dollari l’oncia.

    Pressioni ribassiste si sono estese anche ai metalli industriali. I futures di riferimento sul rame quotati al London Metal Exchange sono scesi dello 0,5% a 13.661,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense hanno perso lo 0,4% attestandosi a 6,40 dollari per libbra.

    L’andamento riflette un approccio prudente da parte degli investitori, impegnati a bilanciare i segnali di progresso diplomatico in Medio Oriente con le persistenti preoccupazioni riguardanti inflazione, tassi di interesse e prospettive di crescita dell’economia globale.

  • I mercati monitorano i colloqui sul cessate il fuoco in Iran mentre gli investitori valutano le mega IPO: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati monitorano i colloqui sul cessate il fuoco in Iran mentre gli investitori valutano le mega IPO: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno scambiato in un intervallo ristretto venerdì, mentre gli investitori seguivano da vicino le notizie che indicano progressi nei negoziati volti a prolungare il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Allo stesso tempo, l’attenzione del mercato è rimasta concentrata su una serie di potenziali quotazioni record attese nel corso dell’anno, comprese quelle di società attive nei settori dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie spaziali.

    Futures poco mossi

    Alle 03:42 ET, i futures collegati al Dow Jones Industrial Average e all’S&P 500 risultavano sostanzialmente invariati, mentre i futures sul Nasdaq 100 cedevano lo 0,1%.

    Wall Street aveva chiuso la seduta di giovedì leggermente in rialzo, sostenuta da una combinazione di risultati societari ben accolti dal mercato, dati sull’inflazione più deboli delle attese e crescenti speranze che gli sforzi diplomatici possano portare a un accordo più duraturo tra Washington e Teheran.

    “Riteniamo ancora che un accordo con l’Iran sia ampiamente previsto e che quindi la reazione dell’SPX quando arriverà non dovrebbe essere particolarmente significativa a questo punto, sebbene petrolio e rendimenti abbiano margine per scendere e potrebbero reagire in modo più marcato a un’intesa”, hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge in una nota.

    Le notizie indicano un’estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran

    Secondo indiscrezioni di stampa che citano fonti vicine alle trattative, Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo preliminare per estendere il cessate il fuoco, anche se resta necessaria l’approvazione finale del presidente Donald Trump.

    Reuters ha riferito che l’intesa proposta prevederebbe una proroga della tregua di ulteriori 60 giorni. L’accordo consentirebbe inoltre la ripresa del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre i negoziatori continuano a lavorare a un’intesa più ampia che includa anche le questioni legate al programma nucleare iraniano.

    Lo Stretto di Hormuz rimane uno dei punti più delicati del conflitto. Circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio transita attraverso questa via marittima strategica e le restrizioni imposte da entrambe le parti durante la crisi hanno ostacolato il traffico navale, ridotto le forniture energetiche e contribuito a una forte impennata dei prezzi del greggio.

    Il petrolio si avvia verso il maggior calo settimanale da aprile

    I mercati petroliferi hanno continuato a riflettere l’ottimismo legato alla possibilità di una svolta diplomatica.

    I futures sul Brent, riferimento globale per il greggio, erano sostanzialmente invariati a 93,87 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense arretravano dello 0,2% a 88,72 dollari al barile.

    Nonostante i prezzi restino nettamente superiori ai livelli precedenti all’inizio del conflitto, il petrolio è ora sulla buona strada per registrare il calo settimanale più marcato dall’inizio di aprile. Nelle fasi più acute della crisi, il greggio aveva superato la soglia dei 100 dollari al barile, alimentando timori che l’aumento dei costi energetici potesse riaccendere le pressioni inflazionistiche nelle principali economie mondiali.

    I recenti dati sull’inflazione negli Stati Uniti hanno mostrato una crescita dei prezzi inferiore alle attese nel mese di aprile. Tuttavia, stanno emergendo segnali che indicano come i consumatori stiano iniziando a risentire dell’aumento dei costi energetici e dei carburanti, con una moderazione della spesa delle famiglie.

    “[L]a Fed difficilmente taglierà nuovamente i tassi nel breve termine e probabilmente manterrà un orientamento restrittivo durante i mesi estivi, finché i responsabili politici non saranno convinti che l’impennata dei prezzi dell’energia sia terminata e stia iniziando a invertirsi”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota. “Ma questo richiede un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz.”

    Anthropic si avvicina a una valutazione da mille miliardi di dollari

    Al di là degli sviluppi geopolitici, gli investitori continuano a seguire con attenzione la nuova ondata di quotazioni tecnologiche attese nei prossimi mesi.

    La società di intelligenza artificiale Anthropic ha attirato particolare attenzione dopo aver annunciato un round di finanziamento Series H da 65 miliardi di dollari, che attribuisce all’azienda una valutazione post-money di 965 miliardi di dollari.

    L’operazione è stata sostenuta da un gruppo di investitori comprendente Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital, con la partecipazione anche di Capital Group, Coatue, D1 Capital Partners, GIC, ICONIQ e XN.

    Il direttore finanziario di Anthropic, Krishna Rao, ha dichiarato che il tasso di ricavi annualizzati dell’azienda ha superato i 47 miliardi di dollari all’inizio di questo mese, grazie alla crescente adozione delle sue soluzioni da parte dei clienti aziendali dopo il completamento del round Series G a febbraio.

    La società ha spiegato che le nuove risorse finanziarie saranno utilizzate per ampliare l’infrastruttura informatica, sostenere la ricerca sulla sicurezza e l’interpretabilità dell’intelligenza artificiale e accelerare lo sviluppo della famiglia di modelli AI Claude.

    Anthropic ha recentemente ottenuto significative capacità computazionali aggiuntive attraverso accordi con Amazon (NASDAQ:AMZN), Google (NASDAQ:GOOGL), Broadcom (NASDAQ:AVGO) e SpaceX (NASDAQ:SPCX).

    Claude è attualmente disponibile tramite Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure, mentre AWS continua a rappresentare il principale partner cloud e di addestramento della società.

    SpaceX riduce l’obiettivo di valutazione in vista dell’IPO

    Nel frattempo, Bloomberg News ha riferito che SpaceX (NASDAQ:SPCX) punta a una valutazione di almeno 1.800 miliardi di dollari per la sua prossima offerta pubblica iniziale.

    Sebbene inferiore alle precedenti stime interne che superavano i 2.000 miliardi di dollari, tale valutazione renderebbe comunque l’operazione la più grande IPO della storia qualora venisse raggiunta.

    Secondo il rapporto, la società sarebbe intenzionata a raccogliere fino a 75 miliardi di dollari. I roadshow destinati agli investitori potrebbero iniziare già il 4 giugno, mentre la determinazione del prezzo finale potrebbe avvenire intorno all’11 giugno.

    Bloomberg ha aggiunto che le aspettative sulla valutazione sono state riviste al ribasso dopo colloqui con consulenti e potenziali investitori, anche se le dimensioni definitive dell’operazione e la valutazione finale dipenderanno dalla domanda che emergerà durante il processo di collocamento.

    Mentre gli investitori continuano a bilanciare i rischi geopolitici con una fase potenzialmente trasformativa per i mercati dei capitali, sia l’evoluzione dei negoziati con l’Iran sia la portata delle imminenti quotazioni tecnologiche sono destinati a rimanere tra i principali fattori in grado di influenzare il sentiment nelle prossime settimane.

  • Avio rallenta dopo il rally mentre le prese di profitto e l’incidente di Blue Origin pesano sul sentiment (AVIO)

    Avio rallenta dopo il rally mentre le prese di profitto e l’incidente di Blue Origin pesano sul sentiment (AVIO)

    Avio (BIT:AVIO) ha registrato una fase di consolidamento a Piazza Affari, con gli investitori impegnati a monetizzare i forti guadagni accumulati nelle ultime settimane, mentre il mercato ha anche reagito all’incidente avvenuto durante un test di Blue Origin e all’aggiornamento delle valutazioni di SpaceX in vista della sua attesa quotazione.

    Le azioni del gruppo italiano attivo nei sistemi di lancio e nella propulsione aerospaziale hanno perso oltre il 4% nelle prime fasi della seduta, toccando un minimo intraday di 42,53 euro prima di ridurre le perdite.

    La flessione segue una performance particolarmente brillante. Il titolo aveva chiuso in rialzo per otto sedute consecutive, accumulando un guadagno superiore al 46%, mentre negli ultimi dodici mesi l’apprezzamento complessivo ha raggiunto circa il 146%.

    A sostenere il forte interesse degli investitori è stata soprattutto la crescente rilevanza strategica di Avio nel settore spaziale europeo, emersa dopo il successo della missione Vega-C VV29 lanciata il 19 maggio dal Centro Spaziale della Guyana a Kourou.

    L’Agenzia Spaziale Italiana ha definito la missione un passaggio storico per l’accesso europeo allo spazio, poiché Avio ha assunto la piena responsabilità delle operazioni di lancio e della gestione del vettore Vega-C. Il successo ha rappresentato il quinto lancio riuscito del programma, rafforzando la fiducia nell’affidabilità del sistema.

    Gli analisti sottolineano inoltre che il nuovo assetto operativo potrebbe tradursi in una maggiore redditività per il gruppo, grazie a una minore condivisione dei ricavi con Arianespace.

    Sul mercato ha pesato anche la notizia dell’esplosione di un razzo Blue Origin durante un test statico a Cape Canaveral. La società ha parlato di un’”anomalia” verificatasi durante le operazioni, confermando che tutto il personale è stato evacuato in sicurezza.

    “L’incidente rappresenta un ulteriore contrattempo per il gruppo, dopo il fallimento dello scorso mese nel collocare un satellite per telecomunicazioni nell’orbita prevista”, spiegano gli analisti di WebSim Intermonte.

    Il fondatore di Blue Origin, Jeff Bezos, ha dichiarato che sono in corso accertamenti per individuare le cause dell’esplosione e ha confermato l’intenzione di ricostruire il vettore e riprendere le attività di test e di volo.

    Pur non essendo legate da partnership industriali significative, Avio e Blue Origin operano entrambe nel settore dell’accesso allo spazio e beneficiano della crescente domanda globale di servizi di lancio e messa in orbita di satelliti. Avio rappresenta uno dei principali protagonisti europei grazie al programma Vega, mentre Blue Origin punta sul mercato statunitense con i lanciatori New Shepard e New Glenn.

    Secondo WebSim, il recente incidente potrebbe favorire operatori concorrenti. Gli analisti ritengono infatti che l’episodio, sommato alle difficoltà registrate nei mesi scorsi, “could redraw Amazon Leo’s launch manifesto to the advantage of alternative carriers.”

    La SIM mantiene una raccomandazione outperform sul titolo con target price a 42 euro, evidenziando come Avio possa beneficiare indirettamente della situazione grazie alla fornitura dei booster laterali dell’Ariane 6 equipaggiati con il motore P120C, destinato in futuro a essere sostituito dalla versione più potente P160.

    Ulteriori elementi positivi arrivano dal comparto della difesa. Intesa Sanpaolo ha recentemente richiamato l’attenzione sull’espansione produttiva annunciata da Lockheed Martin nel programma THAAD.

    Il gruppo statunitense investirà oltre 9 miliardi di euro per incrementare la capacità produttiva nel settore missilistico e delle munizioni. Secondo l’analista Gabriele Gambarova, tale espansione potrebbe creare interessanti opportunità per Avio nel mercato dei motori a propellente solido.

    La banca evidenzia che il rafforzamento della capacità produttiva riflette non solo la crescita della domanda internazionale, ma anche le preoccupazioni sulla sostenibilità delle scorte strategiche in caso di conflitti prolungati o attacchi missilistici su larga scala.

    Intesa sottolinea inoltre che Avio sta sviluppando un impianto per la produzione di motori a propellente solido negli Stati Uniti, mercato attualmente dominato da Orbital ATK e Aerojet Rocketdyne, con l’avvio delle attività previsto entro la fine del 2028.

    Le stime della banca indicano ricavi pari a 608,4 milioni di euro nel 2026, in crescita a 667,6 milioni nel 2027 e a 726,5 milioni nel 2028. L’EBITDA è previsto rispettivamente a 38,6 milioni, 38,5 milioni e 43,6 milioni di euro, mentre l’utile per azione dovrebbe attestarsi a 0,41 euro, 0,37 euro e 0,40 euro.

    La posizione finanziaria netta dovrebbe migliorare progressivamente, passando da 450,1 milioni di euro nel 2026 a 321,3 milioni nel 2027, fino a 199 milioni di euro nel 2028.

  • Le Borse europee avanzano mentre emergono segnali di progresso sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano mentre emergono segnali di progresso sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in rialzo venerdì, mentre i prezzi del petrolio hanno registrato un calo, sostenuti dalle notizie che indicano nuovi progressi diplomatici nel tentativo di ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Alle 06:53 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 guadagnava lo 0,2%. Il DAX tedesco saliva dello 0,1%, il CAC 40 francese avanzava dello 0,5%, mentre il FTSE 100 britannico si muoveva intorno alla parità.

    Il sentiment degli investitori è migliorato dopo le indiscrezioni secondo cui Washington e Teheran avrebbero raggiunto un accordo preliminare per prolungare il cessate il fuoco in vigore da diverse settimane, anche se la proposta deve ancora ricevere l’approvazione del presidente statunitense Donald Trump.

    Secondo fonti citate da Reuters, l’intesa prevederebbe un’estensione della tregua di ulteriori 60 giorni. L’accordo consentirebbe inoltre la ripresa del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz mentre i negoziatori continuano a discutere un’intesa più ampia, comprese le questioni legate al programma nucleare iraniano.

    Lo Stretto di Hormuz è diventato uno dei punti centrali del conflitto per la sua importanza strategica nei mercati energetici globali. Circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio transita infatti attraverso questa via marittima, e le interruzioni del traffico registrate negli ultimi mesi hanno contribuito a una forte volatilità dei prezzi dell’energia.

    I tentativi delle due parti di limitare il passaggio delle navi commerciali hanno alimentato i timori di una riduzione delle forniture, spingendo il prezzo del greggio al rialzo e aumentando le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica legata all’energia nelle principali economie mondiali, inclusi gli Stati Uniti.

    In questo contesto, il mercato petrolifero ha accolto positivamente i segnali di distensione diplomatica. Il Brent, riferimento internazionale per il greggio, è sceso dell’1,3% a 92,54 dollari al barile, allontanandosi dai recenti massimi ma restando nettamente superiore ai livelli precedenti all’inizio del conflitto.

  • La disoccupazione in Italia scende al 5,1% mentre quella giovanile tocca il minimo storico

    La disoccupazione in Italia scende al 5,1% mentre quella giovanile tocca il minimo storico

    Il mercato del lavoro italiano ha continuato a mostrare segnali di rafforzamento ad aprile, con il tasso di disoccupazione che è sceso al 5,1%, superando le aspettative degli analisti che prevedevano un dato pari al 5,3%, secondo le statistiche pubblicate venerdì dall’ISTAT.

    Il dato rappresenta un miglioramento rispetto al tasso del 5,2% registrato a marzo. Nel corso del mese, l’economia italiana ha creato complessivamente 123.000 nuovi posti di lavoro netti, confermando una dinamica occupazionale positiva.

    Anche la disoccupazione giovanile ha registrato un significativo progresso. Il tasso riferito alla fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni è sceso al 16,9% ad aprile, rispetto al 17,7% rilevato nel mese precedente dopo la revisione dei dati.

    Secondo l’ISTAT, si tratta del livello più basso mai registrato da quando sono disponibili serie storiche comparabili, a partire dal 2004, evidenziando un miglioramento delle opportunità occupazionali per i giovani.

    Parallelamente, il tasso di occupazione complessivo è salito al 63,1% ad aprile dal 62,7% di marzo. Nonostante questo progresso, l’Italia continua a registrare uno dei livelli di occupazione più bassi dell’area euro.

    L’istituto statistico ha inoltre aggiornato alcuni dati precedentemente pubblicati. Il tasso di disoccupazione giovanile di marzo è stato rivisto al ribasso dal 18,1% al 17,7%, mentre il tasso di occupazione dello stesso mese è stato corretto al rialzo dal 62,4% inizialmente comunicato al 62,7%, rafforzando il quadro di un mercato del lavoro più solido rispetto alle stime iniziali.

  • La BCE pronta a intervenire mentre i costi energetici minacciano le prospettive dell’inflazione

    La BCE pronta a intervenire mentre i costi energetici minacciano le prospettive dell’inflazione

    La Banca Centrale Europea è pronta ad agire in modo “tempestivo e misurato” qualora l’aumento dei prezzi dell’energia rischi di trasformarsi in un’inflazione più persistente, secondo quanto dichiarato dal membro del Consiglio direttivo Fabio Panetta.

    Intervenendo all’assemblea annuale della Banca d’Italia a Roma, Panetta ha affermato che l’attuale scenario inflazionistico sembra richiedere una “ricalibrazione” della politica monetaria della BCE, mentre i responsabili politici valutano gli effetti economici del recente rialzo dei costi energetici.

    Le dichiarazioni arrivano in vista della prossima riunione del Consiglio direttivo della BCE del 10-11 giugno, durante la quale i mercati si attendono ampiamente un aumento dei tassi di interesse. Diversi esponenti dell’istituto hanno già segnalato la necessità di intervenire per contenere le pressioni inflazionistiche.

    Panetta ha sottolineato che uno degli aspetti principali della riunione sarà valutare in che misura l’aumento dei prezzi dell’energia possa trasferirsi all’economia reale e ai prezzi al consumo.

    Il governatore della Banca d’Italia ha inoltre avvertito che i prezzi del petrolio e del gas naturale potrebbero non tornare rapidamente alla normalità anche in caso di una rapida risoluzione del conflitto con l’Iran, lasciando presagire un periodo prolungato di costi energetici elevati.

    Panetta ha osservato che le aspettative di inflazione delle famiglie stanno aumentando, mentre molte imprese hanno già iniziato a pianificare rialzi dei prezzi dei propri beni e servizi.

    Nonostante queste pressioni, il governatore ha evidenziato che le aspettative di inflazione a medio termine incorporate nei mercati finanziari restano saldamente ancorate all’obiettivo del 2% della BCE, segnalando una persistente fiducia nella capacità dell’istituzione di garantire la stabilità dei prezzi nel lungo periodo.

  • L’indagine della BCE mostra che le tensioni geopolitiche stanno alimentando i timori sull’inflazione

    L’indagine della BCE mostra che le tensioni geopolitiche stanno alimentando i timori sull’inflazione

    L’ultima Consumer Expectations Survey della Banca Centrale Europea evidenzia come le nuove tensioni geopolitiche stiano rafforzando le preoccupazioni delle famiglie dell’area euro riguardo a un aumento dell’inflazione e a un rallentamento della crescita economica, con il conflitto che coinvolge l’Iran che ha provocato un significativo peggioramento del sentiment dei consumatori.

    Secondo i dati raccolti nel marzo 2026, i consumatori hanno rivisto sensibilmente al rialzo le proprie aspettative di inflazione dopo lo scoppio delle ostilità in Iran nel mese precedente. Le aspettative medie sull’inflazione sono aumentate di circa 2,5 punti percentuali, mentre quelle relative alla crescita economica sono diminuite di circa 1,2 punti percentuali. Anche le aspettative mediane sull’inflazione sono cresciute di 1,5 punti percentuali nello stesso periodo.

    Lo studio, realizzato da ricercatori tra cui Olivier Coibion dell’Università del Texas e Dimitris Georgarakos della BCE, ha confrontato le reazioni delle famiglie al conflitto iraniano con quelle osservate dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. I risultati indicano che i consumatori restano particolarmente sensibili agli eventi geopolitici dopo aver sperimentato le forti pressioni inflazionistiche degli ultimi anni.

    Anche le aspettative di inflazione a più lungo termine hanno registrato un aumento. Le previsioni medie sull’inflazione a tre anni sono cresciute di 0,87 punti percentuali nel marzo 2026, mentre quelle mediane sono aumentate di 0,44 punti percentuali. I ricercatori sottolineano che questi incrementi si sono verificati partendo da livelli già elevati, segnalando che le preoccupazioni sui futuri aumenti dei prezzi erano in crescita già prima dell’ultima crisi geopolitica.

    L’attenzione dei consumatori verso l’inflazione è rimasta particolarmente elevata. Quasi il 50% degli intervistati ha dichiarato di seguire con attenzione l’andamento dei prezzi nel marzo 2026, un dato solo leggermente inferiore ai picchi registrati all’inizio del 2023, quando l’inflazione dell’area euro aveva raggiunto l’8,6%. Questo suggerisce che gli effetti del recente periodo di alta inflazione continuano a influenzare le aspettative delle famiglie.

    L’indagine evidenzia inoltre l’impatto duraturo dell’incertezza geopolitica sulla fiducia dei consumatori. Circa il 35% degli intervistati dichiarava nel maggio 2022 di essere fortemente preoccupato per gli effetti dei rischi geopolitici sulla propria situazione finanziaria. Sebbene tale percentuale sia diminuita nel tempo, circa il 25% dei consumatori continuava a manifestare analoghe preoccupazioni nel dicembre 2024, con livelli di ansia ancora elevati fino alla fine del 2025, poco prima dell’inizio del conflitto in Iran.

    I ricercatori hanno inoltre rilevato che la fiducia nella Banca Centrale Europea svolge un ruolo importante nel contenere le aspettative inflazionistiche. Le famiglie che ripongono maggiore fiducia nell’istituzione tendono infatti a rivedere al rialzo le proprie previsioni di inflazione in misura inferiore rispetto a quelle con minore fiducia, sia dopo il conflitto in Ucraina sia dopo gli eventi in Iran. I risultati mostrano inoltre che il livello di fiducia nella BCE all’inizio del 2026 era superiore a quello registrato prima dello scoppio della guerra in Ucraina nel 2022.