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  • L’oro rimbalza con forza dopo il crollo, si avvicina a quota 5.000 dollari l’oncia

    L’oro rimbalza con forza dopo il crollo, si avvicina a quota 5.000 dollari l’oncia

    I prezzi dell’oro hanno registrato un deciso rimbalzo martedì, con forti rialzi anche per argento e platino, mentre i metalli preziosi sembrano aver trovato un punto di stabilizzazione dopo due sedute di pesanti perdite.

    Alle 08:25 ET (13:25 GMT), l’oro spot è balzato del 5,8% a 4.931,00 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza aprile sono saliti del 6,4% a 4.952,34 dollari l’oncia. L’argento spot è schizzato di oltre il 14% a 88,338 dollari l’oncia e il platino spot è avanzato del 5,9% a 2.230,10 dollari l’oncia.

    L’oro recupera dopo il forte arretramento dai massimi storici

    L’oro era sceso fino a 4.400 dollari l’oncia lunedì, perdendo quasi 1.200 dollari rispetto al massimo storico toccato la scorsa settimana. Il brusco calo è stato innescato da intense prese di profitto dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nominato l’ex governatore della Federal Reserve Kevin Warsh come prossimo presidente della banca centrale.

    Sebbene la nomina abbia rimosso un’importante fonte di incertezza per i mercati, riducendo parte della domanda di beni rifugio, Warsh è considerato una scelta meno accomodante rispetto a quanto gli investitori si aspettassero. Nonostante ciò, segnali di stabilizzazione sono emersi già nella tarda seduta di lunedì, con l’oro spot che ha chiuso ben al di sopra dei minimi intraday.

    “Un’ulteriore stabilizzazione sarà determinata dalla mentalità del mercato retail. La domanda fisica da parte di questo segmento è stata forte negli ultimi mesi e potrebbe fornire un solido supporto contro le vendite derivanti da operazioni a leva nel mercato istituzionale”, hanno scritto gli analisti di ANZ in una nota, sottolineando che i fondamentali dell’oro restano solidi.

    “Gli acquisti di oro da parte delle banche centrali dovrebbero restare robusti in un contesto di relazioni internazionali tese, mentre le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed e l’aumento dei premi per il rischio sugli asset statunitensi potrebbero aggiungere volatilità, sostenendo la domanda di investimento in oro fino al 2026”, hanno aggiunto gli analisti di ANZ.

    ING ha assunto un tono più prudente, osservando che permangono rischi nel breve termine. “I rischi di ribasso nel breve periodo persistono poiché i guadagni da inizio anno sono stati quasi completamente riassorbiti e alcuni investitori potrebbero continuare a prendere profitti”, ha affermato la banca in una nota. “Tuttavia, in assenza di un cambiamento sostanziale dei fondamentali, il movimento appare più come una correzione che come l’inizio di un nuovo trend. La volatilità resterà elevata”.

    L’oro è salito “troppo, troppo in fretta” – BCA Research

    Nonostante il rimbalzo, alcuni strategist avvertono che il potente rally dei metalli preziosi e industriali mostra segnali di eccesso speculativo. Peter Berezin, chief global strategist e direttore della ricerca di BCA Research, ha messo in guardia sul fatto che i prezzi potrebbero essere saliti “troppo, troppo in fretta”.

    In una nuova nota agli investitori, Berezin ha delineato uno scenario di lungo periodo in cui l’oro potrebbe teoricamente perdere gran parte del suo valore. A suo avviso, l’attuale rally è radicato in preoccupazioni legittime sulla svalutazione valutaria, citando l’aumento dei deficit di bilancio statunitensi, l’espansione del debito e l’elevata quota di asset USA detenuta da investitori stranieri, fattori che rendono il dollaro vulnerabile man mano che alcuni riducono l’esposizione.

    Allo stesso tempo, le banche centrali estere continuano ad accumulare oro. “Sebbene il volume fisico degli acquisti di oro sia diminuito, il valore in dollari continua ad aumentare”, ha scritto Berezin.

    Tuttavia, ha osservato che i principali indicatori dell’inflazione non confermano ancora la narrativa della svalutazione. Le aspettative di inflazione a lungo termine restano relativamente stabili, mentre il Bitcoin — spesso definito “oro digitale” — non ha partecipato affatto al rally.

    Il rame si stabilizza dopo il recente crollo

    Tra i metalli di base, anche i prezzi del rame sono saliti martedì, recuperando dopo le recenti flessioni. I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono aumentati del 4% a 13.451,00 dollari a tonnellata, mentre i futures sul rame del COMEX sono saliti del 4,3% a 6,0780 dollari la libbra.

    Le perdite del rame sono state molto più contenute rispetto a quelle dei metalli preziosi, riflettendo prospettive ancora costruttive per la domanda, sostenuta dall’espansione della capacità di generazione energetica e dalla costruzione di data center. Gli analisti di ANZ hanno osservato che i consumatori cinesi sono intervenuti la scorsa settimana per acquistare rame a prezzi scontati, mentre la Cina starebbe anche accumulando scorte in vista delle festività del Capodanno Lunare.

    In quanto principale importatore mondiale di rame, la Cina dovrebbe rimanere una fonte chiave di domanda, soprattutto mentre Pechino continua a varare ulteriori misure di stimolo.

  • I futures USA indicano ulteriori rialzi a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures USA indicano ulteriori rialzi a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sui principali indici azionari statunitensi segnalano un’apertura in rialzo martedì, suggerendo che le azioni potrebbero estendere il momentum maturato nella seduta precedente.

    La forza iniziale è in parte sostenuta dal forte balzo di Palantir Technologies (NASDAQ:PLTR), con la società di software basata sull’intelligenza artificiale in rialzo di circa l’11,7% nelle contrattazioni premarket. Il rally segue la pubblicazione di risultati del quarto trimestre migliori delle attese e di una guidance superiore alle aspettative del mercato.

    Anche i titoli minerari sono pronti a partire in positivo, grazie al forte rimbalzo dei prezzi di oro e argento dopo il recente sell-off, che ha migliorato il sentiment del settore.

    Tuttavia, il potenziale di rialzo potrebbe essere limitato dall’attenzione degli investitori sugli sviluppi politici a Washington, dove la Camera dei Rappresentanti è chiamata a votare un provvedimento di finanziamento per porre fine allo shutdown parziale del governo.

    A causa dello shutdown, il Dipartimento del Lavoro ha già rinviato la pubblicazione del rapporto sulle offerte di lavoro previsto per questa mattina, così come il più atteso report mensile sull’occupazione inizialmente in calendario per venerdì.

    Dopo un andamento incerto la scorsa settimana, lunedì i mercati azionari statunitensi si sono mossi prevalentemente al rialzo. Tutti e tre i principali indici hanno chiuso in territorio positivo, con il Dow in evidenza. Pur arretrando dai massimi intraday nel finale di seduta, gli indici hanno mantenuto i guadagni: il Dow è salito di 515,19 punti, pari all’1,1%, a 49.407,66, il Nasdaq ha guadagnato 130,29 punti, pari allo 0,6%, a 23.592,11 e l’S&P 500 è avanzato di 37,41 punti, pari allo 0,5%, a 6.976,44.

    Il rialzo è stato sostenuto dai nuovi dati dell’Institute for Supply Management, che hanno mostrato un’espansione inattesa dell’attività manifatturiera negli Stati Uniti a gennaio, per la prima volta in 12 mesi. L’indice PMI manifatturiero ISM è salito a 52,6 da 47,9 di dicembre, ben sopra la soglia di 50 che indica espansione e oltre le attese degli economisti, ferme a 48,5.

    I dati positivi hanno aiutato gli investitori a superare le persistenti tensioni commerciali e le rinnovate incertezze sulla politica monetaria statunitense. Il sentiment è stato inoltre rafforzato dai segnali di un allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, dopo le notizie secondo cui Teheran sarebbe pronta a negoziare con Washington sul programma nucleare.

    I mercati hanno ricevuto ulteriore supporto dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato su Truth Social di aver raggiunto un accordo commerciale con l’India. Dopo una conversazione con il primo ministro indiano Narendra Modi, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti ridurranno i dazi reciproci sull’India al 18% dal 25%, mentre l’India avrebbe accettato di azzerare dazi e barriere non tariffarie contro gli USA.

    Nonostante il clima positivo, gli investitori sono apparsi cauti in vista del report mensile sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro, atteso per venerdì. Il dato dovrebbe mostrare un aumento di 70.000 posti di lavoro a gennaio, dopo i 50.000 di dicembre, e potrebbe influenzare le aspettative sui tassi di interesse.

    A livello settoriale, i titoli delle compagnie aeree hanno guidato i rialzi, con l’indice NYSE Arca Airline in crescita del 4,3%. Ottima performance anche per l’hardware informatico, come evidenziato dal balzo del 4,2% dell’indice NYSE Arca Computer Hardware.

    Anche banche, semiconduttori e retail hanno registrato solidi rialzi, mentre il comparto energetico ha sottoperformato a causa del forte calo dei prezzi del petrolio.

  • Borse europee miste dopo il forte rally verso nuovi massimi: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee miste dopo il forte rally verso nuovi massimi: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento contrastato martedì, dopo il forte rialzo registrato nelle prime ore della seduta che aveva spinto diversi indici su livelli record.

    Il rally iniziale è stato sostenuto dalla stabilizzazione dei mercati delle materie prime, da segnali di allentamento delle tensioni commerciali e geopolitiche e dalle attese per il voto del Congresso statunitense su un pacchetto di spesa volto a porre fine allo shutdown del governo.

    Il sentiment ha inoltre beneficiato dei dati che hanno mostrato un rallentamento inatteso dell’inflazione in Francia, scesa il mese scorso ai minimi degli ultimi cinque anni, rafforzando l’ipotesi che l’inflazione dell’area euro possa restare sotto l’obiettivo della Banca centrale europea più a lungo nel corso dell’anno.

    A metà seduta, il DAX tedesco era in rialzo di circa lo 0,3%, mentre il CAC 40 francese cedeva lo 0,2% e il FTSE 100 britannico perdeva lo 0,7%.

    A livello di singoli titoli, Fortum Oyj è scesa dopo aver pubblicato risultati 2025 inferiori alle attese del mercato. In calo anche Alfa Laval, dopo aver riportato una flessione sequenziale dei margini nel quarto trimestre.

    Le azioni di Publicis Groupe (EU:PUB) sono scese bruscamente dopo che il gruppo pubblicitario francese ha comunicato un utile annuo in calo rispetto all’anno precedente. Sotto pressione anche Akzo Nobel (EU:AKZA), dopo che l’EBITDA rettificato è diminuito nel quarto trimestre a causa di ricavi deboli.

    A Londra, AstraZeneca (LSE:AZN) ha perso terreno dopo che la Food and Drug Administration statunitense ha respinto una versione sottocutanea del suo farmaco contro il lupus, che avrebbe reso la somministrazione più semplice.

    Sul fronte positivo, Amundi (EU:AMUN) ha registrato un forte rialzo dopo aver comunicato afflussi netti nel quarto trimestre superiori alle attese, grazie alla ricerca di maggiore diversificazione da parte dei clienti in Europa e lontano dal dollaro USA.

    Infine, Nordex (TG:NDX1) è salita dopo aver annunciato un ordine da 189 MW da parte di OX2 per la fornitura di turbine destinate al parco eolico di Fagerasen, in Svezia.

  • Il petrolio scende tra le ipotesi di una distensione USA-Iran e un dollaro forte

    Il petrolio scende tra le ipotesi di una distensione USA-Iran e un dollaro forte

    I prezzi del petrolio sono scesi di circa l’1% martedì, estendendo le perdite per la seconda seduta consecutiva, mentre i mercati valutano la possibilità di una de-escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, con il rafforzamento del dollaro che ha aggiunto ulteriore pressione.

    I futures sul Brent sono scesi di 68 centesimi, pari all’1%, a 65,62 dollari al barile alle 09:03 GMT, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate ha perso 60 centesimi, anch’essi pari all’1%, attestandosi a 61,54 dollari al barile.

    I prezzi avevano già registrato un forte calo lunedì, perdendo oltre il 4% dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sta “seriamente dialogando” con Washington, un segnale interpretato come una possibile riduzione delle tensioni con il Paese membro dell’OPEC.

    Secondo funzionari citati da Reuters, Iran e Stati Uniti dovrebbero riprendere i colloqui sul nucleare venerdì in Turchia. Trump ha inoltre avvertito che, con grandi navi da guerra statunitensi dirette verso l’Iran, “potrebbero accadere cose negative” se non si raggiungesse un accordo.

    Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha scritto martedì su X che i colloqui con gli Stati Uniti dovrebbero essere portati avanti per tutelare gli interessi nazionali dell’Iran, a condizione che vengano evitate “minacce e aspettative irragionevoli”.

    “La volatilità dei prezzi del petrolio osservata nelle ultime quattro settimane è stata guidata dal premio per il rischio geopolitico legato alla politica estera espansiva dell’attuale amministrazione statunitense, in particolare alle minacce ‘on-off’ rivolte all’Iran”, ha affermato Kelvin Wong, senior market analyst di OANDA.

    A pesare ulteriormente sulle quotazioni, l’indice del dollaro USA si è mantenuto vicino ai massimi di oltre una settimana. Un dollaro più forte tende a frenare la domanda di greggio denominato in dollari da parte degli acquirenti esteri.

    Gli investitori hanno inoltre valutato il quadro dell’offerta globale. Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha dichiarato martedì che la Russia dispone di volumi di carburante sufficienti e presenta persino un surplus, aggiungendo che la situazione nel mercato dei prodotti petroliferi russi si è stabilizzata lo scorso autunno.

    Lunedì Trump ha annunciato un accordo con l’India che riduce i dazi statunitensi sui beni indiani al 18% dal precedente 50%, in cambio dell’interruzione degli acquisti di petrolio russo da parte dell’India e di una riduzione delle barriere commerciali.

    “Nella notte, Stati Uniti e India hanno concordato un accordo commerciale … se questo dovesse concretizzarsi, porterà solo a un ulteriore aumento della quantità di petrolio russo che resta in mare”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    Trump ha annunciato l’intesa sui social media dopo una telefonata con il primo ministro indiano Narendra Modi, sottolineando che l’India ha accettato di acquistare petrolio dagli Stati Uniti e potenzialmente anche dal Venezuela.

    Guardando al futuro, gli operatori restano prudenti. “In vista di febbraio, i prezzi probabilmente resteranno volatili e all’interno di un intervallo … (e) continueranno a reagire fortemente ai titoli di cronaca e ai segnali macroeconomici piuttosto che seguire un trend deciso, con rischi orientati al ribasso”, ha affermato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

  • I futures USA salgono; SpaceX acquisisce xAI; i conti di Palantir muovono il mercato: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures USA salgono; SpaceX acquisisce xAI; i conti di Palantir muovono il mercato: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures legati ai principali indici azionari statunitensi sono in rialzo all’inizio di una settimana ricca di trimestrali. I mercati reagiscono alla notizia che SpaceX di Elon Musk ha raggiunto un accordo per acquisire xAI in un’operazione che valuta il gruppo combinato oltre 1.000 miliardi di dollari, mentre Palantir (NASDAQ:PLTR) ha registrato ricavi trimestrali record, spingendo il titolo al rialzo nelle contrattazioni after-hours. Il sentiment è sostenuto anche dal rimbalzo dell’oro dopo un forte sell-off, mentre il petrolio scende con l’allentarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Futures in rialzo

    I futures azionari statunitensi hanno avviato la seduta di martedì in territorio positivo, con gli investitori che si preparano a un intenso flusso di risultati societari. Alle 02:33 ET, i futures sul Dow guadagnavano 34 punti (+0,1%), quelli sull’S&P 500 salivano di 19 punti (+0,3%) e i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 143 punti (+0,6%).

    Wall Street ha chiuso in rialzo una seduta volatile lunedì, sostenuta dal rinnovato slancio dei titoli dei chip legati all’intelligenza artificiale. Alphabet ha toccato nuovi massimi storici, mentre Amazon è salita di circa l’1,5%. Entrambi i colossi tecnologici pubblicheranno i risultati nel corso della settimana.

    Il sentiment è stato rafforzato anche dalla decisione del presidente Donald Trump di ridurre i dazi sulle importazioni dall’India al 18%, rispetto a livelli che in precedenza erano i più elevati applicati a un partner commerciale degli Stati Uniti.

    A Washington, la Camera dei Rappresentanti dovrebbe votare oggi una legge per porre fine a un parziale shutdown del governo. La chiusura ha già causato il rinvio di importanti dati sul mercato del lavoro, tra cui il rapporto mensile sui nonfarm payrolls inizialmente previsto per venerdì. Nel frattempo, nuovi dati hanno mostrato che l’attività manifatturiera statunitense è cresciuta il mese scorso per la prima volta in un anno.

    SpaceX acquisisce xAI

    SpaceX di Elon Musk ha concordato l’acquisizione di xAI in un’operazione che valuta l’entità combinata circa 1.250 miliardi di dollari. L’accordo evidenzia la strategia di Musk di costruire scala in settori che spaziano dall’esplorazione spaziale all’intelligenza artificiale e alla robotica.

    SpaceX, nota per i razzi riutilizzabili e la sua vasta rete satellitare, e xAI, sviluppatrice dell’assistente AI Grok, sono tra le società private più seguite al mondo. Una quotazione in Borsa di SpaceX, molto attesa, potrebbe arrivare già quest’anno, mentre xAI era stata valutata 230 miliardi di dollari in un round di finanziamento a gennaio. Secondo Bloomberg News, le azioni della nuova società dovrebbero essere prezzate a 526,59 dollari ciascuna.

    Palantir registra ricavi record

    Sul fronte delle trimestrali, le azioni Palantir sono salite nelle contrattazioni after-hours, pur riducendo parte dei guadagni iniziali. Il gruppo di analisi dei dati ha registrato ricavi record pari a 1,41 miliardi di dollari nel quarto trimestre del 2025, sostenuti dalla forte domanda da parte di clienti governativi e aziendali per le sue soluzioni potenziate dall’AI.

    I ricavi sono balzati del 70% su base annua, superando le attese di Wall Street, mentre l’utile netto ha raggiunto il massimo storico di 609 milioni di dollari. Nonostante l’entusiasmo per l’AI, il titolo Palantir ha sottoperformato finora nel 2026, in un contesto di correzione più ampia dei titoli software. L’azienda è stata inoltre oggetto di critiche per la collaborazione con l’amministrazione Trump, in particolare in ambito di politiche sull’immigrazione.

    Nel resto del calendario delle trimestrali, Pfizer pubblicherà i risultati prima dell’apertura di Wall Street, mentre Advanced Micro Devices è attesa dopo la chiusura.

    L’oro si stabilizza

    Sul fronte delle materie prime, i prezzi dell’oro sono rimbalzati mentre il metallo ha trovato stabilità dopo due giorni di forti ribassi, contribuendo a calmare i mercati dopo una fase di elevata volatilità. L’oro spot è salito del 5,8% a 4.931,60 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro di aprile sono cresciuti del 6,5% a 4.954,04 dollari.

    Il metallo prezioso era sceso fino a circa 4.400 dollari l’oncia lunedì, quasi 1.200 dollari sotto il record storico della settimana precedente. La correzione è stata innescata da prese di profitto dopo che Trump ha nominato l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come prossimo presidente della banca centrale, riducendo l’incertezza e attenuando la domanda di beni rifugio. Warsh è considerato meno accomodante rispetto alle attese del mercato e l’oro tende a performare meglio in un contesto di tassi bassi.

    Nonostante il calo, la tesi strutturale sull’oro resta valida, secondo gli analisti di ING. “I driver strutturali — elevati rischi geopolitici, incertezza macroeconomica, flussi di diversificazione e acquisti continui da parte delle banche centrali — restano solidamente in piedi”, hanno scritto gli analisti Warren Patterson ed Ewa Manthey. Anche i futures sull’argento, che venerdì avevano registrato il peggior calo giornaliero di sempre, sono rimbalzati con forza.

    Il petrolio scende

    I prezzi del petrolio sono scesi per la seconda seduta consecutiva, poiché l’allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha ridotto il premio di rischio geopolitico. Il Brent è sceso dello 0,6% a 65,91 dollari al barile, mentre il WTI ha perso lo 0,5% a 61,80 dollari.

    Entrambi i benchmark erano crollati di oltre il 4% nella seduta precedente dopo che Trump ha dichiarato che l’Iran sta “seriamente dialogando” con Washington, segnalando una possibile de-escalation con il Paese membro dell’OPEC. Secondo Reuters, Iran e Stati Uniti dovrebbero riprendere i colloqui sul nucleare venerdì in Turchia.

    A pesare ulteriormente sui prezzi è stato il rafforzamento del dollaro, con l’indice del biglietto verde vicino ai massimi di una settimana, riducendo la domanda di greggio denominato in dollari da parte degli acquirenti esteri.

  • Le Borse europee avanzano leggermente mentre si arresta il calo dei metalli; Publicis sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano leggermente mentre si arresta il calo dei metalli; Publicis sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato lievi rialzi martedì, sostenute dalla chiusura positiva di Wall Street e dai segnali che la recente ondata di vendite sui metalli preziosi è stata di breve durata.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco saliva dello 0,8%, il CAC 40 francese guadagnava lo 0,4% e il FTSE 100 britannico avanzava dello 0,1%.

    Mercati dei metalli più stabili migliorano il sentiment

    Dopo alcune sedute di forte volatilità, segnate in particolare dal brusco calo dei prezzi di oro e argento tra la fine della scorsa settimana e il weekend, i mercati globali sembrano essersi stabilizzati. I metalli preziosi hanno recuperato terreno lunedì, rafforzando la fiducia degli investitori e spingendo il Dow Jones Industrial Average a salire di oltre 500 punti, pari a circa l’1%, a Wall Street.

    Il sentiment globale ha beneficiato anche dell’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, arrivato nella tarda serata di lunedì, di un accordo commerciale con l’India che riduce i dazi sui beni indiani al 18% dal precedente 50%. L’intesa, giunta dopo mesi di negoziati, è stata interpretata come un passo verso la normalizzazione delle relazioni commerciali.

    Publicis al centro dell’attenzione

    In Europa l’attenzione torna sulla stagione delle trimestrali, con numerose grandi società attese alla prova dei conti questa settimana.

    Publicis Groupe (EU:PUB) è sotto i riflettori dopo che una serie di importanti acquisizioni di clienti ha spinto i ricavi sottostanti del quarto trimestre oltre le attese. Il gruppo pubblicitario francese ha generato nel 2025 un free cash flow di 2,03 miliardi di euro prima delle variazioni del capitale circolante, in crescita del 10,6% su base annua, e ha proposto un dividendo di 3,75 euro per azione, in aumento del 4,2%, interamente pagato in contanti.

    Anche Amundi (EU:AMUN) ha pubblicato risultati solidi, riportando un aumento del 6% dell’utile ante imposte rettificato nel 2025 a 1,86 miliardi di euro, sostenuto da afflussi netti record pari a 88 miliardi di euro, in concomitanza con il lancio del nuovo piano strategico fino al 2028.

    Akzo Nobel (EU:AKZA) ha invece segnalato un netto miglioramento dei margini nel quarto trimestre rispetto all’anno precedente, mentre il produttore olandese di vernici affronta una domanda debole e prosegue il percorso verso una possibile fusione con la statunitense Axalta Coating Systems.

    Gli investitori guardano anche a una fitta agenda di risultati a Wall Street, con i conti di PayPal (NASDAQ:PYPL), Pfizer (NYSE:PFE) e Marathon Petroleum (NYSE:MPC), in attesa dei numeri di Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) dopo la chiusura. Il sentiment sui titoli legati all’intelligenza artificiale resta fragile dopo i risultati deludenti di Microsoft (NASDAQ:MSFT) della scorsa settimana.

    Inflazione francese in calo

    I dati diffusi in mattinata indicano che le pressioni inflazionistiche restano contenute in Francia, la seconda economia dell’area euro. I prezzi al consumo sono scesi dello 0,3% su base mensile a gennaio, con un aumento annuo limitato allo 0,3%, inferiore alle attese dello 0,6%.

    La Banca Centrale Europea terrà una riunione di politica monetaria nel corso della settimana ed è ampiamente previsto che mantenga i tassi invariati al 2% per la quinta volta consecutiva. La presidente Christine Lagarde potrebbe essere interrogata sull’impatto di un euro più forte sull’inflazione, dopo che la valuta unica ha superato brevemente quota 1,20 dollari la scorsa settimana, il livello più alto dal 2021. Sebbene l’euro abbia poi ritracciato, resta in rialzo di oltre il 2% nelle ultime due settimane.

    Il petrolio continua a scendere

    I prezzi del petrolio sono scesi anche martedì, per la seconda seduta consecutiva, dopo che l’allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha ridotto il premio di rischio geopolitico sul mercato del greggio. Il Brent ha perso lo 0,4% a 65,96 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,4% a 61,90 dollari.

    Entrambi i benchmark avevano già registrato un calo superiore al 4% nella seduta precedente, dopo che Trump ha dichiarato che l’Iran sta “seriamente dialogando” con Washington, segnalando una possibile de-escalation con il Paese membro dell’OPEC. Secondo Reuters, Iran e Stati Uniti dovrebbero riprendere i colloqui sul nucleare venerdì in Turchia.

    A pesare ulteriormente sui prezzi è stato anche il rafforzamento del dollaro, con l’indice del biglietto verde vicino ai massimi di una settimana, rendendo il petrolio denominato in dollari più costoso per gli acquirenti esteri.

  • Borsa di Milano apre in rialzo con le banche in evidenza; avanza Leonardo, scivola MFE

    Borsa di Milano apre in rialzo con le banche in evidenza; avanza Leonardo, scivola MFE

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta in deciso progresso, con il FTSE MIB sostenuto soprattutto dai titoli bancari, in un contesto di mercati europei complessivamente positivi.

    L’attenzione degli investitori questa settimana è rivolta alla riunione della Banca Centrale Europea in programma giovedì e alla pubblicazione dei risultati di Alphabet e Amazon negli Stati Uniti. Oltreoceano pesa anche il parziale shutdown del governo, che ha portato al rinvio di importanti dati sull’occupazione inizialmente attesi per venerdì.

    Intorno alle 9:40, il FTSE MIB guadagnava circa l’1%, mentre l’indice del settore bancario saliva di circa l’1,5%. Tra gli istituti di credito si sono messi in evidenza UniCredit (BIT:UCG) e Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), entrambi in rialzo di circa l’1,7%.

    Buona anche la performance di Leonardo (BIT:LDO), in crescita di circa l’1,8% dopo la notizia di un accordo preliminare legato alla produzione di elicotteri in India. In rialzo anche Recordati (BIT:REC), che guadagna l’1,3% dopo l’upgrade di Kepler Cheuvreux a ‘buy’ da ‘hold’.

    Sul fronte opposto, MFE-MediaForEurope (BIT:MFEA) cede circa il 2,3%, penalizzata dai risultati della controllata tedesca ProSiebenSat.1. In forte calo anche Industrie De Nora (BIT:DNR), che perde quasi il 5% nelle prime fasi di contrattazione.

  • Intesa Sanpaolo: S&P conferma i rating e mette in evidenza un modello di business “solido”

    Intesa Sanpaolo: S&P conferma i rating e mette in evidenza un modello di business “solido”

    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) resta al centro dell’attenzione dei mercati dopo la pubblicazione dei risultati 2025 e la presentazione del nuovo piano strategico 2026–2029 avvenuta ieri. Oggi i riflettori sono puntati sulla valutazione di S&P Global Ratings, che ha aggiornato il giudizio sul gruppo bancario italiano.

    L’agenzia ha confermato il rating di lungo termine senior preferred (unsecured) a ‘BBB+’ e ha rivisto l’outlook a positivo da stabile. Confermato anche il rating di breve termine a ‘A-2’. La revisione dell’outlook segue quella analoga effettuata da S&P sul debito sovrano italiano lo scorso 30 gennaio.

    “Non sono attese conseguenze finanziarie o economiche significative per la banca”, ha sottolineato il management dell’istituto.

    Secondo S&P, “l’attuale Stand-Alone Credit Profile (SACP) di Intesa Sanpaolo, pari a ‘A-’, è inoltre superiore al rating sovrano dell’Italia”, e ciò “riflette la nostra convinzione che la solidità, il modello di business robusto e diversificato, l’elevata efficienza e il basso costo del rischio sosterranno gli utili e i buffer patrimoniali nei prossimi anni”.

    Tuttavia, gli analisti guidati da Letizia Conversano precisano: “considerata l’esposizione all’Italia, limitiamo il nostro rating su Intesa Sanpaolo al livello del debito sovrano”.

    S&P sottolinea che i giudizi sulla banca sono supportati “dalla forte presenza dell’istituto in Italia, da un modello di business efficacemente diversificato, che si traduce in una solida generazione di utili lungo il ciclo del credito, da una liquidità solida e da una buona qualità degli attivi”. “Allo stesso tempo”, conclude l’agenzia, “il nostro rating di lungo termine riflette la concentrazione del gruppo bancario in Italia e la nostra opinione è che la banca difficilmente riuscirebbe a resistere a un ipotetico default sovrano. Pertanto, il rating su Intesa Sanpaolo resta limitato al livello del rating sovrano italiano”.

    Per quanto riguarda il nuovo piano industriale, Intesa Sanpaolo punta a una crescita sostenuta degli utili e a un rafforzamento della politica di distribuzione agli azionisti. Il piano prevede dividendi complessivi per circa 37,5 miliardi di euro e buyback per 12,5 miliardi di euro, grazie a un payout ratio destinato a salire al 75%. Sul fronte operativo, la banca stima un utile netto superiore a 11,5 miliardi di euro nel 2029, un ROTE del 27%, un cost/income ratio del 37% e un margine di interesse netto (NII) pari a 16,3 miliardi di euro.

    Sul fronte delle valutazioni degli analisti, Citi ha confermato il giudizio buy con target price a 6,80 euro. Secondo la banca d’affari, i buyback annunciati hanno superato il consensus, mentre gli obiettivi del piano sono in linea con le attese del mercato, anche se “non così ambiziosi come speravamo”. In mattinata il titolo Intesa Sanpaolo segnava un rialzo di circa l’1% a 6,039 euro.

    Equita ha aumentato del 3% il target price a 7,30 euro, confermando la raccomandazione buy e definendo la strategia “un piano solido, con leve chiare e basso rischio di esecuzione”. Gli analisti hanno inoltre rivisto al rialzo del 2% medio le stime di utile per il periodo 2026–2029, aggiungendo che gli obiettivi del piano “non solo appaiono raggiungibili, ma anche conservativi”.

    Banca Akros ha confermato la raccomandazione accumulate e il prezzo obiettivo a 6,40 euro, riassumendo così il piano: “Nuovo piano industriale: solide prospettive di crescita davanti”. Infine, WebSim Intermonte ha ribadito il giudizio outperform e il target price di 7,10 euro, concludendo che “i risultati sono stati in linea con le attese, mentre i target del piano sono risultati leggermente superiori alle aspettative”.

  • Stellantis supera il mercato auto italiano con una forte performance a gennaio

    Stellantis supera il mercato auto italiano con una forte performance a gennaio

    Stellantis (BIT:STLAM) ha iniziato l’anno con il piede giusto in Italia, registrando a gennaio una crescita delle vendite quasi doppia rispetto a quella dell’intero mercato, segnando una netta inversione di tendenza dopo un 2025 difficile.

    Il gruppo automobilistico italo-francese, che riunisce marchi come Fiat, Jeep, Lancia, Chrysler, Alfa Romeo, Peugeot, Opel, Citroën/DS e Leapmotor, ha messo a segno un aumento delle immatricolazioni dell’11,8% a 46.452 unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, secondo i calcoli di Reuters. Il dato ha nettamente superato la crescita complessiva del mercato italiano, pari a circa il 6%.

    “Partenza sprint nel 2026 per Stellantis in Italia”, ha sottolineato la società in una nota, aggiungendo che “a gennaio il gruppo è cresciuto in Italia quasi il doppio del mercato nazionale complessivo”. Il risultato rappresenta un deciso miglioramento rispetto al +4,6% di dicembre, dopo un calo del 6,2% sull’intero 2025.

    La quota di mercato di Stellantis in Italia è salita al 32,6%, dal 31,1% dello stesso mese del 2025 e dal 23,7% di dicembre. Il gruppo ha inoltre dominato la classifica dei modelli più venduti, occupando le prime quattro posizioni. Fiat ha guidato con una quota del 15,8% nel canale delle vendite ai privati, definita “la migliore del mercato”, mentre Jeep, Citroën, Lancia e Opel hanno registrato incrementi delle immatricolazioni rispettivamente del 4,9%, 3,1%, 15,7% e 12,4%.

    Alfa Romeo ha mostrato una buona performance con il modello Junior, che ha raggiunto una quota del 4,3% nel proprio segmento, in aumento di 0,7 punti percentuali. Bene anche Peugeot, che con 7.956 immatricolazioni è salita dal quinto al quarto posto nella classifica dei marchi, grazie soprattutto ai modelli 3008 e 208.

    Leapmotor ha continuato a consolidare la propria crescita, totalizzando 1.118 immatricolazioni a gennaio. Il dato corrisponde a una quota dello 0,8% del mercato totale e dell’1,3% del mercato privati, pari a un balzo del 594% rispetto a gennaio 2025.

    Nel comparto dei veicoli commerciali, Fiat Professional è stato il marchio Stellantis con la migliore performance in Italia. Il brand ha superato le 3.544 immatricolazioni, raggiungendo una quota di mercato del 25,1%, in aumento di 3,1 punti percentuali su base annua. I modelli Doblò e Ducato hanno occupato le prime due posizioni della categoria, con rispettivamente 1.407 e 1.175 immatricolazioni.

    Considerando l’intero mercato italiano, a gennaio le nuove immatricolazioni hanno raggiunto quota 141.980 unità, secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti. Nell’intero 2025, le vendite sono scese del 2,1% a circa 1,56 milioni di veicoli.

    I costruttori cinesi hanno continuato a guadagnare terreno, con BYD che ha visto le immatricolazioni crescere di circa il 330% su base annua a 3.553 unità, mentre i marchi Omoda/Jaecoo di Chery sono saliti del 357% a 2.496 unità. Anche Tesla ha registrato un rimbalzo delle vendite, in aumento del 75% a 713 veicoli.

    “Dopo le difficoltà del 2025, questo primo risultato positivo alimenta la speranza che l’anno in corso possa vedere una ripresa iniziale, graduale ma significativa del mercato, anche grazie al tanto atteso lancio di nuovi modelli prodotti nel nostro Paese e all’attuazione delle misure di sostegno previste dal Fondo Automotive del MIMIT, la cui programmazione pluriennale delle risorse fino al 2030 è stata annunciata”, ha dichiarato Roberto Vavassori, presidente dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (Anfia).

    Vavassori ha aggiunto che nei recenti incontri è stata evidenziata l’efficacia del pacchetto di incentivi per l’installazione di infrastrutture di ricarica nelle abitazioni e nei condomini, sottolineando al contempo la necessità di una revisione rapida e pragmatica delle norme europee sulle emissioni di CO₂. Il presidente di Anfia ha chiesto l’immediata applicazione del principio di neutralità tecnologica, il riconoscimento dei carburanti rinnovabili, l’introduzione di un fattore di correzione del carbonio e una revisione degli obiettivi 2030 e 2035.

    A Piazza Affari, intanto, il titolo Stellantis ha aperto in calo di circa lo 0,5% a 8,364 euro, portando la flessione da inizio anno a circa il 13% rispetto ai 9,72 euro. Sul fronte delle raccomandazioni, Morgan Stanley ha declassato il titolo a ‘equal weight’ da ‘overweight’, alzando però il target price a 9,20 euro per azione da 8,50 euro.

  • Leonardo firma un MoU con Adani per lo sviluppo di un polo elicotteristico in India

    Leonardo firma un MoU con Adani per lo sviluppo di un polo elicotteristico in India

    Leonardo (BIT:LDO) ha firmato un memorandum of understanding con Adani Defence & Aerospace per la creazione di un sistema integrato di produzione di elicotteri in India, secondo quanto comunicato dalle due società in una nota congiunta.

    L’accordo riguarda in particolare le piattaforme militari AW169M e AW109 TrekkerM ed è finalizzato a supportare la produzione e l’assemblaggio locale nel Paese. Le parti hanno aggiunto che l’iniziativa potrebbe in futuro essere estesa anche al settore dell’aviazione civile.

    Secondo Adani, le Forze Armate indiane stimano un fabbisogno superiore a 1.000 elicotteri nel prossimo decennio. Il polo produttivo proposto è pensato per rispondere a questa domanda attesa e per rafforzare le capacità industriali dell’India nei settori aerospaziale e della difesa.