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  • Il petrolio scende ai minimi dall’inizio della guerra con l’Iran dopo l’accordo tra Washington e Teheran

    Il petrolio scende ai minimi dall’inizio della guerra con l’Iran dopo l’accordo tra Washington e Teheran

    I prezzi del petrolio hanno proseguito il loro calo giovedì, toccando i livelli più bassi dall’inizio del conflitto con l’Iran, dopo che un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran ha migliorato le prospettive sull’offerta globale di greggio e sulla riapertura di una delle principali rotte energetiche mondiali.

    Alle 08:11 GMT, il Brent perdeva 1,59 dollari, pari al 2%, a 77,96 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense scendeva di 1,83 dollari, o del 2,38%, a 74,96 dollari.

    Il Brent è così scivolato ai livelli più bassi dal 2 marzo, la prima seduta successiva agli attacchi iniziali di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, mentre il WTI ha raggiunto i minimi dal 4 marzo.

    I mercati scontano il ritorno del greggio iraniano

    Secondo gli analisti, gli operatori stanno incorporando sempre più rapidamente nelle quotazioni la prospettiva di un ritorno delle esportazioni iraniane sul mercato internazionale.

    “La vendita si è intensificata poiché i mercati energetici hanno continuato a scontare aggressivamente un ritorno più rapido del previsto dei barili iraniani in seguito al recente memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran”, ha affermato l’analista di IG Tony Sycamore.

    L’accordo apre un periodo negoziale di 60 giorni e prevede il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più importanti per il commercio globale di petrolio e gas.

    Il piano prevede inoltre il ripristino completo del traffico nello stretto entro 30 giorni.

    Restano aperte le questioni più delicate

    Nonostante l’accoglienza positiva da parte dei mercati, diversi temi fondamentali devono ancora essere affrontati.

    L’intesa rinvia infatti la discussione sul programma nucleare iraniano e richiede inoltre agli Stati Uniti e ai loro alleati di elaborare un piano da 300 miliardi di dollari per sostenere la ripresa economica dell’Iran.

    Gli investitori, tuttavia, vedono positivamente la prospettiva di una graduale riduzione delle interruzioni dell’offerta energetica.

    Attesa una ripresa graduale dei flussi energetici

    Gli analisti ritengono che la normalizzazione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz avverrà progressivamente.

    Goldman Sachs prevede che le esportazioni dei Paesi del Golfo tornino ai livelli precedenti al conflitto entro la fine di luglio, mentre la produzione petrolifera dovrebbe normalizzarsi entro ottobre.

    La banca stima che il ripristino delle esportazioni comporterà un aumento di circa 13 milioni di barili al giorno nei flussi attraverso Hormuz rispetto ai livelli attuali, riportando il traffico a circa il 70% della capacità precedente alla guerra.

    L’analista di Kpler Matt Stanley ha invitato alla prudenza.

    “Sebbene sembri che il peggio sia alle spalle, siamo ancora molto lontani da una situazione normale”, ha dichiarato Stanley, aggiungendo che gran parte del premio di rischio legato al conflitto è già stato eliminato dai prezzi.

    Gli esperti prevedono un calo graduale dei prezzi

    Diversi osservatori del settore ritengono che il greggio possa continuare a indebolirsi, ma senza crolli significativi.

    La direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha osservato che molti Paesi potrebbero ricostituire le proprie riserve strategiche mentre il traffico marittimo torna alla normalità.

    Anche il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha sottolineato l’importanza di concludere i negoziati entro 60 giorni, dopo aver precedentemente avvertito che l’economia globale sarebbe entrata in una “zona rossa” qualora lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso oltre la fine di giugno.

    Le attese sulla Fed pesano sul mercato

    A contribuire alla debolezza del petrolio vi sono anche le crescenti aspettative di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.

    Gli investitori hanno aumentato le scommesse su un possibile rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno per contrastare l’inflazione.

    Una politica monetaria più rigida potrebbe rallentare la crescita economica e ridurre la domanda energetica, aggiungendo ulteriore pressione ai prezzi del greggio.

  • I futures di Wall Street recuperano terreno mentre i mercati valutano Fed e accordo tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street recuperano terreno mentre i mercati valutano Fed e accordo tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures azionari statunitensi sono saliti giovedì mentre gli investitori analizzavano le implicazioni dell’ultima decisione della Federal Reserve e dell’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran per porre fine a mesi di conflitto.

    Il recupero segue la forte correzione registrata a Wall Street nella seduta precedente, quando l’aumento dei rendimenti obbligazionari e il tono più aggressivo della banca centrale hanno pesato sul sentiment.

    Nelle prime contrattazioni, i futures sul Dow Jones avanzavano dello 0,6%, quelli sull’S&P 500 dello 0,8% e quelli sul Nasdaq 100 dell’1,4%.

    La Fed pesa sui mercati

    Mercoledì gli indici statunitensi hanno chiuso in netto ribasso dopo che la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse ma ha adottato una posizione più restrittiva sull’inflazione.

    Il Dow Jones ha perso 507 punti, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno ceduto rispettivamente l’1,2% e l’1,3%.

    Gli investitori hanno reagito ai segnali che indicano come i responsabili della politica monetaria continuino a considerare l’inflazione una minaccia, in particolare a causa delle pressioni derivanti dai prezzi dell’energia.

    Tra i singoli titoli, SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha perso quasi il 5%, interrompendo il forte rally seguito alla sua storica quotazione della scorsa settimana.

    Warsh delinea una nuova visione per la Fed

    Nel suo primo incontro da presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh ha presentato una revisione più ampia delle attività e delle modalità operative dell’istituto.

    Warsh ha annunciato la creazione di cinque gruppi di lavoro incaricati di analizzare temi quali inflazione, occupazione, comunicazione e fonti dei dati economici.

    La banca centrale ha inoltre pubblicato un comunicato molto più sintetico rispetto al passato, riducendone la lunghezza di oltre 300 parole.

    Il documento ha posto l’accento sull’obiettivo di “garantire la stabilità dei prezzi”, eliminando i riferimenti alla massima occupazione che tradizionalmente accompagnavano la comunicazione della Fed.

    I mercati hanno interpretato questa scelta e le nuove proiezioni economiche come un segnale della volontà di mantenere una linea rigorosa contro l’inflazione.

    Il cosiddetto dot plot ha mostrato che nove membri della Fed prevedono almeno un rialzo dei tassi quest’anno, rispetto a nessuno nelle stime pubblicate a marzo.

    Stephen Brown, Chief North America Economist di Capital Economics, ha affermato che la Fed ha aperto la porta a un rialzo “già a settembre”.

    L’accordo tra Washington e Teheran riduce le tensioni energetiche

    Sul fronte geopolitico, gli investitori hanno accolto positivamente le notizie relative a un memorandum d’intesa firmato da Stati Uniti e Iran per mettere fine alle ostilità.

    Secondo le indiscrezioni, l’accordo prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane una volta rimosse le sanzioni statunitensi.

    Il presidente Donald Trump ha firmato il documento durante una cena alla Reggia di Versailles mercoledì.

    Secondo le fonti, Trump ha dichiarato di voler evitare una “catastrofe economica” e scongiurare paragoni con l’ex presidente Herbert Hoover, in carica durante il crollo del mercato del 1929.

    Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe sottoscritto l’accordo per conto di Teheran.

    Sebbene restino aperte le questioni relative al programma nucleare iraniano, i mercati hanno accolto favorevolmente la prospettiva di una riduzione dei rischi geopolitici.

    Il petrolio continua a scendere

    I prezzi del greggio hanno proseguito la loro discesa mentre gli operatori valutavano il possibile ritorno di maggiori volumi sul mercato globale.

    Il Brent ha perso il 2% a 77,97 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso del 2,1% a 75,15 dollari.

    Nonostante il calo rispetto ai massimi registrati durante il conflitto, gli analisti ritengono che i prezzi possano rimanere elevati ancora per qualche tempo.

    “L’Iran si aspetta una rapida revoca delle sanzioni petrolifere statunitensi, favorendo il ritorno delle esportazioni. Tuttavia, permane incertezza sulla velocità con cui i flussi potranno normalizzarsi, poiché i tempi dipenderanno da fattori operativi, logistici e normativi”, hanno scritto gli analisti di ING.

    Apple valuta aumenti di prezzo

    Tra le società sotto osservazione figura anche Apple (NASDAQ:AAPL), dopo che il Wall Street Journal ha riferito che il gruppo starebbe valutando aumenti di prezzo per compensare il rincaro dei componenti.

    “Purtroppo, gli aumenti di prezzo sono inevitabili”, ha dichiarato l’amministratore delegato Tim Cook al quotidiano.

    Cook ha evidenziato in particolare l’aumento dei costi legati ai chip di memoria e archiviazione.

    “Stiamo facendo del nostro meglio per mitigare gli enormi aumenti di costo che ci vengono trasferiti […] ma la situazione è diventata insostenibile”, ha affermato.

    Secondo il Wall Street Journal, Mac e iPad saranno probabilmente i primi prodotti interessati dagli aumenti, anche se tempi e portata delle misure restano ancora incerti.

  • Le Borse europee arretrano mentre il tono aggressivo della Fed frena l’ottimismo: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre il tono aggressivo della Fed frena l’ottimismo: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto la seduta di giovedì in leggero calo, con gli investitori impegnati a valutare i recenti segnali della Federal Reserve a fronte del miglioramento del contesto geopolitico dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,2% nelle prime contrattazioni. Il CAC 40 francese, il FTSE MIB italiano e l’IBEX 35 spagnolo hanno oscillato intorno alla parità, mentre il DAX tedesco è salito dello 0,3%.

    Il messaggio della Fed smorza l’entusiasmo

    I mercati avevano inizialmente accolto positivamente l’intesa raggiunta tra Washington e Teheran, che ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni sulle forniture energetiche globali e sulle principali rotte commerciali.

    La prospettiva di una maggiore stabilità in Medio Oriente aveva favorito un calo dei prezzi del petrolio e migliorato il sentiment degli investitori.

    Tuttavia, l’entusiasmo si è rapidamente attenuato dopo che la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati ma ha adottato un tono più restrittivo del previsto.

    Gli operatori hanno interpretato le dichiarazioni della banca centrale come un segnale che la politica monetaria potrebbe restare restrittiva più a lungo.

    Crescono le aspettative su ulteriori rialzi dei tassi

    I mercati finanziari hanno rapidamente rivisto le proprie aspettative dopo le indicazioni fornite dalla Fed.

    Secondo il FedWatch Tool del CME, la probabilità di un rialzo dei tassi entro dicembre è salita all’85%, rispetto a circa il 42% registrato prima della riunione della banca centrale.

    Questo cambiamento nelle aspettative ha contribuito a raffreddare la propensione al rischio e a limitare la performance delle Borse europee.

    I titoli energetici frenano gli indici

    Il calo del petrolio ha pesato in particolare sul comparto energetico.

    Le azioni di BP Plc (LSE:BP.) e TotalEnergies SE (EU:TTE) sono scese insieme ai prezzi del Brent, che si sono avvicinati a importanti livelli di supporto tecnico.

    La debolezza dei grandi gruppi energetici ha frenato soprattutto il FTSE 100 e il CAC 40.

    L’attenzione si sposta sulle banche centrali

    Nel Regno Unito il FTSE 100 ha perso lo 0,5% mentre gli investitori attendono la decisione di politica monetaria della Bank of England.

    Sebbene il mercato si aspetti tassi invariati, l’attenzione sarà concentrata sulle indicazioni del governatore Andrew Bailey riguardo alle future mosse dell’istituto centrale.

    Nel corso della giornata sono inoltre previsti gli interventi di diversi esponenti della Banca Centrale Europea, tra cui il capo economista Philip Lane.

    Gli investitori cercheranno indicazioni sull’evoluzione futura dei tassi d’interesse nell’area euro.

    Andamento contrastato tra i singoli titoli

    Tra i principali movimenti di mercato, Tesco (LSE:TSCO) ha perso il 2,5% dopo aver comunicato un rallentamento della crescita delle vendite.

    Informa (LSE:INF), invece, ha guadagnato il 2% dopo aver confermato le proprie previsioni e indicato prospettive di crescita più robuste.

    L’andamento contrastato dei titoli riflette un mercato ancora fortemente influenzato sia dagli sviluppi macroeconomici sia dalle notizie societarie.

  • Delfin avrebbe respinto la proposta di UniCredit per uno scambio di azioni legato a Generali

    Delfin avrebbe respinto la proposta di UniCredit per uno scambio di azioni legato a Generali

    Delfin avrebbe rifiutato una proposta avanzata da UniCredit (BIT:UCG) che prevedeva lo scambio della partecipazione detenuta dalla holding in Generali (BIT:G) con azioni della banca milanese.

    Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la proposta sarebbe stata presentata in modo informale alla holding della famiglia Del Vecchio nelle ultime settimane, senza però ottenere il via libera.

    L’operazione avrebbe modificato gli equilibri azionari

    Il progetto avrebbe riguardato la partecipazione di circa il 10% detenuta da Delfin in Generali.

    Se l’operazione fosse andata in porto, la holding, già azionista di UniCredit con una quota del 2,5%, sarebbe diventata il principale socio della banca con una partecipazione stimata intorno all’8%.

    Parallelamente, UniCredit, che possiede già circa il 9% di Generali, avrebbe portato la propria quota nel Leone di Trieste oltre il 19%.

    I contatti sarebbero iniziati dopo l’operazione MPS

    Secondo la ricostruzione del quotidiano, i primi colloqui sarebbero avvenuti nei giorni successivi all’annuncio dell’offerta di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena.

    Sulla base delle attuali capitalizzazioni di mercato, pari a circa 65 miliardi di euro per Generali e 119 miliardi di euro per UniCredit, l’operazione avrebbe attribuito a Delfin una partecipazione di circa il 5% nella banca di Piazza Gae Aulenti in cambio della propria quota nel gruppo assicurativo.

    L’ipotesi allo studio sarebbe stata quindi una sorta di scambio azionario limitato alla partecipazione in Generali.

    Le valutazioni e la liquidità avrebbero pesato sulla decisione

    Secondo Il Sole 24 Ore, Delfin avrebbe respinto la proposta principalmente per due motivi.

    Il primo riguarderebbe la valutazione del titolo UniCredit, che attualmente quota ai massimi dal 2008, vicino agli 80 euro, rendendo un eventuale scambio poco conveniente per la holding.

    La seconda ragione sarebbe legata alle esigenze interne di Delfin.

    La società sarebbe infatti impegnata in una riorganizzazione dell’assetto proprietario e preferirebbe mantenere un elevato livello di liquidità piuttosto che ricevere azioni in cambio delle proprie partecipazioni.

    Possibili sviluppi ancora aperti

    Nonostante il rifiuto iniziale, non è chiaro se le trattative siano state definitivamente interrotte oppure semplicemente sospese in attesa di eventuali modifiche ai termini dell’operazione.

    Secondo il quotidiano, la possibilità di nuovi contatti non sarebbe esclusa.

    L’interesse strategico per Generali resta sul tavolo

    Gli analisti di Equita osservano che UniCredit non ha finora presentato all’IVASS alcuna richiesta per superare la soglia del 10% in Generali.

    Tuttavia, ricordano che la banca aveva già manifestato interesse ad approfondire possibili collaborazioni con il gruppo assicurativo.

    “che attualmente non ha presentato alcuna richiesta all’IVASS per aumentare la propria partecipazione in Generali oltre la soglia del 10%, aveva indicato la disponibilità ad avviare discussioni con il Leone per esplorare opportunità di collaborazione che potrebbero coinvolgere sia il business assicurativo sia quello dell’asset management.”

    Secondo Equita, un eventuale incremento della partecipazione potrebbe essere interpretato come uno strumento per tutelare future alleanze industriali, soprattutto nel caso in cui Intesa Sanpaolo dovesse diventare un azionista rilevante di Generali a seguito delle operazioni che coinvolgono MPS.

    La SIM ha confermato la raccomandazione Buy su UniCredit, con un target price di 87,50 euro.

  • OVS registra una forte crescita nel primo trimestre grazie alla spinta dei marchi principali

    OVS registra una forte crescita nel primo trimestre grazie alla spinta dei marchi principali

    OVS (BIT:OVS) ha avviato il nuovo esercizio con risultati in netto miglioramento, registrando un aumento di ricavi e redditività sostenuto dalla buona performance di tutti i principali marchi e categorie di prodotto.

    Il gruppo ha evidenziato una crescita diffusa all’interno del portafoglio, con le collezioni donna che continuano a registrare incrementi a doppia cifra.

    Ricavi e margini in aumento

    Nel primo trimestre le vendite nette sono cresciute del 7% su base annua, raggiungendo 381 milioni di euro, mentre l’EBITDA rettificato è salito del 27% a 35,7 milioni di euro.

    Il margine EBITDA rettificato è migliorato dal 7,9% al 9,4%, beneficiando di una maggiore efficienza operativa e di un mix di vendite favorevole.

    A livello consolidato, includendo Goldenpoint, i ricavi hanno raggiunto 397 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’EBITDA rettificato si è attestato a 29,4 milioni di euro.

    L’integrazione di Goldenpoint procede positivamente

    La società ha sottolineato che l’integrazione di Goldenpoint sta avanzando con risultati superiori alle attese.

    Sebbene i risultati trimestrali di OVS non includano ancora il contributo della catena acquisita, Goldenpoint ha registrato un incremento delle vendite dell’11%, raggiungendo 16,3 milioni di euro rispetto al primo trimestre del 2025.

    Pur continuando a registrare una perdita EBITDA stagionale nel periodo, la redditività sta migliorando sensibilmente e il management ritiene che l’azienda sia sulla buona strada per chiudere l’anno in utile, in linea con il piano di rilancio.

    Migliora la generazione di cassa

    OVS ha inoltre riportato un miglioramento del profilo di generazione di cassa.

    Nel trimestre il flusso di cassa operativo è aumentato di 7,5 milioni di euro, mentre l’indebitamento finanziario netto rettificato si è attestato a 260,6 milioni di euro a fine aprile.

    La società ha evidenziato un ulteriore miglioramento della leva finanziaria rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Il buon andamento prosegue nel secondo trimestre

    Secondo il management, la crescita delle vendite è proseguita anche nelle prime settimane del secondo trimestre.

    “La positiva dinamica dei ricavi registrata fino ad oggi, combinata con il miglioramento della percezione qualitativa del marchio OVS e l’apprezzamento della strategia house of brands – caratterizzata in particolare dall’eccellente performance di PIOMBO e Les Copains, ma anche di tutti gli altri marchi – ci porta a guardare con ottimismo anche alla restante parte dell’anno”, ha dichiarato il management.

    La società ha evidenziato il contributo positivo della strategia multi-brand, con PIOMBO e Les Copains tra i principali motori della crescita.

    Gli analisti prevedono ulteriore espansione

    Le stime di consenso aggiornate a inizio giugno indicano aspettative di ulteriore crescita per l’esercizio 2026/27.

    Gli analisti prevedono ricavi pari a 1,85 miliardi di euro, rispetto agli 1,75 miliardi dell’esercizio precedente. L’EBITDA rettificato è atteso a 235 milioni di euro, rispetto ai 218,2 milioni del 2025/26, mentre l’utile netto rettificato dovrebbe raggiungere 100 milioni di euro.

    Dopo la pubblicazione dei risultati, Equita ha confermato la raccomandazione Hold con target price a 6 euro, mentre Intesa Sanpaolo ha ribadito il rating Buy con un prezzo obiettivo di 6,50 euro.

    Gli analisti di Intesa hanno definito i risultati del primo trimestre “forti” e “leggermente superiori alle nostre aspettative”, aggiungendo che l’andamento corrente delle vendite resta “solido”.

    “Siamo rimasti colpiti non solo dalla sovraperformance rispetto al mercato di riferimento, ma anche dall’accelerazione del turnaround di Stefanel e dai primi, ma già molto incoraggianti, segnali di ripresa di Goldenpoint. Grazie alla sua strategia multi-brand progettata per soddisfare esigenze diverse dei consumatori, OVS beneficia ora di diversi motori di crescita che sostengono una visione positiva per il resto dell’anno e garantiscono una traiettoria di crescita più sostenuta e sostenibile nel medio termine”, hanno commentato gli analisti.

  • Maserati rinnova la gamma mentre Stellantis prepara il rilancio del marchio di lusso

    Maserati rinnova la gamma mentre Stellantis prepara il rilancio del marchio di lusso

    Maserati ha presentato giovedì le versioni aggiornate delle GranTurismo, GranCabrio e Grecale, mentre la capogruppo Stellantis (BIT:STLAM) si prepara a definire una nuova strategia per il futuro del marchio di lusso.

    L’aggiornamento della gamma arriva in vista del Capital Markets Day previsto per dicembre, durante il quale il gruppo dovrebbe illustrare un piano destinato a rilanciare il marchio italiano dopo un periodo caratterizzato da vendite deboli e risultati finanziari difficili.

    Stellantis conferma l’impegno sul marchio

    Durante la presentazione del piano industriale del gruppo il mese scorso, l’amministratore delegato Antonio Filosa ha ribadito il sostegno di Stellantis a Maserati.

    Filosa ha dichiarato che Stellantis intende “rafforzare il futuro di Maserati come marchio esclusivamente di lusso”, anche attraverso il lancio di due nuovi modelli di grandi dimensioni.

    Il manager ha inoltre confermato l’arrivo nel 2027 di una nuova generazione del SUV Grecale.

    Nuove dotazioni e prestazioni migliorate

    L’attuale gamma Maserati comprende il SUV Grecale, disponibile con motorizzazioni benzina, ibride ed elettriche, oltre alla coupé GranTurismo e alla cabrio GranCabrio, entrambe offerte sia con motori termici sia in versione completamente elettrica.

    L’offerta include anche la sportiva MCPura, prodotta in volumi limitati, e le sue varianti speciali.

    Tra le principali novità introdotte sui modelli aggiornati figurano una maggiore autonomia per le versioni elettriche e un motore V6 da 590 cavalli per GranTurismo e GranCabrio.

    Maserati ha inoltre annunciato che tutte le versioni a benzina della Grecale saranno ora disponibili con motore sei cilindri.

    Confermato il posizionamento premium

    Il marchio continua a presidiare il segmento del lusso, con prezzi di partenza di circa 80.000 euro in Europa e circa 80.000 dollari negli Stati Uniti.

    L’azienda punta a rafforzare la propria competitività attraverso il rinnovamento della gamma e il lancio di nuovi modelli nei prossimi anni.

    Proseguono i colloqui per possibili partnership

    Mercoledì Filosa ha rivelato che Stellantis sta valutando accordi strategici che possano contribuire allo sviluppo futuro di Maserati.

    Secondo il CEO, sono in corso trattative con “due importanti partner, che possono portarci tecnologia, sviluppo e idee eccellenti”, aggiungendo che il gruppo sta scegliendo tra le due opzioni.

    Durante la presentazione online della gamma aggiornata, l’amministratore delegato di Maserati Santo Ficili ha sottolineato la volontà di ricercare competenze esterne in ambiti tecnologici specifici.

    “Stiamo chiaramente cercando, vogliamo e dobbiamo trovare sul mercato l’eccellenza nell’architettura elettronica e nella fornitura di componenti specifici… ci stiamo muovendo in questa direzione”, ha dichiarato Ficili.

    Tuttavia, il manager ha escluso qualsiasi collaborazione con Jaguar Land Rover o Tata Motors, nonostante i recenti accordi di cooperazione siglati da queste aziende con Stellantis in altri mercati.

    Nessuna intenzione di vendere Maserati

    Nonostante le persistenti difficoltà operative e le recenti indiscrezioni su un possibile interesse da parte della cinese BYD, Stellantis ha escluso categoricamente la vendita del marchio.

    “Maserati non è in vendita, sicuramente”, ha affermato Filosa.

    Lo scorso anno Maserati ha consegnato meno di 8.000 veicoli e ha registrato una perdita operativa rettificata di 198 milioni di euro, evidenziando le sfide che il management dovrà affrontare nel percorso di rilancio.

  • La Decisione della Fed Potrebbe Generare Volatilità a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    La Decisione della Fed Potrebbe Generare Volatilità a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicavano un avvio poco mosso mercoledì, con gli investitori che adottano un atteggiamento prudente in attesa della decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Dopo l’andamento contrastato della seduta precedente, il mercato sembra privo di una direzione chiara mentre cresce l’attesa per le dichiarazioni del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh.

    L’Attenzione è Rivolta alle Indicazioni della Fed

    Sebbene sia ampiamente previsto che la banca centrale lasci invariati i tassi di interesse, gli operatori analizzeranno attentamente il comunicato ufficiale e le osservazioni di Warsh per individuare segnali sulle future mosse di politica monetaria.

    Qualsiasi cambiamento di tono potrebbe influenzare significativamente il sentiment degli investitori.

    Restano Dubbi sull’Accordo tra Stati Uniti e Iran

    I mercati continuano inoltre a monitorare gli sviluppi dell’accordo preliminare tra Washington e Teheran.

    La mancanza di dettagli definitivi sul contenuto dell’intesa mantiene elevata l’incertezza e spinge molti investitori a limitare l’attività.

    I prezzi del petrolio hanno recuperato parte delle perdite dopo che il presidente Donald Trump ha affermato che l’accordo è “non definitivo” e ha avvertito che gli Stati Uniti sarebbero pronti a “tornare immediatamente a bombardare” l’Iran qualora non approvassero i termini dell’intesa.

    Il Dow Raggiunge un Nuovo Record, il Nasdaq Arretra

    Martedì i mercati azionari statunitensi hanno chiuso con risultati contrastanti.

    Il Dow Jones Industrial Average è salito di 328,64 punti, pari allo 0,6%, raggiungendo il record di chiusura di 51.999,67 punti.

    Il Nasdaq Composite ha invece perso 307,60 punti, o l’1,2%, chiudendo a 26.376,34, mentre l’S&P 500 è sceso dello 0,6% a 7.511,35 punti.

    I rialzi di JPMorgan Chase (NYSE:JPM), Visa (NYSE:V), Home Depot (NYSE:HD) e 3M (NYSE:MMM) hanno contribuito alla performance positiva del Dow.

    Le Prese di Profitto Penalizzano i Titoli Growth

    La debolezza del Nasdaq e dell’S&P 500 è stata attribuita in parte a prese di profitto dopo il recente rally.

    L’ottimismo legato a una possibile conclusione del conflitto tra Stati Uniti e Iran aveva sostenuto i mercati nelle ultime settimane, ma molti investitori hanno preferito monetizzare i guadagni in attesa di un accordo definitivo.

    I Titoli dei Semiconduttori Guidano i Ribassi

    Il comparto tecnologico è stato tra i più penalizzati.

    L’indice Philadelphia Semiconductor è crollato del 5,7%, correggendo dopo aver raggiunto un massimo storico nella seduta precedente.

    Anche i titoli del networking hanno registrato forti vendite, trascinando il NYSE Arca Networking Index in calo del 2,5%.

    I Titoli Energetici Risentono del Calo del Petrolio

    Al di fuori della tecnologia, il settore energetico è stato colpito dalla continua discesa delle quotazioni del greggio.

    Il Philadelphia Oil Service Index ha perso il 2,4%.

    Al contrario, i titoli legati all’oro, le banche e il comparto immobiliare hanno registrato buone performance.

    I Prezzi all’Importazione Accelerano Più del Previsto

    Sul fronte macroeconomico, il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che i prezzi delle importazioni negli Stati Uniti sono aumentati dell’1,9% a maggio, dopo il rialzo rivisto al 2,0% di aprile.

    Gli economisti si aspettavano un incremento dell’1,0%.

    Su base annua, i prezzi delle importazioni sono cresciuti del 6,7%, registrando il maggiore aumento dal mese di agosto 2022 e segnalando persistenti pressioni inflazionistiche.

  • Le Borse Europee Restano Caute in Attesa della Decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse Europee Restano Caute in Attesa della Decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato un andamento contenuto mercoledì, con gli investitori che hanno adottato un approccio prudente in vista della decisione sui tassi d’interesse della Federal Reserve attesa nel corso della giornata e della firma prevista venerdì in Svizzera dell’accordo di pace tra Washington e Teheran.

    I mercati restano concentrati sia sulle indicazioni di politica monetaria della Fed sia sugli sviluppi geopolitici in Medio Oriente.

    L’Inflazione nel Regno Unito Rimane Stabile

    I dati economici pubblicati nel Regno Unito hanno mostrato che l’inflazione al consumo è rimasta invariata al 2,8% su base annua a maggio, in linea con il dato di aprile e inferiore alle attese di un aumento al 3,0%.

    L’inflazione dei prezzi alla produzione è rallentata leggermente al 4,0% dal 4,1% del mese precedente.

    Nel frattempo, i costi degli input sono aumentati dell’8,7%, rispetto al 7,9% di aprile, raggiungendo il livello più elevato da febbraio 2023.

    Si Attenuano le Pressioni Salariali nell’Eurozona

    Dati separati della Banca Centrale Europea hanno evidenziato un rallentamento della crescita salariale nell’area euro.

    Gli aumenti salariali negoziati dovrebbero scendere al 2,6% entro il 2026, contribuendo ad alleviare le preoccupazioni dei responsabili politici riguardo alle pressioni inflazionistiche derivanti dal costo del lavoro.

    I Principali Indici Si Muovono in Leggero Ribasso

    L’andamento dei mercati europei è rimasto misto.

    Il CAC 40 francese si è mantenuto leggermente sopra la parità, mentre il FTSE 100 britannico ha ceduto lo 0,1% e il DAX tedesco lo 0,2%.

    La cautela riflette la riluttanza degli investitori ad assumere posizioni significative prima di importanti eventi monetari e geopolitici.

    I Titoli Auto Sotto Pressione Dopo il Warning di BMW

    Il comparto automobilistico ha guidato i ribassi dopo che BMW (TG:BMW) ha rivisto al ribasso le proprie prospettive per il 2026.

    Le azioni del gruppo tedesco sono scese del 6,5%.

    Volkswagen (TG:VOW3) ha perso il 2,2%, Mercedes-Benz (TG:MBG) il 3,3% e Renault (EU:RNO) l’1%.

    Thales Sale Grazie a una Partnership Strategica

    Il gruppo della difesa Thales (EU:HO) ha guadagnato circa l’1% dopo aver annunciato una partnership strategica con Renault Group.

    L’accordo punta allo sviluppo e all’industrializzazione della produzione su larga scala della munizione circuitante TOUTATIS.

    Nokia Avanza Dopo l’Annuncio di un’Espansione negli Stati Uniti

    Nokia (NYSE:NOK) ha guadagnato l’1,3% dopo aver comunicato l’espansione significativa delle proprie attività avanzate di test e packaging ad Allentown, in Pennsylvania.

    L’investimento rientra nella strategia del gruppo volta a rafforzare la propria presenza tecnologica e produttiva negli Stati Uniti.

  • Piazza Affari Rallenta Dopo i Massimi Storici mentre il Mercato Attende Novità dalla Fed e dall’Accordo con l’Iran

    Piazza Affari Rallenta Dopo i Massimi Storici mentre il Mercato Attende Novità dalla Fed e dall’Accordo con l’Iran

    La Borsa di Milano ha aperto la seduta in lieve calo mercoledì, prendendosi una pausa dopo i recenti massimi storici, in linea con l’atteggiamento prudente osservato sugli altri mercati europei.

    Gli investitori restano in attesa di ulteriori dettagli sull’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran e preferiscono mantenere un approccio cauto prima di assumere nuove posizioni.

    L’Attenzione è Rivolta alla Federal Reserve

    I riflettori sono puntati sulla riunione della Federal Reserve, la prima sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh.

    Il mercato si aspetta ampiamente che i tassi d’interesse rimangano invariati, ma la conferenza stampa successiva sarà attentamente monitorata per comprendere l’orientamento futuro della banca centrale statunitense.

    Gli investitori cercano indicazioni su come Warsh intenda gestire le pressioni del presidente Donald Trump a favore di una politica monetaria più accomodante in un contesto caratterizzato da dati occupazionali ancora solidi e inflazione persistente.

    Il FTSE MIB Arretra Leggermente

    Alle 9:40, il FTSE MIB registrava un calo dello 0,2%, penalizzato principalmente dai titoli energetici e ciclici.

    Il listino milanese ha comunque trovato sostegno nel comparto bancario, che ha continuato a mostrare una performance relativamente positiva rispetto al resto del mercato.

    Le Banche Restano Protagoniste

    Tra i principali titoli del settore finanziario, Unicredit (BIT:UCG) ha guadagnato l’1,2% dopo aver portato la propria partecipazione in Commerzbank (TG:CBK) al 42,4% in seguito alla conclusione dell’offerta pubblica.

    Resta inoltre alta l’attenzione su Banco BPM (BIT:BAMI), il cui consiglio di amministrazione avrebbe avviato un confronto sulle possibili strategie da adottare in risposta all’operazione da 30,6 miliardi di euro che coinvolge MPS (BIT:BMPS), con il supporto di Unipol (BIT:UNI).

    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) ha ceduto lo 0,7%, mentre MPS ha perso l’1,1%. Unipol ha invece registrato un progresso dello 0,1%.

    Debolezza per Energia e Automotive

    La flessione dei prezzi del petrolio ha pesato sul comparto energetico, con ENI (BIT:ENI) in ribasso dell’1,8%.

    Anche le utility hanno mostrato debolezza, mentre Stellantis (BIT:STLAM) ha perso l’1,9% dopo il profit warning diffuso da BMW, che ha riacceso le preoccupazioni sullo stato di salute dell’industria automobilistica europea.

    Tra gli altri titoli in evidenza, DiaSorin (BIT:DIA) ha ceduto l’1,3% dopo che Deutsche Bank ha abbassato la raccomandazione sul titolo a “sell”.

  • Il Petrolio Scende Leggermente mentre i Mercati Valutano l’Accordo con l’Iran e la Situazione nello Stretto di Hormuz

    Il Petrolio Scende Leggermente mentre i Mercati Valutano l’Accordo con l’Iran e la Situazione nello Stretto di Hormuz

    I prezzi del petrolio hanno registrato lievi ribassi mercoledì mentre gli investitori continuavano ad analizzare le implicazioni dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e le incertezze legate alla piena ripresa del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Alle 06:30 GMT, i futures sul Brent perdevano 15 centesimi a 78,81 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense scendeva di 12 centesimi a 75,93 dollari al barile.

    Il Greggio Prosegue la Correzione Dopo il Forte Calo delle Ultime Sedute

    Entrambi i benchmark avevano già perso circa il 5% nelle due sessioni precedenti, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi tre mesi.

    Il movimento è stato alimentato dalle aspettative che un accordo tra Washington e Teheran possa favorire la ripresa dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo.

    Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova, ha dichiarato: “Markets are broadly stripping out the embedded geopolitical risk premium in oil prices.”

    Ha aggiunto: “That said, the path toward normalisation remains far from straightforward. While political agreements may be progressing, physical tanker traffic through the Strait has yet to fully recover.”

    La Ripresa del Traffico Marittimo Resta Incerta

    Secondo i termini dell’intesa, gli Stati Uniti rimuoverebbero il blocco dei porti iraniani, mentre Teheran consentirebbe nuovamente il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, sostanzialmente bloccato dopo gli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio.

    Nonostante i progressi diplomatici, gli operatori restano cauti sulla velocità con cui il traffico marittimo potrà tornare ai livelli normali.

    Hiroyuki Kikukawa, chief strategist di Nissan Securities Investment, ha affermato: “Oil markets retreated on expectations the Strait of Hormuz would reopen following the peace agreement, but traders held off further selling pending details.”

    Ha inoltre aggiunto che il WTI potrebbe continuare a muoversi in modo volatile entro una fascia di circa 10 dollari sopra o sotto quota 80 dollari al barile.

    Prima della crisi, circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto transitava attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Emergono Nuovi Dettagli sull’Accordo

    Martedì sono emerse ulteriori informazioni sul memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’accordo impedirà a Teheran di sviluppare un’arma nucleare, mentre un funzionario statunitense ha confermato che l’Iran potrà riprendere le esportazioni di petrolio una volta firmata l’intesa.

    Il documento, non ancora reso pubblico, prolungherebbe di altri 60 giorni il fragile cessate il fuoco raggiunto ad aprile per consentire il proseguimento dei negoziati verso una soluzione permanente.

    Tuttavia, gli operatori del settore energetico ritengono che il ritorno ai livelli produttivi e di raffinazione precedenti al conflitto potrebbe richiedere settimane, mesi o persino anni.

    Le Tensioni Regionali Non Sono Scomparse

    Permangono dubbi anche sulla tenuta dell’accordo nel lungo periodo.

    Israele ha preso le distanze sia dal cessate il fuoco di aprile sia dal nuovo accordo tra Stati Uniti e Iran, alimentando interrogativi sulla stabilità dell’intesa.

    Secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese, martedì attacchi con droni israeliani hanno colpito tre veicoli nel sud del Libano, causando almeno quattro vittime e diversi feriti. L’episodio ha provocato una rara critica pubblica da parte del presidente Trump.

    Cina e Scorte USA Sotto Osservazione

    Oltre agli sviluppi geopolitici, il mercato guarda con attenzione ai segnali provenienti dalla Cina.

    I dati mostrano che la lavorazione di petrolio greggio nel Paese è diminuita del 9,1% su base annua a maggio, raggiungendo il livello più basso degli ultimi quattro anni. Questo suggerisce che le raffinerie abbiano iniziato a utilizzare le scorte accumulate durante il conflitto.

    Nel frattempo, l’American Petroleum Institute ha segnalato una diminuzione delle scorte di greggio statunitensi pari a 8,3 milioni di barili nella settimana conclusa il 12 giugno.

    Il dato è risultato superiore alle attese degli analisti, che prevedevano un calo di 4,6 milioni di barili. Il mercato attende ora i dati ufficiali dell’Energy Information Administration.