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  • Il petrolio crolla dopo lo stop all’attacco contro l’Iran e la ripresa dei negoziati

    Il petrolio crolla dopo lo stop all’attacco contro l’Iran e la ripresa dei negoziati

    I prezzi del petrolio hanno registrato un forte ribasso lunedì, perdendo oltre il 6% durante la sessione asiatica dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la ripresa dei negoziati con l’Iran in seguito alla decisione di annullare un attacco militare precedentemente pianificato.

    Alle 02:51 ET (06:51 GMT), i futures sul Brent con scadenza ottobre cedevano il 5,7% a 82,94 dollari al barile, mentre i futures sul WTI con consegna a settembre perdevano il 6,5% attestandosi a 79,16 dollari al barile.

    Entrambi i contratti avevano già chiuso la scorsa settimana con ribassi superiori al 5%, ma su base mensile avevano comunque registrato un rialzo di oltre il 20% nel mese di luglio.

    I progressi diplomatici pesano sul mercato energetico

    Nella tarda serata di sabato, Trump ha annunciato di aver sospeso un massiccio attacco militare contro l’Iran dopo che Teheran e diversi Paesi del Medio Oriente avevano richiesto più tempo per portare avanti il dialogo diplomatico.

    “This (deal) would include the Immediate, Complete, and Total OPENING OF THE HORMUZ STRAIT, and an end to Iran’s nuclear threat”, ha scritto Trump su Truth Social.

    Il presidente ha comunque ribadito che gli Stati Uniti restano pronti a intervenire militarmente qualora la diplomazia non producesse risultati.

    L’annuncio ha ridotto le preoccupazioni degli investitori riguardo a possibili interruzioni dell’offerta mondiale di petrolio, favorendo una forte ondata di vendite sul mercato energetico.

    Le tensioni regionali avevano spinto il greggio sopra i 90 dollari

    Nel corso della settimana precedente il petrolio aveva registrato un forte rialzo, alimentato dall’espansione del conflitto oltre l’area del Golfo Persico e dai timori di possibili danni alle infrastrutture energetiche e alle principali rotte marittime.

    Gruppi sostenuti dall’Iran avevano lanciato attacchi con droni contro impianti petroliferi in Arabia Saudita, mentre altre offensive avevano colpito navi per il trasporto di gas naturale nel porto egiziano di Damietta e rotte commerciali sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mar Rosso.

    Queste tensioni avevano spinto temporaneamente il Brent oltre quota 90 dollari al barile.

    L’aumento della produzione OPEC+ accelera il ribasso

    A esercitare ulteriore pressione sulle quotazioni è stata anche la decisione dell’OPEC+ di aumentare le quote produttive di circa 188.000 barili al giorno a partire da settembre.

    La misura completa il graduale ritiro di una parte dei tagli volontari alla produzione introdotti nel 2023.

    I precedenti aumenti delle quote avevano avuto un impatto limitato a causa delle interruzioni dell’offerta provenienti da Iran, Russia e Kazakistan. L’ultima decisione indica tuttavia che il gruppo dei produttori ritiene che le condizioni del mercato consentano di proseguire con il ripristino della produzione grazie all’allentamento dei rischi geopolitici.

  • L’oro sale grazie al dollaro più debole nonostante l’incertezza sulla Federal Reserve

    L’oro sale grazie al dollaro più debole nonostante l’incertezza sulla Federal Reserve

    I prezzi dell’oro hanno registrato un rialzo lunedì, sostenuti dall’indebolimento del dollaro statunitense dopo il calo delle quotazioni del petrolio favorito dall’allentamento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Nonostante il recupero del metallo prezioso, gli investitori restano prudenti in vista di una settimana ricca di dati economici statunitensi che potrebbero influenzare le prossime decisioni della Federal Reserve.

    Alle 01:43 ET (05:43 GMT), l’oro spot (XAU/USD) guadagnava lo 0,5% a 4.062,41 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro salivano dello 0,3% a 4.117,35 dollari. L’argento (XAG/USD) avanzava dello 0,6% a 57,98 dollari l’oncia, mentre il platino (XPT/USD) cresceva dello 0,3% a 1.650,18 dollari.

    Il calo del petrolio sostiene i metalli preziosi

    L’oro ha trovato sostegno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran e altri Paesi del Medio Oriente avevano chiesto più tempo per finalizzare un accordo finalizzato alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla risoluzione della questione nucleare iraniana.

    Le dichiarazioni hanno ridotto le aspettative di un’imminente escalation nella regione, provocando un ribasso di oltre 5 dollari al barile dei prezzi del petrolio durante la sessione asiatica.

    La diminuzione dei prezzi dell’energia ha attenuato i timori di un’inflazione persistente causata da eventuali interruzioni delle forniture, riducendo così la pressione per una politica monetaria più restrittiva e favorendo gli acquisti di oro.

    Anche il Dollar Index ha continuato a indebolirsi, scendendo sotto quota 100 fino a circa 99,7. Un dollaro più debole rende l’oro denominato in valuta statunitense più conveniente per gli acquirenti internazionali, offrendo ulteriore sostegno alle quotazioni.

    Le aspettative sulla Fed continuano a influenzare il mercato

    Nonostante il rialzo di lunedì, il mercato resta prudente dopo che tre esponenti della Federal Reserve, contrari alla decisione assunta durante l’ultima riunione di politica monetaria, hanno ribadito venerdì che l’inflazione resta troppo elevata e che sarebbe necessario un aumento immediato dei tassi di interesse per preservare la credibilità della banca centrale.

    Tassi di interesse più elevati tendono generalmente a penalizzare attività prive di rendimento come l’oro, poiché aumentano il costo opportunità di detenere il metallo rispetto agli investimenti che offrono un rendimento.

    Gli analisti monitorano i principali livelli tecnici

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che il recente andamento dell’oro è stato inferiore alle aspettative, nonostante la sua visione rimanga positiva.

    “La nostra previsione era che i prezzi dell’oro salissero nelle ultime settimane, ma l’andamento delle quotazioni è stato a dir poco deludente”, ha dichiarato Sycamore.

    Secondo l’analista, l’oro dovrà superare la resistenza compresa tra 4.110 e 4.120 dollari prima di puntare al massimo di inizio luglio a 4.202 dollari. Solo allora sarà possibile confermare la formazione di una base sopra il minimo di fine giugno a 3.942 dollari e l’avvio di un recupero più ampio.

    Fino a quel momento, Sycamore ritiene che rimanga elevato il rischio di un nuovo test del supporto a 3.942 dollari.

    Attesa per i dati economici degli Stati Uniti

    L’attenzione degli investitori si sposta ora sui principali dati macroeconomici statunitensi in calendario questa settimana, che potrebbero offrire nuove indicazioni sulle prossime decisioni della Federal Reserve.

    Tra gli appuntamenti più attesi figurano il rapporto JOLTS sulle offerte di lavoro, i dati ADP sull’occupazione nel settore privato, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e il report sui Nonfarm Payrolls di venerdì.

  • I future di Wall Street salgono mentre tornano al centro i negoziati tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street salgono mentre tornano al centro i negoziati tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici azionari statunitensi hanno aperto la settimana in rialzo, con gli investitori che valutano la ripresa dei colloqui diplomatici tra Stati Uniti e Iran e si preparano a una settimana ricca di risultati societari e dati macroeconomici.

    Alle 02:00 ET (06:00 GMT), i future sul Dow Jones guadagnavano 277 punti (+0,5%), quelli sull’S&P 500 salivano di 44 punti (+0,6%) e i future sul Nasdaq 100 avanzavano di 239 punti (+0,8%).

    La seduta positiva di venerdì era stata trainata dal comparto tecnologico, grazie soprattutto ai solidi risultati trimestrali di Amazon, che hanno contribuito a rafforzare la fiducia nel settore dell’intelligenza artificiale.

    Il settore tecnologico continua a sostenere il mercato

    La crescita dei ricavi di Amazon, la più elevata degli ultimi quattro anni, insieme ai risultati superiori alle attese di Microsoft, ha compensato le reazioni più tiepide ai conti di Apple e Meta Platforms.

    L’indice Philadelphia Semiconductor, che riunisce i principali produttori di semiconduttori per l’intelligenza artificiale, ha registrato un lieve rialzo dello 0,07%, pur restando oltre il 20% al di sotto dei massimi storici di giugno.

    Secondo John Higgins, Chief Economic Advisor di Capital Economics, la fiducia degli investitori nell’intelligenza artificiale si è indebolita negli ultimi mesi, ma la domanda di questa tecnologia continua a rimanere elevata.

    “That may help to explain the rebound [late last week] in the share prices of some of the behemoths at the heart of the AI revolution”, ha scritto Higgins.

    Tornano in primo piano i negoziati con l’Iran

    L’attenzione dei mercati si è poi spostata nuovamente sul Medio Oriente dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la cancellazione di un attacco militare contro l’Iran per favorire nuovi colloqui diplomatici.

    Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti erano impegnati con l’Iran “sotto forma di negoziati… inizieranno domani pomeriggio e vedremo se sarà davvero così”.

    Ha inoltre affermato che sarebbe stato definito un quadro di accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz dopo i colloqui con l’Iran e altri Paesi della regione.

    Gli analisti, tuttavia, ricordano che precedenti tentativi diplomatici non hanno prodotto risultati duraturi e invitano alla prudenza.

    Il petrolio arretra dopo le notizie dal Medio Oriente

    Il Brent ha perso il 5,1%, scendendo a 83,44 dollari al barile, dopo l’allentamento delle tensioni geopolitiche.

    A pesare sui prezzi è stata anche la decisione dell’OPEC+ di aumentare la produzione di circa 188.000 barili al giorno, completando così il ripristino dei tagli introdotti nel 2023.

    La flessione del greggio ha ridotto temporaneamente le preoccupazioni per l’inflazione energetica negli Stati Uniti.

    Attesa per l’indice ISM e i conti di Palantir

    Gli investitori attendono ora la pubblicazione dell’indice ISM manifatturiero di luglio, previsto in crescita a 54,0 punti dai 53,3 di giugno.

    Dopo la chiusura di Wall Street sarà invece il turno dei risultati trimestrali di Palantir Technologies (NASDAQ:PLTR).

    Nel primo trimestre la società ha registrato ricavi record pari a 1,63 miliardi di dollari, in crescita dell’85% su base annua, sostenuti dalla forte domanda di software per l’intelligenza artificiale sia nel settore pubblico sia in quello privato.

    Palantir prevede ricavi per l’esercizio 2026 compresi tra 7,65 e 7,66 miliardi di dollari. Tuttavia, gli analisti continuano a monitorare la crescente concorrenza di società emergenti come Anthropic. All’inizio dell’anno, i dirigenti di Palantir hanno definito tali prodotti “AI slop”.

    Le azioni della società hanno perso oltre il 26% dall’inizio dell’anno.

  • Le Borse europee avanzano grazie al calo del petrolio e all’ottimismo sui negoziati con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano grazie al calo del petrolio e all’ottimismo sui negoziati con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto la settimana in rialzo, avvicinandosi ai massimi storici dopo il forte calo dei prezzi del petrolio, che ha migliorato il sentiment degli investitori nonostante le persistenti preoccupazioni per l’inflazione e la crescita economica.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dello 0,4% nelle prime contrattazioni, proseguendo il trend positivo registrato alla fine di luglio. I solidi risultati del secondo trimestre hanno sostenuto i mercati europei, compensando le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le incertezze sulle valutazioni delle società legate all’intelligenza artificiale.

    Il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,9%, il CAC 40 francese lo 0,8% e il FTSE MIB italiano lo 0,7%, mentre il FTSE 100 di Londra ha ceduto lo 0,1%.

    Il calo del greggio sostiene i mercati

    Il clima di mercato è migliorato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’avvio di colloqui diretti con funzionari iraniani. Trump ha inoltre dichiarato di aver annullato un attacco militare previsto nel tentativo di raggiungere un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Il presidente ha affermato che gli Stati Uniti erano impegnati con l’Iran “sotto forma di negoziati… inizieranno domani pomeriggio e vedremo se sarà davvero così”.

    La prospettiva di una soluzione diplomatica ha provocato un calo superiore al 4% dei prezzi del petrolio, favorendo i mercati azionari europei.

    Le società industriali, i titoli del comparto viaggi e le aziende orientate ai consumatori hanno beneficiato maggiormente della diminuzione dei costi energetici.

    Focus su risultati societari e dati macroeconomici

    Tra i singoli titoli, AstraZeneca (LSE:AZN) ha perso circa il 7% dopo le indiscrezioni su possibili colloqui preliminari per una fusione con Bristol Myers Squibb.

    Prysmian (BIT:PRY) è salita di circa l’1% dopo le notizie secondo cui il gruppo sarebbe in fase avanzata nelle trattative per acquisire Atkore.

    Gli investitori hanno inoltre analizzato gli ultimi dati macroeconomici dell’Eurozona. Gli indici PMI definitivi di luglio hanno indicato una stabilizzazione dell’attività economica, mentre le vendite al dettaglio tedesche hanno fornito ulteriori indicazioni sulla forza dei consumi.

    Inflazione e BCE restano al centro dell’attenzione

    Nonostante il rialzo dei mercati, gli investitori continuano a monitorare attentamente l’evoluzione dell’inflazione e le future decisioni delle banche centrali.

    Negli Stati Uniti, l’indice PCE di giugno è risultato inferiore alle attese, ma l’inflazione core resta superiore all’obiettivo della Federal Reserve.

    Nell’Eurozona, i dati preliminari hanno mostrato un aumento dell’inflazione al 2,9% a luglio dal 2,8% di giugno. L’inflazione nei servizi e la tenuta della crescita economica continuano ad alimentare le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea entro la fine dell’anno.

  • JPMorgan vede ulteriore potenziale per le azioni europee

    JPMorgan vede ulteriore potenziale per le azioni europee

    I mercati azionari europei continuano a muoversi vicino ai massimi storici nonostante le recenti tensioni geopolitiche legate al conflitto con l’Iran. In una recente nota di ricerca, JPMorgan ha confermato la propria visione positiva sulle azioni europee, sottolineando che gli utili societari stanno tornando a crescere dopo diversi anni di espansione limitata.

    Gli analisti della banca ritengono inoltre improbabile un disancoraggio delle aspettative d’inflazione, uno scenario che potrebbe consentire alla Banca Centrale Europea di adottare un percorso di rialzo dei tassi meno aggressivo rispetto a quello attualmente scontato dai mercati.

    Utili in ripresa e valutazioni interessanti

    Secondo JPMorgan, diversi fattori continuano a sostenere il mercato azionario europeo. Tra questi figurano il miglioramento degli utili societari, valutazioni inferiori rispetto a quelle delle aziende statunitensi e rendimenti per gli azionisti generalmente più elevati grazie a dividendi e riacquisti di azioni proprie.

    La banca evidenzia inoltre un contesto normativo più favorevole, che sta contribuendo alla ripresa delle operazioni di fusione e acquisizione dopo il rallentamento registrato nel 2023.

    “Eurozone PMIs, credit growth, and earnings revisions are all trending positive, with the CESI hitting a two-year high. After outperforming the US last year, accounting for 7% of total return in local currency terms, eurozone equities are slightly ahead again this year, up 12% versus 9%, respectively”, ha dichiarato JPMorgan.

    Opportunità oltre il tema dell’intelligenza artificiale

    Pur ritenendo che la recente rotazione di mercato stia entrando in una fase più avanzata, JPMorgan continua a favorire una maggiore diversificazione dei portafogli nella seconda metà dell’anno.

    Secondo gli analisti, l’intelligenza artificiale continuerà a rappresentare un importante motore di crescita, ma potrebbero emergere opportunità interessanti anche in altri comparti del mercato.

    Attivismo degli azionisti e fusioni in crescita

    La banca prevede inoltre un aumento delle campagne di attivismo azionario in Europa, osservando che molte società quotate continuano a essere sottovalutate pur generando solidi flussi di cassa.

    Gli analisti ritengono che numerose aziende europee presentino margini di miglioramento nella governance, nell’allocazione del capitale o nell’efficienza operativa senza trovarsi in situazioni di difficoltà finanziaria.

    I settori più frequentemente interessati sono quello industriale, i beni di consumo discrezionali e la tecnologia, mentre Regno Unito, Germania e Francia rappresentano i mercati più attivi.

    JPMorgan ritiene inoltre che la revisione della direttiva europea sui diritti degli azionisti (SRD III) possa favorire un’ulteriore crescita dell’attivismo.

    Le valutazioni favoriscono le operazioni di M&A

    La banca osserva che gli investitori attivisti stanno concentrando sempre più l’attenzione sull’allocazione del capitale, favorendo riacquisti di azioni proprie e maggiori distribuzioni di dividendi.

    Inoltre, un numero significativo di società quotate nel Regno Unito, in Francia e in Germania continua a trattare sotto il proprio valore contabile rispetto alle aziende statunitensi, creando interessanti opportunità per fusioni e acquisizioni in un contesto di ripresa dell’attività globale di M&A.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano grazie al calo del petrolio

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano grazie al calo del petrolio

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona hanno registrato variazioni limitate lunedì, mentre quelli a breve scadenza sono leggermente diminuiti dopo il forte ribasso dei prezzi del petrolio, che ha attenuato le preoccupazioni per l’inflazione nel breve termine. Il movimento è stato favorito dalla ripresa degli sforzi diplomatici tra Stati Uniti e Iran, che ha migliorato il sentiment degli investitori e sostenuto il mercato obbligazionario.

    Il rendimento del Bund tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi d’interesse, è sceso al 2,766%, mentre quello del Bund decennale di riferimento è rimasto stabile al 3,155%.

    I negoziati tra Stati Uniti e Iran sostengono il mercato obbligazionario

    La fiducia degli investitori è migliorata dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’avvio di colloqui diretti con funzionari iraniani. Trump ha inoltre dichiarato di aver annullato un attacco militare pianificato nel tentativo di raggiungere un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Il presidente ha affermato che gli Stati Uniti erano impegnati con l’Iran “sotto forma di negoziati… inizieranno domani pomeriggio e vedremo se sarà davvero così”.

    La prospettiva di una soluzione diplomatica ha contribuito a una flessione superiore al 4% dei prezzi mondiali del petrolio, riducendo le preoccupazioni legate all’inflazione alimentata dall’energia.

    Luglio difficile per il mercato del debito europeo

    La seduta più tranquilla di lunedì è arrivata dopo un mese di luglio particolarmente complesso per i titoli di Stato europei. Nel corso del mese, il rendimento del Bund decennale tedesco è aumentato di circa 30 punti base, raggiungendo livelli che non si vedevano da circa 15 anni, vicino al 3,21%.

    Il mercato obbligazionario ha risentito delle tensioni prolungate tra Stati Uniti e Iran, della volatilità dei mercati energetici e dell’incertezza sulle future decisioni della Federal Reserve, fattori che hanno rafforzato le aspettative di tassi d’interesse elevati più a lungo.

    Crescita e inflazione restano al centro dell’attenzione della BCE

    Anche gli ultimi dati macroeconomici hanno influenzato le aspettative degli investitori. Le stime preliminari indicano che il PIL dell’Eurozona è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, superando le previsioni del mercato.

    Nel frattempo, i dati preliminari sull’inflazione di luglio hanno mostrato un aumento dell’indice dei prezzi al consumo al 2,9% dal 2,8% di giugno, mentre l’inflazione core è salita al 2,5%, sostenuta dall’aumento dei costi dei servizi e dagli effetti dei prezzi dell’energia.

    Questo scenario continua a rafforzare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

    I mercati attendono le prossime decisioni della BCE

    Dopo l’aumento dei tassi di 25 punti base deciso a giugno, che ha portato il tasso di riferimento al 2,25%, la BCE ha lasciato intendere che un ulteriore rialzo potrebbe essere preso in considerazione nella riunione del 10 settembre.

    I mercati finanziari scontano attualmente almeno un ulteriore aumento di 25 punti base entro la fine dell’anno, mentre alcuni investitori ritengono possibili due rialzi se l’inflazione dovesse restare elevata.

    Con il petrolio in calo, l’attenzione si concentra ora sui dati economici di agosto per capire se i rendimenti obbligazionari europei abbiano raggiunto una fase di stabilizzazione oppure se le persistenti pressioni inflazionistiche possano spingerli nuovamente al rialzo.

  • Prysmian acquisisce Atkore per 3,8 miliardi di dollari

    Prysmian acquisisce Atkore per 3,8 miliardi di dollari

    Prysmian (BIT:PRY) ha raggiunto un accordo definitivo per acquisire il produttore statunitense di prodotti elettrici Atkore (NYSE:ATKR) attraverso un’operazione interamente in contanti dal valore di circa 3,8 miliardi di dollari.

    In base ai termini dell’accordo, Prysmian pagherà 95 dollari per azione Atkore, riconoscendo un premio di circa il 30% rispetto al prezzo di chiusura registrato venerdì. L’operazione è stata approvata all’unanimità dai consigli di amministrazione di entrambe le società.

    L’operazione rafforza l’esposizione ai megatrend dell’elettrificazione e dell’intelligenza artificiale

    Secondo Prysmian, l’acquisizione consentirà di ampliare il portafoglio di prodotti per le infrastrutture elettriche, in un contesto di crescente domanda legata all’elettrificazione, ai data center dedicati all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione.

    “L’elettrificazione, i data center alimentati dall’intelligenza artificiale e la digitalizzazione richiedono tutti investimenti significativi nelle infrastrutture e sono fondamentali per l’economia moderna, mentre le opportunità negli Stati Uniti sono enormi”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Prysmian, Massimo Battaini, in un comunicato ufficiale.

    L’azienda ritiene che l’operazione rafforzerà la propria presenza negli Stati Uniti, consentendole di cogliere le opportunità offerte da questi trend di crescita strutturale.

    Chiusura prevista entro la fine del 2026

    Il completamento della transazione è previsto entro la fine del 2026, subordinatamente al soddisfacimento delle consuete condizioni di chiusura e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolamentari.

    Prysmian ha inoltre confermato che finanzierà l’acquisizione attraverso una combinazione di debito e capitale proprio.

  • Ferrari alza le previsioni per il 2026 nonostante utili del secondo trimestre inferiori alle attese

    Ferrari alza le previsioni per il 2026 nonostante utili del secondo trimestre inferiori alle attese

    Ferrari N.V. (BIT:RACE) ha pubblicato risultati del secondo trimestre inferiori alle aspettative del mercato, ma gli investitori hanno accolto positivamente l’aggiornamento al rialzo della guidance per l’intero esercizio, facendo salire il titolo di circa il 5% nelle contrattazioni premarket.

    Le nuove previsioni sono state sostenute dalla continua forte domanda di personalizzazioni, che ha compensato risultati trimestrali più deboli del previsto.

    Ricavi in crescita e guidance annuale migliorata

    Nel trimestre chiuso il 30 giugno, Ferrari ha registrato un utile per azione rettificato di 2,62 euro, inferiore al consenso degli analisti pari a 2,85 euro.

    I ricavi netti sono aumentati dell’8% su base annua, raggiungendo 1,94 miliardi di euro rispetto agli 1,79 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, pur rimanendo sotto le attese del mercato di 2,15 miliardi di euro.

    Per l’intero 2026, Ferrari ha aumentato la previsione dei ricavi a circa 7,60 miliardi di euro, rispetto ai precedenti 7,50 miliardi.

    La società ha inoltre innalzato la guidance per l’utile per azione rettificato diluito ad almeno 9,68 euro, rispetto alla precedente indicazione di almeno 9,45 euro.

    Ferrari ha anche migliorato le previsioni sul flusso di cassa industriale libero ad almeno 1,55 miliardi di euro, dai precedenti 1,50 miliardi, e ha portato l’obiettivo di EBITDA rettificato ad almeno 2,97 miliardi di euro, rispetto ai precedenti 2,93 miliardi. Il margine EBITDA rettificato è ora atteso ad almeno il 39,0%.

    La domanda di personalizzazioni sostiene la redditività

    “I solidi risultati ottenuti nel secondo trimestre riflettono la nostra esecuzione disciplinata e la continua forza della nostra strategia”, ha dichiarato Benedetto Vigna, CEO di Ferrari. “Un trend costante nelle personalizzazioni ci consente di aumentare la guidance per l’anno.”

    L’utile operativo è cresciuto del 10% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 605 milioni di euro, con un margine operativo del 31,2%.

    Secondo la società, il miglioramento è stato favorito da un mix di prodotto più favorevole, dalla maggiore domanda di personalizzazioni e dal contributo delle attività sportive.

    L’utile netto è aumentato del 9% su base annua, attestandosi a 463 milioni di euro.

    Portafoglio ordini coperto fino al 2027

    Nel secondo trimestre Ferrari ha consegnato 3.366 vetture, proseguendo il programma di rinnovo della gamma.

    Sono aumentate le consegne delle 12Cilindri, 12Cilindri Spider, Purosangue e della famiglia 296 Speciale, mentre quelle della 296 GTS, della Roma Spider e della famiglia SF90 XX sono diminuite in linea con il progressivo phase-out dei modelli.

    La società ha dichiarato che il portafoglio ordini copre ora l’intero 2027.

  • I titoli tecnologici puntano a sostenere il rimbalzo di Wall Street dopo il forte ribasso: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I titoli tecnologici puntano a sostenere il rimbalzo di Wall Street dopo il forte ribasso: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura positiva giovedì, con gli investitori pronti a tornare sugli acquisti dopo le pesanti perdite registrate nella seduta precedente.

    I titoli tecnologici sembravano destinati a guidare il recupero, con i future sul Nasdaq 100 in rialzo dell’1,6% prima dell’apertura dei mercati.

    Microsoft sostiene il settore mentre Meta pesa sul comparto

    Gli acquisti sui titoli tecnologici penalizzati nelle ultime sedute potrebbero favorire il rimbalzo iniziale dopo che il Nasdaq ha chiuso mercoledì ai minimi degli ultimi tre mesi. Anche il Dow Jones e l’S&P 500 hanno terminato la seduta ai livelli di chiusura più bassi da oltre un mese.

    Microsoft (NASDAQ:MSFT) è stata tra i principali protagonisti del premercato, con un rialzo del 9,2% grazie a risultati trimestrali superiori alle attese, sostenuti dalla crescita del business Azure.

    Meta Platforms (NASDAQ:META), al contrario, è scesa del 9,7% nel premercato dopo aver fornito una guidance deludente sulla crescita dei ricavi.

    “Questa stagione delle trimestrali è diventata meno una questione di risultati principali e più una dimostrazione che gli investimenti senza precedenti nell’IA possono generare una redditività sostenibile”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com.

    Ha aggiunto: “Con Apple e Amazon ancora in attesa di pubblicare i risultati, il giudizio del mercato sul ciclo di investimenti nell’IA è tutt’altro che definitivo.”

    Wall Street chiude una seduta altamente volatile in forte ribasso

    La seduta di mercoledì è stata caratterizzata da forti oscillazioni. Dopo aver recuperato le perdite iniziali e aver brevemente riportato gli indici in territorio positivo nel pomeriggio, i mercati hanno invertito nuovamente la rotta nell’ultima ora di contrattazioni.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 1.153,18 punti (-2,2%), chiudendo a 51.594,14.

    Il Nasdaq Composite è sceso di 433,97 punti (-1,7%) a 24.442,94, registrando la chiusura più bassa degli ultimi tre mesi.

    L’S&P 500 ha ceduto 112,63 punti (-1,5%), terminando a 7.316,15, il livello più basso da oltre un mese.

    I timori sui tassi continuano a pesare sui mercati

    Le vendite si sono intensificate nel finale di seduta mentre i rendimenti dei Treasury salivano nelle contrattazioni elettroniche, nonostante la Federal Reserve avesse lasciato invariati i tassi di interesse.

    La banca centrale ha mantenuto il tasso sui federal funds nell’intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%, confermando per la quinta riunione consecutiva la propria politica monetaria.

    La decisione non è stata però unanime. Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan hanno votato a favore di un aumento dei tassi di 25 punti base.

    Il petrolio sale con il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente

    I mercati azionari sono stati penalizzati anche dal forte rialzo del petrolio.

    I future sul greggio statunitense sono balzati di oltre il 6% dopo aver perso il 14% nelle tre sedute precedenti, alimentati dalle rinnovate preoccupazioni per l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, l’Iran ha lanciato diversi missili balistici contro le forze statunitensi dispiegate in Medio Oriente, ma tutti sono stati intercettati.

    Successivamente il Centcom ha comunicato che forze statunitensi e saudite hanno effettuato attacchi mirati contro obiettivi terroristici sostenuti dall’Iran in Iraq dopo oltre 30 attacchi con droni attribuiti ai Pasdaran nelle precedenti 72 ore.

    Il presidente Donald Trump ha inoltre dichiarato a un giornalista di Fox News: “Prenderanno una dura lezione.”

    I semiconduttori guidano i ribassi

    I titoli dei semiconduttori hanno registrato forti oscillazioni prima di chiudere nettamente in calo.

    L’indice Philadelphia Semiconductor ha perso il 5,3%, toccando il livello di chiusura più basso degli ultimi tre mesi.

    Anche il comparto immobiliare ha subito forti vendite a causa dell’aumento dei rendimenti obbligazionari, con il Philadelphia Housing Sector Index in calo del 4,3%.

    I titoli del networking hanno perso terreno, trascinando il NYSE Arca Networking Index in ribasso del 4%.

    In calo anche i comparti hardware, compagnie aeree e banche, mentre i titoli energetici hanno beneficiato del rialzo del prezzo del petrolio.

  • Le borse europee avanzano mentre i risultati societari compensano l’incertezza sui tassi di interesse: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee avanzano mentre i risultati societari compensano l’incertezza sui tassi di interesse: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno chiuso in rialzo giovedì, con gli investitori impegnati a valutare una nuova serie di risultati aziendali e le implicazioni della decisione della Federal Reserve statunitense di lasciare invariati i tassi di interesse dopo un voto diviso per 9 a 3.

    La Bank of England lascia invariati i tassi

    Sul fronte della politica monetaria, la Bank of England ha mantenuto invariato il tasso di riferimento, come previsto dal mercato.

    Il Monetary Policy Committee, guidato dal governatore Andrew Bailey, ha votato con sei membri favorevoli e tre contrari per mantenere il tasso bancario al 3,75%, il livello più basso dal giugno 2023.

    L’economia francese torna a crescere

    I dati economici hanno mostrato che la Francia ha evitato la recessione nel secondo trimestre grazie alla ripresa dei consumi e delle esportazioni.

    Le stime preliminari diffuse dall’INSEE indicano che il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, dopo la contrazione dello 0,1% registrata nei primi tre mesi dell’anno, in linea con le aspettative.

    Ulteriori dati hanno evidenziato un’accelerazione della spesa delle famiglie francesi a giugno, sostenuta dall’aumento degli acquisti di energia e prodotti alimentari.

    I principali indici europei chiudono in rialzo

    Il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,9%, il FTSE 100 britannico è salito dello 0,4%, mentre il DAX tedesco ha registrato un progresso dello 0,1%.

    Rolls-Royce guida i rialzi nel Regno Unito

    Tra i singoli titoli, Rolls Royce Holdings (LSE:RR.) è balzata di oltre il 4% dopo aver rivisto al rialzo le previsioni di utile per l’intero esercizio grazie ai solidi risultati operativi e finanziari del primo semestre.

    Shell (LSE:SHEL) ha guadagnato circa l’1% dopo aver più che raddoppiato l’utile del secondo trimestre.

    BAE Systems (LSE:BA.) è salita dell’1,1% dopo aver migliorato gli obiettivi annuali relativi a ricavi, redditività e flussi di cassa.

    Lloyds Banking Group (LSE:LLOY) ha aggiunto quasi il 2% dopo aver annunciato ulteriori misure di riduzione dei costi, un aumento del dividendo intermedio e un nuovo programma di riacquisto di azioni da 1 miliardo di sterline in seguito a un incremento del 23% dell’utile semestrale.

    Risultati contrastanti per le società europee

    ING (EU:INGA) ha guadagnato il 2% dopo aver pubblicato utili del secondo trimestre superiori alle attese e aver migliorato le proprie prospettive.

    Stellantis (BIT:STLAM) ha perso il 5,3% dopo che il risultato operativo rettificato del secondo trimestre si è rivelato inferiore alle aspettative.

    Vinci (EU:DG) è salita di quasi il 5% dopo aver superato le stime su utile e free cash flow del primo semestre, sostenuta dalla forte crescita della divisione Energy Solutions.

    Veolia (EU:VIE), leader mondiale nei servizi ambientali, ha guadagnato l’1,7% dopo aver riportato solidi risultati semestrali e aver alzato le previsioni di utile per l’intero anno.

    Capgemini (EU:CAP) ha ceduto l’1,7% dopo aver comunicato un forte calo dell’utile netto del primo semestre.

    Air France-KLM (EU:AF) è salita dell’1,5%, mentre Deutsche Lufthansa ha registrato un moderato rialzo dopo che entrambe hanno presentato offerte per acquisire una quota di controllo di TAP Air Portugal.

    Accor (EU:AC) ha perso l’1,3% dopo aver registrato una lieve flessione del ricavo per camera disponibile nel secondo trimestre.

    Bouygues (EU:EN) è balzata del 7% grazie al miglioramento dei risultati del primo semestre.

    Schneider Electric (EU:SU) è salita del 6,4% dopo aver registrato ricavi e free cash flow record nel primo semestre.

    Sanofi (EU:SAN) ha perso il 3,6% nonostante abbia rivisto al rialzo le previsioni di vendita per l’intero esercizio.

    Societe Generale (EU:GLE) ha guadagnato il 2,4% dopo aver annunciato l’intenzione di avviare un programma di riacquisto di azioni da 1,5 miliardi di euro non prima del 3 agosto.

    Adidas crolla, BMW in rialzo

    Adidas (TG:ADS) è precipitata di oltre il 17% dopo che le maggiori spese di marketing per i Mondiali di calcio hanno penalizzato l’utile trimestrale.

    BMW (TG:BMW), invece, è salita dell’1,7% dopo aver registrato un margine operativo del settore automobilistico nel secondo trimestre leggermente superiore alle attese.