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  • L’oro arretra mentre il dollaro si rafforza e il messaggio della Fed pesa sul mercato

    L’oro arretra mentre il dollaro si rafforza e il messaggio della Fed pesa sul mercato

    I prezzi dell’oro sono scesi giovedì dopo che gli investitori hanno rivalutato le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, sull’inflazione in seguito alla decisione della banca centrale di lasciare invariati i tassi di interesse. Il rafforzamento del dollaro statunitense e il recupero dei rendimenti dei Treasury hanno inoltre ridotto l’attrattiva del metallo prezioso.

    Alle 00:44 ET (04:44 GMT), l’oro spot (XAU/USD) perdeva lo 0,4% a 4.049,99 dollari l’oncia, dopo aver raggiunto in precedenza il massimo di una settimana a 4.100,42 dollari in seguito alla decisione della Fed. I Gold Futures salivano dello 0,3% a 4.047,20 dollari, mentre l’argento (XAG/USD) cedeva lo 0,6% a 57,32 dollari. Il platino (XPT/USD) perdeva l’1,3% a 1.597,87 dollari.

    Il rialzo iniziale dopo la Fed perde forza

    L’oro aveva inizialmente guadagnato terreno dopo che la Federal Reserve aveva mantenuto invariati i tassi di interesse, grazie al calo dei rendimenti obbligazionari e all’indebolimento del dollaro, fattori che hanno favorito gli asset privi di rendimento.

    Successivamente, però, il movimento rialzista si è attenuato quando gli investitori hanno analizzato le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh, che ha ribadito l’impegno della banca centrale a riportare l’inflazione verso l’obiettivo di lungo periodo del 2%, pur mantenendo invariata la politica monetaria.

    L’indice del dollaro statunitense si manteneva stabile intorno a quota 100,9, mentre i rendimenti dei Treasury di riferimento recuperavano terreno rispetto ai minimi registrati subito dopo l’annuncio della Fed, limitando ulteriori rialzi dell’oro.

    Secondo il CME FedWatch, il mercato attribuisce ora una probabilità di circa il 64% a un rialzo dei tassi a settembre, rispetto a circa l’81% stimato prima dell’ultima riunione della Federal Reserve.

    Le tensioni in Medio Oriente alimentano i timori sull’inflazione

    Gli investitori hanno continuato a seguire anche gli sviluppi geopolitici dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro l’Iran durante la notte. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha definito l’operazione “una risposta potente” a quelli che ha descritto come tentativi iraniani di colpire le forze americane il giorno precedente.

    In precedenza il presidente Donald Trump aveva promesso una risposta contro Teheran, affermando che gli Stati Uniti avrebbero reagito con decisione dopo che le forze armate avevano intercettato quello che è stato definito un attacco a sorpresa iraniano contro il personale americano.

    La nuova escalation ha contribuito a mantenere elevati i prezzi del petrolio, mentre gli operatori valutavano il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche.

    Anche le preoccupazioni sul trasporto marittimo sono aumentate dopo che i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran hanno avvertito che avrebbero preso di mira le navi saudite dirette verso l’Oceano Indiano, spingendo alcune petroliere a valutare rotte alternative.

    La solidità dei prezzi dell’energia continua ad alimentare i timori di un’inflazione persistente, complicando un eventuale allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.

    Il mercato attende i dati sull’inflazione statunitense

    L’attenzione si sposta ora sulla pubblicazione dell’indice dei prezzi PCE (Personal Consumption Expenditures) degli Stati Uniti, il principale indicatore dell’inflazione seguito dalla Federal Reserve, che potrebbe fornire nuove indicazioni sull’evoluzione dei prezzi e sul futuro percorso dei tassi di interesse.

    Gli investitori seguiranno inoltre le prossime decisioni di politica monetaria della Bank of England e della Bank of Japan, entrambe attese lasciare invariati i tassi di interesse.

  • Il petrolio sale per il secondo giorno consecutivo mentre riprendono gli attacchi tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio sale per il secondo giorno consecutivo mentre riprendono gli attacchi tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio hanno registrato un secondo rialzo consecutivo giovedì, mentre l’intensificarsi delle operazioni militari tra Stati Uniti e Iran ha alimentato nuove preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture energetiche attraverso alcune delle principali rotte marittime mondiali.

    I futures sul Brent sono saliti di 1,06 dollari, pari all’1,17%, a 91,80 dollari al barile alle 08:12 GMT, dopo aver toccato un minimo intraday di 89,02 dollari.

    Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato 39 centesimi, pari allo 0,46%, a 84,85 dollari al barile, dopo essere sceso fino a 83,21 dollari durante la seduta.

    L’escalation militare mantiene alta la tensione sui mercati energetici

    Le tensioni sono rimaste elevate dopo che l’esercito statunitense ha annunciato di aver colpito decine di obiettivi delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, inclusi centri di comando e strutture dedicate ai droni. L’operazione è stata lanciata in risposta al lancio di missili balistici da parte di Teheran contro le forze americane presenti in Medio Oriente.

    Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), l’operazione è iniziata alle 00:00 GMT e si è conclusa alle 02:00 GMT di giovedì.

    “Finché il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz resterà un azzardo, il premio al rischio sul petrolio non scomparirà: la speranza di una soluzione diplomatica è positiva, ma il mercato continua a prezzare la realtà degli attacchi in corso”, ha dichiarato Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade.

    Lo Stretto di Hormuz resta cruciale per le forniture globali

    Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale, continua a essere il principale punto di attenzione dei mercati energetici dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio.

    Mercoledì, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito gruppi paramilitari sostenuti dall’Iran in Iraq. Si è trattato della prima partecipazione pubblicamente confermata dell’Arabia Saudita ad attacchi aerei statunitensi, in risposta agli attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite lanciati dall’Iraq.

    Nonostante il deterioramento della situazione militare, gli analisti ritengono che gli investitori continuino a concentrarsi soprattutto sui volumi di petrolio che attraversano i principali punti di transito e sulle possibilità di una soluzione diplomatica.

    L’agenzia iraniana Fars ha riferito che una nave metaniera del Qatar ha attraversato la rotta designata dall’Iran nello Stretto di Hormuz dopo aver ottenuto l’autorizzazione delle autorità iraniane.

    I dati di Kpler e LSEG mostrano che la petroliera Al Areesh, che aveva caricato il proprio carico presso il terminal qatariota di Ras Laffan tra il 4 e il 6 luglio, ha lasciato lo stretto durante la notte del 29 luglio.

    Nuovi rischi per il trasporto marittimo aumentano l’incertezza

    Il conflitto ha inoltre influenzato il traffico nello Stretto di Bab el-Mandeb, creando un secondo punto critico per le forniture energetiche mondiali insieme allo Stretto di Hormuz.

    Secondo fonti regionali citate da Reuters, il movimento Houthi dello Yemen starebbe valutando l’introduzione di tariffe per le navi commerciali che attraversano il Mar Rosso meridionale, una settimana dopo aver annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita.

    “Perché il Brent superi con decisione i recenti massimi e mantenga un trend rialzista, serviranno prove più evidenti di un’interruzione fisica prolungata, come una riduzione duratura dei flussi attraverso Hormuz oppure danni confermati a infrastrutture energetiche strategiche”, ha aggiunto Waterer.

    In un ulteriore elemento di pressione sull’offerta, il Caspian Pipeline Consortium ha comunicato, secondo quanto riportato dall’agenzia russa Interfax, di aver sospeso le operazioni di carico del petrolio dopo un attacco con droni contro una petroliera.

  • Decisione della Fed e trimestrali delle Big Tech al centro dell’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Decisione della Fed e trimestrali delle Big Tech al centro dell’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future sui principali indici azionari statunitensi hanno registrato lievi rialzi giovedì, mentre gli investitori valutavano l’ultima decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse e una nuova ondata di trimestrali delle grandi società tecnologiche. Sebbene la banca centrale abbia lasciato invariati i tassi, il voto diviso e le persistenti pressioni inflazionistiche hanno mantenuto un clima di cautela. Nel frattempo, Microsoft (NASDAQ:MSFT) e Meta Platforms (NASDAQ:META) hanno registrato reazioni opposte dopo la pubblicazione dei conti, mentre il mercato continua a valutare gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale.

    I future avanzano leggermente dopo una seduta volatile

    Alle 01:55 ET (05:55 GMT), i future sul Dow Jones guadagnavano 27 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 salivano di 15 punti, o dello 0,2%, mentre i future sul Nasdaq 100 avanzavano di 133 punti, pari allo 0,5%.

    Nella seduta precedente Wall Street aveva chiuso in ribasso, con gli investitori intenti ad analizzare le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh dopo l’ultima riunione di politica monetaria.

    Anche il comparto dei semiconduttori è rimasto sotto pressione. Il Philadelphia Semiconductor Index ha perso il 5,33%, portando il calo delle ultime cinque sedute a oltre il 14%, mentre il Nasdaq 100 è entrato ufficialmente in fase di correzione, avendo perso più del 10% rispetto ai massimi recenti.

    Gli investitori continuano a interrogarsi sulla sostenibilità degli enormi investimenti destinati all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, inclusi chip e data center, mentre la crescente concorrenza delle aziende tecnologiche cinesi ha ulteriormente pesato sul sentiment.

    Questi timori sono stati messi alla prova dopo la chiusura dei mercati, quando Microsoft e Meta Platforms sono diventate le prime grandi società focalizzate sull’intelligenza artificiale a pubblicare i risultati trimestrali.

    Sul fronte geopolitico, il mercato ha continuato inoltre a monitorare i nuovi attacchi militari statunitensi in Iran. I futures sul Brent, riferimento mondiale del petrolio, sono saliti dell’1,4% a 92,01 dollari al barile, dopo il rialzo di circa il 7% registrato nella seduta precedente.

    La Federal Reserve lascia invariati i tassi

    La Federal Reserve ha mantenuto il tasso di riferimento nell’intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75% al termine della riunione di due giorni, anche se tre membri del Comitato hanno votato a favore di un rialzo dei tassi.

    L’inflazione continua a rappresentare la principale preoccupazione della banca centrale. Le pressioni sui prezzi restano infatti ben al di sopra dell’obiettivo del 2%, soprattutto a causa dell’aumento dei costi energetici provocato dal conflitto con l’Iran.

    Sebbene i dati sull’inflazione di giugno siano risultati più deboli delle attese, i prezzi del petrolio hanno continuato a oscillare nel corso del mese, riflettendo l’incertezza legata agli sviluppi in Medio Oriente.

    Un aumento dei tassi potrebbe contribuire a contenere l’inflazione, ma rischierebbe anche di indebolire un mercato del lavoro già caratterizzato da assunzioni limitate e bassi livelli di licenziamenti.

    Kevin Warsh, alla sua seconda riunione di politica monetaria da presidente della Fed, ha sottolineato che la decisione di lasciare invariati i tassi non significa che la banca centrale non sia pronta a intervenire.

    “Non c’è stato nulla di automatico nelle nostre discussioni”, ha dichiarato Warsh.

    Alla domanda se ulteriori rialzi dei tassi possano contribuire a frenare l’inflazione, Warsh ha risposto che si tratta di uno strumento disponibile, ma ha aggiunto: “Non direi che sia l’unico elemento”. Ha inoltre osservato che il rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine registrato dopo la riunione di giugno sta già contribuendo a irrigidire le condizioni finanziarie.

    I rendimenti dei Treasury statunitensi a lunga scadenza sono aumentati mentre gli investitori cercavano indicazioni sulle prossime mosse della Fed. I rendimenti obbligazionari si muovono generalmente in direzione opposta ai prezzi.

    “Le comunicazioni vaghe e probabilmente controproducenti di […] Warsh durante la conferenza stampa rendono ancora più difficile prevedere quale sarà la prossima mossa della Fed”, ha affermato Thomas Ryan, Senior North America Economist di Capital Economics.

    Microsoft convince grazie al cloud e all’intelligenza artificiale

    Microsoft ha pubblicato risultati trimestrali solidi, sostenuti dalla continua crescita del business cloud e dalla crescente domanda dei suoi servizi basati sull’intelligenza artificiale.

    Nel trimestre concluso a giugno, il fatturato è aumentato del 18% a 90 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è cresciuto del 31% a 35,8 miliardi di dollari, superando le aspettative del mercato.

    L’amministratore delegato Satya Nadella ha inoltre annunciato che i ricavi annuali della piattaforma cloud Azure, potenziata dall’intelligenza artificiale, hanno superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari.

    Microsoft normalmente non comunica separatamente i ricavi di Azure, rendendo il dato particolarmente significativo nel confronto con Google, che la settimana scorsa aveva indicato ricavi cloud prossimi ai 100 miliardi di dollari su base annua.

    Il gruppo non ha dato alcun segnale di voler rallentare gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Le spese in conto capitale hanno raggiunto 41 miliardi di dollari nel trimestre, in aumento del 69,4% rispetto all’anno precedente, portando il totale annuale a 145,3 miliardi di dollari.

    Gli investitori hanno accolto positivamente la forte crescita di Azure nonostante l’elevato livello di investimenti, facendo salire il titolo Microsoft di oltre il 7% nelle contrattazioni after-hours.

    Meta delude nonostante ricavi record

    Meta Platforms ha invece registrato un forte ribasso nelle contrattazioni successive alla chiusura di Wall Street, con il titolo in calo di oltre il 7%, pur avendo riportato ricavi record pari a 60,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre.

    L’attenzione degli investitori si è concentrata soprattutto sull’aumento delle previsioni di spesa. Meta prevede ora investimenti in conto capitale per almeno 130 miliardi di dollari quest’anno, rispetto ai 125 miliardi indicati in precedenza, confermando il limite superiore della guidance a 145 miliardi di dollari.

    Il management avrebbe dovuto rassicurare il mercato sulla strategia di monetizzazione dell’intelligenza artificiale durante la conference call, ma la reazione negativa del titolo ha mostrato che tali preoccupazioni restano presenti.

    La società ha inoltre registrato un free cash flow inferiore a 1 miliardo di dollari, mentre l’utile trimestrale è diminuito del 14% a 18,3 miliardi di dollari.

    Anche la guidance sui ricavi del trimestre in corso è risultata inferiore alle attese, mentre Meta ha avvertito che i procedimenti legali relativi all’impatto dei social media sui giovani potrebbero comportare perdite rilevanti.

    L’attenzione del mercato si sposta ora su Apple e Amazon, che pubblicheranno i risultati nel corso della giornata di giovedì.

    Sotto i riflettori anche Qualcomm, Starbucks e Chipotle

    Al di fuori delle Big Tech, Qualcomm (NASDAQ:QCOM) ha perso terreno nelle contrattazioni after-hours dopo aver fornito una guidance inferiore alle aspettative per il trimestre in corso.

    La società ha inoltre annunciato l’intenzione di aumentare i prezzi dei propri prodotti per compensare l’aumento dei costi di produzione e delle memorie. L’amministratore delegato Cristiano Amon ha dichiarato che l’intero settore dei semiconduttori continua a fare i conti con costi più elevati e problemi nella catena di approvvigionamento, alimentati dalla crescente domanda di data center per l’intelligenza artificiale.

    Qualcomm ha riportato un utile per azione rettificato di 2,21 dollari nel terzo trimestre, leggermente inferiore alle stime FactSet. Il fatturato è diminuito del 4% a 9,95 miliardi di dollari, pur superando le aspettative degli analisti.

    Starbucks (NASDAQ:SBUX) ha invece pubblicato risultati trimestrali superiori alle previsioni, sostenuti dal miglioramento del traffico nei punti vendita del Nord America e dai progressi del piano di rilancio. Il titolo è salito di circa il 4% nelle contrattazioni after-hours.

    Anche Chipotle Mexican Grill (NYSE:CMG) ha superato le aspettative sia in termini di ricavi sia di utili grazie all’apertura di nuovi ristoranti e ai progressi della propria strategia commerciale. La società ha inoltre migliorato la guidance sulle vendite comparabili per l’intero esercizio, sostenendo il titolo dopo la chiusura del mercato.

  • Le Borse europee restano caute mentre i solidi risultati societari compensano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee restano caute mentre i solidi risultati societari compensano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno registrato movimenti contenuti giovedì, con una nuova ondata di risultati societari superiori alle attese, guidata dalla forte performance di Shell (LSE:SHEL), che ha compensato le incertezze sulla politica monetaria statunitense e il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 si è mantenuto vicino alla parità nelle prime contrattazioni. Il DAX tedesco ha ceduto lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,6%, sostenuto dai risultati positivi di numerose società europee di primo piano.

    Shell sostiene i mercati

    Shell ha fornito uno dei principali contributi al rialzo dei listini europei dopo aver più che raddoppiato l’utile adjusted del secondo trimestre a 9,8 miliardi di dollari, superando nettamente le aspettative grazie alla solida performance operativa e ai risultati delle attività di trading.

    Nonostante la stagione delle trimestrali favorevole, il sentiment degli investitori è rimasto prudente dopo che la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse, senza però fornire indicazioni chiare sulle prossime mosse di politica monetaria.

    Sebbene il presidente della Fed Kevin Warsh abbia ribadito l’impegno della banca centrale nel contenere l’inflazione persistente, le sue dichiarazioni hanno lasciato gli operatori incerti sulla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi o di un loro mantenimento su livelli elevati più a lungo.

    Le tensioni geopolitiche restano sotto osservazione

    A influenzare il clima di mercato hanno contribuito anche i nuovi attacchi militari statunitensi in Iran, che hanno aggravato un conflitto in corso da cinque mesi e mantenuto alta l’attenzione sui mercati energetici mondiali.

    Gli investitori europei erano inoltre concentrati sulla decisione della Banca d’Inghilterra sui tassi di interesse e sulla pubblicazione di importanti dati macroeconomici, tra cui il PIL del secondo trimestre dell’Eurozona, gli indici di fiducia di luglio e le stime preliminari dell’inflazione tedesca.

    Il comparto tecnologico resta selettivo

    I titoli tecnologici hanno mostrato un andamento prudente dopo una serie di risultati contrastanti pubblicati dai principali gruppi del settore negli Stati Uniti e in Asia.

    Le trimestrali di Samsung (USOTC:SSNHZ) e Microsoft (NASDAQ:MSFT) hanno contribuito ad attenuare le preoccupazioni sulle elevate valutazioni dell’intelligenza artificiale e sugli ingenti investimenti necessari. Al contrario, Meta Platforms (NASDAQ:META) ha alimentato nuove cautele dopo aver comunicato un calo del 91% del free cash flow trimestrale, evidenziando i consistenti investimenti richiesti per sviluppare l’infrastruttura AI.

    Finanziari e industriali sostengono gli indici

    Anche al di fuori del comparto energetico, l’intenso calendario delle trimestrali ha continuato a sostenere i mercati europei.

    Societe Generale (EU:GLE) è salita del 2% dopo aver registrato un utile trimestrale record, mentre la spagnola BBVA (TG:BBVA) ha guadagnato il 2,6% grazie all’aumento dell’utile del secondo trimestre. Anche Amundi (EU:AMUN) ha superato le attese sugli utili operativi.

    Airbus (EU:AIR) è rimasta sostanzialmente invariata dopo aver confermato gli obiettivi annuali di consegna degli aeromobili. Schneider Electric (EU:SU) ha guadagnato il 7,3% dopo aver migliorato la guidance annuale grazie alla forte domanda di infrastrutture energetiche, mentre ArcelorMittal (EU:MT) ha riportato risultati superiori alle attese.

    Capgemini (EU:CAP) ha perso lo 0,6% nonostante abbia rivisto al rialzo le previsioni di crescita dei ricavi, mentre Sanofi (EU:SAN) ha aumentato le stime sulle vendite per l’intero esercizio.

    Andamento contrastato per il settore automobilistico

    Il comparto automobilistico ha mostrato performance divergenti.

    Renault (EU:RNO) ha ceduto il 2,9% pur tornando all’utile grazie alla forte domanda di veicoli elettrici, mentre BMW (TG:BMW) è rimasta pressoché invariata dopo aver riportato un calo dell’utile nel secondo trimestre.

  • Prysmian migliora la guidance per il 2026 dopo un secondo trimestre superiore alle attese

    Prysmian migliora la guidance per il 2026 dopo un secondo trimestre superiore alle attese

    Prysmian SpA (BIT:PRY) ha pubblicato risultati del secondo trimestre 2026 migliori delle aspettative del mercato e ha rivisto al rialzo le previsioni per l’intero esercizio grazie alla solida crescita registrata nei principali segmenti di attività.

    Nel trimestre il gruppo ha realizzato ricavi pari a 6,02 miliardi di euro, circa il 7% superiori al consenso della società pari a 5,60 miliardi di euro. La crescita organica dei ricavi si è attestata al 9,4%, superando le aspettative dell’8,1%, sostenuta dalla forte domanda nelle attività legate all’elettrificazione e alla trasmissione di energia.

    La crescita è trainata dalle attività Power e Renewable

    Le divisioni Power Grids e Renewable Transmission hanno registrato una crescita a doppia cifra, contribuendo in modo determinante alla performance del trimestre.

    L’EBITDA adjusted è salito a 730 milioni di euro, leggermente superiore al consenso della società di 721 milioni di euro. Il margine EBITDA adjusted, pari al 12,1%, è però risultato inferiore al 12,9% atteso, risentendo dell’aumento dei costi dei metalli in alcune attività.

    Power Grids ha registrato una crescita organica del 13%, superiore alle aspettative del 10,8%, mentre Renewable Transmission ha riportato una crescita organica del 14%.

    La divisione Electrification ha conseguito una crescita organica del 5,5%, oltre il consenso del 3,4%, sostenuta soprattutto dalla domanda dei data center nordamericani nel segmento Industrial & Construction. Digital Solutions ha registrato una crescita organica del 18%, in linea con le attese del mercato.

    Rivista al rialzo la guidance per il 2026

    Alla luce della performance del primo semestre, Prysmian ha aumentato la guidance sull’EBITDA adjusted per il 2026 a un intervallo compreso tra 2,8 e 2,9 miliardi di euro. Il punto medio della nuova previsione, pari a 2,85 miliardi di euro, è leggermente superiore al consenso di mercato di 2,845 miliardi di euro.

    La società ha inoltre migliorato in modo significativo la guidance sul free cash flow, portandola a un intervallo tra 1,65 e 1,75 miliardi di euro. Il punto medio di 1,70 miliardi rappresenta un incremento di circa il 27% rispetto al consenso precedente di 1,337 miliardi di euro.

    Margini contrastati ma attesa una maggiore generazione di cassa

    L’andamento della redditività è stato differenziato tra le varie divisioni del gruppo.

    Renewable Transmission ha continuato a migliorare, con un margine salito al 20,3%. Al contrario, il margine di Power Grids si è attestato all’11,2%, mostrando un miglioramento più contenuto del previsto a causa dell’impatto dei premi sui metalli.

    Il margine della divisione Electrification è rimasto limitato all’8,7%, penalizzato dall’inflazione dei metalli e dalla debolezza della domanda nel business Specialties.

    Negli ultimi dodici mesi Prysmian ha generato un free cash flow di 978 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Il debito netto è salito a 4,08 miliardi di euro, al di sopra del consenso della società pari a 3,81 miliardi di euro.

    Il management ha indicato che la nuova guidance riflette l’attesa di una più forte generazione di cassa nella seconda metà del 2026, sostenuta anche dagli anticipi ricevuti sugli ordini della divisione Transmission.

  • Stellantis torna all’utile nel secondo trimestre mentre il piano FaSTLAne continua ad avanzare

    Stellantis torna all’utile nel secondo trimestre mentre il piano FaSTLAne continua ad avanzare

    Stellantis (BIT:STLAM) è tornata in utile nel secondo trimestre del 2026, sostenuta dal rafforzamento delle vendite nel mercato nordamericano e dai progressi del piano strategico FaSTLAne.

    La società ha registrato un utile netto di 293 milioni di euro nei tre mesi conclusi il 30 giugno, rispetto alla perdita netta di 1,87 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente, evidenziando un netto miglioramento della performance operativa.

    Crescono ricavi e consegne di veicoli

    Nel secondo trimestre i ricavi netti sono aumentati del 13% su base annua, raggiungendo 43,48 miliardi di euro, grazie soprattutto a un incremento del 6% delle vendite in Nord America, il principale mercato del gruppo.

    Anche le consegne di veicoli hanno mostrato una solida crescita, salendo del 10% a 1,59 milioni di unità, sostenute dal recupero dei volumi di diversi marchi strategici.

    Nei primi sei mesi del 2026 Stellantis ha riportato un utile netto di 670 milioni di euro, superando le previsioni di Bloomberg pari a 555,2 milioni di euro.

    Il piano FaSTLAne procede secondo i programmi

    Il miglioramento dei risultati conferma i progressi del piano di rilancio FaSTLAne, la strategia quinquennale da 60 miliardi di euro con cui Stellantis punta a rafforzare quattro dei suoi marchi principali: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat.

    L’iniziativa, guidata dal nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, mira ad aumentare la redditività, migliorare la competitività dei prodotti e sostenere una crescita duratura.

    La società ha confermato che l’attuazione del piano procede secondo le tempistiche previste e ha ribadito la guidance finanziaria per il 2026.

    Confermate le previsioni per il 2026

    Pur mantenendo invariate le prospettive per l’intero esercizio, Stellantis ha aggiornato le stime relative all’impatto dei dazi.

    L’azienda prevede ora un effetto negativo netto compreso tra 1,0 e 1,2 miliardi di euro nel 2026 a causa delle tariffe commerciali, riflettendo l’evoluzione dello scenario internazionale.

    Nonostante queste pressioni aggiuntive, il management ritiene che il piano di ristrutturazione continuerà a sostenere il recupero della redditività nei prossimi trimestri.

  • Pirelli Delivers Second-Quarter Results in Line with Expectations and Maintains 2026 Guidance

    Pirelli Delivers Second-Quarter Results in Line with Expectations and Maintains 2026 Guidance

    Pirelli & C SpA (BIT:PIRC) reported second-quarter 2026 results broadly in line with market expectations, with revenue and operating profit both slightly ahead of analyst forecasts. The Italian tire manufacturer also reaffirmed its full-year guidance while updating several assumptions underpinning its outlook.

    Revenue for the quarter came in around 1% above market consensus, while operating profit also exceeded analyst estimates by approximately 1%.

    Outlook Updated as Currency Offsets Volume Pressure

    Although Pirelli left its full-year guidance unchanged, the company revised its revenue assumptions to reflect changing market conditions.

    Management now expects foreign exchange movements to contribute a positive 1% impact during 2026, offsetting an anticipated 1% drag from lower sales volumes.

    The company also warned that raw material costs will become less favourable in the second half of the year. After providing a €30 million benefit during the first six months, raw material prices are now expected to create a €70 million headwind in the second half, with the impact beginning in the third quarter.

    U.S. Demand and Pricing Expected to Support Growth

    Pirelli expects stronger sales volumes in the United States during the second half of 2026, supported by easier year-over-year comparisons and existing customer orders that provide visibility for the next three to four months.

    The company also expects pricing and product mix to improve following price increases introduced during May and June.

    Organic growth is forecast at approximately 4% in the second half, made up of around 3% from pricing and product mix improvements and about 1% from higher volumes. That compares with organic growth of 2.5% in the first half and 1.4% in the second quarter.

    Efficiency Measures Continue to Deliver Savings

    Pirelli’s cost-efficiency programme generated savings of €81 million during the first half and is expected to contribute a further €69 million in the second half, bringing total savings for 2026 to around €150 million.

    Management also expects an additional €20 million to €30 million in benefits from other mitigation initiatives designed to offset inflationary and cost pressures.

    Financial Outlook

    The company expects financial expenses for 2026 to total between €190 million and €200 million, with the second half likely to be affected by higher costs related to hyperinflation accounting.

    Pirelli also forecasts an effective tax rate of between 32% and 34% for the full year.

  • FinecoBank supera le attese nel secondo trimestre grazie alla crescita del margine di interesse

    FinecoBank supera le attese nel secondo trimestre grazie alla crescita del margine di interesse

    FinecoBank S.p.A. (BIT:FBK) ha pubblicato risultati del secondo trimestre 2026 superiori alle aspettative del mercato, con un aumento del margine di interesse che ha sostenuto la redditività oltre le stime degli analisti.

    L’utile netto del trimestre si è attestato a 181 milioni di euro, superando di circa il 6% il consenso di mercato, grazie alla continua crescita delle principali attività bancarie.

    Il margine di interesse sostiene la redditività

    Nel secondo trimestre il margine di interesse è salito a 176 milioni di euro, in aumento dell’8% rispetto al trimestre precedente e del 14% su base annua. Anche i depositi hanno continuato a crescere, registrando un incremento dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    Il dato è risultato superiore di circa il 3% rispetto alle previsioni degli analisti, rappresentando il principale fattore alla base della performance migliore delle attese.

    Le commissioni nette hanno raggiunto 162 milioni di euro, circa il 2% oltre le stime di mercato, mentre le commissioni derivanti dall’attività di investimento hanno anch’esse superato le previsioni del 2%. I costi operativi sono rimasti sostanzialmente in linea con le aspettative, consentendo all’utile prima degli accantonamenti di attestarsi circa il 5% sopra il consenso.

    Solida posizione patrimoniale

    FinecoBank ha mantenuto una posizione patrimoniale robusta, nonostante un lieve calo di alcuni indicatori regolamentari nel corso del trimestre.

    Il leverage ratio è sceso al 5,0%, mentre il coefficiente CET1 si è ridotto di circa 10 punti base, attestandosi al 23,2%.

    Raccolta netta ancora sostenuta a luglio

    A luglio la banca ha registrato una raccolta netta complessiva di 1,7 miliardi di euro, in crescita del 40% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

    La raccolta netta nelle masse in custodia ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, rispetto ai 0,3 miliardi registrati a luglio 2025. Le masse gestite hanno segnato afflussi netti per 0,4 miliardi di euro, mentre i depositi hanno evidenziato deflussi netti per 0,3 miliardi, a fronte di afflussi per 0,4 miliardi nello stesso periodo del 2025.

    I ricavi da brokerage nel mese di luglio sono stati pari a 23 milioni di euro, con un aumento del 20% su base annua, sostenuti dalla vivace attività di negoziazione della clientela.

    Migliora l’outlook per il 2026

    FinecoBank ha indicato un miglioramento delle prospettive per il 2026, sostenuto dal rafforzamento dell’andamento operativo.

    La banca prevede ora di sostenere costi pari a 15 milioni di euro per iniziative di crescita nel 2026, rispetto alla precedente stima di 10 milioni di euro. Allo stesso tempo, il management si attende un rallentamento del ritmo di crescita dei costi operativi nei prossimi periodi.

  • I future di Wall Street restano stabili in attesa della decisione della Federal Reserve: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street restano stabili in attesa della decisione della Federal Reserve: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici statunitensi hanno indicato un’apertura pressoché invariata mercoledì, mentre gli investitori hanno mantenuto un atteggiamento prudente in vista della decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Il mercato continua ad aspettarsi che la banca centrale lasci invariati i tassi d’interesse, anche se permane una certa possibilità di un inatteso rialzo di 25 punti base.

    Secondo il FedWatch Tool del CME Group, il mercato attribuisce una probabilità del 64,2% al mantenimento dei tassi invariati e del 35,8% a un aumento di un quarto di punto percentuale.

    L’attenzione sarà rivolta anche al comunicato della banca centrale, anche se le dichiarazioni più sintetiche introdotte dal presidente della Fed Kevin Warsh potrebbero offrire meno indicazioni sull’evoluzione futura della politica monetaria.

    Attesi anche i conti dei colossi tecnologici

    Gli operatori attendono inoltre i risultati trimestrali di Meta Platforms (NASDAQ:META) e Microsoft (NASDAQ:MSFT), previsti dopo la chiusura dei mercati statunitensi.

    I risultati delle due società potrebbero influenzare l’intero comparto tecnologico, mentre continuano i dubbi sulle valutazioni elevate e sul ritmo degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Seduta contrastata a Wall Street

    Martedì i mercati statunitensi hanno chiuso con un andamento misto dopo una nuova giornata caratterizzata da elevata volatilità.

    Il Dow Jones Industrial Average ha registrato il terzo rialzo consecutivo, guadagnando 537,24 punti, pari all’1,0%, fino a 52.747,32 punti.

    L’S&P 500 è salito di 15,60 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 7.428,78, mentre il Nasdaq Composite ha perso 55,17 punti, pari allo 0,2%, terminando la seduta a 24.876,91.

    I risultati societari sostengono il Dow

    Il Dow ha beneficiato soprattutto del balzo dell’8,3% di Sherwin-Williams (NYSE:SHW), dopo risultati del secondo trimestre superiori alle attese e il miglioramento delle previsioni per l’intero esercizio.

    Anche Coca-Cola (NYSE:KO) ha guadagnato il 5% dopo aver pubblicato risultati trimestrali superiori alle aspettative e aver rivisto al rialzo la guidance annuale.

    I semiconduttori continuano a perdere terreno

    Il comparto tecnologico è rimasto sotto pressione, limitando i progressi del mercato.

    L’indice Philadelphia Semiconductor ha ceduto il 4,5%, registrando la quarta seduta consecutiva in ribasso e il livello di chiusura più basso degli ultimi due mesi.

    Anche il settore dell’hardware informatico ha mostrato debolezza, con il NYSE Arca Computer Hardware Index in calo del 2,5%.

    Le società di servizi petroliferi hanno inoltre risentito del continuo ribasso delle quotazioni del greggio.

    I settori difensivi guidano i rialzi

    I titoli farmaceutici sono stati tra i migliori del mercato, spingendo il NYSE Arca Pharmaceutical Index a un nuovo massimo storico con un rialzo del 2,3%.

    Anche i comparti delle telecomunicazioni, delle compagnie aeree e dell’edilizia residenziale hanno chiuso in positivo, contribuendo a compensare la debolezza del settore tecnologico.

  • Le Borse europee si muovono con cautela mentre aumentano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee si muovono con cautela mentre aumentano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno registrato un andamento contrastato mercoledì dopo gli attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq, che hanno alimentato i timori di un possibile prolungamento del conflitto in Medio Oriente.

    Gli investitori hanno inoltre mantenuto un atteggiamento prudente in vista della pubblicazione dei risultati delle principali società tecnologiche statunitensi e della decisione della Federal Reserve sui tassi d’interesse, attese nel corso della giornata.

    Il CAC 40 francese ha ceduto lo 0,8%, mentre il DAX tedesco e il FTSE 100 britannico hanno entrambi registrato un rialzo dello 0,1%.

    I risultati societari guidano l’andamento dei titoli

    Le azioni di Logitech International hanno perso il 7,2% dopo che il produttore svizzero di periferiche informatiche ha avvertito che la temporanea chiusura di uno stabilimento di un fornitore potrebbe ridurre le vendite del terzo trimestre fino a 200 milioni di dollari.

    Il gestore patrimoniale UBS (NYSE:UBS) ha guadagnato il 3,3% dopo aver pubblicato solidi risultati del secondo trimestre e annunciato un piano di riacquisto di azioni proprie da 3 miliardi di dollari nel prossimo anno.

    Rio Tinto (LSE:RIO) è salito dell’1,3% dopo aver registrato un aumento del 47% dell’utile del primo semestre.

    Glencore (LSE:GLEN) ha avanzato del 2,8% grazie al raddoppio degli utili della divisione di trading delle materie prime nel primo semestre.

    I risultati sostengono i titoli dei consumi e del settore bancario

    Greggs (LSE:GRG) è balzata del 12% dopo aver comunicato una crescita del 19,7% dell’utile ante imposte del primo semestre 2026, superiore alle attese.

    Reckitt Benckiser (LSE:RKT), produttore di Dettol, ha guadagnato il 5,3% dopo aver registrato quello che ha definito “un forte secondo trimestre” e aver confermato le previsioni per l’intero esercizio.

    Standard Chartered (LSE:STAN) è salita del 3,7% dopo aver annunciato un aumento dell’utile trimestrale e un programma di riacquisto di azioni da 1 miliardo di dollari.

    Andamento contrastato nell’Europa continentale

    Il gruppo francese degli alcolici Remy Cointreau (EU:RCO) ha perso il 3,6% nonostante vendite del primo trimestre superiori alle aspettative e la conferma degli obiettivi annuali.

    Danone (EU:BN) ha ceduto il 4,5% pur avendo pubblicato solidi risultati per il primo semestre.

    La società chimica belga Solvay (EU:SOLB) ha guadagnato il 3,4% dopo che l’utile operativo del secondo trimestre ha superato le previsioni del mercato.

    Il gruppo energetico italiano ENI (BIT:ENI) è salito del 4,2% dopo aver ampliato il proprio programma di riacquisto di azioni in seguito ai solidi risultati del secondo trimestre.

    Industriali in evidenza

    Electrolux (LSE:0GQ1) è balzata del 24% dopo che il produttore svedese di elettrodomestici ha riportato un utile trimestrale superiore alle attese.

    Deutsche Bank (TG:DBK) ha guadagnato il 5% dopo aver registrato un utile record nel secondo trimestre.

    BASF (TG:BAS) è salita del 4% dopo aver annunciato l’avvio di un programma di buyback da 1 miliardo di euro ad agosto.

    RWE (TG:RWE) ha aggiunto il 2% dopo aver migliorato le previsioni sugli utili per il 2026 e il 2027.