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  • Petrolio in calo mentre l’Arabia Saudita offre ulteriori carichi di greggio attraverso l’Oman

    Petrolio in calo mentre l’Arabia Saudita offre ulteriori carichi di greggio attraverso l’Oman

    I prezzi del petrolio sono diminuiti mercoledì dopo le notizie secondo cui l’Arabia Saudita starebbe offrendo ulteriori carichi di greggio alle raffinerie asiatiche attraverso l’Oman, attenuando alcune preoccupazioni sull’entità delle interruzioni delle forniture in Medio Oriente.

    Alle 08:01 GMT, i futures sul Brent perdevano 83 centesimi, pari allo 0,76%, attestandosi a 107,92 dollari al barile. I futures sul West Texas Intermediate statunitense scendevano di 1,41 dollari, ovvero dell’1,33%, a 104,42 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano chiuso la seduta precedente con rialzi superiori a 3 dollari, dopo che fonti del settore marittimo avevano segnalato la sospensione delle operazioni di carico del greggio presso il terminal saudita di Yanbu. Riad avrebbe inoltre annullato alcune consegne destinate ai clienti europei.

    Questi sviluppi avevano alimentato le preoccupazioni sulla disponibilità di una rotta alternativa per le esportazioni, dopo le interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’Arabia Saudita offre greggio attraverso Sohar

    Secondo persone a conoscenza degli accordi, l’Arabia Saudita sta offrendo ulteriori spedizioni di greggio alle raffinerie asiatiche attraverso trasferimenti da nave a nave nei pressi del porto di Sohar, in Oman.

    Le modalità alternative di carico seguono gli attacchi con droni che hanno danneggiato un importante oleodotto saudita che collega gli impianti di produzione al Mar Rosso.

    L’analista di UBS Giovanni Staunovo ha dichiarato che le notizie sulle esportazioni saudite attraverso il Golfo suggeriscono un’attenuazione delle preoccupazioni riguardo alla possibile portata delle interruzioni.

    I dati preliminari sul traffico marittimo hanno mostrato quattro transiti visibili di navi attraverso lo Stretto di Hormuz martedì, rispetto ai sette di lunedì e a una media di 18 nei dieci giorni precedenti.

    Prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, alla fine di febbraio, circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso questo passaggio.

    Gli analisti di Macquarie hanno affermato che i flussi di greggio, condensati e prodotti raffinati attraverso Hormuz sono rimasti relativamente resistenti nonostante le ostilità nella regione.

    Secondo le loro stime, le spedizioni potrebbero aver superato 7,5 milioni di barili al giorno dalla ripresa dei combattimenti il 30 agosto. Il numero dei transiti delle navi, quindi, potrebbe non rappresentare completamente i volumi di petrolio trasportati attraverso lo stretto.

    Citi prevede che un’ulteriore escalation nel breve termine in Medio Oriente sosterrà i prezzi del greggio e dei carburanti raffinati. La banca ipotizza che lo Stretto di Hormuz riaprirà nel quarto trimestre del 2026 grazie agli sforzi diplomatici regionali. Si tratta di una previsione di Citi e non di uno sviluppo confermato.

    I prezzi del diesel riflettono i vincoli alle forniture

    Martedì i futures europei sul diesel hanno chiuso a un massimo storico e raggiunto il livello intraday più elevato da aprile.

    L’aumento si è verificato mentre le interruzioni in Medio Oriente limitavano i flussi di greggio e prodotti raffinati.

    Staunovo ha dichiarato di aspettarsi che i prezzi del diesel rimangano sostenuti in assenza di un accordo di pace o di un miglioramento della situazione in Russia.

    L’aumento delle scorte statunitensi esercita pressione sui prezzi

    I dati sulle scorte petrolifere degli Stati Uniti hanno rappresentato un ulteriore fattore alla base del calo dei prezzi del greggio di mercoledì.

    Fonti di mercato che citano l’American Petroleum Institute hanno riferito che le scorte statunitensi di greggio, benzina e distillati sono aumentate nella settimana terminata l’11 settembre.

    Le scorte di greggio sono cresciute di 7,1 milioni di barili, rispetto alle aspettative degli analisti per una diminuzione di circa 1,6 milioni di barili, secondo un sondaggio Reuters.

    Anche gli aumenti inattesi delle scorte di benzina e distillati hanno contribuito alla pressione al ribasso sui prezzi.

    Haitong Futures ha affermato che i dati sulle scorte hanno pesato sul mercato, sostenendo tuttavia che gli aumenti delle riserve regionali non eliminano i vincoli più ampi che interessano le forniture globali di greggio.

  • Futures USA in rialzo in attesa della Fed, petrolio in calo e attenzione agli sviluppi nell’intelligenza artificiale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in rialzo in attesa della Fed, petrolio in calo e attenzione agli sviluppi nell’intelligenza artificiale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono saliti mercoledì mentre gli investitori attendevano la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse. I prezzi del petrolio sono diminuiti dopo un aumento inatteso delle scorte negli Stati Uniti, mentre gli sviluppi riguardanti Meta e OpenAI sono rimasti al centro dell’attenzione.

    Alle 07:12 GMT, i futures sul Dow Jones guadagnavano 129 punti, pari allo 0,3%. Quelli sull’S&P 500 salivano di 21 punti, o dello 0,3%, mentre i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 145 punti, pari allo 0,5%.

    I principali indici di Wall Street avevano chiuso in calo nella seduta precedente, mentre i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi si avvicinavano ai massimi degli ultimi vent’anni. L’aumento dei prezzi del petrolio, legato all’estensione del conflitto in Medio Oriente, ha contribuito alle preoccupazioni per l’inflazione e per ulteriori interventi restrittivi di politica monetaria.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno descritto un meccanismo di retroazione nel quale il rialzo del petrolio spinge verso l’alto i rendimenti obbligazionari, influenza il sentiment degli investitori e aumenta la pressione sulle banche centrali affinché alzino i tassi.

    La Federal Reserve dovrebbe aumentare i tassi di 25 punti base

    I mercati si attendevano ampiamente un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base al termine della riunione di due giorni del Federal Open Market Committee.

    Una decisione di questo tipo porterebbe il tasso sui federal funds in un intervallo compreso tra il 3,75% e il 4%.

    La persistenza dell’inflazione statunitense e la tenuta del mercato del lavoro hanno contribuito alle aspettative di un aumento del costo del denaro. Il presidente Donald Trump si è espresso a favore di tassi più bassi, mentre la Federal Reserve deve bilanciare i rischi inflazionistici con i possibili effetti sulla crescita economica e sull’occupazione.

    Gli investitori attendono inoltre le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, per valutare se il rialzo previsto rappresenterà un intervento isolato oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    Warsh ha espresso in passato contrarietà alla pubblicazione di indicazioni dettagliate sul futuro andamento dei tassi di interesse.

    Petrolio in calo dopo l’aumento delle scorte statunitensi

    I prezzi del greggio sono diminuiti mercoledì dopo un incremento inatteso delle scorte negli Stati Uniti, sebbene entrambi i principali benchmark siano rimasti sopra i 100 dollari al barile.

    Alle 07:06 GMT, i futures sul Brent perdevano l’1,2%, attestandosi a 107,47 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate scendevano dell’1,8% a 103,94 dollari.

    Entrambi i contratti avevano guadagnato almeno il 5% nella settimana precedente, in un contesto di interruzioni della produzione e del trasporto di petrolio legate al conflitto in Medio Oriente.

    I miliziani Houthi sostenuti dall’Iran hanno effettuato attacchi contro l’Arabia Saudita, inducendo il Paese a chiudere un oleodotto est-ovest utilizzato come alternativa al trasporto del greggio attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’Arabia Saudita ha inoltre sospeso le operazioni di carico nel porto di Yanbu. Secondo Reuters, il Paese ha offerto ulteriori carichi alle raffinerie asiatiche attraverso trasferimenti da nave a nave nei pressi del porto di Sohar, in Oman.

    Gli Houthi hanno anche ampliato il proprio controllo su alcune aree dello Yemen occidentale, aumentando le preoccupazioni per il traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb.

    Zuckerberg chiede valutazioni indipendenti sulla sicurezza dell’IA

    L’amministratore delegato di Meta (NASDAQ:META), Mark Zuckerberg, ha dichiarato che gli sviluppatori di intelligenza artificiale dovrebbero collaborare con valutatori indipendenti della sicurezza anziché rallentare in modo generalizzato lo sviluppo delle capacità dell’IA.

    In un post pubblicato sui social media martedì sera, Zuckerberg ha sostenuto che le aziende che non danno priorità all’allineamento dei sistemi di IA con gli utenti rischiano di perdere competitività.

    Ha inoltre affermato che Meta ha rinviato il lancio del suo più recente modello di IA, Muse, per affrontare questioni relative alla sicurezza e alla protezione.

    Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo un saggio dell’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, che ha chiesto di rallentare lo sviluppo dell’IA a causa dei potenziali rischi associati alla tecnologia.

    Secondo il materiale di partenza, l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, e quello di xAI, Elon Musk, hanno sostenuto il messaggio di Amodei.

    L’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, ha espresso una posizione diversa sulle preoccupazioni relative alla sicurezza dell’IA, mentre il presidente Trump ha sottolineato l’importanza della competitività statunitense rispetto alla Cina nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

    OpenAI avrebbe discusso un finanziamento con valutazione di 1.200 miliardi di dollari

    OpenAI ha avviato discussioni su un nuovo round di finanziamento che valuterebbe la società 1.200 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita una persona a conoscenza della questione.

    La potenziale operazione precederebbe un’offerta pubblica iniziale, anche se il rapporto non conferma né un accordo di finanziamento né una data per la quotazione.

    Altman ha escluso un’IPO quest’anno, citando preoccupazioni legate alla sicurezza dell’IA.

    A marzo OpenAI ha completato un round di finanziamento da 122 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di 852 miliardi. Tra i partecipanti figuravano SoftBank, Amazon e Nvidia.

    La società ha successivamente comunicato di aver raggiunto un miliardo di utenti attivi, mentre oltre 200 milioni di imprese utilizzano i suoi prodotti di intelligenza artificiale.

    Secondo il Journal, OpenAI ha generato ricavi per 6,7 miliardi di dollari nei tre mesi terminati a giugno, rispetto ai 5,7 miliardi del primo trimestre.

    Il rapporto indica inoltre che una riduzione del margine operativo ha inciso sulle aspettative relative al raggiungimento della redditività prima di una possibile quotazione in Borsa.

  • Gas naturale europeo in rialzo con le scorte inferiori alla media stagionale

    Gas naturale europeo in rialzo con le scorte inferiori alla media stagionale

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono aumentati mercoledì, mentre l’attenzione dei mercati è rimasta concentrata sulle scorte inferiori alla media stagionale e sulle interruzioni delle forniture di gas naturale liquefatto (GNL).

    Il contratto TTF olandese con consegna nel mese successivo, riferimento per il mercato europeo, è salito del 2,7% a circa 82,00 euro per megawattora (MWh), riprendendo la crescita dopo la pausa di martedì.

    Nel Regno Unito, l’equivalente contratto all’ingrosso NBP ha guadagnato il 2,5%, raggiungendo 203,00 pence per therm, su livelli che non si registravano da diversi anni.

    Scorte di gas dell’UE al 68% della capacità

    Gli impianti di stoccaggio sotterraneo del gas naturale nell’Unione europea risultavano pieni per circa il 68% della capacità, un livello inferiore di circa 16 punti percentuali rispetto alla media stagionale degli ultimi cinque anni.

    I dati indicano una disponibilità di gas immagazzinato inferiore al consueto mentre la stagione estiva di riempimento si avvicina alla conclusione.

    Le società energetiche europee devono sostenere costi più elevati per ricostituire le riserve, mentre le interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz hanno limitato le forniture di GNL provenienti dal Golfo Persico.

    La combinazione di scorte ridotte e minori flussi di GNL ha contribuito alle preoccupazioni sulla disponibilità di gas in vista della stagione invernale.

    La BCE monitora l’inflazione legata all’energia

    L’aumento dei prezzi del gas naturale è diventato anche un elemento di attenzione per i responsabili della politica monetaria della Banca centrale europea.

    Giovedì scorso la BCE ha aumentato il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo al 2,50%.

    Il membro del Consiglio direttivo Peter Kazimir ha successivamente indicato i prezzi del gas naturale e dell’elettricità come rischi significativi per le prospettive dell’inflazione nell’Eurozona, attribuendo a questi costi maggiore rilevanza rispetto al petrolio greggio.

    Kazimir ha avvertito che i rincari del gas potrebbero trasferirsi alle bollette elettriche delle famiglie e ai costi della produzione agricola, compresi quelli dei fertilizzanti.

    L’inflazione complessiva dell’Eurozona ha raggiunto il 3,3% in agosto, con una crescita del 14,3% della componente energetica.

    I responsabili della BCE hanno indicato che potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi qualora aumenti persistenti dei prezzi dell’energia portassero l’inflazione a medio termine ad allontanarsi ulteriormente dall’obiettivo del 2% della banca centrale.

    I mercati attendono la decisione della Federal Reserve

    L’aumento dei prezzi del gas europeo ha coinciso con le aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria.

    Le quotazioni di mercato indicavano una probabilità compresa tra l’86% e il 92% di un aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve nella riunione di mercoledì.

    I mercati monetari anticipavano inoltre un altro rialzo dei tassi della BCE entro la fine dell’anno.

    Gli operatori del mercato energetico hanno continuato a valutare le implicazioni delle interruzioni delle forniture di GNL, delle scorte europee inferiori alla media e dell’aumento dell’inflazione per i prezzi all’ingrosso del gas.

  • Borse europee in rialzo in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo in attesa della decisione sui tassi della Federal Reserve: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato rialzi mercoledì, recuperando parte delle perdite della seduta precedente mentre gli investitori attendevano la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse.

    L’indice Stoxx Europe 600 è salito dello 0,5% dopo aver raggiunto martedì il livello più basso degli ultimi tre mesi. I mercati europei hanno recentemente risentito dell’aumento dei prezzi del petrolio, dei rischi per il trasporto marittimo in Medio Oriente e del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato.

    Il FTSE 100 di Londra ha guadagnato lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese è avanzato dello 0,3%. L’IBEX 35 spagnolo e il FTSE MIB italiano sono saliti entrambi dello 0,6%. Anche il DAX tedesco ha registrato un aumento.

    I mercati attribuiscono una probabilità del 92% a un rialzo dei tassi della Fed

    Gli investitori attendevano la conclusione della riunione di due giorni del Federal Open Market Committee, prevista per mercoledì.

    I futures sui tassi di interesse monitorati attraverso CME FedWatch indicavano una probabilità di circa il 92% di un aumento di 25 punti base del costo del denaro negli Stati Uniti.

    Una settimana prima, le quotazioni di mercato indicavano una probabilità di circa il 50%. La variazione è intervenuta dopo dati sull’inflazione statunitense che hanno mostrato la persistenza delle pressioni sui prezzi e un aumento dei costi energetici.

    Il Brent è rimasto sopra i 113 dollari al barile dopo gli attacchi segnalati contro le infrastrutture degli oleodotti sauditi e le interruzioni del trasporto marittimo nel Mar Rosso.

    Un aumento di un quarto di punto rappresenterebbe il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dalla metà del 2023.

    La decisione attesa segue quella della Banca centrale europea, che la scorsa settimana ha aumentato il tasso sui depositi al 2,50%.

    Gli investitori attendono indicazioni sulla futura politica monetaria della Fed

    Oltre all’annuncio sui tassi, gli investitori attendono la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, e le proiezioni aggiornate di politica monetaria.

    Gli operatori cercano indicazioni per comprendere se un eventuale aumento dei tassi rappresenterà un intervento isolato in risposta ai rischi inflazionistici legati all’energia oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    Sono inoltre attese altre decisioni delle banche centrali.

    Secondo le aspettative riportate nel materiale di partenza, venerdì la Banca del Giappone dovrebbe aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli all’1,25%.

    Nel frattempo, il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni è rimasto vicino ai massimi pluriennali dopo aver brevemente superato il 5% martedì.

    I rialzi delle Borse europee sono arrivati mentre gli investitori valutavano le implicazioni dell’aumento dei prezzi dell’energia, dei rendimenti dei titoli di Stato e delle possibili modifiche alla politica monetaria.

  • Rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona vicini ai massimi pluriennali in attesa della decisione della Federal Reserve

    Rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona vicini ai massimi pluriennali in attesa della decisione della Federal Reserve

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti vicini ai massimi pluriennali mercoledì, mentre gli investitori attendevano la decisione di politica monetaria della Federal Reserve. I mercati scontavano un aumento dei tassi statunitensi di 25 punti base.

    Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni si è attestato al 3,25%, vicino al livello più elevato degli ultimi tre anni. Il rendimento del Bund decennale di riferimento si è mantenuto intorno al 3,544%, il massimo dal 2011.

    I titoli di Stato tedeschi a più lunga scadenza hanno recuperato parte del terreno perso dopo diverse sedute di vendite. Il rendimento del titolo trentennale è sceso a circa il 3,897%, allontanandosi dal massimo degli ultimi 15 anni.

    Anche il rendimento del titolo di Stato francese a 30 anni è diminuito rispetto al livello più elevato dal 2002.

    I mercati attribuiscono una probabilità del 92% a un rialzo dei tassi della Fed

    Le quotazioni di mercato indicavano una probabilità di circa il 92% che il Federal Open Market Committee aumentasse i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di mercoledì.

    Una decisione di questo tipo rappresenterebbe il primo aumento dei tassi della Federal Reserve dalla metà del 2023.

    Gli investitori attendono la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, per valutare se il rialzo previsto rappresenterà un intervento isolato in risposta ai rischi inflazionistici oppure l’inizio di un ciclo più ampio di restrizione monetaria.

    La decisione attesa segue l’aumento dei tassi effettuato la scorsa settimana dalla Banca centrale europea, che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%.

    I prezzi dell’energia continuano a influenzare le aspettative sui tassi

    L’aumento dei prezzi dell’energia ha continuato a influenzare le aspettative sull’inflazione e i mercati dei titoli di Stato.

    Il Brent è rimasto sopra i 113 dollari al barile dopo gli attacchi segnalati contro le infrastrutture degli oleodotti sauditi e le interruzioni del traffico marittimo nel Mar Rosso.

    Il rincaro del petrolio ha alimentato le preoccupazioni per il possibile impatto dei costi energetici sulle imprese e sui consumatori.

    Le quotazioni del mercato monetario indicavano aspettative di un ulteriore aumento dei tassi della BCE di 25 punti base entro la fine dell’anno.

    Gli investitori prevedevano inoltre un ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte della Banca del Giappone venerdì.

    L’andamento dei rendimenti obbligazionari europei rifletteva le aspettative sulle politiche delle banche centrali in un contesto di prezzi energetici elevati. I rendimenti tedeschi a breve termine sono rimasti vicini ai massimi pluriennali, nonostante il calo registrato su alcune scadenze più lunghe.

  • Stellantis perde il 2,8% in Borsa dopo i declassamenti di Berenberg e Morgan Stanley

    Stellantis perde il 2,8% in Borsa dopo i declassamenti di Berenberg e Morgan Stanley

    Le azioni Stellantis NV (BIT:STLAM) hanno ceduto il 2,8%, attestandosi a 4,364 euro, dopo che Berenberg e Morgan Stanley hanno declassato il titolo e ridotto i rispettivi obiettivi di prezzo per il gruppo automobilistico.

    Martedì Berenberg ha abbassato il proprio giudizio su Stellantis da Buy (Acquistare) a Hold (Mantenere), riducendo l’obiettivo di prezzo di circa il 35%, da 7,80 a 5,10 euro.

    La banca ha citato un miglioramento limitato della redditività operativa a fronte della ripresa dei volumi di vendita, in particolare in Nord America, dove i margini non sono aumentati allo stesso ritmo delle consegne.

    Berenberg prevede inoltre che la prosecuzione della riduzione delle scorte inciderà sui volumi di vendita nella seconda metà dell’anno.

    Nella seduta precedente, Morgan Stanley aveva declassato Stellantis da Equal-Weight (Peso in linea) a Underweight (Sottopesare), abbassando l’obiettivo di prezzo da 5,70 a 4,50 euro.

    La banca ha motivato la revisione con una ripresa del mercato statunitense che, secondo la sua analisi, si è arrestata, oltre che con l’aumento delle pressioni concorrenziali.

    Quota di mercato europea e andamento del titolo

    La quota di mercato di Stellantis in Europa è diminuita da circa il 20% nel 2021 a circa il 15% nel primo semestre del 2026.

    Il materiale di partenza attribuisce questa riduzione alla strategia del gruppo nel settore dei veicoli elettrici e alla concorrenza dei veicoli elettrici cinesi a prezzi più contenuti.

    Le azioni della società si sono avvicinate al minimo intraday di 4,35 euro, che rappresenta anche il minimo delle ultime 52 settimane.

    Alla quotazione di 4,364 euro, il titolo si trovava oltre il 58% al di sotto del massimo a 52 settimane di 10,494 euro.

    I due declassamenti riflettono le valutazioni di Berenberg e Morgan Stanley sulle prospettive degli utili di Stellantis, sul ritmo della ripresa in Nord America e sugli effetti della riduzione delle scorte sui volumi di vendita.

    Gli obiettivi di prezzo aggiornati e le relative valutazioni rappresentano opinioni degli analisti e non previsioni comunicate dalla società.

  • Futures USA in lieve calo mentre il rendimento del Treasury decennale supera il 5%: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in lieve calo mentre il rendimento del Treasury decennale supera il 5%: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura leggermente negativa martedì, mentre il rendimento del Treasury decennale di riferimento è tornato sopra il 5% e gli investitori attendevano la decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Il rendimento del titolo decennale ha raggiunto il livello più alto da luglio 2007, mentre l’attenzione dei mercati resta concentrata sull’inflazione e sulle prospettive dei tassi d’interesse statunitensi.

    I mercati si aspettano ampiamente un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve mercoledì, con il FedWatch Tool di CME Group che indica una probabilità del 92,5% di un aumento di 25 punti base.

    Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell, ha dichiarato: “Da tempo i commentatori di mercato sostengono che il raggiungimento del 5% da parte dei Treasury sia il fattore scatenante per una correzione del mercato azionario. A questo livello, gli investitori potrebbero chiedersi quale sia il senso di detenere azioni rischiose quando possono ottenere il 5% da titoli di Stato a basso rischio.”

    Ha aggiunto: “È un livello psicologico e a volte può rappresentare un segnale di allarme per una correzione del mercato, piuttosto che essere un punto di svolta garantito per un crollo delle azioni.”

    Petrolio e sviluppi in Medio Oriente sotto osservazione

    Anche i prezzi del petrolio sono rimasti al centro dell’attenzione dopo le notizie di ulteriori attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita e la persistente incertezza sulle forniture regionali.

    Lunedì i prezzi del petrolio erano saliti di quasi il 5% nelle prime fasi della seduta, prima di ridurre parte dei guadagni. I futures sul greggio con consegna a ottobre hanno comunque chiuso la giornata in rialzo dell’1,3%.

    L’Arabia Saudita ha chiuso un oleodotto che consente di aggirare lo Stretto di Hormuz in seguito a un attacco con droni, mentre un incontro previsto in Oman tra Iran e Stati del Golfo sulla riapertura dello stretto è stato rinviato.

    Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che Russia e Ucraina hanno concordato di interrompere gli attacchi alle rispettive infrastrutture energetiche. Ha inoltre ribadito che l’Iran vuole “raggiungere un accordo, rapidamente e disperatamente” e che “il petrolio sta transitando attraverso lo Stretto di Hormuz.”

    Wall Street chiude lunedì in calo

    I mercati azionari statunitensi hanno recuperato dai minimi intraday lunedì, ma hanno terminato la seduta in territorio negativo.

    Il Nasdaq Composite ha perso 146,62 punti, pari allo 0,6%, chiudendo a 26.186,41 dopo essere sceso fino all’1,3% durante la seduta. L’S&P 500 ha ceduto 37 punti, pari allo 0,5%, a 7.619,98, mentre il Dow Jones Industrial Average ha perso 152,09 punti, o lo 0,3%, a 52.421,20.

    I titoli dei semiconduttori sono rimasti sotto pressione, con il Philadelphia Semiconductor Index in calo del 5,9% al livello di chiusura più basso da oltre un mese.

    Il NYSE Arca Computer Hardware Index ha perso il 4,8%, mentre il Philadelphia Oil Service Index è sceso del 4%. Anche i titoli dei settori networking, oro e bancario hanno registrato ribassi.

    Il comparto software si è mosso in direzione opposta, con il Dow Jones U.S. Software Index in rialzo del 3,3%.

    Timori sullo sviluppo dell’IA al centro dell’attenzione tecnologica

    I titoli tecnologici sono stati inoltre sotto osservazione dopo che alcuni esponenti del settore hanno chiesto di rallentare il ritmo di sviluppo dei sistemi avanzati di intelligenza artificiale.

    L’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha scritto: “Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di IA. I progressi continueranno a sembrare rapidi e dobbiamo utilizzare saggiamente il tempo che guadagniamo.”

    “Le misure che propongo per far avanzare la frontiera a un ritmo sicuro non saranno facili”, ha aggiunto. “Ma credo che dobbiamo all’umanità il tentativo di provarci.”

    Gli investitori attendono ora l’annuncio della Federal Reserve di mercoledì per ulteriori indicazioni sulla direzione della politica monetaria statunitense.

  • Borse europee in calo con prezzi del petrolio e rendimenti obbligazionari ancora elevati: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo con prezzi del petrolio e rendimenti obbligazionari ancora elevati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno scambiato prevalentemente in ribasso martedì, con l’attenzione rivolta all’aumento dei prezzi del petrolio e agli elevati rendimenti dei titoli di Stato, mentre gli investitori attendevano le decisioni di politica monetaria di diverse importanti banche centrali.

    Il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,4%, il CAC 40 francese è sceso dello 0,3% e il DAX tedesco ha ceduto lo 0,1%.

    I titoli bancari sono stati tra i settori in calo mentre gli investitori valutavano le potenziali implicazioni inflazionistiche dell’aumento dei prezzi dell’energia in un contesto di persistenti tensioni in Medio Oriente.

    In primo piano le decisioni delle banche centrali

    Gli investitori attendevano inoltre le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve statunitense, della Bank of England e della Bank of Japan previste questa settimana, con le aspettative su inflazione e tassi d’interesse ancora al centro dell’attenzione dei mercati.

    La sterlina britannica ha esteso il calo della seduta precedente dopo la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro nel Regno Unito.

    I dati dell’Office for National Statistics hanno mostrato che i posti di lavoro vacanti sono scesi al minimo degli ultimi quattro anni, mentre la crescita dei salari ha rallentato durante l’estate.

    Deutz in calo dopo l’aumento di capitale

    Tra i singoli titoli, il produttore tedesco di motori Deutz (TG:DEZ) ha registrato un ribasso dopo aver completato un aumento di capitale.

    A Londra, le azioni City of London Investment Group (LSE:CLIG) sono salite dopo che il gestore patrimoniale ha riportato aumenti dei fondi in gestione, delle commissioni e degli utili nel 2026.

    Anche Kier Group (LSE:KIE) ha guadagnato terreno dopo che il gruppo attivo nelle infrastrutture e nelle costruzioni ha pubblicato i risultati dell’esercizio 2026 e alzato la guidance per l’esercizio 2027.

    L’attenzione dei mercati resta concentrata sui prezzi dell’energia, sui rendimenti obbligazionari e sulle prossime decisioni delle banche centrali, mentre gli investitori valutano le prospettive per inflazione e tassi d’interesse.

  • HSBC vede il rischio di un deficit temporaneo del mercato petrolifero dopo lo stop dell’oleodotto saudita

    HSBC vede il rischio di un deficit temporaneo del mercato petrolifero dopo lo stop dell’oleodotto saudita

    I prezzi del petrolio sono saliti lunedì dopo le notizie secondo cui l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita dovrebbe rimanere in gran parte fuori servizio per un periodo compreso tra tre e cinque settimane per lavori di riparazione a seguito di un attacco della scorsa settimana.

    L’oleodotto consente di trasportare il greggio saudita dal Golfo al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz.

    Gli analisti di HSBC guidati da Kim Fustier hanno descritto l’interruzione come “una sorpresa negativa” rispetto alle ipotesi dello scenario base. La banca aveva previsto che le infrastrutture alternative, tra cui l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita e l’Abu Dhabi Crude Oil Pipeline, o ADCOP, degli Emirati Arabi Uniti, avrebbero contribuito a compensare le interruzioni che interessano lo Stretto di Hormuz.

    HSBC stima un deficit temporaneo di 6 milioni di barili al giorno

    Le esportazioni di petrolio saudita, sempre più indirizzate attraverso la costa occidentale del Paese in seguito alle restrizioni nell’area di Hormuz, sono scese ad agosto a circa 3 milioni di barili al giorno dai precedenti 4-4,5 milioni, secondo gli analisti.

    HSBC ha affermato che la perdita di questo volume per un mese rappresenterebbe circa 90 milioni di barili di offerta. La banca ha confrontato questa cifra con un calo cumulativo delle scorte globali di oltre 500 milioni di barili da febbraio.

    Gli analisti hanno stimato che il mercato petrolifero globale potrebbe temporaneamente registrare un deficit di circa 6 milioni di barili al giorno tra metà settembre e metà ottobre.

    HSBC lo ha definito “il più ampio deficit implicito dall’inizio del conflitto”.

    Restano incertezze sui tempi delle riparazioni

    HSBC ha affermato che la logistica sulla costa occidentale dell’Arabia Saudita era già stata interessata prima dell’ultima interruzione dell’oleodotto, con una diminuzione dei carichi a Yanbu e alcune esportazioni reindirizzate verso nord attraverso il Canale di Suez e l’oleodotto SUMED in Egitto dopo l’annuncio di un blocco Houthi il 20 luglio.

    Gli analisti hanno richiamato i precedenti lavori di ripristino effettuati da Saudi Aramco presso la raffineria di Ras Tanura dopo un attacco a marzo.

    Secondo HSBC, “un’incertezza fondamentale è se le riparazioni possano essere completate prima delle 3-5 settimane previste”.

    La durata dell’interruzione sarà quindi uno dei fattori che determineranno il suo impatto sulle esportazioni saudite e sull’equilibrio dell’offerta globale.

    HSBC attribuisce le tensioni sulla raffinazione soprattutto alle interruzioni in Medio Oriente

    HSBC ha inoltre esaminato le cause dell’aumento dei prezzi dei prodotti raffinati, esprimendo una valutazione diversa rispetto a quella dell’amministrazione statunitense, secondo cui gli attacchi ucraini alle raffinerie russe sarebbero stati il principale fattore alla base dei prezzi record del diesel negli Stati Uniti.

    Gli analisti hanno affermato di continuare a considerare “lo shock in Medio Oriente come il principale fattore alla base delle attuali tensioni nel settore della raffinazione”.

    Secondo HSBC, i carichi di prodotti raffinati provenienti dall’interno del Golfo sono diminuiti di circa 3,4 milioni di barili al giorno, compresi 2,1 milioni di barili al giorno di diesel, carburante per aerei e benzina.

    HSBC vede il Brent fino a 120 dollari nello scenario “Stallo”

    HSBC ha affermato che la chiusura dell’oleodotto saudita crea rischi al rialzo per le proprie previsioni di base sui prezzi del petrolio e aumenta la probabilità dello scenario che definisce “Stallo”.

    In questo scenario, secondo la banca, il Brent potrebbe potenzialmente raggiungere 120 dollari al barile.

    Gli analisti hanno indicato una ripresa parziale dell’oleodotto East-West, l’attività di carico a Yanbu e il ritmo di riduzione delle scorte petrolifere globali come indicatori da monitorare per valutare le prospettive dell’offerta.

  • Oro sotto 4.300 dollari mentre salgono dollaro e rendimenti Treasury prima della Fed

    Oro sotto 4.300 dollari mentre salgono dollaro e rendimenti Treasury prima della Fed

    I prezzi dell’oro sono scesi martedì, con il metallo spot sotto i 4.300 dollari l’oncia mentre il dollaro statunitense e i rendimenti dei Treasury sono aumentati in vista della decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Alle 02:16 ET, l’oro spot è sceso dello 0,2% a 4.290,39 dollari l’oncia dopo aver perso oltre l’1% nella seduta precedente. I future sull’oro sono diminuiti dello 0,5% a 4.330,57 dollari.

    L’argento spot ha ceduto lo 0,2% a 63,12 dollari l’oncia, mentre il platino è salito dello 0,2% a 1.769,49 dollari. L’indice del dollaro statunitense ha guadagnato lo 0,2% a 99,63.

    I mercati stimano al 92% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed

    L’oro aveva raggiunto lunedì il minimo delle ultime cinque settimane mentre gli investitori valutavano l’aumento dei prezzi dell’energia, dei rendimenti dei Treasury e le aspettative sulla politica monetaria statunitense.

    I mercati finanziari attribuivano una probabilità di circa il 92% a un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve questa settimana.

    Tassi di interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva relativa di attività che non generano interessi, come l’oro, rispetto agli investimenti che offrono un rendimento.

    Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni ha brevemente raggiunto il 5% lunedì per la prima volta in quasi tre anni. Il movimento è avvenuto mentre i mercati valutavano l’inflazione e l’aumento delle esigenze di finanziamento del settore pubblico e delle imprese.

    L’oro ha perso oltre il 3% a settembre dopo aver scambiato sopra i 4.600 dollari l’oncia alla fine di agosto.

    Le interruzioni delle forniture di petrolio aumentano l’attenzione sull’inflazione

    I prezzi del petrolio sono aumentati dopo la chiusura dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita in seguito agli attacchi della scorsa settimana.

    L’oleodotto aveva fornito una rotta alternativa per le esportazioni di greggio saudita in presenza delle restrizioni alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’Arabia Saudita non ha specificato per quanto tempo l’oleodotto rimarrà fuori servizio né con quale rapidità spedizioni alternative potrebbero sostituire i flussi interessati.

    L’aumento dei costi energetici ha rafforzato l’attenzione dei mercati sul loro potenziale impatto sull’inflazione e sulla politica della Federal Reserve.

    OCBC alza le previsioni su oro e argento

    OCBC ha aumentato le proprie previsioni sui prezzi dei metalli preziosi, citando livelli iniziali dei prezzi più elevati, una maggiore partecipazione degli investitori e la domanda strutturale.

    Chez Anbu, responsabile della consulenza patrimoniale di OCBC, ha affermato che la ripresa dell’oro ad agosto ha invertito parte dei cali registrati in precedenza, mentre il contesto macroeconomico cambiava.

    OCBC prevede ora che l’oro raggiunga 4.600 dollari l’oncia entro dicembre 2026 e ha fissato una previsione per l’argento a 69,70 dollari l’oncia.

    L’oro è rimasto sopra il livello di circa 4.000 dollari raggiunto durante una precedente correzione.