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  • Intesa Sanpaolo alza le previsioni per il 2026 dopo un solido primo semestre

    Intesa Sanpaolo alza le previsioni per il 2026 dopo un solido primo semestre

    Intesa Sanpaolo SpA (BIT:ISP) ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle attese del mercato, con utili e ricavi in crescita, migliorando le previsioni per l’intero 2026 e confermando un significativo ritorno di capitale agli azionisti.

    L’utile netto del secondo trimestre si è attestato a 2,79 miliardi di euro, superando il consenso degli analisti pari a 2,53 miliardi di euro.

    I ricavi del trimestre hanno raggiunto 7,38 miliardi di euro, oltre le aspettative di mercato di 6,98 miliardi di euro. Il margine di interesse è stato pari a 3,84 miliardi di euro, mentre le commissioni nette hanno totalizzato 2,62 miliardi di euro.

    Nel primo semestre del 2026, l’utile netto è cresciuto del 6,5% su base annua, raggiungendo 5,55 miliardi di euro rispetto ai 5,22 miliardi dello stesso periodo del 2025.

    La crescita dei ricavi è sostenuta da commissioni e assicurazioni

    I proventi operativi sono aumentati del 5,3% a 14,53 miliardi di euro nel primo semestre, grazie alla crescita diffusa delle principali attività del gruppo.

    Le commissioni nette sono salite del 4,9%, mentre i ricavi del comparto assicurativo sono aumentati del 5,5%. Anche il margine di interesse ha continuato a crescere, registrando un incremento dello 0,6% rispetto all’anno precedente.

    Migliorano le prospettive di utile e la remunerazione degli azionisti

    Alla luce dei risultati del primo semestre, Intesa Sanpaolo ha rivisto al rialzo le proprie previsioni per il 2026 e ora prevede un utile netto superiore a 10 miliardi di euro per l’intero esercizio.

    Nel primo semestre la banca ha accantonato 5,3 miliardi di euro destinati alla remunerazione degli azionisti, di cui 4,2 miliardi destinati ai dividendi.

    Circa 3,8 miliardi di euro dovrebbero essere distribuiti come dividendo intermedio nel novembre 2026, mentre a luglio la banca ha avviato un programma di riacquisto di azioni proprie da 2,3 miliardi di euro.

    “I risultati del primo semestre del 2026 evidenziano che Intesa Sanpaolo è in grado di generare una redditività solida e sostenibile”, ha dichiarato la banca nel comunicato sui risultati.

    Migliora ulteriormente l’efficienza operativa

    I costi operativi sono diminuiti dello 0,7% su base annua a 5,22 miliardi di euro nel primo semestre, contribuendo a un aumento del 9,1% del margine operativo, salito a 9,31 miliardi di euro.

    Il rapporto costi/ricavi è migliorato al 35,9%, rispetto al 38,1% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente, confermando i progressi sul fronte dell’efficienza.

    Solida qualità del credito e posizione patrimoniale

    La qualità del credito è rimasta elevata nel trimestre, con rettifiche su crediti pari a 258 milioni di euro e un costo del rischio annualizzato di 20 punti base.

    La banca ha registrato un rapporto tra crediti deteriorati netti e impieghi dello 0,8% e un rapporto lordo dell’1,6% secondo la metodologia dell’Autorità bancaria europea (EBA), mentre i crediti in sofferenza si sono ridotti a soli 879 milioni di euro al netto delle rettifiche.

    L’esposizione verso la Russia è stata inoltre ridotta a livelli prossimi allo zero.

    Al 30 giugno, il coefficiente Common Equity Tier 1 (CET1) era pari al 13,1%, dopo aver considerato gli importi destinati alla distribuzione agli azionisti e al programma di riacquisto di azioni, ben al di sopra del requisito regolamentare del 9,96%.

    Considerando il beneficio derivante dalle attività fiscali differite, il CET1 raggiungerebbe il 13,8%.

    Crescono impieghi e patrimonio della clientela

    Gli impieghi alla clientela sono saliti a 437 miliardi di euro, con un incremento del 2,8% rispetto alla fine del 2025 e del 4,4% su base annua.

    Le attività finanziarie della clientela hanno raggiunto 1.510 miliardi di euro, in crescita del 3,7% rispetto alla fine del 2025 e dell’8,7% rispetto all’anno precedente, confermando la continua espansione della banca.

  • Banca Generali registra un utile record nel primo semestre grazie alla crescita degli attivi e della raccolta

    Banca Generali registra un utile record nel primo semestre grazie alla crescita degli attivi e della raccolta

    Banca Generali (BIT:BGN) ha chiuso il primo semestre del 2026 con un utile netto record di 279 milioni di euro, in crescita del 39% rispetto all’anno precedente, sostenuto dal miglioramento delle condizioni operative e da mercati finanziari favorevoli. Nonostante i risultati positivi, il titolo ha ceduto l’1,4% dopo la pubblicazione dei conti.

    Continua la crescita dell’utile ricorrente

    L’utile netto ricorrente è aumentato del 14,6% su base annua, raggiungendo 202,1 milioni di euro, grazie all’espansione degli attivi della clientela e al forte slancio commerciale.

    I risultati hanno risentito di un onere fiscale aggiuntivo di 20 milioni di euro presso la controllata lussemburghese BG FML, dovuto alla temporanea indisponibilità di alcuni benefici fiscali. Banca Generali ha affermato di ritenere che questo effetto possa ridursi progressivamente, con un’aliquota fiscale destinata a convergere gradualmente verso un intervallo compreso tra il 27% e il 28% entro il 2028.

    Masse gestite a quota 121 miliardi di euro

    Le masse gestite sono cresciute del 14% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 121 miliardi di euro, sostenute da una raccolta netta record di 4,4 miliardi di euro, in aumento del 47% su base annua.

    Alla luce della solida performance del semestre, la banca ha rivisto al rialzo il proprio obiettivo di raccolta netta per l’intero 2026, portandolo a circa 7,5 miliardi di euro rispetto ai precedenti 6,5 miliardi.

    “I migliori risultati del primo semestre di sempre”, ha dichiarato la banca, sottolineando che la crescita dell’utile netto è stata favorita dalla normalizzazione operativa e da mercati finanziari favorevoli.

    Commissioni e ricavi finanziari sostengono la crescita

    Le commissioni lorde complessive sono aumentate del 25% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 742 milioni di euro.

    Le commissioni variabili sono più che triplicate a 126 milioni di euro grazie alle favorevoli condizioni di mercato, mentre le commissioni ricorrenti lorde sono cresciute del 12% a 616 milioni di euro, sostenute dall’aumento delle masse gestite e dalla diversificazione delle fonti di ricavo.

    Il margine finanziario netto è salito del 7% a 189 milioni di euro, beneficiando di maggiori utili da attività di trading.

    Proseguono gli investimenti mentre migliora l’efficienza

    I costi operativi sono aumentati dell’11% a 182 milioni di euro, riflettendo i continui investimenti di Banca Generali nelle infrastrutture informatiche, nelle capacità di gestione dei dati e nell’intelligenza artificiale.

    Nonostante l’incremento della spesa, il rapporto costi/ricavi è migliorato al 36,7%, rispetto al 39,0% registrato nel primo semestre del 2025.

    La banca ha inoltre mantenuto una solida posizione patrimoniale, con un coefficiente CET1 pari al 17,2% e un Total Capital Ratio del 19,0%, entrambi ampiamente superiori ai requisiti regolamentari, assumendo un payout del dividendo pari all’85%.

    Nel frattempo, la rete di consulenti finanziari è cresciuta fino a 2.473 professionisti, con un incremento del 3% dall’inizio dell’anno, grazie anche all’ingresso di 64 nuovi consulenti senior.

  • L’oro sale leggermente in attesa della decisione della Fed grazie al dollaro più debole

    L’oro sale leggermente in attesa della decisione della Fed grazie al dollaro più debole

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve rialzo mercoledì, sostenuti dall’indebolimento del dollaro statunitense in vista della decisione della Federal Reserve sui tassi d’interesse, mentre il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente e il rialzo del petrolio hanno mantenuto alta l’attenzione sui rischi inflazionistici.

    L’oro spot (XAU/USD) è salito dello 0,3% a 4.038,71 dollari l’oncia alle 04:52 ET (08:52 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno ceduto lo 0,03% a 4.037,65 dollari.

    Il metallo prezioso aveva perso oltre l’1% nella seduta precedente a causa del rafforzamento del dollaro.

    I mercati attendono la decisione della Federal Reserve

    L’indice del dollaro statunitense è sceso dello 0,1%, pur rimanendo vicino ai massimi dell’ultimo mese, rendendo l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    La Federal Reserve dovrebbe lasciare invariati i tassi d’interesse al termine della riunione di politica monetaria.

    Secondo il FedWatch Tool del CME Group, i mercati attribuiscono una probabilità del 68% a tassi invariati e del 32% a un rialzo di 25 punti base. Gli operatori valutano inoltre una probabilità di circa il 77% di un aumento dei tassi nella riunione di settembre.

    Tassi d’interesse elevati tendono generalmente a ridurre l’attrattiva dell’oro, che non offre rendimenti.

    Tornano le tensioni in Medio Oriente

    Gli investitori hanno seguito con attenzione il nuovo deterioramento della situazione in Medio Oriente dopo che l’esercito statunitense ha annunciato di aver intercettato diversi missili balistici iraniani diretti contro le proprie forze nella regione.

    Successivamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito una base aerea statunitense e una struttura del Comando Centrale degli Stati Uniti in Giordania, alimentando i timori che la recente pausa diplomatica possa essere di breve durata.

    Nel frattempo, le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) irachene, vicine all’Iran, hanno affermato che Stati Uniti e Arabia Saudita hanno condotto attacchi aerei contro diverse loro basi.

    L’Arabia Saudita ha inoltre riferito di aver intercettato droni lanciati dal territorio iracheno contro infrastrutture petrolifere, attribuendo la responsabilità a milizie sostenute dall’Iran.

    La ripresa degli scontri ha posto fine a una pausa di quattro giorni nelle ostilità dirette tra Washington e Teheran, aumentando il rischio di una nuova escalation.

    Il petrolio è salito di oltre il 4% dopo gli ultimi sviluppi.

    Gli analisti di ING hanno dichiarato: “L’aumento dei prezzi del petrolio in seguito alla nuova escalation in Medio Oriente peserà sull’oro nelle contrattazioni mattutine, riaccendendo le preoccupazioni per l’inflazione.”

    In arrivo importanti dati economici statunitensi

    Oltre alla decisione della Fed, gli investitori attendono i dati sull’indice PCE e il rapporto sull’occupazione di luglio, che potrebbero influenzare le aspettative sulla politica monetaria.

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito dell’1,4% a 57,94 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso dello 0,5% a 1.598,30 dollari.

    I futures sul rame al London Metal Exchange hanno perso lo 0,4% a 13.638 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense sono rimasti pressoché invariati a 6,275 dollari per libbra.

  • Il petrolio sale mentre aumentano le tensioni tra Stati Uniti e Iran dopo gli attacchi in Iraq e il lancio di missili

    Il petrolio sale mentre aumentano le tensioni tra Stati Uniti e Iran dopo gli attacchi in Iraq e il lancio di missili

    I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 3% mercoledì, mentre le tensioni in Medio Oriente si sono intensificate dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Arabia Saudita contro gruppi sostenuti dall’Iran in Iraq, l’intercettazione di un attacco missilistico iraniano contro le forze statunitensi e il calo delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

    I futures sul Brent sono saliti di 3,04 dollari, pari al 3,6%, a 87,13 dollari al barile alle 08:24 GMT, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense è aumentato di 2,80 dollari, pari al 3,5%, a 82,06 dollari al barile.

    Commentando il rialzo dei prezzi, l’analista di UBS Giovanni Staunovo ha dichiarato: “I nuovi attacchi militari in Medio Oriente e i funzionari iraniani che ribadiscono la volontà di controllare il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, in un contesto di flussi petroliferi ridotti attraverso lo Stretto, stanno nuovamente sostenendo i prezzi del petrolio.”

    L’escalation militare alimenta i timori sull’offerta

    L’ultimo rialzo è seguito agli attacchi coordinati di Stati Uniti e Arabia Saudita contro gruppi sostenuti dall’Iran in Iraq, accusati di essere responsabili dei recenti attacchi con droni contro impianti petroliferi sauditi.

    L’operazione è avvenuta poche ore dopo che l’esercito statunitense aveva annunciato di aver intercettato un attacco missilistico iraniano a sorpresa diretto contro le proprie forze nella regione.

    Sul fronte diplomatico, un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che Teheran ha respinto la proposta dell’Oman per una gestione congiunta regionale dello Stretto di Hormuz, riducendo le speranze di una soluzione allo stallo che da mesi ostacola il commercio nel Golfo.

    Lo Stretto di Hormuz resta un punto critico

    Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto limitato durante la settimana, con solo poche navi mercantili che hanno attraversato la rotta strategica.

    Al contrario, il traffico nello Stretto di Bab el-Mandeb, percorso alternativo per le esportazioni saudite verso l’Asia, è aumentato sensibilmente. Cinque navi hanno attraversato lo stretto mercoledì, dopo le 39 di martedì, il livello più elevato dal 19 luglio, poco prima che i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran annunciassero un blocco marittimo contro l’Arabia Saudita.

    Secondo DBS Bank, la volatilità del petrolio dovrebbe proseguire.

    Suvro Sarkar, Head of Energy Research di DBS Bank, ha dichiarato: “Riteniamo che nel breve termine il prezzo del Brent continuerà a oscillare nell’intervallo tra 80 e 100 dollari al barile, mentre il conflitto in Medio Oriente continuerà ad alternare fasi di escalation e de-escalation.”

    Ha inoltre aggiunto che le tensioni geopolitiche sono aumentate nonostante i segnali di un possibile ritorno ai negoziati diplomatici da parte del presidente statunitense Donald Trump.

    “Questa serie di negoziati interrotti e ripresi significa che la rimozione completa del blocco dello Stretto di Hormuz non è stata raggiunta e i prezzi del petrolio potrebbero mantenere un livello minimo intorno agli 80 dollari al barile anche in uno scenario di de-escalation.”

    Il calo delle scorte negli Stati Uniti sostiene i prezzi

    Anche la diminuzione delle scorte di greggio negli Stati Uniti ha contribuito al rialzo dei prezzi.

    Secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute, le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di circa 3,3 milioni di barili nella settimana conclusa il 24 luglio.

    Gli investitori attendono ora i dati ufficiali della Energy Information Administration, previsti nel corso della giornata.

    Ulteriore sostegno arriva dalle aspettative che OPEC+ possa sospendere gli aumenti programmati della produzione per tre mesi a partire da ottobre, una volta completato il ripristino dell’offerta precedentemente tagliata.

  • I mercati attendono la Fed mentre gli investitori guardano ai risultati di Microsoft e Meta: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati attendono la Fed mentre gli investitori guardano ai risultati di Microsoft e Meta: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future sui principali indici statunitensi hanno registrato variazioni contenute mercoledì, in vista di una seduta cruciale che vedrà la decisione della Federal Reserve sui tassi d’interesse e la pubblicazione dei risultati trimestrali dei colossi dell’intelligenza artificiale Meta Platforms (NASDAQ:META) e Microsoft (NASDAQ:MSFT). Nel frattempo, il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente ha spinto nuovamente al rialzo i prezzi del petrolio, aumentando l’incertezza sui mercati finanziari.

    I future si muovono poco

    Alle 03:20 ET (07:20 GMT), i future sul Dow Jones e sul Nasdaq erano sostanzialmente invariati, mentre quelli sull’S&P 500 guadagnavano 13 punti, pari allo 0,2%.

    La seduta precedente a Wall Street si è conclusa con un andamento misto. Il Dow Jones Industrial Average è salito dell’1,03%, lo S&P 500 dello 0,21%, mentre il Nasdaq Composite ha perso lo 0,22%, penalizzato dal comparto tecnologico.

    I titoli dei semiconduttori hanno continuato a pesare sul Nasdaq, con il Philadelphia Semiconductor Index in calo per la quarta seduta consecutiva, ai minimi da maggio.

    A influenzare il settore sono state le notizie sulla crescente concorrenza dei produttori cinesi di chip e le persistenti preoccupazioni dopo l’aumento della spesa in conto capitale annunciato da Alphabet la scorsa settimana. Anche SK Hynix (NASDAQ:SKHY) ha deluso il mercato con un utile operativo record, ma inferiore alle aspettative particolarmente elevate.

    Le preoccupazioni sulla capacità dei grandi investimenti nell’intelligenza artificiale di tradursi in profitti sostenibili continuano a pesare sui principali titoli tecnologici.

    Commentando il sentiment del mercato, John Higgins, Chief Economic Adviser di Capital Economics, ha dichiarato: “I prezzi delle azioni di alcuni dei giganti tecnologici mondiali al centro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale sono finiti sotto pressione a causa di una serie di preoccupazioni, sollevando la domanda se il treno di Borsa dell’AI stia perdendo slancio.”

    La decisione della Federal Reserve è al centro dell’attenzione

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta alla Federal Reserve, che comunicherà la propria decisione di politica monetaria al termine della riunione di due giorni.

    I responsabili della banca centrale stanno valutando gli effetti della volatilità dei prezzi del petrolio e dei massicci investimenti nell’intelligenza artificiale sull’inflazione. Sebbene i dati sull’inflazione di giugno siano risultati inferiori alle attese, il nuovo deterioramento della situazione in Medio Oriente ha temporaneamente riportato il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, mentre le grandi aziende tecnologiche continuano a investire pesantemente nell’AI.

    Anche il mercato del lavoro statunitense rimane relativamente stabile, con livelli contenuti sia nelle assunzioni sia nei licenziamenti.

    L’aumento dei tassi può contribuire a contenere l’inflazione, ma comporta anche il rischio di rallentare la crescita economica e il mercato del lavoro.

    Gli analisti di BofA Securities ritengono che la decisione odierna possa dipendere in larga misura dal presidente della Fed Kevin Warsh.

    Secondo gli analisti: “Warsh si trova di fronte a una scelta difficile. Non aumentare i tassi potrebbe mettere in discussione la credibilità della Fed nella lotta all’inflazione. Ma aumentarli andrebbe contro il suo approccio di guardare oltre gli shock dell’offerta.”

    Secondo il CME FedWatch, prima dell’annuncio il mercato attribuiva circa il 70% di probabilità a tassi invariati tra il 3,50% e il 3,75%, mentre la probabilità di un rialzo di 25 punti base era inferiore a un terzo.

    Gli investitori si aspettano inoltre indicazioni limitate sul futuro percorso della politica monetaria, dato che Warsh ha già chiarito di non voler fornire una roadmap dettagliata sui tassi.

    Meta sotto osservazione per gli investimenti nell’intelligenza artificiale

    Dopo la chiusura di Wall Street sarà il turno dei risultati trimestrali di Meta Platforms (NASDAQ:META).

    Gli investitori cercheranno conferme sul fatto che i massicci investimenti del gruppo nell’intelligenza artificiale stiano producendo ritorni economici concreti.

    All’inizio dell’anno la società ha aumentato la previsione di investimenti per il 2026 a una fascia compresa tra 125 e 145 miliardi di dollari, rispetto ai precedenti 115-135 miliardi.

    Meta ha inoltre avvertito che le questioni normative e legali negli Stati Uniti e in Europa potrebbero incidere sui risultati futuri, sottolineando che una “perdita significativa” potrebbe derivare dall’aumento dei controlli su “questioni legate ai giovani” e da “ulteriori processi previsti quest’anno.”

    Microsoft attesa ai risultati

    Anche Microsoft (NASDAQ:MSFT) sarà sotto i riflettori, mentre il gruppo continua ad accelerare gli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    La società ha previsto investimenti record pari a circa 190 miliardi di dollari nell’esercizio fiscale 2026, confermando l’intensità della competizione tra i grandi gruppi tecnologici.

    Gli investitori continuano tuttavia a monitorare la dipendenza di Microsoft da OpenAI e il ritmo di adozione dell’assistente Copilot 365.

    Particolare attenzione sarà rivolta alla crescita di Azure e dei servizi cloud correlati, per i quali gli analisti prevedono un aumento compreso tra il 39% e il 40% a cambi costanti nel quarto trimestre.

    Anche raggiungendo tali obiettivi, Azure continuerebbe comunque a crescere meno rapidamente rispetto al business cloud di Google.

    Il petrolio torna a salire dopo i nuovi attacchi in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio sono tornati a salire dopo i nuovi attacchi militari che hanno coinvolto Stati Uniti, Arabia Saudita e gruppi sostenuti dall’Iran.

    Le operazioni sono seguite all’intercettazione di missili balistici iraniani diretti contro forze statunitensi in Giordania, interrompendo una breve pausa dei combattimenti che aveva favorito il calo del greggio nei giorni precedenti.

    L’Iran ha inoltre respinto una proposta dell’Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz, riducendo ulteriormente le speranze di una ripresa dei negoziati con Washington.

    Alle 03:17 ET (07:17 GMT), il Brent guadagnava il 3,5% a 87,01 dollari al barile, mentre il WTI saliva del 3,8% a 82,27 dollari.

  • Le Borse europee salgono leggermente grazie ai solidi risultati societari che compensano i timori sulla Fed e sulle tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono leggermente grazie ai solidi risultati societari che compensano i timori sulla Fed e sulle tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno registrato moderati rialzi mercoledì, sostenute da una serie di risultati trimestrali positivi nel settore bancario, del lusso e minerario, che hanno compensato le crescenti preoccupazioni legate alle tensioni in Medio Oriente, al rialzo dei prezzi del petrolio e all’attesa per la decisione della Federal Reserve sui tassi d’interesse.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha guadagnato lo 0,1% nelle prime contrattazioni.

    Tra i principali listini, il DAX tedesco è salito dello 0,2%, il CAC 40 francese dello 0,3%, il FTSE 100 di Londra dello 0,4%, mentre l’IBEX 35 spagnolo è rimasto sostanzialmente invariato.

    Il comparto bancario è stato tra i migliori della seduta. Standard Chartered (LSE:STAN) ha aumentato le proprie previsioni sui ricavi annuali dopo che la crescita della divisione wealth management ha contribuito a risultati superiori alle attese, facendo salire il titolo del 3%. Anche UBS (NYSE:UBS) ha riportato un utile netto del secondo trimestre superiore alle previsioni, mentre CaixaBank (TG:48CA) ha superato le stime degli analisti.

    Anche i titoli del lusso e dei beni di consumo hanno sostenuto i mercati. Kering (EU:KER) è balzata del 9% dopo che Gucci ha registrato un calo delle vendite trimestrali inferiore alle attese. EssilorLuxottica (EU:EL) ha guadagnato il 2,2% grazie a utili semestrali superiori alle previsioni, mentre Rio Tinto (LSE:RIO) è salita del 2,5% dopo aver registrato il miglior utile del primo semestre degli ultimi quattro anni. Anche GSK (LSE:GSK) ha avanzato dopo aver migliorato le proprie prospettive sui margini annuali e annunciato un piano di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari.

    Nonostante la stagione delle trimestrali positiva, il clima di mercato è rimasto prudente. I rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti elevati mentre gli investitori attendevano la decisione della Federal Reserve prevista nel corso della giornata.

    Sebbene il consenso continui a prevedere tassi invariati, i mercati monetari attribuiscono ancora una probabilità di circa un terzo a un rialzo inatteso dei tassi o a indicazioni più restrittive da parte della banca centrale, alla luce dell’inflazione persistente, dei nuovi dazi commerciali e dell’aumento dei prezzi dell’energia.

    Il sentiment degli investitori è peggiorato durante la notte dopo che attacchi congiunti di Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito gruppi sostenuti dall’Iran in Iraq in risposta ai recenti attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite.

    In risposta alle accuse, Teheran ha dichiarato che attribuire gli attacchi all’Iran rappresenta un “grave errore di valutazione”, spingendo gli investitori verso attività considerate più sicure. Il Brent è salito di oltre il 3% dopo l’intercettazione di missili balistici iraniani nello spazio aereo regionale, riaccendendo i timori di interruzioni dell’offerta e di un’inflazione energetica persistente.

    Anche il comparto tecnologico europeo è rimasto sotto pressione, seguendo il forte ribasso dei produttori asiatici di semiconduttori dopo che il produttore di memorie per l’intelligenza artificiale SK Hynix (NASDAQ:SKHY) ha riportato un utile operativo trimestrale inferiore alle attese.

    I risultati deludenti del principale fornitore di memorie per l’AI hanno riacceso i timori sulle valutazioni elevate del settore tecnologico, sull’aumento degli investimenti e sulla capacità delle grandi società tecnologiche di continuare a superare aspettative sempre più elevate.

    La debolezza dei semiconduttori arriva in un momento delicato per i mercati azionari globali, con Microsoft (NASDAQ:MSFT) e Meta Platforms (NASDAQ:META) attese alla pubblicazione dei risultati trimestrali nel corso della giornata.

    Di conseguenza, i rischi geopolitici e le preoccupazioni sul settore tecnologico hanno limitato l’entusiasmo degli investitori nonostante la solida stagione delle trimestrali in Europa.

  • Piazza Affari apre in lieve rialzo in attesa della Fed, con Eni e Nexi protagoniste dopo i risultati trimestrali

    Piazza Affari apre in lieve rialzo in attesa della Fed, con Eni e Nexi protagoniste dopo i risultati trimestrali

    Gli indici di Piazza Affari hanno aperto la seduta con moderati rialzi, mentre gli investitori valutavano una nuova serie di risultati societari in attesa della decisione della Federal Reserve statunitense sui tassi di interesse prevista nel corso della giornata.

    L’attenzione dei mercati era concentrata sulla conclusione della riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), con la decisione di politica monetaria attesa alle 20:00, seguita dalla conferenza stampa del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, alle 20:30.

    Sebbene lo scenario prevalente resti quello di tassi invariati, negli ultimi giorni sono aumentate le aspettative di un possibile rialzo. La volatilità dei prezzi dell’energia e il tono più aggressivo adottato recentemente dai responsabili della politica monetaria hanno infatti spinto un numero crescente di analisti a non escludere un ulteriore irrigidimento della politica della banca centrale.

    I futures sui Fed Funds attribuiscono attualmente una probabilità di circa un terzo a un aumento dei tassi di 25 punti base nella riunione odierna.

    Nel frattempo, il prezzo del Brent è tornato a salire dopo aver perso il 16% nelle tre sedute precedenti, a causa del riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Intorno alle 9:50, il FTSE MIB registrava un progresso dello 0,17%.

    Eni (BIT:ENI) è stata tra i titoli migliori della seduta, con un rialzo del 4,4% dopo aver pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese, aver aumentato il proprio programma di buyback a 3,4 miliardi di euro e aver rivisto al rialzo le previsioni di produzione per il 2026, che ora indicano una crescita organica di circa il 5%.

    Commentando i risultati, RBC ha dichiarato: “Tenendo conto della guidance su dividendi e buyback, il payout ratio di Eni si attesta quest’anno al 44%. Ai prezzi attuali, ciò si traduce in un rendimento complessivo del 10%.”

    Saipem (BIT:SPM) ha invece trattato poco mossa dopo risultati del secondo trimestre inferiori alle aspettative e la revisione al ribasso della guidance sull’EBITDA per il 2026.

    La debolezza del comparto tecnologico a livello globale ha penalizzato anche Piazza Affari, con Technoprobe (BIT:TPRO) in calo del 3,45% e STMicroelectronics (BIT:STMMI) in ribasso dell’1,8%.

    Il comparto del lusso ha invece beneficiato dei solidi risultati pubblicati da Kering (EU:KER), le cui azioni sono salite di oltre l’11% a Parigi dopo una trimestrale migliore delle attese. Il sentiment positivo ha sostenuto anche Ferragamo (BIT:SFER), in rialzo del 4,4%, e Moncler (BIT:MONC), che ha guadagnato il 3,1%.

    In evidenza anche Stellantis (BIT:STLAM), in progresso del 3,1% in vista della pubblicazione dei propri risultati.

    Anche Nexi (BIT:NEXI) ha esteso i guadagni dopo la diffusione dei risultati trimestrali, con il titolo in rialzo di circa il 3%.

    Il comparto bancario è rimasto sostanzialmente stabile, con l’indice di settore poco mosso e UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) che hanno registrato variazioni limitate nel corso della mattinata.

  • Eni alza le previsioni sul flusso di cassa e amplia il riacquisto di azioni dopo utili trimestrali superiori alle attese

    Eni alza le previsioni sul flusso di cassa e amplia il riacquisto di azioni dopo utili trimestrali superiori alle attese

    Eni SpA (BIT:ENI) ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle aspettative grazie alla crescita della produzione upstream e alla solida generazione di cassa. Il gruppo energetico italiano ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni sul flusso di cassa per il 2026 e annunciato un ampliamento del proprio programma di riacquisto di azioni, spingendo il titolo nettamente al rialzo.

    L’utile netto rettificato del secondo trimestre si è attestato a 2,3 miliardi di euro, superando di circa il 12% il consenso degli analisti. Gli investitori hanno accolto positivamente i risultati, con le azioni Eni in rialzo del 4,8% dopo l’annuncio.

    La società ha aumentato la guidance per il flusso di cassa operativo rettificato del 2026 a 15 miliardi di euro, rispetto alla precedente previsione di 13,8 miliardi di euro. Eni ha attribuito il miglioramento a ipotesi più favorevoli sui prezzi delle materie prime e a una migliore performance operativa.

    Nell’ambito delle nuove previsioni, il gruppo stima ora un prezzo medio del Brent pari a 85 dollari al barile nel 2026, rispetto agli 83 dollari al barile previsti in precedenza. Ha inoltre aumentato la previsione per i margini di raffinazione SERM a 14 dollari al barile dagli 8 dollari precedenti.

    Eni ha inoltre rafforzato la remunerazione degli azionisti aumentando il programma di buyback per il 2026 a 3,4 miliardi di euro, rispetto ai precedenti 2,8 miliardi di euro. La società ha anche indicato la possibilità di distribuire un dividendo straordinario nel corso del quarto trimestre.

    La produzione upstream ha raggiunto una media di 1,789 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno nel secondo trimestre, in crescita del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e circa il 3% al di sopra del consenso degli analisti. Al netto degli effetti delle operazioni di portafoglio e delle variazioni dei prezzi, la crescita della produzione sottostante è stata pari all’11% su base annua. La joint venture Searah tra Indonesia e Malesia ha contribuito in modo significativo a questo incremento.

    Anche la generazione di cassa ha superato le attese. Il flusso di cassa operativo, escluso il capitale circolante, è stato pari a 4,5 miliardi di euro, circa il 15% al di sopra delle previsioni degli analisti.

    Nel corso del primo semestre, Eni ha approvato quattro importanti decisioni finali di investimento, relative ai progetti Baleine Phase 3, North Kutei Basin, PAJ e Cronos, rafforzando ulteriormente il proprio portafoglio di sviluppo a lungo termine.

    Alla fine del secondo trimestre, la leva finanziaria pro-forma si attestava al 17%, includendo le operazioni di dismissione in corso, rimanendo all’interno dell’intervallo obiettivo del 15%-18% previsto per il 2026. Escludendo Plenitude, che sarà riportata separatamente a partire dal terzo trimestre, il rapporto di indebitamento pro-forma era pari al 10%.

  • Nexi conferma le previsioni per il 2026 dopo ricavi del secondo trimestre superiori alle attese

    Nexi conferma le previsioni per il 2026 dopo ricavi del secondo trimestre superiori alle attese

    Nexi SpA (BIT:NEXI) ha pubblicato ricavi del secondo trimestre leggermente superiori alle aspettative del mercato, mentre il gruppo italiano dei pagamenti ha confermato la propria guidance finanziaria per il 2026 e registrato risultati migliori del previsto in alcune delle sue attività. Gli investitori hanno accolto positivamente l’aggiornamento, facendo salire il titolo di oltre il 3%.

    I ricavi del trimestre sono aumentati dell’1% su base annua a 915 milioni di euro, superando leggermente il consenso degli analisti pari a 911 milioni di euro. La società ha inoltre confermato l’obiettivo di una crescita organica dei ricavi di circa il 2% per l’esercizio 2026.

    La performance migliore delle attese è stata trainata principalmente dalla divisione Digital Banking Solutions, che ha registrato una crescita dei ricavi del 6% grazie alla tempistica dei progetti. Merchant Solutions ha invece riportato un calo dello 0,2%, nonostante il contributo derivante dal consolidamento di Banco BPM, mentre Issuing Solutions ha generato ricavi per 293 milioni di euro, sostanzialmente in linea con il consenso di 294 milioni di euro.

    L’EBITDA rettificato è diminuito del 2% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 473 milioni di euro, mentre i costi operativi sono aumentati del 4%. Di conseguenza, il margine EBITDA rettificato è sceso al 51,7%, in calo di 155 punti base rispetto allo stesso periodo del 2025. Nonostante la pressione sui margini, le azioni Nexi hanno guadagnato il 3,08% dopo la pubblicazione dei risultati.

    Dal punto di vista geografico, l’Italia, che rappresenta il 59% dei ricavi del gruppo, ha registrato una crescita dell’1%. L’area DACH è cresciuta dell’8%, l’Europa Centrale e Sud-Orientale del 2%, mentre i Paesi nordici hanno registrato una flessione del 4%.

    La divisione Merchant Solutions ha elaborato volumi di pagamento superiori del 5% nel secondo trimestre. Tuttavia, il take rate è diminuito del 5% su base annua, attestandosi a 23,6 punti base, a causa dell’effetto negativo del rinnovo di alcuni contratti bancari e della persistente debolezza del contesto macroeconomico tedesco.

    Per l’esercizio 2026, Nexi ha confermato la previsione di una crescita organica dei ricavi di circa il 2%, in linea con il consenso degli analisti e corrispondente a un fatturato annuo di circa 3,66 miliardi di euro.

    La società ha inoltre mantenuto invariata la guidance per un EBITDA rettificato di circa 1,9 miliardi di euro. Tale previsione implica una contrazione del margine di circa 110 punti base, rispetto ai 120 punti base previsti dal consenso. Nexi continua inoltre a prevedere un flusso di cassa libero di circa 750 milioni di euro, superiore al consenso di mercato pari a 736 milioni di euro.

    Nel primo semestre il gruppo ha generato un flusso di cassa libero pari a 400 milioni di euro, corrispondente a un margine del 23%. L’indebitamento netto è sceso a 5,1 miliardi di euro alla fine di giugno, rispetto ai 5,4 miliardi registrati alla fine di marzo, portando il rapporto debito netto/EBITDA a 2,7 volte. Gli investimenti in conto capitale sono diminuiti del 2% su base annua a 168 milioni di euro, pari a circa il 10% dei ricavi.

  • UBS riduce le previsioni sul prezzo del palladio per il rischio di eccesso di offerta

    UBS riduce le previsioni sul prezzo del palladio per il rischio di eccesso di offerta

    UBS ha rivisto al ribasso le proprie previsioni sul prezzo del palladio, sostenendo che l’aumento dell’offerta e il rallentamento della domanda potrebbero continuare a pesare sul mercato. La banca d’investimento prevede ora che il metallo scenda fino a 1.100 dollari l’oncia.

    Secondo UBS, le importazioni cinesi di palladio hanno raggiunto livelli record nella prima metà dell’anno. La banca ritiene che questo aumento sia stato determinato principalmente dal lancio di una nuova borsa di scambio piuttosto che da una maggiore domanda proveniente dal settore dei catalizzatori per auto.

    L’aumento dell’offerta dovrebbe portare il mercato in surplus

    UBS stima che il mercato globale del palladio registrerà un surplus di circa 200.000 once nel corso dell’anno.

    Sebbene la produzione mineraria sia destinata a diminuire rispetto ai livelli del 2025, la banca prevede che l’aumento dell’offerta derivante dal riciclo, insieme al calo della domanda da parte degli investitori e del settore degli autocatalizzatori, sarà sufficiente a creare un eccesso di offerta.

    Di conseguenza, il mercato dovrebbe rimanere in surplus, mantenendo una pressione ribassista sui prezzi del palladio nei prossimi mesi.

    La domanda del settore automobilistico resta un fattore chiave

    UBS mantiene una visione prudente sul palladio per il resto dell’anno, ritenendo che lo squilibrio tra domanda e offerta continuerà a limitare il potenziale di rialzo del metallo.

    Il palladio viene utilizzato principalmente nei convertitori catalitici dei veicoli a benzina per ridurre le emissioni nocive. Per questo motivo, l’andamento della produzione automobilistica e l’evoluzione delle normative ambientali rappresentano fattori determinanti per la domanda del metallo.