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  • L’oro resta vicino ai minimi di un mese tra tensioni con l’Iran; focus sulla Fed

    L’oro resta vicino ai minimi di un mese tra tensioni con l’Iran; focus sulla Fed

    I prezzi dell’oro si sono mantenuti vicino ai minimi di un mese mercoledì, con la domanda per il metallo prezioso che resta debole a causa dell’incertezza legata al conflitto con l’Iran. Anche l’attesa per la decisione di politica monetaria della Federal Reserve ha contribuito a mantenere pressione sui prezzi.

    Il metallo ha registrato perdite significative questa settimana, mentre i flussi di beni rifugio si sono orientati principalmente verso il dollaro statunitense. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi del petrolio—sostenuto dalle aspettative di uno stallo prolungato tra Stati Uniti e Iran—ha aumentato l’incertezza sui mercati.

    L’oro spot è sceso dello 0,1% a 4.593,04 dollari l’oncia alle 02:09 ET (06:09 GMT), mentre i futures sull’oro sono calati dello 0,1% a 4.606,31 dollari l’oncia.

    Gli altri metalli preziosi hanno mostrato un andamento misto, ma restano sotto pressione dopo le recenti perdite. L’argento spot è salito dello 0,7% a 73,6135 dollari l’oncia, mentre il platino spot è sceso dello 0,3% a 1.937,75 dollari l’oncia.

    Trump prepara un blocco prolungato dell’Iran – WSJ

    Donald Trump avrebbe ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco navale prolungato contro l’Iran, secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal.

    La strategia mira ad aumentare la pressione economica su Teheran limitando la sua capacità di esportare petrolio, nel tentativo di spingerla verso un accordo.

    Secondo precedenti indiscrezioni, Trump non sarebbe soddisfatto di una proposta iraniana che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz rinviando i negoziati sul programma nucleare.

    Un blocco prolungato potrebbe aumentare ulteriormente le tensioni, spingendo l’Iran a mantenere chiuso nel breve termine lo Strait of Hormuz. Un simile scenario potrebbe compromettere i flussi di petrolio nel Medio Oriente.

    Le preoccupazioni per un’inflazione alimentata dal petrolio hanno pesato sull’oro dalla fine di febbraio. I mercati temono che un’inflazione elevata possa spingere le banche centrali ad adottare politiche monetarie più restrittive, aumentando il costo opportunità di detenere asset non remunerativi come l’oro e riducendone l’attrattiva come bene rifugio.

    “Perché l’oro torni a guadagnare slancio, i mercati potrebbero aver bisogno di vedere un calo dei prezzi del petrolio oppure segnali di un allentamento delle tensioni geopolitiche tali da favorire aspettative più accomodanti da parte della Fed”, hanno dichiarato gli analisti di OCBC Bank in una nota.

    Attesa per la riunione della Fed

    L’attenzione è rivolta anche alla conclusione della riunione di due giorni della Fed prevista per mercoledì, con la banca centrale ampiamente attesa a lasciare invariati i tassi di interesse.

    La decisione arriva mentre aumentano le aspettative che la Fed possa mantenere i tassi invariati per il resto del 2026, soprattutto alla luce delle pressioni inflazionistiche legate al conflitto con l’Iran.

    Oltre alla Fed, gli investitori monitorano anche le decisioni sui tassi della European Central Bank e della Bank of England previste nel corso della settimana, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni per i mercati globali.

  • I mercati restano cauti in attesa della Fed e degli utili delle big tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati restano cauti in attesa della Fed e degli utili delle big tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi sono saliti leggermente mercoledì, ma restano vicini alla parità, mentre gli investitori si preparano a una serie di annunci potenzialmente in grado di muovere i mercati. La Federal Reserve dovrebbe mantenere invariati i tassi di interesse, anche se alcune indiscrezioni indicano che potrebbe adottare un tono più restrittivo nella comunicazione di politica monetaria. Allo stesso tempo, diverse grandi società tecnologiche sono pronte a pubblicare i risultati, con particolare attenzione ai loro piani di spesa nell’intelligenza artificiale. In Europa prosegue un’intensa stagione di utili, mentre Donald Trump avrebbe chiesto ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dei porti iraniani.

    Futures leggermente in rialzo

    I futures sui mercati azionari statunitensi hanno registrato un moderato rialzo nelle prime ore della giornata, in vista di quella che si preannuncia come una delle sessioni più intense dell’anno.

    Alle 03:26 ET, i futures sul Dow Jones erano in aumento di 47 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 salivano di 5 punti, ovvero lo 0,1%, mentre i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 85 punti, pari allo 0,3%.

    Nella seduta precedente, i principali indici di Wall Street avevano chiuso in calo, appesantiti soprattutto dalle preoccupazioni sulla situazione finanziaria di OpenAI, dopo che The Wall Street Journal aveva riportato che la società non aveva raggiunto alcuni obiettivi di ricavi e utenti. Anche i titoli delle aziende clienti o investitrici in OpenAI hanno registrato un calo in seguito alla notizia.

    Nel frattempo, lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran continua a pesare sullo sfondo, offuscando le prospettive di una riapertura imminente dello Strait of Hormuz, che è rimasto di fatto chiuso al traffico marittimo per settimane. I prezzi del petrolio sono saliti, aumentando i timori per l’inflazione e per la crescita economica globale.

    Tuttavia, a conferma di una tendenza emergente nei mercati, gli utili societari hanno mostrato una buona resilienza nonostante queste difficoltà. Secondo Reuters, poco più di un terzo dei settori dell’S&P 500 ha già pubblicato i risultati, e l’81% delle aziende ha superato le aspettative degli analisti.

    Attesa per la decisione della Fed

    La Federal Reserve dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75% al termine della sua ultima riunione di due giorni, mentre i responsabili della politica monetaria valutano gli effetti inflazionistici del conflitto con l’Iran.

    Secondo il The Wall Street Journal, la Fed potrebbe modificare il linguaggio delle sue indicazioni prospettiche in senso più restrittivo, eliminando il riferimento a possibili tagli dei tassi nel 2026.

    La decisione potrebbe anche includere una delle ultime conferenze stampa del presidente della Fed Jerome Powell, il cui mandato è destinato a scadere a maggio.

    “La (presunta) ultima conferenza stampa di Powell non dovrebbe scuotere i mercati, ma potrebbe adottare un tono leggermente più restrittivo data la mancanza di progressi nel Golfo”, hanno dichiarato gli analisti di ING Group in una nota.

    L’ex governatore della Fed Kevin Warsh è stato indicato da Trump come successore di Powell, con la commissione bancaria del Senato chiamata a votare sulla sua nomina nel corso della settimana. In caso di conferma, Warsh potrebbe assumere la guida della banca centrale prima della prossima riunione prevista per giugno.

    I risultati delle big tech sotto i riflettori

    Gli investitori stanno inoltre esaminando una lunga serie di risultati aziendali, inclusi quelli di alcune grandi società tecnologiche le cui ingenti spese nell’intelligenza artificiale hanno sostenuto il recente entusiasmo per questo settore emergente.

    Alphabet Inc. (NASDAQ:GOOG), Microsoft (NASDAQ:MSFT), Amazon (NASDAQ:AMZN) e Meta Platforms (NASDAQ:META) pubblicheranno i loro risultati dopo la chiusura dei mercati.

    Alla luce dell’impatto negativo sulle azioni tecnologiche derivante dal report su OpenAI, questi risultati rappresenteranno un test importante per valutare la solidità del tema dell’intelligenza artificiale, che ha contribuito a sostenere i mercati azionari nonostante le preoccupazioni legate al conflitto con l’Iran.

    “[I] partecipanti cercheranno non solo il classico “superare le aspettative e alzare le previsioni” da parte di questi titoli dei “Magnifici Sette”, ma anche chiarezza sull’entità degli investimenti previsti nei prossimi trimestri, sulla loro provenienza e sui tempi necessari per ottenere un ritorno su tali investimenti”, ha dichiarato Michael Brown in una nota.

    “Con il settore che arriva alla stagione degli utili sostanzialmente ai massimi storici, siamo in parte in una situazione “prezzata alla perfezione”, lasciando poco margine per delusioni e con il mercato quindi probabilmente pronto a penalizzare qualsiasi risultato inferiore alle attese.”

    Oltre al comparto tecnologico, tra le società che pubblicheranno i risultati figurano anche AbbVie (NYSE:ABBV), Regeneron Pharmaceuticals (NASDAQ:REGN) e Phillips 66 (NYSE:PSX).

    Pioggia di utili in Europa

    Nel contesto delle persistenti tensioni geopolitiche, diverse grandi aziende europee hanno pubblicato i loro risultati trimestrali nella mattinata.

    Le azioni di Adidas AG sono salite di oltre il 7% dopo che il gruppo ha registrato un utile operativo trimestrale superiore alle attese, nonostante un contesto retail definito come “molto volatile e fortemente scontato”.

    UBS Group AG ha registrato un rialzo dopo aver riportato un aumento dell’80% dell’utile trimestrale, sostenuto da una forte attività di trading e dei clienti favorita dalla volatilità dei mercati legata al conflitto.

    STMicroelectronics è salita fino ai livelli più alti dal 2024 dopo risultati superiori alle previsioni.

    Le azioni di Airbus SE sono aumentate leggermente dopo che la società ha confermato il proprio obiettivo annuale di consegne di aeromobili, nonostante carenze di motori da parte del fornitore Pratt & Whitney.

    Mercedes-Benz Group AG ha registrato un lieve rialzo anche se i ricavi sono diminuiti, principalmente a causa della forte concorrenza proveniente dalla Cina.

    Banco Santander si è mantenuta poco sopra la parità dopo aver riportato un aumento del 12,5% dell’utile netto sottostante nel primo trimestre.

    Trump prepara un blocco prolungato dell’Iran

    Donald Trump ha chiesto ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran, secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal.

    Citando funzionari statunitensi, il report afferma che la strategia punta a intensificare gli sforzi per limitare le esportazioni di petrolio iraniano e restringere il traffico marittimo da e verso i suoi porti, considerando il blocco un’opzione meno rischiosa rispetto a una ripresa di attacchi militari su larga scala o a un rapido accordo diplomatico.

    La mossa segue il cessate il fuoco di aprile, che ha interrotto una vasta campagna di bombardamenti ma ha lasciato elevate le tensioni nella regione.

    Secondo il giornale, Trump avrebbe recentemente respinto una proposta iraniana in tre fasi che avrebbe consentito una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz rinviando i negoziati sul nucleare, ritenendola insufficiente a soddisfare le richieste statunitensi.

    Il report aggiunge che Trump non è disposto a rinunciare alla richiesta che l’Iran si impegni a sospendere l’arricchimento dell’uranio per almeno 20 anni e ad accettare restrizioni anche oltre tale periodo.

  • Le azioni europee oscillano mentre utili, tensioni con l’Iran e attese sui tassi pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee oscillano mentre utili, tensioni con l’Iran e attese sui tassi pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato un leggero calo nelle prime contrattazioni di mercoledì, con gli investitori impegnati a valutare un’intensa stagione di risultati aziendali, i rischi geopolitici in Medio Oriente e le imminenti decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse.

    Alle 07:34 GMT, il Stoxx 600 era in calo dello 0,1%. Il DAX tedesco guadagnava lo 0,1%, mentre il CAC 40 francese scendeva dello 0,2%. A Londra, il FTSE 100 perdeva lo 0,4%.

    I mercati restano cauti a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio legato al conflitto con l’Iran, che potrebbe influenzare inflazione, utili aziendali e il percorso futuro dei tassi di interesse.

    I tentativi di risolvere le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano in stallo, senza segnali concreti di progresso. Secondo alcune indiscrezioni, Donald Trump avrebbe chiesto ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dei porti iraniani, mentre le opzioni per una rapida de-escalation appaiono limitate.

    Nel frattempo, lo Strait of Hormuz resta in gran parte chiuso al traffico delle petroliere. Poiché questo passaggio gestisce circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, i prezzi del greggio si mantengono elevati, alimentando timori di uno shock energetico globale.

    Raffica di risultati

    In questo contesto incerto, diverse grandi società europee hanno pubblicato i risultati trimestrali.

    Le azioni di Adidas AG (BIT:1ADS) sono balzate di oltre il 7% dopo che il gruppo ha riportato un utile operativo trimestrale superiore alle attese, nonostante un contesto retail definito come “molto volatile e fortemente scontato”.

    Anche UBS Group AG (NYSE:UBS) è salita, sostenuta da un aumento dell’80% dell’utile nel primo trimestre grazie a un’intensa attività di trading e dei clienti in un contesto di elevata volatilità.

    STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha guadagnato terreno, raggiungendo i massimi dal 2024 dopo risultati trimestrali superiori alle previsioni.

    Le azioni di Airbus SE (EU:AIR) sono salite leggermente dopo la conferma degli obiettivi di consegna annuali, nonostante problemi di fornitura di motori da parte di Pratt & Whitney.

    Mercedes-Benz Group AG (TG:MBG) ha registrato un lieve rialzo nonostante il calo dei ricavi, dovuto in gran parte alla crescente concorrenza cinese.

    Banco Santander (LSE:BNC) è rimasta vicino alla parità dopo aver riportato un aumento del 12,5% dell’utile netto sottostante nel primo trimestre.

    GSK plc (LSE:GSK) è scesa di oltre il 3% pur avendo confermato le previsioni per il 2026 su crescita dei ricavi e dell’utile operativo core.

    Aena S.M.E. (BIT:1AENA) è risultata in calo dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.

    Guardando avanti, l’attenzione si sposta sulla decisione sui tassi della Federal Reserve prevista più tardi nella giornata. Gli analisti si aspettano tassi invariati, con i mercati concentrati sulle indicazioni future riguardo al costo del denaro.

  • Le azioni Nexi salgono su indiscrezioni di una possibile offerta di CVC

    Le azioni Nexi salgono su indiscrezioni di una possibile offerta di CVC

    Nexi S.p.A. (BIT:NEXI) hanno registrato un rialzo di circa il 6% martedì dopo che un report ha indicato che il fondo di private equity CVC Capital Partners (AS:CVC) starebbe valutando una possibile offerta di acquisizione per circa 9 miliardi di euro (10,54 miliardi di dollari).

    Secondo il Financial Times, che cita fonti vicine alla vicenda, CVC aveva già preso in considerazione l’acquisizione di Nexi in due occasioni precedenti. Le attuali valutazioni sono ancora in una fase iniziale e non è certo che venga presentata un’offerta formale.

    Il rinnovato interesse arriva poco dopo che il titolo Nexi era sceso ai minimi storici, in seguito alla presentazione del nuovo piano triennale da parte dell’ex amministratore delegato Paolo Bertoluzzo, che non era riuscita a rassicurare gli investitori.

    CVC Capital non ha rilasciato commenti ufficiali sulle indiscrezioni.

  • I mercati USA verso un’apertura in calo dopo il report su OpenAI: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati USA verso un’apertura in calo dopo il report su OpenAI: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un avvio negativo martedì, suggerendo che i listini potrebbero subire pressioni dopo la sessione volatile e contrastata della giornata precedente.

    I titoli tecnologici sono destinati a guidare i ribassi, come evidenziato dal calo dell’1,3% dei futures sul Nasdaq 100.

    Le società legate alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale potrebbero essere sotto pressione dopo che il Wall Street Journal ha riportato che OpenAI non ha raggiunto i propri obiettivi interni di crescita degli utenti e dei ricavi.

    Secondo fonti citate nel report, questi risultati hanno sollevato dubbi tra alcuni dirigenti sulla capacità dell’azienda di sostenere i massicci investimenti nei data center.

    Oracle (NYSE:ORCL), che ha una partnership pluriennale con OpenAI per lo sviluppo di infrastrutture AI, sta perdendo il 6,5% nelle contrattazioni pre-mercato.

    Anche i titoli dei semiconduttori risultano in calo, con Nvidia (NASDAQ:NVDA), Broadcom (NASDAQ:AVGO), Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) e Qualcomm (NASDAQ:QCOM) in netto ribasso nel pre-mercato.

    Le tensioni geopolitiche potrebbero inoltre pesare sul sentiment, dato che emergono indicazioni secondo cui l’amministrazione Trump difficilmente accetterà la proposta iraniana di riaprire lo Stretto di Hormuz rinviando le discussioni sul programma nucleare.

    Dopo i forti guadagni di venerdì scorso, i mercati hanno mostrato una performance debole lunedì. I principali indici hanno oscillato intorno alla parità per tutta la seduta, chiudendo infine con variazioni limitate.

    Il Nasdaq è salito di 50,50 punti, pari allo 0,2%, a 24.887,10, mentre l’S&P 500 ha guadagnato 8,83 punti, o lo 0,1%, a 7.173,91—entrambi su nuovi massimi di chiusura. Il Dow è invece sceso di 62,92 punti, o lo 0,1%, a 49.167,79.

    La mancanza di direzione riflette la cautela degli investitori di fronte all’incertezza sugli sviluppi in Medio Oriente, soprattutto dopo lo stallo dei colloqui tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana.

    Con i negoziati entrati in una fase più incerta, alcune indiscrezioni indicano che l’Iran avrebbe proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine al conflitto, rinviando però le discussioni sul programma nucleare.

    Gli utili societari sono destinati a dominare l’attenzione nei prossimi giorni, con cinque delle aziende delle “Magnificent Seven” pronte a pubblicare i risultati questa settimana.

    Gli investitori monitorano anche la decisione di politica monetaria della Federal Reserve prevista per mercoledì.

    Sebbene la Fed dovrebbe mantenere invariati i tassi, il comunicato potrebbe fornire indicazioni sull’evoluzione futura della politica monetaria.

    La performance dei settori lunedì è stata generalmente contenuta, in linea con l’andamento complessivo del mercato.

    I titoli del settore aereo sono stati tra i peggiori, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 2,1%.

    Anche i titoli legati all’oro hanno mostrato debolezza, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in ribasso dell’1,8%.

    Anche telecomunicazioni, networking e farmaceutici hanno registrato perdite, mentre il settore bancario ha segnato un andamento positivo.

  • Le borse europee scendono in attesa degli utili Big Tech e della decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scendono in attesa degli utili Big Tech e della decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso in calo martedì, con gli investitori che adottano un approccio prudente in vista delle trimestrali delle grandi società tecnologiche e della prossima decisione della Federal Reserve.

    Anche le tensioni geopolitiche hanno pesato sul sentiment, dopo che alcune notizie hanno indicato che l’amministrazione Trump difficilmente accetterà la proposta dell’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz rinviando però le discussioni sul programma nucleare.

    Il portavoce del ministero della Difesa iraniano Reza Talaei-Nik ha affermato che gli Stati Uniti non sono più in grado di “dettare” la propria politica ai Paesi sovrani e che Washington dovrebbe “accettare di dover abbandonare le sue richieste illegali e irrazionali.”

    Sui mercati, il DAX tedesco è sceso dello 0,7%, il CAC 40 francese dello 0,6% e il FTSE 100 britannico dello 0,2%.

    Tra i singoli titoli, Barclays (LSE:BARC) ha registrato un forte calo dopo aver annunciato accantonamenti superiori a 800 milioni di sterline per coprire perdite legate al fallimento di un istituto di credito ipotecario.

    Anche la svedese Securitas (TG:S7MB) ha mostrato debolezza dopo aver riportato utili del primo trimestre inferiori alle attese, penalizzati dall’effetto dei cambi.

    Novartis (NYSE:NVS) è scesa dopo che il gruppo farmaceutico svizzero ha mancato le stime su ricavi e profitti trimestrali.

    Air Liquide (EU:AI) ha registrato un calo significativo dopo aver pubblicato ricavi del primo trimestre inferiori alle aspettative.

    Taylor Wimpey (LSE:TW.) ha subito forti ribassi dopo aver segnalato pressioni sui prezzi e aver aumentato le previsioni di inflazione dei costi di costruzione per il 2026, citando il rincaro dell’energia.

    In controtendenza, Norwegian Air Shuttle (TG:NWC) è balzata dopo aver ridotto la perdita netta nel primo trimestre.

    I titoli petroliferi BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL) sono invece saliti, sostenuti dall’aumento dei prezzi del greggio, con il Brent stabile sopra i 110 dollari al barile mentre i tentativi di risolvere il conflitto tra Stati Uniti e Iran restano bloccati.

  • La crescita dell’Italia rallenta nei primi mesi del 2026, secondo Istat

    La crescita dell’Italia rallenta nei primi mesi del 2026, secondo Istat

    La crescita economica in Italia nei primi mesi del 2026 appare più debole rispetto al ritmo registrato alla fine dello scorso anno.

    Questa valutazione è stata espressa dal presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli durante un’audizione sul Documento di Finanza Pubblica davanti alle Commissioni Bilancio congiunte della Camera dei Deputati e del Senato.

    “I dati economici disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare un andamento meno positivo dell’economia italiana rispetto a quanto osservato nell’ultimo trimestre.”

    L’Istat pubblicherà giovedì la stima preliminare del PIL del primo trimestre. Nell’ultimo trimestre del 2025, l’economia era cresciuta dello 0,3%. Nel Documento di Finanza Pubblica, il governo ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026 allo 0,6% rispetto alla precedente stima dello 0,7%.

    Nel corso dell’audizione, Chelli ha inoltre sottolineato la relativa resilienza dell’economia italiana nonostante le misure commerciali introdotte dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.

    “Le restrizioni tariffarie statunitensi sembrano aver avuto, per ora, un impatto inferiore alle attese sulla performance delle esportazioni e sull’orientamento strategico delle imprese italiane sui mercati esteri,” ha dichiarato.

  • Piazza Affari in rialzo trainata da petrolio e banche, Diasorin in calo

    Piazza Affari in rialzo trainata da petrolio e banche, Diasorin in calo

    Piazza Affari ha aperto in territorio positivo, sovraperformando le altre borse europee, che hanno mostrato un avvio più debole, mentre gli investitori mantengono un atteggiamento prudente rispetto agli sviluppi in Medio Oriente.

    Con i negoziati ancora in stallo e le speranze di una rapida soluzione del conflitto in diminuzione, l’attenzione del mercato si sta spostando sempre più sulla stagione delle trimestrali e sulle prossime decisioni delle banche centrali.

    Come previsto, la Bank of Japan ha lasciato invariati i tassi di interesse, pur adottando un tono più restrittivo. L’attenzione si sposta ora sulla riunione della Federal Reserve di mercoledì, seguita dalle decisioni della Bank of England e della Banca Centrale Europea previste per giovedì.

    Intorno alle 9:45, il FTSE MIB guadagnava circa l’1%, sostenuto dai titoli energetici e bancari.

    Tra i principali rialzi, ENI (BIT:ENI) avanzava del 2,7%, sostenuta dal continuo aumento dei prezzi del petrolio e dai risultati del primo trimestre di BP, superiori alle attese.

    In progresso anche il comparto bancario, con BPER (BIT:BPE) in rialzo del 2,2% e Banco BPM (BIT:BAMI) in crescita dell’1,7%, insieme a Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), che segnava un aumento dell’1,5%.

    In fondo al listino, Diasorin (BIT:DIA) arretrava del 3,1%, penalizzata dal forte calo di Qiagen a Francoforte (-7%) dopo risultati trimestrali deludenti e il taglio delle previsioni, dovuto in particolare alla forte riduzione della domanda per il test QuantiFERON.

  • Il petrolio sale di quasi il 2% mentre persiste lo stallo nel conflitto con l’Iran

    Il petrolio sale di quasi il 2% mentre persiste lo stallo nel conflitto con l’Iran

    I prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 2% martedì, proseguendo i guadagni della sessione precedente, in assenza di segnali concreti di una soluzione al conflitto tra Stati Uniti e Iran. La continua chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene una quota significativa delle forniture energetiche del Medio Oriente fuori dalla portata dei mercati globali.

    Un funzionario statunitense ha dichiarato lunedì che il presidente Donald Trump è insoddisfatto dell’ultima proposta iraniana per porre fine alla guerra. Secondo fonti iraniane, la proposta evita di affrontare il programma nucleare di Teheran fino alla cessazione delle ostilità e alla risoluzione delle dispute marittime nel Golfo.

    Il rifiuto di Trump ha lasciato i negoziati in una fase di stallo. L’Iran continua a limitare il traffico nello Stretto di Hormuz—che normalmente gestisce circa il 20% dei flussi globali di petrolio e gas—mentre gli Stati Uniti mantengono il blocco dei porti iraniani.

    I futures sul Brent per giugno sono saliti di 2,32 dollari, pari al 2,1%, a 110,55 dollari al barile alle 06:38 GMT, dopo aver guadagnato il 2,8% nella sessione precedente, chiudendo ai massimi dal 7 aprile. Il contratto è ora in rialzo per il settimo giorno consecutivo.

    Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) per giugno è aumentato di 1,80 dollari, ovvero dell’1,9%, a 98,17 dollari al barile, dopo un incremento del 2,1% nella sessione precedente.

    Un precedente ciclo di negoziati tra Washington e Teheran è fallito la scorsa settimana dopo il mancato successo dei colloqui diretti.

    “I colloqui sulla ‘pace’ appaiono ancora in gran parte superficiali e privi di prove concrete di de-escalation. Nonostante la retorica, il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato, ed è questa interruzione prolungata che mantiene elevati i premi di rischio sul petrolio,” ha dichiarato Priyanka Sachdeva, analista senior di mercato di Phillip Nova.

    I dati sul traffico marittimo evidenziano continue difficoltà nella regione, con sei petroliere iraniane costrette a invertire la rotta a causa del blocco statunitense.

    Tuttavia, una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto gestita da Abu Dhabi National Oil Co è riuscita ad attraversare lo Stretto e si troverebbe nei pressi dell’India, secondo i dati di tracciamento pubblicati lunedì.

    Prima dell’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il 28 febbraio, tra 125 e 140 navi attraversavano quotidianamente lo stretto.

    Gli analisti ritengono che i prezzi elevati del petrolio possano persistere. Suvro Sarkar, responsabile del team energia di DBS Bank, prevede uno scenario di base che passa da una possibile de-escalation a una situazione di cessate il fuoco prolungato, con prezzi compresi tra 100 e 125 dollari al barile.

    “Senza un accordo immediato e con un cessate il fuoco indefinito che non offre certezze sull’apertura o meno dello Stretto, i prezzi del petrolio continueranno a salire mentre i mercati fisici si allineano a quelli finanziari. Alla fine, il conflitto sarà ‘normalizzato’ nei mercati finanziari, portando a una minore volatilità ma a un livello di prezzi più elevato,” ha scritto in una email.

  • L’oro scende mentre il rialzo del petrolio e il tono della BOJ alimentano i timori sull’inflazione

    L’oro scende mentre il rialzo del petrolio e il tono della BOJ alimentano i timori sull’inflazione

    I prezzi dell’oro hanno invertito la rotta nelle contrattazioni asiatiche di martedì, registrando un forte calo mentre la solidità del petrolio e il tono più restrittivo della Bank of Japan hanno accresciuto le preoccupazioni sull’impatto inflazionistico del conflitto con l’Iran.

    L’oro spot è sceso dell’1% a 4.633,29 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso l’1% a 4.646,90 dollari/oncia alle 02:32 ET (06:32 GMT).

    Anche gli altri metalli preziosi hanno seguito il movimento al ribasso. L’argento spot è diminuito del 3,2% a 75,1425 dollari/oncia, mentre il platino spot è sceso dell’1,3% a 1.961,71 dollari/oncia.

    La BOJ mantiene i tassi ma segnala un possibile inasprimento; attenzione sulla Fed

    Il calo dell’oro è arrivato dopo che la Bank of Japan ha lasciato invariati i tassi di interesse, ma ha adottato un tono più restrittivo, avvertendo che le pressioni inflazionistiche—anche a causa del conflitto con l’Iran—potrebbero richiedere ulteriori aumenti dei tassi.

    La banca centrale ha alzato le previsioni sull’inflazione dei prezzi al consumo per l’anno fiscale 2026 e ha indicato l’aumento dei costi energetici, in particolare petrolio e carburanti, come uno dei principali fattori.

    Questi commenti arrivano alla vigilia della conclusione della riunione di due giorni della Federal Reserve. Sebbene si preveda che anche la Fed manterrà i tassi invariati, il tono della BOJ ha alimentato timori che anche i responsabili statunitensi possano adottare una linea più restrittiva.

    I dati sull’inflazione di marzo avevano già mostrato un’accelerazione significativa delle pressioni sui prezzi, aumentando l’incertezza dei mercati.

    Il dollaro statunitense si è leggermente rafforzato nelle contrattazioni asiatiche, estendendo i guadagni della settimana precedente.

    Questa riunione della Fed dovrebbe essere l’ultima presieduta da Jerome Powell prima della fine del suo mandato il 15 maggio. Powell sarà sostituito dall’ex governatore della Fed Kevin Warsh, che ha recentemente testimoniato davanti al Congresso durante l’audizione di conferma.

    Le tensioni con l’Iran persistono mentre i negoziati su Hormuz restano bloccati

    Non si registrano progressi significativi nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran, con entrambe le parti bloccate su una posizione di stallo riguardo allo Stretto di Hormuz e al programma nucleare di Teheran.

    Secondo alcune indiscrezioni, l’Iran avrebbe proposto di riaprire la rotta marittima all’inizio della settimana, ma Washington ha espresso scetticismo, soprattutto perché la proposta rinvierebbe le discussioni sulle attività nucleari iraniane.

    I tentativi di riavviare negoziati diretti sono falliti nel fine settimana, poiché entrambe le parti hanno rifiutato di incontrarsi in Pakistan, lasciando incerto il futuro dei colloqui.

    L’impatto inflazionistico del conflitto—insieme al rialzo dei prezzi del petrolio verso livelli vicini a quelli del 2022—ha pesato sull’oro. Le aspettative di tassi di interesse più elevati hanno ridotto l’attrattiva degli asset privi di rendimento come il metallo prezioso, mettendo in secondo piano il suo ruolo tradizionale di bene rifugio.