L’oro resta vicino ai minimi di un mese tra tensioni con l’Iran; focus sulla Fed

I prezzi dell’oro si sono mantenuti vicino ai minimi di un mese mercoledì, con la domanda per il metallo prezioso che resta debole a causa dell’incertezza legata al conflitto con l’Iran. Anche l’attesa per la decisione di politica monetaria della Federal Reserve ha contribuito a mantenere pressione sui prezzi.

Il metallo ha registrato perdite significative questa settimana, mentre i flussi di beni rifugio si sono orientati principalmente verso il dollaro statunitense. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi del petrolio—sostenuto dalle aspettative di uno stallo prolungato tra Stati Uniti e Iran—ha aumentato l’incertezza sui mercati.

L’oro spot è sceso dello 0,1% a 4.593,04 dollari l’oncia alle 02:09 ET (06:09 GMT), mentre i futures sull’oro sono calati dello 0,1% a 4.606,31 dollari l’oncia.

Gli altri metalli preziosi hanno mostrato un andamento misto, ma restano sotto pressione dopo le recenti perdite. L’argento spot è salito dello 0,7% a 73,6135 dollari l’oncia, mentre il platino spot è sceso dello 0,3% a 1.937,75 dollari l’oncia.

Trump prepara un blocco prolungato dell’Iran – WSJ

Donald Trump avrebbe ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco navale prolungato contro l’Iran, secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal.

La strategia mira ad aumentare la pressione economica su Teheran limitando la sua capacità di esportare petrolio, nel tentativo di spingerla verso un accordo.

Secondo precedenti indiscrezioni, Trump non sarebbe soddisfatto di una proposta iraniana che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz rinviando i negoziati sul programma nucleare.

Un blocco prolungato potrebbe aumentare ulteriormente le tensioni, spingendo l’Iran a mantenere chiuso nel breve termine lo Strait of Hormuz. Un simile scenario potrebbe compromettere i flussi di petrolio nel Medio Oriente.

Le preoccupazioni per un’inflazione alimentata dal petrolio hanno pesato sull’oro dalla fine di febbraio. I mercati temono che un’inflazione elevata possa spingere le banche centrali ad adottare politiche monetarie più restrittive, aumentando il costo opportunità di detenere asset non remunerativi come l’oro e riducendone l’attrattiva come bene rifugio.

“Perché l’oro torni a guadagnare slancio, i mercati potrebbero aver bisogno di vedere un calo dei prezzi del petrolio oppure segnali di un allentamento delle tensioni geopolitiche tali da favorire aspettative più accomodanti da parte della Fed”, hanno dichiarato gli analisti di OCBC Bank in una nota.

Attesa per la riunione della Fed

L’attenzione è rivolta anche alla conclusione della riunione di due giorni della Fed prevista per mercoledì, con la banca centrale ampiamente attesa a lasciare invariati i tassi di interesse.

La decisione arriva mentre aumentano le aspettative che la Fed possa mantenere i tassi invariati per il resto del 2026, soprattutto alla luce delle pressioni inflazionistiche legate al conflitto con l’Iran.

Oltre alla Fed, gli investitori monitorano anche le decisioni sui tassi della European Central Bank e della Bank of England previste nel corso della settimana, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni per i mercati globali.

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