I prezzi dell’oro hanno registrato un rialzo lunedì, sostenuti dall’indebolimento del dollaro statunitense dopo il calo delle quotazioni del petrolio favorito dall’allentamento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Nonostante il recupero del metallo prezioso, gli investitori restano prudenti in vista di una settimana ricca di dati economici statunitensi che potrebbero influenzare le prossime decisioni della Federal Reserve.
Alle 01:43 ET (05:43 GMT), l’oro spot (XAU/USD) guadagnava lo 0,5% a 4.062,41 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro salivano dello 0,3% a 4.117,35 dollari. L’argento (XAG/USD) avanzava dello 0,6% a 57,98 dollari l’oncia, mentre il platino (XPT/USD) cresceva dello 0,3% a 1.650,18 dollari.
Il calo del petrolio sostiene i metalli preziosi
L’oro ha trovato sostegno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran e altri Paesi del Medio Oriente avevano chiesto più tempo per finalizzare un accordo finalizzato alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla risoluzione della questione nucleare iraniana.
Le dichiarazioni hanno ridotto le aspettative di un’imminente escalation nella regione, provocando un ribasso di oltre 5 dollari al barile dei prezzi del petrolio durante la sessione asiatica.
La diminuzione dei prezzi dell’energia ha attenuato i timori di un’inflazione persistente causata da eventuali interruzioni delle forniture, riducendo così la pressione per una politica monetaria più restrittiva e favorendo gli acquisti di oro.
Anche il Dollar Index ha continuato a indebolirsi, scendendo sotto quota 100 fino a circa 99,7. Un dollaro più debole rende l’oro denominato in valuta statunitense più conveniente per gli acquirenti internazionali, offrendo ulteriore sostegno alle quotazioni.
Le aspettative sulla Fed continuano a influenzare il mercato
Nonostante il rialzo di lunedì, il mercato resta prudente dopo che tre esponenti della Federal Reserve, contrari alla decisione assunta durante l’ultima riunione di politica monetaria, hanno ribadito venerdì che l’inflazione resta troppo elevata e che sarebbe necessario un aumento immediato dei tassi di interesse per preservare la credibilità della banca centrale.
Tassi di interesse più elevati tendono generalmente a penalizzare attività prive di rendimento come l’oro, poiché aumentano il costo opportunità di detenere il metallo rispetto agli investimenti che offrono un rendimento.
Gli analisti monitorano i principali livelli tecnici
Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che il recente andamento dell’oro è stato inferiore alle aspettative, nonostante la sua visione rimanga positiva.
“La nostra previsione era che i prezzi dell’oro salissero nelle ultime settimane, ma l’andamento delle quotazioni è stato a dir poco deludente”, ha dichiarato Sycamore.
Secondo l’analista, l’oro dovrà superare la resistenza compresa tra 4.110 e 4.120 dollari prima di puntare al massimo di inizio luglio a 4.202 dollari. Solo allora sarà possibile confermare la formazione di una base sopra il minimo di fine giugno a 3.942 dollari e l’avvio di un recupero più ampio.
Fino a quel momento, Sycamore ritiene che rimanga elevato il rischio di un nuovo test del supporto a 3.942 dollari.
Attesa per i dati economici degli Stati Uniti
L’attenzione degli investitori si sposta ora sui principali dati macroeconomici statunitensi in calendario questa settimana, che potrebbero offrire nuove indicazioni sulle prossime decisioni della Federal Reserve.
Tra gli appuntamenti più attesi figurano il rapporto JOLTS sulle offerte di lavoro, i dati ADP sull’occupazione nel settore privato, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e il report sui Nonfarm Payrolls di venerdì.

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