Le quotazioni dell’oro sono scese lunedì, penalizzate dal rafforzamento del dollaro statunitense e dalle aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine del 2026.
Alle 06:58 ET (10:58 GMT), l’oro spot perdeva lo 0,7%, attestandosi a 4.345,76 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro arretravano dell’1,0% a 4.383,10 dollari l’oncia.
Il ribasso è seguito al primo aumento dei tassi della Federal Reserve dal 2023. La banca centrale ha segnalato che potrebbero essere necessarie ulteriori misure restrittive per contrastare l’inflazione, alimentata in parte dall’aumento dei costi energetici.
Le prospettive della Federal Reserve pesano sull’oro
Gli analisti di ING hanno collegato il calo di inizio settimana al cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria statunitense.
“L’oro ha registrato un lieve calo all’inizio della settimana, mentre gli investitori valutavano le implicazioni del primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dal 2023 e la prospettiva di un ulteriore inasprimento della politica monetaria”, hanno scritto gli analisti in una nota di ricerca.
Tassi di interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva dell’oro, poiché il metallo prezioso non genera interessi. L’aumento dei rendimenti può rendere relativamente più interessanti gli strumenti finanziari che offrono una remunerazione.
Nonostante la decisione della Fed, l’oro aveva chiuso la settimana precedente in rialzo, sostenuto in parte dalla diminuzione dei prezzi del petrolio.
La possibilità di ulteriori misure restrittive è tuttavia rimasta al centro dell’attenzione degli investitori.
“Le dichiarazioni dei funzionari della Fed hanno rafforzato i timori che l’inflazione rimanga elevata, sostenendo le aspettative che i tassi resteranno alti più a lungo”, hanno affermato gli analisti di ING.
Secondo lo strumento CME FedWatch, gli operatori attribuivano una probabilità di circa l’88% a un nuovo aumento dei tassi della Federal Reserve già a dicembre.
Questa percentuale rappresenta le aspettative implicite nei prezzi di mercato al momento della rilevazione e non una decisione già confermata.
Il rafforzamento del dollaro accentua la pressione sul metallo prezioso
L’indice del dollaro statunitense, che misura il valore della valuta americana rispetto a un paniere di importanti divise internazionali, è salito dello 0,1% a 100,30.
Un dollaro più forte tende a rendere l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute, con possibili ripercussioni sulla domanda.
La combinazione tra il rafforzamento del dollaro e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi statunitensi ha pesato sulle quotazioni durante la seduta di lunedì.
Petrolio in discesa tra le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto con l’Iran
I prezzi del greggio hanno prolungato le recenti perdite lunedì, mentre gli investitori seguivano i possibili sviluppi diplomatici relativi al conflitto che coinvolge l’Iran, in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite prevista questa settimana.
Anche le notizie di un miglioramento dei flussi petroliferi dal Golfo hanno contribuito alle aspettative di un aumento dell’offerta.
Il calo dei prezzi dell’energia potrebbe attenuare alcune pressioni inflazionistiche, sebbene i funzionari della Federal Reserve continuino a manifestare preoccupazione per le prospettive generali dell’inflazione.
L’andamento dell’oro nel breve termine rimane sensibile alle variazioni delle aspettative sui tassi statunitensi, ai movimenti del dollaro e agli sviluppi che influenzano i prezzi dell’energia.

Leave a Reply