Oro in rialzo dopo le elezioni USA, mentre dollaro e rendimenti dei Treasury diminuiscono

Gold coins and bars

I prezzi dell’oro sono aumentati giovedì, sostenuti dal calo del dollaro statunitense e dei rendimenti dei Treasury dopo la vittoria del Partito Democratico nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, mentre gli investitori valutavano le prospettive del conflitto con l’Iran e i prossimi dati sull’occupazione americana.

Alle 04:50 ET (09:50 GMT), l’oro spot guadagnava l’1,6% a 4.125,68 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro statunitensi salivano dell’1,5% a 4.134,62 dollari l’oncia.

L’indice del dollaro statunitense, che misura il valore della valuta rispetto a un paniere delle principali divise internazionali, diminuiva dello 0,1% a 101,47.

I movimenti hanno seguito i risultati elettorali che hanno assegnato ai Democratici il controllo di entrambe le camere del Congresso, spingendo gli investitori a rivalutare la politica fiscale statunitense, le aspettative sui tassi d’interesse e gli sviluppi geopolitici.

Dollaro e rendimenti dei Treasury in calo dopo i risultati elettorali

I successi del Partito Democratico alla Camera dei Rappresentanti e al Senato hanno contribuito alla diminuzione del dollaro statunitense e dei rendimenti dei Treasury su diverse scadenze.

Gli analisti di ANZ hanno attribuito parte dei movimenti del mercato obbligazionario alle aspettative secondo cui un Congresso controllato dai Democratici potrebbe limitare i tagli fiscali e i programmi di spesa pubblica proposti dal presidente Donald Trump.

I cambiamenti nelle prospettive della politica fiscale possono influenzare le aspettative relative all’indebitamento pubblico, all’inflazione e ai tassi d’interesse.

Rendimenti dei Treasury più bassi riducono generalmente il costo opportunità di detenere oro, che non genera interessi.

Un dollaro statunitense più debole può inoltre rendere il metallo prezioso, denominato in dollari, meno costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

Questi fattori hanno contribuito all’aumento dei prezzi dell’oro registrato giovedì.

L’oro rimane sotto i livelli precedenti al conflitto con l’Iran

Nonostante il rialzo di giovedì, i prezzi dell’oro sono rimasti oltre il 20% al di sotto dei livelli registrati prima dell’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, scoppiato alla fine di febbraio.

Il conflitto ha contribuito all’aumento dei costi energetici e delle pressioni inflazionistiche, influenzando le aspettative sulla politica monetaria.

L’incremento dei prezzi dell’energia può incidere sui costi sostenuti da consumatori e imprese, inducendo potenzialmente le banche centrali a mantenere o aumentare i tassi d’interesse.

Costi di finanziamento più elevati possono pesare sulla domanda di attività prive di rendimento, come l’oro.

Il recente calo dei rendimenti dei Treasury e del dollaro statunitense ha sostenuto il metallo prezioso, sebbene le prospettive generali sui tassi d’interesse siano rimaste un elemento importante per gli investitori.

Petrolio stabile sopra i 95 dollari dopo il ribasso della seduta precedente

Anche i mercati energetici hanno reagito ai risultati elettorali statunitensi e agli sviluppi relativi all’Iran.

I futures sul Brent sono rimasti sopra i 95 dollari al barile giovedì, dopo il forte calo dei prezzi del petrolio registrato durante la seduta di mercoledì.

Il presidente Donald Trump ha ridimensionato la possibilità di ulteriori attacchi statunitensi contro l’Iran dopo le perdite elettorali del Partito Repubblicano.

Le dichiarazioni hanno contribuito alle aspettative secondo cui il conflitto potrebbe non intensificarsi ulteriormente nell’immediato.

Gli investitori hanno valutato se una riduzione delle ostilità potesse attenuare le preoccupazioni relative alle interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente.

Prezzi del petrolio più bassi potrebbero influenzare le aspettative sull’inflazione, che rimangono rilevanti per le prospettive dei tassi d’interesse statunitensi e dell’oro.

Attesa per il rapporto sull’occupazione non agricola negli Stati Uniti

L’attenzione si è inoltre concentrata sul rapporto sull’occupazione statunitense previsto per venerdì.

I dati sui nuovi occupati nei settori non agricoli, o nonfarm payrolls, dovrebbero fornire ulteriori indicazioni sulle condizioni del mercato del lavoro e sulla possibile direzione della politica monetaria della Federal Reserve.

Secondo le aspettative prevalenti, la Federal Reserve dovrebbe aumentare i tassi d’interesse a dicembre nel tentativo di contenere le pressioni inflazionistiche.

Segnali di una crescita occupazionale persistente potrebbero offrire alla banca centrale un maggiore margine per aumentare i costi di finanziamento.

Al contrario, indicazioni di un rallentamento del mercato del lavoro potrebbero influenzare le aspettative sui tempi e sull’entità dei futuri interventi di politica monetaria.

Il rapporto sull’occupazione rappresenta quindi un importante indicatore per gli investitori che seguono il dollaro, i rendimenti dei Treasury e i metalli preziosi.

Prospettive del mercato dell’oro

Il rialzo dell’oro registrato giovedì ha riflesso il calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi e l’indebolimento del dollaro dopo i risultati delle elezioni di metà mandato.

Le aspettative secondo cui il nuovo equilibrio al Congresso potrebbe limitare la politica fiscale hanno contribuito ai movimenti dei mercati obbligazionari e valutari, mentre gli sviluppi del conflitto con l’Iran sono rimasti rilevanti per i prezzi dell’energia e l’inflazione.

Nonostante i recenti guadagni, il metallo prezioso ha continuato a essere scambiato su livelli notevolmente inferiori a quelli precedenti al conflitto.

Gli investitori attendevano i dati sull’occupazione statunitense di venerdì per ottenere ulteriori indicazioni sulle possibili decisioni della Federal Reserve in materia di tassi d’interesse.

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