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  • Il petrolio arretra mentre i mercati attendono sviluppi sui colloqui tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio arretra mentre i mercati attendono sviluppi sui colloqui tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, restituendo parte dei forti rialzi registrati nella seduta precedente mentre gli investitori seguivano con attenzione gli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran dopo il ritorno delle tensioni militari che ha complicato gli sforzi per riaprire lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent sono diminuiti di 1,52 dollari, pari all’1,53%, a 98,06 dollari al barile alle 06:33 GMT. Anche il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha perso terreno, scendendo di 1,90 dollari, ovvero del 2,02%, a 91,99 dollari al barile.

    Martedì i prezzi del petrolio erano balzati dopo che l’esercito statunitense aveva lanciato nuovi attacchi in Iran, indebolendo le speranze emerse durante il fine settimana su un possibile accordo tra Washington e Teheran per mettere fine al conflitto.

    Martedì l’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco colpendo obiettivi vicino al conteso Stretto di Hormuz, mentre Washington ha sostenuto che le operazioni militari avevano natura difensiva.

    Contemporaneamente, Israele ha intensificato i bombardamenti in Libano martedì, aumentando ulteriormente la pressione sugli sforzi diplomatici già fragili nella regione.

    Dopo il cessate il fuoco raggiunto ad aprile al termine di tre mesi di conflitto, sia l’Iran sia gli Stati Uniti avevano indicato progressi nei colloqui finalizzati alla riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico fondamentale per i flussi globali di petrolio e gas. Tuttavia, la recente escalation delle ostilità ha riacceso i dubbi sul futuro dei negoziati.

    Nonostante ciò, le notizie secondo cui diverse metaniere LNG sono riuscite ad attraversare lo stretto negli ultimi giorni hanno alimentato le speranze di una possibile riapertura del passaggio nel breve termine, aumentando potenzialmente l’offerta globale di energia.

  • Micron entra nel club dei mille miliardi mentre i mercati seguono i colloqui con l’Iran e il boom dell’IA: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Micron entra nel club dei mille miliardi mentre i mercati seguono i colloqui con l’Iran e il boom dell’IA: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi hanno aperto in rialzo mercoledì dopo il forte rally dei titoli legati ai semiconduttori che nella seduta precedente ha spinto l’S&P 500 e il Nasdaq Composite verso nuovi massimi storici. Gli investitori continuano a valutare le prospettive dell’intelligenza artificiale insieme alle incertezze sui negoziati per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Alle 03:34 ET, i futures sul Dow Jones salivano di 127 punti, pari allo 0,3%, mentre quelli sull’S&P 500 avanzavano di 11 punti, pari allo 0,1%. I futures sul Nasdaq 100 guadagnavano 60 punti, pari allo 0,2%.

    Martedì Wall Street ha chiuso prevalentemente in rialzo, con l’S&P 500 e il Nasdaq Composite che hanno registrato nuovi record di chiusura. Il Dow Jones Industrial Average ha invece sottoperformato, terminando leggermente in calo.

    I titoli del comparto chip si sono confermati tra i migliori del mercato, sostenuti dagli ingenti investimenti nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

    “Iran dominated the market conversation, but the parabolic surge in AI-linked stocks is occurring independent of anything happening in the Middle East,” hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge in una nota ai clienti.

    Micron supera la soglia dei 1.000 miliardi di dollari

    Micron (NASDAQ:MU) è stata tra le società protagoniste della seduta, con il rally del titolo che ha portato la capitalizzazione del gruppo oltre i 1.000 miliardi di dollari per la prima volta.

    La spinta rialzista è proseguita anche nel premarket statunitense di mercoledì, con le azioni Micron in aumento di oltre il 4%.

    La crescente corsa delle aziende tecnologiche allo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha alimentato una domanda eccezionale per i chip di memoria avanzati, in particolare per le memorie HBM prodotte da Micron. La società ha recentemente dichiarato di aver già venduto l’intera produzione annuale di processori HBM.

    La carenza di offerta ha spinto al rialzo i prezzi delle memorie, rafforzando le aspettative sui profitti di Micron e attirando un forte interesse da parte degli investitori istituzionali. Reuters, citando documenti regolamentari, ha riferito che il titolo è diventato uno dei preferiti tra i grandi fondi.

    Restano incerte le trattative con l’Iran

    I mercati continuano inoltre a seguire gli sviluppi dei negoziati per mettere fine al conflitto tra Washington e Teheran, ormai in corso da quasi tre mesi.

    Secondo Al Jazeera, i colloqui indiretti tra le due parti sono proseguiti nonostante i nuovi scontri militari registrati all’inizio della settimana. Gli Stati Uniti hanno affermato che il fragile cessate il fuoco resta valido, mentre l’Iran ha minacciato ritorsioni in caso di violazione dell’accordo.

    Diversi media avevano riferito nei giorni scorsi che Stati Uniti e Iran fossero vicini a un accordo quadro comprendente l’estensione della tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il canale resta fortemente limitato dall’inizio del conflitto a fine febbraio.

    A complicare ulteriormente i negoziati sono arrivati anche nuovi scontri nel Libano meridionale tra le forze israeliane e i miliziani Hezbollah sostenuti dall’Iran, secondo quanto riportato dall’Associated Press. Teheran avrebbe chiesto che qualsiasi accordo includa anche la fine delle ostilità in Libano.

    Il petrolio arretra

    I prezzi del petrolio sono scesi mentre gli investitori valutavano l’evoluzione della situazione diplomatica.

    I futures sul Brent, benchmark globale del greggio, perdevano il 2,2% a 97,38 dollari al barile. Nonostante il recente calo dai massimi superiori ai 100 dollari, i prezzi restano nettamente sopra i livelli precedenti allo scoppio della guerra.

    Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale punto di attenzione dei mercati dopo che l’Iran ha di fatto bloccato il passaggio delle navi in seguito all’escalation del conflitto con Stati Uniti e Israele.

    Le notizie secondo cui alcune navi sarebbero riuscite ad attraversare il canale questa settimana hanno alimentato le speranze di una graduale riapertura, anche se i volumi di traffico restano molto inferiori rispetto ai livelli prebellici.

    I lavoratori Samsung approvano l’accordo salariale

    Nel frattempo, la maggioranza dei lavoratori sindacalizzati di Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ) ha approvato mercoledì un accordo salariale preliminare, evitando uno sciopero di ampia portata che avrebbe potuto colpire la catena globale dei semiconduttori e l’economia sudcoreana.

    Secondo il sindacato, circa il 74% dei partecipanti al voto si è espresso a favore dell’accordo. L’intesa sospende i piani per uno sciopero di 18 giorni che avrebbe coinvolto circa 48.000 dipendenti, in gran parte attivi nella divisione semiconduttori di Samsung.

    Le azioni Samsung hanno chiuso in rialzo del 2,7% alla Borsa di Seul.

    L’accordo, raggiunto con la mediazione del governo, è stato definito la scorsa settimana dopo trattative difficili sui bonus e sui meccanismi di partecipazione agli utili legati alla forte domanda di chip per l’intelligenza artificiale.

  • Le Borse europee aprono in rialzo mentre il Brent arretra sulle speranze di colloqui di pace con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee aprono in rialzo mentre il Brent arretra sulle speranze di colloqui di pace con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in rialzo mercoledì, seguendo il progresso registrato sui mercati globali mentre gli investitori valutano l’incertezza legata ai negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran e il continuo entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

    Alle 07:05 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 avanzava dello 0,2%, mentre il DAX tedesco saliva dello 0,4%. Il CAC 40 francese guadagnava lo 0,4% e il FTSE 100 britannico segnava un rialzo dello 0,1%.

    Gli operatori continuano a monitorare attentamente i negoziati per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran, in corso da quasi tre mesi. La guerra ha di fatto compromesso il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, facendo salire i prezzi globali dell’energia e peggiorando le prospettive dell’economia mondiale.

    Secondo Al Jazeera, i colloqui indiretti tra Washington e Teheran sono proseguiti nonostante i nuovi scambi di fuoco registrati all’inizio della settimana.

    Il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, ha avvertito che lo shock energetico provocato dal conflitto potrebbe avere effetti duraturi, mentre Isabel Schnabel, membro del board della Banca Centrale Europea, ha affermato che un rialzo dei tassi nella riunione di giugno della BCE sarebbe giustificato anche nel caso di un accordo di pace.

    I futures sul Brent, benchmark globale del petrolio, erano in calo del 2,1% a 97,52 dollari al barile. Sebbene il Brent sia sceso rispetto ai recenti picchi superiori ai 100 dollari al barile, i prezzi restano nettamente al di sopra dei livelli pre-conflitto vicini ai 70 dollari.

  • Le immatricolazioni auto in Europa crescono ad aprile grazie a Tesla e ai produttori cinesi di veicoli elettrici

    Le immatricolazioni auto in Europa crescono ad aprile grazie a Tesla e ai produttori cinesi di veicoli elettrici

    Le vendite di automobili in Europa sono aumentate ad aprile, sostenute dalla forte domanda di veicoli elettrici e ibridi, mentre Tesla (NASDAQ:TSLA) ha consolidato la propria ripresa nella regione e i costruttori cinesi hanno continuato a guadagnare quote di mercato nonostante le crescenti tensioni commerciali.

    Le nuove immatricolazioni di auto nell’Unione Europea sono salite del 5,1% su base annua ad aprile, raggiungendo 972.314 veicoli, secondo i dati pubblicati martedì da ACEA. Le vendite di veicoli completamente elettrici hanno registrato una crescita particolarmente forte, balzando del 37,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e superando nettamente l’andamento complessivo del mercato.

    Tesla ha proseguito la sua ripresa in Europa, con immatricolazioni in aumento del 67,2% ad aprile fino a 9.169 unità. La quota di mercato del gruppo è salita allo 0,9% dallo 0,6% dell’anno precedente, segnale che il produttore statunitense di veicoli elettrici potrebbe stare recuperando terreno dopo un lungo periodo di debolezza nella regione.

    Anche i produttori automobilistici cinesi hanno registrato una forte crescita. BYD Co (USOTC:BYDDY) ha più che raddoppiato le vendite nell’UE durante il mese, mentre le immatricolazioni di Chery Automobile (USOTC:CRAUY) sono quasi quadruplicate. SAIC Motor, proprietaria del marchio MG, ha riportato un aumento del 24,6% delle vendite ad aprile.

    Nei primi quattro mesi del 2026, le immatricolazioni complessive nell’UE sono aumentate del 4,2%, con i veicoli elettrici a batteria che hanno rappresentato il 19,7% del mercato, rispetto al 15,3% dello stesso periodo dell’anno scorso.

    Le vendite di Tesla tra gennaio e aprile sono cresciute del 61,7%, mentre BYD ha registrato un incremento ancora più marcato del 152,9%.

  • STMicroelectronics continua il rally trainata dall’entusiasmo per Micron e l’intelligenza artificiale

    STMicroelectronics continua il rally trainata dall’entusiasmo per Micron e l’intelligenza artificiale

    La forte ondata rialzista generata da Micron (NASDAQ:MU) e diffusa all’intero settore globale dei semiconduttori continua a sostenere anche STMicroelectronics (BIT:STMMI).

    Le azioni del gruppo franco-italiano hanno guadagnato l’1,50% alla Borsa di Milano dopo oltre un’ora di contrattazioni, registrando la quarta seduta consecutiva in rialzo e raggiungendo quota 61,42 euro, il livello più alto dai primi anni 2000.

    Nelle ultime cinque sedute STM ha accumulato un rialzo dell’8%, mentre la performance dell’ultimo mese sale al 43% e quella da inizio anno raggiunge il 159%.

    Il movimento segue il forte balzo di Micron, che ha chiuso la seduta precedente con un progresso del 19% e ha continuato a salire anche nel pre-market statunitense (+4,60%). Il rally ha sostenuto l’intero comparto dei chip a Wall Street, con rialzi anche per Marvell Technology (+4%), ON Semiconductor (+1,50%), AMD (+1%), Lam Research (+1,20%) e Qualcomm (+1%).

    L’impennata di Micron ha inoltre consentito alla società di superare per la prima volta la soglia simbolica di 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, entrando così nel ristretto club delle società tecnologiche “trillion-dollar”. L’azienda è ora la decima maggiore società del Nasdaq per valore di mercato, superando Walmart e AMD.

    Alla base del rally resta la carenza globale di memorie HBM (high-bandwidth memory), considerate uno dei principali colli di bottiglia nell’espansione dei data center e delle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.

    Micron è infatti tra le poche aziende in grado di produrre HBM su larga scala e recentemente ha annunciato di aver già venduto tutta la capacità produttiva fino al 2026.

    La domanda legata alle applicazioni AI continua a sostenere risultati finanziari esplosivi. Nel secondo trimestre fiscale 2026, concluso il 26 febbraio, i ricavi di Micron sono quasi triplicati su base annua a 23,86 miliardi di dollari, mentre l’utile netto adjusted è aumentato di quasi otto volte a 14 miliardi di dollari.

    Questi risultati hanno spinto UBS a triplicare il target price su Micron, portandolo da 535 a 1.625 dollari, citando le opportunità derivanti da accordi di lungo termine con prezzi parzialmente fissi. Si tratta del target più elevato tra i 46 broker che seguono il titolo e implica una valutazione vicina a 1.800 miliardi di dollari.

    L’analista Timothy Arcuri ha affermato che il mercato potrebbe iniziare ad applicare multipli più “normali” a Micron man mano che emergeranno prove dei cambiamenti strutturali che l’intelligenza artificiale sta producendo nell’industria delle memorie.

    UBS ha tuttavia evidenziato anche alcuni rischi. Un rialzo dell’859% in dodici mesi incorpora già aspettative di forte crescita futura, mentre il mercato delle memorie è storicamente molto volatile quando il ciclo si inverte o le aziende non riescono più a sorprendere positivamente. Inoltre, l’arrivo di nuova capacità produttiva da parte dei tre principali produttori mondiali potrebbe attenuare le tensioni sull’offerta e comprimere i margini.

    Nonostante ciò, UBS ritiene che la carenza di memorie possa protrarsi almeno fino al secondo trimestre del 2028, scenario che potrebbe continuare a sostenere la generazione di cassa del gruppo.

    Tornando a STM, il rally del titolo non sta frenando l’ottimismo degli analisti. Martedì Bank of America ha alzato il target price da 46 a 63 euro mantenendo una raccomandazione neutral, dopo aver aumentato dell’1% le stime di fatturato per il 2027 e il 2028 e aver rivisto al rialzo di circa 200 punti base la previsione di margine lordo per il 2028.

    Anche Oddo BHF ha incrementato il target price su STM da 58 a 70 euro confermando il rating outperform. “A few weeks after the publication of the first-quarter results, the group’s position remains positive,” hanno commentato gli analisti dopo un roadshow, aggiungendo che “the business performing well across all segments.” Gli esperti hanno inoltre sottolineato che “STM’s profile is rapidly shifting toward infrastructure markets (data centers/satellites), which are inherently less cyclical, improving visibility on growth and rapidly improving margins.”

    Infine, lunedì Banca Akros ha aumentato il fair value da 52 a 63 euro confermando la raccomandazione accumulate. Gli analisti ritengono che una possibile IPO di SpaceX possa rappresentare un catalizzatore positivo per STM e credono che le previsioni del gruppo sulle vendite AI cloud, superiori a 500 milioni di dollari nel 2026 e oltre 1 miliardo nel 2027, possano risultare prudenti considerando il forte posizionamento della società in Cina.

  • Stellantis valuta soluzioni interne e partnership per le future piattaforme Alfa Romeo (STLAM)

    Stellantis valuta soluzioni interne e partnership per le future piattaforme Alfa Romeo (STLAM)

    Stellantis (BIT:STLAM) sta valutando diverse opzioni per lo sviluppo della piattaforma destinata ai futuri modelli di grandi dimensioni di Alfa Romeo, prendendo in considerazione sia soluzioni sviluppate internamente sia possibili collaborazioni con partner esterni.

    Lo ha dichiarato Emanuele Cappellano, chief operating officer della divisione europea del gruppo automobilistico franco-italiano.

    “There are a couple of possibilities (…) we can go it alone or through partnerships,” ha dichiarato Cappellano ai giornalisti durante una cena organizzata a meno di una settimana dalla presentazione della nuova strategia di medio termine di Stellantis.

    Il manager ha aggiunto che il dossier resta ancora aperto, senza indicare eventuali partner che il gruppo potrebbe coinvolgere.

    Uno dei pilastri della strategia annunciata il 21 maggio è rappresentato da STLA One, una nuova piattaforma sviluppata internamente per vetture piccole e medie. La soluzione tecnologica per i modelli di fascia superiore è invece ancora in fase di valutazione.

    Cappellano ha inoltre confermato l’intenzione del gruppo di rinnovare l’intera gamma Alfa Romeo nell’ambito della strategia “FaSTLane 2030”, inclusi modelli di grandi dimensioni come la berlina Giulia e il SUV Stelvio.

  • Il petrolio sale del 3% dopo i nuovi attacchi USA contro l’Iran che aumentano l’incertezza su un accordo di pace

    Il petrolio sale del 3% dopo i nuovi attacchi USA contro l’Iran che aumentano l’incertezza su un accordo di pace

    I prezzi globali del petrolio sono saliti con forza martedì dopo i nuovi attacchi militari statunitensi in Iran, che hanno aumentato l’incertezza sulla possibilità di raggiungere rapidamente un accordo per porre fine al conflitto e ripristinare il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato martedì che il raggiungimento di un accordo con l’Iran potrebbe “richiedere alcuni giorni”, raffreddando le speranze di una rapida soluzione del conflitto un giorno dopo che Washington aveva effettuato quelli che ha definito attacchi difensivi nel sud dell’Iran.

    “Stiamo ancora aspettando maggiori dettagli su un potenziale accordo,” ha affermato Giovanni Staunovo di UBS. “Nel frattempo vediamo nuove tensioni in Medio Oriente, mentre i flussi attraverso lo Stretto restano limitati.”

    Il Brent rimbalza con forza dopo il crollo della seduta precedente

    Il Brent, riferimento globale del greggio, è salito di 3,04 dollari, pari al 3,2%, a 99,18 dollari al barile alle 08:20 GMT, dopo aver perso il 7% nella seduta precedente.

    Il greggio statunitense West Texas Intermediate è stato scambiato a 92,53 dollari al barile, in calo di 4,07 dollari, pari al 4,2%, rispetto alla chiusura di venerdì. Lunedì non vi è stata alcuna chiusura ufficiale del WTI a causa della festività del Memorial Day negli Stati Uniti.

    I mercati monitorano i negoziati a Doha e le tensioni nello Stretto di Hormuz

    “Sebbene le differenze tra le parti si siano ridotte, qualsiasi eventuale accordo di pace porterebbe probabilmente solo a una riapertura graduale, il che significa che l’attuale scenario di offerta limitata potrebbe richiedere mesi per normalizzarsi,” ha dichiarato Ole Hansen di Saxo Bank.

    Dall’inizio del conflitto, Teheran ha di fatto bloccato quasi tutto il traffico marittimo non iraniano in entrata e in uscita dal Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz, interrompendo circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Gli ultimi attacchi militari sono avvenuti mentre il principale negoziatore iraniano e il ministro degli Esteri si trovavano a Doha per colloqui con il primo ministro del Qatar riguardo a un possibile accordo con gli Stati Uniti volto a porre fine al conflitto in corso da tre mesi.

    Sia Washington sia Teheran hanno indicato che sono stati compiuti progressi su un memorandum d’intesa destinato a fermare i combattimenti e a concedere ai negoziatori 60 giorni per finalizzare un accordo più ampio.

    I report indicano una possibile graduale riapertura delle rotte marittime

    Il quotidiano giapponese Nikkei, citando una fonte diplomatica mediorientale, ha riferito che l’Iran rimuoverebbe le mine dallo Stretto di Hormuz entro 30 giorni nell’ambito dell’accordo proposto.

    Secondo il report, le navi di tutti i Paesi potrebbero successivamente attraversare liberamente e in sicurezza la via marittima, mentre l’Iran interromperebbe anche la riscossione delle tariffe di transito.

    I dati sul traffico navale hanno mostrato che tre petroliere di gas naturale liquefatto hanno recentemente attraversato lo Stretto dirette verso Pakistan, Cina e India. Anche una superpetroliera carica di greggio iracheno diretta in Cina, rimasta bloccata per quasi tre mesi, ha ripreso il viaggio.

    Trump avverte che l’accordo potrebbe ancora fallire

    Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito lunedì la richiesta che l’Iran consegni le proprie scorte di uranio arricchito affinché possano essere distrutte.

    “È un chiaro promemoria del fatto che l’accordo potrebbe ancora crollare all’ultimo minuto, proprio come i cinque precedenti tentativi,” ha dichiarato Tony Sycamore, analista di mercato presso IG Group.

  • L’oro arretra mentre i nuovi attacchi USA contro l’Iran riaccendono i timori inflazionistici

    L’oro arretra mentre i nuovi attacchi USA contro l’Iran riaccendono i timori inflazionistici

    I prezzi dell’oro sono scesi martedì dopo le nuove azioni militari degli Stati Uniti contro l’Iran, che hanno ridotto l’ottimismo su un possibile accordo capace di riaprire lo Stretto di Hormuz e alleviare i timori di una nuova ondata inflazionistica alimentata dall’energia.

    L’oro spot è sceso dello 0,9% a 4.529,38 dollari l’oncia alle 06:13 ET (10:13 GMT), mentre i futures sull’oro hanno registrato un lieve rialzo dello 0,1% a 4.561,80 dollari l’oncia.

    Le tensioni in Medio Oriente riducono le speranze di una svolta diplomatica

    I metalli preziosi avevano precedentemente guadagnato terreno dopo le notizie del fine settimana che indicavano progressi nei negoziati tra Washington e Teheran finalizzati a raggiungere un accordo di pace e a ripristinare il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Tuttavia, il sentiment di mercato è cambiato dopo che l’esercito statunitense ha confermato ulteriori attacchi contro l’Iran. Secondo i media americani, le forze USA hanno colpito imbarcazioni posamine nel sud dell’Iran, con il Comando Centrale degli Stati Uniti che ha definito l’operazione una misura difensiva.

    Il CENTCOM ha inoltre dichiarato che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran resta in vigore. Nel frattempo, funzionari iraniani hanno avvertito che qualsiasi ulteriore attacco contro le infrastrutture militari del Paese provocherà una risposta.

    Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha successivamente affermato che il raggiungimento di un accordo formale potrebbe “richiedere alcuni giorni”, aggiungendo però che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto “in un modo o nell’altro.”

    Il rialzo del petrolio e dei rendimenti obbligazionari pesa sul metallo prezioso

    In questo contesto, i prezzi di riferimento del petrolio sono tornati a salire, esercitando ulteriore pressione sul mercato dell’oro.

    Gli analisti di UBS hanno osservato che l’oro ha sviluppato una relazione inversa sempre più marcata con i rendimenti dei titoli di Stato, recentemente aumentati a causa delle aspettative che le principali banche centrali, inclusa la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea, possano continuare a irrigidire la politica monetaria per contrastare le pressioni inflazionistiche legate al petrolio.

    I mercati stanno attualmente prezzando una probabilità del 40% che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse di 25 punti base entro la fine del 2027. Gli asset privi di rendimento, come l’oro, tendono generalmente a soffrire in un contesto di tassi elevati.

    Il rafforzamento del dollaro aumenta la pressione sull’oro

    Gli analisti di UBS hanno inoltre sottolineato che l’aumento dei rendimenti obbligazionari ha coinciso con un nuovo rafforzamento del dollaro statunitense, rendendo potenzialmente l’oro più costoso per gli acquirenti internazionali.

    L’indice del dollaro USA, che misura la valuta americana contro un paniere di sei principali divise concorrenti, è salito dell’1,3% negli ultimi tre mesi.

    “I prezzi dell’oro hanno faticato a recuperare slancio poiché i rendimenti più elevati dei Treasury statunitensi, il cambiamento delle aspettative sulle banche centrali e il rinnovato rafforzamento del dollaro USA stanno reintroducendo nel mercato preoccupazioni legate al costo opportunità,” hanno scritto gli analisti di UBS in una nota in cui hanno ridotto le loro previsioni sul prezzo dell’oro per la fine dell’anno.

  • I nuovi attacchi USA contro l’Iran spingono il petrolio al rialzo mentre i mercati valutano i rischi geopolitici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I nuovi attacchi USA contro l’Iran spingono il petrolio al rialzo mentre i mercati valutano i rischi geopolitici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures di Wall Street hanno registrato moderati rialzi martedì, mentre gli investitori tornavano operativi dopo la pausa del Memorial Day per valutare il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran. Nonostante la nuova escalation, i mercati hanno mostrato una certa resilienza, anche se l’ottimismo riguardo a un accordo di pace a breve termine tra Washington e Teheran si è indebolito.

    I futures statunitensi salgono nonostante il ritorno del conflitto

    Alle 03:42 ET, i futures sul Dow Jones Industrial Average guadagnavano 281 punti, pari allo 0,6%, mentre i futures sull’S&P 500 salivano dello 0,6% e quelli sul Nasdaq 100 avanzavano dello 0,8%.

    Gli analisti di ING hanno affermato che “Il mercato sembra intenzionato a continuare a prezzare una de-escalation in Medio Oriente, nonostante alcuni occasionali attacchi chirurgici da parte degli Stati Uniti.”

    I mercati statunitensi erano rimasti chiusi lunedì per la festività del Memorial Day, dopo una seduta positiva venerdì in cui il Dow Jones Industrial Average aveva segnato un nuovo massimo storico in chiusura. Gli investitori continuano a monitorare gli sviluppi geopolitici, l’entusiasmo legato all’intelligenza artificiale e una solida stagione di risultati societari trimestrali.

    Washington e Teheran si scambiano nuovi attacchi

    L’esercito statunitense ha effettuato quelli che ha definito attacchi “difensivi” nel sud dell’Iran, affondando due imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione Islamica accusate di tentare di posizionare mine nello Stretto di Hormuz.

    Secondo le ricostruzioni, l’Iran ha risposto lanciando missili contro aerei statunitensi, mentre successivi raid americani hanno colpito sistemi di lancio missilistici nei pressi di Bandar Abbas, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal citando un funzionario USA.

    Il recente ottimismo riguardo a un possibile accordo per porre fine al conflitto quasi triennale tra Washington e Teheran si è quindi attenuato. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che i negoziati con l’Iran potrebbero “richiedere alcuni giorni”, aggiungendo che lo Stretto di Hormuz sarà infine completamente riaperto “in un modo o nell’altro.”

    Nel fine settimana, diverse indiscrezioni indicavano che entrambe le parti avessero raggiunto un accordo di principio, mentre Donald Trump aveva successivamente dichiarato che i colloqui stavano procedendo “bene.” Tuttavia, Trump ha anche avvertito che i combattimenti potrebbero riprendere e intensificarsi qualora non si raggiungesse un accordo definitivo.

    Il petrolio recupera terreno mentre resta alta l’attenzione sullo Stretto di Hormuz

    I prezzi del petrolio sono tornati a salire, recuperando parte delle perdite registrate lunedì dopo le notizie sui progressi diplomatici riguardanti la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent, riferimento globale del greggio, salivano del 2,4% a 98,39 dollari al barile dopo essere temporaneamente scesi sotto quota 100 dollari all’inizio della settimana.

    Nonostante il recente arretramento, il Brent resta nettamente al di sopra dei livelli precedenti al conflitto, pari a circa 70 dollari al barile, mantenendo vive le preoccupazioni legate a possibili pressioni inflazionistiche alimentate dall’energia.

    L’attenzione degli investitori rimane concentrata sullo Stretto di Hormuz, passaggio strategico lungo la costa meridionale iraniana attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il traffico delle petroliere è stato quasi completamente interrotto da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva congiunta contro l’Iran alla fine di febbraio.

    Dollaro forte mentre l’oro perde terreno

    In questo contesto, il dollaro statunitense ha continuato a beneficiare del proprio status di bene rifugio, sostenuto anche dalla percezione che l’economia americana, in quanto grande esportatrice di energia, possa essere relativamente meno vulnerabile a un aumento dei prezzi petroliferi.

    L’indice del dollaro USA, che misura la valuta americana contro un paniere di sei principali valute concorrenti, è salito dell’1,3% negli ultimi tre mesi, anche se martedì registrava un lieve calo dello 0,2%.

    I prezzi dell’oro, invece, hanno subito pressioni. Un dollaro più forte rende infatti il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti internazionali, mentre l’aumento delle pressioni inflazionistiche legate all’energia potrebbe spingere le banche centrali a mantenere tassi di interesse elevati, uno scenario generalmente sfavorevole per un asset privo di rendimento come l’oro.

    Alle 04:09 ET, l’oro spot perdeva lo 0,8% a 4.533,55 dollari l’oncia.

    Lenovo vola dopo risultati trainati dall’intelligenza artificiale

    Altrove, le azioni di Lenovo Group hanno raggiunto nuovi massimi storici dopo la pubblicazione di risultati trimestrali superiori alle attese, sostenuti dalla forte domanda di server per l’intelligenza artificiale e dal miglioramento del mercato dei personal computer.

    Le azioni Lenovo quotate a Hong Kong sono arrivate a guadagnare il 18% durante la seduta prima di chiudere in rialzo del 15,1% a 18,13 dollari di Hong Kong. I ricavi del trimestre concluso a marzo sono saliti a 21,6 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è aumentato del 479% a 521 milioni di dollari.

    La divisione Infrastructure Solutions, che comprende server AI e prodotti per data center, ha registrato una crescita dei ricavi del 37%, diventando il segmento in più rapida espansione del gruppo grazie alla crescente domanda globale di capacità computazionale legata all’intelligenza artificiale.

  • Le Borse europee restano caute mentre i nuovi attacchi USA contro l’Iran spingono il petrolio al rialzo: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee restano caute mentre i nuovi attacchi USA contro l’Iran spingono il petrolio al rialzo: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei si sono mossi attorno alla parità martedì, mentre i prezzi del petrolio sono saliti, con gli investitori impegnati a valutare i nuovi attacchi militari statunitensi contro l’Iran che hanno ridotto le speranze di un accordo di pace imminente.

    Alle 07:05 GMT, lo STOXX Europe 600 risultava sostanzialmente invariato. Il DAX tedesco perdeva lo 0,3%, il CAC 40 francese lo 0,4%, mentre il FTSE 100 guadagnava lo 0,5%.

    La nuova escalation militare pesa sulle speranze diplomatiche

    L’esercito statunitense ha effettuato quelli che ha definito attacchi “defensive” nel sud dell’Iran, colpendo e affondando due imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione Islamica che, secondo Washington, stavano tentando di posizionare mine nello Stretto di Hormuz.

    Secondo le ricostruzioni, Teheran ha reagito lanciando missili contro aerei statunitensi. Il Wall Street Journal ha successivamente riferito, citando un funzionario USA, che ulteriori raid americani hanno preso di mira lanciamissili vicino a Bandar Abbas.

    L’ottimismo recente su un possibile accordo tra Washington e Teheran per porre fine al conflitto in corso da quasi tre mesi si è quindi attenuato. Nel fine settimana, diverse indiscrezioni indicavano che le due parti avessero raggiunto un’intesa di principio, mentre Donald Trump aveva dichiarato che i negoziati stavano procedendo “nicely.” Tuttavia, Trump ha anche avvertito che i combattimenti potrebbero riprendere e intensificarsi in assenza di un accordo definitivo.

    Il petrolio recupera terreno mentre i mercati guardano allo Stretto di Hormuz

    I prezzi del greggio sono tornati a salire, recuperando parte delle perdite registrate lunedì dopo le notizie sui progressi diplomatici relativi alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent, riferimento globale del petrolio, salivano del 2,4% a 98,39 dollari al barile dopo essere temporaneamente scesi sotto quota 100 dollari all’inizio della settimana.

    Nonostante il recente ribasso, il Brent rimane ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto, pari a circa 70 dollari al barile, mantenendo elevati i timori di nuove pressioni inflazionistiche legate all’energia.

    In rialzo i titoli energetici, Ferrari in calo

    Le società energetiche europee hanno beneficiato del recupero del petrolio, con i titoli di Eni (BIT:ENI), Repsol (TG:REP) e TotalEnergies (EU:TTE) in progresso.

    A Milano, invece, Ferrari N.V. (BIT:RACE) ha perso oltre il 5% dopo la presentazione della sua prima vettura completamente elettrica.