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  • Il petrolio resta stabile e si avvia a chiudere la settimana in rialzo mentre il conflitto con l’Iran rimane circoscritto

    Il petrolio resta stabile e si avvia a chiudere la settimana in rialzo mentre il conflitto con l’Iran rimane circoscritto

    I prezzi del petrolio hanno registrato variazioni limitate venerdì, mantenendosi comunque sulla strada per una solida performance settimanale. Gli investitori continuano infatti a bilanciare il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran con l’aspettativa che il conflitto rimanga contenuto e non comprometta le esportazioni di greggio dal Golfo Persico.

    Alle 14:18 ET (18:18 GMT), i futures sul WTI hanno ceduto lo 0,1% a 72,01 dollari al barile, mentre i futures sul Brent sono scesi dello 0,07% a 76,25 dollari al barile.

    Nonostante la seduta tranquilla, il Brent si avvia a chiudere la settimana con un rialzo di circa il 5%, mentre il WTI guadagna intorno al 4%. I prezzi erano saliti bruscamente a inizio settimana dopo i nuovi attacchi nei pressi dello Stretto di Hormuz, per poi ridimensionarsi quando il mercato ha iniziato a ritenere improbabile un allargamento del conflitto.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione

    Giovedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani, affermando che le operazioni miravano a ridurre ulteriormente la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro Paesi alleati degli Stati Uniti, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar e Giordania, dando vita a uno degli scontri più estesi dalla tregua temporanea del mese scorso.

    L’escalation segue gli attacchi contro diverse navi commerciali avvenuti all’inizio della settimana nello Stretto di Hormuz, che avevano spinto alcune compagnie di navigazione a rinviare o riconsiderare il transito attraverso uno dei principali corridoi energetici mondiali. Sebbene il traffico delle petroliere sia gradualmente ripreso dopo l’accordo di giugno, i volumi restano inferiori ai livelli precedenti al conflitto, mentre assicuratori e armatori continuano a valutare i rischi per la sicurezza.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli attacchi contro le navi commerciali hanno di fatto posto fine alla fragile tregua, avvertendo che gli Stati Uniti reagiranno con maggiore forza qualora l’Iran colpisca nuovamente il traffico marittimo. Nel frattempo sono proseguiti gli sforzi diplomatici, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi impegnato in colloqui con Arabia Saudita, Oman e Turchia per evitare un ulteriore allargamento del conflitto.

    I mercati prevedono un’escalation limitata

    Gli analisti di IG hanno scritto in una nota che la reazione relativamente contenuta del petrolio, nonostante il proseguimento delle operazioni militari, riflette la crescente convinzione che la crisi resterà circoscritta e non si trasformerà in un conflitto regionale di lunga durata.

    Secondo il broker, gli attacchi statunitensi hanno finora preso di mira infrastrutture militari iraniane e non impianti di produzione o esportazione di petrolio, mentre i flussi di greggio dal Golfo sono rimasti sostanzialmente regolari, limitando i timori di uno shock immediato dell’offerta.

    IG ritiene che i principali rischi rialzisti per il petrolio emergerebbero solo qualora Washington imponesse ulteriori restrizioni alle esportazioni di greggio iraniano oppure se il conflitto coinvolgesse direttamente le infrastrutture energetiche o il traffico nello Stretto di Hormuz.

    Per il momento, la volontà dei Paesi della regione di mantenere aperte le rotte commerciali e la resilienza delle esportazioni dal Golfo continuano a contenere ulteriori rialzi dei prezzi.

    L’attenzione del mercato è ora rivolta agli sviluppi del fine settimana, ai movimenti delle petroliere nello Stretto di Hormuz e a eventuali segnali di rallentamento delle esportazioni di greggio dalla regione.

  • I futures USA restano prudenti mentre i mercati attendono la stagione degli utili: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures USA restano prudenti mentre i mercati attendono la stagione degli utili: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un andamento cauto venerdì, con gli investitori che hanno bilanciato il rally dei titoli tecnologici asiatici con le persistenti tensioni in Medio Oriente e con l’avvicinarsi dell’inizio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre.

    “Fondamentali degli utili solidi continuano ad ancorare la volatilità degli indici; i risultati del secondo trimestre saranno decisivi per confermare questo scenario”, ha scritto in una nota Emmanuel Cau, strategist di Barclays.

    “I risultati del secondo trimestre saranno fondamentali per riallineare l’andamento dei prezzi ai fondamentali, stabilire se i mercati potranno proseguire il rialzo e confermare la leadership dei vari settori e fattori.”

    Anche le materie prime hanno riflesso questo clima di cautela. L’oro è rimasto sotto pressione ed è avviato a chiudere la settimana in calo, mentre il petrolio ha mantenuto gran parte dei recenti rialzi grazie alle continue preoccupazioni per le tensioni tra Stati Uniti e Iran. In Giappone, i mercati hanno beneficiato dell’annuncio del governo volto a favorire maggiori investimenti domestici da parte dei fondi pensione, mentre SK Hynix (USOTC:HXSCL) ha attirato l’attenzione con la sua maxi quotazione ADR negli Stati Uniti.

    Il Giappone punta sui fondi pensione

    I titoli di Stato giapponesi e lo yen hanno guadagnato terreno dopo che il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha annunciato l’intenzione del governo di incoraggiare i fondi pensione, incluso il Government Pension Investment Fund (GPIF), che gestisce circa 2.000 miliardi di dollari, ad aumentare gli investimenti negli asset finanziari nazionali.

    La misura potrebbe favorire consistenti afflussi verso il mercato azionario e obbligazionario giapponese, oltre a sostenere lo yen qualora i fondi riducessero l’attuale esposizione di circa il 50% agli investimenti esteri. Gli investitori attendono inoltre il piano economico “Honebuto”, previsto per il 21 luglio, che dovrebbe includere investimenti destinati a intelligenza artificiale, semiconduttori ed energia. Il cambio dollaro/yen perdeva lo 0,4%.

    SK Hynix completa una maxi quotazione ADR

    SK Hynix (USOTC:HXSCL) ha fissato il prezzo della propria offerta di American Depositary Receipt (ADR) a 149 dollari per azione, raccogliendo circa 26,5 miliardi di dollari in una delle più grandi operazioni azionarie mai realizzate nel settore dei semiconduttori.

    Il prezzo rappresenta un premio di circa il 3% rispetto alla chiusura precedente delle azioni quotate a Seul. Reuters ha riferito che l’offerta ADR è stata sottoscritta oltre sette volte.

    L’Asia guida i rialzi, l’Europa rallenta

    Le borse asiatiche hanno chiuso in rialzo, trainate dal comparto dei semiconduttori dopo i forti guadagni registrati a Wall Street. Il Kospi sudcoreano è salito di circa il 5%, con Samsung Electronics tra i migliori titoli, mentre anche il Nikkei 225 giapponese ha chiuso in positivo.

    In Europa, invece, i mercati hanno mostrato un andamento più prudente. Lo STOXX 600 è rimasto sostanzialmente invariato dopo il rally legato all’intelligenza artificiale della seduta precedente, mentre gli investitori continuano a monitorare le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i possibili effetti su commercio globale e inflazione.

    Negli Stati Uniti, i futures erano contrastati: quelli sullo S&P 500 cedevano lo 0,2%, mentre quelli sul Dow Jones guadagnavano lo 0,1%.

    Petrolio sostenuto, oro in calo

    I prezzi del petrolio sono rimasti orientati al rialzo e si avviano a chiudere la settimana con solidi guadagni, mentre il mercato valuta l’impatto delle tensioni geopolitiche.

    Il Brent è sulla buona strada per registrare un progresso settimanale di circa il 6%, mentre il WTI si avvia a un rialzo vicino al 5%. Entrambi restano comunque al di sotto dei massimi raggiunti a metà settimana, dopo l’allentamento dei timori su possibili interruzioni dei flussi energetici nello Stretto di Hormuz.

    L’oro continua invece a perdere terreno, penalizzato dal ritorno delle preoccupazioni sull’inflazione e sui tassi d’interesse. Anche argento e platino si preparano a chiudere la settimana in ribasso.

    Delta apre la stagione delle trimestrali

    L’attenzione dei mercati si sposta ora sull’avvio della stagione degli utili del secondo trimestre.

    Delta Air Lines (NYSE:DAL) pubblicherà i risultati nel corso della giornata. Gli analisti prevedono un utile per azione rettificato di 1,51 dollari su ricavi pari a 17,53 miliardi di dollari, di cui 15,63 miliardi provenienti dal trasporto passeggeri e circa 231,6 milioni dal comparto cargo.

    Gli investitori seguiranno con attenzione le indicazioni della compagnia aerea per valutare lo stato della domanda di viaggi e le prospettive dell’economia.

  • Le borse europee restano caute mentre le tensioni in Medio Oriente frenano l’entusiasmo per l’AI: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee restano caute mentre le tensioni in Medio Oriente frenano l’entusiasmo per l’AI: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno registrato variazioni contenute venerdì, con l’ottimismo iniziale generato da una maxi quotazione tecnologica negli Stati Uniti che ha lasciato spazio alle preoccupazioni per l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, riaccendendo i timori sull’inflazione e sull’economia globale.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è rimasto sostanzialmente invariato nelle prime contrattazioni, dopo il moderato recupero della seduta precedente sostenuto dai titoli legati all’intelligenza artificiale.

    Anche il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno oscillato intorno alla parità, mentre il FTSE 100 di Londra e il FTSE MIB italiano hanno guadagnato circa lo 0,3%.

    Nonostante la stabilità della seduta, lo STOXX 600 resta avviato a chiudere la settimana con una perdita vicina al 2%, la peggiore da metà aprile, mentre gli investitori rivalutano i rischi derivanti dall’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente.

    Le tensioni geopolitiche tornano a pesare sui mercati

    Il sentiment è peggiorato dopo le notizie relative agli attacchi aerei statunitensi contro 90 obiettivi iraniani avvenuti mercoledì per ridurre le minacce alle rotte marittime internazionali.

    L’Iran ha risposto colpendo asset statunitensi in Kuwait, Bahrein e Qatar, alimentando le preoccupazioni per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici mondiali.

    La fine della fragile tregua del 17 giugno ha riportato il Brent verso i 77 dollari al barile, interrompendo il recente calo dei prezzi del petrolio e riaccendendo i timori di una nuova pressione inflazionistica.

    Il rally tecnologico perde slancio

    Lo scenario geopolitico ha oscurato quello che inizialmente sembrava un momento positivo per il settore tecnologico, dopo la quotazione al Nasdaq del produttore sudcoreano di semiconduttori SK Hynix (USOTC:HXSCL), che ha raccolto 26,5 miliardi di dollari in una delle maggiori offerte azionarie della storia.

    L’entusiasmo iniziale per i titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale si è però rapidamente affievolito, con gli investitori tornati a concentrarsi sui rischi macroeconomici e sulle valutazioni elevate.

    Tra i titoli europei del comparto, Siltronic (TG:WAF) ha perso il 2%, Soitec (EU:SOI) il 2,8% e ASML (EU:ASML) il 2%.

    I principali titoli

    EasyJet (LSE:EZJ) è balzata del 13% dopo aver raggiunto un accordo di principio su un’offerta di acquisizione da parte di Apollo.

    Vodafone (LSE:VOD) ha guadagnato il 12% dopo l’acquisizione della quota detenuta da e& da parte dell’imprenditore francese Xavier Niel.

    St. James’s Place (LSE:STJ) ha ceduto circa il 5% dopo che una delle sue società partner di consulenza ha annunciato l’intenzione di lasciare il gruppo.

  • I prezzi del gas europeo scendono mentre le spedizioni di GNL proseguono attraverso lo Stretto di Hormuz

    I prezzi del gas europeo scendono mentre le spedizioni di GNL proseguono attraverso lo Stretto di Hormuz

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono diminuiti venerdì dopo che i dati sul traffico marittimo hanno mostrato che le navi che trasportano gas naturale liquefatto (GNL) continuano ad attraversare lo Stretto di Hormuz, attenuando i timori di un’immediata interruzione delle forniture nonostante il peggioramento delle tensioni in Medio Oriente.

    Il contratto benchmark olandese con consegna il mese successivo è sceso del 2,3% a 48,97 euro per megawattora (MWh), dopo il forte rialzo registrato all’inizio della settimana. Nel Regno Unito, il contratto equivalente è diminuito del 2,4% a 117,90 pence per therm.

    Nonostante il calo della seduta, entrambi i benchmark restano avviati a chiudere la seconda settimana consecutiva in rialzo, sostenuti dal premio al rischio geopolitico incorporato nei mercati energetici.

    Le spedizioni di GNL rassicurano il mercato

    La flessione dei prezzi è arrivata nonostante il persistere delle tensioni militari dopo il recente scambio di attacchi aerei tra Stati Uniti e Iran. Il venir meno della tregua del 17 giugno ha aumentato le preoccupazioni sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici mondiali.

    Gli operatori hanno tuttavia trovato conforto nei dati satellitari e nelle informazioni dei broker marittimi, che hanno confermato il regolare transito di diverse metaniere partite dai terminal di esportazione del Qatar nelle ultime 24 ore.

    Sebbene l’Iran abbia rafforzato i pattugliamenti navali e i controlli sulle comunicazioni nella zona, il traffico commerciale non è stato interrotto, riducendo i timori di un grave blocco delle forniture che i mercati avevano iniziato a scontare.

    Le elevate scorte europee sostengono il mercato

    A sostenere ulteriormente il mercato contribuiscono anche gli elevati livelli di stoccaggio del gas in Europa, che restano ben superiori alla media stagionale di luglio. Questa situazione offre una protezione contro gli effetti immediati delle tensioni geopolitiche.

    Resta comunque elevata l’attenzione degli operatori. Un prolungamento della crisi, eventuali danni alle infrastrutture del GNL o il ritiro delle coperture assicurative per il transito delle navi nel Golfo Persico potrebbero invertire rapidamente la tendenza e riportare i prezzi oltre la soglia psicologica dei 50 euro per MWh.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti pressoché invariati venerdì, mentre i mercati hanno ritrovato un certo equilibrio dopo il forte sell-off delle due sedute precedenti, provocato dal riaccendersi delle preoccupazioni che l’escalation tra Stati Uniti e Iran possa alimentare una nuova fase di inflazione trainata dall’energia.

    Il rendimento del Bund tedesco decennale, punto di riferimento dell’area euro, è salito leggermente al 3,033%, rimanendo vicino ai massimi delle ultime sette settimane. Tra mercoledì e giovedì il benchmark ha registrato il più forte rialzo in due giorni degli ultimi mesi, dopo l’intensificarsi degli attacchi militari tra Washington e Teheran.

    Il rendimento del titolo di Stato tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi della Banca Centrale Europea (BCE), si è mantenuto intorno al 2,63%, dopo aver registrato un analogo e marcato incremento mentre gli investitori riducevano l’esposizione ai beni rifugio.

    Tornano al centro dell’attenzione i timori sull’inflazione

    L’ultima escalation, che mette in dubbio la tenuta della fragile tregua raggiunta il 17 giugno, è seguita agli attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani e alla successiva risposta di Teheran contro asset americani in Kuwait e Bahrein.

    Le interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz hanno favorito un nuovo rialzo del prezzo del petrolio, con il Brent tornato vicino ai 78 dollari al barile, inducendo gli investitori a rivedere le aspettative sull’inflazione nel breve termine.

    Prima degli eventi di questa settimana, i mercati obbligazionari scontavano uno scenario di inflazione in rallentamento e una politica monetaria più neutrale da parte delle banche centrali. Il riaccendersi delle tensioni geopolitiche ha ora rimesso in discussione tali aspettative.

  • Jefferies promuove Leonardo come principale scelta nel settore europeo della difesa

    Jefferies promuove Leonardo come principale scelta nel settore europeo della difesa

    Jefferies ha alzato il rating su Leonardo (BIT:LDO) a Buy, indicando il gruppo italiano come la propria principale scelta nel settore europeo dell’aerospazio e della difesa, al posto di Rheinmetall. Secondo la banca d’investimento, la decisione riflette un orientamento sempre più favorevole verso l’elettronica per la difesa e i sistemi di difesa aerea rispetto alle piattaforme terrestri.

    La revisione delle valutazioni modifica la classifica del settore

    L’upgrade arriva dopo una revisione del metodo di valutazione adottato da Jefferies per il comparto difesa, con la maggior parte delle società ora analizzate attraverso un modello sum-of-the-parts (SOTP) basato sulle stime del 2028. La banca ha spiegato che questo approccio riflette il fatto che “l’esecuzione nel breve termine rimane fondamentale.”

    Hensoldt continua a essere valutata su un orizzonte temporale accelerato grazie al suo profilo di crescita. Il nuovo metodo favorisce i titoli dell’elettronica per la difesa, facendo salire sia Thales sia Leonardo nella graduatoria di Jefferies, mentre comporta una riduzione dei target price per CSG e RENK, con stime annuali sostanzialmente invariate.

    Leonardo considerata una delle migliori opportunità di valore

    Sebbene il titolo Leonardo abbia seguito il ridimensionamento dell’intero comparto difesa, Jefferies ritiene che rimanga il titolo più conveniente nel segmento della difesa aerea tra quelli coperti, con una valutazione pari a circa 14 volte l’EV/EBIT prospettico a 12 mesi.

    Gli analisti guidati da Chloe Lemarie hanno evidenziato la partecipazione di Leonardo in MBDA, definendola “uno dei principali fattori di crescita fino al 2029, a nostro avviso.” MBDA è il produttore europeo di sistemi missilistici controllato congiuntamente da Airbus, BAE Systems e Leonardo.

    Il team ha inoltre indicato come elementi favorevoli le opportunità di esportazione del sistema SAMP/T NG e dell’Eurofighter, oltre alla riduzione dell’incertezza sul finanziamento del programma GCAP grazie alla Defence Industrial Partnership.

    Attese sugli utili superiori al consenso

    Jefferies stima un EBIT 2028 di Leonardo superiore dell’8% rispetto al consenso di mercato, grazie soprattutto a una performance migliore della divisione Defence Electronics & Advanced Technologies (DE&E). In base alle proprie valutazioni, la banca vede un potenziale rialzo del 30% rispetto al target price.

    La banca ha inoltre rivisto al rialzo le stime per il 2026 per includere un contributo di nove mesi di Iveco Defence Vehicles, pari a circa 1,1 miliardi di euro di ricavi e 120 milioni di euro di EBITA, in linea con la guidance della società. Sono state inoltre aumentate le aspettative sul recupero dei margini della divisione Aerostructures e leggermente migliorate le previsioni di crescita per DE&E, sostenute dalla domanda di sistemi di difesa aerea.

    La controllata DRS, partecipata da Leonardo per oltre il 70% e consolidata nella divisione DE&E, tratta attualmente a circa 22 volte l’EV/EBIT 2028, rispetto alle 17 volte utilizzate da Jefferies nel proprio modello SOTP. Secondo gli analisti, questo “potrebbe creare ulteriori fattori favorevoli per i multipli.”

    “Nel complesso, ci aspettiamo che Leonardo si rivaluti, avvicinandosi a multipli più simili a quelli di BAE Systems, come base della nostra valutazione SOTP.”

    Le altre preferenze di Jefferies

    Nel resto del settore, Jefferies ha confermato CSG tra le proprie principali preferenze in vista dei risultati del secondo trimestre, nonostante il taglio del target price, grazie al suo “profilo fortemente penalizzato.”

    Nel comparto dell’aerospazio civile, la banca continua invece a preferire Rolls-Royce, prevedendo un miglioramento della guidance per la divisione Power Systems e un incremento dei margini del business aftermarket.

  • JPMorgan declassa Stellantis: i benefici dei tagli ai costi richiederanno più tempo (STLAM)

    JPMorgan declassa Stellantis: i benefici dei tagli ai costi richiederanno più tempo (STLAM)

    JPMorgan adotta una posizione più prudente su Stellantis

    J.P. Morgan ha declassato Stellantis (BIT:STLAM) da Overweight a Neutral, riducendo al contempo il target price da 10 euro a 6 euro. Secondo la banca d’investimento, i benefici delle iniziative di riduzione dei costi impiegheranno più tempo del previsto per riflettersi sui risultati del gruppo.

    Le azioni quotate negli Stati Uniti hanno perso l’1,8% nelle contrattazioni pre-market, mentre il titolo ha ceduto lo 0,8% a Piazza Affari.

    I risparmi sui costi arriveranno con i nuovi modelli

    L’analista Jose Asumendi ritiene che Stellantis dovrà attendere ancora circa 14 mesi prima che i minori costi di approvvigionamento dei componenti abbiano un impatto positivo sui nuovi modelli previsti tra il 2027 e il 2028.

    Senza una significativa riduzione della forza lavoro o un deciso taglio della capacità produttiva in Europa e Nord America, vede “limited chances for STLA to make a rapid return across both regions.”

    “In Europe, we believe STLA is effectively running the business cash neutral, avoiding large restructuring cash outflows as the firm leverages its capacity across Chinese partners such as Leapmotor and DongFeng”, ha aggiunto.

    Riviste al ribasso le stime sugli utili

    Asumendi ha ridotto in media del 30% le stime sugli utili per gli esercizi dal 2026 al 2028, riflettendo l’assenza di importanti interventi sulla capacità produttiva che avrebbero favorito una più rapida ripresa dei margini.

    Il nuovo target price di 6 euro si basa su una valutazione pari a 0,4 volte EV/Vendite e 7 volte gli utili prospettici.

    La concorrenza cinese resta una sfida

    J.P. Morgan individua nella crescente presenza dei produttori cinesi uno dei principali fattori alla base del downgrade.

    “Chinese OEMs are advancing, taking further market share in Europe”, ha scritto Asumendi, osservando che concorrenti come Volkswagen e BMW sono già impegnati in trattative con i sindacati per adeguare la capacità produttiva.

    L’analista ha inoltre affermato di aver sperato in indicazioni più concrete sui tagli di capacità dopo il Capital Markets Day di Stellantis, ma la società ha preferito sfruttare gli impianti europei attraverso partnership con costruttori cinesi, una strategia che limita le ristrutturazioni immediate pur riconoscendo che “some restructuring will be unavoidable.”

    Permangono rischi per il secondo trimestre

    J.P. Morgan prevede un secondo trimestre debole, con una stima di EBIT inferiore del 12% rispetto al consenso Bloomberg.

    La banca ritiene inoltre che le attività europee e nordamericane continueranno a registrare margini prossimi al pareggio.

    Tra i rischi figurano ulteriori revisioni al ribasso degli utili legate a maggiori accantonamenti per problemi di qualità, soprattutto in Nord America, oltre alla crescente concorrenza in Brasile.

    Pur prevedendo un ritorno a un free cash flow positivo nel 2027, Asumendi ritiene preferibile che Stellantis rinvii qualsiasi dividendo fino a quando la redditività in Nord America non sarà migliorata.

  • I futures di Wall Street salgono grazie ai titoli dei semiconduttori mentre restano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street salgono grazie ai titoli dei semiconduttori mentre restano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Apertura positiva attesa per i mercati statunitensi

    I futures sui principali indici di Wall Street indicavano un’apertura in rialzo giovedì, dopo la chiusura contrastata della seduta precedente.

    I titoli tecnologici, in particolare quelli del settore dei semiconduttori, erano destinati a guidare i rialzi dopo aver contribuito al recupero del Nasdaq nella seduta di mercoledì.

    I futures sul Nasdaq 100 salivano di circa l’1%, sostenuti dai forti rialzi nel pre-market di Micron Technology (NASDAQ:MU) e SanDisk (NASDAQ:SNDK).

    Gli investitori seguono gli sviluppi in Medio Oriente

    Nonostante il tono positivo dei futures, i mercati continuano a monitorare attentamente l’evoluzione della crisi geopolitica.

    Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato che mercoledì le forze americane hanno effettuato una nuova serie di attacchi contro circa 90 obiettivi militari iraniani per ridurre la capacità di Teheran di colpire il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    “Questa è una rappresaglia per il bombardamento di ieri delle navi da parte dell’Iran. Se accadrà di nuovo, sarà molto peggio!”, ha scritto il presidente Donald Trump su Truth Social.

    Secondo le notizie, l’Iran ha risposto con attacchi diretti contro Bahrain, Kuwait e Qatar.

    Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha affermato che l’Iran vuole “raggiungere un accordo a tutti i costi”, mettendo però in dubbio che sia “degno di fare un accordo”.

    Wall Street recupera dopo un avvio difficile

    Dopo un forte ribasso iniziale, i listini statunitensi hanno recuperato terreno nel corso della seduta di mercoledì.

    Il Dow Jones ha chiuso in calo di 576,76 punti (-1,1%) a 52.348,39. L’S&P 500 ha perso 21,14 punti (-0,3%) a 7.482,71, mentre il Nasdaq Composite è salito di 51,96 punti (+0,2%) a 25.870,65.

    Le vendite erano iniziate dopo che Trump aveva dichiarato che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran era “finito”.

    “Per quanto mi riguarda, è finito”, ha dichiarato Trump ai giornalisti durante il vertice NATO di Ankara, definendo i negoziati con l’Iran “una perdita di tempo”.

    Successivamente il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti “molto probabilmente” avrebbero colpito l’Iran “duramente anche questa sera”.

    Petrolio e tassi restano al centro dell’attenzione

    Le dichiarazioni di Trump avevano inizialmente fatto balzare di oltre il 5% i futures sul petrolio americano, alimentando nuove preoccupazioni sull’inflazione e sui tassi d’interesse.

    Il successivo calo delle quotazioni del greggio ha però favorito il recupero dei mercati azionari.

    Il nuovo intervento militare è arrivato dopo che il Comando Centrale statunitense aveva annunciato attacchi contro oltre 80 obiettivi iraniani in risposta agli assalti contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

    I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno successivamente rivendicato attacchi contro basi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait.

    I settori protagonisti

    Il comparto immobiliare residenziale è stato il peggiore della giornata, con il Philadelphia Housing Sector Index in calo del 3,8%.

    Anche i titoli auriferi hanno registrato forti ribassi, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in calo del 3,6%, ai minimi da oltre sette mesi.

    In ribasso anche compagnie aeree, banche e società immobiliari commerciali.

    Al contrario, i titoli energetici hanno beneficiato del rialzo del petrolio, mentre i produttori di semiconduttori e hardware hanno sostenuto il recupero del Nasdaq.

  • Le Borse europee avanzano grazie al rimbalzo del settore tecnologico mentre resta alta l’attenzione sul Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano grazie al rimbalzo del settore tecnologico mentre resta alta l’attenzione sul Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei chiudono in rialzo nonostante le tensioni geopolitiche

    Le principali Borse europee hanno registrato moderati rialzi giovedì, sostenute dal recupero dei titoli tecnologici, mentre i prezzi del petrolio sono diminuiti nonostante gli Stati Uniti abbiano colpito obiettivi iraniani per il secondo giorno consecutivo. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’attuale escalation si risolverà rapidamente.

    Secondo le autorità statunitensi, circa 90 obiettivi in Iran sono stati colpiti dagli attacchi aerei, mentre Teheran ha risposto prendendo di mira alcuni Paesi del Golfo.

    Le esportazioni tedesche sorprendono positivamente

    Sul fronte macroeconomico, i dati tedeschi hanno sostenuto il sentiment degli investitori.

    Le esportazioni della Germania sono aumentate dello 0,9% a maggio rispetto al mese precedente, contro attese per un calo dello 0,3%, grazie soprattutto alla crescita delle spedizioni verso gli Stati Uniti.

    Le importazioni sono invece diminuite del 2,5%, invertendo l’aumento dell’1,1% registrato ad aprile e segnando il primo calo mensile degli ultimi quattro mesi.

    Indici europei contrastati

    Il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,5%, mentre il DAX tedesco è salito dello 0,3%.

    Il FTSE 100 britannico ha invece perso lo 0,6%, penalizzato dalla debolezza dei principali titoli energetici, tra cui BP Plc e Shell.

    I titoli sotto osservazione

    Ipsen (EU:IPN) ha registrato un rialzo dopo aver annunciato risultati positivi dello studio clinico di Fase III su Dysport per la prevenzione dell’emicrania.

    In forte progresso anche Bytes Technology Group (LSE:BYIT), che ha comunicato un andamento positivo dell’attività nei primi quattro mesi dell’esercizio finanziario conclusi il 30 giugno.

    Nordex (TG:NDX1) ha guadagnato terreno dopo aver annunciato un incremento di quasi un terzo degli ordini di turbine eoliche nel secondo trimestre rispetto allo scorso anno.

    In controtendenza AstraZeneca (LSE:AZN), che ha registrato un deciso ribasso dopo aver comunicato che il farmaco sperimentale Wainua non ha raggiunto l’obiettivo principale di uno studio clinico avanzato volto a ridurre i decessi di origine cardiovascolare.

  • L’oro recupera terreno mentre le tensioni con l’Iran alimentano i timori su inflazione e tassi

    L’oro recupera terreno mentre le tensioni con l’Iran alimentano i timori su inflazione e tassi

    I prezzi dell’oro sono saliti giovedì, recuperando parte delle perdite della seduta precedente, mentre il dollaro statunitense si è stabilizzato e la ripresa delle ostilità nel Golfo Persico ha riacceso le preoccupazioni per un’inflazione persistente e tassi d’interesse elevati.

    L’oro spot è salito dello 0,7% a 4.104,22 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno guadagnato lo 0,7% a 4.112,75 dollari l’oncia alle 05:47 ET (09:47 GMT).

    I verbali della Fed sostengono il metallo prezioso

    L’oro ha trovato supporto dopo la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Secondo gli analisti di Vital Knowledge, i membri della banca centrale hanno riconosciuto che il mese scorso vi erano motivi per valutare un rialzo dei tassi, pur discutendo anche la possibilità di un allentamento della politica monetaria nei prossimi mesi.

    Tassi d’interesse più elevati tendono generalmente a penalizzare l’oro, poiché aumentano il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento.

    I verbali hanno tuttavia evidenziato una crescente preoccupazione per il livello dell’inflazione. La crescita dei prezzi negli Stati Uniti è aumentata sensibilmente dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran a fine febbraio e rimane ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha ribadito la scorsa settimana l’impegno della banca centrale a riportare l’inflazione sul target.

    Le nuove tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio

    L’oro arrivava alla seduta di giovedì dopo tre cali consecutivi, mentre la nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran aveva spinto al rialzo i prezzi del petrolio.

    Il rincaro dell’energia ha riacceso i timori che l’inflazione possa rimanere elevata più a lungo, ritardando eventuali tagli dei tassi d’interesse.

    Anche il dollaro ha continuato a beneficiare di queste preoccupazioni, con l’indice della valuta statunitense vicino ai massimi degli ultimi 13 mesi registrati a giugno. Un dollaro più forte tende generalmente a rendere l’oro meno conveniente per gli investitori internazionali.

    “Qualsiasi nuovo rialzo dei prezzi dell’energia rafforzerà le aspettative che la Fed mantenga i tassi d’interesse elevati più a lungo per contrastare un’inflazione ancora persistente”, hanno scritto gli analisti di ANZ.

    Giovedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l’Iran, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato che il cessate il fuoco con Teheran era “finito”.

    Washington ha affermato che l’operazione rappresentava una risposta agli attacchi iraniani contro le navi in transito nello Stretto di Hormuz.

    L’Iran ha risposto colpendo quelle che ha definito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein. I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre avvertito che ulteriori attacchi contro obiettivi americani nel Golfo seguiranno in caso di nuove operazioni militari statunitensi.