I prezzi del petrolio hanno registrato variazioni limitate venerdì, mantenendosi comunque sulla strada per una solida performance settimanale. Gli investitori continuano infatti a bilanciare il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran con l’aspettativa che il conflitto rimanga contenuto e non comprometta le esportazioni di greggio dal Golfo Persico.
Alle 14:18 ET (18:18 GMT), i futures sul WTI hanno ceduto lo 0,1% a 72,01 dollari al barile, mentre i futures sul Brent sono scesi dello 0,07% a 76,25 dollari al barile.
Nonostante la seduta tranquilla, il Brent si avvia a chiudere la settimana con un rialzo di circa il 5%, mentre il WTI guadagna intorno al 4%. I prezzi erano saliti bruscamente a inizio settimana dopo i nuovi attacchi nei pressi dello Stretto di Hormuz, per poi ridimensionarsi quando il mercato ha iniziato a ritenere improbabile un allargamento del conflitto.
Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione
Giovedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani, affermando che le operazioni miravano a ridurre ulteriormente la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro Paesi alleati degli Stati Uniti, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar e Giordania, dando vita a uno degli scontri più estesi dalla tregua temporanea del mese scorso.
L’escalation segue gli attacchi contro diverse navi commerciali avvenuti all’inizio della settimana nello Stretto di Hormuz, che avevano spinto alcune compagnie di navigazione a rinviare o riconsiderare il transito attraverso uno dei principali corridoi energetici mondiali. Sebbene il traffico delle petroliere sia gradualmente ripreso dopo l’accordo di giugno, i volumi restano inferiori ai livelli precedenti al conflitto, mentre assicuratori e armatori continuano a valutare i rischi per la sicurezza.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli attacchi contro le navi commerciali hanno di fatto posto fine alla fragile tregua, avvertendo che gli Stati Uniti reagiranno con maggiore forza qualora l’Iran colpisca nuovamente il traffico marittimo. Nel frattempo sono proseguiti gli sforzi diplomatici, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi impegnato in colloqui con Arabia Saudita, Oman e Turchia per evitare un ulteriore allargamento del conflitto.
I mercati prevedono un’escalation limitata
Gli analisti di IG hanno scritto in una nota che la reazione relativamente contenuta del petrolio, nonostante il proseguimento delle operazioni militari, riflette la crescente convinzione che la crisi resterà circoscritta e non si trasformerà in un conflitto regionale di lunga durata.
Secondo il broker, gli attacchi statunitensi hanno finora preso di mira infrastrutture militari iraniane e non impianti di produzione o esportazione di petrolio, mentre i flussi di greggio dal Golfo sono rimasti sostanzialmente regolari, limitando i timori di uno shock immediato dell’offerta.
IG ritiene che i principali rischi rialzisti per il petrolio emergerebbero solo qualora Washington imponesse ulteriori restrizioni alle esportazioni di greggio iraniano oppure se il conflitto coinvolgesse direttamente le infrastrutture energetiche o il traffico nello Stretto di Hormuz.
Per il momento, la volontà dei Paesi della regione di mantenere aperte le rotte commerciali e la resilienza delle esportazioni dal Golfo continuano a contenere ulteriori rialzi dei prezzi.
L’attenzione del mercato è ora rivolta agli sviluppi del fine settimana, ai movimenti delle petroliere nello Stretto di Hormuz e a eventuali segnali di rallentamento delle esportazioni di greggio dalla regione.

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