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  • Borse europee verso la peggior settimana da luglio tra petrolio e pressione obbligazionaria: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee verso la peggior settimana da luglio tra petrolio e pressione obbligazionaria: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee si avviano a chiudere una settimana particolarmente volatile sotto pressione, con l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, l’aumento del prezzo del petrolio e gli elevati rendimenti obbligazionari che spingono i principali indici regionali verso la peggiore performance settimanale degli ultimi due mesi.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha perso l’1,14% nell’arco della settimana, registrando il calo su cinque sedute più marcato dal 6 luglio. La seduta di venerdì è stata decisamente più stabile, con l’indice sostanzialmente invariato insieme al DAX tedesco e al CAC 40 francese, mentre il FTSE 100 ha guadagnato lo 0,1%.

    La flessione settimanale rappresenta un’inversione rispetto al forte slancio con cui i mercati europei erano entrati nel mese di agosto, sostenuti da una positiva stagione dei risultati del secondo trimestre. I solidi utili delle banche, la tenuta dei margini nel settore del lusso e i risultati superiori alle attese delle società energetiche avevano contribuito a spingere diversi indici verso livelli record.

    Le minacce di sanzioni di Trump spingono il Brent ai massimi di un mese

    Una nuova escalation della retorica proveniente da Washington ha rappresentato il principale fattore geopolitico negativo nella seduta di venerdì.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di scatenare una “guerra economica” contro Teheran e ha avvertito che Washington imporrà all’Iran le sanzioni più dure della storia, comprese misure contro i Paesi che forniscono sostegno economico al regime.

    La prospettiva di aggressive sanzioni secondarie ha ulteriormente ridotto le aspettative degli investitori per una rapida soluzione diplomatica in grado di ripristinare il normale traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I future sul Brent sono così saliti ai massimi di un mese, raggiungendo 93,12 dollari al barile e avviandosi a registrare un incremento settimanale superiore al 5%.

    Il traffico commerciale delle petroliere attraverso il Golfo Persico resta fortemente limitato, spingendo i mercati energetici a considerare sempre più concretamente la possibilità di un’interruzione prolungata delle forniture globali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto trasportate via mare.

    Le turbolenze obbligazionarie aumentano la pressione sulle azioni

    Le tensioni geopolitiche non sono state l’unica fonte di volatilità della settimana, con una forte vendita sui mercati obbligazionari globali che ha esercitato ulteriore pressione sulle Borse europee.

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,22%, raggiungendo il livello più alto dal 2011, mentre quello del Treasury statunitense a 30 anni ha superato il 5,33%.

    Il rapido aumento dei costi di finanziamento sovrani ha ridotto l’attrattiva relativa delle azioni europee e alimentato nuovi timori sulle conseguenze di tassi di interesse più elevati per la crescita economica e le valutazioni societarie.

    Una decisione a sorpresa del Tesoro statunitense di raddoppiare gli acquisti di obbligazioni a lunga scadenza attraverso il proprio programma di buyback ha temporaneamente attenuato le tensioni sul reddito fisso. Il sollievo è stato tuttavia di breve durata, poiché le banche centrali hanno successivamente inviato segnali più restrittivi.

    Tornano al centro dell’attenzione le aspettative di rialzo dei tassi

    I verbali della riunione di luglio della Federal Reserve hanno mostrato che i responsabili della politica monetaria statunitense sono pronti ad aumentare nuovamente i tassi qualora l’inflazione restasse elevata.

    In Europa, il capo economista della Banca Centrale Europea Philip Lane ha avvertito che un’inflazione dell’Eurozona vicina al 3% resta inaccettabile.

    La combinazione tra inflazione persistente e commenti restrittivi delle banche centrali ha spinto i mercati monetari ad attribuire un’elevata probabilità a un aumento dei tassi della BCE a settembre.

    Questo cambiamento ha riacceso i timori che una politica monetaria restrittiva possa protrarsi anche in presenza di una crescita economica sotto pressione.

    Le Borse europee affrontano un autunno più difficile

    Con l’effetto positivo della stagione degli utili del secondo trimestre ormai in esaurimento, gli investitori stanno concentrando l’attenzione sulla combinazione di costi energetici elevati, inflazione persistente, rendimenti obbligazionari alti e incertezza geopolitica.

    Il Brent sopra i 93 dollari al barile aggiunge un’ulteriore fonte di pressione inflazionistica proprio mentre i mercati stanno rivedendo le aspettative sui tassi di interesse europei.

    Il contesto risultante appare quindi sempre più impegnativo per le azioni continentali, con i timori di stagflazione e gli sviluppi in Medio Oriente destinati a rimanere fattori determinanti per il sentiment degli investitori in vista dell’autunno.

  • L’attività economica dell’Eurozona accelera ad agosto grazie alla forza del manifatturiero

    L’attività economica dell’Eurozona accelera ad agosto grazie alla forza del manifatturiero

    L’attività economica dell’Eurozona ha registrato una crescita leggermente più rapida ad agosto, sostenuta dal rafforzamento del settore manifatturiero, secondo i dati preliminari PMI pubblicati da S&P Global.

    L’indice S&P Global Flash Eurozone Composite PMI Output è salito a 52,1 da 52,0 di luglio, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi nove mesi. Il dato è rimasto sopra la soglia di 50 che separa l’espansione dalla contrazione e ha segnato il secondo mese consecutivo di crescita dell’attività del settore privato.

    La crescita manifatturiera raggiunge i massimi pluriennali

    Il settore manifatturiero ha fornito il contributo principale al miglioramento, con il Flash Eurozone Manufacturing Output Index salito a 53,4 da 52,9 di luglio. Si tratta del livello più alto degli ultimi 54 mesi.

    Anche il PMI manifatturiero principale ha accelerato, raggiungendo 52,8 rispetto a 51,9 del mese precedente e toccando il massimo da maggio 2022.

    La Germania è stata tra i principali protagonisti della ripresa industriale, con la produzione manifatturiera aumentata al ritmo più rapido da gennaio 2022.

    I servizi hanno continuato a crescere, ma con uno slancio più contenuto. Il Flash Eurozone Services PMI Business Activity Index è rimasto invariato a 51,7, segnalando un’altra espansione moderata dell’attività.

    Tornano a crescere gli ordini dall’estero

    Le condizioni della domanda sono ulteriormente migliorate ad agosto, con i nuovi ordini aumentati per il secondo mese consecutivo.

    Il ritmo di crescita ha raggiunto il livello più elevato degli ultimi 40 mesi, fornendo ulteriori segnali di rafforzamento della domanda nell’economia dell’Eurozona.

    Anche l’attività internazionale ha mostrato una svolta significativa. I nuovi ordini dall’estero sono aumentati per la prima volta in quattro anni e mezzo, interrompendo un lungo periodo di contrazione della domanda internazionale.

    L’occupazione aumenta per la prima volta nel 2026

    Le imprese dell’Eurozona hanno aumentato complessivamente gli organici ad agosto, segnando il primo incremento dell’occupazione registrato nel 2026.

    Le società di servizi hanno guidato la crescita delle assunzioni, mentre nel settore manifatturiero l’occupazione è aumentata marginalmente.

    Il dato dell’industria assume particolare rilevanza perché mette fine a 38 mesi consecutivi di riduzioni dei posti di lavoro nel settore.

    Le pressioni inflazionistiche continuano ad attenuarsi

    Le pressioni sui costi si sono moderate durante il mese, con l’inflazione dei prezzi degli input scesa al ritmo più debole da febbraio.

    Anche gli aumenti dei prezzi applicati ai clienti hanno rallentato. L’inflazione dei prezzi di vendita è diminuita per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il livello più basso da marzo.

    La moderazione ha interessato sia il comparto manifatturiero sia quello dei servizi.

    La fiducia delle imprese cala nonostante il miglioramento dell’attività

    Nonostante il rafforzamento delle condizioni economiche correnti, le aziende si sono mostrate leggermente meno ottimiste sulle prospettive future.

    La fiducia delle imprese è scesa ai minimi degli ultimi tre mesi ad agosto, segnalando che l’incertezza continua a pesare sulle aspettative nonostante i dati economici più solidi.

    Chris Williamson, Chief Business Economist di S&P Global Market Intelligence, ha affermato che gli ultimi dati PMI sono coerenti con una crescita del PIL dell’Eurozona di circa lo 0,3% nel terzo trimestre.

    Williamson ha indicato tra i fattori a sostegno del manifatturiero l’accumulo precauzionale di scorte in risposta alle interruzioni delle catene di approvvigionamento in Medio Oriente, la maggiore domanda di prodotti tecnologici legati all’intelligenza artificiale e l’aumento della richiesta di attrezzature collegata alla spesa per la difesa.

  • Banca Generali e Banco BPM in calo dopo la doppia offerta di Monte Paschi

    Banca Generali e Banco BPM in calo dopo la doppia offerta di Monte Paschi

    Le azioni di Banca Generali (BIT:BGN) hanno perso il 2,7% venerdì dopo che Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha annunciato due distinte offerte pubbliche di acquisto interamente in azioni sull’asset manager e sulla banca rivale Banco BPM (BIT:BAMI), attribuendo alle due operazioni un valore complessivo di 34 miliardi di euro (39,8 miliardi di dollari).

    Secondo quanto comunicato da Monte Paschi, l’offerta per Banco BPM valuta l’istituto 25,3 miliardi di euro, mentre la proposta per l’acquisizione di Banca Generali ammonta a 8,7 miliardi di euro, sulla base dei prezzi di chiusura del mercato di due giorni prima.

    Le azioni Banco BPM cedevano lo 0,4% nelle prime contrattazioni a Milano.

    Monte Paschi reagisce alle pressioni dell’offerta di Intesa

    Le due offerte rappresentano una mossa ambiziosa dell’amministratore delegato di Monte Paschi, Luigi Lovaglio, mentre la banca cerca di difendersi dal tentativo di acquisizione di Intesa Sanpaolo, che poco più di due mesi fa ha presentato una propria offerta sull’istituto senese.

    Lovaglio aveva precedentemente perseguito l’ipotesi di una fusione tra pari con Banco BPM, ma le trattative erano fallite, facendo venir meno quella che sembrava essere la strategia preferita per preservare l’indipendenza di Monte Paschi.

    Il nuovo piano punta invece a trasformare Monte Paschi in un gruppo finanziario di dimensioni nettamente maggiori, attraverso un’espansione simultanea nei settori bancario e della gestione patrimoniale.

    Il gruppo combinato potrebbe valere circa 70 miliardi di euro

    Se entrambe le operazioni andassero a buon fine, il nuovo gruppo Monte Paschi avrebbe una capitalizzazione di mercato teorica di circa 70 miliardi di euro e attività complessive per circa 450 miliardi.

    L’acquisizione di Banca Generali rafforzerebbe in modo significativo la presenza di Monte Paschi nel wealth e asset management, aggiungendo un’importante fonte di ricavi basati sulle commissioni.

    L’integrazione con Banco BPM consentirebbe invece alla banca senese di ampliare la propria presenza nel Nord Italia, in particolare in alcune delle regioni più ricche ed economicamente rilevanti del Paese.

    Gli azionisti voteranno sul piano a ottobre

    Monte Paschi convocherà un’assemblea degli azionisti il 29 ottobre per chiedere l’approvazione delle operazioni proposte.

    Nell’ambito del piano complessivo, la banca intende inoltre distribuire agli azionisti un dividendo aggiuntivo di 4 miliardi di euro.

    La distribuzione sarebbe finanziata attraverso una combinazione di liquidità e azioni legate alla partecipazione detenuta da Monte Paschi nell’assicuratore italiano Assicurazioni Generali, rappresentando un ulteriore elemento della strategia con cui la banca punta a ottenere il sostegno degli azionisti alle due offerte.

  • Wall Street verso un’apertura in calo mentre il balzo del petrolio riaccende i timori sull’inflazione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura in calo mentre il balzo del petrolio riaccende i timori sull’inflazione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Le borse statunitensi si preparano ad aprire in ribasso giovedì, rischiando di cancellare parte del modesto recupero della seduta precedente dopo che il forte aumento dei prezzi del petrolio ha riacceso le preoccupazioni sulle conseguenze economiche del conflitto in corso in Medio Oriente.

    I futures sul greggio statunitense sono balzati di oltre il 3%, raggiungendo il livello più alto in quasi un mese dopo che il presidente Donald Trump ha intensificato la pressione sull’Iran, alimentando i timori che lo scontro possa continuare a interrompere le forniture energetiche globali e sostenere l’inflazione.

    In un post su Truth Social, Trump ha annunciato il lancio di una “guerra economica” contro l’Iran, definendola la “più devastante operazione economica mai intrapresa contro qualsiasi Paese.”

    Trump ha inoltre minacciato “tremende conseguenze economiche” per qualsiasi Paese che “consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di ancora di salvezza all’Iran.”

    L’Iran risponde mentre il petrolio accelera

    Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto definendo il cosiddetto “D-Day economico” una “diversione dalla crisi interna dell’America: debito senza precedenti e costi degli interessi in forte aumento.”

    “Insistere su politiche fallimentari porterà soltanto a ulteriori sconfitte e all’ostilità degli iraniani,” ha dichiarato Araghchi in un post su X. “Il terrorismo economico degli Stati Uniti minaccia l’economia globale e la sovranità in tutto il mondo.”

    L’escalation verbale ha contribuito all’ultima impennata del greggio, mentre cresce la preoccupazione degli investitori per l’assenza di una soluzione immediata al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Il rincaro del petrolio ha inoltre esercitato una nuova pressione al rialzo sui rendimenti dei Treasury, invertendo parzialmente il forte calo registrato mercoledì dopo l’annuncio del Tesoro statunitense sull’ampliamento del programma di riacquisto del debito a lunga scadenza.

    Il crollo di Walmart pesa sui futures statunitensi

    Anche Walmart (NYSE:WMT) potrebbe esercitare una significativa pressione su Wall Street, con il titolo in calo di oltre il 7% negli scambi pre-market.

    Il retailer è stato penalizzato dopo aver comunicato una crescita delle vendite comparabili del secondo trimestre inferiore alle aspettative e aver fornito indicazioni prospettiche che hanno deluso il mercato.

    Il ribasso arriva dopo il modesto recupero registrato mercoledì dalle azioni statunitensi, dopo tre sedute consecutive di perdite.

    Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 119,65 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 53.463,05. Il Nasdaq è salito di 41,38 punti, o dello 0,2%, a 26.331,09, mentre l’S&P 500 ha aggiunto 16,22 punti, pari allo 0,2%, terminando a 7.707,98.

    I riacquisti del Tesoro spingono al ribasso i rendimenti a lungo termine

    I guadagni azionari di mercoledì sono stati sostenuti da una significativa discesa dei rendimenti obbligazionari, con il rendimento del Treasury trentennale che si è ulteriormente allontanato dai massimi degli ultimi quasi vent’anni.

    Il movimento è seguito all’annuncio del Dipartimento del Tesoro, che dal 9 settembre almeno raddoppierà la dimensione delle operazioni di riacquisto destinate a sostenere la liquidità dei titoli nominali a più lunga scadenza.

    “Questo aumento delle dimensioni delle operazioni di riacquisto riflette il desiderio del Tesoro di fornire un maggiore sostegno alla liquidità nei segmenti nominali a più lunga scadenza, dove esiste un sostegno costantemente forte da parte degli operatori di mercato,” ha dichiarato il Tesoro.

    L’iniziativa ha inizialmente offerto sollievo ai mercati finanziari, anche se la successiva risalita del petrolio ha complicato nuovamente le prospettive per rendimenti e inflazione.

    I verbali della Fed mostrano sostegno a tassi più elevati

    Le azioni hanno ceduto parte dei guadagni iniziali di mercoledì dopo che i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve hanno mostrato che molti funzionari ritengono che potrebbero essere necessari tassi più elevati qualora l’inflazione non continuasse a diminuire.

    Alcuni esponenti hanno inoltre messo in dubbio che le condizioni finanziarie siano sufficientemente restrittive per riportare stabilmente l’inflazione verso l’obiettivo del 2% della Fed.

    Le tensioni in Medio Oriente hanno avuto un ruolo importante nella discussione, soprattutto per le possibili conseguenze inflazionistiche di un conflitto prolungato.

    “[Molti] partecipanti hanno osservato che un conflitto prolungato potrebbe estendere le difficoltà nelle catene di approvvigionamento e potrebbe esercitare pressioni al rialzo sull’inflazione,” ha affermato la Fed.

    Nella riunione del 28-29 luglio, i responsabili della politica monetaria hanno votato 9-3 per lasciare invariati i tassi. Beth Hammack della Fed di Cleveland, Neel Kashkari della Fed di Minneapolis e Lorie Logan della Fed di Dallas hanno invece preferito un aumento di un quarto di punto.

    I funzionari favorevoli a un rialzo hanno sostenuto che intervenire prima potrebbe ridurre il rischio di dover ricorrere successivamente a una serie di strette più aggressive e potenzialmente più costose.

    Oro e biotecnologie sovraperformano

    La seduta di mercoledì ha inoltre evidenziato forti divergenze tra i diversi settori.

    I titoli auriferi hanno seguito il rialzo del metallo prezioso, spingendo il NYSE Arca Gold Bugs Index in aumento del 9,3% al massimo di chiusura degli ultimi tre mesi.

    Anche le biotecnologie hanno registrato forti guadagni, con il NYSE Arca Biotechnology Index in rialzo del 4,2%. Progressi significativi sono stati osservati anche nei settori farmaceutico, sanitario e immobiliare residenziale.

    Al contrario, hardware informatico, banche e semiconduttori hanno subito forti pressioni di vendita.

    La direzione di Wall Street giovedì dipenderà quindi dall’equilibrio tra gli interventi del Tesoro per stabilizzare il mercato del debito a lungo termine, l’orientamento più restrittivo della Federal Reserve e i rinnovati timori inflazionistici legati al rincaro del petrolio.

  • Borse europee in calo mentre le tensioni in Medio Oriente pesano sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo mentre le tensioni in Medio Oriente pesano sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee si sono mosse prevalentemente al ribasso giovedì, con le persistenti tensioni in Medio Oriente che hanno mantenuto gli investitori prudenti, compensando in parte il sostegno derivante dal calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi dopo il significativo aumento degli acquisti di debito pubblico da parte del Dipartimento del Tesoro.

    I mercati energetici sono rimasti una delle principali fonti di preoccupazione. Il Brent è salito di oltre il 2% verso i 94 dollari al barile, estendendo il rialzo per la quarta sessione consecutiva dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato la pressione su Teheran.

    Trump ha minacciato conseguenze economiche per qualsiasi Paese che fornisca “qualsiasi tipo di ancora di salvezza all’Iran”, alimentando i timori che lo scontro possa prolungare le interruzioni sui mercati energetici globali.

    Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto affermando che il “raddoppiare gli sforzi su politiche fallimentari porterà solo ulteriori sconfitte” agli Stati Uniti.

    Inflazione alla produzione tedesca accelera a luglio

    I mercati europei hanno inoltre dovuto fare i conti con dati sull’inflazione tedesca superiori alle attese, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza per le prospettive sui tassi di interesse.

    Secondo Destatis, i prezzi alla produzione in Germania sono aumentati del 3,0% su base annua a luglio, accelerando nettamente rispetto all’incremento dell’1,8% registrato a giugno.

    Si tratta del livello più elevato da oltre tre anni e superiore alla previsione degli economisti, che indicava una crescita del 2,7%.

    In questo contesto, il DAX tedesco ha perso lo 0,6%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico sono entrambi scesi dello 0,5%.

    JD Sports e Hays scendono dopo aggiornamenti deludenti

    Anche le notizie societarie hanno contribuito alla pressione sui mercati europei.

    Le azioni di JD Sports Fashion (LSE:JD.) sono crollate dopo che il retailer ha ridotto le previsioni sugli utili per l’esercizio fiscale 2027, in seguito a una contrazione più marcata delle vendite sottostanti nel secondo trimestre.

    Anche il gruppo britannico di recruitment Hays (LSE:HAS) ha registrato forti perdite dopo aver comunicato una perdita ante imposte per l’intero esercizio, legata agli oneri di ristrutturazione, e aver ridotto il dividendo annuale.

    L’assicuratore olandese Aegon (EU:AGN) è sceso dopo aver annunciato che il direttore finanziario Duncan Russel lascerà la società nell’aprile 2027.

    Holmen e Skanska avanzano contro il trend europeo

    Alcune società nordiche hanno guadagnato terreno nonostante il generale arretramento delle borse europee.

    Holmen (TG:HL9C) è salita dopo che il gruppo svedese attivo nei prodotti forestali ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle aspettative del mercato.

    Anche Skanska (TG:SKNB) ha registrato un rialzo dopo essersi aggiudicata un contratto da 1,2 miliardi di dollari per la costruzione di quattro nuovi data center nel sud-est degli Stati Uniti.

    I movimenti contrastanti dei singoli titoli si sono inseriti in un contesto generalmente difensivo, con l’incertezza geopolitica e l’accelerazione dell’inflazione alla produzione tedesca che hanno prevalso sul sostegno derivante dal calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi.

  • Bitcoin supera $71.000 dopo le dichiarazioni di Trump e il calo dei rendimenti

    Bitcoin supera $71.000 dopo le dichiarazioni di Trump e il calo dei rendimenti

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) è balzato giovedì, guidando una forte ripresa del mercato delle criptovalute dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha invitato il Congresso a portare avanti una legge chiave sugli asset digitali, mentre il calo dei rendimenti dei Treasury ha rafforzato la propensione al rischio.

    Il sentiment ha ricevuto ulteriore sostegno dalla decisione del Tesoro statunitense di raddoppiare l’entità delle operazioni di riacquisto del debito, provocando una marcata discesa dei rendimenti obbligazionari e favorendo la domanda di criptovalute.

    Bitcoin è salito dell’11% a $71.505,7 alle 04:42 ET (08:42 GMT), dopo aver raggiunto un massimo intraday di $71.700, il livello più elevato dall’inizio di giugno.

    Il rapido rialzo ha colto di sorpresa gli operatori ribassisti. Secondo i dati di Coinglass, in circa un’ora sono state liquidate posizioni short su Bitcoin per oltre $1 miliardo, mentre nell’intero mercato crypto sono state cancellate posizioni ribassiste per la cifra record di $2,7 miliardi.

    L’incertezza geopolitica rimane tuttavia un potenziale fattore di rischio, con i prezzi del petrolio ancora in aumento sullo sfondo del conflitto tra Stati Uniti e Iran e della promessa di Trump di introdurre misure economiche più severe contro Teheran.

    Trump chiede al Congresso di approvare il Clarity act

    Durante un incontro alla Casa Bianca con i principali esponenti dell’industria crypto, Trump ha chiesto mercoledì ai legislatori di approvare il Clarity act, una normativa destinata a creare un quadro regolamentare più ampio per gli asset digitali negli Stati Uniti.

    Il presidente ha invitato il Congresso ad approvare una “versione equa” del Clarity act, che secondo i sostenitori del settore garantirebbe maggiore certezza normativa all’industria delle criptovalute.

    All’incontro hanno partecipato importanti dirigenti del settore, tra cui il CEO di Coinbase Brian Armstrong e il CEO di Robinhood Vlad Tenev, insieme al presidente della U.S. Commodity Futures Trading Commission Mike Selig e al presidente della Securities and Exchange Commission Paul Atkins.

    L’iter del Clarity act si è sostanzialmente arenato al Congresso a causa delle divergenze sul trattamento normativo delle criptovalute e sulla possibilità di riconoscere rendimenti sui depositi in stablecoin.

    Quest’ultimo tema ha suscitato particolare opposizione da parte del settore bancario, secondo cui i pagamenti di rendimenti sulle stablecoin potrebbero competere direttamente con i tradizionali conti di risparmio remunerati.

    L’incontro di mercoledì si è inoltre svolto mentre cresce l’attenzione sui benefici finanziari ottenuti da Trump e dalla sua famiglia attraverso attività legate alle criptovalute durante il suo secondo mandato. Documenti pubblicati a luglio hanno mostrato che Trump ha ricevuto oltre $1,4 miliardi dalle iniziative crypto della sua famiglia.

    La CFTC dovrebbe incontrare nuovamente i dirigenti del settore giovedì per discutere ulteriormente il futuro quadro normativo.

    Le altcoin superano Bitcoin nel rally delle criptovalute

    La ripresa si è estesa ben oltre Bitcoin, con diverse importanti altcoin che hanno registrato guadagni percentuali ancora maggiori mentre gli investitori sono tornati sui token che avevano sottoperformato negli ultimi mesi.

    Ether, la seconda criptovaluta mondiale per capitalizzazione, è balzato del 18,3% a $2.274,60 dopo aver raggiunto in precedenza il livello più alto degli ultimi 15 mesi.

    XRP ha guadagnato il 14,2%, mentre Solana è salita del 13,4%. BNB ha aggiunto il 6,3% e Cardano l’8,5%.

    Anche i token più speculativi hanno partecipato al rialzo. $TRUMP è balzato del 19,4%, mentre Dogecoin ha guadagnato il 9,8%.

    La combinazione tra rendimenti dei Treasury più bassi, rinnovate aspettative di maggiore chiarezza normativa negli Stati Uniti e una massiccia copertura delle posizioni short ha contribuito a trasformare la seduta in uno dei rally crypto più ampi degli ultimi mesi.

  • L’oro resta vicino a $4.500 mentre i riacquisti del Tesoro e la Fed guidano le attese sui tassi

    L’oro resta vicino a $4.500 mentre i riacquisti del Tesoro e la Fed guidano le attese sui tassi

    L’oro è rimasto vicino alla soglia di $4.500 l’oncia giovedì dopo essersi allontanato dai recenti massimi, sostenuto dal calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi a lunga scadenza in seguito all’ampliamento del programma governativo di riacquisto di obbligazioni.

    Anche un dollaro debole e le aspettative di condizioni finanziarie potenzialmente meno restrittive hanno fornito sostegno al metallo prezioso. Gli investitori sono tuttavia rimasti prudenti dopo che gli ultimi verbali della Federal Reserve hanno mostrato persistenti preoccupazioni tra i responsabili della politica monetaria riguardo all’inflazione.

    Alle 02:37 ET (06:37 GMT), XAU/USD perdeva lo 0,7% a $4.491,95 l’oncia, mentre i futures sull’oro avanzavano dello 0,1% a $4.549,14. XAG/USD guadagnava lo 0,1% a $67,08 l’oncia, mentre XPT/USD scendeva dello 0,8% a $1.807,32. L’indice del dollaro statunitense era sostanzialmente invariato a 98,82.

    I riacquisti del Tesoro riducono i rendimenti e sostengono l’oro

    L’andamento dell’oro è seguito all’annuncio inatteso del Tesoro statunitense, che ha deciso di raddoppiare l’entità di alcune operazioni di riacquisto destinate a sostenere la liquidità sul debito governativo a lunga scadenza.

    La maggiore domanda ha contribuito a ridurre i rendimenti dei Treasury a lungo termine, creando un contesto più favorevole per il metallo prezioso dopo il balzo di oltre il 4% registrato mercoledì.

    L’andamento dei rendimenti obbligazionari è particolarmente importante per l’oro, poiché il metallo non genera interessi. Rendimenti più elevati dei Treasury aumentano il potenziale ritorno offerto dalle obbligazioni e quindi il costo opportunità di detenere oro. Quando i rendimenti scendono, invece, il metallo diventa relativamente più interessante.

    Anche la relativa debolezza del dollaro ha offerto sostegno. Poiché l’oro è quotato nella valuta statunitense, un dollaro più debole può rendere il metallo meno costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    Il debito USA oltre $40.000 miliardi alimenta i timori fiscali

    L’intervento del Tesoro arriva mentre gli investitori prestano crescente attenzione alla situazione delle finanze pubbliche statunitensi. Secondo il Dipartimento del Tesoro, il debito governativo complessivo degli Stati Uniti ha superato per la prima volta $40.000 miliardi.

    Il nuovo record ha riacceso i dubbi sulla sostenibilità fiscale, mentre continuano ad aumentare le spese per i programmi sociali e gli interessi sul debito e le entrate sono state condizionate anche dai tagli fiscali.

    Gli analisti di ANZ ritengono che l’ampliamento del programma di riacquisto del Tesoro segnali la volontà delle autorità di ridurre i costi di finanziamento. La prospettiva di condizioni finanziarie più accomodanti rappresenterebbe generalmente un fattore favorevole per l’oro.

    ANZ ha inoltre osservato che il metallo aveva già iniziato a recuperare dopo aver brevemente toccato $4.000 l’oncia il mese scorso. Il ritorno della domanda degli investitori e i continui acquisti delle banche centrali hanno contribuito alla successiva ripresa.

    I timori della Fed sull’inflazione mantengono alta l’attenzione sui tassi

    Nonostante il sostegno derivante dal calo dei rendimenti, i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve hanno mostrato che i responsabili della politica monetaria continuano a considerare l’inflazione un rischio significativo.

    Diversi funzionari della Fed erano pronti ad aumentare i tassi d’interesse, mentre molti hanno indicato che sarebbe necessario un ulteriore inasprimento qualora l’inflazione non tornasse verso l’obiettivo del 2% della banca centrale.

    Secondo CME FedWatch, i mercati attribuiscono comunque una probabilità del 67,3% al mantenimento dei tassi invariati nella riunione di settembre, contro una probabilità del 32,7% di un aumento.

    La direzione della politica monetaria rimane fondamentale per l’oro. Tassi più elevati rendono generalmente gli investimenti che generano interessi più competitivi rispetto al metallo prezioso, mentre condizioni monetarie più accomodanti tendono a ridurre lo svantaggio di detenere un asset privo di rendimento.

    Le banche centrali continuano a sostenere la domanda di oro

    Oltre alla politica monetaria, l’incertezza geopolitica e le preoccupazioni sull’economia globale continuano a sostenere la domanda strategica di oro.

    Un sondaggio del World Gold Council ha rilevato che il 45% delle banche centrali prevede di aumentare le proprie riserve auree, indicando l’inflazione e l’incertezza geopolitica tra le principali motivazioni.

    Gli acquisti delle banche centrali, i timori fiscali e il calo dei rendimenti dei Treasury continuano quindi a fornire sostegno al metallo prezioso, anche se la possibilità di un ulteriore inasprimento della Fed rimane un importante limite per le prospettive di breve termine.

  • Il petrolio tocca i massimi da quasi un mese mentre si aggrava lo stallo su Hormuz

    Il petrolio tocca i massimi da quasi un mese mentre si aggrava lo stallo su Hormuz

    I prezzi del petrolio sono saliti con decisione giovedì, raggiungendo i livelli più elevati da quasi un mese dopo che nuove minacce di misure economiche statunitensi contro l’Iran hanno rafforzato i timori che lo stallo sullo Stretto di Hormuz possa protrarsi.

    I futures benchmark sul Brent hanno guadagnato il 2,1% a $93,57 al barile alle 04:43 ET (08:43 GMT), mentre i futures statunitensi sul West Texas Intermediate sono avanzati del 2,0% a $87,56 al barile.

    Il greggio è ora in rialzo da cinque sedute consecutive, con le quotazioni sui livelli più alti dal 24 luglio mentre gli operatori continuano a scontare il rischio di interruzioni prolungate lungo una delle principali rotte energetiche mondiali.

    Trump minaccia misure economiche più severe contro l’Iran

    I mercati hanno reagito dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Washington imporrà restrizioni economiche più severe all’Iran mentre le tensioni tra i due Paesi restano irrisolte.

    “Sto annunciando la PIÙ DEVASTANTE OPERAZIONE ECONOMICA MAI INTRAPRESA CONTRO QUALSIASI PAESE! Sarà una Guerra Economica e un Isolamento su una scala senza precedenti”, ha dichiarato Trump in un post sui social media.

    Il presidente non ha fornito dettagli sulle misure previste, ma ha invitato gli alleati degli Stati Uniti a partecipare e ha avvertito che anche le entità che continueranno a fare affari con l’Iran potrebbero essere soggette a sanzioni.

    Gli analisti di ING hanno interpretato le dichiarazioni come un segnale di “ulteriore escalation negli sforzi degli Stati Uniti per isolare l’Iran”.

    L’Iran è già soggetto a restrizioni statunitensi sulle esportazioni di petrolio, mentre Washington ha anche mantenuto un blocco navale sui porti iraniani.

    Le difficoltà a Hormuz mantengono elevati i timori sulle forniture

    La principale preoccupazione del mercato petrolifero resta la forte riduzione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, che l’Iran ha di fatto bloccato in risposta alle pressioni militari degli Stati Uniti.

    Attraverso questa rotta transita normalmente circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto, rendendo anche un’interruzione parziale particolarmente significativa per i mercati energetici.

    I dati marittimi più recenti indicano che i movimenti commerciali attraverso lo stretto rimangono solo una frazione dei livelli precedenti alla guerra, nonostante le ripetute dichiarazioni dei funzionari statunitensi secondo cui la rotta sarebbe aperta al traffico delle petroliere.

    Il flusso limitato di navi continua quindi ad alimentare i timori che le difficoltà sul fronte dell’offerta possano durare più a lungo del previsto, mantenendo un consistente premio per il rischio geopolitico nei prezzi del greggio.

    Stati Uniti e Iran restano distanti sui negoziati

    Mercoledì Trump ha ribadito che gli Stati Uniti mantengono il pieno controllo dello Stretto di Hormuz e ha affermato che i colloqui con Teheran potrebbero riprendere “a un certo punto”.

    L’Iran ha in gran parte respinto l’idea che siano in corso negoziati attivi e ha insistito sul fatto che Washington debba prima rispettare le condizioni contenute in un accordo quadro di pace firmato a giugno.

    Il Memorandum of Understanding ad interim è scaduto all’inizio di questa settimana, con pochi segnali da entrambe le parti di una possibile proroga imminente.

    In assenza di una chiara svolta diplomatica e con il traffico commerciale ancora fortemente limitato, gli operatori restano prudenti sulla possibilità che lo stallo continui a sostenere prezzi del petrolio elevati.

  • Verbali Fed, risultati Walmart e debito USA a $40.000 miliardi al centro dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Verbali Fed, risultati Walmart e debito USA a $40.000 miliardi al centro dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi hanno registrato un lieve rialzo giovedì dopo che l’intervento del Tesoro ha contribuito a stabilizzare il mercato dei titoli di Stato e sostenuto Wall Street nella seduta precedente. Gli investitori stanno inoltre valutando verbali della Federal Reserve più restrittivi, attendendo i risultati di Walmart (NYSE:WMT) e monitorando le nuove pressioni statunitensi sull’Iran, mentre il debito nazionale americano ha superato per la prima volta $40.000 miliardi.

    I futures USA avanzano moderatamente

    Alle 02:39 ET (06:39 GMT), i futures sul Dow guadagnavano 45 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 salivano di 13 punti, o dello 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq 100 registravano un rialzo più marcato di 145 punti, pari allo 0,5%.

    I principali indici di Wall Street hanno chiuso in rialzo mercoledì, sostenuti in parte dal recupero dei titoli di Stato dopo l’intervento del Tesoro statunitense per contrastare le forti vendite sul debito a lunga scadenza.

    Il sell-off aveva spinto il rendimento del Treasury trentennale al livello più alto degli ultimi due decenni. Poco prima dell’apertura dei mercati azionari, il Tesoro ha annunciato che avrebbe raddoppiato l’ammontare dei riacquisti di titoli governativi a lunga scadenza.

    I rendimenti obbligazionari globali sono successivamente diminuiti, indebolendo il dollaro e sostenendo l’oro. All’inizio della settimana, l’aumento dei costi di finanziamento governativi aveva penalizzato le azioni, mentre crescevano le preoccupazioni per gli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale, i deficit fiscali e i prezzi elevati del petrolio.

    Nonostante il sostegno derivante dal calo dei rendimenti dei Treasury, gli analisti di Capital Economics hanno affermato che “le azioni statunitensi sono in gran parte indifferenti alle obbligazioni”.

    “[I]l quadro generale è che negli ultimi anni i Treasury hanno avuto un ruolo secondario rispetto all’IA nell’influenzare l’S&P 500. Ed è probabile che questa situazione continui ancora per un po’”, hanno sostenuto in una nota.

    I verbali Fed mostrano maggiore sostegno a tassi più elevati

    I verbali della riunione di luglio della Federal Reserve hanno evidenziato un dibattito di politica monetaria più restrittivo di quanto previsto dai mercati, con un maggior numero di funzionari favorevoli a condizioni monetarie più rigide.

    La Fed ha mantenuto invariati i tassi, anche se tre dei 12 membri votanti del Federal Open Market Committee hanno sostenuto un aumento di un quarto di punto percentuale.

    Tra tutti i 19 partecipanti al FOMC, compresi sette membri senza diritto di voto, “molti” ritenevano che un ulteriore inasprimento sarebbe stato probabilmente appropriato qualora l’inflazione non fosse diminuita.

    Il presidente della Fed Kevin Warsh ha già sottolineato la necessità di contenere l’inflazione, anche se la sua osservazione secondo cui l’aumento dei tassi di mercato da giugno avrebbe già irrigidito le condizioni finanziarie senza un rialzo ufficiale ha creato incertezza tra gli investitori.

    Alcuni responsabili della politica monetaria temevano inoltre che i mercati stessero iniziando a scontare un aumento dei tassi che la Fed non aveva promesso, interrogandosi allo stesso tempo sul fatto che le condizioni finanziarie fossero sufficientemente restrittive da riportare stabilmente l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

    Secondo Capital Economics, i verbali hanno confermato che la Fed è diventata “più restrittiva” rispetto a giugno, “ma, considerando che da allora i dati sull’inflazione, sul mercato del lavoro e sull’attività economica sono stati tutti relativamente deboli, ci sono pochi elementi che suggeriscano rialzi imminenti dei tassi d’interesse”.

    I risultati Walmart mettono sotto esame i consumatori USA

    Walmart (NYSE:WMT) è tra le società più attese nella tornata di risultati trimestrali di giovedì, con gli investitori alla ricerca di nuove indicazioni sulla salute dei consumi delle famiglie americane.

    Particolare attenzione sarà rivolta a Walmart Connect, l’attività pubblicitaria del retailer, sempre più importante per compensare le pressioni derivanti da maggiori sconti e da una domanda dei consumatori più debole.

    L’aumento dei prezzi della benzina e l’incertezza economica hanno spinto le famiglie verso prodotti meno costosi, frenando la crescita delle vendite comparabili di Walmart.

    Walmart Connect ha invece rappresentato un punto di forza. La divisione pubblicitaria è cresciuta del 44% nel trimestre terminato il 30 aprile, il ritmo più elevato mai registrato, grazie al crescente interesse degli inserzionisti per i dati sui clienti della società.

    Le azioni Walmart sono salite di poco più dell’1% dall’inizio dell’anno, registrando una performance nettamente inferiore a quella dell’S&P 500.

    Trump minaccia conseguenze per i Paesi che sostengono l’Iran

    Il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito che i Paesi che continueranno a fare affari con l’Iran dovranno affrontare “TREMENDE Conseguenze Economiche”, senza tuttavia specificare quali misure potrebbero essere adottate.

    “Sto annunciando la PIÙ DEVASTANTE OPERAZIONE ECONOMICA MAI INTRAPRESA CONTRO QUALSIASI PAESE! Sarà una Guerra Economica e un Isolamento su una scala senza precedenti”, ha dichiarato Trump in un post sui social media.

    Trump ha aggiunto che l’Iran è “appeso a un filo” dopo mesi di operazioni statunitensi e ha invitato gli alleati degli Stati Uniti a partecipare alla campagna.

    Funzionari statunitensi e iraniani hanno dichiarato questa settimana che non sono in corso negoziati, prolungando l’incertezza sullo Stretto di Hormuz. I dati sul traffico marittimo indicano un drastico rallentamento del passaggio delle petroliere.

    I timori di prolungate limitazioni all’offerta hanno spinto il Brent a guadagnare oltre il 5% questa settimana, alimentando le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica legata all’energia. Giovedì il Brent avanzava di un ulteriore 0,5% a $92,05 al barile.

    Il debito nazionale USA supera $40.000 miliardi

    Le preoccupazioni fiscali sono tornate al centro dell’attenzione dopo che il debito nazionale lordo degli Stati Uniti ha superato per la prima volta $40.000 miliardi.

    Il Dipartimento del Tesoro ha comunicato che martedì il debito pubblico totale in essere aveva raggiunto $40.047 miliardi, risultando approssimativamente raddoppiato durante le presidenze di Trump e dell’ex presidente Joe Biden.

    Il traguardo arriva mentre continuano ad aumentare i costi dei programmi assistenziali e degli interessi sul debito, mentre le entrate pubbliche sono state condizionate da una serie di tagli fiscali.

    “Mentre i funzionari della Casa Bianca parlano formalmente della necessità di affrontare gli squilibri fiscali, le loro azioni suggeriscono una totale mancanza di serietà sulla questione, e l’altra parte politica non è migliore — nessuno a Washington sembra intenzionato ad agire”, hanno affermato gli analisti di Vital Knowledge.

    “Le misure recentemente annunciate dal Tesoro per attenuare il recente aumento dei tassi (compreso l’aiuto al Giappone con interventi sullo yen e l’ampliamento dei riacquisti) sono relativamente modeste rispetto al problema delle emissioni, mentre sia gli Stati sovrani sia le aziende (in gran parte a causa dell’IA) inondano il mercato con un’enorme quantità di debito.”

  • Il gas europeo sale leggermente mentre le difficoltà a Hormuz mantengono i rischi sulle forniture invernali

    Il gas europeo sale leggermente mentre le difficoltà a Hormuz mantengono i rischi sulle forniture invernali

    I prezzi del gas naturale europeo hanno registrato un moderato rialzo giovedì, con le persistenti difficoltà alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e i livelli di stoccaggio inferiori alla norma che continuano ad alimentare i timori sulle forniture in vista della stagione invernale.

    I futures olandesi benchmark sul gas con scadenza a un mese sono saliti dello 0,2%, mantenendosi saldamente sopra i livelli di supporto degli ultimi mesi. I contratti britannici all’ingrosso hanno registrato una performance migliore, avanzando dello 0,7% mentre gli operatori scontano una disponibilità più limitata nel breve termine presso gli hub di importazione del Mare del Nord.

    I rialzi sono arrivati dopo alcune prese di profitto mercoledì e indicano che un significativo premio per il rischio geopolitico rimane incorporato nei mercati energetici europei, nonostante i segnali di stabilizzazione osservati altrove sui mercati finanziari globali.

    Le difficoltà a Hormuz continuano a pesare sulle forniture di GNL

    Il principale fattore di sostegno ai prezzi del gas rimane il forte rallentamento del traffico commerciale attraverso il Golfo Persico.

    I dati dei servizi di monitoraggio marittimo citati da Reuters indicano che i movimenti delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz restano fortemente limitati. Questa rotta strategica ha storicamente gestito circa un quinto dei flussi mondiali di gas naturale liquefatto, rendendo le attuali interruzioni particolarmente rilevanti per il mercato internazionale del GNL.

    La maggior parte dei principali armatori continua a evitare la rotta a causa dei rischi per la sicurezza legati al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il numero giornaliero di navi dedicate al trasporto di materie prime resta a una sola cifra, nettamente al di sotto dei livelli precedenti alla guerra.

    Le difficoltà hanno impedito ad alcuni carichi di GNL del Qatar di transitare normalmente attraverso la regione, aumentando la concorrenza per le forniture alternative. Le utility europee devono quindi competere più aggressivamente con gli acquirenti asiatici per attirare le spedizioni spot di GNL verso i terminali di importazione del continente.

    Il deficit degli stoccaggi aumenta le preoccupazioni per l’inverno

    Anche i livelli delle riserve europee stanno contribuendo alla pressione. Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Unione Europea sono pieni per circa il 60% della loro capacità complessiva.

    Le persistenti ondate di caldo estive hanno aumentato la domanda di produzione elettrica alimentata a gas a causa del maggiore utilizzo dell’aria condizionata. Insieme ai ritardi nelle consegne di GNL, questa situazione ha rallentato il normale processo stagionale di ricostituzione delle scorte.

    Anche la struttura della curva forward del gas sta rendendo più difficile il riempimento degli stoccaggi. Con il mercato ancora in forte backwardation, le utility hanno meno incentivi finanziari ad acquistare oggi gas spot costoso per conservarlo in vista di una futura consegna.

    Di conseguenza, l’Europa potrebbe entrare nella stagione autunnale del riscaldamento con riserve più limitate del normale se il ritmo delle iniezioni negli stoccaggi non dovesse accelerare.

    Nel frattempo, la decisione inattesa del Dipartimento del Tesoro statunitense di aumentare i riacquisti di obbligazioni a lunga scadenza ha contribuito a stabilizzare i rendimenti globali. Il miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari offre tuttavia poco sollievo diretto al mercato fisico europeo del gas, dove i limiti ai flussi di GNL e gli stoccaggi insufficienti restano i principali fattori di rischio.