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  • Le Borse europee restano sui minimi di agosto mentre le banche centrali frenano il recupero obbligazionario: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee restano sui minimi di agosto mentre le banche centrali frenano il recupero obbligazionario: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato scarsa direzionalità giovedì, rimanendo vicine ai livelli più bassi dal 3 agosto, mentre i segnali restrittivi provenienti dalle banche centrali e le persistenti difficoltà per il traffico marittimo nel Golfo Persico hanno neutralizzato il tentativo di recupero dei mercati obbligazionari globali.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 è rimasto sostanzialmente invariato. Ulteriori ribassi potrebbero portare il benchmark verso la più lunga serie di cali giornalieri dal settembre 2023. Il DAX tedesco ha perso lo 0,3%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 di Londra sono rimasti pressoché invariati.

    I verbali restrittivi della Fed riaccendono i timori sui tassi

    La propensione al rischio è rimasta contenuta dopo la pubblicazione dei verbali della riunione di politica monetaria della Federal Reserve di luglio.

    I verbali hanno mostrato che i responsabili della politica monetaria statunitense restano preoccupati per la persistenza delle pressioni inflazionistiche e sono pronti ad aumentare nuovamente i tassi d’interesse qualora l’inflazione dovesse continuare a superare l’obiettivo del 2% della banca centrale.

    Il messaggio ha indebolito le recenti aspettative di una possibile pausa della Fed in autunno, riaccendendo i timori che il costo del denaro nelle principali economie possa restare elevato più a lungo di quanto previsto dai mercati.

    Anche gli investitori europei devono fare i conti con l’incertezza sulla politica monetaria. Funzionari della Banca Centrale Europea avevano già avvertito che un’inflazione dell’Eurozona vicina al 3% rimane troppo elevata, soprattutto considerando il rischio che nuove pressioni sui prezzi dell’energia possano generare effetti inflazionistici secondari.

    L’intervento del Tesoro calma le vendite sui bond globali

    La prudenza di giovedì è arrivata dopo una fase turbolenta sui mercati del debito sovrano, durante la quale i costi di finanziamento hanno raggiunto massimi pluridecennali prima che un intervento delle autorità statunitensi contribuisse a stabilizzare la situazione.

    All’inizio della settimana, l’intensificarsi della retorica legata al conflitto in Medio Oriente e la salita del Brent oltre $91 al barile avevano innescato forti vendite sui principali mercati obbligazionari governativi.

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,22%, il livello più alto dal 2011, mentre quello del Treasury statunitense a 30 anni ha raggiunto il 5,337%, massimo degli ultimi 19 anni. Il rapido aumento dei rendimenti privi di rischio ha ridotto l’attrattiva relativa delle azioni, favorendo una rotazione degli investitori verso asset meno rischiosi.

    Il Dipartimento del Tesoro statunitense è intervenuto mercoledì, raddoppiando inaspettatamente da $2 miliardi ad almeno $4 miliardi per operazione il limite dei riacquisti destinati a sostenere la liquidità sui titoli nominali a lunga scadenza.

    La misura ha contribuito ad arrestare l’impennata dei rendimenti e a migliorare il funzionamento del mercato obbligazionario secondario. Tuttavia, i successivi verbali restrittivi della Fed hanno rapidamente riportato l’attenzione sulla possibilità che i tassi globali restino elevati.

    Le difficoltà nello Stretto di Hormuz mantengono alti i rischi inflazionistici

    I dati sul traffico marittimo continuano ad alimentare l’incertezza, con il transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz notevolmente ridotto mentre numerosi armatori internazionali evitano questa strategica via d’acqua a causa dei rischi per la sicurezza legati al conflitto con l’Iran.

    I movimenti delle petroliere restano ben inferiori alle medie storiche, mentre il Brent continua a essere scambiato vicino ai massimi delle ultime settimane.

    Gli investitori temono che un’interruzione prolungata delle forniture energetiche possa aumentare i costi lungo le catene di approvvigionamento europee, rafforzando le pressioni inflazionistiche in una fase in cui la crescita economica è già vulnerabile. Una simile combinazione potrebbe lasciare le azioni europee esposte a ulteriori timori di stagflazione.

    Arcadis sale, mentre Aegon e Novonesis reagiscono ai risultati

    Tra i singoli titoli, Arcadis (EU:ARCAD) ha guadagnato il 2% dopo che WSP Global ha dichiarato di voler procedere con un’offerta pubblica di acquisto sulla società.

    Aegon (EU:AGN) ha perso quasi il 4% dopo la pubblicazione dei risultati del primo semestre.

    Novonesis (TG:NZM2) si è invece mossa con decisione al rialzo, guadagnando il 9% dopo aver superato le attese del mercato sui ricavi del secondo trimestre.

    Focus keyphrase: Borse europee prospettive banche centrali

    Meta description: Le Borse europee restano vicine ai minimi di agosto mentre Fed restrittiva, rendimenti elevati e tensioni nello Stretto di Hormuz pesano sul sentiment.

  • Gens Aurea sale dopo l’avvio della copertura di Jefferies con rating Buy

    Gens Aurea sale dopo l’avvio della copertura di Jefferies con rating Buy

    Le azioni Gens Aurea SpA (BIT) hanno registrato un deciso rialzo giovedì dopo che Jefferies ha avviato la copertura sulla società italiana specializzata nel riciclo dell’oro con una raccomandazione “buy” e un prezzo obiettivo di €15, sottolineando il significativo potenziale di crescita in un contesto di prezzi dell’oro ancora elevati.

    Il titolo ha guadagnato il 3,14% a €9,85, sovraperformando nettamente il FTSE MIB, in rialzo di circa lo 0,4%. Il target di €15 indicato da Jefferies implica un potenziale apprezzamento di circa il 56% rispetto alla precedente chiusura.

    La banca d’investimento considera Gens Aurea una modalità alternativa per ottenere esposizione al mercato dell’oro. Il suo modello operativo a basso impiego di capitale e ampiamente coperto offre la possibilità di beneficiare di un contesto caratterizzato da quotazioni elevate dell’oro senza molti dei rischi operativi e legati alle materie prime tipici delle società minerarie.

    Secondo le stime di Jefferies, Gens Aurea copre oltre l’80% dell’oro acquistato, riducendo significativamente l’esposizione diretta dell’azienda alle oscillazioni del prezzo del metallo prezioso. Quotazioni più elevate possono invece favorire il business spingendo i consumatori a vendere gioielli e altro oro inutilizzato, aumentando così i volumi disponibili per il riciclo e la successiva rivendita.

    L’espansione europea offre ulteriore potenziale

    Gens Aurea gestisce attualmente oltre 530 negozi distribuiti in cinque Paesi europei, con l’Italia che rappresenta il mercato principale. La società punta ad ampliare la propria rete fino a circa 850 punti vendita entro il 2029.

    Jefferies ritiene che la frammentazione del settore europeo del riciclo dell’oro lasci ampio spazio per ulteriori guadagni di quota di mercato. Gli operatori indipendenti rappresentano ancora la maggior parte dei punti vendita, creando potenzialmente opportunità di espansione per una rete organizzata di maggiori dimensioni.

    Oltre alla crescita del numero di negozi, è migliorata anche la produttività della rete esistente. La quantità di oro venduta per punto vendita è aumentata da 12 chilogrammi nel 2023 a 20 chilogrammi nel 2025.

    Jefferies prevede che la combinazione tra nuove aperture e maggiore produttività possa tradursi in una significativa crescita degli utili nei prossimi anni.

    Jefferies prevede ricavi vicini a €2 miliardi

    Il broker stima che i ricavi di Gens Aurea possano aumentare da €836 milioni nel 2025 a circa €2 miliardi entro il 2028. Nello stesso periodo, l’EBITDA dovrebbe salire da circa €105 milioni a oltre €300 milioni.

    Jefferies prevede inoltre che la società possa mantenere un’elevata efficienza nell’impiego del capitale durante la fase di espansione, stimando un ritorno sul capitale investito superiore al 45% lungo il ciclo.

    Il modello a basso impiego di capitale, l’ampio utilizzo di coperture, l’espansione della rete europea e l’aumento dei volumi di oro sostengono quindi la valutazione positiva di Jefferies e la nuova raccomandazione “buy”.

  • Amplifon in calo dopo i deboli risultati di GN Store Nord e il taglio della guidance

    Amplifon in calo dopo i deboli risultati di GN Store Nord e il taglio della guidance

    Le azioni Amplifon (BIT:AMP) hanno perso il 4,5% a €11,66, arretrando rispetto alla chiusura della seduta precedente a €12,215, dopo che la danese GN Store Nord ha pubblicato risultati deludenti per il secondo trimestre e ridotto le previsioni per l’intero esercizio.

    L’aggiornamento assume particolare rilevanza per il gruppo italiano dell’hearing care, considerando che a marzo Amplifon ha raggiunto un accordo per acquisire GN Hearing, la divisione di GN Store Nord specializzata negli apparecchi acustici.

    GN Store Nord ha ridotto la previsione di crescita organica delle vendite per l’esercizio 2026 a un intervallo compreso tra lo 0% e il 3%, rispetto alla precedente guidance dello 0%-6%. La revisione riflette aspettative secondo cui le attività gaming ed enterprise del gruppo dovrebbero posizionarsi verso la parte bassa degli intervalli precedentemente previsti.

    Anche GN Hearing ha registrato un andamento più debole nel trimestre, con vendite organiche in calo del 2%. Gli analisti di Jefferies hanno attribuito la flessione a “la base di confronto più difficile dell’anno”.

    L’EBITDA della divisione hearing è diminuito del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, penalizzato anche dalla riduzione dei volumi con un cliente statunitense.

    Il recente rally rende Amplifon più sensibile alle notizie negative

    La recente ripresa del titolo Amplifon contribuisce a spiegare l’entità della flessione di giovedì. Le azioni avevano recuperato con decisione dopo aver toccato a marzo 2026 il minimo delle ultime 52 settimane a €7,836.

    Il recupero era stato sostenuto dai risultati del primo semestre pubblicati il 30 luglio, quando Amplifon aveva registrato una crescita organica dei ricavi del 4,7%, il ritmo più elevato degli ultimi due anni, accompagnata da un aumento del 12,3% dell’utile netto rettificato.

    Questa risalita ha reso il titolo maggiormente sensibile alle notizie negative riguardanti GN Hearing, mentre gli investitori valutano le prospettive di un’attività destinata a entrare nel perimetro di Amplifon.

    I mercati globali offrono poco sostegno

    Il quadro generale dei mercati azionari non ha fornito una direzione positiva significativa, con S&P 500 e Dow Jones sostanzialmente invariati. Anche il FTSE MIB italiano non ha offerto un sostegno rilevante alle azioni Amplifon.

    L’attenzione degli investitori resta concentrata sulla prevista integrazione di GN Hearing e sull’esecuzione del programma di ristrutturazione Fit4Growth. Sebbene entrambe le iniziative puntino a rafforzare il gruppo nel lungo periodo, le sfide legate all’integrazione e alla riorganizzazione continuano a pesare sul sentiment nel breve termine.

    Focus keyphrase: azioni Amplifon GN Hearing

    Meta description: Amplifon perde il 4,5% dopo i deboli risultati trimestrali di GN Store Nord e il taglio della guidance FY26 in vista dell’acquisizione di GN Hearing.

  • Borse USA verso un rimbalzo con il calo di petrolio e rendimenti Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Borse USA verso un rimbalzo con il calo di petrolio e rendimenti Treasury: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura in rialzo mercoledì, suggerendo che Wall Street potrebbe recuperare parte delle recenti perdite grazie al calo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei Treasury.

    I futures hanno guadagnato terreno mentre il greggio statunitense ha invertito la rotta dopo i forti rialzi delle tre sedute precedenti. I futures sul petrolio sono scivolati in territorio negativo dopo essere saliti inizialmente fino all’1,3%, raggiungendo i livelli più elevati in quasi tre settimane.

    L’espansione dei riacquisti del Treasury spinge i rendimenti al ribasso

    Le azioni hanno ricevuto sostegno anche dal forte calo dei rendimenti dei Treasury dopo un annuncio del Dipartimento del Tesoro statunitense relativo al programma di riacquisto del debito a più lunga scadenza.

    Il dipartimento ha comunicato che, a partire dal 9 settembre, le operazioni di riacquisto destinate a sostenere la liquidità dei titoli nominali con cedola e scadenze più lunghe aumenteranno almeno del doppio.

    L’interesse degli investitori potrebbe tuttavia rimanere contenuto in attesa dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Federal Reserve, che saranno analizzati alla ricerca di ulteriori indicazioni sulle prospettive dei tassi d’interesse.

    Wall Street prolunga la serie negativa

    Il possibile rimbalzo arriva dopo un’altra seduta negativa martedì, quando le azioni statunitensi hanno esteso le perdite registrate nelle due sessioni precedenti. Particolarmente debole il comparto tecnologico, che ha pesato sul Nasdaq.

    Il Nasdaq ha perso 355,20 punti, pari all’1,3%, chiudendo a 26.289,71, mentre l’S&P 500 è sceso di 53,30 punti, o dello 0,7%, a 7.691,76. Il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 116,38 punti, pari allo 0,2%, terminando a 53.343,40.

    La recente debolezza è stata alimentata in parte dall’aumento dei rendimenti obbligazionari, con quello del Treasury a 30 anni che ha temporaneamente raggiunto il livello più alto in quasi due decenni prima di arretrare.

    Inflazione e tensioni in Medio Oriente restano al centro dell’attenzione

    I rendimenti dei Treasury hanno subito pressioni al rialzo a causa dei persistenti timori che il conflitto in Medio Oriente possa mantenere elevata l’inflazione.

    Anche il petrolio aveva registrato un forte rialzo dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato che non erano in corso né programmati colloqui tra Stati Uniti e Iran.

    Trump ha inoltre affermato in un post su Truth Social che lo Stretto di Hormuz è “aperto e operativo” e che “tutte le mine marine sono state rimosse o fatte esplodere”, anche se alcune notizie hanno indicato che il traffico attraverso questa strategica via marittima rimane limitato.

    Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com, ha osservato che l’aumento dei rendimenti dei Treasury è avvenuto “nonostante i recenti dati economici più deboli abbiano ridotto le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Fed.”

    “Al contrario, il tratto lungo della curva sta reagendo ai persistenti rischi inflazionistici, all’elevato indebitamento pubblico e alla crescente competizione per il capitale, compresa l’emissione di debito associata al boom degli investimenti nell’IA”, ha dichiarato Hathorn.

    Ha aggiunto: “Questo crea un contesto scomodo per le azioni perché le condizioni finanziarie possono diventare più restrittive anche senza un aumento dei tassi da parte della Fed.”

    Produzione industriale USA sotto le attese

    Gli ultimi dati economici hanno mostrato che la produzione industriale statunitense è cresciuta leggermente meno del previsto a luglio.

    La Federal Reserve ha comunicato un aumento mensile dello 0,2%, dopo una crescita di giugno rivista al rialzo allo 0,3%. Gli economisti prevedevano per luglio un incremento dello 0,3%, rispetto al precedente dato di giugno dello 0,1%.

    I semiconduttori guidano il ribasso di martedì

    I titoli tecnologici sono stati tra i più penalizzati nella seduta di martedì. I semiconduttori hanno subito forti vendite, facendo crollare del 5% il Philadelphia Semiconductor Index.

    Anche i titoli legati alle reti e all’hardware informatico hanno registrato perdite consistenti, contribuendo alla sottoperformance del Nasdaq.

    I produttori auriferi sono scesi insieme al prezzo dell’oro, portando il NYSE Arca Gold Bugs Index a perdere il 2,9%. Deboli anche compagnie aeree, settore immobiliare residenziale e acciaio.

    Farmaceutici, healthcare ed energia hanno invece contrastato la tendenza generale, registrando rialzi significativi.

  • Borse europee poco mosse in attesa dei verbali della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee poco mosse in attesa dei verbali della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato variazioni contenute mercoledì, con il calo dei rendimenti obbligazionari globali che ha offerto un certo sostegno mentre l’attenzione degli investitori si è spostata sui verbali della riunione di luglio della Federal Reserve, attesi più tardi nella giornata.

    I mercati del debito sovrano si sono stabilizzati dopo la recente volatilità. I rendimenti dei titoli di Stato tedeschi e francesi sono rimasti sostanzialmente fermi, mentre quello del Treasury statunitense a 30 anni è sceso intorno al 5,27% dopo aver raggiunto martedì il 5,3371%, il livello più alto in quasi vent’anni.

    Inflazione britannica in aumento al 2,9%

    La sterlina è rimasta sostanzialmente stabile dopo che gli ultimi dati sull’inflazione hanno mostrato un’accelerazione dei prezzi al consumo nel Regno Unito in linea con le attese a luglio, principalmente a causa dell’aumento dei costi energetici delle famiglie.

    L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 2,9% su base annua, rispetto all’aumento del 2,6% registrato a giugno.

    I principali indici europei hanno mostrato un andamento contrastato. Il CAC 40 francese è salito dello 0,3%, mentre il FTSE 100 britannico e il DAX tedesco hanno entrambi ceduto lo 0,1%.

    Gli investitori attendono ora i verbali della Federal Reserve per ottenere ulteriori indicazioni su come i responsabili della politica monetaria abbiano valutato inflazione, condizioni economiche e prospettive dei tassi d’interesse durante la riunione di luglio.

    Straumann e Carlsberg sotto pressione

    I risultati societari hanno determinato alcuni dei movimenti più significativi della seduta.

    Straumann (TG:QS51) ha registrato un forte calo dopo che lo specialista svizzero degli impianti dentali ha comunicato un utile netto del primo semestre inferiore alle aspettative degli analisti.

    Anche Carlsberg (TG:CBGB) ha subito una marcata flessione dopo che i risultati operativi del birrificio danese per il primo semestre del 2026 hanno deluso le previsioni.

    Smith & Nephew (LSE:SN.) ha perso terreno dopo che il gruppo britannico di tecnologia medica ha annunciato le dimissioni con effetto immediato del Chief Financial Officer John Rogers dal consiglio di amministrazione. Rogers lascerà la società per assumere un nuovo incarico negli Stati Uniti.

    Geberit vola dopo risultati trimestrali superiori alle attese

    Geberit (TG:GBRA) si è mossa invece in direzione opposta, con le azioni in forte rialzo dopo che il produttore di prodotti sanitari ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle aspettative del mercato.

    Con i listini europei complessivamente poco mossi, l’attenzione resta concentrata sulle prospettive dei tassi d’interesse e sui prossimi verbali della Federal Reserve, che potrebbero fornire il prossimo importante segnale ai mercati obbligazionari e azionari globali.

  • L’oro sale leggermente con dollaro e rendimenti in calo prima dei verbali Fed

    L’oro sale leggermente con dollaro e rendimenti in calo prima dei verbali Fed

    I prezzi dell’oro sono saliti moderatamente mercoledì, sostenuti dalla debolezza del dollaro statunitense e dal calo dei rendimenti dei Treasury in attesa della pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Alle 05:42 ET (09:42 GMT), l’oro spot guadagnava lo 0,6% a $4.360,82 l’oncia, mentre i future sull’oro perdevano lo 0,1% a $4.414,30 l’oncia.

    Il metallo prezioso ha faticato a consolidare il recente recupero, poiché gli elevati rendimenti obbligazionari e l’aumento dei prezzi del petrolio continuano a rappresentare ostacoli. Recentemente l’oro è tornato sopra l’importante soglia di $4.000 l’oncia, sostenuto dal rinnovato interesse degli investitori e dall’aumento degli acquisti delle banche centrali, in particolare della Cina.

    “$4.400 sta agendo come una calamita per il prezzo dell’oro. Considerando il consolidamento in corso intorno a questo livello, la domanda è se questo si rivelerà un tetto per ulteriori rialzi, aumentando la probabilità di un nuovo test di $4.000”, ha dichiarato David Morrison, Senior Market Analyst di Trade Nation, in una nota.

    Gli elevati rendimenti dei Treasury restano un ostacolo per l’oro

    Il rendimento dei Treasury statunitensi a 30 anni ha brevemente raggiunto martedì il livello più alto in quasi due decenni, mentre quello a 10 anni è rimasto vicino ai massimi registrati dall’inizio del 2025.

    L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato tende a creare un contesto meno favorevole per l’oro, poiché gli strumenti a reddito fisso diventano più interessanti quando offrono rendimenti superiori. Dal momento che il metallo prezioso non genera interessi, rendimenti più elevati aumentano il costo opportunità di detenerlo e possono spingere gli investitori a trasferire capitale verso le obbligazioni.

    Il calo dei rendimenti di mercoledì ha quindi offerto un certo sostegno, anche se i costi di finanziamento rimangono sufficientemente elevati da limitare il potenziale rialzista dell’oro.

    Il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    L’aumento dei prezzi del greggio rappresenta un altro elemento di incertezza per il metallo prezioso mentre prosegue lo stallo in Medio Oriente.

    Costi energetici più elevati possono alimentare l’inflazione generale, riducendo potenzialmente lo spazio della Federal Reserve per abbassare i tassi e aumentando la possibilità che il costo del denaro rimanga elevato più a lungo.

    Gran parte dell’incertezza sul petrolio resta legata allo Stretto di Hormuz. Prima dell’inizio della guerra con l’Iran a fine febbraio, circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso questa rotta, rendendo qualsiasi interruzione prolungata un rischio significativo per i prezzi dell’energia e l’inflazione.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che non sono in corso negoziati con l’Iran, lasciando incerto il futuro della gestione dello stretto. Anche l’accordo quadro per il cessate il fuoco raggiunto da Washington e Teheran a giugno è scaduto senza che sia stata annunciata una proroga.

    Focus sui verbali Fed e su Jackson Hole

    Gli investitori attendono ora i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve, previsti più tardi mercoledì, alla ricerca di ulteriori indicazioni su come i responsabili della politica monetaria abbiano valutato i rischi inflazionistici e la futura traiettoria dei tassi.

    L’attenzione si sposterà successivamente sull’intervento del presidente della Fed Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole la prossima settimana, dove i mercati cercheranno nuovi segnali sulle prospettive della politica monetaria.

    Anche il dollaro statunitense ha fornito un certo sostegno all’oro. L’indice del dollaro, che misura il biglietto verde rispetto a un paniere delle principali valute, è sceso dello 0,2% a 99,313.

    Un dollaro più debole rende generalmente l’oro denominato nella valuta statunitense meno costoso per gli acquirenti che utilizzano altre divise, favorendo potenzialmente la domanda internazionale.

  • Il petrolio continua a salire con le tensioni su Hormuz

    Il petrolio continua a salire con le tensioni su Hormuz

    I prezzi del petrolio sono aumentati per la quarta seduta consecutiva mercoledì, mentre il persistente scontro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz ha rafforzato i timori che l’offerta globale di greggio possa rimanere limitata nei prossimi mesi.

    I future sul Brent di riferimento sono saliti dello 0,3% a $91,32 al barile alle 04:43 ET (08:43 GMT), mentre i future sul West Texas Intermediate statunitense hanno guadagnato lo 0,4% a $85,28 al barile. Entrambi i benchmark hanno registrato forti rialzi questa settimana e sono rimasti vicini ai massimi delle ultime tre settimane.

    Il rally continua a essere sostenuto dall’incertezza sui movimenti delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo, mentre prosegue il conflitto che coinvolge l’Iran.

    Diminuisce il traffico navale nello Stretto di Hormuz

    I dati sul trasporto marittimo citati da Reuters hanno mostrato una diminuzione del traffico di navi per il trasporto di materie prime attraverso lo stretto. Secondo i dati Kpler riportati da Reuters, martedì sono transitate sei navi, rispetto alle nove di lunedì e a una media giornaliera di 11 negli ultimi dieci giorni.

    “Le notizie sulla riduzione del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz hanno inoltre aumentato i timori per potenziali interruzioni delle forniture di petrolio”, hanno affermato gli analisti di ING in una nota.

    Al Jazeera ha riferito che il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha discusso della sicurezza nel Golfo con il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan. I due avrebbero sottolineato l’importanza di garantire la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Washington e Teheran restano divise sullo stretto

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che non sono in corso né sono previsti negoziati con l’Iran, pur sostenendo che lo Stretto di Hormuz rimane aperto.

    Anche l’Iran ha affermato che non sono in corso colloqui con Washington. Teheran ha però respinto le dichiarazioni statunitensi secondo cui la rotta sarebbe aperta e ha sostenuto che lo stretto resterà chiuso fino a quando Washington non rispetterà le condizioni di un accordo provvisorio firmato a giugno e ormai scaduto.

    L’intesa è terminata questa settimana senza che né gli Stati Uniti né l’Iran abbiano manifestato l’intenzione di rinnovarla.

    L’assenza di progressi diplomatici continua quindi a mantenere un significativo premio per il rischio geopolitico nei prezzi del greggio, mentre gli operatori valutano se la riduzione del traffico navale possa trasformarsi in una più significativa contrazione dell’offerta fisica di petrolio.

    Il calo delle scorte USA offre ulteriore sostegno

    I prezzi del petrolio hanno ricevuto un ulteriore impulso dai dati preliminari dell’American Petroleum Institute, che hanno indicato una modesta diminuzione delle scorte di greggio statunitensi nella scorsa settimana.

    “Il mercato petrolifero ha trovato sostegno anche in un rapporto API sulle scorte leggermente rialzista”, hanno affermato gli analisti di ING.

    I dati API spesso anticipano la direzione delle statistiche ufficiali sulle scorte statunitensi, la cui pubblicazione è prevista più tardi mercoledì.

    Il calo delle scorte commerciali aumenta le preoccupazioni sulla disponibilità dell’offerta negli Stati Uniti, dopo che recenti dati hanno mostrato che la Strategic Petroleum Reserve è scesa al livello più basso da oltre quattro decenni durante il conflitto con l’Iran.

    Con il traffico attraverso Hormuz in diminuzione, i negoziati diplomatici in stallo e le scorte statunitensi in calo, il mercato petrolifero rimane particolarmente sensibile agli sviluppi nel Golfo Persico, mentre Brent e WTI si mantengono vicini ai massimi delle ultime settimane.

  • Future USA poco mossi dopo il selloff dei semiconduttori: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Future USA poco mossi dopo il selloff dei semiconduttori: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future sugli indici azionari statunitensi sono rimasti vicini alla parità mercoledì, mentre gli investitori valutano il calo della seduta precedente, guidato dai semiconduttori, e l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato in attesa di nuovi segnali dalla Federal Reserve.

    Alle 03:11 ET (07:11 GMT), i future sul Dow guadagnavano 42 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 erano sostanzialmente invariati. I future sul Nasdaq 100 perdevano 40 punti, pari allo 0,1%.

    I principali indici di Wall Street sono arretrati martedì, con gli analisti di Vital Knowledge che hanno attribuito la debolezza dei titoli dei semiconduttori alle prese di profitto e ai timori per una “ondata gigantesca” di emissioni di debito legate al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Continuano infatti gli interrogativi sulla sostenibilità degli enormi investimenti nelle infrastrutture per l’IA, in particolare nei data center avanzati necessari per supportare modelli e applicazioni sempre più potenti.

    Secondo gli analisti di Deutsche Bank, questi timori, insieme alle preoccupazioni per i deficit fiscali e all’aumento del prezzo del petrolio legato al persistente stallo nel conflitto con l’Iran, hanno contribuito a spingere i rendimenti obbligazionari globali verso nuovi massimi.

    I rendimenti dei Treasury statunitensi sono successivamente scesi dopo dati più deboli sul mercato immobiliare e sulla produzione industriale, che hanno sollevato dubbi sulla rapidità con cui la Federal Reserve potrebbe irrigidire la politica monetaria.

    I verbali della Fed potrebbero offrire indicazioni sui tassi

    Le aspettative di un aumento dei tassi della Federal Reserve nei prossimi mesi si sono recentemente attenuate dopo dati più deboli sul mercato del lavoro e numeri relativamente moderati sull’inflazione.

    L’attenzione si concentra ora sui verbali della riunione di politica monetaria di luglio. In quell’occasione la Fed ha lasciato invariati i tassi, anche se successivamente il mercato obbligazionario ha mostrato forte volatilità mentre gli investitori cercavano di interpretare le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh.

    Warsh ha fornito poche indicazioni sulle future decisioni, affermando soltanto che la banca centrale “non vacillerà” nel suo impegno a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

    In assenza di una chiara forward guidance, gli investitori analizzeranno attentamente i verbali per capire come i responsabili della politica monetaria valutano inflazione, attività economica e futura traiettoria dei tassi.

    Warsh ha definito la riunione di luglio una “bella discussione in famiglia”, dopo che tre membri hanno dissentito dalla decisione di mantenere invariati i tassi, preferendo invece un aumento di 25 punti base.

    Target e Analog Devices al centro della stagione degli utili

    Anche i risultati societari saranno in primo piano, con diversi importanti retailer pronti a pubblicare i conti e offrire nuove indicazioni sulla situazione finanziaria dei consumatori statunitensi.

    Target (NYSE:TGT) pubblicherà i risultati prima dell’apertura di Wall Street. A maggio, il gruppo aveva alzato le previsioni di crescita delle vendite annuali per la prima volta in due anni, pur avvertendo che il contesto macroeconomico rimaneva difficile.

    L’amministratore delegato Michael Fiddelke aveva dichiarato che, pur essendo soddisfatto della crescita delle vendite del primo trimestre del 5,6%, non avrebbe “confuso questi progressi con il potenziale.”

    Anche Lowe’s (NYSE:LOW) pubblicherà i risultati. I numeri arriveranno dopo quelli della rivale Home Depot (NYSE:HD), che martedì ha registrato vendite e utili del secondo trimestre superiori alle attese, grazie alla domanda per riparazioni e manutenzione che ha compensato la debolezza della spesa per grandi progetti di ristrutturazione.

    Al di fuori del retail, l’attenzione sarà rivolta anche ad Analog Devices (NASDAQ:ADI). Il produttore di semiconduttori aveva precedentemente fornito una previsione sui ricavi del terzo trimestre superiore alle attese, sostenuta dalla domanda di chip e componenti per sensori legata all’espansione delle infrastrutture IA.

    Trump sospende per tre giorni i dazi del 50% sul Canada

    Anche la politica commerciale resta sotto osservazione dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una sospensione di tre giorni dei previsti dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.

    La decisione è arrivata poche ore prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe, concedendo a Washington e Ottawa ulteriore tempo per finalizzare un accordo.

    Trump ha scritto sui social media che Stati Uniti e Canada hanno un “accordo”, subordinato alla “finalizzazione dei documenti.”

    A luglio, l’amministrazione aveva minacciato di imporre i dazi su circa $20 miliardi di prodotti canadesi, tra cui vino, mobili, canne da pesca e mazze da hockey, ricorrendo a una legge risalente all’epoca della Grande Depressione.

    L’Office of the U.S. Trade Representative ha affermato che il possibile accordo garantirà un migliore accesso al mercato canadese per i prodotti statunitensi e comprenderà un “allineamento” sulle questioni relative al commercio digitale.

    Il primo ministro canadese Mark Carney ha riconosciuto i progressi nelle trattative, ma ha sottolineato che resta ancora “un lavoro importante” da svolgere. Ha inoltre ribadito l’obiettivo di costruire un’economia canadese “più indipendente” e “competitiva”.

    La crescita dei ricavi di OpenAI sarebbe inferiore a quella di Anthropic

    Il settore dell’intelligenza artificiale resta sotto i riflettori dopo un rapporto del Wall Street Journal che ha confrontato le ultime performance finanziarie di OpenAI (NASDAQ:OAI) e Anthropic (NASDAQ:ANTP).

    Secondo il quotidiano, OpenAI avrebbe comunicato agli investitori che i ricavi del secondo trimestre sono aumentati del 18% a $6,7 miliardi dai $5,7 miliardi del primo trimestre, mentre le perdite sono cresciute.

    Anthropic, invece, avrebbe più che raddoppiato i ricavi trimestrali a $11,6 miliardi, generando anche un piccolo utile operativo e superando OpenAI per la prima volta.

    La divergenza potrebbe indicare un cambiamento nella dinamica competitiva del settore IA. Il rallentamento della crescita di ChatGPT e la crescente diffusione di Claude Code di Anthropic tra gli sviluppatori stanno aumentando la pressione su OpenAI affinché acceleri la crescita e adatti la propria strategia.

  • L’inflazione dell’Eurozona sale al 2,9% a luglio

    L’inflazione dell’Eurozona sale al 2,9% a luglio

    I prezzi al consumo nell’Eurozona sono aumentati del 2,9% nei dodici mesi fino a luglio, accelerando leggermente rispetto al 2,8% registrato a giugno, secondo i dati pubblicati mercoledì da Eurostat, che hanno confermato la stima preliminare.

    Su base mensile, i prezzi al consumo complessivi sono aumentati dello 0,2% a luglio.

    Un indicatore armonizzato a livello UE dell’inflazione sottostante, che esclude componenti volatili come alimentari e carburanti, si è attestato al 2,2% su base annua. Su base mensile, i prezzi misurati da questo indicatore sono rimasti invariati.

    L’inflazione core accelera su base annua

    La misura “core” dell’indice dei prezzi al consumo, attentamente monitorata dai mercati, è aumentata del 2,5% rispetto a un anno prima, contro il 2,4% di giugno.

    Su base mensile, tuttavia, i prezzi core sono rimasti invariati, rallentando rispetto all’aumento dello 0,2% registrato nel mese precedente. I dati indicano quindi una certa persistenza dell’inflazione sottostante su base annua, nonostante una dinamica dei prezzi più contenuta nel breve periodo.

    La BCE affronta l’incertezza legata all’inflazione e all’energia

    Gli ultimi dati sull’inflazione rappresenteranno probabilmente un elemento importante nelle valutazioni della Banca Centrale Europea quando i responsabili della politica monetaria si riuniranno nuovamente a settembre.

    Nella riunione di luglio, la BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse, ma ha avvertito che “l’incertezza rimane elevata” riguardo alle conseguenze economiche della guerra con l’Iran. I responsabili della politica monetaria hanno inoltre sottolineato che l’impatto completo dello shock energetico collegato al conflitto “deve ancora manifestarsi.”

    La possibilità di ulteriori aumenti dei costi energetici aggiunge quindi un altro elemento di incertezza alle prospettive dell’inflazione, mentre la BCE valuta se le pressioni sui prezzi siano sufficientemente persistenti da giustificare un ulteriore irrigidimento monetario.

    I mercati aumentano le scommesse su nuovi rialzi dei tassi BCE

    Gli investitori stanno aumentando le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della BCE nei prossimi mesi, sostenuti anche dai segnali di relativa resilienza dell’economia dell’Eurozona.

    Nel secondo trimestre, l’economia dell’area della moneta unica è cresciuta dello 0,4%, accelerando rispetto al ritmo registrato tra gennaio e marzo.

    La combinazione tra un’inflazione annua più elevata, un’attività economica resiliente e l’incertezza sui prezzi dell’energia potrebbe quindi mantenere alta la pressione sulla BCE in vista della prossima decisione di politica monetaria a settembre.

  • Il gas europeo arretra dai massimi di cinque mesi con le prese di profitto

    Il gas europeo arretra dai massimi di cinque mesi con le prese di profitto

    I prezzi del gas naturale europeo sono scesi mercoledì, con gli operatori che hanno realizzato profitti dopo cinque sedute consecutive di rialzi che avevano portato i contratti all’ingrosso ai livelli più elevati da marzo 2026.

    I future olandesi front-month di riferimento hanno perso terreno rispetto ai massimi di diversi mesi dopo aver raggiunto nuovi picchi intraday, mentre anche gli equivalenti contratti britannici sul gas all’ingrosso sono arretrati dai massimi di cinque mesi. La correzione è arrivata dopo una forte rivalutazione del mercato energetico europeo, alimentata soprattutto dall’aumento dei rischi geopolitici in Medio Oriente.

    Nonostante il recente calo, gli operatori rimangono prudenti sulle possibilità di una discesa più significativa, poiché le interruzioni delle forniture nel Golfo Persico continuano a limitare il potenziale ribassista dei prezzi europei del gas.

    Le interruzioni nello Stretto di Hormuz mantengono elevati i rischi sulle forniture

    La recente corsa verso i massimi di marzo ha accelerato dopo il fallimento dei negoziati diplomatici tra Washington e Teheran. Successivamente, l’Iran è passato a una postura militare definita “pienamente offensiva”, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un intervento militare in risposta alle interferenze con il traffico marittimo.

    Le interruzioni nello Stretto di Hormuz sono diventate una delle principali preoccupazioni per il mercato globale del gas. Questa via marittima strategica gestiva in precedenza circa un quinto delle spedizioni mondiali di gas naturale liquefatto.

    Le difficoltà di transito hanno bloccato le metaniere qatariote e intensificato la competizione per le forniture disponibili. Di conseguenza, le utility europee sono state costrette a presentare offerte più aggressive per i carichi spot non ancora contrattualizzati in un mercato globale del GNL già caratterizzato da disponibilità limitata.

    I livelli degli stoccaggi europei aumentano i timori sull’offerta

    L’Europa deve inoltre affrontare una significativa sfida sul fronte degli stoccaggi con l’avvicinarsi della stagione autunnale del riscaldamento.

    I dati di Gas Infrastructure Europe mostrano che gli impianti di stoccaggio sotterraneo nell’Unione Europea si trovano appena sopra il 60% della capacità operativa. L’elevata domanda di raffrescamento durante l’ondata di caldo estiva, insieme ai ritardi nelle consegne di GNL, ha rallentato il ritmo di ricostituzione delle scorte.

    La struttura del mercato dei future rappresenta un ulteriore ostacolo. La curva forward del gas europeo rimane in forte backwardation, una situazione in cui le forniture per consegna immediata vengono negoziate con un premio significativo rispetto ai contratti con scadenze più lontane.

    Questo riduce l’incentivo economico per gli operatori ad acquistare costoso gas spot da immettere negli stoccaggi. Si crea così un potenziale circolo vizioso in cui le deboli iniezioni lasciano l’Europa con riserve relativamente limitate in vista della stagione invernale.

    Gli operatori seguono i flussi marittimi di GNL

    Con pochi dati economici regionali di rilievo in grado di fornire una direzione al mercato, gli operatori energetici europei stanno concentrando l’attenzione sui movimenti fisici delle navi nel Golfo Persico e sull’andamento più ampio dei mercati finanziari e delle materie prime.

    Il ribasso di mercoledì sembra quindi rappresentare una pausa dopo la rapida recente avanzata piuttosto che un miglioramento sostanziale del quadro dell’offerta. Gli sviluppi nello Stretto di Hormuz, la disponibilità di carichi di GNL e il ritmo delle iniezioni negli stoccaggi europei resteranno probabilmente tra i principali fattori per i prezzi del gas all’ingrosso nel breve termine.