Il petrolio continua a salire con le tensioni su Hormuz

Oil pump

I prezzi del petrolio sono aumentati per la quarta seduta consecutiva mercoledì, mentre il persistente scontro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz ha rafforzato i timori che l’offerta globale di greggio possa rimanere limitata nei prossimi mesi.

I future sul Brent di riferimento sono saliti dello 0,3% a $91,32 al barile alle 04:43 ET (08:43 GMT), mentre i future sul West Texas Intermediate statunitense hanno guadagnato lo 0,4% a $85,28 al barile. Entrambi i benchmark hanno registrato forti rialzi questa settimana e sono rimasti vicini ai massimi delle ultime tre settimane.

Il rally continua a essere sostenuto dall’incertezza sui movimenti delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo, mentre prosegue il conflitto che coinvolge l’Iran.

Diminuisce il traffico navale nello Stretto di Hormuz

I dati sul trasporto marittimo citati da Reuters hanno mostrato una diminuzione del traffico di navi per il trasporto di materie prime attraverso lo stretto. Secondo i dati Kpler riportati da Reuters, martedì sono transitate sei navi, rispetto alle nove di lunedì e a una media giornaliera di 11 negli ultimi dieci giorni.

“Le notizie sulla riduzione del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz hanno inoltre aumentato i timori per potenziali interruzioni delle forniture di petrolio”, hanno affermato gli analisti di ING in una nota.

Al Jazeera ha riferito che il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha discusso della sicurezza nel Golfo con il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan. I due avrebbero sottolineato l’importanza di garantire la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

Washington e Teheran restano divise sullo stretto

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che non sono in corso né sono previsti negoziati con l’Iran, pur sostenendo che lo Stretto di Hormuz rimane aperto.

Anche l’Iran ha affermato che non sono in corso colloqui con Washington. Teheran ha però respinto le dichiarazioni statunitensi secondo cui la rotta sarebbe aperta e ha sostenuto che lo stretto resterà chiuso fino a quando Washington non rispetterà le condizioni di un accordo provvisorio firmato a giugno e ormai scaduto.

L’intesa è terminata questa settimana senza che né gli Stati Uniti né l’Iran abbiano manifestato l’intenzione di rinnovarla.

L’assenza di progressi diplomatici continua quindi a mantenere un significativo premio per il rischio geopolitico nei prezzi del greggio, mentre gli operatori valutano se la riduzione del traffico navale possa trasformarsi in una più significativa contrazione dell’offerta fisica di petrolio.

Il calo delle scorte USA offre ulteriore sostegno

I prezzi del petrolio hanno ricevuto un ulteriore impulso dai dati preliminari dell’American Petroleum Institute, che hanno indicato una modesta diminuzione delle scorte di greggio statunitensi nella scorsa settimana.

“Il mercato petrolifero ha trovato sostegno anche in un rapporto API sulle scorte leggermente rialzista”, hanno affermato gli analisti di ING.

I dati API spesso anticipano la direzione delle statistiche ufficiali sulle scorte statunitensi, la cui pubblicazione è prevista più tardi mercoledì.

Il calo delle scorte commerciali aumenta le preoccupazioni sulla disponibilità dell’offerta negli Stati Uniti, dopo che recenti dati hanno mostrato che la Strategic Petroleum Reserve è scesa al livello più basso da oltre quattro decenni durante il conflitto con l’Iran.

Con il traffico attraverso Hormuz in diminuzione, i negoziati diplomatici in stallo e le scorte statunitensi in calo, il mercato petrolifero rimane particolarmente sensibile agli sviluppi nel Golfo Persico, mentre Brent e WTI si mantengono vicini ai massimi delle ultime settimane.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *