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  • Le azioni europee verso la serie negativa più lunga dal 2025 con l’aumento dei rischi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee verso la serie negativa più lunga dal 2025 con l’aumento dei rischi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato un nuovo calo martedì, spingendo i principali indici regionali verso i minimi delle ultime due settimane, mentre un netto deterioramento del conflitto in Medio Oriente ha aumentato l’avversione al rischio sui mercati globali.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 è sceso dello 0,2%, estendendo le perdite alla sesta seduta consecutiva e raggiungendo il livello più basso dal 5 agosto. Se l’indice dovesse mantenersi in territorio negativo fino alla chiusura, si tratterebbe della serie giornaliera di ribassi più lunga dal novembre 2025.

    Il DAX tedesco ha perso lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 di Londra sono rimasti sostanzialmente invariati, con gli investitori impegnati a valutare le possibili conseguenze economiche e finanziarie di un’ulteriore escalation nella regione.

    L’Iran adotta una posizione offensiva mentre Washington esclude una proroga del cessate il fuoco

    Le preoccupazioni geopolitiche si sono intensificate martedì dopo che Reuters ha riferito che Teheran è passata a una postura militare completamente offensiva in seguito al fallimento degli sforzi diplomatici volti a raggiungere una soluzione duratura al conflitto.

    Citando funzionari iraniani, Reuters ha riferito che Teheran ha abbandonato i precedenti vincoli difensivi dopo che Washington ha esplicitamente respinto una proroga dell’accordo temporaneo di cessate il fuoco scaduto questa settimana.

    La rottura diplomatica arriva dopo mesi di crescenti tensioni marittime nel Golfo Persico e dopo le recenti minacce dell’amministrazione statunitense di intensificare le operazioni navali.

    Il cambiamento della postura militare iraniana ha aumentato i timori di possibili attacchi contro infrastrutture energetiche strategiche e rotte marittime cruciali. Di conseguenza, gli investitori stanno incorporando un premio geopolitico maggiore mentre diminuiscono le aspettative di una soluzione negoziata.

    Il Brent supera i 91 dollari e raggiunge i massimi di diverse settimane

    L’escalation delle tensioni ha fornito ulteriore sostegno ai prezzi dell’energia, aumentando le preoccupazioni sui costi sostenuti dalle aziende europee.

    I futures sul Brent sono saliti dello 0,8% a 91,49 dollari al barile, raggiungendo il livello più alto dal 30 luglio.

    Un aumento prolungato dei prezzi del greggio potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche legate ai costi lungo le catene di approvvigionamento europee, soprattutto per le aziende maggiormente esposte alle spese energetiche e di trasporto.

    Gli investitori stanno inoltre valutando le possibili conseguenze di uno shock energetico prolungato sulla politica monetaria. Pressioni inflazionistiche persistenti potrebbero rendere più difficile per le banche centrali allentare la politica monetaria nel corso dell’autunno, anche in presenza di una crescita economica europea ancora fragile.

    Il sostegno degli utili si indebolisce dopo una solida stagione delle trimestrali

    Nel corso di giugno e luglio, le azioni europee hanno beneficiato di una robusta stagione dei risultati societari, che ha contribuito a spingere lo STOXX 600 verso livelli record.

    I forti profitti delle banche, i margini resilienti delle società del lusso e i risultati superiori alle attese dei gruppi energetici hanno fornito agli investitori motivi specifici per acquistare durante le fasi di debolezza del mercato, nonostante le più ampie preoccupazioni sulla crescita economica.

    Questo sostegno sta ora diminuendo con la conclusione della stagione dei risultati del secondo trimestre. Con meno aggiornamenti societari positivi a sostegno delle valutazioni, gli investitori stanno concentrando maggiormente l’attenzione sugli sviluppi macroeconomici e geopolitici.

    Il mercato potrebbe risultare particolarmente vulnerabile agli shock esterni, considerando che il premio per il rischio azionario si trova vicino ai minimi degli ultimi 25 anni. Con la diminuzione dei catalizzatori legati agli utili, l’attenzione degli operatori è sempre più rivolta agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, ai prezzi dell’energia e alle prospettive della politica monetaria.

  • Le azioni USA verso un avvio prudente tra sollievo sulla Fed e timori per il petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Le azioni USA verso un avvio prudente tra sollievo sulla Fed e timori per il petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Le azioni statunitensi potrebbero iniziare la seduta di lunedì senza una direzione precisa, con i futures sui principali indici che indicano un’apertura sostanzialmente invariata dopo il moderato arretramento di venerdì.

    I titoli tecnologici potrebbero offrire un certo sostegno dopo che Bloomberg ha riferito che Anthropic (NASDAQ:ANTP) avrebbe comunicato ai potenziali investitori che i ricavi del secondo trimestre sono aumentati di almeno 14 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Secondo documenti visionati da Bloomberg, lo sviluppatore del chatbot Claude avrebbe registrato ricavi preliminari superiori a 11,5 miliardi di dollari nel trimestre, rispetto ai 787 milioni di dollari del secondo trimestre del 2025.

    Prospettive di mercato condizionate da rischi economici e geopolitici

    L’attività sui mercati potrebbe comunque rimanere contenuta, mentre gli investitori valutano segnali contrastanti sulle prospettive a breve termine.

    I recenti dati economici statunitensi hanno ridotto le aspettative di un aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve il mese prossimo. Tuttavia, i prezzi del greggio persistentemente elevati continuano a rappresentare un rischio per inflazione e crescita mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran resta irrisolto.

    I futures sul greggio statunitense sono saliti dello 0,7% a 83 dollari al barile dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di bombardare l’Oman durante un’intervista con Fox News.

    Le dichiarazioni sono arrivate mentre Iran e Oman sembravano avvicinarsi a un’intesa sulla gestione dello Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per le forniture energetiche mondiali.

    Wall Street arretra dai livelli record

    Le azioni statunitensi hanno chiuso venerdì in moderato ribasso dopo essere salite durante gran parte delle due sedute precedenti, anche se le pressioni di vendita sono rimaste relativamente limitate.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 107,58 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 53.732,41. Il Nasdaq è sceso di 73,86 punti, o dello 0,3%, a 26.729,16, mentre l’S&P 500 ha ceduto 13,23 punti, pari allo 0,2%, terminando a 7.785,76.

    Il bilancio settimanale è stato contrastato. Il Dow ha perso lo 0,6%, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,1% e l’S&P 500 è avanzato dello 0,4%.

    Il ribasso di venerdì potrebbe essere stato in parte determinato da prese di profitto dopo che giovedì l’S&P 500 aveva superato quota 7.800, raggiungendo un nuovo massimo intraday.

    Nella stessa seduta, l’indice aveva anche registrato un record in chiusura, mentre il Nasdaq aveva terminato ai massimi da oltre due mesi.

    Fiducia dei consumatori e vendite al dettaglio deludono

    Gli investitori hanno inoltre reagito a nuovi segnali di indebolimento delle condizioni dei consumatori statunitensi.

    L’indice sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso nettamente a 51,0 in agosto, rispetto a 55,2 in luglio. Gli economisti avevano previsto una flessione più contenuta a 54,2.

    Separatamente, i dati del Dipartimento del Commercio hanno mostrato un calo inatteso dello 0,6% delle vendite al dettaglio in luglio, dopo l’aumento dello 0,2% registrato in giugno. Gli economisti si aspettavano una crescita dello 0,1%.

    La contrazione di luglio è stata la prima da ottobre 2025, quando le vendite al dettaglio erano diminuite dello 0,2%.

    Sebbene questi dati abbiano ulteriormente ridotto i timori di un imminente rialzo dei tassi della Federal Reserve, hanno anche alimentato interrogativi sulla tenuta dell’economia statunitense, soprattutto in presenza di prezzi energetici elevati.

    Titoli petroliferi e auriferi sovraperformano

    I prezzi del greggio hanno recuperato venerdì dopo che funzionari dell’amministrazione Trump hanno indicato l’intenzione di utilizzare misure economiche per spingere l’Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz, aumentando i timori per un prolungamento dello stallo.

    I titoli legati all’energia hanno beneficiato del movimento. Il Philadelphia Oil Service Index è salito del 2,6%, raggiungendo il livello di chiusura più alto da ben oltre due mesi.

    Anche le società aurifere hanno registrato forti rialzi grazie all’aumento del prezzo dell’oro, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in progresso del 2,2%.

    I titoli dell’hardware informatico hanno mostrato una significativa forza, mentre compagnie aeree, software e farmaceutici hanno registrato performance più deboli.

    Gli investitori affrontano quindi l’apertura di lunedì in un contesto contrastato: i dati economici più deboli riducono le aspettative di rialzi dei tassi, ma aumentano contemporaneamente i timori sulla crescita, mentre le tensioni geopolitiche continuano a mantenere elevati i prezzi dell’energia.

  • Le azioni europee arretrano mentre i deboli dati cinesi pesano sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee arretrano mentre i deboli dati cinesi pesano sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato un moderato ribasso lunedì, dopo che una serie di dati economici deludenti provenienti dalla Cina ha riacceso i timori sulle prospettive della seconda economia mondiale.

    La spesa dei consumatori cinesi ha ristagnato a luglio, mentre gli investimenti urbani hanno registrato una contrazione più marcata e la disoccupazione è aumentata. Gli ultimi dati hanno rafforzato le aspettative secondo cui Pechino potrebbe dover introdurre ulteriori misure per sostenere l’attività economica nella seconda metà dell’anno.

    Il conflitto con l’Iran e i rischi nello Stretto di Hormuz restano al centro dell’attenzione

    Gli investitori hanno inoltre monitorato la mancanza di progressi verso la conclusione della guerra tra Stati Uniti e Iran, con le tensioni geopolitiche che continuano a influenzare i mercati energetici.

    I futures sul Brent si sono mantenuti intorno agli 89 dollari al barile, mentre la ripresa dei combattimenti in Libano e nuovi attacchi contro petroliere nello Stretto di Hormuz hanno ridotto le speranze di una rapida soluzione del conflitto.

    In questo contesto, l’indice francese CAC 40 ha perso lo 0,4%, mentre il FTSE 100 britannico e il DAX tedesco sono entrambi scesi dello 0,1%.

    I titoli minerari salgono con l’indebolimento del dollaro

    Le società minerarie si sono distinte tra i titoli più forti della seduta, con Antofagasta (LSE:ANTO), Glencore (LSE:GLEN) e Anglo American (LSE:AAL) in rialzo.

    I guadagni sono arrivati mentre il dollaro statunitense si avvicinava ai minimi degli ultimi due mesi dopo i dati più deboli sulle vendite al dettaglio e sulla fiducia dei consumatori pubblicati venerdì.

    Un dollaro più debole può sostenere le materie prime denominate nella valuta statunitense, offrendo potenzialmente un vantaggio alle azioni dei principali gruppi minerari.

    AstraZeneca sale dopo risultati positivi di Fase III

    Sul fronte societario, HIAG Immobilien Holding (LSE:0QU6) ha guadagnato terreno dopo che la società immobiliare svizzera ha riportato un forte aumento dell’utile nel primo semestre.

    Anche AstraZeneca (LSE:AZN) è salita dopo che il gruppo farmaceutico britannico ha annunciato risultati positivi dallo studio SAFFRON di Fase III.

    Optima Health (LSE:OPT), invece, ha registrato un forte calo dopo che il fornitore di servizi per la salute e il benessere sul posto di lavoro ha comunicato un significativo aumento del debito nei risultati dell’intero esercizio.

  • Intesa Sanpaolo detiene una partecipazione da 966 milioni di dollari in SpaceX

    Intesa Sanpaolo detiene una partecipazione da 966 milioni di dollari in SpaceX

    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) deteneva al 30 giugno una partecipazione in SpaceX (NASDAQ:SPCX) del valore di 966 milioni di dollari, secondo un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission statunitense.

    Alla fine del secondo trimestre, la più grande banca italiana possedeva quasi 5,66 milioni di azioni della società aerospaziale e satellitare di Elon Musk, ottenendo così un’esposizione significativa alla società recentemente quotata.

    SpaceX diventa la principale partecipazione azionaria statunitense di Intesa Sanpaolo

    Alla fine di giugno, l’investimento rappresentava la maggiore singola partecipazione all’interno del portafoglio azionario statunitense di Intesa Sanpaolo.

    Con un valore complessivo di circa 2,92 miliardi di dollari, il portafoglio azionario USA della banca vedeva SpaceX rappresentare approssimativamente il 33% del totale.

    La dimensione dell’investimento rende quindi SpaceX una componente particolarmente rilevante dell’esposizione dichiarata da Intesa Sanpaolo ai titoli quotati negli Stati Uniti.

    La valutazione di SpaceX raggiunge circa 1.900 miliardi di dollari

    SpaceX ha fatto il suo ingresso sui mercati pubblici a giugno attraverso un’offerta pubblica iniziale, offrendo agli investitori un accesso diretto tramite i mercati azionari alla società attiva nei razzi e nei satelliti.

    La società presenta attualmente una capitalizzazione di mercato di circa 1.900 miliardi di dollari.

    Il documento di Intesa Sanpaolo evidenzia quindi la consistente posizione del gruppo bancario italiano in una delle maggiori società recentemente quotate negli Stati Uniti, con SpaceX che alla fine del secondo trimestre rappresentava quasi un terzo del suo portafoglio azionario americano.

  • L’oro sale verso $4.400 mentre il dollaro debole sostiene i prezzi nonostante i rischi inflazionistici in Medio Oriente

    L’oro sale verso $4.400 mentre il dollaro debole sostiene i prezzi nonostante i rischi inflazionistici in Medio Oriente

    I prezzi dell’oro sono saliti lunedì, mantenendosi vicini a 4.400 dollari l’oncia grazie alla debolezza del dollaro statunitense e a dati economici più moderati, mentre l’incertezza sulle forniture energetiche dal Medio Oriente continua ad alimentare i rischi inflazionistici.

    Alle 01:04 ET (05:04 GMT), XAU/USD ha guadagnato lo 0,5% a 4.399,44 dollari l’oncia, mentre i Gold Futures sono saliti dello 0,4% a 4.455,90 dollari. XAG/USD è avanzato dell’1,7% a 65,83 dollari l’oncia e XPT/USD dell’1,8% a 1.749,15 dollari.

    L’US Dollar Index è sceso dello 0,2% a 99,49, rendendo i metalli preziosi denominati in dollari relativamente meno costosi per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    I deboli dati economici USA riducono le aspettative di un rialzo della Fed

    L’oro ha iniziato la nuova settimana dopo aver guadagnato quasi l’1% nella precedente, sostenuto da dati economici che hanno ridotto i timori di un imminente aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

    La fiducia dei consumatori statunitensi è diminuita per la prima volta in tre mesi, mentre le vendite al dettaglio hanno registrato la più forte contrazione mensile da oltre un anno.

    Questi dati hanno ridotto parte della pressione sulla Fed affinché inasprisca la politica monetaria. Il contesto favorisce l’oro, poiché il metallo prezioso non genera interessi e tende a diventare relativamente più interessante quando diminuiscono le aspettative sui costi di finanziamento.

    Gli analisti di ANZ hanno inoltre rilevato un rafforzamento della relazione inversa tra l’oro e i rendimenti dei Treasury statunitensi, con l’aumento dei costi di finanziamento che esercita una pressione sempre maggiore sul metallo prezioso.

    La banca prevede che l’andamento dell’oro nel prossimo anno si sviluppi in tre fasi principali. Inizialmente si aspetta pressioni dovute alla persistenza dell’inflazione e a una Federal Reserve che mantiene invariati i tassi, seguite da un rallentamento economico provocato da uno shock energetico e, infine, da un maggiore sostegno derivante da una politica monetaria più accomodante.

    ANZ ritiene inoltre che il deterioramento delle relazioni internazionali continuerà a sostenere la domanda delle banche centrali per l’oro come strumento di diversificazione e prevede che il metallo possa raggiungere 5.200 dollari l’oncia entro la fine dell’anno.

    Gli investitori riceveranno ulteriori indicazioni sull’orientamento della Federal Reserve mercoledì, quando saranno pubblicati i verbali della riunione di politica monetaria di luglio.

    Le interruzioni a Hormuz mantengono elevati i timori sull’inflazione

    I dati economici statunitensi più deboli non hanno eliminato il rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione. Diverse navi sono state attaccate nello Stretto di Hormuz alla fine della scorsa settimana, mentre gli Stati Uniti hanno dichiarato di preparare ulteriori misure volte ad aumentare la pressione economica sull’Iran.

    Le imbarcazioni hanno continuato a lasciare la via d’acqua strategica, con alcune che avrebbero disattivato i transponder satellitari per ridurre il rischio di essere individuate.

    Iran e Oman sembrano inoltre avvicinarsi a un accordo sulla gestione dello Stretto di Hormuz, anche se gli Stati Uniti non partecipano ai negoziati.

    La combinazione di interruzioni del traffico marittimo, tensioni geopolitiche e timidi progressi diplomatici continua a generare notevole incertezza sulle forniture energetiche globali.

    Un nuovo aumento dei prezzi del petrolio potrebbe alimentare le pressioni inflazionistiche e rendere più difficile per la Federal Reserve passare a una politica monetaria più accomodante.

    Gli acquisti delle banche centrali offrono ulteriore sostegno all’oro

    Il recupero dell’oro sopra l’importante soglia dei 4.000 dollari l’oncia è stato sostenuto anche dal maggiore interesse degli investitori e dall’aumento degli acquisti delle banche centrali, in particolare della Cina.

    La scorsa settimana il metallo ha superato la media mobile a 100 giorni per la prima volta da aprile e rimane vicino a questo importante livello tecnico.

    Secondo ANZ, le banche centrali hanno acquistato 244 tonnellate di oro nel primo trimestre del 2026, il volume trimestrale più elevato dal quarto trimestre del 2024.

    Anche la Cina ha accelerato gli acquisti, aggiungendo 8 tonnellate ad aprile. Si è trattato del maggiore incremento mensile delle riserve auree del Paese da dicembre 2024.

  • I prezzi del petrolio restano stabili dopo i forti guadagni settimanali mentre persistono i rischi legati a Iran e Hormuz

    I prezzi del petrolio restano stabili dopo i forti guadagni settimanali mentre persistono i rischi legati a Iran e Hormuz

    I prezzi del petrolio si sono mossi in un intervallo ristretto lunedì dopo i forti rialzi della settimana precedente, sostenuti dalla persistente incertezza sui rapporti tra Stati Uniti e Iran e dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent erano in rialzo dello 0,1% a 88,62 dollari al barile alle 00:42 ET (04:42 GMT), mentre i futures sul West Texas Intermediate scendevano dello 0,1% a 81,37 dollari al barile.

    Il petrolio conserva i guadagni settimanali mentre le tensioni geopolitiche restano elevate

    Il Brent ha guadagnato oltre il 5% la scorsa settimana mentre proseguivano le ostilità tra Stati Uniti e Iran e Teheran colpiva ulteriori infrastrutture energetiche nell’Asia occidentale.

    Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ha subito un ulteriore rallentamento dopo gli attacchi iraniani contro petroliere nella regione, mentre gli Stati Uniti hanno mantenuto il blocco navale contro Teheran.

    Durante il fine settimana, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha ribadito che Teheran non è impegnata in negoziati diretti con gli Stati Uniti, mentre Washington ha minacciato ulteriori misure economiche contro l’Iran.

    Le tensioni sono aumentate anche nel Mar Rosso, dove gli Houthi yemeniti sostenuti dall’Iran hanno continuato ad attaccare le navi in transito nello stretto di Bab al-Mandab. Le ulteriori interruzioni hanno accresciuto i timori di una maggiore instabilità lungo importanti rotte energetiche dell’Asia occidentale.

    I rischi sull’offerta hanno finora prevalso sulle prospettive più deboli per la domanda indicate dalle principali organizzazioni energetiche. La scorsa settimana sia l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio sia l’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno ridotto le loro previsioni sulla domanda globale di petrolio per il 2026.

    Il diesel diventa un punto critico nei mercati dei carburanti

    Gli analisti di ANZ hanno affermato che i prodotti raffinati sono stati colpiti più duramente del mercato del greggio dal conflitto in Asia occidentale.

    Hanno osservato che il diesel, in particolare, è “emerso come il segmento più teso del complesso petrolifero”, con l’offerta sotto pressione a causa di una combinazione di interruzioni produttive, fermate delle raffinerie e vincoli al trasporto marittimo.

    Secondo ANZ, le interruzioni nelle raffinerie del Golfo Persico hanno ridotto la produzione e le esportazioni di diesel proprio mentre la domanda globale del carburante rimane solida.

    Le pressioni sull’offerta sono state aggravate anche dal conflitto in corso tra Russia e Ucraina, con Kyiv che ha effettuato nuovi attacchi contro infrastrutture petrolifere russe.

    La combinazione di tensioni geopolitiche, problemi nelle raffinerie e domanda persistente potrebbe rendere il mercato del diesel ancora più ristretto nei prossimi mesi.

  • Calano le scommesse su un rialzo dei tassi Fed mentre i mercati attendono i risultati del retail: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Calano le scommesse su un rialzo dei tassi Fed mentre i mercati attendono i risultati del retail: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un andamento misto lunedì, mentre gli investitori hanno ulteriormente ridotto le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve a settembre dopo una serie di dati economici più deboli. L’attenzione si sposta inoltre su una settimana intensa per i risultati del settore retail, con le trimestrali di Walmart (NYSE:WMT), Home Depot (NYSE:HD) e Lowe’s (NYSE:LOW).

    Altrove, la potenziale quotazione in Borsa di Anthropic (NASDAQ:ANTP) sta attirando l’attenzione mentre banchieri e investitori valutano proiezioni di ricavi che potrebbero raggiungere i 200 miliardi di dollari entro il 2028. Anche il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è diminuito drasticamente nel fine settimana a causa delle persistenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Futures USA misti mentre cambiano le aspettative sulla Fed

    Alle 03:08 ET (07:08 GMT), i futures sul Dow erano in calo di 26 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 guadagnavano 15 punti, o lo 0,2%. I futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 160 punti, equivalenti allo 0,5%.

    I principali indici di Wall Street erano scesi nella seduta precedente, in parte a causa di dati sulle vendite al dettaglio statunitensi inferiori alle aspettative.

    Applied Materials (NASDAQ:AMAT) ha inoltre esercitato pressione sui titoli tecnologici dopo che le sue prospettive positive non sono riuscite a soddisfare le elevate aspettative del mercato. Le azioni del produttore di apparecchiature per semiconduttori hanno perso oltre il 5%, pesando anche su altri titoli legati al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno affermato in una nota ai clienti che stanno emergendo segnali di un rallentamento estivo dell’attività sui mercati, sottolineando che venerdì l’indice di volatilità VIX è sceso al minimo del 2026.

    Nonostante gli indici azionari restino vicini ai massimi storici, gli analisti hanno evidenziato “difficili venti contrari di agosto che si stanno manifestando sui mercati obbligazionari”.

    “Le aspettative per un imminente rialzo dei tassi della Fed sono state ridimensionate, ma questo è stato accompagnato da un significativo irripidimento della curva statunitense, in un contesto di prezzi del petrolio più elevati, deficit fiscali consistenti e domanda di capitale derivante dal boom degli investimenti nell’IA che esercitano pressioni al rialzo sui rendimenti”, hanno scritto gli analisti.

    I verbali della riunione di luglio della Federal Reserve e i dati preliminari sull’attività economica di agosto potrebbero rappresentare un nuovo importante test per i mercati obbligazionari questa settimana.

    Anche i risultati del settore retail saranno al centro dell’attenzione. Home Depot pubblicherà i conti insieme a Target, Lowe’s e Walmart, fornendo agli investitori ulteriori indicazioni sulla solidità della spesa dei consumatori statunitensi.

    La valutazione di Anthropic potrebbe dipendere da ricavi di $200 miliardi nel 2028

    Anthropic (NASDAQ:ANTP) prevede ricavi annui compresi tra circa 190 e 200 miliardi di dollari entro il 2028, mentre banchieri e investitori valutano lo sviluppatore di intelligenza artificiale in vista di una possibile importante offerta pubblica iniziale, secondo Reuters.

    La previsione supera di oltre quattro volte il run rate di ricavi da 47 miliardi di dollari comunicato da Anthropic a maggio, evidenziando la portata della crescita futura incorporata nelle potenziali valutazioni.

    Reuters, citando persone a conoscenza delle finanze di Anthropic, ha riferito che banchieri e investitori stanno applicando multipli enterprise value/ricavi a previsioni che si estendono fino a due anni nel futuro.

    I multipli basati sui ricavi vengono comunemente utilizzati per valutare società software in rapida crescita che non hanno ancora raggiunto una redditività matura. L’utilizzo di previsioni a due anni è meno convenzionale e riflette sia la rapida espansione di Anthropic sia le difficoltà nel valutare un’azienda di IA che investe pesantemente in infrastrutture di calcolo, sviluppo dei modelli e personale.

    Il traffico marittimo a Hormuz diminuisce drasticamente

    Il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ha rallentato significativamente durante il fine settimana, mentre le navi devono affrontare il rischio di attacchi e i negoziati per risolvere il conflitto tra Stati Uniti e Iran rimangono bloccati.

    I dati di Kpler citati da Reuters mostrano che cinque navi per il trasporto di materie prime hanno attraversato lo stretto sabato, mentre domenica non si è registrato alcun transito. Nel fine settimana precedente erano state 31.

    Il traffico sembra essersi ridotto dopo gli attacchi della scorsa settimana contro tre navi gestite dalla Abu Dhabi National Oil Company, secondo quanto riferito dagli Emirati Arabi Uniti.

    Gli Stati Uniti hanno inoltre indicato che il blocco navale dei porti iraniani potrebbe restare in vigore a tempo indeterminato, riducendo ulteriormente le aspettative di una rapida svolta diplomatica con Teheran.

    Prima dell’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio, oltre 130 navi al giorno attraversavano lo Stretto di Hormuz. La via d’acqua rimane uno dei più importanti corridoi mondiali per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto.

    I futures sul Brent erano recentemente in calo dello 0,1% a 88,45 dollari al barile.

    La crescita della produzione industriale cinese rallenta

    La produzione industriale cinese è cresciuta a un ritmo più lento a luglio, con la debolezza della domanda interna e l’aumento dei costi che hanno compensato la persistente solidità della domanda estera.

    La produzione industriale è aumentata del 4,5% su base annua, secondo i dati pubblicati lunedì dal National Bureau of Statistics. Il risultato è stato inferiore alle aspettative di una crescita del 5% e ha rallentato rispetto all’aumento del 5,3% registrato a giugno.

    Il settore manifatturiero cinese sta affrontando un contesto più difficile sul fronte della domanda interna. Il PMI manifatturiero ufficiale è sceso in territorio di contrazione a luglio, mentre i consumi delle famiglie sono rimasti contenuti.

    La forte domanda internazionale ha comunque continuato a sostenere le esportazioni, soprattutto nei settori a maggiore contenuto tecnologico, attenuando parte della debolezza dell’attività industriale.

    I produttori hanno inoltre dovuto affrontare ulteriori pressioni sui costi dovute alle interruzioni nei mercati globali dell’energia e dei trasporti marittimi.

    Nvidia sarebbe in trattative per investire $3 miliardi in SB Energy

    Nvidia (NASDAQ:NVDA) è in trattative per un possibile investimento fino a 3 miliardi di dollari in SB Energy, lo sviluppatore sostenuto da SoftBank Group coinvolto in un progetto per un campus di data center in Ohio destinato a OpenAI, secondo quanto riportato sabato da The Information, che cita persone a conoscenza delle discussioni.

    Il possibile investimento rientra in negoziati separati tra Nvidia, OpenAI e SB Energy relativi a circa 100 miliardi di dollari di sostegno creditizio che il produttore di chip potrebbe fornire per il progetto in Ohio, secondo il rapporto.

    Le trattative evidenziano il crescente coinvolgimento di Nvidia nel finanziamento e nel sostegno delle infrastrutture necessarie alla rapida espansione dell’intelligenza artificiale, oltre al suo ruolo consolidato come uno dei principali fornitori di chip avanzati per l’IA.

    Le discussioni sono ancora in corso e i termini di un eventuale investimento potrebbero cambiare. Nvidia dovrebbe pubblicare i suoi ultimi risultati trimestrali la prossima settimana.

  • La Ferrari Luce EV one-off venduta all’asta per la cifra record di 40 milioni di dollari

    La Ferrari Luce EV one-off venduta all’asta per la cifra record di 40 milioni di dollari

    Ferrari (BIT:RACE) ha venduto all’asta per 40 milioni di dollari una versione unica e realizzata su misura della Luce, la sua prima vettura completamente elettrica, destinando i proventi a iniziative educative a sostegno dei giovani.

    La vendita si è svolta in collaborazione con RM Sotheby’s durante la Monterey Car Week e rappresenta un importante risultato promozionale per Ferrari mentre la società cerca di rafforzare l’interesse intorno al suo primo modello alimentato esclusivamente a batteria.

    Presentata a maggio, la Luce rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nella tradizionale strategia di prodotto Ferrari ed è stata descritta come il lancio più radicale nella storia dell’azienda. L’accoglienza iniziale, tuttavia, è stata relativamente tiepida.

    La vettura elettrica a cinque posti e quattro porte ha un prezzo di partenza di 550.000 euro (638.400 dollari). Il design non convenzionale e l’abbandono della tradizionale motorizzazione a combustione Ferrari hanno alimentato un acceso dibattito tra appassionati, analisti del settore e utenti dei social media.

    La reazione ha sollevato dubbi sulla disponibilità della facoltosa clientela Ferrari ad accettare un modello completamente elettrico. Il mese scorso, tuttavia, la società ha dichiarato di essere “molto soddisfatta” degli ordini ricevuti per la Luce, senza fornire cifre precise.

    “Chassis 0” stabilisce un nuovo record all’asta

    Ferrari ha dichiarato domenica che la vettura appositamente realizzata, conosciuta come “Chassis 0”, ha stabilito il record mondiale per il prezzo raggiunto all’asta da un’automobile nuova.

    La Luce one-off è stata sviluppata dalla divisione Tailor Made di Ferrari insieme al centro stile della casa automobilistica, conferendo alla vettura caratteristiche personalizzate che la distinguono dal modello di serie.

    Il prezzo di vendita di 40 milioni di dollari ha superato nettamente il precedente primato stabilito lo scorso anno da una Ferrari Daytona SP3 unica, venduta all’asta per 26 milioni di dollari.

    Il risultato offre a Ferrari un importante successo in termini di visibilità mentre l’azienda introduce la propulsione elettrica in un marchio storicamente associato ai motori a combustione ad alte prestazioni.

    I proventi dell’asta finanzieranno progetti educativi

    Ferrari ha dichiarato che i proventi della vendita da 40 milioni di dollari saranno destinati, attraverso la Ferrari Foundation, a programmi educativi negli Stati Uniti e in altri mercati.

    La componente benefica aggiunge un ulteriore elemento alla transazione record e consente alla casa automobilistica di collegare il lancio della sua prima vettura elettrica al sostegno di opportunità educative per le nuove generazioni.

  • Il gas europeo estende il rally mentre le tensioni a Hormuz aumentano i timori sull’offerta

    Il gas europeo estende il rally mentre le tensioni a Hormuz aumentano i timori sull’offerta

    I prezzi del gas naturale europeo sono saliti lunedì per la quarta seduta consecutiva, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime settimane, mentre l’escalation delle tensioni intorno allo Stretto di Hormuz e le scorte insolitamente basse hanno intensificato i timori sull’approvvigionamento in vista dell’autunno.

    I futures olandesi front-month di riferimento sono aumentati dell’1,83% a 62,55 euro per megawattora, toccando il livello più alto dal 24 luglio. I contratti wholesale britannici hanno registrato un rialzo ancora maggiore, avanzando di oltre il 2% a 154,01 pence per therm e raggiungendo anch’essi il massimo intraday dal 24 luglio.

    Per entrambi i benchmark si è trattato della quarta seduta consecutiva in rialzo, la serie positiva giornaliera più lunga dalla fine di luglio.

    Le tensioni a Hormuz aumentano il premio per il rischio geopolitico

    L’ultimo rialzo arriva dopo un’intensificazione della retorica diplomatica e militare degli Stati Uniti nei confronti di Teheran prima del fine settimana.

    Gli operatori energetici hanno aumentato il premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del gas europeo dopo che Washington ha avvertito di poter imporre un blocco navale completo ai porti iraniani qualora continuassero le restrizioni al traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

    La prospettiva di un’applicazione più rigorosa delle misure navali ha ulteriormente ridotto le aspettative di un rapido accordo per ripristinare la normale circolazione marittima.

    Le interruzioni attraverso lo stretto hanno lasciato bloccate diverse navi metaniere provenienti dal Qatar e ritardato carichi spot di GNL che sarebbero altrimenti destinati ai terminali di importazione europei.

    Le utility europee devono inoltre competere con gli acquirenti asiatici per le forniture disponibili di GNL. Gli importatori asiatici stanno presentando offerte aggressive per i carichi globali non ancora contrattualizzati, rendendo più difficile per le società europee assicurarsi volumi sostitutivi sul mercato spot.

    Le basse scorte aumentano la vulnerabilità dell’Europa

    I timori sull’offerta sono aggravati dal significativo deficit delle scorte europee di gas.

    Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Unione Europea sono pieni soltanto al 59%, un livello insolitamente basso per la metà di agosto.

    Le intense ondate di caldo estive hanno contribuito al deficit, aumentando il consumo di gas da parte delle utility per soddisfare la domanda di elettricità legata al raffrescamento. I ritardi nelle importazioni di GNL hanno ulteriormente limitato la velocità di ricostituzione delle scorte in vista della stagione invernale.

    Anche la struttura dei prezzi di mercato rende meno interessanti le iniezioni negli stoccaggi. Le forniture di gas con consegna immediata vengono scambiate con un premio significativo, mantenendo la curva forward in una marcata backwardation.

    Questa configurazione riduce l’incentivo economico per gli operatori ad acquistare oggi gas spot costoso per immagazzinarlo e venderlo successivamente, complicando potenzialmente il ripristino delle scorte prima dell’arrivo delle temperature più fredde.

    I mercati energetici restano concentrati sui rischi per l’offerta

    Con pochi dati economici europei in programma all’inizio della settimana, gli operatori del gas stanno prendendo indicazioni soprattutto dagli sviluppi geopolitici e dall’andamento generale dei mercati energetici e delle materie prime.

    I mercati finanziari più ampi hanno beneficiato la scorsa settimana di alcuni indicatori statunitensi sull’inflazione più moderati, che hanno rafforzato le aspettative di un orientamento più accomodante della Federal Reserve.

    Il mercato europeo del gas deve tuttavia affrontare pressioni differenti. Gli analisti energetici continuano a vedere uno spazio limitato per un calo duraturo dei prezzi finché il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resterà compromesso e le scorte europee rimarranno significativamente inferiori ai normali livelli stagionali.

  • Le Borse europee salgono con il calo dei rendimenti e le attese per una pausa della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono con il calo dei rendimenti e le attese per una pausa della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno iniziato la settimana in moderato rialzo, sostenute dal calo dei rendimenti dei titoli di Stato e dall’indebolimento del dollaro statunitense, mentre gli investitori ritengono sempre più probabile che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi di interesse nella riunione di settembre.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha guadagnato lo 0,2%, recuperando parte del terreno perso venerdì, quando si era interrotta una serie positiva durata quattro settimane. Tra i principali mercati regionali, il DAX tedesco è salito dello 0,2%, il CAC 40 francese è rimasto sostanzialmente invariato e il FTSE 100 di Londra ha guadagnato lo 0,4%.

    I rendimenti dei titoli di Stato europei sono scesi dai massimi delle ultime settimane, offrendo un certo sollievo ai mercati azionari. Il movimento ha favorito soprattutto i settori orientati alla crescita, generalmente più sensibili alle variazioni dei costi di finanziamento e dei tassi di attualizzazione.

    Allo stesso tempo, il dollaro statunitense si è indebolito rispetto alle principali valute mentre gli investitori hanno ridimensionato le aspettative di un ulteriore inasprimento monetario della Federal Reserve nel breve periodo.

    I deboli dati statunitensi portano al 70% la probabilità di una pausa della Fed

    I mercati monetari attribuiscono ora una probabilità di circa il 70% al fatto che la Federal Reserve mantenga invariato il tasso di riferimento nella riunione di politica monetaria di settembre.

    Le aspettative sono cambiate dopo una serie di dati economici statunitensi più deboli, che hanno ridotto le motivazioni a favore di un ulteriore inasprimento monetario nel breve termine.

    Gli investitori hanno recentemente valutato diversi indicatori importanti, tra cui un rapporto sull’occupazione di luglio inferiore alle attese che ha mostrato una contrazione delle buste paga, un indice dei prezzi al consumo in linea con le previsioni, un indice dei prezzi alla produzione invariato e un inatteso calo mensile dello 0,6% delle vendite al dettaglio a luglio.

    Nel complesso, questi dati hanno attenuato i timori che le pressioni inflazionistiche possano richiedere un’immediata risposta di politica monetaria. Ciò ha rafforzato l’aspettativa che la Federal Reserve possa mantenere più a lungo l’attuale orientamento mentre valuta l’evoluzione dell’economia statunitense.

    Per i mercati azionari, la prospettiva di una pausa prolungata rappresenta un elemento favorevole, poiché riduce il rischio di un nuovo aumento dei costi di finanziamento.

    Il calendario europeo leggero mantiene l’attenzione sui rischi globali

    Il calendario economico europeo è particolarmente scarno questa settimana, lasciando le Borse regionali maggiormente dipendenti dagli sviluppi dell’economia globale, dei mercati obbligazionari, delle valute e delle materie prime.

    Restano tuttavia irrisolti diversi rischi che hanno condizionato le contrattazioni durante il mese di agosto.

    Uno dei più rilevanti riguarda le persistenti interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. I negoziati diplomatici tra Washington e Teheran sul transito commerciale rimangono bloccati, mantenendo elevati i prezzi del petrolio greggio e aumentando la pressione sui costi delle aziende europee ad alta intensità energetica.

    Le azioni europee hanno già registrato un forte rally estivo che ha portato diversi indici vicino ai massimi storici. Di conseguenza, gli strateghi rimangono divisi sulla possibilità che i premi per il rischio azionario si siano ridotti eccessivamente rispetto a costi reali di finanziamento ancora elevati.

    Anche la stagione dei risultati del secondo trimestre è ormai in gran parte conclusa. Il flusso di risultati societari superiori alle attese che aveva sostenuto le azioni europee fino alla fine di luglio si è quindi esaurito, rendendo gli sviluppi macroeconomici ancora più importanti per la direzione dei mercati.

    L’attenzione si sposta sui PMI statunitensi e su Jackson Hole

    Gli investitori guardano ora ai prossimi indicatori economici statunitensi, che potrebbero fornire il prossimo importante catalizzatore per i mercati globali.

    Le letture preliminari degli indici dei responsabili degli acquisti di S&P Global per il settore manifatturiero e quello dei servizi negli Stati Uniti relative ad agosto saranno pubblicate più avanti questa settimana. La settimana successiva si terrà invece il simposio annuale della Federal Reserve a Jackson Hole.

    Gli operatori analizzeranno i dati alla ricerca di segnali che l’attività economica stia rallentando in maniera controllata. Una moderazione graduale rafforzerebbe lo scenario di un atterraggio morbido e sosterrebbe l’ipotesi che la Federal Reserve possa mantenere invariati i tassi.

    I mercati resteranno inoltre attenti a eventuali segnali di una nuova accelerazione delle pressioni inflazionistiche, che potrebbero mettere in discussione le crescenti aspettative di una pausa prolungata della politica monetaria.