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  • Le borse europee salgono mentre emergono notizie di una possibile mediazione tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee salgono mentre emergono notizie di una possibile mediazione tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in rialzo mercoledì, mentre i prezzi del petrolio hanno registrato un calo, dopo indiscrezioni su un possibile incontro tra Stati Uniti e Iran previsto per questa settimana.

    Alle 08:06 GMT, lo Stoxx 600 paneuropeo segnava un aumento dell’1,3%. Il DAX tedesco guadagnava l’1,7%, il CAC 40 francese saliva dell’1,4% e il FTSE 100 del Regno Unito avanzava dello 0,9%.

    Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, mediatori provenienti da Turchia, Egitto e Pakistan stanno lavorando per organizzare colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani già entro giovedì.

    Donald Trump starebbe cercando una soluzione diplomatica al conflitto tra le forze congiunte statunitensi e israeliane e l’Iran, in corso da quasi un mese. Secondo le indiscrezioni, Washington avrebbe presentato a Teheran un piano di pace in 15 punti. Tra le richieste figurano lo smantellamento dei principali siti nucleari iraniani e la riapertura dello Stretto di Hormuz, una via marittima strategica a sud dell’Iran che è rimasta di fatto chiusa al traffico delle petroliere per diverse settimane, facendo aumentare i prezzi dell’energia e alimentando timori di pressioni inflazionistiche a livello globale.

    Secondo alcune fonti, l’Iran avrebbe fissato condizioni molto rigide per avviare i negoziati, tra cui l’introduzione di tariffe per le navi che attraversano lo stretto. Un portavoce militare iraniano ha inoltre espresso scetticismo sulla possibilità di una rapida soluzione del conflitto, affermando che gli Stati Uniti stanno solo “negoziando con” sé stessi.

    All’inizio della settimana, Trump aveva annunciato una sospensione di cinque giorni degli attacchi militari contro le infrastrutture energetiche iraniane dopo quelli che ha definito colloqui “produttivi” con Teheran. I funzionari iraniani hanno però respinto questa versione, accusando Trump di aver inventato i colloqui per calmare i mercati finanziari particolarmente volatili.

    Il conflitto tuttavia è proseguito, con nuovi attacchi contro infrastrutture situate in paesi alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico. La disponibilità di Trump a negoziare avrebbe inoltre preoccupato alcuni paesi del Golfo, spingendo Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti a esortare Washington a proseguire il conflitto finché l’influenza regionale dell’Iran non verrà ridotta.

    Nonostante ciò, la prospettiva di colloqui mediati tra Stati Uniti e Iran è stata sufficiente a provocare un calo dei prezzi del petrolio, che negli ultimi giorni erano saliti rispetto ai livelli precedenti al conflitto.

    I futures sul Brent con scadenza a maggio — il principale benchmark globale del petrolio — erano in calo del 4,8% a 99,50 dollari al barile.

  • Morgan Stanley alza il prezzo obiettivo di Eni dopo l’upgrade del settore petrolifero europeo

    Morgan Stanley alza il prezzo obiettivo di Eni dopo l’upgrade del settore petrolifero europeo

    Eni (BIT:ENI) ha ricevuto una revisione al rialzo della valutazione da parte di Morgan Stanley, che ha aumentato il prezzo obiettivo sul gruppo energetico italiano a 25,30 euro dai precedenti 17,20 euro. La revisione rientra in una più ampia rivalutazione delle principali compagnie petrolifere europee, con la banca statunitense che ha aggiornato il giudizio sul settore a “Attractive”, segnalando un contesto di mercato ritenuto più favorevole rispetto agli ultimi anni.

    Il miglioramento delle stime su Eni riflette una maggiore fiducia nello scenario energetico globale e nella capacità del gruppo di generare valore anche in un contesto caratterizzato da volatilità.

    Nonostante il forte aumento del prezzo obiettivo, Morgan Stanley ha mantenuto la raccomandazione su Eni a ‘equal-weight’, indicando una valutazione equilibrata tra il potenziale di crescita della società e il livello di prezzo già incorporato nelle azioni.

    Gli analisti riconoscono comunque la solidità del modello industriale del gruppo e la sua capacità di adattarsi alla transizione energetica, elementi che continuano a sostenere la fiducia degli investitori.

    Intanto a Piazza Affari, nella mattinata di mercoledì, le azioni Eni risultavano in calo dello 0,50% dopo circa un’ora di contrattazioni, scambiando a 22,80 euro, appesantite dal ribasso dei prezzi del petrolio.

    Gli analisti di Morgan Stanley sottolineano inoltre che il mercato petrolifero difficilmente tornerà alle condizioni precedenti alle recenti tensioni geopolitiche, evidenziando in particolare i rischi legati allo Stretto di Hormuz. La possibilità di interruzioni nei flussi energetici ha introdotto quello che la banca definisce “Strait shock”, ovvero una riduzione della capacità produttiva inutilizzata a livello globale.

    In questo contesto, i titoli energetici tendono a essere più sensibili alle variazioni dei prezzi delle materie prime, favorendo le società con maggiore esposizione ciclica.

    Nel complesso, il nuovo scenario delineato da Morgan Stanley evidenzia un settore energetico in trasformazione, dove le dinamiche geopolitiche e la riduzione della capacità produttiva disponibile potrebbero aumentare la volatilità dei prezzi.

    In questo quadro, l’aumento del prezzo obiettivo su Eni rappresenta un segnale positivo, ma si inserisce in una strategia più ampia che privilegia selettivamente i titoli con maggiore leva rispetto ai movimenti del mercato energetico.

    L’upgrade del settore è accompagnato anche da un cambiamento nelle preferenze tra i principali titoli europei, con una chiara inclinazione verso i titoli ad alto beta, cioè quelli più sensibili alle variazioni del prezzo del petrolio.

    Tra le revisioni più rilevanti, BP (LSE:BP.) è stata promossa a overweight, grazie a un contesto ritenuto ideale per il piano di rilancio della società. Anche Equinor (TG:DNQ) ha ottenuto una raccomandazione overweight, beneficiando di un mercato del gas più ristretto e di una minore esposizione ai rischi del Medio Oriente. Repsol (TG:REP) è stata a sua volta promossa a overweight, con un prezzo obiettivo rivisto a 28 euro in previsione di riacquisti di azioni più consistenti nel periodo 2026-2027.

    Al contrario, Shell (LSE:SHEL) è stata declassata a qual-weight, poiché secondo la banca il suo profilo difensivo offre minori prospettive di rialzo in un contesto di prezzi energetici in aumento. Anche Galp (EU:GALP) è stata declassata, essendo considerata troppo difensiva rispetto alle attuali dinamiche di mercato.

    Il giudizio su TotalEnergies (EU:TTE) resta invece invariato: Morgan Stanley mantiene la raccomandazione ‘overweight’ e ha rivisto il prezzo obiettivo a 88,3 euro, confermando il titolo tra i preferiti nel panorama energetico europeo.

  • Fastweb e Vodafone avviano la procedura per terminare l’accordo sulle torri con Inwit

    Fastweb e Vodafone avviano la procedura per terminare l’accordo sulle torri con Inwit

    Fastweb e Vodafone hanno annunciato mercoledì di aver notificato formalmente a Inwit (BIT:INW) l’intenzione di porre fine al Master Service Agreement relativo all’utilizzo delle torri, con la scadenza del contratto prevista per marzo 2028.

    I due operatori hanno inoltre avviato un’azione legale per far valere il proprio diritto alla cessazione dell’accordo, dopo che Inwit aveva dichiarato pubblicamente che il contratto sarebbe valido fino ad agosto 2038.

    Fastweb e Vodafone hanno spiegato che la decisione deriva dai costi di affitto delle torri, ritenuti superiori ai livelli di mercato, e da quella che definiscono una mancanza di disponibilità da parte di Inwit ad avviare negoziazioni formali.

    Le aziende intendono avviare un confronto con Inwit per definire un piano di transizione che garantisca la continuità operativa delle reti fino a marzo 2028 e oltre. Il processo potrebbe includere accordi con fornitori terzi di infrastrutture passive e iniziative con la partecipazione diretta di Fastweb e Vodafone.

    Secondo le due società, la cessazione dell’attuale accordo permetterebbe di riallocare progressivamente le risorse finanziarie verso lo sviluppo di nuove infrastrutture, il miglioramento della qualità e della copertura della rete e l’accelerazione del rollout del 5G.

    Fastweb e Vodafone hanno inoltre affermato che i prezzi applicati da Inwit limitano la loro capacità di effettuare gli investimenti necessari per mantenere reti mobili di alta qualità e sostenere il processo di digitalizzazione dell’Italia.

    L’annuncio segue gli sviluppi della scorsa settimana e potrebbe segnare l’inizio di una lunga disputa legale tra la società delle torri e i suoi principali clienti. Le azioni Inwit sono scambiate intorno a 6,89 euro.

  • Il rimbalzo del petrolio potrebbe pesare su Wall Street dopo il rally della sessione precedente: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Il rimbalzo del petrolio potrebbe pesare su Wall Street dopo il rally della sessione precedente: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicano un’apertura in ribasso martedì, suggerendo che i mercati potrebbero registrare una correzione dopo i forti guadagni della sessione precedente.

    Il previsto calo arriva mentre i prezzi del petrolio tornano a salire, con i futures sul Brent, riferimento globale, che sono tornati sopra i 100 dollari al barile.

    I futures sul Brent erano scesi di quasi l’11% lunedì dopo che il presidente Donald Trump aveva affermato che gli Stati Uniti e l’Iran avevano tenuto colloqui produttivi per porre fine al conflitto in Medio Oriente.

    I prezzi del petrolio stanno ora recuperando mentre le ostilità tra Israele e Iran continuano, con grandi esplosioni segnalate a Teheran e in altre città. Le autorità iraniane hanno negato che siano avvenuti negoziati con gli Stati Uniti.

    “Il popolo iraniano chiede una punizione completa e piena di rimorso degli aggressori,” ha scritto il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf in risposta ai commenti di Trump.

    Ha aggiunto che la recente retorica di Trump “viene utilizzata per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per sfuggire al pantano in cui sono intrappolati gli Stati Uniti e Israele.”

    Anche il ministero degli Esteri iraniano ha respinto le dichiarazioni di Trump, affermando che esse fanno “parte degli sforzi per ridurre i prezzi dell’energia e guadagnare tempo” per eventuali piani militari.

    Con il conflitto entrato nel suo 25° giorno e senza chiari segnali di de-escalation, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si stanno avvicinando alla possibilità di unirsi alla guerra contro l’Iran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

    Lunedì le azioni statunitensi hanno registrato un forte rialzo nelle prime ore della sessione prima di restituire parte dei guadagni più tardi nella giornata, anche se i principali indici hanno comunque chiuso nettamente in rialzo. Il rimbalzo è seguito alla chiusura di venerdì scorso, quando i mercati erano scesi ai livelli più bassi degli ultimi mesi.

    Sebbene i principali indici abbiano chiuso ben al di sotto dei massimi della sessione, hanno comunque registrato progressi significativi. Il Dow è salito di 631,00 punti, pari all’1,4%, chiudendo a 46.208,47. Il Nasdaq è aumentato di 299,15 punti, o dell’1,4%, a 21.946,76, mentre l’S&P 500 ha guadagnato 74,52 punti, pari all’1,2%, chiudendo a 6.581,00.

    Il rally iniziale di Wall Street è stato innescato dal fatto che Trump ha fatto un passo indietro rispetto alle precedenti minacce di “annientare” le centrali elettriche iraniane se il paese non avesse riaperto completamente lo Stretto di Hormuz.

    In un post su Truth Social, Trump ha affermato che gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto “conversazioni molto buone e produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente.”

    Trump ha dichiarato di aver successivamente ordinato al Dipartimento della Guerra di rinviare di cinque giorni tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane.

    Successivamente, parlando con Joe Kernen della CNBC, il presidente ha affermato che gli Stati Uniti sono “molto intenzionati a raggiungere un accordo con l’Iran,” dopo aver precedentemente sostenuto di non essere interessato ai negoziati.

    Trump aveva precedentemente minacciato di “annientare” le centrali elettriche iraniane se lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto entro 48 ore.

    L’Iran ha risposto avvertendo che avrebbe colpito le infrastrutture energetiche e idriche in tutta la regione del Golfo se gli Stati Uniti avessero portato avanti gli attacchi minacciati.

    Tuttavia, l’interesse all’acquisto si è attenuato con il passare della giornata dopo che i media statali iraniani hanno riferito che il ministero degli Esteri del paese aveva negato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti.

    Trump ha poi dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti stanno parlando con una “persona di alto livello” in Iran che, a suo dire, è la “più rispettata,” pur riconoscendo che non si tratta del nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei.

    I titoli delle compagnie aeree sono stati tra i migliori della giornata, con l’indice NYSE Arca Airline in rialzo del 4,2% dopo aver chiuso venerdì scorso al livello più basso degli ultimi quattro mesi.

    Anche i titoli auriferi hanno registrato forti guadagni, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in aumento del 3,4%. Il rialzo è avvenuto nonostante un forte calo del prezzo dell’oro.

    Anche i titoli del settore networking hanno registrato un rialzo, spingendo l’indice NYSE Arca Networking in aumento del 3%.

    Anche i titoli dell’acciaio, dell’edilizia residenziale, dei servizi petroliferi e dell’hardware informatico hanno registrato guadagni significativi grazie a un ampio interesse all’acquisto su Wall Street.

  • Borse europee contrastate mentre persiste l’incertezza sul conflitto con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre persiste l’incertezza sul conflitto con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento contrastato martedì, con gli investitori che rimangono cauti dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di rinviare di cinque giorni possibili attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.

    Grandi esplosioni sono state segnalate a Teheran e in diverse altre città, mentre le autorità iraniane hanno respinto le affermazioni secondo cui sarebbero in corso negoziati con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto.

    “Il popolo iraniano chiede una punizione completa e piena di rimorso degli aggressori”, ha scritto il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf in risposta ai commenti di Trump, aggiungendo che la recente retorica di Trump “viene utilizzata per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per sfuggire al pantano in cui sono intrappolati gli Stati Uniti e Israele.”

    Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre respinto le dichiarazioni di Trump, affermando che esse fanno “parte degli sforzi per ridurre i prezzi dell’energia e guadagnare tempo” per eventuali piani militari.

    Sul fronte economico, nuovi dati da un sondaggio hanno mostrato che l’attività del settore privato nell’area euro ha rallentato significativamente a marzo. L’indice PMI composito flash dell’Eurozona di S&P Global è sceso a 50,5 da 51,9 registrato a febbraio, segnando il livello più basso degli ultimi dieci mesi.

    Tra i principali indici europei, il DAX tedesco ha perso lo 0,3%, mentre il CAC 40 francese è salito dello 0,1% e il FTSE 100 del Regno Unito ha guadagnato lo 0,2%.

    Le azioni della società francese di software per l’intelligenza artificiale Sidetrade SA (EU:ALBFR) sono salite del 2,4% dopo che Mission Trail Capital Management LLC ha annunciato l’acquisto di 80.659 azioni, pari al 5,39% del capitale sociale della società.

    Le case automobilistiche tedesche BMW (TG:BMW), Mercedes Benz (TG:MBG) e Volkswagen (TG:VOW3) hanno registrato lievi rialzi dopo che i dati del settore hanno mostrato una ripresa delle immatricolazioni di auto nuove in Europa a febbraio, sostenuta da una domanda più forte di veicoli elettrici a batteria e ibridi plug-in.

    A Londra, lo sviluppatore e editore di videogiochi Everplay Group (LSE:EVPL) è crollato del 13,5% dopo aver riportato vendite annuali stabili per l’esercizio chiuso il 31 dicembre 2025.

    Le azioni di Trustpilot (LSE:TRST) sono scese bruscamente, perdendo l’11% dopo che l’autorità italiana della concorrenza ha inflitto una multa di 4 milioni di euro alla piattaforma di recensioni online per aver ingannato i consumatori.

    Il costruttore di case Bellway (LSE:BWY) ha perso l’8% dopo aver ridotto le previsioni sul margine operativo per l’esercizio fiscale 2026.

    Il rivenditore di articoli per il miglioramento della casa Kingfisher (LSE:KGF) ha guadagnato l’1% dopo aver riportato un aumento dell’utile annuale.

    Nel frattempo, le azioni del marchio spagnolo di cosmetici Puig (BIT:1PUIG) sono balzate del 13% dopo che la rivale Estee Lauder (EU:EL) ha confermato di essere in trattative per una possibile fusione che creerebbe un gruppo cosmetico con circa 20 miliardi di dollari di vendite annuali.

  • L’oro scende per la decima seduta consecutiva mentre l’Iran nega le affermazioni sui negoziati con gli Stati Uniti

    L’oro scende per la decima seduta consecutiva mentre l’Iran nega le affermazioni sui negoziati con gli Stati Uniti

    I prezzi dell’oro hanno continuato a indebolirsi durante le contrattazioni asiatiche di martedì, segnando la decima seduta consecutiva di ribasso dopo che l’Iran ha respinto le affermazioni secondo cui avrebbe tenuto colloqui con gli Stati Uniti in seguito alla decisione del presidente Donald Trump di rinviare ulteriori attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.

    L’oro spot era in calo dello 0,7% a 4.376,04 dollari l’oncia alle 02:46 ET (06:46 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti scivolavano dello 0,6% a 4.413,59 dollari.

    Nella seduta precedente il metallo prezioso era sceso al livello più basso degli ultimi quattro mesi prima di recuperare leggermente, chiudendo comunque con una perdita di circa il 2%.

    Gli attacchi in Medio Oriente continuano nonostante le affermazioni di Trump sui negoziati

    Lunedì il presidente Trump ha rinviato la minaccia di bombardare la rete elettrica iraniana, affermando che la decisione era stata presa dopo colloqui “molto buoni e produttivi” con funzionari iraniani non identificati.

    La decisione degli Stati Uniti di sospendere temporaneamente ulteriori azioni contro l’Iran ha inizialmente contribuito a calmare i mercati finanziari più ampi e ha provocato un forte calo dei prezzi del petrolio, permettendo all’oro di recuperare parte delle perdite nella seduta precedente.

    Tuttavia, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha dichiarato sui social media che tali negoziati non hanno avuto luogo, aumentando l’incertezza.

    Nel frattempo, l’esercito israeliano ha dichiarato martedì che l’Iran ha lanciato diverse ondate di missili verso Israele, indicando che non vi sono segnali concreti di de-escalation.

    I prezzi dell’oro hanno continuato a subire pressioni mentre gli investitori rimanevano concentrati anche sulle prospettive macroeconomiche più ampie, in particolare sulle aspettative relative ai tassi di interesse.

    Il metallo ha faticato a recuperare slancio nonostante il suo tradizionale ruolo di bene rifugio nei periodi di tensione geopolitica.

    I metalli preziosi sotto pressione per il dollaro forte e le prospettive della Fed

    L’oro è stato sottoposto a pressioni di vendita nelle ultime sedute poiché l’aumento dei prezzi dell’energia ha rafforzato i timori che l’inflazione possa rimanere elevata.

    Di conseguenza, i mercati hanno ridotto le aspettative di un allentamento monetario, con gli investitori sempre più convinti che le banche centrali — inclusa la Federal Reserve — manterranno i tassi di interesse più alti più a lungo.

    Tassi di interesse più elevati tendono a pesare sull’oro perché il metallo non genera rendimento, rendendo più attraenti strumenti finanziari che pagano interessi, come i titoli di Stato.

    L’indice del dollaro statunitense era in rialzo dello 0,4% nelle prime ore di martedì.

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è sceso dello 0,4% a 68,91 dollari l’oncia, mentre il platino ha registrato un calo dello 0,3% a 1.883,05 dollari l’oncia.

    Anche il rame ha registrato ribassi. I futures sul rame di riferimento alla London Metal Exchange sono scesi dell’1,4% a 12.022,33 dollari a tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno perso l’1,3% a 5,41 dollari per libbra.

  • Il petrolio sale mentre i mercati valutano i rischi per l’offerta dopo che l’Iran nega colloqui con gli Stati Uniti

    Il petrolio sale mentre i mercati valutano i rischi per l’offerta dopo che l’Iran nega colloqui con gli Stati Uniti

    I prezzi del petrolio sono saliti martedì mentre gli operatori di mercato si concentravano sui possibili rischi per l’offerta dopo che l’Iran ha negato di aver tenuto negoziati con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto nel Golfo, contraddicendo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump secondo cui un accordo potrebbe essere raggiunto presto.

    I futures sul greggio erano crollati di oltre il 10% lunedì dopo che Trump aveva annunciato una pausa di cinque giorni nei previsti attacchi contro impianti elettrici iraniani, affermando che gli Stati Uniti avevano avuto colloqui con funzionari iraniani non identificati che avevano prodotto “importanti punti di accordo”.

    Alle 08:58 GMT, i futures sul Brent erano in rialzo di 1,25 dollari, pari all’1,3%, a 101,19 dollari al barile. Il West Texas Intermediate (WTI) statunitense guadagnava 2,15 dollari, o il 2,4%, a 90,28 dollari.

    La guerra in corso ha di fatto bloccato gran parte delle spedizioni che attraversano lo Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. L’interruzione è stata definita dall’Agenzia Internazionale dell’Energia come il più grande shock di approvvigionamento petrolifero mai registrato.

    “Il moderato rimbalzo di oggi è semplicemente il mercato che cerca di ritrovare l’equilibrio nel fango”, ha dichiarato Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade. “I trader sono consapevoli che, anche se i missili sono in pausa, lo Stretto di Hormuz è ancora ben lontano dall’essere una rotta sicura.”

    Martedì l’Iran ha lanciato diverse ondate di missili verso Israele, mentre le autorità di Teheran hanno respinto le affermazioni di Trump sui negoziati definendole ’fake news’.

    “Il conflitto con l’Iran mostra segnali di una possibile de-escalation, ma restano rischi irrisolti legati allo Stretto di Hormuz”, ha affermato BCA Research in un rapporto. “Considerati i continui rischi di attacchi e la volatilità delle notizie, è ancora troppo presto per posizionarsi in modo aggressivo su un calo dei prezzi del petrolio.”

    Macquarie ha avvertito che se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere di fatto chiuso fino alla fine di aprile, il Brent potrebbe salire fino a 150 dollari al barile — superando il precedente record storico di 147 dollari stabilito nel 2008.

    Nel frattempo, gli ultimi attacchi alle infrastrutture energetiche della regione sono continuati. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, un ufficio di una compagnia del gas e una stazione di riduzione della pressione sono stati colpiti nella città di Isfahan, mentre un proiettile ha colpito anche un gasdotto che alimenta una centrale elettrica a Khorramshahr.

  • Il petrolio torna a salire mentre nuovi attacchi colpiscono il Medio Oriente — cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Il petrolio torna a salire mentre nuovi attacchi colpiscono il Medio Oriente — cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures legati ai principali indici azionari statunitensi hanno registrato un lieve calo, mentre i prezzi del petrolio hanno ripreso a salire con il conflitto che coinvolge l’Iran ancora in corso. L’escalation arriva nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia annunciato un rinvio dei previsti attacchi militari statunitensi contro la rete elettrica iraniana. Nuovi attacchi sono stati segnalati in diverse aree del Medio Oriente, mentre Teheran ha respinto le affermazioni di Trump secondo cui le due parti avrebbero avuto “buoni” colloqui su una possibile fine delle ostilità. Gli investitori guardano ora alla pubblicazione dei dati sull’attività economica negli Stati Uniti, che potrebbero fornire i primi segnali sull’impatto del conflitto sull’economia più ampia.

    Futures in tono prudente

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un andamento cauto martedì, mentre gli investitori cercavano di valutare l’evoluzione della guerra con l’Iran dopo che Trump ha annunciato un breve rinvio degli attacchi contro centrali elettriche iraniane.

    Alle 04:20 ET, i futures sul Dow erano in calo di 25 punti, pari allo 0,1%, mentre i futures sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 risultavano sostanzialmente invariati.

    Gli indici principali di Wall Street avevano chiuso in rialzo nella seduta precedente, sostenuti dalle dichiarazioni di Trump secondo cui gli Stati Uniti avevano tenuto colloqui “produttivi” con Teheran. Tuttavia, le autorità iraniane hanno respinto questa affermazione e accusato Trump di aver inventato la notizia per calmare i mercati finanziari nervosi.

    “Gli scetticismi sul fatto che il conflitto possa concludersi presto sono moltissimi”, hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge in una nota ai clienti. Hanno aggiunto che il mercato azionario potrebbe avere ancora margini di rialzo, ma hanno avvertito che l’indice S&P 500 incontra un “tetto rigido” tra 6.900 e 7.000 punti. L’indice di riferimento ha chiuso la seduta di lunedì a 6.565,55.

    Nuovi attacchi segnalati in Medio Oriente

    Nonostante le speranze che l’annuncio di Trump potesse indicare un possibile allentamento del conflitto, nuovi attacchi missilistici sono stati segnalati in tutta la regione.

    Secondo i media, diverse località in Israele, tra cui Tel Aviv, sono state colpite. Il Wall Street Journal ha inoltre riferito che Kuwait e Arabia Saudita sono stati presi di mira da attacchi con droni e missili. Israele, nel frattempo, ha dichiarato di aver colpito obiettivi in Libano collegati a Hezbollah sostenuto dall’Iran.

    Un punto critico rimane lo Stretto di Hormuz — il passaggio strategico a sud dell’Iran attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il passaggio è rimasto di fatto chiuso al traffico delle petroliere, diventando uno dei principali fronti dello scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’interruzione minaccia le forniture energetiche globali, in particolare per i grandi importatori asiatici.

    I prezzi del petrolio sono aumentati rapidamente, alimentando timori di una nuova ondata di inflazione globale che potrebbe spingere le banche centrali a valutare nuovamente un aumento dei tassi di interesse.

    I futures sul Brent, riferimento globale del petrolio, sono scesi brevemente sotto i 100 dollari al barile dopo l’annuncio di Trump — la prima volta in settimane. Tuttavia, i prezzi restano ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto, quando il Brent si aggirava intorno ai 70 dollari al barile.

    Alle 04:34 ET, i futures sul Brent con scadenza maggio risultavano in rialzo dell’1,6% a 101,58 dollari al barile.

    L’oro si stabilizza

    I prezzi dell’oro si sono stabilizzati durante le contrattazioni europee, sostenuti dal calo temporaneo del petrolio che ha permesso al metallo prezioso di recuperare parte delle perdite recenti.

    Il metallo era stato sotto pressione nelle ultime sedute a causa del forte aumento dei prezzi energetici, che aveva alimentato i timori di un’inflazione persistente.

    Di conseguenza, i mercati hanno ridimensionato le aspettative di un allentamento monetario, con gli investitori sempre più convinti che le banche centrali — inclusa la Federal Reserve — manterranno i tassi di interesse elevati più a lungo.

    Tassi più alti tendono a pesare sull’oro perché il metallo non genera rendimento, rendendo più attraenti gli strumenti finanziari che pagano interessi, come i titoli di Stato.

    Alle 04:52 ET, l’oro spot era in calo dello 0,1% a 4.403,98 dollari l’oncia.

    Il dollaro resta forte

    Il dollaro statunitense è rimasto sostenuto mentre i trader valutavano le dichiarazioni contrastanti provenienti da Washington e Teheran.

    La comunicazione confusa e la ripresa dei combattimenti hanno rafforzato il ruolo del biglietto verde come bene rifugio.

    Dopo essere sceso vicino ai minimi di due settimane in seguito all’annuncio di Trump sui social media lunedì, l’indice del dollaro — che misura la valuta contro un paniere di valute internazionali — risultava in rialzo dello 0,3% a 99,25 alle 04:48 ET.

    “Il dollaro continua a essere influenzato dalle ultime notizie sulla guerra in Medio Oriente”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota. “I trader saranno particolarmente interessati a sapere, soprattutto dal lato iraniano, se esiste una reale possibilità di avviare negoziati per un cessate il fuoco. Fino ad allora, qualsiasi ulteriore rialzo degli asset rischiosi e calo del dollaro resterà limitato.”

    In arrivo gli indici PMI flash negli Stati Uniti

    Nel calendario economico, i mercati attendono ora la pubblicazione dell’indice PMI flash statunitense di marzo.

    Questa prima fotografia dell’attività economica potrebbe fornire alcune delle indicazioni iniziali su quanto la guerra con l’Iran stia influenzando l’economia, hanno spiegato gli analisti di Vital Knowledge.

    La scorsa settimana il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha dichiarato che è “troppo presto per conoscere l’ampiezza e la durata dei potenziali effetti sull’economia” derivanti dal conflitto, pur sottolineando che l’aumento dei prezzi dell’energia farà salire l’inflazione nel breve periodo.

    Separatamente, è attesa anche la pubblicazione di un indicatore settimanale sull’occupazione negli Stati Uniti da parte della società ADP. I segnali di un mercato del lavoro americano in rallentamento, insieme al rischio che uno shock energetico legato all’Iran riaccenda l’inflazione, sono diventati elementi centrali nelle preoccupazioni dei responsabili della Federal Reserve impegnati a definire la politica sui tassi di interesse.

  • Le borse europee aprono in rialzo mentre il petrolio sale tra le persistenti preoccupazioni per la guerra con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee aprono in rialzo mentre il petrolio sale tra le persistenti preoccupazioni per la guerra con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in territorio positivo martedì e i prezzi del petrolio sono aumentati, mentre gli investitori continuavano a monitorare i raid aerei in corso in Medio Oriente. Il clima rimane prudente nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia annunciato una sospensione temporanea dei piani di attacco statunitensi contro centrali elettriche iraniane.

    Alle 08:04 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 segnava un rialzo dello 0,4%. Il DAX tedesco guadagnava lo 0,5%, il CAC 40 francese avanzava dello 0,5% e il FTSE 100 britannico saliva dello 0,4%.

    Le azioni europee avevano recuperato terreno lunedì dopo che Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero rinviato di cinque giorni gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane a seguito di colloqui con Teheran che aveva definito “produttivi.” Tuttavia, funzionari iraniani hanno negato che tali colloqui siano avvenuti e hanno accusato il presidente statunitense di aver diffuso queste affermazioni nel tentativo di calmare i mercati finanziari turbolenti.

    Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz — il passaggio strategico a sud dell’Iran attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale — rimane in gran parte chiuso al traffico delle petroliere. Le compagnie di navigazione stanno evitando di far transitare le proprie navi nell’area per timore di possibili attacchi iraniani contro le imbarcazioni commerciali.

    Questa situazione ha generato una forte volatilità nei mercati petroliferi. I prezzi sono saliti fino a 114 dollari al barile lunedì, per poi scendere nuovamente sotto i 100 dollari più tardi nella giornata, per la prima volta in circa due settimane. Martedì, i futures sul Brent con consegna a maggio, riferimento globale per il petrolio, risultavano in rialzo dell’1,2% a 101,11 dollari al barile.

    Secondo il Wall Street Journal, citando funzionari militari israeliani, nuovi missili iraniani hanno colpito diverse località in Israele. Il quotidiano ha inoltre riferito che Kuwait e Arabia Saudita sono stati presi di mira da attacchi con droni e missili, mentre Israele ha dichiarato di aver colpito obiettivi collegati a Hezbollah, sostenuto dall’Iran, in Libano.

  • Borsa di Milano: apertura prudente, cala il settore difesa mentre Inwit rimbalza

    Borsa di Milano: apertura prudente, cala il settore difesa mentre Inwit rimbalza

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta con un tono prudente, con gli investitori che hanno adottato un atteggiamento cauto dopo il breve entusiasmo di ieri generato dalle dichiarazioni di Donald Trump sui progressi nei negoziati con l’Iran.

    Il rimbalzo provocato da tali commenti ha però rapidamente perso slancio dopo che Teheran ha negato l’esistenza di colloqui diretti con Washington, mentre la crisi energetica in corso continua a non trovare soluzione.

    Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile e le ostilità che coinvolgono l’Iran proseguono. Il conflitto avviato dagli Stati Uniti e da Israele il 28 febbraio ha già causato migliaia di vittime.

    Intorno alle 9:30, l’indice FTSE MIB era in calo dello 0,3%, dopo un avvio leggermente positivo nelle prime fasi della seduta.

    Banche e case automobilistiche hanno registrato ribassi, con perdite medie di circa lo 0,8%. Anche Stellantis (BIT:STLAM), che inizialmente era salita grazie ai solidi dati sulle immatricolazioni in Europa, ha successivamente invertito la rotta. Il comparto energetico, invece, si è mosso in controtendenza: ENI (BIT:ENI) ha guadagnato l’1,3%, in linea con l’andamento osservato negli altri mercati europei.

    Il settore della difesa ha registrato i cali più marcati, con gli investitori impegnati a realizzare parte dei profitti. Leonardo (BIT:LDO) ha perso il 3%, Fincantieri (BIT:FCT) il 3,3% e Avio (BIT:AVIO) il 4,3%, con quest’ultima finita in asta di volatilità.

    Inwit (BIT:INW), invece, ha recuperato terreno con un rialzo del 4,6% dopo le recenti flessioni, sostenuta dal riemergere di indiscrezioni su una possibile offerta da parte dell’azionista Ardian.