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  • L’oro scende ai minimi di due settimane mentre il dollaro forte e le attese sui tassi Fed pesano sul mercato

    L’oro scende ai minimi di due settimane mentre il dollaro forte e le attese sui tassi Fed pesano sul mercato

    I prezzi dell’oro hanno proseguito il loro calo mercoledì, avvicinandosi ai minimi delle ultime due settimane e mettendo alla prova la soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia. La flessione è stata alimentata dal rafforzamento del dollaro statunitense e dall’aumento delle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, fattori che hanno ridotto l’attrattiva del metallo prezioso privo di rendimento.

    L’oro spot ha perso l’1,1%, attestandosi a 4.067,72 dollari l’oncia alle 05:42 ET (09:42 GMT), dopo aver toccato un minimo intraday di 4.050,6 dollari l’oncia nelle prime contrattazioni.

    I future sull’oro statunitense sono scesi dell’1,6% a 4.083,60 dollari.

    Il metallo giallo ha registrato ribassi in cinque delle ultime sei sedute e arriva da tre settimane consecutive di perdite.

    L’indice del dollaro USA (DXY) ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 13 mesi, mentre i mercati hanno rafforzato le scommesse su possibili aumenti dei tassi Fed già da luglio e successivamente entro fine anno. Un dollaro più forte rende l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute, mentre tassi più elevati aumentano il costo opportunità di detenere lingotti.

    Le aspettative di una politica monetaria più restrittiva sono aumentate dopo la riunione della Federal Reserve della scorsa settimana e i commenti restrittivi dei funzionari dell’istituto.

    I mercati attribuiscono ora circa il 70% di probabilità a un rialzo dei tassi entro settembre e scontano completamente un ulteriore aumento entro dicembre.

    “Un dollaro statunitense più forte e le aspettative che la Fed possa mantenere i tassi elevati più a lungo hanno superato il sostegno derivante dal ruolo di bene rifugio legato ai rischi geopolitici”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    L’oro ha inoltre risentito dell’attenuarsi delle preoccupazioni riguardo a possibili interruzioni delle forniture energetiche in Medio Oriente.

    Gli investitori hanno continuato a monitorare i colloqui diplomatici tra Stati Uniti e Iran dopo che entrambe le parti hanno segnalato progressi verso l’attuazione di un accordo di pace più ampio volto a normalizzare i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Permangono tuttavia incertezze su questioni cruciali, tra cui le ispezioni nucleari e l’accesso ai fondi iraniani congelati.

    “Sebbene i rischi geopolitici rimangano elevati, è probabile che l’oro continui a seguire le aspettative sulla Fed, lasciando i prezzi vulnerabili a rendimenti più elevati e a un dollaro più forte nel breve termine”, hanno aggiunto gli analisti.

    L’attenzione del mercato si concentra ora sui dati statunitensi sull’inflazione PCE (Personal Consumption Expenditures), attesi giovedì, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sul percorso della politica monetaria della Fed.

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito dello 0,8% a 61,12 dollari l’oncia dopo essere sceso di oltre il 5% nella seduta precedente.

    Il platino ha perso l’1,2%, attestandosi a 1.634,81 dollari l’oncia.

    Nel comparto dei metalli industriali, i future sul rame di riferimento al London Metal Exchange hanno ceduto lo 0,3% a 13.343,88 dollari per tonnellata, mentre i future sul rame statunitense sono arretrati dello 0,6% a 6,10 dollari per libbra.

  • L’alluminio scende ai minimi di tre mesi con l’allentarsi delle tensioni in Medio Oriente

    L’alluminio scende ai minimi di tre mesi con l’allentarsi delle tensioni in Medio Oriente

    I prezzi dell’alluminio sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi tre mesi mercoledì, penalizzati dal rafforzamento del dollaro statunitense e dal calo delle preoccupazioni geopolitiche in Medio Oriente.

    Il contratto benchmark a tre mesi dell’alluminio sul London Metal Exchange ha perso lo 0,76%, attestandosi a 3.208 dollari per tonnellata metrica alle 07:01 GMT. Nel corso della seduta il metallo è sceso fino a 3.191 dollari per tonnellata, il livello più basso dal 24 marzo.

    In Cina, il contratto sull’alluminio più scambiato alla Shanghai Futures Exchange ha chiuso in calo dell’1,43% a 23.405 yuan (3.439,23 dollari) per tonnellata. In precedenza aveva toccato un minimo intraday di 23.320 yuan, il livello più basso dal 20 marzo.

    Gli operatori di mercato hanno evidenziato che le aspettative di un miglioramento delle condizioni di offerta stanno esercitando pressione sui prezzi. Le interruzioni produttive e logistiche legate al conflitto nell’area del Golfo, insieme agli elevati costi energetici, avevano in precedenza sostenuto il mercato dell’alluminio.

    Secondo gli analisti, gli investitori si aspettano ora una graduale normalizzazione delle forniture provenienti dai produttori del Golfo, grazie all’allentamento dei colli di bottiglia logistici e al miglioramento delle condizioni produttive, riducendo così il premio al rischio incorporato nei prezzi.

  • I Mercati Cercano Stabilità Dopo le Vendite sul Tech, con l’IA Ancora al Centro dell’Attenzione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I Mercati Cercano Stabilità Dopo le Vendite sul Tech, con l’IA Ancora al Centro dell’Attenzione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future azionari statunitensi hanno registrato lievi rialzi mercoledì, mentre gli investitori cercavano di recuperare fiducia dopo il forte calo dei titoli tecnologici e dei semiconduttori. L’attenzione del mercato si sta concentrando sempre più sui risultati societari in arrivo e sugli sviluppi nel settore dell’intelligenza artificiale per valutare la tenuta del rally.

    Nel frattempo, il calo dei prezzi del petrolio, l’allentamento delle tensioni geopolitiche e alcuni importanti cambiamenti negli indici azionari continuano a influenzare il sentiment degli investitori.

    I Future Rimbalzano Dopo la Correzione del Settore Tecnologico

    I future di Wall Street hanno indicato un’apertura positiva dopo una seduta particolarmente difficile per i titoli growth.

    Alle 08:22 GMT, i future sull’S&P 500 guadagnavano lo 0,2%, mentre quelli sul Nasdaq salivano dello 0,5%. I future sul Dow Jones arretravano invece dello 0,16%.

    Il sentiment ha beneficiato di dati economici migliori delle attese e del proseguimento della discesa dei prezzi del greggio, tornati vicini ai livelli precedenti alle recenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Gli investitori attendono ora i risultati di Micron Technology (NASDAQ:MU), uno dei maggiori produttori mondiali di chip di memoria. Grazie alla sua esposizione ai data center e all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, la società è considerata un indicatore chiave della domanda nel comparto AI.

    I risultati di Micron potrebbero fornire indicazioni importanti sulla capacità del settore di sostenere le attuali valutazioni dopo la recente volatilità.

    I Prezzi dei Sistemi Nvidia Volano sul Mercato Nero Cinese

    La domanda di hardware avanzato per l’intelligenza artificiale continua a rimanere elevata nonostante le restrizioni all’esportazione.

    Secondo il Financial Times, i sistemi DGX B300 di Nvidia (NASDAQ:NVDA) vengono scambiati sul mercato nero cinese a oltre 8 milioni di yuan (1,1 milioni di dollari), rispetto ai circa 4 milioni di yuan registrati sei mesi fa.

    I server utilizzano otto processori Blackwell AI e sono diventati sempre più difficili da reperire attraverso i canali ufficiali a causa dei controlli alle esportazioni imposti dagli Stati Uniti.

    L’impennata dei prezzi evidenzia sia la forte domanda di capacità di calcolo AI in Cina sia la posizione dominante di Nvidia nell’ecosistema globale dell’intelligenza artificiale.

    Meta Sotto Pressione sul Fronte Regolamentare

    Meta Platforms (NASDAQ:META) sarebbe stata invitata dall’amministrazione Trump a sottoporre volontariamente i propri modelli di intelligenza artificiale a una revisione governativa, secondo quanto riportato dal New York Times.

    Secondo il quotidiano, Meta è attualmente l’unico grande sviluppatore statunitense di IA a non partecipare a un programma federale di valutazione dei modelli. La società ha lanciato il suo modello più avanzato, Muse Spark, all’inizio dell’anno.

    La richiesta riflette il crescente coinvolgimento di Washington nella supervisione delle tecnologie di intelligenza artificiale avanzata.

    Per gli investitori, la vicenda rappresenta un ulteriore segnale di come la regolamentazione stia diventando un fattore sempre più rilevante per il settore.

    Honeywell Aerospace Verso l’Ingresso nei Principali Indici

    Honeywell Aerospace entrerà nell’S&P 100 e nell’S&P 500 dopo il completamento dello spin-off da Honeywell International (NASDAQ:HON).

    Dal 29 giugno, la società sostituirà Honeywell nell’S&P 100 e prenderà il posto di Conagra Brands (NYSE:CAG) nell’S&P 500.

    La notizia ha spinto le azioni when-issued di Honeywell Aerospace a salire di oltre il 9% nelle contrattazioni after-hours, grazie alle aspettative di acquisti da parte dei fondi indicizzati.

    Alphabet Entra nel Dow Jones

    Alphabet (NASDAQ:GOOG) entrerà a far parte del Dow Jones Industrial Average entro la fine del mese, sostituendo Verizon (NYSE:VZ).

    La modifica diventerà effettiva il 29 giugno e rappresenta il primo aggiornamento dell’indice da quando Nvidia e Sherwin-Williams vi sono state incluse nel 2024.

    L’ingresso riflette il peso crescente di Alphabet nell’economia statunitense e nei mercati finanziari, soprattutto in un contesto in cui l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella crescita aziendale.

    Sebbene il Dow Jones includa soltanto 30 società, l’appartenenza all’indice tende ad aumentare la visibilità presso gli investitori e può favorire ulteriori flussi di acquisto da parte dei fondi che replicano il benchmark.

  • Le Borse Europee Faticano a Trovare Slancio tra Vendite sul Tech e Timori sui Tassi: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse Europee Faticano a Trovare Slancio tra Vendite sul Tech e Timori sui Tassi: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento prudente mercoledì, con gli investitori restii ad aumentare l’esposizione al rischio dopo il forte calo globale dei titoli tecnologici e le persistenti preoccupazioni legate a tassi d’interesse elevati più a lungo del previsto.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha aperto sostanzialmente invariato. Il DAX tedesco ha perso lo 0,6%, mentre il CAC 40 francese è salito dello 0,1%. Il FTSE MIB italiano e il FTSE 100 britannico hanno entrambi ceduto lo 0,2%.

    La debolezza del mercato segue la vendita massiccia di titoli tecnologici registrata martedì, che ha spinto lo STOXX 600 ai minimi da oltre una settimana. Gli investitori stanno rivalutando se le attuali valutazioni di mercato e gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale possano essere giustificati dalla futura crescita degli utili.

    “La FOMO è stata sostituita dalla paura di rimanere scottati se gli utili elevati che il mercato si aspetta non continueranno ad aumentare”, ha dichiarato Danni Hewson, responsabile dell’analisi finanziaria di AJ Bell.

    Ha inoltre aggiunto: “I titoli appena quotati entrano spesso in una fase di volatilità mentre il mercato prende confidenza con il nuovo arrivato; alcuni investitori incassano i profitti, mentre altri valutano a quale prezzo sono disposti a entrare.”

    Secondo il CME FedWatch Tool, i mercati obbligazionari stanno attualmente scontando circa 50 punti base di ulteriore stretta monetaria da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno, con una probabilità vicina al 40% di un rialzo dei tassi già a luglio.

    Per gli investitori europei, la prospettiva di condizioni monetarie più restrittive rappresenta una sfida significativa. Gli indicatori economici dell’Eurozona continuano infatti a segnalare un rallentamento della crescita, mentre l’inflazione resta sufficientemente elevata da limitare i margini di manovra della Banca Centrale Europea.

    Nel Regno Unito, inoltre, i mercati stanno facendo i conti con l’incertezza politica seguita alle dimissioni del Primo Ministro Keir Starmer, che si aggiunge a un contesto già caratterizzato da crescita debole e politica monetaria restrittiva.

    Titoli sotto i riflettori

    SEGRO vola dopo aver respinto l’offerta di acquisizione

    SEGRO (LSE:SGRO) ha registrato un balzo di quasi il 20% dopo aver respinto una proposta di acquisizione da circa 16 miliardi di dollari avanzata da Prologis (NYSE:PLD).

    Saipem sale grazie ai progressi sulla fusione

    Saipem (BIT:SPM) ha guadagnato il 4% dopo aver ottenuto l’approvazione dell’autorità antitrust brasiliana per la prevista fusione con Subsea7 (TG:SOC).

    Rheinmetall crolla sui timori per un contratto

    Rheinmetall (TG:RHM) ha perso il 15% in seguito a indiscrezioni secondo cui il governo tedesco potrebbe cancellare un importante contratto nel settore della difesa e assegnarlo invece a TKMS.

  • Le Régulateur Brésilien Approuve le Projet de Fusion entre Saipem et Subsea 7 (SPM)

    Le Régulateur Brésilien Approuve le Projet de Fusion entre Saipem et Subsea 7 (SPM)

    Le projet de fusion entre Saipem (BIT:SPM) et le groupe norvégien Subsea 7 (TG:SOC) a obtenu l’autorisation de l’autorité brésilienne de la concurrence, selon une information rapportée par Reuters. Cette décision marque une étape réglementaire importante pour l’opération. Les actions des deux sociétés ont progressé jusqu’à 4 % mercredi avant de réduire une partie de leurs gains.

    À 08h08 GMT, l’action Saipem reculait toutefois de 0,77 % à 4,4860 €, tandis que Subsea 7 conservait une légère hausse de 0,23 % à 343,60 couronnes norvégiennes.

    La Superintendência-Geral du régulateur brésilien CADE a validé l’opération sans exiger de mesures correctives. Le rapprochement prévoit la création d’une nouvelle entité baptisée Saipem7, regroupant deux des principaux acteurs mondiaux des services d’ingénierie, de construction et d’installation offshore.

    L’approbation n’est cependant pas encore totalement définitive. La décision peut toujours faire l’objet d’un recours de la part d’opposants à l’opération, notamment ExxonMobil, Petrobras et TotalEnergies, qui avaient exprimé leurs inquiétudes quant au risque qu’un groupe fusionné dispose d’un pouvoir de marché accru, susceptible d’entraîner une hausse des coûts pour les clients et de favoriser des contrats exclusifs de longue durée.

    Par ailleurs, Saipem a annoncé avoir conclu un accord visant à céder ses activités de forage en eaux peu profondes en Arabie saoudite à ADES pour un montant de 285 millions de dollars en numéraire, dans le cadre de sa stratégie de recentrage de portefeuille.

    L’activité concernée exploite cinq plateformes autoélévatrices (« jack-up rigs ») et a généré environ 170 millions de dollars de chiffre d’affaires en 2025. Saipem estime que cette cession lui permettra de concentrer davantage ses ressources sur les activités de forage offshore en eaux profondes et dans des environnements difficiles, considérées comme plus porteuses à long terme.

    La finalisation de la transaction est attendue au cours du troisième trimestre 2026, sous réserve de l’obtention des autorisations réglementaires nécessaires.

  • Snam Prevede Stoccaggi di Gas al 90% Entro l’Inizio dell’Inverno (SRG)

    Snam Prevede Stoccaggi di Gas al 90% Entro l’Inizio dell’Inverno (SRG)

    L’Italia è sulla buona strada per rafforzare ulteriormente le proprie riserve di gas in vista della stagione invernale, con gli impianti di stoccaggio attualmente riempiti per oltre il 65% e destinati a raggiungere circa il 90% della capacità entro la fine di ottobre, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato di Snam (BIT:SRG), Agostino Scornajenchi.

    A margine della CEO Conference di Mediobanca, Scornajenchi ha evidenziato il vantaggio dell’Italia rispetto al resto d’Europa.

    “Siamo intorno al 65%, almeno 20 punti sopra la media europea. Siamo partiti molto prima degli altri. Ora speriamo che la soluzione su Hormuz consenta anche agli altri Paesi europei, che sono molto indietro, di iniziare ad accumulare scorte per il prossimo inverno”, ha affermato.

    Secondo i dati più recenti, gli stoccaggi italiani sono pieni al 65,5%, rispetto a una media europea del 46,97%.

    Riferendosi agli sviluppi nello Stretto di Hormuz, Scornajenchi ha osservato che i mercati sembrano mostrare crescente fiducia in una riduzione delle tensioni geopolitiche dopo gli accordi raggiunti tra Stati Uniti e Iran.

    “Il mercato sembra credere” in una fase di de-escalation, ha dichiarato.

    L’amministratore delegato ha sottolineato l’importanza strategica delle riserve di gas per garantire la sicurezza energetica durante i mesi più freddi, ricordando gli sforzi compiuti per aumentare gli stoccaggi.

    “La disponibilità degli stoccaggi è fondamentale per superare l’inverno. Non è stato facile e ci siamo riusciti grazie a interventi appropriati. Ora speriamo che anche gli altri Paesi europei accelerino i loro sforzi”, ha spiegato.

    Guardando ai prossimi mesi, Scornajenchi si è detto fiducioso sulla prosecuzione della campagna di riempimento.

    “Siamo ragionevolmente ottimisti sulla campagna di riempimento, che porterà le nostre scorte al 90% entro la fine di ottobre, rispetto al 65% attuale”, ha concluso.

  • Barclays Promuove Poste Italiane Grazie al Potenziale Accordo con TIM e alle Nuove Prospettive di Crescita

    Barclays Promuove Poste Italiane Grazie al Potenziale Accordo con TIM e alle Nuove Prospettive di Crescita

    Le azioni di Poste Italiane SpA (BIT:PST) sono salite di oltre il 2% mercoledì dopo che Barclays ha alzato il giudizio sul titolo a “overweight” da “equal weight” e ha incrementato il target price a 35,20 euro dai precedenti 21,60 euro, riflettendo una maggiore fiducia nelle prospettive di crescita del gruppo e nei potenziali benefici dell’operazione proposta con Telecom Italia (BIT:TIT).

    Considerando che il titolo Poste Italiane ha chiuso il 23 giugno a 27,82 euro, il nuovo prezzo obiettivo implica un potenziale rialzo superiore al 25%.

    Barclays ha indicato tre motivi principali alla base della revisione positiva. La banca ha dichiarato: “Ci piace l’operazione proposta su TIM per l’effetto accrescitivo sull’EPS che potrebbe generare nel breve e medio termine e per il maggiore potenziale di crescita nel lungo termine”, aggiungendo che l’entità combinata “sarebbe in grado di generare cassa (lato Poste) con maggiori opportunità di investire quella liquidità per crescere (lato TIM)”.

    Gli analisti hanno inoltre evidenziato il progetto di integrazione tra servizi finanziari, assicurazioni e pagamenti. Secondo Barclays, ciò potrebbe dare vita a “un operatore basato sui dati e fortemente orientato all’IT, in grado di competere con le neobank”.

    Pur ritenendo che la crescita assumerà un ruolo sempre più centrale nella tesi d’investimento, Barclays ritiene che il rendimento per gli azionisti resterà interessante. Il broker ha osservato che il dividendo “potrebbe diventare meno centrale, man mano che la crescita assume maggiore importanza”, ma continua a prevedere un dividend yield medio di circa il 6% tra il 2026 e il 2029, definendo la distribuzione “un pilastro della tesi d’investimento”.

    Barclays ha aumentato in media dell’11% le proprie stime di utile per azione rettificato per il periodo 2026-2028, grazie alle aspettative di maggior margine di interesse e ricavi più elevati nei servizi finanziari. La banca ha inoltre rivisto al rialzo i multipli di valutazione e ridotto il costo del capitale proprio “per riflettere le maggiori aspettative di crescita derivanti da potenziali operazioni di M&A e da una possibile accelerazione della crescita organica”.

    In merito all’operazione con Telecom Italia, Barclays stima un effetto accrescitivo sugli utili per azione “compreso tra il 10% nel nostro scenario peggiore e il 20% nel nostro scenario migliore”, aggiungendo di non vedere “problemi rilevanti di natura azionaria, politica o tecnica per l’operazione proposta”.

    Il broker ha inoltre ricordato che il management di Poste ha dichiarato di “non avere intenzione di modificare i termini dell’offerta” relativa alla transazione con TIM.

    Durante la presentazione dei risultati del primo trimestre, Poste ha aumentato la guidance sull’EBIT 2026 a 3,4 miliardi di euro, rispetto alla precedente indicazione di oltre 3,3 miliardi, confermando al contempo una previsione di utile netto verso la parte alta dell’obiettivo di 2,3 miliardi di euro e mantenendo invariata la guidance sul dividendo.

    Guardando avanti, Barclays considera il nuovo piano industriale del gruppo, atteso il 24 luglio, come un “catalizzatore chiave” per il titolo. Un ulteriore aggiornamento sull’operazione TIM dovrebbe arrivare dopo il completamento della transazione, probabilmente nel quarto trimestre del 2026.

    Tra i principali rischi individuati dalla banca figurano un aumento dello spread sovrano italiano, cambiamenti normativi nei settori postale, finanziario o assicurativo e l’eventuale mancato completamento dell’operazione con TIM.

  • Il petrolio resta vicino ai recenti minimi mentre il mercato segue i progressi dei colloqui tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio resta vicino ai recenti minimi mentre il mercato segue i progressi dei colloqui tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del greggio si stabilizzano dopo il forte ribasso

    I prezzi del petrolio hanno mostrato movimenti contenuti martedì, dopo aver perso quasi il 3% nella seduta precedente, mentre gli operatori continuano a valutare gli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e l’impatto dell’allentamento temporaneo delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane.

    Alle 09:39 ET (10:39 GMT), i future sul Brent con scadenza agosto cedevano lo 0,3% a 77,70 dollari al barile, mentre i future sul West Texas Intermediate erano sostanzialmente invariati a 73,92 dollari al barile.

    La recente debolezza del mercato è stata alimentata dai segnali di un possibile allentamento dei rischi per l’offerta in Medio Oriente.

    L’allentamento delle sanzioni migliora le prospettive dell’offerta

    Il sentiment degli investitori è migliorato dopo che Washington ha introdotto una licenza generale di 60 giorni che consente la vendita, la consegna e l’importazione di petrolio greggio e prodotti petroliferi iraniani nell’ambito delle discussioni diplomatiche in corso con Teheran.

    La decisione è arrivata dopo che funzionari statunitensi e iraniani hanno segnalato progressi verso un accordo di pace più ampio e un’estensione dell’attuale quadro di cessate il fuoco.

    La deroga comprende inoltre attività bancarie, assicurative e di trasporto marittimo collegate, aumentando le aspettative di una crescita delle esportazioni iraniane nelle prossime settimane.

    Possibile ritorno di maggiori volumi iraniani sul mercato

    La prospettiva di un incremento della produzione iraniana è diventata uno dei principali temi per gli operatori energetici, soprattutto mentre si attenuano le preoccupazioni legate allo Stretto di Hormuz.

    “l’Iran aveva già iniziato ad aumentare le esportazioni dopo la revoca del blocco statunitense. Questa deroga alle sanzioni aprirà nuovi mercati per la vendita del petrolio iraniano, compresi gli Stati Uniti”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    I funzionari iraniani hanno dichiarato lunedì che l’ultimo ciclo di colloqui ha prodotto “major progress”, mentre alcune indiscrezioni indicano che Teheran avrebbe ottenuto concessioni sulle esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici nell’ambito delle trattative per un accordo finale atteso entro 60 giorni.

    I progressi diplomatici compensano i rischi geopolitici

    Per il momento, la possibilità che maggiori quantità di greggio iraniano tornino sul mercato internazionale ha prevalso sulle persistenti tensioni geopolitiche.

    Durante la fase più intensa del conflitto, i prezzi del petrolio erano saliti oltre i 120 dollari al barile a causa delle interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e dei timori di carenze nell’offerta.

    Tuttavia, il miglioramento delle condizioni di navigazione e l’avanzamento delle trattative diplomatiche hanno spinto il mercato a ridurre il premio per il rischio incorporato nei prezzi del greggio.

    Lo Stretto di Hormuz resta il principale fattore di incertezza

    Nonostante il miglioramento del sentiment, rimangono interrogativi sulla velocità con cui il traffico petrolifero potrà tornare completamente alla normalità lungo una delle rotte energetiche più importanti al mondo.

    “Guardando avanti, l’incertezza principale resta la rapidità con cui i flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz potranno normalizzarsi”, hanno aggiunto gli analisti di ING.

  • L’oro arretra mentre il dollaro forte e le aspettative sui tassi pesano sul metallo prezioso

    L’oro arretra mentre il dollaro forte e le aspettative sui tassi pesano sul metallo prezioso

    Il rafforzamento del dollaro frena la domanda di oro

    I prezzi dell’oro hanno registrato un calo martedì, penalizzati dalla forza del dollaro statunitense e dalle crescenti aspettative di ulteriori rialzi dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve.

    L’oro spot è sceso dell’1,55% a 4.126,45 dollari l’oncia alle 06:42 ET (10:42 GMT), mentre i future sull’oro statunitense hanno perso l’1,63% attestandosi a 4.142,10 dollari.

    Il ribasso segue il guadagno dello 0,7% registrato nella sessione precedente, sostenuto dall’ottimismo sui colloqui tra Stati Uniti e Iran.

    Le aspettative sulla Fed sostengono il biglietto verde

    L’indice del dollaro statunitense è rimasto vicino ai massimi degli ultimi 13 mesi raggiunti la scorsa settimana, sostenuto dall’orientamento più restrittivo della Federal Reserve.

    La banca centrale, guidata dal presidente Kevin Warsh, ha lasciato invariati i tassi al 3,50%-3,75%, ma le nuove proiezioni economiche hanno mostrato un crescente sostegno a favore di almeno un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno.

    I mercati dei future attribuiscono attualmente circa il 90% di probabilità a un aumento dei tassi a dicembre, mentre alcuni investitori ritengono possibile più di un intervento in presenza di persistenti rischi inflazionistici.

    Tassi più elevati riducono l’attrattiva dell’oro

    L’oro tende a soffrire quando sia il dollaro sia i rendimenti salgono.

    Una valuta statunitense più forte rende il metallo più costoso per gli investitori che operano con altre divise, mentre tassi d’interesse più elevati aumentano l’appeal degli strumenti finanziari che offrono rendimento rispetto all’oro, che non genera interessi.

    Questi fattori stanno limitando il potenziale rialzista del metallo nonostante le tensioni geopolitiche ancora presenti.

    Restano sotto osservazione i negoziati tra Stati Uniti e Iran

    Gli investitori continuano inoltre a monitorare gli sviluppi diplomatici tra Washington e Teheran.

    Gli Stati Uniti hanno recentemente concesso una deroga di 60 giorni su alcune esportazioni petrolifere iraniane dopo i colloqui preliminari svoltisi in Svizzera, mentre i funzionari americani hanno definito costruttive le discussioni.

    Sebbene l’oro sia tradizionalmente considerato un bene rifugio nei periodi di instabilità geopolitica, i mercati stanno concentrando sempre più l’attenzione sulle implicazioni inflazionistiche del conflitto.

    L’impennata dei prezzi energetici registrata nei mesi scorsi aveva infatti alimentato i timori che l’inflazione legata all’energia potesse costringere le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive più a lungo.

    Attesa per i dati PCE negli Stati Uniti

    L’attenzione del mercato si sposta ora sulla pubblicazione di giovedì dell’indice PCE statunitense, il parametro inflazionistico preferito dalla Federal Reserve.

    Il dato potrebbe fornire indicazioni cruciali sulla futura traiettoria della politica monetaria e influenzare l’andamento sia del dollaro sia dei metalli preziosi.

    In calo anche argento, platino e rame

    Anche gli altri metalli hanno registrato una seduta negativa.

    L’argento è sceso del 4,3% a 62,29 dollari l’oncia, mentre il platino ha perso il 2,6% a 1.639,60 dollari l’oncia.

    Sul fronte dei metalli industriali, i future sul rame al London Metal Exchange sono diminuiti dell’1,2% a 13.486,33 dollari per tonnellata, mentre i future sul rame statunitense hanno ceduto il 2,3% a 6,22 dollari per libbra.

  • SpaceX prolunga il ribasso mentre i titoli tecnologici arretrano e gli investitori rivalutano la spesa per l’IA: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    SpaceX prolunga il ribasso mentre i titoli tecnologici arretrano e gli investitori rivalutano la spesa per l’IA: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I titoli tecnologici pesano sull’outlook di Wall Street

    Wall Street si avvia verso un’apertura debole martedì, con gli investitori che continuano a ridurre l’esposizione ai titoli tecnologici a causa delle preoccupazioni per tassi d’interesse elevati e per gli enormi investimenti necessari a sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

    I future sul Nasdaq guidano i ribassi dopo un nuovo calo di SpaceX (NASDAQ:SPCX), mentre la discesa dei prezzi del petrolio rappresenta un ulteriore tema di attenzione grazie ai progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran che stanno riducendo i timori di interruzioni dell’offerta energetica.

    Nel frattempo, nuove operazioni di acquisizione nel settore dell’IA e il rinnovato sostegno governativo al quantum computing evidenziano l’intensificarsi della competizione per la leadership nelle tecnologie di nuova generazione.

    I future sul Nasdaq sotto pressione

    I future sui principali indici statunitensi hanno registrato un deciso calo prima dell’apertura, con il comparto tecnologico ancora una volta in prima linea nelle vendite.

    Alle 04:33 ET, i future sul Nasdaq 100 cedevano il 2,8%, mentre quelli sull’S&P 500 perdevano l’1,45%. I future sul Dow Jones registravano una flessione più contenuta dello 0,7%.

    La debolezza riflette la crescente convinzione che i tassi d’interesse negli Stati Uniti possano rimanere elevati più a lungo del previsto. Parallelamente, aumentano i dubbi sulla sostenibilità dell’attuale ritmo di investimenti legati all’intelligenza artificiale.

    Dopo aver guidato il rally dei mercati nell’ultimo anno, i titoli tecnologici e dei semiconduttori risultano particolarmente esposti a prese di profitto e revisioni delle valutazioni.

    Prosegue la correzione di SpaceX

    SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha continuato a subire pressioni dopo il forte ribasso registrato nella seduta precedente.

    Il titolo aveva perso il 16,4% lunedì e ha ceduto un ulteriore 2,9% nelle contrattazioni premarket.

    La debolezza segue una valutazione più prudente da parte di KeyBanc, che ha evidenziato come la valutazione della società sia diventata particolarmente elevata dopo il forte rally successivo alla quotazione.

    Le azioni hanno chiuso lunedì a 154,59 dollari, poco sopra il prezzo di apertura dell’IPO pari a 150 dollari e ben al di sotto dei recenti massimi superiori a 225 dollari.

    Il calo ha cancellato circa 400 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, alimentando il dibattito sulla capacità delle prospettive di crescita a lungo termine di giustificare le attuali valutazioni.

    La società ha inoltre annunciato un’emissione di obbligazioni senior e comunicato di detenere oltre 100 miliardi di dollari tra liquidità e mezzi equivalenti al 19 giugno.

    Qualcomm accelera sull’intelligenza artificiale

    Qualcomm (NASDAQ:QCOM) sarebbe in trattative avanzate per acquisire la startup di chip AI Modular in un’operazione che potrebbe valutare la società circa 4 miliardi di dollari, secondo quanto riportato da Bloomberg.

    La valutazione indicata è più che doppia rispetto a quella ottenuta dalla società nell’ultimo round di finanziamento meno di un anno fa, evidenziando il forte interesse per gli asset legati all’intelligenza artificiale.

    Qualcomm continua a diversificare il proprio business oltre gli smartphone, puntando su data center, intelligenza artificiale e veicoli autonomi.

    Secondo le indiscrezioni, il gruppo starebbe inoltre valutando una seconda acquisizione nel settore AI che coinvolgerebbe la startup Tenstorrent.

    La possibile operazione conferma la crescente competizione tra le grandi aziende tecnologiche per rafforzare il proprio posizionamento nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.

    Il petrolio amplia le perdite

    I prezzi del petrolio hanno proseguito la fase di debolezza dopo i forti ribassi registrati nella seduta precedente.

    Il mercato ritiene sempre più probabile che i progressi nei negoziati tra Washington e Teheran possano favorire un aumento dell’offerta globale di greggio.

    Il sentiment è migliorato dopo che gli Stati Uniti hanno concesso una licenza di 60 giorni per la vendita e l’importazione di petrolio e prodotti petroliferi iraniani nell’ambito delle discussioni diplomatiche in corso.

    La decisione segue le notizie relative ai progressi verso un accordo più ampio e alla proroga dell’attuale cessate il fuoco.

    Prezzi energetici più bassi potrebbero contribuire ad alleviare le pressioni inflazionistiche, anche se una debolezza prolungata del greggio potrebbe penalizzare il settore energetico.

    Il quantum computing riceve una spinta da Washington

    I titoli legati al quantum computing hanno registrato rialzi dopo la firma da parte del presidente Donald Trump di una serie di ordini esecutivi finalizzati ad accelerare lo sviluppo della tecnologia negli Stati Uniti.

    Le misure puntano a rendere operativo entro il 2028 un computer quantistico destinato alla ricerca e ad accelerare l’adozione di sistemi di cybersicurezza resistenti agli attacchi quantistici nelle agenzie federali.

    Gli investitori hanno accolto positivamente l’iniziativa, sostenendo titoli come Infleqtion (NYSE:INFQ), Rigetti Computing (NASDAQ:RGTI), D-Wave Quantum (NYSE:QBTS) e IonQ (NYSE:IONQ).

    Anche IBM ha registrato guadagni dopo i commenti favorevoli di Trump nei confronti dell’amministratore delegato Arvind Krishna.

    Le nuove iniziative confermano la crescente attenzione di Washington verso il quantum computing come tecnologia strategica per il futuro.

    Gli investitori guardano oltre il boom dell’IA

    Pur rimanendo il tema dominante dei mercati, l’intelligenza artificiale viene oggi valutata con maggiore selettività dagli investitori, sempre più attenti ai multipli e alle prospettive di crescita effettivamente realizzabili.

    Allo stesso tempo, il sostegno pubblico a tecnologie emergenti come il quantum computing suggerisce che il prossimo ciclo di innovazione potrebbe già essere in fase di costruzione.