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  • Inflazione USA sotto i riflettori mentre CoreWeave vola e cala il traffico a Hormuz: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Inflazione USA sotto i riflettori mentre CoreWeave vola e cala il traffico a Hormuz: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi si sono mossi al rialzo in attesa dei dati sull’inflazione di luglio, dai quali gli investitori cercano indicazioni sulle future decisioni della Federal Reserve in materia di tassi d’interesse. Le azioni CoreWeave (NASDAQ:CRWV) sono balzate dopo che la forte domanda legata all’intelligenza artificiale ha alimentato un nuovo aumento dei ricavi, anche se gli elevati investimenti della società di cloud computing continuano a destare preoccupazione. Nel frattempo, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è sceso ai minimi di una settimana a causa delle persistenti ostilità in Medio Oriente.

    Futures USA in rialzo prima dei dati sull’inflazione

    I futures legati ai principali indici di Wall Street sono rimasti prevalentemente in territorio positivo mentre i mercati attendevano l’indice dei prezzi al consumo di luglio, un dato che potrebbe influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve per il resto dell’anno.

    Alle 03:09 ET (07:09 GMT), i futures sul Dow erano sostanzialmente invariati, mentre quelli sull’S&P 500 guadagnavano 13 punti, pari allo 0,2%. I futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 117 punti, ovvero dello 0,4%.

    I principali indici di Wall Street avevano chiuso in calo nella seduta precedente, mentre gli operatori affrontavano forti oscillazioni dei prezzi del petrolio provocate da sviluppi contrastanti nel conflitto in Medio Oriente. Il persistente aumento del greggio ha alimentato il timore che i maggiori costi energetici possano spingere ulteriormente l’inflazione e indurre le banche centrali a mantenere una politica monetaria più restrittiva.

    Il sentiment ha tuttavia ricevuto sostegno da alcuni dati economici statunitensi che, secondo gli analisti di Deutsche Bank, “sono risultati generalmente positivi”, compreso un indicatore sull’ottimismo delle piccole imprese superiore alle attese.

    CPI di luglio al centro dell’attenzione

    L’attenzione degli investitori si concentra ora sull’indice dei prezzi al consumo di luglio, potenzialmente il dato economico più importante della settimana.

    L’inflazione headline del Dipartimento del Lavoro dovrebbe rallentare leggermente al 3,4% nei 12 mesi fino a luglio, dal precedente 3,5%. L’indice comprende i costi della benzina, rimasti elevati dall’inizio della guerra con l’Iran a fine febbraio e fonte di crescenti preoccupazioni per possibili pressioni inflazionistiche legate all’energia.

    Il CPI “core”, che esclude energia e alimentari, dovrebbe invece scendere al 2,5% dal 2,6%.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno osservato che, a questi livelli, l’inflazione rimarrebbe nettamente superiore all’obiettivo della Fed. Un aumento dei tassi potrebbe contribuire a contenere i prezzi, ma rischierebbe anche di indebolire ulteriormente l’economia, soprattutto in presenza di un mercato del lavoro che mostra segnali di fragilità.

    Deutsche Bank ha inoltre sottolineato che il CPI non rappresenta normalmente la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, che segue più attentamente l’indice core dei prezzi delle spese per consumi personali, atteso tra alcune settimane.

    “Ma il CPI di oggi e l'[indice dei prezzi alla produzione] di domani (dove alcune componenti confluiscono nel PCE) ci offriranno una prima indicazione sull’andamento dei prezzi a luglio e contribuiranno a definire la prossima narrativa del mercato”, hanno scritto gli analisti in una nota.

    CoreWeave vola dopo il nuovo record dei ricavi

    Le azioni CoreWeave sono salite di oltre il 15% negli scambi after-hours di mercoledì dopo che il gruppo neocloud ha registrato ricavi record per il quinto trimestre consecutivo, evidenziando la forte domanda di capacità di calcolo destinata ai sistemi di intelligenza artificiale.

    Il portafoglio ordini della società è aumentato a 104 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto a novembre. CoreWeave ha inoltre dichiarato di aver già ottenuto 25 miliardi di dollari di nuovi impegni netti da parte dei clienti nel trimestre in corso.

    L’amministratore delegato Michael Intrator ha definito il periodo il “trimestre più forte per le prenotazioni” nella storia di CoreWeave.

    La società acquista chip AI avanzati da Nvidia, li installa nei data center e successivamente affitta la capacità di calcolo ai clienti. I ricavi complessivi del trimestre di giugno hanno raggiunto 2,58 miliardi di dollari, superando le aspettative.

    Vital Knowledge ha tuttavia osservato che le spese in conto capitale sono state “elevate e superiori alle aspettative”. La necessità di soddisfare la crescente domanda ha costretto CoreWeave a investire pesantemente nell’espansione della capacità, mentre le perdite nette accumulate dalla quotazione in Borsa del marzo 2025 hanno raggiunto 1,64 miliardi di dollari.

    Traffico marittimo a Hormuz ai minimi di una settimana

    Il numero di navi rilevate nello Stretto di Hormuz è sceso a otto martedì, segnando il livello più basso in una settimana, secondo i dati sul traffico marittimo citati da Reuters.

    La diminuzione evidenzia la crescente cautela degli operatori navali, molti dei quali stanno cercando di evitare lo stretto passaggio al largo della costa meridionale dell’Iran a causa delle continue violenze nella regione.

    I timori sono aumentati dopo che gli Stati Uniti e gli Houthi sostenuti dall’Iran nello Yemen hanno entrambi annunciato attacchi nella regione martedì. Gli sviluppi hanno ulteriormente ridotto le speranze di un accordo imminente per ripristinare la navigazione attraverso Hormuz, che prima dell’inizio della guerra con l’Iran a fine febbraio gestiva circa un quinto dei flussi petroliferi mondiali.

    Il dato di otto navi è inferiore alla media degli ultimi 10 giorni, pari a circa 12, ed è il livello più basso dal 5 agosto, secondo Reuters.

    Brent in rialzo tra segnali contrastanti su Hormuz

    I futures sul Brent erano in rialzo dello 0,6% a 89,46 dollari al barile, mentre il mercato continuava a reagire alle notizie contrastanti sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

    I prezzi erano inizialmente scesi dopo che le dichiarazioni del Ministero degli Esteri del Qatar e del Ministro della Difesa del Pakistan avevano alimentato brevemente le speranze di un accordo. Il Brent ha così toccato un minimo intraday di 86,60 dollari al barile.

    Successivamente il petrolio ha invertito la rotta dopo che i media statali iraniani hanno indicato che Teheran non riaprirà Hormuz finché non saranno soddisfatte le condizioni presentate nel fine settimana precedente. Il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha inoltre affermato che un accordo con l’Oman sulla via d’acqua “rimarrà una questione separata dalla chiusura dello stretto”.

  • IEA taglia le previsioni sull’offerta di petrolio nel 2026 mentre persistono le interruzioni a Hormuz

    IEA taglia le previsioni sull’offerta di petrolio nel 2026 mentre persistono le interruzioni a Hormuz

    L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha ridotto le previsioni sull’offerta globale di petrolio per il 2026, avvertendo che la ripresa del conflitto in Medio Oriente e le continue interruzioni lungo rotte marittime cruciali dovrebbero spingere il mercato petrolifero verso un deficit ancora più marcato.

    Nel suo ultimo rapporto mensile sul mercato petrolifero, l’IEA ha affermato che l’offerta mondiale dovrebbe ora diminuire di 4,3 milioni di barili al giorno quest’anno, pari a circa il 4% della produzione complessiva. Le nuove previsioni riflettono la ripresa delle ostilità in Medio Oriente da luglio e la persistente incertezza che interessa importanti rotte di transito marittimo.

    “Con un accordo che consenta la riapertura di Hormuz e il transito senza ostacoli attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb ancora lontano, abbiamo nuovamente ridotto le stime sull’offerta per il resto dell’anno”, ha dichiarato l’IEA.

    La nuova stima rappresenta un ulteriore taglio rispetto al rapporto di luglio dell’agenzia, che prevedeva una diminuzione di 3,7 milioni di barili al giorno. In base alle previsioni aggiornate, l’offerta globale complessiva di petrolio dovrebbe attestarsi a 102,02 milioni di barili al giorno, il livello più basso previsto finora dall’IEA per il 2026.

  • Borse europee caute mentre il rally del petrolio e l’inflazione USA dominano l’attenzione: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee caute mentre il rally del petrolio e l’inflazione USA dominano l’attenzione: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato un andamento contenuto mercoledì, mantenendosi vicino ai massimi storici mentre il rialzo del greggio per sei sedute consecutive e il peggioramento delle tensioni in Medio Oriente hanno spinto gli investitori alla cautela in attesa di un importante rapporto sull’inflazione statunitense.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 è salito dello 0,1%, con movimenti altrettanto limitati sui principali mercati regionali. Il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,2%, il CAC 40 francese si è mosso dello 0,1%, mentre il FTSE 100 di Londra è rimasto praticamente invariato.

    I dati economici europei hanno offerto una certa stabilità prima che l’attenzione si spostasse sulle statistiche statunitensi. Le letture definitive sull’inflazione di luglio hanno confermato una crescita annua dei prezzi al consumo del 2,8% sia in Germania sia in Italia. Tuttavia, questi dati sono stati messi in secondo piano dalla nuova volatilità dei mercati energetici, con il petrolio che ha registrato la più lunga serie consecutiva di rialzi dalla fine di aprile.

    Il Brent si è avvicinato agli 89 dollari al barile mentre il conflitto che coinvolge l’Iran e le rotte marittime attraverso il Golfo Persico non ha mostrato segnali concreti di attenuazione. Nonostante le ripetute dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui un accordo di pace sarebbe vicino, i negoziati sembrano essere arrivati a una situazione di stallo.

    Le prospettive di una svolta diplomatica si sono ulteriormente indebolite dopo che Trump ha introdotto condizioni più severe, tra cui la richiesta che Teheran paghi un risarcimento diretto legato al conflitto. L’Iran ha risposto avvertendo che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando Washington non soddisferà le sue richieste.

    Le tensioni marittime si sono inoltre intensificate dopo che gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno effettuato nuovi attacchi contro navi utilizzate per i rifornimenti militari.

    Il continuo aumento dei costi energetici e degli altri fattori produttivi rappresenta un’ulteriore difficoltà per un contesto economico già incerto, mentre gli investitori concentrano ora l’attenzione sul rapporto di mercoledì sull’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti.

    I dati sull’inflazione sono particolarmente importanti a causa della decisione di politica monetaria sempre più complessa che la Federal Reserve si trova ad affrontare. Il rapporto sull’occupazione statunitense della scorsa settimana, risultato inaspettatamente debole, ha mostrato una perdita di 23.000 posti di lavoro a luglio e significative revisioni al ribasso dei dati precedenti. Dopo la pubblicazione, le probabilità implicite di mercato di un aumento dei tassi della Fed a settembre sono scese a circa il 45%, dal precedente 67%.

    Un dato sull’inflazione inferiore alle attese potrebbe rafforzare l’idea che il rallentamento della domanda di lavoro stia contribuendo a riportare le pressioni sui prezzi verso l’obiettivo, consentendo potenzialmente alle banche centrali su entrambe le sponde dell’Atlantico di mantenere invariati i tassi di interesse fino all’autunno.

    Al contrario, un’inflazione superiore alle previsioni, alimentata dalla persistente crescita dei costi energetici e dei servizi, potrebbe accentuare i timori di “stagflazione”, una situazione in cui le autorità monetarie sono costrette a mantenere elevati i costi di finanziamento nonostante l’indebolimento della crescita economica.

    Nonostante la cautela di mercoledì, lo STOXX 600 ha guadagnato circa l’11% dall’inizio dell’anno, dimostrando la capacità di tenuta delle azioni europee dopo un luglio caratterizzato da una forte volatilità.

    Da inizio agosto, l’indice è avanzato dell’1,75%, un risultato comunque inferiore al rialzo di circa il 3% registrato dall’S&P 500 Index nello stesso periodo.

    I mercati statunitensi hanno beneficiato in modo significativo dei rialzi dei colossi tecnologici e dei titoli legati all’intelligenza artificiale. Gli indici europei presentano invece una maggiore esposizione ai settori industriale, automobilistico e dei beni di consumo discrezionali, rendendoli più vulnerabili alla debole crescita regionale, ai dazi commerciali e all’aumento dei prezzi delle materie prime.

    Anche l’avvicinarsi della conclusione della stagione dei risultati del secondo trimestre sta riducendo una delle principali fonti di sostegno per le Borse europee.

    I risultati societari hanno sostenuto i mercati nell’ultimo mese, con gli utili aggregati delle società dello STOXX 600 in crescita di quasi il 21% su base annua. I gruppi bancari hanno beneficiato di solidi margini di interesse netti, mentre le società attive nella difesa e nelle infrastrutture delle reti elettriche hanno registrato una domanda robusta.

    Tuttavia, la maggior parte delle aziende europee ha ormai pubblicato i risultati trimestrali. Di conseguenza, il flusso di sorprese positive sugli utili che aveva sostenuto le azioni durante la seconda metà di luglio sta diminuendo, rendendo i mercati maggiormente dipendenti dai dati economici e dagli sviluppi geopolitici per determinare la prossima direzione significativa.

    Titoli europei in movimento

    Tra i singoli titoli, Vestas (TG:VWSB) è balzata del 15% dopo aver migliorato le previsioni sugli utili per l’intero esercizio.

    Bilfinger (TG:GBF) ha perso oltre il 6% dopo la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, mentre Balfour Beatty (LSE:BBY) ha guadagnato quasi il 10% dopo aver alzato le proprie previsioni sugli utili.

  • Future di Wall Street in lieve rialzo in attesa dei dati sull’inflazione USA: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Future di Wall Street in lieve rialzo in attesa dei dati sull’inflazione USA: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura moderatamente positiva martedì, con Wall Street pronta a tentare un recupero dopo che i principali indici hanno chiuso leggermente in calo una volatile seduta di lunedì.

    Il sentiment è migliorato dopo che i prezzi del petrolio hanno ridotto significativamente i guadagni registrati nelle prime ore della giornata. I future sul greggio statunitense rimanevano in rialzo di circa lo 0,4%, dopo essere arrivati a guadagnare fino al 3% a causa dell’incertezza sulle trattative per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Nonostante le indicazioni positive dei future, gli investitori potrebbero mantenere un atteggiamento prudente in vista degli importanti dati sull’inflazione statunitense previsti questa settimana.

    CPI e PPI al centro dell’attenzione

    Il Dipartimento del Lavoro pubblicherà mercoledì i dati sui prezzi al consumo, seguiti giovedì da quelli sui prezzi alla produzione.

    I report assumono particolare importanza dopo l’inaspettato calo dell’occupazione statunitense emerso venerdì, con gli investitori impegnati a valutare le possibili conseguenze dei dati sul mercato del lavoro e sull’inflazione per la politica dei tassi della Federal Reserve.

    “I titoli azionari statunitensi si mantengono vicini ai massimi storici, ma la prossima fase del rally dipenderà dal rapporto sull’inflazione USA di mercoledì”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com.

    “Dopo un’altra solida stagione degli utili, in particolare tra i giganti tecnologici, gli investitori si sono mostrati sempre più a proprio agio con l’idea che l’economia possa continuare a crescere senza costringere la Federal Reserve a un ulteriore inasprimento della politica monetaria”, ha aggiunto. “Se questo ottimismo sia giustificato dipende ora dai dati sull’inflazione.”

    Wall Street chiude lunedì in lieve calo

    Le azioni statunitensi hanno faticato a trovare una direzione precisa lunedì dopo i forti guadagni della settimana precedente.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 60,95 punti, pari allo 0,1%, chiudendo a 53.975,98. Il Nasdaq Composite è sceso di 85,26 punti, o dello 0,3%, a 26.605,36, mentre l’S&P 500 ha ceduto 4,53 punti, pari allo 0,1%, terminando a 7.753,11.

    La seduta poco movimentata è arrivata dopo il nuovo massimo storico di chiusura raggiunto venerdì dall’S&P 500, spingendo gli investitori a rivalutare il recente rialzo del mercato prima della pubblicazione dei dati sull’inflazione.

    Lo Stretto di Hormuz mantiene alta la volatilità del petrolio

    Gli sviluppi in Medio Oriente hanno continuato a influenzare il sentiment degli investitori.

    Iran e Oman sarebbero vicini a un accordo riguardante lo Stretto di Hormuz, anche se Teheran ha mostrato resistenza nei confronti di negoziati con gli Stati Uniti.

    L’Iran ha avvertito che la strategica via marittima non sarà riaperta finché Washington non soddisferà una serie di condizioni, riducendo le aspettative di una rapida normalizzazione dei flussi energetici globali.

    Lunedì il petrolio è salito bruscamente, sostenendo i titoli energetici. Con i future sul greggio statunitense in rialzo di quasi il 5%, il Philadelphia Oil Service Index ha guadagnato il 5,8% e il NYSE Arca Oil Index è avanzato del 5,3%.

    Energia e software salgono, compagnie aeree e chip arretrano

    La modesta variazione degli indici generali ha nascosto movimenti molto più marcati a livello settoriale.

    I titoli software hanno registrato una performance positiva, con il Dow Jones U.S. Software Index in rialzo dell’1,9%.

    Le compagnie aeree hanno invece subito forti vendite a causa dell’aumento dei costi del carburante, con il NYSE Arca Airline Index in calo del 4,4%.

    Pressioni significative hanno interessato anche i semiconduttori, facendo scendere il Philadelphia Semiconductor Index del 2,9%.

    Con i future che ora indicano un’apertura leggermente positiva, l’attenzione si sposta sul rapporto sull’inflazione di mercoledì, che potrebbe influenzare le aspettative sui tassi d’interesse alla base della recente forza dei mercati azionari statunitensi.

  • Borse europee poco mosse mentre il rialzo del petrolio sostiene i titoli energetici: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee poco mosse mentre il rialzo del petrolio sostiene i titoli energetici: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato una direzione poco definita martedì, con i guadagni del settore energetico che hanno contribuito a compensare la debolezza registrata in altre aree del mercato.

    I prezzi del petrolio sono saliti nettamente dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver incaricato i rappresentanti americani di includere con fermezza nelle future trattative le richieste di risarcimento all’Iran. La posizione aggiunge un ulteriore ostacolo agli sforzi per raggiungere un accordo che possa consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    I future sul Brent sono avanzati di quasi il 3%, avvicinandosi a 90 dollari al barile, mentre rimane incerto quando il traffico attraverso questa strategica via marittima potrà tornare alla normalità.

    I principali indici europei restano in range ristretto

    I benchmark europei sono rimasti vicini alla parità nonostante il nuovo aumento dei prezzi dell’energia.

    Il CAC 40 francese ha perso lo 0,1%, mentre il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,1% e il DAX tedesco è salito dello 0,2%.

    I movimenti contenuti degli indici hanno però nascosto oscillazioni più marcate per alcuni singoli titoli, soprattutto a Londra.

    Le azioni International Workplace Group (LSW:IWG) sono crollate dopo che il fornitore britannico di spazi per uffici ha riportato una perdita ante imposte di 20 milioni di dollari, rispetto a un utile ante imposte di 12 milioni di dollari nell’anno precedente.

    Anche InterContinental Hotels Group (LSE:IHG), proprietaria di Holiday Inn, ha perso terreno dopo il rallentamento nel secondo trimestre della crescita dei ricavi per camera, un importante indicatore della performance del gruppo alberghiero.

    Spirax scende nonostante la conferma della guidance annuale

    Spirax Group (LSE:SPX) è stata un’altra delle società in forte calo dopo aver pubblicato risultati semestrali in miglioramento.

    La società specializzata in tecnologie per l’energia termica e i fluidi ha confermato per l’intero esercizio le aspettative di una crescita organica dei ricavi a una cifra media e di un’espansione dei margini, ma le azioni sono comunque scese nettamente.

    La reazione ha contribuito al tono contrastato delle Borse europee, mentre gli investitori valutano gli aggiornamenti societari insieme al nuovo aumento dei rischi geopolitici e legati ai mercati energetici.

    BP, Shell e TotalEnergies salgono con il Brent vicino a 90 dollari

    Le società energetiche si sono distinte tra i migliori titoli della seduta, beneficiando del rialzo dei prezzi del greggio.

    BP Plc (LSE:BP.), Shell (LSE:SHEL) e TotalEnergies (EU:TTE) hanno tutte guadagnato terreno mentre il Brent si avvicinava a 90 dollari al barile.

    La divergenza tra il rialzo dei titoli energetici e la debolezza di diverse grandi società ha lasciato gli indici europei complessivamente poco mossi, con gli sviluppi riguardanti l’Iran e lo Stretto di Hormuz che restano un importante fattore a breve termine sia per il petrolio sia per il sentiment dei mercati.

  • La Lega propone un prelievo triennale sulle maggiori banche italiane dal 2027

    La Lega propone un prelievo triennale sulle maggiori banche italiane dal 2027

    La Lega intende proporre un prelievo della durata di tre anni sulle 10 maggiori banche italiane nell’ambito della legge di bilancio 2027, con l’obiettivo di fornire un ulteriore contributo alle finanze pubbliche.

    Il vicepremier Matteo Salvini ha illustrato la proposta martedì durante una visita a un cantiere a Roma.

    “Noi come Lega chiederemo, e sono convinto che tutta la coalizione ci sosterrà, un contributo triennale da parte delle prime 10 banche italiane”, ha dichiarato Salvini, secondo l’agenzia di stampa AGI.

    Salvini propone un contributo annuale del 5%

    Salvini ha indicato che il contributo proposto potrebbe essere collegato alla redditività del settore bancario.

    Secondo il vicepremier, se gli utili annuali del comparto dovessero raggiungere circa 30 miliardi di euro (35 miliardi di dollari), il governo dovrebbe chiedere “il 5% all’anno per tre anni”.

    Le due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) e UniCredit (BIT:UCG), hanno registrato complessivamente quasi 12 miliardi di euro di utili nel primo semestre dell’anno.

    Salvini ha affermato che questi risultati suggeriscono utili annuali superiori a 24 miliardi di euro, rafforzando a suo avviso la richiesta di un contributo aggiuntivo da parte dei maggiori istituti alle finanze pubbliche.

    Le banche locali più piccole sarebbero escluse

    Secondo la proposta della Lega, il prelievo riguarderebbe esclusivamente le 10 maggiori banche italiane, lasciando fuori gli istituti locali di dimensioni più contenute.

    La misura potrebbe riportare la tassazione del settore bancario al centro del dibattito sulla legge di bilancio 2027, anche se al momento si tratta di una proposta della Lega e non di una politica già approvata dal governo.

    L’Italia ha già aumentato il contributo del settore finanziario alle finanze pubbliche attraverso la legge di bilancio 2026. Le misure riguardanti banche, compagnie assicurative e transazioni di mercato erano destinate a raccogliere fino a 6 miliardi di euro attraverso diversi aumenti fiscali.

    La nuova proposta indica quindi la possibilità di un’ulteriore pressione fiscale sulle maggiori banche italiane qualora la misura ottenga il sostegno del resto della coalizione di governo e venga inserita nella legge di bilancio 2027.

  • Il gas europeo supera €61 mentre lo stallo a Hormuz riaccende i timori sull’offerta

    Il gas europeo supera €61 mentre lo stallo a Hormuz riaccende i timori sull’offerta

    I prezzi del gas naturale europeo hanno prolungato il forte rialzo martedì, mentre la crescente incertezza sulla diplomazia in Medio Oriente ha intensificato i timori per le forniture di GNL in vista della stagione invernale.

    I futures benchmark olandesi sul gas con scadenza front-month sono saliti fino a €61,80 per megawattora, dopo il balzo dell’8% registrato nella sessione precedente. Anche i contratti wholesale britannici hanno guadagnato terreno, avvicinandosi a 151,5 pence per therm, mentre gli operatori hanno nuovamente incorporato un consistente premio per il rischio geopolitico nei prezzi energetici europei.

    Lo stallo a Hormuz riporta i flussi di GNL al centro dell’attenzione

    L’ultimo rialzo è arrivato dopo che si sono ridotte le aspettative di una rapida soluzione diplomatica alle tensioni nel Golfo Persico.

    Il sentiment è peggiorato dopo che i negoziati hanno incontrato un importante ostacolo politico, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha chiesto a Teheran un risarcimento finanziario diretto per le vite perse nei conflitti regionali.

    La richiesta di Trump è arrivata dopo una bozza di proposta che coinvolge Iran e Oman. Teheran ha ribadito che il transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz resterà limitato fino a quando Washington non soddisferà ulteriori condizioni.

    Le continue interruzioni lungo questa rotta strategica stanno influenzando i flussi fisici di gas naturale liquefatto, con i carichi di GNL provenienti dal Qatar che subiscono significativi ritardi o deviazioni.

    Gli stoccaggi europei restano sotto le medie stagionali

    Le interruzioni assumono particolare importanza per l’Europa, dove le utility stanno cercando di ricostituire le scorte prima dell’inverno.

    A metà agosto, gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas dell’Unione Europea erano pieni per meno del 57%, un livello nettamente inferiore alla media quinquennale di circa il 71% registrata normalmente in questo periodo dell’anno.

    Questo divario aumenta l’importanza delle importazioni di GNL durante il resto della stagione di iniezione e rende il mercato europeo del gas più vulnerabile a un’interruzione prolungata nel Golfo Persico.

    Il caldo estivo aumenta la pressione sulle scorte europee

    La situazione degli stoccaggi europei è stata aggravata anche dalle elevate temperature estive nell’Europa centrale e meridionale.

    La forte domanda di aria condizionata ha aumentato i consumi di elettricità, costringendo i produttori di energia a utilizzare maggiori quantità di gas naturale che, in condizioni diverse, avrebbero potuto essere destinate agli stoccaggi.

    La combinazione tra scorte inferiori alla norma e incertezza sulle spedizioni di GNL ha quindi reso il mercato più teso in una fase delicata del ciclo stagionale dell’offerta europea.

    L’Europa affronta una maggiore concorrenza per i carichi di GNL

    Gli acquirenti europei stanno inoltre competendo con gli importatori asiatici per i carichi spot di GNL non ancora contrattualizzati, fornendo un ulteriore sostegno ai prezzi.

    Con le forniture alternative contese da più regioni, un’interruzione prolungata delle rotte nel Golfo Persico potrebbe costringere gli acquirenti europei a competere più aggressivamente per i carichi disponibili.

    Fino al pieno ripristino dei normali flussi fisici attraverso lo Stretto di Hormuz, i contratti europei sul gas potrebbero rimanere altamente sensibili agli sviluppi dei negoziati tra Washington e Teheran.

  • Il petrolio sale di oltre il 2% mentre svaniscono le speranze di pace USA-Iran e persistono i rischi su Hormuz

    Il petrolio sale di oltre il 2% mentre svaniscono le speranze di pace USA-Iran e persistono i rischi su Hormuz

    I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 2% martedì, raggiungendo i livelli più alti da più di una settimana, mentre si sono indebolite le aspettative di un accordo tra Stati Uniti e Iran, mantenendo al centro dell’attenzione i timori per le limitazioni ai flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent sono saliti di $1,92, pari al 2,19%, a $89,64 al barile alle 08:05 GMT, mentre quelli sul West Texas Intermediate statunitense hanno guadagnato $1,91, o il 2,33%, a $84,04. Entrambi i benchmark hanno raggiunto i livelli più alti dal 31 luglio.

    L’ultimo rialzo ha prolungato il rally di lunedì, quando entrambi i contratti erano balzati di oltre il 5% dopo che il presidente Donald Trump aveva risposto alle condizioni poste dall’Iran per un accordo di pace chiedendo che Teheran risarcisse le persone uccise in guerre, attacchi e proteste.

    Lo scambio di richieste ha aggiunto un ulteriore ostacolo agli sforzi per raggiungere un’intesa che possa consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Trump ha successivamente affermato che gli Stati Uniti hanno il controllo dello stretto e hanno liberato dalle mine iraniane questa rotta petrolifera strategica.

    Le interruzioni nello Stretto di Hormuz mantengono alta la pressione sull’offerta

    Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank, ha dichiarato: “Al momento non esiste un percorso chiaro verso una soluzione e una completa riapertura dello stretto, e questo sta esercitando una rinnovata pressione al rialzo sui prezzi”, aggiungendo che le interruzioni dell’offerta rimangono significative.

    I dati sul traffico marittimo evidenziano il persistere delle restrizioni. Lunedì soltanto sei navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, rispetto a una media di circa 11 nei precedenti 10 giorni.

    Gli analisti di Barclays hanno dichiarato in una nota di lunedì che le esportazioni nette di greggio e prodotti raffinati attraverso lo stretto hanno registrato una media di 3 milioni di barili al giorno nella settimana terminata il 7 agosto, in calo rispetto ai 4,4 milioni di barili al giorno della settimana precedente.

    Prima dell’inizio del conflitto con l’Iran alla fine di febbraio, circa un quinto delle forniture giornaliere mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Il rinvio della raffineria di Jazan aumenta le preoccupazioni energetiche regionali

    Ulteriore incertezza è emersa dopo che Saudi Aramco ha rinviato al 30 agosto la riapertura della raffineria di Jazan, con una capacità di 400.000 barili al giorno, dopo che gli Houthi hanno rivendicato domenica due attacchi contro l’impianto.

    Lo sviluppo aggiunge un’altra potenziale limitazione ai flussi energetici regionali, oltre alle interruzioni intorno allo Stretto di Hormuz.

    Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade, ha dichiarato: “Il rischio di una strozzatura sia nello Stretto di Hormuz sia a Bab el-Mandeb rimane estremamente significativo. Anche restrizioni intermittenti o la minaccia di ulteriori incidenti mantengono elevati i costi assicurativi e costringono le navi a percorrere rotte più lunghe … di conseguenza, è probabile che i flussi energetici rimangano limitati nel breve termine.”

    ADNOC cerca alternative per le vendite di greggio

    Abu Dhabi National Oil Company, o ADNOC, sta intanto offrendo greggio spot attraverso un’altra gara mentre cerca di movimentare le forniture provenienti dall’interno dello Stretto di Hormuz.

    L’ultima offerta rappresenta l’ottava gara lanciata dalla società dall’inizio di giugno.

    Con i progressi diplomatici tra Washington e Teheran ancora incerti e importanti rotte marittime regionali soggette a restrizioni, il mercato petrolifero continua a incorporare i rischi legati alla disponibilità e al trasporto delle forniture energetiche del Medio Oriente.

  • L’oro sale ai massimi da oltre due mesi mentre l’attenzione si concentra su Iran e inflazione USA

    L’oro sale ai massimi da oltre due mesi mentre l’attenzione si concentra su Iran e inflazione USA

    I prezzi dell’oro hanno esteso i guadagni martedì, mantenendosi vicino ai livelli più alti da oltre due mesi, con il rinnovato interesse degli investitori che ha compensato la pressione derivante da un dollaro statunitense più forte, rendimenti dei Treasury più elevati e prezzi dell’energia in aumento.

    Alle 00:56 ET (04:56 GMT), XAU/USD guadagnava lo 0,4% a $4.407,79 l’oncia, mentre i futures sull’oro avanzavano dell’1,1% a $4.467,59. XAG/USD perdeva lo 0,5% a $65,41 l’oncia, mentre XPT/USD saliva dello 0,2% a $1.761,10.

    Il rally dell’oro accelera prima dei dati sull’inflazione USA

    L’ultimo rialzo segue il balzo del 2,4% registrato venerdì, dopo che i dati hanno mostrato un calo inatteso delle buste paga non agricole statunitensi a luglio. Lunedì l’oro ha poi chiuso intorno a $4.390, in rialzo dell’1,11%, registrando la migliore chiusura giornaliera in quasi 10 settimane.

    La forza del movimento è particolarmente significativa perché anche il dollaro, i rendimenti dei Treasury e i prezzi dell’energia sono aumentati. Tradizionalmente, queste condizioni rappresentano un ostacolo per l’oro, che non genera interessi.

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha attribuito la tenuta del metallo in parte agli acquisti degli investitori che non avevano approfittato del precedente calo dell’oro verso $4.000, oltre alla copertura delle posizioni corte speculative e al ritorno della domanda di beni rifugio.

    L’attenzione si sposta ora sull’indice dei prezzi al consumo statunitense previsto mercoledì e sull’indice dei prezzi alla produzione atteso giovedì, dati che potrebbero offrire nuovi segnali sulle prospettive dei tassi della Federal Reserve.

    Secondo CME FedWatch, i mercati attribuiscono una probabilità del 52% a un aumento dei tassi a settembre e dell’81% a un rialzo a dicembre.

    Tassi d’interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva relativa dell’oro, poiché il metallo non offre un rendimento sotto forma di interessi.

    L’incertezza sullo Stretto di Hormuz sostiene la domanda di beni rifugio

    Anche gli sviluppi riguardanti lo Stretto di Hormuz stanno influenzando il mercato dell’oro.

    L’Iran ha dichiarato di essere vicino a un accordo definitivo con l’Oman sulle nuove rotte di navigazione attraverso questo passaggio strategico. Teheran ha tuttavia ribadito che gli Stati Uniti dovranno soddisfare ulteriori condizioni prima che lo stretto possa essere riaperto.

    L’incertezza sui negoziati ha contribuito a un nuovo aumento dei prezzi del petrolio. Lo stallo nelle trattative tra Stati Uniti e Iran e la richiesta del presidente Donald Trump di un risarcimento da parte iraniana hanno complicato le prospettive di un accordo.

    L’aumento dei costi energetici potrebbe intensificare le pressioni inflazionistiche, limitando potenzialmente la capacità della Federal Reserve di allentare la politica monetaria.

    Gli acquisti della banca centrale cinese rafforzano la domanda

    La domanda proveniente dalla Cina rappresenta un ulteriore elemento di sostegno per l’oro. A luglio, la People’s Bank of China ha aumentato le proprie riserve auree nella misura maggiore dall’ottobre 2023, indicando il proseguimento degli acquisti da parte del settore ufficiale.

    Nel frattempo, l’U.S. Dollar Index è rimasto sostanzialmente invariato intorno a 99,8 dopo essersi rafforzato insieme ai prezzi del petrolio, fornendo poche indicazioni aggiuntive al mercato dell’oro.

    Sycamore ha affermato che il recupero dell’oro dal minimo di giugno di $3.942 ha portato il metallo verso un test della resistenza ribassista intorno a $4.460. Questo livello è collegato al massimo di fine gennaio, mentre la media mobile a 200 giorni crea un’ulteriore area di resistenza vicino a $4.495.

    Secondo Sycamore, la fascia compresa tra $4.460 e $4.500 potrebbe inizialmente limitare ulteriori rialzi, mentre un movimento sostenuto sopra quest’area potrebbe aprire la strada a una ripresa più ampia verso $5.000.

  • Futures USA stabili mentre Trump respinge le riparazioni all’Iran e Intel raccoglie $20 miliardi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA stabili mentre Trump respinge le riparazioni all’Iran e Intel raccoglie $20 miliardi: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sulle azioni statunitensi hanno oscillato intorno alla parità martedì, mentre gli investitori monitorano le rinnovate tensioni in Medio Oriente, l’aumento dei prezzi del petrolio e gli sviluppi nel settore dell’intelligenza artificiale in attesa dei principali dati sull’inflazione previsti questa settimana.

    Alle 03:05 ET (07:05 GMT), i futures sul Dow erano in calo di 51 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 erano sostanzialmente invariati.

    I principali indici di Wall Street erano scesi nella seduta precedente, dopo che il calo delle aspettative per un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz aveva spinto al rialzo il petrolio. Il movimento ha riacceso i timori che l’aumento dei costi energetici possa alimentare l’inflazione e complicare le prospettive della politica monetaria delle banche centrali.

    Anche i rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti leggermente, aumentando la pressione sui mercati azionari.

    L’accordo di Nvidia sulle infrastrutture AI attira l’attenzione

    Nvidia (NASDAQ:NVDA) ha confermato un importante accordo sulle infrastrutture per l’intelligenza artificiale che coinvolge gruppi finanziari tra cui Apollo, BlackRock, Goldman Sachs e KKR.

    L’iniziativa punta ad aiutare Nvidia a mobilitare oltre $500 miliardi di capitali di terzi per finanziare le infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale.

    Le azioni Nvidia sono scese di oltre il 2% dopo che il Financial Times aveva inizialmente riportato la notizia.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno descritto l’annuncio come un altro esempio di Nvidia che sta “estendendo il proprio bilancio per alimentare la domanda di infrastrutture AI.”

    I dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale hanno pesato sul sentiment nelle ultime settimane, compensando in parte l’ottimismo generato da una stagione degli utili trimestrali generalmente solida per le società dell’S&P 500.

    Trump respinge la richiesta iraniana di riparazioni

    Anche le prospettive di un accordo di pace immediato tra Stati Uniti e Iran si sono indebolite dopo che il presidente Donald Trump ha respinto una nuova serie di richieste iraniane presentate durante il fine settimana.

    Tra le richieste di Teheran figurava il pagamento da parte di Washington di riparazioni per i danni provocati dal conflitto, che dura da oltre cinque mesi.

    Trump ha affermato che questa richiesta non era stata precedentemente avanzata dai negoziatori iraniani e ha sostenuto che dovrebbe invece essere Teheran a pagare un risarcimento “per tutte le persone che hanno ucciso e gravemente ferito con le loro bombe lungo le strade e nei numerosi conflitti.”

    Il proseguimento della disputa ha lasciato lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso, limitando le forniture energetiche globali. Prima dell’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale transitava attraverso questa rotta.

    I prezzi del petrolio continuano a reagire fortemente agli sviluppi dei negoziati. I futures sul Brent erano in rialzo dell’1,8% a $89,34 al barile.

    Riot Platforms balza sul presunto accordo da $9,1 miliardi con Anthropic

    Le azioni Riot Platforms (NASDAQ:RIOT) sono balzate di oltre il 20% negli scambi after-hours dopo che alcune indiscrezioni hanno identificato Anthropic come il cliente dietro un importante accordo sui data center annunciato da Riot.

    Bloomberg ha riferito che Anthropic ha firmato un accordo a lungo termine da $9,1 miliardi con Riot per assicurarsi capacità di calcolo mentre lo sviluppatore di AI amplia le infrastrutture a supporto della crescente domanda per i suoi prodotti Claude.

    L’accordo riguarda 191 megawatt di capacità di calcolo presso il campus Riot di Rockdale, in Texas, e resterà in vigore fino a giugno 2048.

    Riot prevede che il contratto genererà $9,1 miliardi di ricavi. Due ulteriori opzioni di proroga di cinque anni potrebbero portare le vendite complessive derivanti dall’accordo fino a $16,1 miliardi.

    Intel raccoglie $20 miliardi con un’offerta azionaria ampliata

    Intel Corporation (NASDAQ:INTC) ha raccolto $20 miliardi attraverso un’offerta azionaria ampliata, mentre il produttore di semiconduttori cerca nuovi capitali per sostenere l’espansione della propria capacità produttiva.

    L’offerta è stata fissata a $95 per azione, con uno sconto del 2,6% rispetto alla precedente chiusura di Intel.

    La società ha collocato 210,5 milioni di azioni ordinarie e ha concesso ai sottoscrittori un’opzione di 30 giorni per acquistare fino a ulteriori 31,6 milioni di azioni.

    Intel aveva inizialmente previsto di raccogliere $15 miliardi, ma ha successivamente aumentato le dimensioni dell’operazione. La società ha dichiarato che i proventi saranno utilizzati per finalità aziendali generali.

    Le azioni Intel sono scese di oltre il 4% lunedì. Il titolo ha registrato un forte rialzo quest’anno mentre il gruppo si prepara a investire significativamente in impianti produttivi e tecnologie avanzate di packaging per competere con produttori di chip su contratto come TSMC.

    La Reserve Bank of Australia mantiene i tassi al 4,35%

    La Reserve Bank of Australia ha mantenuto invariato il tasso di riferimento al 4,35% martedì, in linea con le aspettative del mercato dopo alcuni segnali di raffreddamento dell’inflazione.

    La decisione è stata unanime. La RBA ha aumentato i tassi complessivamente di 75 punti base dall’inizio dell’anno.

    Le aspettative di una pausa si erano rafforzate dopo che l’inflazione dei prezzi al consumo australiana era risultata inferiore alle previsioni nel secondo trimestre, mentre i responsabili della politica monetaria hanno anche ridotto le stime sull’inflazione per la fine del 2026.

    La banca centrale ha tuttavia avvertito che sia l’inflazione complessiva sia quella core rimangono elevate e potrebbero mantenersi alte nel breve periodo.

    L’aumento dei prezzi dei carburanti legato al conflitto con l’Iran è stato indicato come un’importante fonte di pressione inflazionistica nel breve termine, lasciando aperta la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi.