Blog

  • Le Borse europee arretrano mentre crescono le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre crescono le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno chiuso in calo venerdì, con la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran che ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio e ridotto le speranze di una soluzione diplomatica nel breve termine.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco resta in vigore nonostante gli scontri proseguano nella regione del Golfo, mentre Washington continua ad attendere una risposta da Teheran alla proposta avanzata per porre fine al conflitto.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,8% a 611,69 punti alle 07:03 GMT. Anche i principali listini regionali hanno registrato ribassi, con il DAX tedesco in calo dello 0,9% e il FTSE 100 di Londra in flessione dello 0,5%.

    Il sentiment degli investitori in Europa continua a essere fortemente influenzato dagli sviluppi geopolitici, poiché la dipendenza energetica della regione alimenta i timori di pressioni inflazionistiche e di un rallentamento della crescita economica. I mercati stanno attualmente scontando almeno tre rialzi dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea nei prossimi 12 mesi.

    A pesare sul sentiment anche l’avvertimento di Trump secondo cui l’Unione Europea potrebbe affrontare dazi “much higher” se gli impegni commerciali non verranno rispettati entro il 4 luglio.

    Titoli sotto osservazione

    Tra i singoli titoli, la holding di British Airways IAG (LSE:IAG) ha ceduto il 5,2% dopo aver previsto un utile annuale inferiore alle attese precedenti, citando il forte aumento dei costi del carburante per aerei.

    La società spagnola di tecnologia per il turismo Amadeus ha invece guadagnato il 3,7% dopo aver riportato utili core trimestrali superiori alle aspettative del mercato e confermato la guidance.

  • Enel registra ricavi in calo ma conferma gli obiettivi per il 2026

    Enel registra ricavi in calo ma conferma gli obiettivi per il 2026

    Enel (BIT:ENEL) ha pubblicato risultati trimestrali contrastanti, con ricavi in diminuzione ma redditività in miglioramento. Il mercato ha reagito con cautela alla Borsa di Milano, dove il titolo ha aperto sostanzialmente invariato a 9,658 euro.

    Secondo i risultati diffusi ieri dopo la chiusura dei mercati, il gruppo energetico italiano ha registrato ricavi pari a 20,588 miliardi di euro nei primi tre mesi del 2026, in calo del 6,7% rispetto ai 22,074 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. La flessione è stata principalmente attribuita al mercato italiano, penalizzato da minori vendite di elettricità, prezzi medi più bassi applicati ai clienti finali e volumi inferiori scambiati sul mercato all’ingrosso.

    Nonostante il calo del fatturato, l’utile netto ordinario è salito a 1,941 miliardi di euro, in aumento di 73 milioni rispetto al primo trimestre del 2025, pari a una crescita del 3,9%. Il miglioramento è stato sostenuto dalla positiva performance operativa a livello di EBITDA, dal maggiore contributo delle Stewardships attive nelle energie rinnovabili in Grecia, Sudafrica e Australia, oltre che dalla riduzione del costo del debito, fattori parzialmente compensati da un incremento della pressione fiscale.

    L’utile ordinario per azione (EPS) è aumentato a 0,208 euro rispetto a 0,189 euro dello stesso periodo del 2025, segnando una crescita del 6,2%. L’utile netto di gruppo è invece sceso a 1,861 miliardi di euro dai 2,007 miliardi registrati nel primo trimestre dell’anno scorso.

    L’EBITDA ordinario è cresciuto a 6,003 miliardi di euro rispetto ai 5,797 miliardi del primo trimestre 2025, con un incremento del 3,6%.

    La società ha precisato che le solide performance registrate in Spagna e America Latina hanno più che compensato il calo dei margini in Italia.

    Investimenti e posizione debitoria

    Gli investimenti del gruppo hanno raggiunto 2,301 miliardi di euro nel trimestre, in aumento di 227 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a una crescita del 10,9%.

    L’indebitamento finanziario netto si è attestato a 57,830 miliardi di euro, rispetto ai 57,182 miliardi di fine 2025, con un incremento dell’1,1%.

    Enel ha spiegato che i flussi di cassa derivanti dalle attività operative e i proventi dell’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili hanno coperto il fabbisogno finanziario legato agli investimenti, al pagamento dei dividendi, ai buyback di azioni proprie effettuati da Enel ed Endesa e alle operazioni straordinarie. Secondo il gruppo, l’aumento del debito è stato principalmente determinato dall’andamento dei cambi valutari.

    Confermata la guidance per il 2026

    Enel ha ribadito gli obiettivi di crescita presentati durante il Capital Markets Day dello scorso febbraio.

    Il gruppo continua a prevedere per il 2026 un EBITDA ordinario compreso tra 23,1 e 23,6 miliardi di euro, mentre l’utile netto ordinario è atteso tra 7,1 e 7,3 miliardi di euro.

    Alla luce della “solid performance” registrata nel primo trimestre, il management ha inoltre confermato la guidance illustrata nel Piano Strategico 2026-2028. Enel prevede un utile ordinario per azione nel 2026 compreso tra 0,72 e 0,74 euro.

    Cresce la produzione elettrica nel primo trimestre

    Enel ha inoltre pubblicato i dati operativi relativi al primo trimestre del 2026 prima dell’approvazione dei risultati finanziari da parte del consiglio di amministrazione.

    La produzione consolidata di energia elettrica ha raggiunto 47.801 GWh nei primi tre mesi dell’anno, in crescita del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    L’incremento è stato sostenuto soprattutto dalla maggiore produzione convenzionale, salita del 17,1% a 9.235 GWh grazie al contributo delle centrali a ciclo combinato a gas (CCGT), aumentato del 28,5%. La produzione “emission-free” da fonti rinnovabili e nucleare è invece rimasta sostanzialmente stabile, registrando un lieve calo dello 0,6% a 38.566 GWh.

    Nel dettaglio, la produzione eolica è aumentata del 4,3% a 11.905 GWh, mentre quella idroelettrica è diminuita del 5,3% a 13.783 GWh e quella nucleare del 4,4% a 6.818 GWh.

    Solo in Italia, la produzione di energia elettrica è cresciuta del 13,9% a 8.571 GWh, sostenuta dall’aumento del 47% della produzione convenzionale, salita a 2.959 GWh, e dalla crescita dell’1,8% della produzione da fonti rinnovabili, arrivata a 5.612 GWh.

  • I futures statunitensi indicano un’apertura moderatamente positiva dopo il forte rally di due giorni: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures statunitensi indicano un’apertura moderatamente positiva dopo il forte rally di due giorni: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici azionari statunitensi trattano leggermente in rialzo giovedì mattina, suggerendo che Wall Street potrebbe registrare un avanzamento più contenuto dopo i forti guadagni messi a segno nelle due sessioni precedenti.

    Il sentiment degli investitori continua a beneficiare dell’ottimismo riguardo a una possibile soluzione diplomatica del conflitto in Medio Oriente, anche se i trader sembrano cauti nell’estendere ulteriormente il rally in modo troppo aggressivo.

    I mercati attendono ulteriori progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran

    Il recente rialzo ha già spinto sia il Nasdaq sia l’S&P 500 su nuovi massimi storici, inducendo alcuni investitori ad attendere prove più concrete di progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran prima di aumentare ulteriormente l’esposizione al rischio.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato mercoledì che gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto “colloqui positivi nelle ultime 24 ore” e ha espresso fiducia nella possibilità di raggiungere un accordo entro pochi giorni.

    Secondo un report di Axios, i funzionari statunitensi si aspettano che l’Iran risponda entro le prossime 24-48 ore a un memorandum d’intesa di una pagina volto a porre fine al conflitto.

    Axios ha inoltre riferito che, sebbene alcuni funzionari statunitensi restino scettici sulla possibilità di raggiungere un accordo definitivo, la Casa Bianca spera di ottenere una svolta diplomatica prima che Trump concluda il suo viaggio in Cina venerdì prossimo. Il report aggiunge che le operazioni militari potrebbero riprendere nel caso in cui i negoziati non portassero a un accordo entro quella data.

    Wall Street estende i guadagni e raggiunge nuovi massimi storici

    Le azioni hanno registrato un forte rally nel corso della seduta di mercoledì, ampliando i guadagni di martedì e portando sia il Nasdaq sia l’S&P 500 a nuovi massimi storici di chiusura.

    Il Nasdaq è salito di 512,82 punti, pari al 2%, chiudendo a 25.838,94. L’S&P 500 ha guadagnato 105,90 punti, pari all’1,5%, a 7.365,12, mentre il Dow Jones Industrial Average è avanzato di 612,34 punti, pari all’1,2%, terminando la seduta a 49.910,59.

    Il rally del mercato è stato alimentato in parte dall’ottimismo sul possibile allentamento delle tensioni in Medio Oriente dopo che Axios ha riferito che la Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo con l’Iran legato a un memorandum d’intesa di una pagina.

    Citando funzionari statunitensi e fonti vicine alla questione, il report afferma che l’intesa proposta includerebbe l’impegno dell’Iran a una moratoria sull’arricchimento nucleare, mentre entrambe le parti allenterebbero le restrizioni relative al transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Sebbene non sia stato ancora finalizzato alcun accordo ufficiale, le fonti hanno dichiarato ad Axios che i negoziati si trovano nel punto più vicino a un’intesa dall’inizio del conflitto.

    A sostenere ulteriormente il sentiment dei mercati, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sospenderanno temporaneamente gli sforzi per scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz in attesa dell’eventuale completamento e firma dell’accordo.

    AMD guida il rally tecnologico dopo risultati superiori alle attese

    Anche i titoli tecnologici hanno ricevuto sostegno da Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD), che è balzata del 18,6% dopo aver pubblicato risultati trimestrali superiori alle aspettative degli analisti sia sul fronte dei ricavi sia degli utili.

    Il produttore di chip ha inoltre fornito previsioni per il secondo trimestre superiori alle attese, alimentando il momentum del settore dei semiconduttori.

    I dati sull’occupazione negli Stati Uniti superano le attese

    Sul fronte macroeconomico, la società di elaborazione paghe ADP ha riportato che l’occupazione nel settore privato statunitense è cresciuta più del previsto nel mese di aprile.

    Secondo ADP, i posti di lavoro nel settore privato sono aumentati di 109.000 unità durante il mese, dopo una crescita rivista di 61.000 unità a marzo.

    Gli economisti prevedevano un aumento di 85.000 posti di lavoro dopo il dato precedentemente riportato di 62.000 unità per marzo.

    Rally per oro, compagnie aeree e semiconduttori

    I titoli legati all’oro hanno registrato alcuni dei maggiori rialzi della seduta grazie al forte incremento del prezzo del metallo prezioso. L’indice NYSE Arca Gold Bugs è balzato del 7,6%.

    Anche i titoli hardware hanno registrato forti acquisti, con il NYSE Arca Computer Hardware Index in rialzo del 7,2%.

    Le compagnie aeree hanno partecipato al rally generale, spingendo il NYSE Arca Airline Index in rialzo del 6,9%.

    Anche i comparti dei semiconduttori, dell’acciaio e delle biotecnologie hanno registrato solide performance durante la seduta.

    Al contrario, i titoli energetici hanno subito forti ribassi insieme al calo dei prezzi del petrolio greggio.

  • I titoli europei arretrano dopo il rally della sessione precedente: DAX, CAC, FTSE100

    I titoli europei arretrano dopo il rally della sessione precedente: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato un andamento negativo giovedì, dopo i forti rialzi della sessione precedente sostenuti dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale e dalle speranze di un allentamento del conflitto in Medio Oriente.

    Le perdite sono state in parte limitate dopo la pubblicazione di dati che hanno mostrato una crescita degli ordini industriali tedeschi superiore alle attese nel mese di marzo.

    Gli ordini industriali tedeschi superano le previsioni

    Secondo i dati diffusi da Destatis, gli ordini industriali in Germania sono aumentati del 5,0% a marzo dopo il rialzo rivisto dell’1,4% registrato a febbraio.

    Le aziende manifatturiere hanno accelerato gli acquisti di materie prime in vista di possibili interruzioni della catena di approvvigionamento e futuri aumenti dei prezzi.

    Il dato di marzo è risultato nettamente superiore alla previsione dell’1,0% e rappresenta la crescita mensile più forte degli ultimi tre mesi. Escludendo i grandi ordini, i nuovi ordini sono aumentati del 5,1% rispetto al mese precedente.

    I principali indici europei chiudono in calo

    L’indice FTSE 100 del Regno Unito ha perso lo 0,6%, mentre il DAX tedesco è sceso dello 0,1%.

    Il CAC 40 francese si è mantenuto vicino alla parità.

    I principali movimenti societari in Europa

    Le azioni di Coca-Cola HBC (LSE:CCH) sono scese del 3,3% dopo che l’imbottigliatore di bevande ha riportato una crescita organica dei ricavi del primo trimestre inferiore alle attese.

    Il retailer JD Sports Fashion (LSE:JD.) è salito del 5% dopo aver comunicato risultati annuali su vendite e utili sostanzialmente in linea con le previsioni del mercato.

    Shell (LSE:SHEL) ha perso il 2% dopo aver ridotto il proprio programma trimestrale di riacquisto di azioni da 3,5 miliardi di dollari a 3 miliardi di dollari.

    InterContinental Hotels (LSE:IHG) è avanzata del 2,8% grazie a ricavi del primo trimestre superiori alle aspettative.

    Il gruppo aerospaziale e della difesa BAE Systems (LSE:BAE) è sceso del 3,4% nonostante abbia confermato le proprie previsioni per il 2026 relative a vendite e utili per azione adjusted.

    Titoli tedeschi contrastati dopo risultati e aggiornamenti societari

    Henkel (TG:HEN3) ha guadagnato il 4,3% dopo che il produttore di beni di consumo e adesivi ha registrato una crescita delle vendite trimestrali superiore alle attese.

    Rheinmetall (TG:RHM) ha perso il 2,8% dopo aver annunciato la presentazione di un’offerta non vincolante per acquisire German Naval Yards Kiel.

    La società di tecnologia medica Siemens Healthineers (TG:SHL) è scesa del 4,7% dopo aver ridotto le previsioni di crescita dei ricavi per l’intero anno.

    La società globale di trasporti e logistica A.P. Møller – Mærsk (TG:DP4A) ha ceduto il 4,3% a causa del calo degli utili trimestrali provocato dalla diminuzione delle tariffe di trasporto.

    Anche i titoli francesi sotto pressione

    La utility francese Engie (EU:ENGI) ha perso il 2,2% dopo aver riportato risultati del primo trimestre inferiori rispetto all’anno precedente.

    Anche il conglomerato Bouygues (EU:EN) ha lasciato sul terreno il 2% dopo aver dichiarato di non avere intenzione di vendere asset per finanziare l’offerta congiunta in contanti da 20,35 miliardi di euro per l’operatore telecomunicazioni SFR.

  • Il petrolio recupera terreno mentre i mercati valutano l’incertezza sui negoziati di pace in Medio Oriente

    Il petrolio recupera terreno mentre i mercati valutano l’incertezza sui negoziati di pace in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio sono tornati a salire giovedì, recuperando parte delle pesanti perdite registrate nella sessione precedente, mentre i trader valutavano le possibilità di un accordo di pace in Medio Oriente.

    I futures sul Brent sono saliti di 54 centesimi, pari allo 0,5%, a 101,81 dollari al barile alle 06:15 GMT. Il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato 45 centesimi, anch’esso in rialzo dello 0,5%, a 95,53 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano perso oltre il 7% mercoledì, toccando i livelli più bassi delle ultime due settimane, a causa dell’ottimismo su una possibile conclusione del conflitto in Medio Oriente.

    I segnali contrastanti da Washington e Teheran limitano il ribasso

    I prezzi del petrolio hanno recuperato parte delle perdite dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che era “troppo presto” per avviare negoziati diretti faccia a faccia con Teheran. Allo stesso tempo, un alto parlamentare iraniano avrebbe descritto l’ultima proposta americana come più simile a una lista dei desideri che a un accordo realistico.

    “Sebbene i negoziati di pace probabilmente continueranno almeno fino al vertice tra Stati Uniti e Cina della prossima settimana, le prospettive oltre tale appuntamento restano incerte”, ha dichiarato Hiroyuki Kikukawa, chief strategist di Nissan Securities Investment, una divisione di Nissan Securities.

    Trump e il presidente cinese Xi Jinping dovrebbero incontrarsi la prossima settimana.

    “Lo scenario principale è che i prezzi del petrolio rimarranno elevati”, ha aggiunto Kikukawa.

    L’Iran esamina la proposta americana mentre i colloqui proseguono

    L’Iran ha dichiarato mercoledì di stare esaminando una proposta di pace degli Stati Uniti che, secondo alcune fonti, porrebbe formalmente fine al conflitto lasciando però irrisolte le principali richieste di Washington, tra cui la sospensione del programma nucleare iraniano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano, citato dall’agenzia ISNA, ha affermato che Teheran comunicherà la propria risposta nei tempi opportuni. Trump, dal canto suo, ha dichiarato di credere che l’Iran voglia raggiungere un accordo.

    Fonti coinvolte nella mediazione pakistana, insieme a un’altra persona informata sui negoziati, hanno riferito che le due parti sarebbero vicine a concordare un memorandum di una pagina destinato a sancire formalmente la fine del conflitto.

    Axios ha riferito che Washington si aspetta risposte dall’Iran su diversi punti chiave entro le prossime 48 ore, citando fonti secondo cui le parti non erano mai state così vicine a un accordo dall’inizio della guerra.

    Gli investitori restano divisi tra diplomazia e rischi per l’offerta

    “Da una prospettiva più ampia, i mercati petroliferi sono rimasti bloccati tra diplomazia e interruzioni dell’offerta per oltre due mesi, con le emozioni degli investitori manipolate quasi quotidianamente dai titoli dei giornali”, ha dichiarato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

    “Se un accordo formale dovesse concretizzarsi, i prezzi del petrolio potrebbero subire un forte crollo poiché il premio geopolitico verrebbe rapidamente eliminato dal mercato. Tuttavia, qualsiasi nuovo segnale di attacchi alle infrastrutture petrolifere o di escalation in Medio Oriente potrebbe facilmente provocare un’altra impennata parabolica dei prezzi del greggio.”

    Le preoccupazioni sull’offerta persistono nonostante le speranze di pace

    Anche nel caso in cui venga raggiunto un accordo di pace, si prevede che le forniture globali di petrolio rimarranno limitate nel breve termine, poiché saranno necessarie diverse settimane affinché le spedizioni dal Golfo tornino pienamente operative e raggiungano le raffinerie di tutto il mondo.

    Di conseguenza, le compagnie petrolifere probabilmente continueranno ad attingere alle scorte di stoccaggio per soddisfare la forte domanda estiva.

    I dati pubblicati mercoledì dalla U.S. Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte statunitensi di petrolio greggio e carburanti sono diminuite nuovamente la scorsa settimana, mentre i Paesi continuano a cercare di compensare le interruzioni dell’offerta legate alla crisi iraniana.

    Le scorte di greggio sono diminuite di 2,3 milioni di barili, attestandosi a 457,2 milioni di barili nella settimana, rispetto alle aspettative degli analisti intervistati da Reuters che prevedevano un calo di 3,3 milioni di barili.

  • L’oro estende il rialzo per la terza sessione consecutiva grazie alle speranze di un accordo con l’Iran e alla debolezza del dollaro

    L’oro estende il rialzo per la terza sessione consecutiva grazie alle speranze di un accordo con l’Iran e alla debolezza del dollaro

    I prezzi dell’oro sono saliti per la terza seduta consecutiva giovedì, sostenuti dalle crescenti aspettative di un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, mentre il calo del dollaro statunitense ha ulteriormente favorito la domanda per il metallo prezioso.

    L’oro spot è salito dell’1% a 4.736,61 dollari l’oncia alle 02:55 ET (06:55 GMT). I futures sull’oro statunitense con scadenza giugno sono avanzati dell’1,1% a 4.746,86 dollari.

    Il metallo prezioso aveva già registrato un rialzo superiore al 3% mercoledì, segnando il maggiore guadagno giornaliero dalla fine di marzo, dopo il forte calo dei prezzi del petrolio dovuto alle speranze di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente.

    Il calo del petrolio e i progressi diplomatici sostengono il metallo prezioso

    Il sentiment degli investitori è migliorato dopo che Axios ha riferito che la Casa Bianca sarebbe vicina a raggiungere un accordo con l’Iran su un memorandum d’intesa finalizzato a porre fine al conflitto.

    L’Iran ha dichiarato di stare esaminando la proposta, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha affermato di ritenere che Teheran sia interessata a un accordo.

    I prezzi del petrolio erano crollati di oltre il 7% mercoledì in seguito alle notizie di progressi nei negoziati, anche se il mercato del greggio si è stabilizzato giovedì mentre gli investitori attendono ulteriori sviluppi sui colloqui.

    La prospettiva di prezzi energetici più bassi ha contribuito ad attenuare i timori di uno shock inflazionistico prolungato, spingendo al ribasso i rendimenti dei Treasury statunitensi e il dollaro, e aumentando allo stesso tempo la domanda per asset privi di rendimento come l’oro.

    “Il potenziale allentamento dei prezzi energetici offre alla Fed maggiore margine per tagliare i tassi, il che è positivo per l’oro”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    I mercati attendono i dati sull’occupazione negli Stati Uniti

    L’indice del dollaro statunitense ha perso lo 0,1% durante le contrattazioni asiatiche dopo essere sceso dello 0,4% nella notte, avvicinandosi ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto.

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta al report sui non-farm payrolls statunitensi in uscita venerdì, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulle future decisioni della Federal Reserve in materia di tassi di interesse, dopo che recenti commenti di funzionari Fed hanno evidenziato il rischio che il conflitto in Medio Oriente possa alimentare l’inflazione e interrompere le catene di approvvigionamento.

    In rialzo anche argento e platino

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito dell’1,9% a 78,79 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato lo 0,4% a 2.072,55 dollari l’oncia.

    Nel frattempo, i futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono rimasti sostanzialmente invariati a 13.391,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense hanno mostrato variazioni limitate a 6,20 dollari per libbra.

  • I futures USA salgono mentre gli investitori seguono i progressi verso un accordo con l’Iran e la volatilità del petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures USA salgono mentre gli investitori seguono i progressi verso un accordo con l’Iran e la volatilità del petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari statunitensi hanno registrato lievi rialzi giovedì, mentre i mercati continuavano a reagire positivamente ai segnali secondo cui i negoziati per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbero avanzare. Nel frattempo, i prezzi del petrolio oscillavano intorno ai 100 dollari al barile, in calo rispetto ai recenti massimi ma ancora nettamente superiori ai livelli precedenti allo scoppio della guerra.

    I futures indicano ulteriori rialzi a Wall Street

    Alle 03:39 ET, i futures sul Dow Jones Industrial Average erano in rialzo di 113 punti, pari allo 0,2%. I futures sull’S&P 500 guadagnavano 15 punti, o lo 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 77 punti, pari allo 0,3%.

    Il movimento seguiva un’altra seduta record per le azioni statunitensi mercoledì, sostenuta dalle notizie secondo cui Washington e Teheran si starebbero avvicinando a un accordo capace di porre fine al conflitto in corso da oltre due mesi.

    Anche i titoli tecnologici hanno sostenuto il sentiment di mercato grazie ai solidi risultati e alle guidance positive di importanti società legate ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale. Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) ha sostenuto il comparto dei chipmaker dopo aver indicato che la domanda legata all’intelligenza artificiale rimane robusta. Le azioni del produttore di server AI Super Micro Computer (NASDAQ:SMCI) sono balzate di oltre il 24% dopo una guidance sui ricavi trimestrali superiore alle attese.

    “[L]e azioni sono esplose al rialzo grazie all’ottimismo sull’Iran, a un’altra tornata di utili solidi e a nuovi elementi a favore dei sostenitori dell’intelligenza artificiale”, hanno dichiarato gli analisti di Vital Knowledge.

    Le notizie indicano che nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran potrebbero iniziare presto

    Secondo il Wall Street Journal, funzionari statunitensi e iraniani starebbero lavorando tramite mediatori a un quadro di accordo di una pagina finalizzato alla ripresa dei negoziati su un’intesa di pace duratura. I colloqui dovrebbero iniziare la prossima settimana in Pakistan.

    Il quotidiano ha riferito che un processo diplomatico della durata di circa un mese cercherebbe successivamente di risolvere le controversie legate al programma nucleare iraniano e all’eventuale alleggerimento delle sanzioni, anche se permangono profonde divergenze su temi come l’arricchimento dell’uranio e le ispezioni internazionali.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato mercoledì pomeriggio che gli Stati Uniti avevano di fatto “vinto” il conflitto e ha definito i recenti colloqui con Teheran “molto positivi” nelle ultime 24 ore.

    In precedenza, Trump aveva scritto sui social media che l’operazione militare statunitense contro l’Iran, lanciata congiuntamente a Israele alla fine di febbraio, terminerebbe se Teheran “accetterà di dare ciò che è stato concordato”. Ha inoltre avvertito che le operazioni militari potrebbero riprendere in caso di fallimento dei negoziati.

    I funzionari iraniani hanno invece fornito segnali contrastanti. Il ministro degli Esteri del Paese ha dichiarato che Teheran stava esaminando l’ultima proposta statunitense e avrebbe comunicato la propria posizione tramite il Pakistan, che ha spesso svolto il ruolo di intermediario tra le due parti. Tuttavia, altri media hanno citato un funzionario iraniano secondo cui la proposta americana sarebbe poco più di una “lista dei desideri” degli Stati Uniti.

    CNN ha riferito che l’Iran dovrebbe fornire la propria risposta formale ai mediatori entro giovedì.

    Il petrolio resta elevato nonostante il recente calo

    I mercati petroliferi sono rimasti volatili mentre i trader cercavano di valutare se il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz potrà riprendere dopo settimane di interruzioni.

    I futures sul Brent erano in calo del 2% a 99,23 dollari al barile.

    I prezzi dell’energia sono aumentati bruscamente dall’inizio del conflitto, soprattutto a causa della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio. Sebbene i prezzi del greggio siano recentemente diminuiti, restano ancora ben superiori ai livelli precedenti alla guerra.

    L’aumento dei costi energetici ha spinto i prezzi della benzina negli Stati Uniti oltre i 4,50 dollari al gallone, livelli che non si vedevano dal picco della crisi energetica legata alla pandemia nel 2022.

    Trump ha dichiarato di essersi aspettato un rialzo ancora più forte dei prezzi del petrolio, dicendo ai giornalisti che pensava che il greggio potesse arrivare a “200, 250 dollari”.

    Ha aggiunto che, anche a quei livelli, la guerra con l’Iran sarebbe “valsa la pena”.

    Stati Uniti e Cina valutano colloqui sull’intelligenza artificiale

    Il Wall Street Journal ha inoltre riferito che Washington e Pechino starebbero valutando l’avvio di discussioni formali sull’intelligenza artificiale.

    La questione potrebbe essere inclusa nell’agenda di un vertice previsto la prossima settimana a Pechino tra il presidente Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    Secondo il quotidiano, le discussioni si concentrerebbero probabilmente sui rischi associati ai sistemi avanzati di IA, inclusi comportamenti imprevedibili dei modelli, tecnologie militari autonome e attacchi guidati dall’intelligenza artificiale da parte di attori non statali.

    Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent dovrebbe guidare la delegazione americana in eventuali colloqui, anche se la Cina non ha ancora nominato il proprio rappresentante.

    Shell supera le attese sugli utili nonostante il taglio dei buyback

    Shell (NYSE:SHEL) ha riportato utili adjusted per il primo trimestre 2026 pari a 6,92 miliardi di dollari, superiori alle attese degli analisti fissate a 6,36 miliardi di dollari e in aumento rispetto ai 5,58 miliardi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

    Il gruppo energetico ha spiegato che l’incremento degli utili è stato sostenuto da una migliore performance nelle attività di trading e ottimizzazione nelle divisioni Downstream e Renewables, da prezzi realizzati più elevati, margini di raffinazione migliori e minori costi operativi.

    Shell ha inoltre ridotto il proprio programma trimestrale di riacquisto di azioni a 3 miliardi di dollari, rispetto ai 3,5 miliardi del trimestre precedente.

    L’EBITDA adjusted è salito a 17,7 miliardi di dollari rispetto ai 15,3 miliardi di un anno prima. Il cash flow operativo si è attestato a 6,1 miliardi di dollari, penalizzato da un deflusso di capitale circolante pari a 11,2 miliardi di dollari legato alle variazioni dei prezzi delle materie prime su scorte e crediti.

  • Poste Italiane (PST) alza la guidance per il 2026 dopo risultati trimestrali superiori alle attese

    Poste Italiane (PST) alza la guidance per il 2026 dopo risultati trimestrali superiori alle attese

    Poste Italiane (BIT:PST) ha migliorato le proprie previsioni per il 2026 dopo aver pubblicato risultati del primo trimestre superiori alle aspettative del mercato.

    Il gruppo ha inoltre confermato che l’offerta pubblica per Telecom Italia sta procedendo secondo i piani e ha annunciato che presenterà un nuovo piano strategico il 24 luglio.

    Utile operativo del primo trimestre oltre le stime

    Nei tre mesi conclusi il 31 marzo, l’EBIT adjusted, al netto delle componenti straordinarie, si è attestato a 905 milioni di euro.

    Il risultato rappresenta una crescita del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ed è superiore al consenso degli analisti fornito dalla società, pari a 861 milioni di euro.

    Rivista al rialzo la guidance annuale

    Dopo la performance migliore delle attese nel primo trimestre, Poste Italiane prevede ora un EBIT adjusted per l’intero esercizio pari a 3,4 miliardi di euro, rispetto alla precedente stima di 3,3 miliardi di euro.

  • Le Borse europee avanzano leggermente grazie alle speranze di nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano leggermente grazie alle speranze di nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato movimenti moderatamente positivi giovedì, mentre gli investitori valutavano le notizie secondo cui Stati Uniti e Iran starebbero lavorando alla ripresa dei negoziati per porre fine al conflitto in corso.

    Alle 07:10 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 guadagnava lo 0,1%, mentre il DAX tedesco saliva dello 0,1% e il CAC 40 francese avanzava dello 0,4%. In controtendenza il FTSE 100 britannico, in calo dello 0,3%.

    Crescono le aspettative per una ripresa del dialogo diplomatico

    Secondo diverse indiscrezioni, Washington e Teheran starebbero collaborando con mediatori internazionali su una bozza di accordo di una pagina finalizzata alla riapertura dei negoziati per una pace duratura. Il Wall Street Journal ha riferito che i colloqui potrebbero iniziare la prossima settimana in Pakistan.

    Il quotidiano ha aggiunto che un processo negoziale della durata di circa un mese dovrebbe affrontare le controversie legate al programma nucleare iraniano e all’eventuale alleggerimento delle sanzioni, anche se restano divergenze significative su temi come l’arricchimento dell’uranio e le ispezioni internazionali.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’operazione militare statunitense contro l’Iran, avviata congiuntamente a Israele alla fine di febbraio, potrebbe concludersi se Teheran “agrees to give what has been agreed to.”

    Il petrolio scende sulle speranze di de-escalation

    I mercati azionari statunitensi hanno chiuso in forte rialzo mercoledì grazie alle crescenti aspettative di una possibile conclusione del conflitto.

    Anche i prezzi del petrolio sono diminuiti sensibilmente, sostenuti dalla prospettiva di una riapertura del traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz. Il passaggio marittimo, situato lungo la costa meridionale iraniana, è cruciale per circa un quinto del commercio mondiale di greggio ed è stato fortemente compromesso durante il conflitto.

    I futures sul Brent, riferimento globale per il petrolio, erano in calo del 3,7% a 97,92 dollari al barile giovedì.

    Le trimestrali societarie influenzano il sentiment

    Anche i risultati societari pubblicati in Europa hanno continuato a influenzare il sentiment degli investitori.

    Le azioni di Shell (LSE:SHEL) hanno registrato una flessione dopo che il gruppo energetico ha pubblicato utili trimestrali superiori alle attese ma ha annunciato una riduzione del programma di riacquisto di azioni proprie.

    Nel frattempo, il produttore di semiconduttori Arm Holdings (NASDAQ:ARM) ha diffuso una guidance sui ricavi del primo trimestre superiore alle stime degli analisti, confermando che la forte domanda di chip legata all’intelligenza artificiale continua a sostenere il settore.

    I titoli europei dei semiconduttori hanno registrato rialzi in seguito all’annuncio.

  • BPER Banca (BPE) registra risultati solidi nel primo trimestre nonostante una perdita da trading

    BPER Banca (BPE) registra risultati solidi nel primo trimestre nonostante una perdita da trading

    BPER Banca (BIT:BPE) ha pubblicato giovedì i risultati del primo trimestre 2026, evidenziando un andamento operativo di base solido nonostante un utile ante accantonamenti leggermente inferiore alle attese del mercato a causa di una perdita da trading.

    La banca italiana ha spiegato che il risultato ante accantonamenti è stato inferiore di circa l’1% rispetto al consenso principalmente per una perdita mark-to-market legata ai total return swap. L’istituto prevede che tale perdita venga recuperata nel mese di aprile grazie al successivo rimbalzo dei mercati.

    Margine di interesse stabile

    Il margine di interesse netto ha rispettato le aspettative degli analisti, registrando un calo del 2% rispetto al trimestre precedente.

    Il portafoglio prestiti è rimasto sostanzialmente stabile, mentre gli spread commerciali sono saliti al 3,3% nel primo trimestre rispetto al 3,2% registrato nel quarto trimestre del 2025.

    Le commissioni beneficiano del wealth management e della bancassurance

    Le commissioni nette hanno superato del 2% il consenso degli analisti, pur registrando un calo del 2% rispetto al trimestre precedente.

    La crescita è stata sostenuta interamente dalle attività legate ai mercati, con le commissioni del wealth management in aumento dell’8% su base annua e quelle della bancassurance in crescita del 30% rispetto a una base di confronto particolarmente bassa.

    Costi sotto controllo e minore costo del rischio

    Le spese operative sono risultate inferiori del 3% rispetto alle attese del mercato.

    BPER ha contabilizzato 25 milioni di euro di costi di ristrutturazione nel trimestre, mentre restano ancora da registrare circa 75 milioni di euro relativi all’acquisizione di BPSO, su un totale previsto di 400 milioni di euro.

    Il costo del rischio è sceso a 26 punti base nel primo trimestre rispetto ai 28 punti base del trimestre precedente, risultando inferiore anche alla stima di consenso di 31 punti base.

    Leggero aumento dei crediti deteriorati

    Il rapporto lordo di esposizioni deteriorate è salito al 2,2% dal 2,1% di dicembre, mentre il rapporto netto è aumentato all’1,1% dall’1,0%.

    Il livello di copertura è rimasto stabile al 52,8%, mentre gli overlay sono aumentati a 180 milioni di euro dai 140 milioni registrati a dicembre.

    Rafforzata la posizione patrimoniale

    Il coefficiente Common Equity Tier 1 della banca è salito al 14,9%, rispetto al 14,8% di fine 2025, in linea con le aspettative del mercato.

    Confermata la guidance per il 2026

    Per l’intero esercizio 2026, BPER Banca prevede un margine di interesse stabile o in crescita di pochi punti percentuali, mentre le commissioni dovrebbero aumentare a un ritmo mid-single digit.

    La banca punta inoltre a un rapporto costi/ricavi del 45% e a un costo del rischio inferiore a 40 punti base.

    BPER prevede infine che il proprio CET1 ratio raggiunga circa il 14,5%, includendo l’impatto di un programma di buyback da 750 milioni di euro, equivalente a circa 90 punti base di capitale.