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  • Sei Paesi UE chiedono colloqui a settembre su una tassa sugli extraprofitti petroliferi

    Sei Paesi UE chiedono colloqui a settembre su una tassa sugli extraprofitti petroliferi

    Sei Paesi dell’Unione Europea chiedono di avviare a settembre una discussione sulla creazione di un meccanismo comune per tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere generati dall’impennata dei prezzi dell’energia dopo il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz.

    I ministri delle Finanze di Germania, Spagna, Portogallo, Italia, Polonia e Austria hanno scritto all’Irlanda, che detiene attualmente la presidenza di turno dell’UE, chiedendo di inserire la proposta nell’agenda della prossima riunione dei ministri delle Finanze europei, prevista a Dublino il 18 e 19 settembre.

    I ministri indicano un grave shock dell’offerta energetica

    I sei governi ritengono che il forte aumento dei prezzi dell’energia stia aggravando le pressioni sul costo della vita in Europa e richieda una risposta coordinata a livello comunitario.

    “Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni e in tutto il mondo cresce il malcontento per l’aumento del costo della vita”, hanno scritto i ministri delle Finanze nella lettera visionata da Reuters.

    Secondo i ministri, le misure adottate finora dai singoli governi non sono riuscite a fornire una soluzione duratura all’aumento dei costi energetici.

    “Le misure governative adottate finora non sono state sufficienti a ridurre o stabilizzare in modo permanente i prezzi per le imprese e i cittadini. Per questo abbiamo bisogno di un approccio comune, che garantisca che coloro che stanno traendo profitto dalla crisi facciano la loro parte per alleggerire il peso sulla popolazione”, hanno affermato.

    Forte aumento dei prezzi del petrolio e dei carburanti raffinati

    I prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 25% rispetto ai livelli registrati quando la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è iniziata il 28 febbraio.

    L’impatto è stato ancora più marcato per alcuni prodotti petroliferi raffinati. I prezzi del diesel in Europa sono aumentati di oltre il 70% dall’inizio del conflitto, mentre quelli della benzina sono saliti di circa il 20%.

    Le interruzioni delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz hanno intensificato le preoccupazioni per l’impatto economico su famiglie e imprese, mentre alcune società del settore petrolifero potrebbero beneficiare di profitti sensibilmente più elevati.

    I Paesi chiedono un quadro UE per tassare gli extraprofitti

    I sei ministri delle Finanze vogliono che l’UE valuti un quadro comune per tassare i profitti straordinari, facendo tesoro dell’esperienza delle misure adottate durante la crisi energetica del 2022.

    “A tal fine, dobbiamo affrontare la questione degli elevati prezzi dell’energia discutendo un quadro a livello dell’UE per tassare gli extraprofitti, tenendo conto delle lezioni apprese nel 2022, questa volta con un’analisi più specifica di come gli utili esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato”, si legge nella lettera.

    La proposta andrebbe quindi oltre l’esame dei soli profitti generati nei singoli mercati nazionali, con i ministri intenzionati a valutare un approccio più mirato per includere anche gli utili esteri delle multinazionali petrolifere.

    Sotto esame anche i margini delle raffinerie

    I sei Paesi chiedono inoltre che vengano pubblicati il prima possibile i risultati dell’indagine europea sui margini di raffinazione.

    I ministri vogliono chiarire se le raffinerie abbiano beneficiato in misura sproporzionata del recente aumento dei prezzi dell’energia e se gli attuali margini siano giustificati dalle condizioni del mercato.

    La questione dovrebbe ora inserirsi nel più ampio dibattito europeo sulle modalità con cui i governi possono affrontare le conseguenze economiche dello shock energetico e sulla quota dei costi che dovrebbe essere sostenuta dalle società che stanno beneficiando dell’aumento dei prezzi.

  • Cellnex e INWIT salgono dopo l’upgrade di Barclays a Overweight

    Cellnex e INWIT salgono dopo l’upgrade di Barclays a Overweight

    Le azioni Cellnex Telecom (TG:472) e INWIT (BIT:INW) sono salite di oltre l’1% lunedì dopo che Barclays ha promosso entrambi gli operatori europei di torri per telecomunicazioni a Overweight, sostenendo che i timori relativi ai prossimi rinnovi contrattuali siano già stati incorporati nelle valutazioni in misura eccessiva.

    Barclays ha fissato un prezzo obiettivo di 38 euro per Cellnex e di 8,60 euro per INWIT, individuando un potenziale di recupero dopo un periodo caratterizzato da investimenti più deboli nelle telecomunicazioni, timori legati al consolidamento del settore e incertezza sui principali accordi con i clienti.

    Barclays considera eccessivi i timori sui rinnovi contrattuali

    Gli analisti guidati da Maurice Patrick hanno affermato che i due titoli hanno affrontato “una tempesta perfetta di debole capex mobile, fusioni e acquisizioni nel settore telecom dell’UE, incertezze sui rinnovi contrattuali e tassi più elevati.”

    Secondo Barclays, le valutazioni attuali incorporano di fatto riduzioni superiori al 25% nei rinnovi contrattuali, uno scenario che gli analisti considerano “decisamente troppo elevato.”

    Negli ultimi 18 mesi, Cellnex ha registrato un rendimento totale per gli azionisti del -12%, mentre INWIT ha ottenuto il 28%. Il confronto è con un rendimento del 32% per il settore telecom più ampio e performance comprese tra lo 0% e il -10% per gli operatori di torri statunitensi.

    Barclays attribuisce la relativa debolezza a una densificazione delle reti 5G più lenta del previsto, alla possibilità di ulteriore consolidamento tra gli operatori telecom europei e all’incertezza sui rinnovi dei contratti. Tra le preoccupazioni figurano anche le minacce di alcuni clienti principali di cancellare o abbandonare accordi relativi a Vantage Towers in Spagna e INWIT in Italia.

    Le valutazioni incorporano rischi significativi

    Cellnex tratta attualmente a circa 13,7 volte l’EV/EBITDAaL stimato per il 2027, mentre INWIT si attesta intorno a 11,6 volte. Entrambe offrono rendimenti headline del recurring levered free cash flow vicini all’11%.

    Per Cellnex, Barclays ha analizzato il possibile impatto del consolidamento tra gli operatori telecom europei, stimando una riduzione dell’EBITDAaL nello scenario “peggiore” di circa 100 milioni di euro in Francia e altri 100 milioni in Italia.

    L’impatto combinato di 200 milioni di euro avrebbe un valore attuale netto stimato di circa 1,5 miliardi di euro. Secondo Barclays, ciò corrisponde a circa il 6% dell’EBITDAaL previsto di Cellnex, al 7% del recurring free cash flow e al 9% del free cash flow prima degli investimenti nella costruzione di nuove torri.

    Diversi catalizzatori potrebbero migliorare il sentiment

    Barclays ha individuato diversi sviluppi che potrebbero contribuire a ridurre l’incertezza che pesa sul settore.

    Tra questi figurano la possibile risoluzione delle controversie contrattuali in Spagna e Italia e iniziative regolamentari in Francia e Italia che potrebbero prevedere estensioni delle licenze dello spettro in cambio di maggiori investimenti da parte degli operatori telecom.

    La banca vede inoltre la possibilità di una “guerra sulla qualità e sugli investimenti” tra gli operatori mobili del Regno Unito dopo la fusione Vodafone-Three, uno scenario che potrebbe stimolare ulteriori investimenti nelle reti e sostenere la domanda di infrastrutture per telecomunicazioni.

    Cellnex potrebbe aumentare i ritorni agli azionisti

    Barclays ritiene inoltre che Cellnex abbia la possibilità di accelerare la distribuzione di capitale agli investitori con l’evoluzione della propria posizione finanziaria.

    Gli analisti stimano che Cellnex potrebbe potenzialmente restituire 2 miliardi di euro all’anno attraverso dividendi e riacquisti di azioni proprie tra il 2027 e il 2030. Complessivamente, questa cifra rappresenterebbe oltre il 40% dell’attuale capitalizzazione di mercato della società.

    Un aumento delle distribuzioni potrebbe costituire un ulteriore catalizzatore qualora le preoccupazioni operative diminuissero e la generazione di cassa evolvesse secondo le attese.

    Anche INWIT incorpora forti riduzioni contrattuali

    Per INWIT, Barclays ha osservato che un rendimento del recurring levered free cash flow di circa il 10% implica che il mercato stia effettivamente scontando una riduzione superiore al 20% del principale master services agreement della società.

    Anche in questo caso gli analisti considerano eccessiva la riduzione implicita, sostenendo la decisione di promuovere INWIT a Overweight.

    Permangono tuttavia rischi per entrambe le società, in particolare qualora le attuali incertezze contrattuali persistano o le rinegoziazioni producano condizioni significativamente peggiori rispetto alle aspettative di Barclays.

  • Petrolio più debole e sostegno fiscale possono prolungare il rally delle Borse europee?

    Petrolio più debole e sostegno fiscale possono prolungare il rally delle Borse europee?

    Le azioni europee hanno sovraperformato i principali mercati globali negli ultimi mesi e gli strateghi di Citi ritengono che la regione possa diventare sempre più interessante come componente di lungo periodo dei portafogli globali. La banca mantiene tuttavia per il momento una posizione Neutral sulle azioni europee.

    L’Euro Stoxx 50 ha guadagnato l’8% negli ultimi tre mesi, rispetto al rialzo del 5% dell’S&P 500, con le società europee a grande capitalizzazione in prima linea nel rally. All’interno dell’MSCI Europe, i settori ciclici hanno generalmente sovraperformato quelli difensivi, mentre Finanza, Sanità, IT e Industriali hanno registrato performance positive.

    Citi individua tre fattori principali che potrebbero sostenere ulteriormente il mercato: un contesto macroeconomico e degli utili resiliente e in miglioramento, il continuo sostegno della politica fiscale e il crescente potenziale dell’Europa come strumento di diversificazione rispetto alla volatilità legata all’intelligenza artificiale.

    Migliorano economia e aspettative sugli utili

    Gli indicatori europei delle sorprese economiche sono “migliorati significativamente” negli ultimi mesi, dopo aver ripetutamente deluso le aspettative dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, secondo gli strateghi guidati da Beata Manthey.

    Il miglioramento riguarda anche le prospettive degli utili societari. L’indice Citi delle revisioni degli utili europei è salito, andando contro la consueta tendenza stagionale che tende a mostrare un deterioramento prima della stagione delle trimestrali.

    Gli strateghi hanno osservato che “le revisioni sono state insolitamente diffuse, con una larga maggioranza dei sottosettori europei che ha registrato revisioni al rialzo dell’EPS netto.”

    La combinazione tra dati economici più favorevoli e revisioni degli utili positive e diffuse crea quindi un contesto fondamentale più favorevole per le azioni europee.

    La politica fiscale diventa un motore di crescita

    Anche la politica fiscale sta assumendo un ruolo più favorevole per l’economia dell’eurozona dopo aver frenato la crescita lo scorso anno.

    Gli economisti di Citi stimano che la spesa pubblica e le misure fiscali potrebbero aggiungere circa 30 punti base alla crescita del PIL dell’eurozona nel 2026, dopo aver fornito un contributo negativo nel 2025.

    La Germania dovrebbe svolgere un ruolo particolarmente importante. Il deficit di bilancio è previsto in aumento da circa il 2,7% del PIL nel 2025 a circa il 4,0% quest’anno, riflettendo una politica fiscale più espansiva.

    A livello europeo, anche la proposta dell’UE per un bilancio di lungo periodo da 2.000 miliardi di dollari distribuito su sette anni si sta avvicinando alle fasi finali, offrendo potenzialmente un’ulteriore fonte di investimenti e sostegno economico.

    L’Europa può diventare un diversificatore rispetto all’IA

    La minore esposizione dell’Europa al settore tecnologico rispetto ad altri grandi mercati azionari potrebbe trasformarsi in un vantaggio nei periodi di incertezza sull’intelligenza artificiale.

    Secondo Citi, la regione ha mostrato la tendenza a “sovraperformare quando il sentiment sull’IA vacilla”, indicando che le azioni europee possono offrire diversificazione quando diminuisce l’entusiasmo per i titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale.

    Di conseguenza, gli strateghi ritengono che “l’Europa potrebbe svolgere un ruolo sempre più importante come diversificatore rispetto all’IA nei portafogli globali.”

    Questa caratteristica potrebbe diventare più importante man mano che i titoli legati all’intelligenza artificiale rappresentano una quota crescente delle valutazioni e delle performance dei principali indici azionari mondiali.

    Citi vede un potenziale rialzo di circa l’8% entro metà 2027

    Citi prevede un potenziale rialzo di circa l’8% per le azioni europee entro la metà del 2027, pur mantenendo una valutazione Neutral sulla regione all’interno della propria asset allocation globale.

    I rischi geopolitici restano un importante elemento di cautela. In particolare, nuovi aumenti del prezzo del petrolio e dei tassi di interesse potrebbero frenare la crescita economica e gli utili societari, anche se il posizionamento degli investitori verso l’Europa è diventato più costruttivo.

    Un calo dei prezzi del petrolio rappresenterebbe quindi un ulteriore fattore positivo, contribuendo ad attenuare le pressioni inflazionistiche e a ridurre i costi per le economie europee importatrici di energia.

    Citi individua opportunità tra i titoli europei

    All’interno della regione, Citi seleziona società caratterizzate da momentum positivo dell’EPS, valutazioni relative interessanti, punteggi di concentrazione netta negativi e rating Buy o Neutral assegnati dai propri analisti.

    Tra i titoli che soddisfano questi criteri figurano Adyen (EU:ADYEN), LVMH (EU:MC), Novo Nordisk (TG:NOV), Diageo (LSE:DGE) e London Stock Exchange Group (LSE:LSEG), oltre ad altre società.

    Il miglioramento delle aspettative sugli utili, il maggiore sostegno fiscale e la capacità di offrire diversificazione rispetto agli indici globali fortemente esposti all’IA potrebbero rafforzare il caso d’investimento di lungo periodo per l’Europa, anche se Citi mantiene per ora una posizione tattica Neutral.

  • Borse europee vicine ai minimi di tre settimane in attesa delle sanzioni contro l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee vicine ai minimi di tre settimane in attesa delle sanzioni contro l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee sono rimaste sostanzialmente invariate lunedì, mantenendosi in prossimità dei minimi delle ultime tre settimane mentre l’escalation delle tensioni economiche tra Stati Uniti e Iran ha mantenuto gli investitori prudenti. Un moderato calo dei prezzi del petrolio ha offerto un certo sollievo, ma la propensione al rischio è rimasta contenuta.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha perso lo 0,1% nelle prime contrattazioni, restando sui livelli osservati l’ultima volta all’inizio di agosto.

    Il DAX tedesco, il CAC 40 francese e il FTSE 100 di Londra sono rimasti sostanzialmente invariati mentre gli investitori attendevano ulteriori dettagli sulle misure previste da Washington contro Teheran.

    Gli Stati Uniti minacciano l’Iran con la “più grande offensiva finanziaria”

    Gli sviluppi geopolitici nel Golfo Persico sono rimasti al centro dell’attenzione dopo che Washington ha intensificato la pressione economica sull’Iran durante il fine settimana.

    Gli Stati Uniti hanno minacciato Teheran con quella che hanno definito “la più grande offensiva finanziaria mai organizzata”, con l’annuncio di ampie sanzioni previsto per lunedì. Le misure mirano a colpire i Paesi stranieri e i partner commerciali che continuano a fornire sostegno economico all’Iran.

    I funzionari iraniani hanno risposto minacciando di bloccare tutte le esportazioni di energia provenienti dal Golfo Persico qualora Washington continui la propria campagna economica.

    I mercati attendevano una conferenza stampa del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, prevista per lunedì alle 13:00 EDT, durante la quale sono attesi ulteriori dettagli sulle sanzioni.

    I futures sul Brent sono scesi di circa l’1,5% lunedì, portandosi intorno a 91,80 dollari al barile e offrendo una breve tregua dopo il rialzo del 5% registrato la scorsa settimana.

    Le persistenti difficoltà alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz continuano tuttavia a limitare i flussi marittimi di greggio e GNL. Le restrizioni mantengono un premio per il rischio sull’offerta nei mercati energetici e alimentano le preoccupazioni sull’inflazione globale.

    I risultati di Nvidia mettono sotto esame gli investimenti nell’IA

    Nvidia (NASDAQ:NVDA) pubblicherà i risultati del secondo trimestre dopo la chiusura dei mercati statunitensi, offrendo un importante banco di prova per i titoli tecnologici globali e per l’entusiasmo degli investitori nei confronti dell’intelligenza artificiale.

    L’attenzione sarà concentrata sulla capacità dei continui investimenti nell’IA di sostenere le elevate valutazioni delle maggiori società tecnologiche mondiali.

    Gli hyperscaler dell’IA stanno ricorrendo sempre più ai mercati del credito, emettendo ingenti quantità di debito per finanziare l’espansione dei data center. Eventuali segnali di rallentamento della crescita dei ricavi o indicazioni inferiori alle attese da parte di Nvidia potrebbero quindi pesare sui titoli tecnologici, comprese le Borse europee esposte al settore.

    Il discorso di Jackson Hole potrebbe influenzare le aspettative sui tassi

    Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh dovrebbe inoltre tenere un discorso programmatico al Jackson Hole Economic Policy Symposium.

    Gli investitori obbligazionari e azionari analizzeranno attentamente le sue dichiarazioni alla ricerca di indicazioni sulla possibilità che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi di interesse a settembre dopo un voto FOMC diviso 9-3.

    Le persistenti pressioni inflazionistiche legate agli elevati prezzi dell’energia potrebbero complicare le prospettive di politica monetaria e aumentare la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi.

    BW Offshore crolla dopo il taglio delle previsioni sugli utili

    Tra i singoli titoli europei, BW Offshore (TG:XY81) ha perso il 14% dopo che la società ha ridotto le proprie previsioni sull’utile ante imposte.

    Il forte ribasso si è distinto in una seduta europea altrimenti poco movimentata e dominata dall’incertezza geopolitica, dai rischi legati ai mercati energetici e dall’attesa per importanti appuntamenti economici e societari negli Stati Uniti.

  • Futures di Wall Street in rialzo dopo il forte selloff di giovedì: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures di Wall Street in rialzo dopo il forte selloff di giovedì: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono saliti venerdì, segnalando un possibile rimbalzo in apertura dopo le pesanti perdite registrate da Wall Street nella seduta precedente a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio e della nuova pressione esercitata dai rendimenti obbligazionari.

    Gli investitori sembrano disposti a tornare sul mercato dopo il ribasso di giovedì, anche se la persistente forza del greggio e l’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente potrebbero limitare gli acquisti.

    I futures sul petrolio statunitense hanno ridotto sensibilmente i guadagni rispetto ai massimi precedenti, ma restano in rialzo di circa lo 0,2% mentre i mercati continuano a valutare le tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Nvidia e Jackson Hole al centro dell’attenzione

    Gli investitori potrebbero mantenere un atteggiamento prudente in vista di diversi appuntamenti importanti della prossima settimana, tra cui i risultati trimestrali di Nvidia (NASDAQ:NVDA) e il simposio economico di Jackson Hole.

    “I risultati di Nvidia della prossima settimana potrebbero riportare parte dell’attenzione sugli utili societari ma, mentre ci avviciniamo all’autunno, sui mercati ha iniziato a scendere un certo gelo”, ha dichiarato Dan Coatsworth, head of markets di AJ Bell.

    Ha aggiunto: “Gli investitori cercheranno una coperta rassicurante quando il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh interverrà alla riunione di Jackson Hole alla fine di questo mese.”

    Gli appuntamenti potrebbero risultare importanti per la direzione dei mercati, con Nvidia che offrirà un nuovo test dell’entusiasmo legato agli investimenti nell’intelligenza artificiale e Jackson Hole che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulle prospettive della politica monetaria statunitense.

    Dow perde oltre 700 punti

    Il possibile rimbalzo di venerdì arriva dopo una seduta difficile per le azioni statunitensi, con le perdite che si sono intensificate durante la giornata di giovedì cancellando i modesti guadagni di mercoledì.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 703,84 punti, pari all’1,3%, chiudendo a 52.759,21. Il Nasdaq Composite è sceso di 263,92 punti, o dell’1%, a 26.067,17, mentre l’S&P 500 ha ceduto 66,82 punti, pari allo 0,9%, a 7.641,16.

    Tutti e tre gli indici hanno terminato la seduta vicino ai minimi giornalieri mentre gli investitori reagivano alla nuova salita del petrolio e dei rendimenti dei Treasury.

    Le minacce di Trump all’Iran spingono il petrolio

    Le tensioni geopolitiche sono rimaste una delle principali fonti di volatilità dopo che il presidente Donald Trump ha intensificato la retorica contro l’Iran.

    In un post su Truth Social, Trump ha dichiarato di voler lanciare una “guerra economica” contro Teheran, descrivendola come “l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro qualsiasi Paese.”

    Trump ha inoltre minacciato “enormi conseguenze economiche” per qualsiasi Paese che “consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di ancora di salvezza all’Iran.”

    Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto definendo il cosiddetto “D-Day economico” una “diversione dalla crisi interna dell’America: debito senza precedenti e costi degli interessi in forte aumento.”

    “Insistere su politiche fallimentari porterà soltanto a ulteriori sconfitte e all’ostilità degli iraniani”, ha dichiarato Araghchi in un post su X. “Il terrorismo economico degli Stati Uniti minaccia l’economia globale e la sovranità in tutto il mondo.”

    I futures sul greggio statunitense sono saliti di quasi il 3% giovedì, raggiungendo i livelli più elevati in quasi un mese, mentre gli operatori hanno interpretato l’escalation della retorica come un segnale che il conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe protrarsi.

    I rendimenti dei Treasury risalgono con il petrolio

    L’aumento del greggio ha contribuito anche a una forte ripresa dei rendimenti dei Treasury.

    I rendimenti erano scesi sensibilmente mercoledì dopo che il Tesoro statunitense aveva annunciato un ampliamento delle operazioni di riacquisto del debito governativo a più lunga scadenza, ma i nuovi timori per l’inflazione alimentata dall’energia hanno invertito parte del movimento giovedì.

    Rendimenti più elevati possono esercitare pressione sulle valutazioni azionarie aumentando i costi di finanziamento e rendendo relativamente più interessanti gli investimenti obbligazionari.

    Il crollo di Walmart pesa su Wall Street

    Walmart (NYSE:WMT) ha rappresentato un altro importante freno per Wall Street, con le azioni in calo di oltre il 9% dopo che il retailer ha riportato una crescita delle vendite comparabili del secondo trimestre inferiore alle attese e fornito previsioni deludenti.

    Il ribasso ha colpito l’intero settore retail, facendo scendere del 2,5% il Dow Jones US Retail Index.

    Anche le compagnie aeree sono state sotto pressione, con il NYSE Arca Airline Index in calo del 2,4%, mentre i titoli immobiliari, farmaceutici e biotecnologici hanno registrato perdite significative.

    I titoli auriferi si sono mossi in controtendenza, beneficiando dell’aumento del prezzo del metallo prezioso.

    I futures positivi di venerdì indicano quindi un tentativo di recupero dopo il selloff generalizzato di giovedì, anche se petrolio, rendimenti obbligazionari e sviluppi geopolitici restano rischi importanti in vista dei risultati di Nvidia e dell’incontro di Jackson Hole.

  • Borse europee in lieve rialzo ma avviate verso una perdita settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in lieve rialzo ma avviate verso una perdita settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato modesti rialzi venerdì, anche se i principali mercati della regione restano sulla buona strada per chiudere la settimana in territorio negativo, mentre gli investitori valutano i prezzi elevati del petrolio, la volatilità dei titoli di Stato e i nuovi dati economici.

    Il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,3%, mentre il FTSE 100 britannico e il CAC 40 francese sono entrambi saliti dello 0,2%.

    Nonostante la seduta positiva, le preoccupazioni legate ai costi energetici e all’instabilità dei mercati obbligazionari hanno continuato a pesare sulla performance settimanale.

    Le vendite al dettaglio britanniche diminuiscono a luglio

    La sterlina si è leggermente indebolita nei confronti dell’euro dopo la pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito, che hanno evidenziato una flessione dello 0,5% su base mensile a luglio.

    Il calo ha invertito l’aumento rivisto dello 0,7% registrato a giugno ed è risultato leggermente peggiore della contrazione dello 0,4% prevista dagli economisti.

    Su base annua, la crescita delle vendite al dettaglio ha rallentato nettamente all’1,6% dal 3,8% di giugno, alimentando ulteriori dubbi sulla solidità della spesa delle famiglie.

    Hunting scende dopo il taglio delle prospettive sugli utili

    Le azioni di Hunting Plc (LSE:HTG) hanno registrato un forte calo a Londra dopo che la società britannica di servizi energetici ha ridotto le previsioni annuali sull’utile core.

    La revisione al ribasso ha portato il titolo tra i principali ribassi della seduta europea di venerdì, mentre gli investitori rivalutavano le prospettive degli utili nel breve termine.

    Banca Generali (BIT:BGN) ha registrato a sua volta un calo dopo che Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha lanciato offerte parallele interamente in azioni per il gestore patrimoniale italiano e Banco BPM (BIT:BAMI).

    Anche la società tedesca di ticketing CTS Eventim (TG:EVD) si è mossa al ribasso dopo aver pubblicato risultati contrastanti per il secondo trimestre.

    Fresnillo e i minerari salgono grazie al rally dei metalli

    I titoli minerari hanno fornito sostegno ai mercati europei grazie all’aumento dei prezzi dei metalli preziosi e industriali.

    Fresnillo (LSE:FRES) ha registrato un forte rialzo dopo che l’oro ha superato i $4.550 l’oncia, sostenuto dall’indebolimento del dollaro statunitense e dalle aspettative che i rendimenti dei Treasury a più lunga scadenza possano rimanere sotto controllo.

    Anche i produttori di rame hanno beneficiato della debolezza del dollaro, con Antofagasta (LSE:ANTO) e Glencore (LSE:GLEN) in sensibile rialzo mentre i prezzi del metallo aumentavano.

    La forza dei titoli minerari ha contribuito a compensare le perdite registrate in altre aree del mercato, anche se le azioni europee restano avviate verso una chiusura settimanale negativa a causa delle persistenti preoccupazioni per il petrolio e la volatilità obbligazionaria.

  • UBS alza le stime sugli utili dell’Eurozona grazie a una crescita più diffusa

    UBS alza le stime sugli utili dell’Eurozona grazie a una crescita più diffusa

    UBS ha migliorato le prospettive per gli utili societari dell’Eurozona nel 2026 dopo che i risultati del secondo trimestre hanno evidenziato una crescita dei profitti più forte e diffusa nella regione.

    La banca prevede ora che gli utili dell’EuroStoxx 50 aumenteranno di circa il 15% quest’anno, rispetto alla precedente previsione dell’8%. Per gli indici più ampi dell’Eurozona, la stima è stata innalzata dall’11% a circa il 15%. UBS ha mantenuto invariata al 15% la previsione di crescita degli utili per il 2027.

    La crescita degli utili accelera nel secondo trimestre

    Con la maggior parte delle società che ha ormai pubblicato i risultati, secondo UBS gli utili dell’Eurozona stanno crescendo di circa il 22% su base annua. Escludendo il settore energetico, la crescita si attesta intorno all’11%.

    Il dato si confronta con una crescita complessiva degli utili di circa il 12% nel primo trimestre, indicando un’accelerazione della redditività aziendale nel corso dell’anno.

    La disciplina sui costi continua a sostenere i margini, ma UBS prevede che la crescita dei ricavi avrà un ruolo sempre più importante grazie al miglioramento del settore manifatturiero, all’attenuazione delle pressioni valutarie e a una maggiore leva operativa.

    La crescita dei profitti si estende ai settori europei

    La ripresa degli utili sta diventando sempre più diffusa, con UBS che prevede una crescita dei profitti in tutti i settori quest’anno.

    Il comparto finanziario sta registrando un nuovo slancio grazie al miglioramento della domanda di prestiti e alla ripresa dell’attività sui mercati dei capitali. Gli industriali beneficiano invece degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, all’elettrificazione e alla difesa, oltre al miglioramento delle condizioni cicliche in segmenti come l’automazione.

    Questa combinazione suggerisce che la ripresa degli utili nell’Eurozona non sia più concentrata in un numero limitato di settori, offrendo potenzialmente una base più solida per il mercato azionario regionale.

    UBS promuove il settore tecnologico europeo

    UBS ha inoltre alzato il giudizio sul settore europeo dell’information technology ad Attractive dopo la recente correzione del mercato.

    Secondo la banca, le valutazioni non risultano più eccessivamente elevate, mentre la rinnovata crescita degli utili offre ulteriore sostegno. Anche l’aumento delle aspettative per gli investimenti in semiconduttori legati all’intelligenza artificiale sta migliorando le prospettive per le società tecnologiche europee.

    Più in generale, anche il sentiment degli analisti si è rafforzato. UBS ha rilevato che l’ampiezza delle revisioni delle stime sugli utili ha raggiunto il livello più elevato degli ultimi tre anni.

    Nel frattempo, gli indici PMI manifatturieri globali sono risaliti nella fascia bassa-media dei 50 punti, livelli che storicamente hanno coinciso con la conclusione dei cicli di revisione al ribasso degli utili societari.

    Banche e industriali tra i settori preferiti da UBS

    UBS ha mantenuto il giudizio Attractive sulle azioni europee, mostrando una particolare preferenza per l’Eurozona.

    La banca privilegia banche, industriali, beni di consumo discrezionali, sanità e information technology, indicando inoltre la Germania come uno dei mercati più interessanti.

    Il sostegno fiscale tedesco dovrebbe rappresentare un ulteriore fattore positivo, con l’aumento della spesa destinato a sostenere l’attività economica e gli utili societari.

    Con la crescita dei profitti in accelerazione, il miglioramento delle revisioni degli analisti e una ripresa degli utili sempre più diffusa tra i settori, UBS vede un quadro fondamentale più favorevole per le azioni dell’Eurozona nel resto del 2026 e nel 2027.

  • Oro sopra i 4.500 dollari grazie al dollaro debole e alle mosse del Tesoro USA

    Oro sopra i 4.500 dollari grazie al dollaro debole e alle mosse del Tesoro USA

    Il prezzo dell’oro si è mantenuto saldamente sopra i 4.500 dollari l’oncia venerdì, proseguendo il rialzo sostenuto dall’indebolimento del dollaro statunitense e dalle iniziative del Tesoro USA volte a ridurre i costi di finanziamento a lungo termine.

    Il metallo prezioso ha guadagnato circa il 4% questa settimana e si avvia così verso il terzo rialzo settimanale consecutivo. Dall’inizio di agosto, l’oro registra inoltre un progresso superiore all’11%.

    Alle 01:32 ET (05:32 GMT), l’oro spot guadagnava lo 0,3% a 4.530,95 dollari l’oncia, mentre i future sull’oro avanzavano dello 0,3% a 4.587,11 dollari. L’argento saliva dell’1,0% a 68,79 dollari l’oncia e il platino dell’1,6% a 1.866,01 dollari. Il Dollar Index statunitense perdeva invece lo 0,1% a 98,77.

    I buyback del Tesoro aiutano l’oro a consolidarsi sopra i 4.500 dollari

    L’oro ha conservato gran parte dei guadagni dopo aver superato con decisione quota 4.500 dollari, un livello che aveva faticato a oltrepassare durante la recente fase di recupero. Il movimento estende il forte rimbalzo dai minimi di fine giugno, vicini a 3.942 dollari l’oncia.

    L’andamento del mercato obbligazionario statunitense ha svolto un ruolo importante nel rally. Questa settimana il Tesoro ha annunciato che raddoppierà gli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza attraverso il proprio programma di buyback, portandoli ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione nel prossimo trimestre.

    La decisione ha contribuito a ridurre i rendimenti a lungo termine, fornendo ulteriore sostegno all’oro.

    Giovedì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che il governo potrebbe aumentare ulteriormente gli acquisti, sostenendo inoltre che gli attuali rendimenti non riflettono correttamente i fondamentali dell’economia.

    Il calo dei rendimenti obbligazionari tende a favorire l’oro perché il metallo non genera interessi. Quando i rendimenti dei titoli di Stato diminuiscono, si riduce il costo opportunità legato alla detenzione di oro rispetto alle attività fruttifere.

    La discesa dei rendimenti ha inoltre indebolito il dollaro, rendendo il metallo meno costoso per gli investitori che utilizzano altre valute. La valuta statunitense si avviava verso una perdita settimanale superiore allo 0,8%.

    Fed e mercato del lavoro restano sotto osservazione

    Gli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense hanno aggiunto un ulteriore elemento al quadro. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono diminuite, indicando che le condizioni occupazionali restano relativamente solide nonostante l’inaspettato calo dell’occupazione registrato a luglio.

    La Federal Reserve deve quindi continuare a bilanciare l’andamento del mercato del lavoro con le persistenti pressioni inflazionistiche mentre gli investitori valutano la futura direzione della politica monetaria.

    Secondo CME FedWatch, i mercati attribuiscono attualmente una probabilità di circa il 64% al mantenimento dei tassi invariati a settembre e del 36% a un rialzo.

    Tassi più elevati rappresenterebbero generalmente un fattore negativo per l’oro, poiché aumenterebbero i rendimenti disponibili sugli strumenti che generano interessi rispetto al metallo prezioso.

    Anche alcuni esponenti della Fed hanno richiamato l’attenzione sull’interazione tra politica monetaria e strategia di gestione del debito del Tesoro. Le misure volte a ridurre i rendimenti a lungo termine potrebbero infatti rendere più accomodanti le condizioni finanziarie mentre la banca centrale cerca ancora di contenere l’inflazione.

    Le sanzioni contro l’Iran aggiungono sostegno all’oro

    Anche i rischi geopolitici contribuiscono all’attrattiva del metallo prezioso dopo che Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti imporranno all’Iran le “sanzioni più dure” della storia.

    Secondo il Segretario al Tesoro, restrizioni economiche più severe potrebbero ridurre la necessità di ulteriori operazioni militari su larga scala, anche se le tensioni legate all’Iran continuano a sostenere la domanda di beni rifugio.

    Gli analisti di ANZ hanno osservato che il rally di questa settimana ha inoltre rafforzato il ruolo dell’oro nel contesto della crescente diversificazione degli investitori dal dollaro e dagli asset statunitensi.

    Il superamento dei 4.500 dollari è coinciso con le aspettative che il Tesoro continui a intervenire sui rendimenti a lungo termine, mentre la conseguente debolezza del dollaro ha fornito un ulteriore impulso alla domanda di oro.

  • Petrolio in calo dai massimi di un mese ma ancora avviato verso forti guadagni settimanali

    Petrolio in calo dai massimi di un mese ma ancora avviato verso forti guadagni settimanali

    I prezzi del petrolio sono scesi venerdì, allontanandosi leggermente dai massimi di un mese dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di imporre all’Iran le sanzioni economiche più severe mai adottate.

    I future sul Brent, riferimento internazionale per il greggio, sono scesi dello 0,2% a 93,57 dollari al barile alle 04:11 ET (08:11 GMT), mentre quelli sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso lo 0,4% a 86,50 dollari.

    Nonostante il calo, il greggio resta avviato verso una seconda settimana consecutiva di forti rialzi, poiché le tensioni tra Washington e Teheran sullo Stretto di Hormuz mostrano pochi segnali di attenuazione. Il Brent si prepara in particolare a chiudere la settimana con un guadagno superiore al 5%.

    La minaccia di nuove sanzioni USA mantiene elevato il rischio geopolitico

    L’andamento del petrolio segue le nuove minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di imporre sanzioni economiche più severe all’Iran per spingere Teheran ad accettare un accordo di pace.

    Trump ha inoltre avvertito che i Paesi che continueranno a fare affari con l’Iran potrebbero affrontare pesanti conseguenze economiche.

    Giovedì il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha ribadito il messaggio, affermando che l’Iran sarà sottoposto alle “sanzioni più dure della storia.”

    Teheran ha tuttavia in gran parte respinto le minacce di Washington, mentre anche la Cina, uno dei principali acquirenti di petrolio iraniano, si è opposta alla prospettiva di ulteriori restrizioni.

    I dettagli delle nuove misure restano poco chiari

    Non è ancora evidente quale forma assumeranno le nuove sanzioni, considerando che gli Stati Uniti applicano già restrizioni alle esportazioni petrolifere iraniane.

    Washington continua inoltre a mantenere il blocco navale contro l’Iran introdotto all’inizio dell’anno.

    La retorica di Trump suggerisce comunque che le tensioni in Medio Oriente difficilmente diminuiranno nel breve periodo, mantenendo elevato il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche regionali.

    Lo Stretto di Hormuz resta il principale rischio per l’offerta

    Secondo i dati sul traffico marittimo, il passaggio commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz resta limitato a una frazione dei livelli precedenti al conflitto, nonostante affermazioni contrarie da parte degli Stati Uniti.

    La via marittima è uno dei principali corridoi mondiali per il trasporto di petrolio ed è diventata uno dei punti centrali dello scontro con l’Iran.

    Teheran ha indicato che intende mantenere lo stretto di fatto chiuso finché gli Stati Uniti non rispetteranno i termini di un accordo di pace provvisorio firmato a giugno e successivamente scaduto.

    Con il traffico delle petroliere ancora fortemente limitato e nessun chiaro progresso diplomatico, il mercato del petrolio continua quindi a incorporare un significativo premio per il rischio geopolitico.

  • Future USA in rialzo in attesa dei PMI, mentre restano al centro le sanzioni all’Iran e il petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Future USA in rialzo in attesa dei PMI, mentre restano al centro le sanzioni all’Iran e il petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future sugli indici azionari statunitensi hanno registrato un moderato rialzo venerdì, con gli investitori in attesa dei nuovi dati sull’attività economica e ancora concentrati sulle rinnovate pressioni del mercato obbligazionario, sui risultati societari e sui piani di Washington per imporre pesanti sanzioni all’Iran.

    Sotto i riflettori anche il retailer discount Ross Stores (NASDAQ:ROST), che ha alzato le previsioni sugli utili per l’intero esercizio dopo risultati del secondo trimestre superiori alle attese.

    I future USA recuperano dopo le pressioni obbligazionarie

    I future di Wall Street indicavano un’apertura leggermente positiva dopo che l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato aveva penalizzato le azioni nella seduta precedente.

    Alle 03:11 ET (07:11 GMT), i future sul Dow guadagnavano 65 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 salivano di 14 punti, o dello 0,2%, mentre i future sul Nasdaq 100 avanzavano di 115 punti, equivalenti allo 0,4%.

    Le azioni statunitensi avevano chiuso in ribasso giovedì dopo che i rendimenti obbligazionari erano tornati a salire, invertendo parte del forte calo registrato all’inizio della settimana.

    Mercoledì il Dipartimento del Tesoro statunitense aveva temporaneamente rassicurato i mercati annunciando un aumento degli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza. La decisione aveva inizialmente attenuato le preoccupazioni dopo che il rendimento del Treasury a 30 anni si era avvicinato ai massimi degli ultimi due decenni.

    Il recupero obbligazionario ha tuttavia perso rapidamente slancio.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno affermato che i commenti del Segretario al Tesoro Scott Bessent durante un’intervista alla CNBC non sono riusciti a offrire rassicurazioni durature e sono stati potenzialmente “controproducenti, trasmettendo sia panico sia impotenza” di fronte alle più ampie forze che stanno spingendo al rialzo i rendimenti.

    Tra queste figurano lo shock energetico legato al conflitto con l’Iran, l’aumento dei deficit fiscali statunitensi e la forte crescita degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

    I risultati del retail alimentano i dubbi sui consumatori USA

    Secondo Vital Knowledge, anche i deludenti risultati di Walmart hanno pesato sul sentiment degli investitori.

    Una serie di trimestrali poco convincenti nel settore retail ha aumentato l’attenzione sullo stato di salute dei consumatori americani, soprattutto mentre le famiglie continuano a confrontarsi con un costo della vita elevato.

    Gli investitori stanno quindi monitorando attentamente il comparto per individuare eventuali segnali di un impatto più marcato dell’inflazione e degli elevati costi di finanziamento sulla spesa discrezionale.

    Attesa per i dati PMI degli Stati Uniti

    Venerdì saranno pubblicati i dati preliminari sull’attività economica statunitense di agosto, che offriranno nuove indicazioni sulla capacità dell’economia di assorbire l’aumento dei prezzi del petrolio e il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria.

    Finora l’attività economica ha mostrato una discreta resilienza nonostante lo shock energetico causato dal conflitto con l’Iran e le crescenti aspettative che le banche centrali possano essere costrette ad aumentare i tassi per contenere l’inflazione.

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno osservato che a luglio l’indice PMI composito statunitense, che comprende manifatturiero e servizi, aveva raggiunto il livello più alto dall’inizio dell’anno.

    Per agosto, il PMI dei servizi di S&P Global dovrebbe rallentare leggermente a 53,9, mentre quello manifatturiero è previsto in aumento a 54,0. Un valore superiore a 50 indica un’espansione dell’attività.

    Ross Stores alza le previsioni sugli utili annuali

    Le azioni Ross Stores (NASDAQ:ROST) sono salite di oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours dopo che la catena discount ha aumentato le proprie previsioni sugli utili annuali e pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle attese.

    Come i concorrenti Burlington e TJX, oltre ai rivali online Shein e Amazon, Ross sta ampliando la propria offerta orientata al risparmio per attirare consumatori sempre più interessati ad alternative economiche in un contesto di elevate pressioni sul costo della vita.

    L’amministratore delegato Jim Conroy ha dichiarato agli investitori che la spesa dei clienti è aumentata nelle diverse categorie merceologiche e aree geografiche, con una domanda particolarmente sostenuta nei comparti casa e cosmetici.

    Ross prevede ora un utile annuo per azione compreso tra 8,61 e 8,77 dollari, rispetto alla precedente guidance di 7,50-7,74 dollari.

    L’utile rettificato trimestrale si è attestato a 2,06 dollari per azione, superando le attese di 1,94 dollari, secondo le stime LSEG citate da Reuters.

    Gli Stati Uniti promettono le “sanzioni più dure della storia” contro l’Iran

    Gli sviluppi geopolitici sono rimasti al centro dell’attenzione dopo che Bessent ha dichiarato che Washington si prepara a introdurre severe nuove sanzioni contro l’Iran, rafforzando la minaccia del presidente Donald Trump di condurre una guerra economica contro Teheran.

    “È un doppio colpo. Abbiamo il blocco e avremo le sanzioni più dure della storia”, ha dichiarato Bessent in un’intervista alla CNBC, aggiungendo che lunedì terrà una conferenza stampa per illustrare i dettagli del piano.

    Il Segretario al Tesoro ha inoltre invitato la Cina a collaborare con il programma di sanzioni, sebbene Pechino abbia ampiamente criticato la prospettiva di ulteriori restrizioni contro l’Iran.

    Le dichiarazioni di Bessent sono arrivate dopo che mercoledì Trump aveva avvertito che l’Iran avrebbe affrontato una “guerra economica e un isolamento su una scala senza precedenti”, sostenendo che mesi di pressioni militari ed economiche statunitensi avevano indebolito significativamente Teheran.

    L’Iran ha respinto le minacce, con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che ha accusato Trump di voler distogliere l’attenzione dai problemi interni degli Stati Uniti, in particolare dall’aumento del debito pubblico.

    Il Brent scende ma resta avviato verso un forte rialzo settimanale

    I prezzi del petrolio hanno registrato una moderata flessione dopo i commenti di Bessent, allontanandosi dai massimi di un mese ma rimanendo elevati mentre lo scontro tra Washington e Teheran sullo Stretto di Hormuz non mostra segnali evidenti di soluzione.

    I future sul Brent sono scesi dello 0,4% a 93,41 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate hanno perso lo 0,6% a 86,36 dollari.

    Nonostante il calo di venerdì, il Brent resta avviato verso un guadagno settimanale superiore al 5%, che segnerebbe la seconda settimana consecutiva di forti rialzi.

    Con la situazione nello Stretto di Hormuz ancora irrisolta, prezzi dell’energia, rendimenti obbligazionari e implicazioni per l’inflazione continueranno probabilmente a rappresentare fattori centrali per gli investitori insieme ai nuovi dati PMI statunitensi.