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  • L’oro arretra mentre il rafforzamento del dollaro pesa sul metallo prezioso

    L’oro arretra mentre il rafforzamento del dollaro pesa sul metallo prezioso

    Il recupero del dollaro frena il prezzo dell’oro

    L’oro spot ha registrato un calo lunedì, con il dollaro statunitense in ripresa dopo le forti perdite della scorsa settimana, mentre gli investitori continuano a valutare le prospettive dei tassi d’interesse negli Stati Uniti.

    Dopo essere rimbalzato dai minimi degli ultimi otto mesi la scorsa settimana, il metallo prezioso ha perso slancio mentre il dollaro recuperava terreno dai livelli vicini ai minimi di due settimane.

    Alle 11:43 GMT, l’oro spot cedeva lo 0,5% a 4.154,14 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro salivano dell’1,0% a 4.166,76 dollari l’oncia.

    David Morrison, Senior Market Analyst di Trade Nation, ha dichiarato:

    “Il biglietto verde ha recuperato terreno questa mattina, facendo scendere il prezzo dell’oro. Il tempo dirà se questo ribasso sarà di breve durata oppure più significativo.”

    Primo rialzo settimanale da maggio

    Nonostante il calo di lunedì, l’oro ha chiuso la scorsa settimana con un guadagno superiore al 2%, registrando la prima performance settimanale positiva dalla metà di maggio.

    Il rialzo è stato favorito da dati sull’occupazione statunitense inferiori alle attese, che hanno ridotto le aspettative di un nuovo aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno.

    Inflazione e mercato del lavoro restano i due principali fattori che guidano le decisioni della banca centrale. Un’inflazione persistente e un mercato occupazionale solido aumentano infatti la probabilità di una politica monetaria più restrittiva.

    Tassi d’interesse più elevati tendono a penalizzare l’oro perché aumentano il costo opportunità degli investimenti in attività prive di rendimento. Questo fattore ha limitato la performance del metallo prezioso per gran parte dell’anno dopo i massimi storici raggiunti a gennaio.

    In calo anche gli altri metalli preziosi

    Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato una flessione dopo i forti rialzi della settimana precedente.

    L’argento spot è sceso dell’1,1% a 61,7430 dollari l’oncia, mentre il platino spot ha perso lo 0,4% a 1.635,31 dollari l’oncia.

    I mercati attendono i verbali della Fed

    L’indice del dollaro è salito dello 0,1% lunedì mentre gli investitori rivalutavano la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve.

    Sebbene il dollaro abbia perso terreno la scorsa settimana, rimane vicino ai massimi degli ultimi 13 mesi raggiunti a giugno, con l’inflazione ancora elevata che continua a influenzare le aspettative sui tassi.

    L’attenzione del mercato è ora rivolta ai verbali della riunione di giugno della Federal Reserve, che potrebbero offrire maggiori indicazioni sulle prossime mosse della banca centrale.

    Il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito ad attenuare alcune preoccupazioni sull’inflazione, ma gli investitori continuano a monitorare anche le pressioni sui prezzi derivanti dalla rapida espansione dell’intelligenza artificiale e dall’aumento delle temperature a livello globale.

    I funzionari della Federal Reserve avevano indicato nella riunione di giugno che un’inflazione persistente potrebbe rendere necessario almeno un ulteriore rialzo dei tassi quest’anno.

  • Le vendite al dettaglio dell’Eurozona superano le attese con una crescita più forte a maggio

    Le vendite al dettaglio dell’Eurozona superano le attese con una crescita più forte a maggio

    La crescita annua accelera

    Le vendite al dettaglio nell’Eurozona sono aumentate dell’1,6% su base annua a maggio, superando le previsioni del mercato pari all’1,5% e migliorando rispetto allo 0,9% registrato ad aprile.

    Secondo Eurostat, il volume destagionalizzato del commercio al dettaglio è inoltre cresciuto dello 0,2% rispetto al mese precedente nei 21 Paesi dell’area euro.

    Alimentari in crescita, carburanti in calo

    Eurostat ha attribuito l’aumento mensile soprattutto a un incremento dello 0,6% delle vendite di alimentari, bevande e tabacco, oltre a una crescita dello 0,1% dei prodotti non alimentari, esclusi i carburanti.

    Questi risultati sono stati parzialmente compensati da un calo delle vendite di carburante presso i punti vendita specializzati.

    I consumi resistono alle pressioni sui prezzi

    I dati arrivano mentre gli investitori continuano a valutare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’economia dell’Eurozona dopo il conflitto con l’Iran.

    Pur essendo meno esposta rispetto ad altre regioni, l’Europa dipende in larga misura dalle importazioni che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendo il costo dell’energia un fattore determinante.

    Dopo l’accordo di pace provvisorio raggiunto tra Stati Uniti e Iran a giugno, i prezzi del petrolio sono tornati ai livelli precedenti al conflitto, ma resta alta l’attenzione sugli effetti dell’inflazione sui consumi e sull’economia.

    Capital Economics: domanda ancora resiliente

    La Banca Centrale Europea aveva richiamato l’attenzione sui rischi derivanti dall’inflazione energetica in occasione dell’ultimo rialzo dei tassi, rendendo la spesa delle famiglie un importante indicatore della tenuta economica.

    Jack Allen-Reynolds, Deputy Chief Eurozone Economist di Capital Economics, ha dichiarato:

    “Il rialzo registrato a maggio nei volumi delle vendite al dettaglio dell’Eurozona dimostra che i consumatori hanno continuato a spendere nonostante il calo della fiducia e dei redditi reali nel secondo trimestre. Rafforza inoltre la nostra convinzione che l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sul PIL dell’Eurozona sarà molto limitato.”

  • Il petrolio scende dopo che l’OPEC+ aumenta nuovamente gli obiettivi di produzione

    Il petrolio scende dopo che l’OPEC+ aumenta nuovamente gli obiettivi di produzione

    Le prospettive di maggiore offerta pesano sul mercato

    I prezzi del petrolio hanno perso oltre l’1% lunedì dopo che l’OPEC+ ha approvato un ulteriore incremento della produzione a partire da agosto, mentre le esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz continuano a riprendersi, alimentando le aspettative di una maggiore disponibilità di greggio sui mercati internazionali.

    Alle 07:56 GMT il Brent era in calo di 1,02 dollari, pari all’1,41%, a 71,10 dollari al barile, dopo aver chiuso in rialzo dello 0,45% venerdì. Il WTI statunitense perdeva invece 80 centesimi, pari all’1,16%, attestandosi a 67,89 dollari al barile. Venerdì non è stato registrato un prezzo di chiusura ufficiale per il WTI a causa della festività dell’Independence Day negli Stati Uniti.

    L’OPEC+ prosegue con gli aumenti dell’offerta

    La scorsa settimana il mercato petrolifero è rimasto sostanzialmente stabile dopo diverse settimane di ribassi, mentre gli operatori continuavano a monitorare i colloqui tra Stati Uniti e Iran e l’evoluzione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

    Domenica l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i suoi alleati, inclusa la Russia, hanno deciso di aumentare gli obiettivi di produzione di ulteriori 188.000 barili al giorno da agosto, dopo analoghi incrementi già introdotti nei mesi di giugno e luglio.

    Finora l’impatto dell’aumento è rimasto limitato poiché il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran aveva temporaneamente ostacolato il traffico delle petroliere attraverso Hormuz. Con il graduale ripristino delle esportazioni, però, cresce l’attesa per un aumento dell’offerta globale.

    Gli analisti vedono pressioni persistenti sui prezzi

    Secondo gli analisti di PVM, i produttori stanno aumentando le vendite in un contesto di mercato ancora debole.

    “Stanno vendendo in un mercato in calo, offrendo poche speranze di un imminente recupero dei prezzi”, hanno scritto.

    Hanno aggiunto che “Tuttavia, prezzi del petrolio più bassi stimoleranno senza dubbio la domanda nel lungo periodo.”

    I dati mostrano che le esportazioni di greggio dal Golfo sono aumentate di oltre tre milioni di barili al giorno a giugno rispetto a maggio, superando i 10 milioni di barili giornalieri, pur restando circa il 40% inferiori ai livelli precedenti al conflitto.

    ANZ rivede al ribasso le previsioni sulla domanda

    ANZ prevede ora una contrazione della domanda globale di petrolio pari a 1,5 milioni di barili al giorno nel 2026, dopo un secondo trimestre più debole del previsto.

    La banca ha dichiarato: “Ora prevediamo che la domanda globale di petrolio diminuisca di 1,5 milioni di barili al giorno nel 2026, riflettendo un rallentamento nel secondo trimestre più marcato del previsto, quando il calo su base annua potrebbe raggiungere i 4 milioni di barili al giorno secondo i dati preliminari.”

    Ha inoltre aggiunto: “Tuttavia, ci aspettiamo che le perdite di domanda si attenuino nella seconda metà dell’anno grazie al miglioramento dell’offerta e al ritorno di parte dei consumi rinviati.”

    Nel frattempo, Abu Dhabi National Oil Company ha collocato circa 16 milioni di barili di greggio attraverso una nuova gara spot applicando sconti più ampi, segnale di una crescente disponibilità di petrolio sul mercato.

    Anche le esportazioni dai porti occidentali della Russia hanno raggiunto un livello record a giugno e dovrebbero mantenersi elevate a luglio, mentre gli attacchi con droni alle raffinerie continuano a favorire l’aumento delle esportazioni di greggio.

  • I future di Wall Street salgono in attesa dell’ISM servizi mentre l’OPEC+ aumenta la produzione di petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street salgono in attesa dell’ISM servizi mentre l’OPEC+ aumenta la produzione di petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I mercati ripartono dopo la pausa per l’Independence Day

    I future di Wall Street hanno aperto la settimana in leggero rialzo dopo la festività del Giorno dell’Indipendenza, con gli investitori pronti ad affrontare un calendario ricco di dati macroeconomici e interventi delle banche centrali.

    Alle 07:01 GMT i future sul Dow Jones erano sostanzialmente invariati, quelli sull’S&P 500 guadagnavano lo 0,3% e i future sul Nasdaq 100 avanzavano dello 0,9%.

    L’attenzione del mercato si concentra sui prossimi indicatori economici dopo che i dati sul mercato del lavoro statunitense pubblicati la scorsa settimana hanno rafforzato le aspettative di una Federal Reserve meno aggressiva sui tassi d’interesse.

    Attesa per l’indice ISM dei servizi

    L’appuntamento principale della giornata sarà la pubblicazione dell’indice ISM relativo al settore dei servizi negli Stati Uniti.

    Gli economisti prevedono una lieve flessione dell’indice a 54,2 punti dai 54,5 registrati a maggio. Un valore superiore a 50 continua a indicare espansione dell’attività economica.

    Poiché il settore dei servizi rappresenta oltre due terzi dell’economia statunitense, questo indicatore è considerato uno dei principali punti di riferimento per valutare la crescita del Paese.

    La scorsa settimana anche l’indice manifatturiero ISM ha mostrato un rallentamento superiore alle attese, riflettendo la prudenza delle imprese in un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche e dal continuo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

    L’OPEC+ aumenta nuovamente la produzione

    I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo dopo che l’OPEC+ ha annunciato un incremento della produzione di 188.000 barili al giorno a partire da agosto.

    Il Brent è sceso di circa lo 0,4% a 71,86 dollari al barile, mentre il WTI ha perso circa lo 0,2%, attestandosi a 68,63 dollari.

    L’aumento segue analoghi incrementi decisi per giugno e luglio e si accompagna ai segnali di normalizzazione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, favorendo prospettive di maggiore disponibilità di petrolio sui mercati internazionali.

    L’oro arretra con il rafforzamento del dollaro

    L’oro spot è tornato a scendere mentre il dollaro statunitense ha recuperato parte delle perdite registrate nei giorni precedenti.

    Un dollaro più forte tende infatti a ridurre l’attrattiva del metallo prezioso per gli investitori internazionali.

    Il recente recupero dell’oro era stato favorito dai dati più deboli del previsto sull’occupazione americana, che avevano ridotto le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2026.

    Foxconn supera le attese grazie all’intelligenza artificiale

    Foxconn (USOTC:FXCOF), ufficialmente Hon Hai Precision Industry, ha registrato un aumento del 39,8% del fatturato nel secondo trimestre, raggiungendo 2.513 miliardi di dollari taiwanesi (78,71 miliardi di dollari USA).

    Il principale produttore mondiale conto terzi di componenti elettronici ha attribuito la crescita alla forte domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, che ha sostenuto le vendite dei prodotti cloud e networking.

    La società ha comunque avvertito che il contesto geopolitico continua a rappresentare un elemento di rischio.

  • Le Borse europee restano vicine ai massimi storici in attesa dei verbali della Fed e degli interventi delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee restano vicine ai massimi storici in attesa dei verbali della Fed e degli interventi delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati consolidano dopo il rally della scorsa settimana

    Le principali Borse europee hanno aperto la settimana senza grandi variazioni, mantenendosi vicino ai massimi storici raggiunti dopo il forte rialzo registrato nei giorni precedenti. Gli investitori hanno preferito un atteggiamento prudente in vista di numerosi interventi delle banche centrali e della pubblicazione di importanti dati macroeconomici.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è rimasto in prossimità dei suoi livelli record, sostenuto dalle aspettative che il rallentamento dell’inflazione e il raffreddamento del mercato del lavoro statunitense possano ridurre la pressione per ulteriori rialzi dei tassi.

    Il DAX tedesco, il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico hanno tutti mostrato un andamento sostanzialmente invariato nelle prime contrattazioni.

    Inflazione e petrolio sostengono il sentiment

    La scorsa settimana i mercati europei hanno toccato nuovi massimi, con lo STOXX 600 e l’Euro Stoxx 50 ai livelli più elevati di sempre. A guidare il rialzo è stato il DAX, sostenuto dal recupero di importanti gruppi industriali come Siemens e da un ampliamento degli acquisti oltre il comparto tecnologico.

    Anche i dati sull’occupazione statunitense, risultati inferiori alle attese, hanno rafforzato le aspettative di una Federal Reserve meno aggressiva sul fronte della politica monetaria.

    Parallelamente, il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito ad attenuare i timori legati all’inflazione energetica, dopo i forti rialzi causati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

    I settori ciclici, tra cui industria, manifattura e finanziari, hanno continuato ad attirare consistenti flussi di capitale.

    L’attenzione si concentra su Fed e BCE

    Il principale appuntamento della settimana sarà la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Gli investitori si aspettano un documento ancora orientato alla prudenza sul fronte dell’inflazione, sebbene il recente calo del petrolio possa modificare lo scenario delineato dai responsabili della banca centrale.

    Il mercato seguirà inoltre con attenzione gli interventi del governatore della Fed Christopher Waller, della presidente della BCE Christine Lagarde e dei membri del Comitato esecutivo Isabel Schnabel e Philip Lane.

    In arrivo importanti dati macroeconomici

    Nel corso della settimana saranno pubblicati anche numerosi indicatori economici dell’Eurozona.

    Tra i dati più attesi figurano le vendite al dettaglio, i prezzi alla produzione e la produzione industriale tedesca di maggio.

    Questi indicatori contribuiranno a valutare se il comparto manifatturiero europeo stia mostrando segnali di ripresa e se i consumi stiano tornando a rafforzarsi.

    easyJet protagonista tra i singoli titoli

    Tra i principali movimenti di mercato, easyJet (LSE:EZJ) ha guadagnato quasi il 10% dopo aver raggiunto un accordo di principio sulla proposta di acquisizione presentata da Castlelake.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano mentre il Bund decennale tedesco arretra dai massimi di due settimane

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano mentre il Bund decennale tedesco arretra dai massimi di due settimane

    I mercati attendono dati macro e banche centrali

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona hanno registrato variazioni contenute lunedì, con il Bund decennale tedesco in lieve calo dopo aver toccato il livello più elevato delle ultime due settimane. Gli investitori hanno adottato un atteggiamento prudente in vista di un calendario ricco di dati economici e comunicazioni delle principali banche centrali.

    Il rendimento del Bund decennale è sceso dal picco del 2,95% registrato la scorsa settimana a circa il 2,91%, mentre il titolo biennale, più sensibile alle aspettative sui tassi d’interesse, è rimasto sostanzialmente stabile.

    Petrolio in calo e inflazione più debole sostengono il mercato obbligazionario

    La fase di consolidamento arriva dopo il primo aumento settimanale dei rendimenti governativi dell’Eurozona dall’inizio di giugno, con un incremento di circa otto punti base.

    A limitare ulteriori rialzi dei rendimenti hanno contribuito il calo dei prezzi del petrolio e un’inflazione dell’Eurozona inferiore alle attese. Il Brent è sceso intorno ai 71,66 dollari al barile grazie alle speranze di nuovi negoziati di pace in Medio Oriente, riducendo le pressioni inflazionistiche.

    Nel frattempo, la curva dei rendimenti continua a mostrare un progressivo appiattimento, riflettendo l’evoluzione delle aspettative sulla politica monetaria.

    L’attenzione si sposta sulla Fed e sulla BCE

    Gli operatori del reddito fisso attendono la pubblicazione, prevista per mercoledì, dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Sebbene i recenti dati sul mercato del lavoro statunitense abbiano evidenziato un rallentamento dell’economia, alimentando le aspettative di una politica monetaria meno restrittiva, i verbali potrebbero confermare un orientamento ancora prudente, coerente con l’ipotesi di almeno un ulteriore rialzo dei tassi nel corso dell’anno.

    In Europa l’attenzione sarà rivolta anche agli interventi di diversi esponenti della Banca Centrale Europea, tra cui la presidente Christine Lagarde e il capo economista Philip Lane.

    Settimana ricca di dati economici

    Gli investitori seguiranno inoltre la pubblicazione delle vendite al dettaglio dell’Eurozona, dei prezzi alla produzione e della produzione industriale tedesca di maggio.

    Questi indicatori offriranno ulteriori elementi per valutare se il settore manifatturiero europeo stia iniziando una fase di ripresa dopo un lungo periodo di debolezza.

  • I titoli europei della difesa avanzano dopo l’allarme della NATO sulla capacità produttiva

    I titoli europei della difesa avanzano dopo l’allarme della NATO sulla capacità produttiva

    Le azioni del settore della difesa in Europa hanno registrato forti rialzi lunedì dopo che il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha affermato che i produttori di armamenti stanno faticando a soddisfare la crescente domanda generata dall’aumento della spesa militare in vista del vertice dell’Alleanza in programma questa settimana ad Ankara.

    Fincantieri SpA (BIT:FCT) ha guidato i rialzi con un balzo del 12,84% a 12,30 euro alle 08:30 GMT. In progresso anche Leonardo SpA (BIT:LDO), Saab AB (TG:SDV1), Indra Sistemas (TG:IDA), Hensoldt AG (TG:HAG), Rheinmetall AG (TG:RHM), Thales (EU:HO), Dassault Aviation SA (EU:AM) e Safran SA (EU:SAF).

    La NATO passa dagli impegni all’attuazione

    In un’intervista rilasciata al Wall Street Journal prima del vertice, Rutte ha spiegato che l’Alleanza è entrata in una nuova fase della propria strategia di difesa.

    “Un anno fa si parlava soprattutto di promesse” riguardo all’aumento della spesa militare, ha dichiarato. Quest’anno, invece, “si tratta di passare alla realizzazione”, evidenziando come l’attenzione si sia spostata dall’annuncio degli investimenti alla loro concreta attuazione.

    Secondo la NATO, nel 2025 i Paesi membri esclusi gli Stati Uniti hanno aumentato la spesa per la difesa del 20% rispetto al 2024, raggiungendo 574 miliardi di dollari. Lo Stockholm International Peace Research Institute ha inoltre stimato che la Germania abbia incrementato il proprio budget militare del 24%, fino a 114 miliardi di dollari, con l’obiettivo di arrivare a circa 180 miliardi entro il 2029.

    La capacità industriale rappresenta il principale ostacolo

    Rutte ha sottolineato che il ritmo degli ordini sta mettendo sotto pressione l’industria della difesa, ricordando che sono già stati ordinati armamenti statunitensi per circa 300 miliardi di dollari.

    “Stiamo praticamente raggiungendo il limite della capacità di assorbimento”, ha affermato, indicando come principali criticità la capacità produttiva delle aziende e la difficoltà nel reclutare e addestrare personale militare.

    Anche l’ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, ha invitato a una maggiore concentrazione del settore della difesa europeo, sostenendo che l’aumento della spesa debba tradursi in nuovi equipaggiamenti e non soltanto in un incremento dei costi.

    Attese nuove commesse dal vertice NATO

    Secondo TD Cowen, il vertice NATO di Ankara sarà incentrato sull’aumento della spesa militare, sul rafforzamento della capacità industriale e sul sostegno all’Ucraina. Il broker ritiene inoltre che il presidente Donald Trump solleciterà gli alleati ad accelerare l’attuazione dell’obiettivo NATO di destinare il 5% del PIL alla difesa.

    Gli analisti prevedono nuovi annunci di investimenti e contratti collegati al vertice, con possibili benefici anche per le vendite militari estere delle aziende statunitensi.

    TD Cowen considera inoltre droni e sistemi anti-drone il segmento con il maggiore potenziale di crescita, alla luce dell’evoluzione delle strategie militari e della crescente esigenza di proteggere le infrastrutture critiche.

    Il vertice NATO si terrà il 7 e l’8 luglio ad Ankara e sarà affiancato da un forum dedicato all’industria della difesa, durante il quale sono attesi nuovi contratti, accordi preliminari e iniziative di produzione congiunta.

  • Jefferies alza il target price di BPER Banca e conferma il giudizio Buy

    Jefferies alza il target price di BPER Banca e conferma il giudizio Buy

    Target più alto grazie al potenziale di crescita

    BPER Banca (BIT:BPE) è tornata sotto i riflettori a Piazza Affari dopo che Jefferies ha incrementato il target price sul titolo da 14,40 euro a 16,00 euro, confermando al tempo stesso la raccomandazione Buy. Il nuovo obiettivo di prezzo si confronta con una quotazione di circa 14,06 euro, indicando un ulteriore potenziale di rivalutazione secondo gli analisti.

    La banca d’affari ritiene che il titolo continui a trattare a valutazioni interessanti, sostenuto sia dall’integrazione con Banca Popolare di Sondrio sia dal miglioramento del costo del capitale.

    L’ipotesi di un polo finanziario con Unipol resta sotto osservazione

    Nel report più recente, Jefferies analizza anche il possibile sviluppo di un gruppo finanziario tra BPER e Unipol, uno scenario che continua ad attirare l’attenzione del mercato e che potrebbe beneficiare del quadro normativo previsto dal cosiddetto “Danish Compromise”.

    Secondo le stime del broker, l’eventuale combinazione tra i due gruppi consentirebbe di liberare circa 2,8 miliardi di euro di capitale, oltre a ridurre di circa 1,6 miliardi i requisiti patrimoniali rispetto alla somma delle due entità considerate separatamente. Ciò renderebbe il nuovo gruppo più efficiente dal punto di vista regolamentare.

    Il capitale liberato potrebbe sostenere i buyback

    Jefferies ritiene che il capitale in eccesso potrebbe essere destinato a programmi di riacquisto di azioni proprie, con un impatto positivo sull’utile per azione stimato intorno al 6% anche in assenza di sinergie operative.

    Qualora si realizzassero anche le sinergie industriali, gli analisti prevedono un incremento dell’EPS a doppia cifra.

    La governance resta il principale elemento di incertezza

    Nonostante i potenziali benefici economici, Jefferies evidenzia come la governance rappresenti ancora il principale ostacolo a un’eventuale operazione. Una fusione ridurrebbe infatti la partecipazione del sistema cooperativo dal 48% circa a una quota compresa tra il 22% e il 24%.

    Secondo il broker, questo cambiamento nella struttura dell’azionariato potrebbe rendere più complesso il completamento dell’operazione, pur in presenza di significativi vantaggi industriali e finanziari.

    Al momento, conclude Jefferies, né BPER né Unipol hanno rilasciato commenti ufficiali in merito a una possibile operazione.

  • Fincantieri guadagna l’11% dopo un investimento da 600 milioni di euro nelle tecnologie subacquee

    Fincantieri guadagna l’11% dopo un investimento da 600 milioni di euro nelle tecnologie subacquee

    Le acquisizioni rafforzano la divisione underwater

    Le azioni di Fincantieri (BIT:FCT) sono balzate di oltre l’11% lunedì dopo che il gruppo cantieristico italiano ha annunciato accordi per acquisire quattro società italiane attive nel settore delle tecnologie subacquee attraverso un investimento iniziale di circa 600 milioni di euro.

    In base agli accordi, Fincantieri acquisirà partecipazioni di maggioranza in Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. Le operazioni ampliano la presenza del gruppo nei servizi di rilievo marino e geoscienze, nel supporto alle costruzioni offshore, nelle tecnologie dei droni autonomi subacquei e di superficie e nei sistemi di comunicazione wireless dedicati all’Internet of Underwater Things (IoUT).

    Next Geosolutions chiude in calo

    Mentre il titolo Fincantieri registrava un forte rialzo, le azioni di Next Geosolutions hanno perso oltre il 2% dopo l’annuncio dell’operazione. L’offerta di Fincantieri valuta la società 16,25 euro per azione, leggermente al di sotto del prezzo di chiusura precedente pari a 16,45 euro.

    Nasce una piattaforma integrata per il settore subacqueo

    Fincantieri ha spiegato che le quattro società entreranno a far parte del proprio polo dedicato alle tecnologie underwater, dando vita a un operatore internazionale verticalmente integrato composto da otto aziende e progettato per creare sinergie operative e commerciali.

    Secondo il gruppo, questa operazione rappresenta il passaggio da semplice fornitore di tecnologie e piattaforme a primo operatore industriale in grado di coprire l’intera catena del valore del settore subacqueo.

    Obiettivi finanziari raggiunti in anticipo

    Su base pro forma, la divisione underwater dovrebbe generare nel 2026 ricavi pari a circa 1,1 miliardi di euro e un EBITDA di 220 milioni di euro, raggiungendo con quattro anni di anticipo gli obiettivi fissati nel piano industriale al 2030.

    Le acquisizioni dovrebbero inoltre contribuire con oltre 60 milioni di euro all’utile netto del gruppo nel 2026. L’utile per azione è previsto in crescita di circa il 30% entro il 2028 e di circa il 20% entro il 2030.

    A livello di gruppo, Fincantieri stima che le operazioni incrementeranno l’EBITDA pro forma del 13% e l’utile netto pro forma del 40% nel 2026.

    Finanziamento garantito dall’aumento di capitale

    Il gruppo ha precisato che le acquisizioni saranno finanziate utilizzando i proventi dell’aumento di capitale da 500 milioni di euro completato a febbraio, insieme ad altre risorse disponibili.

    Fincantieri ha inoltre confermato che le operazioni non avranno alcun impatto sulla guidance relativa al rapporto debito netto/EBITDA prevista per il 2026.

  • Il petrolio resta stabile mentre gli acquisti sui ribassi compensano il miglioramento dell’offerta

    Il petrolio resta stabile mentre gli acquisti sui ribassi compensano il miglioramento dell’offerta

    I prezzi del petrolio sono rimasti pressoché invariati venerdì, con gli investitori che hanno approfittato del recente calo per ricoprire posizioni ribassiste prima del fine settimana festivo negli Stati Uniti. Tuttavia, il miglioramento delle forniture di greggio continua a limitare il potenziale di rialzo.

    Il Brent, riferimento globale del mercato petrolifero, è salito dello 0,2% a 71,96 dollari al barile alle 05:21 ET (09:21 GMT), mentre il West Texas Intermediate statunitense è rimasto sostanzialmente stabile a 68,66 dollari al barile.

    L’andamento riflette il progressivo venir meno del premio di rischio geopolitico accumulato durante il conflitto con l’Iran. L’aumento dei flussi di greggio dal Golfo ha rafforzato le aspettative di un’offerta abbondante nel breve termine, mentre il debole rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti ha ridotto le probabilità di un imminente rialzo dei tassi della Federal Reserve. Nel frattempo, il dollaro è rimasto sostanzialmente stabile, contribuendo a sostenere il comparto delle materie prime.

    Restano al centro dell’attenzione i negoziati tra Stati Uniti e Iran

    Gli investitori hanno continuato a seguire gli sviluppi diplomatici dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di ritenere che l’Iran abbia “accettato praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno”, lasciando intendere che i colloqui stiano procedendo positivamente.

    Tuttavia, il Wall Street Journal ha riferito che Teheran ha respinto una proposta che prevedeva la rinuncia alle proprie rivendicazioni sullo Stretto di Hormuz in cambio dello sblocco di miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Secondo il quotidiano, Washington avrebbe offerto incentivi finanziari, incluso l’accesso ai fondi congelati, per garantire il libero passaggio nello stretto strategico, ma finora l’Iran avrebbe rifiutato la proposta.

    Questi segnali contrastanti mantengono elevata l’attenzione sui rischi geopolitici, anche se le preoccupazioni per un’interruzione immediata delle esportazioni di greggio dal Golfo si sono attenuate.

    I timori di eccesso di offerta continuano a pesare

    Gli analisti di ANZ hanno affermato che il recente aumento delle posizioni corte ha rappresentato uno dei principali fattori di debolezza del mercato petrolifero, anche se parte degli investitori ha ridotto le scommesse ribassiste prima della festività americana.

    La banca ha osservato che la curva dei future sul Brent resta in contango, con i contratti a breve scadenza inferiori a quelli a più lunga scadenza, segnalando aspettative di eccesso di offerta nel breve periodo. Il recupero dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e il ritorno delle esportazioni saudite a circa il 90% dei livelli precedenti al conflitto rafforzano questa prospettiva.

    I prezzi più bassi del greggio hanno inoltre favorito gli acquisti delle raffinerie indipendenti cinesi, sostenuti da politiche di prezzo più flessibili da parte di Arabia Saudita e Kuwait. Ciononostante, ANZ ha sottolineato che l’Iran continua ad avere difficoltà a collocare il proprio petrolio, con oltre 58 milioni di barili ancora immagazzinati in deposito galleggiante e più del 90% senza una destinazione definita, secondo i dati di Vortexa.

    I mercati continueranno a monitorare i negoziati tra Stati Uniti e Iran, l’andamento delle esportazioni dal Golfo e l’evoluzione della domanda dopo il fine settimana festivo negli Stati Uniti per individuare nuovi segnali sulla direzione dei prezzi del petrolio.