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  • Titoli energetici in calo con il petrolio penalizzato dai colloqui Iran-Oman sullo Stretto di Hormuz

    Titoli energetici in calo con il petrolio penalizzato dai colloqui Iran-Oman sullo Stretto di Hormuz

    I titoli energetici europei hanno perso terreno mercoledì, mentre i prezzi del greggio hanno prolungato la discesa in seguito alla ripresa dei colloqui tra Iran e Oman sulla gestione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent sono scesi del 2,5% a 86,38 dollari al barile alle 07:43 GMT, mentre quelli sul WTI hanno perso il 2,8%, attestandosi intorno a 80,08 dollari. Entrambi i benchmark hanno così esteso le forti perdite della seduta precedente, mentre gli investitori valutavano la possibilità di un miglioramento dell’accesso marittimo attraverso questa rotta strategica.

    Iran e Oman discutono un quadro provvisorio per il traffico marittimo

    Iran e Oman stanno discutendo un accordo provvisorio per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, che potrebbe includere la creazione di un corridoio temporaneo per le navi e una cooperazione nelle operazioni di rimozione delle mine.

    I colloqui arrivano mentre i negoziati tra Iran e Stati Uniti restano in stallo e Washington continua ad aumentare la pressione economica su Teheran.

    Prima dell’inizio del conflitto, circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e GNL transitava attraverso lo Stretto di Hormuz. Qualsiasi progresso significativo verso la riapertura della rotta potrebbe quindi ridurre i timori sulle forniture energetiche e aumentare la pressione al ribasso sui prezzi del greggio.

    L’analista di PVM mette in dubbio l’entità del crollo del petrolio

    L’analista di PVM Tamas Varga ha messo in dubbio che la portata della flessione del Brent, superiore a 6 dollari al barile nell’arco di due giorni, sia giustificata dagli ultimi sviluppi diplomatici.

    Varga ha osservato che una ripresa permanente dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz “è tutt’altro che scontata”, nonostante le indiscrezioni secondo cui Iran e Oman potrebbero raggiungere un accordo sulla rimozione delle mine e sulla gestione del traffico marittimo attraverso questo passaggio strategico.

    Secondo l’analista, i rischi per l’offerta probabilmente persisteranno e le scorte petrolifere potrebbero continuare a diminuire nelle prossime settimane, pur riconoscendo che “sedere su questa sedia si è spesso rivelato scomodo di recente.”

    Le sue osservazioni evidenziano l’incertezza che continua a caratterizzare il mercato petrolifero, con gli operatori impegnati a bilanciare i segnali di progresso diplomatico con il rischio di persistenti interruzioni delle forniture energetiche.

    BP, Shell e le major energetiche europee arretrano

    La nuova flessione del greggio ha penalizzato le principali compagnie petrolifere e del gas europee all’apertura dei mercati.

    BP (LSE:BP.) ha perso il 2,8%, mentre Shell (LSE:SHEL) è scesa dell’1,7%. Equinor (LSE:0A7F) ha ceduto il 2,5% a Oslo e l’italiana Eni (BIT:ENI) ha registrato una flessione dell’1,7%.

    Altrove, TotalEnergies (EU:TTE) ha perso l’1,2%, mentre Repsol (TG:REP) è arretrata dell’1,4%.

    La debolezza ha fatto seguito al calo del 3,1% registrato martedì dal WTI, quando le aspettative di progressi diplomatici avevano prevalso sui persistenti timori di interruzioni dell’offerta.

    Con l’incertezza sullo Stretto di Hormuz ancora elevata, gli sviluppi dei colloqui tra Iran e Oman potrebbero continuare a rappresentare un importante fattore per l’andamento del petrolio e dei titoli energetici europei.

  • Rendimenti dell’Eurozona in calo: il crollo del petrolio prevale sui segnali restrittivi della BCE

    Rendimenti dell’Eurozona in calo: il crollo del petrolio prevale sui segnali restrittivi della BCE

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono scesi mercoledì, mentre il forte calo dei prezzi globali del petrolio ha attenuato i timori sulle pressioni inflazionistiche legate ai rischi di approvvigionamento in Medio Oriente.

    La flessione del greggio ha sostenuto il mercato obbligazionario europeo nonostante i nuovi segnali restrittivi provenienti dalla Banca Centrale Europea, secondo cui i tassi di interesse potrebbero dover rimanere elevati.

    Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni è sceso al 2,781%, mentre quello del Bund decennale di riferimento è diminuito al 3,195%. Quest’ultimo è tornato sotto la soglia del 3,20%, attentamente monitorata dai mercati, dopo essersi avvicinato la scorsa settimana ai massimi degli ultimi 15 anni.

    Le speranze di un cessate il fuoco spingono ancora al ribasso il petrolio

    Il Brent ha perso oltre il 2,5%, scendendo verso gli 86 dollari al barile e prolungando le perdite registrate nelle ultime sedute.

    La flessione è arrivata dopo indiscrezioni dei media secondo cui Stati Uniti e Iran si starebbero avvicinando a un accordo provvisorio per un cessate il fuoco, che includerebbe garanzie per il transito senza ostacoli attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Le aspettative di una ripresa più libera del traffico marittimo attraverso questa rotta strategica hanno ridotto i timori immediati riguardo alle forniture energetiche.

    Il conseguente calo del petrolio ha inoltre ridimensionato parte del premio per l’inflazione da costi che si era accumulato sui mercati europei dei tassi di interesse nelle ultime settimane.

    Le dichiarazioni restrittive di Schnabel limitano il rally obbligazionario

    La discesa dei rendimenti è stata tuttavia contenuta dalle dichiarazioni di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, secondo cui potrebbe essere necessario un ulteriore inasprimento monetario per riportare stabilmente l’inflazione verso l’obiettivo.

    In un’intervista a Bloomberg News pubblicata mercoledì, Schnabel ha dichiarato che “con l’attuale tasso di riferimento, è improbabile che l’inflazione torni all’obiettivo nel medio termine e, pertanto, sarà necessario un ulteriore inasprimento.”

    Schnabel ha inoltre indicato le persistenti tensioni in Medio Oriente e la resilienza dell’economia dell’Eurozona come fattori che potrebbero creare ulteriori rischi al rialzo per i prezzi al consumo.

    Le sue dichiarazioni hanno rafforzato le aspettative dei mercati monetari per un possibile aumento dei tassi BCE di 25 punti base a settembre. Questa prospettiva ha impedito un calo più marcato dei costi di finanziamento europei e ha mantenuto relativamente sostenuti i rendimenti sulle scadenze più brevi.

    I mercati obbligazionari guardano a Jackson Hole

    Con i rendimenti dell’Eurozona scesi sotto i recenti massimi, gli investitori si stanno ora preparando a un altro importante appuntamento di politica monetaria previsto per questa settimana.

    Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh terrà venerdì il suo primo intervento principale al Jackson Hole Economic Policy Symposium.

    Gli operatori obbligazionari analizzeranno attentamente le sue dichiarazioni alla ricerca di indicazioni sulla volontà della Federal Reserve di mantenere tassi di interesse relativamente restrittivi.

    Eventuali segnali di una politica monetaria statunitense più restrittiva per un periodo prolungato potrebbero influenzare anche i mercati obbligazionari europei, contribuendo a determinare l’andamento dei rendimenti sovrani e degli spread in vista dell’autunno.

  • FTSE MIB in rialzo con il calo del petrolio che allenta i rendimenti obbligazionari

    FTSE MIB in rialzo con il calo del petrolio che allenta i rendimenti obbligazionari

    Il FTSE MIB italiano ha registrato un lieve rialzo mercoledì, portandosi intorno a 52.700 punti e proseguendo in parte lo slancio della seduta precedente, mentre il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito a ridurre i rendimenti obbligazionari.

    Il sentiment del mercato è stato sostenuto dalle speranze di una ripresa dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, dopo che Iran e Oman hanno discusso un quadro provvisorio, attenuando alcune delle preoccupazioni legate alle forniture di greggio.

    Eni arretra con il calo del greggio

    Il gruppo energetico Eni (BIT:ENI) ha perso oltre l’1%, seguendo la flessione dei prezzi del petrolio mentre gli investitori valutavano la possibilità di un miglioramento dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz.

    La debolezza di Eni si è contrapposta ai modesti guadagni registrati da alcuni titoli tecnologici.

    Prysmian (BIT:PRY) è salita dello 0,5%, mentre STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha guadagnato lo 0,1% in vista dei risultati di Nvidia. I conti sono particolarmente attesi per ottenere nuove indicazioni sulla forza e sulla sostenibilità degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

    Banche italiane prevalentemente positive

    I titoli finanziari si sono mossi perlopiù in territorio positivo, mentre gli investitori hanno continuato a seguire il processo di consolidamento nel settore bancario italiano.

    Banca MPS (BIT:BMPS) è salita dello 0,2%, Banco BPM (BIT:BAMI) dello 0,4% e Mediobanca (BIT:MB) dello 0,3%. Anche Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) ha guadagnato lo 0,3%, mentre Generali (BIT:BGN) è avanzata dello 0,6%.

    Tra gli altri titoli in evidenza figurano quelli del lusso. Moncler (BIT:MONC) e Brunello Cucinelli (BIT:BC) hanno entrambe guadagnato oltre l’1%, contribuendo ulteriormente al rialzo dell’indice di riferimento.

  • Wall Street verso un’apertura positiva mentre prosegue il forte calo del petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura positiva mentre prosegue il forte calo del petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un’apertura in rialzo martedì, suggerendo un possibile recupero dopo che le principali Borse americane hanno chiuso la seduta precedente prevalentemente in territorio negativo.

    Il sentiment è migliorato grazie all’ulteriore forte discesa dei prezzi del petrolio, che ha attenuato le preoccupazioni sui costi energetici e contribuito al calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi. Il greggio aveva già interrotto lunedì una serie di sei sedute consecutive in rialzo, perdendo oltre il 2%.

    Le vendite sono aumentate martedì, con i futures sul petrolio statunitense in calo di oltre il 3% prima dell’apertura di Wall Street.

    Sanzioni contro l’Iran meno severe dei peggiori timori del mercato

    Il petrolio ha subito ulteriori pressioni dopo che il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato formalmente “Operation Economic Outcast,” descrivendola come una campagna economica senza precedenti, estesa a tutto il governo, contro l’Iran e i suoi “facilitatori.”

    Washington ha imposto sanzioni a quasi 60 entità, individui e imbarcazioni che, secondo il governo statunitense, “favoriscono l’avventatezza del regime iraniano.”

    Gli investitori sono tuttavia apparsi sollevati dal fatto che il Tesoro non abbia introdotto immediatamente sanzioni secondarie contro altri Paesi che continuano a sostenere gli scambi commerciali con l’Iran. L’assenza di misure più aggressive ha ridotto i timori di un’immediata interruzione delle forniture globali di greggio.

    Il calo del petrolio ha inoltre contribuito a un’ulteriore discesa dei rendimenti dei Treasury, fornendo un altro elemento di sostegno ai mercati azionari statunitensi.

    Risultati Nvidia e Jackson Hole mantengono alta la cautela

    Nonostante le indicazioni positive provenienti dai futures, gli scambi potrebbero rimanere relativamente contenuti mentre gli investitori attendono diversi appuntamenti importanti nei prossimi giorni.

    Sono attesi nuovi dati sull’inflazione statunitense, insieme ai risultati trimestrali di Nvidia (NASDAQ:NVDA), mentre il simposio economico di Jackson Hole porterà nuovamente la politica monetaria della Federal Reserve al centro dell’attenzione.

    La combinazione di dati sull’inflazione, risultati di Nvidia e indicazioni dei banchieri centrali potrebbe avere un impatto significativo sulle aspettative relative ai tassi di interesse, sulle valutazioni del settore tecnologico e sulle prospettive economiche generali.

    Nasdaq chiude ai minimi di tre settimane

    Le azioni statunitensi sono scese nelle prime fasi della seduta di lunedì per poi oscillare durante la giornata, mantenendo comunque un orientamento prevalentemente negativo.

    Il Nasdaq, fortemente esposto al settore tecnologico, ha registrato la flessione maggiore e ha terminato la giornata al livello di chiusura più basso delle ultime tre settimane. Nonostante il recupero dai minimi intraday, l’indice ha perso 200,26 punti, pari allo 0,8%, chiudendo a 25.980,19.

    L’S&P 500 è sceso di 21,51 punti, o dello 0,3%, a 7.652,86.

    Il Dow Jones Industrial Average si è invece mosso in controtendenza, guadagnando 140,15 punti, pari allo 0,3%, a 53.417,16, sostenuto dai rialzi di Visa (NYSE:V), Walmart (NYSE:WMT) e Disney (NYSE:DIS).

    Semiconduttori guidano il ribasso del settore tecnologico

    La debolezza dei titoli tecnologici ha contribuito in modo significativo al calo generale del mercato di lunedì, con i semiconduttori tra i comparti peggiori.

    Il Philadelphia Semiconductor Index ha perso il 2,7%, mentre Nvidia (NASDAQ:NVDA) ha ceduto il 2,9% in vista dei risultati del secondo trimestre, attesi dopo la chiusura di mercoledì.

    Anche i titoli legati all’hardware informatico e alle reti hanno registrato perdite significative. Al di fuori della tecnologia, il settore energetico è stato penalizzato dal brusco arretramento dei prezzi del greggio.

    L’attività di mercato è comunque rimasta relativamente contenuta, con gli investitori poco propensi ad assumere posizioni importanti prima dei risultati di Nvidia e del simposio di Jackson Hole.

    Mercati in attesa del discorso di Warsh per indicazioni sulla Fed

    Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh terrà venerdì un discorso principale a Jackson Hole, con gli investitori alla ricerca di ulteriori indicazioni sulla valutazione dell’inflazione da parte della banca centrale e sulla futura direzione della politica monetaria.

    “[Il presidente della Fed Kevin] Warsh terrà venerdì il discorso principale e i mercati cercheranno maggiore chiarezza sia sulla sua valutazione dell’inflazione sia sul più ampio “cambio di regime” che ha sostenuto alla Fed”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com.

    Ha aggiunto: “È stato riluttante a fornire le tradizionali indicazioni prospettiche, il che significa che il discorso potrebbe concentrarsi maggiormente sulla funzione di reazione della Fed e sulla sua filosofia di lungo periodo piuttosto che indicare esplicitamente ciò che i responsabili della politica monetaria faranno a settembre.”

    Anche un calendario economico statunitense relativamente leggero ha incoraggiato alcuni investitori a rimanere alla finestra in attesa dei dati sull’inflazione al consumo previsti per mercoledì.

    Con il petrolio in forte calo e i rendimenti dei Treasury in discesa, Wall Street sembra avviata verso una seduta inizialmente positiva, anche se i risultati di Nvidia, i dati sull’inflazione e Jackson Hole rimangono i principali catalizzatori di breve termine.

  • Borse europee in lieve rialzo mentre scendono i rendimenti dei Treasury USA: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in lieve rialzo mentre scendono i rendimenti dei Treasury USA: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato un moderato rialzo martedì, mentre i rendimenti dei Treasury statunitensi si sono allontanati dai recenti massimi, attenuando parte della pressione esercitata dall’aumento dei costi di finanziamento sui mercati azionari globali.

    I rendimenti obbligazionari sono diminuiti dopo alcune indiscrezioni secondo cui il Tesoro statunitense potrebbe utilizzare parte dei quasi 1.000 miliardi di dollari presenti nel suo General Account per contribuire a finanziare il programma di riacquisto di obbligazioni annunciato recentemente. La possibilità di ricorrere alle riserve di liquidità esistenti ha offerto sollievo ai mercati del debito e sostenuto il sentiment sulle azioni europee.

    Sanzioni contro l’Iran meno severe del previsto

    Gli investitori hanno reagito positivamente anche al nuovo pacchetto di sanzioni statunitensi contro l’Iran, risultato meno aggressivo di quanto alcuni operatori di mercato avessero temuto.

    Washington ha avvertito gli altri Paesi di interrompere i rapporti commerciali con l’Iran, minacciando sanzioni secondarie contro chi non dovesse adeguarsi. Il Dipartimento del Tesoro, tuttavia, non ha imposto immediatamente nuove penalità.

    L’assenza di misure più severe ha contribuito a ridurre i timori che la nuova campagna di sanzioni possa provocare un’immediata interruzione delle forniture di petrolio greggio.

    In questo contesto, l’indice DAX tedesco è salito dello 0,8%, il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,3% e il FTSE 100 britannico è avanzato dello 0,1%.

    Economia tedesca cresce più delle stime iniziali

    Anche i dati economici hanno fornito indicazioni incoraggianti, dopo che Destatis ha comunicato che l’economia tedesca ha registrato nel secondo trimestre una performance migliore rispetto alle stime preliminari, sostenuta dalla tenuta delle esportazioni nonostante le persistenti tensioni geopolitiche.

    Il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% su base trimestrale, rispetto alla stima preliminare dello 0,2%. Nel primo trimestre l’economia era cresciuta dello 0,4%.

    Su base annua, la crescita del PIL tedesco ha accelerato all’1,0% nel secondo trimestre, rispetto allo 0,7% dei tre mesi precedenti.

    I dati hanno fornito ulteriore sostegno ai mercati europei, suggerendo che la maggiore economia della regione ha mantenuto una certa solidità nonostante il difficile contesto internazionale.

    Titoli tecnologici in rialzo in attesa dei risultati di Nvidia e Marvell

    I titoli tecnologici si sono distinti tra i migliori del mercato, con ASML Holding (EU:ASML) e Infineon Technologies (TG:IFX) in rialzo mentre gli investitori attendono importanti risultati societari dal settore dei semiconduttori nel corso della settimana.

    L’attenzione è concentrata soprattutto su Nvidia (NASDAQ:NVDA), i cui risultati dovrebbero fornire nuove indicazioni sulla domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e sulla spesa nel settore dei semiconduttori.

    Anche Marvell Technology (NASDAQ:MRVL) pubblicherà i propri risultati questa settimana, contribuendo a rendere particolarmente intenso il calendario del settore e offrendo potenzialmente ulteriori segnali sulla domanda proveniente dai data center e dai mercati legati all’IA.

    La combinazione tra il calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi, la riduzione dei timori sulle sanzioni contro l’Iran e i dati economici incoraggianti dalla Germania ha permesso alle Borse europee di mantenere un tono moderatamente positivo durante la seduta di martedì.

  • L’oro arretra dai massimi di tre mesi in attesa dell’inflazione USA e del discorso di Warsh

    L’oro arretra dai massimi di tre mesi in attesa dell’inflazione USA e del discorso di Warsh

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve calo martedì dopo aver raggiunto nelle prime ore della seduta il livello più alto da oltre tre mesi, con alcuni investitori che hanno incassato i profitti in vista dei prossimi dati sull’inflazione statunitense e dell’atteso intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh.

    Alle 01:00 ET (05:00 GMT), XAU/USD perdeva lo 0,3% a 4.688,96 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro guadagnavano l’1,0% a 4.746,09 dollari. XAG/USD saliva dello 0,8% a 69,51 dollari l’oncia e XPT/USD avanzava dello 0,5% a 1.889,32 dollari. L’indice del dollaro statunitense rimaneva sostanzialmente invariato a 98,98.

    I riacquisti del Tesoro mantengono alta l’attenzione su dollaro e conti pubblici

    Nonostante il modesto arretramento di martedì, l’oro resta nettamente al di sopra dei livelli precedenti dopo un rally che lo ha portato ai massimi da oltre tre mesi.

    L’ultima fase del rialzo è arrivata dopo i forti guadagni della scorsa settimana, quando il Tesoro statunitense ha annunciato l’intenzione di almeno raddoppiare gli acquisti di titoli di Stato a più lunga scadenza. La decisione ha riacceso i timori sulla politica fiscale americana, sul futuro potere d’acquisto del dollaro e sulla crescente domanda di strumenti alternativi di conservazione del valore.

    L’intervento del Tesoro ha spinto al ribasso i rendimenti obbligazionari e indebolito il dollaro, rendendo l’oro denominato nella valuta statunitense meno costoso per gli acquirenti internazionali. La mossa ha inoltre sollevato interrogativi sulla sostenibilità delle finanze pubbliche americane e sul rischio che gli sforzi diretti a contenere i costi di finanziamento possano ridurre la fiducia nel dollaro.

    Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato di essere pronto ad aumentare gli acquisti di titoli a lunga scadenza, anche se lunedì non ha fornito nuove indicazioni sull’imminenza di ulteriori interventi. Ha inoltre affermato che l’amministrazione presenterà presto un’iniziativa fiscale destinata ad affrontare gli elevati costi di finanziamento del governo.

    Il cambiamento di politica ha riportato in primo piano il cosiddetto “debasement trade”, che ha contribuito al rialzo dell’oro di circa il 65% nel 2025.

    Gli investitori che seguono questa strategia utilizzano sostanzialmente l’oro come protezione contro il rischio che politiche fiscali espansive e condizioni finanziarie più accomodanti possano ridurre nel tempo il potere d’acquisto del dollaro.

    L’attenzione si sposta ora sui prossimi dati sull’inflazione statunitense e sul primo discorso di Warsh a Jackson Hole. Un’inflazione più debole potrebbe rafforzare le aspettative di una politica monetaria più accomodante della Federal Reserve, mentre un messaggio più restrittivo potrebbe mettere sotto pressione asset privi di rendimento come l’oro.

    Sanzioni all’Iran e tensioni commerciali sostengono la domanda di diversificazione

    Anche l’incertezza geopolitica e commerciale sta contribuendo alla domanda di diversificazione dei portafogli.

    Washington ha minacciato sanzioni economiche contro i Paesi che continueranno a fare affari con l’Iran nell’ambito della strategia volta a isolare Teheran. Nel frattempo, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Canada si sono intensificate dopo il fallimento dei negoziati, con Washington che ha imposto dazi del 50% su alcuni prodotti canadesi e minacciato tariffe della stessa entità su automobili, camion e componenti automobilistici canadesi a partire da gennaio 2027.

    Questi sviluppi stanno riportando l’attenzione sul tradizionale ruolo dell’oro come strumento di diversificazione, mentre gli investitori devono confrontarsi con incertezza fiscale, tensioni commerciali, rischi geopolitici e dubbi sulla futura direzione della politica monetaria.

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che il recente andamento dei prezzi suggerisce con forza che l’oro abbia formato una base intorno al minimo di fine giugno, vicino a 3.942 dollari.

    Secondo Sycamore, il rialzo iniziale di agosto era stato in parte alimentato dalle speranze di una svolta diplomatica in Medio Oriente, che avrebbe potuto ridurre i prezzi del petrolio e alleggerire la pressione sulle banche centrali affinché aumentassero i tassi d’interesse.

    Questo scenario non si è concretizzato, ma l’oro ha continuato a salire grazie al ritorno del “debasement trade”, alimentato dall’intervento del Tesoro.

    Sycamore ha osservato che l’oro ha ormai superato sia la resistenza della trendline intorno a 4.420 dollari sia la media mobile a 200 giorni, situata vicino a 4.515 dollari, rafforzando il quadro tecnico. Secondo l’analista, eventuali ribassi potrebbero attirare nuovi compratori mentre il mercato punta alla prossima importante area di resistenza compresa tra 4.900 e 5.000 dollari.

  • Petrolio ai minimi di una settimana mentre i mercati ridimensionano le nuove sanzioni USA contro l’Iran

    Petrolio ai minimi di una settimana mentre i mercati ridimensionano le nuove sanzioni USA contro l’Iran

    I prezzi del petrolio sono scesi ai minimi di una settimana martedì, con gli operatori che considerano le ultime minacce di sanzioni di Washington contro l’Iran un rischio immediato inferiore per le forniture globali di greggio rispetto a una nuova escalation militare.

    I futures sul Brent sono diminuiti di 35 centesimi, pari allo 0,38%, a 91,82 dollari al barile alle 0810 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso 41 centesimi, o lo 0,48%, a 84,60 dollari.

    Il Brent ha raggiunto il livello più basso dal 19 agosto, mentre il WTI è sceso ai minimi dal 17 agosto.

    Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank, ha affermato che il passaggio da un’escalation militare a una maggiore pressione economica nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha ridotto parte dell’ansia sui mercati petroliferi. Ha inoltre osservato che l’annuncio delle nuove sanzioni statunitensi è stato meno aggressivo di quanto temuto dagli operatori.

    L’Iran ha promesso di reagire all’ampliamento della campagna di sanzioni statunitensi, che secondo l’amministrazione Trump punta a interrompere il sostegno economico di Teheran. Le autorità iraniane hanno espresso fiducia sul fatto che i principali partner commerciali resisteranno alle pressioni di Washington.

    Gli Stati Uniti hanno avvertito i Paesi di ridurre i rapporti commerciali con l’Iran per evitare il rischio di sanzioni secondarie. Il Dipartimento del Tesoro, tuttavia, non ha imposto immediatamente nuove penalità.

    Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent non ha indicato quali Paesi potrebbero essere colpiti né quando le eventuali sanzioni entreranno in vigore, precisando invece che i governi avranno tempo per adeguarsi alle nuove direttive di Washington.

    La pressione economica riduce i timori immediati sull’offerta di petrolio

    Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato lunedì che Washington non esclude un intervento militare contro l’Iran. La maggiore attenzione alle misure economiche ha tuttavia attenuato i timori che il conflitto possa provocare nell’immediato ulteriori interruzioni delle forniture petrolifere mediorientali.

    Il cambiamento di strategia ha contribuito a ridurre parte del premio per il rischio geopolitico che aveva sostenuto i prezzi del greggio durante le precedenti fasi di forte tensione militare.

    Il rischio di interruzioni fisiche delle forniture, tuttavia, non è scomparso, soprattutto nell’area strategicamente importante dello Stretto di Hormuz.

    Restano i rischi di interruzioni nello Stretto di Hormuz

    “L’Iran conserva ancora la capacità di rispondere interrompendo il traffico marittimo, il che continua a mantenere un premio residuo nel prezzo del petrolio”, ha affermato Tim Waterer, chief market analyst di KCM.

    Le preoccupazioni per la sicurezza marittima sono rimaste elevate martedì dopo che una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato e resa inutilizzabile a circa nove miglia nautiche, pari a 16,7 chilometri, a nord-est di Ash Shishah, in Oman, secondo la United Kingdom Maritime Trade Operations.

    Anche il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resta fortemente limitato. I dati hanno mostrato che lunedì soltanto due petroliere hanno attraversato la strategica via d’acqua, il numero giornaliero più basso di navi per il trasporto di materie prime dall’inizio di maggio. Entrambe erano dirette verso il Golfo.

    Il conflitto ha riportato l’attenzione sullo Stretto di Hormuz, attraverso il quale storicamente transitava circa un quinto del consumo mondiale di petrolio prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran il 28 febbraio.

    La riduzione del traffico attraverso lo stretto ha aumentato le preoccupazioni sulla disponibilità di greggio e di altre forniture energetiche, spingendo alcuni Paesi ad attingere alle riserve petrolifere commerciali e strategiche.

    Raffineria russa colpita da un drone ucraino

    Ulteriori rischi per l’offerta sono emersi dalla Russia, dove la raffineria di Novoshakhtinsk, nella regione meridionale di Rostov, è stata danneggiata durante la notte da un drone ucraino.

    Il governatore regionale ha dichiarato che le operazioni della raffineria sono state sospese in seguito all’attacco.

    Sebbene questi rischi fisici continuino a fornire un certo sostegno ai prezzi del greggio, il calo di martedì indica che gli operatori considerano attualmente la maggiore pressione economica di Washington sull’Iran meno pericolosa per i flussi petroliferi globali rispetto a un’ulteriore escalation militare.

  • Bitcoin supera gli 80.000 dollari mentre il ‘debasement trade’ pesa sul dollaro

    Bitcoin supera gli 80.000 dollari mentre il ‘debasement trade’ pesa sul dollaro

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) è salito ai massimi da oltre tre mesi martedì, mentre le crescenti preoccupazioni sulla salute delle finanze pubbliche statunitensi hanno pesato sul dollaro e incoraggiato gli investitori ad aumentare l’esposizione alle criptovalute.

    La principale criptovaluta mondiale ha guadagnato il 4,7% a 80.760,8 dollari alle 01:57 ET (05:57 GMT), dopo aver toccato brevemente quota 81.220,4 dollari, il livello più alto degli ultimi tre mesi.

    L’ultimo rialzo porta Bitcoin verso un bilancio positivo in otto delle ultime nove sedute, dopo il forte recupero registrato nell’ultima settimana. Anche la copertura delle posizioni corte ha fornito ulteriore slancio, costringendo molti operatori ribassisti a uscire dal mercato.

    I riacquisti di Treasury alimentano il “debasement trade”

    Gran parte della recente forza di Bitcoin è legata alle crescenti preoccupazioni sulla politica fiscale statunitense e sulle prospettive a lungo termine del dollaro.

    I timori si sono intensificati la scorsa settimana, quando il Tesoro statunitense ha annunciato l’intenzione di raddoppiare approssimativamente il ritmo dei riacquisti di obbligazioni nel tentativo di contenere il recente aumento dei rendimenti.

    L’annuncio ha alimentato le aspettative che il dollaro possa subire pressioni a causa di un intervento più attivo del Tesoro sul mercato obbligazionario, favorendo quello che gli investitori definiscono “debasement trade”.

    “L’annuncio del programma di riacquisto del Tesoro ha spostato la narrativa del mercato dai rendimenti più elevati alla svalutazione del dollaro USA, alimentando un dollaro più debole, un oro più forte e breakeven più elevati. Sebbene i paragoni con il QE siano eccessivi, la crescente incertezza politica e gli interrogativi sull’indipendenza della Fed stanno pesando sul dollaro USA”, hanno affermato gli analisti di OCBC in una nota.

    Questo cambiamento ha aumentato l’interesse degli investitori per asset come oro e criptovalute, considerati da alcuni operatori strumenti in grado di offrire protezione dalle turbolenze sui mercati obbligazionari e valutari.

    Bitcoin ha beneficiato in modo particolare di questa tendenza. La performance relativamente debole registrata dall’inizio dell’anno prima del recente recupero ha inoltre attirato investitori interessati ad acquistare a valutazioni più basse.

    Il rally di Bitcoin provoca liquidazioni short per 457 milioni di dollari

    Il rapido recupero ha generato perdite significative per gli operatori che avevano scommesso contro Bitcoin.

    I dati di Coinglass mostrano che nelle ultime 24 ore sono state liquidate posizioni corte su Bitcoin per oltre 457 milioni di dollari mentre il prezzo continuava a salire.

    L’ultima ondata di liquidazioni segue quanto avvenuto la scorsa settimana, quando l’improvviso rimbalzo della criptovaluta aveva cancellato miliardi di dollari di posizioni ribassiste.

    L’effetto si è esteso anche ad altre criptovalute. Secondo Coinglass, nelle ultime 24 ore sono state liquidate posizioni corte su Ether per circa 112,3 milioni di dollari.

    Le altcoin seguono Bitcoin al rialzo

    Il mercato delle criptovalute nel suo complesso ha seguito Bitcoin al rialzo martedì, con la maggior parte dei principali asset digitali in territorio positivo.

    Ether, la seconda maggiore criptovaluta mondiale, è salita del 2,2% a 2.510,0 dollari, mentre XRP ha guadagnato a sua volta il 2,2%.

    Solana si è distinta tra le migliori, balzando del 7,6%. Cardano ha guadagnato il 3,3%, mentre BNB è avanzata del 2,3%.

    Andamento contrastato tra le memecoin: Dogecoin è salita dell’1,3%, mentre $TRUMP ha perso l’1,5%.

    I rialzi generalizzati evidenziano il miglioramento del sentiment nel mercato delle criptovalute, sostenuto dalla debolezza del dollaro, dalle preoccupazioni fiscali e dalla chiusura delle posizioni corte.

  • Gli USA ampliano le sanzioni contro l’Iran mentre Bitcoin supera gli 80.000 dollari e i mercati attendono Nvidia: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Gli USA ampliano le sanzioni contro l’Iran mentre Bitcoin supera gli 80.000 dollari e i mercati attendono Nvidia: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi si sono mossi al rialzo martedì, mentre gli investitori attendono i risultati di Nvidia (NASDAQ:NVDA) e importanti dati sull’inflazione previsti nel corso della settimana. I mercati stanno inoltre valutando l’ampliamento della campagna di sanzioni di Washington contro l’Iran, mentre Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha proseguito il rally sopra gli 80.000 dollari.

    I prezzi del petrolio sono scesi dopo l’annuncio della Casa Bianca di nuove misure destinate a isolare ulteriormente l’Iran dal sistema finanziario globale. Sul fronte societario, Intuit (NASDAQ:INTU) figura tra le principali aziende che pubblicheranno i risultati dopo la chiusura dei mercati statunitensi.

    Futures USA in rialzo in attesa dei risultati di Nvidia

    I futures di Wall Street indicavano un’apertura positiva. Alle 03:08 ET (07:08 GMT), quelli sul Dow guadagnavano 89 punti, pari allo 0,2%, mentre i futures sull’S&P 500 salivano di 20 punti, o dello 0,3%. Quelli sul Nasdaq 100 avanzavano di 165 punti, pari allo 0,6%.

    I rialzi seguono una seduta negativa per i principali indici statunitensi, durante la quale le vendite sui titoli legati all’intelligenza artificiale, compresi produttori di semiconduttori e fornitori di apparecchiature per chip, hanno compensato la forza dei settori finanziario e dei beni di consumo di base.

    L’attenzione degli investitori si sposta ora sui prossimi risultati trimestrali di Nvidia, considerati un importante indicatore della domanda nel settore dell’intelligenza artificiale. Anche i dati sull’inflazione previsti nel corso della settimana saranno attentamente analizzati per ottenere indicazioni sulle prospettive della politica monetaria.

    Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Canada rappresentano un’ulteriore fonte di incertezza. I negoziati non hanno prodotto un accordo in grado di evitare i dazi statunitensi proposti del 50% su un’ampia gamma di prodotti canadesi, spingendo Ottawa a minacciare tariffe di ritorsione equivalenti.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno osservato che le misure non dovrebbero entrare in vigore prima di alcune settimane, lasciando ulteriore spazio per i negoziati. I dazi statunitensi previsti sulle esportazioni canadesi di automobili, camion e acciaio sono stati inoltre rinviati a gennaio 2027.

    La Casa Bianca aumenta la pressione economica sull’Iran

    Gli sviluppi geopolitici restano al centro dell’attenzione dopo che lunedì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha presentato un nuovo pacchetto di misure economiche contro l’Iran.

    Bessent ha descritto l’iniziativa come un “attacco economico contro le connessioni finanziarie dell’Iran” a livello globale, destinato a colpire i “facilitatori” di Teheran e ad aumentare l’isolamento finanziario del Paese.

    Ha inoltre affermato che il presidente Donald Trump sta chiedendo agli altri Paesi di formulare “richieste specifiche per cessare le loro interazioni” con l’Iran, mentre Washington intensifica la pressione economica dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio.

    Sebbene le nuove sanzioni non siano ancora entrate in vigore, la Casa Bianca ha stabilito una tempistica affinché i Paesi riducano progressivamente le proprie attività con l’Iran.

    Bessent ha avvertito che “qualsiasi entità che faciliti il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran” sarà esclusa dal sistema del dollaro statunitense, aggiungendo che “il conto alla rovescia è appena iniziato”.

    Brent in calo mentre i trader ridimensionano i rischi immediati sull’offerta

    I mercati petroliferi hanno reagito con relativa calma all’annuncio. I futures sul Brent sono scesi dello 0,6% a 91,58 dollari al barile martedì, dopo che sia il Brent sia il West Texas Intermediate statunitense avevano chiuso la seduta precedente con perdite superiori al 2%.

    Il WTI si è portato intorno ai minimi di una settimana, con le prese di profitto dopo un rally durato diverse settimane che hanno contribuito alla discesa.

    “I prezzi del petrolio sono scesi ieri nonostante i rinnovati piani degli Stati Uniti per aumentare la pressione economica sull’Iran”, hanno affermato gli analisti di ING in una nota ai clienti.

    “[I] trader [stanno] considerando il tentativo degli Stati Uniti di allontanare i partner dal commercio con l’Iran come marginale piuttosto che capace di muovere il mercato.”

    ING ha inoltre evidenziato l’incertezza sulla possibilità che Washington sia disposta a mettere a rischio la fragile tregua commerciale con la Cina, il maggiore acquirente di energia iraniana, attraverso l’applicazione aggressiva di sanzioni secondarie.

    Attesa per i risultati di Intuit dopo i tagli al personale

    Sul fronte societario, Intuit (NASDAQ:INTU) pubblicherà i risultati dopo la chiusura di Wall Street martedì.

    A maggio, la società di software ha ridotto le previsioni annuali sui ricavi della divisione TurboTax e annunciato un piano per ridurre il personale del 17%.

    La ristrutturazione dovrebbe comportare l’eliminazione di circa 3.000 posti di lavoro ed è stata interpretata come un tentativo di rendere più efficiente l’organizzazione, concentrando maggiormente le risorse sui prodotti di intelligenza artificiale sviluppati internamente.

    Gli annunci avevano pesato sul titolo e aumentato i timori legati alla concorrenza dei nuovi sistemi di IA. I modelli linguistici generalisti possono infatti svolgere alcune funzioni simili a quelle offerte da TurboTax, pur non avendo accesso a dati finanziari proprietari, alimentando interrogativi sulla posizione competitiva di lungo periodo del servizio fiscale.

    Bitcoin supera gli 80.000 dollari

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha esteso il recente rally raggiungendo il livello più alto da oltre tre mesi, sostenuto dai forti afflussi negli ETF spot su Bitcoin e dalla persistente propensione al rischio degli investitori.

    La criptovaluta è salita del 4,0% a 80.415,7 dollari alle 03:48 ET, dopo aver toccato brevemente quota 81.220,4 dollari.

    Bitcoin si avvia così a chiudere in rialzo otto delle ultime nove sedute. Anche la copertura delle posizioni corte ha alimentato il movimento, dopo che il recente recupero ha provocato la liquidazione di un numero significativo di posizioni ribassiste.

    A sostenere il rally hanno contribuito anche le preoccupazioni per la situazione delle finanze pubbliche statunitensi. L’ansia degli investitori è aumentata dopo che il Tesoro ha annunciato la scorsa settimana l’intenzione di raddoppiare approssimativamente il ritmo dei riacquisti di obbligazioni per contenere il recente aumento dei costi di finanziamento del governo.

  • Il rally del gas naturale europeo si ferma mentre il ‘D-Day’ contro l’Iran non provoca shock all’offerta

    Il rally del gas naturale europeo si ferma mentre il ‘D-Day’ contro l’Iran non provoca shock all’offerta

    I prezzi del gas naturale europeo sono rimasti sostanzialmente invariati martedì, mantenendosi vicino ai massimi degli ultimi cinque mesi mentre gli operatori rivalutano i rischi geopolitici dopo che le ultime sanzioni di Washington contro l’Iran non hanno provocato immediate interruzioni delle forniture energetiche.

    I futures olandesi sul gas con scadenza più ravvicinata e gli equivalenti contratti britannici all’ingrosso hanno registrato variazioni minime, consolidando dopo un forte rialzo settimanale di circa il 7% che aveva portato i prezzi regionali ai livelli più alti da metà marzo.

    La pausa è arrivata dopo una brusca inversione dei prezzi del petrolio durante la notte, mentre gli operatori energetici hanno ridotto parte del premio per il rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni. Il tanto pubblicizzato “D-Day economico” dell’amministrazione Trump contro l’Iran si è infatti tradotto in misure più familiari e meno drastiche di quanto inizialmente temuto dai mercati.

    Gli investitori avevano iniziato la settimana preparandosi alla possibilità di nuove restrizioni sull’offerta dopo che funzionari statunitensi avevano minacciato sanzioni secondarie contro Paesi e aziende che continuano a commerciare con Teheran.

    Le misure annunciate da Washington hanno tuttavia rafforzato principalmente le restrizioni già esistenti sul trasporto marittimo e sulla tecnologia iraniana, senza introdurre blocchi navali inattesi o sequestri immediati di navi nel Golfo Persico.

    I rischi nello Stretto di Hormuz continuano a sostenere il gas europeo

    Il Brent ha restituito i guadagni precedenti, scambiando intorno a 91,50 dollari al barile e riducendo i timori di un ulteriore shock immediato sui costi nei mercati energetici globali.

    I rischi legati allo Stretto di Hormuz, tuttavia, non sono scomparsi. Le persistenti difficoltà nel transito fisico attraverso questa rotta strategica continuano a mantenere un premio geopolitico sui prezzi del gas all’ingrosso in Europa.

    La situazione irrisolta rende gli operatori particolarmente sensibili a qualsiasi sviluppo che possa influire sui flussi di gas naturale liquefatto o su altre spedizioni energetiche attraverso il Golfo.

    Di conseguenza, la relativa stabilità dei prezzi osservata martedì non significa necessariamente che le preoccupazioni sull’offerta siano diminuite in modo significativo. Il mercato sembra piuttosto attraversare una fase di consolidamento dopo il recente rally, in attesa di valutare il rischio di nuove escalation.

    Gli stoccaggi europei restano sotto osservazione in vista dell’autunno

    Al di là delle tensioni geopolitiche, l’Europa continua a presentare una situazione dell’offerta relativamente fragile con l’avvicinarsi della stagione autunnale del riscaldamento.

    I dati di Gas Infrastructure Europe mostrano che gli impianti di stoccaggio sotterraneo nell’Unione Europea sono pieni solo per poco più del 60% della capacità complessiva.

    La maggiore domanda estiva di elettricità, sostenuta in parte dall’uso più intenso dell’aria condizionata, ha complicato gli sforzi per ricostituire le scorte. Allo stesso tempo, le difficoltà che interessano le forniture di GNL dal Qatar hanno ulteriormente rallentato il processo stagionale di riempimento degli stoccaggi.

    Con scorte inferiori a livelli più rassicuranti e persistenti incertezze sui flussi di GNL attraverso il Medio Oriente, il mercato europeo del gas rimane esposto a una nuova fase di volatilità nonostante la pausa registrata martedì.