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  • L’oro arretra dopo che Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    L’oro arretra dopo che Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    I prezzi dell’oro sono scesi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo provvisorio tra Washington e Teheran sarebbe ormai terminato, favorendo il rialzo del petrolio e riaccendendo i timori sull’inflazione.

    Alle 09:36 GMT, l’oro spot perdeva l’1,2% a 4.057,09 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano il 2,2% a 4.066,56 dollari l’oncia.

    Trump: “L’accordo è finito”

    Parlando durante il vertice NATO in Turchia, Trump ha accusato l’Iran di non aver rispettato gli impegni assunti, sostenendo che l’intesa diplomatica non fosse più valida.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    In precedenza, le autorità militari iraniane avevano annunciato di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani in Iran e alla revoca della deroga sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi e abbattuto un drone MQ-9. Il Pentagono aveva invece affermato che le operazioni americane erano una risposta agli attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, aggiungendo che erano stati colpiti oltre 80 obiettivi in Iran e più di 60 imbarcazioni dei Pasdaran.

    Sebbene Teheran non abbia rivendicato gli attacchi contro le navi commerciali al largo dell’Oman, la nuova escalation ha aumentato l’incertezza sui mercati finanziari.

    Il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    I prezzi del petrolio hanno recuperato parte delle perdite registrate dopo l’annuncio dell’accordo quadro del 17 giugno, riaccendendo le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica legata all’energia.

    Gli investitori continuano a interrogarsi sulla possibile risposta delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve, nel caso in cui le pressioni inflazionistiche dovessero intensificarsi. Gli analisti di Britannia Global Markets hanno osservato che le aspettative di un rialzo dei tassi si erano attenuate dopo i dati sul lavoro pubblicati la scorsa settimana, ma sono tornate a rafforzarsi dopo gli ultimi sviluppi militari.

    Tassi di interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva di attività prive di rendimento come l’oro, mentre un dollaro più forte rende il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti internazionali.

    Attesa per i verbali della Federal Reserve

    L’attenzione dei mercati è ora rivolta alla pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Nell’ultima riunione la banca centrale statunitense ha lasciato invariati i tassi d’interesse tra il 3,5% e il 3,75%, anche se alcuni membri hanno indicato la possibilità di ulteriori rialzi nel corso del 2026.

  • Il petrolio balza dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran

    Il petrolio balza dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti con decisione mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l’accordo quadro tra Washington e Teheran, alimentando nuove preoccupazioni sulla stabilità del Medio Oriente e sulle forniture mondiali di greggio.

    Alle 08:46 GMT, il Brent, riferimento internazionale, guadagnava il 5,5% a 78,24 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense saliva del 2,9% a 72,49 dollari al barile.

    Le nuove tensioni alimentano i timori sull’offerta

    Intervenendo durante il vertice NATO in Turchia, Trump ha messo in dubbio il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, sostenendo che la tregua fosse ormai terminata.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    In precedenza, le autorità militari iraniane avevano affermato di aver colpito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla revoca delle deroghe sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi e abbattuto un drone americano MQ-9. Il Pentagono aveva invece spiegato che le operazioni statunitensi erano una risposta agli attacchi iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, aggiungendo di aver colpito oltre 80 obiettivi in Iran e più di 60 imbarcazioni dei Pasdaran.

    Gli Stati Uniti hanno inoltre eliminato una deroga che consentiva all’Iran di esportare petrolio, una decisione che potrebbe restringere ulteriormente l’offerta globale di greggio.

    Pur non rivendicando gli attacchi contro le navi commerciali al largo dell’Oman, l’ultima escalation militare ha riacceso i dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace duraturo.

    Lo Stretto di Hormuz torna al centro dell’attenzione

    A giugno il petrolio era tornato ai livelli precedenti al conflitto dopo l’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran, che aveva favorito la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL.

    La nuova escalation rimette in discussione tale intesa e rende più incerto il futuro dei negoziati.

    “Gli analisti di OCBC hanno scritto: “Un ritorno a un conflitto su vasta scala tra Stati Uniti e Iran appare improbabile, considerando la crescente pressione politica negli Stati Uniti per mantenere sotto controllo i prezzi del petrolio in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Tuttavia, non esiste ancora un percorso chiaro per garantire pienamente la sicurezza dello Stretto di Hormuz”.”

    Attenzione anche alla produzione OPEC e alle scorte USA

    Le nuove tensioni geopolitiche hanno oscurato gli effetti dell’aumento della produzione deciso nel fine settimana dall’OPEC e dai suoi alleati.

    Gli operatori attendono inoltre i dati ufficiali sulle scorte petrolifere statunitensi dopo le recenti interruzioni dell’offerta causate dal conflitto con l’Iran.

    Secondo l’American Petroleum Institute, le scorte di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 399.000 barili la scorsa settimana, meno di quanto previsto dagli analisti.

  • I future di Wall Street scendono dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street scendono dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street hanno registrato forti ribassi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’accordo provvisorio di pace con l’Iran è ormai terminato, aumentando l’incertezza geopolitica sui mercati finanziari.

    Alle 09:03 GMT, i future sul Dow Jones cedevano 680 punti, pari all’1,3%, mentre quelli sull’S&P 500 perdevano 71 punti, pari allo 0,9%. I future sul Nasdaq 100 arretravano di 381 punti, pari all’1,3%.

    Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    Parlando durante il vertice della NATO in Turchia, Trump ha accusato Teheran di aver violato la fragile intesa raggiunta nelle ultime settimane.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    Le sue dichiarazioni hanno aggravato le preoccupazioni già presenti sul mercato dopo che le forze armate iraniane hanno affermato di aver colpito installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla revoca delle deroghe sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Il rialzo del petrolio riaccende i timori sull’inflazione

    La nuova escalation in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio durante la sessione asiatica, alimentando i timori che l’aumento dei costi energetici possa complicare il percorso della Federal Reserve nella lotta all’inflazione.

    Gli investitori attendono ora la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Fed per valutare come i responsabili della politica monetaria stiano bilanciando la solidità dell’economia con le persistenti pressioni inflazionistiche.

    I mercati cercheranno eventuali indicazioni sull’impatto che i recenti dati economici e gli sviluppi geopolitici potrebbero avere sulle future decisioni sui tassi di interesse.

    I titoli tecnologici restano sotto pressione

    Martedì Wall Street ha chiuso in ribasso, con gli investitori che hanno continuato a ridurre l’esposizione ai titoli growth.

    Il settore tecnologico è stato penalizzato dopo i risultati di Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ), che pur avendo superato le attese non sono riusciti a dissipare le preoccupazioni sulla domanda legata all’intelligenza artificiale e sull’andamento dei prezzi delle memorie, pesando sull’intero comparto dei semiconduttori.

    L’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,5%, il Nasdaq Composite ha perso l’1,2% e il Dow Jones Industrial Average lo 0,3%.

    L’attenzione degli investitori resta inoltre rivolta all’avvio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre, che inizierà nel corso della settimana.

  • Le borse europee accelerano i ribassi dopo che Trump mette in dubbio l’accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee accelerano i ribassi dopo che Trump mette in dubbio l’accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno ampliato le perdite mercoledì pomeriggio dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l’accordo quadro che sosteneva il cessate il fuoco con l’Iran, alimentando una diffusa avversione al rischio sui mercati finanziari.

    L’indice paneuropeo STOXX 600, che a metà seduta perdeva circa lo 0,4%, ha esteso il ribasso fino all’1,7%, mentre gli investitori hanno ridotto l’esposizione agli asset rischiosi. Le dichiarazioni del presidente hanno ridimensionato le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto.

    Trump: “L’accordo è finito”

    Intervenendo a margine del vertice NATO di Ankara, Trump ha commentato il futuro del Memorandum d’intesa di Islamabad (MoU), che aveva sostenuto una fragile tregua di 60 giorni introdotta a giugno.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    Il possibile fallimento dell’accordo riaccende i timori di nuove interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, aumentando l’incertezza per i mercati energetici e il commercio internazionale.

    Il DAX tedesco ha ceduto il 2,4%, il CAC 40 francese il 2,2%, mentre il FTSE 100 di Londra e il FTSE MIB hanno perso entrambi oltre l’1,5%.

    Il petrolio sale con il ritorno dei rischi geopolitici

    Il mercato energetico ha reagito con forza alle ultime notizie, con il Brent in rialzo del 5,4% dopo i guadagni registrati nelle prime ore della seduta.

    Gli operatori stanno nuovamente incorporando nei prezzi il rischio di possibili interruzioni delle forniture globali di energia, invertendo il clima più favorevole osservato nelle settimane precedenti.

    Attesa per i verbali della Federal Reserve

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Il documento offrirà le prime indicazioni dettagliate sulle discussioni di politica monetaria sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. I mercati cercheranno segnali sull’approccio della banca centrale dopo le dichiarazioni di Warsh a favore di una comunicazione meno orientata alla forward guidance.

    Poiché diversi membri della Fed hanno recentemente indicato la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi in presenza di un’inflazione persistente, eventuali toni restrittivi potrebbero influenzare le aspettative sui tassi d’interesse a livello globale.

    Tra i titoli, Shell (LSE:SHEL) è salita dell’1,6%, mentre BP (LSE:BP.) ha guadagnato il 2,3%, sostenute dal forte rialzo del prezzo del petrolio.

  • I prezzi del gas in Europa salgono per le tensioni nello Stretto di Hormuz e i timori sulle forniture di GNL

    I prezzi del gas in Europa salgono per le tensioni nello Stretto di Hormuz e i timori sulle forniture di GNL

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono aumentati sensibilmente mercoledì, mentre il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran ha alimentato le preoccupazioni sulla sicurezza delle rotte globali del gas naturale liquefatto (GNL).

    Sebbene l’Europa abbia avviato la stagione estiva di riempimento degli stoccaggi con livelli di scorte relativamente elevati, il crescente rischio di interruzioni prolungate del traffico marittimo in Medio Oriente ha riportato un consistente premio per il rischio geopolitico sul mercato.

    In rialzo i contratti TTF e britannici

    Il contratto TTF olandese, riferimento per il mercato europeo, è salito del 3% a 47,9 euro per megawattora (MWh), mentre il contratto britannico front-month è avanzato del 5,4% a 116,59 pence per therm.

    Il movimento è seguito a una nuova escalation nel Golfo Persico dopo le notizie secondo cui le forze iraniane avrebbero colpito navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. In risposta, gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi militari contro l’Iran e revocato importanti concessioni sulle esportazioni petrolifere.

    Tornano le preoccupazioni sulle forniture di GNL

    Lo Stretto di Hormuz è il passaggio di circa il 20% del commercio mondiale di GNL via mare ed è la principale via di esportazione per grandi produttori come Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Qualsiasi interruzione del traffico potrebbe ridurre sensibilmente la disponibilità di carichi spot proprio mentre aumenta la concorrenza tra acquirenti europei e asiatici.

    L’aumento dei prezzi del gas potrebbe inoltre avere ripercussioni più ampie sull’economia. Il gas naturale rappresenta una fonte primaria per la produzione di elettricità e una materia prima fondamentale per i fertilizzanti a base di azoto in Europa. Un rialzo prolungato dei prezzi all’ingrosso potrebbe quindi alimentare l’inflazione nell’area euro, creando nuove sfide per le banche centrali.

  • UniCredit porta la partecipazione in Commerzbank al 47,6% dopo il completamento dell’offerta

    UniCredit porta la partecipazione in Commerzbank al 47,6% dopo il completamento dell’offerta

    UniCredit (BIT:UCG) ha aumentato la propria partecipazione in Commerzbank (TG:CBK) al 47,6% dopo il completamento dell’offerta pubblica di scambio, con i risultati definitivi che confermano l’acquisizione di un ulteriore 17,6% del capitale della banca tedesca.

    La partecipazione è stata costruita attraverso azioni e derivati

    La nuova quota si aggiunge al 26,77% accumulato da UniCredit a partire da settembre 2024 e a un ulteriore 3,22% detenuto tramite strumenti derivati con regolamento in azioni.

    Il gruppo bancario italiano aveva lanciato l’offerta pubblica di scambio a maggio a un prezzo giudicato troppo basso da Commerzbank. L’obiettivo di UniCredit era superare la soglia del 30% del capitale, così da poter acquistare ulteriori azioni sul mercato senza far scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto.

    Offerta prorogata secondo la normativa tedesca

    La prima fase dell’offerta si è conclusa a metà giugno con adesioni pari a circa il 12,5% del capitale di Commerzbank. In conformità con la normativa tedesca, il periodo di adesione è stato successivamente esteso di altre due settimane, a partire dal 3 luglio.

    Nel corso dell’operazione, UniCredit e Commerzbank hanno espresso pubblicamente posizioni contrastanti sull’entità delle adesioni. Commerzbank ha sostenuto che gran parte delle azioni conferite provenisse da banche d’investimento che agivano come controparti degli swap stipulati da UniCredit sulle azioni della banca tedesca.

    Dopo la pubblicazione dei risultati finali, UniCredit ha dichiarato che continuerà a mantenere un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate. Il governo tedesco, che ha più volte definito ostile l’iniziativa di UniCredit, mantiene una partecipazione di circa il 12% in Commerzbank.

  • Le azioni Repsol salgono dopo l’aggiornamento del secondo trimestre e il rialzo del petrolio

    Le azioni Repsol salgono dopo l’aggiornamento del secondo trimestre e il rialzo del petrolio

    Le azioni di Repsol (BIT:1REP) hanno guadagnato il 4% martedì dopo la pubblicazione dell’aggiornamento operativo del secondo trimestre, mentre il rialzo dei prezzi del greggio, sostenuto dalle tensioni legate all’Iran, ha favorito l’intero comparto energetico.

    Produzione e margini di raffinazione

    La società energetica spagnola ha registrato una produzione di 558.000 barili di petrolio equivalente al giorno nel secondo trimestre, in aumento del 4% rispetto al trimestre precedente. Il dato è risultato sostanzialmente in linea con le attese degli analisti.

    Repsol ha inoltre riportato un indicatore del margine di raffinazione pari a 14 dollari al barile, superiore alla previsione degli analisti di 13 dollari al barile, ma ancora inferiore al consenso di Visible Alpha, che stimava oltre 15 dollari al barile. La società continua a prevedere un premio di circa 10 dollari al barile rispetto all’indicatore del margine di raffinazione, in linea con le aspettative del mercato.

    Il rialzo del petrolio sostiene il settore energetico

    L’andamento positivo del titolo è stato favorito anche dall’aumento dei prezzi del petrolio, alimentato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche con l’Iran, che ha sostenuto l’intero comparto energetico.

    L’attività di esplorazione e produzione di Repsol ha mostrato una crescita rispetto al trimestre precedente, sebbene in alcune aree geografiche i livelli produttivi si siano discostati leggermente dalle stime degli analisti.

    L’aggiornamento operativo offre agli investitori una panoramica dell’andamento del business in vista della pubblicazione dei risultati completi del secondo trimestre.

  • Wall Street verso un’apertura debole mentre arretrano i titoli tecnologici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura debole mentre arretrano i titoli tecnologici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un avvio in ribasso martedì, con gli investitori pronti a prendere profitto dopo il forte rialzo registrato nella seduta precedente.

    Il calo di Samsung pesa sul sentiment dell’IA

    Il comparto tecnologico dovrebbe guidare le vendite dopo il crollo di quasi il 7% delle azioni della sudcoreana Samsung Electronics, nonostante il forte incremento degli utili del secondo trimestre.

    Pur avendo registrato un utile trimestrale cresciuto di 19 volte rispetto all’anno precedente, Samsung ha deluso gli investitori, alimentando dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    “Nonostante gli ottimi risultati di Samsung, gli investitori stanno iniziando a preoccuparsi dell’enorme quantità di denaro investita nell’intelligenza artificiale e del rischio che si tratti di una bolla pronta a scoppiare”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile mercati di AJ Bell.

    A pesare sul settore dei semiconduttori anche un’indiscrezione Reuters secondo cui la startup cinese DeepSeek starebbe sviluppando un proprio chip per l’intelligenza artificiale.

    La tecnologia aveva trainato il rally di lunedì

    La seduta di lunedì, dopo il lungo fine settimana dell’Independence Day, si era chiusa in rialzo per tutti i principali indici statunitensi, con il Dow Jones che aveva raggiunto un nuovo massimo storico in chiusura.

    Il Nasdaq Composite era salito di 288,49 punti (+1,1%) a 26.121,16, lo S&P 500 aveva guadagnato 54,19 punti (+0,7%) a 7.537,43, mentre il Dow Jones aveva aggiunto 155,84 punti (+0,3%) chiudendo a 53.055,91.

    Hardware e semiconduttori protagonisti

    I titoli tecnologici hanno guidato il rialzo, con particolare forza nel comparto hardware.

    L’indice NYSE Arca Computer Hardware è avanzato del 3,4%, sostenuto dal balzo del 4,4% di Dell Technologies (NYSE:DELL), dopo che il presidente Donald Trump ha promosso i computer della società durante un evento nello Studio Ovale.

    Positiva anche la performance dei titoli legati alle reti e ai semiconduttori: il NYSE Arca Networking Index è salito del 2,8%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index ha guadagnato il 2,2%.

    Al di fuori del settore tecnologico, i titoli dei broker hanno registrato forti rialzi, insieme ai comparti bancario e siderurgico. In calo invece farmaceutici, telecomunicazioni, immobiliare residenziale e utility.

    Il settore dei servizi continua a espandersi

    Sul fronte macroeconomico, l’Institute for Supply Management ha comunicato che l’attività del settore dei servizi negli Stati Uniti ha rallentato leggermente nel mese di giugno.

    L’indice ISM Services PMI è sceso a 54,0 da 54,5 di maggio, in linea con le attese degli analisti. Un valore superiore a 50 continua comunque a indicare una fase di espansione.

  • Le borse europee chiudono contrastate tra prese di profitto e tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee chiudono contrastate tra prese di profitto e tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    I titoli tecnologici frenano mentre tornano le preoccupazioni sul Medio Oriente

    Le principali borse europee hanno registrato un andamento contrastato martedì, con gli investitori intenti a realizzare profitti nel comparto tecnologico dopo il recente rialzo. Il sentiment è stato inoltre condizionato dalle notizie secondo cui due navi commerciali sarebbero state colpite da missili iraniani nello Stretto di Hormuz, un episodio che ha sostenuto i prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari.

    La produzione industriale tedesca supera le attese

    I dati pubblicati da Destatis mostrano che la produzione industriale della Germania è cresciuta dello 0,9% su base mensile a maggio, accelerando rispetto al +0,2% registrato ad aprile.

    Si tratta dell’incremento mensile più marcato dallo scorso settembre.

    Su base annua, la produzione industriale è rimasta stabile dopo il calo dello 0,9% registrato nel mese precedente.

    Riparte il mercato immobiliare britannico

    Nel Regno Unito, l’indagine Halifax realizzata da S&P Global ha evidenziato il primo aumento dei prezzi delle abitazioni negli ultimi quattro mesi.

    A giugno i prezzi sono saliti dello 0,2% rispetto a maggio, recuperando il calo dello 0,2% del mese precedente e superando le attese del mercato, ferme a un incremento dello 0,1%.

    Indici europei in ordine sparso

    Il DAX tedesco ha ceduto lo 0,5%, mentre il CAC 40 francese è avanzato dello 0,3%. Il FTSE 100 britannico ha registrato la migliore performance, con un rialzo dello 0,6%.

    I titoli tecnologici sono rimasti sotto pressione per i timori che il rally alimentato dall’intelligenza artificiale abbia spinto le valutazioni su livelli troppo elevati. Infineon Technologies (TG:IFX) ha perso il 5,4%, mentre ASML Holding (EU:ASML) è scesa del 5,1%.

    I principali movimenti societari

    Victrex (LSE:VCT) è balzata del 19% dopo aver confermato la guidance annuale e pubblicato ricavi del terzo trimestre superiori alle attese.

    Halma (LSE:HLMA) ha ceduto oltre l’1% in seguito all’annuncio dell’acquisizione della francese Dreampath Diagnostics.

    Shell (LSE:SHEL) ha guadagnato il 3% dopo aver migliorato le previsioni sul secondo trimestre per la produzione di gas naturale liquefatto (GNL).

    Keller Group (LSE:KLR) è salita del 21%, raggiungendo nuovi massimi storici dopo aver rivisto al rialzo la guidance per l’intero esercizio.

  • Il petrolio sale mentre le tensioni nello Stretto di Hormuz compensano l’aumento dell’offerta

    Il petrolio sale mentre le tensioni nello Stretto di Hormuz compensano l’aumento dell’offerta

    I prezzi del petrolio hanno registrato un moderato rialzo martedì dopo i nuovi episodi di tensione nello Stretto di Hormuz, che hanno riacceso i timori per possibili interruzioni delle forniture globali, compensando le aspettative di un aumento della produzione da parte dei Paesi OPEC+.

    Alle 04:41 ET (08:41 GMT), i futures sul Brent avanzavano dell’1,1% a 72,77 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense guadagnava l’1,1% a 69,30 dollari al barile.

    Nuovi attacchi riaccendono le preoccupazioni sul traffico marittimo

    Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, le forze armate iraniane hanno lanciato almeno due missili contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, interrompendo una tregua di una settimana tra Washington e Teheran.

    Il rapporto aggiunge che gli Stati Uniti potrebbero rispondere con attacchi contro obiettivi iraniani.

    In precedenza, l’agenzia britannica UK Maritime Trade Operations aveva riferito che una petroliera in navigazione vicino alle coste dell’Oman era stata colpita da un proiettile non identificato che ha provocato un incendio. Sebbene l’Iran non abbia rivendicato ufficialmente l’attacco, fonti anonime citate dalla televisione di Stato iraniana hanno indicato che l’obiettivo sarebbe stata una nave che trasportava gas naturale liquefatto dal Qatar.

    Teheran ha inoltre ribadito che tutte le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz devono utilizzare rotte approvate dall’Iran, avvertendo che qualsiasi interferenza degli Stati Uniti sarà affrontata con “un’azione rapida e decisiva.”

    Secondo Axios, questi episodi sono avvenuti dopo la scadenza dell’accordo temporaneo tra Stati Uniti e Iran volto a sospendere gli attacchi nello stretto.

    La ripresa dei flussi marittimi resta fragile

    I prezzi del greggio si erano ridimensionati dopo l’accordo di pace provvisorio raggiunto a giugno. Dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio, il petrolio aveva superato i 110 dollari al barile, alimentando timori di una nuova accelerazione dell’inflazione globale.

    I dati più recenti indicano una graduale ripresa del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se i volumi rimangono inferiori ai livelli normali. Il controllo di questo passaggio strategico continua a rappresentare uno dei principali punti di confronto nei negoziati internazionali.

    “I prezzi del petrolio sono tornati ai livelli precedenti al conflitto, anche se attraverso lo Stretto di Hormuz continua a transitare solo una parte del traffico abituale. Permangono quindi tensioni nelle catene di approvvigionamento”, hanno scritto gli analisti di Deutsche Bank guidati da Henry Allen.

    L’aumento dell’offerta limita il rialzo

    Le prospettive di un incremento dell’offerta mondiale hanno comunque contenuto ulteriori guadagni del greggio.

    I Paesi OPEC+, inclusa la Russia, hanno deciso domenica di aumentare la produzione di 188.000 barili al giorno a partire da agosto, dopo analoghi incrementi già adottati nei mesi di giugno e luglio.

    Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti, usciti dal sistema delle quote OPEC+ a maggio, hanno annunciato una produzione superiore a 3,8 milioni di barili al giorno nel mese di giugno.

    Anche Saudi Aramco ha ridotto il prezzo ufficiale di vendita del greggio Arab Light destinato ai clienti asiatici per agosto, applicando per la prima volta dal 2020 uno sconto rispetto al benchmark regionale, a testimonianza della crescente concorrenza tra gli esportatori del Golfo.