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  • Le Borse europee salgono grazie al recupero del settore tecnologico mentre i mercati seguono gli sviluppi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono grazie al recupero del settore tecnologico mentre i mercati seguono gli sviluppi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno chiuso in rialzo in una seduta caratterizzata da elevata volatilità, sostenute dal recupero dei titoli tecnologici mentre gli investitori valutavano gli ultimi sviluppi della crisi in Medio Oriente dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran vuole “raggiungere un accordo”.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dello 0,5% a 639,12 punti alle 08:16 GMT. I migliori comparti della giornata sono stati quello tecnologico e quello delle risorse di base, in crescita rispettivamente dell’1,8% e del 2,8%.

    Tra i principali protagonisti figuravano i produttori di semiconduttori: Siltronic (TG:WAF) è balzata del 10,5%, Soitec (EU:SOI) ha guadagnato il 4,5% e ASML (EU:ASML) è avanzata del 2,6%.

    Il comparto tecnologico arrivava da una fase di consolidamento dopo aver registrato nel mese di giugno la migliore performance trimestrale dal 2001. Il recupero di giovedì suggerisce che, almeno nel breve periodo, gli investitori stanno mettendo in secondo piano le preoccupazioni sulle valutazioni elevate, anche se il settore rimane il peggiore dell’indice STOXX 600 dall’inizio del mese.

    Il sentiment globale è stato inoltre favorito dalle indiscrezioni secondo cui la Cina potrebbe consentire alle società nazionali specializzate nell’intelligenza artificiale un accesso limitato ai chip H200 di Nvidia (NASDAQ:NVDA), alimentando le aspettative di una domanda ancora sostenuta per le infrastrutture AI.

    I prezzi del petrolio hanno invece registrato una lieve flessione mentre i mercati continuavano a seguire gli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le tensioni si sono intensificate dopo i nuovi attacchi statunitensi successivi alle dichiarazioni di Trump, che mercoledì aveva affermato che i negoziati con Teheran erano terminati, contribuendo al peggior ribasso giornaliero dello STOXX 600 dal mese di marzo.

    “Gli sviluppi positivi legati al tema dell’intelligenza artificiale stanno sostenendo il sentiment, ma non si tratta semplicemente di un caso in cui l’AI prevale sulle preoccupazioni riguardo alle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori sono anche diventati un po’ più immuni agli sviluppi di questa vicenda, considerandoli parte di un percorso che è sempre stato accidentato verso un accordo più ampio”, ha dichiarato Fiona Cincotta, senior market analyst di City Index.

    Le azioni spagnole hanno registrato la migliore performance tra i principali mercati europei, con un rialzo dell’1,1%, recuperando dai minimi di tre settimane toccati mercoledì. Il movimento è seguito alle dichiarazioni di Trump, che ha definito la Spagna “molto generosa” dopo aver ordinato la sospensione degli scambi commerciali con il Paese in relazione al contributo alla NATO.

    I principali titoli

    Il settore sanitario è stato il peggiore della giornata, in calo dell’1,5%, appesantito soprattutto dal ribasso del 9,1% di AstraZeneca (LSE:AZN). Il gruppo farmaceutico ha deluso il mercato dopo che il farmaco sperimentale Wainua, sviluppato insieme alla statunitense Ionis, non ha raggiunto l’obiettivo principale di ridurre i decessi cardiovascolari e le ricadute cardiache in uno studio clinico di fase avanzata.

    Tra gli altri protagonisti, Computacenter (LSE:CCC) è balzata dell’11,1% dopo aver previsto risultati annuali superiori alle attese del mercato grazie alla forte domanda di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

    Il produttore di turbine eoliche Nordex (TG:NDX1) ha guadagnato il 5% dopo aver annunciato ordini per 3.054 MW nel secondo trimestre, in aumento rispetto all’anno precedente grazie a importanti commesse provenienti dagli Stati Uniti.

  • UniCredit si avvicina al controllo di Commerzbank mentre l’OPA entra nella fase decisiva

    UniCredit si avvicina al controllo di Commerzbank mentre l’OPA entra nella fase decisiva

    UniCredit (BIT:UCG) ha compiuto un ulteriore passo verso il controllo di Commerzbank (TG:CBK), annunciando di detenere ora il 48% del capitale della banca tedesca mentre la sua offerta da 45 miliardi di euro (51 miliardi di dollari) si avvicina alla fase conclusiva.

    L’istituto milanese, guidato dall’amministratore delegato Andrea Orcel dal 2021, ha comunicato mercoledì di aver incrementato la propria partecipazione dopo il lancio dell’offerta pubblica di acquisto avvenuto a maggio. L’operazione rappresenta l’ultimo sviluppo di una sfida iniziata nel settembre 2024, quando UniCredit acquistò la sua prima quota in Commerzbank, dando il via a un lungo confronto tra due dei maggiori gruppi bancari europei.

    L’operazione continua a incontrare una forte opposizione in Germania, dove esponenti politici, autorità e vertici di Commerzbank hanno più volte espresso contrarietà. Il caso evidenzia inoltre le difficoltà delle fusioni bancarie transfrontaliere nell’area euro, nonostante le richieste delle autorità di creare gruppi europei più competitivi rispetto ai grandi istituti statunitensi.

    In risposta all’aggiornamento di UniCredit, Commerzbank ha dichiarato che meno del 2% degli investitori retail e istituzionali ha aderito all’offerta e che la maggior parte delle adesioni è arrivata da “banche e soggetti collegati a UniCredit”, elemento che, secondo la banca tedesca, conferma la “scarsa attrattività” dell’offerta.

    Nonostante le resistenze, la posizione di UniCredit continua a rafforzarsi. Boris Rhein, ministro-presidente del Land dell’Assia, dove ha sede Commerzbank, ha invitato entrambe le parti ad avviare un confronto.

    “La priorità ora è trovare un terreno comune e avviare un dialogo costruttivo ai massimi livelli del management”, ha dichiarato in un comunicato inviato via e-mail.

    Orcel valuta le prossime mosse

    L’attenzione del mercato è ora rivolta alle prossime decisioni di Andrea Orcel. Tra le opzioni disponibili figurano la conversione di ulteriori contratti swap, che porterebbe l’esposizione economica di UniCredit fino al 59%, l’acquisto di nuove azioni una volta ottenute le autorizzazioni regolamentari nel 2027 oppure l’avvio di negoziati diretti con Commerzbank.

    Sebbene entrambe le banche abbiano dichiarato di essere disponibili al dialogo, finora non è stato raggiunto alcun accordo concreto.

    Con una partecipazione del 75%, UniCredit potrebbe procedere alla fusione societaria. Tuttavia, il governo tedesco mantiene ancora una quota di circa il 12% di Commerzbank, circostanza che potrebbe continuare a rappresentare un ostacolo insieme agli altri azionisti di minoranza.

    Dopo mesi trascorsi a difendere l’indipendenza della banca, alcuni investitori sembrano ora concentrarsi soprattutto sull’ottenere un premio più elevato.

    “È inevitabile che UniCredit ottenga una partecipazione di maggioranza e che tutta l’operazione vada in porto. È solo una questione di tempo”, ha dichiarato Manfred Pointke, fondatore di MPPM e azionista di Commerzbank.

    Pointke ha aggiunto di non aver ancora aderito all’offerta di UniCredit, ma che probabilmente lo farebbe se il prezzo salisse a 45-47 euro per azione, rispetto all’offerta attuale inferiore a 40 euro.

    Orcel ritiene inoltre che la Banca Centrale Europea possa presto stabilire che UniCredit eserciti già un controllo di fatto su Commerzbank. Una simile decisione, prima del superamento della soglia del 50%, comporterebbe un maggiore assorbimento di capitale rispetto a una situazione di piena maggioranza azionaria.

    Superare il 50% consentirebbe inoltre a UniCredit di nominare metà dei membri del consiglio di sorveglianza di Commerzbank, come già indicato dallo stesso Orcel.

    “È sempre più probabile che UniCredit debba consolidare Commerzbank dopo l’OPA e le autorizzazioni della BCE (e annullare l’effetto della deduzione relativa al buyback contabilizzata per il 2025)”, hanno scritto questa settimana gli analisti di Citi.

    Restano alcune sfide

    Nonostante i progressi, il completamento dell’operazione non è ancora garantito.

    Uno dei principali fattori di incertezza riguarda il consolidamento del settore bancario italiano. Un’acquisizione totale di Commerzbank potrebbe limitare la capacità finanziaria di UniCredit di partecipare ad altre operazioni di fusione sul mercato domestico.

    Permangono inoltre le resistenze politiche in Germania. Ex dirigenti di UniCredit coinvolti nell’acquisizione di HVB circa vent’anni fa ritengono che ostacoli burocratici e regolamentari potrebbero continuare a rallentare il processo.

    Anche qualora UniCredit ottenesse la maggioranza del capitale, potrebbe non riuscire a completare rapidamente la fusione senza un maggiore sostegno da parte delle autorità e del management tedesco.

    Thorsten Beck, direttore della Florence School of Banking and Finance, ha definito l’”approccio di distruzione creativa” di Orcel “un po’ come “un elefante in una cristalleria””.

    “Sì, esiste davvero un rischio concreto che questa operazione non si concluda positivamente per UniCredit. D’altra parte, nella finanza spesso il denaro ha la meglio e posso immaginare che il management di Commerzbank finisca per allinearsi una volta concluso tutto”, ha affermato.

  • Brunello Cucinelli Shares Gain After JPMorgan Highlights Positive Near-Term Outlook

    Brunello Cucinelli Shares Gain After JPMorgan Highlights Positive Near-Term Outlook

    Brunello Cucinelli (BIT:BC) shares climbed 1.8% to €80.22 after JPMorgan placed the Italian luxury fashion group on its Positive Catalyst Watch list, signalling that the investment bank expects a favourable near-term development ahead of the company’s first-half 2026 results, due to be released on 30 July.

    JPMorgan forecasts second-quarter retail sales growth of 15%, easing from the 20% increase recorded in the first quarter. The bank also expects first-half EBIT to rise by 11%, with the operating margin improving by 30 basis points to 16.9%.

    Investor sentiment was also supported by two additional developments. On 8 July, actor Matt Damon appeared at the Paris premiere of Christopher Nolan’s “The Odyssey” wearing a complete Brunello Cucinelli Spring/Summer 2026 outfit, including a linen and virgin wool chevron suit, giving the brand prominent exposure at one of the season’s highest-profile red-carpet events.

    Separately, company founder Brunello Cucinelli is due to receive the prestigious Premio del Vittoriale cultural award on the evening of 9 July, becoming the first entrepreneur to receive the honour and adding further positive attention to the company.

    The wider Italian equity market also provided a supportive backdrop, with the FTSE MIB trading close to record highs around the 53,000 level, helped by optimism surrounding increased defence spending following NATO commitments and broadly positive sentiment across Borsa Italiana.

    Meanwhile, fellow Milan-listed luxury companies Moncler and Salvatore Ferragamo did not have company-specific catalysts during the session, leaving Brunello Cucinelli’s gains largely driven by its own news flow. Despite the recent advance, the shares remain well below their 52-week high of €110.65, leaving room for further recovery according to analysts who continue to maintain a consensus Buy recommendation.

    The combination of JPMorgan’s positive pre-results stance, high-profile celebrity exposure and favourable conditions in the Italian equity market helped support the stock as investors look ahead to what the bank expects will be a strong set of half-year results later this month.

  • Wall Street verso un’apertura in calo dopo che Trump dichiara concluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Wall Street verso un’apertura in calo dopo che Trump dichiara concluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura negativa mercoledì, suggerendo un proseguimento delle perdite della seduta precedente mentre le rinnovate tensioni in Medio Oriente pesavano sul sentiment degli investitori.

    I mercati hanno subito nuove pressioni dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, alimentando i timori di una nuova escalation del conflitto.

    “Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump ai giornalisti durante il vertice NATO ad Ankara, in Turchia, definendo i negoziati con l’Iran “una perdita di tempo”.

    Le dichiarazioni hanno fatto impennare i prezzi del petrolio, con i future sul greggio statunitense in rialzo di oltre il 4%.

    L’aumento del petrolio ha riacceso le preoccupazioni sulle prospettive dell’inflazione e dei tassi d’interesse, in vista della pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve prevista nel corso della giornata.

    Le dichiarazioni di Trump sono arrivate dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato di aver completato una nuova ondata di attacchi offensivi contro l’Iran, colpendo oltre 80 obiettivi in risposta agli ultimi attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira siti militari statunitensi in Bahrain e Kuwait poche ore dopo gli attacchi americani.

    Martedì i mercati azionari statunitensi hanno tentato un recupero dopo il calo iniziale, ma hanno perso slancio nel corso della seduta, chiudendo comunque in territorio negativo.

    I titoli tecnologici hanno guidato le vendite, con il Nasdaq che ha registrato la flessione più marcata tra i principali indici.

    Il Nasdaq ha perso 302,47 punti, pari all’1,2%, chiudendo a 25.818,69. L’S&P 500 è sceso di 33,58 punti, o dello 0,5%, a 7.503,85, mentre il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 130,76 punti, pari allo 0,3%, a 52.925,15.

    I produttori di semiconduttori sono stati tra i peggiori performer, trascinando l’indice Philadelphia Semiconductor in calo del 4,7%.

    Il comparto ha risentito del crollo di quasi il 7% delle azioni del produttore sudcoreano di chip Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ).

    Samsung ha annunciato un utile del secondo trimestre aumentato di 19 volte rispetto all’anno precedente, ma gli investitori si sono concentrati sulle preoccupazioni riguardanti la spesa e la domanda legate all’intelligenza artificiale.

    “Anche se i risultati di Samsung sono stati eccezionali, gli investitori stanno iniziando a preoccuparsi dell’entità degli investimenti destinati all’IA e del rischio che si tratti di una bolla pronta a scoppiare”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell.

    Anche una notizia di Reuters secondo cui la startup cinese DeepSeek starebbe sviluppando un proprio chip per l’intelligenza artificiale ha pesato sul comparto dei semiconduttori.

    Anche i titoli del settore networking sono stati oggetto di forti vendite, trascinando l’indice NYSE Arca Networking in ribasso del 3,7%.

    Anche i comparti dell’oro, delle compagnie aeree e dell’hardware informatico hanno registrato perdite significative, mentre i titoli energetici, farmaceutici e sanitari hanno sovraperformato.

    Le società energetiche hanno beneficiato del forte rialzo del prezzo del petrolio, anche se l’impennata delle quotazioni ha penalizzato il sentiment del mercato nel suo complesso.

    I future sul greggio statunitense sono saliti dopo le notizie di attacchi con proiettili contro diverse navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.

  • Le borse europee scendono mentre le rinnovate tensioni in Medio Oriente pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scendono mentre le rinnovate tensioni in Medio Oriente pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno chiuso in ribasso mercoledì, estendendo le perdite della seduta precedente, mentre il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente ha alimentato le preoccupazioni sull’inflazione e sulle prospettive della politica monetaria delle banche centrali.

    I prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari sono aumentati dopo che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato al vertice NATO che il cessate il fuoco con l’Iran “is over”.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira siti militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, poche ore dopo che gli Stati Uniti avevano lanciato una nuova ondata di attacchi militari contro l’Iran.

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione dei verbali della prima riunione della Federal Reserve presieduta da Kevi Warsh, alla ricerca di ulteriori indicazioni sul futuro percorso dei tassi d’interesse.

    L’indice FTSE 100 del Regno Unito ha ceduto lo 0,9%, mentre il CAC 40 francese e il DAX tedesco hanno entrambi perso l’1,7%.

    IG Group Holdings (LSE:IGTG) è scesa bruscamente dopo che la società britannica di trading online ha annunciato la proposta di costituire una nuova holding con sede a Jersey.

    Anche Vistry (LSE:VTY) ha registrato un forte calo dopo aver avvertito di una perdita nel primo semestre e presentato un piano per snellire la propria attività.

    Il gestore di alloggi per studenti Unite Group (LSE:UTG) è arretrato dopo aver dichiarato di prevedere una crescita annua degli affitti leggermente inferiore rispetto alle precedenti stime.

    In calo anche Hammerson (LSE:HMSO), che ha annunciato la vendita di asset non strategici per un valore di 69 milioni di sterline.

    Ha perso terreno anche Kering (EU:KER), dopo aver annunciato che la casa di moda italiana Gucci ha firmato un accordo esclusivo di licenza beauty della durata di 50 anni con il colosso francese dei cosmetici L’Oreal Co (EU:OR). Le azioni L’Oreal hanno ceduto l’1%.

    Nel frattempo, i colossi energetici BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL) hanno registrato forti rialzi, con il Brent salito sopra i 76 dollari al barile per la prima volta in due settimane, alimentato dai timori di prolungate interruzioni delle forniture.

  • Pirelli perde terreno dopo il downgrade di Citi a Neutral (PIRC)

    Pirelli perde terreno dopo il downgrade di Citi a Neutral (PIRC)

    Le azioni di Pirelli & C SpA (BIT:PIRC) hanno ceduto oltre il 3% mercoledì dopo che Citi Research ha abbassato il giudizio sul produttore italiano di pneumatici da “buy” a “neutral”, ritenendo che il forte rialzo registrato negli ultimi mesi abbia ridotto il potenziale di ulteriore apprezzamento.

    Citi vede una valutazione più equilibrata

    La banca d’affari ha aumentato leggermente il target price a 7,50 euro dai precedenti 7,40 euro. Rispetto al prezzo di riferimento di 6,98 euro del 7 luglio, il nuovo obiettivo implica un potenziale rialzo del 7,4%, un rendimento da dividendo atteso del 3,6% e un rendimento complessivo previsto dell’11%.

    “Abbassiamo il giudizio a Neutral ma aumentiamo il nostro target price a 7,50 euro dopo il forte rialzo registrato da inizio anno, poiché riteniamo che il rapporto rischio-rendimento sia ora più equilibrato”, hanno dichiarato gli analisti di Citi, aggiungendo che il titolo è “2 deviazioni standard sopra i livelli di ipercomprato.”

    Citi ha evidenziato che il titolo è salito del 17% negli ultimi sei mesi, avvicinandosi ai massimi degli ultimi otto anni e portando l’indice RSI a 14 giorni a quota 77.

    Stime sostanzialmente in linea con il consenso

    Secondo Citi, le previsioni per il secondo trimestre e per l’intero esercizio 2026 restano sostanzialmente allineate al consenso di mercato.

    La banca prevede un EBIT rettificato del secondo trimestre pari a 275 milioni di euro, circa l’1% inferiore alle stime del mercato, mentre per l’intero 2026 stima un EBIT rettificato di 1,08 miliardi di euro, circa 20 punti base sotto il consenso.

    “Riteniamo che le nostre stime per l’EBIT rettificato del secondo trimestre e dell’intero 2026 siano sostanzialmente in linea con il consenso… e che le valutazioni siano ora più neutrali (sia in termini assoluti sia relativi)”, ha affermato Citi.

    Pur continuando a considerare Pirelli un’azienda con “la migliore esposizione e capacità di esecuzione” nel segmento premium dei pneumatici da oltre 18 pollici e ritenendo raggiungibili gli obiettivi per il 2026, Citi ha spiegato che il forte rialzo del titolo ha motivato il cambiamento di raccomandazione.

    Secondo la banca, il prossimo catalizzatore sarà la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, ma “un risultato solido sembra già essere incorporato nelle valutazioni dopo il rialzo del 17% registrato negli ultimi sei mesi.”

    Valutazione e possibili sviluppi sull’azionariato

    Il target price di 7,50 euro si basa su un modello DCF a 10 anni che incorpora una crescita dei ricavi del 2% nel medio termine e dell’1% nel lungo termine, margini EBIT del 16% nel medio periodo e del 15% a regime, utilizzando un costo medio ponderato del capitale di circa l’8%.

    A 7,50 euro, Pirelli tratterebbe a circa 13 volte gli utili per azione stimati da Citi per il 2027, rispetto a un multiplo forward medio di 12,5 volte per i produttori europei di pneumatici.

    Citi indica uno scenario rialzista con un valore di 9 euro per azione, pari a un potenziale upside del 29%, mentre lo scenario ribassista prevede un prezzo di 5 euro, equivalente a un ribasso del 28%.

    La banca ha inoltre richiamato indiscrezioni di stampa secondo cui investitori cechi starebbero valutando l’acquisto di una quota compresa tra il 10% e il 20% di Pirelli, da scorporare dalla partecipazione del 34,1% detenuta da Sinochem, pur precisando che “nessuna operazione è stata confermata.”

    Secondo Citi, un’eventuale riduzione della partecipazione cinese e un aumento del flottante rappresenterebbero un elemento positivo per il titolo.

    In vista della seconda metà del 2026, Citi ha infine affermato di preferire Michelin e Continental rispetto a Pirelli, soprattutto in caso di ulteriore ripresa del mercato dei pneumatici per autocarri.

  • L’oro arretra dopo che Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    L’oro arretra dopo che Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    I prezzi dell’oro sono scesi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo provvisorio tra Washington e Teheran sarebbe ormai terminato, favorendo il rialzo del petrolio e riaccendendo i timori sull’inflazione.

    Alle 09:36 GMT, l’oro spot perdeva l’1,2% a 4.057,09 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano il 2,2% a 4.066,56 dollari l’oncia.

    Trump: “L’accordo è finito”

    Parlando durante il vertice NATO in Turchia, Trump ha accusato l’Iran di non aver rispettato gli impegni assunti, sostenendo che l’intesa diplomatica non fosse più valida.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    In precedenza, le autorità militari iraniane avevano annunciato di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani in Iran e alla revoca della deroga sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi e abbattuto un drone MQ-9. Il Pentagono aveva invece affermato che le operazioni americane erano una risposta agli attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, aggiungendo che erano stati colpiti oltre 80 obiettivi in Iran e più di 60 imbarcazioni dei Pasdaran.

    Sebbene Teheran non abbia rivendicato gli attacchi contro le navi commerciali al largo dell’Oman, la nuova escalation ha aumentato l’incertezza sui mercati finanziari.

    Il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    I prezzi del petrolio hanno recuperato parte delle perdite registrate dopo l’annuncio dell’accordo quadro del 17 giugno, riaccendendo le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica legata all’energia.

    Gli investitori continuano a interrogarsi sulla possibile risposta delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve, nel caso in cui le pressioni inflazionistiche dovessero intensificarsi. Gli analisti di Britannia Global Markets hanno osservato che le aspettative di un rialzo dei tassi si erano attenuate dopo i dati sul lavoro pubblicati la scorsa settimana, ma sono tornate a rafforzarsi dopo gli ultimi sviluppi militari.

    Tassi di interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva di attività prive di rendimento come l’oro, mentre un dollaro più forte rende il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti internazionali.

    Attesa per i verbali della Federal Reserve

    L’attenzione dei mercati è ora rivolta alla pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Nell’ultima riunione la banca centrale statunitense ha lasciato invariati i tassi d’interesse tra il 3,5% e il 3,75%, anche se alcuni membri hanno indicato la possibilità di ulteriori rialzi nel corso del 2026.

  • Il petrolio balza dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran

    Il petrolio balza dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti con decisione mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l’accordo quadro tra Washington e Teheran, alimentando nuove preoccupazioni sulla stabilità del Medio Oriente e sulle forniture mondiali di greggio.

    Alle 08:46 GMT, il Brent, riferimento internazionale, guadagnava il 5,5% a 78,24 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense saliva del 2,9% a 72,49 dollari al barile.

    Le nuove tensioni alimentano i timori sull’offerta

    Intervenendo durante il vertice NATO in Turchia, Trump ha messo in dubbio il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, sostenendo che la tregua fosse ormai terminata.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    In precedenza, le autorità militari iraniane avevano affermato di aver colpito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla revoca delle deroghe sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi e abbattuto un drone americano MQ-9. Il Pentagono aveva invece spiegato che le operazioni statunitensi erano una risposta agli attacchi iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, aggiungendo di aver colpito oltre 80 obiettivi in Iran e più di 60 imbarcazioni dei Pasdaran.

    Gli Stati Uniti hanno inoltre eliminato una deroga che consentiva all’Iran di esportare petrolio, una decisione che potrebbe restringere ulteriormente l’offerta globale di greggio.

    Pur non rivendicando gli attacchi contro le navi commerciali al largo dell’Oman, l’ultima escalation militare ha riacceso i dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace duraturo.

    Lo Stretto di Hormuz torna al centro dell’attenzione

    A giugno il petrolio era tornato ai livelli precedenti al conflitto dopo l’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran, che aveva favorito la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL.

    La nuova escalation rimette in discussione tale intesa e rende più incerto il futuro dei negoziati.

    “Gli analisti di OCBC hanno scritto: “Un ritorno a un conflitto su vasta scala tra Stati Uniti e Iran appare improbabile, considerando la crescente pressione politica negli Stati Uniti per mantenere sotto controllo i prezzi del petrolio in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Tuttavia, non esiste ancora un percorso chiaro per garantire pienamente la sicurezza dello Stretto di Hormuz”.”

    Attenzione anche alla produzione OPEC e alle scorte USA

    Le nuove tensioni geopolitiche hanno oscurato gli effetti dell’aumento della produzione deciso nel fine settimana dall’OPEC e dai suoi alleati.

    Gli operatori attendono inoltre i dati ufficiali sulle scorte petrolifere statunitensi dopo le recenti interruzioni dell’offerta causate dal conflitto con l’Iran.

    Secondo l’American Petroleum Institute, le scorte di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 399.000 barili la scorsa settimana, meno di quanto previsto dagli analisti.

  • I future di Wall Street scendono dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street scendono dopo che Trump dichiara concluso l’accordo con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street hanno registrato forti ribassi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’accordo provvisorio di pace con l’Iran è ormai terminato, aumentando l’incertezza geopolitica sui mercati finanziari.

    Alle 09:03 GMT, i future sul Dow Jones cedevano 680 punti, pari all’1,3%, mentre quelli sull’S&P 500 perdevano 71 punti, pari allo 0,9%. I future sul Nasdaq 100 arretravano di 381 punti, pari all’1,3%.

    Trump mette in dubbio l’accordo con l’Iran

    Parlando durante il vertice della NATO in Turchia, Trump ha accusato Teheran di aver violato la fragile intesa raggiunta nelle ultime settimane.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    Le sue dichiarazioni hanno aggravato le preoccupazioni già presenti sul mercato dopo che le forze armate iraniane hanno affermato di aver colpito installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla revoca delle deroghe sulle esportazioni di petrolio iraniano.

    Il rialzo del petrolio riaccende i timori sull’inflazione

    La nuova escalation in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio durante la sessione asiatica, alimentando i timori che l’aumento dei costi energetici possa complicare il percorso della Federal Reserve nella lotta all’inflazione.

    Gli investitori attendono ora la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Fed per valutare come i responsabili della politica monetaria stiano bilanciando la solidità dell’economia con le persistenti pressioni inflazionistiche.

    I mercati cercheranno eventuali indicazioni sull’impatto che i recenti dati economici e gli sviluppi geopolitici potrebbero avere sulle future decisioni sui tassi di interesse.

    I titoli tecnologici restano sotto pressione

    Martedì Wall Street ha chiuso in ribasso, con gli investitori che hanno continuato a ridurre l’esposizione ai titoli growth.

    Il settore tecnologico è stato penalizzato dopo i risultati di Samsung Electronics (USOTC:SSNHZ), che pur avendo superato le attese non sono riusciti a dissipare le preoccupazioni sulla domanda legata all’intelligenza artificiale e sull’andamento dei prezzi delle memorie, pesando sull’intero comparto dei semiconduttori.

    L’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,5%, il Nasdaq Composite ha perso l’1,2% e il Dow Jones Industrial Average lo 0,3%.

    L’attenzione degli investitori resta inoltre rivolta all’avvio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre, che inizierà nel corso della settimana.

  • Le borse europee accelerano i ribassi dopo che Trump mette in dubbio l’accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee accelerano i ribassi dopo che Trump mette in dubbio l’accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno ampliato le perdite mercoledì pomeriggio dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l’accordo quadro che sosteneva il cessate il fuoco con l’Iran, alimentando una diffusa avversione al rischio sui mercati finanziari.

    L’indice paneuropeo STOXX 600, che a metà seduta perdeva circa lo 0,4%, ha esteso il ribasso fino all’1,7%, mentre gli investitori hanno ridotto l’esposizione agli asset rischiosi. Le dichiarazioni del presidente hanno ridimensionato le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto.

    Trump: “L’accordo è finito”

    Intervenendo a margine del vertice NATO di Ankara, Trump ha commentato il futuro del Memorandum d’intesa di Islamabad (MoU), che aveva sostenuto una fragile tregua di 60 giorni introdotta a giugno.

    “Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.

    Il possibile fallimento dell’accordo riaccende i timori di nuove interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, aumentando l’incertezza per i mercati energetici e il commercio internazionale.

    Il DAX tedesco ha ceduto il 2,4%, il CAC 40 francese il 2,2%, mentre il FTSE 100 di Londra e il FTSE MIB hanno perso entrambi oltre l’1,5%.

    Il petrolio sale con il ritorno dei rischi geopolitici

    Il mercato energetico ha reagito con forza alle ultime notizie, con il Brent in rialzo del 5,4% dopo i guadagni registrati nelle prime ore della seduta.

    Gli operatori stanno nuovamente incorporando nei prezzi il rischio di possibili interruzioni delle forniture globali di energia, invertendo il clima più favorevole osservato nelle settimane precedenti.

    Attesa per i verbali della Federal Reserve

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.

    Il documento offrirà le prime indicazioni dettagliate sulle discussioni di politica monetaria sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. I mercati cercheranno segnali sull’approccio della banca centrale dopo le dichiarazioni di Warsh a favore di una comunicazione meno orientata alla forward guidance.

    Poiché diversi membri della Fed hanno recentemente indicato la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi in presenza di un’inflazione persistente, eventuali toni restrittivi potrebbero influenzare le aspettative sui tassi d’interesse a livello globale.

    Tra i titoli, Shell (LSE:SHEL) è salita dell’1,6%, mentre BP (LSE:BP.) ha guadagnato il 2,3%, sostenute dal forte rialzo del prezzo del petrolio.