I prezzi dell’oro sono scesi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo provvisorio tra Washington e Teheran sarebbe ormai terminato, favorendo il rialzo del petrolio e riaccendendo i timori sull’inflazione.
Alle 09:36 GMT, l’oro spot perdeva l’1,2% a 4.057,09 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano il 2,2% a 4.066,56 dollari l’oncia.
Trump: “L’accordo è finito”
Parlando durante il vertice NATO in Turchia, Trump ha accusato l’Iran di non aver rispettato gli impegni assunti, sostenendo che l’intesa diplomatica non fosse più valida.
“Abbiamo raggiunto un accordo e tutti erano d’accordo. Niente armi nucleari. Abbiamo raggiunto un accordo. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti. Per quanto mi riguarda, è finita”, ha dichiarato Trump.
In precedenza, le autorità militari iraniane avevano annunciato di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrain in risposta ai recenti attacchi americani in Iran e alla revoca della deroga sulle esportazioni di petrolio iraniano.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi e abbattuto un drone MQ-9. Il Pentagono aveva invece affermato che le operazioni americane erano una risposta agli attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, aggiungendo che erano stati colpiti oltre 80 obiettivi in Iran e più di 60 imbarcazioni dei Pasdaran.
Sebbene Teheran non abbia rivendicato gli attacchi contro le navi commerciali al largo dell’Oman, la nuova escalation ha aumentato l’incertezza sui mercati finanziari.
Il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione
I prezzi del petrolio hanno recuperato parte delle perdite registrate dopo l’annuncio dell’accordo quadro del 17 giugno, riaccendendo le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica legata all’energia.
Gli investitori continuano a interrogarsi sulla possibile risposta delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve, nel caso in cui le pressioni inflazionistiche dovessero intensificarsi. Gli analisti di Britannia Global Markets hanno osservato che le aspettative di un rialzo dei tassi si erano attenuate dopo i dati sul lavoro pubblicati la scorsa settimana, ma sono tornate a rafforzarsi dopo gli ultimi sviluppi militari.
Tassi di interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva di attività prive di rendimento come l’oro, mentre un dollaro più forte rende il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti internazionali.
Attesa per i verbali della Federal Reserve
L’attenzione dei mercati è ora rivolta alla pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.
Nell’ultima riunione la banca centrale statunitense ha lasciato invariati i tassi d’interesse tra il 3,5% e il 3,75%, anche se alcuni membri hanno indicato la possibilità di ulteriori rialzi nel corso del 2026.

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