Borse europee verso la peggior settimana da luglio tra petrolio e pressione obbligazionaria: DAX, CAC, FTSE100

The Frankfurt stock exchange prices showing on a board

Le Borse europee si avviano a chiudere una settimana particolarmente volatile sotto pressione, con l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, l’aumento del prezzo del petrolio e gli elevati rendimenti obbligazionari che spingono i principali indici regionali verso la peggiore performance settimanale degli ultimi due mesi.

L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha perso l’1,14% nell’arco della settimana, registrando il calo su cinque sedute più marcato dal 6 luglio. La seduta di venerdì è stata decisamente più stabile, con l’indice sostanzialmente invariato insieme al DAX tedesco e al CAC 40 francese, mentre il FTSE 100 ha guadagnato lo 0,1%.

La flessione settimanale rappresenta un’inversione rispetto al forte slancio con cui i mercati europei erano entrati nel mese di agosto, sostenuti da una positiva stagione dei risultati del secondo trimestre. I solidi utili delle banche, la tenuta dei margini nel settore del lusso e i risultati superiori alle attese delle società energetiche avevano contribuito a spingere diversi indici verso livelli record.

Le minacce di sanzioni di Trump spingono il Brent ai massimi di un mese

Una nuova escalation della retorica proveniente da Washington ha rappresentato il principale fattore geopolitico negativo nella seduta di venerdì.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di scatenare una “guerra economica” contro Teheran e ha avvertito che Washington imporrà all’Iran le sanzioni più dure della storia, comprese misure contro i Paesi che forniscono sostegno economico al regime.

La prospettiva di aggressive sanzioni secondarie ha ulteriormente ridotto le aspettative degli investitori per una rapida soluzione diplomatica in grado di ripristinare il normale traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

I future sul Brent sono così saliti ai massimi di un mese, raggiungendo 93,12 dollari al barile e avviandosi a registrare un incremento settimanale superiore al 5%.

Il traffico commerciale delle petroliere attraverso il Golfo Persico resta fortemente limitato, spingendo i mercati energetici a considerare sempre più concretamente la possibilità di un’interruzione prolungata delle forniture globali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto trasportate via mare.

Le turbolenze obbligazionarie aumentano la pressione sulle azioni

Le tensioni geopolitiche non sono state l’unica fonte di volatilità della settimana, con una forte vendita sui mercati obbligazionari globali che ha esercitato ulteriore pressione sulle Borse europee.

Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,22%, raggiungendo il livello più alto dal 2011, mentre quello del Treasury statunitense a 30 anni ha superato il 5,33%.

Il rapido aumento dei costi di finanziamento sovrani ha ridotto l’attrattiva relativa delle azioni europee e alimentato nuovi timori sulle conseguenze di tassi di interesse più elevati per la crescita economica e le valutazioni societarie.

Una decisione a sorpresa del Tesoro statunitense di raddoppiare gli acquisti di obbligazioni a lunga scadenza attraverso il proprio programma di buyback ha temporaneamente attenuato le tensioni sul reddito fisso. Il sollievo è stato tuttavia di breve durata, poiché le banche centrali hanno successivamente inviato segnali più restrittivi.

Tornano al centro dell’attenzione le aspettative di rialzo dei tassi

I verbali della riunione di luglio della Federal Reserve hanno mostrato che i responsabili della politica monetaria statunitense sono pronti ad aumentare nuovamente i tassi qualora l’inflazione restasse elevata.

In Europa, il capo economista della Banca Centrale Europea Philip Lane ha avvertito che un’inflazione dell’Eurozona vicina al 3% resta inaccettabile.

La combinazione tra inflazione persistente e commenti restrittivi delle banche centrali ha spinto i mercati monetari ad attribuire un’elevata probabilità a un aumento dei tassi della BCE a settembre.

Questo cambiamento ha riacceso i timori che una politica monetaria restrittiva possa protrarsi anche in presenza di una crescita economica sotto pressione.

Le Borse europee affrontano un autunno più difficile

Con l’effetto positivo della stagione degli utili del secondo trimestre ormai in esaurimento, gli investitori stanno concentrando l’attenzione sulla combinazione di costi energetici elevati, inflazione persistente, rendimenti obbligazionari alti e incertezza geopolitica.

Il Brent sopra i 93 dollari al barile aggiunge un’ulteriore fonte di pressione inflazionistica proprio mentre i mercati stanno rivedendo le aspettative sui tassi di interesse europei.

Il contesto risultante appare quindi sempre più impegnativo per le azioni continentali, con i timori di stagflazione e gli sviluppi in Medio Oriente destinati a rimanere fattori determinanti per il sentiment degli investitori in vista dell’autunno.

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