Il petrolio tocca i massimi da quasi un mese mentre si aggrava lo stallo su Hormuz

Oil pump at sunset

I prezzi del petrolio sono saliti con decisione giovedì, raggiungendo i livelli più elevati da quasi un mese dopo che nuove minacce di misure economiche statunitensi contro l’Iran hanno rafforzato i timori che lo stallo sullo Stretto di Hormuz possa protrarsi.

I futures benchmark sul Brent hanno guadagnato il 2,1% a $93,57 al barile alle 04:43 ET (08:43 GMT), mentre i futures statunitensi sul West Texas Intermediate sono avanzati del 2,0% a $87,56 al barile.

Il greggio è ora in rialzo da cinque sedute consecutive, con le quotazioni sui livelli più alti dal 24 luglio mentre gli operatori continuano a scontare il rischio di interruzioni prolungate lungo una delle principali rotte energetiche mondiali.

Trump minaccia misure economiche più severe contro l’Iran

I mercati hanno reagito dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Washington imporrà restrizioni economiche più severe all’Iran mentre le tensioni tra i due Paesi restano irrisolte.

“Sto annunciando la PIÙ DEVASTANTE OPERAZIONE ECONOMICA MAI INTRAPRESA CONTRO QUALSIASI PAESE! Sarà una Guerra Economica e un Isolamento su una scala senza precedenti”, ha dichiarato Trump in un post sui social media.

Il presidente non ha fornito dettagli sulle misure previste, ma ha invitato gli alleati degli Stati Uniti a partecipare e ha avvertito che anche le entità che continueranno a fare affari con l’Iran potrebbero essere soggette a sanzioni.

Gli analisti di ING hanno interpretato le dichiarazioni come un segnale di “ulteriore escalation negli sforzi degli Stati Uniti per isolare l’Iran”.

L’Iran è già soggetto a restrizioni statunitensi sulle esportazioni di petrolio, mentre Washington ha anche mantenuto un blocco navale sui porti iraniani.

Le difficoltà a Hormuz mantengono elevati i timori sulle forniture

La principale preoccupazione del mercato petrolifero resta la forte riduzione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, che l’Iran ha di fatto bloccato in risposta alle pressioni militari degli Stati Uniti.

Attraverso questa rotta transita normalmente circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto, rendendo anche un’interruzione parziale particolarmente significativa per i mercati energetici.

I dati marittimi più recenti indicano che i movimenti commerciali attraverso lo stretto rimangono solo una frazione dei livelli precedenti alla guerra, nonostante le ripetute dichiarazioni dei funzionari statunitensi secondo cui la rotta sarebbe aperta al traffico delle petroliere.

Il flusso limitato di navi continua quindi ad alimentare i timori che le difficoltà sul fronte dell’offerta possano durare più a lungo del previsto, mantenendo un consistente premio per il rischio geopolitico nei prezzi del greggio.

Stati Uniti e Iran restano distanti sui negoziati

Mercoledì Trump ha ribadito che gli Stati Uniti mantengono il pieno controllo dello Stretto di Hormuz e ha affermato che i colloqui con Teheran potrebbero riprendere “a un certo punto”.

L’Iran ha in gran parte respinto l’idea che siano in corso negoziati attivi e ha insistito sul fatto che Washington debba prima rispettare le condizioni contenute in un accordo quadro di pace firmato a giugno.

Il Memorandum of Understanding ad interim è scaduto all’inizio di questa settimana, con pochi segnali da entrambe le parti di una possibile proroga imminente.

In assenza di una chiara svolta diplomatica e con il traffico commerciale ancora fortemente limitato, gli operatori restano prudenti sulla possibilità che lo stallo continui a sostenere prezzi del petrolio elevati.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *