Blog

  • Fitch migliora i rating di 12 gruppi bancari italiani dopo la revisione dei criteri

    Fitch migliora i rating di 12 gruppi bancari italiani dopo la revisione dei criteri

    Fitch Ratings ha aggiornato i rating di dodici gruppi bancari italiani e delle relative controllate a seguito dell’introduzione dei nuovi criteri di valutazione per il settore bancario. Le modifiche riguardano principalmente i Paesi dotati di regimi avanzati di risoluzione bancaria e includono l’esclusione del debito senior non preferred dai rating di riferimento, oltre a una maggiore differenziazione tra depositi, debito senior e derivati.

    Secondo l’agenzia, i nuovi criteri hanno determinato un ampio miglioramento dei rating del sistema bancario italiano, sostenuto soprattutto da una maggiore protezione dei depositanti e da consistenti buffer di debito destinati alla gestione delle risoluzioni bancarie.

    Fitch ha inoltre precisato che eventuali futuri downgrade potrebbero derivare da un deterioramento dei fondamentali bancari o da un peggioramento del rating sovrano dell’Italia. Al contrario, ulteriori upgrade dipenderanno dal rafforzamento patrimoniale degli istituti e da un miglioramento del merito creditizio del Paese.

    Banco BPM promosso a BBB+

    Tra gli upgrade più rilevanti figura BAMI Banco BPM (BIT:BAMI), il cui rating a lungo termine è stato alzato a BBB+ da BBB con outlook stabile.

    Fitch ha evidenziato il solido buffer di debito destinato alla risoluzione bancaria, pari al 10,9% delle attività ponderate per il rischio a fine 2025, livello che dovrebbe restare superiore al 10% nel medio termine.

    Anche la controllata Banca Akros è stata promossa a BBB+, mentre il rating sui depositi di Banco BPM è salito ad A-, riflettendo la maggiore tutela dei depositanti prevista dal nuovo quadro regolamentare.

    Migliorati i rating sui depositi di UniCredit

    UCG UniCredit (BIT:UCG) ha ottenuto un upgrade del rating sui depositi, portato ad A+ da A. Fitch ha motivato la revisione con il rafforzamento delle tutele per i depositanti e con la strategia di risoluzione adottata dal gruppo.

    Anche la controllata tedesca UniCredit Bank GmbH, nota come HVB, ha beneficiato di un miglioramento del rating a lungo termine ad A e del rating sui depositi ad A+.

    Upgrade anche per BPER e Monte dei Paschi

    BPE BPER Banca (BIT:BPE) ha visto il proprio Long-Term Issuer Default Rating salire a BBB da BBB-, con outlook stabile. Fitch ha sottolineato il rafforzamento patrimoniale, il miglioramento della qualità degli attivi e una redditività sostenuta dai tassi d’interesse più elevati.

    L’agenzia ha aggiunto che le aspettative di una solida generazione di utili e di un ulteriore rafforzamento del capitale supportano la resilienza del gruppo nel medio periodo.

    BMPS Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha ottenuto un upgrade del rating sui depositi a lungo termine a BBB+ da BBB, mentre il rating a breve termine è stato alzato a F2 da F3.

    Secondo Fitch, il miglioramento riflette sia i nuovi criteri sia l’aumento della protezione dei depositanti previsto dal quadro normativo italiano. L’agenzia ha tuttavia avvertito che eventuali peggioramenti della redditività o del profilo di rischio della banca potrebbero esercitare pressioni negative sui rating futuri.

    Miglioramenti anche per Mediobanca e gruppi cooperativi

    MB Mediobanca (BIT:MB) ha visto il rating sui depositi a lungo termine salire a BBB+ da BBB, mentre il rating a breve termine è stato migliorato a F2 da F3.

    Fitch ha spiegato che l’upgrade riflette la maggiore protezione di creditori e depositanti derivante dalle nuove regole di risoluzione bancaria e dai buffer patrimoniali. L’agenzia ha aggiunto che un ulteriore rafforzamento dei fondamentali potrebbe sostenere futuri miglioramenti del merito creditizio.

    Analoga revisione positiva è stata applicata a Cassa Centrale Banca e alla banca centrale del gruppo CCB, entrambe promosse a BBB+. Fitch ha evidenziato la forte solidità patrimoniale, con un CET1 ratio del 29,1% rispetto a requisiti MREL pari al 25,7%.

    Anche Iccrea Cooperative Banking Group e Iccrea Banca sono stati promossi a BBB+, grazie alla capacità di soddisfare i requisiti di risoluzione utilizzando esclusivamente capitale CET1.

    Fitch ha però sottolineato che l’outlook resta influenzato dall’elevata esposizione ai titoli di Stato italiani, pari a circa 2,6 volte il capitale CET1, elemento che rende i rating sensibili a eventuali tensioni sul debito sovrano italiano.

  • I future USA indicano un avvio debole mentre il rally del petrolio alimenta la cautela dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future USA indicano un avvio debole mentre il rally del petrolio alimenta la cautela dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future sui principali indici statunitensi erano in calo prima dell’apertura di martedì, con gli investitori che hanno adottato un atteggiamento più prudente dopo che Wall Street aveva chiuso la seduta volatile di lunedì leggermente in rialzo.

    La nuova debolezza dei future arriva mentre i prezzi del petrolio continuano a salire con forza, alimentando i timori che le tensioni in Medio Oriente possano intensificarsi nuovamente e pesare sulle prospettive di crescita globale e inflazione.

    I future sul greggio statunitense guadagnavano oltre il 3% martedì, dopo essere già balzati del 2,8% nella seduta precedente.

    L’ultimo rialzo del petrolio riflette la persistente incertezza sui negoziati tra Stati Uniti e Iran, mentre entrambe le parti continuano a faticare nel raggiungere un accordo per porre fine al conflitto e riaprire il cruciale Stretto di Hormuz.

    Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti nella tarda serata di lunedì che il cessate il fuoco tra Washington e Teheran era “attaccato a un supporto vitale massiccio”, definendo la tregua “incredibilmente debole”.

    I dati sull’inflazione offrono un parziale sollievo agli investitori

    Nonostante la pressione derivante dall’aumento dei prezzi energetici, i future hanno recuperato parte delle perdite iniziali dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione negli Stati Uniti.

    Secondo il Dipartimento del Lavoro, i prezzi al consumo sono aumentati ad aprile sostanzialmente in linea con le previsioni degli economisti.

    La crescita mensile dei prezzi al consumo è rallentata allo 0,6% ad aprile rispetto allo 0,9% di marzo, attenuando parte dei timori che le pressioni inflazionistiche potessero accelerare più rapidamente a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio.

    Gli investitori sono sembrati sollevati dal fatto che i dati sull’inflazione non abbiano superato le aspettative.

    Wall Street chiude una seduta contrastata a nuovi massimi storici

    Le azioni hanno faticato a trovare una direzione chiara durante la seduta di lunedì, dopo i forti rialzi registrati la scorsa settimana.

    I principali indici hanno oscillato ripetutamente sopra e sotto la parità prima di chiudere moderatamente in rialzo.

    Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 95,31 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 49.704,47. Il Nasdaq Composite ha aggiunto 27,05 punti, o lo 0,1%, terminando a 26.274,13, mentre l’S&P 500 è salito di 13,91 punti, pari allo 0,2%, a 7.412,84.

    Nonostante la performance contenuta, sia il Nasdaq sia l’S&P 500 hanno chiuso la giornata su nuovi massimi storici di chiusura.

    Gli investitori restano concentrati sui rischi in Medio Oriente e sui prezzi del petrolio

    L’andamento incerto dei mercati riflette la persistente incertezza sulla direzione di breve termine dei listini dopo il recente rally.

    Sebbene il sentiment generale resti relativamente costruttivo, gli investitori continuano a monitorare attentamente gli sviluppi in Medio Oriente.

    I prezzi del petrolio sono rimasti al centro dell’attenzione dopo che i future sul greggio sono saliti di oltre il 2% lunedì.

    Il rally si è accelerato dopo che Trump ha respinto l’ultima risposta dell’Iran a una proposta di pace statunitense, definendola “totalmente inaccettabile” in un post pubblicato su Truth Social.

    Secondo i media statali iraniani, la controproposta di Teheran includeva richieste di compensazioni per i danni di guerra e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.

    Nonostante ciò, la solidità delle recenti trimestrali societarie ha aiutato le azioni statunitensi a mantenersi relativamente resilienti malgrado le tensioni geopolitiche.

    In rialzo i titoli legati all’oro, all’energia e ai semiconduttori

    I titoli auriferi hanno registrato forti rialzi mentre i prezzi dell’oro salivano moderatamente.

    L’indice NYSE Arca Gold Bugs è balzato del 3,7% durante la seduta di lunedì.

    Anche i titoli energetici hanno guadagnato terreno insieme al petrolio, con il Philadelphia Oil Service Index in rialzo del 2,6%.

    Anche i comparti semiconduttori, servizi petroliferi e networking hanno registrato guadagni significativi.

    Deboli compagnie aeree e titoli retail

    Le compagnie aeree sono finite sotto pressione a causa dei timori legati all’aumento dei costi del carburante.

    L’indice NYSE Arca Airline ha perso il 3,1%.

    Anche i titoli retail, immobiliari e bancari hanno registrato ribassi, compensando parzialmente i guadagni dei settori energia, tecnologia e materie prime.

  • Le borse europee scendono mentre le tensioni con l’Iran e l’inflazione tedesca pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scendono mentre le tensioni con l’Iran e l’inflazione tedesca pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso in ribasso martedì, mentre l’ottimismo per un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran si è indebolito e i nuovi dati sull’inflazione tedesca hanno alimentato le preoccupazioni per l’aumento dei prezzi energetici legati al conflitto.

    Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che il fragile cessate il fuoco tra Washington e Teheran è “attaccato a un supporto vitale massiccio”, mettendo in dubbio la possibilità di una soluzione duratura.

    Nel frattempo, i dati definitivi pubblicati dall’ufficio statistico tedesco Destatis hanno mostrato che l’inflazione annuale dei prezzi al consumo in Germania è salita al 2,9% ad aprile dal 2,7% di marzo. Il dato è risultato in linea con la stima preliminare diffusa il 29 aprile e rappresenta il livello più alto da dicembre 2023.

    L’aumento è stato trainato principalmente da un ulteriore rialzo dei prezzi dell’energia collegato al conflitto con l’Iran.

    I principali indici europei chiudono in calo

    L’indice DAX tedesco ha perso l’1,2%, mentre il CAC 40 francese è sceso dello 0,7%. A Londra, il FTSE 100 ha ceduto lo 0,4%.

    Salzgitter e Jenoptik avanzano dopo aggiornamenti positivi

    Le azioni di Salzgitter (TG:SZG) sono balzate del 6% dopo che il produttore di acciaio ha migliorato le previsioni sugli utili per l’esercizio 2026 in seguito ai migliori risultati del primo trimestre.

    Il gruppo tecnologico Jenoptik (BIT:1JEN) è salito del 10% dopo aver riportato un aumento del 74% degli ordini acquisiti nel primo trimestre.

    Douglas e Munich Re in calo

    Il rivenditore di prodotti beauty Douglas (TG:DOU) ha perso il 3,7% dopo aver registrato un ampliamento della perdita nel secondo trimestre a causa di svalutazioni.

    Il gruppo riassicurativo Munich Re (TG:MUV2) è sceso del 4,6% dopo aver comunicato investimenti nel credito privato fino a 2,5 miliardi di euro (2,9 miliardi di dollari).

    Bayer sale mentre Siemens Energy arretra

    Bayer (TG:BAYN) ha guadagnato il 6,2% dopo aver riportato risultati trimestrali superiori alle attese, sostenuti dalla forte performance della divisione Crop Science.

    Nel frattempo, Siemens Energy (TG:SIE) ha perso l’1,6% nonostante l’aumento delle previsioni per l’esercizio 2026.

    Imperial Brands sale mentre Vodafone e Wizz Air scendono

    Imperial Brands (LSE:IMB) è salita dell’1,2% dopo che il gruppo del tabacco ha confermato le previsioni annuali grazie a utili adjusted più forti e a una solida generazione di cassa nel primo semestre del 2026.

    Vodafone (LSE:VOD) ha perso il 3% dopo che l’operatore telefonico ha registrato una perdita di clienti nel suo principale mercato tedesco nel trimestre precedente.

    La compagnia aerea low cost Wizz Air (LSE:WIZZ) ha ceduto quasi il 2% dopo aver dichiarato di aspettarsi utili compresi tra il pareggio e un lieve profitto per l’esercizio 2025/26.

  • Il rame raggiunge i massimi da oltre tre mesi mentre i timori sull’offerta sostengono il mercato

    Il rame raggiunge i massimi da oltre tre mesi mentre i timori sull’offerta sostengono il mercato

    I prezzi del rame hanno proseguito il rialzo martedì, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi oltre tre mesi, mentre gli operatori reagivano alle persistenti preoccupazioni sull’offerta e al rafforzamento del momentum tecnico.

    I futures sul rame a tre mesi al London Metal Exchange sono saliti del 2,7% a 13.943 dollari per tonnellata metrica alle 10:13 GMT, ampliando i guadagni dopo il record registrato in chiusura nella seduta di lunedì.

    Gli ultimi rialzi si sono verificati nonostante le persistenti incertezze geopolitiche legate al conflitto con l’Iran. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato martedì che il cessate il fuoco con l’Iran era “attaccato a un supporto vitale”, riducendo le aspettative di un accordo di pace nel breve termine.

  • L’oro scende mentre i mercati monitorano il conflitto con l’Iran e l’incontro Trump-Xi

    L’oro scende mentre i mercati monitorano il conflitto con l’Iran e l’incontro Trump-Xi

    I prezzi dell’oro hanno registrato un calo durante la sessione asiatica di martedì, mentre gli investitori continuano a valutare le tensioni tra Stati Uniti e Iran e attendono il previsto incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping previsto per questa settimana.

    L’oro spot è sceso dello 0,7% a 4.702,84 dollari l’oncia alle 02:52 ET (06:52 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense hanno perso lo 0,4% a 4.710,66 dollari l’oncia.

    Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato ribassi: l’argento spot è sceso del 2,4% a 84,03 dollari l’oncia, mentre il platino ha ceduto il 3,2% a 2.067,19 dollari l’oncia.

    Trump avverte che il cessate il fuoco con l’Iran resta fragile

    Il sentiment degli investitori è rimasto prudente dopo che Trump ha criticato duramente l’ultima risposta dell’Iran alla proposta di pace sostenuta dagli Stati Uniti, definendola “un pezzo di spazzatura” e avvertendo che il cessate il fuoco rischia di crollare dopo settimane di negoziati indiretti.

    Il presidente statunitense ha affermato che la tregua è “attaccata a un supporto vitale massiccio”, alimentando i timori di una nuova escalation delle tensioni nella regione del Golfo.

    Le autorità iraniane hanno risposto dichiarando che le forze armate del Paese sono pronte a reagire con decisione a qualsiasi “atto di aggressione”.

    Teheran ha inoltre difeso le proprie richieste negoziali, sostenendo che le domande relative all’alleggerimento delle sanzioni, alla ripresa delle esportazioni petrolifere e al riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz siano legittime.

    I prezzi del petrolio sono rimasti elevati martedì, a causa dei timori che ulteriori interruzioni nello Stretto di Hormuz possano minacciare le forniture globali di greggio.

    L’aumento dei prezzi energetici ha limitato il supporto per il mercato dell’oro, poiché gli investitori temono che costi energetici persistentemente elevati possano aumentare le pressioni inflazionistiche e spingere la Federal Reserve a mantenere i tassi di interesse alti più a lungo. Tassi più elevati tendono generalmente a ridurre l’attrattiva di asset privi di rendimento come l’oro.

    I mercati attendono i dati sull’inflazione USA e l’incontro Trump-Xi

    Gli investitori stanno inoltre seguendo attentamente il previsto incontro tra Trump e Xi Jinping a Pechino previsto più avanti questa settimana.

    I colloqui tra i due leader dovrebbero affrontare diversi temi geopolitici ed economici di rilievo, tra cui Iran, Taiwan, relazioni commerciali, intelligenza artificiale e sicurezza energetica.

    L’attenzione dei mercati si sta inoltre spostando sui prossimi dati statunitensi sull’inflazione, in particolare sul rapporto relativo all’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) atteso più tardi martedì, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sul futuro percorso dei tassi di interesse della Federal Reserve.

    L’indice del dollaro statunitense è salito dello 0,2% durante gli scambi asiatici, rendendo l’oro più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute.

    Nel comparto dei metalli industriali, i futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange hanno perso lo 0,3% a 13.848,13 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense sono scesi dello 0,6% a 6,45 dollari per libbra.

  • I prezzi del petrolio salgono mentre lo stallo nei negoziati con l’Iran riaccende i timori sull’offerta

    I prezzi del petrolio salgono mentre lo stallo nei negoziati con l’Iran riaccende i timori sull’offerta

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire martedì, mentre si affievoliscono le speranze di una rapida soluzione del conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, riaccendendo le preoccupazioni per l’approvvigionamento energetico globale.

    I futures sul Brent sono aumentati di 2 dollari, pari all’1,9%, a 106,21 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate guadagnava 2,31 dollari, ovvero il 2,4%, a 100,38 dollari alle 07:26 GMT. Entrambi i benchmark avevano già registrato un rialzo di quasi il 2,8% nella seduta di lunedì.

    Il sentiment dei mercati si è indebolito dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che hanno lasciato intendere come i colloqui con l’Iran siano ancora lontani da una soluzione. Trump ha dichiarato lunedì che il cessate il fuoco con Teheran era “attaccato a un supporto vitale”, sottolineando profonde divergenze su diverse richieste chiave.

    Tra i principali punti di scontro figurano la cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, la rimozione del blocco navale statunitense, la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane e i risarcimenti per i danni causati dalla guerra.

    L’Iran ha inoltre ribadito la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo strategico attraverso il quale transita normalmente circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    “L’ottimismo riguardo a un accordo (di pace) imminente sembra nuovamente svanire e, se non vedremo un accordo entro la fine di maggio, i rischi di rialzo per i prezzi del petrolio saranno decisamente sul tavolo”, ha dichiarato Suvro Sarkar, responsabile del team energia di DBS Bank.

    La quasi chiusura dello Stretto di Hormuz ha già provocato interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali e costretto diversi produttori a ridurre le esportazioni. Un sondaggio Reuters pubblicato lunedì ha mostrato che la produzione petrolifera dell’OPEC ad aprile è scesa ai livelli più bassi degli ultimi oltre vent’anni.

    “Un reale progresso verso un accordo di pace potrebbe provocare una brusca correzione di 8-12 dollari, mentre qualsiasi escalation o nuove minacce di blocco spingerebbero rapidamente il Brent verso i 115 dollari o oltre”, ha affermato Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade.

    L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha avvertito lunedì che le interruzioni delle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbero ritardare il ritorno a condizioni di mercato equilibrate fino al 2027, con un impatto potenziale di circa 100 milioni di barili di petrolio a settimana.

    Il calo delle scorte statunitensi aumenta le preoccupazioni sull’offerta

    Le preoccupazioni legate all’offerta sono state ulteriormente rafforzate dalle aspettative di una diminuzione delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

    Gli analisti interpellati da Reuters prevedono una riduzione di circa 1,7 milioni di barili delle riserve petrolifere americane nella scorsa settimana.

    Il previsto calo avviene “in un contesto di continui forti flussi netti di esportazioni marittime di greggio e prodotti raffinati nelle prossime settimane”, ha spiegato Walt Chancellor, strategist energetico di Macquarie Group.

    I mercati osservano l’incontro Trump-Xi e il commercio petrolifero con la Cina

    Gli investitori stanno inoltre seguendo attentamente il prossimo incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, previsto per giovedì e venerdì.

    I colloqui arrivano poco dopo che Washington ha imposto sanzioni a tre individui e nove società accusati di aver facilitato le esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina.

    Nel frattempo, i dazi introdotti durante la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina hanno di fatto bloccato gran parte delle importazioni cinesi di petrolio greggio e gas naturale liquefatto statunitensi. Tali importazioni valevano circa 8,4 miliardi di dollari nel 2024, l’anno precedente all’inizio del secondo mandato presidenziale di Trump.

  • I futures USA scendono mentre lo stallo con l’Iran e i timori sull’inflazione pesano sui mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures USA scendono mentre lo stallo con l’Iran e i timori sull’inflazione pesano sui mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari statunitensi hanno registrato un calo martedì, mentre gli investitori continuano a monitorare l’incertezza legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran e si preparano alla pubblicazione dei dati chiave sull’inflazione americana.

    Alle 03:28 ET, i futures sul Dow Jones erano in ribasso di 71 punti, pari allo 0,1%. I futures sull’S&P 500 cedevano 25 punti, o lo 0,3%, mentre quelli sul Nasdaq 100 perdevano 193 punti, pari allo 0,7%.

    Wall Street aveva chiuso la seduta di lunedì leggermente in rialzo, sostenuta soprattutto dai continui guadagni dei titoli legati ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale. L’entusiasmo intorno alle società collegate all’AI si è infatti mantenuto solido nonostante le persistenti tensioni geopolitiche.

    Tuttavia, gli analisti di Vital Knowledge hanno sottolineato come la performance complessiva del mercato apparisse meno convincente osservando i dettagli interni della seduta.

    “[C]ontinuiamo a ritenere che il movimento dei prezzi nei semiconduttori/componenti sia estremamente esteso e insostenibile, mentre un accordo con l’Iran, qualora dovesse concretizzarsi, avrebbe più probabilmente un effetto di ‘sell-the-news’ piuttosto che generare ulteriori rialzi significativi (dato che il mercato già presume che un accordo verrà raggiunto)”, hanno scritto gli analisti in una nota.

    Gli esperti hanno inoltre evidenziato che l’S&P 500 equiponderato ha sottoperformato durante la seduta di lunedì, mentre i rendimenti obbligazionari governativi e i prezzi del petrolio continuavano a salire.

    Washington e Teheran restano in una fase di stallo

    Le speranze di una svolta diplomatica nel breve termine si sono indebolite dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha lasciato intendere come i negoziati con l’Iran siano sostanzialmente bloccati.

    Parlando con i giornalisti lunedì, Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco tra Washington e Teheran era “attaccato a un supporto vitale massiccio” dopo aver respinto l’ultima risposta iraniana alla proposta di pace sostenuta dagli Stati Uniti.

    Trump ha definito la controproposta iraniana “inaccettabile”, per poi aggiungere successivamente che si trattava di “un pezzo di spazzatura”, affermando inoltre di non ritenere nemmeno necessario leggerla integralmente.

    Allo stesso tempo, diversi segnali indicano che il rischio di una nuova escalation militare potrebbe essere in aumento. Secondo CNN, Trump starebbe seriamente valutando la ripresa di operazioni militari su larga scala, mentre cresce la frustrazione per la lentezza dei negoziati.

    Alcuni analisti hanno ipotizzato che l’imminente viaggio di Trump in Cina e il previsto incontro con il presidente cinese Xi Jinping possano contribuire a rilanciare il dialogo. La Cina resta infatti uno dei maggiori importatori di petrolio iraniano e potrebbe svolgere un ruolo nel sostenere un eventuale futuro accordo di pace.

    Per il momento, tuttavia, l’incertezza sul conflitto continua a offuscare le prospettive economiche globali.

    Il petrolio torna sopra i 105 dollari

    I mercati energetici hanno reagito rapidamente agli ultimi sviluppi, con i prezzi del petrolio che hanno esteso i recenti rialzi.

    I futures sul Brent sono saliti del 2,0% a 106,30 dollari al barile, mantenendosi ampiamente sopra i livelli intorno ai 70 dollari registrati prima dello scoppio del conflitto all’inizio dell’anno.

    L’impennata del petrolio è legata soprattutto alle continue tensioni nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo strategico al largo delle coste meridionali iraniane attraverso cui transita normalmente circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

    La rotta resta di fatto bloccata da settimane a causa delle attività militari statunitensi e iraniane, interrompendo importanti flussi di greggio e alimentando i timori di una crisi energetica globale.

    Le ultime dichiarazioni di Trump hanno rafforzato la convinzione del mercato che una soluzione possa non arrivare rapidamente, sostenendo ulteriormente i prezzi dell’energia.

    I mercati attendono i dati chiave sull’inflazione USA

    Il continuo rialzo del petrolio ha riacceso le preoccupazioni sull’inflazione e aumentato le aspettative che le banche centrali possano mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo.

    Gli investitori sono ora concentrati sulla pubblicazione dei dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti prevista per martedì.

    Gli economisti prevedono che l’inflazione headline di aprile acceleri al 3,7% su base annua, rispetto al 3,3% di marzo, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi della benzina. Su base mensile, il CPI è invece atteso in rallentamento allo 0,6% dallo 0,9% precedente.

    I mercati seguiranno con attenzione anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia ed è considerata una misura chiave per la Federal Reserve. Il dato core è previsto al 2,7% annuo e allo 0,3% mensile, rispetto al 2,6% e allo 0,2% registrati nel mese precedente.

    L’inflazione core è “in definitiva ciò che conta maggiormente” per la Federal Reserve, hanno scritto gli strategist di ING in una nota.

    “Tuttavia, è probabilmente ancora troppo presto per aspettarsi prove evidenti di effetti di secondo impatto”, hanno aggiunto.

    I repubblicani esaminano le attività imprenditoriali di Sam Altman

    Nel frattempo, Sam Altman sarebbe finito sotto crescente pressione da parte di parlamentari repubblicani e di diversi procuratori generali statali repubblicani in vista di una possibile quotazione in borsa di OpenAI entro la fine dell’anno.

    Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la House Oversight Committee guidata dai repubblicani avrebbe avviato un’indagine su possibili conflitti di interesse legati agli investimenti personali di Altman e alle partnership commerciali di OpenAI.

    La commissione avrebbe richiesto documenti relativi alle pratiche di governance di OpenAI e ai rapporti con società collegate ad Altman.

    Il quotidiano ha inoltre riferito che procuratori generali repubblicani di Florida, Montana, Nebraska, Iowa, West Virginia e Louisiana hanno invitato la Securities and Exchange Commission statunitense a esaminare la governance di OpenAI prima di qualsiasi eventuale IPO.

    L’attenzione sul manager arriva dopo precedenti indiscrezioni secondo cui Altman avrebbe incoraggiato OpenAI a sostenere società nelle quali deteneva investimenti personali, tra cui la società di fusione nucleare Helion e la startup aerospaziale Stoke Space.

  • I mercati europei scendono mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei scendono mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno aperto in netto calo martedì, mentre cresce la preoccupazione degli investitori per l’assenza di progressi concreti nei negoziati tra Stati Uniti e Iran verso una soluzione duratura del conflitto.

    Alle 07:04 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 perdeva l’1,2%. Il DAX tedesco cedeva l’1,4%, mentre il FTSE 100 di Londra e il CAC 40 francese registravano entrambi ribassi intorno all’1,1%.

    Il sentiment di mercato si è deteriorato dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha suggerito come i progressi diplomatici tra Washington e Teheran si siano sostanzialmente bloccati. Parlando ai giornalisti lunedì, Trump ha affermato che il fragile cessate il fuoco era “attaccato a un supporto vitale massiccio”.

    In precedenza, Trump aveva respinto l’ultima risposta dell’Iran alla proposta americana per porre fine al conflitto, definendola “inaccettabile” e successivamente “un pezzo di spazzatura”.

    Le autorità iraniane hanno replicato difendendo la propria proposta come “generosa e responsabile”, mentre i negoziati continuano a concentrarsi soprattutto sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

    La rotta marittima strategica al largo della costa meridionale iraniana resta infatti fortemente compromessa da settimane, limitando i flussi globali di petrolio e alimentando timori di una più ampia crisi energetica.

    “Il Medio Oriente è tornato al centro dell’attenzione nel fine settimana, e qualsiasi normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz sembra ora destinata a slittare”, ha scritto in una nota Felix Vezina-Poirier, Chief Strategist di BCA Research.

    Anche il mercato petrolifero ha reagito con nuovi rialzi. I futures sul Brent sono saliti del 2,0% a 106,30 dollari al barile, restando nettamente sopra i livelli di circa 70 dollari registrati prima dell’escalation del conflitto.

    L’aumento del prezzo del petrolio ha rafforzato i timori di nuove pressioni inflazionistiche a livello globale, alimentando le aspettative che le banche centrali possano mantenere una politica monetaria restrittiva o aumentare ulteriormente i tassi di interesse.

    Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato europei sono saliti, aggiungendo ulteriore pressione ai mercati azionari mentre gli investitori rivedono le aspettative sui costi di finanziamento e sulla crescita economica.

  • Mediobanca (MB) registra un aumento dell’utile operativo nel primo trimestre nonostante il calo dell’utile netto

    Mediobanca (MB) registra un aumento dell’utile operativo nel primo trimestre nonostante il calo dell’utile netto

    Mediobanca (BIT:MB) ha riportato una performance operativa in miglioramento nel primo trimestre del 2026, con un utile operativo salito a 552 milioni di euro, in crescita del 14% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua.

    L’utile netto si è attestato a 323 milioni di euro, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, penalizzato principalmente da una maggiore pressione fiscale e da componenti straordinarie, nonostante la crescita dei ricavi del gruppo.

    I ricavi complessivi hanno raggiunto 939 milioni di euro nel trimestre, segnando un incremento del 3% su base annua e del 5% rispetto al trimestre precedente. La banca ha attribuito la performance alla solidità delle principali divisioni operative e al miglioramento dell’efficienza gestionale.

    Il rendimento del capitale tangibile (RoTE) si è attestato al 13,5% nel trimestre, mentre il cost-income ratio è migliorato al 41%, in riduzione di cinque punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

    La divisione Consumer Finance ha continuato a registrare una forte dinamica commerciale, raggiungendo erogazioni record pari a 2,6 miliardi di euro, in crescita del 10% su base annua. Mediobanca ha evidenziato che il risultato è stato sostenuto anche dall’ampliamento della distribuzione attraverso la rete di Monte Paschi di Siena.

    Nel Wealth Management, le masse gestite hanno raggiunto 113 miliardi di euro, con una crescita del 4% rispetto all’anno precedente, pur registrando una flessione del 2% rispetto al trimestre precedente.

    La divisione Corporate & Investment Banking ha mostrato segnali di ripresa, con ricavi pari a 220 milioni di euro. Il dato rappresenta un incremento del 17% rispetto al trimestre precedente, pur restando leggermente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025.

    Sul fronte patrimoniale, Mediobanca ha riportato un coefficiente CET1 pari al 15,7%, in calo di 75 punti base rispetto al trimestre precedente, principalmente per effetto della politica di distribuzione integrale degli utili.

    Il costo del rischio si è attestato a 53 punti base, mentre gli overlay residui sono rimasti pari a 158 milioni di euro, mantenendo un ulteriore livello di protezione del bilancio in un contesto macroeconomico ancora incerto.

    Maggiori informazioni su Mediobanca

    Mediobanca è uno dei principali gruppi finanziari italiani, attivo nell’investment banking, wealth management, credito al consumo e corporate banking. Con sede a Milano, la banca serve clienti corporate, istituzionali e privati in Italia e in alcuni mercati internazionali, con una strategia focalizzata sulla diversificazione dei ricavi e sulla disciplina patrimoniale.

  • Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) registra un calo dell’utile nel primo trimestre dopo il consolidamento di Mediobanca

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) registra un calo dell’utile nel primo trimestre dopo il consolidamento di Mediobanca

    La banca italiana Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha riportato una diminuzione dell’utile nel primo trimestre dopo aver incluso nei conti i risultati di Mediobanca (BIT:MB), pur registrando un aumento dei ricavi complessivi e confermando la solidità delle attività operative.

    L’utile netto attribuibile agli azionisti è sceso del 26,2% su base annua a 520,8 milioni di euro nel periodo gennaio-marzo.

    La banca ha spiegato che i dati riportati includono ora il contributo di Mediobanca a seguito dell’acquisizione. Mediobanca ha apportato 216 milioni di euro di utile trimestrale e ricavi pari a 925,2 milioni di euro.

    Escludendo il contributo di Mediobanca, l’utile netto consolidato di Monte dei Paschi si è attestato a 304,8 milioni di euro, rispetto ai 413,1 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

    I ricavi complessivi sono aumentati del 2,7% a 1,96 miliardi di euro, sostenuti dalla crescita delle commissioni e dei proventi legati all’attività di trading. Il margine di interesse è salito dello 0,8% a 1,04 miliardi di euro.

    I costi operativi sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre il costo del credito è diminuito del 22,1%, contribuendo a un incremento del 9,5% del risultato operativo netto, salito a 946,8 milioni di euro.

    Gli impieghi alla clientela sono cresciuti del 2,4% rispetto alla fine di dicembre, raggiungendo 146,3 miliardi di euro. Il coefficiente CET1 fully loaded si è attestato al 15,9% a fine marzo, in lieve calo rispetto al 16,2% registrato tre mesi prima.

    Monte dei Paschi ha inoltre confermato il mantenimento di una buona qualità degli attivi, con il rapporto tra esposizioni deteriorate nette e totale crediti stabile all’1,3%.

    Il management ha ribadito che le priorità restano l’integrazione di Mediobanca e il mantenimento di una rigorosa disciplina sui costi in un contesto macroeconomico ancora incerto e caratterizzato da volatilità dei tassi di interesse.

    Nel corso dell’anno, il settore bancario europeo ha beneficiato di margini di interesse resilienti e di un miglioramento della qualità del credito.

    Maggiori informazioni su Banca Monte dei Paschi di Siena

    Banca Monte dei Paschi di Siena è uno dei più antichi istituti bancari italiani e offre servizi di retail banking, corporate banking, gestione patrimoniale e servizi finanziari a livello nazionale. Con sede a Siena, il gruppo è impegnato nel rafforzamento del bilancio, nel miglioramento della qualità degli attivi e nell’espansione delle proprie attività attraverso operazioni strategiche, inclusa l’integrazione di Mediobanca.