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  • Le borse europee avanzano grazie ai colloqui Trump-Xi e all’ottimismo sull’intelligenza artificiale: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee avanzano grazie ai colloqui Trump-Xi e all’ottimismo sull’intelligenza artificiale: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno chiuso in moderato rialzo giovedì, mentre gli investitori continuavano a monitorare gli sviluppi del vertice di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping. Nel frattempo, il persistente entusiasmo per l’intelligenza artificiale ha continuato a sostenere il comparto tecnologico.

    Alle 07:05 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 avanzava dello 0,4%. Il DAX tedesco guadagnava l’1,1%, il CAC 40 francese lo 0,6%, mentre il FTSE 100 britannico restava sostanzialmente invariato.

    I titoli tecnologici si sono confermati tra i migliori performer della seduta, seguendo il forte rialzo registrato a Wall Street il giorno precedente. ASML (EU:ASML) e STMicroelectronics (BIT:STMMI) hanno infatti beneficiato del continuo interesse degli investitori verso i titoli legati all’intelligenza artificiale.

    Il primo ciclo di colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping si è concluso durante la fase iniziale del summit di due giorni. Secondo i media statali cinesi, Xi ha dichiarato che i negoziati, soprattutto sul commercio, stanno facendo progressi, pur avvertendo che le tensioni su Taiwan potrebbero compromettere i rapporti tra i due Paesi.

    I mercati stanno inoltre osservando attentamente eventuali sviluppi diplomatici relativi al conflitto con l’Iran. Alcuni analisti ritengono che Trump possa cercare di convincere la Cina, uno dei maggiori importatori di petrolio iraniano, a sostenere un eventuale accordo di pace duraturo, anche se resta incerto se Pechino sia realmente disposta ad assumere questo ruolo.

    Nel frattempo, gli investitori continuano a valutare le conseguenze economiche della prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico al largo delle coste iraniane attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire, con il Brent sopra i 105 dollari al barile rispetto ai circa 70 dollari registrati prima dell’escalation del conflitto. Questo aumento dei costi energetici ha riacceso i timori di una nuova ondata inflazionistica a livello globale, dopo i recenti dati statunitensi sui prezzi al consumo e alla produzione.

    Gli analisti di Morgan Stanley hanno scritto in una nota che “prezzi dell’energia più elevati comportano una crescita più debole e un’inflazione più alta”.

    Anche la stagione delle trimestrali europee continua ad attirare l’attenzione degli investitori. Le azioni di Burberry (LSE:BRBY) sono scese dopo che il gruppo del lusso ha annunciato che non distribuirà dividendi e ha avvertito di un contesto macroeconomico incerto per l’esercizio fiscale 2027.

    Nel frattempo, Allegro ha migliorato le previsioni per la propria divisione internazionale, sostenendo il titolo della piattaforma polacca di e-commerce.

  • Stellantis accelera a Piazza Affari mentre Filosa apre a nuove partnership (STLAM)

    Stellantis accelera a Piazza Affari mentre Filosa apre a nuove partnership (STLAM)

    Le azioni di Stellantis (BIT:STLAM) hanno guidato i rialzi del FTSE MIB giovedì mattina, sostenute dal miglioramento del sentiment sui mercati dopo il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping.

    Il titolo del gruppo automobilistico ha guadagnato oltre il 3% nelle prime ore di contrattazione a Piazza Affari, dopo aver già chiuso la seduta precedente in rialzo del 3,39%, raggiungendo quota 6,676 euro, il livello più alto dalla fine di aprile.

    Il recente recupero ha permesso a Stellantis di ridurre le perdite accumulate nell’ultimo mese, ora limitate a circa il 3%, anche se il bilancio da inizio anno resta negativo di circa il 31%.

    I mercati stanno osservando con attenzione il summit tra Stati Uniti e Cina, considerato cruciale per una possibile stabilizzazione delle relazioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali. Gli investitori ritengono che anche piccoli segnali di distensione su dazi, tecnologia e commercio possano favorire i titoli ciclici globali, in particolare il settore automobilistico, fortemente esposto alle tensioni geopolitiche e alle catene di approvvigionamento internazionali.

    In questo contesto, Stellantis viene considerata tra i potenziali beneficiari grazie alla sua forte presenza negli Stati Uniti e alle crescenti partnership con operatori cinesi nel settore elettrico. Una riduzione del rischio di nuove barriere commerciali o un clima di “competizione gestita” tra Washington e Pechino potrebbe infatti migliorare la visibilità su vendite, investimenti e supply chain.

    Le aspettative di minori tensioni tariffarie e di maggiore stabilità nel commercio internazionale stanno quindi alimentando gli acquisti sul titolo, che segue il recupero dell’intero comparto automobilistico europeo, particolarmente sensibile alle trattative commerciali globali.

    Dopo aver recentemente annunciato il rafforzamento della partnership con Leapmotor, il management di Stellantis ha lasciato intendere di voler ampliare ulteriormente le collaborazioni industriali anche oltre la Cina.

    L’amministratore delegato Antonio Filosa ha dichiarato nei giorni scorsi: “Partnerships don’t have to be one-way, nor will they be just about Leapmotor”, sottolineando che Stellantis resta un partner interessante grazie alla propria presenza geografica, alla scala globale e ai suoi “incredibly strong brands”. Filosa ha aggiunto che le possibili aree di collaborazione potrebbero includere tecnologia, supply chain e utilizzo della capacità produttiva.

    Antonio Filosa ha inoltre citato la partnership con Koç Holding in Turchia attraverso Tofas come esempio virtuoso di cooperazione industriale, affermando che “la scelta di un partner dipende da ciò che possiamo condividere e dai benefici reciproci”.

    Gli analisti di Equita ritengono che, alla luce delle recenti indiscrezioni di stampa e delle dichiarazioni del management, sia “ragionevole aspettarsi ulteriori accordi di collaborazione industriale finalizzati principalmente al contenimento dei costi”. Equita mantiene una raccomandazione hold sul titolo Stellantis con target price a 7,60 euro.

  • STMicroelectronics continua il rally grazie al vertice Trump-Xi Jinping (STMMI)

    STMicroelectronics continua il rally grazie al vertice Trump-Xi Jinping (STMMI)

    Le azioni di STMicroelectronics (BIT:STMMI) hanno proseguito il forte rialzo a Piazza Affari, sostenute dal rinnovato ottimismo sul settore dei semiconduttori e dal miglioramento del sentiment verso i titoli legati ai chip.

    A sostenere il comparto sono stati soprattutto gli sviluppi legati al vertice di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping, che ha alimentato le speranze di un allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

    Le azioni STMicroelectronics hanno guadagnato oltre il 2% nelle contrattazioni mattutine, raggiungendo un massimo intraday di 53,58 euro. Il movimento si aggiunge al forte rialzo della seduta precedente, chiusa con un balzo del 9,86%, dopo il calo del 5,29% registrato il giorno prima.

    Il titolo segna ora un progresso di circa il 157% negli ultimi sei mesi e si trova ai livelli più alti dal settembre 2000.

    Gli analisti di Jefferies hanno inoltre evidenziato che i risultati trimestrali di Cisco, definiti “superiori alle attese” e accompagnati da prospettive “molto solide”, hanno contribuito a sostenere il comparto dei semiconduttori nelle ultime sedute.

    Parallelamente, gli analisti di Morningstar hanno abbassato il rating sul titolo STMicroelectronics da hold a sell, confermando però il target price a 39 euro.

    I mercati hanno interpretato il summit tra Donald Trump e Xi Jinping come un possibile segnale di distensione sulle restrizioni tecnologiche e sui semiconduttori, tema cruciale per l’intera industria globale dei chip. Un contesto geopolitico più stabile potrebbe ridurre i rischi legati alle catene di approvvigionamento e migliorare la visibilità sulla domanda, favorendo in particolare i gruppi europei attivi nell’elettronica industriale e automotive come STMicroelectronics.

    Xi Jinping ha dichiarato di aver sempre creduto che “gli interessi comuni tra Cina e Stati Uniti superino le differenze” e che “una relazione stabile” tra i due Paesi “porti benefici a entrambe le parti” e all’economia globale. Il presidente cinese ha inoltre affermato che i negoziati commerciali hanno registrato progressi e che è stato condiviso con Trump l’obiettivo di costruire una relazione stabile e costruttiva per i prossimi anni.

    Al vertice hanno partecipato anche importanti dirigenti di Wall Street e dell’industria americana, inclusi rappresentanti di Apple, Nvidia, Tesla, Boeing e Goldman Sachs. I colloqui hanno riguardato commercio, intelligenza artificiale, tecnologia e questioni geopolitiche come Iran e Taiwan.

    Secondo diverse indiscrezioni, gli Stati Uniti starebbero inoltre lavorando a possibili accordi economici legati all’acquisto cinese di prodotti agricoli e a nuovi ordini per Boeing, oltre alla creazione di nuovi tavoli di cooperazione commerciale e sugli investimenti tra i due Paesi.

    Alcune indiscrezioni circolate a Washington parlano anche della possibilità di ingenti investimenti cinesi negli Stati Uniti, ipotesi che avrebbe suscitato forti reazioni all’interno di alcune aree politiche americane.

  • I futures di Wall Street indicano un’apertura contrastata mentre le preoccupazioni sull’inflazione compensano la forza del settore tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street indicano un’apertura contrastata mentre le preoccupazioni sull’inflazione compensano la forza del settore tech: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures azionari statunitensi indicavano un’apertura contrastata mercoledì, con gli investitori impegnati a bilanciare il rinnovato slancio dei titoli tecnologici con i nuovi dati sull’inflazione, che hanno rafforzato le preoccupazioni su tassi di interesse e aumento dei costi.

    I futures legati al Nasdaq si muovevano in rialzo prima dell’apertura, sostenuti dai guadagni dei titoli dei semiconduttori, mentre il sentiment sul resto del mercato al di fuori del comparto tecnologico rimaneva più prudente.

    Nvidia sostiene il settore dei semiconduttori prima dell’apertura

    I titoli tecnologici sembravano pronti a guidare i rialzi iniziali, con Nvidia (NASDAQ:NVDA) in aumento dell’1,6% nelle contrattazioni premarket.

    Il rialzo è seguito alla notizia che il CEO di Nvidia Jensen Huang accompagnerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel viaggio in Cina per gli incontri con il presidente cinese Xi Jinping.

    Secondo le indiscrezioni, Huang sarebbe stato aggiunto alla delegazione all’ultimo minuto, contribuendo a migliorare il sentiment sull’intero settore dei semiconduttori prima dell’avvio delle contrattazioni.

    I prezzi alla produzione crescono più del previsto

    L’interesse degli investitori al di fuori dei titoli tecnologici è rimasto contenuto dopo la pubblicazione di dati sull’inflazione alla produzione negli Stati Uniti superiori alle attese.

    Secondo il United States Department of Labor, l’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è aumentato dell’1,4% ad aprile dopo un incremento dello 0,7% a marzo, rivisto al rialzo.

    Gli economisti si aspettavano un aumento mensile dello 0,5%.

    Il rapporto ha inoltre mostrato che l’inflazione annuale alla produzione è accelerata al 6,0% ad aprile dal 4,3% del mese precedente, superando le previsioni di un aumento al 4,9%.

    I mercati recuperano dopo le perdite iniziali di martedì

    Le azioni di Wall Street hanno recuperato terreno durante la seduta di martedì dopo le forti perdite registrate nella prima parte della giornata.

    Il Nasdaq, fortemente esposto ai titoli tecnologici, ha recuperato dopo aver perso fino al 2%, ma ha comunque chiuso in calo di 185,92 punti, pari allo 0,7%, a 26.088,20.

    L’S&P 500 ha ceduto 11,88 punti, pari allo 0,2%, a 7.400,96, mentre il Dow Jones Industrial Average è salito di 56,09 punti, pari allo 0,1%, chiudendo a 49.760,56.

    I prezzi del petrolio continuano a salire per le tensioni con l’Iran

    Il forte rialzo dei prezzi del petrolio ha contribuito alle vendite iniziali di martedì, con i futures sul greggio statunitense in aumento di oltre il 4% e tornati sopra i 100 dollari al barile.

    Il mercato petrolifero continua a reagire all’incertezza legata ai negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz.

    Trump ha dichiarato lunedì che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è in “supporto vitale”, definendo la tregua “incredibilmente fragile”.

    Le preoccupazioni sull’inflazione continuano a pesare sul sentiment

    Il sentiment di mercato è stato ulteriormente appesantito dai dati sull’inflazione al consumo pubblicati all’inizio della settimana, che hanno mostrato il più rapido aumento annuale dei prezzi al consumo da maggio 2023.

    L’inflazione al consumo è salita al 3,8% ad aprile dal 3,3% di marzo, trainata principalmente dall’aumento dei costi energetici.

    Nonostante le preoccupazioni sull’inflazione, le azioni hanno recuperato parte delle perdite nel corso della seduta di martedì, mentre gli investitori continuavano a concentrarsi sui solidi risultati societari.

    “Considerando che l’inflazione si sta muovendo nella direzione sbagliata e che il mercato del lavoro rimane solido, è molto improbabile che la Fed possa abbassare i tassi di interesse a breve e c’è la possibilità che il mercato inizi a prezzare rialzi dei tassi per il prossimo anno”, ha dichiarato Chris Zaccarelli, chief investment officer di Northlight Asset Management.

    Ha aggiunto: “Non crediamo che il mercato abbia bisogno di tagli dei tassi per continuare a salire, ma gli utili societari dovranno continuare a fare gran parte del lavoro, dato che un’espansione dei multipli non sembra possibile in questo momento.”

    I titoli tecnologici e delle compagnie aeree hanno pesato nella seduta precedente

    I titoli hardware e dei semiconduttori hanno registrato alcune delle perdite più marcate martedì, pesando fortemente sul Nasdaq.

    L’indice NYSE Arca Computer Hardware è sceso del 3,6%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index ha perso il 3%.

    Anche i titoli delle compagnie aeree hanno registrato forti ribassi, con il NYSE Arca Airline Index in calo del 2%.

    Anche i titoli del networking, del software e dell’acciaio hanno chiuso in ribasso, mentre le società di servizi petroliferi hanno beneficiato del rialzo del greggio, spingendo il Philadelphia Oil Service Index in rialzo del 2,2%.

    I titoli sanitari, biotech e farmaceutici hanno invece registrato buone performance, contribuendo a limitare le perdite complessive del mercato.

  • Le borse europee si muovono in ordine sparso mentre gli investitori valutano utili e dati economici: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si muovono in ordine sparso mentre gli investitori valutano utili e dati economici: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato un andamento misto mercoledì, mentre gli investitori analizzavano una nuova serie di risultati societari e importanti dati economici provenienti dall’area europea.

    Il sentiment di mercato è rimasto prudente anche a causa dell’indebolimento delle speranze di un accordo di pace con l’Iran e delle crescenti preoccupazioni sull’inflazione, con l’attenzione rivolta all’imminente incontro a Pechino tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    L’inflazione francese accelera mentre cresce la disoccupazione

    I dati economici pubblicati mercoledì hanno mostrato che l’inflazione al consumo in Francia è salita al 2,2% ad aprile, in linea con le stime preliminari e in aumento rispetto all’1,7% di marzo, secondo i dati diffusi da INSEE.

    Si tratta del ritmo di crescita più rapido da luglio 2024, quando l’inflazione aveva raggiunto il 2,3%.

    Anche l’inflazione armonizzata nell’Unione Europea ha accelerato, salendo al 2,5% ad aprile dal 2,0% del mese precedente.

    Dati separati hanno inoltre mostrato che il tasso di disoccupazione francese è salito inaspettatamente all’8,1% nel primo trimestre, raggiungendo il livello più alto dal primo trimestre del 2021.

    Cresce l’inflazione all’ingrosso in Germania

    In Germania, i dati pubblicati da Destatis hanno mostrato che i prezzi all’ingrosso sono aumentati del 6,3% su base annua ad aprile, dopo il +4,1% registrato a marzo.

    L’aumento è stato attribuito al rincaro dei prezzi dell’energia e delle materie prime in un contesto di tensioni tra Stati Uniti e Iran. Si tratta del livello più elevato dell’inflazione all’ingrosso da febbraio 2023.

    Nel frattempo, Eurostat ha confermato che l’economia dell’Eurozona è cresciuta dello 0,1% nel primo trimestre del 2026 rispetto al trimestre precedente.

    Gli indici europei si muovono in direzioni diverse

    L’indice CAC 40 francese perdeva lo 0,4% durante la seduta, mentre il FTSE 100 britannico oscillava intorno alla parità.

    L’indice tedesco DAX si è distinto con un rialzo dello 0,6%.

    Allianz, E.ON e Deutsche Telekom in rialzo

    Tra i singoli titoli, Allianz (TG:ALV) è salita dopo aver riportato un utile record nel primo trimestre, sostenuto dalla vendita di partecipazioni in joint venture indiane.

    Anche E.ON (TG:EOAN) ha registrato forti guadagni il giorno successivo all’annuncio dell’acquisizione del fornitore energetico britannico OVO Energy.

    Deutsche Telekom (TG:DTE) è avanzata dopo aver alzato le previsioni per l’intero esercizio.

    Anche l’assicuratore svizzero Zurich Insurance Group (TG:ZFIN) è salito grazie alla crescita dei premi in tutti i segmenti operativi.

    ABN AMRO, Vallourec e Alstom avanzano dopo i risultati

    ABN AMRO (EU:ABN) è salita nettamente dopo aver pubblicato utili trimestrali superiori alle aspettative del mercato.

    Anche Vallourec (EU:VK) è balzata in alto grazie a risultati trimestrali migliori delle attese.

    Nel frattempo, Alstom (EU:ALO) ha guadagnato terreno dopo aver annunciato un livello record di ordini nella seconda metà dell’esercizio 2025/2026.

    Crollano le azioni Vistry dopo il taglio della guidance

    Sul fronte opposto, Vistry Group (LSE:VTRY) è crollata dopo aver ridotto le previsioni sull’utile ante imposte per l’intero anno.

  • Buzzi registra un calo dei ricavi nel primo trimestre mentre il rallentamento europeo pesa sui risultati

    Buzzi registra un calo dei ricavi nel primo trimestre mentre il rallentamento europeo pesa sui risultati

    Buzzi (BIT:BZU) ha riportato mercoledì una diminuzione delle vendite nette del primo trimestre, attribuendo il risultato al rallentamento delle consegne in Europa causato da condizioni meteorologiche sfavorevoli che hanno influenzato l’attività edilizia nel periodo.

    Le vendite nette del trimestre sono scese a 960,3 milioni di euro (1,1 miliardi di dollari).

    Le azioni della società hanno trattato sostanzialmente invariate mercoledì dopo essere inizialmente scese di oltre il 2% in seguito alla pubblicazione dei risultati.

    L’integrazione delle attività negli Emirati Arabi Uniti sostiene i volumi di cemento

    Nonostante il calo del fatturato, Buzzi ha registrato un aumento del 10,4% dei volumi di cemento venduti rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

    La crescita è stata principalmente sostenuta dall’inclusione delle attività della società negli Emirati Arabi Uniti nei risultati finanziari a partire da maggio 2025.

    La società conferma la guidance 2026 nonostante le pressioni sui costi

    Buzzi ha confermato le proprie previsioni per il 2026 e continua ad attendersi una lieve contrazione dell’utile operativo ricorrente rispetto ai livelli del 2025.

    La società ha dichiarato che l’aumento dei costi energetici dovrebbe incrementare le spese operative, mentre anche l’andamento sfavorevole del cambio del dollaro statunitense potrebbe pesare sulla redditività.

  • Il petrolio arretra mentre restano in focus la fragile tregua con l’Iran e l’incontro Trump-Xi

    Il petrolio arretra mentre restano in focus la fragile tregua con l’Iran e l’incontro Trump-Xi

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, interrompendo un rally durato tre sedute consecutive, mentre gli operatori valutavano l’incertezza legata alla fragile situazione di cessate il fuoco in Medio Oriente e attendevano i colloqui in Cina tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    I futures sul Brent sono scesi di 1,47 dollari, pari all’1,4%, a 106,30 dollari al barile alle 0630 GMT. Anche i futures sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso 1,41 dollari, pari all’1,4%, attestandosi a 100,77 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark petroliferi hanno continuato a muoversi intorno o al di sopra della soglia dei 100 dollari al barile da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran alla fine di febbraio e Teheran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz.

    I timori sull’offerta continuano a sostenere il mercato del greggio

    Gli analisti hanno affermato che le preoccupazioni sulle forniture energetiche globali continuano a sostenere i prezzi nonostante il recente calo.

    “Le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta e l’incertezza che circonda il Medio Oriente continuano a sostenere i prezzi del petrolio, anche se i trader faticano a individuare una direzione chiara”, ha dichiarato Priyanka Sachdeva, senior market analyst presso Phillip Nova.

    “Il mercato continua a reagire in modo estremamente sensibile a ogni aggiornamento proveniente dalla regione, il che significa che è probabile che persistano forti oscillazioni. Qualsiasi ulteriore escalation o minaccia diretta ai flussi di approvvigionamento potrebbe rapidamente riaccendere un forte slancio rialzista sia per il Brent sia per il WTI”, ha aggiunto Sachdeva.

    Martedì i prezzi del petrolio erano saliti di oltre il 3%, proseguendo i guadagni precedenti dopo che le speranze di un accordo di cessate il fuoco duraturo tra Stati Uniti e Iran si erano ulteriormente indebolite, riducendo le aspettative di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz. Attraverso questo passaggio strategico transita normalmente circa un quinto dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Trump in viaggio verso la Cina mentre persistono le tensioni con l’Iran

    Trump ha dichiarato martedì di non ritenere necessario l’aiuto della Cina per porre fine al conflitto con l’Iran, nonostante le prospettive di un accordo di pace duraturo continuino a diminuire e Teheran abbia rafforzato il controllo sullo Stretto di Hormuz.

    La Cina rimane il principale acquirente di petrolio greggio iraniano nonostante le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump. Trump dovrebbe incontrare Xi Jinping a Pechino giovedì e venerdì.

    In una nota ai clienti, gli analisti di Eurasia Group hanno scritto: “La durata dell’interruzione e l’entità della perdita di offerta – già superiore a 1 miliardo di barili – significano che i prezzi del petrolio probabilmente resteranno sopra gli 80 dollari al barile per il resto dell’anno”.

    L’aumento dei costi energetici pesa sull’economia statunitense

    Il conflitto con l’Iran sta iniziando ad avere effetti sempre più evidenti sull’economia statunitense, poiché i prezzi elevati del greggio si traducono in carburanti più costosi per consumatori e imprese. Gli economisti si aspettano inoltre effetti secondari più ampi nei prossimi mesi.

    I dati pubblicati ad aprile hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati bruscamente per il secondo mese consecutivo, registrando il più forte incremento annuale dell’inflazione degli ultimi quasi tre anni. I numeri hanno rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa mantenere invariati i tassi di interesse per un periodo prolungato.

    “Il marcato aumento dell’inflazione nelle economie avanzate non ha ancora provocato una contrazione della spesa reale, ma il diffuso calo della fiducia dei consumatori e delle intenzioni di assunzione indica che il peggio potrebbe ancora arrivare”, hanno dichiarato gli analisti di Capital Economics in una nota ai clienti.

    Tassi di interesse più elevati aumentano generalmente il costo del credito, elemento che può pesare sull’attività economica e ridurre la domanda di petrolio.

    Le scorte di greggio statunitensi continuano a diminuire

    Mentre il conflitto con l’Iran prosegue, le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono diminuite per la quarta settimana consecutiva la scorsa settimana, mentre anche le scorte di distillati hanno registrato un calo, secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute.

  • L’oro si muove in laterale mentre svaniscono le speranze di una tregua con l’Iran in vista dell’incontro Trump-Xi

    L’oro si muove in laterale mentre svaniscono le speranze di una tregua con l’Iran in vista dell’incontro Trump-Xi

    I prezzi dell’oro sono rimasti sostanzialmente invariati durante le contrattazioni asiatiche di mercoledì, con il metallo prezioso ancora bloccato in un intervallo ristretto mentre gli investitori adottavano un atteggiamento prudente a causa dell’indebolimento delle speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e in attesa dei colloqui tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    L’oro spot ha ceduto lo 0,1% a 4.712,27 dollari l’oncia alle 02:44 ET (06:44 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense sono saliti dello 0,6% a 4.721,22 dollari l’oncia.

    Il metallo giallo aveva perso lo 0,4% nella seduta precedente, penalizzato dal rafforzamento del dollaro statunitense e da dati sull’inflazione americana superiori alle attese.

    Vertice Trump-Xi sotto osservazione mentre persistono le tensioni in Medio Oriente

    Il sentiment degli investitori è rimasto fragile dopo che Trump ha dichiarato all’inizio della settimana che i negoziati con l’Iran erano “in supporto vitale” dopo il rifiuto di Teheran di una proposta sostenuta dagli Stati Uniti volta a porre fine al conflitto e a riaprire lo Stretto di Hormuz.

    Queste dichiarazioni hanno ridotto le aspettative di un cessate il fuoco nel breve termine e mantenuto elevati i rischi geopolitici sui mercati finanziari.

    Il conflitto prolungato continua a interrompere il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte petrolifere più strategiche al mondo, aumentando i timori di un’inflazione sostenuta dai prezzi energetici e complicando le prospettive sui tassi di interesse globali.

    I mercati stanno inoltre seguendo con attenzione il vertice del 14-15 maggio tra Trump e Xi a Pechino, dove i colloqui dovrebbero riguardare dispute commerciali, il conflitto con l’Iran, Taiwan e le catene di approvvigionamento globali.

    I forti dati sull’inflazione USA limitano la domanda di oro

    L’oro ha faticato a trovare slancio rialzista questa settimana dopo che dati sull’inflazione statunitense più forti del previsto hanno spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury e rafforzato il dollaro, riducendo l’attrattiva degli asset privi di rendimento come il metallo prezioso.

    L’indice del dollaro statunitense è salito dello 0,1% mercoledì dopo aver guadagnato lo 0,4% nella sessione precedente.

    I dati pubblicati martedì hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,6% ad aprile, mentre l’inflazione annuale è accelerata al 3,8%, il livello più alto dalla metà del 2023. L’aumento è stato in gran parte collegato all’impennata dei prezzi energetici causata dalle tensioni in Medio Oriente. Anche l’inflazione core è risultata superiore alle previsioni.

    Gli investitori hanno ormai quasi completamente escluso la possibilità di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno, mentre le aspettative di ulteriori rialzi sono aumentate leggermente.

    Costi di finanziamento più elevati tendono generalmente a pesare sull’oro, poiché aumentano il costo opportunità di detenere asset che non offrono rendimento.

    Gli operatori attendono ora la pubblicazione dei dati sull’indice dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti prevista per mercoledì per ottenere ulteriori indicazioni sulle pressioni inflazionistiche e sul futuro percorso della politica monetaria della Federal Reserve. Le aspettative di tagli dei tassi nel corso dell’anno continuano a ridursi.

    Argento contrastato, rame in rialzo

    Gli altri metalli preziosi hanno mostrato un andamento misto durante la seduta. L’argento spot è salito dello 0,1% a 86,68 dollari l’oncia, mentre il platino ha perso lo 0,5% a 2.121,80 dollari l’oncia.

    Nel frattempo, i futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono saliti dello 0,8% a 14.142,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense sono rimasti sostanzialmente invariati a 6,64 dollari per libbra.

  • Il viaggio di Trump in Cina, i timori sull’inflazione e i conti di Cisco dominano l’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Il viaggio di Trump in Cina, i timori sull’inflazione e i conti di Cisco dominano l’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi si sono mossi vicino alla parità mercoledì, mentre gli investitori monitoravano l’imminente viaggio in Cina del presidente Donald Trump e si preparavano a una nuova serie di risultati societari e sviluppi economici. Trump dovrebbe incontrare questa settimana il presidente cinese Xi Jinping, con colloqui che probabilmente riguarderanno commercio, Taiwan e il conflitto in corso con l’Iran. Nel frattempo, Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) si prepara a pubblicare i risultati trimestrali, mentre il Senato statunitense dovrebbe confermare Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve.

    Futures vicini alla parità

    Alle 03:33 ET, i futures sul Dow Jones perdevano 26 punti, pari allo 0,1%, mentre i futures sull’S&P 500 guadagnavano 12 punti, pari allo 0,2%. I futures sul Nasdaq 100 registravano la performance migliore, salendo di 151 punti, pari allo 0,5%.

    Wall Street aveva chiuso la seduta precedente in ordine sparso, con gli investitori divisi tra le persistenti tensioni tra Washington e Teheran e il ritracciamento dei titoli dei semiconduttori, che recentemente erano saliti con forza grazie al rinnovato entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

    Il sentiment di mercato è stato inoltre appesantito dai nuovi dati sull’inflazione, che hanno mostrato come i prezzi al consumo negli Stati Uniti abbiano continuato a crescere rapidamente ad aprile dopo il forte incremento registrato nel mese precedente. Gli investitori restano preoccupati dal fatto che il conflitto con l’Iran e la continua chiusura dello Stretto di Hormuz stiano contribuendo a uno shock energetico in grado di alimentare ulteriormente l’inflazione e spingere le banche centrali mondiali a mantenere tassi di interesse elevati.

    A riflettere questi timori, le aspettative del mercato sui rialzi dei tassi della Federal Reserve entro aprile del prossimo anno sono salite a 20 punti base. Anche i rendimenti dei Treasury statunitensi sono aumentati, con il rendimento del titolo decennale che ha raggiunto il livello più alto da giugno 2025, mentre è salito anche il rendimento del Treasury biennale, più sensibile alle variazioni dei tassi. Rendimenti più elevati possono ridurre l’attrattiva delle azioni, poiché prezzi obbligazionari e rendimenti tendono a muoversi in direzioni opposte.

    Trump si prepara ai colloqui in Cina

    L’attenzione dei mercati si sta spostando sempre più verso la Cina, dove Trump dovrebbe incontrare Xi Jinping nel corso della settimana.

    I due leader dovrebbero affrontare diverse questioni geopolitiche ed economiche di rilievo, tra cui le relazioni commerciali e Taiwan. Tuttavia, secondo gli analisti, il conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe monopolizzare gran parte dell’attenzione durante il vertice.

    Alcuni osservatori ritengono che la Cina, in quanto grande importatore di petrolio iraniano, potrebbe contribuire a sostenere un eventuale accordo di pace duraturo, anche se le aspettative di una svolta diplomatica si sono recentemente ridimensionate.

    I negoziati tra Washington e Teheran sembrano infatti essersi arenati. All’inizio della settimana, Trump ha respinto la risposta iraniana a una proposta di pace statunitense, definendola “inaccettabile” e “spazzatura”. Sono inoltre circolate indiscrezioni sulla possibilità che la Casa Bianca possa riprendere gli attacchi militari contro l’Iran.

    Dal canto suo, l’Iran non ha mostrato alcuna intenzione di fare ulteriori concessioni all’amministrazione Trump.

    I prezzi del petrolio restano elevati nonostante un leggero calo

    Il prolungato stallo ha di fatto mantenuto quasi chiuso per settimane lo Stretto di Hormuz, rotta marittima strategica al largo della costa meridionale iraniana attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

    In una nota, gli analisti di Deutsche Bank hanno affermato che vi è “una crescente preoccupazione [tra gli investitori] sul fatto che un accordo tra Stati Uniti e Iran appaia più lontano rispetto a quanto molti speravano quando, una settimana fa, erano emerse notizie più positive”, in riferimento alle indiscrezioni secondo cui un’intesa sembrava imminente.

    Di conseguenza, i prezzi del petrolio restano ben al di sopra dei circa 70 dollari al barile registrati prima che Stati Uniti e Israele lanciassero operazioni militari contro l’Iran alla fine di febbraio. I futures sul Brent, benchmark internazionale del greggio, erano in calo dello 0,9% a 106,82 dollari al barile.

    Attesi i risultati di Cisco

    Gli investitori attendono inoltre i risultati trimestrali di Cisco Systems (NASDAQ:CSCO), previsti dopo la chiusura delle contrattazioni statunitensi.

    Il report di Cisco darà il via a una nuova fase della stagione delle trimestrali per le società con esercizi conclusi ad aprile. Le precedenti pubblicazioni relative ai periodi terminati a marzo erano state generalmente solide e avevano contribuito a sostenere i mercati azionari nonostante le preoccupazioni legate all’inflazione e alle tensioni geopolitiche.

    A febbraio, Cisco aveva registrato margini lordi rettificati inferiori alle attese, in parte a causa del forte aumento dei prezzi dei chip di memoria. La domanda di processori destinati alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale ha infatti contribuito a creare carenze di offerta e un aumento dei costi in tutto il settore tecnologico.

    L’amministratore delegato Chuck Robbins aveva dichiarato all’epoca che Cisco aveva reagito aumentando i prezzi e modificando le condizioni contrattuali con i clienti.

    Il Senato dovrebbe confermare Warsh come prossimo presidente della Fed

    Il Senato degli Stati Uniti dovrebbe votare più tardi mercoledì sulla conferma di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, in sostituzione dell’attuale presidente Jerome Powell.

    Martedì, il Senato aveva approvato la nomina di Warsh al Board of Governors della Federal Reserve con 51 voti favorevoli e 45 contrari, assegnandogli un mandato di 14 anni nel consiglio della banca centrale.

    Il voto ha seguito in larga parte le linee di partito, anche se il senatore democratico John Fetterman si è unito ai repubblicani nel sostenere la conferma di Warsh.

    Warsh è stato scelto da Trump, che continua a fare pressione sulla Federal Reserve affinché riduca i tassi di interesse nel tentativo di sostenere la crescita economica.

  • Le azioni europee salgono mentre Trump si reca in Cina e resta lo stallo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee salgono mentre Trump si reca in Cina e resta lo stallo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in rialzo mercoledì, mentre gli investitori continuano a monitorare le tensioni tra Stati Uniti e Iran in concomitanza con il viaggio in Cina del presidente americano Donald Trump in vista di un vertice particolarmente atteso.

    Alle 07:13 GMT, il STOXX Europe 600 guadagnava lo 0,7%, mentre il DAX tedesco saliva dello 0,6%. Il CAC 40 francese avanzava dello 0,2% e il FTSE 100 britannico cresceva dello 0,8%.

    Trump dovrebbe incontrare il presidente cinese Xi Jinping nel corso della settimana per colloqui diretti che dovrebbero riguardare commercio, Taiwan e altre questioni geopolitiche.

    Tuttavia, l’attenzione dei mercati resta concentrata soprattutto sul confronto in corso tra Washington e Teheran. Secondo alcuni analisti, la Cina — tra i principali importatori di petrolio iraniano — potrebbe svolgere un ruolo nel sostenere un eventuale accordo di pace duraturo, anche se le aspettative di una svolta diplomatica dal summit si sono ridimensionate negli ultimi giorni.

    I tentativi di raggiungere un’intesa tra Stati Uniti e Iran sembrano infatti essersi bloccati. All’inizio della settimana Trump ha respinto la risposta iraniana a una proposta di pace americana, definendola “inaccettabile” e “spazzatura”. Continuano inoltre le speculazioni sulla possibilità che la Casa Bianca possa riprendere gli attacchi contro l’Iran.

    Da parte sua, Teheran non ha mostrato segnali di voler fare ulteriori concessioni a Washington.

    Lo stallo prolungato ha lasciato di fatto chiuso da settimane lo Stretto di Hormuz, snodo strategico al largo della costa meridionale iraniana attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

    Di conseguenza, i prezzi del greggio restano ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto, aumentando le pressioni inflazionistiche globali. Una dinamica confermata dai dati pubblicati martedì, che hanno mostrato come i prezzi al consumo negli Stati Uniti abbiano continuato ad aumentare rapidamente ad aprile dopo il forte incremento registrato il mese precedente.