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  • Prezzo dell’oro in rialzo dell’1,5% con il calo del dollaro e dei rendimenti dei Treasury USA

    Prezzo dell’oro in rialzo dell’1,5% con il calo del dollaro e dei rendimenti dei Treasury USA

    I prezzi dell’oro sono aumentati nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, sostenuti dall’indebolimento del dollaro statunitense e dalla diminuzione dei rendimenti dei Treasury, mentre gli investitori valutavano i rischi inflazionistici legati all’aumento dei prezzi dell’energia e le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve.

    L’oro spot ha guadagnato l’1,5%, raggiungendo 4.218,15 dollari l’oncia, mentre i futures statunitensi sull’oro sono saliti anch’essi dell’1,5%, a 4.219,40 dollari.

    Il metallo prezioso si avviava verso un aumento settimanale di circa l’1,3%, includendo i guadagni di venerdì, dopo un periodo di volatilità sui mercati finanziari.

    Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato rialzi. L’argento è aumentato del 2%, a 60,63 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato il 2,5%, raggiungendo 1.686,15 dollari l’oncia.

    Dollaro più debole e rendimenti obbligazionari in calo sostengono l’oro

    La recente fase di rafforzamento del dollaro statunitense si è interrotta durante la seduta di venerdì, rendendo l’oro denominato in dollari meno costoso per gli investitori che detengono altre valute.

    Contemporaneamente, il rendimento del Treasury statunitense di riferimento a 10 anni è diminuito per la seconda seduta consecutiva.

    La riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato può favorire il prezzo dell’oro, diminuendo l’attrattiva relativa degli strumenti finanziari che offrono interessi.

    L’oro non genera interessi né dividendi, rendendo la sua performance sensibile alle variazioni dei costi di finanziamento e alle aspettative sulla politica monetaria.

    La combinazione di un dollaro più debole e rendimenti in diminuzione ha sostenuto il metallo prezioso, nonostante l’incertezza persistente sulla direzione dei tassi d’interesse statunitensi.

    La Federal Reserve segnala la possibile necessità di ulteriori rialzi dei tassi

    Gli investitori hanno continuato a valutare la possibilità di nuovi aumenti dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, in un contesto di rischi inflazionistici ancora elevati.

    Giovedì, il presidente della Federal Reserve di St. Louis, Alberto Musalem, ha indicato che sarebbe necessario un ulteriore inasprimento monetario per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% della banca centrale entro un periodo ragionevole.

    Musalem ha suggerito che i tassi d’interesse potrebbero dover aumentare ulteriormente nei prossimi sei-nove mesi.

    Tuttavia, non ha precisato se sosterrebbe un rialzo durante la riunione di politica monetaria della Federal Reserve del 27-28 ottobre.

    Secondo lo strumento CME FedWatch, gli operatori attribuivano una probabilità del 18% a un aumento dei tassi in ottobre e dell’82% a un rialzo in dicembre.

    La prospettiva di costi di finanziamento più elevati rimane un potenziale fattore limitante per i prezzi dell’oro.

    Quando i tassi d’interesse aumentano, gli investitori possono ottenere rendimenti superiori dai depositi e dai titoli a reddito fisso, aumentando il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento come l’oro.

    Tuttavia, il metallo prezioso può anche attirare domanda nei periodi di incertezza economica e di maggiori preoccupazioni sull’inflazione.

    L’aumento dei prezzi del petrolio complica le prospettive inflazionistiche

    Gli sviluppi sui mercati energetici sono rimasti un elemento importante per gli operatori dei metalli preziosi.

    Il Brent ha superato i 104 dollari al barile, a causa delle preoccupazioni per le interruzioni delle forniture legate al conflitto in corso in Medio Oriente.

    L’aumento dei prezzi del petrolio può incrementare i costi dei trasporti, della produzione industriale e dell’energia per le famiglie, contribuendo potenzialmente a mantenere elevata l’inflazione.

    Questi sviluppi potrebbero indurre le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive o a introdurre ulteriori aumenti dei tassi d’interesse.

    Ciò crea effetti contrastanti per l’oro.

    Sebbene il metallo sia spesso considerato una possibile copertura contro l’inflazione e l’incertezza finanziaria, le aspettative di tassi più elevati possono limitarne l’attrattiva.

    L’equilibrio tra preoccupazioni inflazionistiche e aspettative di politica monetaria continuerà quindi probabilmente a essere importante per i prezzi dell’oro.

    La domanda delle banche centrali offre un potenziale sostegno

    Oltre ai movimenti di breve periodo delle valute e dei rendimenti obbligazionari, la domanda delle banche centrali rimane un altro fattore che influenza il mercato dell’oro.

    Gli acquisti continui da parte delle autorità monetarie, insieme alle preoccupazioni per gli elevati livelli di debito pubblico, potrebbero fornire un sostegno strutturale ai prezzi.

    Gli analisti hanno inoltre individuato nella possibilità di ulteriori accumuli di riserve auree da parte della banca centrale cinese una potenziale fonte di domanda.

    Tuttavia, l’entità e i tempi dei futuri acquisti rimangono incerti.

    Gli acquisti delle banche centrali possono influenzare l’equilibrio di lungo periodo tra domanda e offerta di oro, anche se i prezzi rispondono anche ai flussi di investimento, ai movimenti valutari e alle aspettative sui tassi d’interesse.

    Prezzi del rame in aumento insieme ai metalli preziosi

    Anche i metalli industriali hanno registrato rialzi durante la seduta di venerdì.

    I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono aumentati dell’1,2%, raggiungendo 14.512,33 dollari per tonnellata.

    I futures statunitensi sul rame hanno guadagnato l’1,5%, attestandosi a 6,67 dollari per libbra.

    I rialzi si sono verificati parallelamente alla ripresa dei metalli preziosi, anche se i prezzi del rame sono influenzati anche dalla domanda industriale, dall’attività manifatturiera e dalle condizioni dell’offerta.

    L’avanzata dell’oro di venerdì ha riflesso il sostegno proveniente dai mercati valutari e obbligazionari, mentre le preoccupazioni sull’inflazione e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi della Federal Reserve hanno continuato a generare incertezza.

    Gli investitori seguiranno gli sviluppi dei prezzi dell’energia, della politica monetaria statunitense e della domanda di oro delle banche centrali per valutare le prospettive del metallo prezioso.

  • Prezzi del petrolio in calo dopo le dichiarazioni di Trump sui colloqui con l’Iran

    Prezzi del petrolio in calo dopo le dichiarazioni di Trump sui colloqui con l’Iran

    I prezzi del petrolio sono diminuiti venerdì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato che Washington non lancerà attacchi militari contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del Congresso previste a novembre, attenuando alcune preoccupazioni immediate riguardo a ulteriori interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente.

    I futures sul Brent hanno perso 72 centesimi, pari allo 0,7%, scendendo a 103,53 dollari al barile alle 02:20 GMT. I futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) sono diminuiti di 52 centesimi, o dello 0,6%, attestandosi a 90,97 dollari al barile.

    Nonostante il ribasso di venerdì, il Brent rimaneva avviato verso un aumento settimanale dopo il rialzo del 4% registrato giovedì, quando nuovi attacchi contro le navi che trasportano petrolio greggio dal Medio Oriente avevano alimentato preoccupazioni sulla disponibilità delle forniture.

    Il WTI, invece, si dirigeva verso una moderata perdita settimanale, nonostante le interruzioni della produzione petrolifera offshore nel Golfo del Messico provocate dall’uragano Isaias.

    Trump esclude un’azione militare immediata contro l’Iran

    Giovedì Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti erano impegnati in “discussioni produttive” con l’Iran, indicando che non erano previsti attacchi militari prima delle elezioni di metà mandato del Congresso del 3 novembre.

    Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo notizie di stampa secondo cui Washington stava valutando possibili operazioni militari contro obiettivi iraniani prima del voto.

    I commenti hanno attenuato i timori di un’immediata escalation del conflitto, che prosegue da otto mesi e ha provocato notevoli interruzioni nei mercati energetici regionali.

    Anche gli sviluppi diplomatici sono rimasti al centro dell’attenzione dopo che l’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che il ministro degli Esteri Abbas Araqchi aveva dichiarato che Teheran stava esaminando la risposta statunitense a una proposta iraniana riguardante la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Secondo la proposta, questa rotta marittima di importanza strategica potrebbe riaprire entro sette giorni, anche se non è stato comunicato alcun accordo definitivo.

    Lo Stretto di Hormuz rimane centrale per le prospettive del mercato petrolifero, data la sua importanza per il trasporto internazionale di energia.

    Prima del conflitto, le spedizioni attraverso lo stretto rappresentavano circa il 20% dei flussi mondiali di petrolio e prodotti petroliferi.

    L’aumento delle minacce contro le navi commerciali nel Golfo e nello Stretto di Hormuz durante ottobre ha contribuito a forti oscillazioni dei prezzi del greggio.

    Un miglioramento duraturo della sicurezza marittima potrebbe contribuire a ridurre le interruzioni dei trasporti, anche se i tempi e la portata di una possibile riapertura rimangono incerti.

    Gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni sul commercio energetico iraniano

    Nonostante i contatti diplomatici, Washington ha continuato a esercitare pressioni economiche su Teheran.

    Giovedì gli Stati Uniti hanno introdotto ulteriori sanzioni contro individui, reti commerciali e 17 navi coinvolte nel trasporto di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e prodotti petrolchimici.

    Le misure rientrano negli sforzi di Washington per esercitare pressione sull’Iran mentre proseguono i negoziati per porre fine al conflitto.

    La combinazione di contatti diplomatici e sanzioni ha portato gli operatori a valutare le probabilità di una soluzione negoziata insieme al rischio di ulteriori restrizioni sulle esportazioni energetiche iraniane.

    L’uragano Isaias interrompe la produzione petrolifera nel Golfo del Messico

    Le preoccupazioni sulle forniture sono state influenzate anche dall’uragano Isaias, in avvicinamento alla costa statunitense del Golfo del Messico.

    I produttori offshore hanno sospeso una parte significativa delle operazioni come misura precauzionale contro la tempesta.

    Secondo la US Marine Minerals Administration, giovedì erano stati sospesi circa 1,3 milioni di barili al giorno di produzione petrolifera.

    Il volume rappresentava il 62,9% della produzione corrente nella regione offshore interessata.

    Le chiusure temporanee hanno aggiunto un ulteriore elemento di incertezza alle forniture mondiali di petrolio, anche se la durata delle interruzioni dipenderà dalla traiettoria dell’uragano e dalla capacità degli operatori di riprendere la produzione in sicurezza.

    Gli Stati Uniti rimangono il maggiore produttore mondiale di petrolio, rendendo gli sviluppi che interessano la produzione nel Golfo del Messico rilevanti per i mercati internazionali del greggio.

    Le prospettive del mercato petrolifero restano legate ai rischi sulle forniture

    Il calo dei prezzi del greggio di venerdì ha riflesso un’attenuazione delle preoccupazioni geopolitiche immediate dopo le dichiarazioni di Trump, piuttosto che una risoluzione delle più ampie interruzioni delle forniture.

    Il previsto aumento settimanale del Brent ha evidenziato la persistente influenza dei rischi per la sicurezza marittima in Medio Oriente, mentre l’avvicinamento dell’uragano ha aggiunto incertezza alla produzione statunitense.

    Gli operatori continueranno a valutare gli sviluppi diplomatici tra Washington e Teheran, la situazione dei trasporti attraverso lo Stretto di Hormuz, l’impatto delle sanzioni statunitensi e la ripresa della produzione offshore nel Golfo del Messico.

  • Futures USA in rialzo, attenzione ai ricavi di OpenAI, ai risultati di Delta e alla fiducia dei consumatori: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures USA in rialzo, attenzione ai ricavi di OpenAI, ai risultati di Delta e alla fiducia dei consumatori: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi hanno registrato rialzi venerdì, mentre gli investitori valutavano notizie differenti sulle prospettive di ricavi di OpenAI, attendevano i risultati trimestrali di Delta Air Lines e si preparavano alla pubblicazione di nuovi dati sulla fiducia dei consumatori.

    Anche gli sviluppi in Medio Oriente, i prezzi dell’energia e il settore delle telecomunicazioni sono rimasti al centro dell’attenzione dopo una seduta volatile a Wall Street.

    Alle 03:04 ET (07:04 GMT), i futures sul Dow Jones Industrial Average guadagnavano 33 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 salivano di 25 punti, equivalenti allo 0,3%. I futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 243 punti, ossia dello 0,8%.

    I rialzi seguivano una seduta contrastata giovedì, quando il Dow Jones Industrial Average aveva guadagnato lo 0,1%, mentre l’S&P 500 aveva perso lo 0,47% e il Nasdaq Composite l’1,25%.

    I titoli tecnologici avevano subito pressioni dopo che il Financial Times aveva riportato che OpenAI (NASDAQ:OAI) aveva raggiunto ricavi annualizzati di circa 50 miliardi di dollari alla fine di settembre, inferiori ai 70 miliardi di dollari precedentemente indicati.

    Tuttavia, un distinto articolo di Bloomberg News ha riferito che OpenAI prevede di raggiungere o superare i 70 miliardi di dollari di ricavi annualizzati entro la fine del 2026, con una parte significativa della crescita attesa dai clienti aziendali.

    Le cifre differenti si riferiscono a periodi e proiezioni distinti e non indicano necessariamente una contraddizione diretta tra i ricavi attuali della società e le aspettative di fine anno.

    I ricavi annualizzati sono un indicatore seguito attentamente dagli investitori per valutare la domanda di servizi di intelligenza artificiale e la portata degli investimenti infrastrutturali necessari a sostenerne l’espansione.

    Rimangono interrogativi sul percorso di OpenAI verso la redditività, con recenti notizie secondo cui la società potrebbe registrare una perdita sull’intero esercizio nonostante la crescita dei ricavi.

    Secondo quanto riportato, l’azienda avrebbe inoltre previsto un consumo cumulativo di liquidità pari a 280 miliardi di dollari entro il 2030, evidenziando le consistenti esigenze di finanziamento legate allo sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

    L’attenzione degli investitori si è concentrata sempre più sull’utilizzo del finanziamento tramite debito per sostenere la costruzione di data center, l’acquisto di apparecchiature informatiche e altre infrastrutture destinate alle applicazioni di intelligenza artificiale.

    Attesi i risultati trimestrali di Delta Air Lines

    Delta Air Lines (NYSE:DAL) pubblicherà i risultati finanziari del terzo trimestre prima dell’apertura di Wall Street.

    Secondo le stime di consenso raccolte da Bloomberg, gli analisti prevedono ricavi trimestrali rettificati pari a 17,66 miliardi di dollari e un utile rettificato per azione di 1,82 dollari.

    A luglio, Delta aveva confermato le proprie previsioni di utile per l’intero esercizio e fornito indicazioni sul terzo trimestre superiori alle aspettative del mercato in quel momento.

    La compagnia aerea aveva indicato di prevedere il mantenimento degli aumenti tariffari associati ai maggiori costi del carburante.

    Delta aveva tuttavia anche stimato che la spesa annuale per il carburante sarebbe stata superiore di circa 4 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente.

    La volatilità dei prezzi dell’energia rimane un elemento importante per la redditività della compagnia, considerando l’incidenza del carburante sui costi operativi.

    In arrivo i dati sulla fiducia dei consumatori statunitensi

    Gli investitori attendono inoltre i dati preliminari di ottobre sulla fiducia dei consumatori elaborati dall’Università del Michigan.

    L’indice dovrebbe scendere a 47,5 da 48,1 di settembre, quando aveva raggiunto il livello più basso degli ultimi quattro mesi.

    L’indagine fornirà ulteriori informazioni sulla fiducia delle famiglie, sulle aspettative di inflazione e sulle condizioni di acquisto all’inizio dell’ultimo trimestre del 2026.

    A settembre, i consumatori avevano espresso preoccupazioni per il continuo aumento dei prezzi, anche se la valutazione delle condizioni per l’acquisto di beni durevoli era leggermente migliorata.

    Joanne Hsu, direttrice delle indagini sui consumatori dell’Università del Michigan, aveva attribuito parte del miglioramento alla “percezione che effettuare questi acquisti subito avrebbe aiutato i consumatori a evitare prezzi più elevati in futuro”.

    Le aspettative di inflazione per i successivi 12 mesi erano aumentate a settembre, raggiungendo il livello più alto da giugno.

    L’indagine aveva inoltre rilevato un “ampio consenso tra i diversi orientamenti politici” sul fatto che le prospettive economiche fossero peggiorate dall’inizio dell’anno.

    Prezzi del petrolio e sviluppi in Medio Oriente

    I mercati energetici sono rimasti sensibili agli sviluppi in Medio Oriente dopo che giovedì i futures sul Brent avevano registrato il maggiore aumento giornaliero delle ultime due settimane.

    Il rialzo era seguito ai timori di una possibile escalation del conflitto regionale e delle sue conseguenze sulle forniture energetiche.

    Successivamente, i prezzi del petrolio si erano allontanati dai massimi dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva dichiarato che Washington era impegnata in colloqui “positivi” con l’Iran e che non avrebbe lanciato attacchi militari contro il Paese prima delle elezioni di metà mandato di novembre.

    Precedenti notizie di stampa avevano indicato che il Pentagono stava valutando possibili azioni militari prima del voto.

    L’aumento dei prezzi dell’energia ha inoltre contribuito alle preoccupazioni sull’inflazione e sui rendimenti dei titoli di Stato, aumentando la volatilità sui mercati finanziari.

    Titoli delle torri di telecomunicazione USA in rialzo dopo l’accordo di SpaceX sulle frequenze

    Le azioni dei principali operatori statunitensi di torri per telecomunicazioni sono salite nelle contrattazioni successive alla chiusura dopo che SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha raggiunto un accordo per acquisire un portafoglio nazionale di frequenze wireless in banda bassa.

    American Tower (NYSE:AMT), Crown Castle (NYSE:CCI) e SBA Communications (NASDAQ:SBAC) hanno guadagnato tra il 3% e il 4,5% dopo la seduta regolare.

    Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, SpaceX pagherà circa 8 miliardi di dollari in contanti a Grain Management per il portafoglio di frequenze.

    L’acquisizione potrebbe sostenere l’espansione dei servizi di comunicazione satellitare-mobile di Starlink e consentire potenzialmente a SpaceX di sviluppare ulteriori infrastrutture di rete terrestri.

    Bernstein ha indicato che l’accordo mantiene aperta la possibilità che SpaceX realizzi una rete wireless terrestre.

    Le frequenze dovrebbero migliorare la copertura del segnale nelle aree in cui edifici e altri ostacoli possono limitare la connettività satellitare.

    L’amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, ha descritto l’operazione come “l’ultimo elemento fondamentale dello spettro di frequenze necessario affinché SpaceX possa offrire una copertura telefonica completa negli Stati Uniti”.

    L’acquisizione proposta ha attirato l’attenzione sulle possibili conseguenze dei servizi mobili satellitari per gli operatori tradizionali delle telecomunicazioni e i fornitori di infrastrutture.

    Nel complesso, le prospettive dei mercati di venerdì riflettevano una combinazione di sviluppi nel settore tecnologico, attese sui risultati societari, dati sulla fiducia dei consumatori e incertezza geopolitica.

    Gli investitori valuteranno se i rialzi iniziali dei futures statunitensi potranno essere mantenuti con la pubblicazione di nuove informazioni economiche e societarie.

  • Borse europee in recupero nelle prime contrattazioni, ma la settimana resta negativa: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in recupero nelle prime contrattazioni, ma la settimana resta negativa: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato rialzi venerdì, recuperando parte delle perdite accumulate nei giorni precedenti grazie a una moderazione della volatilità sui mercati obbligazionari. Tuttavia, i principali listini regionali rimanevano avviati verso una chiusura settimanale negativa, in un contesto di preoccupazioni per le finanze pubbliche francesi, l’aumento dei costi di finanziamento e le tensioni geopolitiche.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha guadagnato lo 0,8% nelle prime contrattazioni, dopo essere sceso nella seduta precedente al livello più basso degli ultimi quattro mesi circa.

    Il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico sono saliti entrambi dello 0,8%, mentre l’IBEX 35 spagnolo ha registrato un progresso dell’1%.

    Nonostante il recupero, lo Stoxx Europe 600 rimaneva in calo di circa l’1% su base settimanale, riflettendo diverse sedute di vendite sui mercati azionari e obbligazionari europei.

    Le preoccupazioni degli investitori si sono concentrate in parte sulle prospettive di bilancio della Francia, con un debito pubblico previsto vicino al 120% del prodotto interno lordo.

    Il governo francese deve inoltre affrontare difficoltà politiche nell’attuazione dei tagli alla spesa proposti, pari a 54 miliardi di euro, a causa della composizione frammentata del Parlamento.

    Questi timori hanno contribuito alle vendite di titoli di Stato francesi all’inizio della settimana, spingendo il rendimento del decennale di riferimento verso il livello più alto degli ultimi 25 anni circa.

    Il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato francesi e tedeschi ha superato i 140 punti base, riflettendo l’aumento del premio richiesto dagli investitori per detenere debito sovrano francese.

    Le pressioni si sono estese anche ai titoli di Stato italiani e greci, mentre l’aumento dei rendimenti sovrani ha alimentato preoccupazioni sulle valutazioni azionarie e sulle condizioni di finanziamento delle imprese.

    Le azioni francesi hanno registrato alcune delle performance più deboli della settimana.

    Il CAC 40 è rimasto vicino ai minimi da marzo e si avviava verso una perdita settimanale superiore al 2%, che rappresenterebbe il secondo ribasso settimanale consecutivo.

    I titoli bancari francesi hanno subito pressioni in vendita, tra cui BNP Paribas (EU:BNP), Crédit Agricole (EU:ACA) e Société Générale (EU:GLE).

    Gli investitori hanno valutato i possibili effetti dell’aumento dei rendimenti sovrani sui portafogli titoli delle banche, sui costi di rifinanziamento e sul rischio di credito.

    L’aumento dei costi di finanziamento degli Stati può ridurre il valore di mercato delle obbligazioni a tasso fisso già in circolazione, anche se l’impatto finanziario dipende dalla struttura dei portafogli, dalle classificazioni contabili e dalle politiche di gestione del rischio dei singoli istituti.

    Anche le notizie relative a consistenti emissioni obbligazionarie da parte di grandi società tecnologiche statunitensi hanno contribuito al contesto generale del mercato del reddito fisso.

    L’aumento dell’offerta di obbligazioni societarie può competere con il debito sovrano per attirare capitali dagli investitori, influenzando potenzialmente i costi di finanziamento e gli spread creditizi.

    Gli sviluppi sui mercati energetici hanno aggiunto ulteriori elementi di incertezza durante la settimana.

    Gli attacchi con missili e droni contro navi commerciali e infrastrutture energetiche nel Golfo Persico e nel Mar Rosso hanno alimentato timori di interruzioni delle forniture.

    I prezzi del petrolio greggio hanno superato i 100 dollari al barile, mentre quelli del gas naturale all’ingrosso in Europa hanno oltrepassato gli 80 euro per megawattora nel corso del periodo.

    L’aumento dei prezzi dell’energia può accrescere i costi per le imprese e le famiglie europee, complicando al tempo stesso le prospettive dell’inflazione per le banche centrali.

    Anche le aspettative sulla politica monetaria hanno influenzato le valutazioni degli investitori.

    I verbali della riunione di settembre della Federal Reserve hanno indicato che la maggioranza dei responsabili della politica monetaria statunitense riteneva necessari ulteriori aumenti dei tassi d’interesse prima della fine dell’anno.

    La possibilità di un ulteriore inasprimento monetario ha contribuito all’incertezza sulle prospettive dei costi di finanziamento globali e dell’attività economica.

    In Francia, il governatore della Banque de France, Emmanuel Moulin, ha definito la situazione economica del Paese “seria”, indicando tuttavia che non era necessario un intervento della Banca centrale europea.

    Le sue dichiarazioni sono arrivate mentre proseguiva il dibattito sulla situazione dei conti pubblici francesi e sulle possibili conseguenze di costi di finanziamento sovrani elevati.

    I rialzi di venerdì hanno rappresentato un recupero parziale dopo le perdite della settimana, senza tuttavia invertire la tendenza generale dei mercati.

    Le Borse europee rimangono sensibili agli sviluppi dei mercati obbligazionari sovrani, ai prezzi dell’energia, alle decisioni delle banche centrali e alle prospettive politiche delle finanze pubbliche francesi.

  • Prezzi del gas naturale europeo in calo dopo le dichiarazioni di Trump, si attenuano i timori immediati sulle forniture

    Prezzi del gas naturale europeo in calo dopo le dichiarazioni di Trump, si attenuano i timori immediati sulle forniture

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono diminuiti venerdì, allontanandosi dai massimi delle ultime due settimane dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato che Washington non lancerà attacchi militari contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del Congresso previste a novembre.

    Il contratto futures di riferimento sul gas naturale olandese con consegna nel mese successivo ha perso l’1%, scendendo a 78,00 euro per megawattora (MWh), dopo essersi avvicinato alla soglia degli 80 euro nelle sedute precedenti.

    In Gran Bretagna, il corrispondente contratto all’ingrosso sul gas è diminuito dell’1,0%, attestandosi a 193 pence per therm.

    Nonostante il ribasso, entrambi i contratti rimanevano avviati verso il secondo incremento settimanale consecutivo, riflettendo le persistenti incertezze sulle spedizioni energetiche dal Medio Oriente e sulle prospettive delle forniture europee durante l’inverno.

    Le dichiarazioni di Trump hanno attenuato i timori immediati di un’ulteriore escalation militare che coinvolga l’Iran, anche se il conflitto regionale continua a influenzare i trasporti marittimi e i mercati energetici.

    Il presidente statunitense ha indicato che non saranno effettuati attacchi militari contro obiettivi iraniani prima delle elezioni di metà mandato di novembre.

    Le sue dichiarazioni sono state seguite da una moderazione dei prezzi del gas, sebbene i rischi legati alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz rimangano un elemento importante per gli operatori energetici.

    Secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, nella settimana precedente gli attacchi con missili e droni contro navi commerciali e unità destinate al trasporto di energia nei pressi dello Stretto di Hormuz hanno raggiunto il totale settimanale più elevato dall’inizio del conflitto regionale.

    Il protrarsi degli attacchi ha complicato gli sforzi per ripristinare il normale transito delle spedizioni di gas naturale liquefatto (GNL) attraverso lo stretto, una rotta importante per le esportazioni energetiche dal Golfo Persico.

    Le preoccupazioni per la sicurezza hanno inoltre contribuito all’aumento dei costi assicurativi legati ai rischi di guerra e all’allungamento delle rotte marittime, con alcune navi costrette a circumnavigare l’Africa.

    Queste interruzioni possono aumentare le spese di trasporto e influenzare i tempi di consegna del GNL ai mercati importatori, compresa l’Europa.

    Parallelamente agli sviluppi geopolitici, gli operatori europei del gas hanno continuato a valutare le previsioni meteorologiche e i livelli di stoccaggio regionali in vista della stagione invernale.

    Gli aggiornamenti delle previsioni meteorologiche indicano temperature autunnali più basse nell’Europa nordoccidentale, con la possibilità di anticipare la domanda di riscaldamento residenziale e commerciale.

    Le temperature inferiori potrebbero inoltre aumentare il consumo di gas naturale per la produzione di elettricità, a seconda delle condizioni generali del mercato energetico.

    Gli impianti sotterranei di stoccaggio del gas dell’Unione europea risultavano pieni al 73%, rispetto al 66% registrato circa un mese prima.

    Sebbene le scorte siano aumentate nell’ultimo mese, il livello di riempimento segnalato rimane inferiore alle medie storiche per questo periodo dell’anno.

    Il volume relativamente limitato di gas immagazzinato potrebbe aumentare l’esposizione dell’Europa a interruzioni delle forniture o a periodi di domanda inaspettatamente elevata durante l’inverno.

    Gli operatori regionali delle reti del gas hanno indicato che le infrastrutture esistenti mantengono una flessibilità sufficiente per soddisfare la domanda nella fase iniziale della stagione di riscaldamento.

    Tuttavia, hanno anche avvertito che eventuali limitazioni alle importazioni di GNL potrebbero ridurre i livelli di stoccaggio europei al di sotto del 30% entro la fine dell’inverno.

    Una situazione di questo tipo renderebbe la regione più vulnerabile a periodi prolungati di freddo verso la conclusione della stagione di riscaldamento.

    Le proiezioni restano subordinate ai futuri volumi di importazione, alle condizioni meteorologiche e all’andamento dei consumi.

    Il calo dei prezzi all’ingrosso del gas registrato venerdì riflette quindi un’attenuazione dei timori geopolitici immediati, piuttosto che una risoluzione dei rischi di approvvigionamento che interessano i mercati energetici europei.

    Gli sviluppi delle rotte marittime mediorientali, la disponibilità di GNL, le previsioni meteorologiche e i livelli delle scorte continueranno probabilmente a influenzare i prezzi del gas europeo nei prossimi mesi.

  • Titoli delle telecomunicazioni europee in calo dopo i nuovi piani di SpaceX per la rete mobile statunitense

    Titoli delle telecomunicazioni europee in calo dopo i nuovi piani di SpaceX per la rete mobile statunitense

    I titoli delle società europee di telecomunicazioni hanno registrato ribassi venerdì dopo che Space Exploration Technologies (NASDAQ:SPCX), nota come SpaceX, ha annunciato un accordo per acquisire licenze relative a frequenze mobili negli Stati Uniti, con la possibilità di ampliare il ruolo di Starlink nel mercato delle comunicazioni mobili.

    L’acquisizione proposta consentirebbe a SpaceX di accedere a frequenze adatte alle reti mobili terrestri, integrando l’infrastruttura satellitare esistente e sollevando interrogativi sulla posizione competitiva a lungo termine degli operatori tradizionali.

    Deutsche Telekom (TG:DKT) ha registrato il calo maggiore tra le società citate, perdendo il 7% alle 07:27 GMT. Vodafone (LSE:VOD) ha ceduto il 3,1%, mentre Orange (EU:ORA) è scesa del 2,6%.

    Telefónica (TG:TNE5) ha perso il 2,5%, Koninklijke (EU:PHIA) il 2,1% e BT Group (LSE:BT.A) l’1,4%.

    Anche le società statunitensi di telecomunicazioni hanno registrato ribassi nelle contrattazioni successive alla chiusura di giovedì, dopo che The Wall Street Journal aveva riportato per primo la notizia dell’operazione.

    AT&T (NYSE:T), Verizon (NYSE:VZ) e T-Mobile (NASDAQ:TMUS) hanno tutte registrato flessioni dopo la diffusione dei dettagli dell’acquisizione proposta.

    SpaceX ha raggiunto un accordo per acquistare un portafoglio di frequenze mobili con copertura nazionale negli Stati Uniti da Grain Management, società di investimento specializzata nelle infrastrutture digitali.

    L’operazione resta soggetta all’approvazione della Federal Communications Commission (FCC), l’autorità statunitense di regolamentazione delle comunicazioni.

    Il portafoglio comprende fino a 14 megahertz di spettro accoppiato nella banda degli 800 MHz, adatta alla fornitura di connettività mobile attraverso infrastrutture terrestri.

    L’acquisizione potrebbe consentire a SpaceX di integrare la rete satellitare Starlink con servizi wireless terrestri convenzionali.

    Nel suo annuncio, SpaceX ha dichiarato: “Questo spettro di frequenze basse di elevato valore colma una delle principali lacune tecniche ancora esistenti e aprirà la strada affinché Starlink Mobile diventi un importante operatore di telefonia mobile negli Stati Uniti.”

    L’amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, ha definito l’accordo “un’operazione molto importante” in un messaggio pubblicato su X.

    La società ha indicato che le frequenze acquisite sosterrebbero “un’implementazione avanzata della rete terrestre”, estendendo la connettività alle aree in cui i segnali satellitari possono essere limitati, compresi gli interni degli edifici.

    A differenza delle frequenze destinate principalmente alle comunicazioni satellitari, le licenze oggetto dell’operazione proposta possono supportare servizi forniti attraverso le torri di telefonia mobile.

    L’annuncio segue una decisione della FCC, adottata all’inizio della settimana, che autorizza SpaceX a lanciare fino a 15.000 satelliti dedicati alle comunicazioni mobili.

    SpaceX fornisce già da oltre un anno servizi di connettività wireless di base nelle aree remote attraverso una collaborazione con T-Mobile.

    La società sta inoltre aggiornando la propria rete satellitare con nuovi satelliti progettati per gestire maggiori volumi di dati.

    L’ultima acquisizione proposta segue un accordo raggiunto lo scorso anno per acquistare diritti su frequenze satellitari da EchoStar attraverso un’operazione in contanti e azioni del valore di circa 17 miliardi di dollari.

    Successivamente, SpaceX ha aggiunto licenze per frequenze terrestri di EchoStar per un valore di 2,6 miliardi di dollari.

    Nel frattempo, sono proseguiti gli sviluppi concorrenziali nel mercato statunitense della telefonia mobile.

    La scorsa settimana, T-Mobile, AT&T e Verizon hanno costituito una joint venture finalizzata ad ampliare la connettività satellitare nelle aree meno servite, senza la partecipazione di Starlink.

    T-Mobile ha inoltre eliminato i riferimenti a Starlink dai materiali promozionali del proprio servizio T-Satellite.

    Questi sviluppi indicano cambiamenti nei rapporti commerciali tra operatori satellitari e fornitori tradizionali di reti mobili, sebbene le implicazioni a lungo termine rimangano incerte.

    Il calo dei titoli europei delle telecomunicazioni ha coinciso con l’annuncio dei piani di SpaceX, ma non è stato accertato un impatto finanziario diretto sugli operatori europei.

    L’acquisizione proposta riguarda frequenze negli Stati Uniti e le eventuali conseguenze concorrenziali più ampie dipenderanno dall’approvazione normativa, dalla realizzazione della rete e dallo sviluppo dei servizi mobili di SpaceX.

  • Borsa di Milano in rialzo in apertura, avanzano le banche e Banca Generali dopo l’upgrade degli analisti

    Borsa di Milano in rialzo in apertura, avanzano le banche e Banca Generali dopo l’upgrade degli analisti

    La Borsa di Milano ha aperto la seduta di venerdì in territorio positivo, con l’indice FTSE MIB in crescita dello 0,73%, recuperando terreno dopo due sessioni consecutive di ribassi.

    I titoli bancari si sono distinti tra i principali rialzi nelle prime contrattazioni, mentre il comparto energetico ha mostrato un andamento più debole.

    L’indice settoriale bancario italiano FTITLMS3010 ha guadagnato l’1%, sovraperformando il mercato generale grazie ai progressi registrati da diversi importanti istituti di credito.

    UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) hanno entrambe segnato un rialzo di circa lo 0,8%, contribuendo alla performance positiva del settore finanziario.

    Anche Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) è avanzata di circa lo 0,8%, recuperando parte del terreno perso nella seduta precedente.

    Banca Generali (BIT:BGN) ha registrato un incremento più marcato, con un rialzo del 3,8% dopo la revisione della raccomandazione d’investimento da parte di Kepler Cheuvreux.

    La società di intermediazione ha migliorato il giudizio sul titolo Banca Generali da Hold a Buy, mantenendo invariato il prezzo obiettivo a 69 euro per azione.

    La revisione della raccomandazione ha coinciso con una performance superiore a quella del settore nelle prime contrattazioni, sebbene non sia possibile determinare in modo indipendente quanto l’upgrade abbia contribuito al rialzo del titolo.

    I guadagni del comparto bancario hanno sostenuto il recupero del FTSE MIB dopo le due precedenti sedute negative.

    In controtendenza, il settore energetico ha mostrato segnali di debolezza, con Eni (BIT:ENI) in calo dello 0,5% durante le prime contrattazioni.

    Le azioni del gruppo petrolifero e del gas hanno registrato una flessione nonostante l’andamento positivo del mercato azionario italiano.

    Le diverse performance dei titoli bancari ed energetici hanno evidenziato un andamento differenziato tra i settori all’inizio della seduta.

    Nel complesso, Piazza Affari ha avviato la giornata di venerdì in rialzo, trainata dai titoli finanziari e dai progressi di UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena e Banca Generali.

    L’aumento dello 0,73% del FTSE MIB ha rappresentato un primo recupero dopo due sedute consecutive di ribassi, mentre l’evoluzione del mercato resterà legata all’andamento delle contrattazioni nel corso della giornata.

  • Banca Generali guadagna il 5,2% in Borsa tra indiscrezioni su possibili operazioni societarie

    Banca Generali guadagna il 5,2% in Borsa tra indiscrezioni su possibili operazioni societarie

    Le azioni di Banca Generali (BIT:BGN) hanno registrato venerdì un rialzo del 5,2%, raggiungendo quota 63,20 euro e sovraperformando il settore bancario italiano, mentre gli investitori valutavano le notizie di stampa relative a possibili operazioni societarie riguardanti l’istituto di private banking.

    Il titolo si è collocato tra i migliori di Piazza Affari dopo le indiscrezioni su una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione di UniCredit e le nuove ipotesi riguardanti il futuro assetto proprietario di Banca Generali.

    Secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore, UniCredit avrebbe convocato per venerdì un consiglio di amministrazione straordinario, alimentando le speculazioni sulla possibilità che l’istituto stia valutando un’operazione strategica riguardante Banca Generali.

    Nelle informazioni disponibili non risultano tuttavia offerte formali o operazioni confermate tra UniCredit e Banca Generali.

    Le ultime indiscrezioni seguono quelle emerse nella seduta precedente, secondo cui la controllante Generali starebbe valutando il lancio di un’offerta pubblica di acquisto sulla quota di circa il 50% di Banca Generali che ancora non detiene.

    Sulla base delle quotazioni di mercato, l’acquisizione della partecipazione residua comporterebbe un esborso di circa 3,5 miliardi di euro, prima dell’applicazione di un eventuale premio sull’offerta.

    La possibile operazione resta comunque un’ipotesi di mercato, senza condizioni economiche o tempistiche ufficialmente annunciate.

    Separatamente, Il Sole 24 Ore ha riferito che il direttore generale di Generali, Marco Sesana, sarebbe prossimo a lasciare il gruppo assicurativo.

    La notizia ha aggiunto un ulteriore elemento di incertezza sulle future decisioni strategiche di Generali, sebbene non sia stato stabilito alcun collegamento diretto tra l’eventuale uscita del dirigente e una possibile operazione su Banca Generali.

    Gli investitori seguono inoltre il voto degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena (MPS), previsto per il 29 ottobre, relativo a una distinta operazione proposta nel settore bancario.

    L’appuntamento rappresenta un ulteriore sviluppo nel processo di possibile ridefinizione degli assetti societari del sistema finanziario italiano.

    Parallelamente alle indiscrezioni sulle operazioni straordinarie, Banca Generali ha recentemente comunicato un aumento della raccolta netta.

    Nel mese di settembre, l’istituto ha registrato afflussi netti per 554 milioni di euro, portando il totale da inizio anno a 6,3 miliardi di euro.

    Il dato rappresenta una crescita superiore al 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    I risultati evidenziano un incremento delle risorse finanziarie raccolte presso la clientela nel corso del 2026, fornendo ulteriori indicazioni sull’andamento delle attività di gestione patrimoniale.

    Il rialzo delle azioni Banca Generali è avvenuto in una seduta caratterizzata dalla debolezza del più ampio indice bancario italiano, segnalando una dinamica differente rispetto a quella del comparto.

    Non è tuttavia possibile determinare con precisione il contributo delle indiscrezioni su possibili acquisizioni, delle notizie societarie e dei dati operativi all’aumento della quotazione.

    A 63,20 euro, il titolo rimane al di sotto del massimo delle ultime 52 settimane, pari a 69,75 euro.

    L’attenzione degli investitori resta rivolta agli eventuali sviluppi riguardanti UniCredit, Generali e gli altri istituti finanziari italiani, mentre qualsiasi possibile operazione su Banca Generali rimane, al momento, non confermata.

    Informazioni su Banca Generali

    Banca Generali (BIT:BGN) è un istituto italiano specializzato nel private banking e nella gestione patrimoniale, quotato alla Borsa di Milano.

    La banca offre servizi di consulenza finanziaria, gestione degli investimenti e pianificazione patrimoniale alla clientela privata attraverso una rete di consulenti finanziari.

    Generali detiene una partecipazione di circa il 50% in Banca Generali, mentre le restanti azioni sono in possesso di altri investitori.

  • Futures di Wall Street in calo mentre il petrolio balza per i timori di un’escalation con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures di Wall Street in calo mentre il petrolio balza per i timori di un’escalation con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sugli indici azionari statunitensi hanno indicato un’apertura negativa giovedì, mentre il forte rialzo del petrolio ha alimentato le preoccupazioni per un’escalation delle tensioni in Medio Oriente, la persistenza dell’inflazione e la possibilità di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse.

    I futures sul greggio statunitense sono saliti di quasi il 5%, mentre il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile dopo alcune notizie secondo cui Washington starebbe valutando una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran.

    Secondo NBC News, il presidente Donald Trump e i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale avrebbero discusso la possibilità di riprendere operazioni militari su larga scala in Iran nelle prossime settimane.

    Il servizio, che cita un funzionario statunitense e un’altra persona a conoscenza delle discussioni, indica che tra le opzioni considerate figurerebbero possibili attacchi prima delle elezioni di metà mandato del prossimo mese.

    Separatamente, Axios ha riferito che il Pentagono avrebbe ordinato al Comando Centrale degli Stati Uniti di prepararsi all’eventualità di una ripresa delle principali operazioni di combattimento in Iran.

    I prezzi del petrolio sono stati sostenuti anche dai continui attacchi alle petroliere in Medio Oriente e dai timori di possibili interruzioni della produzione energetica nel Golfo del Messico a causa degli uragani.

    Petrolio e rendimenti dei Treasury in rialzo pesano sui mercati

    Il nuovo aumento delle quotazioni del greggio ha accentuato le preoccupazioni per l’inflazione, contribuendo a un ulteriore rialzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi.

    I mercati obbligazionari hanno attraversato una fase di forte volatilità, mentre gli investitori rivalutano la probabilità di ulteriori interventi restrittivi da parte della Federal Reserve.

    L’aumento dei costi energetici potrebbe complicare gli sforzi per contenere l’inflazione, spingendo potenzialmente le autorità monetarie a mantenere tassi d’interesse restrittivi più a lungo.

    Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell, ha avvertito che ulteriori rincari del petrolio potrebbero provocare nuove turbolenze sui mercati finanziari.

    “Più sale il prezzo del petrolio, maggiore sarà la volatilità da aspettarsi sui mercati finanziari”, ha dichiarato Coatsworth. “Gli investitori obbligazionari hanno chiarito di essere preoccupati dalla prospettiva che l’aumento dell’inflazione porti a tassi d’interesse più elevati e, potenzialmente, a difficoltà economiche.”

    Coatsworth ha inoltre evidenziato la differenza tra le recenti reazioni degli investitori azionari e obbligazionari.

    “Gli investitori azionari sono rimasti relativamente tranquilli rispetto a quelli obbligazionari, grazie alle notizie positive provenienti dalle aziende che hanno sostenuto il sentiment”, ha aggiunto. “Ma questa situazione potrebbe non essere sostenibile se l’aumento dei costi iniziasse a comprimere gli utili societari.”

    Le dichiarazioni riflettono i crescenti timori che l’aumento dei costi di finanziamento e dell’energia possa finire per penalizzare i risultati delle imprese.

    Wall Street recupera dai minimi ma chiude in territorio negativo

    Wall Street ha concluso la seduta di mercoledì in calo, nonostante i principali indici abbiano recuperato gran parte delle perdite iniziali.

    Il Nasdaq Composite, a forte componente tecnologica, ha ceduto 61,20 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 27.538,69 punti, dopo essere sceso fino allo 0,9% nelle prime fasi delle contrattazioni.

    L’S&P 500 ha perso 17,16 punti, ovvero lo 0,2%, attestandosi a 7.801,77 punti, mentre il Dow Jones Industrial Average ha lasciato sul terreno 341,41 punti, pari allo 0,7%, terminando a 51.179,87 punti.

    I ribassi sono arrivati dopo quattro sedute consecutive di rialzi che avevano portato Nasdaq e S&P 500 a nuovi massimi storici di chiusura.

    Parte della pressione iniziale sulle vendite sembra essere stata legata a prese di profitto dopo il recente progresso dei mercati.

    Gli investitori hanno inoltre reagito al rimbalzo dei rendimenti dei Treasury, con il rendimento del titolo decennale tornato su livelli che non si vedevano dal 2002, dopo la flessione registrata martedì.

    Successivamente, tuttavia, i rendimenti si sono allontanati dai massimi intraday, aiutando gli indici statunitensi a recuperare parte delle perdite.

    Forte domanda all’asta dei Treasury contribuisce a stabilizzare gli scambi

    Il recupero dei mercati azionari statunitensi è stato sostenuto in parte da una domanda superiore alle attese durante un’asta del Dipartimento del Tesoro.

    Il governo statunitense ha collocato Treasury decennali per 39 miliardi di dollari, registrando una domanda nettamente superiore alla media.

    L’asta ha contribuito a ridurre la pressione sui prezzi obbligazionari e a favorire il calo dei rendimenti rispetto ai massimi della seduta.

    Anche il petrolio ha invertito il precedente rialzo, fornendo ulteriore sostegno ai mercati azionari.

    I futures sul greggio statunitense hanno chiuso mercoledì in ribasso dell’1,3%, dopo aver guadagnato fino all’1,7% nelle prime ore della giornata.

    L’inversione ha temporaneamente attenuato i timori di un’inflazione alimentata dall’energia, ma il nuovo balzo dei prezzi del petrolio di giovedì ha riportato queste preoccupazioni al centro dell’attenzione.

    I verbali della Federal Reserve indicano un possibile nuovo rialzo dei tassi

    Gli investitori hanno esaminato anche i verbali della riunione di settembre della Federal Reserve, dai quali emerge che la maggior parte dei responsabili della politica monetaria prevede un ulteriore aumento dei tassi d’interesse entro la fine del 2026.

    Nei verbali si legge: “La maggior parte dei partecipanti ha ritenuto che un ulteriore aumento dell’intervallo obiettivo del tasso sui federal funds sarebbe probabilmente appropriato entro la fine dell’anno.”

    Il documento, tuttavia, non ha fornito indicazioni precise sulla tempistica del prossimo intervento.

    I funzionari hanno inoltre sottolineato l’importanza di mantenere un approccio flessibile in funzione dell’evoluzione delle condizioni economiche.

    I verbali precisano “che affrontavano ogni riunione con un atteggiamento aperto e che le decisioni nelle riunioni future sarebbero dipese dalle nuove informazioni disponibili e dalle loro implicazioni per le prospettive economiche e l’equilibrio dei rischi.”

    L’assenza di una tempistica definita sembra aver limitato la reazione immediata dei mercati, sebbene le aspettative di un ulteriore inasprimento monetario continuino a influenzare i rendimenti obbligazionari e le valutazioni azionarie.

    Titoli auriferi e finanziari guidano i ribassi settoriali

    Nonostante il recupero dei principali indici durante la seduta di mercoledì, diversi comparti hanno continuato a registrare perdite consistenti.

    Le società minerarie aurifere sono state particolarmente deboli a causa del forte calo del prezzo dell’oro.

    L’indice NYSE Arca Gold Bugs ha perso il 3,5%, raggiungendo il livello di chiusura più basso degli ultimi due mesi.

    Anche i titoli delle società di intermediazione finanziaria hanno subito forti vendite, con l’indice NYSE Arca Broker/Dealer in calo del 2,6%.

    I comparti immobiliare residenziale, dei servizi petroliferi e delle compagnie aeree hanno registrato ribassi significativi, riflettendo le preoccupazioni per le condizioni economiche e l’aumento dei costi.

    Il settore farmaceutico si è invece mosso in controtendenza, segnando forti rialzi nonostante la debolezza di gran parte del mercato.

    Le prospettive per la seduta di giovedì restano dominate dal nuovo aumento del petrolio, dagli sviluppi relativi all’Iran e dalle aspettative sui tassi d’interesse statunitensi.

    Gli investitori seguiranno con attenzione l’eventualità che l’aumento dei costi energetici e dei rendimenti dei Treasury eserciti ulteriori pressioni sulle azioni dopo la recente serie di record.

  • Borse europee in calo tra rialzo dei rendimenti obbligazionari e prezzi del petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo tra rialzo dei rendimenti obbligazionari e prezzi del petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato ribassi giovedì, mentre l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e il forte rialzo del petrolio hanno riacceso i timori legati all’inflazione e alle prospettive dei tassi d’interesse.

    I futures sul Brent hanno superato i 104 dollari al barile dopo alcune indiscrezioni secondo cui la Casa Bianca avrebbe chiesto al Pentagono di elaborare opzioni per possibili attacchi militari contro l’Iran, potenzialmente da attuare prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

    Le notizie hanno alimentato le preoccupazioni per un’eventuale escalation delle tensioni tra Washington e Teheran, aumentando i timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche.

    Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury statunitensi si sono avvicinati ai massimi pluridecennali dopo che i verbali della riunione di settembre della Federal Reserve hanno evidenziato un sostegno unanime a un ulteriore aumento dei tassi d’interesse entro la fine del 2026.

    Il rendimento del Treasury decennale si è avvicinato al 5,32%, mentre quello del titolo trentennale si è attestato intorno al 5,71%.

    La combinazione di costi di finanziamento più elevati e prezzi energetici in aumento ha pesato sul sentiment degli investitori nei mercati azionari europei.

    Export tedesco in flessione e listini europei in territorio negativo

    Le azioni europee hanno risentito anche della pubblicazione di dati commerciali tedeschi inferiori alle attese.

    Secondo l’Ufficio federale di statistica tedesco, Destatis, le esportazioni sono diminuite inaspettatamente dello 0,8% ad agosto rispetto al mese precedente, dopo il calo dello 0,5% registrato a luglio.

    Le importazioni sono invece aumentate dello 0,9% ad agosto, invertendo la contrazione del 5,5% osservata nel mese precedente.

    I dati hanno accentuato le preoccupazioni sulle prospettive della principale economia europea, in un contesto caratterizzato da costi di finanziamento elevati e incertezza sul commercio internazionale.

    L’indice tedesco DAX ha perso lo 0,9%, mentre il CAC 40 francese è sceso dello 0,4%. A Londra, il FTSE 100 ha ceduto lo 0,1%.

    I titoli bancari hanno registrato una performance negativa, mentre i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono tornati ad avvicinarsi ai recenti massimi.

    Le azioni di Commerzbank, BNP Paribas e Lloyds Bank sono diminuite mentre gli investitori valutavano le conseguenze dell’aumento dei rendimenti e delle persistenti pressioni inflazionistiche.

    Argenx, Bayer e Vodafone in ribasso

    Tra i singoli titoli, Argenx (NASDAQ:ARGX) ha subito un forte calo dopo aver annunciato l’interruzione dello studio clinico di Fase 3 UNITY.

    La società biofarmaceutica belga-olandese, specializzata in immunologia, ha comunicato di aver sospeso lo studio che valutava efgartigimod SC negli adulti affetti dalla sindrome di Sjögren da moderata a grave.

    L’annuncio ha esercitato una forte pressione sulle azioni della società, mentre gli investitori valutavano le implicazioni per il suo programma di sviluppo clinico.

    Anche Bayer (TG:BAYN) ha registrato una flessione, nonostante l’annuncio dell’accettazione da parte della Food and Drug Administration statunitense della domanda supplementare di autorizzazione per KERENDIA.

    Le azioni del gruppo farmaceutico e biotecnologico tedesco hanno perso terreno nel contesto della debolezza generale dei mercati.

    Vodafone (LSE:VOD) è scesa dopo aver aumentato l’obiettivo di risparmio sui costi per la propria attività di telecomunicazioni nel Regno Unito risultante dalla fusione.

    Titoli energetici in rialzo con il Brent vicino a un guadagno del 4%

    Le società energetiche si sono distinte tra i titoli in crescita grazie al forte aumento delle quotazioni del greggio.

    BP (LSE:BP.), Shell (LSE:SHEL) e TotalEnergies (EU:TTE) hanno guadagnato terreno mentre il Brent avanzava di quasi il 4%, sostenuto dai timori di una possibile escalation del conflitto che coinvolge Stati Uniti e Iran.

    Il rialzo del petrolio è seguito alle notizie secondo cui le autorità statunitensi starebbero valutando possibili opzioni militari contro Teheran.

    Gli investitori hanno esaminato le potenziali conseguenze sulle forniture mondiali di greggio, considerando in particolare l’importanza della produzione energetica e delle rotte di trasporto del Medio Oriente.

    L’aumento delle quotazioni petrolifere ha sostenuto i principali produttori energetici europei, pur contribuendo alle preoccupazioni più ampie sull’inflazione e sui tassi d’interesse.

    Tesco e Imperial Brands sostenute dagli aggiornamenti societari

    Diverse società quotate nel Regno Unito hanno registrato rialzi dopo aver diffuso aggiornamenti sulle prospettive finanziarie e sui programmi di remunerazione degli azionisti.

    Tesco (LSE:TSCO) è salita dopo che il gruppo della grande distribuzione ha leggermente migliorato le previsioni sugli utili e aumentato l’importo del proprio programma di riacquisto di azioni.

    L’annuncio ha sostenuto il titolo del rivenditore nonostante la flessione generale delle Borse europee.

    Anche Imperial Brands (LSE:IMB) ha guadagnato terreno dopo aver confermato le previsioni finanziarie per l’intero esercizio e annunciato un piano di riacquisto di azioni proprie da 1,5 miliardi di sterline nell’esercizio 2027.

    Nel frattempo, la società d’investimento Aberdeen (LSE:ABDN), con sede a Edimburgo, è avanzata dopo aver comunicato l’intenzione di ridurre la propria partecipazione nella compagnia assicurativa Standard Life (LSE:SDLF).

    Aberdeen prevede di diminuire la quota dal 10,3% al 5,2%, mentre le azioni di Standard Life hanno registrato un ribasso in seguito all’annuncio.

    La società biotecnologica danese Bavarian Nordic (TG:BV3) ha inoltre segnato un forte rialzo dopo aver migliorato le previsioni finanziarie per l’intero esercizio.

    Nel complesso, i mercati europei sono rimasti sotto pressione a causa dell’aumento dei rendimenti obbligazionari, dei prezzi del petrolio e dei dati economici deboli, sebbene alcuni sviluppi societari abbiano sostenuto singoli titoli.