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  • STMicroelectronics propone la proroga di un anno del mandato dell’amministratore delegato Jean-Marc Chery

    STMicroelectronics propone la proroga di un anno del mandato dell’amministratore delegato Jean-Marc Chery

    STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha annunciato martedì che il consiglio di sorveglianza ha raccomandato di prorogare di un ulteriore anno il mandato di Jean-Marc Chery, presidente e amministratore delegato del produttore franco-italiano di semiconduttori.

    La proposta di rinnovo sarà sottoposta all’approvazione degli azionisti durante l’assemblea generale annuale della società prevista per il 2027.

    In base alla proposta, Chery continuerebbe a ricoprire gli attuali incarichi dirigenziali, mantenendo le proprie responsabilità di presidente e amministratore delegato.

    La raccomandazione indica l’intenzione del consiglio di sorveglianza di garantire continuità nella struttura della direzione aziendale.

    Tuttavia, la proroga resta subordinata all’approvazione degli azionisti e il mandato aggiuntivo non è quindi ancora stato formalmente confermato.

    L’annuncio arriva mentre STMicroelectronics continua a operare nel settore globale dei semiconduttori, fornendo componenti elettronici e tecnologie a clienti dei mercati automobilistico, industriale e di altri comparti.

    Il settore risente delle variazioni della domanda di dispositivi elettronici, apparecchiature industriali e tecnologie automobilistiche, oltre che degli sviluppi più ampi nella produzione e negli investimenti in semiconduttori.

    Per STMicroelectronics, la continuità della leadership esecutiva potrebbe favorire l’attuazione delle priorità aziendali e dei piani operativi già definiti.

    La società non ha comunicato ulteriori dettagli su eventuali modifiche alle responsabilità di Chery o ad altri aspetti dell’organizzazione dirigenziale in relazione al rinnovo proposto.

    Il prossimo passaggio formale sarà il voto degli azionisti durante l’assemblea generale del 2027, quando gli investitori saranno chiamati a esaminare la raccomandazione del consiglio di sorveglianza.

    Fino ad allora, Chery continuerà a svolgere gli attuali incarichi esecutivi.

    La proroga proposta, della durata di un anno, rappresenta una continuazione limitata dell’attuale assetto dirigenziale, anziché una nomina di più lungo periodo.

    Informazioni su STMicroelectronics

    STMicroelectronics è un produttore globale di semiconduttori con sede centrale in Svizzera e importanti attività operative in Francia e Italia.

    La società sviluppa e produce tecnologie a semiconduttore utilizzate nell’elettronica automobilistica, nelle applicazioni industriali, nei dispositivi di consumo e nei sistemi di comunicazione.

    Il suo portafoglio comprende microcontrollori, sensori, componenti per la gestione dell’energia e altri circuiti integrati.

  • FTSE MIB in rialzo dello 0,29%: banche e Poste Italiane compensano il calo dei titoli tecnologici

    FTSE MIB in rialzo dello 0,29%: banche e Poste Italiane compensano il calo dei titoli tecnologici

    La Borsa di Milano ha aperto la seduta di martedì in rialzo dello 0,29%, sostenuta dai guadagni del settore bancario e di Poste Italiane, mentre i titoli tecnologici hanno registrato flessioni dopo le vendite sui mercati asiatici legate ai timori sugli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Il mercato azionario italiano ha mostrato una performance migliore rispetto ad alcuni indici internazionali con una maggiore esposizione alla tecnologia, grazie al peso relativamente limitato del settore nel listino milanese e alla tenuta degli istituti finanziari.

    L’indice bancario italiano è avanzato dello 0,9%, con UniCredit (BIT:UCG), Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) e Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) in crescita sostanzialmente in linea con il comparto.

    I rialzi dei titoli bancari hanno contribuito a sostenere il FTSE MIB nonostante le pressioni di vendita sulle società tecnologiche.

    Technoprobe (BIT:TPRO) e STMicroelectronics (BIT:STMMI) sono state tra le società più penalizzate, con ribassi di circa il 4,8% per entrambe.

    Le perdite hanno seguito il forte calo dei titoli tecnologici asiatici, dove gli investitori hanno continuato a valutare la sostenibilità della spesa per investimenti e delle aspettative di redditività legate all’intelligenza artificiale.

    Le preoccupazioni sulle valutazioni elevate delle società tecnologiche e sui potenziali rendimenti degli investimenti nell’AI hanno contribuito a indebolire il sentiment del settore.

    Tuttavia, il peso relativamente contenuto delle aziende tecnologiche nell’indice italiano ha limitato l’impatto complessivo sul mercato azionario milanese.

    Poste Italiane (BIT:PST) si è distinta tra i titoli in maggiore rialzo, guadagnando l’1,6% dopo che Morgan Stanley ha ripreso la copertura sulla società con un giudizio Overweight e un prezzo obiettivo di 29 euro per azione.

    La banca d’investimento ha evidenziato i potenziali benefici finanziari derivanti dal maggiore coinvolgimento di Poste Italiane in Telecom Italia, conosciuta anche come TIM (BIT:TIT).

    Secondo il rapporto, Poste Italiane detiene circa l’87% del capitale di TIM, ottenendo così una significativa esposizione ai risultati finanziari del gruppo delle telecomunicazioni.

  • Poste Italiane guadagna l’1,2% in Borsa: Morgan Stanley fissa il prezzo obiettivo a 29 euro dopo l’acquisizione di Telecom Italia

    Poste Italiane guadagna l’1,2% in Borsa: Morgan Stanley fissa il prezzo obiettivo a 29 euro dopo l’acquisizione di Telecom Italia

    Le azioni di Poste Italiane (BIT:PST) hanno registrato un rialzo dell’1,2% martedì, dopo che Morgan Stanley ha ripreso la copertura sul gruppo italiano dei servizi postali e finanziari con un giudizio Overweight e un prezzo obiettivo di 29 euro, evidenziando i potenziali benefici finanziari della recente acquisizione di Telecom Italia.

    La banca d’investimento prevede che l’operazione possa contribuire alla crescita degli utili e dei dividendi, grazie a sinergie annue stimate in circa 700 milioni di euro.

    Morgan Stanley ha definito «significativi» i benefici finanziari attesi e «credibile» l’obiettivo delle sinergie, riflettendo la propria valutazione delle opportunità derivanti dall’integrazione delle due attività.

    La banca ha inoltre sottolineato l’importanza del piano industriale congiunto, la cui presentazione è prevista nel primo trimestre del 2027.

    Secondo Morgan Stanley, il piano «dovrebbe fornire maggiore chiarezza sulla realizzazione delle sinergie», consentendo agli investitori di valutare più dettagliatamente i benefici finanziari e operativi previsti.

    L’acquisizione amplia l’esposizione di Poste Italiane al settore delle telecomunicazioni, affiancandosi alle attività già esistenti nei servizi postali, nella logistica, nei servizi finanziari e nelle assicurazioni.

    Morgan Stanley ritiene che la struttura più diversificata del gruppo possa sostenere la crescita degli utili e la generazione di cassa nel medio termine.

    La banca prevede una liquidità residua dopo il pagamento dei dividendi pari a 1,1 miliardi di euro nel 2028, destinata a salire a 1,2 miliardi nel 2029.

    Si attende inoltre una crescita dell’utile per azione rettificato compresa tra l’8% e il 10% nello stesso periodo.

    Queste proiezioni riflettono l’aspettativa che l’operazione con Telecom Italia contribuisca alla redditività, permettendo al contempo a Poste Italiane di mantenere la remunerazione degli azionisti.

    Morgan Stanley ha individuato ulteriori potenziali benefici nell’adozione dell’intelligenza artificiale e in un possibile consolidamento del settore italiano delle telecomunicazioni.

    La banca prevede inoltre che BancoPosta, la divisione dei servizi finanziari di Poste Italiane, possa beneficiare di un contesto caratterizzato da tassi di interesse più elevati.

    Tassi più alti possono sostenere i ricavi da interessi delle attività finanziarie, anche se l’impatto complessivo dipende dalle modalità di finanziamento, dalla composizione degli attivi e dalle condizioni di mercato.

    Parallelamente alla valutazione degli analisti, Poste Italiane ha annunciato il completamento della seconda tranche del proprio programma di riacquisto di azioni proprie.

    La società ha comunicato dopo la chiusura delle contrattazioni di lunedì di aver acquistato circa 2,8 milioni di azioni tra il 7 e il 12 ottobre, per un controvalore complessivo di 67,80 milioni di euro.

    La tranche completata rientra nelle attività di gestione del capitale del gruppo e rappresenta un’ulteriore forma di restituzione di capitale agli azionisti.

    Il riacquisto di azioni proprie può ridurre il numero di titoli in circolazione e influenzare l’utile per azione, a seconda della quantità di azioni successivamente annullate o mantenute dalla società.

    Poste Italiane ha inoltre ricevuto recentemente una conferma del proprio rating creditizio da Moody’s, dopo l’incremento della partecipazione in Telecom Italia.

    L’agenzia ha confermato il rating Baa2 della società con outlook stabile, fornendo un’ulteriore indicazione della propria valutazione della posizione finanziaria del gruppo dopo l’operazione.

    Gli ultimi sviluppi seguono una distinta revisione positiva da parte di Kepler Cheuvreux, che nella seduta precedente aveva alzato la raccomandazione su Poste Italiane a Buy.

    La ripresa della copertura da parte di Morgan Stanley, il completamento del riacquisto di azioni e la recente conferma del rating hanno contribuito all’interesse degli investitori per il titolo.

    Le azioni di Poste Italiane hanno raggiunto un massimo intraday di 24,80 euro, prima di attestarsi intorno a 24,64 euro, con un rialzo di circa l’1,2%.

    A tale livello, il titolo rimaneva al di sotto del massimo delle ultime 52 settimane, pari a 29,48 euro.

    Anche il prezzo obiettivo di 29 euro indicato da Morgan Stanley risultava superiore alla quotazione di mercato, sebbene rappresenti una valutazione della banca e non una garanzia sul futuro andamento del titolo.

    La performance di Poste Italiane si è inserita in una seduta inizialmente positiva per l’indice FTSE MIB di Milano, sostenuto dai rialzi dei titoli bancari italiani.

    Al contrario, società tecnologiche come Technoprobe e STMicroelectronics hanno registrato flessioni dopo la debolezza osservata sui mercati tecnologici asiatici.

    Le preoccupazioni sulla sostenibilità degli investimenti e delle valutazioni nel settore dell’intelligenza artificiale hanno contribuito alle pressioni sui titoli tecnologici.

    Le diverse performance hanno riflesso un cambiamento nel posizionamento degli investitori tra i settori, con un maggiore interesse per i servizi finanziari e altre attività diversificate, mentre i titoli tecnologici hanno perso terreno.

    La combinazione di servizi postali, logistici, finanziari e di telecomunicazioni colloca Poste Italiane in diversi comparti che stanno attirando l’attenzione del mercato.

    Guardando ai prossimi mesi, la presentazione del piano industriale congiunto nel primo trimestre del 2027 rappresenterà un appuntamento importante per gli azionisti.

    Gli investitori valuteranno il calendario previsto per il raggiungimento delle sinergie da 700 milioni di euro, gli effetti sugli utili e sui dividendi e la capacità del gruppo di generare i flussi di cassa stimati da Morgan Stanley.

    I risultati finanziari della società dipenderanno inoltre dall’evoluzione del mercato italiano delle telecomunicazioni, dai tassi di interesse e dall’attuazione della strategia di integrazione.

    Informazioni su Poste Italiane

    Poste Italiane è una società italiana che offre servizi postali, consegna di pacchi, logistica, servizi finanziari, assicurativi e di pagamento.

    Il gruppo opera attraverso una vasta rete distributiva nazionale e fornisce prodotti finanziari e servizi bancari attraverso BancoPosta.

    Le sue attività comprendono anche servizi digitali e telecomunicazioni, con un’esposizione a quest’ultimo settore ampliata attraverso l’investimento in Telecom Italia.

  • FMI, riviste al rialzo le stime di crescita del PIL italiano: +0,8% nel 2026 e +0,6% nel 2027

    FMI, riviste al rialzo le stime di crescita del PIL italiano: +0,8% nel 2026 e +0,6% nel 2027

    Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica dell’Italia per il 2026 e il 2027, evidenziando una maggiore resilienza dell’economia mondiale nonostante le tensioni geopolitiche, i prezzi elevati delle materie prime e le persistenti incertezze sulle prospettive internazionali.

    Nell’ultimo World Economic Outlook, pubblicato durante gli incontri annuali del FMI a Bangkok, il Fondo ha previsto una crescita del prodotto interno lordo (PIL) italiano dello 0,8% nel 2026, rispetto allo 0,5% indicato nelle stime diffuse a luglio.

    Il FMI ha inoltre aumentato la previsione per il 2027 allo 0,6%, rispetto al precedente 0,5%.

    Le revisioni rappresentano un miglioramento delle aspettative per l’economia italiana, sebbene i tassi di crescita previsti rimangano relativamente contenuti.

    Le nuove stime suggeriscono che l’Italia continuerà a registrare un’espansione economica positiva nei prossimi due anni, nonostante le pressioni legate ai costi energetici, all’inflazione e all’incertezza internazionale.

    Accanto alle proiezioni sul PIL, il Fondo prevede un’inflazione italiana del 3,3% nel 2026, destinata a moderarsi al 2,8% nel 2027.

    I dati indicano un possibile rallentamento delle pressioni sui prezzi il prossimo anno, anche se l’inflazione continuerà a rappresentare un elemento rilevante per famiglie, imprese e responsabili delle politiche economiche.

    Le previsioni aggiornate per l’Italia rientrano in una valutazione più ampia dell’economia mondiale, che secondo il FMI ha dimostrato capacità di resistenza nonostante diverse importanti perturbazioni.

    Tra queste figurano la prosecuzione della guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi dell’energia e di altre materie prime.

    Secondo il Fondo, l’economia globale è stata sostenuta in parte dagli sforzi per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dopo i precedenti aumenti dei prezzi del petrolio.

    Anche gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno contribuito all’attività economica, sostenendo la domanda e gli investimenti nelle infrastrutture tecnologiche.

    Tuttavia, il FMI ha avvertito che la capacità dell’economia mondiale di resistere a ulteriori shock non deve essere considerata garantita.

    L’organizzazione ha sottolineato che le pressioni economiche esistenti potrebbero mettere in evidenza debolezze nella capacità produttiva e limitare l’efficacia delle risposte di politica monetaria e fiscale.

    «Se non verranno rafforzate la capacità produttiva e gli strumenti di politica monetaria e fiscale, l’economia mondiale potrebbe presto raggiungere i limiti della propria resilienza», ha dichiarato il FMI.

    L’avvertimento riflette il timore che ulteriori perturbazioni possano esercitare nuove pressioni sulla crescita economica, soprattutto qualora governi e banche centrali dispongano di margini di intervento limitati.

    Il Fondo ha inoltre affrontato il possibile impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari sui conti pubblici.

    Ha raccomandato ai governi di assicurare che eventuali misure introdotte per proteggere famiglie e imprese dall’aumento dei costi siano temporanee e mirate.

    «Qualsiasi intervento volto ad attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari dovrebbe essere temporaneo, mirato e privo di effetti distorsivi, e non dovrebbe compromettere gli obiettivi di sostenibilità delle finanze pubbliche», ha affermato il Fondo.

    L’indicazione evidenzia la necessità di bilanciare il sostegno economico nel breve periodo con la stabilità fiscale nel lungo termine, soprattutto nei Paesi che devono gestire livelli elevati di debito pubblico.

    Per l’Italia, la combinazione di una crescita moderata del PIL e di un’inflazione ancora significativa potrebbe influenzare la programmazione fiscale, i consumi delle famiglie e le decisioni di investimento delle imprese.

    Le revisioni al rialzo delle previsioni di crescita delineano uno scenario a breve termine più favorevole rispetto alle stime di luglio, ma non eliminano i rischi associati ai mercati energetici internazionali e agli sviluppi geopolitici.

    Il Fondo ha inoltre sottolineato l’importanza di interventi strutturali finalizzati a migliorare la produttività, rafforzare le catene di approvvigionamento e aumentare il potenziale di crescita economica.

    La consigliera economica del FMI, Silvana Tenreyro, ha affermato che i responsabili delle politiche economiche dovrebbero spostare l’attenzione dalle risposte immediate alle crisi verso uno sviluppo economico di lungo periodo.

    «Il compito che ci attende è passare dalla gestione delle emergenze alla ricostruzione: rafforzare la resilienza dell’offerta, ripristinare i margini di manovra fiscale, aumentare il potenziale di crescita e garantire che il prossimo decennio sia caratterizzato da crescita e prosperità condivise», ha dichiarato.

    L’ultimo World Economic Outlook presenta quindi una valutazione moderatamente più favorevole delle prospettive economiche italiane, pur mantenendo gli avvertimenti sui rischi internazionali.

    Con una crescita del PIL ora prevista allo 0,8% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, l’economia italiana dovrebbe continuare a espandersi, sebbene la sua performance rimanga sensibile all’inflazione, ai prezzi dell’energia e alle condizioni economiche globali.

  • Stellantis, consegne in calo dell’1% nel terzo trimestre: la debolezza del Nord America compensa la crescita europea

    Stellantis, consegne in calo dell’1% nel terzo trimestre: la debolezza del Nord America compensa la crescita europea

    Stellantis (BIT:STLAM) ha registrato una diminuzione dell’1% delle consegne consolidate di veicoli nel terzo trimestre del 2026, con la debolezza del mercato nordamericano che ha compensato l’aumento dei volumi in Europa, sostenuto dalla domanda di veicoli elettrici a batteria.

    Il gruppo automobilistico multinazionale ha consegnato circa 1,29 milioni di veicoli nei tre mesi conclusi il 30 settembre, rispetto agli 1,30 milioni di unità registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

    La flessione riflette andamenti regionali differenti, con un marcato calo delle consegne in Nord America e una crescita dei volumi europei.

    Il Nord America ha rappresentato il principale elemento di debolezza, con consegne diminuite del 12% su base annua a 357.000 veicoli.

    La contrazione evidenzia le difficoltà che continuano a interessare le attività di Stellantis nella regione, caratterizzata da un contesto competitivo complesso e da una domanda contenuta per alcuni modelli di fascia più alta.

    Il Nord America costituisce un mercato importante per Stellantis, in particolare per i veicoli di grandi dimensioni e i prodotti con margini più elevati. La riduzione delle consegne potrebbe quindi incidere sulla redditività del gruppo, a seconda dell’andamento dei prezzi, della composizione delle vendite e dei costi operativi.

    Al contrario, la regione Europa allargata ha registrato un incremento del 10% delle consegne, raggiungendo 588.000 veicoli nel trimestre.

    Stellantis ha attribuito il miglioramento principalmente all’aumento delle vendite di veicoli elettrici a batteria, che ha sostenuto le attività europee del gruppo nel segmento dell’elettrificazione.

    La performance regionale ha compensato parzialmente il calo registrato in Nord America, evidenziando il crescente contributo dei veicoli elettrici alle operazioni europee della società.

    Anche le consegne dei veicoli a marchio Leapmotor sono aumentate significativamente nel trimestre, raggiungendo 44.000 unità.

    Leapmotor, il produttore cinese di veicoli elettrici con cui Stellantis ha avviato una partnership strategica, ha beneficiato dell’introduzione di nuovi modelli, tra cui B10 e B03X.

    L’incremento delle consegne Leapmotor ha contribuito alle attività di Stellantis nel settore elettrico, mentre il gruppo continua ad ampliare la propria presenza in questo segmento.

    La collaborazione rientra nella strategia di Stellantis volta ad ampliare l’offerta di veicoli elettrici e rafforzare il proprio posizionamento in un mercato sempre più competitivo.

    Al di fuori del Nord America e dell’Europa allargata, le consegne sono rimaste sostanzialmente stabili oppure hanno registrato incrementi limitati nel terzo trimestre.

    I dati indicano che i miglioramenti ottenuti in alcuni mercati non sono stati sufficienti a compensare completamente la contrazione dei volumi nordamericani.

    Stellantis continua ad affrontare la concorrenza dei produttori automobilistici tradizionali e dei nuovi operatori specializzati nei veicoli elettrici, mentre i consumatori valutano prezzi, tecnologie e costi di utilizzo.

    Anche la domanda di veicoli più costosi rimane sotto pressione, creando ulteriori difficoltà per i produttori che cercano di mantenere i volumi di vendita e la redditività.

    Gli ultimi dati sulle consegne mostrano quindi una performance regionale disomogenea, con la crescita dei veicoli elettrici in Europa che offre un sostegno parziale mentre la debolezza nordamericana continua a pesare sui volumi complessivi.

    Sebbene le consegne rappresentino un importante indicatore dell’attività operativa, non determinano direttamente ricavi o utili. I risultati finanziari dipendono anche dai prezzi di vendita, dalla composizione dei prodotti, dagli incentivi commerciali, dai costi di produzione e da altri fattori.

    La diminuzione delle consegne in Nord America potrebbe quindi avere implicazioni sui risultati del terzo trimestre di Stellantis, considerando il contributo della regione alle vendite dei veicoli con margini più elevati.

    Gli investitori riceveranno ulteriori informazioni il 28 ottobre, quando Stellantis pubblicherà i risultati finanziari completi del terzo trimestre.

    La comunicazione dovrebbe fornire maggiori dettagli sull’andamento dei ricavi, sulle condizioni commerciali regionali e sull’impatto finanziario delle variazioni nelle consegne.

    L’attenzione si concentrerà inoltre sulla capacità della crescita delle vendite europee di veicoli elettrici e delle consegne Leapmotor di compensare la persistente debolezza in altre aree di attività.

    Nel terzo trimestre, le consegne consolidate di Stellantis sono rimaste complessivamente relativamente stabili, ma la flessione del 12% in Nord America ha evidenziato le difficoltà delle attività regionali.

    I risultati sottolineano l’importanza degli sforzi del gruppo per bilanciare il portafoglio di veicoli tradizionali con l’espansione delle attività legate alla mobilità elettrica nei mercati internazionali.

    Informazioni su Stellantis

    Stellantis è un gruppo automobilistico multinazionale nato nel 2021 dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e PSA Group.

    La società progetta, produce e distribuisce autovetture, veicoli commerciali e prodotti per la mobilità nei mercati internazionali.

    Tra i suoi marchi automobilistici figurano Peugeot, Citroën, Fiat, Jeep, Opel, Vauxhall, Chrysler, Dodge, Ram, Alfa Romeo e Maserati.

    Stellantis partecipa inoltre allo sviluppo e alla distribuzione di veicoli elettrici attraverso la partnership con il produttore cinese Leapmotor.

  • Monte dei Paschi contesta l’offerta rivista da 31,4 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo in vista del voto degli azionisti

    Monte dei Paschi contesta l’offerta rivista da 31,4 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo in vista del voto degli azionisti

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha confermato la propria opposizione alla proposta di acquisizione rivista di Intesa Sanpaolo (BIT:ISP), sostenendo che l’aumento dell’offerta continui a sottovalutare la banca in vista del voto degli azionisti su operazioni alternative previsto entro la fine del mese.

    Al termine di una riunione del consiglio di amministrazione tenutasi lunedì, Monte dei Paschi ha dichiarato che il premio riconosciuto da Intesa rimane inferiore alla media osservata in operazioni bancarie italiane comparabili.

    La banca ha inoltre espresso preoccupazioni riguardo alla struttura dell’offerta, costituita prevalentemente da azioni Intesa e da una componente in contanti.

    Secondo Monte dei Paschi, il corrispettivo in azioni continuerebbe a esporre gli investitori alle variazioni dell’andamento finanziario e della quotazione di Intesa dopo il completamento dell’eventuale operazione.

    All’inizio del mese, Intesa aveva aumentato di 0,25 euro per azione Monte dei Paschi la componente in contanti della propria offerta pubblica di acquisto e scambio.

    La modifica ha portato il corrispettivo complessivo in contanti a circa 3,8 miliardi di euro, rispetto ai 3 miliardi previsti dalla proposta precedente.

    Sulla base della quotazione delle azioni Intesa al momento dell’annuncio iniziale dell’offerta, avvenuto a giugno, l’operazione rivista attribuisce a Monte dei Paschi una valutazione di circa 31,4 miliardi di euro, rispetto ai precedenti 30,6 miliardi.

    L’incremento corrisponde a 800 milioni di euro di valore aggiuntivo, ma il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi continua a considerare insufficienti le condizioni proposte.

    Il confronto tra le due banche si inserisce in un contesto di strategie differenti per il consolidamento del settore bancario italiano.

    Ad agosto, Monte dei Paschi aveva annunciato proprie proposte di acquisizione per Banco BPM e Banca Generali, per un valore complessivo vicino ai 40 miliardi di dollari.

    Le operazioni costituiscono parte di una strategia alternativa presentata da Monte dei Paschi in risposta all’iniziativa di Intesa.

    Gli azionisti di Monte dei Paschi saranno chiamati a votare sulle acquisizioni proposte entro la fine del mese.

    Intesa ha avvertito che potrebbe ritirare la propria offerta su Monte dei Paschi qualora gli azionisti approvassero le operazioni riguardanti Banco BPM e Banca Generali.

    Questa condizione pone le acquisizioni alternative al centro delle trattative, poiché l’esito del voto potrebbe determinare la permanenza o il ritiro della proposta di Intesa.

    Monte dei Paschi ha contestato tale condizione, sostenendo che agli azionisti venga chiesto di rinunciare alla strategia alternativa senza avere la certezza che l’aggregazione proposta con Intesa venga effettivamente completata.

    Il consiglio di amministrazione ha inoltre ribadito le proprie riserve sulla valutazione riconosciuta agli azionisti e sui rischi derivanti dalla componente prevalentemente azionaria dell’offerta.

    In una dichiarazione diffusa dopo la riunione, Monte dei Paschi ha affermato:

    «Il consiglio di amministrazione e il management di MPS continueranno a operare nell’interesse degli azionisti, valutando e perseguendo ogni iniziativa volta a tutelare le partecipazioni degli investitori e a massimizzarne il valore».

    La dichiarazione indica che il consiglio intende continuare a esaminare le opzioni strategiche disponibili, senza sostenere la proposta rivista di Intesa alle condizioni attuali.

    Le operazioni concorrenti riflettono il processo di consolidamento in corso nel settore bancario italiano, nel quale diversi istituti stanno valutando acquisizioni per ampliare le proprie attività e la propria presenza sul mercato.

    Per gli azionisti di Monte dei Paschi, la decisione comporta un confronto tra la proposta in contanti e azioni di Intesa e il piano della banca per acquisire Banco BPM e Banca Generali.

    Le implicazioni finanziarie delle alternative sono differenti, soprattutto per quanto riguarda il corrispettivo offerto, le future strutture proprietarie e l’esposizione ai risultati economici delle entità risultanti dalle operazioni.

    La valutazione della proposta di Intesa dipende inoltre dall’andamento delle sue azioni, poiché la maggior parte del corrispettivo verrebbe riconosciuta attraverso titoli azionari.

    Di conseguenza, il valore finale ricevuto dagli investitori di Monte dei Paschi potrebbe differire dai 31,4 miliardi di euro calcolati utilizzando la quotazione di Intesa dello scorso giugno.

    Nelle prime contrattazioni di martedì, le azioni di entrambe le banche hanno registrato rialzi di circa l’1%, mentre il mercato valutava gli ultimi sviluppi.

    L’attenzione si concentrerà ora sul voto degli azionisti previsto entro la fine del mese e su eventuali ulteriori modifiche alle proposte concorrenti.

    Monte dei Paschi non ha indicato di voler accettare l’offerta rivista di Intesa, mentre quest’ultima ha mantenuto la propria posizione secondo cui l’approvazione delle acquisizioni alternative potrebbe comportare il ritiro della proposta.

    L’esito dipenderà dalle decisioni degli azionisti e dai successivi sviluppi delle operazioni previste.

  • World Steel Association taglia le previsioni sulla domanda di acciaio per il 2026 tra crisi cinese e conflitto in Medio Oriente

    World Steel Association taglia le previsioni sulla domanda di acciaio per il 2026 tra crisi cinese e conflitto in Medio Oriente

    La World Steel Association ha rivisto al ribasso le previsioni sulla domanda mondiale di acciaio per il 2026 e il 2027, citando la debolezza dei consumi in Cina, la lenta ripresa dell’edilizia europea e le interruzioni causate dalla guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

    L’associazione di settore prevede ora una contrazione dello 0,1% della domanda globale di acciaio nel 2026, ribaltando la precedente stima di una crescita dello 0,3% formulata ad aprile.

    Anche le prospettive per il 2027 sono state ridimensionate, con un aumento della domanda mondiale ora previsto all’1,7%, rispetto al 2,2% indicato in precedenza.

    Le revisioni riflettono un contesto più difficile per l’industria siderurgica internazionale, mentre l’incertezza geopolitica, il rinvio dei progetti infrastrutturali e la debolezza dei principali mercati delle costruzioni continuano a frenare i consumi.

    Alfonso Hidalgo de Calcerrada, presidente del comitato economico della World Steel Association, ha dichiarato che la ripresa attesa della domanda globale di acciaio si sta rivelando più lenta e graduale rispetto alle previsioni iniziali.

    Cina ed Europa frenano i consumi mondiali di acciaio

    La Cina rimane una delle principali fonti di debolezza del mercato siderurgico globale, con una domanda prevista in calo del 2% nel 2026.

    L’associazione ha attribuito la contrazione alla prolungata crisi del settore immobiliare cinese, che si sta estendendo oltre quanto inizialmente previsto.

    Il settore delle costruzioni in Cina rappresenta uno dei principali consumatori di acciaio, motivo per cui la persistente debolezza dello sviluppo immobiliare continua a pesare sulla domanda complessiva.

    Le prospettive sono peggiorate anche in Europa, dove la ripresa attesa dell’attività edilizia si è dimostrata più lenta e disomogenea del previsto.

    La World Steel Association stima ora che la domanda di acciaio nell’Unione europea e nel Regno Unito diminuirà dello 0,3% nel 2026.

    Si tratta di una revisione significativa rispetto alla precedente previsione di crescita dell’1,3%.

    Il deterioramento delle prospettive europee evidenzia le difficoltà affrontate dai produttori e dai fornitori di acciaio, mentre il settore delle costruzioni fatica a recuperare slancio.

    Domanda di acciaio nel Golfo prevista in calo dell’11% prima del recupero nel 2027

    Il rallentamento regionale più marcato è atteso nei Paesi del Golfo, dove il conflitto che coinvolge l’Iran ha provocato ritardi nelle decisioni di investimento, nei programmi di costruzione e nelle catene di approvvigionamento.

    La domanda di acciaio nella regione dovrebbe diminuire dell’11% nel 2026, prima di registrare un rimbalzo dell’11,3% nel 2027.

    Secondo l’associazione, gran parte della contrazione prevista riflette il rinvio di investimenti e attività edilizie, piuttosto che una riduzione permanente della domanda sottostante.

    “Quello che osserviamo (nel Golfo) non è la distruzione della domanda, ma il suo rinvio, poiché l’assegnazione dei progetti, l’avvio dei lavori di costruzione e le decisioni di finanziamento vengono posticipati finché la situazione della sicurezza rimane irrisolta”, ha dichiarato Hidalgo de Calcerrada.

    Il presidente del comitato economico ha aggiunto che il consumo di acciaio nella regione potrebbe recuperare con forza una volta attenuata l’incertezza, riaperto lo Stretto di Hormuz e normalizzate le catene di approvvigionamento.

    Lo Stretto di Hormuz rappresenta una rotta marittima fondamentale per il commercio internazionale di energia e materie prime, rendendo particolarmente rilevanti le interruzioni del traffico navale per le filiere industriali della regione.

    La ripresa prevista nel 2027 dipenderà quindi anche da un miglioramento delle condizioni di sicurezza e dalla ripartenza dei progetti rinviati.

    L’India rimane il principale mercato siderurgico in crescita

    Nonostante il peggioramento delle prospettive globali, l’India continua a distinguersi come il principale motore di crescita tra le maggiori economie consumatrici di acciaio.

    La World Steel Association prevede un aumento della domanda indiana del 7,9% nel 2026, seguito da un’ulteriore crescita dell’8% nel 2027.

    Queste stime collocano l’India davanti agli altri grandi mercati siderurgici e contrastano con la contrazione prevista in Cina e in alcune aree europee.

    L’espansione della domanda indiana rappresenta un elemento positivo in un quadro complessivamente debole per i consumi mondiali di acciaio.

    Tuttavia, le nuove previsioni dell’associazione indicano che una ripresa più ampia dipenderà dal miglioramento dell’attività edilizia, da una maggiore stabilità geopolitica e dalla ripresa degli investimenti nelle regioni colpite dai conflitti.

    Con una domanda globale ora prevista in lieve contrazione nel 2026, l’industria siderurgica mondiale si prepara a un altro anno caratterizzato da forti differenze regionali, prima di una possibile ripresa più sostenuta nel 2027.

  • Futures di Wall Street stabili in attesa dell’inflazione USA e delle trimestrali delle grandi banche: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures di Wall Street stabili in attesa dell’inflazione USA e delle trimestrali delle grandi banche: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicavano un’apertura sostanzialmente invariata lunedì, suggerendo un avvio prudente delle contrattazioni mentre gli investitori si preparano alla pubblicazione di importanti dati sull’inflazione e all’inizio di una settimana intensa sul fronte dei risultati societari.

    Le indicazioni di stabilità seguono il recupero registrato venerdì a Wall Street, quando i principali indici hanno chiuso in rialzo dopo le pressioni di vendita osservate nella seduta precedente.

    Gli operatori potrebbero mantenere un atteggiamento cauto in vista del rapporto sull’inflazione al consumo negli Stati Uniti, previsto per mercoledì, che potrebbe influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

    Gli economisti prevedono che il tasso annuo di inflazione al consumo salga al 3,6% a settembre, rispetto al 3,4% di agosto, alimentando potenzialmente le preoccupazioni sulla persistenza delle pressioni sui prezzi.

    I dati saranno seguiti con particolare attenzione dopo l’aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto percentuale deciso dalla Federal Reserve il mese scorso.

    Secondo il FedWatch Tool del CME Group, i mercati finanziari attribuiscono attualmente una probabilità dell’80,6% alla possibilità che la banca centrale mantenga invariati i tassi nella prossima riunione.

    Un dato sull’inflazione superiore alle attese potrebbe modificare queste aspettative, soprattutto se dovesse indicare che le pressioni sui prezzi rimangono elevate nonostante condizioni monetarie più restrittive.

    Anche i risultati societari saranno al centro dell’attenzione questa settimana, con diverse grandi banche statunitensi pronte a pubblicare i conti trimestrali.

    Tra gli istituti attesi alla prova dei risultati figurano Citigroup (NYSE:C), JPMorgan Chase (NYSE:JPM), Wells Fargo (NYSE:WFC) e Bank of America (NYSE:BAC).

    Gli investitori analizzeranno i risultati e le indicazioni prospettiche per individuare segnali sull’attività creditizia, sulla qualità del credito, sulla spesa dei consumatori e sulle prospettive economiche generali.

    Le trimestrali potrebbero contribuire a determinare la direzione dei mercati mentre la stagione dei risultati entra nel vivo.

    Wall Street recupera dopo le perdite di giovedì

    Le Borse statunitensi hanno recuperato terreno venerdì, con tutti e tre i principali indici in rialzo dopo la debolezza registrata nella seduta di giovedì.

    Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 423,31 punti, pari allo 0,8%, chiudendo a 51.654,95 punti.

    Il Nasdaq Composite è avanzato di 172,83 punti, ossia dello 0,6%, a 27.366,17 punti, mentre l’S&P 500 è salito di 46,18 punti, anch’esso dello 0,6%, terminando la seduta a 7.811,54 punti.

    I rialzi hanno contribuito a una performance settimanale positiva per tutti i principali indici.

    Nell’arco della settimana, l’S&P 500 ha guadagnato l’1,2%, il Dow è salito dello 0,9% e il Nasdaq ha registrato un progresso dello 0,6%.

    Il recupero è stato sostenuto in parte dal persistente interesse degli investitori per le società legate all’intelligenza artificiale, nonostante alcune notizie secondo cui i ricavi annualizzati di OpenAI sarebbero risultati inferiori a determinate stime di mercato.

    Secondo quanto riportato da CNBC, una persona a conoscenza della situazione ha spiegato che una cifra più elevata dei ricavi, ampiamente diffusa alla fine del mese scorso, comprendeva anche i ricavi lordi generati attraverso i partner di OpenAI.

    La precisazione ha attirato l’attenzione sui risultati finanziari delle aziende attive nell’intelligenza artificiale, senza tuttavia compromettere l’ottimismo degli investitori nei confronti del settore tecnologico.

    Anche le aspettative di utili societari particolarmente solidi potrebbero aver favorito gli acquisti in vista delle prossime pubblicazioni trimestrali.

    Oro, tecnologia e sanità guidano i rialzi

    L’andamento settoriale di venerdì ha evidenziato una forza diffusa in diversi comparti del mercato azionario statunitense.

    I titoli delle società minerarie aurifere hanno registrato consistenti guadagni insieme all’aumento delle quotazioni del metallo prezioso, spingendo il NYSE Arca Gold Bugs Index in rialzo del 2,9%.

    Il progresso ha prolungato il recupero dell’indice dopo il minimo di chiusura degli ultimi due mesi raggiunto mercoledì.

    Anche le società di software e networking hanno mostrato un andamento positivo, con il Dow Jones U.S. Software Index e il NYSE Arca Networking Index entrambi in crescita del 2,7%.

    Biotecnologie, sanità e immobili commerciali hanno registrato rialzi significativi, contribuendo al recupero generale del mercato.

    Il settore delle telecomunicazioni ha invece subito un forte ribasso in seguito a sviluppi nel mercato delle comunicazioni satellitari.

    Il NYSE Arca North American Telecom Index ha perso il 4% dopo che SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha annunciato un accordo per acquisire un portafoglio nazionale di licenze per frequenze radio a banda bassa.

    L’annuncio ha alimentato preoccupazioni per un possibile aumento della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, esercitando pressioni sui titoli del settore.

    Guardando alle prossime sedute, le contrattazioni potrebbero rimanere volatili mentre gli investitori valutano i rischi legati all’inflazione, le prospettive dei tassi della Federal Reserve e i primi importanti risultati societari della settimana.

  • Borse europee in rialzo grazie al calo del petrolio, attesa per i dati sull’inflazione USA: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo grazie al calo del petrolio, attesa per i dati sull’inflazione USA: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno registrato un andamento prevalentemente positivo lunedì, proseguendo il recupero dai minimi degli ultimi quattro mesi toccati nella seduta precedente, grazie alla flessione dei prezzi del petrolio e all’attenuazione delle preoccupazioni geopolitiche.

    Il rimbalzo è seguito alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha respinto le speculazioni su un possibile intervento militare contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato americane, contribuendo a ridurre i timori di un’ulteriore escalation delle tensioni in Medio Oriente.

    Anche le aspettative di una possibile tregua energetica tra Russia e Ucraina hanno favorito la discesa delle quotazioni del greggio, offrendo un certo sollievo ai mercati europei in un contesto di persistente incertezza sulle forniture energetiche globali.

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono diminuiti insieme ai prezzi del petrolio dopo che Trump ha annunciato un accordo per ottenere gasolio dalla Russia, nell’ambito delle iniziative volte a ridurre i costi dei carburanti.

    Il presidente americano ha inoltre attribuito all’Ucraina la responsabilità del conflitto e della conseguente crisi energetica, segnando un significativo cambiamento nella posizione pubblica della sua amministrazione in vista delle elezioni di metà mandato.

    Gli investitori si preparano inoltre alla pubblicazione di importanti indicatori economici statunitensi e ai risultati trimestrali di diverse società, previsti nel corso della settimana.

    L’attenzione sarà rivolta soprattutto ai dati sull’inflazione al consumo e alla produzione negli Stati Uniti, che potrebbero influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve e sulle prospettive dei tassi di interesse.

    Tra i principali indici europei, il DAX tedesco e il FTSE 100 britannico hanno entrambi guadagnato lo 0,9%, mentre il CAC 40 francese è salito dello 0,5%.

    Il settore bancario si è distinto per la performance positiva, con Commerzbank (TG:CBK), Deutsche Bank (TG:DBK), BNP Paribas (EU:BNP) e Lloyds Banking Group (LSE:LLOY) in progresso tra l’1% e il 2%.

    I rialzi hanno contribuito alla tenuta generale dei mercati, mentre gli investitori rivalutano le prospettive di crescita economica, il costo del credito e l’andamento degli utili societari.

    In Germania, il produttore di turbine eoliche Nordex Group (TG:NDX1) ha registrato un forte rialzo in Borsa dopo aver comunicato un aumento del 29,5% degli ordini nel terzo trimestre.

    La crescita degli ordinativi ha fornito un’indicazione positiva sulla domanda di apparecchiature per l’energia eolica, sostenendo l’interesse degli investitori per il gruppo attivo nelle energie rinnovabili.

    Anche il gruppo automobilistico Stellantis (BIT:STLAM) ha messo a segno un consistente progresso dopo aver annunciato al Salone dell’Auto di Parigi un cambiamento strategico orientato verso veicoli elettrici più accessibili.

    L’annuncio ha evidenziato gli sforzi dell’azienda per rispondere alle esigenze di convenienza economica e all’evoluzione della domanda dei consumatori, mentre aumenta la concorrenza nel mercato delle auto elettriche.

    Non tutti i titoli europei hanno tuttavia partecipato alla ripresa.

    Le azioni della società britannica di selezione del personale Hays (LSE:HAS) hanno subito un forte ribasso dopo che il gruppo ha comunicato una diminuzione del 3% delle commissioni nette comparabili nel primo trimestre, riflettendo le persistenti difficoltà del mercato del lavoro e delle attività di reclutamento.

    L’aggiornamento ha contrastato con i rialzi registrati nel resto del mercato, evidenziando condizioni operative ancora disomogenee tra le aziende europee.

    Le Borse del continente hanno continuato a beneficiare della riduzione dei prezzi energetici e dell’attenuazione dei rischi geopolitici immediati, mentre gli investitori mantengono alta l’attenzione sugli sviluppi in Medio Oriente e nell’Europa orientale.

    I prossimi dati sull’inflazione statunitense e le trimestrali societarie offriranno ulteriori indicazioni sulle prospettive economiche e sulla possibile direzione dei mercati finanziari globali.

  • Oro in calo con il rafforzamento del dollaro, mentre i mercati valutano i rischi geopolitici

    Oro in calo con il rafforzamento del dollaro, mentre i mercati valutano i rischi geopolitici

    I prezzi dell’oro sono diminuiti lunedì in seguito al rafforzamento del dollaro statunitense, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi relativi alla proposta di cessate il fuoco energetico tra Russia e Ucraina, i nuovi attacchi in Medio Oriente e le prospettive dell’inflazione e dei tassi di interesse a livello globale.

    Alle 05:01 ET (09:01 GMT), l’oro spot (XAU/USD) ha perso lo 0,5%, scendendo a 4.174,23 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro sono diminuiti dello 0,4% a 4.198,05 dollari.

    Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato ribassi. L’argento spot (XAG/USD) ha ceduto lo 0,5% a 60,5075 dollari l’oncia, il platino (XPT/USD) è sceso dello 0,3% a 1.684,41 dollari e il palladio (XPD/USD) ha perso lo 0,2% a 1.150,30 dollari. I futures sul palladio sono invece saliti leggermente a 1.150,75 dollari.

    L’indice del dollaro statunitense ha guadagnato lo 0,1%, raggiungendo quota 102,31, esercitando ulteriore pressione sulle materie prime denominate nella valuta americana. Nella settimana precedente, l’oro aveva registrato un rialzo dell’1,3%.

    Annuncio di tregua tra Russia e Ucraina e tensioni in Medio Oriente

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’entrata in vigore immediata di un cessate il fuoco energetico tra Russia e Ucraina, alimentando le aspettative di una possibile riduzione delle interruzioni delle forniture globali di carburante.

    Trump aveva precedentemente chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy di interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe, affermando inoltre che Mosca aveva accettato di immettere ulteriori quantitativi di diesel sui mercati internazionali.

    Tuttavia, l’annuncio del cessate il fuoco non aveva ricevuto conferma indipendente da entrambe le parti, lasciando incerta la possibilità di un’effettiva sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche.

    Nel frattempo, nuovi episodi di violenza in Medio Oriente hanno continuato ad alimentare le preoccupazioni per la sicurezza energetica regionale.

    L’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh, in Arabia Saudita, sarebbe stato nuovamente preso di mira dalle forze Houthi domenica, dopo un attacco avvenuto sabato che ha provocato 12 morti e oltre 300 feriti.

    L’incidente di sabato è stato descritto come l’attacco più grave in Arabia Saudita dall’inizio del conflitto che coinvolge l’Iran, scoppiato alla fine di febbraio.

    Gli Houthi hanno presentato le proprie operazioni come una risposta a quella che hanno definito “aggressione saudita”, compreso un attacco contro l’aeroporto di Sanaa, capitale dello Yemen.

    Gli episodi hanno aumentato i timori di ulteriori interruzioni nella regione, soprattutto nel caso in cui gli attacchi dovessero interessare infrastrutture di produzione, trasporto o esportazione di energia.

    Sebbene i prezzi del greggio abbiano recentemente registrato una flessione, l’oro ha perso circa il 20% del proprio valore dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran alla fine di febbraio.

    L’aumento dei costi energetici può contribuire a pressioni inflazionistiche più ampie, influenzando potenzialmente le decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse.

    Tassi più elevati possono ridurre l’attrattiva relativa dell’oro, poiché il metallo non genera interessi, mentre le obbligazioni e altri strumenti finanziari remunerati possono offrire rendimenti maggiori.

    ANZ segnala la domanda degli investitori e gli acquisti delle banche centrali

    Gli analisti di ANZ hanno indicato che la domanda di investimento ha contribuito a sostenere le quotazioni dell’oro nonostante le incertezze legate all’inflazione e alla politica monetaria.

    Secondo i dati Bloomberg citati dalla banca, gli afflussi verso gli exchange-traded fund (ETF) garantiti dall’oro hanno raggiunto il livello più elevato degli ultimi quattro anni.

    ANZ ha collegato il crescente interesse degli investitori alle preoccupazioni per le finanze pubbliche, compresi i costi di servizio del debito pubblico e l’espansione dell’offerta di moneta.

    Anche gli acquisti delle banche centrali hanno continuato a rappresentare una fonte di domanda per il metallo prezioso.

    La Banca Popolare Cinese ha aumentato le proprie riserve auree di 740.000 once a settembre, prolungando a 23 mesi consecutivi la serie di acquisti mensili.

    ANZ ha tuttavia avvertito che i rischi inflazionistici potrebbero limitare ulteriori aumenti dei prezzi qualora la persistenza delle pressioni sui prezzi spingesse la Federal Reserve statunitense a inasprire la politica monetaria.

    Un aumento dei tassi di interesse potrebbe rendere gli investimenti che generano rendimenti più interessanti rispetto all’oro.

    Gli investitori continueranno a monitorare gli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina, le forniture energetiche del Medio Oriente e i prossimi indicatori economici per valutarne le possibili conseguenze sulle aspettative di inflazione e sulle politiche delle banche centrali.