Il petrolio sale per il terzo giorno consecutivo mentre Trump minaccia nuovi attacchi contro l’Iran

Pipes at oil refinery

I prezzi del petrolio hanno proseguito il rialzo mercoledì, registrando la terza seduta consecutiva in positivo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che potrebbero esserci nuove operazioni militari contro l’Iran. A sostenere il mercato restano anche le preoccupazioni per l’offerta globale di greggio dopo il ripristino del blocco navale statunitense contro le spedizioni iraniane attraverso lo Stretto di Hormuz.

Le quotazioni restano sui massimi dell’ultimo mese

Alle 03:53 ET (07:53 GMT), il Brent con scadenza settembre guadagnava lo 0,6 per cento a 85,23 dollari al barile, mentre il WTI saliva dello 0,4 per cento a 79,67 dollari al barile.

Entrambi i contratti restano vicini ai livelli più elevati dell’ultimo mese dopo il forte rialzo registrato all’inizio della settimana.

Le tensioni geopolitiche sostengono il mercato

Le forze armate statunitensi hanno confermato di aver effettuato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani utilizzati, secondo Washington, per operazioni contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente Trump ha dichiarato che le operazioni militari continueranno finché Teheran non tornerà al tavolo dei negoziati.

“Continueremo a colpire l’Iran finché non tornerà al tavolo dei negoziati,”

ha affermato, aggiungendo che gli Stati Uniti potrebbero prendere di mira centrali elettriche e ponti già dalla prossima settimana se non verrà raggiunto un accordo.

Trump ha inoltre spiegato che gli attacchi continueranno contro infrastrutture militari e costiere, precisando che gli impianti energetici saranno per il momento esclusi.

Il blocco navale alimenta i timori sull’offerta

I prezzi del greggio hanno beneficiato anche della decisione degli Stati Uniti di ripristinare formalmente il blocco navale contro le spedizioni iraniane.

Successivamente, tuttavia, Trump ha ritirato la proposta annunciata il giorno precedente che prevedeva un dazio del 20 per cento sulle merci in transito nello Stretto di Hormuz, dopo le obiezioni di diversi alleati del Golfo.

Nonostante questo passo indietro, il mercato continua a monitorare attentamente i rischi geopolitici che potrebbero compromettere le forniture globali di petrolio.

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