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  • Il petrolio sale per il quinto giorno consecutivo mentre gli attacchi nel Mar Rosso spingono il Brent sopra i 97 dollari

    Il petrolio sale per il quinto giorno consecutivo mentre gli attacchi nel Mar Rosso spingono il Brent sopra i 97 dollari

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire giovedì, registrando la quinta seduta consecutiva di rialzi, dopo che i ribelli Houthi hanno rivendicato attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, alimentando i timori per possibili interruzioni delle principali rotte energetiche mondiali.

    I futures sul Brent con scadenza a settembre sono saliti del 3,6% a 97,45 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato il 2,7% a 89,17 dollari al barile.

    Il Brent ha raggiunto il livello più alto dall’inizio di giugno, recuperando le perdite registrate dopo il temporaneo cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

    Gli attacchi nel Mar Rosso aumentano i timori sull’offerta

    Gli Houthi hanno dichiarato di aver colpito le petroliere saudite ENCELA e LAYLIA, accusandole di aver violato il blocco marittimo annunciato di recente.

    Le autorità saudite non hanno confermato eventuali danni, ma l’episodio rappresenta un’ulteriore escalation delle tensioni che minacciano infrastrutture energetiche e rotte commerciali internazionali.

    Nei giorni scorsi gli Houthi avevano avvertito che avrebbero ostacolato il traffico delle navi collegate all’Arabia Saudita attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali punti di transito per il commercio mondiale di petrolio.

    Un’interruzione prolungata costringerebbe molte petroliere a circumnavigare l’Africa australe, aumentando tempi di percorrenza e costi di trasporto.

    Resta alta la tensione nello Stretto di Hormuz

    Gli operatori hanno continuato a monitorare anche la situazione nello Stretto di Hormuz dopo un nuovo ciclo di attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani, il dodicesimo consecutivo.

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno riferito di un’esplosione lungo una rotta marittima minata a sud dello Stretto di Hormuz, affermando che una delle tre petroliere coinvolte ha preso fuoco mentre le altre due hanno invertito la rotta.

    Le autorità iraniane hanno ribadito di avere il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, dichiarando che il passaggio era “completamente chiuso” e avvertendo che le petroliere non potranno transitare senza un coordinamento preventivo con le autorità iraniane.

    Lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb rappresentano insieme una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio via mare e qualsiasi interruzione viene osservata con estrema attenzione dai mercati energetici.

    Le scorte statunitensi aumentano inaspettatamente

    A limitare in parte il rialzo del petrolio sono arrivati i nuovi dati sulle scorte negli Stati Uniti.

    La Energy Information Administration ha comunicato che le scorte commerciali di greggio sono aumentate di 2,0 milioni di barili, raggiungendo 411,7 milioni di barili nella settimana conclusa il 17 luglio, contro attese di una diminuzione.

    Le scorte di benzina sono aumentate di 0,8 milioni di barili, quelle di distillati di 1,4 milioni, mentre le scorte petrolifere commerciali complessive sono cresciute di 11,6 milioni di barili.

  • L’oro resta vicino ai massimi di due settimane mentre i mercati attendono la Fed

    L’oro resta vicino ai massimi di due settimane mentre i mercati attendono la Fed

    Il prezzo dell’oro è rimasto vicino ai massimi delle ultime due settimane giovedì, mentre gli investitori hanno continuato a valutare le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il possibile impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio sulle prossime decisioni della Federal Reserve.

    L’oro spot (XAU/USD) ha ceduto lo 0,1% a 4.127,99 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro sono scesi dello 0,5% a 4.130,62 dollari. L’argento (XAG/USD) è salito dello 0,3% a 59,88 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) ha guadagnato lo 0,8% a 1.658,28 dollari.

    Il metallo prezioso ha mantenuto gran parte dei guadagni registrati nelle due sedute precedenti, durante le quali era salito di circa il 3%.

    Le tensioni in Medio Oriente sostengono i beni rifugio

    Gli investitori continuano a seguire con attenzione gli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    I nuovi attacchi contro navi commerciali nel Mar Rosso, rivendicati dagli Houthi dello Yemen, hanno alimentato le preoccupazioni sulla sicurezza delle principali rotte utilizzate per il trasporto del petrolio saudita.

    L’aumento dei rischi geopolitici ha contribuito a mantenere elevati i prezzi del greggio, rafforzando i timori che le pressioni inflazionistiche possano protrarsi in vista della riunione della Federal Reserve della prossima settimana.

    Uno scenario di inflazione persistente potrebbe spingere la banca centrale a mantenere una politica monetaria restrittiva, riducendo tradizionalmente l’attrattiva dell’oro.

    I mercati attendono la decisione della Federal Reserve

    Gli operatori restano divisi sulla possibilità di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

    La limitata comunicazione del presidente Kevin Warsh ha lasciato incertezza sulle prossime mosse della banca centrale, rendendo la riunione della prossima settimana un appuntamento particolarmente importante per i mercati dei metalli preziosi.

    Gli acquisti sostengono il mercato

    Secondo gli analisti di ANZ, gli investitori hanno continuato ad aumentare l’esposizione all’oro nonostante la prospettiva di tassi di interesse elevati.

    La banca ha evidenziato che le posizioni lunghe speculative hanno raggiunto i livelli più alti da gennaio, mentre gli afflussi negli ETF garantiti dall’oro sono aumentati grazie alla ricerca di strumenti difensivi contro valutazioni azionarie considerate elevate.

    ANZ ritiene che gli acquisti sui ribassi abbiano contribuito a compensare la pressione normalmente esercitata sull’oro dall’aumento dei tassi e delle aspettative d’inflazione.

    L’oro è rimasto sopra l’importante soglia psicologica dei 4.000 dollari, mentre gli operatori osservano la possibilità di un nuovo test della resistenza in area 4.200 dollari.

  • Alphabet, Tesla e IBM sotto i riflettori mentre i mercati attendono la decisione della BCE: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Alphabet, Tesla e IBM sotto i riflettori mentre i mercati attendono la decisione della BCE: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future di Wall Street hanno aperto in calo giovedì mentre gli investitori valutavano i risultati trimestrali di Alphabet, Tesla e IBM e attendevano la decisione della Banca Centrale Europea sui tassi di interesse. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il rialzo del prezzo del petrolio hanno continuato a influenzare il sentiment dei mercati.

    I future arretrano mentre crescono i timori geopolitici

    I future sui principali indici statunitensi hanno registrato perdite prima dell’apertura dei mercati.

    I future sul Dow Jones, sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 sono scesi di circa lo 0,4%, riflettendo un clima di cautela dopo una nuova ondata di trimestrali e l’aumento delle preoccupazioni per l’inflazione.

    Le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato il timore di possibili interruzioni del traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre le minacce alle rotte del Mar Rosso hanno ulteriormente aumentato le preoccupazioni per le forniture energetiche mondiali.

    Il rialzo del greggio ha rafforzato i timori che l’inflazione possa rimanere elevata più a lungo, influenzando le future decisioni delle banche centrali.

    Alphabet aumenta gli investimenti nell’IA

    Alphabet (NASDAQ:GOOG) ha incrementato il proprio piano di investimenti destinati all’intelligenza artificiale, portando la previsione di spesa in conto capitale a circa 205 miliardi di dollari rispetto ai precedenti 190 miliardi.

    La società ha registrato un flusso di cassa libero negativo per 5,9 miliardi di dollari, mentre gli investimenti del secondo trimestre sono saliti a circa 45 miliardi di dollari dai 36 miliardi del trimestre precedente.

    Nonostante il calo del titolo nelle contrattazioni after-hours, Alphabet continua a registrare una performance positiva dall’inizio dell’anno.

    Secondo gli analisti, il mercato guarda ora con maggiore attenzione alla capacità dei grandi investimenti nell’IA di tradursi in ritorni economici concreti.

    Tesla aumenta la spesa, IBM riduce le previsioni

    Anche Tesla (NASDAQ:TSLA) ha riportato un flusso di cassa libero negativo dopo aver aumentato gli investimenti nelle attività legate all’intelligenza artificiale e alla robotica.

    Gli investimenti del secondo trimestre hanno raggiunto 5,8 miliardi di dollari, portando il free cash flow a -1,1 miliardi di dollari. Elon Musk ha definito il 2026 “un anno di investimenti eccezionali”, sostenendo che tali spese produrranno rendimenti significativi nel lungo periodo.

    Le azioni Tesla hanno perso oltre il 4% nelle contrattazioni after-hours.

    IBM (NYSE:IBM), invece, ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del fatturato annuale, stimando ora un aumento compreso tra il 4% e il 5%.

    La società ha confermato il calo dei ricavi dell’infrastruttura nel secondo trimestre, in particolare nei sistemi mainframe destinati ai data center. L’amministratore delegato Arvind Krishna ha comunque ribadito che IBM è ben posizionata per beneficiare della crescita dell’intelligenza artificiale.

    Attesa per la decisione della BCE

    L’attenzione degli investitori si concentra ora sulla riunione della Banca Centrale Europea.

    Il mercato si aspetta che il tasso di riferimento rimanga invariato al 2,25%, ma le dichiarazioni della presidente Christine Lagarde saranno analizzate attentamente per individuare possibili indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria nei prossimi mesi.

    La BCE prevede attualmente un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,3% nel 2027 e un ritorno al target del 2% nel 2028.

  • Le Borse europee arretrano mentre i rendimenti obbligazionari e la BCE frenano il sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre i rendimenti obbligazionari e la BCE frenano il sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso in calo giovedì, penalizzati dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e dall’attesa per la decisione della Banca Centrale Europea sui tassi di interesse. Il rialzo dei prezzi del petrolio ha inoltre alimentato i timori di nuove pressioni inflazionistiche, pesando sui settori più sensibili ai tassi.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,8% nelle prime contrattazioni, dopo aver raggiunto i massimi delle ultime due settimane nella seduta precedente, mentre il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno perso oltre l’1%.

    Il petrolio spinge al rialzo i rendimenti obbligazionari

    L’aumento dei prezzi del greggio ha continuato a rappresentare uno dei principali fattori di pressione sui mercati.

    Le tensioni sulle rotte marittime del Medio Oriente hanno riacceso i timori di una nuova fase di inflazione, spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato europei.

    Rendimenti più elevati aumentano il costo del capitale per le imprese e rendono le obbligazioni più interessanti rispetto alle azioni, limitando l’appetito per il rischio.

    Attesa per la decisione della BCE

    Gli investitori hanno mantenuto un atteggiamento prudente in vista dell’annuncio di politica monetaria della BCE.

    Il mercato prevede che i tassi di riferimento rimangano invariati al 2,25%, ma l’attenzione è rivolta alle dichiarazioni della presidente Christine Lagarde, dalle quali potrebbero emergere indicazioni su un possibile rialzo dei tassi nei prossimi mesi.

    La prospettiva di tassi elevati più a lungo continua a limitare le aspettative di una rapida ripresa degli utili societari europei.

    Risultati societari contrastanti

    Le trimestrali hanno offerto indicazioni contrastanti.

    Il settore tecnologico ha ricevuto sostegno dopo che Alphabet (NASDAQ:GOOG) ha annunciato un aumento degli investimenti in conto capitale, una notizia positiva per i fornitori europei di semiconduttori, tecnologie di precisione e infrastrutture digitali.

    Nestlé (TG:NESR) ha superato le aspettative del mercato grazie a una crescita organica delle vendite superiore alle previsioni nel secondo trimestre.

    Nokia (NYSE:NOK) è salita del 6% dopo aver riportato un utile operativo trimestrale superiore alle attese.

    Nel comparto della difesa, Dassault Aviation (EU:AM) ha guadagnato l’8%, mentre Thales (EU:HO) è avanzata del 4% dopo la pubblicazione dei rispettivi risultati trimestrali.

    STMicroelectronics (BIT:STMMI), invece, ha perso quasi il 14% dopo la diffusione dei risultati del secondo trimestre.

  • Le immatricolazioni di auto in Europa accelerano a giugno grazie alla crescita dei veicoli elettrici

    Le immatricolazioni di auto in Europa accelerano a giugno grazie alla crescita dei veicoli elettrici

    Le immatricolazioni di nuove autovetture in Europa hanno registrato una forte crescita a giugno, sostenute dalla continua domanda di veicoli elettrici e ibridi nonostante il contesto geopolitico ancora incerto.

    Secondo i dati diffusi dall’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili (ACEA), le immatricolazioni nell’Unione Europea, nei Paesi EFTA e nel Regno Unito sono aumentate del 13,1% su base annua, raggiungendo 1,41 milioni di veicoli.

    Nel primo semestre del 2026 le immatricolazioni complessive sono cresciute del 6,1%, arrivando a 7,23 milioni di unità.

    I veicoli elettrificati trainano il mercato

    L’ACEA ha evidenziato che la domanda di veicoli elettrificati continua a sostenere il mercato automobilistico europeo, nonostante le persistenti tensioni geopolitiche.

    Le immatricolazioni di veicoli completamente elettrici (BEV) sono aumentate del 51,0% a giugno, raggiungendo 360.843 unità.

    Le immatricolazioni di veicoli ibridi plug-in sono cresciute del 22,7%, mentre quelle dei modelli ibridi hanno registrato un incremento del 17,1%.

    Al contrario, le immatricolazioni di auto a benzina sono diminuite del 12,2%, mentre quelle diesel hanno registrato un calo del 16,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

    I costruttori cinesi rafforzano la loro presenza

    Le case automobilistiche cinesi hanno continuato ad aumentare la propria quota di mercato in Europa.

    Le immatricolazioni di BYD (USOTC:BYDDY) sono quasi triplicate rispetto a giugno dello scorso anno, mentre Chery Automobile (HK:9973) ha registrato una crescita delle vendite del 271%. Anche SAIC Motor ha ottenuto risultati positivi, con un incremento delle immatricolazioni del 50,7%.

    Anche Tesla (NASDAQ:TSLA) ha registrato una forte crescita, con un aumento delle immatricolazioni del 72,1% nel mese di giugno.

    Cresce il peso delle auto elettriche

    Nel primo semestre del 2026 i veicoli completamente elettrici hanno rappresentato il 20,7% delle nuove immatricolazioni nell’Unione Europea, rispetto al 15,6% dello stesso periodo dell’anno precedente.

    I veicoli ibridi si sono confermati la motorizzazione più diffusa, con una quota di mercato del 37,3%.

  • Le azioni STMicroelectronics crollano dopo una guidance sul terzo trimestre inferiore alle attese

    Le azioni STMicroelectronics crollano dopo una guidance sul terzo trimestre inferiore alle attese

    STMicroelectronics NV (BIT:STMMI) è tornata all’utile nel secondo trimestre grazie alla crescente domanda di semiconduttori destinati alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Tuttavia, il titolo ha perso fino al 12,7% nelle prime contrattazioni europee dopo che la guidance sui ricavi del terzo trimestre è risultata inferiore alle aspettative del mercato.

    Le previsioni sui ricavi deludono, mentre i margini migliorano

    La società prevede ricavi per il terzo trimestre pari a circa 3,70 miliardi di dollari, al di sotto del consenso degli analisti di 3,76 miliardi di dollari.

    Nonostante la guidance più prudente sui ricavi, STMicroelectronics stima un margine lordo di circa il 37,0% nel terzo trimestre, in aumento rispetto al 34,8% registrato nel secondo trimestre e leggermente superiore alle aspettative del mercato, pari al 36,5%.

    La domanda legata all’IA sostiene il ritorno all’utile

    Nel trimestre chiuso il 30 giugno, STMicroelectronics ha registrato un utile netto di 222 milioni di dollari, rispetto alla perdita netta di 97 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato è stato sostanzialmente in linea con le stime degli analisti.

    I ricavi sono aumentati del 12,7% su base annua, raggiungendo 3,49 miliardi di dollari, grazie alla forte domanda di componenti destinati ai data center per l’intelligenza artificiale.

    Attesa un’ulteriore accelerazione nella seconda parte dell’anno

    Il management prevede un’accelerazione della crescita dei ricavi nel quarto trimestre. L’amministratore delegato Jean-Marc Chery ha dichiarato che i ricavi del quarto trimestre dovrebbero superare i 4 miliardi di dollari, con i data center per l’intelligenza artificiale che continueranno a rappresentare uno dei principali motori della crescita.

    Chery ha inoltre affermato che i ricavi provenienti dal segmento dei data center AI dovrebbero superare 1 miliardo di dollari nel 2026.

    Guardando oltre, STMicroelectronics prevede che i ricavi derivanti dal mercato dei data center per l’intelligenza artificiale supereranno i 2 miliardi di dollari nel 2027.

    Informazioni su STMicroelectronics

    STMicroelectronics NV è un produttore globale di semiconduttori che sviluppa componenti microelettronici utilizzati in numerosi settori, tra cui automotive, industria, elettronica di consumo e telecomunicazioni. Negli ultimi anni la società ha rafforzato la propria esposizione al mercato dell’intelligenza artificiale, beneficiando dei crescenti investimenti nelle infrastrutture per i data center.

  • UniCredit supera le attese nel secondo trimestre mentre il piano su Commerzbank pesa sul titolo

    UniCredit supera le attese nel secondo trimestre mentre il piano su Commerzbank pesa sul titolo

    UniCredit SpA (BIT:UCG) ha riportato risultati del secondo trimestre superiori alle aspettative del mercato, con un utile netto di 2,905 miliardi di euro, circa il 2% oltre il consenso degli analisti. Nonostante la performance positiva, il titolo ha perso il 2,3% dopo che la banca ha illustrato il proprio piano per assumere il controllo di Commerzbank e il relativo impatto previsto sul capitale.

    Il progetto Commerzbank modifica la strategia patrimoniale

    UniCredit ha annunciato l’intenzione di acquisire il controllo di Commerzbank, un’operazione che comporterebbe una riduzione di circa 200 punti base del coefficiente CET1 e la cancellazione dell’attuale programma di riacquisto di azioni.

    La banca ha inoltre rivisto al rialzo le sinergie ante imposte attese dall’operazione, portandole da 800 milioni a 1,2 miliardi di euro. Anche gli investimenti ante imposte previsti sono stati aumentati da 1,7 miliardi a 2,2 miliardi di euro.

    Il management prevede di ottenere le necessarie autorizzazioni regolamentari già nel quarto trimestre del 2026 e stima un coefficiente CET1 intorno al 13% a fine anno dopo il completamento dell’operazione Commerzbank.

    La performance operativa supera le aspettative

    L’utile operativo core prima degli accantonamenti ha superato il consenso di circa il 2,5%, sostenuto da commissioni superiori di circa il 3% rispetto alle stime e da un contributo del comparto assicurativo superiore del 19% alle previsioni. Il margine di interesse netto e i costi operativi sono risultati sostanzialmente in linea con le aspettative del mercato.

    Escludendo le attività in Russia, l’utile core ha superato il consenso di circa l’1%. Il costo del rischio si è attestato a 17 punti base, leggermente inferiore alle stime degli analisti e pienamente all’interno dell’intervallo di guidance compreso tra 15 e 20 punti base.

    Rivista al rialzo la guidance sugli utili

    UniCredit ha aumentato la guidance sull’utile netto per il 2026 da almeno 11 miliardi di euro a ben oltre 11 miliardi, ovvero 11,5 miliardi di euro escludendo i costi di integrazione, rispetto a un consenso di mercato pari a 11,4 miliardi.

    Anche l’obiettivo di utile netto per il 2028 è stato innalzato da 13 miliardi a ben oltre 13 miliardi di euro, a fronte di un consenso degli analisti di 13,2 miliardi.

    Alla fine del trimestre, il coefficiente CET1 si è attestato al 14,3%, in linea con le attese del mercato e in aumento di 10 punti base rispetto al trimestre precedente, nonostante un impatto temporaneo di 19 punti base derivante dagli attivi ponderati per il rischio del portafoglio strategico.

    I prestiti netti, esclusi i pronti contro termine, sono aumentati del 3,3% rispetto al trimestre precedente e dell’8,0% su base annua, mentre i depositi sono cresciuti del 2,4% trimestre su trimestre e dell’8,3% rispetto all’anno precedente. L’Italia ha registrato la crescita più forte, con un incremento dei prestiti del 3,4% nel trimestre.

  • Wall Street verso un’apertura in calo mentre il rally del petrolio pesa sul sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura in calo mentre il rally del petrolio pesa sul sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Petrolio in rialzo e tensioni geopolitiche frenano i mercati

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura in ribasso mercoledì, mentre gli investitori valutavano il forte aumento dei prezzi del petrolio, l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e l’intensa stagione delle trimestrali.

    Il greggio ha esteso il recente rialzo dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato l’undicesima notte consecutiva di attacchi contro obiettivi iraniani. Secondo quanto riferito, le operazioni hanno colpito centri di comando, infrastrutture marittime, hangar per aeromobili, depositi di droni e strutture logistiche, con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    Nel frattempo, il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che Washington resta aperta a una soluzione diplomatica, pur mettendo in dubbio la volontà dell’Iran di negoziare.

    “Se sono seri, lo siamo anche noi. Se non lo sono, faremo ciò che è necessario per proteggere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati”, ha dichiarato Rubio.

    I future sul greggio statunitense sono saliti di quasi il 3%, raggiungendo i livelli più alti da oltre un mese, mentre il mercato continua a valutare il rischio di interruzioni delle forniture.

    I risultati delle Big Tech sono al centro dell’attenzione

    Oltre alle tensioni geopolitiche, gli investitori attendono i risultati trimestrali di alcune delle principali società tecnologiche mondiali.

    Alphabet (NASDAQ:GOOGL), Tesla (NASDAQ:TSLA) e IBM (NYSE:IBM) pubblicheranno i conti dopo la chiusura di Wall Street.

    “La domanda chiave è se gli utili possano giustificare sia le valutazioni elevate sia l’entità degli investimenti legati all’intelligenza artificiale”, ha affermato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com. “Gli investitori si concentreranno non solo su ricavi e utili, ma anche sulla crescita del cloud, sulla monetizzazione dell’IA, sui margini e sulle indicazioni relative agli investimenti in conto capitale.”

    Ha aggiunto: “Risultati solidi potrebbero consentire ai titoli tecnologici di rimanere resilienti nonostante il rialzo del petrolio, mentre indicazioni più deboli potrebbero mettere in evidenza quanto il mercato dipenda da un gruppo relativamente ristretto di società.”

    Le trimestrali hanno sostenuto il rialzo di martedì

    Wall Street ha chiuso la seduta di martedì in deciso rialzo grazie alle reazioni positive ai risultati societari.

    Il Nasdaq è salito di 329,13 punti (+1,3%) a 25.837,21, lo S&P 500 ha guadagnato 65,92 punti (+0,9%) a 7.509,20 e il Dow Jones è avanzato di 385,38 punti (+0,7%) a 52.224,64.

    Tra i singoli titoli, 3M (NYSE:MMM) è balzata del 7,3% dopo aver pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle attese.

    General Motors (NYSE:GM) ha guadagnato il 4,9% grazie a utili migliori delle previsioni, mentre Novartis (NYSE:NVS) è salita del 2,9% dopo una trimestrale superiore alle aspettative.

    Tecnologia e oro guidano i rialzi

    I titoli tecnologici hanno trainato il mercato, con l’indice NYSE Arca Computer Hardware in rialzo del 5,9%.

    Anche il comparto dei semiconduttori ha registrato una forte crescita, con il Philadelphia Semiconductor Index in aumento del 5,2%.

    Al di fuori della tecnologia, i titoli minerari dell’oro hanno beneficiato dell’aumento del prezzo del metallo prezioso, facendo salire del 5,2% il NYSE Arca Gold Bugs Index.

    Anche i settori dei broker, dell’acciaio, dei produttori di petrolio e delle società farmaceutiche hanno registrato forti rialzi, mentre il comparto software ha sottoperformato.

  • Le Borse europee avanzano mentre il rallentamento dell’inflazione nel Regno Unito attenua le preoccupazioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano mentre il rallentamento dell’inflazione nel Regno Unito attenua le preoccupazioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati salgono nonostante le tensioni in Medio Oriente e l’attesa per gli utili delle Big Tech USA

    Le principali Borse europee hanno chiuso in rialzo mercoledì, mentre gli investitori hanno bilanciato l’escalation delle tensioni in Medio Oriente con il rallentamento dell’inflazione nel Regno Unito e l’attesa per i risultati trimestrali delle principali società tecnologiche statunitensi.

    Il petrolio è rimasto sotto i riflettori, con il Brent in rialzo di quasi il 4% fino a superare i 94 dollari al barile, il livello più alto delle ultime sette settimane. Il movimento è seguito all’undicesima notte consecutiva di attacchi statunitensi contro l’Iran, mentre il presidente Trump ha promesso di colpire Pickaxe Mountain. I media iraniani hanno inoltre riferito di esplosioni a Bushehr, sede della centrale nucleare del Paese.

    L’inflazione britannica rallenta oltre le attese

    I dati macroeconomici hanno contribuito a sostenere il sentiment degli investitori.

    Secondo l’Office for National Statistics, l’indice dei prezzi al consumo nel Regno Unito è aumentato del 2,6% su base annua a giugno, in calo rispetto al 2,8% di maggio e al di sotto delle attese degli analisti pari al 2,7%.

    Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,1%, in linea con le previsioni e in rallentamento rispetto allo 0,2% registrato a maggio.

    Nel corso della seduta, il FTSE 100 di Londra è salito dell’1,4%, il CAC 40 francese dello 0,9% e il DAX tedesco dello 0,3%.

    I risultati societari guidano i principali movimenti

    Tra i migliori titoli della giornata, Randstad (EU:RAND) è salita dopo aver riportato una crescita organica dei ricavi trimestrali superiore alle aspettative del mercato.

    Anche Santander (LSE:BNC) ha registrato un rialzo dopo che l’utile netto sottostante del secondo trimestre è aumentato del 17%, sostenuto dalle solide performance in Spagna e nel Regno Unito.

    Airbus (EU:AIR) ha guadagnato terreno dopo aver annunciato un programma di riacquisto di azioni da 5 miliardi di euro da realizzare nei prossimi tre anni e aver confermato le previsioni per l’esercizio 2026 di circa 870 consegne di aeromobili commerciali e un EBIT rettificato di circa 7,5 miliardi di euro.

    Anche GEA Group (TG:G1A) è avanzata dopo aver pubblicato risultati preliminari del secondo trimestre superiori alle attese e aver rivisto al rialzo la guidance annuale.

    Fresnillo (LSE:FRES) ha inoltre registrato un rialzo dopo aver confermato gli obiettivi produttivi per il periodo 2026-2028 in seguito a una solida performance operativa nel secondo trimestre.

    Alcuni titoli frenano il rialzo del mercato

    Non tutte le società hanno beneficiato del clima positivo.

    L’operatore di telecomunicazioni olandese KPN (EU:KPN) è sceso dopo aver ridotto leggermente le previsioni di crescita dei ricavi da servizi per il 2026.

    Anche il produttore farmaceutico svizzero Lonza (TG:LO3) ha perso terreno dopo che i ricavi del primo semestre sono risultati leggermente inferiori alle stime.

    Nel frattempo, la catena britannica di pub J D Wetherspoon (LSE:JDW) è crollata dopo aver avvertito che l’utile annuale sarà inferiore alle precedenti aspettative del mercato.

  • Il petrolio resta vicino ai massimi di sei settimane per le tensioni in Medio Oriente

    Il petrolio resta vicino ai massimi di sei settimane per le tensioni in Medio Oriente

    L’escalation del conflitto sostiene i prezzi del greggio

    I prezzi del petrolio si sono mantenuti vicino ai massimi delle ultime sei settimane mercoledì, mentre i mercati continuano a valutare l’intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran e il crescente rischio che le interruzioni delle rotte marittime in Medio Oriente possano compromettere le forniture globali di greggio.

    Alle 04:12 ET (08:12 GMT), i futures sul Brent con scadenza a settembre, benchmark internazionale, sono saliti del 3,4% a 94,13 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense hanno guadagnato il 3,7% a 87,42 dollari al barile.

    Entrambi i contratti erano avviati verso la quarta seduta consecutiva di rialzo e trattavano ai livelli più elevati dall’11 giugno. I prezzi del petrolio sono aumentati in sei delle ultime sette sedute.

    Conflitto e rischi per il trasporto marittimo sotto osservazione

    Le autorità statunitensi hanno dichiarato che le forze armate hanno colpito obiettivi iraniani per l’undicesima notte consecutiva nelle prime ore di mercoledì, prendendo di mira siti di lancio di missili e droni, centri di comando e controllo, sistemi di difesa aerea e altre infrastrutture militari. Le operazioni indicano un’intensificazione della pressione di Washington su Teheran, mentre proseguono gli sforzi diplomatici.

    Martedì il presidente Donald Trump ha espresso pessimismo sui negoziati, affermando che gli Stati Uniti non hanno “alcun interesse a incontrare” l’Iran. A sostenere ulteriormente i prezzi sono arrivate anche le dichiarazioni del Segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che mercoledì ha ribadito l’impegno di Washington verso la diplomazia, accusando però Teheran di aver violato un accordo relativo alla navigazione nello Stretto di Hormuz.

    Nel frattempo, l’Iran ha proseguito gli attacchi di rappresaglia contro postazioni militari statunitensi nella regione, tra cui Bahrain, Kuwait e Giordania.

    Gli investitori seguono inoltre con attenzione il movimento Houthi dello Yemen, sostenuto dall’Iran, dopo la minaccia di un blocco navale contro le spedizioni collegate all’Arabia Saudita nel Mar Rosso. L’annuncio ha già spinto alcune petroliere a modificare le proprie rotte, alimentando i timori per le esportazioni di uno dei maggiori produttori mondiali di greggio.

    “Questo costringerebbe le petroliere a entrare e uscire dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, aggiungendo tempi e costi significativi ai viaggi verso l’Asia”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    La minaccia arriva mentre il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è già stato compromesso dalle ostilità in corso, aumentando le preoccupazioni per i flussi energetici globali.

    Nuove interruzioni aggravano i timori sull’offerta

    Anche le esportazioni di greggio del Kazakistan attraverso il Mar Nero hanno subito nuove interruzioni dopo che il Caspian Pipeline Consortium (CPC) ha sospeso i carichi di petrolio in seguito ai ripetuti attacchi contro le petroliere presso il terminal russo di esportazione.

    “Considerando le rinnovate interruzioni dal Golfo Persico, i rischi per le esportazioni saudite attraverso il Mar Rosso e gli sviluppi nel Mar Nero, si potrebbe sostenere che un Brent appena sopra i 91 dollari al barile sia sottovalutato. Soprattutto se queste interruzioni dovessero protrarsi fino ad agosto”, hanno aggiunto gli analisti di ING.

    Separatamente, l’American Petroleum Institute ha riferito martedì che le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 2,603 milioni di barili la scorsa settimana, contro le aspettative degli analisti che prevedevano un calo di 1,5 milioni di barili. Si tratta del primo aumento delle scorte nelle ultime due settimane.

    L’attenzione del mercato si sposterà ora sui dati ufficiali dell’Energy Information Administration relativi alle scorte di greggio statunitensi, attesi nel corso della giornata di mercoledì.