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  • Lo stop all’oleodotto saudita mette a rischio fino al 4% dell’offerta globale di petrolio

    Lo stop all’oleodotto saudita mette a rischio fino al 4% dell’offerta globale di petrolio

    L’Arabia Saudita potrebbe registrare un’ulteriore riduzione delle esportazioni di petrolio se l’oleodotto East-West verso il Mar Rosso non riprenderà le operazioni entro pochi giorni, secondo acquirenti e trader petroliferi citati da Reuters.

    L’oleodotto è stato utilizzato per trasportare circa 4 milioni di barili al giorno verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso, un volume equivalente a circa il 4% dell’offerta globale di petrolio, fornendo un’alternativa alle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Attacchi con droni hanno costretto l’Arabia Saudita a chiudere l’oleodotto venerdì. Le autorità saudite non hanno comunicato l’entità dei danni né la durata prevista dell’interruzione.

    Le fonti del settore hanno fornito stime differenti sui tempi necessari per le riparazioni. Una fonte ha indicato un periodo compreso tra cinque e sei settimane, mentre un’altra ha affermato che l’oleodotto potrebbe tornare operativo prima e potenzialmente funzionare a capacità ridotta durante i lavori.

    L’ufficio stampa del governo saudita e il ministero dell’Energia non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento citate nella fonte.

    Le scorte di Yanbu potrebbero coprire da cinque a sette giorni

    Tre fonti del settore a conoscenza delle esportazioni saudite hanno affermato che le scorte disponibili a Yanbu sarebbero sufficienti a mantenere le esportazioni per circa cinque-sette giorni in assenza di nuovi flussi attraverso l’oleodotto East-West.

    L’Arabia Saudita dispone inoltre di scorte nei porti egiziani di Ain Sukhna, sul Mar Rosso, e Sidi Kerir, sul Mediterraneo, che potrebbero consentire di rifornire i clienti per diversi giorni aggiuntivi, secondo un’altra fonte.

    Le stime del settore indicano una capacità di stoccaggio di circa 35 milioni di barili a Yanbu, 18 milioni ad Ain Sukhna e 20 milioni a Sidi Kerir.

    Secondo le fonti, gli impianti di stoccaggio non sono pieni e le scorte disponibili verrebbero infine esaurite qualora l’oleodotto non riprendesse le operazioni.

    L’offerta saudita scende ai minimi da oltre tre decenni

    L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha dichiarato venerdì che l’offerta petrolifera saudita è scesa in agosto al livello più basso da oltre tre decenni a causa della riduzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso.

    L’IEA prevede che l’offerta mondiale di petrolio diminuirà quest’anno di 5,7 milioni di barili al giorno, pari a circa il 6%.

    Prima della guerra, il Medio Oriente forniva circa 22 milioni di barili di petrolio al giorno. Secondo fonti del settore, i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz sono successivamente diminuiti a un intervallo compreso tra 6 milioni e 9 milioni di barili al giorno.

    La scorsa settimana l’Arabia Saudita ha comunicato all’OPEC che la propria produzione petrolifera è scesa a 6,2 milioni di barili al giorno in agosto, rispetto ai 10,9 milioni di febbraio, prima dell’inizio della guerra.

    Restano i rischi per le spedizioni nel Mar Rosso

    La chiusura dell’oleodotto segue diversi mesi durante i quali la rotta East-West ha consentito all’Arabia Saudita di deviare parte delle esportazioni dallo Stretto di Hormuz.

    Separatamente, combattenti Houthi dello Yemen, che hanno minacciato le spedizioni petrolifere saudite, hanno conquistato venerdì un’isola vicino all’ingresso del Mar Rosso.

    La combinazione tra la riduzione dei flussi attraverso Hormuz, la chiusura dell’oleodotto East-West e i rischi per il traffico marittimo nel Mar Rosso ha ridotto le rotte disponibili per le esportazioni saudite di greggio.

  • Il gas europeo sale di quasi il 5% tra livelli di stoccaggio e rischi sulle forniture

    Il gas europeo sale di quasi il 5% tra livelli di stoccaggio e rischi sulle forniture

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono saliti di quasi il 5% lunedì, mentre i mercati valutavano le interruzioni del traffico marittimo in Medio Oriente e i livelli degli stoccaggi europei.

    Il contratto britannico NBP sul gas all’ingrosso è aumentato di quasi il 5% a 201,50 pence per therm, superando quota 200 pence e raggiungendo il livello più elevato dalla fine del 2022.

    Nell’Europa continentale, il contratto benchmark TTF olandese front-month è salito di circa il 5% a €83,40 per megawattora, raggiungendo anch’esso un massimo pluriennale.

    Il CEO di JERA richiama l’attenzione sugli stoccaggi europei

    Yukio Kani, Global CEO e Chair di JERA, ha affermato che le riserve europee di gas rimangono basse e che le interruzioni del traffico marittimo intorno allo Stretto di Hormuz potrebbero continuare.

    JERA è il maggiore produttore di energia elettrica del Giappone e uno dei principali acquirenti di gas naturale liquefatto.

    Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe citati nella fonte, gli impianti europei di stoccaggio sotterraneo del gas erano pieni per circa il 68%, approssimativamente 17 punti percentuali al di sotto delle medie stagionali storiche.

    La situazione degli stoccaggi precede il periodo invernale, durante il quale i livelli delle riserve rappresentano un fattore rilevante per l’approvvigionamento europeo di gas.

    Le tensioni in Medio Oriente incidono sul trasporto di GNL

    Gli sviluppi militari nel Golfo Persico hanno ridotto il traffico delle metaniere attraverso lo Stretto di Hormuz, alimentando l’attenzione sulle esportazioni del Qatar e sulla disponibilità globale di GNL.

    Gli sviluppi riguardanti i militanti Houthi nelle vicinanze delle rotte marittime del Mar Rosso e gli attacchi alle infrastrutture regionali degli oleodotti hanno inoltre aumentato l’incertezza sulle rotte di trasporto alternative.

    Lo Stretto di Hormuz rappresenta un’importante via di transito per le esportazioni di GNL del Qatar, rendendo le condizioni del traffico marittimo nella regione rilevanti per i mercati europei e globali del gas.

    L’aumento dei prezzi dell’energia segue il rialzo dei tassi della BCE

    L’incremento dei prezzi del gas naturale ha coinciso con un ulteriore rialzo del petrolio, con il Brent in crescita di circa il 3% a quasi 112 dollari al barile.

    I prezzi più elevati dell’energia vengono monitorati per il loro potenziale impatto sull’inflazione europea dopo che giovedì scorso la Banca Centrale Europea ha aumentato di 25 punti base il tasso sui depositi, portandolo al 2,50%.

    I mercati monetari stanno inoltre valutando le implicazioni dell’aumento dei costi energetici per le prospettive della politica monetaria in Europa e negli Stati Uniti.

  • Campari sale dopo gli upgrade di Morgan Stanley e UBS

    Campari sale dopo gli upgrade di Morgan Stanley e UBS

    Le azioni Campari (BIT:CPR) sono salite a circa €5,90 a Milano lunedì dopo che Morgan Stanley e UBS hanno migliorato le rispettive raccomandazioni sul gruppo attivo nel settore degli spirits.

    Il titolo si è posizionato tra i migliori del FTSE MIB, dopo aver chiuso a €5,744 il 10 settembre. Campari rimane al di sotto del massimo a 52 settimane di €6,82.

    Morgan Stanley alza Campari a Overweight

    Morgan Stanley ha alzato la raccomandazione su Campari da Equal Weight a Overweight, mantenendo invariato il prezzo obiettivo a €6,50 per azione.

    La banca ritiene che Campari presenti prospettive di crescita dei ricavi, degli utili e della leva finanziaria superiori rispetto ai principali concorrenti nel settore degli spirits.

    Morgan Stanley ha inoltre citato segnali secondo cui la strategia della società sta producendo risultati, insieme a una riduzione delle preoccupazioni sul potenziale impatto della concorrenza sui prezzi e alla prospettiva di un cambiamento nell’andamento del flusso di cassa del gruppo.

    Il prezzo obiettivo di €6,50 era già stato fissato a luglio, quando Morgan Stanley aveva mantenuto il rating Equal Weight.

    UBS porta Campari a Buy

    UBS ha separatamente alzato il rating su Campari da Neutral a Buy e aumentato il prezzo obiettivo da €6,10 a €7,00.

    Il nuovo target è superiore di circa il 14,8% rispetto alla precedente valutazione di UBS.

    Secondo gli analisti, il gruppo è “ben posizionato per accelerare la crescita organica oltre il 4% nella seconda metà del 2026, sostenuto da diverse iniziative strategiche recentemente implementate, tra cui l’espansione del portafoglio aperitivi e nuovi formati”.

    Gli analisti hanno inoltre affermato che “una significativa svolta nel flusso di cassa libero nel 2027 potrebbe sostenere eventuali distribuzioni di liquidità” e hanno definito l’attuale prezzo del titolo un “interessante punto di ingresso”.

    I target degli analisti restano superiori al recente prezzo del titolo

    Secondo i dati di consenso forniti, Campari conta otto raccomandazioni Buy, 12 Hold e una Sell. Il prezzo obiettivo medio a 12 mesi è pari a circa €7,03.

    Tra gli altri analisti, Barclays mantiene un rating Overweight con un prezzo obiettivo di €8,10, mentre Bernstein assegna un rating Buy con un target di €10,90.

    Equita ha inoltre confermato la propria raccomandazione Buy alla fine di luglio, con un prezzo obiettivo di €7,60.

    Le ultime revisioni di Morgan Stanley e UBS si concentrano sulle aspettative relative alla crescita dei ricavi e degli utili di Campari, alla generazione di cassa e alla leva finanziaria.

  • Borse europee miste, calano i tecnologici in attesa delle decisioni delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee miste, calano i tecnologici in attesa delle decisioni delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un andamento misto lunedì, con i titoli tecnologici e dei semiconduttori in calo, mentre gli investitori monitoravano l’aumento dei prezzi del petrolio e si preparavano alle decisioni sui tassi di interesse di diverse importanti banche centrali.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è rimasto sostanzialmente invariato. Anche il DAX tedesco è rimasto stabile, mentre il CAC 40 francese ha perso lo 0,2%. Il FTSE 100 di Londra ha guadagnato lo 0,5%.

    I movimenti sono arrivati in vista delle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve statunitense, della Bank of Japan e della Bank of England previste nel corso della settimana.

    In calo i titoli dei semiconduttori

    I titoli tecnologici e dei semiconduttori europei hanno registrato ribassi dopo che i vertici di OpenAI e Anthropic hanno chiesto congiuntamente un rallentamento temporaneo nello sviluppo dei modelli avanzati di intelligenza artificiale.

    Le azioni BE Semiconductor (EU:BESI) hanno perso il 5,2%, mentre ASML (EU:ASML) è scesa del 4,4%. STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha registrato un calo del 3,4%.

    I ribassi hanno interessato società tecnologiche e dei semiconduttori legate all’intelligenza artificiale quotate su diversi mercati europei.

    Il Brent scambia vicino a 112 dollari

    I futures sul Brent sono saliti di un ulteriore 3% a circa 112 dollari al barile, estendendo i guadagni che hanno portato i prezzi del petrolio a crescere di quasi il 40% dall’inizio di luglio.

    L’ultimo aumento ha seguito attacchi militari contro infrastrutture dell’Arabia Saudita, tra cui un importante oleodotto. Gli sviluppi riguardanti i ribelli Houthi dello Yemen nelle vicinanze delle rotte di transito del Mar Rosso hanno inoltre alimentato le preoccupazioni per il trasporto marittimo e le forniture energetiche regionali.

    È stato inoltre rinviato un incontro diplomatico previsto in Oman tra Iran e Stati arabi del Golfo riguardante la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo.

    I mercati stimano all’86% la probabilità di un rialzo della Fed

    Gli investitori si preparano inoltre a diverse decisioni di politica monetaria dopo che la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi di interesse al 2,50% la scorsa settimana.

    I mercati monetari attribuivano una probabilità dell’86% a un aumento di 25 punti base del tasso di riferimento da parte della Federal Reserve nella riunione del 15-16 settembre.

    I mercati degli swap indicavano inoltre un’elevata probabilità di un ulteriore rialzo di un quarto di punto a dicembre.

    La Bank of Japan dovrebbe aumentare i tassi di interesse il 18 settembre, mentre anche la Bank of England annuncerà la propria ultima decisione di politica monetaria.

  • I rendimenti dell’Eurozona restano vicini ai massimi pluriennali in attesa delle banche centrali

    I rendimenti dell’Eurozona restano vicini ai massimi pluriennali in attesa delle banche centrali

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti sostanzialmente invariati lunedì, vicino ai massimi pluriennali, mentre gli investitori attendevano una serie di decisioni di politica monetaria delle principali banche centrali e monitoravano l’aumento dei prezzi dell’energia legato agli sviluppi in Medio Oriente.

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è rimasto invariato al 3,511%, mantenendosi intorno ai livelli più elevati dal 2011 dopo aver registrato il quinto aumento settimanale consecutivo.

    Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni, più sensibile alle aspettative sulla politica monetaria, è rimasto sostanzialmente stabile al 3,197%, vicino ai massimi dall’ottobre 2023. I movimenti sono arrivati dopo l’aumento dei tassi di interesse deciso giovedì dalla Banca Centrale Europea.

    Attesa per la decisione della Federal Reserve

    L’attenzione si sposta ora sulle decisioni di politica monetaria di diverse importanti banche centrali.

    I mercati attribuivano una probabilità dell’86% a un aumento dei tassi di 25 punti base da parte della Federal Reserve statunitense nella riunione del 15-16 settembre. I mercati degli swap indicavano inoltre un’elevata probabilità di un ulteriore rialzo a dicembre dopo i dati sull’inflazione al consumo statunitense pubblicati venerdì.

    I dati sull’inflazione negli Stati Uniti hanno temporaneamente spinto il rendimento del Treasury decennale oltre il 5%.

    Anche la Bank of Japan e la Bank of England annunceranno le proprie decisioni di politica monetaria nel corso della settimana. La Bank of Japan dovrebbe aumentare il proprio tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo all’1,25%.

    Il Brent scambia vicino a 112 dollari

    I prezzi dell’energia sono rimasti elevati lunedì, con il Brent in rialzo di un ulteriore 3% a circa 112 dollari al barile.

    L’aumento ha seguito nuovi attacchi militari contro infrastrutture saudite, tra cui un importante oleodotto, e ulteriori avanzamenti dei ribelli Houthi dello Yemen, che hanno alimentato le preoccupazioni sulle rotte marittime nel Mar Rosso.

    È stato inoltre rinviato un incontro previsto in Oman tra Iran e Stati arabi del Golfo riguardante la riapertura dello Stretto di Hormuz, aumentando l’incertezza sulle forniture energetiche regionali.

    Elevati i rendimenti italiani e francesi

    Il rendimento dei titoli di Stato italiani a 10 anni si è attestato intorno al 4,38%, con lo spread rispetto ai titoli tedeschi sostanzialmente stabile in vista di nuove emissioni sovrane autunnali.

    Il rendimento dei titoli di Stato francesi a 10 anni è rimasto intorno al 4,45%.

    I rendimenti francesi a 30 anni si sono inoltre mantenuti vicino ai livelli più elevati dal 2003, mentre i mercati valutavano le proiezioni sul deficit strutturale del Paese.

  • STMicroelectronics perde il 4% nel calo del settore dei semiconduttori

    STMicroelectronics perde il 4% nel calo del settore dei semiconduttori

    Le azioni STMicroelectronics (BIT:STMMI) hanno perso il 4,0% a €42,90 durante la seduta, mentre i titoli dei semiconduttori legati all’intelligenza artificiale hanno registrato ribassi dopo che i vertici di OpenAI e Anthropic hanno chiesto pubblicamente un rallentamento temporaneo nello sviluppo dei modelli avanzati di intelligenza artificiale.

    Il calo si è verificato in un contesto di vendite più ampie nel settore dei semiconduttori, in particolare tra le società esposte alla domanda legata all’intelligenza artificiale.

    STMicroelectronics fornisce semiconduttori destinati a diverse applicazioni, tra cui infrastrutture per l’intelligenza artificiale, edge AI e sistemi automobilistici.

    Mizuho conferma il rating Buy

    L’analista di Mizuho Securities Vijay Rakesh ha confermato durante la seduta il rating Buy su STMicroelectronics, mantenendo invariato il proprio prezzo obiettivo.

    Le azioni della società si stanno inoltre avvicinando alla data di stacco del dividendo del 21 settembre.

    In calo i titoli tecnologici europei e statunitensi

    Anche il mercato azionario europeo ha registrato ribassi, con il CAC 40 francese in calo dello 0,2% mentre gli investitori attendevano le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, della Bank of Japan e della Bank of England.

    Le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve hanno coinciso con ribassi dei titoli growth e tecnologici. Il Nasdaq perdeva l’1,5% durante la seduta.

    I prezzi del petrolio si sono mantenuti su livelli elevati, contribuendo al contesto inflazionistico in vista delle decisioni delle banche centrali.

    Le azioni STMicroelectronics hanno registrato negli ultimi 52 settimane un minimo di €18,20 e un massimo di €70,85.

  • MPS: le offerte su Banco BPM e Banca Generali proseguirebbero anche in caso di successo dell’offerta di Intesa

    MPS: le offerte su Banco BPM e Banca Generali proseguirebbero anche in caso di successo dell’offerta di Intesa

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha dichiarato che le proprie offerte riguardanti Banco BPM (BIT:BAMI) e Banca Generali (BIT:BGN) rimarrebbero in essere anche qualora l’offerta pubblica di acquisto di Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) su MPS determinasse un cambio di controllo.

    In una comunicazione richiesta dalla Consob, MPS ha affermato che il completamento dell’offerta di Intesa Sanpaolo e il conseguente potenziale cambio di controllo “non determinerebbe, di per sé, la decadenza, l’inefficacia o il diritto di revoca delle offerte promosse da MPS”, aggiungendo che “le condizioni di efficacia previste nelle offerte promosse da MPS e i relativi diritti di rinuncia o modifica ivi previsti rimarrebbero in vigore, nei limiti consentiti dai termini delle offerte stesse e dalla normativa applicabile, nonché dalle prerogative delle autorità di vigilanza”.

    “Data la natura irrevocabile delle offerte, esse sono soggette, come avviene nella prassi di mercato, a determinate condizioni, alcune delle quali possono essere rinunciate o modificate in tutto o in parte in conformità alla normativa applicabile”, ha dichiarato MPS.

    La banca ha inoltre ribadito, “come già indicato nelle relative comunicazioni, che le offerte lanciate da MPS non sono subordinate al mancato completamento dell’offerta di Intesa Sanpaolo”.

    MPS illustra le motivazioni dell’operazione con Banco BPM

    MPS ha ribadito la propria valutazione della proposta di aggregazione con Banco BPM, definendola “un’opportunità industriale e strategica di significativo valore” per le due banche, i rispettivi azionisti e gli altri stakeholder.

    Secondo MPS, l’aggregazione “ci consente di valorizzare le competenze dei due gruppi e costruire una piattaforma bancaria più ampia e integrata, migliorandone la competitività”.

    “La maggiore scala operativa, la presenza territoriale complementare e la base clienti rafforzano la capacità del gruppo combinato di fornire credito alle famiglie e alle piccole e medie imprese e di sostenere le famiglie nella gestione dei propri risparmi, contribuendo al tessuto produttivo italiano e aumentando la diversità competitiva nel settore bancario nazionale.”

    MPS ha inoltre descritto la proposta come “un’integrazione tra due banche commerciali con modelli operativi allineati”, che secondo l’istituto è coerente con le pratiche di integrazione già utilizzate nel settore bancario italiano.

    La banca ha dichiarato che al momento non prevede chiusure di filiali legate all’operazione, ad eccezione di eventuali interventi richiesti a seguito delle valutazioni antitrust. MPS ritiene che tali interventi, qualora necessari, sarebbero limitati grazie alla complementarità delle reti distributive delle due banche.

    Su base pro forma al 31 dicembre 2025, MPS ha indicato che le attività combinate avrebbero asset totali pari a €448 miliardi, prestiti alla clientela per €243 miliardi, raccolta diretta per €299 miliardi e attività finanziarie complessive per €693 miliardi.

    MPS stima €1,4 miliardi di sinergie da Banco BPM

    MPS stima che l’operazione con Banco BPM possa generare sinergie annue pre-imposte a regime per circa €1,4 miliardi.

    La stima comprende circa €1 miliardo di sinergie di costo, principalmente derivanti dalla sovrapposizione delle funzioni centrali e delle piattaforme tecnologiche, e circa €0,4 miliardi di sinergie sui ricavi e sulla raccolta.

    I costi di integrazione una tantum, al lordo delle imposte, sono stimati in circa €1,5 miliardi. MPS prevede che le sinergie siano pienamente realizzate nel 2029, mentre i costi di integrazione dovrebbero essere sostenuti tra il 2027 e il 2029.

    L’offerta su Banca Generali potrebbe generare €400 milioni di sinergie annue

    Per la proposta di acquisizione di Banca Generali, MPS stima sinergie annue pre-imposte a regime pari a circa €400 milioni.

    La cifra comprende circa €200 milioni di sinergie di costo e €200 milioni di sinergie sui ricavi e sulla raccolta.

    Secondo MPS, i potenziali risparmi sui costi deriverebbero dalla condivisione delle funzioni centrali, degli investimenti tecnologici, della gamma di prodotti e dei beni strumentali. La banca prevede inoltre sinergie sui ricavi attraverso l’ampliamento dell’offerta di wealth management del gruppo combinato e la distribuzione di prodotti tramite la rete di consulenti finanziari di Banca Generali.

    Secondo MPS, ciò non richiederebbe modifiche alla struttura operativa di Banca Generali.

    I costi di integrazione una tantum, al lordo delle imposte, relativi all’operazione Banca Generali sono stimati in circa €400 milioni. MPS prevede che le sinergie siano pienamente realizzate nel 2029 e che i costi di integrazione siano sostenuti tra il 2027 e il 2029.

    Complessivamente, per le operazioni Banco BPM e Banca Generali, MPS stima sinergie annue pre-imposte a regime per circa €1,8 miliardi e costi di integrazione una tantum, al lordo delle imposte, pari a circa €1,9 miliardi.

  • Futures azionari USA in rialzo mentre il petrolio scende sotto i 100 dollari: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures azionari USA in rialzo mentre il petrolio scende sotto i 100 dollari: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicavano un’apertura in rialzo venerdì, mentre i prezzi del petrolio sono scesi e gli investitori hanno valutato gli ultimi dati sull’inflazione al consumo dopo diverse sedute negative per Wall Street.

    I futures sul greggio statunitense sono scesi di quasi il 3%, tornando sotto i 100 dollari al barile dopo essere aumentati di oltre il 12% dall’inizio della settimana.

    Il calo è seguito a un articolo del Financial Times secondo cui Iran e Oman incontreranno gli Stati del Golfo la prossima settimana per discutere la riapertura del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Il Dow e l’S&P 500 avevano chiuso la seduta di giovedì ai livelli più bassi da oltre un mese.

    Prezzi al consumo USA in aumento dello 0,4% ad agosto

    I futures azionari statunitensi sono rimasti in territorio positivo dopo la pubblicazione dei dati sui prezzi al consumo di agosto da parte del Dipartimento del Lavoro.

    L’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4% su base mensile ad agosto, dopo un incremento dello 0,1% a luglio, in linea con le attese degli economisti.

    I prezzi core, che escludono alimentari ed energia, sono aumentati dello 0,3%, rispetto allo 0,2% di luglio e a una previsione degli economisti di un ulteriore incremento dello 0,2%.

    Su base annua, l’inflazione complessiva è rimasta al 3,4%. L’inflazione core annua è scesa al 2,4% dal 2,5% di luglio, in linea con le aspettative.

    I dati sull’inflazione precedono la riunione di politica monetaria della Federal Reserve prevista per la prossima settimana.

    Dow e S&P 500 chiudono giovedì ai minimi di oltre un mese

    Le azioni statunitensi hanno chiuso in ribasso giovedì, proseguendo le perdite registrate nelle sedute precedenti.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 316,56 punti, pari allo 0,6%, a 52.064,10. Il Nasdaq Composite è sceso di 171,62 punti, o dello 0,7%, a 26.081,72, mentre l’S&P 500 ha ceduto 44,66 punti, pari allo 0,6%, a 7.591,70.

    Dow e S&P 500 hanno registrato i livelli di chiusura più bassi da oltre un mese.

    Le perdite sono arrivate mentre i futures sul greggio statunitense hanno superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, in un contesto di timori sulla durata del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    La fonte ha citato un articolo del Wall Street Journal secondo cui funzionari statunitensi hanno riferito che alcuni consiglieri della Casa Bianca avevano discusso privatamente con il presidente Donald Trump della possibilità che il conflitto proseguisse per il resto del suo mandato.

    Trump ha dichiarato mercoledì di aspettarsi che il conflitto termini immediatamente dopo le elezioni di metà mandato.

    Rendimenti dei Treasury salgono con l’aumento del petrolio

    Il recente aumento dei prezzi del greggio è stato accompagnato da un rialzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi, con il rendimento del titolo decennale di riferimento che ha raggiunto il livello più alto in quasi tre anni, secondo la fonte.

    I movimenti dei mercati petroliferi e obbligazionari si sono verificati mentre gli investitori valutavano le prospettive dei tassi di interesse in vista della riunione della Federal Reserve della prossima settimana.

    Diversi settori azionari hanno registrato ribassi nella seduta di giovedì. Il NYSE Arca Gold Bugs Index è sceso del 3%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index ha perso il 2,7%.

    Il NYSE Arca Computer Hardware Index ha ceduto il 2,3%, mentre anche i titoli dei settori immobiliare, aereo e biotecnologico hanno registrato ribassi.

  • Borse europee in rialzo mentre il petrolio arretra e il PIL britannico cresce dello 0,4%: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo mentre il petrolio arretra e il PIL britannico cresce dello 0,4%: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee si sono mosse prevalentemente al rialzo venerdì, mentre i prezzi del petrolio sono scesi dai recenti livelli e i dati hanno mostrato un’espansione dell’economia britannica a luglio.

    I futures sul Brent sono scesi di oltre il 3%, portandosi sotto i 104 dollari al barile, dopo che il Financial Times ha riferito che Iran e Oman stavano discutendo con gli Stati del Golfo della riapertura del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Secondo quanto riportato dalla fonte, i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo prevedono di incontrare lunedì a Salalah, in Oman, il loro omologo iraniano per discutere un accordo sulla gestione della navigazione commerciale attraverso lo stretto.

    L’economia britannica cresce a luglio

    Il prodotto interno lordo del Regno Unito è aumentato dello 0,4% su base mensile a luglio, secondo l’Office for National Statistics, dopo una crescita dello 0,3% a giugno e una variazione nulla a maggio.

    Su base annua, il PIL è cresciuto dell’1,6% a luglio, rispetto alle previsioni dell’1,2%.

    Il DAX tedesco è salito dello 0,5%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico hanno entrambi guadagnato lo 0,6%.

    Alstom, Fraport e Trainline salgono

    Le azioni Alstom (EU:ALO) sono salite dopo che il produttore ferroviario francese ha firmato contratti per un valore di 1,2 miliardi di euro con TransPennine Express.

    Anche Fraport (TG:FRA) si è mossa al rialzo. La società di trasporti ha dichiarato che circa 6,3 milioni di passeggeri hanno utilizzato l’aeroporto di Francoforte ad agosto, con un calo dello 0,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

    Anche Trainline (LSE:TRN) ha guadagnato terreno dopo che la piattaforma britannica per la vendita di biglietti ferroviari ha annunciato un programma di riacquisto di azioni proprie da 100 milioni di sterline nell’arco di 12 mesi.

    United Internet (TG:UTDI), invece, è scesa dopo che la società tedesca di servizi internet ha avviato programmi di riduzione dei costi presso le controllate 1&1 e Ionos che prevedono anche tagli di posti di lavoro.

  • L’oro rimbalza verso 4.350 dollari in attesa dei dati CPI USA

    L’oro rimbalza verso 4.350 dollari in attesa dei dati CPI USA

    I prezzi dell’oro hanno recuperato venerdì dopo essere scesi di quasi il 2% nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano le prospettive dei tassi di interesse statunitensi in vista dei dati sull’inflazione al consumo di agosto.

    Alle 01:59 ET (05:59 GMT), l’oro spot è salito dello 0,8% a 4.351,28 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro sono scesi dello 0,4% a 4.391,37 dollari. L’argento spot ha guadagnato lo 0,8% a 64,10 dollari l’oncia e il platino è salito dell’1,1% a 1.801,18 dollari.

    L’indice del dollaro statunitense è rimasto sostanzialmente invariato a 99,04.

    Gli economisti prevedono che il CPI complessivo statunitense, atteso nel corso della giornata di venerdì, aumenterà dello 0,4% su base mensile ad agosto e del 3,4% su base annua. Il CPI core dovrebbe salire dello 0,2% rispetto a luglio.

    L’oro verso il terzo calo settimanale consecutivo

    L’oro rimaneva avviato verso il terzo calo settimanale consecutivo dopo che i prezzi spot erano scesi dell’1,8% giovedì.

    I dati statunitensi sui prezzi alla produzione hanno mostrato un aumento dell’indice dello 0,4% ad agosto, in linea con le attese e pari al maggiore incremento da maggio.

    I mercati stavano inoltre valutando l’aumento dei prezzi dell’energia in vista della prossima decisione di politica monetaria della Federal Reserve. Il Brent veniva scambiato vicino a 108 dollari al barile nel contesto del conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran.

    La fonte ha citato attacchi statunitensi contro petroliere iraniane, attacchi missilistici iraniani contro una base aerea in Giordania e attacchi delle forze Houthi sostenute dall’Iran nello Yemen contro infrastrutture saudite.

    I mercati monetari attribuivano una probabilità di circa il 70% a un aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve questo mese. Si tratta di aspettative di mercato e non di una decisione di politica monetaria confermata.

    Gli ETF sull’oro registrano afflussi per 18 miliardi di dollari ad agosto

    La domanda di investimento in oro è rimasta elevata ad agosto, secondo i dati del World Gold Council.

    Gli ETF globali sull’oro con copertura fisica hanno registrato afflussi per 18 miliardi di dollari durante il mese, il secondo maggiore afflusso mensile mai registrato.

    Le disponibilità degli ETF sono aumentate di 121 tonnellate, raggiungendo il record di 4.189 tonnellate, mentre gli asset in gestione sono saliti del 16% a 615 miliardi di dollari.

    Secondo il World Gold Council, ad agosto l’oro ha guadagnato il 13%, registrando il terzo maggiore rendimento mensile degli ultimi 25 anni.

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che l’oro rimane al di sotto della media mobile a 200 giorni, situata a circa 4.537 dollari. Secondo la valutazione tecnica di Sycamore, il metallo dovrebbe tornare sopra tale livello per indicare che il calo dal massimo di 4.697 dollari sta terminando. In caso contrario, ha affermato, i prezzi potrebbero muoversi verso 4.200 dollari.