Author: Fiona Craig

  • Il gas europeo estende il rally mentre le tensioni a Hormuz aumentano i timori sull’offerta

    Il gas europeo estende il rally mentre le tensioni a Hormuz aumentano i timori sull’offerta

    I prezzi del gas naturale europeo sono saliti lunedì per la quarta seduta consecutiva, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime settimane, mentre l’escalation delle tensioni intorno allo Stretto di Hormuz e le scorte insolitamente basse hanno intensificato i timori sull’approvvigionamento in vista dell’autunno.

    I futures olandesi front-month di riferimento sono aumentati dell’1,83% a 62,55 euro per megawattora, toccando il livello più alto dal 24 luglio. I contratti wholesale britannici hanno registrato un rialzo ancora maggiore, avanzando di oltre il 2% a 154,01 pence per therm e raggiungendo anch’essi il massimo intraday dal 24 luglio.

    Per entrambi i benchmark si è trattato della quarta seduta consecutiva in rialzo, la serie positiva giornaliera più lunga dalla fine di luglio.

    Le tensioni a Hormuz aumentano il premio per il rischio geopolitico

    L’ultimo rialzo arriva dopo un’intensificazione della retorica diplomatica e militare degli Stati Uniti nei confronti di Teheran prima del fine settimana.

    Gli operatori energetici hanno aumentato il premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del gas europeo dopo che Washington ha avvertito di poter imporre un blocco navale completo ai porti iraniani qualora continuassero le restrizioni al traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

    La prospettiva di un’applicazione più rigorosa delle misure navali ha ulteriormente ridotto le aspettative di un rapido accordo per ripristinare la normale circolazione marittima.

    Le interruzioni attraverso lo stretto hanno lasciato bloccate diverse navi metaniere provenienti dal Qatar e ritardato carichi spot di GNL che sarebbero altrimenti destinati ai terminali di importazione europei.

    Le utility europee devono inoltre competere con gli acquirenti asiatici per le forniture disponibili di GNL. Gli importatori asiatici stanno presentando offerte aggressive per i carichi globali non ancora contrattualizzati, rendendo più difficile per le società europee assicurarsi volumi sostitutivi sul mercato spot.

    Le basse scorte aumentano la vulnerabilità dell’Europa

    I timori sull’offerta sono aggravati dal significativo deficit delle scorte europee di gas.

    Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Unione Europea sono pieni soltanto al 59%, un livello insolitamente basso per la metà di agosto.

    Le intense ondate di caldo estive hanno contribuito al deficit, aumentando il consumo di gas da parte delle utility per soddisfare la domanda di elettricità legata al raffrescamento. I ritardi nelle importazioni di GNL hanno ulteriormente limitato la velocità di ricostituzione delle scorte in vista della stagione invernale.

    Anche la struttura dei prezzi di mercato rende meno interessanti le iniezioni negli stoccaggi. Le forniture di gas con consegna immediata vengono scambiate con un premio significativo, mantenendo la curva forward in una marcata backwardation.

    Questa configurazione riduce l’incentivo economico per gli operatori ad acquistare oggi gas spot costoso per immagazzinarlo e venderlo successivamente, complicando potenzialmente il ripristino delle scorte prima dell’arrivo delle temperature più fredde.

    I mercati energetici restano concentrati sui rischi per l’offerta

    Con pochi dati economici europei in programma all’inizio della settimana, gli operatori del gas stanno prendendo indicazioni soprattutto dagli sviluppi geopolitici e dall’andamento generale dei mercati energetici e delle materie prime.

    I mercati finanziari più ampi hanno beneficiato la scorsa settimana di alcuni indicatori statunitensi sull’inflazione più moderati, che hanno rafforzato le aspettative di un orientamento più accomodante della Federal Reserve.

    Il mercato europeo del gas deve tuttavia affrontare pressioni differenti. Gli analisti energetici continuano a vedere uno spazio limitato per un calo duraturo dei prezzi finché il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resterà compromesso e le scorte europee rimarranno significativamente inferiori ai normali livelli stagionali.

  • Le Borse europee salgono con il calo dei rendimenti e le attese per una pausa della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono con il calo dei rendimenti e le attese per una pausa della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno iniziato la settimana in moderato rialzo, sostenute dal calo dei rendimenti dei titoli di Stato e dall’indebolimento del dollaro statunitense, mentre gli investitori ritengono sempre più probabile che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi di interesse nella riunione di settembre.

    L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha guadagnato lo 0,2%, recuperando parte del terreno perso venerdì, quando si era interrotta una serie positiva durata quattro settimane. Tra i principali mercati regionali, il DAX tedesco è salito dello 0,2%, il CAC 40 francese è rimasto sostanzialmente invariato e il FTSE 100 di Londra ha guadagnato lo 0,4%.

    I rendimenti dei titoli di Stato europei sono scesi dai massimi delle ultime settimane, offrendo un certo sollievo ai mercati azionari. Il movimento ha favorito soprattutto i settori orientati alla crescita, generalmente più sensibili alle variazioni dei costi di finanziamento e dei tassi di attualizzazione.

    Allo stesso tempo, il dollaro statunitense si è indebolito rispetto alle principali valute mentre gli investitori hanno ridimensionato le aspettative di un ulteriore inasprimento monetario della Federal Reserve nel breve periodo.

    I deboli dati statunitensi portano al 70% la probabilità di una pausa della Fed

    I mercati monetari attribuiscono ora una probabilità di circa il 70% al fatto che la Federal Reserve mantenga invariato il tasso di riferimento nella riunione di politica monetaria di settembre.

    Le aspettative sono cambiate dopo una serie di dati economici statunitensi più deboli, che hanno ridotto le motivazioni a favore di un ulteriore inasprimento monetario nel breve termine.

    Gli investitori hanno recentemente valutato diversi indicatori importanti, tra cui un rapporto sull’occupazione di luglio inferiore alle attese che ha mostrato una contrazione delle buste paga, un indice dei prezzi al consumo in linea con le previsioni, un indice dei prezzi alla produzione invariato e un inatteso calo mensile dello 0,6% delle vendite al dettaglio a luglio.

    Nel complesso, questi dati hanno attenuato i timori che le pressioni inflazionistiche possano richiedere un’immediata risposta di politica monetaria. Ciò ha rafforzato l’aspettativa che la Federal Reserve possa mantenere più a lungo l’attuale orientamento mentre valuta l’evoluzione dell’economia statunitense.

    Per i mercati azionari, la prospettiva di una pausa prolungata rappresenta un elemento favorevole, poiché riduce il rischio di un nuovo aumento dei costi di finanziamento.

    Il calendario europeo leggero mantiene l’attenzione sui rischi globali

    Il calendario economico europeo è particolarmente scarno questa settimana, lasciando le Borse regionali maggiormente dipendenti dagli sviluppi dell’economia globale, dei mercati obbligazionari, delle valute e delle materie prime.

    Restano tuttavia irrisolti diversi rischi che hanno condizionato le contrattazioni durante il mese di agosto.

    Uno dei più rilevanti riguarda le persistenti interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. I negoziati diplomatici tra Washington e Teheran sul transito commerciale rimangono bloccati, mantenendo elevati i prezzi del petrolio greggio e aumentando la pressione sui costi delle aziende europee ad alta intensità energetica.

    Le azioni europee hanno già registrato un forte rally estivo che ha portato diversi indici vicino ai massimi storici. Di conseguenza, gli strateghi rimangono divisi sulla possibilità che i premi per il rischio azionario si siano ridotti eccessivamente rispetto a costi reali di finanziamento ancora elevati.

    Anche la stagione dei risultati del secondo trimestre è ormai in gran parte conclusa. Il flusso di risultati societari superiori alle attese che aveva sostenuto le azioni europee fino alla fine di luglio si è quindi esaurito, rendendo gli sviluppi macroeconomici ancora più importanti per la direzione dei mercati.

    L’attenzione si sposta sui PMI statunitensi e su Jackson Hole

    Gli investitori guardano ora ai prossimi indicatori economici statunitensi, che potrebbero fornire il prossimo importante catalizzatore per i mercati globali.

    Le letture preliminari degli indici dei responsabili degli acquisti di S&P Global per il settore manifatturiero e quello dei servizi negli Stati Uniti relative ad agosto saranno pubblicate più avanti questa settimana. La settimana successiva si terrà invece il simposio annuale della Federal Reserve a Jackson Hole.

    Gli operatori analizzeranno i dati alla ricerca di segnali che l’attività economica stia rallentando in maniera controllata. Una moderazione graduale rafforzerebbe lo scenario di un atterraggio morbido e sosterrebbe l’ipotesi che la Federal Reserve possa mantenere invariati i tassi.

    I mercati resteranno inoltre attenti a eventuali segnali di una nuova accelerazione delle pressioni inflazionistiche, che potrebbero mettere in discussione le crescenti aspettative di una pausa prolungata della politica monetaria.

  • L’oro scende sotto 4.350 dollari mentre le prese di profitto frenano il sostegno della Fed

    L’oro scende sotto 4.350 dollari mentre le prese di profitto frenano il sostegno della Fed

    I prezzi dell’oro sono scesi venerdì, proseguendo il ritracciamento dal massimo di dieci settimane raggiunto all’inizio della settimana mentre gli investitori hanno incassato parte dei guadagni accumulati durante il recente rally. La persistente incertezza sullo Stretto di Hormuz continua inoltre a complicare le prospettive sull’inflazione e le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

    Alle 02:08 ET (06:08 GMT), XAU/USD perdeva lo 0,4% a 4.334,48 dollari l’oncia, mentre i Gold Futures scendevano dello 0,7% a 4.390,30 dollari. XAG/USD cedeva lo 0,4% a 64,23 dollari l’oncia, mentre XPT/USD guadagnava lo 0,3% a 1.724,43 dollari. L’US Dollar Index arretrava dello 0,1% a 99,82.

    Nonostante il recente calo, l’oro rimane sulla buona strada per registrare il secondo rialzo settimanale consecutivo.

    L’inflazione USA più debole rafforza l’ipotesi di una pausa della Fed

    L’oro ha perso l’1,3% giovedì mentre gli operatori rivalutavano la forza del recente rally dopo la pubblicazione di dati sull’inflazione statunitense relativamente moderati.

    Le cifre hanno suggerito che gli effetti inflazionistici dello shock energetico associato alla guerra con l’Iran sono stati meno pronunciati a luglio di quanto alcuni investitori temessero.

    I mercati monetari attribuiscono ora una probabilità di circa una su tre a un aumento dei tassi della Federal Reserve a settembre. Gli investitori riceveranno ulteriori dati sull’occupazione prima della prossima riunione della banca centrale e seguiranno attentamente anche le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole previsto più avanti questo mese.

    ANZ ha affermato che gli ultimi dati sui prezzi alla produzione rafforzano le aspettative secondo cui la Fed potrebbe mantenere invariati i tassi. Il PPI complessivo è rimasto invariato a luglio, mentre quello core è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente, con entrambi i dati inferiori alle attese del mercato.

    I dati PPI hanno seguito un rapporto CPI altrettanto contenuto pubblicato all’inizio della settimana. Nel complesso, le cifre hanno rafforzato l’ipotesi che la Fed mantenga invariato il costo del denaro a settembre, anche se i prossimi dati su occupazione e inflazione potrebbero ancora modificare le aspettative.

    Per l’oro, l’assenza di un aumento immediato dei tassi rappresenta generalmente un fattore favorevole, poiché il metallo prezioso non genera interessi.

    Le prese di profitto seguono il recente breakout tecnico

    ANZ ha inoltre osservato che gli investitori hanno iniziato a prendere profitto dopo l’ultima ripresa dell’oro, in particolare dopo che il metallo ha superato la media mobile a 100 giorni.

    Questo livello tecnico rappresenta un’importante barriera per il metallo prezioso. L’oro lo aveva superato per la prima volta da aprile all’inizio della settimana, prima di tornare successivamente al di sotto.

    Il recente rally aveva inoltre portato l’oro nettamente sopra la soglia psicologicamente importante dei 4.000 dollari l’oncia, sostenuto dal ritorno della domanda degli investitori e da maggiori acquisti da parte delle banche centrali, in particolare della Cina.

    Sebbene l’inflazione più moderata abbia ridotto il rischio immediato di tassi statunitensi più elevati, la forza del recente rialzo ha spinto alcuni investitori a ridurre le posizioni e consolidare i guadagni.

    Le tensioni nello Stretto di Hormuz mantengono incerta l’inflazione

    Gli sviluppi in Medio Oriente rimangono una delle principali fonti di incertezza per i metalli preziosi e per le aspettative sulla politica monetaria.

    Gli investitori continuano a seguire gli sforzi di Washington e Teheran per risolvere il conflitto e ripristinare il normale traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, vista l’importanza della rotta per le forniture energetiche mondiali.

    I rischi geopolitici sono aumentati dopo che gli Stati Uniti hanno minacciato di mantenere un blocco navale dell’Iran a tempo indeterminato mentre gli sforzi per un cessate il fuoco rimangono bloccati. Teheran ha accusato Washington di aumentare la pressione, mentre gli attacchi contro navi nella regione hanno rafforzato i timori sulla sicurezza delle spedizioni energetiche.

    Una nuova escalation potrebbe spingere al rialzo i prezzi del petrolio e riaccendere le pressioni inflazionistiche, rafforzando potenzialmente le ragioni a favore di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.

    Al contrario, una riapertura duratura dello Stretto di Hormuz potrebbe attenuare le limitazioni all’offerta energetica e ridurre alcuni dei rischi inflazionistici che hanno complicato le prospettive della Fed dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran alla fine di febbraio.

    L’oro potrebbe consolidare dopo il recente rally

    L’oro continua a beneficiare di un contesto più favorevole per i tassi d’interesse, del ritorno della domanda degli investitori e degli acquisti delle banche centrali, ma il recente forte rialzo ha reso il mercato vulnerabile a una fase di consolidamento.

    ANZ ha osservato che le prese di profitto sono aumentate nonostante il miglioramento delle prospettive sui tassi statunitensi. Un’inflazione più debole ha ridotto la probabilità a breve termine di un altro aumento della Fed, ma l’incertezza sulle forniture energetiche mediorientali resta significativa.

    Con il posizionamento diventato più teso dopo il recente recupero, l’oro potrebbe rimanere sensibile sia agli sviluppi geopolitici sia ai prossimi dati economici statunitensi mentre gli investitori valutano se il rally abbia ancora spazio per proseguire.

  • Petrolio verso un rialzo settimanale mentre persistono i rischi sulle forniture nello Stretto di Hormuz

    Petrolio verso un rialzo settimanale mentre persistono i rischi sulle forniture nello Stretto di Hormuz

    I prezzi del petrolio sono saliti venerdì e restano sulla buona strada per registrare il primo rialzo settimanale in tre settimane, dopo che un nuovo attacco a una nave nello Stretto di Hormuz ha aumentato l’incertezza sui flussi di greggio e gas naturale liquefatto attraverso questa fondamentale rotta marittima.

    I futures sul Brent sono aumentati dell’1,0% a 87,90 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate statunitense sono saliti dell’1,6% a 82,56 dollari alle 04:57 ET. Entrambi i benchmark guadagnavano circa il 5% sulla settimana.

    La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha continuato a fornire sostegno ai prezzi del petrolio quest’anno. Prima dell’inizio della guerra con l’Iran alla fine di febbraio, circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e GNL transitava attraverso la stretta via d’acqua.

    L’attacco a una nave aumenta i timori sulla navigazione

    La United Kingdom Maritime Trade Operations ha riferito venerdì che una petroliera che cercava di uscire dallo Stretto di Hormuz è stata colpita da un velivolo senza equipaggio.

    Secondo la UKMTO, la nave ha riportato danni lievi, mentre tutti i membri dell’equipaggio sono stati dichiarati al sicuro e presenti all’appello. Non sono stati segnalati danni ambientali.

    L’agenzia ha comunque invitato le navi che operano nell’area a prestare particolare attenzione durante il transito nello stretto.

    L’ultimo episodio arriva mentre Washington e Teheran restano in disaccordo sul controllo della via d’acqua. L’Iran sostiene di continuare a controllare lo stretto e di averlo chiuso alla navigazione commerciale, mentre gli Stati Uniti affermano di continuare a facilitare il passaggio delle navi.

    Washington aumenta la pressione sull’Iran

    Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha dichiarato giovedì che Washington potrebbe mantenere un blocco navale dei porti iraniani a tempo indeterminato.

    La continua presenza delle forze navali statunitensi nel Golfo avrebbe già esercitato una forte pressione economica sull’Iran.

    Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti imporranno “misure come non se ne sono mai viste nella storia dell’isolamento economico di un Paese.”

    Il presidente Donald Trump ha sostenuto che le sanzioni finiranno per costringere Teheran ad accettare le richieste di Washington, tra cui la fine del programma nucleare e la completa riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Sebbene le scorte statunitensi di armi cruciali si siano ridotte e i colloqui con l’Iran non siano ancora ripresi, Trump ha affermato che un Iran “completamente in bancarotta” finirà per cedere alla pressione finanziaria.

    L’Iran valuta restrizioni più severe per i Paesi ostili

    La Commissione parlamentare iraniana per i Consigli avrebbe approvato un piano d’azione strategico per la gestione dello Stretto di Hormuz.

    Una parte della proposta prevederebbe il divieto di transito per navi e attrezzature appartenenti agli Stati Uniti, a Israele e ad altri “Paesi ostili.”

    Un portavoce della commissione ha affermato che questi Paesi hanno “utilizzato lo Stretto di Hormuz per compiere azioni ostili contro il nostro Paese e hanno commesso atti ingiusti e aggressivi contro il popolo iraniano”, secondo l’agenzia iraniana Tasnim.

    La proposta aggiunge ulteriore incertezza alle prospettive della navigazione commerciale attraverso una delle più importanti rotte energetiche mondiali.

    I tagli alle stime sulla domanda limitano il rialzo del greggio

    Nonostante i persistenti timori sulle forniture, i guadagni settimanali del petrolio sono stati parzialmente frenati da previsioni più deboli sulla domanda.

    Sia l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio sia l’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno ridotto le proprie stime sulla domanda di petrolio per quest’anno.

    I due organismi hanno avvertito che una crescita economica più debole, prezzi elevati e forniture limitate potrebbero comprimere i consumi nei prossimi mesi.

    Questi timori sulla domanda hanno attenuato l’impatto dei rischi geopolitici, anche se l’incertezza sullo Stretto di Hormuz continua a mantenere un importante premio per il rischio incorporato nei prezzi del greggio.

  • Applied Materials scende nonostante le solide prospettive mentre SMIC vola dopo i risultati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Applied Materials scende nonostante le solide prospettive mentre SMIC vola dopo i risultati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono rimasti vicini alla parità venerdì, mentre gli investitori valutavano dati sull’inflazione più moderati, nuovi risultati dal settore tecnologico e una maggiore volatilità tra i titoli dei semiconduttori.

    Applied Materials (NASDAQ:AMAT) ha pubblicato una previsione sui ricavi del quarto trimestre superiore alle attese, ma il titolo è comunque finito sotto pressione poiché gli investitori hanno confrontato le prospettive con aspettative già molto elevate per le società esposte al boom dell’intelligenza artificiale.

    Nel frattempo, Semiconductor Manufacturing International Corp ha registrato un forte miglioramento dei ricavi e degli utili nel secondo trimestre, spingendo al rialzo il titolo e sostenendo più in generale il comparto asiatico dei semiconduttori.

    Futures statunitensi poco mossi

    Alle 03:18 ET (07:18 GMT), i futures sul Dow erano in calo di 72 punti, pari allo 0,1%, mentre quelli sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 erano sostanzialmente invariati.

    I principali indici di Wall Street avevano chiuso la seduta di giovedì con solidi guadagni, sostenuti da un’altra serie di risultati incoraggianti da parte di aziende che stanno beneficiando dell’aumento degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno osservato che alcune società, tra cui Cisco Systems e Cerebras Systems, hanno visto i propri titoli scendere nonostante i risultati trimestrali, a causa delle aspettative particolarmente elevate degli investitori. I commenti dei management sono comunque rimasti relativamente positivi sul contesto economico.

    Anche Sandisk (NASDAQ:SNDK) ha presentato prospettive di lungo periodo favorevoli legate alla domanda di AI durante un incontro con gli analisti. Il produttore di memorie ha previsto una crescita dei ricavi nell’ordine medio-alto della doppia cifra percentuale tra gli esercizi fiscali 2028 e 2030.

    Le aspettative sulla politica monetaria sono inoltre cambiate dopo il rallentamento dell’inflazione annua dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti a luglio, rafforzando la possibilità che la Federal Reserve lasci invariati i tassi a settembre anziché aumentare il costo del denaro.

    Applied Materials scende nonostante una guidance positiva

    Applied Materials ha previsto ricavi del quarto trimestre superiori alle aspettative del mercato, mentre il fornitore di apparecchiature per semiconduttori continua a beneficiare degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

    La crescente domanda di processori avanzati ha aumentato il fabbisogno sia di wafer di silicio sia di strumenti di produzione più sofisticati, sostenendo le società che forniscono apparecchiature per la fabbricazione di chip.

    Applied Materials prevede ricavi nel quarto trimestre di circa 10,25 miliardi di dollari, con una variazione possibile di 500 milioni in più o in meno. La società intende inoltre aumentare la capacità produttiva per soddisfare la forte domanda.

    Nonostante le indicazioni positive, le azioni Applied Materials hanno perso oltre il 5% negli scambi after-hours. Come avvenuto per diverse altre società legate all’AI questa settimana, anche una previsione robusta ha faticato a superare le aspettative sempre più elevate già incorporate nelle stime di Wall Street.

    SMIC vola dopo un forte secondo trimestre

    Semiconductor Manufacturing International Corp ha registrato un netto rialzo dopo aver riportato una forte crescita su base annua sia dei ricavi sia degli utili nel secondo trimestre.

    I ricavi sono aumentati del 36,1% a 3,01 miliardi di dollari nei tre mesi conclusi a giugno, mentre l’utile attribuibile agli azionisti è balzato del 261,7% a 479,2 milioni di dollari.

    Il margine lordo è salito al 25,3% dal 20,4% dell’anno precedente, grazie a prezzi medi di vendita più elevati e a un mix di prodotti più favorevole. Le spedizioni di wafer sono aumentate del 20,1%, mentre l’utilizzo della capacità produttiva è salito al 93,7% dal 92,5%.

    Per il terzo trimestre, SMIC prevede una crescita sequenziale dei ricavi compresa tra il 2% e il 4%, con un margine lordo atteso tra il 26% e il 28%.

    La società ha affermato che lo slancio legato all’AI e alla relativa domanda industriale dovrebbe continuare a sostenere il fabbisogno di produzione di semiconduttori nella seconda metà dell’anno. Intende inoltre accelerare la qualificazione della nuova capacità produttiva.

    Il petrolio sale con l’incertezza sullo Stretto di Hormuz

    I prezzi del greggio sono saliti venerdì e si avviavano verso il primo rialzo settimanale in tre settimane, mentre l’incertezza sul conflitto tra Stati Uniti e Iran e sulle forniture dal Golfo Persico continuava a sostenere un premio per il rischio geopolitico.

    I futures sul Brent sono saliti dell’1,6% a 88,43 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato l’1,9% a 82,72 dollari alle 03:36 ET. Entrambi i benchmark erano in rialzo di circa il 5% sulla settimana.

    Parte dei guadagni settimanali è stata limitata dopo che importanti organismi del settore hanno ridotto le previsioni sulla domanda di petrolio, mentre un aumento delle scorte statunitensi superiore alle attese ha aggiunto ulteriore pressione.

    L’incertezza sul traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasta una delle principali preoccupazioni, con Washington e Teheran che hanno presentato versioni contrastanti sul controllo della strategica via d’acqua.

    Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha aumentato le tensioni affermando che Washington imporrà “misure come non se ne sono mai viste nella storia dell’isolamento economico di un Paese.”

    Workday balza sulle indiscrezioni relative a Silver Lake

    Le azioni Workday (NASDAQ:WDAY) sono balzate del 25% giovedì dopo che Reuters ha riferito che il fondo di private equity Silver Lake sta discutendo una possibile acquisizione della società di software per la gestione delle risorse umane e finanziarie.

    Secondo il rapporto, le due parti hanno avuto colloqui negli ultimi mesi, anche se le discussioni sono ancora in corso e non vi è alcuna garanzia che l’operazione venga completata.

    Un’acquisizione potrebbe valutare Workday oltre la sua capitalizzazione di mercato di circa 43 miliardi di dollari e diventare potenzialmente una delle maggiori operazioni di buyout mai realizzate nel settore software.

    Prima delle indiscrezioni, le azioni della società avevano perso circa il 15% dall’inizio dell’anno e oltre il 40% rispetto al massimo del 2024.

    Reuters ha riferito che né Silver Lake né Workday hanno risposto alle richieste di commento.

  • Il gas europeo verso il miglior rialzo settimanale da luglio mentre si aggrava lo stallo nello Stretto di Hormuz

    Il gas europeo verso il miglior rialzo settimanale da luglio mentre si aggrava lo stallo nello Stretto di Hormuz

    I prezzi del gas naturale europeo si avviavano verso i maggiori rialzi settimanali dalla fine di luglio, mentre l’escalation delle tensioni nel Golfo Persico e il persistente stallo diplomatico sullo Stretto di Hormuz hanno riacceso i timori per le forniture energetiche in vista dell’inverno.

    Il contratto britannico front-month era sulla buona strada per registrare un aumento settimanale di quasi il 10%, scambiando intorno a 145 pence per therm. Si tratterebbe della migliore performance su cinque sedute dal 20 luglio.

    I futures olandesi front-month, principale riferimento per il mercato del gas dell’Europa continentale, hanno seguito un andamento simile. I prezzi si avviavano verso un rialzo settimanale di quasi il 9%, scambiando vicino a 59,50 euro per megawattora.

    Entrambi i contratti hanno raggiunto massimi di diverse settimane all’inizio della settimana, toccando i livelli intraday più elevati dal 24 luglio prima che alcune prese di profitto interrompessero temporaneamente il rally.

    Lo stallo nello Stretto di Hormuz riaccende i timori sulle forniture

    Un periodo di relativa calma sui mercati europei del gas durante l’estate, favorito da una gestione ordinata della manutenzione dei gasdotti norvegesi, ha rapidamente lasciato spazio a nuovi timori sulle conseguenze di un’interruzione prolungata delle rotte marittime mediorientali.

    Il principale catalizzatore è stato il mancato accordo tra Washington e Teheran sull’accesso commerciale marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Le aspettative di un’intesa provvisoria sul transito si sono indebolite dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha introdotto condizioni più severe, tra cui la richiesta di un risarcimento finanziario da parte dell’Iran per le perdite legate al conflitto regionale, sollevando inoltre la possibilità di un blocco navale.

    L’Iran ha risposto sostenendo che le restrizioni alla navigazione commerciale attraverso la strategica via d’acqua resteranno in vigore fino a quando Washington non rimuoverà le sanzioni economiche e non sbloccherà gli asset iraniani congelati.

    Le interruzioni del GNL del Qatar aumentano la pressione sull’Europa

    Le persistenti restrizioni hanno ridotto le consegne di gas naturale liquefatto proveniente dal Qatar verso i terminali di importazione europei.

    Di conseguenza, le utility sono state costrette a cercare carichi sostitutivi di GNL sul mercato spot proprio nel momento in cui l’Europa dovrebbe concentrarsi sulla ricostituzione delle scorte in vista della stagione invernale.

    L’interruzione assume particolare rilevanza perché il Qatar è uno dei principali fornitori del mercato globale del GNL. Restrizioni prolungate nello Stretto di Hormuz potrebbero quindi intensificare la concorrenza tra acquirenti europei e asiatici per i carichi alternativi disponibili.

    Le scorte europee di gas restano insolitamente basse

    Le tensioni geopolitiche arrivano in un momento delicato per la sicurezza energetica europea.

    Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Unione europea si trovano soltanto al 59% della capacità operativa, un livello storicamente basso per la metà di agosto.

    Le scorte sono inferiori di circa 12 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e rimangono significativamente al di sotto della media stagionale degli ultimi cinque anni.

    Il deficit rende il mercato europeo del gas maggiormente vulnerabile a forti oscillazioni dei prezzi qualora il clima più freddo dovesse arrivare prima del previsto durante l’autunno.

    Le ondate di caldo rallentano il riempimento degli stoccaggi

    Gli sforzi europei per ricostituire le scorte sono stati complicati anche dalle intense ondate di caldo che hanno interessato l’Europa meridionale e centrale.

    Le temperature elevate hanno aumentato la domanda di elettricità per il condizionamento, costringendo le utility a utilizzare maggiori quantità di gas naturale per la produzione di energia invece di destinarle agli stoccaggi sotterranei.

    Questa dinamica ha rallentato il ritmo di riempimento delle riserve proprio mentre le difficoltà nel trasporto del GNL stanno aumentando l’incertezza sulle forniture future.

    Il premio geopolitico potrebbe persistere fino alla stagione invernale

    I mercati delle materie prime hanno perso parte del loro slancio verso la fine della settimana dopo dati sull’inflazione statunitense sostanzialmente in linea con le attese, ma i rischi sulle forniture continuano a limitare il potenziale ribasso dei prezzi del gas europeo.

    Fino a quando le navi metaniere non potranno nuovamente transitare senza ostacoli attraverso lo Stretto di Hormuz e il ritmo delle iniezioni negli stoccaggi europei non accelererà, gli operatori probabilmente continueranno ad applicare un consistente premio per il rischio geopolitico ai contratti del gas.

    Con le scorte insolitamente basse per questo periodo dell’anno, gli sviluppi nel Golfo Persico e la velocità di ricostituzione delle riserve europee resteranno fattori determinanti per i prezzi con l’avvicinarsi della stagione invernale.

  • Borse europee stabili ma verso un calo settimanale mentre le tensioni con l’Iran spingono il petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee stabili ma verso un calo settimanale mentre le tensioni con l’Iran spingono il petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee sono rimaste sostanzialmente invariate venerdì e si avviavano verso un modesto calo settimanale, mentre gli investitori bilanciavano una solida stagione degli utili societari con l’aumento dei prezzi del petrolio e la persistente incertezza legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Lo STOXX 600 avanzava dello 0,05% a 659,65 punti alle 0710 GMT, mantenendosi vicino ai massimi storici nonostante le perdite registrate all’inizio della settimana.

    Gli utili societari hanno continuato a fornire sostegno al mercato, con le previsioni sugli utili del secondo trimestre per le principali società europee in aumento per l’ottava settimana consecutiva. Gli utili aggregati dello STOXX 600 dovrebbero ora crescere del 23,4%, trainati soprattutto dai forti incrementi nei settori dell’energia e dei materiali.

    Le tensioni con l’Iran frenano il sentiment

    Gli sviluppi geopolitici hanno continuato a limitare la propensione al rischio, mentre i tentativi di risolvere il conflitto tra Stati Uniti e Iran restano in una fase di stallo.

    I futures sul petrolio sono saliti di circa l’1% a 87,93 dollari al barile dopo che gli Stati Uniti hanno minacciato un blocco navale dell’Iran a tempo indeterminato, riaccendendo i timori per possibili interruzioni delle forniture globali di greggio.

    I negoziati tra Washington e Teheran sono rimasti bloccati, con un irrigidimento della retorica da entrambe le parti che ha ridotto le aspettative di una soluzione imminente.

    Nel frattempo, i dati più deboli sull’inflazione al consumo e alla produzione negli Stati Uniti pubblicati durante la settimana hanno rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa evitare un ulteriore aggressivo inasprimento monetario.

    Gli investitori attendevano inoltre i dati sull’occupazione e sul PIL dell’area euro previsti alle 0900 GMT per ottenere ulteriori indicazioni sullo stato di salute dell’economia regionale.

    Tecnologia in rialzo, risorse di base in calo

    I titoli tecnologici europei hanno guidato i guadagni settoriali con un rialzo dell’1,4%, mentre le risorse di base sono state il comparto più debole, con una flessione dell’1,6%.

    Le notizie societarie sono state relativamente limitate con la stagione degli utili europei ormai vicina alla conclusione, lasciando gli sviluppi macroeconomici e geopolitici come principali fattori alla guida del mercato.

    Il petrolio verso il primo rialzo settimanale in tre settimane

    I mercati energetici sono rimasti uno dei principali ostacoli a un rally più ampio delle azioni europee.

    Il greggio si avviava a registrare un aumento settimanale di circa il 4%, interrompendo potenzialmente una serie di due settimane consecutive in calo dopo un periodo caratterizzato da forte volatilità.

    Il Brent è tornato verso i massimi delle ultime settimane mentre Washington ha assunto una posizione più aggressiva nei confronti di Teheran.

    Gli Stati Uniti hanno minacciato di intensificare la politica di massima pressione economica sull’Iran, compresa la possibilità di mantenere un blocco navale se non verrà ripristinato l’accesso commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’escalation ha ridotto le speranze di un accordo di pace immediato e ha mantenuto sotto pressione i settori europei maggiormente esposti all’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime.

    Gli investitori assimilano una settimana ricca di dati economici

    I mercati europei hanno dovuto valutare anche numerosi importanti indicatori economici pubblicati durante la settimana.

    Il prodotto interno lordo del Regno Unito è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, in linea con le previsioni, mentre i dati finali sull’inflazione tedesca di luglio hanno confermato un’accelerazione al 2,8% su base annua.

    Negli Stati Uniti, i prezzi al consumo di luglio sono aumentati del 3,4% su base annua, in linea con le aspettative, mentre l’indice generale dei prezzi alla produzione è rimasto invariato rispetto al mese precedente.

    Insieme all’inaspettata contrazione dell’occupazione statunitense riportata la settimana precedente, i segnali di rallentamento dell’inflazione hanno contribuito a ridurre i timori che la Federal Reserve debba inasprire aggressivamente la politica monetaria in vista dell’autunno.

    I mercati monetari hanno quindi ridotto a circa il 35% la probabilità implicita di un aumento dei tassi Fed di 25 punti base a settembre, rispetto a quasi il 67% della settimana precedente.

    La diminuzione del rischio legato ai tassi d’interesse ha fornito un certo sostegno alle azioni, anche se le persistenti tensioni sui mercati energetici hanno impedito un rally più significativo. Con le tensioni nel Golfo Persico ancora irrisolte e la stagione degli utili europei in fase conclusiva, gli investitori sono rimasti prudenti nonostante gli indici principali si mantengano vicini ai massimi storici.

    Energiekontor crolla mentre NKT balza

    Tra i singoli titoli, Energiekontor (TG:EKT) ha perso il 15% dopo aver ridotto le previsioni per l’intero esercizio.

    NKT (TG:NKT) si è mossa nella direzione opposta, guadagnando il 10% dopo aver migliorato la propria guidance annuale.

  • I titoli software europei volano sulle indiscrezioni relative alle trattative di Silver Lake per Workday

    I titoli software europei volano sulle indiscrezioni relative alle trattative di Silver Lake per Workday

    I titoli software europei hanno registrato forti rialzi venerdì dopo che Reuters ha riferito, citando persone a conoscenza della questione, che il fondo di private equity Silver Lake sta discutendo una possibile acquisizione di Workday (NASDAQ:WDAY).

    Un’operazione riguardante il fornitore di software per la gestione delle risorse umane e finanziarie potrebbe diventare una delle più grandi acquisizioni mai realizzate nel settore software. Secondo quanto riportato, Silver Lake e Workday avrebbero discusso una possibile operazione negli ultimi mesi, anche se le trattative sono ancora in corso e non vi è alcuna certezza che si arrivi a un accordo.

    Forti rialzi per i titoli software tedeschi ed europei

    Le indiscrezioni sull’acquisizione hanno innescato guadagni diffusi nel settore tecnologico europeo. Alle 04:01 ET (08:01 GMT), SAP (TG:SAP) guadagnava il 4,7%, TeamViewer (TG:TVM) saliva del 6,8% e Nemetschek (TG:NEM) balzava dell’8,8%.

    Altrove, Capgemini (EU:CAP), Dassault Systemes (EU:DSY), Temenos (TG:TE8N) e Wolters Kluwer (EU:WKL) avanzavano tra il 2,5% e il 4,5%.

    OVH (EU:OVH) e Sopra Steria (EU:SOP) guadagnavano entrambe il 2,7%, mentre Planisware (EU:PLNW) saliva del 3,4%, evidenziando una più ampia rivalutazione dei multipli nel settore software.

    Anche i titoli tecnologici britannici partecipano al rally

    Il sentiment positivo si è esteso alle società tecnologiche e software quotate a Londra.

    Softcat (LSE:SCT) guadagnava l’1,6%, Bytes Technology (LSE:BYIT) avanzava dell’1,9% e Sage (LSE:SGE) balzava del 4,5%.

    RELX (LSE:REL) saliva del 3,3%, mentre Kainos (LSE:KNOS) avanzava del 4,2%, con gli investitori che hanno reagito alla possibilità che l’interesse del private equity possa mettere in evidenza il valore presente nel più ampio settore software.

    Workday balza mentre cresce l’attenzione sulla possibile operazione

    Le azioni Workday sono salite di quasi il 18% dopo la pubblicazione delle indiscrezioni. Prima della notizia, la società aveva una capitalizzazione di mercato di circa 43 miliardi di dollari.

    Giovedì le azioni Workday avevano chiuso a 206,45 dollari, corrispondenti a una valutazione della società di circa 51,1 miliardi di dollari.

    Considerate le potenziali dimensioni dell’operazione, Silver Lake potrebbe coinvolgere ulteriori investitori per contribuire al finanziamento dell’acquisizione, secondo quanto riportato.

    Citi vede un possibile catalizzatore per le valutazioni del software

    Gli analisti di Citi hanno affermato che il potenziale interesse di Silver Lake potrebbe riaccendere l’attenzione degli investitori verso le società software e spingere il mercato a rivalutare i timori legati alla disruption provocata dall’intelligenza artificiale, che hanno contribuito al recente selloff del settore.

    Gli analisti hanno osservato che le società di software applicativo hanno generalmente continuato a registrare risultati finanziari resilienti nonostante il rapido sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale.

    Citi ha inoltre sottolineato che le attuali valutazioni del settore continuano a riflettere uno scenario di “crollo della crescita”, anche se il numero di società che potrebbero realisticamente diventare potenziali candidate a “tornare private” potrebbe essere relativamente limitato.

    Le indiscrezioni su Workday hanno quindi fornito un nuovo catalizzatore agli investitori per valutare se le recenti flessioni dei titoli software riflettano adeguatamente la loro performance finanziaria sottostante e le prospettive di crescita a lungo termine.

  • SpaceX attira importanti investimenti dai gruppi finanziari italiani

    SpaceX attira importanti investimenti dai gruppi finanziari italiani

    SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha attirato un forte interesse da parte delle principali istituzioni finanziarie italiane dopo il suo debutto a Wall Street, con Unipol (BIT:UNI) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) tra gli investitori che hanno acquisito un’esposizione alla società aerospaziale di Elon Musk.

    L’investimento di Unipol è stato al centro dell’attenzione in occasione dei risultati semestrali del gruppo assicurativo pubblicati all’inizio di agosto. In quel momento, la società bolognese aveva segnalato una plusvalenza non realizzata di circa 200 milioni di euro sulla partecipazione in SpaceX, successivamente ridottasi in modo significativo a causa delle oscillazioni del titolo.

    Durante la conference call sui risultati semestrali, i dirigenti del gruppo hanno affermato che il valore della plusvalenza “vale quasi la metà” rispetto al livello precedente.

    Il management ha aggiunto che il valore “cambia di giorno in giorno; è un investimento volatile e non è strategico per noi.”

    Unipol segnala che l’investimento potrebbe non essere di lungo periodo

    Nonostante la volatilità, il management di Unipol ha difeso la decisione iniziale di investire nella società.

    I dirigenti hanno dichiarato che “valeva certamente la pena fare quell’investimento”, precisando però che il gruppo non intende necessariamente mantenere la posizione nel lungo periodo.

    “A seconda delle condizioni di mercato, non prevediamo di mantenerlo a lungo”, ha affermato il management.

    Unipol aveva mostrato fiducia nel più ampio ecosistema imprenditoriale di Musk fin da quando il miliardario sudafricano aveva acquisito X, precedentemente conosciuto come Twitter, diventato successivamente una componente importante della sua rete di aziende.

    L’entusiasmo degli investitori nei confronti di SpaceX si è tuttavia gradualmente ridimensionato dopo il forte arretramento del titolo rispetto ai massimi storici raggiunti a giugno. Le azioni erano arrivate a toccare un minimo di 104 dollari, scendendo al di sotto sia del prezzo di IPO di 125 dollari sia del prezzo iniziale di negoziazione di 140 dollari.

    Le azioni SpaceX hanno successivamente recuperato terreno, chiudendo a 141,29 dollari, pur registrando un calo del 3,33% nell’ultima seduta.

    Emerge l’esposizione di Intesa Sanpaolo a SpaceX

    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) è stata un’altra delle prime istituzioni finanziarie a investire in SpaceX, entrando nel capitale della società il 6 ottobre 2023.

    L’entità dell’investimento originario non era stata comunicata perché la partecipazione era inferiore alle soglie che rendono obbligatoria la dichiarazione della percentuale detenuta.

    Più recentemente, secondo quanto riportato da Il Messaggero, un documento regolamentare relativo agli investitori istituzionali con oltre 100 milioni di dollari di asset in gestione e soggetti alla rendicontazione trimestrale alla SEC ha fornito ulteriori dettagli sulla posizione del gruppo bancario italiano.

    Secondo il documento, Intesa Sanpaolo deteneva oltre 5,6 milioni di azioni SpaceX, per un valore di circa 966 milioni di dollari alla fine di giugno.

    Intesa definisce strategico l’investimento

    A differenza di Unipol, che ha descritto la propria partecipazione come non strategica e potenzialmente temporanea, Intesa Sanpaolo ha definito il proprio investimento in SpaceX “strategico.”

    La banca ha affermato che la partecipazione è coerente con le linee guida del proprio Piano d’Impresa, che comprendono l’obiettivo di cogliere le opportunità generate dall’espansione della space economy e dall’innovazione tecnologica globale.

    Gli investimenti evidenziano l’interesse suscitato da SpaceX presso alcune delle maggiori istituzioni finanziarie italiane, anche se gli approcci differenti di Unipol e Intesa mostrano valutazioni diverse sul fatto che l’esposizione alla società aerospaziale di Musk debba rappresentare un investimento tattico oppure una partecipazione strategica di più lungo periodo.

  • Meloni chiede a UniCredit di mantenere solide radici italiane e a MPS di preservare la propria identità

    Meloni chiede a UniCredit di mantenere solide radici italiane e a MPS di preservare la propria identità

    La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato di volere che UniCredit (LSE:UCG) mantenga forti legami con l’Italia dopo l’acquisizione della tedesca Commerzbank (TG:CBK), esprimendo inoltre l’auspicio che Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) rimanga integro nell’ambito dell’offerta di acquisizione di Intesa (BIT:ISP) per la banca toscana.

    In un’intervista a Milano Finanza, Meloni ha sottolineato che il governo italiano non partecipa direttamente al processo di consolidamento che sta interessando il settore bancario.

    “Non stiamo partecipando attivamente alle attuali dinamiche di mercato che interessano il settore bancario”, ha dichiarato Meloni.

    Meloni auspica che MPS conservi nome e identità

    La presidente del Consiglio ha affermato di augurarsi che i cambiamenti in corso nel settore bancario possano portare a un sistema finanziario ancora più solido e competitivo, capace di produrre benefici per famiglie e imprese.

    “Spero che le dinamiche di mercato possano portare a un sistema ancora più solido e competitivo, capace di generare benefici per le famiglie e le imprese. E che MPS non finisca smembrata, perdendo il suo nome e la sua identità”, ha aggiunto Meloni.

    Le sue dichiarazioni evidenziano l’interesse del governo a preservare la storia e l’identità di Monte dei Paschi di Siena mentre prosegue il consolidamento del settore bancario italiano.

    Le radici italiane di UniCredit restano al centro dell’attenzione

    Parlando dell’acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit, Meloni ha ribadito che si tratta di un’operazione determinata dal mercato e nella quale il governo italiano non ha avuto alcun ruolo.

    “È un’operazione di mercato nella quale il governo italiano non ha avuto alcun ruolo. Quello che posso dire è che spero che UniCredit possa continuare ad avere solide radici italiane e che possa instaurarsi un dialogo collaborativo tra la banca e le autorità tedesche.”

    Le dichiarazioni sottolineano la volontà di Meloni che UniCredit mantenga una forte identità italiana, sviluppando al tempo stesso un rapporto costruttivo con le autorità tedesche dopo l’operazione Commerzbank.