I prezzi del gas naturale europeo sono saliti lunedì per la quarta seduta consecutiva, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime settimane, mentre l’escalation delle tensioni intorno allo Stretto di Hormuz e le scorte insolitamente basse hanno intensificato i timori sull’approvvigionamento in vista dell’autunno.
I futures olandesi front-month di riferimento sono aumentati dell’1,83% a 62,55 euro per megawattora, toccando il livello più alto dal 24 luglio. I contratti wholesale britannici hanno registrato un rialzo ancora maggiore, avanzando di oltre il 2% a 154,01 pence per therm e raggiungendo anch’essi il massimo intraday dal 24 luglio.
Per entrambi i benchmark si è trattato della quarta seduta consecutiva in rialzo, la serie positiva giornaliera più lunga dalla fine di luglio.
Le tensioni a Hormuz aumentano il premio per il rischio geopolitico
L’ultimo rialzo arriva dopo un’intensificazione della retorica diplomatica e militare degli Stati Uniti nei confronti di Teheran prima del fine settimana.
Gli operatori energetici hanno aumentato il premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del gas europeo dopo che Washington ha avvertito di poter imporre un blocco navale completo ai porti iraniani qualora continuassero le restrizioni al traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.
La prospettiva di un’applicazione più rigorosa delle misure navali ha ulteriormente ridotto le aspettative di un rapido accordo per ripristinare la normale circolazione marittima.
Le interruzioni attraverso lo stretto hanno lasciato bloccate diverse navi metaniere provenienti dal Qatar e ritardato carichi spot di GNL che sarebbero altrimenti destinati ai terminali di importazione europei.
Le utility europee devono inoltre competere con gli acquirenti asiatici per le forniture disponibili di GNL. Gli importatori asiatici stanno presentando offerte aggressive per i carichi globali non ancora contrattualizzati, rendendo più difficile per le società europee assicurarsi volumi sostitutivi sul mercato spot.
Le basse scorte aumentano la vulnerabilità dell’Europa
I timori sull’offerta sono aggravati dal significativo deficit delle scorte europee di gas.
Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Unione Europea sono pieni soltanto al 59%, un livello insolitamente basso per la metà di agosto.
Le intense ondate di caldo estive hanno contribuito al deficit, aumentando il consumo di gas da parte delle utility per soddisfare la domanda di elettricità legata al raffrescamento. I ritardi nelle importazioni di GNL hanno ulteriormente limitato la velocità di ricostituzione delle scorte in vista della stagione invernale.
Anche la struttura dei prezzi di mercato rende meno interessanti le iniezioni negli stoccaggi. Le forniture di gas con consegna immediata vengono scambiate con un premio significativo, mantenendo la curva forward in una marcata backwardation.
Questa configurazione riduce l’incentivo economico per gli operatori ad acquistare oggi gas spot costoso per immagazzinarlo e venderlo successivamente, complicando potenzialmente il ripristino delle scorte prima dell’arrivo delle temperature più fredde.
I mercati energetici restano concentrati sui rischi per l’offerta
Con pochi dati economici europei in programma all’inizio della settimana, gli operatori del gas stanno prendendo indicazioni soprattutto dagli sviluppi geopolitici e dall’andamento generale dei mercati energetici e delle materie prime.
I mercati finanziari più ampi hanno beneficiato la scorsa settimana di alcuni indicatori statunitensi sull’inflazione più moderati, che hanno rafforzato le aspettative di un orientamento più accomodante della Federal Reserve.
Il mercato europeo del gas deve tuttavia affrontare pressioni differenti. Gli analisti energetici continuano a vedere uno spazio limitato per un calo duraturo dei prezzi finché il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resterà compromesso e le scorte europee rimarranno significativamente inferiori ai normali livelli stagionali.

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