I prezzi del petrolio restano stabili dopo i forti guadagni settimanali mentre persistono i rischi legati a Iran e Hormuz

Oil and gas pipeline

I prezzi del petrolio si sono mossi in un intervallo ristretto lunedì dopo i forti rialzi della settimana precedente, sostenuti dalla persistente incertezza sui rapporti tra Stati Uniti e Iran e dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz.

I futures sul Brent erano in rialzo dello 0,1% a 88,62 dollari al barile alle 00:42 ET (04:42 GMT), mentre i futures sul West Texas Intermediate scendevano dello 0,1% a 81,37 dollari al barile.

Il petrolio conserva i guadagni settimanali mentre le tensioni geopolitiche restano elevate

Il Brent ha guadagnato oltre il 5% la scorsa settimana mentre proseguivano le ostilità tra Stati Uniti e Iran e Teheran colpiva ulteriori infrastrutture energetiche nell’Asia occidentale.

Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ha subito un ulteriore rallentamento dopo gli attacchi iraniani contro petroliere nella regione, mentre gli Stati Uniti hanno mantenuto il blocco navale contro Teheran.

Durante il fine settimana, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha ribadito che Teheran non è impegnata in negoziati diretti con gli Stati Uniti, mentre Washington ha minacciato ulteriori misure economiche contro l’Iran.

Le tensioni sono aumentate anche nel Mar Rosso, dove gli Houthi yemeniti sostenuti dall’Iran hanno continuato ad attaccare le navi in transito nello stretto di Bab al-Mandab. Le ulteriori interruzioni hanno accresciuto i timori di una maggiore instabilità lungo importanti rotte energetiche dell’Asia occidentale.

I rischi sull’offerta hanno finora prevalso sulle prospettive più deboli per la domanda indicate dalle principali organizzazioni energetiche. La scorsa settimana sia l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio sia l’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno ridotto le loro previsioni sulla domanda globale di petrolio per il 2026.

Il diesel diventa un punto critico nei mercati dei carburanti

Gli analisti di ANZ hanno affermato che i prodotti raffinati sono stati colpiti più duramente del mercato del greggio dal conflitto in Asia occidentale.

Hanno osservato che il diesel, in particolare, è “emerso come il segmento più teso del complesso petrolifero”, con l’offerta sotto pressione a causa di una combinazione di interruzioni produttive, fermate delle raffinerie e vincoli al trasporto marittimo.

Secondo ANZ, le interruzioni nelle raffinerie del Golfo Persico hanno ridotto la produzione e le esportazioni di diesel proprio mentre la domanda globale del carburante rimane solida.

Le pressioni sull’offerta sono state aggravate anche dal conflitto in corso tra Russia e Ucraina, con Kyiv che ha effettuato nuovi attacchi contro infrastrutture petrolifere russe.

La combinazione di tensioni geopolitiche, problemi nelle raffinerie e domanda persistente potrebbe rendere il mercato del diesel ancora più ristretto nei prossimi mesi.

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