Author: Fiona Craig

  • Kepler alza la raccomandazione su Maire a Buy grazie alla forte crescita degli ordini (MTCM)

    Kepler alza la raccomandazione su Maire a Buy grazie alla forte crescita degli ordini (MTCM)

    Kepler ha migliorato il giudizio su Maire (BIT:MTCM), portandolo a Buy da Hold e confermando il target price a 17,50 euro, sulla base delle aspettative di una solida performance nel secondo trimestre e della presenza di diversi potenziali catalizzatori di crescita nei prossimi dodici mesi.

    Secondo il broker, i risultati del secondo trimestre dovrebbero essere robusti e non risentire in modo significativo delle attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

    La raccolta ordini rafforza le prospettive

    Kepler osserva che il titolo Maire ha registrato un calo dalla precedente revisione al ribasso del rating, creando quello che considera un interessante punto di ingresso con un potenziale rialzo di circa il 25%.

    La società ha già acquisito circa 7 miliardi di euro di nuovi ordini nella prima metà del 2026, avvicinandosi all’obiettivo annuale di circa 9 miliardi di euro.

    Per Kepler, il ritmo di acquisizione delle commesse ha superato le aspettative e potrebbe continuare a migliorare grazie a ulteriori opportunità commerciali, in particolare in Argentina.

    Possibile revisione della guidance nel terzo trimestre

    La casa di ricerca ritiene che Maire possa attendere la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre prima di aggiornare la guidance sugli ordini per l’intero esercizio.

    Kepler ha lasciato invariate le proprie stime sugli utili per il periodo 2026-2028.

    Diversi catalizzatori per la crescita

    Tra i principali fattori che potrebbero sostenere il titolo nei prossimi dodici mesi, Kepler indica un ulteriore incremento delle commesse, possibili acquisizioni, una potenziale quotazione in Borsa di NextChem e futuri miglioramenti delle stime sugli utili legati al progetto Hail & Ghasha, considerato un importante motore di crescita a partire dal 2027.

    Il broker evidenzia inoltre un portafoglio commerciale particolarmente ampio oltre il 2026, che comprende almeno tre progetti di grandi dimensioni in grado di sostenere la crescita futura.

  • L’oro si avvia a chiudere la settimana in calo tra tensioni con l’Iran e timori sui tassi

    L’oro si avvia a chiudere la settimana in calo tra tensioni con l’Iran e timori sui tassi

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve ribasso venerdì e si preparano a chiudere la settimana in territorio negativo, mentre il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran ha alimentato i timori che l’aumento dei prezzi dell’energia possa sostenere l’inflazione e ritardare un allentamento della politica monetaria.

    Anche argento e platino sono avviati a registrare perdite settimanali, mentre il petrolio mantiene livelli elevati e il dollaro si è stabilizzato dopo la debolezza della scorsa settimana.

    L’oro spot è sceso dello 0,6% a 4.101,11 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,8% a 4.108,90 dollari l’oncia alle 04:46 ET (08:46 GMT). Su base settimanale, l’oro spot registra una flessione di circa l’1,8%.

    L’aumento dell’inflazione pesa sul metallo prezioso

    L’oro è stato penalizzato dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l’Iran, provocando un deciso rialzo dei prezzi del petrolio.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato conclusa la tregua con l’Iran e ha ordinato nuovi attacchi militari, ai quali Teheran ha risposto con azioni di ritorsione.

    Sebbene un rapporto di Axios abbia riferito che i mediatori regionali stanno cercando di salvare il recente memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, il quadro geopolitico in Medio Oriente rimane altamente incerto.

    Il rialzo del petrolio ha riacceso i timori di un’inflazione alimentata dall’energia, aumentando la possibilità che la Federal Reserve mantenga un orientamento più restrittivo. Secondo i dati del CME FedWatch, il mercato ha progressivamente rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi statunitensi nel 2026.

    Tassi di interesse più elevati tendono a penalizzare gli asset privi di rendimento come l’oro, poiché aumentano il costo opportunità rispetto agli investimenti obbligazionari.

    “L’oro ha trovato un certo sostegno grazie alle aspettative di un’escalation limitata del conflitto in Medio Oriente. Questo nonostante le precedenti preoccupazioni secondo cui il rialzo dei prezzi dell’energia avrebbe potuto spingere la Fed a mantenere i tassi d’interesse più elevati più a lungo per contrastare un’inflazione persistentemente alta”, hanno scritto gli analisti di ANZ in una nota.

    Nonostante il suo tradizionale ruolo di bene rifugio, dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran l’oro ha registrato una performance inferiore alle attese, poiché le preoccupazioni su inflazione e tassi hanno prevalso sulla domanda difensiva.

    Argento e platino chiudono la settimana in ribasso

    L’andamento degli altri metalli preziosi è stato eterogeneo.

    L’argento spot è sceso dello 0,7% a 59,5250 dollari l’oncia ed è in calo di oltre il 4% su base settimanale.

    Il platino spot ha perso lo 0,1% a 1.616,14 dollari l’oncia. Pur registrando una flessione settimanale, la perdita di circa lo 0,3% è risultata più contenuta rispetto agli altri metalli preziosi.

  • Il petrolio resta stabile e si avvia a chiudere la settimana in rialzo mentre il conflitto con l’Iran rimane circoscritto

    Il petrolio resta stabile e si avvia a chiudere la settimana in rialzo mentre il conflitto con l’Iran rimane circoscritto

    I prezzi del petrolio hanno registrato variazioni limitate venerdì, mantenendosi comunque sulla strada per una solida performance settimanale. Gli investitori continuano infatti a bilanciare il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran con l’aspettativa che il conflitto rimanga contenuto e non comprometta le esportazioni di greggio dal Golfo Persico.

    Alle 14:18 ET (18:18 GMT), i futures sul WTI hanno ceduto lo 0,1% a 72,01 dollari al barile, mentre i futures sul Brent sono scesi dello 0,07% a 76,25 dollari al barile.

    Nonostante la seduta tranquilla, il Brent si avvia a chiudere la settimana con un rialzo di circa il 5%, mentre il WTI guadagna intorno al 4%. I prezzi erano saliti bruscamente a inizio settimana dopo i nuovi attacchi nei pressi dello Stretto di Hormuz, per poi ridimensionarsi quando il mercato ha iniziato a ritenere improbabile un allargamento del conflitto.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione

    Giovedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani, affermando che le operazioni miravano a ridurre ulteriormente la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro Paesi alleati degli Stati Uniti, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar e Giordania, dando vita a uno degli scontri più estesi dalla tregua temporanea del mese scorso.

    L’escalation segue gli attacchi contro diverse navi commerciali avvenuti all’inizio della settimana nello Stretto di Hormuz, che avevano spinto alcune compagnie di navigazione a rinviare o riconsiderare il transito attraverso uno dei principali corridoi energetici mondiali. Sebbene il traffico delle petroliere sia gradualmente ripreso dopo l’accordo di giugno, i volumi restano inferiori ai livelli precedenti al conflitto, mentre assicuratori e armatori continuano a valutare i rischi per la sicurezza.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli attacchi contro le navi commerciali hanno di fatto posto fine alla fragile tregua, avvertendo che gli Stati Uniti reagiranno con maggiore forza qualora l’Iran colpisca nuovamente il traffico marittimo. Nel frattempo sono proseguiti gli sforzi diplomatici, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi impegnato in colloqui con Arabia Saudita, Oman e Turchia per evitare un ulteriore allargamento del conflitto.

    I mercati prevedono un’escalation limitata

    Gli analisti di IG hanno scritto in una nota che la reazione relativamente contenuta del petrolio, nonostante il proseguimento delle operazioni militari, riflette la crescente convinzione che la crisi resterà circoscritta e non si trasformerà in un conflitto regionale di lunga durata.

    Secondo il broker, gli attacchi statunitensi hanno finora preso di mira infrastrutture militari iraniane e non impianti di produzione o esportazione di petrolio, mentre i flussi di greggio dal Golfo sono rimasti sostanzialmente regolari, limitando i timori di uno shock immediato dell’offerta.

    IG ritiene che i principali rischi rialzisti per il petrolio emergerebbero solo qualora Washington imponesse ulteriori restrizioni alle esportazioni di greggio iraniano oppure se il conflitto coinvolgesse direttamente le infrastrutture energetiche o il traffico nello Stretto di Hormuz.

    Per il momento, la volontà dei Paesi della regione di mantenere aperte le rotte commerciali e la resilienza delle esportazioni dal Golfo continuano a contenere ulteriori rialzi dei prezzi.

    L’attenzione del mercato è ora rivolta agli sviluppi del fine settimana, ai movimenti delle petroliere nello Stretto di Hormuz e a eventuali segnali di rallentamento delle esportazioni di greggio dalla regione.

  • I futures USA restano prudenti mentre i mercati attendono la stagione degli utili: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures USA restano prudenti mentre i mercati attendono la stagione degli utili: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un andamento cauto venerdì, con gli investitori che hanno bilanciato il rally dei titoli tecnologici asiatici con le persistenti tensioni in Medio Oriente e con l’avvicinarsi dell’inizio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre.

    “Fondamentali degli utili solidi continuano ad ancorare la volatilità degli indici; i risultati del secondo trimestre saranno decisivi per confermare questo scenario”, ha scritto in una nota Emmanuel Cau, strategist di Barclays.

    “I risultati del secondo trimestre saranno fondamentali per riallineare l’andamento dei prezzi ai fondamentali, stabilire se i mercati potranno proseguire il rialzo e confermare la leadership dei vari settori e fattori.”

    Anche le materie prime hanno riflesso questo clima di cautela. L’oro è rimasto sotto pressione ed è avviato a chiudere la settimana in calo, mentre il petrolio ha mantenuto gran parte dei recenti rialzi grazie alle continue preoccupazioni per le tensioni tra Stati Uniti e Iran. In Giappone, i mercati hanno beneficiato dell’annuncio del governo volto a favorire maggiori investimenti domestici da parte dei fondi pensione, mentre SK Hynix (USOTC:HXSCL) ha attirato l’attenzione con la sua maxi quotazione ADR negli Stati Uniti.

    Il Giappone punta sui fondi pensione

    I titoli di Stato giapponesi e lo yen hanno guadagnato terreno dopo che il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha annunciato l’intenzione del governo di incoraggiare i fondi pensione, incluso il Government Pension Investment Fund (GPIF), che gestisce circa 2.000 miliardi di dollari, ad aumentare gli investimenti negli asset finanziari nazionali.

    La misura potrebbe favorire consistenti afflussi verso il mercato azionario e obbligazionario giapponese, oltre a sostenere lo yen qualora i fondi riducessero l’attuale esposizione di circa il 50% agli investimenti esteri. Gli investitori attendono inoltre il piano economico “Honebuto”, previsto per il 21 luglio, che dovrebbe includere investimenti destinati a intelligenza artificiale, semiconduttori ed energia. Il cambio dollaro/yen perdeva lo 0,4%.

    SK Hynix completa una maxi quotazione ADR

    SK Hynix (USOTC:HXSCL) ha fissato il prezzo della propria offerta di American Depositary Receipt (ADR) a 149 dollari per azione, raccogliendo circa 26,5 miliardi di dollari in una delle più grandi operazioni azionarie mai realizzate nel settore dei semiconduttori.

    Il prezzo rappresenta un premio di circa il 3% rispetto alla chiusura precedente delle azioni quotate a Seul. Reuters ha riferito che l’offerta ADR è stata sottoscritta oltre sette volte.

    L’Asia guida i rialzi, l’Europa rallenta

    Le borse asiatiche hanno chiuso in rialzo, trainate dal comparto dei semiconduttori dopo i forti guadagni registrati a Wall Street. Il Kospi sudcoreano è salito di circa il 5%, con Samsung Electronics tra i migliori titoli, mentre anche il Nikkei 225 giapponese ha chiuso in positivo.

    In Europa, invece, i mercati hanno mostrato un andamento più prudente. Lo STOXX 600 è rimasto sostanzialmente invariato dopo il rally legato all’intelligenza artificiale della seduta precedente, mentre gli investitori continuano a monitorare le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i possibili effetti su commercio globale e inflazione.

    Negli Stati Uniti, i futures erano contrastati: quelli sullo S&P 500 cedevano lo 0,2%, mentre quelli sul Dow Jones guadagnavano lo 0,1%.

    Petrolio sostenuto, oro in calo

    I prezzi del petrolio sono rimasti orientati al rialzo e si avviano a chiudere la settimana con solidi guadagni, mentre il mercato valuta l’impatto delle tensioni geopolitiche.

    Il Brent è sulla buona strada per registrare un progresso settimanale di circa il 6%, mentre il WTI si avvia a un rialzo vicino al 5%. Entrambi restano comunque al di sotto dei massimi raggiunti a metà settimana, dopo l’allentamento dei timori su possibili interruzioni dei flussi energetici nello Stretto di Hormuz.

    L’oro continua invece a perdere terreno, penalizzato dal ritorno delle preoccupazioni sull’inflazione e sui tassi d’interesse. Anche argento e platino si preparano a chiudere la settimana in ribasso.

    Delta apre la stagione delle trimestrali

    L’attenzione dei mercati si sposta ora sull’avvio della stagione degli utili del secondo trimestre.

    Delta Air Lines (NYSE:DAL) pubblicherà i risultati nel corso della giornata. Gli analisti prevedono un utile per azione rettificato di 1,51 dollari su ricavi pari a 17,53 miliardi di dollari, di cui 15,63 miliardi provenienti dal trasporto passeggeri e circa 231,6 milioni dal comparto cargo.

    Gli investitori seguiranno con attenzione le indicazioni della compagnia aerea per valutare lo stato della domanda di viaggi e le prospettive dell’economia.

  • Le borse europee restano caute mentre le tensioni in Medio Oriente frenano l’entusiasmo per l’AI: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee restano caute mentre le tensioni in Medio Oriente frenano l’entusiasmo per l’AI: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno registrato variazioni contenute venerdì, con l’ottimismo iniziale generato da una maxi quotazione tecnologica negli Stati Uniti che ha lasciato spazio alle preoccupazioni per l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, riaccendendo i timori sull’inflazione e sull’economia globale.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è rimasto sostanzialmente invariato nelle prime contrattazioni, dopo il moderato recupero della seduta precedente sostenuto dai titoli legati all’intelligenza artificiale.

    Anche il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno oscillato intorno alla parità, mentre il FTSE 100 di Londra e il FTSE MIB italiano hanno guadagnato circa lo 0,3%.

    Nonostante la stabilità della seduta, lo STOXX 600 resta avviato a chiudere la settimana con una perdita vicina al 2%, la peggiore da metà aprile, mentre gli investitori rivalutano i rischi derivanti dall’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente.

    Le tensioni geopolitiche tornano a pesare sui mercati

    Il sentiment è peggiorato dopo le notizie relative agli attacchi aerei statunitensi contro 90 obiettivi iraniani avvenuti mercoledì per ridurre le minacce alle rotte marittime internazionali.

    L’Iran ha risposto colpendo asset statunitensi in Kuwait, Bahrein e Qatar, alimentando le preoccupazioni per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici mondiali.

    La fine della fragile tregua del 17 giugno ha riportato il Brent verso i 77 dollari al barile, interrompendo il recente calo dei prezzi del petrolio e riaccendendo i timori di una nuova pressione inflazionistica.

    Il rally tecnologico perde slancio

    Lo scenario geopolitico ha oscurato quello che inizialmente sembrava un momento positivo per il settore tecnologico, dopo la quotazione al Nasdaq del produttore sudcoreano di semiconduttori SK Hynix (USOTC:HXSCL), che ha raccolto 26,5 miliardi di dollari in una delle maggiori offerte azionarie della storia.

    L’entusiasmo iniziale per i titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale si è però rapidamente affievolito, con gli investitori tornati a concentrarsi sui rischi macroeconomici e sulle valutazioni elevate.

    Tra i titoli europei del comparto, Siltronic (TG:WAF) ha perso il 2%, Soitec (EU:SOI) il 2,8% e ASML (EU:ASML) il 2%.

    I principali titoli

    EasyJet (LSE:EZJ) è balzata del 13% dopo aver raggiunto un accordo di principio su un’offerta di acquisizione da parte di Apollo.

    Vodafone (LSE:VOD) ha guadagnato il 12% dopo l’acquisizione della quota detenuta da e& da parte dell’imprenditore francese Xavier Niel.

    St. James’s Place (LSE:STJ) ha ceduto circa il 5% dopo che una delle sue società partner di consulenza ha annunciato l’intenzione di lasciare il gruppo.

  • I prezzi del gas europeo scendono mentre le spedizioni di GNL proseguono attraverso lo Stretto di Hormuz

    I prezzi del gas europeo scendono mentre le spedizioni di GNL proseguono attraverso lo Stretto di Hormuz

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono diminuiti venerdì dopo che i dati sul traffico marittimo hanno mostrato che le navi che trasportano gas naturale liquefatto (GNL) continuano ad attraversare lo Stretto di Hormuz, attenuando i timori di un’immediata interruzione delle forniture nonostante il peggioramento delle tensioni in Medio Oriente.

    Il contratto benchmark olandese con consegna il mese successivo è sceso del 2,3% a 48,97 euro per megawattora (MWh), dopo il forte rialzo registrato all’inizio della settimana. Nel Regno Unito, il contratto equivalente è diminuito del 2,4% a 117,90 pence per therm.

    Nonostante il calo della seduta, entrambi i benchmark restano avviati a chiudere la seconda settimana consecutiva in rialzo, sostenuti dal premio al rischio geopolitico incorporato nei mercati energetici.

    Le spedizioni di GNL rassicurano il mercato

    La flessione dei prezzi è arrivata nonostante il persistere delle tensioni militari dopo il recente scambio di attacchi aerei tra Stati Uniti e Iran. Il venir meno della tregua del 17 giugno ha aumentato le preoccupazioni sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici mondiali.

    Gli operatori hanno tuttavia trovato conforto nei dati satellitari e nelle informazioni dei broker marittimi, che hanno confermato il regolare transito di diverse metaniere partite dai terminal di esportazione del Qatar nelle ultime 24 ore.

    Sebbene l’Iran abbia rafforzato i pattugliamenti navali e i controlli sulle comunicazioni nella zona, il traffico commerciale non è stato interrotto, riducendo i timori di un grave blocco delle forniture che i mercati avevano iniziato a scontare.

    Le elevate scorte europee sostengono il mercato

    A sostenere ulteriormente il mercato contribuiscono anche gli elevati livelli di stoccaggio del gas in Europa, che restano ben superiori alla media stagionale di luglio. Questa situazione offre una protezione contro gli effetti immediati delle tensioni geopolitiche.

    Resta comunque elevata l’attenzione degli operatori. Un prolungamento della crisi, eventuali danni alle infrastrutture del GNL o il ritiro delle coperture assicurative per il transito delle navi nel Golfo Persico potrebbero invertire rapidamente la tendenza e riportare i prezzi oltre la soglia psicologica dei 50 euro per MWh.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono rimasti pressoché invariati venerdì, mentre i mercati hanno ritrovato un certo equilibrio dopo il forte sell-off delle due sedute precedenti, provocato dal riaccendersi delle preoccupazioni che l’escalation tra Stati Uniti e Iran possa alimentare una nuova fase di inflazione trainata dall’energia.

    Il rendimento del Bund tedesco decennale, punto di riferimento dell’area euro, è salito leggermente al 3,033%, rimanendo vicino ai massimi delle ultime sette settimane. Tra mercoledì e giovedì il benchmark ha registrato il più forte rialzo in due giorni degli ultimi mesi, dopo l’intensificarsi degli attacchi militari tra Washington e Teheran.

    Il rendimento del titolo di Stato tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi della Banca Centrale Europea (BCE), si è mantenuto intorno al 2,63%, dopo aver registrato un analogo e marcato incremento mentre gli investitori riducevano l’esposizione ai beni rifugio.

    Tornano al centro dell’attenzione i timori sull’inflazione

    L’ultima escalation, che mette in dubbio la tenuta della fragile tregua raggiunta il 17 giugno, è seguita agli attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani e alla successiva risposta di Teheran contro asset americani in Kuwait e Bahrein.

    Le interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz hanno favorito un nuovo rialzo del prezzo del petrolio, con il Brent tornato vicino ai 78 dollari al barile, inducendo gli investitori a rivedere le aspettative sull’inflazione nel breve termine.

    Prima degli eventi di questa settimana, i mercati obbligazionari scontavano uno scenario di inflazione in rallentamento e una politica monetaria più neutrale da parte delle banche centrali. Il riaccendersi delle tensioni geopolitiche ha ora rimesso in discussione tali aspettative.

  • Jefferies promuove Leonardo come principale scelta nel settore europeo della difesa

    Jefferies promuove Leonardo come principale scelta nel settore europeo della difesa

    Jefferies ha alzato il rating su Leonardo (BIT:LDO) a Buy, indicando il gruppo italiano come la propria principale scelta nel settore europeo dell’aerospazio e della difesa, al posto di Rheinmetall. Secondo la banca d’investimento, la decisione riflette un orientamento sempre più favorevole verso l’elettronica per la difesa e i sistemi di difesa aerea rispetto alle piattaforme terrestri.

    La revisione delle valutazioni modifica la classifica del settore

    L’upgrade arriva dopo una revisione del metodo di valutazione adottato da Jefferies per il comparto difesa, con la maggior parte delle società ora analizzate attraverso un modello sum-of-the-parts (SOTP) basato sulle stime del 2028. La banca ha spiegato che questo approccio riflette il fatto che “l’esecuzione nel breve termine rimane fondamentale.”

    Hensoldt continua a essere valutata su un orizzonte temporale accelerato grazie al suo profilo di crescita. Il nuovo metodo favorisce i titoli dell’elettronica per la difesa, facendo salire sia Thales sia Leonardo nella graduatoria di Jefferies, mentre comporta una riduzione dei target price per CSG e RENK, con stime annuali sostanzialmente invariate.

    Leonardo considerata una delle migliori opportunità di valore

    Sebbene il titolo Leonardo abbia seguito il ridimensionamento dell’intero comparto difesa, Jefferies ritiene che rimanga il titolo più conveniente nel segmento della difesa aerea tra quelli coperti, con una valutazione pari a circa 14 volte l’EV/EBIT prospettico a 12 mesi.

    Gli analisti guidati da Chloe Lemarie hanno evidenziato la partecipazione di Leonardo in MBDA, definendola “uno dei principali fattori di crescita fino al 2029, a nostro avviso.” MBDA è il produttore europeo di sistemi missilistici controllato congiuntamente da Airbus, BAE Systems e Leonardo.

    Il team ha inoltre indicato come elementi favorevoli le opportunità di esportazione del sistema SAMP/T NG e dell’Eurofighter, oltre alla riduzione dell’incertezza sul finanziamento del programma GCAP grazie alla Defence Industrial Partnership.

    Attese sugli utili superiori al consenso

    Jefferies stima un EBIT 2028 di Leonardo superiore dell’8% rispetto al consenso di mercato, grazie soprattutto a una performance migliore della divisione Defence Electronics & Advanced Technologies (DE&E). In base alle proprie valutazioni, la banca vede un potenziale rialzo del 30% rispetto al target price.

    La banca ha inoltre rivisto al rialzo le stime per il 2026 per includere un contributo di nove mesi di Iveco Defence Vehicles, pari a circa 1,1 miliardi di euro di ricavi e 120 milioni di euro di EBITA, in linea con la guidance della società. Sono state inoltre aumentate le aspettative sul recupero dei margini della divisione Aerostructures e leggermente migliorate le previsioni di crescita per DE&E, sostenute dalla domanda di sistemi di difesa aerea.

    La controllata DRS, partecipata da Leonardo per oltre il 70% e consolidata nella divisione DE&E, tratta attualmente a circa 22 volte l’EV/EBIT 2028, rispetto alle 17 volte utilizzate da Jefferies nel proprio modello SOTP. Secondo gli analisti, questo “potrebbe creare ulteriori fattori favorevoli per i multipli.”

    “Nel complesso, ci aspettiamo che Leonardo si rivaluti, avvicinandosi a multipli più simili a quelli di BAE Systems, come base della nostra valutazione SOTP.”

    Le altre preferenze di Jefferies

    Nel resto del settore, Jefferies ha confermato CSG tra le proprie principali preferenze in vista dei risultati del secondo trimestre, nonostante il taglio del target price, grazie al suo “profilo fortemente penalizzato.”

    Nel comparto dell’aerospazio civile, la banca continua invece a preferire Rolls-Royce, prevedendo un miglioramento della guidance per la divisione Power Systems e un incremento dei margini del business aftermarket.

  • JPMorgan declassa Stellantis: i benefici dei tagli ai costi richiederanno più tempo (STLAM)

    JPMorgan declassa Stellantis: i benefici dei tagli ai costi richiederanno più tempo (STLAM)

    JPMorgan adotta una posizione più prudente su Stellantis

    J.P. Morgan ha declassato Stellantis (BIT:STLAM) da Overweight a Neutral, riducendo al contempo il target price da 10 euro a 6 euro. Secondo la banca d’investimento, i benefici delle iniziative di riduzione dei costi impiegheranno più tempo del previsto per riflettersi sui risultati del gruppo.

    Le azioni quotate negli Stati Uniti hanno perso l’1,8% nelle contrattazioni pre-market, mentre il titolo ha ceduto lo 0,8% a Piazza Affari.

    I risparmi sui costi arriveranno con i nuovi modelli

    L’analista Jose Asumendi ritiene che Stellantis dovrà attendere ancora circa 14 mesi prima che i minori costi di approvvigionamento dei componenti abbiano un impatto positivo sui nuovi modelli previsti tra il 2027 e il 2028.

    Senza una significativa riduzione della forza lavoro o un deciso taglio della capacità produttiva in Europa e Nord America, vede “limited chances for STLA to make a rapid return across both regions.”

    “In Europe, we believe STLA is effectively running the business cash neutral, avoiding large restructuring cash outflows as the firm leverages its capacity across Chinese partners such as Leapmotor and DongFeng”, ha aggiunto.

    Riviste al ribasso le stime sugli utili

    Asumendi ha ridotto in media del 30% le stime sugli utili per gli esercizi dal 2026 al 2028, riflettendo l’assenza di importanti interventi sulla capacità produttiva che avrebbero favorito una più rapida ripresa dei margini.

    Il nuovo target price di 6 euro si basa su una valutazione pari a 0,4 volte EV/Vendite e 7 volte gli utili prospettici.

    La concorrenza cinese resta una sfida

    J.P. Morgan individua nella crescente presenza dei produttori cinesi uno dei principali fattori alla base del downgrade.

    “Chinese OEMs are advancing, taking further market share in Europe”, ha scritto Asumendi, osservando che concorrenti come Volkswagen e BMW sono già impegnati in trattative con i sindacati per adeguare la capacità produttiva.

    L’analista ha inoltre affermato di aver sperato in indicazioni più concrete sui tagli di capacità dopo il Capital Markets Day di Stellantis, ma la società ha preferito sfruttare gli impianti europei attraverso partnership con costruttori cinesi, una strategia che limita le ristrutturazioni immediate pur riconoscendo che “some restructuring will be unavoidable.”

    Permangono rischi per il secondo trimestre

    J.P. Morgan prevede un secondo trimestre debole, con una stima di EBIT inferiore del 12% rispetto al consenso Bloomberg.

    La banca ritiene inoltre che le attività europee e nordamericane continueranno a registrare margini prossimi al pareggio.

    Tra i rischi figurano ulteriori revisioni al ribasso degli utili legate a maggiori accantonamenti per problemi di qualità, soprattutto in Nord America, oltre alla crescente concorrenza in Brasile.

    Pur prevedendo un ritorno a un free cash flow positivo nel 2027, Asumendi ritiene preferibile che Stellantis rinvii qualsiasi dividendo fino a quando la redditività in Nord America non sarà migliorata.

  • I futures di Wall Street salgono grazie ai titoli dei semiconduttori mentre restano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street salgono grazie ai titoli dei semiconduttori mentre restano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Apertura positiva attesa per i mercati statunitensi

    I futures sui principali indici di Wall Street indicavano un’apertura in rialzo giovedì, dopo la chiusura contrastata della seduta precedente.

    I titoli tecnologici, in particolare quelli del settore dei semiconduttori, erano destinati a guidare i rialzi dopo aver contribuito al recupero del Nasdaq nella seduta di mercoledì.

    I futures sul Nasdaq 100 salivano di circa l’1%, sostenuti dai forti rialzi nel pre-market di Micron Technology (NASDAQ:MU) e SanDisk (NASDAQ:SNDK).

    Gli investitori seguono gli sviluppi in Medio Oriente

    Nonostante il tono positivo dei futures, i mercati continuano a monitorare attentamente l’evoluzione della crisi geopolitica.

    Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato che mercoledì le forze americane hanno effettuato una nuova serie di attacchi contro circa 90 obiettivi militari iraniani per ridurre la capacità di Teheran di colpire il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    “Questa è una rappresaglia per il bombardamento di ieri delle navi da parte dell’Iran. Se accadrà di nuovo, sarà molto peggio!”, ha scritto il presidente Donald Trump su Truth Social.

    Secondo le notizie, l’Iran ha risposto con attacchi diretti contro Bahrain, Kuwait e Qatar.

    Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha affermato che l’Iran vuole “raggiungere un accordo a tutti i costi”, mettendo però in dubbio che sia “degno di fare un accordo”.

    Wall Street recupera dopo un avvio difficile

    Dopo un forte ribasso iniziale, i listini statunitensi hanno recuperato terreno nel corso della seduta di mercoledì.

    Il Dow Jones ha chiuso in calo di 576,76 punti (-1,1%) a 52.348,39. L’S&P 500 ha perso 21,14 punti (-0,3%) a 7.482,71, mentre il Nasdaq Composite è salito di 51,96 punti (+0,2%) a 25.870,65.

    Le vendite erano iniziate dopo che Trump aveva dichiarato che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran era “finito”.

    “Per quanto mi riguarda, è finito”, ha dichiarato Trump ai giornalisti durante il vertice NATO di Ankara, definendo i negoziati con l’Iran “una perdita di tempo”.

    Successivamente il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti “molto probabilmente” avrebbero colpito l’Iran “duramente anche questa sera”.

    Petrolio e tassi restano al centro dell’attenzione

    Le dichiarazioni di Trump avevano inizialmente fatto balzare di oltre il 5% i futures sul petrolio americano, alimentando nuove preoccupazioni sull’inflazione e sui tassi d’interesse.

    Il successivo calo delle quotazioni del greggio ha però favorito il recupero dei mercati azionari.

    Il nuovo intervento militare è arrivato dopo che il Comando Centrale statunitense aveva annunciato attacchi contro oltre 80 obiettivi iraniani in risposta agli assalti contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

    I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno successivamente rivendicato attacchi contro basi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait.

    I settori protagonisti

    Il comparto immobiliare residenziale è stato il peggiore della giornata, con il Philadelphia Housing Sector Index in calo del 3,8%.

    Anche i titoli auriferi hanno registrato forti ribassi, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in calo del 3,6%, ai minimi da oltre sette mesi.

    In ribasso anche compagnie aeree, banche e società immobiliari commerciali.

    Al contrario, i titoli energetici hanno beneficiato del rialzo del petrolio, mentre i produttori di semiconduttori e hardware hanno sostenuto il recupero del Nasdaq.