Author: Fiona Craig

  • Inflazione nell’Eurozona al 2,6% a marzo, sopra le stime iniziali

    Inflazione nell’Eurozona al 2,6% a marzo, sopra le stime iniziali

    L’inflazione nell’Eurozona ha registrato un’accelerazione più marcata del previsto a marzo, mantenendosi al di sopra dell’obiettivo del 2% della Banca Centrale Europea e riflettendo l’impatto dell’aumento dei costi energetici legato al conflitto in Iran.

    Secondo Eurostat, l’inflazione annua nei 21 Paesi che adottano l’euro è salita al 2,6% nei dodici mesi fino a marzo, superando la stima preliminare del 2,5% e rispetto all’1,9% di febbraio.

    Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,3%, leggermente sopra la prima lettura dell’1,2% e rispetto al +0,6% registrato nel mese precedente.

  • Monte dei Paschi sale dopo la riconferma di Lovaglio come CEO

    Monte dei Paschi sale dopo la riconferma di Lovaglio come CEO

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha riportato Luigi Lovaglio alla guida come amministratore delegato dopo il voto favorevole degli azionisti nell’assemblea generale, ponendo fine a settimane di tensioni sulla governance della terza banca italiana.

    Il titolo ha guadagnato circa il 3% a Piazza Affari alle 09:59 GMT in seguito all’esito della votazione.

    La lista di candidati sostenuta dall’azionista di minoranza PLT Holding, che includeva Lovaglio, ha ottenuto poco meno della metà dei voti, superando la lista rivale appoggiata dal consiglio uscente, ferma a circa il 39%. Una terza lista ha raccolto circa il 7%, con una partecipazione pari a circa il 65% del capitale sociale.

    Lovaglio, che aveva già guidato la banca per quattro anni, torna ora con un nuovo mandato che comprende la supervisione della fusione con Mediobanca (BIT:MB), operazione da lui promossa prima di essere rimosso dal precedente consiglio in una decisione inattesa alla vigilia dell’assemblea.

    A febbraio aveva presentato un piano per integrare le attività di investment banking e wealth management di Mediobanca con il business retail di Monte dei Paschi.

    Il consiglio uscente aveva invece sostenuto la candidatura di Fabrizio Palermo, amministratore delegato della utility Acea ed ex presidente di Cassa Depositi e Prestiti, ritenendo necessaria una guida più adatta ad affrontare le sfide dell’integrazione con Mediobanca.

    PLT Holding aveva indicato Cesare Bisoni, ex presidente di UniCredit, per la carica di presidente, mentre la lista del consiglio uscente prevedeva la riconferma di Nicola Maione, che ha ritirato la propria candidatura dopo il voto.

  • Stellantis guarda a est: possibile partnership con Dongfeng in fase di valutazione

    Stellantis guarda a est: possibile partnership con Dongfeng in fase di valutazione

    Stellantis (BIT:STLAM) sta valutando una possibile collaborazione con Dongfeng Motor che potrebbe includere la produzione congiunta di veicoli tra Europa e Cina, secondo quanto riportato da Bloomberg.

    Secondo fonti citate dal media statunitense, le trattative riguardano l’accesso di Dongfeng agli impianti Stellantis in Europa attualmente sottoutilizzati, mentre il gruppo cinese potrebbe produrre alcuni marchi della casa automobilistica italo-francese in Cina. Rappresentanti dell’azienda statale hanno recentemente visitato siti produttivi in Germania e Italia, e le discussioni includono anche la possibilità di futuri investimenti o acquisizioni parziali di stabilimenti europei.

    Le negoziazioni sono ancora in corso e potrebbero non concludersi con un accordo definitivo, avvertono le fonti.

    A Piazza Affari, le azioni Stellantis sono salite dello 0,80% nelle prime due ore di contrattazioni, raggiungendo i 7,105 euro, in un contesto di FTSE MIB in rialzo dello 0,20%.

    Un rafforzamento della collaborazione rilancerebbe un rapporto storico iniziato nei primi anni ’90, quando il gruppo PSA, poi confluito in Stellantis, avviò una joint venture con Dongfeng per entrare nel mercato cinese. Negli ultimi anni, tuttavia, vendite e produzione sono diminuite a causa della crescente concorrenza.

    “Dongfeng e Stellantis hanno una solida base per una partnership e continueremo a sviluppare i loro punti di forza complementari in futuro”, hanno dichiarato i rappresentanti cinesi, aggiungendo che la Cina offre ampie opportunità di crescita e collaborazione per il gruppo europeo, secondo quanto riportato da Les Echos.

    Le trattative con Dongfeng si inseriscono nella strategia di Stellantis per rafforzare il proprio business in un contesto di domanda incerta e competizione sempre più intensa da parte di gruppi come Volkswagen e BYD.

    Secondo Bloomberg, i dirigenti di Stellantis hanno recentemente incontrato anche rappresentanti delle aziende cinesi Xiaomi e Xpeng per discutere possibili riorganizzazioni. Sebbene non siano stati ancora raggiunti accordi, fonti indicano che il gruppo potrebbe concludere partnership con più di un operatore cinese.

    Stellantis collabora già con Leapmotor per le vendite in Europa e sta valutando un maggiore utilizzo delle tecnologie del partner per rafforzare i propri marchi di massa come Fiat e Opel.

    “Come parte della sua normale attività, Stellantis intrattiene discussioni con vari operatori del settore in tutto il mondo su diversi temi, sempre con l’obiettivo finale di offrire ai clienti le migliori soluzioni di mobilità”, ha dichiarato la società in una nota, senza ulteriori commenti.

    Gli analisti di Equita ritengono che le trattative siano in corso, mantenendo una raccomandazione hold sul titolo con un target price di 7,90 euro. “Riteniamo che le negoziazioni siano effettivamente in corso”, hanno scritto.

    Per Equita, “se alcune delle trattative riportate dai media dovessero concretizzarsi, i potenziali vantaggi sono evidenti e dovrebbero essere valutati in base alla portata degli accordi,” in particolare “la riduzione dei costi di R&D e capex, un migliore utilizzo della capacità produttiva europea attualmente sottoutilizzata (eventualmente evitando la chiusura di impianti e le relative complicazioni socio-politiche e costi), l’accelerazione del time-to-market dei nuovi prodotti, una maggiore penetrazione del mercato cinese (che rappresenta attualmente solo l’1% dei volumi totali) e incassi in caso di cessione di asset.”

    “Tuttavia,” conclude Equita, “facilitare o accelerare l’ingresso dei produttori cinesi in Europa potrebbe, nel medio termine, portare a un’ulteriore intensificazione della concorrenza nel continente, eliminando potenzialmente la protezione dei dazi, in un mercato già sotto pressione per l’arrivo di numerosi nuovi modelli importati dalla Cina che stanno progressivamente guadagnando quote di mercato.”

  • Wall Street verso un avvio incerto mentre l’incertezza in Medio Oriente pesa sul mercato: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un avvio incerto mentre l’incertezza in Medio Oriente pesa sul mercato: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un’apertura sostanzialmente piatta mercoledì, suggerendo che i mercati potrebbero faticare a trovare una direzione nelle prime fasi della seduta dopo i forti rialzi degli ultimi due giorni.

    Gli investitori sembrano cauti dopo il recente rally, che ha portato sia il Nasdaq sia l’S&P 500 ai livelli di chiusura più alti degli ultimi oltre due mesi.

    L’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente continua inoltre a tenere alcuni operatori ai margini, mentre i mercati attendono maggiore chiarezza su un possibile nuovo ciclo di negoziati tra Stati Uniti e Iran.

    In un’intervista a Fox Business, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la guerra è “very close to over” e ha ribadito la sua convinzione che l’Iran voglia raggiungere un accordo “very badly.”

    Trump ha inoltre previsto che il “stock market is going to boom” una volta che il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sarà terminato.

    Nonostante i recenti rialzi, Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell, ha avvertito che “there remains considerable uncertainty over a successful outcome from peace negotiations.”

    I mercati azionari sono saliti con forza martedì, proseguendo il movimento positivo iniziato lunedì, con tutti i principali indici in rialzo e il Nasdaq in testa.

    A fine seduta, gli indici principali si sono attestati sui massimi o vicino ai massimi giornalieri. Il Nasdaq è salito di 455,35 punti, pari al 2%, a 23.639,08, l’S&P 500 è avanzato di 81,14 punti, pari all’1,2%, a 6.967,38, mentre il Dow Jones ha guadagnato 317,74 punti, pari allo 0,7%, a 48.535,99.

    Grazie al rally prolungato, Nasdaq e S&P 500 hanno raggiunto i livelli di chiusura più alti degli ultimi oltre due mesi, mentre il Dow ha segnato il massimo dell’ultimo mese.

    Il continuo rafforzamento di Wall Street è stato sostenuto anche dall’ottimismo su un possibile secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato all’inizio della settimana che gli Stati Uniti sono stati contattati dall’Iran per riprendere i negoziati, aggiungendo: “They’d like to make a deal very badly.”

    In una successiva intervista al New York Post, Trump ha indicato che un secondo round di colloqui “could be happening over next two days.”

    Le aspettative di un ritorno alla diplomazia hanno contribuito a un forte calo dei prezzi del petrolio, con i futures sul greggio statunitense in discesa del 7%.

    “In precedenza, la narrativa era semplice: più la guerra si prolungava, peggiori erano le prospettive per crescita, inflazione e asset rischiosi,” ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com. “Ora, la dinamica sembra essersi ribaltata.”

    “Con un quadro di cessate il fuoco ancora debolmente in vigore e gli Stati Uniti che cercano di controllare lo Stretto, l’assenza di escalation, piuttosto che la presenza del conflitto, viene interpretata come un segnale positivo,” ha aggiunto. “In altre parole, ogni giorno senza gravi interruzioni alle infrastrutture energetiche del Golfo viene visto come un progresso incrementale verso la stabilizzazione.”

    A sostenere ulteriormente il sentiment positivo, un report del Dipartimento del Lavoro ha mostrato che i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati meno del previsto a marzo.

    L’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è salito dello 0,5% a marzo, in linea con il dato rivisto al ribasso di febbraio.

    Gli economisti si aspettavano un aumento dell’1,2%, rispetto allo 0,7% inizialmente riportato per il mese precedente.

    Su base annua, i prezzi alla produzione sono aumentati del 4,0% a marzo, in crescita rispetto al 3,4% di febbraio ma al di sotto delle attese del 4,6%.

    I titoli delle compagnie aeree hanno guidato i rialzi settoriali, con l’indice NYSE Arca Airline in aumento del 5,1%.

    Anche i titoli delle società di intermediazione hanno registrato solidi guadagni, come evidenziato dall’aumento del 2,4% dell’indice NYSE Arca Broker/Dealer.

    Anche i titoli biotech, retail e dei semiconduttori hanno registrato rialzi, mentre il comparto energetico è sceso bruscamente in linea con il calo del petrolio.

  • Le borse europee contrastate tra risultati societari e attesa per i colloqui USA-Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee contrastate tra risultati societari e attesa per i colloqui USA-Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno mostrato un andamento incerto mercoledì, mentre gli investitori valutavano una serie di risultati aziendali contrastanti e si preparavano a un possibile nuovo ciclo di negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran, che potrebbe iniziare già questo fine settimana.

    Secondo alcune indiscrezioni, Washington avrebbe fissato due nuove condizioni prima di riprendere i colloqui. Come riportato da Israel Hayom, gli Stati Uniti chiedono la riapertura completa e senza restrizioni dello Stretto di Hormuz e continuano a sostenere un approccio basato sulla reciprocità.

    Sul fronte macroeconomico, i dati aggiornati dell’istituto statistico francese INSEE hanno mostrato che l’inflazione armonizzata dei prezzi al consumo per marzo è risultata leggermente superiore alle stime preliminari.

    L’inflazione armonizzata UE ha raggiunto il 2,0%, al di sopra della stima iniziale dell’1,9% e in aumento rispetto all’1,1% di febbraio.

    L’inflazione nazionale dei prezzi al consumo in Francia è stata confermata all’1,7%, in crescita rispetto allo 0,9% del mese precedente e al livello più alto da agosto 2024.

    Nel frattempo, Eurostat ha comunicato che la produzione industriale dell’area euro è aumentata dello 0,4% a febbraio rispetto a gennaio.

    Sui mercati azionari, il CAC 40 francese è sceso dello 0,6%, mentre il FTSE 100 britannico è rimasto vicino alla parità e il DAX tedesco è salito dello 0,1%.

    Hermes International (EU:RMS) ha perso il 10% dopo aver riportato un rallentamento della crescita delle vendite nel primo trimestre.

    Stellantis (BIT:STLAM) è salita del 3,4% dopo aver annunciato un aumento del 12% delle spedizioni globali nel primo trimestre.

    ASML (EU:ASML) ha guadagnato l’1,7% dopo aver rivisto al rialzo le previsioni di vendita per il 2026, grazie a risultati del primo trimestre superiori alle attese.

    Aegon (EU:AGN) è scesa di quasi il 2% dopo aver concordato la vendita delle sue attività nel Regno Unito a Standard Life per un valore di 2 miliardi di sterline.

    Rank Group (LSE:RNK) è balzata dell’11% a Londra dopo aver migliorato la guidance sugli utili operativi annuali, sostenuta da un aumento del 5% dei ricavi netti da gioco nel terzo trimestre fiscale.

    Antofagasta (LSE:ANTO) è salita del 3,2%. Nonostante il calo della produzione di rame nel primo trimestre, la società ha dichiarato di prevedere una crescita dell’output nel resto dell’anno.

  • Il petrolio estende il calo mentre le prospettive di nuovi colloqui USA-Iran pesano sui prezzi

    Il petrolio estende il calo mentre le prospettive di nuovi colloqui USA-Iran pesano sui prezzi

    I prezzi del petrolio sono scesi per la seconda sessione consecutiva mercoledì, mentre crescevano le aspettative di una possibile ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, che potrebbe portare a un ritorno dell’offerta dal Medio Oriente attualmente limitata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent sono diminuiti di 16 centesimi, pari allo 0,2%, a 94,63 dollari al barile alle 06:35 GMT, dopo un calo del 4,6% nella sessione precedente. Il West Texas Intermediate statunitense è sceso di 70 centesimi, pari allo 0,8%, a 90,58 dollari, dopo aver perso il 7,9% il giorno prima.

    Il conflitto in corso ha in gran parte interrotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, una via cruciale per il trasporto di petrolio e prodotti raffinati dal Golfo verso i mercati globali, in particolare in Asia ed Europa.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i colloqui con Teheran per porre fine al conflitto potrebbero riprendere questa settimana, dopo che le discussioni del fine settimana si sono concluse senza un accordo. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno anche imposto un blocco sulle navi in partenza dai porti iraniani, con i funzionari militari che hanno affermato mercoledì che il commercio marittimo da e verso il Paese è completamente fermo.

    Nonostante un cessate il fuoco di due settimane, il transito nello stretto rimane altamente incerto, con il traffico navale ridotto a una piccola frazione delle circa 130 navi che attraversavano la rotta prima del conflitto, secondo fonti citate martedì.

    “La traiettoria dei prezzi del petrolio dipenderà probabilmente meno dagli sviluppi sul campo di battaglia e più dal progresso diplomatico. I mercati stanno reagendo sempre più ai titoli sulle trattative piuttosto che agli schieramenti militari”, ha dichiarato Priyanka Sachdeva, senior market analyst presso Phillip Nova.

    “Ogni segnale di ripresa del dialogo è stato accompagnato da un calo dei prezzi, suggerendo che i trader stanno progressivamente eliminando il ‘premio di guerra’ incorporato nel petrolio all’inizio di questo mese.”

    Le raffinerie stanno cercando disperatamente fonti alternative di greggio, facendo salire i premi per il petrolio proveniente da aree come la costa del Golfo degli Stati Uniti e il Mare del Nord. Un carico di WTI Midland diretto a Rotterdam è stato scambiato martedì a un premio record di 22,80 dollari al barile sopra i benchmark europei.

    Un cacciatorpediniere statunitense ha fermato due petroliere che tentavano di lasciare l’Iran martedì, ha riferito un funzionario americano.

    “Mentre i titoli diplomatici suggeriscono la possibilità di nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran e persino un allentamento temporaneo delle restrizioni al transito, la realtà fisica rimane frammentata”, ha affermato lo Schork Group in una nota.

    Il mercato potrebbe affrontare ulteriori restrizioni dell’offerta dopo che due funzionari dell’amministrazione statunitense hanno dichiarato a Reuters che Washington non rinnoverà una deroga di 30 giorni alle sanzioni sul petrolio iraniano trasportato via mare, in scadenza questa settimana. Una deroga simile sulle sanzioni al petrolio russo è stata lasciata scadere nel fine settimana.

    Nel corso della giornata, i mercati osserveranno i dati ufficiali sulle scorte statunitensi dell’Energy Information Administration, attesi alle 10:30 ET (14:30 GMT).

    Secondo un sondaggio Reuters, le scorte di greggio negli Stati Uniti dovrebbero essere leggermente aumentate la scorsa settimana, mentre le scorte di distillati e benzina sono probabilmente diminuite.

    Dati separati dell’American Petroleum Institute hanno indicato che le scorte di petrolio statunitensi sono aumentate per la terza settimana consecutiva, secondo fonti di mercato.

  • L’oro arretra dai massimi di un mese mentre l’attenzione si sposta sui colloqui tra USA e Iran

    L’oro arretra dai massimi di un mese mentre l’attenzione si sposta sui colloqui tra USA e Iran

    I prezzi dell’oro sono leggermente scesi nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì dopo aver raggiunto i massimi dell’ultimo mese, mentre gli investitori hanno spostato l’attenzione sulle prospettive di nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran in vista della scadenza del cessate il fuoco la prossima settimana.

    Il metallo prezioso aveva registrato un forte rialzo nella sessione precedente, sostenuto da un miglioramento del sentiment di rischio dopo che funzionari statunitensi avevano indicato la possibilità di ulteriori colloqui di tregua con l’Iran. Anche dati sull’inflazione alla produzione negli Stati Uniti inferiori alle attese hanno contribuito ad attenuare i timori legati ai tassi di interesse.

    L’oro spot è sceso dello 0,6% a 4.815,17 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,3% a 4.838,40 dollari l’oncia alle 02:23 ET (06:23 GMT).

    Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato un calo. L’argento spot è sceso dello 0,4% a 79,2715 dollari l’oncia, mentre il platino è rimasto pressoché invariato a 2.107,21 dollari l’oncia.

    L’oro sostenuto da inflazione debole e dollaro più debole

    L’oro aveva raggiunto martedì un massimo di un mese dopo che i dati sull’indice dei prezzi alla produzione (PPI) negli Stati Uniti per marzo si erano rivelati più deboli del previsto.

    Anche l’intero comparto dei metalli aveva registrato guadagni, mentre il dollaro si indeboliva in risposta ai dati.

    I dati sul PPI hanno confermato una dinamica simile a quella osservata nell’indice dei prezzi al consumo (CPI), dove l’inflazione complessiva è stata spinta al rialzo dall’aumento dei costi energetici, mentre l’inflazione core ha mostrato un incremento limitato.

    Questi dati hanno pesato sul dollaro e rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa avere margine per ridurre i tassi di interesse più avanti nel corso dell’anno.

    A rafforzare questa ipotesi, l’ex presidente della Federal Reserve e segretario al Tesoro statunitense Janey Yellen ha dichiarato di vedere la possibilità di un taglio dei tassi nel 2026.

    Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro, riducendo l’attrattiva degli investimenti in titoli di Stato.

    Geopolitica al centro mentre si intensifica il blocco sull’Iran

    I mercati sono tornati cauti mentre i prezzi del petrolio sono rimbalzati mercoledì dopo che i militari statunitensi hanno confermato l’attuazione completa di un blocco navale contro l’Iran, in quella che viene vista come una mossa per fare pressione su Teheran affinché raggiunga un accordo di pace.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che si aspetta nuovi colloqui per il cessate il fuoco entro i prossimi due giorni e ha suggerito che la fine del conflitto potrebbe essere vicina.

    La guerra, ormai giunta alla sua settima settimana consecutiva, ha pesato sui prezzi dell’oro, poiché i timori per le pressioni inflazionistiche legate all’aumento dei costi energetici hanno in parte oscurato il tradizionale ruolo di bene rifugio del metallo.

    Allo stesso tempo, secondo alcune fonti, sia Washington che Teheran restano aperte al dialogo, soprattutto in vista della scadenza del fragile cessate il fuoco la prossima settimana. Alla mattina di mercoledì, la tregua sembrava ancora reggere.

  • Futures stabili mentre le speranze di colloqui con l’Iran e la stagione degli utili guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures stabili mentre le speranze di colloqui con l’Iran e la stagione degli utili guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures legati ai principali indici statunitensi sono rimasti poco mossi, mentre gli investitori monitoravano la possibilità di una ripresa dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran. Le aspettative di una possibile de-escalation del conflitto hanno contribuito a mantenere i prezzi del petrolio sotto i 100 dollari al barile, nonostante Washington continui a imporre un blocco sui porti iraniani. Nel frattempo, la stagione degli utili prosegue, con diverse banche statunitensi che indicano come l’economia americana si sia dimostrata resiliente nonostante le pressioni legate alla guerra.

    Futures stabili

    I futures azionari statunitensi sono rimasti deboli mercoledì, mentre gli investitori seguivano gli sviluppi nei negoziati di pace in Medio Oriente e un’ondata di risultati societari.

    Alle 03:28 ET, i futures su Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq 100 risultavano sostanzialmente invariati.

    Nonostante la volatilità recente legata alla guerra con l’Iran e alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, uno dei principali punti di passaggio del commercio globale, le azioni statunitensi hanno continuato a salire nel complesso. L’S&P 500 ha chiuso martedì vicino ai massimi storici, mentre il Nasdaq Composite ha registrato un rialzo del 14% nelle ultime 10 sedute, segnando la serie positiva più lunga dal 2021.

    Le aspettative sulla stagione degli utili sono elevate e sono state ulteriormente rafforzate dai commenti delle banche di Wall Street, che hanno evidenziato come i consumatori americani continuino a spendere e a ricorrere al credito. Questo quadro suggerisce un’economia resiliente nonostante i possibili effetti negativi di uno shock energetico legato all’Iran.

    “È ancora troppo presto nella stagione degli utili del primo trimestre per trarre conclusioni definitive, ma finora siamo rimasti colpiti dalla resilienza delle aziende americane”, hanno dichiarato gli analisti di Vital Knowledge in una nota.

    Trump segnala nuovi colloqui con l’Iran

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato che i negoziati tra Washington e Teheran potrebbero riprendere nei prossimi due giorni, dopo un primo ciclo di colloqui tenutosi in Pakistan lo scorso fine settimana.

    Anche il vicepresidente JD Vance, che ha guidato la delegazione americana a Islamabad, ha espresso ottimismo sullo stato delle trattative.

    Tuttavia, gli Stati Uniti continuano a mantenere il blocco sui porti iraniani, con funzionari militari americani che affermano che il commercio marittimo da e verso il Paese è completamente fermo. Trump ha imposto queste restrizioni all’inizio della settimana, dopo che i colloqui in Pakistan non hanno portato a un accordo immediato per un cessate il fuoco permanente, anche se gli esperti avevano già ridimensionato le aspettative su una rapida intesa.

    Il blocco ha alimentato le preoccupazioni per i flussi di petrolio attraverso il Golfo Persico, già ridotti durante il conflitto. Tuttavia, il Wall Street Journal ha riportato che oltre 20 navi commerciali sono recentemente riuscite ad attraversare lo Stretto di Hormuz, segnalando un possibile miglioramento della situazione.

    Prezzi del petrolio sotto i 100 dollari

    Con la crescente speranza di una distensione prolungata, i prezzi del petrolio sono rimasti sotto i 100 dollari al barile.

    Alle 03:16 ET, il Brent è salito dello 0,3% a 95,10 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,2% a 91,12 dollari.

    Il calo dei prezzi ha contribuito a un indebolimento del dollaro statunitense, che durante il conflitto aveva svolto un ruolo di bene rifugio. Un indice che misura il dollaro rispetto a un paniere di valute si trova ora solo leggermente sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra a fine febbraio.

    Tuttavia, i prezzi del petrolio restano ben al di sopra dei livelli pre-bellici, riflettendo l’impatto delle interruzioni nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

    Secondo Reuters, il mercato potrebbe anche perdere ulteriore offerta dopo la decisione degli Stati Uniti di non estendere una deroga di 30 giorni alle sanzioni sul petrolio iraniano via mare, in scadenza questa settimana. Una deroga simile sulle esportazioni russe non è stata rinnovata dopo la scadenza dello scorso fine settimana.

    Attenzione sui risultati bancari

    Gli investitori si concentrano ora su nuovi risultati delle banche statunitensi, con Bank of America (NYSE:BAC) e Morgan Stanley (NYSE:MS) attese più tardi oggi.

    La volatilità dei mercati ha sostenuto i ricavi da trading delle grandi banche. I desk di trading di istituti come JPMorgan Chase tendono a beneficiare dell’aumento dei movimenti sui mercati, che spinge i clienti a ribilanciare i portafogli e aumentare le operazioni di copertura.

    JPMorgan (NYSE:JPM), ha registrato un aumento del 20% dei ricavi da trading nei tre mesi al 31 marzo, in linea con concorrenti come Goldman Sachs (NYSE:GS).

    Nonostante il contesto volatile, i dirigenti bancari hanno anche evidenziato un contesto ancora favorevole per le operazioni di fusione e acquisizione, con aspettative elevate per un 2026 caratterizzato da grandi operazioni, in particolare nei settori dell’intelligenza artificiale e dello spazio.

    Utili europei sotto osservazione

    In Europa, anche i risultati societari sono stati al centro dell’attenzione.

    Hermès (EU:RMS) ha registrato un rallentamento della crescita delle vendite trimestrali a causa della domanda indebolita dal conflitto in Medio Oriente. Anche Kering (EU:KER) ha riportato vendite più deboli, pur segnalando un miglioramento della domanda. Insieme ai dati di LVMH, questi risultati indicano possibili difficoltà per il settore del lusso.

    Le azioni di Hermès e Kering sono scese nettamente.

    Al contrario, ASML (EU:ASML) ha sostenuto il mercato europeo, alzando le previsioni di vendita grazie al boom dell’intelligenza artificiale.

  • Borse europee caute mentre Trump apre a nuovi colloqui con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee caute mentre Trump apre a nuovi colloqui con l’Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei si sono mossi poco mercoledì, mentre gli investitori valutavano i segnali provenienti da Washington su un possibile rilancio dei negoziati per porre fine al conflitto con l’Iran.

    Alle 07:09 GMT, lo STOXX 600 paneuropeo era in lieve rialzo dello 0,1%, mentre il DAX tedesco e il FTSE 100 britannico guadagnavano circa lo 0,2%.

    Il CAC 40 francese ha invece sottoperformato, cedendo lo 0,6%, appesantito in parte dal forte calo di Hermès (EU:RMS), che ha riportato una crescita delle vendite trimestrali più debole a causa della domanda penalizzata dal conflitto con l’Iran.

    Il sentiment è stato sostenuto da ASML (EU:ASML), la società con la maggiore capitalizzazione in Europa. Il gruppo ha rivisto al rialzo le previsioni di vendita annuali, beneficiando della forte domanda legata al boom dell’intelligenza artificiale. Grandi produttori di chip come TSMC e Intel continuano a investire nelle tecnologie di ASML per rafforzare le proprie capacità nell’AI.

    Sul fronte geopolitico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere entro due giorni, dopo un primo round di negoziati tenutosi in Pakistan nel fine settimana. Anche il vicepresidente JD Vance, che ha guidato la delegazione americana a Islamabad, ha espresso ottimismo.

    Tuttavia, gli Stati Uniti mantengono il blocco dei porti iraniani. Le autorità hanno dichiarato che il commercio marittimo da e verso il Paese è di fatto interrotto, dopo che i colloqui non hanno portato a un cessate il fuoco immediato.

    Queste restrizioni alimentano le preoccupazioni per l’approvvigionamento di petrolio attraverso il Golfo Persico, dove i flussi si sono già ridotti sensibilmente. Tuttavia, secondo alcune fonti, oltre 20 navi commerciali hanno recentemente attraversato lo Stretto di Hormuz, segnalando un possibile miglioramento della situazione.

    I prezzi del petrolio restano sotto i 100 dollari al barile, ma comunque elevati rispetto ai livelli precedenti al conflitto. Il Brent è salito dello 0,3% a 95,10 dollari, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,2% a 91,12 dollari.

  • Borsa di Milano incerta in avvio: Stellantis in rialzo, giù il lusso

    Borsa di Milano incerta in avvio: Stellantis in rialzo, giù il lusso

    La seduta a Piazza Affari si è aperta con un andamento incerto, in un contesto internazionale ancora difficile da interpretare. Le speranze di una possibile ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan si sono scontrate con i timori per l’impatto del conflitto sull’economia globale, confermati dalle previsioni negative del Fondo Monetario Internazionale.

    Intorno alle 9:25, l’indice FTSE MIB risultava sostanzialmente invariato, in calo dello 0,01%, in linea con l’andamento delle altre borse europee.

    Stellantis (BIT:STLAM) si è distinta tra i titoli migliori, con un rialzo di circa il 4%, proseguendo il recupero dopo le recenti perdite grazie ai dati positivi sulle consegne del primo trimestre diffusi in mattinata.

    Il comparto bancario ha mostrato movimenti contenuti, con Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) in aumento di circa il 2,3% nel giorno dell’assemblea per il rinnovo del consiglio di amministrazione.

    Il settore del lusso è apparso invece in difficoltà, con Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) e Moncler (BIT:MONC) in calo di oltre il 2%. Le vendite seguono la debolezza di Hermès (EU:RMS) e Kering (EU:KER) dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.