I prezzi dell’oro sono leggermente scesi nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì dopo aver raggiunto i massimi dell’ultimo mese, mentre gli investitori hanno spostato l’attenzione sulle prospettive di nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran in vista della scadenza del cessate il fuoco la prossima settimana.
Il metallo prezioso aveva registrato un forte rialzo nella sessione precedente, sostenuto da un miglioramento del sentiment di rischio dopo che funzionari statunitensi avevano indicato la possibilità di ulteriori colloqui di tregua con l’Iran. Anche dati sull’inflazione alla produzione negli Stati Uniti inferiori alle attese hanno contribuito ad attenuare i timori legati ai tassi di interesse.
L’oro spot è sceso dello 0,6% a 4.815,17 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,3% a 4.838,40 dollari l’oncia alle 02:23 ET (06:23 GMT).
Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato un calo. L’argento spot è sceso dello 0,4% a 79,2715 dollari l’oncia, mentre il platino è rimasto pressoché invariato a 2.107,21 dollari l’oncia.
L’oro sostenuto da inflazione debole e dollaro più debole
L’oro aveva raggiunto martedì un massimo di un mese dopo che i dati sull’indice dei prezzi alla produzione (PPI) negli Stati Uniti per marzo si erano rivelati più deboli del previsto.
Anche l’intero comparto dei metalli aveva registrato guadagni, mentre il dollaro si indeboliva in risposta ai dati.
I dati sul PPI hanno confermato una dinamica simile a quella osservata nell’indice dei prezzi al consumo (CPI), dove l’inflazione complessiva è stata spinta al rialzo dall’aumento dei costi energetici, mentre l’inflazione core ha mostrato un incremento limitato.
Questi dati hanno pesato sul dollaro e rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa avere margine per ridurre i tassi di interesse più avanti nel corso dell’anno.
A rafforzare questa ipotesi, l’ex presidente della Federal Reserve e segretario al Tesoro statunitense Janey Yellen ha dichiarato di vedere la possibilità di un taglio dei tassi nel 2026.
Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro, riducendo l’attrattiva degli investimenti in titoli di Stato.
Geopolitica al centro mentre si intensifica il blocco sull’Iran
I mercati sono tornati cauti mentre i prezzi del petrolio sono rimbalzati mercoledì dopo che i militari statunitensi hanno confermato l’attuazione completa di un blocco navale contro l’Iran, in quella che viene vista come una mossa per fare pressione su Teheran affinché raggiunga un accordo di pace.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che si aspetta nuovi colloqui per il cessate il fuoco entro i prossimi due giorni e ha suggerito che la fine del conflitto potrebbe essere vicina.
La guerra, ormai giunta alla sua settima settimana consecutiva, ha pesato sui prezzi dell’oro, poiché i timori per le pressioni inflazionistiche legate all’aumento dei costi energetici hanno in parte oscurato il tradizionale ruolo di bene rifugio del metallo.
Allo stesso tempo, secondo alcune fonti, sia Washington che Teheran restano aperte al dialogo, soprattutto in vista della scadenza del fragile cessate il fuoco la prossima settimana. Alla mattina di mercoledì, la tregua sembrava ancora reggere.

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