Rendimenti dell’Eurozona in calo: il crollo del petrolio prevale sui segnali restrittivi della BCE

Eurozone sign

I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono scesi mercoledì, mentre il forte calo dei prezzi globali del petrolio ha attenuato i timori sulle pressioni inflazionistiche legate ai rischi di approvvigionamento in Medio Oriente.

La flessione del greggio ha sostenuto il mercato obbligazionario europeo nonostante i nuovi segnali restrittivi provenienti dalla Banca Centrale Europea, secondo cui i tassi di interesse potrebbero dover rimanere elevati.

Il rendimento dello Schatz tedesco a due anni è sceso al 2,781%, mentre quello del Bund decennale di riferimento è diminuito al 3,195%. Quest’ultimo è tornato sotto la soglia del 3,20%, attentamente monitorata dai mercati, dopo essersi avvicinato la scorsa settimana ai massimi degli ultimi 15 anni.

Le speranze di un cessate il fuoco spingono ancora al ribasso il petrolio

Il Brent ha perso oltre il 2,5%, scendendo verso gli 86 dollari al barile e prolungando le perdite registrate nelle ultime sedute.

La flessione è arrivata dopo indiscrezioni dei media secondo cui Stati Uniti e Iran si starebbero avvicinando a un accordo provvisorio per un cessate il fuoco, che includerebbe garanzie per il transito senza ostacoli attraverso lo Stretto di Hormuz.

Le aspettative di una ripresa più libera del traffico marittimo attraverso questa rotta strategica hanno ridotto i timori immediati riguardo alle forniture energetiche.

Il conseguente calo del petrolio ha inoltre ridimensionato parte del premio per l’inflazione da costi che si era accumulato sui mercati europei dei tassi di interesse nelle ultime settimane.

Le dichiarazioni restrittive di Schnabel limitano il rally obbligazionario

La discesa dei rendimenti è stata tuttavia contenuta dalle dichiarazioni di Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, secondo cui potrebbe essere necessario un ulteriore inasprimento monetario per riportare stabilmente l’inflazione verso l’obiettivo.

In un’intervista a Bloomberg News pubblicata mercoledì, Schnabel ha dichiarato che “con l’attuale tasso di riferimento, è improbabile che l’inflazione torni all’obiettivo nel medio termine e, pertanto, sarà necessario un ulteriore inasprimento.”

Schnabel ha inoltre indicato le persistenti tensioni in Medio Oriente e la resilienza dell’economia dell’Eurozona come fattori che potrebbero creare ulteriori rischi al rialzo per i prezzi al consumo.

Le sue dichiarazioni hanno rafforzato le aspettative dei mercati monetari per un possibile aumento dei tassi BCE di 25 punti base a settembre. Questa prospettiva ha impedito un calo più marcato dei costi di finanziamento europei e ha mantenuto relativamente sostenuti i rendimenti sulle scadenze più brevi.

I mercati obbligazionari guardano a Jackson Hole

Con i rendimenti dell’Eurozona scesi sotto i recenti massimi, gli investitori si stanno ora preparando a un altro importante appuntamento di politica monetaria previsto per questa settimana.

Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh terrà venerdì il suo primo intervento principale al Jackson Hole Economic Policy Symposium.

Gli operatori obbligazionari analizzeranno attentamente le sue dichiarazioni alla ricerca di indicazioni sulla volontà della Federal Reserve di mantenere tassi di interesse relativamente restrittivi.

Eventuali segnali di una politica monetaria statunitense più restrittiva per un periodo prolungato potrebbero influenzare anche i mercati obbligazionari europei, contribuendo a determinare l’andamento dei rendimenti sovrani e degli spread in vista dell’autunno.

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