Titoli energetici in calo con il petrolio penalizzato dai colloqui Iran-Oman sullo Stretto di Hormuz

Oil pump at sunset

I titoli energetici europei hanno perso terreno mercoledì, mentre i prezzi del greggio hanno prolungato la discesa in seguito alla ripresa dei colloqui tra Iran e Oman sulla gestione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

I futures sul Brent sono scesi del 2,5% a 86,38 dollari al barile alle 07:43 GMT, mentre quelli sul WTI hanno perso il 2,8%, attestandosi intorno a 80,08 dollari. Entrambi i benchmark hanno così esteso le forti perdite della seduta precedente, mentre gli investitori valutavano la possibilità di un miglioramento dell’accesso marittimo attraverso questa rotta strategica.

Iran e Oman discutono un quadro provvisorio per il traffico marittimo

Iran e Oman stanno discutendo un accordo provvisorio per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, che potrebbe includere la creazione di un corridoio temporaneo per le navi e una cooperazione nelle operazioni di rimozione delle mine.

I colloqui arrivano mentre i negoziati tra Iran e Stati Uniti restano in stallo e Washington continua ad aumentare la pressione economica su Teheran.

Prima dell’inizio del conflitto, circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e GNL transitava attraverso lo Stretto di Hormuz. Qualsiasi progresso significativo verso la riapertura della rotta potrebbe quindi ridurre i timori sulle forniture energetiche e aumentare la pressione al ribasso sui prezzi del greggio.

L’analista di PVM mette in dubbio l’entità del crollo del petrolio

L’analista di PVM Tamas Varga ha messo in dubbio che la portata della flessione del Brent, superiore a 6 dollari al barile nell’arco di due giorni, sia giustificata dagli ultimi sviluppi diplomatici.

Varga ha osservato che una ripresa permanente dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz “è tutt’altro che scontata”, nonostante le indiscrezioni secondo cui Iran e Oman potrebbero raggiungere un accordo sulla rimozione delle mine e sulla gestione del traffico marittimo attraverso questo passaggio strategico.

Secondo l’analista, i rischi per l’offerta probabilmente persisteranno e le scorte petrolifere potrebbero continuare a diminuire nelle prossime settimane, pur riconoscendo che “sedere su questa sedia si è spesso rivelato scomodo di recente.”

Le sue osservazioni evidenziano l’incertezza che continua a caratterizzare il mercato petrolifero, con gli operatori impegnati a bilanciare i segnali di progresso diplomatico con il rischio di persistenti interruzioni delle forniture energetiche.

BP, Shell e le major energetiche europee arretrano

La nuova flessione del greggio ha penalizzato le principali compagnie petrolifere e del gas europee all’apertura dei mercati.

BP (LSE:BP.) ha perso il 2,8%, mentre Shell (LSE:SHEL) è scesa dell’1,7%. Equinor (LSE:0A7F) ha ceduto il 2,5% a Oslo e l’italiana Eni (BIT:ENI) ha registrato una flessione dell’1,7%.

Altrove, TotalEnergies (EU:TTE) ha perso l’1,2%, mentre Repsol (TG:REP) è arretrata dell’1,4%.

La debolezza ha fatto seguito al calo del 3,1% registrato martedì dal WTI, quando le aspettative di progressi diplomatici avevano prevalso sui persistenti timori di interruzioni dell’offerta.

Con l’incertezza sullo Stretto di Hormuz ancora elevata, gli sviluppi dei colloqui tra Iran e Oman potrebbero continuare a rappresentare un importante fattore per l’andamento del petrolio e dei titoli energetici europei.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *