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  • Borse europee contrastate in attesa dei dati chiave sul lavoro negli Stati Uniti: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate in attesa dei dati chiave sul lavoro negli Stati Uniti: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali piazze europee si sono mosse senza una direzione chiara mercoledì mattina, con gli investitori cauti in vista della pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro statunitense più tardi in giornata.

    Alle 09:12 GMT, lo STOXX Europe 600 era in calo dello 0,1%. Il DAX di Francoforte perdeva lo 0,2%, mentre il CAC 40 di Parigi cedeva lo 0,4%. In controtendenza il FTSE 100 di Londra, in rialzo dello 0,4%.

    Trimestrali sotto i riflettori in Europa

    La stagione degli utili ha continuato a orientare gli scambi.

    Koninklijke Ahold Delhaize N.V. (EU:AD) è salita dopo aver riportato ricavi netti trimestrali per 23,5 miliardi di euro, in aumento del 6,1% a cambi costanti. Le vendite comparabili, escluse le carburanti, sono cresciute del 2,5%.

    Heineken N.V. (EU:HEIA) ha annunciato fino a 6.000 tagli di posti di lavoro a livello globale e prevede una crescita degli utili più contenuta quest’anno rispetto al 2025, a causa di una domanda debole. Il titolo ha comunque registrato un lieve rialzo.

    TotalEnergies SE (EU:TTE) ha comunicato che ridurrà del 62% i riacquisti di azioni nel trimestre in corso per effetto dei prezzi più bassi di petrolio e gas. Gli analisti hanno accolto positivamente l’approccio prudente e il titolo ha guadagnato l’1,4%.

    In Germania, Siemens Energy AG (TG:SIE) è balzata oltre il 5% dopo che l’utile netto del primo trimestre è quasi triplicato, sostenuto dalla forte domanda legata all’intelligenza artificiale per turbine a gas e infrastrutture di rete.

    Negli Stati Uniti, Ford Motor Company (NYSE:F) ha registrato un lieve rialzo nelle contrattazioni after-hours dopo aver fornito una guidance su utili e flussi di cassa superiore alle attese, nonostante un impatto negativo di 900 milioni di dollari legato al rinvio dell’entrata in vigore di misure di alleggerimento tariffario introdotte dall’amministrazione Trump.

    Tra le altre società attese ai risultati figurano Cisco Systems, Inc., McDonald’s Corporation e T-Mobile US, Inc..

    Attesa per i dati sull’occupazione USA

    L’attenzione del mercato si concentra ora sui dati sull’occupazione negli Stati Uniti, attesi alle 08:30 ET dopo un precedente rinvio.

    Gli economisti prevedono la creazione di circa 66.000 nuovi posti di lavoro a gennaio, rispetto ai 50.000 di dicembre.

    Nell’ultima riunione di politica monetaria, la Federal Reserve ha definito il mercato del lavoro “in fase di stabilizzazione” dopo un periodo di rallentamento. Questa valutazione, unita a un’inflazione ancora elevata ma stabile, ha portato l’istituto a mantenere i tassi invariati nella fascia 3,5%-3,75%.

    Tuttavia, il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett ha avvertito che i progressi dell’intelligenza artificiale potrebbero frenare la crescita dell’occupazione nei prossimi mesi, pur migliorando la produttività.

    Le prospettive per il 2026 restano incerte, data l’evoluzione ancora poco chiara di occupazione e prezzi, i due pilastri della politica monetaria della Fed. Oltre ai dati sul lavoro, anche l’indice dei prezzi al consumo atteso venerdì potrebbe offrire indicazioni sulla traiettoria dei tassi.

    “Le azioni non vogliono assistere a un crollo delle buste paga, ma con l’America corporate sempre più orientata verso efficienze e miglioramenti della produttività, è prevedibile che la creazione di posti di lavoro resti debole nei prossimi mesi”, hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge.

    Petrolio in rialzo tra tensioni geopolitiche

    I prezzi del petrolio sono saliti mentre gli operatori monitoravano l’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti e Iran e la domanda di viaggi in vista di un’importante festività cinese.

    Il greggio ha recuperato parte delle perdite della seduta precedente, sostenuto anche da un dollaro più debole.

    Il Brent è salito dell’1,4% a 69,74 dollari al barile, mentre il WTI ha guadagnato l’1,5% a 64,90 dollari.

    Funzionari iraniani hanno dichiarato che i colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti hanno permesso a Teheran di valutare la serietà di Washington e che il dialogo diplomatico proseguirà. Le dichiarazioni seguono i colloqui della scorsa settimana sul programma nucleare iraniano, dopo che il presidente Trump ha inviato ulteriori navi da guerra in Medio Oriente.

    Nonostante segnali di progresso, le tensioni sono riemerse dopo l’avvertimento statunitense alle navi in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo indiscrezioni, Trump starebbe valutando l’invio di una seconda portaerei vicino all’Iran, aumentando il rischio di escalation.

    L’incertezza legata all’Iran ha portato gli operatori a incorporare un premio per il rischio nei prezzi del greggio, temendo possibili interruzioni delle forniture.

  • MPS: dirigente del Tesoro indagato per insider trading si dimette dal CdA

    MPS: dirigente del Tesoro indagato per insider trading si dimette dal CdA

    Stefano Di Stefano, alto funzionario del Ministero dell’Economia e delle Finanze attualmente indagato per insider trading, ha rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (BIT:BMPS).

    Lo ha reso noto l’istituto senese in un comunicato.

    Di Stefano, amministratore non indipendente e membro del Comitato Rischi e Sostenibilità, «ha rassegnato in data odierna le proprie dimissioni, con effetto immediato, per motivi personali e in relazione all’avvio di indagini nei suoi confronti», si legge nella nota diffusa ieri dalla banca.

    Secondo due fonti, Di Stefano sarebbe indagato per presunti acquisti di azioni MPS e Mediobanca Banca di Credito Finanziario S.p.A. in prossimità del completamento da parte di MPS dell’offerta su Piazzetta Cuccia.

    I magistrati ritengono che il dirigente del Tesoro possa aver acquistato titoli delle due banche per un controvalore complessivo di circa 120.000 euro.

  • Telecom Italia riceve segnali positivi da TIM Brasil in vista dei conti 2025

    Telecom Italia riceve segnali positivi da TIM Brasil in vista dei conti 2025

    Telecom Italia S.p.A. (BIT:TIT) incassa indicazioni incoraggianti dalla controllata brasiliana mentre il mercato attende l’approvazione dei risultati 2025. I dati preliminari sono attesi il 24 febbraio, mentre il bilancio completo sarà pubblicato l’11 marzo.

    La controllata Tim Brasil ha registrato nel 2025 ricavi da servizi pari a 4,18 miliardi di euro a cambi correnti (25,9 miliardi di reais), in crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente. La redditività è migliorata, con un margine pari al 51% dei ricavi e un EBITDA rettificato in aumento del 7,5% a 2,19 miliardi di euro (13,6 miliardi di reais).

    L’utile netto rettificato ha sfiorato i 700 milioni di euro (4,3 miliardi di reais), segnando un progresso del 37,4% su base annua.

    Grazie alla solida generazione di cassa, la società ha approvato una remunerazione agli azionisti superiore a 750 milioni di euro (4,7 miliardi di reais), tra dividendi, interessi sul capitale e riacquisti di azioni proprie.

    Sul fronte industriale, Tim Brasil, guidata dall’amministratore delegato Alberto Griselli, consolida la leadership nel 5G con copertura in oltre 1.000 città e registra una ripresa nel segmento broadband.

    A Piazza Affari, il titolo TIM ha proseguito il rialzo, guadagnando l’1,50% a 0,6246 euro, nonostante il calo dello 0,80% del FTSE MIB.

    Con la pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi, TIM ha confermato i target 2025 su EBITDA after lease ed EFCF (equity free cash flow), che «implicano un’accelerazione nel segmento domestico per il primo e una forte generazione di cassa per il secondo nel quarto trimestre».

    Secondo il consenso raccolto dal gruppo, TIM dovrebbe chiudere il 2025 con ricavi intorno a 13,7 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. L’EBITDA organico è stimato a circa 4,3 miliardi di euro, mentre l’indebitamento netto rettificato dovrebbe attestarsi intorno a 7 miliardi di euro a fine esercizio. La guidance 2025 prevede una crescita dei ricavi di gruppo tra il 2% e il 3% e un incremento dell’EBITDA after lease di circa il 7%, confermando il miglioramento dei margini già evidenziato nei primi nove mesi.

    Gli analisti interpellati da Investing.com sottolineano che il management continua a prevedere una crescita dell’EBITDA di quasi il 7% sull’intero esercizio, grazie al contributo sia del mercato domestico sia della controllata brasiliana, che mantiene tassi di espansione dei margini superiori a quelli del gruppo.

    Diverse case di ricerca, anche attraverso analisi riportate da piattaforme specializzate come Analystock, indicano una dinamica strutturalmente più solida del cash flow. Investimenti più selettivi — con CapEx intorno al 12% dei ricavi nei primi nove mesi — e una maggiore disciplina finanziaria dovrebbero riflettersi nei conti completi del 2025, nonostante un contesto ancora segnato da forte concorrenza sui prezzi e incertezza regolatoria sul mercato domestico.

    Alcuni broker hanno rivisto i target price per incorporare le attese di crescita degli utili e dell’EPS nel medio termine, mentre gli investitori restano focalizzati su possibili catalizzatori, come un eventuale ritorno al dividendo e l’evoluzione del piano industriale 2025-2027.

    L’attenzione si concentra anche sulla nuova strategia industriale e sulle potenziali sinergie con il principale azionista Poste Italiane S.p.A.. Secondo indiscrezioni di stampa, tra le opzioni allo studio vi sarebbe il trasferimento di PosteMobile a TIM.

    Il nuovo piano industriale è atteso dopo il completamento della conversione delle azioni di risparmio, presumibilmente tra maggio e giugno.

    Tra gli altri elementi osservati dal mercato figurano possibili operazioni di consolidamento nel settore delle telecomunicazioni — come un’eventuale integrazione tra Iliad e WindTre — che potrebbero avere un impatto positivo sul comparto, nonché l’ipotesi di un rinnovo a costo nullo delle frequenze in scadenza nel 2029.

  • Milano apre in forte calo, crollano gli asset manager sui timori legati all’AI; TIM in rialzo

    Milano apre in forte calo, crollano gli asset manager sui timori legati all’AI; TIM in rialzo

    La Borsa italiana ha avviato la seduta in deciso territorio negativo, mentre la stagione delle trimestrali entra nel vivo aumentando la volatilità tra i settori. A Milano, le vendite su banche e società di gestione del risparmio hanno trascinato al ribasso l’indice principale.

    La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per festività.

    Sul fronte macroeconomico, l’attenzione si concentra sulla pubblicazione nel primo pomeriggio dei dati sull’occupazione statunitense di gennaio. Le cifre, rinviate a causa del breve shutdown del governo USA della scorsa settimana, sono attese per fornire indicazioni sulle prossime mosse della Federal Reserve.

    Intorno alle 10:00, il FTSE MIB perdeva oltre l’1%.

    In forte calo i titoli del risparmio gestito. Banca Generali S.p.A. (BIT:BGN) cedeva oltre l’8%, seguita da FinecoBank Banca Fineco S.p.A. (BIT:FBK), in flessione del 6,6%, e da Azimut Holding S.p.A. (BIT:AZM), in calo del 5,3%.

    Secondo alcuni operatori, il comparto risente dell’annuncio diffuso nella notte dalla startup statunitense Altruist, specializzata nel wealth management, che ha lanciato funzionalità di pianificazione fiscale basate sull’intelligenza artificiale. A Wall Street i titoli delle società di intermediazione hanno registrato forti ribassi dopo che Altruist ha dichiarato che la propria piattaforma Hazel è in grado di automatizzare la pianificazione fiscale in pochi minuti, riducendo la dipendenza dei consulenti dai servizi tradizionali di brokeraggio.

    In calo anche le banche, con l’indice di settore in flessione di circa il 2%. Tra i principali istituti, UniCredit S.p.A. perdeva l’1,3%, mentre Intesa Sanpaolo S.p.A. (BIT:ISP) lasciava sul terreno oltre il 2%.

    In controtendenza Ferrari N.V. (BIT:RACE), che proseguiva il movimento positivo con un rialzo dell’1,4% dopo l’impennata della vigilia seguita ai risultati trimestrali.

    Bene anche Telecom Italia S.p.A. (BIT:TIT), in crescita dell’1,3% a 0,6294 euro, sui massimi da luglio 2028.

  • Ferrari fissa un obiettivo di utili fiducioso per l’anno in corso

    Ferrari fissa un obiettivo di utili fiducioso per l’anno in corso

    Ferrari (BIT:RACE) ha presentato una previsione positiva per l’esercizio in corso, affermando di attendersi un utile operativo lordo rettificato (EBITDA) di almeno 2,93 miliardi di euro, leggermente superiore ai 2,91 miliardi di euro stimati dal consenso Bloomberg.

    Il marchio di auto sportive di lusso ha inoltre superato le attese del mercato nel quarto trimestre, registrando un risultato operativo di 700 milioni di euro su ricavi pari a 1,8 miliardi di euro, entrambi al di sopra delle stime di Wall Street.

    Su base annua, i ricavi netti sono aumentati del 7% a 7,146 miliardi di euro, mentre l’utile operativo è salito a 2,11 miliardi di euro. Ferrari ha sottolineato la “resilienza” del business in un contesto di incertezza geopolitica ed economica più ampia, includendo l’impatto dei dazi aggiuntivi statunitensi sulle auto europee importate e le fluttuazioni valutarie.

    “La domanda per Ferrari rimane molto solida ed è gestita con disciplina in ogni mercato, riflettendo il nostro modello di esclusività: il portafoglio ordini si estende fino alla fine del 2027”, ha dichiarato in una nota l’amministratore delegato Benedetto Vigna.

    Le azioni della società italiana quotate negli Stati Uniti hanno guadagnato oltre il 9% nelle contrattazioni premarket dopo l’annuncio.

  • I prezzi dell’oro scendono leggermente ma restano sopra i 5.000 dollari l’oncia mentre i mercati attendono i dati USA

    I prezzi dell’oro scendono leggermente ma restano sopra i 5.000 dollari l’oncia mentre i mercati attendono i dati USA

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve calo martedì, cedendo parte dei forti guadagni della sessione precedente, mentre gli investitori restano prudenti in vista di una settimana ricca di dati economici statunitensi.

    Anche gli altri metalli preziosi hanno chiuso in ribasso. Argento e platino sono scesi nonostante un temporaneo sostegno derivante dal calo notturno del dollaro, che si è poi stabilizzato durante le contrattazioni asiatiche.

    Alle 08:15 ET (13:15 GMT), l’oro spot perdeva lo 0,3% a 5.042,29 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza aprile scendevano dello 0,3% a 5.064,31 dollari l’oncia. L’argento spot arretrava dello 0,8% a 81,575 dollari l’oncia, mentre il platino spot cedeva l’1,1% a 2.094,35 dollari l’oncia.

    Oro e metalli restano volatili, acquisti sui ribassi cauti

    I metalli preziosi hanno attraversato forti oscillazioni nell’ultima settimana, con prese di profitto e posizionamenti eccessivi che hanno spinto i prezzi lontano dai massimi storici. Anche l’incertezza sulla politica monetaria statunitense — in vista di un possibile cambio alla guida della Federal Reserve — ha alimentato la volatilità.

    La domanda di beni rifugio resta inoltre irregolare, in un contesto di segnali contrastanti nei rapporti tra Stati Uniti e Iran. Sebbene siano emersi segnali di progresso nei colloqui sul nucleare nel fine settimana, Washington ha comunque emesso lunedì un avvertimento alle navi battenti bandiera statunitense in transito nello Stretto di Hormuz.

    Pur avendo recuperato parte delle recenti perdite, l’oro e gli altri metalli restano ben al di sotto dei picchi toccati a fine gennaio, con gli operatori riluttanti a inseguire il rimbalzo.

    “Gli acquisti sui ribassi sono stati selettivi piuttosto che aggressivi, indicando che gli operatori restano sensibili ai segnali macroeconomici”, hanno scritto gli analisti di OCBC in una nota.

    Gli analisti hanno aggiunto che, sebbene la tendenza alla de-dollarizzazione abbia sostenuto l’oro nell’ultimo anno, la direzione di breve termine dipenderà in larga misura dal mercato del lavoro statunitense e dalle implicazioni per la politica monetaria.

    Secondo gli analisti di Heraeus, oro e argento non si comportano più come beni rifugio tradizionali, ma sono entrati in una fase di elevata volatilità.

    “I semi del calo dei prezzi sono stati piantati nel rally precedente, che per un asset rifugio teoricamente a bassa volatilità è stato eccezionale”, ha affermato Heraeus. “Il prezzo dell’oro è aumentato di cinque volte in dieci anni, mentre l’indice del dollaro è allo stesso livello del 2015. Con un calo così marcato è probabile che vi sia stata una chiusura di posizioni a leva, con stop loss colpiti e requisiti di margine in aumento. Le borse stanno ancora aumentando i requisiti di margine per le posizioni sui futures.”

    Settimana cruciale per i dati economici USA

    L’attenzione dei mercati è ora concentrata sui principali indicatori economici statunitensi, che potrebbero fornire nuovi segnali sulla salute dell’economia e sulle prospettive dei tassi di interesse.

    I dati sulle vendite al dettaglio di dicembre sono seguiti da vicino per valutare la tenuta dei consumi, mentre il mercato del lavoro mostra segnali di rallentamento. I dati sulle buste paga non agricole di gennaio sono attesi mercoledì, seguiti venerdì dall’indice dei prezzi al consumo. Entrambi i report sono considerati fondamentali per le decisioni della Federal Reserve, dato il focus su inflazione e occupazione.

    I mercati continuano inoltre a valutare l’impatto potenziale di Kevin Warsh, candidato del presidente statunitense Donald Trump alla successione di Jerome Powell come presidente della Fed alla scadenza del mandato a maggio.

    Warsh è considerato meno accomodante e la sua candidatura aveva in precedenza innescato forti vendite nei metalli preziosi, perdite che non sono ancora state completamente recuperate. L’oro è sceso da livelli prossimi ai 5.600 dollari l’oncia, mentre l’argento è crollato da oltre 120 dollari l’oncia.

  • Vendite al dettaglio USA piatte alimentano cautela prima dell’apertura di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Vendite al dettaglio USA piatte alimentano cautela prima dell’apertura di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un avvio leggermente negativo martedì, suggerendo che le azioni potrebbero cedere parte dei guadagni dopo due sedute consecutive di rialzi.

    I futures sono scesi dopo la pubblicazione dei dati del Dipartimento del Commercio, che hanno mostrato come le vendite al dettaglio negli Stati Uniti siano rimaste inaspettatamente ferme a dicembre, sollevando dubbi sulla solidità della spesa dei consumatori.

    Secondo il rapporto, le vendite al dettaglio sono risultate sostanzialmente invariate il mese scorso, dopo l’aumento dello 0,6% registrato a novembre. Gli economisti si aspettavano una crescita dello 0,4%. Anche escludendo le auto — con un lieve calo delle vendite presso i concessionari di veicoli e ricambi — le vendite sono rimaste piatte, rispetto al +0,4% di novembre. Le vendite ex-auto erano attese in aumento dello 0,3%.

    Separatamente, i dati del Dipartimento del Lavoro hanno mostrato che i prezzi delle importazioni negli Stati Uniti sono aumentati leggermente a dicembre, in linea con le stime.

    Lunedì i mercati avevano chiuso in rialzo, proseguendo il recupero iniziato a fine settimana. Il Dow Jones Industrial Average ha segnato un nuovo record di chiusura, mentre i titoli tecnologici hanno trainato una salita più marcata del Nasdaq.

    A fine seduta, tutti i principali indici erano positivi. Il Dow ha guadagnato 20,20 punti, meno dello 0,1%, chiudendo a 50.135,87; il Nasdaq è balzato di 207,46 punti, pari allo 0,9%, a 23.238,67; l’S&P 500 è salito di 32,52 punti, ovvero dello 0,5%, a 6.964,82.

    Gran parte della forza è derivata dal proseguimento del rimbalzo dei titoli tecnologici, in scia al rally di venerdì. Tra i protagonisti del settore software, Oracle (NYSE:ORCL) è balzata del 9,6% dopo che D.A. Davidson ha alzato il giudizio sul titolo a Buy da Neutral.

    Nonostante ciò, gli investitori sono apparsi cauti in vista della pubblicazione di diversi dati macroeconomici chiave nei prossimi giorni. In primo piano c’è il rapporto mensile sul lavoro del Dipartimento del Lavoro, ritardato la scorsa settimana a causa di una breve chiusura del governo.

    Il report dovrebbe mostrare un aumento degli occupati di 70.000 unità a gennaio, dopo le 50.000 di dicembre, con il tasso di disoccupazione previsto stabile al 4,4%.

    Anche i prossimi dati su vendite al dettaglio e inflazione dei prezzi al consumo saranno seguiti con attenzione, dato il loro potenziale impatto sulle prospettive dei tassi di interesse.

    “Con Jerome Powell vicino alla fine del suo mandato e Kevin Warsh ampiamente atteso come prossimo presidente della Fed, i mercati sono sempre più sensibili a come i dati influenzano le aspettative sui tassi,” ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com. “Sebbene i cambiamenti di leadership possano incidere su tono e comunicazione, i dati restano il fattore determinante.”

    Ha aggiunto: “Di conseguenza, le pubblicazioni su occupazione e inflazione di questa settimana saranno decisive per capire se i mercati torneranno a scommettere su un allentamento — uno scenario che potrebbe sostenere azioni e metalli preziosi — oppure se un’inflazione persistente imporrà ulteriore prudenza.”

    I titoli auriferi sono stati tra i migliori performer di lunedì, beneficiando di un forte rialzo del prezzo dell’oro che ha spinto l’indice NYSE Arca Gold Bugs in aumento del 6,1%.

    Forti rialzi si sono visti anche nei settori networking e software, con l’indice NYSE Arca Networking in crescita del 4% e il Dow Jones U.S. Software Index in aumento del 3,3%. Bene anche broker e semiconduttori, mentre sanità e compagnie aeree hanno sottoperformato.

  • Mercati europei cauti mentre gli investitori valutano i risultati societari: DAX, CAC, FTSE100

    Mercati europei cauti mentre gli investitori valutano i risultati societari: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato un andamento generalmente prudente martedì, mentre gli investitori hanno analizzato una serie mista di risultati aziendali e atteso la pubblicazione di dati economici chiave dagli Stati Uniti nel corso della settimana, che potrebbero influenzare le aspettative sui tassi della Federal Reserve.

    Il CAC 40 francese ha registrato un lieve rialzo dello 0,1%, mentre il DAX tedesco ha ceduto lo 0,1%. Il FTSE 100 del Regno Unito ha sottoperformato, scendendo dello 0,4%.

    Il gruppo sanitario olandese Philips (EU:PHIA) si è distinto al rialzo dopo aver comunicato solidi risultati del quarto trimestre e aver fissato obiettivi ambiziosi per il 2026.

    In forte progresso anche Kering (EU:KER), proprietaria di Gucci, dopo che il gruppo del lusso ha segnalato un’accelerazione delle vendite nell’ultimo trimestre del 2025.

    Il titolo AstraZeneca (LSE:AZN) ha guadagnato terreno dopo che il colosso farmaceutico ha previsto una crescita continua di ricavi e utili nel 2026, sostenuta dalla domanda per i suoi farmaci oncologici.

    In controtendenza BP Plc (LSE:BP.), i cui titoli sono finiti sotto pressione dopo la sospensione del programma di riacquisto di azioni proprie e la comunicazione di una perdita più ampia a livello di replacement cost nel quarto trimestre.

    Debole anche il comparto dei viaggi, con TUI (TG:TUI1), il maggiore operatore turistico europeo, in calo nonostante risultati trimestrali solidi e la conferma degli obiettivi annuali.

  • I titoli del lusso europeo avanzano mentre l’aggiornamento di Kering migliora il sentiment del settore

    I titoli del lusso europeo avanzano mentre l’aggiornamento di Kering migliora il sentiment del settore

    Le azioni del lusso europeo hanno registrato rialzi martedì, sostenute dai segnali che l’andamento del gruppo Kering (EU:KER) nel quarto trimestre è stato migliore del previsto, attenuando le preoccupazioni sulla velocità della sua ristrutturazione.

    I titoli di altri marchi del lusso come Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) e Burberry (LSE:BRBY) guadagnavano oltre il 2% a metà mattinata in Europa. Anche il gruppo rivale LVMH, il conglomerato del lusso attivo tra moda, vini e spiriti, segnava un progresso di circa lo 0,8%.

    Kering ha guidato i rialzi, con il titolo in balzo di oltre il 10%, proseguendo una forte fase di recupero iniziata dopo l’annuncio della nomina di Luca de Meo ad amministratore delegato lo scorso giugno.

    L’ex numero uno di Renault è stato incaricato di portare avanti un’ampia ristrutturazione del gruppo. Dall’inizio del suo mandato, de Meo si è concentrato sulla riduzione dell’indebitamento, sulla semplificazione della governance e su una maggiore focalizzazione del portafoglio. In ottobre, Kering ha concordato la vendita del business beauty e di alcune licenze di marchio a L’Oréal per 4 miliardi di euro.

    Nel quarto trimestre — il primo periodo completo di de Meo alla guida del gruppo — Kering ha registrato un calo del 3% delle vendite a cambi costanti su base annua. Il dato si è confrontato favorevolmente con la flessione del 5% attesa dagli analisti, secondo le stime di Visible Alpha citate da Reuters.

    Nel dialogo con analisti e investitori, de Meo ha ribadito l’obiettivo di riportare Kering alla crescita nel 2026 e di migliorare i margini di tutte le sue maison.

    L’attenzione degli investitori si sposta ora verso la fine di febbraio, quando il nuovo direttore creativo di Gucci, Demna, presenterà la sua prima collezione durante una sfilata a Milano. Le sorti di Gucci restano centrali per Kering, dato che il marchio contribuisce in misura significativa ai profitti del gruppo.

    I ricavi di Gucci sono scesi del 10% nel trimestre, segnando il decimo calo trimestrale consecutivo. Tuttavia, la contrazione è stata meno marcata di quanto molti osservatori temessero, come ha sottolineato Reuters, contribuendo a sostenere il tono positivo sull’intero comparto del lusso.

  • Il petrolio arretra mentre i mercati valutano i rischi di offerta legati alle tensioni USA–Iran

    Il petrolio arretra mentre i mercati valutano i rischi di offerta legati alle tensioni USA–Iran

    I prezzi del petrolio sono scesi leggermente martedì, mentre gli operatori hanno continuato a valutare il rischio di potenziali interruzioni dell’offerta, con l’attenzione ancora concentrata sulle tensioni tra Stati Uniti e Iran dopo le nuove indicazioni statunitensi per le navi in transito nello Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent hanno perso 24 centesimi, pari allo 0,35%, a 68,80 dollari al barile alle 10:02 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense è sceso di 30 centesimi, ovvero dello 0,47%, a 64,06 dollari.

    “Il mercato resta focalizzato sulle tensioni tra Iran e Stati Uniti, ma in assenza di segnali concreti di interruzioni dell’offerta, i prezzi probabilmente inizieranno a scendere”, ha dichiarato Tamas Varga, analista petrolifero presso la società di intermediazione PVM.

    “Il mercato è laterale, si tratta di un mercato in eccesso di offerta che si confronta con la geopolitica”, ha aggiunto.

    I prezzi erano saliti di oltre l’1% lunedì, dopo che l’Amministrazione marittima del Dipartimento dei Trasporti statunitense ha consigliato alle navi commerciali battenti bandiera USA di mantenersi il più lontano possibile dalle acque territoriali iraniane e di rifiutare verbalmente eventuali richieste di abbordaggio da parte delle forze iraniane.

    Circa un quinto del petrolio consumato a livello globale transita attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra Oman e Iran, rendendo qualsiasi escalation nella regione una minaccia significativa per le forniture energetiche mondiali.

    L’Iran e gli altri membri dell’OPEC — Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq — esportano la maggior parte del loro greggio attraverso lo stretto, principalmente verso i mercati asiatici.

    Le indicazioni statunitensi sono state diffuse nonostante il capo della diplomazia iraniana abbia affermato la scorsa settimana che i colloqui sul nucleare mediati dall’Oman con Washington erano iniziati con un “buon avvio” e destinati a proseguire.

    In una nota pubblicata martedì, gli analisti di Goldman Sachs hanno scritto che i prezzi del petrolio continuano a essere sostenuti dalla geopolitica, segnalando un aumento del greggio già caricato sulle navi mentre gli acquirenti cercano di assicurarsi maggiori forniture in un contesto di incertezza elevata.

    “Se i colloqui in Oman hanno prodotto un tono cautamente positivo, la persistente incertezza su una possibile escalation, su un inasprimento delle sanzioni o su interruzioni dell’offerta nello Stretto di Hormuz ha mantenuto un modesto premio per il rischio”, ha osservato Tony Sycamore, analista di IG.

    Nel frattempo, l’Unione Europea ha proposto di estendere le sanzioni contro la Russia includendo porti in Georgia e Indonesia che movimentano petrolio russo, secondo un documento di proposta visionato da Reuters. Sarebbe la prima volta che il blocco prende di mira porti situati in Paesi terzi.

    La mossa rientra negli sforzi per rafforzare le restrizioni sulle esportazioni di petrolio russo, una fonte chiave di entrate per Mosca nel contesto della guerra in Ucraina.

    Separatamente, secondo alcuni trader, Indian Oil Corp ha acquistato sei milioni di barili di greggio da Africa occidentale e Medio Oriente, mentre l’India ha ridotto l’acquisto di petrolio russo nel quadro dei negoziati commerciali con Washington, che le parti sperano di concludere a marzo.