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  • Brembo e JAC Group siglano una partnership strategica per promuovere l’innovazione automobilistica

    Brembo e JAC Group siglano una partnership strategica per promuovere l’innovazione automobilistica

    Lo specialista italiano dei sistemi frenanti Brembo (BIT:BRE) e il costruttore automobilistico cinese JAC Group hanno firmato il 5 febbraio un accordo di partnership strategica volto a rafforzare la loro collaborazione di lungo periodo e ad accelerare l’innovazione.

    L’alleanza si concentrerà sullo sviluppo congiunto di piattaforme veicolari di nuova generazione, con un’attenzione particolare al mercato automobilistico cinese, uno dei più grandi e in più rapida crescita a livello globale.

    In base all’accordo, le due società collaboreranno allo sviluppo di tecnologie di frenata avanzate pensate per rispondere alle esigenze in evoluzione dei consumatori cinesi e dei costruttori locali, unendo il know-how tecnico di Brembo alla conoscenza del mercato di JAC Group.

    La collaborazione si estenderà anche allo sviluppo di soluzioni software, a conferma della crescente importanza dell’integrazione digitale nei sistemi frenanti, in un contesto in cui i veicoli diventano sempre più connessi e autonomi.

    Brembo, riconosciuta a livello globale per i suoi sistemi frenanti ad alte prestazioni, continua ad ampliare la propria presenza in Asia, mentre JAC Group prosegue nella ricerca di partnership tecnologiche per rafforzare l’innovazione e la competitività della propria gamma di veicoli.

  • Il petrolio scende di oltre l’1% mentre la diplomazia USA-Iran attenua i timori sull’offerta

    Il petrolio scende di oltre l’1% mentre la diplomazia USA-Iran attenua i timori sull’offerta

    I prezzi del petrolio sono scesi nettamente lunedì, con un calo superiore all’1%, mentre si sono ridotte le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta in Medio Oriente dopo la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran.

    I futures sul Brent hanno perso 84 centesimi, pari all’1,2%, a 67,21 dollari al barile alle 07:47 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense è sceso di 82 centesimi, o dell’1,3%, a 62,73 dollari.

    “Con nuovi colloqui all’orizzonte, il timore immediato di interruzioni dell’offerta in Medio Oriente si è notevolmente attenuato”, ha dichiarato Tony Sycamore, market analyst di IG.

    Washington e Teheran hanno confermato l’intenzione di proseguire i negoziati indiretti dopo quelli che entrambe le parti hanno definito colloqui costruttivi tenutisi venerdì in Oman. La notizia ha contribuito ad allentare i timori che un fallimento delle trattative potesse avvicinare la regione a un conflitto aperto, soprattutto alla luce del recente rafforzamento della presenza militare statunitense nell’area.

    Circa un quinto del consumo mondiale di petrolio transita attraverso lo Stretto di Hormuz, tra Oman e Iran, rendendo la regione cruciale per l’equilibrio dei mercati energetici globali.

    Sia il Brent sia il WTI hanno chiuso la scorsa settimana con ribassi superiori al 2%, segnando il primo calo settimanale in sette settimane, grazie a segnali di distensione geopolitica.

    Rimangono tuttavia rischi latenti. Il ministro degli Esteri iraniano ha avvertito che l’Iran colpirebbe basi statunitensi in Medio Oriente in caso di attacco, sottolineando la fragilità dell’attuale equilibrio.

    “La volatilità resta elevata mentre persiste una retorica contrastante. Qualsiasi notizia negativa potrebbe riaccendere rapidamente i premi per il rischio sui prezzi del petrolio questa settimana”, ha affermato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

    Gli investitori seguono inoltre gli sforzi occidentali per limitare le entrate petrolifere della Russia, che contribuiscono a finanziare la guerra in Ucraina. Venerdì la Commissione europea ha proposto un ampio divieto sui servizi che supportano le esportazioni marittime di greggio russo.

    Nel frattempo, i raffinatori indiani — un tempo i maggiori acquirenti di greggio russo via mare — stanno evitando i carichi con consegna ad aprile e potrebbero restare alla finestra più a lungo, secondo fonti del settore. Questa scelta potrebbe anche favorire la conclusione di un accordo commerciale tra Nuova Delhi e Washington.

    “I mercati petroliferi resteranno sensibili all’ampiezza di questa svolta lontano dal greggio russo, alla durata della riduzione degli acquisti indiani oltre aprile e alla rapidità con cui potranno essere attivati flussi alternativi”, ha aggiunto Sachdeva.

  • Bitcoin sopra i 70.000 dollari mentre il sentiment di rischio si stabilizza dopo una settimana volatile

    Bitcoin sopra i 70.000 dollari mentre il sentiment di rischio si stabilizza dopo una settimana volatile

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) si è mantenuto sopra quota 70.000 dollari lunedì, consolidando i guadagni dopo il forte rimbalzo di fine settimana dai livelli vicini a 60.000 dollari. Il movimento arriva mentre gli investitori rivalutano l’esposizione al rischio dopo le pesanti liquidazioni e spostano l’attenzione sui principali dati macroeconomici statunitensi attesi nei prossimi giorni.

    La principale criptovaluta mondiale scambiava in rialzo di circa l’1,5% a 70.402,5 dollari alle 01:25 ET (06:25 GMT), allontanandosi ulteriormente dal minimo di circa 60.187 dollari, un livello che rappresentava un minimo di circa 16 mesi toccato all’inizio della scorsa settimana.

    Venerdì Bitcoin ha riconquistato la soglia dei 70.000 dollari, mettendo a segno un balzo superiore al 12% in una sola seduta. Il rimbalzo è coinciso con i rialzi dei titoli tecnologici e dei metalli preziosi, sostenendo più in generale gli asset rischiosi. Anche gli acquisti su debolezza e una maggiore stabilità dei mercati globali hanno contribuito al recupero.

    Il forte calo registrato a inizio settimana si inseriva in un più ampio clima “risk-off”. La vendita sui titoli tecnologici statunitensi — in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale — insieme alle liquidazioni forzate sui mercati dei futures crypto ha accentuato la pressione al ribasso. A ciò si sono aggiunti deflussi prolungati dagli ETF spot su Bitcoin e una riduzione delle posizioni a leva, aumentando la volatilità.

    Le elezioni in Giappone migliorano il sentiment

    Il clima di mercato ha ricevuto ulteriore sostegno dopo la netta vittoria elettorale del primo ministro giapponese Sanae Takaichi, che rafforza il suo mandato a favore di stimoli fiscali e tagli alle tasse. L’esito del voto ha spinto al rialzo le borse regionali ed è stato associato a un rinnovato appetito per il rischio su alcuni asset globali.

    Sebbene lo yen si fosse inizialmente indebolito in vista del voto, la successiva stabilizzazione della valuta insieme ai rialzi azionari ha contribuito a rafforzare il sentiment complessivo.

    Ora l’attenzione si concentra su una serie di dati chiave dagli Stati Uniti attesi nel corso della settimana, tra cui i dati sull’occupazione rinviati a mercoledì e il rapporto sull’inflazione CPI di venerdì. Queste pubblicazioni potrebbero influenzare le aspettative sulla politica della Federal Reserve, con i mercati che iniziano a scontare possibili tagli dei tassi nella seconda parte del 2026 se l’inflazione rallentasse e il mercato del lavoro mostrasse segnali di indebolimento.

    Altcoin per lo più stabili

    Le principali criptovalute alternative si sono mosse in un range ristretto lunedì, dopo il recente rimbalzo.

    Ethereum è rimasto invariato a 2.076,41 dollari, mentre XRP è salito dell’1,1% a 1,43 dollari. Solana ha registrato un lieve calo, mentre Cardano e Polygon hanno trattato sostanzialmente piatte. Tra i meme token, Dogecoin ha perso circa il 2%.

  • Borse europee in rialzo a inizio settimana ricca di trimestrali, UniCredit sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo a inizio settimana ricca di trimestrali, UniCredit sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno aperto la settimana in moderato rialzo lunedì, dando il via a un periodo intenso caratterizzato da nuove trimestrali e da una serie di dati macroeconomici di rilievo.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco avanzava dello 0,5%, il CAC 40 francese dello 0,1% e il FTSE 100 britannico dello 0,2%.

    UniCredit detta il tono tra le banche

    La stagione delle trimestrali europee entra nel vivo, con diversi gruppi di primo piano e grandi banche pronti a pubblicare i risultati nei prossimi giorni. L’indice paneuropeo Stoxx 600 si muove vicino ai massimi storici, dopo aver registrato sette settimane positive sulle ultime otto, grazie a una stagione degli utili finora accolta favorevolmente dal mercato.

    UniCredit (BIT:UCG) si è messa in evidenza dopo aver annunciato un utile netto record di 10,6 miliardi di euro per il 2025, in crescita del 14% su base annua. La seconda banca italiana ha inoltre fissato obiettivi ambiziosi, puntando a 13 miliardi di euro di utile netto entro il 2028 e impegnandosi a distribuire 30 miliardi di euro agli azionisti nei prossimi tre anni.

    UniCredit ha utilizzato parte dell’elevata liquidità in eccesso per acquisire partecipazioni rilevanti in Commerzbank in Germania e Alpha Bank in Grecia, senza arrivare a lanciare offerte di acquisizione complete.

    Nel corso della settimana sono attesi anche i risultati di Commerzbank (TG:CBK), oltre a quelli dei concorrenti britannici Barclays (LSE:BARC) e NatWest Group (LSE:NWG).

    Al di fuori del settore bancario, sono previste trimestrali di numerosi gruppi blue chip, tra cui Koninklijke Philips (EU:PHIA), AstraZeneca (LSE:AZN), TotalEnergies (EU:TTE), Heineken (EU:HEIA), Mercedes-Benz Group (TG:MBG), Siemens (TG:SIE) e L’Oreal (EU:OR).

    Dati USA sotto osservazione

    Oltre alle trimestrali, gli investitori valuteranno anche i nuovi dati sulla crescita di eurozona e Regno Unito. L’attenzione principale resta però rivolta agli Stati Uniti, dove sono attesi importanti indicatori economici rinviati a causa di un breve shutdown governativo.

    Nel corso della settimana saranno pubblicati i dati di gennaio su occupazione (nonfarm payrolls) e inflazione (CPI), osservati da vicino per valutare la solidità dell’economia statunitense. Le letture arrivano dopo la nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, aumentando la rilevanza dei numeri.

    Petrolio in calo su segnali diplomatici

    I prezzi del petrolio sono scesi lunedì dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato di proseguire i negoziati sul programma nucleare di Teheran, attenuando i timori di possibili interruzioni dell’offerta in Medio Oriente.

    I futures sul Brent hanno ceduto lo 0,9% a 67,46 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è sceso dello 0,9% a 62,98 dollari al barile. Entrambi i benchmark hanno perso oltre il 2% la scorsa settimana, segnando il primo calo settimanale dopo sette settimane consecutive di rialzi, in un contesto di riduzione delle tensioni geopolitiche.

  • Mercati in attesa di utili e dati chiave; la scommessa elettorale della premier giapponese dà i suoi frutti: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Mercati in attesa di utili e dati chiave; la scommessa elettorale della premier giapponese dà i suoi frutti: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future azionari statunitensi hanno aperto la settimana in lieve rialzo, mentre gli investitori si preparano a una fitta serie di trimestrali e alla pubblicazione di importanti dati macroeconomici rinviati. Il produttore di semiconduttori Onsemi è tra i primi grandi nomi attesi lunedì, mentre le Borse giapponesi hanno guadagnato terreno dopo la netta vittoria elettorale del primo ministro Sanae Takaichi.

    Future in leggero rialzo

    I future di Wall Street si sono mossi moderatamente al rialzo nelle prime ore di lunedì. Alle 03:43 ET, i future sul Dow segnavano +87 punti (+0,2%), quelli sull’S&P 500 +6 punti (+0,1%) e i future sul Nasdaq 100 +13 punti (+0,1%).

    Il movimento segue la forte chiusura di venerdì, quando i mercati USA hanno recuperato parte delle perdite accumulate in precedenza a causa dei timori sull’impatto dell’intelligenza artificiale su alcuni segmenti del software. Il Dow Jones Industrial Average ha superato per la prima volta la soglia dei 50.000 punti, mentre l’S&P 500 è salito di quasi il 2% e il Nasdaq Composite di circa il 2,2%.

    Non tutti i big tecnologici hanno partecipato al rally. Amazon (NASDAQ:AMZN) ha perso il 5,6% dopo che il mercato ha reagito con cautela ai segnali di un forte aumento degli investimenti in AI. Anche Alphabet (NASDAQ:GOOG) e altri colossi hanno annunciato piani di spesa aggressivi, ma restano dubbi sui tempi di ritorni sostenibili.

    ON Semi attesa ai risultati

    ON Semiconductor (NASDAQ:ON) pubblicherà i conti dopo la chiusura di lunedì. In precedenza la società aveva fornito una guidance per il quarto trimestre sostanzialmente in linea con le attese.

    La domanda per le soluzioni di gestione dell’energia nei data center AI ha compensato in parte la debolezza del settore auto, penalizzato dal rallentamento delle vendite di veicoli elettrici in Nord America ed Europa. Il consenso Bloomberg prevede un EPS adjusted di 0,63 dollari su ricavi pari a 1,53 miliardi.

    Nel resto della settimana sono attesi anche i conti di Datadog (NASDAQ:DDOG), Spotify (NYSE:SPOT), Cisco (NASDAQ:CSCO) e Applied Materials (NASDAQ:AMAT).

    Ampia vittoria per la premier giapponese

    I mercati asiatici hanno beneficiato della vittoria elettorale di Sanae Takaichi, arrivata appena 110 giorni dopo il suo insediamento come prima donna premier del Giappone. Secondo le ricostruzioni, il Partito Liberal Democratico ha ottenuto una rara supermaggioranza alla Camera bassa, aprendo la strada a maggiori spese pubbliche e tagli fiscali.

    “La calma potrebbe tornare sui mercati giapponesi ora che le elezioni sono alle spalle”, ha detto Thomas Mathews, responsabile dei mercati Asia-Pacifico di Capital Economics, aggiungendo che il recente sell-off sui titoli di Stato giapponesi difficilmente proseguirà e che lo yen potrebbe rafforzarsi.

    Oro in rialzo

    L’oro è salito nelle contrattazioni europee, con progressi anche per l’argento, dopo una settimana di forti oscillazioni. L’attenzione è ora sui dati USA, in particolare payrolls e inflazione CPI, cruciali per le decisioni della Federal Reserve.

    Petrolio in calo

    I prezzi del greggio sono scesi dopo segnali di distensione tra Stati Uniti e Iran sui colloqui nucleari. Un dollaro forte e l’attesa di dati macro da USA e Cina hanno aggiunto pressione. Il Brent è sceso dell’1,1% a 67,32 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l’1,0% a 62,92 dollari.

  • UniCredit balza del 4%: gli obiettivi di utile di lungo periodo superano le attese del mercato

    UniCredit balza del 4%: gli obiettivi di utile di lungo periodo superano le attese del mercato

    UniCredit SpA (BIT:UCG) ha guadagnato oltre il 4% lunedì dopo che la seconda banca italiana ha presentato obiettivi di profitto di lungo periodo superiori alle previsioni degli analisti. Il nuovo outlook ha spinto Goldman Sachs a osservare che la guidance implica revisioni al rialzo degli utili stimate tra la fascia media e alta delle singole cifre per il periodo 2028–2030.

    Nel quadro del nuovo piano strategico “UniCredit Unlimited”, l’istituto con sede a Milano punta a generare un utile netto di 13 miliardi di euro entro il 2028 e superiore a 15 miliardi di euro entro il 2030. A titolo di confronto, il consenso degli analisti si attesta rispettivamente a 11,9 miliardi e 13,2 miliardi di euro.

    Secondo Goldman Sachs, i nuovi target rappresentano un significativo superamento delle attese, con l’obiettivo di profitto per il 2030 superiore al consenso di oltre il 13%. La banca d’affari ha confermato la raccomandazione “buy” sul titolo.

    UniCredit ha inoltre comunicato risultati record per il 2025, con un utile netto pari a 10,6 miliardi di euro, in crescita del 14% su base annua e al ventesimo trimestre consecutivo in utile. Il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) è salito al 19,2% sull’intero esercizio, rispetto al 17,7% del 2024.

    “UniCredit ha conseguito una crescita e una redditività record nel 2025”, ha dichiarato l’amministratore delegato Andrea Orcel. “Siamo fiduciosi di poter sostenere questa traiettoria nei prossimi cinque anni”.

    Nel quarto trimestre l’utile netto si è attestato a 1,83 miliardi di euro, in calo del 30% rispetto al trimestre precedente ma in aumento del 17% su base annua. Il confronto trimestrale è stato influenzato da componenti straordinarie, inclusi costi legati alla gestione del portafoglio strategico e alle attività di integrazione.

    Nel corso dell’intero esercizio, la banca ha assorbito oneri straordinari per 1,4 miliardi di euro, di cui circa 240 milioni relativi alla copertura del portafoglio strategico e 1,18 miliardi di costi di integrazione finalizzati alla riduzione della base costi futura.

    L’utile netto contabile per il 2025 ha raggiunto 10,92 miliardi di euro, in crescita del 12%. L’utile per azione è aumentato del 20% a 6,89 euro, mentre il valore contabile tangibile per azione è salito del 19% a 39,54 euro.

    I ricavi totali sono diminuiti dell’1,3% a 24,54 miliardi di euro, risentendo del contesto di tassi di interesse più bassi. Il margine di interesse è sceso del 4,3% a 13,73 miliardi di euro, ma si è attestato leggermente sopra le attese grazie a una gestione disciplinata della raccolta.

    In controtendenza, le commissioni e i proventi assicurativi netti sono cresciuti del 5,6% a 8,69 miliardi di euro, rappresentando circa il 35% dei ricavi complessivi. I ricavi da trading sono invece diminuiti del 32,6% a 1,13 miliardi di euro, mentre i dividendi incassati sono più che raddoppiati a 980 milioni di euro dopo il consolidamento delle partecipazioni in Commerzbank e Alpha Bank.

    I costi operativi sono rimasti sostanzialmente stabili a 9,44 miliardi di euro, nonostante l’espansione delle attività, portando il cost-income ratio al 38,5%. Gli accantonamenti su crediti si sono attestati a 662 milioni di euro, mantenendo il costo del rischio a un contenuto 15 punti base.

    La qualità dell’attivo si è confermata solida, con esposizioni deteriorate lorde pari a 12,08 miliardi di euro, equivalenti al 2,7% dei crediti totali e coperte al 44% da accantonamenti. La banca ha inoltre mantenuto overlay su crediti in bonis per 1,7 miliardi di euro, con un tasso di default dell’1,3%.

    A fine dicembre, il coefficiente CET1 di UniCredit si attestava al 14,7%, ben al di sopra del range obiettivo del 12,5%–13%, nonostante l’assorbimento di 9,5 miliardi di euro tra distribuzioni maturate e impatti regolamentari. Le attività ponderate per il rischio sono aumentate del 6,9% a 296,3 miliardi di euro, mentre la generazione organica di capitale ha raggiunto 382 punti base.

    Guardando avanti, il nuovo piano prevede un utile netto di circa 11 miliardi di euro nel 2026 e di 13 miliardi di euro entro il 2028, implicando un tasso di crescita annuo composto di circa il 7%. Il ritorno sul capitale tangibile è atteso superare il 23% entro il 2028, insieme a una crescita a doppia cifra dell’utile per azione e dei dividendi.

    La banca ha confermato un payout ordinario dell’80%, suddiviso equamente tra dividendi in contanti e riacquisti di azioni proprie. Le distribuzioni complessive per il 2025, soggette alle approvazioni regolamentari e assembleari, sono stimate in 9,5 miliardi di euro, di cui 4,75 miliardi sotto forma di dividendi cash.

  • La Borsa di Milano apre in forte rialzo, trainata da UniCredit e STM; Stellantis stabile dopo il forte calo

    La Borsa di Milano apre in forte rialzo, trainata da UniCredit e STM; Stellantis stabile dopo il forte calo

    La Borsa di Milano ha iniziato la settimana con slancio positivo, sovraperformando gli altri mercati europei grazie soprattutto ai rialzi dei titoli a maggiore peso, in particolare UniCredit. Il clima favorevole è stato sostenuto anche dall’Asia, dove i mercati giapponesi hanno aggiornato i massimi storici dopo la vittoria elettorale del primo ministro Sanae Takaichi.

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta anche al calendario macroeconomico statunitense. Mercoledì è atteso il rapporto sull’occupazione USA, rinviato la scorsa settimana a causa di un breve shutdown governativo e considerato cruciale per valutare la tenuta del mercato del lavoro dopo alcuni recenti segnali di rallentamento. Venerdì seguirà la pubblicazione dei dati sull’inflazione di gennaio (CPI), anch’essi posticipati.

    Intorno alle 9:35, il FTSE MIB segnava un rialzo dell’1,05%, risultando il miglior listino europeo della giornata. A confronto, l’Euro Stoxx 50 avanzava di circa lo 0,6%.

    UniCredit (BIT:UCG) è stato il titolo protagonista, in crescita del 4,6% e sui massimi da novembre 2009. Il movimento è seguito alla pubblicazione dei risultati 2025 e della guidance aggiornata, entrambe superiori alle attese. UniCredit ha chiuso il 2025 con utili pari a 10,6 miliardi di euro, in aumento del 13,6% su base annua, e punta a circa 11 miliardi di euro di profitto nel 2026. I risultati sono stati sostenuti anche dalle partecipazioni acquisite in altre banche nell’ambito della strategia di espansione guidata dall’amministratore delegato Andrea Orcel. Gli analisti di JPMorgan hanno osservato che le aspettative per il 2026 sono superiori al consenso di mercato di 10,6 miliardi di euro, citando “ricavi netti più elevati e costi in miglioramento.”

    Buona performance anche per il comparto bancario nel suo complesso, con l’indice di settore in rialzo del 2,4%. Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha guadagnato l’1,6%, mentre BPER Banca (BIT:BPE) è salita dell’1,3%, toccando nuovi massimi storici a 12,88 euro.

    Più debole invece Stellantis (BIT:STLAM), che fatica a rimbalzare e tratta sostanzialmente invariata dopo il crollo del 25% registrato venerdì. Il forte calo è seguito all’annuncio di circa 22,2 miliardi di euro di oneri legati alla decisione di ridimensionare le ambizioni nel settore dei veicoli elettrici. Jefferies ha ridotto il target price sul titolo a 10 euro da 13 euro. Equita ha commentato nel suo report giornaliero che “il peggio in termini di notizie è alle spalle, ma il free cash flow resta l’elemento più importante da monitorare con attenzione.”

    Forte rialzo per il settore dei semiconduttori, con STMicroelectronics (BIT:STM) in aumento di circa il 5% dopo l’annuncio dell’estensione della collaborazione strategica con Amazon Web Services. Le due società hanno comunicato un accordo commerciale pluriennale e da diversi miliardi di dollari per lo sviluppo di nuove infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni destinate a cloud per l’intelligenza artificiale e data center.

    Bene anche il comparto difesa, con Leonardo (BIT:LDO) e Fincantieri (BIT:FCT) in rialzo di oltre il 2,5%. In progresso anche Telecom Italia (BIT:TIT), che sale dell’1,7%, tornando sopra quota 0,60 euro e toccando i massimi da agosto 2018 intorno a 0,61 euro.

  • I future di Wall Street indicano un rimbalzo mentre gli investitori tornano alla caccia di occasioni dopo il sell-off tecnologico: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street indicano un rimbalzo mentre gli investitori tornano alla caccia di occasioni dopo il sell-off tecnologico: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sugli indici azionari statunitensi segnalano un’apertura in rialzo venerdì, suggerendo che i mercati potrebbero recuperare parte delle perdite accumulate dopo diverse sedute di forti ribassi.

    Gli investitori sembrano pronti a tornare sugli acquisti approfittando dei prezzi depressi, dopo la recente correzione guidata dal settore tecnologico che ha spinto il Nasdaq al livello di chiusura più basso degli ultimi oltre due mesi. Tuttavia, gli scambi potrebbero restare contenuti dopo che il Dipartimento del Lavoro ha rinviato a mercoledì prossimo la pubblicazione del suo atteso rapporto mensile sull’occupazione.

    Il potenziale di rialzo dei mercati potrebbe inoltre essere limitato dalle persistenti preoccupazioni legate agli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, aggravate dal forte calo pre-market di Amazon (NASDAQ:AMZN). Il colosso dell’e-commerce perde circa l’8,5% prima dell’apertura, dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre leggermente inferiori alle attese e aver annunciato piani di spesa in conto capitale per il 2026 ben superiori alle previsioni degli analisti.

    “Tutti gli hyperscaler stanno competendo per vincere la corsa all’IA, il cui premio potrebbe essere significativo”, ha dichiarato Russ Mould, investment director di AJ Bell. “Tuttavia, agli investitori viene chiesto di accettare enormi quantità di liquidità che escono dalle casse per raggiungere questo obiettivo”.
    Ha aggiunto: “Con la direzione e la traiettoria dell’intelligenza artificiale ancora incerte, è comprensibile la preoccupazione che questo denaro possa essere sprecato”.

    La seduta di giovedì ha visto un sell-off generalizzato a Wall Street, proseguendo l’andamento contrastato di mercoledì. I titoli tecnologici sono stati i più colpiti, con il Nasdaq sceso al minimo di chiusura da oltre due mesi.

    Sebbene gli indici abbiano recuperato dai minimi intraday, hanno comunque chiuso nettamente in territorio negativo. Il Nasdaq è crollato di 363,99 punti, pari all’1,6%, a 22.540,59; l’S&P 500 ha perso 84,32 punti, o l’1,2%, a 6.798,40; mentre il Dow Jones Industrial Average è sceso di 592,58 punti, pari all’1,2%, a 48.908,72.

    La debolezza dei titoli tecnologici ha continuato a pesare sul sentiment, amplificata dal forte calo di Qualcomm (NASDAQ:QCOM). Il produttore di chip è scivolato dell’8,5% dopo aver superato le attese sugli utili del primo trimestre fiscale ma aver fornito una guidance deludente per il trimestre in corso.

    Nel frattempo, Alphabet (NASDAQ:GOOG), casa madre di Google, ha chiuso ben al di sopra dei minimi di seduta ma comunque in calo dello 0,5%. La società ha battuto le stime del quarto trimestre, ma ha scosso gli investitori segnalando un forte aumento della spesa in conto capitale previsto per il 2026.

    I titoli tecnologici hanno subito un deciso arretramento nelle ultime sedute, mentre gli investitori rivalutano le valutazioni e il ritorno a lungo termine degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

    Sul fronte macroeconomico, i nuovi dati del Dipartimento del Lavoro hanno mostrato un aumento molto più marcato del previsto delle nuove richieste di sussidio di disoccupazione nella settimana conclusa il 31 gennaio. Le richieste iniziali sono salite a 231.000, in aumento di 22.000 rispetto al livello non rivisto di 209.000 della settimana precedente, contro attese per un incremento a circa 212.000. Il dato ha raggiunto il livello più alto dall’inizio di dicembre.

    Un rapporto separato ha inoltre evidenziato che le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono diminuite inaspettatamente a dicembre, toccando il livello più basso degli ultimi oltre cinque anni.

    A livello settoriale, i titoli auriferi hanno subito forti vendite insieme al calo del prezzo dell’oro, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in flessione del 6,3%. Anche i titoli software e hardware hanno registrato pesanti ribassi, trascinando l’indice Dow Jones U.S. Software a -5,1% e l’indice NYSE Arca Computer Hardware a -4,2%.

    Le società di servizi petroliferi hanno risentito del brusco calo del greggio, come dimostra la discesa del 3,1% dell’indice Philadelphia Oil Service. Anche finanziari, retail e farmaceutici hanno registrato cali significativi, con la maggior parte dei principali settori in territorio negativo a fine seduta.

  • I mercati europei rimbalzano, azioni in rialzo nonostante dati macro contrastanti: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei rimbalzano, azioni in rialzo nonostante dati macro contrastanti: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un recupero venerdì, tornando in territorio positivo dopo aver chiuso la seduta precedente in prevalenza in calo.

    Il DAX tedesco è salito di circa lo 0,5%, mentre il FTSE 100 del Regno Unito ha guadagnato lo 0,2% e il CAC 40 francese è avanzato dello 0,1%, mentre gli investitori hanno valutato nuovi dati economici insieme a notizie societarie.

    Sul fronte macroeconomico, i dati di Destatis hanno mostrato che la produzione industriale tedesca è crollata dell’1,9% su base mensile a dicembre, dopo l’aumento dello 0,2% registrato a novembre. Il calo è stato nettamente più marcato rispetto alle attese, che indicavano una flessione limitata allo 0,2%. Su base annua, la produzione è diminuita dello 0,6%, invertendo il +0,5% del mese precedente.

    In Francia, le statistiche dell’ufficio doganale hanno segnalato un ampliamento del deficit commerciale a fine anno. Il disavanzo del commercio estero è salito a 4,8 miliardi di euro a dicembre, rispetto ai 4,0 miliardi di novembre, superando le stime che indicavano un deficit di circa 4,1 miliardi di euro, a causa di una crescita delle importazioni superiore a quella delle esportazioni.

    Tra i singoli titoli, Vinci (EU:DG) ha messo a segno un forte rialzo dopo aver pubblicato risultati annuali superiori alle aspettative. Il gruppo ha riportato per il 2025 un utile netto attribuibile agli azionisti di 4,90 miliardi di euro, pari a 8,65 euro per azione, in aumento rispetto ai 4,86 miliardi di euro, o 8,43 euro per azione, dell’anno precedente.

    Al contrario, Metlen Energy & Metals (LSE:MTLN) è scivolata dopo aver avvertito che l’EBITDA del 2025 dovrebbe risultare circa il 25% inferiore rispetto agli obiettivi precedentemente comunicati, nonostante una performance definita solida nelle attività core del gruppo.

  • Il petrolio si avvia alla prima perdita settimanale in sette settimane mentre l’attenzione si sposta sui colloqui USA–Iran

    Il petrolio si avvia alla prima perdita settimanale in sette settimane mentre l’attenzione si sposta sui colloqui USA–Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti di oltre l’1% venerdì, recuperando dopo le forti perdite del giorno precedente, ma restano avviati verso il primo calo settimanale in quasi due mesi, con le preoccupazioni sull’offerta in attenuazione e l’attenzione rivolta ai colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti più tardi in giornata.

    Alle 06:58 GMT, i future sul Brent guadagnavano 78 centesimi, pari all’1,2%, a 68,33 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense saliva di 80 centesimi, o dell’1,3%, a 64,09 dollari al barile.

    Nonostante il rimbalzo, il Brent è destinato a chiudere la settimana in calo di circa il 3,3%, arretrando di circa il 4,8% rispetto ai massimi di fine gennaio. Anche il WTI si avvia a una perdita settimanale di circa l’1,8% ed è in calo di circa il 3,4% rispetto al quasi massimo a sei mesi toccato il mese scorso, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva minacciato attacchi contro l’Iran.

    L’incertezza sull’agenda dei colloqui tra Iran e Stati Uniti in Oman ha mantenuto gli investitori prudenti, dato che al momento non c’è accordo sull’ambito delle discussioni. Teheran ha indicato di voler limitare i negoziati alle questioni nucleari, mentre Washington spinge per includere anche il programma missilistico balistico iraniano e il sostegno a gruppi armati nella regione.

    “Le due parti restano molto distanti, mantenendo elevate le tensioni”, ha scritto in una nota l’analista di ANZ Daniel Hynes. “Questo dovrebbe far sì che il premio per il rischio geopolitico resti presente”.

    Un’eventuale escalation tra i due Paesi potrebbe minacciare le forniture di petrolio, poiché circa un quinto del consumo globale passa attraverso lo Stretto di Hormuz, tra Oman e Iran. Grandi produttori come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq esportano la maggior parte del loro greggio attraverso lo stretto, così come l’Iran, membro dell’OPEC.

    Tuttavia, se i colloqui dovessero ridurre il rischio di conflitto, i prezzi potrebbero subire ulteriori pressioni. “Riteniamo che i timori geopolitici lasceranno spazio a fondamentali deboli”, hanno affermato in una nota gli analisti di Capital Economics, indicando la ripresa della produzione petrolifera del Kazakistan come un fattore che potrebbe spingere i prezzi verso i 50 dollari al barile entro la fine del 2026.