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  • Sanlorenzo registra ordini solidi nel quarto trimestre, ricavi in linea con le attese

    Sanlorenzo registra ordini solidi nel quarto trimestre, ricavi in linea con le attese

    Sanlorenzo SpA (BIT:SL) ha chiuso il 2025 con un quarto trimestre caratterizzato da una buona dinamica degli ordini, riportando un order intake pari a 253 milioni di euro, in crescita del 10,1% su base annua e circa il 5% sopra le stime degli analisti. Il portafoglio ordini netto si è così attestato a 1,002 miliardi di euro.

    I ricavi netti da nuovi yacht nel quarto trimestre hanno raggiunto 270 milioni di euro, in aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente e sostanzialmente in linea con le attese del mercato. L’EBITDA si è attestato a 53 milioni di euro, con un margine del 19,5%, leggermente superiore al consenso del 19,1%.

    Per l’intero esercizio 2025, Sanlorenzo ha registrato ricavi netti da nuovi yacht pari a 960 milioni di euro, in crescita del 3,2% rispetto al 2024 e in linea con la guidance aziendale. Il margine EBITDA annuale si è attestato al 18,8%, leggermente al di sopra del target del 18,7%.

    A livello di divisioni, il segmento Yacht ha generato nel quarto trimestre ricavi per 146 milioni di euro, in aumento dell’8,2% su base annua. Le divisioni Superyachts e Bluegame hanno mostrato un rallentamento, con ricavi pari rispettivamente a 74 milioni (-10%) e 20 milioni (-14%). Nautor Swan ha contribuito con 30 milioni di euro nel periodo.

    Sul piano geografico, l’Europa ha registrato ricavi per 141 milioni di euro (-19,7%), mentre le Americhe sono cresciute del 26,2% a 59 milioni. L’area APAC ha segnato un incremento del 52,5% a 25 milioni di euro, e il Medio Oriente e Africa hanno raddoppiato i ricavi a 46 milioni.

    Il management ha indicato un avvio positivo del 2026, sostenuto dal successo dei saloni nautici di Düsseldorf e Miami, con un order intake di gennaio superiore ai livelli di gennaio 2025 e gennaio 2024.

    Il portafoglio ordini complessivo ammonta a 1,002 miliardi di euro, di cui 618 milioni previsti in consegna nel 2026 e 384 milioni programmati per il 2027 e oltre.

  • UniCredit al centro dell’attenzione degli analisti dopo i risultati 2025 e il piano “Unlimited”

    UniCredit al centro dell’attenzione degli analisti dopo i risultati 2025 e il piano “Unlimited”

    UniCredit (BIT:UCG) continua a essere osservata da vicino dalle case di investimento dopo la pubblicazione dei risultati 2025 e l’aggiornamento della guidance 2026, accompagnati dal lancio del nuovo piano strategico “Unlimited”.

    Secondo i dati di consenso, 12 dei 18 analisti che coprono il titolo esprimono una raccomandazione buy o equivalente, confermando un orientamento complessivamente positivo.

    I target price mostrano tuttavia una notevole dispersione, segno di valutazioni differenti sul potenziale di crescita della banca. Il prezzo obiettivo più elevato si avvicina a 95,5 euro, mentre il più basso è intorno a 57 euro, a fronte di una quotazione attuale di 72,30 euro (+1,30%). Anche Barclays ribadisce il giudizio buy con target compresi tra 88 e 90 euro, rafforzando il sentiment favorevole sul titolo.

    Deutsche Bank ha rivisto al rialzo il target da 64 a 77 euro, mantenendo però la raccomandazione hold. L’aggiornamento riflette una revisione delle stime sull’utile netto 2026 in linea con le attese di mercato. L’istituto evidenzia inoltre che i target al 2028 risultano circa il 10% superiori al consenso, pur senza spingersi verso una raccomandazione più aggressiva. La posizione di Deutsche Bank appare quindi improntata a un cauto ottimismo, riconoscendo i progressi del piano ma attendendo ulteriori conferme prima di migliorare il giudizio.

    Un tono più costruttivo arriva da Keefe, Bruyette & Woods, che ha alzato il prezzo obiettivo da 78,22 a 86,78 euro confermando la raccomandazione outperform. Gli analisti sottolineano la solidità dell’impostazione strategica di lungo periodo e hanno rivisto al rialzo le stime sull’utile per azione: +3% per il 2026, +2% per il 2027 e +4% per il 2028. Le revisioni riflettono la convinzione che UniCredit stia migliorando la qualità degli utili e la solidità operativa, con un percorso di crescita più sostenibile nel tempo.

    La visione più ottimista è quella di Goldman Sachs, che ha incrementato il target price da 85,7 a 91,7 euro, ribadendo il giudizio buy. Alla base della decisione vi sono l’aggiornamento delle stime sugli utili dopo i conti del quarto trimestre 2025, le attese di crescita del margine di interesse — elemento chiave per la redditività bancaria — e una riduzione dei costi più rapida del previsto. Secondo Goldman Sachs, l’accelerazione dell’efficienza operativa e la maggiore visibilità sui flussi di ricavi giustificano una valutazione significativamente superiore ai livelli attuali.

  • Eni avanza con l’allentamento delle sanzioni in Venezuela e una nuova scoperta in Angola

    Eni avanza con l’allentamento delle sanzioni in Venezuela e una nuova scoperta in Angola

    Eni (BIT:ENI) beneficia di un doppio sviluppo positivo, tra il via libera al ritorno operativo in Venezuela e una nuova scoperta petrolifera offshore in Angola.

    La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno alleggerito le restrizioni sul settore energetico venezuelano, rilasciando due licenze generali che consentono ad alcune major internazionali – tra cui Eni, Chevron, BP, Shell e Repsol – di riprendere attività petrolifere e del gas nel Paese membro dell’OPEC e di stipulare nuovi contratti di investimento. Restano tuttavia vietate operazioni che coinvolgano entità russe, iraniane o cinesi, o società a esse collegate.

    In Borsa a Milano, il titolo Eni ha aperto in lieve rialzo per poi virare in territorio negativo, scambiando intorno a 18,12 euro.

    Per Eni, “l’elemento centrale resta il recupero dei crediti e la normalizzazione dei flussi commerciali, mentre eventuali aumenti di produzione richiederanno tempi più lunghi”, sottolineano gli analisti di Equita. Nel 2024, la quota di produzione del gruppo in Venezuela è stata pari a 62 mila barili equivalenti al giorno, circa il 3,5% dei volumi upstream. Alla fine di giugno 2025, l’esposizione creditizia nominale verso PDVSA (inclusa quella della joint venture Cardon IV) ammontava a circa 2,3 miliardi di dollari, con un valore contabile di 0,9 miliardi.

    Nel fine settimana, Eni ha inoltre confermato una rilevante scoperta petrolifera nel pozzo esplorativo Algaita-01, nel blocco 15/06 offshore Angola, a circa 18 chilometri dalla FPSO Olombendo. Le stime preliminari indicano un volume in posto di circa 500 milioni di barili.

    Il pozzo, avviato il 10 gennaio 2026 e perforato dalla piattaforma Saipem 12000 in una profondità d’acqua di 667 metri, ha intercettato arenarie contenenti idrocarburi in diversi intervalli del Miocene superiore, caratterizzate da eccellenti proprietà petrofisiche. Una campagna completa di acquisizione dati, inclusi campionamenti di fluidi, ha confermato la qualità del reservoir e delle caratteristiche dei fluidi. La presenza di infrastrutture produttive già esistenti nelle vicinanze rafforza ulteriormente il valore della scoperta e ne migliora le prospettive di sviluppo.

    Il blocco 15/06 è operato da Azule Energy (36,84%), in partnership con SSI (26,32%) e Sonangol E&P (36,84%). Azule Energy è controllata al 50% da Eni e al 50% da bp, e questo risultato consolida ulteriormente la solidità del portafoglio upstream del gruppo in Angola.

    Equita mantiene la raccomandazione “buy” con un target price di 18 euro, stimando che “calcoliamo un valore netto per Eni di circa 70-90 milioni di euro derivante dalla scoperta”.

    Secondo SIM si tratta di una “doppia notizia positiva: da un lato il rafforzamento della pipeline upstream a basso rischio in Angola, dall’altro la riapertura di un’opzione strategica di lungo termine in Venezuela con migliori possibilità di recupero del debito”.

  • Borsa di Milano in rialzo in apertura, rimbalzo delle banche mentre le utility restano sotto pressione

    Borsa di Milano in rialzo in apertura, rimbalzo delle banche mentre le utility restano sotto pressione

    Il principale indice azionario italiano ha aperto la seduta in moderato rialzo lunedì, dopo le forti perdite registrate a fine della scorsa settimana.

    Con Wall Street chiusa per il Presidents’ Day (George Washington Birthday) e i mercati cinesi fermi fino al 23 febbraio per il Capodanno lunare, si prevede una giornata caratterizzata da volumi più contenuti. Intorno alle 9:35 il FTSE MIB segnava un progresso dello 0,42%.

    Il comparto bancario ha guidato il recupero, rimbalzando dopo il calo di venerdì. UniCredit (BIT:UCG) guadagnava il 2%, mentre Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) saliva dell’1%. In rialzo anche Mediobanca (BIT:MB), +2,4%, e la controllante Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), +2%.

    Al contrario, il settore utility ha proseguito la fase di debolezza in attesa dei dettagli del decreto governativo volto a contenere i prezzi dell’energia, atteso per mercoledì. Enel (BIT:ENEL) e A2A (BIT:A2A) cedevano l’1,6%, mentre Iren (BIT:IRE) arretrava dello 0,3%, ERG (BIT:ERG) dell’1,2% e Hera Group (BIT:HER) dello 0,5%.

    Proseguivano le vendite anche su Interpump Group (BIT:IP), in calo dell’1,6% dopo il crollo del 18% registrato venerdì. Il ribasso era seguito alla pubblicazione dei risultati 2025, leggermente inferiori alle attese, e a una guidance per il 2026 giudicata deludente. Kepler Cheuvreux ha rivisto il rating a “hold” da “buy” e ridotto il target price a 45 euro da 52.

    EuroGroup Laminations (BIT:EGLA) non riusciva a fare prezzo in avvio, indicata in calo del 50%, dopo aver annunciato la risoluzione degli accordi comunicati il 28 luglio tra l’azionista di riferimento Ems e FountainVest.

    In controtendenza Sanlorenzo (BIT:SL), che balzava del 4,8% dopo la diffusione dei risultati 2025.

  • Oro e argento in calo dopo solidi dati sul lavoro USA che riducono le attese di tagli dei tassi

    Oro e argento in calo dopo solidi dati sul lavoro USA che riducono le attese di tagli dei tassi

    I prezzi di oro e argento sono scesi nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, dopo che dati sull’occupazione statunitense superiori alle attese hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Le perdite sono state tuttavia contenute dalla persistente domanda di beni rifugio.

    Nonostante il calo, i metalli preziosi hanno mantenuto gran parte dei guadagni settimanali, sostenuti da un dollaro complessivamente più debole e dalle continue tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    L’oro spot è sceso dello 0,7% a 5.051,26 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile hanno perso lo 0,5% a 5.072,04 dollari l’oncia alle 01:36 ET (06:36 GMT). L’argento spot ha ceduto l’1,3% a 83,2505 dollari l’oncia e il platino spot è sceso dell’1,6% a 2.107,30 dollari l’oncia.

    Dollaro in rialzo dopo payrolls robusti

    La flessione dell’oro è seguita alla pubblicazione dei dati sui nonfarm payrolls statunitensi, risultati più forti del previsto per gennaio. Il dato ha evidenziato la resilienza del mercato del lavoro, riducendo le scommesse su ulteriori tagli dei tassi da parte della Fed.

    Secondo il CME FedWatch, i mercati attribuiscono ora una probabilità del 94,1% che la Fed mantenga i tassi invariati a marzo e del 78% che faccia lo stesso ad aprile.

    Il dato ha inoltre sostenuto un rimbalzo del dollaro, penalizzando i metalli denominati in valuta statunitense.

    Tuttavia, il biglietto verde si è stabilizzato durante la sessione asiatica e resta sotto pressione su base settimanale, anche per effetto del rafforzamento dello yen giapponese. Gli analisti di OCBC hanno osservato che per un recupero duraturo del dollaro serviranno ulteriori segnali di solidità dell’economia USA.

    “I freni strutturali — l’incertezza sulla successione alla Fed e i più ampi rischi legati alla politica statunitense — significano che il dollaro avrà bisogno di ulteriori sorprese positive nei prossimi dati per sostenere qualsiasi rimbalzo”, hanno affermato gli analisti di OCBC.

    I mercati dei metalli preziosi restano comunque volatili in un contesto di incertezza sulla politica monetaria americana.

    Inflazione USA e tensioni con l’Iran sotto i riflettori

    Gli investitori attendono ora l’indice dei prezzi al consumo di gennaio, in uscita venerdì. Inflazione e mercato del lavoro restano i principali fattori considerati dalla Fed nelle decisioni sui tassi.

    Sono attesi anche i dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione.

    Nel frattempo, le tensioni geopolitiche continuano a sostenere la domanda di beni rifugio. Sebbene Washington e Teheran abbiano segnalato alcuni progressi nei colloqui sul nucleare, gli Stati Uniti starebbero preparando l’invio di una seconda portaerei in Medio Oriente.

    Il presidente Donald Trump ha inoltre ribadito la richiesta che l’Iran accetti un accordo con Washington e ha incontrato mercoledì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

  • I future indicano un rimbalzo iniziale a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future indicano un rimbalzo iniziale a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sugli indici statunitensi segnalano un’apertura in rialzo giovedì, suggerendo un possibile recupero dopo la chiusura leggermente negativa e volatile della seduta precedente.

    I contratti hanno esteso i guadagni dopo la pubblicazione dei nuovi dati del Dipartimento del Lavoro, che hanno mostrato come le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione siano diminuite meno del previsto la scorsa settimana.

    Secondo il report, le nuove richieste sono scese di 5.000 unità a 227.000, rispetto al dato rivisto di 232.000 della settimana precedente. Gli economisti avevano previsto un calo a 220.000 rispetto alle 231.000 inizialmente riportate.

    Poiché le richieste restano su livelli relativamente elevati, i dati potrebbero attenuare l’impatto del report occupazionale di mercoledì, risultato superiore alle attese.

    Quel rapporto aveva evidenziato la resilienza del mercato del lavoro, ma ha anche ridotto le aspettative di tagli dei tassi nel breve termine da parte della Federal Reserve.

    Ora l’attenzione si sposta sull’indice dei prezzi al consumo (CPI), in uscita venerdì prima dell’apertura dei mercati.

    “Le previsioni suggeriscono che la misura chiave del CPI core potrebbe scendere intorno al 2,5%, segnando un minimo di quasi cinque anni”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com. “Se l’inflazione dovesse risultare in linea con le attese — o idealmente al di sotto — la solidità del mercato del lavoro potrebbe passare in secondo piano.”

    Ha aggiunto: “Un dato sull’inflazione più debole manterrebbe saldamente prezzati i tagli dei tassi e potrebbe ripristinare lo slancio rialzista degli asset rischiosi.”

    Mercoledì i mercati avevano inizialmente reagito positivamente ai dati sui payroll di gennaio, ma i guadagni si sono rapidamente dissolti, con gli indici che hanno oscillato attorno alla parità per il resto della giornata.

    In chiusura, il Dow Jones ha perso 66,74 punti (-0,1%) a 50.121,40. Il Nasdaq Composite è sceso di 36,01 punti (-0,2%) a 23.066,47, mentre l’S&P 500 ha ceduto 0,34 punti a 6.941,47.

    Il Dipartimento del Lavoro ha riferito che i nonfarm payrolls sono aumentati di 130.000 unità a gennaio, dopo una revisione al ribasso del dato di dicembre a 48.000. Gli economisti avevano previsto un aumento di 70.000 unità.

    Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3% dal 4,4%, contro attese di stabilità.

    Il rapporto ha inoltre incluso una marcata revisione al ribasso della crescita occupazionale del 2025, ridotta a 181.000 posti rispetto ai 584.000 precedentemente comunicati.

    “Uno degli elementi chiave del report sui nonfarm payroll è che la crescita media mensile nel 2025 è stata di 15.000 posti”, ha affermato Jeffrey Roach, Chief Economist di LPL Financial. “La domanda di lavoro si è praticamente fermata lo scorso anno.”

    Tra i settori, l’energia ha guidato i rialzi insieme al petrolio: l’indice Philadelphia Oil Service è salito del 3,1%, mentre il NYSE Arca Oil Index ha guadagnato il 2,8%.

    Anche i titoli auriferi hanno beneficiato del rialzo dell’oro, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in aumento del 2,6%.

    In progresso anche semiconduttori, hardware informatico e gas naturale, mentre compagnie aeree, software e broker hanno registrato cali.

  • Le Borse europee toccano nuovi massimi grazie agli utili solidi, ignorata la debole crescita del Regno Unito: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee toccano nuovi massimi grazie agli utili solidi, ignorata la debole crescita del Regno Unito: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei hanno raggiunto nuovi massimi storici giovedì, sostenuti da una solida stagione degli utili da parte di grandi gruppi come Legrand, Hermes e Siemens.

    Gli investitori hanno in gran parte ignorato i dati sulla crescita del Regno Unito, risultati inferiori alle attese. L’economia britannica è cresciuta dello 0,1% su base trimestrale nel quarto trimestre, in linea con il periodo precedente ma al di sotto delle previsioni dello 0,2%, a causa del calo degli investimenti delle imprese e della stagnazione del settore dei servizi.

    Su base annua, il PIL è aumentato dell’1,0%, contro l’1,2% atteso dagli economisti.

    Sul fronte dei listini, il FTSE 100 britannico si è mantenuto poco sopra la parità, mentre il CAC 40 francese ha guadagnato l’1,0% e il DAX tedesco è salito dell’1,4%.

    Tra i titoli in evidenza, Legrand (EU:LR) è balzata dopo aver aumentato il dividendo e fissato un obiettivo di crescita dei ricavi per il 2026 compreso tra il 10% e il 15% a cambi costanti.

    Anche Hermes International (EU:RMS) ha registrato forti rialzi dopo aver comunicato un altro trimestre di crescita costante dei ricavi.

    Schroders (LSE:SDR) è volata dopo aver accettato un’offerta di acquisizione da 9,9 miliardi di sterline da parte del gestore patrimoniale statunitense Nuveen.

    In rialzo anche Siemens (TG:SIE), che ha migliorato le previsioni sugli utili rettificati per l’esercizio 2026 e confermato le attese di crescita dei ricavi dopo risultati trimestrali superiori alle stime.

    EssilorLuxottica (EU:EL) è salita con forza dopo aver registrato un aumento del 18% delle vendite nel quarto trimestre, trainato dalla forte domanda di occhiali basati sull’intelligenza artificiale.

    Ipsen (EU:IPN) ha guadagnato terreno grazie a risultati solidi nel 2025 e a una guidance positiva per il 2026.

    A Londra, British American Tobacco (LSE:BATS) ha segnato un lieve rialzo dopo aver riportato un incremento del 2,3% dell’utile annuale e annunciato un piano di riacquisto di azioni da 1,3 miliardi di sterline per il 2026.

    In calo invece Unilever (LSE:ULVR), nonostante una crescita organica delle vendite del 3,5% nel 2025, mentre Swisscom (TG:SWJ) ha perso terreno dopo aver comunicato un utile netto in diminuzione per l’intero 2025.

  • Il petrolio sale mentre i mercati monitorano le tensioni tra USA e Iran

    Il petrolio sale mentre i mercati monitorano le tensioni tra USA e Iran

    I prezzi del greggio hanno registrato un lieve rialzo giovedì mattina, con gli operatori sempre più concentrati sui rischi geopolitici legati al deterioramento dei rapporti tra Washington e Teheran e sulle possibili interruzioni delle forniture.

    I futures sul Brent sono saliti di 19 centesimi, pari allo 0,27%, a 69,59 dollari al barile alle 08:01 GMT. Il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha guadagnato 20 centesimi, o lo 0,31%, a 64,83 dollari.

    Entrambi i benchmark avevano già chiuso in rialzo mercoledì: il Brent aveva guadagnato lo 0,87% e il WTI oltre l’1,05%, con le preoccupazioni per le tensioni tra Stati Uniti e Iran che hanno prevalso sull’aumento delle scorte di greggio negli USA.

    Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato, dopo un incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che non è stato raggiunto alcun accordo “definitivo” su come procedere con l’Iran, pur sottolineando che i negoziati con Teheran continueranno.

    All’inizio della settimana, Trump aveva affermato di valutare l’invio di una seconda portaerei in Medio Oriente nel caso in cui non si raggiungesse un accordo con l’Iran, mentre Washington e Teheran si preparavano a riprendere i colloqui.

    Diplomatici statunitensi e iraniani hanno tenuto colloqui indiretti in Oman la scorsa settimana, ma non sono ancora stati annunciati data e luogo del prossimo round.

    Secondo l’analista di IG Tony Sycamore, una rottura stabile sopra l’area 65–66 dollari per il WTI richiederebbe un’ulteriore escalation nella regione, mentre segnali di distensione potrebbero innescare prese di profitto, riportando i prezzi verso 60–61 dollari.

    Sul fronte macroeconomico, il Dipartimento del Lavoro USA ha riportato una crescita dell’occupazione superiore alle attese a gennaio e un calo del tasso di disoccupazione al 4,3%, segnalando una buona tenuta dell’economia.

    “La resilienza dell’economia statunitense sta inoltre sostenendo le aspettative sulla domanda di petrolio”, ha affermato Mingyu Gao, responsabile della ricerca su energia e chimica presso China Futures.

    Tuttavia, i guadagni sono stati limitati da un forte aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti. La Energy Information Administration ha comunicato un incremento di 8,5 milioni di barili, a 428,8 milioni, ben al di sopra delle attese di 793.000 barili.

    Gao ha osservato che, nonostante l’ultimo dato, dall’inizio dell’anno le scorte globali sono aumentate meno del previsto e le posizioni nette lunghe sui futures e sulle opzioni sul greggio non risultano ancora eccessive.

    Di conseguenza, i prezzi del petrolio potrebbero mantenere un orientamento rialzista, sostenuti dalla situazione USA-Iran, dalle sanzioni più rigide sul petrolio russo e dalle attese di esportazioni in calo, ha aggiunto Gao.

  • Futures in rialzo dopo il report sul lavoro; Cisco crolla per margini sotto le attese: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Futures in rialzo dopo il report sul lavoro; Cisco crolla per margini sotto le attese: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicavano un avvio positivo giovedì, mentre gli investitori valutavano l’impatto di un solido rapporto sull’occupazione di gennaio e si preparavano a nuove trimestrali e ai prossimi dati sull’inflazione.

    Alle 03:01 ET, i futures sul Dow salivano di 143 punti (+0,3%), quelli sull’S&P 500 dello 0,3% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,3%.

    Mercati e Fed dopo i payroll

    Wall Street ha chiuso mercoledì in modo contrastato: il Dow Jones ha perso lo 0,1% ma è rimasto sopra quota 50.000, l’S&P 500 è rimasto invariato e il Nasdaq Composite ha ceduto lo 0,2%. I rendimenti dei Treasury sono saliti dopo che i dati sul lavoro hanno ridimensionato le attese di un imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.

    A gennaio l’economia USA ha creato 130.000 posti di lavoro, oltre le attese, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%. Tuttavia, gran parte delle nuove assunzioni si è concentrata nel settore sanitario.

    Gli analisti di ING hanno osservato che le “consistenti” revisioni al ribasso dei dati precedenti indicano che, al di fuori di pochi settori, “l’economia ha in realtà continuato a perdere posti di lavoro”.

    “Questo suggerisce che i rischi restano orientati verso un maggior numero di tagli dei tassi rispetto alle due riduzioni attualmente previste nelle nostre stime”, hanno aggiunto.

    Nonostante ciò, la forza del dato principale ha spostato in avanti le aspettative sul primo taglio dei tassi, ora prezzato per luglio.

    Cisco delude sui margini

    Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) ha perso oltre il 7% nell’after-hours dopo aver riportato un margine lordo trimestrale inferiore alle attese.

    La forte domanda di data center legati all’intelligenza artificiale ha ridotto l’offerta globale di chip di memoria, aumentando i costi. Il margine lordo adjusted del secondo trimestre si è attestato al 67,5%, sotto il 68,14% atteso.

    L’amministratore delegato Chuck Robbins ha dichiarato che l’azienda ha già aumentato i prezzi e rivisto i contratti con i clienti, prevedendo ordini legati all’IA superiori a 5 miliardi di dollari nell’esercizio in corso.

    Oro in calo, petrolio stabile

    L’oro ha registrato un leggero calo dopo il report sul lavoro, mentre il Brent è salito dello 0,2% a 69,56 dollari al barile e il WTI dello 0,3% a 64,81 dollari, sostenuti dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

  • Borse europee in rialzo con la stagione delle trimestrali; Mercedes segnala pressioni in arrivo: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in rialzo con la stagione delle trimestrali; Mercedes segnala pressioni in arrivo: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno chiuso in territorio positivo giovedì, sostenute da una nuova ondata di risultati societari e dai dati macroeconomici provenienti dal Regno Unito.

    Alle 08:10 GMT, il DAX tedesco guadagnava l’1%, il CAC 40 francese l’1,4% e il FTSE 100 britannico lo 0,4%.

    Trimestrali sotto i riflettori

    Gli investitori hanno concentrato l’attenzione sui conti del quarto trimestre 2025 di alcune delle principali società europee. Secondo i dati LSEG, le prospettive sugli utili sono migliorate, ma si prevede comunque una contrazione degli utili nel quarto trimestre, che potrebbe rappresentare la performance peggiore degli ultimi sette trimestri.

    “L’Europa non dispone dei motori di crescita legati all’intelligenza artificiale che trainano gli Stati Uniti, ma gli investitori si stanno concentrando sulla ripresa ciclica degli utili”, hanno scritto gli analisti di Lombard Odier in una nota. “Prevediamo che la crescita degli utili passi da -3,5% nel 2025 al 9% nel 2026, leggermente al di sotto del consenso”.

    “Quasi il 25% delle società ha già pubblicato i risultati, con una crescita degli utili “blended” – che combina dati stimati e già riportati – vicina al 5%. Le aziende stanno affrontando gli effetti di un euro forte e di una domanda disomogenea”.

    Mercedes-Benz Group (TG:MBG) ha registrato un calo dopo aver annunciato una flessione del 57% dell’utile nel 2025 e una riduzione del 9% dei ricavi. Il gruppo ha avvertito che il margine della divisione auto potrebbe ridursi ulteriormente quest’anno, a causa di costi elevati, debolezza del mercato cinese e dazi globali.

    Al contrario, Hermès (EU:RMS) ha riportato un altro trimestre solido, con ricavi in crescita del 9,8% a cambi costanti, sopra le attese dell’8,4%. Le Americhe hanno registrato un +12,1%, oltre le previsioni di circa il 9%.

    Unilever plc (LSE:ULVR) ha superato le attese sulla crescita organica del quarto trimestre, grazie alla forte domanda per marchi come Dove e Vaseline, pur avvertendo che mercati più deboli potrebbero pesare nel 2026.

    British American Tobacco plc (LSE:BATS) ha riportato un aumento del 2,3% dell’utile annuo, sostenuto dalla crescita delle nicotine pouch Velo e dei prodotti alternativi.

    Tra gli altri titoli: Thyssenkrupp AG (TG:TKA) ha battuto le attese con un EBIT adjusted di 211 milioni di euro; Anheuser-Busch InBev (EU:ABI) ha registrato un +7,5% negli utili trimestrali; Siemens AG (TG:SIE) ha alzato la guidance annuale.

    Sul fronte M&A, Nuveen ha raggiunto un accordo per acquisire Schroders plc (LSE:SDR) per quasi 10 miliardi di sterline.

    Crescita modesta nel Regno Unito

    Il PIL britannico è cresciuto dello 0,1% a dicembre, in lieve rallentamento rispetto allo 0,2% di novembre. Anche la crescita trimestrale si è attestata allo 0,1%.

    Negli Stati Uniti, i payroll di gennaio sono aumentati di 130.000 unità, sopra le attese di 70.000, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%.

    Petrolio in rialzo con tensioni geopolitiche

    Il Brent è salito dello 0,4% a 69,69 dollari al barile e il WTI dello 0,5% a 64,97 dollari, in un contesto di tensioni persistenti tra Stati Uniti e Iran.