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  • Stellantis richiama quasi 202.000 Jeep negli USA per un problema al software della pressione degli pneumatici

    Stellantis richiama quasi 202.000 Jeep negli USA per un problema al software della pressione degli pneumatici

    Stellantis (BIT:STLAM) sta richiamando 201.976 veicoli Jeep negli Stati Uniti a causa di un problema software che interessa il sistema di monitoraggio della pressione degli pneumatici, secondo quanto comunicato dalla National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) statunitense.

    L’autorità di regolamentazione ha dichiarato che l’errore software potrebbe impedire al sistema di rilevare una pressione insufficiente degli pneumatici o di attivare la relativa spia di avvertimento. Secondo la NHTSA, il malfunzionamento potrebbe aumentare il rischio di incidente e comporta la mancata conformità dei veicoli interessati ai requisiti federali statunitensi sui sistemi di monitoraggio della pressione degli pneumatici.

    Il richiamo riguarda alcuni veicoli Jeep Wagoneer, Grand Cherokee, Grand Cherokee L, Grand Cherokee 4XE e Grand Wagoneer.

    Sono inoltre inclusi nel richiamo alcuni veicoli Wagoneer L, Grand Wagoneer L, Cherokee e Grand Wagoneer L PHEV.

    Secondo la NHTSA, il problema potrebbe comportare la mancata segnalazione al conducente quando la pressione degli pneumatici scende al di sotto del livello richiesto.

    I concessionari Stellantis risolveranno il problema aggiornando gratuitamente il software del modulo radiofrequenza, secondo quanto indicato dall’autorità.

  • Futures di Wall Street in calo tra petrolio in rialzo e timori sui tassi Fed: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    Futures di Wall Street in calo tra petrolio in rialzo e timori sui tassi Fed: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un’apertura in calo martedì, alla ripresa degli scambi dopo il lungo fine settimana del Labor Day, mentre l’escalation delle tensioni in Medio Oriente spinge al rialzo il petrolio e gli investitori rivalutano le prospettive sui tassi di interesse della Federal Reserve.

    I futures sul greggio statunitense sono saliti di quasi il 2% dopo che gli Stati Uniti hanno colpito tre petroliere iraniane durante il fine settimana, in seguito al lancio di missili balistici iraniani verso due navi da guerra della Marina statunitense operative nella regione.

    L’Iran ha minacciato ritorsioni in caso di ulteriori attacchi statunitensi contro i suoi asset, mentre le forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno promesso una risposta decisa dopo una serie di attacchi condotti dalle forze Houthi.

    Teheran ha inoltre affermato che sarebbe vicino un accordo con l’Oman sulle modalità di gestione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se i timori per possibili interruzioni lungo questa rotta strategica continuano a sostenere i prezzi dell’energia.

    I dati sull’inflazione USA al centro dell’attenzione

    Gli scambi potrebbero rimanere relativamente prudenti in attesa dei principali dati statunitensi sull’inflazione previsti nel corso della settimana.

    I dati sui prezzi al consumo e alla produzione dovrebbero fornire indicazioni importanti sulla direzione della politica monetaria prima della prossima riunione della Federal Reserve, prevista più avanti questo mese.

    Le aspettative sui tassi sono cambiate significativamente dopo il rapporto sull’occupazione statunitense di venerdì, risultato più forte del previsto.

    I posti di lavoro non agricoli sono aumentati di 162.000 unità ad agosto, superando nettamente le attese per un incremento di 55.000. Il dato di luglio è stato inoltre rivisto al rialzo, mostrando una crescita di 21.000 posti rispetto alla precedente stima di una perdita di 23.000.

    I rendimenti dei Treasury sono aumentati dopo la pubblicazione del rapporto, mentre gli investitori hanno rafforzato le scommesse sul fatto che la solidità del mercato del lavoro possa offrire alla Fed maggiore margine per aumentare i tassi nel tentativo di contrastare un’inflazione persistente.

    Secondo il FedWatch Tool di CME Group, i mercati attribuivano una probabilità del 58,4% a un aumento dei tassi di un quarto di punto, dopo che giovedì era scesa sotto il 50%.

    Charlie Ripley, Senior Investment Strategist di Allianz Investment Management, ha dichiarato: “Sebbene il rapporto sul mercato del lavoro di oggi abbia modificato nettamente le aspettative per un rialzo dei tassi a settembre, l’esito non è affatto certo e ulteriori segnali che confermino che l’inflazione ha raggiunto il picco renderanno ancora più difficile per la Fed decidere di aumentare i tassi nella riunione di settembre.”

    Dow e S&P 500 chiudono venerdì in calo

    Le azioni statunitensi hanno chiuso prevalentemente in ribasso venerdì, restituendo parte dei guadagni registrati nelle due sedute precedenti.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 271,86 punti, pari allo 0,5%, a 53.414,25. Il Nasdaq Composite è sceso di 77,07 punti, o dello 0,3%, a 26.506,99, mentre l’S&P 500 ha ceduto 29,11 punti, pari allo 0,4%, a 7.718,60.

    Su base settimanale, l’andamento è stato misto. Il Dow ha perso lo 0,3%, mentre l’S&P 500 ha guadagnato lo 0,1% e il Nasdaq è salito dello 0,4%.

    Software e oro in calo, semiconduttori in forte rialzo

    L’andamento settoriale è stato contrastato durante la seduta di venerdì.

    I titoli software hanno registrato una netta correzione dopo il rally di giovedì, facendo scendere del 2,2% il Dow Jones U.S. Software Index.

    Anche i titoli auriferi sono stati penalizzati dal calo del prezzo dell’oro, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in ribasso dell’1,8%. Perdite significative sono state registrate anche nei comparti farmaceutico e biotecnologico.

    I semiconduttori si sono invece mossi decisamente al rialzo, spingendo il Philadelphia Semiconductor Index a un guadagno del 3,4%. Anche i titoli dell’hardware informatico e delle compagnie aeree hanno registrato una buona performance, contribuendo a limitare le perdite del mercato più ampio.

    Con il petrolio in rialzo e i dati sull’inflazione in arrivo, gli investitori resteranno concentrati sulla possibilità che le nuove pressioni energetiche e la solidità dell’occupazione rafforzino le motivazioni per un ulteriore aumento dei tassi della Federal Reserve.

  • Borse europee in calo tra petrolio e incertezza politica in Germania: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo tra petrolio e incertezza politica in Germania: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato un calo martedì, penalizzate dagli elevati prezzi dell’energia, dall’incertezza politica in Germania e dalla prudenza in vista dei principali dati sull’inflazione negli Stati Uniti.

    Gli investitori guardano inoltre alla riunione della Banca Centrale Europea di giovedì, durante la quale è atteso un aumento dei tassi di interesse.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,4% a 647,12 punti dopo aver chiuso la seduta di lunedì sostanzialmente invariato. Il DAX tedesco è sceso dello 0,6%, il CAC 40 francese ha ceduto lo 0,5% e il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,3%.

    L’incertezza politica tedesca pesa sul sentiment

    L’incertezza politica in Germania è aumentata dopo che il partito di estrema destra AfD ha ottenuto una vittoria storica in un’elezione regionale, aggiungendo un ulteriore elemento di cautela per gli investitori.

    Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto “profondamente scioccato” dal risultato.

    “Non è cambiato qualcosa soltanto ieri in Sassonia-Anhalt, ma in tutta la Germania. Ci saranno ripercussioni, anche a livello internazionale”, ha dichiarato Merz.

    Gli sviluppi politici sono arrivati insieme a nuovi dati che hanno evidenziato un indebolimento del commercio tedesco.

    Le esportazioni sono diminuite dello 0,8% su base mensile a luglio, invertendo l’aumento dello 0,9% registrato a giugno, secondo Destatis. Si è trattato del primo calo mensile delle esportazioni da gennaio.

    Le importazioni sono diminuite in misura ancora maggiore, scendendo del 5,7% dopo il rialzo del 4,5% di giugno. Di conseguenza, il surplus commerciale della Germania è aumentato più del previsto nonostante il calo delle esportazioni.

    BCE e inflazione USA al centro dell’attenzione

    Gli investitori restano prudenti in vista della decisione di politica monetaria della BCE di giovedì, con i mercati che si aspettano un aumento dei tassi di interesse.

    L’attenzione si sta inoltre spostando sui prossimi dati statunitensi sui prezzi al consumo, che potrebbero influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve e sull’andamento dei rendimenti obbligazionari globali.

    Gli elevati prezzi dell’energia aggiungono un ulteriore elemento di incertezza per i mercati europei, alimentando il timore che l’inflazione possa rimanere persistente e aumentare ulteriormente i costi per le imprese.

    Dunelm crolla, Sandoz avanza

    Tra i singoli titoli, James Fisher and Sons ha perso l’1,5% dopo che la società britannica di servizi marittimi ha riportato una crescita moderata dei ricavi nel primo semestre.

    Dunelm Group (LSE:DNLM) è crollata del 12% dopo che il rivenditore di articoli per la casa ha dichiarato che il clima insolitamente caldo e la debole fiducia dei consumatori hanno penalizzato gli scambi all’inizio del nuovo esercizio finanziario.

    Sandoz (LSE:0SAN), invece, ha guadagnato il 3% dopo che la società farmaceutica svizzera ha annunciato un investimento di circa 300 milioni di dollari per costruire un nuovo impianto di produzione di biosimilari a Lubiana, in Slovenia.

    La combinazione di incertezza politica, maggiori costi energetici e importanti appuntamenti sul fronte della politica monetaria e dell’inflazione ha mantenuto un atteggiamento difensivo sui mercati azionari europei.

  • Gas europeo ai massimi dal 2023 per i timori sulle forniture legati all’Iran

    Gas europeo ai massimi dal 2023 per i timori sulle forniture legati all’Iran

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono saliti ai livelli più alti dall’inizio del 2023, mentre l’escalation delle tensioni che coinvolgono l’Iran ha intensificato i timori per le spedizioni energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul gas TTF olandese, riferimento per il mercato europeo, hanno superato i 75 euro per megawattora, mentre i contratti britannici sul gas all’ingrosso sono saliti a circa 186 pence per therm, con gli operatori che hanno incorporato nei prezzi un premio più elevato per il rischio geopolitico.

    Il forte movimento riflette la crescente preoccupazione che il protrarsi dello scontro militare in Medio Oriente possa interrompere le spedizioni di gas naturale liquefatto attraverso una delle rotte energetiche più importanti al mondo.

    I rischi nello Stretto di Hormuz mettono sotto pressione le forniture di GNL

    Lo Stretto di Hormuz rappresenta una rotta fondamentale per le esportazioni mondiali di GNL, in particolare per le forniture provenienti dal Qatar, uno dei maggiori esportatori globali di questo combustibile.

    Qualsiasi restrizione prolungata al traffico delle metaniere attraverso lo stretto potrebbe ridurre la disponibilità di carichi di GNL e costringere gli importatori europei a competere più aggressivamente con gli acquirenti asiatici per le forniture disponibili da altre regioni.

    Il rischio sta diventando sempre più rilevante con l’avvicinarsi della stagione invernale e la necessità per gli acquirenti europei di assicurarsi scorte sufficienti.

    Sebbene i livelli di stoccaggio del gas in Europa rimangano relativamente stabili, il ritmo di ricostituzione delle riserve è stato più lento rispetto agli anni precedenti, aumentando la sensibilità del mercato a eventuali interruzioni dell’offerta.

    Il rincaro del gas alimenta i timori sull’inflazione europea

    L’impennata dei prezzi del gas naturale sta inoltre contribuendo alle preoccupazioni più ampie sull’inflazione e sui tassi di interesse in Europa.

    L’aumento dei costi energetici può far crescere le spese per famiglie e imprese, alimentando allo stesso tempo le pressioni inflazionistiche e complicando potenzialmente le prospettive della politica monetaria.

    L’impatto si è esteso anche ai mercati dei titoli di Stato, con il rendimento del Bund tedesco a 10 anni salito ai massimi pluriennali mentre gli investitori valutano il rischio che un nuovo shock energetico possa mantenere l’inflazione elevata più a lungo.

    Con le tensioni geopolitiche ancora elevate, il mercato europeo del gas dovrebbe rimanere particolarmente sensibile agli sviluppi che interessano il traffico marittimo nel Golfo Persico e alla disponibilità di forniture alternative di GNL.

  • Il Brent si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le minacce iraniane alle infrastrutture energetiche del Golfo

    Il Brent si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le minacce iraniane alle infrastrutture energetiche del Golfo

    I prezzi del petrolio hanno esteso il rialzo martedì, con il Brent vicino ai 100 dollari al barile mentre i mercati valutavano il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche mediorientali dopo gli avvertimenti dell’Iran su possibili ritorsioni contro le infrastrutture petrolifere e del gas nel Golfo.

    I futures sul Brent con scadenza a novembre sono saliti dell’1,6% a 98,73 dollari al barile alle 02:59 ET (06:59 GMT), mentre i futures statunitensi sul West Texas Intermediate (WTI) hanno guadagnato il 2,9% a 94,14 dollari al barile.

    Il Brent ha chiuso lunedì in rialzo di quasi l’1%, dopo aver brevemente raggiunto i 98 dollari al barile durante la seduta precedente.

    L’Iran avverte di possibili ritorsioni contro gli asset energetici

    L’ultimo aumento dei prezzi del petrolio è seguito alla minaccia dell’Iran di rispondere a quella che ha definito “guerra economica” degli Stati Uniti attraverso l’istituzione di una zona di esclusione marittima nel Golfo Persico.

    L’avvertimento è arrivato dopo una serie di attacchi tra Stati Uniti e Iran durante il fine settimana, compresi attacchi che hanno coinvolto il traffico marittimo.

    Funzionari iraniani hanno successivamente avvertito che gli interessi petroliferi e del gas statunitensi e altre infrastrutture energetiche nel Golfo potrebbero essere colpiti in risposta agli attacchi contro asset iraniani.

    “La catena di produzione di petrolio e gas qui è estesa, accessibile ed esposta. Le compagnie petrolifere e del gas americane in queste acque e strutture condividono la stessa esposizione”, ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf.

    “Colpite i nostri asset e sarete colpiti. Lo abbiamo già dimostrato”, ha aggiunto.

    Le dichiarazioni rappresentano avvertimenti iraniani su possibili ritorsioni e non una conferma che tali attacchi avranno luogo.

    Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione

    Lo Stretto di Hormuz rimane un elemento centrale per il mercato petrolifero per il suo ruolo nelle spedizioni energetiche regionali.

    L’Iran ha dichiarato di voler istituire una nuova zona soggetta a restrizioni nel Golfo e un corridoio marittimo alternativo. I mercati stanno valutando se eventuali modifiche ai controlli marittimi possano incidere sul traffico delle petroliere attraverso lo stretto.

    Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha scritto su X che Washington aveva ricevuto un “chiaro avvertimento” dai nuovi missili iraniani e che ulteriori pressioni economiche avrebbero comportato l’istituzione di una zona di esclusione marittima estesa attraverso il Golfo fino al perimetro del blocco statunitense.

    L’Iran ha inoltre affermato che un accordo con l’Oman sulle disposizioni relative allo Stretto di Hormuz è vicino. Un’intesa potrebbe fornire un meccanismo per affrontare le interruzioni del traffico marittimo, anche se le informazioni fornite non indicano che sia stato raggiunto un accordo definitivo.

    Il Brent estende il recente rialzo

    I prezzi del petrolio sono aumentati durante il confronto tra Stati Uniti e Iran, con il Brent in rialzo dell’8% la scorsa settimana e il WTI in aumento di quasi il 10%.

    L’ultimo movimento ha portato i futures sul Brent con scadenza a novembre a 98,73 dollari al barile, lasciando il benchmark vicino alla soglia dei 100 dollari.

    Gli ulteriori movimenti dei prezzi del greggio dipenderanno dagli sviluppi che interesseranno la produzione energetica e il traffico marittimo regionale, oltre che dall’esito dei colloqui diplomatici riguardanti lo Stretto di Hormuz.

  • L’oro scende leggermente mentre il dollaro debole compensa le attese sui tassi Fed

    L’oro scende leggermente mentre il dollaro debole compensa le attese sui tassi Fed

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve calo martedì dopo essere saliti nelle prime ore della seduta, con l’indebolimento del dollaro statunitense che ha fornito un certo sostegno mentre gli investitori valutavano le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve e i prossimi dati sull’inflazione negli Stati Uniti.

    Alle 03:15 ET (07:15 GMT), XAU/USD era in calo dello 0,1% a 4.402,49 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro perdevano lo 0,7% a 4.447,11 dollari. L’argento, misurato da XAG/USD, saliva dello 0,2% a 66,32 dollari l’oncia, mentre il platino XPT/USD guadagnava lo 0,3% a 1.828,78 dollari.

    L’indice del dollaro statunitense registrava un lieve calo a 98,90.

    Il rialzo dello yen pesa sul dollaro

    Lo yen giapponese ha esteso il recente rialzo nei confronti del dollaro, avvicinandosi ai livelli più alti dell’anno mentre i trader hanno aumentato le aspettative che la Bank of Japan possa alzare i tassi d’interesse.

    Il conseguente indebolimento del dollaro ha fornito un certo sostegno all’oro. Poiché il metallo è quotato in dollari, i movimenti della valuta statunitense possono influire sul suo costo per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    L’oro era sceso nella settimana precedente e da allora ha scambiato prevalentemente intorno ai 4.400 dollari l’oncia. Il metallo è rimasto all’interno di un intervallo relativamente ristretto dopo essersi ripreso dai livelli vicini a 4.000 dollari registrati a luglio.

    Anche i prezzi del petrolio sono rimasti sotto osservazione, con il Brent vicino ai 100 dollari al barile in un contesto di rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran e timori di interruzioni nell’area dello Stretto di Hormuz. L’aumento dei prezzi dell’energia può contribuire a più ampie pressioni inflazionistiche.

    Attese sulla Fed e inflazione USA al centro dell’attenzione

    I mercati attribuivano una probabilità di circa il 60% a un aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve la prossima settimana, dopo il rapporto sull’occupazione non agricola statunitense della scorsa settimana, risultato superiore alle attese.

    Gli investitori attendono ora i dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti previsti nel corso della settimana per ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione e sulle possibili implicazioni per la politica monetaria.

    Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che l’oro ha chiuso la seduta precedente in calo intorno a 4.406 dollari, con il rapporto sull’occupazione superiore alle attese e l’aumento dei prezzi dell’energia tra i fattori che hanno contribuito al movimento.

    Sycamore prevede che questi fattori possano esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti dei Treasury statunitensi alla riapertura dei mercati, con un possibile effetto negativo sui prezzi dell’oro.

    La People’s Bank of China aumenta gli acquisti di oro

    La domanda della banca centrale cinese è rimasta un altro fattore per il mercato dell’oro.

    Secondo le informazioni fornite, la People’s Bank of China ha accelerato gli acquisti di oro ad agosto, portandoli al livello mensile più elevato dal 2023, nonostante l’aumento dei prezzi del metallo.

    Il mercato dell’oro sta ora valutando l’interazione tra movimenti valutari, rendimenti dei Treasury, prezzi dell’energia e prossimi dati sull’inflazione statunitense mentre gli investitori considerano le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve.

  • Il petrolio si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le attese sui tassi Fed e le tensioni con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Il petrolio si avvicina a 100 dollari mentre i mercati valutano le attese sui tassi Fed e le tensioni con l’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un andamento misto martedì, mentre gli investitori sono tornati sui mercati dopo la festività del Labor Day e hanno valutato l’aumento dei prezzi del petrolio, la crescita dei rendimenti obbligazionari, i prossimi dati economici e le aspettative per la riunione di settembre della Federal Reserve.

    Anche gli sviluppi in Medio Oriente sono rimasti al centro dell’attenzione, mentre i mercati hanno continuato a valutare un rapporto sull’occupazione statunitense di agosto superiore alle attese.

    Futures USA misti mentre i mercati rivalutano le prospettive sui tassi

    I futures sul Dow Jones sono scesi dello 0,8% a 53.013 punti, mentre quelli sull’S&P 500 hanno perso lo 0,3% a 7.691,3 punti. I futures sul Nasdaq 100 sono rimasti invariati a 29.593 punti.

    I movimenti hanno seguito il rapporto sull’occupazione di agosto, risultato superiore alle attese e che ha portato gli investitori a rivalutare le prospettive dei tassi d’interesse statunitensi.

    L’aumento dei prezzi del petrolio ha inoltre aggiunto un ulteriore elemento alle prospettive sull’inflazione, mentre i mercati valutano le possibili implicazioni per la politica della Federal Reserve.

    Dati ADP e asta del Tesoro al centro dell’attenzione

    Gli investitori attendono il rapporto settimanale ADP Employment Change, che utilizza una media mobile di quattro settimane dell’occupazione nel settore privato per fornire un’ulteriore indicazione sulle condizioni del mercato del lavoro statunitense.

    Il Tesoro statunitense dovrebbe inoltre tenere un’asta di titoli a tre anni. La domanda registrata nell’asta fornirà un’indicazione sull’interesse degli investitori per il debito pubblico statunitense.

    L’asta arriva dopo che le vendite sui mercati obbligazionari globali hanno spinto al rialzo i costi di finanziamento dei governi. Prezzi e rendimenti obbligazionari si muovono in direzioni opposte, quindi un calo dei prezzi dei bond è accompagnato da un aumento dei rendimenti.

    Il debito nazionale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari. Il governo emette titoli del Tesoro per finanziare la spesa e rifinanziare le obbligazioni esistenti, con rendimenti più elevati che ne aumentano i costi di finanziamento.

    I rendimenti dei Treasury influenzano inoltre altri costi di finanziamento nell’economia, compresi mutui e debito societario, e rappresentano uno dei fattori utilizzati dagli investitori nella valutazione delle azioni.

    Trump chiede la fine delle vendite di Bombardier negli Stati Uniti

    Il presidente Donald Trump ha chiesto lunedì la cessazione immediata delle vendite di Bombardier (TSX:BBD.B) negli Stati Uniti.

    Bombardier è inoltre negoziata negli Stati Uniti con il simbolo BDRAF. Secondo il materiale fornito, il mercato statunitense rappresenta oltre la metà dei ricavi del produttore canadese di aeromobili.

    La società dovrebbe generare circa 10,2 miliardi di dollari di ricavi nel 2026. Sulla base dell’esposizione geografica indicata nelle informazioni fornite, oltre la metà di tale importo corrisponderebbe a circa 5 miliardi di dollari o più di ricavi annuali legati agli Stati Uniti.

    Le informazioni fornite non indicano una specifica misura politica che dia attuazione alle dichiarazioni di Trump. Qualsiasi eventuale impatto finanziario su Bombardier dipenderebbe dall’introduzione di restrizioni e dalla loro portata.

    L’Iran minaccia una zona di esclusione marittima nel Golfo Persico

    Le tensioni geopolitiche sono rimaste elevate dopo che l’Iran ha minacciato di rispondere a quella che ha definito “guerra economica” degli Stati Uniti istituendo una zona di esclusione marittima nel Golfo Persico.

    Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha dichiarato che l’Iran aveva lanciato un avvertimento attraverso i suoi ultimi attacchi missilistici e che ulteriori pressioni economiche avrebbero comportato l’istituzione di una zona di esclusione estesa attraverso il Golfo fino al perimetro del blocco statunitense.

    Rezaei ha inoltre affermato che l’approccio dell’Iran nei confronti delle navi da guerra e delle basi militari statunitensi era stato “fondamentalmente ricalibrato”.

    Gli attacchi delle forze Houthi sostenute dall’Iran contro l’Arabia Saudita hanno separatamente aumentato l’attenzione dei mercati sulle infrastrutture energetiche e sulle rotte marittime della regione.

    Il Golfo Persico rappresenta una rotta importante per le forniture energetiche globali. Eventuali interruzioni del traffico marittimo potrebbero incidere sulla disponibilità e sui prezzi del petrolio, anche se l’entità e la durata dell’impatto dipenderebbero dagli sviluppi nella regione.

    Il Brent sale per la terza seduta e si avvicina a 100 dollari

    Il Brent è avanzato dell’1,4% martedì, raggiungendo il massimo delle ultime sei settimane e registrando la terza seduta consecutiva di rialzi.

    Il benchmark ha recentemente scambiato vicino a 99 dollari al barile mentre i mercati valutano le tensioni tra Stati Uniti e Iran e la possibilità di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche regionali.

    Un aumento prolungato dei prezzi del greggio potrebbe contribuire a maggiori costi di trasporto e produzione e incidere sull’inflazione. Le eventuali implicazioni per la politica monetaria dipenderebbero dalla durata dell’aumento dei prezzi energetici, dai dati generali sull’inflazione e dalla valutazione delle condizioni economiche da parte della Federal Reserve.

    I mercati stanno quindi monitorando un eventuale raggiungimento o superamento della soglia dei 100 dollari al barile da parte del Brent, insieme agli sviluppi sui mercati obbligazionari, ai dati economici statunitensi e alla situazione in Medio Oriente.

  • Poste Italiane aumenta l’offerta su TIM e rinuncia alla soglia minima del 66,67%

    Poste Italiane aumenta l’offerta su TIM e rinuncia alla soglia minima del 66,67%

    Poste Italiane (BIT:PST) ha aumentato di 0,30 euro la componente in contanti della propria offerta pubblica di scambio su Telecom Italia (BIT:TIT) e ha rinunciato alla soglia minima di adesione precedentemente prevista per l’operazione.

    In base ai nuovi termini, Poste offre 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione per ogni azione TIM conferita.

    Poste ha definito i nuovi termini come il “corrispettivo finale dell’offerta”, indicando che non sono previsti ulteriori aumenti.

    Le azioni TIM sono salite del 2,2% a 7,635 euro nelle contrattazioni mattutine successive all’annuncio. Le azioni Poste Italiane hanno invece registrato un calo dello 0,40% a 26,14 euro.

    Poste elimina la condizione minima di adesione

    Oltre ad aumentare il corrispettivo, Poste ha rinunciato alla condizione che richiedeva adesioni pari ad almeno il 66,67% dei diritti di voto esercitabili di TIM.

    Poste ha dichiarato che acquisterà tutte le azioni conferite “anche qualora il numero delle azioni portate in adesione sia inferiore al 66,67% dei diritti di voto esercitabili”.

    Le altre condizioni di efficacia dell’offerta restano invariate.

    A seguito dell’eliminazione della soglia, l’offerta sarà riaperta dal 21 al 25 settembre 2026. Il periodo di adesione originario resta previsto in chiusura l’11 settembre, con pagamento fissato per il 18 settembre.

    Poste prevede un impatto sull’EPS a partire dal 2027

    Poste Italiane ha dichiarato che il consiglio di amministrazione “intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste consentiti dall’offerta rimarranno sostanzialmente invariati a seguito del riconoscimento dell’aumento del prezzo unitario, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste Italiane a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028”.

    Gli effetti previsti sull’utile per azione rappresentano aspettative della società e restano subordinati all’operazione e alla successiva performance.

    Rispetto alla data di riferimento del 20 marzo, Poste ha affermato che il nuovo corrispettivo rappresenta un aumento del 4,7% del prezzo offerto per TIM e un premio del 14,2%.

    Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Poste di 21,46 euro del 20 marzo 2026, il nuovo corrispettivo equivale a 6,65 euro per azione TIM, con un premio implicito del 14,16%.

    Utilizzando invece il prezzo di chiusura di Poste del 4 settembre, pari a 26,90 euro, la valutazione implicita sale a 7,83 euro per azione TIM.

    Le adesioni all’offerta su TIM raggiungono il 6,158%

    Poste Italiane ha comunicato che le adesioni all’offerta hanno raggiunto il 6,158% del capitale sociale di TIM.

    Secondo i dati di Borsa Italiana citati nelle informazioni fornite, nell’ultima giornata riportata sono state conferite 11,6 milioni di azioni, portando il totale delle adesioni a 105.090.736 azioni.

    TIM ha comunicato separatamente che l’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche hanno conferito le proprie azioni all’offerta.

    Nella seduta precedente TIM aveva chiuso in calo del 3,56% a 7,47 euro, mentre Poste Italiane aveva terminato le contrattazioni in ribasso del 2,42% a 26,25 euro.

  • UniCredit ottiene l’autorizzazione della BCE per applicare il Danish Compromise dal terzo trimestre 2026

    UniCredit ottiene l’autorizzazione della BCE per applicare il Danish Compromise dal terzo trimestre 2026

    La Banca centrale europea ha autorizzato UniCredit (BIT:UCG) ad applicare la metodologia del Danish Compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo bancario.

    L’autorizzazione avrà effetto a partire dal periodo di rendicontazione del terzo trimestre 2026, consentendo di trattare le partecipazioni assicurative ammissibili su base ponderata per il rischio anziché dedurle dal capitale regolamentare.

    UniCredit ha dichiarato che l’autorizzazione “rafforza la posizione patrimoniale di UniCredit, generando un beneficio stimato di circa 52 punti base sul coefficiente CET1, sulla base della situazione al secondo trimestre 2026.”

    La banca ha inoltre affermato che l’approvazione “contribuisce a rafforzare ulteriormente il rigoroso approccio all’allocazione del capitale.”

    UniCredit stima un beneficio di 52 punti base sul CET1

    Il Danish Compromise modifica il trattamento patrimoniale regolamentare applicato agli investimenti assicurativi ammissibili e dovrebbe aumentare il CET1 riportato da UniCredit rispetto alla metodologia precedente.

    Gli analisti di Equita hanno spiegato: “L’autorizzazione al Danish Compromise garantisce a UniCredit un beneficio sul CET1 stimato in circa 52 punti base rispetto al 14,5% registrato nel secondo trimestre 2026 (pre-consolidamento CBK), già incorporato nelle nostre stime per il 2026”.

    Il beneficio stimato di 52 punti base è quindi già incluso nelle previsioni di Equita per il 2026.

    “Pur essendo attesa, a nostro avviso la notizia è positiva per la banca in quanto il Danish Compromise, oltre a rafforzare la base patrimoniale, garantirà una maggiore flessibilità strategica”, hanno aggiunto gli analisti.

    Equita ha mantenuto la raccomandazione buy sulle azioni UniCredit e un prezzo obiettivo di 95 euro. La raccomandazione e il target rappresentano la valutazione degli analisti e non determinano la futura performance del titolo.

    Il Danish Compromise si applicherà alla partecipazione in Generali

    A seguito dell’autorizzazione e della classificazione di UniCredit come conglomerato finanziario, il trattamento previsto dal Danish Compromise si applicherà anche alla partecipazione della banca in Generali (BIT:BGN).

    Secondo le informazioni fornite, UniCredit detiene attualmente una quota dell’8,8% in Generali.

    Con il nuovo trattamento approvato, l’investimento in Generali potrà essere considerato su base ponderata per il rischio ai fini del capitale regolamentare, anziché essere soggetto al precedente approccio basato sulla deduzione.

    L’autorizzazione modifica quindi il trattamento patrimoniale della partecipazione di UniCredit in Generali, ma le informazioni fornite non indicano alcuna variazione della quota detenuta né stabiliscono eventuali ulteriori iniziative della banca riguardo all’investimento.

  • Borse europee in calo mentre il petrolio estende i rialzi dopo le minacce iraniane: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in calo mentre il petrolio estende i rialzi dopo le minacce iraniane: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato ribassi martedì, mentre i prezzi del petrolio greggio hanno proseguito la recente avanzata e gli investitori hanno valutato le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea nel corso della settimana.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,2%, con ribassi in diversi mercati e settori principali, tra cui titoli growth, industriali e beni di consumo discrezionali.

    Il DAX tedesco e il FTSE 100 di Londra hanno entrambi ceduto lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese è sceso dello 0,4%.

    Le minacce iraniane aumentano i timori sull’offerta di petrolio

    I principali benchmark del petrolio greggio sono saliti per la terza seduta consecutiva, prolungando un rialzo di più giorni che ha mantenuto il Brent sopra i 90 dollari al barile.

    L’ultimo movimento è seguito alle dichiarazioni di funzionari militari iraniani, che hanno avvertito che l’Iran risponderebbe a ulteriori attacchi statunitensi o alleati colpendo infrastrutture energetiche nel Golfo Persico, compresi asset petroliferi e del gas statunitensi nella regione.

    Le dichiarazioni sono arrivate mentre i mercati continuano a monitorare le interruzioni nell’area dello Stretto di Hormuz, una delle principali rotte di transito per le forniture energetiche globali.

    Per le aziende e le economie europee dipendenti dalle importazioni di energia, un aumento prolungato dei prezzi del petrolio potrebbe incrementare i costi degli input e contribuire all’inflazione. L’entità dell’eventuale impatto sugli utili societari o sull’attività economica dipenderà dalla durata e dall’ampiezza dell’aumento.

    I mercati prezzano un aumento dei tassi della BCE

    Gli investitori si preparano inoltre alla riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea prevista per giovedì.

    I mercati monetari stavano prezzando un’elevata probabilità di un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base.

    Le aspettative di tassi più elevati seguono i dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona di agosto, che hanno mostrato un aumento dei prezzi al consumo del 3,3% su base annua. I prezzi dell’energia sono aumentati del 14,3%.

    Con i prezzi energetici ancora in crescita, alcune banche d’investimento, tra cui Deutsche Bank, hanno iniziato a considerare la possibilità di un ulteriore inasprimento della BCE dopo settembre, compreso un altro aumento dei tassi prima della fine dell’anno.

    I rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni si attestavano vicino ai massimi pluriennali del 3,36%. Rendimenti obbligazionari più elevati possono aumentare i costi di finanziamento per le aziende e influire sulle valutazioni relative di azioni e obbligazioni.

    I dati CPI statunitensi potrebbero influenzare le attese sulla Federal Reserve

    Gli investitori attendono inoltre i dati sull’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti, la cui pubblicazione è prevista nel corso della settimana.

    Il dato sull’inflazione segue il rapporto sull’occupazione non agricola statunitense, che ha mostrato la creazione di 162.000 posti di lavoro ad agosto.

    I mercati stanno valutando se i dati sull’inflazione modificheranno le aspettative per la riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre, compresa la possibilità di un aumento dei tassi di 25 punti base.

    Un dato sull’inflazione superiore alle attese potrebbe aumentare le aspettative del mercato per una politica monetaria più restrittiva, mentre un’inflazione più contenuta potrebbe ridurre le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi. La decisione finale resta subordinata ai nuovi dati e alla valutazione della Federal Reserve.