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  • Stellantis punta sui marchi principali nella nuova strategia di Filosa

    Stellantis punta sui marchi principali nella nuova strategia di Filosa

    Stellantis (BIT:STLAM) si prepara a concentrare la maggior parte degli investimenti futuri sui suoi marchi chiave—Jeep, Ram, Peugeot e Fiat—nell’ambito di una revisione strategica guidata dall’amministratore delegato Antonio Filosa, secondo fonti vicine al dossier. Il piano, atteso per maggio, prevede un “incremento significativo” delle risorse destinate a questi brand.

    Il gruppo, quarto costruttore automobilistico mondiale per vendite, presenterà la propria strategia a lungo termine a Detroit, con un focus sulle attività più redditizie e a maggiore presenza internazionale.

    Ruolo più mirato per i marchi secondari

    Gli altri marchi del portafoglio Stellantis—tra cui Citroën, Opel e Alfa Romeo—riceveranno investimenti più selettivi. Secondo le fonti, questi brand utilizzeranno sempre più piattaforme e tecnologie sviluppate dai marchi principali per realizzare nuovi modelli.

    I marchi a minor volume, che in passato beneficiavano di una distribuzione più equilibrata delle risorse, saranno invece orientati verso ruoli regionali o nazionali, concentrandosi sui mercati dove sono già forti o dove presentano potenziale di crescita.

    Pressioni competitive e revisione strategica

    Stellantis sta cercando di recuperare quote di mercato negli Stati Uniti e in Europa, mentre affronta la crescente concorrenza dei produttori cinesi sia in Europa sia nei mercati emergenti. A febbraio, il gruppo ha registrato una svalutazione di 22,2 miliardi di euro ridimensionando i propri piani sull’elettrico.

    La nuova strategia avrebbe il sostegno dei principali azionisti, tra cui Exor.

    Un portavoce dell’azienda ha ribadito che il portafoglio marchi rappresenta un punto di forza, sottolineando la combinazione tra presenza globale e radicamento locale, senza commentare direttamente la riorganizzazione.

    Valutazione in calo e dibattito tra investitori

    Le difficoltà operative hanno portato la capitalizzazione di mercato di Stellantis a circa 21 miliardi di euro, un livello simile a quello della startup elettrica Rivian e inferiore a metà di quello di Volkswagen.

    Alcuni investitori e analisti ritengono che il gruppo dovrebbe valutare la chiusura di alcuni marchi sovrapposti, soprattutto in Europa, per ridurre i costi e migliorare l’efficienza. Tra i nomi citati figurano Lancia, DS, Citroën e Opel.

    Tuttavia, secondo diverse fonti, Filosa non sarebbe favorevole a questa opzione, ritenendo che tali marchi possano ancora avere valore in specifici mercati.

    “Alcuni di questi marchi potrebbero rivelarsi utili per il gruppo in futuro, qualora le condizioni di mercato dovessero evolvere,” ha dichiarato Marco Santino, aggiungendo che una volta chiuso un marchio è “molto difficile riportarlo in vita”.

    Focus sui marchi più rilevanti

    La strategia di Filosa prevede quindi di concentrare gli investimenti su Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, considerati i marchi che “contano davvero” per volumi e redditività, secondo una fonte.

    Si tratta di un cambio di approccio rispetto alla gestione del precedente amministratore delegato Carlos Tavares, che aveva sostenuto una distribuzione più uniforme degli investimenti.

    Nel nuovo modello, marchi come Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno utilizzati in modo più tattico nei diversi mercati, sfruttando piattaforme condivise ma mantenendo una propria identità attraverso design e caratteristiche distintive, anche tramite eventuali operazioni di rebranding locale.

    Strategia flessibile senza chiusure immediate

    Secondo indiscrezioni, Stellantis starebbe valutando collaborazioni, tra cui quella con Leapmotor, per sviluppare nuovi modelli, dimostrando come i marchi regionali possano condividere tecnologia mantenendo un’identità autonoma.

    Un dirigente del gruppo ha sottolineato che il successo della strategia dipenderà più dall’utilizzo efficace dei marchi nei vari mercati che da una riduzione del loro numero.

    Stellantis punta da tempo a razionalizzare le proprie piattaforme su un numero limitato di architetture multi-energia, capaci di supportare motorizzazioni elettriche, ibride e tradizionali. Tuttavia, questo approccio era stato progettato per una transizione all’elettrico più rapida di quanto effettivamente avvenuto.

    Nel lungo periodo, secondo gli analisti, non si può escludere una razionalizzazione del portafoglio, anche se storicamente i costruttori evitano queste decisioni finché possibile.

    “Nel breve termine, i dirigenti Stellantis devono concentrarsi sui marchi che contano,” ha affermato Larry Dominique.
    “Ad un certo punto Stellantis potrebbe dover dismettere alcuni marchi. Ma dovrà prendere questa decisione in base alle prospettive future dei marchi principali,” ha aggiunto.

  • Piazza Affari apre in calo tra incertezze geopolitiche

    Piazza Affari apre in calo tra incertezze geopolitiche

    Il FTSE MIB ha avviato la seduta in ribasso, con gli investitori prudenti nell’ultima giornata della settimana a causa delle tensioni in Medio Oriente.

    I mercati restano sospesi tra le speranze di una possibile fine imminente del conflitto con l’Iran e il timore che la crisi possa invece protrarsi. Nel frattempo, i prezzi del petrolio continuano a mantenersi sopra i 100 dollari al barile, aumentando la pressione sui listini. Inoltre, l’avvio della stagione delle trimestrali inizia a influenzare i movimenti dei singoli titoli.

    Intorno alle 9:40, il FTSE MIB perdeva circa lo 0,8%.

    Energia e industriali contrastati, continua il rally di STM

    Eni SpA (BIT:ENI) è salita di circa lo 0,7%, sostenuta dall’annuncio di un forte aumento del programma di buyback, nonostante risultati trimestrali inferiori alle attese. In rialzo anche Saipem (BIT:SPM), che continua a beneficiare del buon andamento seguito alla pubblicazione dei conti nei giorni precedenti.

    Prosegue il trend positivo di STMicroelectronics (BIT:STMMI), in crescita di oltre l’1,5% dopo il forte balzo della seduta precedente. Il titolo è sostenuto da risultati e guidance superiori alle aspettative e si porta sui massimi da marzo 2024, superando quota 44 euro.

    Banche sotto pressione

    Il comparto bancario è in calo, con l’indice settoriale in flessione di circa l’1%. UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) cedono circa l’1%, mentre Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) perde circa l’1,2% e Mediobanca (BIT:MB) circa l’1,1%.

    In controtendenza Banco BPM (BIT:BAMI), che guadagna circa lo 0,5%. Secondo indiscrezioni, l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, starebbe valutando la vendita della quota in Generali per finanziare una possibile acquisizione di Banco BPM, ipotesi poi smentita da un portavoce della banca.

    Difesa e lusso in ribasso

    Vendite marcate nel settore difesa, con Leonardo (BIT:LDO) in calo di circa il 3% e Fincantieri (BIT:FCT) in ribasso di circa il 2,5%.

    Debole anche il comparto del lusso, penalizzato dalla volatilità legata al contesto geopolitico. Moncler (BIT:MONC) perde circa l’1,9%, Brunello Cucinelli (BIT:BC) l’1,45% e Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) lo 0,8%.

    Infine, Aeffe (BIT:AEF) registra un calo più marcato, intorno al -4,9%, dopo la pubblicazione dei risultati che evidenziano un patrimonio netto negativo pari a 1,91 milioni di euro, inferiore ai limiti minimi previsti dal Codice Civile italiano.

  • Eni amplia il programma di buyback dopo un forte primo trimestre

    Eni amplia il programma di buyback dopo un forte primo trimestre

    Eni SpA (BIT:ENI) ha aumentato di circa il 90% il proprio piano di riacquisto di azioni per il 2026, portandolo a 2,8 miliardi di euro, dopo aver registrato nel primo trimestre risultati operativi e flussi di cassa superiori alle attese. La società ha dichiarato che la performance ha superato le indicazioni fornite per l’intero esercizio.

    Parallelamente, Eni ha rivisto al rialzo del 20% la previsione di flusso di cassa operativo per l’anno, portandola a 13,8 miliardi di euro, grazie a una solida performance sottostante e a un contesto più favorevole dei prezzi delle materie prime.

    Andamento di utili e produzione

    L’EBIT rettificato proforma del primo trimestre si è attestato a 3,54 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 3,68 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. La flessione è stata attribuita principalmente all’apprezzamento dell’euro dell’11% rispetto al dollaro e all’assenza di un provento straordinario registrato nel business power nel primo trimestre 2025.

    L’utile netto rettificato attribuibile agli azionisti è sceso a 1,30 miliardi di euro rispetto a 1,41 miliardi dell’anno precedente, mentre l’aliquota fiscale di gruppo è migliorata, passando dal 47,1% al 42,2%.

    La produzione di petrolio e gas è cresciuta del 9% su base annua, raggiungendo 1,80 milioni di barili equivalenti al giorno, grazie all’avvio e al ramp-up di progetti in Norvegia, Congo e Messico, oltre a nuove produzioni in Angola.

    Esplorazione e sviluppo dei progetti

    Eni ha riportato risultati significativi nelle attività esplorative, aggiungendo circa 1 miliardo di barili equivalenti di nuove risorse scoperte dall’inizio dell’anno. Le scoperte sono state effettuate in Angola, Costa d’Avorio, Libia, Egitto e Indonesia.

    In Indonesia, la società ha annunciato la scoperta di gas e condensati Geliga nel bacino di Kutei, con stime preliminari di circa 5 trilioni di piedi cubi di gas e 300 milioni di barili di condensati in situ. Inoltre, sono state prese le decisioni finali di investimento per due progetti gas offshore profondi nell’area di East Kalimantan, denominati South Hub e North Hub, circa 18 mesi dopo l’approvazione iniziale nel 2024.

    Andamento delle divisioni

    La divisione biofuel Enilive ha registrato una crescita significativa, con un EBIT rettificato proforma in aumento del 45% su base annua a 138 milioni di euro, sostenuto da condizioni di mercato più favorevoli nel settore della raffinazione biologica. La divisione ha inoltre approvato nuovi investimenti, tra cui la conversione degli impianti della raffineria di Sannazzaro e la costruzione di una nuova bioraffineria a Priolo in joint venture con Q8.

    Plenitude, la divisione dedicata alle energie rinnovabili e alla vendita di energia, ha registrato un EBIT rettificato proforma di 213 milioni di euro, in calo rispetto ai 241 milioni dell’anno precedente. La capacità rinnovabile installata è salita a 5,9 GW, rispetto ai 4,1 GW dell’anno precedente.

    Eni ha inoltre confermato l’intenzione di separare Plenitude a seguito di una riorganizzazione della struttura azionaria che coinvolge Ares Management, operazione che comporterà la sua uscita dal perimetro di consolidamento del gruppo.

    Posizione finanziaria

    Al 31 marzo, l’indebitamento netto prima dei leasing era pari a 10,85 miliardi di euro, con un rapporto di leva proforma del 15%, evidenziando una struttura finanziaria solida mentre il gruppo continua a investire sia nelle attività tradizionali sia nella transizione energetica.

  • I mercati USA potrebbero arretrare dopo il rally ai massimi storici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati USA potrebbero arretrare dopo il rally ai massimi storici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un’apertura leggermente negativa giovedì, suggerendo che i mercati potrebbero restituire parte dei guadagni dopo il forte rialzo registrato nella sessione precedente.

    Gli investitori potrebbero decidere di prendere profitto dopo il rally di mercoledì, che ha più che compensato le perdite viste all’inizio della settimana.

    Sia il Nasdaq che lo S&P 500 hanno raggiunto nuovi massimi storici di chiusura, nonostante le persistenti incertezze legate al conflitto in Medio Oriente.

    Il calo di IBM pesa sul sentiment

    Il forte ribasso pre-market di IBM Corp. (NYSE:IBM) è destinato a pesare sul sentiment generale, con il titolo in calo del 7,8% prima dell’apertura.

    La flessione arriva nonostante risultati trimestrali superiori alle attese, ma senza un aumento della guidance annuale.

    Anche Honeywell (NASDAQ:HON) potrebbe essere sotto pressione dopo aver superato le stime nel primo trimestre ma aver fornito una guidance più debole per il secondo trimestre.

    Texas Instruments vola grazie a prospettive positive

    Al contrario, Texas Instruments (NASDAQ:TXN) è balzata del 9,6% nel pre-market dopo aver pubblicato risultati superiori alle attese e una guidance positiva.

    Il rally di Wall Street spinge gli indici ai massimi

    Mercoledì i mercati hanno registrato forti rialzi, recuperando completamente le perdite delle due sessioni precedenti e portando Nasdaq e S&P 500 su nuovi record.

    Il Nasdaq è salito di 397,60 punti (+1,6%) a 24.657,57, mentre lo S&P 500 è avanzato di 73,89 punti (+1,1%) a 7.137,90.

    Anche il Dow Jones ha chiuso in positivo, guadagnando 340,65 punti (+0,7%) a 49.490,03.

    L’estensione della tregua sostiene i mercati

    Il rialzo è stato sostenuto dalla notizia che il presidente Donald Trump ha esteso la tregua con l’Iran.

    Definendo il governo iraniano “seriamente frammentato”, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti rinvieranno qualsiasi attacco finché i leader iraniani non “presenteranno una proposta unificata”.

    Ha tuttavia ribadito che il blocco navale statunitense continuerà su tutto il traffico marittimo da e verso i porti iraniani.

    Le tensioni restano elevate

    L’Iran ha respinto l’estensione definendola “priva di significato” e ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché il blocco non sarà revocato.

    Mahdi Mohammadi ha definito la mossa un tentativo “di guadagnare tempo per un attacco a sorpresa”, aggiungendo che la “parte perdente non può dettare condizioni”.

    Poco dopo l’annuncio, la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha dichiarato di aver sequestrato due navi per “violazioni marittime”.

    Gli utili sostengono il mercato

    Gli investitori restano fiduciosi anche grazie alla solidità degli utili aziendali.

    “Gli investitori sembrano concentrarsi più sulla direzione del rischio — se la situazione migliora o peggiora — piuttosto che sul livello assoluto della tensione geopolitica”, ha dichiarato Daniela Hathorn di Capital.com.

    “La stagione degli utili sta rafforzando questa narrativa”, ha aggiunto. “Le aspettative di crescita a doppia cifra restano intatte, sostenendo le valutazioni elevate.”

    Performance settoriale mista

    I titoli dei semiconduttori hanno guidato i rialzi, con l’indice Philadelphia Semiconductor in crescita del 2,7%.

    Anche i software hanno mostrato forza (+2,3%).

    In rialzo anche hardware, oil services e oro, mentre le compagnie aeree hanno registrato cali.

    United Airlines (NASDAQ:UAL) è scesa del 5,6% dopo una guidance deludente.

  • Borse europee contrastate tra risultati societari e tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate tra risultati societari e tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si sono mosse in ordine sparso giovedì, mentre gli investitori analizzavano una raffica di risultati societari e seguivano gli ultimi sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Un alto funzionario del parlamento iraniano ha dichiarato che Teheran ha già versato i primi proventi dei pedaggi dello Stretto di Hormuz nel conto della banca centrale.

    Nel frattempo, secondo indiscrezioni, il Pentagono ha informato il Congresso degli Stati Uniti che la rimozione delle mine navali presumibilmente posizionate dall’Iran potrebbe richiedere fino a sei mesi.

    Dati macroeconomici contrastanti

    Sul fronte economico, un’indagine ha mostrato che l’attività economica nell’Eurozona è entrata inaspettatamente in contrazione ad aprile, penalizzata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dal calo della domanda nei servizi.

    Nel Regno Unito, i conti pubblici hanno mostrato un miglioramento. Il deficit di bilancio si è ridotto a marzo al livello più basso per questo mese dal 2022, secondo l’Office for National Statistics.

    L’indebitamento netto del settore pubblico è diminuito di 1,4 miliardi di sterline a 12,6 miliardi, segnando il valore più basso per marzo degli ultimi tre anni.

    Indici principali in ordine sparso

    Tra i principali indici europei, il CAC 40 francese è salito dello 0,5%, mentre il DAX tedesco è sceso dello 0,2% e il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,6%.

    Titoli sotto osservazione

    Le azioni di WH Smith (LSE:SMWH) sono crollate del 10% dopo un profit warning, con un forte calo dell’utile nel primo semestre e la sospensione del dividendo a causa dell’incertezza legata al Medio Oriente.

    ASOS (LSE:ASC) è salita del 2,3% dopo aver ridotto la perdita semestrale e confermato le previsioni annuali.

    J Sainsbury (LSE:SBRY) ha perso il 5,2% dopo aver avvertito di un possibile calo degli utili quest’anno.

    Le case automobilistiche BMW (TG:BMW), Mercedes-Benz (TG:MBG) e Volkswagen (TG:VOW3) hanno registrato ribassi nonostante la forte crescita delle immatricolazioni in Europa a marzo.

    Renault (EU:RNO) ha guadagnato l’1,5% dopo vendite trimestrali superiori alle attese.

    Safran (EU:SAF) è salita dell’1% grazie a ricavi trimestrali migliori delle previsioni.

    Orange (EU:ORA) è balzata del 4% dopo aver migliorato le stime sugli utili annuali.

    Sanofi (EU:SAN) ha guadagnato il 3,5% dopo risultati trimestrali superiori alle attese.

    Sartorius (EU:DIM) ha perso quasi il 5% dopo un calo dell’utile netto.

    Nestlé (BIT:1NESN) è salita del 7% grazie a una domanda robusta per caffè e prodotti per animali.

    Nokia (NYSE:NOK) è balzata di oltre il 9% dopo un aumento del 54% degli utili trimestrali.

    Heineken (EU:HEIA) ha perso il 2,3% dopo un nuovo calo dei volumi di birra.

    STMicroelectronics (BIT:STMMI) è salita dell’8,5% dopo ricavi trimestrali superiori alle attese.

  • UniCredit aumenta la partecipazione in Commerzbank al 26,7%

    UniCredit aumenta la partecipazione in Commerzbank al 26,7%

    UniCredit (BIT:UCG) ha incrementato la propria quota diretta in Commerzbank (TG:CBK) al 26,77%, secondo quanto emerge da una comunicazione regolamentare pubblicata giovedì.

    In precedenza, la banca italiana deteneva il 26,04% dell’istituto tedesco. L’aggiornamento evidenzia un aumento di 0,73 punti percentuali nella partecipazione di UniCredit.

  • Il petrolio sale mentre i negoziati USA-Iran restano in stallo e le interruzioni a Hormuz persistono

    Il petrolio sale mentre i negoziati USA-Iran restano in stallo e le interruzioni a Hormuz persistono

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire giovedì, guadagnando oltre 1 dollaro, mentre l’assenza di progressi nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, unita alle restrizioni ancora in atto nello Stretto di Hormuz, ha mantenuto elevate le preoccupazioni sull’offerta.

    I futures sul Brent (LCOc1) sono aumentati di 1,26 dollari, pari all’1,2%, a 103,17 dollari al barile alle 06:30 GMT, dopo aver chiuso sopra i 100 dollari per la prima volta in oltre due settimane mercoledì. Anche i futures sul West Texas Intermediate (CLc1) sono saliti di 1,20 dollari, o dell’1,3%, a 94,16 dollari.

    Entrambi i benchmark avevano già registrato un rialzo superiore ai 3 dollari nella seduta precedente, sostenuti da cali delle scorte di benzina e distillati negli Stati Uniti superiori alle attese, oltre che dalla mancanza di progressi nei colloqui di pace con l’Iran.

    “Il mercato petrolifero sta ricalibrando le aspettative in assenza di segnali concreti di una risoluzione nel Golfo Persico”, hanno dichiarato gli analisti di ING, aggiungendo che le speranze di una soluzione stanno diminuendo.

    “Inoltre, il sequestro da parte dell’Iran di due navi che tentavano di transitare nello Stretto di Hormuz suggerisce che le interruzioni delle spedizioni continueranno.”

    Le tensioni nello Stretto di Hormuz restano centrali

    Sebbene il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia esteso il cessate il fuoco dopo la mediazione del Pakistan, sia l’Iran sia gli Stati Uniti continuano a limitare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz—una rotta che prima del conflitto gestiva circa il 20% dell’offerta globale giornaliera di petrolio.

    Mercoledì l’Iran ha sequestrato due navi nello stretto, rafforzando il proprio controllo su questo passaggio strategico. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno mantenuto il blocco navale sul commercio marittimo iraniano. Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Baqer Qalibaf ha dichiarato che un cessate il fuoco completo avrebbe senso solo se il blocco venisse rimosso.

    Nel frattempo, le forze statunitensi hanno intercettato almeno tre petroliere battenti bandiera iraniana in acque asiatiche, deviandole da rotte vicine a India, Malesia e Sri Lanka, secondo fonti del settore marittimo e della sicurezza.

    Con l’estensione del cessate il fuoco annunciata martedì, Trump ha nuovamente evitato all’ultimo momento di dare seguito alle minacce di attacchi contro infrastrutture iraniane, tra cui centrali elettriche e ponti. La Casa Bianca non ha fornito una data di fine per la tregua, ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt.

    Le esportazioni USA raggiungono livelli record

    Sul fronte commerciale, le esportazioni statunitensi di petrolio greggio e prodotti raffinati sono aumentate di 137.000 barili al giorno, raggiungendo il livello record di 12,88 milioni di barili al giorno, mentre i Paesi asiatici ed europei hanno incrementato gli acquisti a causa delle interruzioni legate al conflitto con l’Iran.

    Secondo la Energy Information Administration, le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate, mentre quelle di carburanti sono diminuite.

    Le scorte di petrolio sono salite di 1,9 milioni di barili, rispetto alle attese di un calo di 1,2 milioni secondo un sondaggio Reuters.

    Le scorte di benzina sono diminuite di 4,6 milioni di barili, superando le previsioni di un calo di 1,5 milioni, mentre le scorte di distillati sono scese di 3,4 milioni di barili rispetto a una previsione di 2,5 milioni.

  • L’oro scende ancora mentre l’incertezza su Iran e tassi rafforza il dollaro

    L’oro scende ancora mentre l’incertezza su Iran e tassi rafforza il dollaro

    I prezzi dell’oro sono scesi nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, ampliando le perdite recenti e rompendo temporaneamente un importante intervallo di trading, mentre l’incertezza legata al conflitto con l’Iran e alle prospettive sui tassi statunitensi ha sostenuto il dollaro e ridotto la domanda per i beni rifugio.

    L’oro spot è sceso dello 0,6% a 4.712,50 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,5% a 4.728,69 dollari l’oncia alle 02:30 ET (06:30 GMT). I prezzi spot hanno toccato brevemente un minimo di 4.694,23 dollari l’oncia, scendendo sotto la fascia di 4.700–4.900 dollari osservata nelle ultime due settimane.

    Il dollaro preferito all’oro nei flussi difensivi

    Il metallo prezioso ha faticato a trovare slancio mentre i mercati restano incerti sulle prospettive di nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran, nonostante la decisione del presidente Donald Trump di estendere il cessate il fuoco a tempo indeterminato.

    Sia Teheran sia Washington hanno mostrato scarsa apertura a riprendere i colloqui dopo il fallimento dei negoziati previsti all’inizio della settimana. L’Iran ha ribadito che gli Stati Uniti devono revocare il blocco prima che possano iniziare nuove trattative, mentre Washington insiste sulla completa riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Con l’Iran che continua a limitare il passaggio attraverso Hormuz e gli Stati Uniti che mantengono la loro presenza navale e monitorano le spedizioni iraniane nella regione, lo stallo resta irrisolto.

    I prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile questa settimana, riflettendo le persistenti restrizioni dell’offerta attraverso lo stretto.

    Le prospettive sui tassi pesano sui metalli

    Anche i mercati dei metalli più ampi hanno subito pressioni a causa della forza del dollaro, che si è mantenuto vicino ai massimi di circa una settimana e mezza giovedì.

    L’argento spot è sceso del 2% a 76,1295 dollari l’oncia, mentre il platino ha perso l’1,4% a 2.050,65 dollari l’oncia.

    Il biglietto verde si è rafforzato dopo che il candidato di Trump alla guida della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha dichiarato di non aver preso impegni per ridurre i tassi di interesse, come richiesto dal presidente. Warsh è considerato meno accomodante e la sua nomina a fine gennaio aveva già provocato forti ribassi nei prezzi dell’oro e dei metalli preziosi.

    Separatamente, un sondaggio Reuters ha mostrato che gli investitori non si aspettano tagli dei tassi da parte della Federal Reserve per almeno sei mesi, in un contesto di incertezza legato al conflitto con l’Iran.

    L’impatto inflazionistico del conflitto—attraverso l’aumento dei prezzi del petrolio—continua inoltre a pesare sui metalli. Gli operatori temono che l’inflazione alimentata dall’energia possa spingere le principali banche centrali verso posizioni più restrittive, con la Banca Centrale Europea e la Bank of England che hanno già segnalato questo rischio.

  • Incertezza tra USA e Iran pesa sui mercati; petrolio sopra i 100 dollari; Tesla in calo dopo i conti: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Incertezza tra USA e Iran pesa sui mercati; petrolio sopra i 100 dollari; Tesla in calo dopo i conti: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures legati ai principali indici statunitensi indicavano un avvio in ribasso giovedì, mentre persiste l’incertezza su possibili nuovi negoziati tra Washington e Teheran, nonostante la decisione del presidente Donald Trump di estendere il cessate il fuoco all’inizio della settimana. Nel frattempo, i prezzi del petrolio restano sopra i 100 dollari al barile a causa delle continue interruzioni nello Stretto di Hormuz. Le azioni Tesla (NASDAQ:TSLA) sono scese nel trading after-hours, con i risultati solidi oscurati dai maggiori piani di spesa per il 2026.

    Futures in calo

    I futures sui mercati azionari statunitensi hanno registrato una flessione, appesantiti dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente nonostante l’annuncio dell’estensione del cessate il fuoco.

    Alle 03:32 ET, i futures sul Dow erano in calo di 277 punti, pari allo 0,6%, quelli sull’S&P 500 scendevano di 30 punti, o dello 0,4%, mentre i futures sul Nasdaq 100 perdevano 104 punti, anch’essi dello 0,4%.

    Nonostante ciò, Wall Street aveva chiuso la seduta precedente in rialzo, avvicinandosi a nuovi massimi storici. L’estensione del cessate il fuoco, insieme alla solidità degli utili aziendali, ha sostenuto il sentiment.

    Secondo i dati di Bloomberg, quasi l’80% delle società dello S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del primo trimestre ha superato le aspettative.

    “[L]’attenzione principale per gli asset rischiosi resta il percorso complessivo che stiamo seguendo, che continua a puntare verso una fine del conflitto”, ha dichiarato Michael Brown, Senior Research Strategist di Pepperstone.

    “[E]ntrambe le parti stanno ora cercando una ‘via d’uscita’ per ridurre l’escalation, e le dichiarazioni pubbliche di ciascuna sono principalmente volte a ottenere maggiore leva negoziale, piuttosto che a tornare ad azioni militari. Finché questa resterà la direzione, l’appetito per il rischio dovrebbe rimanere sostenuto[.]”

    Prospettive dei negoziati con l’Iran incerte

    Gli investitori continuano a cercare segnali di possibili nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran. Trump ha affermato che i negoziati sono “possibili” già da venerdì.

    All’inizio della settimana, il presidente ha dichiarato sui social che il cessate il fuoco è stato esteso su richiesta del Pakistan, che continua a svolgere un ruolo di mediatore. Trump ha aggiunto che la tregua resterà in vigore “fino a quando” l’Iran non presenterà una “proposta unificata” per la pace.

    Tuttavia, l’incertezza resta elevata. Subito dopo l’annuncio, l’Iran ha attaccato tre navi e ne ha sequestrate due nello Stretto di Hormuz, in risposta al blocco statunitense dei suoi porti.

    Petrolio sopra i 100 dollari

    I timori di ulteriori interruzioni dell’offerta attraverso lo Stretto di Hormuz—attraverso cui passa circa il 20% del petrolio globale—hanno spinto i prezzi del greggio sopra i 100 dollari al barile.

    “L’elemento rassicurante è che almeno una parte – gli Stati Uniti – sta segnalando un forte desiderio di riprendere rapidamente i negoziati. Ciò che è meno rassicurante è la mancanza di chiarezza sui piani per la riapertura dello Stretto di Hormuz”, hanno dichiarato gli analisti di ING.

    Hanno aggiunto che, se le speranze di una risoluzione continueranno a diminuire, “la realtà delle interruzioni dell’offerta si farà sentire, lasciando spazio a ulteriori rialzi dei prezzi.” In assenza di progressi, il mercato potrebbe diventare “sempre più insensibile al rumore e ai titoli che hanno recentemente guidato l’andamento dei prezzi.”

    Sebbene i prezzi del petrolio siano scesi rispetto ai picchi iniziali dopo l’inizio del conflitto a fine febbraio, restano significativamente al di sopra dei livelli precedenti, alimentando timori su inflazione e crescita globale.

    Tesla in calo nonostante i conti solidi

    Tesla (NASDAQ:TSLA) ha pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese sia per ricavi che per utili, con la divisione automotive che ha performato meglio del previsto.

    Tuttavia, il titolo ha invertito la rotta nel trading after-hours dopo che la società ha annunciato piani di investimento superiori a 25 miliardi di dollari per sostenere la transizione verso robotica e guida autonoma. In precedenza, la guidance indicava 20 miliardi.

    Le azioni erano in calo dell’1,8% dopo la chiusura, invertendo un rialzo precedente di oltre il 4%.

    L’amministratore delegato Elon Musk ha inoltre moderato l’entusiasmo sul cambiamento strategico. Durante la conference call ha affermato di non essere in grado di stimare i livelli di produzione del robot Optimus nel 2026, citando difficoltà nella riconversione delle linee produttive precedentemente dedicate alla Model S/X.

    “Optimus è un prodotto completamente nuovo con una linea produttiva completamente nuova. È letteralmente impossibile prevedere”, ha detto Musk, aggiungendo che la produzione sarà “piuttosto lenta all’inizio.”

    Ha inoltre sottolineato un “approccio prudente” ai progetti di guida autonoma e robotaxi, avvertendo che i ricavi derivanti da queste attività “non saranno particolarmente significativi” quest’anno.

    Utili e dati in arrivo

    Gli investitori guardano anche alle prossime trimestrali prima dell’apertura di Wall Street, tra cui American Express e Lockheed Martin, mentre Intel pubblicherà i risultati dopo la chiusura.

    Sul fronte macroeconomico, i dati PMI statunitensi di aprile offriranno indicazioni su come le imprese stanno affrontando le pressioni sui costi legate al conflitto con l’Iran.

    A marzo, l’indice dei direttori degli acquisti è sceso a 50,3 da 51,9, segnando il livello più basso da settembre 2023.

    All’epoca, il capo economista di S&P Global Chris Williamson aveva dichiarato che i dati mostravano “l’economia statunitense sotto pressione a causa dell’aumento dei prezzi e dell’intensificarsi dell’incertezza, mentre la guerra in Medio Oriente aggrava le preoccupazioni esistenti relative ad altre decisioni politiche degli ultimi mesi, in particolare sui dazi.”

  • Borse europee in lieve calo con le tensioni su Hormuz ancora elevate: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in lieve calo con le tensioni su Hormuz ancora elevate: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un calo contenuto giovedì, mentre gli investitori restano prudenti a causa delle persistenti tensioni nello Stretto di Hormuz, nonostante l’estensione a tempo indeterminato del cessate il fuoco da parte del presidente statunitense Donald Trump.

    Alle 07:05 GMT, lo Stoxx 600 perdeva lo 0,4%, il DAX tedesco lo 0,5% e il FTSE 100 britannico lo 0,6%.

    In controtendenza il CAC 40 francese, in rialzo dello 0,3%, sostenuto dal forte andamento di L’Oréal (EU:OR), che ha registrato la crescita trimestrale più rapida degli ultimi due anni. Il titolo è salito di oltre l’8%, nonostante le preoccupazioni per l’impatto del conflitto con l’Iran sui consumi.

    Gli operatori guardano anche a possibili sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran. Trump ha dichiarato ai media statunitensi che nuovi negoziati sono “possibili” già da venerdì.

    All’inizio della settimana, il presidente aveva scritto sui social che il cessate il fuoco era stato esteso poche ore prima della sua scadenza, su richiesta del Pakistan, che ha svolto un ruolo di mediatore. Trump ha aggiunto che la tregua resterà in vigore “fino a quando” l’Iran non presenterà una “proposta unificata” per la pace.

    Tuttavia, le prospettive di dialogo restano incerte. Subito dopo l’annuncio, l’Iran ha attaccato tre navi e ne ha sequestrate due nello Stretto di Hormuz, in risposta al blocco statunitense dei suoi porti e delle sue coste.

    I timori di ulteriori interruzioni dell’offerta attraverso lo stretto—che gestisce circa il 20% del petrolio mondiale—hanno spinto il prezzo del greggio nuovamente sopra i 100 dollari al barile. Sebbene i prezzi siano scesi rispetto ai picchi iniziali dopo l’inizio del conflitto a fine febbraio, restano ben al di sopra dei livelli precedenti.

    Gli investitori attendono anche i dati sull’attività economica dell’Eurozona, che potrebbero fornire indicazioni su come le imprese stiano affrontando l’impatto del caro energia.

    Raffica di trimestrali

    Alcuni analisti osservano che i mercati stanno progressivamente spostando l’attenzione dalle tensioni geopolitiche verso i risultati aziendali e il crescente investimento nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

    Le azioni di Essity (BIT:1ESSI) sono salite dopo risultati trimestrali superiori alle attese, grazie a volumi più elevati che hanno compensato prezzi più deboli. L’amministratore delegato ha dichiarato a Reuters che l’azienda prevede di aumentare i prezzi per contrastare l’aumento dei costi energetici.

    Al contrario, Sainsbury’s (LSE:SBRY) ha avvertito che il conflitto potrebbe frenare la spesa dei consumatori, pesando sulle prospettive. Il titolo ha perso oltre il 5%.

    In positivo invece Safran (EU:SAF), sostenuta da ricavi trimestrali migliori del previsto e dalla conferma delle prospettive per il 2026.

    Anche Sanofi (LSE:SAN) ha superato le attese su utili e ricavi nel primo trimestre, grazie alla forte domanda per il farmaco Dupixent contro asma ed eczema, spingendo il titolo in rialzo di oltre il 2%.