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  • Italgas aumenta gli utili nel primo trimestre grazie all’integrazione di 2i Rete Gas

    Italgas aumenta gli utili nel primo trimestre grazie all’integrazione di 2i Rete Gas

    Il distributore italiano di gas Italgas SpA (BIT:IG) ha ridotto il proprio indebitamento finanziario netto di €517 milioni nel primo trimestre del 2026, sostenuto dagli incassi derivanti dalle cessioni di attività richieste dall’Autorità Antitrust.

    L’indebitamento finanziario netto è sceso a €10,35 miliardi al 31 marzo, rispetto ai €10,87 miliardi registrati alla fine del 2025. Il miglioramento è stato favorito da un incremento di €524,6 milioni delle disponibilità liquide e mezzi equivalenti, grazie alla solida generazione di cassa operativa e ai €197,6 milioni ottenuti dalla cessione di attività di distribuzione del gas in seguito al provvedimento dell’Antitrust.

    Al netto degli effetti contabili di IFRS 16 e IFRIC 12, l’indebitamento finanziario netto è diminuito da €10,73 miliardi a €10,21 miliardi.

    L’acquisizione di 2i Rete Gas sostiene la crescita dei risultati

    L’EBITDA rettificato è aumentato del 52,6% su base annua, raggiungendo €526,8 milioni, mentre l’EBIT rettificato è salito del 51,2% a €340,7 milioni, beneficiando del consolidamento di 2i Rete Gas, incluso nei risultati del gruppo dal 1° aprile 2025.

    I ricavi rettificati sono cresciuti del 44,1% a €661,7 milioni, mentre l’utile netto rettificato attribuibile al gruppo è aumentato del 42,8% a €189,4 milioni.

    Gli investimenti tecnici sono più che raddoppiati, raggiungendo €342,8 milioni, finanziando la realizzazione di circa 284 chilometri di nuove reti di distribuzione del gas in Italia e Grecia, oltre all’ammodernamento digitale delle infrastrutture acquisite con l’operazione 2i Rete Gas.

    Migliora la generazione di cassa e cala il debito

    Il flusso di cassa derivante dalle attività operative è aumentato a €643 milioni, rispetto ai €412,1 milioni dello stesso periodo del 2025. La società ha attribuito il miglioramento alla favorevole stagionalità e a una generazione di cassa superiore agli investimenti effettuati nel trimestre.

    Italgas ha inoltre completato la cessione delle attività di distribuzione del gas in 12 ATEM nelle date del 1° marzo, 1° aprile e 1° maggio, rispettando gli impegni assunti con l’Autorità Antitrust nell’ambito dell’acquisizione di 2i Rete Gas.

    Confermata la guidance per il 2026

    Per il 2026, Italgas prevede un EBITDA rettificato compreso tra €2,10 miliardi e €2,15 miliardi, un EBIT rettificato tra €1,34 miliardi e €1,37 miliardi e un utile netto rettificato attribuibile al gruppo tra €0,74 miliardi e €0,76 miliardi.

    La società conferma inoltre investimenti tecnici per circa €1,5 miliardi e un indebitamento finanziario netto di circa €10,8 miliardi, al netto degli effetti di IFRS 16 e IFRIC 12.

    L’Amministratore Delegato Paolo Gallo ha dichiarato: “I risultati del primo trimestre del 2026 segnano l’inizio dell’anno più significativo della nostra storia recente, con una performance eccezionale che pone le basi per un progresso continuo in linea con gli obiettivi di sviluppo che ci siamo prefissati.”

    Gallo ha aggiunto che l’EBITDA rettificato è cresciuto del 52,6% raggiungendo €526,8 milioni, mentre l’utile netto rettificato attribuibile al gruppo si è avvicinato a €190 milioni, con un incremento del 42,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    Il numero di contatori attivi è aumentato del 58,5% a 12,711 milioni, mentre la rete di distribuzione del gas si è ampliata dell’84,5%, raggiungendo 154.941 chilometri grazie all’integrazione di 2i Rete Gas.

    Le emissioni Scope 1 e Scope 2 market-based del business della distribuzione del gas sono infine diminuite del 2,7% su base omogenea, attestandosi a 28,8 mila tonnellate di CO2 equivalente.

  • Le azioni Stellantis scendono dopo un pesante downgrade degli analisti

    Le azioni Stellantis scendono dopo un pesante downgrade degli analisti

    Le azioni di Stellantis NV (BIT:STLAM) hanno perso l’1,0%, attestandosi a 4,973 euro, dopo che Piper Sandler ha pubblicato un deciso downgrade che ha ulteriormente indebolito il sentiment degli investitori nei confronti del gruppo automobilistico.

    La banca d’affari ha abbassato la raccomandazione da Overweight a Underweight, effettuando un raro doppio downgrade e riducendo il target price da 14 a 4 dollari. Piper Sandler ha attribuito la revisione al peggioramento delle condizioni in mercati chiave come Europa, America Latina e Medio Oriente, dove i produttori automobilistici cinesi verticalmente integrati stanno conquistando quote di mercato, mentre il recupero di Stellantis continua a rivelarsi inferiore alle aspettative.

    Cresce il numero di valutazioni negative sul titolo

    L’intervento di Piper Sandler si aggiunge a una serie di giudizi sfavorevoli espressi dagli analisti nelle ultime settimane.

    Anche JPMorgan e HSBC avevano già rivisto al ribasso le proprie valutazioni su Stellantis, con HSBC che aveva indicato come principali criticità l’aumento dei costi legati ai richiami dei veicoli e le preoccupazioni sui livelli delle scorte.

    Il mercato guarda ai risultati del secondo trimestre

    Gli investitori stanno inoltre preparando le proprie strategie in vista della pubblicazione dei risultati del secondo trimestre 2026, prevista per il 30 luglio.

    Il mercato delle opzioni prevede una variazione di circa il 4% dopo l’annuncio dei conti, anche se storicamente il titolo ha registrato oscillazioni ben più ampie. Dopo la diffusione dei risultati del 30 aprile 2026, infatti, le azioni erano scese del 14,4%.

    Il contesto di mercato non basta a sostenere il titolo

    Anche il quadro generale dei mercati offre un supporto limitato a Stellantis.

    L’indice FTSE MIB di Milano sta cercando di recuperare dopo il ribasso del 2,8% registrato il 23 luglio in seguito ai risultati inferiori alle attese di STMicroelectronics, lasciando comunque il mercato italiano in una situazione di fragilità.

    Nonostante il rialzo dei listini statunitensi, il sentiment positivo a livello globale non è riuscito a frenare le vendite sul titolo Stellantis, che ha perso circa il 46% dall’inizio dell’anno e continua a muoversi poco sopra l’importante soglia psicologica dei 5 euro.

    Nel complesso, il doppio downgrade di Piper Sandler ha rappresentato il principale catalizzatore del ribasso della seduta, mentre le persistenti preoccupazioni per l’erosione dei margini, la crescente concorrenza dei produttori cinesi e il lento recupero delle quote di mercato continuano a pesare sulle prospettive della società in vista della pubblicazione dei risultati trimestrali.

  • L’oro sale grazie al dollaro più debole mentre i mercati attendono la Federal Reserve

    L’oro sale grazie al dollaro più debole mentre i mercati attendono la Federal Reserve

    I prezzi dell’oro hanno registrato un moderato rialzo lunedì, sostenuti dall’indebolimento del dollaro statunitense, mentre gli investitori valutavano i segnali di distensione in Medio Oriente in attesa della riunione di politica monetaria della Federal Reserve.

    L’oro spot è salito dell’1,1% a 4.096,36 dollari l’oncia alle 06:52 GMT, mentre i future sull’oro con scadenza ad agosto hanno guadagnato lo 0,68%, attestandosi a 4.098,60 dollari l’oncia.

    Il metallo prezioso aveva già chiuso la scorsa settimana con un rialzo di circa l’1%, nonostante l’elevata volatilità dei mercati.

    Il dollaro debole sostiene la domanda di oro

    L’indice del dollaro statunitense ha ceduto lo 0,3%, rendendo l’oro meno costoso per gli investitori che operano con altre valute e favorendo così gli acquisti.

    Anche il forte ribasso del petrolio ha contribuito a sostenere il metallo giallo, dopo che Stati Uniti e Iran hanno mantenuto la sospensione delle operazioni militari durante il fine settimana.

    Il presidente Donald Trump ha interrotto venerdì la campagna di bombardamenti statunitense dopo 13 notti consecutive di attacchi contro obiettivi iraniani per consentire il proseguimento degli sforzi diplomatici.

    Anche l’Iran ha evitato di lanciare attacchi di rappresaglia contro i Paesi vicini che ospitano basi militari statunitensi.

    Nel frattempo, il petrolio ha perso oltre il 5%, correggendo parte del forte rialzo della settimana precedente alimentato dai timori per possibili interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso.

    Sebbene prezzi energetici più bassi possano contribuire a ridurre le pressioni inflazionistiche, gli investitori attendono di conoscere la valutazione della Federal Reserve sulle prospettive economiche.

    La riunione della Federal Reserve al centro dell’attenzione

    I mercati sono ora concentrati sulla decisione della Federal Reserve prevista per mercoledì.

    La banca centrale dovrebbe lasciare invariati i tassi d’interesse, ma gli investitori analizzeranno con attenzione le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh per individuare eventuali indicazioni sui futuri tagli dei tassi e sulla valutazione dei rischi inflazionistici.

    Saranno inoltre osservati con attenzione i prossimi dati macroeconomici statunitensi, tra cui inflazione e mercato del lavoro, per ottenere ulteriori indicazioni sul percorso della politica monetaria.

    In rialzo anche argento, platino e rame

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito del 2,1% a 59,39 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato il 2,3% raggiungendo 1.630,83 dollari l’oncia.

    Anche i metalli industriali hanno mostrato un andamento positivo: i future sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,4% a 13.693,58 dollari per tonnellata, mentre i future sul rame statunitense sono rimasti sostanzialmente invariati a 6,36 dollari per libbra.

  • Il petrolio crolla mentre si allentano le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio crolla mentre si allentano le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio hanno registrato un forte ribasso lunedì dopo che i segnali di una possibile de-escalation tra Stati Uniti e Iran hanno spinto gli investitori a ridurre il premio per il rischio geopolitico accumulato nelle ultime settimane. La correzione ha cancellato gran parte dei guadagni della scorsa settimana, quando il Brent era arrivato a sfiorare i 100 dollari al barile.

    Alle 06:11 GMT, i future sul Brent perdevano il 6% attestandosi a 90,93 dollari al barile, dopo essere scesi brevemente sotto quota 90 dollari. I future sul WTI statunitense cedevano invece il 6,1%, a 83,83 dollari al barile.

    I progressi diplomatici pesano sulle quotazioni

    La scorsa settimana il Brent aveva raggiunto quota 100 dollari al barile dopo che il conflitto si era esteso dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, alimentando i timori per le esportazioni di greggio dal Medio Oriente.

    Il sentiment è però migliorato dopo che Washington ha sospeso la propria campagna militare al termine di 13 notti consecutive di attacchi, concedendo maggiore spazio agli sforzi diplomatici.

    La risposta di Teheran è arrivata rapidamente. Secondo Reuters, un funzionario iraniano ha dichiarato che l’Iran interromperà gli attacchi di rappresaglia a condizione che gli Stati Uniti mantengano la sospensione delle operazioni militari. Entrambe le parti hanno comunque ribadito di essere pronte a riprendere le ostilità qualora i negoziati non producessero risultati.

    Anche le notizie secondo cui la Cina starebbe cercando di rilanciare i colloqui di pace tra Washington e Teheran hanno rafforzato l’ottimismo degli investitori.

    Gli analisti di ING hanno affermato che il forte ribasso di lunedì dimostra quanto rapidamente il mercato reagisca a qualsiasi segnale di riduzione delle tensioni geopolitiche dopo quasi due settimane di conflitto.

    La banca ha tuttavia osservato che, sebbene la pausa nei combattimenti rappresenti il segnale più concreto finora di un possibile miglioramento della situazione, resta ancora prematuro concludere che il conflitto sia entrato in una fase di stabilità duratura.

    Le tensioni sul trasporto marittimo restano un rischio

    Nonostante il calo dei prezzi, i rischi per l’offerta globale di petrolio non sono scomparsi.

    Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto inferiore ai livelli abituali durante il fine settimana, mentre anche il transito nel Bab el-Mandeb ha rallentato dopo gli attacchi degli Houthi contro infrastrutture petrolifere saudite.

    Secondo ANZ, il mercato è riuscito finora ad assorbire le interruzioni grazie al calo delle importazioni cinesi di greggio, al ricorso alle riserve strategiche e all’utilizzo di rotte di esportazione saudite alternative che evitano lo Stretto di Hormuz.

    La banca ha però avvertito che questi fattori di sostegno stanno progressivamente esaurendosi, mentre diminuiscono le riserve strategiche, si riducono le scorte commerciali e permangono i rischi per il traffico marittimo nelle principali rotte energetiche.

    Di conseguenza, i prezzi del petrolio potrebbero tornare a salire qualora le interruzioni dell’offerta nella regione dovessero intensificarsi.

  • I mercati USA guardano alla stagione delle trimestrali mentre si allentano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati USA guardano alla stagione delle trimestrali mentre si allentano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future sui principali indici azionari statunitensi hanno aperto la settimana in rialzo, sostenuti dai segnali di una pausa nelle ostilità tra Stati Uniti e Iran, che hanno favorito un miglioramento del sentiment degli investitori e ridotto le pressioni sui mercati energetici in vista di una settimana cruciale per le trimestrali e le decisioni delle banche centrali.

    Alle 05:49 GMT, i future sul Dow Jones guadagnavano 398 punti (+0,8%), quelli sull’S&P 500 salivano di 66 punti (+0,9%), mentre i future sul Nasdaq 100 avanzavano di 406 punti (+1,4%).

    Wall Street aveva chiuso la settimana precedente con un andamento contrastato, penalizzata dall’impennata del petrolio e dalle tensioni geopolitiche. Tuttavia, i segnali di un possibile contenimento del conflitto hanno favorito il recupero dell’azionario e del mercato obbligazionario.

    Trimestrali e Federal Reserve al centro dell’attenzione

    L’attenzione degli investitori si concentra ora sulla stagione delle trimestrali, con circa un terzo delle società dell’S&P 500 attese alla pubblicazione dei risultati. Gli utili complessivi sono stimati in crescita del 26,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Tra le società più attese figurano Amazon (NASDAQ:AMZN), Meta Platforms (NASDAQ:META), Microsoft (NASDAQ:MSFT) e Apple (NASDAQ:AAPL), i cui risultati offriranno nuove indicazioni sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Mercoledì sarà inoltre la volta della Federal Reserve, chiamata a decidere sui tassi d’interesse. Pur restando monitorati i rischi inflazionistici legati alla situazione geopolitica, il mercato continua ad attendersi un mantenimento dell’attuale livello dei tassi.

    La pausa tra Stati Uniti e Iran sostiene i mercati

    La sospensione temporanea delle operazioni militari tra Washington e Teheran è proseguita anche per il secondo giorno consecutivo, alimentando le speranze di una normalizzazione dei flussi energetici dal Golfo.

    Secondo alcune indiscrezioni, il presidente Donald Trump avrebbe deciso di rinviare ulteriori operazioni militari per evitare un allargamento del conflitto e proteggere le forniture energetiche globali.

    Il rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, ha tuttavia ridimensionato le ipotesi di una carenza di risorse militari, affermando che l’amministrazione sta “lasciando spazio ai negoziati.”

    Ha aggiunto: “Nelle ultime settimane, e in particolare negli ultimi giorni, abbiamo avuto Oman, Iran e numerosi altri negoziatori impegnati a tutti i livelli, dai più alti fino a quelli tecnici.”

    Anche l’Iran ha dichiarato che interromperà gli attacchi fintanto che gli Stati Uniti manterranno la sospensione delle operazioni militari.

    Il petrolio arretra mentre si riducono i timori sull’offerta

    I prezzi del greggio hanno registrato un forte ribasso grazie alla riduzione delle preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture mondiali.

    Il Brent è sceso del 6,8% fino a circa 90,25 dollari al barile, dopo aver superato brevemente i 100 dollari la scorsa settimana.

    I mercati avevano espresso particolare preoccupazione per eventuali problemi nei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz e il Bab el-Mandeb, due delle principali rotte energetiche mondiali. L’allentamento delle tensioni ha contribuito a ridurre questi timori.

    Nvidia valuta un sostegno finanziario al progetto OpenAI

    Secondo il Wall Street Journal, Nvidia (NASDAQ:NVDA) starebbe negoziando una garanzia finanziaria da circa 250 miliardi di dollari a favore di OpenAI per un grande progetto di data center in Ohio.

    La garanzia faciliterebbe il finanziamento del nuovo campus da 10 gigawatt sviluppato dalla controllata energetica di SoftBank. Il valore complessivo del progetto potrebbe superare i 500 miliardi di dollari, esclusi i chip Nvidia destinati alle nuove infrastrutture.

    Le indiscrezioni arrivano mentre gli investitori continuano a monitorare l’aumento degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Nel frattempo, la cinese CXMT Corp ha registrato un rialzo di circa il 500% nel debutto alla Borsa di Shanghai dopo una IPO da 8,6 miliardi di dollari, raggiungendo una capitalizzazione superiore a 3.600 miliardi di yuan, pari a circa 530 miliardi di dollari.

  • Il prezzo del gas europeo crolla mentre l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente riduce i rischi energetici

    Il prezzo del gas europeo crolla mentre l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente riduce i rischi energetici

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa hanno registrato un forte ribasso lunedì, seguendo il calo dei mercati energetici dopo i segnali di de-escalation in Medio Oriente che hanno attenuato i timori di interruzioni dell’approvvigionamento. Anche il petrolio ha subito una marcata correzione, eliminando gran parte del premio per il rischio accumulato nelle ultime settimane.

    Il contratto front-month del TTF olandese, riferimento europeo per il gas naturale, ha perso quasi il 9% nelle prime contrattazioni dopo aver raggiunto i massimi degli ultimi quattro mesi alla fine della scorsa settimana. Un andamento simile è stato registrato anche dal contratto equivalente del mercato britannico, a conferma del rapido ridimensionamento dei rischi geopolitici nei mercati energetici europei.

    Il calo del petrolio trascina al ribasso il mercato del gas

    La discesa dei prezzi del gas è stata innescata da un calo di circa il 5% delle quotazioni internazionali del petrolio, dopo che funzionari iraniani hanno indicato che Teheran sospenderà gli attacchi alle rotte commerciali marittime qualora gli Stati Uniti mantengano la pausa nelle operazioni militari.

    La prospettiva di un allentamento delle tensioni ha ridotto i timori di blocchi prolungati nelle principali rotte energetiche mondiali, tra cui lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso.

    Le aspettative di una maggiore fluidità nei trasporti di gas naturale liquefatto (GNL) hanno inoltre ridotto il rischio che le forniture vengano deviate verso i mercati asiatici, contribuendo ad alleviare le preoccupazioni sul riempimento degli stoccaggi europei in vista della stagione invernale.

    Gli stoccaggi restano sotto osservazione

    Nonostante il forte ribasso della giornata, i fondamentali del mercato europeo del gas continuano a richiedere attenzione. Gli impianti di stoccaggio sotterraneo del continente sono attualmente riempiti per circa il 54%, un livello ancora inferiore alla media degli ultimi cinque anni.

    Il tema è diventato ancora più rilevante dopo che Equinor ha avvertito la scorsa settimana che l’Europa difficilmente raggiungerà l’obiettivo di riempire gli stoccaggi all’80% prima dell’inverno, sottolineando l’importanza di mantenere un approvvigionamento energetico stabile.

    Nel complesso, il calo del gas naturale e del petrolio rappresenta una notizia positiva per l’economia dell’Eurozona, contribuendo a ridurre le pressioni inflazionistiche proprio mentre i mercati attendono le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, della Bank of England e della Bank of Japan previste nel corso della settimana.

  • Le Borse europee salgono mentre il calo del petrolio sostiene il sentiment degli investitori: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono mentre il calo del petrolio sostiene il sentiment degli investitori: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali Borse europee hanno aperto la seduta di lunedì in forte rialzo grazie al deciso calo dei prezzi del petrolio, che ha rafforzato la fiducia degli investitori attenuando i timori sull’inflazione alla vigilia di una settimana ricca di decisioni delle banche centrali e risultati societari.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito di quasi l’1% nelle prime contrattazioni, interrompendo una fase di movimenti laterali durata diversi giorni. I rialzi hanno interessato la maggior parte dei settori, con i titoli tecnologici e gli altri comparti più sensibili ai tassi d’interesse in evidenza, insieme alle società industriali e ai gruppi orientati ai consumi, favoriti dalla riduzione dei costi energetici.

    Il DAX tedesco ha guadagnato l’1,3%, mentre il CAC 40 francese, il FTSE MIB italiano e l’IBEX spagnolo sono avanzati dello 0,9% ciascuno. Anche il FTSE 100 di Londra ha registrato un progresso dello 0,4%.

    Il ribasso del petrolio attenua le preoccupazioni sull’inflazione

    I mercati energetici hanno registrato forti vendite dopo che funzionari iraniani hanno indicato che Teheran sospenderà gli attacchi nelle principali rotte marittime qualora gli Stati Uniti mantengano la pausa nelle operazioni militari. I segnali di una possibile de-escalation hanno fatto scendere il greggio di quasi il 5%, dopo il recente rialzo che aveva portato i prezzi oltre i 100 dollari al barile.

    Il calo del petrolio rappresenta un elemento positivo per i mercati azionari europei, poiché riduce le pressioni inflazionistiche e alleggerisce i costi operativi delle imprese. Prezzi energetici più bassi favoriscono inoltre i margini aziendali, limitando il rischio di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse legati all’inflazione.

    Anche il mercato obbligazionario ha beneficiato del raffreddamento delle tensioni, dopo che i timori per possibili interruzioni delle forniture avevano spinto i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona ai massimi degli ultimi 15 anni.

    I risultati societari sostengono i mercati

    Anche le notizie provenienti dalle società quotate hanno contribuito al clima positivo.

    AstraZeneca (LSE:AZN) è salita dell’1,3% dopo aver pubblicato utili del secondo trimestre superiori alle attese degli analisti.

    Vodafone (LSE:VOD) ha guadagnato circa il 4% dopo aver migliorato le proprie previsioni per l’intero esercizio grazie a un solido avvio dell’anno fiscale.

    Pharos Energy (LSE:PHAR) è balzata del 25% dopo che Serica Energy ha annunciato l’acquisizione della società attraverso un’offerta in contanti.

    Pinewood Technologies (LSE:PINE) è stata tra i migliori titoli della giornata, con un rialzo del 33% in seguito all’offerta di acquisizione presentata da U.K. Piston Bidco, sostenuta da Ridgeview.

    La combinazione di minori tensioni geopolitiche, prezzi dell’energia in calo e risultati societari incoraggianti ha riportato gli investitori verso gli asset più rischiosi all’inizio di una settimana particolarmente importante per i mercati finanziari.

  • La gioielleria diventa il motore della crescita del lusso mentre la moda rallenta

    La gioielleria diventa il motore della crescita del lusso mentre la moda rallenta

    Le principali società del lusso stanno affrontando un periodo complesso, caratterizzato da vendite più deboli nel settore della moda e da una riduzione della spesa dei consumatori legata alle tensioni in Medio Oriente. In questo contesto, gli investitori stanno guardando con crescente interesse al comparto della gioielleria, che si sta affermando come uno dei principali fattori di differenziazione tra i grandi gruppi del settore.

    Sebbene il mercato globale del lusso sia atteso tornare a crescere nel 2026 dopo due anni consecutivi di contrazione, gli analisti ritengono che l’incertezza geopolitica abbia continuato a frenare la domanda nel primo trimestre, con effetti destinati a essere ancora più evidenti nel periodo conclusosi a giugno.

    Le borse in pelle, storicamente tra i prodotti più redditizi per le maison del lusso, stanno perdendo attrattiva a causa dei prezzi elevati e del minore interesse delle nuove generazioni, mentre la gioielleria continua a registrare risultati superiori alla media.

    Pur rappresentando una quota relativamente contenuta del fatturato della maggior parte dei gruppi del lusso, questo segmento offre una crescita più stabile e margini più elevati. Gli analisti di Vontobel avevano infatti osservato che la gioielleria “ha un impatto molto superiore al suo peso” in termini di crescita e redditività.

    Il rialzo dell’oro rafforza l’attrattiva del settore

    Secondo Carole Madjo, responsabile della ricerca sul lusso europeo di Barclays, l’interesse verso la gioielleria è aumentato sia per la minore innovazione percepita nell’alta moda sia per il forte apprezzamento dell’oro, che ha reso questi prodotti ancora più interessanti anche come investimento.

    “Tutti questi elementi messi insieme hanno reso la gioielleria un po’ più attraente rispetto al lusso morbido”, ha dichiarato.

    Richemont (TG:RITN), proprietaria di Cartier e Van Cleef & Arpels, ha registrato un aumento del 24% delle vendite di gioielli nel trimestre chiuso il 30 giugno, superando nettamente le aspettative del mercato.

    Anche LVMH (EU:MC), proprietaria di Bulgari e Tiffany, dovrebbe evidenziare un miglioramento nella divisione Orologi e Gioielli. Barclays ha recentemente aumentato le proprie previsioni di crescita per il 2026 dal 7% all’8%, dopo il 3% registrato nel 2025. La divisione ha rappresentato il 13% degli 81 miliardi di euro di ricavi del gruppo nel 2025.

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta ai risultati trimestrali di LVMH, Kering (EU:KER) ed Hermes (EU:RMS).

    I marchi del lusso investono sempre più nella gioielleria

    Se Richemont e LVMH continuano a dominare il comparto, anche altri gruppi storicamente focalizzati sulla moda stanno accelerando gli investimenti nella gioielleria.

    Kering, proprietaria di Pomellato e Boucheron, ha comunicato una crescita del 22% a parità di perimetro della propria divisione gioielli nel primo trimestre, il miglior risultato tra tutte le attività del gruppo.

    Secondo gli analisti di Vontobel, anche la divisione gioielli di Hermes ha registrato una crescita annua composta di quasi il 30% dal 2019, sebbene partisse da una base ancora contenuta.

    Madjo ha commentato: “Anche tra i protagonisti del lusso morbido come Hermes, Prada e Gucci, tutti stanno puntando un po’ di più sulla gioielleria perché è lì che arriva la crescita in questo momento. Per questo è importante essere presenti in questo segmento.”

    Borse e calzature perdono attrattiva

    Lo spostamento delle preferenze dei consumatori verso la gioielleria rappresenta una sfida crescente per i marchi che hanno costruito il proprio successo sulle borse e sugli accessori in pelle.

    Hermes, il cui modello di esclusività ruota da anni attorno alla Birkin, ha visto il titolo perdere circa il 10% dopo risultati trimestrali inferiori alle attese, alimentando dubbi sulla sostenibilità della propria strategia basata sulla scarsità del prodotto.

    Claudia D’Arpizio, Senior Partner di Bain & Company, ha dichiarato: “Borse e calzature stanno affrontando venti contrari significativi, poiché entrambe le categorie hanno registrato un netto calo dell’interesse dei consumatori, in particolare tra il pubblico più giovane.”

    Ha aggiunto: “Queste categorie, soprattutto le borse, hanno storicamente contribuito in modo rilevante alla crescita dei ricavi e dei margini; tuttavia, le dinamiche successive alla pandemia hanno creato un contesto molto più impegnativo. Le aziende devono quindi trovare una formula vincente per questi segmenti.”

  • Saipem conquista contratti per 800 milioni di euro da Eni ed Enilive

    Saipem conquista contratti per 800 milioni di euro da Eni ed Enilive

    Saipem (BIT:SPM) è al centro dell’attenzione dei mercati dopo aver annunciato l’aggiudicazione di due nuovi contratti per un valore complessivo di circa 800 milioni di euro, rafforzando ulteriormente il proprio portafoglio ordini nei settori dell’energia tradizionale e della transizione energetica.

    Il contratto di maggiore entità è stato assegnato da Eni Cote d’Ivoire (BIT:ENI) e dai suoi partner per la Fase 3 del progetto Baleine, relativo allo sviluppo del giacimento offshore di petrolio e gas situato al largo della Costa d’Avorio, in acque profonde fino a 1.300 metri.

    Nell’ambito dell’accordo, Saipem realizzerà le attività di ingegneria, fabbricazione, trasporto e installazione di circa 50 chilometri di condotte rigide e delle relative infrastrutture sottomarine. Il progetto comprende inoltre il trasporto e l’installazione di riser flessibili, jumper flessibili, sistemi di produzione sottomarini, una flowline flessibile di esportazione del gas lunga tre chilometri e 22 chilometri di ombelicali sottomarini.

    Le attività avranno una durata stimata di circa tre anni e vedranno l’impiego delle navi da costruzione FDS e Shen Da. Si tratta del secondo contratto ottenuto da Saipem in Costa d’Avorio dopo quello da 260 milioni di dollari annunciato la scorsa settimana.

    Un secondo incarico è stato invece assegnato da Enilive, la società del gruppo Eni attiva nella produzione di biocarburanti, biometano e soluzioni energetiche per la mobilità. Saipem realizzerà le attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione (EPC) di una nuova unità di deossigenazione presso la bioraffineria Enilive di Porto Marghera, a Venezia.

    Il nuovo impianto sarà in grado di trattare 70 tonnellate all’ora di materiale di origine biologica e contribuirà ad aumentare la capacità produttiva del biocarburante HVO (Hydrotreated Vegetable Oil).

    Il nuovo progetto rientra nell’ambito della più ampia collaborazione tra Eni e Saipem nel settore della bioraffinazione. Secondo quanto dichiarato dalla società, le nuove commesse “confermano la capacità di Saipem di realizzare progetti complessi sia nei settori tradizionali sia nella transizione energetica, rafforzando al contempo la collaborazione con Eni e sostenendo lo sviluppo di infrastrutture energetiche strategiche e la produzione di carburanti sostenibili.”

    Nonostante l’importante acquisizione di nuovi lavori, le azioni Saipem hanno aperto la settimana in ribasso a Piazza Affari, penalizzate dal forte calo del prezzo del petrolio. Il Brent è sceso di oltre il 5% fino a circa 86,60 dollari al barile, mentre il titolo Saipem ha ceduto circa l’1% attestandosi a 4,38 euro. Anche altri titoli del comparto energetico hanno registrato perdite, con Eni in calo di circa il 4% a 22 euro e Tenaris in ribasso di circa l’1% a 25,25 euro.

    La flessione del greggio è stata favorita dai segnali di allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, dopo che entrambe le parti hanno sospeso ulteriori azioni militari. Dopo 13 giorni di conflitto, gli Stati Uniti hanno interrotto gli attacchi aerei nelle ultime 48 ore, mentre dall’Iran non sono arrivate nuove rappresaglie.

    Commentando la situazione, gli analisti di ING hanno dichiarato: “Questa pausa ha portato il Brent a registrare un forte arretramento, con un calo superiore al 7% che lo ha riportato sotto i 90 dollari al barile. Sebbene questo rappresenti il primo segnale concreto di de-escalation, le ragioni alla base restano meno chiare. Gli Stati Uniti non hanno fornito molte spiegazioni. Inoltre, questo non ha ancora determinato un aumento significativo del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz. Una ripresa appare improbabile finché non ci sarà maggiore chiarezza sulla durata di questa de-escalation e sulla possibilità per le navi di attraversare lo stretto senza il timore di nuovi attacchi.”

  • Gli utili di Intel e il calo del petrolio sostengono il rimbalzo di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Gli utili di Intel e il calo del petrolio sostengono il rimbalzo di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura in rialzo venerdì, con gli investitori pronti a recuperare parte delle perdite della seduta precedente grazie ai risultati superiori alle attese di Intel e al deciso arretramento dei prezzi del petrolio.

    Il miglioramento del sentiment arriva dopo una giornata difficile per i mercati, penalizzati soprattutto dal comparto tecnologico a causa delle preoccupazioni per gli investimenti nell’intelligenza artificiale e per l’impennata dell’energia.

    Intel rafforza il settore dei semiconduttori

    Le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono salite di circa il 3% nelle contrattazioni premarket dopo che il produttore di semiconduttori ha pubblicato risultati trimestrali migliori delle aspettative, sostenuti dalla crescita dei ricavi più elevata degli ultimi quindici anni.

    La società ha inoltre fornito previsioni incoraggianti per il terzo trimestre, offrendo nuovo slancio al comparto tecnologico.

    Il petrolio in calo favorisce il ritorno al rischio

    Anche il ribasso del greggio ha contribuito a migliorare il clima sui mercati.

    I future sul petrolio statunitense hanno perso oltre il 3%, invertendo parte del rialzo superiore al 6% registrato nella seduta precedente.

    Il calo è arrivato dopo il forte aumento delle quotazioni provocato dagli attacchi contro petroliere nel Mar Rosso.

    Le tensioni geopolitiche, tuttavia, sono rimaste elevate: dopo il tredicesimo giorno consecutivo di attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani, Teheran ha risposto con lanci di missili contro Paesi vicini che ospitano basi militari americane.

    I nuovi dazi mantengono alta la prudenza

    Gli investitori hanno continuato a seguire con attenzione anche gli sviluppi sul fronte commerciale.

    L’amministrazione Trump ha annunciato nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 economie accusate di non applicare efficacemente il divieto di importazione di beni prodotti con lavoro forzato.

    Le misure riguardano, tra gli altri, Unione Europea, Regno Unito, Cina, India, Giappone e Canada.

    Wall Street chiude in forte ribasso giovedì

    Nella seduta precedente i principali indici statunitensi hanno registrato pesanti perdite.

    Il Nasdaq ha ceduto il 2,2%, chiudendo a 25.137,69 punti, mentre lo S&P 500 è sceso dell’1,2% a 7.408,30 punti. Il Dow Jones Industrial Average ha perso l’1%, terminando la giornata a 51.711,65 punti.

    Tesla (NASDAQ:TSLA) è crollata del 14,5% dopo risultati inferiori alle attese e un forte aumento degli investimenti.

    Alphabet (NASDAQ:GOOGL) ha perso il 7,1% nonostante utili superiori alle previsioni, dopo aver aumentato le proprie stime sulla spesa in conto capitale.

    Il petrolio alimenta i timori sull’inflazione

    L’impennata del greggio è stata innescata dagli attacchi rivendicati dagli Houthi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che gli Stati Uniti riterranno l’Iran responsabile qualora gli attacchi dovessero proseguire.

    Danni Hewson, Head of Financial Analysis di AJ Bell, ha dichiarato: “Con i timori per il potenziale impatto inflazionistico dell’escalation del conflitto in Medio Oriente che si scontrano con le preoccupazioni per l’impennata della spesa tecnologica, è stato difficile trovare motivi di ottimismo.”

    “Vale la pena ricordare che all’inizio del mese il prezzo del petrolio si aggirava intorno ai 70 dollari al barile e i mercati speravano che le banche centrali potessero passare senza difficoltà da una pausa a ulteriori tagli dei tassi”, ha aggiunto.

    Le richieste di sussidio sorprendono positivamente

    Sul fronte macroeconomico, le nuove richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità, attestandosi a 187.000 nella settimana conclusa il 18 luglio.

    Il dato è risultato nettamente migliore delle attese degli economisti e rappresenta il livello più basso registrato dal settembre 1969.

    Compagnie aeree e retail guidano i ribassi

    Le compagnie aeree hanno registrato le perdite più marcate, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 3,3%.

    American Airlines (NASDAQ:AAL) ha perso l’8,4% dopo aver ridotto le previsioni sugli utili annuali nonostante risultati trimestrali superiori alle attese.

    In ribasso anche i titoli del commercio al dettaglio, del software, delle telecomunicazioni e dell’oro, mentre biotech, farmaceutici e healthcare hanno mostrato una maggiore tenuta.