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  • Le azioni europee salgono leggermente mentre restano sotto osservazione rendimenti obbligazionari e petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee salgono leggermente mentre restano sotto osservazione rendimenti obbligazionari e petrolio: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato modesti rialzi lunedì, mentre gli investitori valutavano gli elevati rendimenti dei titoli di Stato e l’aumento dei prezzi del petrolio insieme alla persistente incertezza geopolitica.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dello 0,3%, mentre il DAX tedesco è rimasto sostanzialmente invariato. Il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico sono entrambi avanzati dello 0,2%.

    I movimenti sono arrivati dopo un mese volatile per le azioni europee, durante il quale l’aumento dei costi di finanziamento e i cambiamenti nelle aspettative sulla politica monetaria hanno influenzato il sentiment dei mercati.

    Lo STOXX 600 si avvia verso il primo calo mensile in sei mesi

    Lo STOXX 600 era in calo di quasi il 2% a settembre e si avviava a registrare la prima flessione mensile degli ultimi sei mesi.

    Secondo le informazioni fornite, le azioni europee hanno risentito dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, che hanno raggiunto livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria globale del 2008.

    Tra i fattori che hanno influenzato i mercati durante il mese figurano un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea, commenti dei responsabili delle banche centrali indicativi di un orientamento restrittivo della politica monetaria e avvertimenti riguardanti il ritmo di sviluppo nel settore dell’intelligenza artificiale.

    “Gli investimenti nell’intelligenza artificiale dipendono sempre meno da narrazioni promettenti e sempre più dalla capacità delle aziende di realizzarle”, ha dichiarato Javier de Berenguer, Fund Selector presso MAPFRE Asset Management.

    L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato può incrementare i costi di finanziamento e i tassi di attualizzazione applicati agli utili societari futuri, con possibili effetti sulle valutazioni azionarie.

    Gli sviluppi in Medio Oriente continuano a influenzare il sentiment

    Gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente sono rimasti un altro fattore per i mercati europei.

    Gli investitori hanno continuato a monitorare gli scambi tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i leader iraniani riguardo allo Stretto di Hormuz, mentre l’incertezza sulle trattative diplomatiche e sulla situazione della sicurezza regionale ha contribuito alla volatilità dei mercati energetici.

    “Le azioni sono state frenate in una certa misura dal rischio geopolitico”, ha dichiarato Berenguer.

    Ha aggiunto: “Aumentare l’esposizione al debito a più lungo termine potrebbe essere una strategia sensata.”

    I prezzi del petrolio sono rimasti tra i fattori che influenzano le aspettative sull’inflazione e sui tassi di interesse, mentre i mercati valutano le possibili implicazioni dei costi energetici per la politica delle banche centrali.

    Fiducia dei consumatori dell’Eurozona e commenti di Lagarde sotto osservazione

    Gli investitori attendevano inoltre i dati sulla fiducia dei consumatori dell’Eurozona previsti più tardi nella sessione, alla ricerca di indicazioni sul sentiment delle famiglie in un contesto di maggiori costi energetici e tassi di finanziamento elevati.

    L’attenzione era inoltre destinata a concentrarsi sui commenti della presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde.

    Gli operatori cercheranno indicazioni sulla valutazione della BCE riguardo all’inflazione, agli sviluppi dei mercati energetici e alle prospettive della politica monetaria nell’ultimo trimestre.

  • I prezzi del gas europeo risalgono dopo due sedute di calo mentre restano sotto osservazione i rischi per l’offerta

    I prezzi del gas europeo risalgono dopo due sedute di calo mentre restano sotto osservazione i rischi per l’offerta

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono saliti martedì, invertendo due sedute di ribassi mentre gli operatori continuano a monitorare gli sviluppi in Medio Oriente e i livelli degli stoccaggi europei in vista della stagione invernale di riscaldamento.

    Il contratto benchmark olandese sul gas naturale con scadenza al mese successivo è salito dell’1,77% a 72,53 euro per megawattora, recuperando parte delle perdite registrate all’inizio della settimana.

    Nel Regno Unito, il contratto all’ingrosso day-ahead sul gas è aumentato del 2,8% a 180,91 pence per therm.

    I futures sul gas olandese si avviano verso un rialzo mensile del 3,9%

    Nonostante la recente volatilità, entrambi i contratti erano sulla buona strada per chiudere il mese in rialzo.

    Il benchmark olandese si avviava verso un aumento mensile di circa il 3,9%, mentre il contratto britannico era diretto verso un guadagno di circa il 10%.

    Secondo gli operatori dei mercati energetici citati nel materiale fornito, entrambi i benchmark sono aumentati di oltre il 50% negli ultimi due mesi, in un contesto caratterizzato da incertezza geopolitica e concorrenza per i carichi di gas naturale liquefatto.

    Dall’inizio dell’anno, i futures sul gas olandese sono aumentati del 161%, mentre l’equivalente britannico ha registrato un rialzo del 142%.

    Gli sviluppi nello Stretto di Hormuz restano sotto osservazione

    I mercati energetici hanno continuato a monitorare la situazione tra Stati Uniti e Iran relativa allo Stretto di Hormuz.

    Il Brent è rimasto sopra i 106 dollari al barile, mentre l’incertezza riguardante il transito energetico attraverso il Medio Oriente ha continuato a influenzare i mercati del petrolio e del gas.

    Secondo le informazioni fornite, le scorte di gas europee erano inferiori di circa 12 punti percentuali rispetto ai livelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

    La combinazione tra livelli di stoccaggio più bassi e l’inizio della stagione invernale di riscaldamento ha aumentato l’attenzione sulle condizioni meteorologiche e sulle potenziali interruzioni delle forniture energetiche.

    Gli operatori monitorano la domanda invernale e le forniture di GNL

    Gli operatori dei mercati energetici citati nel materiale fornito hanno indicato che temperature inferiori alle attese o ulteriori interruzioni del transito energetico in Medio Oriente potrebbero esercitare ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi del gas europeo.

    Anche la concorrenza per i carichi di GNL rimane un fattore per gli acquirenti europei con l’ingresso della regione nel periodo invernale.

    L’andamento futuro dei prezzi del gas dipenderà da fattori tra cui temperature, prelievi dagli stoccaggi, disponibilità di GNL e sviluppi geopolitici che interessano le forniture energetiche globali.

  • Saipem selezionata per il progetto di espansione di Profertil in Argentina

    Saipem selezionata per il progetto di espansione di Profertil in Argentina

    Saipem (BIT:SPM) è stata selezionata da Profertil per un contratto di servizi di ingegneria relativo all’espansione del suo complesso di produzione di fertilizzanti in Argentina.

    Il progetto prevede la costruzione di un nuovo impianto di urea con una capacità produttiva prevista di 4.450 tonnellate al giorno.

    Secondo il comunicato, l’espansione è finalizzata ad aumentare l’offerta nazionale di fertilizzanti e a sostenere la domanda in Argentina e negli altri mercati della regione.

    Saipem collaborerà con Techint Engineering & Construction

    Saipem svolgerà le attività di ingegneria in collaborazione con Techint Engineering & Construction.

    Il contratto per i servizi di ingegneria dovrebbe avere una durata di 11 mesi.

    Nel comunicato fornito non sono stati indicati i termini finanziari del contratto.

    Informazioni su Saipem

    Saipem (BIT:SPM) fornisce servizi di ingegneria e costruzione per progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture.

    L’incarico di Profertil riguarda i servizi di ingegneria per il previsto ampliamento del complesso di produzione di fertilizzanti in Argentina.

  • UniCredit punta al controllo di Commerzbank già da gennaio, secondo il FT

    UniCredit punta al controllo di Commerzbank già da gennaio, secondo il FT

    UniCredit (BIT:UCG) si prepara a cercare di ottenere il controllo di Commerzbank (TG:CBK) già da gennaio, con l’intenzione di sostituire i rappresentanti degli azionisti nel consiglio di sorveglianza della banca tedesca, secondo quanto riportato martedì dal Financial Times.

    La banca italiana intende convocare un’assemblea generale straordinaria dopo aver ottenuto le restanti autorizzazioni regolamentari necessarie per assumere il controllo di Commerzbank, secondo il FT, che cita persone a conoscenza della questione.

    Nello scenario di base di UniCredit, la banca punterebbe a ottenere il controllo di Commerzbank entro la fine di febbraio. Nello scenario più favorevole, il controllo potrebbe essere acquisito già a gennaio, secondo il rapporto.

    I piani non sono stati confermati da UniCredit o Commerzbank nel materiale fornito.

    UniCredit potrebbe puntare a modificare il consiglio di sorveglianza di Commerzbank

    Secondo il FT, UniCredit prevede di sostituire tutti i 10 rappresentanti degli azionisti nel consiglio di sorveglianza di Commerzbank, composto da 20 membri.

    Una simile modifica darebbe alla banca con sede a Milano una maggioranza effettiva nel consiglio di sorveglianza, secondo quanto riportato.

    Le misure proposte restano subordinate alle autorizzazioni regolamentari e all’ottenimento del controllo di Commerzbank da parte di UniCredit.

    Il FT riferisce di piani di ristrutturazione sotto Andrea Orcel

    L’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, prevede di ristrutturare alcune attività di Commerzbank qualora la banca italiana ne acquisisse il controllo, secondo il FT.

    I piani riportati comprendono una riduzione di alcune parti della rete internazionale di Commerzbank e della sua base di costi.

    UniCredit punterebbe inoltre a ridurre circa 20 miliardi di euro di finanziamenti alle imprese al di fuori dei mercati principali di Commerzbank in Germania e Polonia che non sono considerati necessari per servire i suoi clienti del Mittelstand, secondo il rapporto.

    Queste misure rappresentano piani riportati dalla stampa e non sono ancora state attuate.

    Il governo tedesco avrebbe modificato la propria posizione

    La potenziale operazione segue quello che il FT ha descritto come un cambiamento nella posizione del governo tedesco nei confronti di una possibile acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit.

    La Germania detiene una partecipazione di quasi il 13% in Commerzbank.

    Secondo il FT, il governo sarebbe passato dall’opposizione a una potenziale acquisizione alla definizione delle condizioni alle quali un’operazione potrebbe procedere.

    Qualsiasi iniziativa di UniCredit per assumere il controllo resta soggetta alle autorizzazioni regolamentari ancora necessarie e agli altri passaggi richiesti.

    Informazioni su UniCredit e Commerzbank

    UniCredit (BIT:UCG) è un gruppo bancario italiano con sede a Milano e attività in diversi mercati europei.

    Commerzbank (TG:DBK) è un gruppo bancario tedesco che fornisce servizi a clienti aziendali, istituzionali e retail, con Germania e Polonia tra i suoi principali mercati.

  • Il rame scende ai minimi da oltre una settimana dopo i dati cinesi

    Il rame scende ai minimi da oltre una settimana dopo i dati cinesi

    I prezzi del rame sono scesi lunedì ai livelli più bassi da oltre una settimana, mentre dati economici più deboli provenienti dalla Cina e il rafforzamento del dollaro statunitense hanno inciso sulle aspettative relative alla domanda.

    Il rame di riferimento al London Metal Exchange è sceso dell’1,8% a 14.364 dollari per tonnellata alle 09:13 GMT.

    In precedenza, i prezzi avevano toccato 14.354 dollari per tonnellata, il livello più basso dal 17 settembre.

    Rallenta la crescita degli utili industriali in Cina

    La crescita degli utili industriali cinesi ha rallentato ad agosto, con i progressi nella produzione tecnologica legata al settore dell’intelligenza artificiale che non sono stati sufficienti a compensare l’indebolimento della domanda interna.

    La Cina è il maggiore consumatore mondiale di rame, rendendo i dati economici del Paese un fattore seguito dai mercati dei metalli.

    Nel corso della seduta si è inoltre rafforzato il dollaro statunitense, mentre l’aumento dei prezzi del petrolio è stato indicato come un ulteriore fattore nel calo delle quotazioni del rame.

  • I futures azionari USA indicano un’apertura in calo mentre rimbalza il petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari USA indicano un’apertura in calo mentre rimbalza il petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures azionari statunitensi indicavano un’apertura in ribasso lunedì, mentre i prezzi del petrolio greggio rimbalzavano dopo gli sviluppi riguardanti l’Iran e lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul greggio statunitense sono saliti del 2,6% dopo essere scesi del 2,3% venerdì, quando sono emerse notizie su una proposta iraniana riguardante un cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    Secondo il materiale fornito, il presidente Donald Trump ha respinto la proposta condizionata dell’Iran. La proposta avrebbe previsto un cessate il fuoco di sette giorni, la riapertura dello stretto e la ripresa dei colloqui sul nucleare in cambio della revoca da parte degli Stati Uniti del blocco dei porti iraniani.

    Il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi, ha riferito che Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di aspettarsi una ripresa dei bombardamenti sull’Iran dopo le elezioni di metà mandato di novembre.

    In primo piano il calendario economico statunitense

    L’attività di trading potrebbe risentire di un calendario economico statunitense relativamente limitato all’inizio della settimana.

    Mercoledì il Dipartimento del Commercio pubblicherà il rapporto di agosto sul reddito e sulla spesa personale, che comprende misure dell’inflazione monitorate dalla Federal Reserve.

    I dati forniranno agli investitori ulteriori indicazioni sull’inflazione in vista della prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve, prevista per la fine del mese prossimo.

    Wall Street ha chiuso venerdì in rialzo

    Le azioni statunitensi hanno chiuso in rialzo venerdì dopo aver oscillato nelle prime fasi della seduta.

    Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 478,64 punti, pari allo 0,9%, chiudendo a 51.828,62, dopo aver precedentemente raggiunto il livello di chiusura più basso in oltre tre mesi.

    Il Nasdaq Composite è salito di 129,34 punti, pari allo 0,5%, a 27.068,72, mentre l’S&P 500 ha guadagnato 39,28 punti, pari allo 0,5%, terminando a 7.743,41.

    Nell’intera settimana, il Nasdaq è salito del 2,1%, l’S&P 500 dell’1,2% e il Dow dello 0,3%.

    Petrolio e rendimenti dei Treasury restano sotto osservazione

    La seduta di venerdì ha coinciso con un calo di oltre il 2% dei futures sul greggio statunitense, dopo un aumento del 4,5% nelle due sessioni precedenti.

    La flessione è arrivata dopo le notizie secondo cui l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una proposta riguardante la fine del conflitto e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

    I rendimenti dei Treasury sono invece rimasti elevati. Il rendimento del Treasury decennale di riferimento ha terminato venerdì al livello di chiusura più alto dal luglio 2007, dopo essersi ritirato dal massimo intraday.

    Secondo il materiale fornito, i timori relativi all’inflazione hanno contribuito alle aspettative di un ulteriore aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve il mese prossimo.

    Venerdì salgono compagnie aeree e titoli tecnologici

    I titoli delle compagnie aeree hanno registrato rialzi venerdì mentre i prezzi del greggio scendevano, con il NYSE Arca Airline Index in aumento del 3,7% al livello di chiusura più alto in oltre un mese.

    Anche i titoli dell’hardware informatico sono saliti, con il NYSE Arca Computer Hardware Index in rialzo del 2,3%.

    Nel corso della seduta sono avanzati anche i titoli dei semiconduttori, del software e bancari, mentre quelli legati al gas naturale sono scesi insieme al prezzo della materia prima.

  • Le borse europee salgono mentre gli investitori monitorano petrolio e rendimenti obbligazionari

    Le borse europee salgono mentre gli investitori monitorano petrolio e rendimenti obbligazionari

    Le borse europee si sono mosse prevalentemente al rialzo lunedì, mentre gli investitori monitoravano l’aumento dei prezzi del petrolio e gli elevati rendimenti obbligazionari dopo gli sviluppi riguardanti lo Stretto di Hormuz.

    Secondo il materiale fornito, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto una proposta iraniana per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine alla guerra.

    L’indice francese CAC 40 è salito dello 0,6%, mentre il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,5% e il DAX tedesco è avanzato dello 0,2%.

    L’euro scambia vicino ai minimi di due mesi

    L’euro ha scambiato vicino ai minimi di due mesi in vista degli interventi previsti nel corso della giornata della presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde e del vicegovernatore della Bank of England Dave Ramsden.

    Gli investitori hanno continuato a monitorare gli sviluppi sui mercati petroliferi e obbligazionari insieme alle prospettive per la politica monetaria europea.

    Südzucker alza le previsioni per il 2026/27

    Tra le notizie societarie, il produttore tedesco di zucchero Südzucker (TG:SZU) ha alzato le previsioni sui ricavi e sull’utile operativo core per l’esercizio finanziario 2026/27.

    La società ha citato l’aumento della domanda di biocarburanti come motivo della revisione delle previsioni.

    A Londra, le azioni dei costruttori residenziali Barratt Redrow (LSE:BTRW), Taylor Wimpey (LSE:TW.) e Persimmon (LSE:PSN) sono salite dopo che il governo britannico ha dichiarato che nel bilancio del prossimo mese annuncerà un programma destinato ad aiutare chi acquista una casa per la prima volta.

    Scendono Tullow Oil ed Entain

    Le azioni dell’esploratore di petrolio e gas focalizzato sull’Africa occidentale Tullow Oil (LSE:TLW) sono scese dopo che la società ha riportato un ampliamento della perdita netta nel primo semestre a causa dei maggiori costi di rifinanziamento.

    Anche Entain (LSE:ENT), proprietaria di Ladbrokes, ha registrato un calo dopo aver ridotto le proprie previsioni sui ricavi in seguito a un divieto introdotto in Brasile tramite decreto esecutivo riguardante le scommesse sportive e il gioco online.

    I movimenti sono avvenuti mentre i principali indici azionari europei rimanevano in territorio positivo nella seduta di lunedì, nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio e gli elevati rendimenti obbligazionari.

  • Le azioni Danieli scendono dopo un calo del 27% dell’utile operativo annuale

    Le azioni Danieli scendono dopo un calo del 27% dell’utile operativo annuale

    Le azioni Danieli (BIT:DANR) sono scese fino al 13,5% lunedì dopo che il produttore italiano di impianti siderurgici ha riportato una diminuzione del 27% dell’utile operativo annuale e fornito una guidance che prevede un EBITDA sostanzialmente stabile nell’esercizio finanziario in corso.

    Il titolo perdeva il 13,45% a €51,15, rispetto al prezzo di chiusura di venerdì di €59,10, dopo aver toccato un minimo intraday di €51,15. I volumi di scambio si attestavano a circa 207.260 azioni, rispetto alle circa 79.970 di venerdì.

    Le azioni Danieli hanno perso il 22,5% nell’ultimo mese e il 24,6% negli ultimi tre mesi, pur rimanendo in rialzo del 32,5% nell’arco dell’ultimo anno.

    L’utile operativo diminuisce mentre i ricavi scendono del 9%

    L’utile operativo è sceso a €220,8 milioni nell’esercizio finanziario conclusosi il 30 giugno, rispetto a €303,1 milioni dell’anno precedente. Ammortamenti, svalutazioni e altre rettifiche sono aumentati a €218,1 milioni da €134,7 milioni.

    I ricavi sono diminuiti del 9% a €3,83 miliardi. Danieli ha attribuito il calo a un mix di prodotti meno favorevole nelle attività di costruzione di impianti e a volumi inferiori, poiché diversi ordini sono entrati nelle fasi iniziali caratterizzate da una maggiore attività di ingegneria.

    L’EBITDA è rimasto sostanzialmente invariato a €438,9 milioni, rispetto a €437,8 milioni dell’anno precedente. Il risultato comprende oneri associati al completamento e alla messa in servizio di diversi progetti complessi relativi a turbine a gas.

    L’utile netto attribuibile al gruppo è aumentato del 5% a €230,4 milioni. Il risultato comprende un utile su cambi di €26,9 milioni, rispetto a una perdita su cambi di €86,7 milioni nell’esercizio precedente.

    Calano ricavi e utile della divisione Plant Making

    I ricavi della divisione Plant Making di Danieli sono scesi a €2,78 miliardi da €3,12 miliardi.

    La divisione ha registrato un EBITDA di €367,6 milioni, rispetto a €384,1 milioni, mentre l’utile operativo è diminuito a €210,8 milioni da €320,9 milioni.

    Nella divisione Steel Making, i ricavi sono rimasti sostanzialmente stabili a €1,06 miliardi. L’EBITDA è aumentato a €71,3 milioni da €53,7 milioni, mentre l’utile operativo si è attestato a €10 milioni, rispetto a una perdita di €17,8 milioni nell’esercizio precedente.

    Aumentano la liquidità netta e il portafoglio ordini

    La posizione di liquidità netta rettificata di Danieli è aumentata a €1,02 miliardi da €688,9 milioni, mentre il portafoglio ordini è salito a €6,04 miliardi da €5,38 miliardi.

    Per l’esercizio finanziario 2026/27, Danieli prevede ricavi compresi tra €3,90 miliardi e €4,20 miliardi e un EBITDA compreso tra €430 milioni e €450 milioni.

    La società prevede inoltre una posizione di liquidità netta rettificata compresa tra €1 miliardo e €1,10 miliardi e un portafoglio ordini tra €5,80 miliardi e €6 miliardi.

    Danieli ha indicato i costi energetici, la debolezza della domanda europea e i conflitti geopolitici tra i rischi per volumi e margini. La società prevede un lieve aumento dei volumi nella divisione Steel Making e un miglioramento dei margini.

    Il consiglio propone un dividendo complessivo di €22,9 milioni

    Il consiglio di amministrazione di Danieli intende proporre un dividendo di €0,3100 per azione ordinaria e di €0,3307 per azione di risparmio.

    La distribuzione proposta ammonta complessivamente a €22,9 milioni e il pagamento è previsto a partire dal 25 novembre.

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  • L’oro scende sotto 4.200 dollari mentre pesano rendimenti e prospettive sui tassi

    L’oro scende sotto 4.200 dollari mentre pesano rendimenti e prospettive sui tassi

    I prezzi dell’oro sono scesi di oltre il 3% lunedì, estendendo il calo della settimana precedente mentre gli investitori valutavano l’aumento dei rendimenti dei Treasury, il rafforzamento del dollaro statunitense e le prospettive di ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

    Alle 04:58 ET, l’oro spot perdeva il 3,3% a 4.146,12 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano del 3,3% a 4.178,05 dollari. L’argento spot arretrava del 5,12% a 61,02 dollari l’oncia e il platino perdeva il 3,2% a 1.725,01 dollari.

    L’indice del dollaro statunitense guadagnava lo 0,1% a 101,09.

    I prezzi elevati del petrolio mantengono l’attenzione sull’inflazione

    I prezzi del petrolio sono rimasti elevati mentre persisteva l’incertezza sullo Stretto di Hormuz, dopo che l’Iran ha mantenuto le proprie condizioni per la riapertura della via marittima in seguito al rifiuto della proposta di Teheran da parte del presidente statunitense Donald Trump.

    La proposta iraniana prevedeva la riapertura dello stretto entro sette giorni insieme alla ripresa dei negoziati, subordinatamente a diverse condizioni. Trump ha respinto la proposta, mentre l’Iran ha successivamente ribadito che la diplomazia resta la via preferita per risolvere il conflitto.

    I prezzi elevati dell’energia restano un fattore nelle aspettative del mercato sull’inflazione e sulla politica monetaria statunitense. Il Brent ha registrato un marcato aumento nel corso del 2026 in un contesto di interruzioni delle forniture energetiche e del traffico marittimo.

    Le prospettive sui tassi della Federal Reserve pesano sull’oro

    Il calo dell’oro è arrivato anche mentre gli investitori valutavano la possibilità di ulteriori aumenti dei tassi di interesse negli Stati Uniti.

    A settembre la Federal Reserve ha aumentato di 25 punti base l’intervallo obiettivo del tasso sui federal funds, portandolo al 3,75%-4,00%. La decisione è stata approvata all’unanimità dal Federal Open Market Committee.

    La Fed ha affermato che l’attività economica stava crescendo a un ritmo solido e che l’inflazione restava elevata. Le proiezioni di settembre indicavano un tasso mediano sui federal funds del 4,1% per il 2026, anche se le stime dei singoli responsabili di politica monetaria coprivano una gamma di possibili risultati.

    Secondo la fonte, i mercati attribuivano una probabilità di circa il 65% a un ulteriore rialzo dei tassi in ottobre.

    Tassi di interesse e rendimenti dei Treasury più elevati possono aumentare il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento come l’oro, mentre un dollaro più forte può rendere il metallo denominato nella valuta statunitense più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre divise.

    L’oro estende il calo dai massimi registrati all’inizio del 2026

    Il ribasso di lunedì ha portato l’oro spot sotto i 4.200 dollari l’oncia e al di fuori dell’intervallo tra 4.230 e 4.510 dollari osservato in precedenza nel mese.

    Il metallo è rimasto inoltre al di sotto del livello record di quasi 5.600 dollari raggiunto a gennaio, secondo la fonte.

    ANZ ha affermato che l’aumento dei rendimenti obbligazionari e il rafforzamento del dollaro statunitense stanno creando un contesto macroeconomico difficile per l’oro. La banca ha inoltre segnalato una domanda ancora sostenuta attraverso gli exchange-traded fund, indicando che le disponibilità degli ETF sull’oro sono aumentate di circa 50 tonnellate dall’inizio del mese.

    Dati separati del World Gold Council hanno mostrato che le disponibilità globali degli ETF garantiti da oro sono aumentate di 121 tonnellate ad agosto, raggiungendo il livello record di 4.189 tonnellate e indicando una domanda di investimento sostenuta all’inizio di settembre.

    Attenzione sui prossimi dati economici statunitensi

    Gli investitori stanno inoltre monitorando i dati economici statunitensi per ulteriori indicazioni sulla probabile direzione della politica monetaria.

    Secondo la fonte, la fiducia dei consumatori statunitensi è scesa a settembre al livello più basso degli ultimi quattro mesi, in un contesto di preoccupazioni per i prezzi e per l’economia nel suo complesso.

    Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha invitato la Fed a mantenere un approccio aperto sui tassi di interesse, sostenendo che i miglioramenti della produttività associati all’intelligenza artificiale e alla deregolamentazione potrebbero contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche.

    I mercati valuteranno ora i dati di agosto sull’inflazione PCE e il rapporto sull’occupazione di settembre per ottenere ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione e del mercato del lavoro.

    Le proiezioni di settembre della Federal Reserve indicavano un’inflazione PCE mediana del 3,7% per il 2026 e un’inflazione PCE core del 3,4%, mentre la banca centrale continua a perseguire un obiettivo di inflazione del 2% nel lungo periodo.

  • Petrolio in rialzo di oltre il 2% mentre l’Iran mantiene le condizioni per la riapertura di Hormuz

    Petrolio in rialzo di oltre il 2% mentre l’Iran mantiene le condizioni per la riapertura di Hormuz

    I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 2% lunedì, mentre l’Iran ha mantenuto le proprie condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto la proposta di Teheran, lasciando incerti i tempi di una più ampia ripresa del traffico marittimo attraverso la via d’acqua.

    Alle 04:31 ET, i futures sul Brent con scadenza a novembre guadagnavano il 2,7% a 107,08 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate salivano del 2,4% a 94,66 dollari al barile. In precedenza, Reuters aveva segnalato il Brent a 105,64 dollari e il WTI a 93,11 dollari, mentre i prezzi recuperavano dopo il rifiuto della proposta iraniana da parte di Trump.

    Considerando anche l’aumento di lunedì, i futures sul Brent registravano un rialzo di circa il 18% nel mese, secondo la fonte.

    L’Iran mantiene le condizioni per la riapertura di Hormuz

    La proposta iraniana consentirebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz entro sette giorni mentre riprendono negoziati più ampi, a determinate condizioni, tra cui una riduzione della pressione militare statunitense e modifiche alle restrizioni economiche. L’Iran ha affermato di restare fermo sulle proprie condizioni nonostante il rifiuto della proposta da parte di Trump.

    Il piano è stato presentato durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e trasmesso agli Stati Uniti attraverso mediatori del Qatar. Trump ha respinto la proposta sabato, ma successivamente ha dichiarato di aspettarsi ulteriori colloqui tra i negoziatori statunitensi e l’Iran nel corso della settimana.

    L’attività marittima attraverso lo Stretto di Hormuz è diminuita significativamente durante il conflitto. Prima delle interruzioni, la via d’acqua rappresentava una rotta importante per le forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Gli attacchi degli Houthi aumentano l’attenzione sull’offerta regionale

    Gli sviluppi in Yemen e Arabia Saudita hanno aggiunto un ulteriore elemento per i mercati energetici, con le forze Houthi sostenute dall’Iran che hanno condotto attacchi contro obiettivi sauditi.

    L’Arabia Saudita ha dichiarato la scorsa settimana di aver intercettato sei missili balistici lanciati dagli Houthi verso Taif e l’area di Yanbu. Gli Houthi hanno successivamente affermato di aver preso di mira un sito a Riyadh e strutture di Saudi Aramco a Yanbu.

    Un sistema di difesa aerea gestito da personale greco in Arabia Saudita ha inoltre intercettato un missile balistico e un drone nella più ampia regione di Yanbu, secondo fonti della sicurezza greca.

    I prezzi del petrolio erano già aumentati di circa il 3% giovedì, mentre gli attacchi avevano accresciuto i timori per potenziali interruzioni dell’offerta.

    I produttori del Golfo modificano le rotte di esportazione

    Le interruzioni del traffico marittimo regionale hanno spinto i produttori del Golfo ad adeguare le rotte utilizzate per le esportazioni di greggio.

    L’Arabia Saudita ha aumentato le esportazioni dai terminal orientali sul Golfo e ha lavorato al ripristino dei flussi attraverso l’oleodotto East-West e il porto di Yanbu sul Mar Rosso. L’oleodotto East-West offre una rotta alternativa che consente di evitare lo Stretto di Hormuz.

    Allo stesso tempo, parte del greggio ha continuato a transitare attraverso Hormuz, lasciando i mercati concentrati sul livello e sulla regolarità del traffico marittimo mentre proseguono gli sforzi diplomatici.

    L’attenzione resta sulle forniture di prodotti raffinati

    I mercati stanno inoltre monitorando le forniture di prodotti raffinati, mentre le interruzioni delle esportazioni di greggio e carburanti dal Medio Oriente e le restrizioni che interessano i prodotti russi riducono la disponibilità in alcuni mercati.

    I prezzi del diesel sono aumentati in un contesto di offerta più limitata. Prezzi più elevati del greggio e dei prodotti raffinati possono aumentare i costi dei carburanti e dei trasporti, anche se l’impatto finale sull’inflazione dipende dalla durata e dall’entità delle interruzioni.

    Con la prevista prosecuzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, gli sviluppi relativi allo Stretto di Hormuz restano un fattore per l’offerta e i prezzi globali del petrolio.