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  • I prezzi del gas europeo scendono di oltre l’8% nella settimana mentre cambiano le rotte del GNL

    I prezzi del gas europeo scendono di oltre l’8% nella settimana mentre cambiano le rotte del GNL

    I futures sul gas naturale all’ingrosso in Europa e nel Regno Unito sono scesi venerdì, portando entrambi i mercati verso il maggiore calo settimanale da metà giugno.

    Il contratto TTF olandese front-month di riferimento e l’equivalente contratto britannico NBP sul gas all’ingrosso sono diminuiti entrambi del 3,2% durante la seduta di venerdì.

    Entrambi i benchmark si avviavano verso perdite settimanali superiori all’8%, dopo i rialzi registrati all’inizio di settembre in un contesto di incertezza sulle forniture energetiche e sulle rotte marittime in Medio Oriente.

    Gli ultimi movimenti sono arrivati mentre le navi metaniere e gli operatori del trasporto marittimo commerciale modificavano le rotte di transito intorno alla Penisola Arabica in risposta alle interruzioni che interessano il traffico marittimo regionale.

    Le rotte del GNL si adattano alle interruzioni in Medio Oriente

    Le modifiche alle rotte marittime hanno fornito indicazioni sulla possibilità che i carichi di GNL continuino a raggiungere i mercati di destinazione nonostante le interruzioni che interessano alcune rotte di transito consolidate.

    I mercati del gas hanno registrato una significativa volatilità nelle ultime settimane in concomitanza con gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran e con i timori relativi al possibile impatto sulle infrastrutture energetiche e sul trasporto marittimo nel Golfo Persico.

    Il calo di venerdì ha inoltre seguito i rialzi registrati all’inizio del mese, con alcuni operatori di mercato che hanno realizzato profitti prima del fine settimana.

    Non è stato raggiunto alcun accordo formale tra Stati Uniti e Iran, lasciando le prospettive per le forniture energetiche regionali dipendenti da ulteriori sviluppi diplomatici e di sicurezza.

    Stoccaggi di gas dell’UE a circa il 70% della capacità

    Le scorte europee di gas restano inferiori ai livelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno mentre la regione si avvicina alla stagione invernale di riscaldamento.

    I dati di Gas Infrastructure Europe indicavano che, nell’ultima rilevazione citata, gli stoccaggi sotterranei di gas nell’Unione Europea erano a circa il 70% della capacità operativa complessiva.

    Le scorte risultavano inferiori di circa 12 punti percentuali rispetto ai livelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

    Questa differenza lascia i mercati europei del gas esposti alle variazioni della domanda invernale e a potenziali interruzioni delle forniture, nonostante il recente calo dei prezzi all’ingrosso.

    I prezzi dell’energia restano inoltre rilevanti per le prospettive dell’inflazione, poiché le variazioni dei costi all’ingrosso possono riflettersi sui prezzi dell’energia pagati dai consumatori.

    La Banca Centrale Europea ha indicato la volatilità dei prezzi energetici come uno dei fattori che possono influenzare l’inflazione, mantenendo gli sviluppi del mercato europeo del gas tra le variabili monitorate dai responsabili della politica monetaria.

  • Banco BPM sale dopo indiscrezioni su colloqui tra UniCredit e Crédit Agricole

    Banco BPM sale dopo indiscrezioni su colloqui tra UniCredit e Crédit Agricole

    Le azioni Banco BPM (BIT:BAMI) sono salite di quasi il 2% venerdì dopo che Reuters ha riferito che UniCredit (BIT:UCG) e Crédit Agricole (EU:ACA) avrebbero discusso con le autorità una possibile operazione riguardante la banca italiana.

    Reuters ha citato due persone a conoscenza della questione, che hanno parlato in forma anonima a causa della natura riservata delle discussioni.

    Secondo uno degli scenari discussi, UniCredit trasferirebbe circa un terzo di Banco BPM a Crédit Agricole, secondo quanto riportato dall’agenzia.

    Non è stato annunciato alcun accordo e le discussioni descritte da Reuters non indicano che un’operazione verrà necessariamente realizzata.

    Crédit Agricole detiene il 29,3% di Banco BPM

    Crédit Agricole è il maggiore azionista di Banco BPM, con una partecipazione del 29,3%.

    Secondo quanto riportato, la banca francese si è opposta a una possibile aggregazione tra Banco BPM e Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) e ha invece sostenuto un’operazione che coinvolga Banco BPM e le attività italiane di Crédit Agricole.

    Qualsiasi potenziale operazione che comporti il controllo di Banco BPM potrebbe inoltre essere soggetta all’esame delle autorità di regolamentazione e delle istituzioni politiche italiane.

    Le discussioni riportate si inseriscono in una fase di consolidamento del settore bancario italiano.

    UniCredit aveva già tentato di acquisire Banco BPM

    UniCredit ha concluso nel 2025 il proprio tentativo di acquisire Banco BPM. Secondo le informazioni fornite, l’opposizione di Crédit Agricole è stata tra i fattori che hanno influenzato la proposta.

    L’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, ha successivamente descritto la banca come un “osservatore” del processo di consolidamento del settore bancario italiano, una posizione che, secondo Reuters, non è cambiata.

    Un’altra possibilità potrebbe prevedere l’acquisizione da parte di UniCredit di filiali cedute da concorrenti in seguito ad altre fusioni bancarie, secondo quanto riportato.

    Prosegue l’attività di M&A nel settore bancario italiano

    Banco BPM è stata inoltre collegata a Monte dei Paschi mentre prosegue il consolidamento del settore bancario italiano.

    Separatamente, UniCredit ha ottenuto quasi la metà dei diritti di voto nella tedesca Commerzbank dopo un per

  • FTSE MIB in rialzo dell’1,1% con banche e titoli tecnologici in crescita

    FTSE MIB in rialzo dell’1,1% con banche e titoli tecnologici in crescita

    Le azioni italiane hanno registrato rialzi venerdì, dopo tre sedute consecutive in calo, mentre avanzavano anche gli altri principali mercati azionari europei.

    Intorno alle 9:30, il FTSE MIB guadagnava l’1,1%, con i titoli tecnologici e bancari tra i principali rialzi, mentre il comparto petrolifero e del gas registrava ribassi.

    La seduta si è svolta in un contesto di lieve calo dei prezzi del petrolio, in presenza di indicazioni su possibili progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran. Anche i rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato un allentamento dopo gli aumenti che avevano influenzato i mercati azionari globali nelle ultime sedute.

    STMicroelectronics sale di circa il 3%

    I titoli tecnologici hanno registrato rialzi sui mercati europei, con le società legate ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale tra i comparti seguiti durante la seduta.

    STMicroelectronics (BIT:STMMI) è salita di circa il 3% a Milano, mentre Prysmian (BIT:PRY) ha guadagnato il 2,6% e Technoprobe (BIT:TPRO) è avanzata dell’1,4%.

    Banco BPM sale dopo indiscrezioni su UniCredit e Crédit Agricole

    Banco BPM (BIT:BAMI) ha guadagnato il 2,5% dopo che Reuters ha riferito che UniCredit (BIT:UCG) e Crédit Agricole (EU:ACA) avrebbero esplorato una possibile operazione congiunta riguardante l’istituto italiano.

    Le informazioni fornite non indicano che sia stato raggiunto un accordo o che sia stata annunciata formalmente un’operazione.

    L’indice del settore bancario italiano ha guadagnato l’1,6% durante la seduta.

    Anche BPER (BIT:BPE), UniCredit e MPS (BIT:BMPS) hanno registrato rialzi.

    Petrolio e rendimenti obbligazionari restano sotto osservazione

    I rialzi registrati venerdì a Piazza Affari hanno coinciso con il calo dei prezzi del petrolio e con un parziale allentamento dei rendimenti dei titoli di Stato.

    Gli investitori hanno continuato a monitorare gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran, insieme all’andamento dei mercati energetici e dei rendimenti dei titoli sovrani, fattori che possono incidere sulle condizioni di finanziamento e sulle valutazioni azionarie.

  • Le borse europee salgono mentre il petrolio scende e gli investitori monitorano i rendimenti obbligazionari: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee salgono mentre il petrolio scende e gli investitori monitorano i rendimenti obbligazionari: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato rialzi venerdì, recuperando dai minimi di quasi una settimana toccati nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano il calo dei prezzi del petrolio e gli elevati rendimenti dei titoli di Stato.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dello 0,7%, portandosi verso un guadagno settimanale di circa lo 0,15%. Se mantenuto fino alla chiusura, il rialzo interromperebbe una serie di tre settimane consecutive di ribassi.

    Il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,8%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico sono saliti entrambi dello 0,5%. Il FTSE MIB italiano ha registrato un rialzo dell’1%.

    I prezzi del petrolio greggio sono diminuiti di circa l’1% durante la seduta.

    I rendimenti obbligazionari restano elevati

    Nonostante i rialzi di venerdì, le azioni europee hanno continuato a confrontarsi con rendimenti elevati dei titoli di Stato, mentre i mercati valutavano le prospettive della politica monetaria negli Stati Uniti e in Europa.

    I rendimenti dei titoli sovrani sono aumentati nelle ultime sedute in un contesto di aspettative secondo cui le banche centrali potrebbero mantenere una politica monetaria più restrittiva in risposta all’inflazione.

    I mercati europei stanno inoltre monitorando le scorte regionali di gas naturale, indicate a circa 12 punti percentuali al di sotto dei livelli comparativi, insieme agli sviluppi che interessano il commercio e le forniture energetiche in Medio Oriente.

    Il calo del petrolio durante la seduta di venerdì ha coinciso con rialzi in alcune aree dei settori dei viaggi, del tempo libero e dell’industria, sensibili alle variazioni dei costi energetici e degli altri fattori produttivi.

    “Concederei a un calo duraturo dei costi energetici il tempo di riflettersi sui prezzi, per poi fare una valutazione. Prima di sostenere un altro rialzo dei tassi, sarebbe necessario avere prove chiare che la politica attuale non sia sufficiente a ridurre l’inflazione di fondo”, ha dichiarato Luke Davis, fondatore e chief market strategist di Bull Market Blueprint.

    Gli aggiornamenti societari sostengono singoli titoli

    I risultati societari e gli sviluppi specifici riguardanti singole aziende hanno contribuito ai movimenti di alcuni titoli europei nel corso della settimana.

    Questi sviluppi si sono verificati in un contesto più ampio caratterizzato dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato sia negli Stati Uniti sia in Europa.

    I titoli sensibili ai tassi possono risentire delle variazioni dei rendimenti obbligazionari, poiché tassi più elevati incidono sui costi di finanziamento e sui tassi di sconto utilizzati nelle valutazioni aziendali.

    I mercati seguono i colloqui tra Stati Uniti e Cina

    Gli investitori stavano inoltre valutando gli sviluppi relativi all’incontro a Washington tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    Tra i temi seguiti figuravano le relazioni commerciali, le catene di approvvigionamento delle terre rare e le norme sulle esportazioni tecnologiche.

    “È improbabile che si raggiungano svolte significative sulle controversie di lunga data, ma l’incontro potrebbe comunque rappresentare un passo avanti simbolico per i futuri negoziati commerciali”, ha dichiarato Lukman Otunuga, responsabile della ricerca di mercato presso FXTM.

    Gli sviluppi in Medio Oriente restano al centro dell’attenzione

    I mercati energetici e valutari hanno continuato a monitorare anche gli sviluppi diplomatici e di sicurezza in Medio Oriente.

    Sebbene i prezzi del petrolio siano diminuiti durante la seduta di venerdì, è rimasta l’incertezza sulla possibilità di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche nel Golfo Persico.

    Anche i livelli di stoccaggio del gas naturale in Europa sono rimasti sotto osservazione mentre i mercati valutavano le prospettive dell’approvvigionamento energetico della regione.

  • HSBC promuove BP e TotalEnergies dopo aver alzato le previsioni su petrolio e gas

    HSBC promuove BP e TotalEnergies dopo aver alzato le previsioni su petrolio e gas

    HSBC ha alzato venerdì il rating di BP (LSE:BP.) e TotalEnergies (LSE:TTE) (EU:TTE) da Hold a Buy, dopo aver rivisto al rialzo le proprie ipotesi su petrolio, gas e margini di raffinazione e aver aumentato le stime sugli utili e sui flussi di cassa per il settore petrolifero globale.

    Gli analisti guidati da Kim Fustier hanno portato la loro ipotesi sul Brent per il 2026 a circa 90 dollari al barile dagli 80 dollari precedenti e hanno aumentato la previsione per il 2027 a 85 dollari da 65 dollari.

    Le revisioni riflettono le aspettative di HSBC per una ripresa parziale e graduale dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz.

    La banca ha inoltre aumentato la previsione sul prezzo del gas TTF per la seconda metà del 2026 a 22,50 dollari per milione di British thermal units, rispetto ai precedenti 16,70 dollari, e ha portato la stima per il 2027 a 17 dollari da 12 dollari.

    Aumentate le stime sugli utili del settore petrolifero

    A seguito delle revisioni dei prezzi delle materie prime, HSBC ha aumentato le proprie stime sull’utile per azione del settore in media del 19% per il 2026, del 65% per il 2027 e del 33% per il 2028.

    Le stime sui flussi di cassa per azione sono state aumentate in media rispettivamente del 12%, del 30% e del 14%.

    Secondo HSBC, le revisioni più consistenti hanno interessato le major petrolifere internazionali, data la loro esposizione combinata alle attività upstream, di raffinazione e di trading.

    Target price di BP aumentato a 640 pence

    HSBC ha aumentato il target price di BP a 640 pence da 570 pence, una differenza di quasi il 18% rispetto al prezzo dell’azione utilizzato nell’analisi della banca.

    Gli analisti hanno affermato di aspettarsi che BP sia “sottoposta a una pressione strategica molto minore per vendere attività al fine di ridurre le passività”, sostenendo che, con prezzi del petrolio ipotizzati più elevati, la riduzione dell’indebitamento dipenderebbe in misura minore dalle cessioni di asset.

    HSBC ha indicato che le azioni BP vengono scambiate con uno sconto di circa il 26% rispetto a Shell (LSE:SHEL) e TotalEnergies sulla base del rapporto EV/DACF per il 2027. Il nuovo target price della banca presuppone che tale divario di valutazione si riduca della metà.

    La banca ha dichiarato di non prevedere attualmente una ripresa dei riacquisti di azioni proprie da parte di BP prima del 2028. Gli analisti hanno tuttavia affermato che questa valutazione potrebbe cambiare se la direzione adottasse “una definizione più favorevole di ‘gearing’” che escludesse i titoli ibridi o le passività legate a Macondo.

    Target di TotalEnergies aumentato a 93 euro

    HSBC ha aumentato il target price di TotalEnergies a 93 euro da 80 euro, una differenza del 18,4% rispetto al prezzo dell’azione utilizzato nella sua analisi.

    La banca ha affermato che l’upgrade riflette un cambiamento nella valutazione relativa, osservando che il precedente premio di valutazione di TotalEnergies rispetto a Shell “è scomparso”.

    HSBC ha inoltre affermato che TotalEnergies potrebbe aumentare i riacquisti di azioni proprie in futuro, anche se si tratta di una previsione degli analisti e non di una guidance fornita dalla società.

    HSBC mantiene il rating Buy su Shell, Repsol e Chevron

    HSBC ha mantenuto i rating Buy su Shell, Repsol (TG:REP) e Chevron (NYSE:CVX).

    La banca ha aumentato il target price di Chevron a 250 dollari da 218 dollari dopo aver rivisto le proprie previsioni sui flussi di cassa. HSBC ha inoltre affermato che Chevron presenta “l’esposizione più bassa” al Medio Oriente tra le cinque supermajor incluse nel confronto.

    HSBC prevede che Chevron aumenti il ritmo annuale dei riacquisti di azioni proprie a 15 miliardi di dollari, rispetto agli attuali 10-12 miliardi di dollari.

    Eni (BIT:ENI), Equinor (NYSE:EQNR), Galp (EU:GALP) ed ExxonMobil (NYSE:XOM) mantengono il rating Hold, mentre OMV (TG:OMV) resta a Reduce.

    HSBC ha affermato che la valutazione di Eni “rispetto ai concorrenti è attualmente giustificata” dopo l’andamento del titolo dall’inizio dell’anno e ha descritto le azioni come “correttamente valutate”.

    HSBC aumenta le ipotesi sulle distribuzioni agli azionisti

    Nell’ambito della propria copertura del settore petrolifero, HSBC ha aumentato le ipotesi sulle distribuzioni agli azionisti per la maggior parte delle società, con l’eccezione di ExxonMobil e BP.

    La banca ha indicato che i nuovi target price rappresentano una differenza media del 12% rispetto ai prezzi di mercato di riferimento per l’intero settore e del 21% per le società con rating Buy.

    I target price, i rating e le previsioni sulle materie prime rappresentano stime degli analisti di HSBC e possono cambiare in funzione dell’evoluzione delle condizioni di mercato e dei risultati delle società.

  • Future azionari USA in calo mentre salgono rendimenti dei Treasury e petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Future azionari USA in calo mentre salgono rendimenti dei Treasury e petrolio: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future sui principali indici azionari statunitensi indicavano un’apertura in ribasso giovedì, segnalando che gli indici potrebbero estendere le perdite di mercoledì mentre gli investitori monitorano l’aumento dei rendimenti dei Treasury, il rialzo dei prezzi del petrolio e gli sviluppi geopolitici.

    I rendimenti dei Treasury sono saliti moderatamente dopo gli aumenti registrati nella seduta precedente. Il rendimento del Treasury decennale di riferimento ha raggiunto il livello più alto da luglio 2007, mentre quello trentennale è salito ai massimi dal 2004.

    Anche i prezzi del petrolio sono avanzati, con i future sul greggio statunitense in rialzo di quasi il 2% dopo un aumento dell’1,8% mercoledì.

    I mercati hanno continuato a monitorare gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran dopo che le precedenti aspettative di progressi diplomatici avevano contribuito a un calo dei prezzi del petrolio all’inizio della settimana. Successivamente il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile in un contesto di persistente incertezza sul conflitto.

    Gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran restano al centro dell’attenzione

    I prezzi del petrolio hanno recuperato terreno dopo le dichiarazioni contrastanti del presidente statunitense Donald Trump e del presidente iraniano Masoud Pezeshkian all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero “annientare” l’Iran se non venisse raggiunto un accordo di pace, indicando allo stesso tempo che i negoziati stavano proseguendo ed esprimendo l’aspettativa che alla fine possa essere raggiunta un’intesa.

    Pezeshkian ha criticato quelli che ha definito “segnali di una mentalità prepotente” da parte degli Stati Uniti e ha affermato che l’Iran non si arrenderà.

    Le dichiarazioni sono arrivate mentre gli operatori continuavano a valutare le prospettive della diplomazia e le potenziali implicazioni per i mercati energetici.

    Trump e Xi verso i colloqui alla Casa Bianca

    Gli investitori attendevano inoltre l’incontro di giovedì alla Casa Bianca tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    Commercio, tecnologia e questioni geopolitiche figurano tra i temi che dovrebbero essere affrontati. Gli accordi commerciali tra Stati Uniti e Cina e le forniture di minerali critici sono tra le questioni che hanno ricevuto particolare attenzione in vista del vertice.

    I colloqui si svolgono nel contesto di una proroga dell’attuale tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina, secondo il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent.

    Wall Street ha chiuso in ribasso mercoledì

    Le azioni statunitensi hanno terminato la seduta di mercoledì in calo mentre i rendimenti dei Treasury e i prezzi del petrolio sono aumentati.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 352,10 punti, pari allo 0,7%, chiudendo a 51.511,59. Il Nasdaq Composite è sceso di 308,24 punti, o dell’1,1%, a 26.936,04, mentre l’S&P 500 ha ceduto 58,61 punti, pari allo 0,8%, terminando a 7.706,03.

    I principali indici hanno concluso la seduta vicino ai minimi giornalieri. L’aumento dei rendimenti dei Treasury e dei prezzi del petrolio è stato tra i fattori valutati dagli investitori durante la giornata.

    I prezzi del greggio hanno interrotto mercoledì una serie di cinque sedute consecutive in calo in un contesto di persistente incertezza sulla situazione in Medio Oriente.

    Anche i prezzi dell’oro sono diminuiti mentre il dollaro statunitense è rimasto sostenuto e i mercati hanno rivalutato le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

    L’attività economica statunitense supera le attese

    I dati economici hanno fornito un ulteriore elemento per le aspettative sui tassi di interesse.

    Secondo le informazioni fornite, gli indici preliminari dei responsabili degli acquisti di S&P Global relativi a settembre per il settore manifatturiero, i servizi e l’attività complessiva sono risultati tutti superiori alle attese.

    I dati sull’attività hanno contribuito al dibattito di mercato sul futuro percorso della politica monetaria della Federal Reserve, anche se le future decisioni sui tassi dipenderanno dai nuovi dati economici e dalle decisioni dei responsabili della politica monetaria.

    Separatamente, i dati della U.S. Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte di greggio sono aumentate di quasi 3 milioni di barili nell’ultima settimana, rispetto alle attese di un calo significativo.

    In questo contesto, i future azionari statunitensi sono rimasti in territorio negativo in vista dell’apertura di giovedì, mentre gli investitori monitoravano i rendimenti dei Treasury, i prezzi del petrolio e gli sviluppi geopolitici.

  • Borse europee in lieve calo mentre il Brent resta sopra i 100 dollari: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee in lieve calo mentre il Brent resta sopra i 100 dollari: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno scambiato prevalentemente in ribasso giovedì, mentre i future sul Brent sono rimasti sopra i 100 dollari al barile e gli investitori hanno valutato le aspettative sui tassi di interesse e l’imminente incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    Il CAC 40 francese ha perso lo 0,3%, mentre il DAX tedesco è sceso dello 0,2%. Il FTSE 100 britannico si è mosso in direzione opposta, guadagnando lo 0,1%.

    I prezzi del petrolio sono rimasti al centro dell’attenzione dei mercati in un contesto di persistenti tensioni in Medio Oriente. Gli investitori hanno inoltre seguito le prospettive della politica monetaria statunitense dopo i recenti commenti della Federal Reserve e i dati economici.

    Trump e Xi si incontrano a Washington

    Trump e Xi terranno colloqui alla Casa Bianca giovedì, con commercio, intelligenza artificiale e minerali critici tra i temi che dovrebbero essere discussi. L’incontro si svolge durante la visita di Xi a Washington e mentre proseguono i negoziati tra Stati Uniti e Cina.

    In vista dell’incontro, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che i due Paesi hanno concordato di prorogare di due mesi la tregua commerciale. L’accordo, la cui scadenza era precedentemente prevista per il 10 novembre, resterà ora in vigore fino al 10 gennaio, concedendo ulteriore tempo per i negoziati su un’intesa economica più ampia.

    La proroga rinvia la scadenza prevista dell’attuale tregua tariffaria, ma non implica di per sé che i due governi raggiungeranno un accordo commerciale più ampio.

    Titoli automobilistici europei in calo

    Le azioni Mercedes-Benz (LSE:MBG) sono scese dopo indiscrezioni secondo cui la casa automobilistica prevede di ridurre di 800 milioni di euro i costi del lavoro in Germania.

    Anche Renault (EU:RNO), Volkswagen (LSE:VOW3) e BMW (TG:BMW) hanno perso terreno, nonostante le nuove immatricolazioni di autovetture nell’UE siano aumentate del 4,5% su base annua ad agosto.

    Le informazioni fornite non consentono di stabilire che gli ultimi dati sulle immatricolazioni siano stati l’unico fattore alla base dei movimenti dei singoli titoli automobilistici.

    Carbios e H&M in ribasso

    La società biotecnologica francese Carbios (EU:ALCRB) è scesa dopo aver riportato una perdita netta di 9,43 milioni di euro nel primo semestre.

    Anche il retailer svedese di moda H&M ha perso terreno nonostante abbia riportato un aumento dell’utile operativo del terzo trimestre superiore alle attese.

    Johnson Matthey (LSE:JMAT) ha scambiato in ribasso dopo che la società britannica attiva nei prodotti chimici speciali e nelle tecnologie sostenibili ha annunciato l’intenzione di avviare un programma di riacquisto di azioni per un corrispettivo massimo di 200 milioni di sterline.

    Shelly Group sale dopo i piani di offerta di Schneider Electric

    Le azioni Shelly Group (TG:SLYG) sono salite dopo che Schneider Electric (EU:SU) ha annunciato l’intenzione di lanciare un’offerta da 1,2 miliardi di euro (1,4 miliardi di dollari) per acquisire il produttore bulgaro di dispositivi per la casa intelligente.

    L’operazione proposta resta soggetta ai termini e alle condizioni di completamento previsti dal processo di acquisizione.

    Nel complesso, i mercati azionari europei hanno registrato prevalentemente ribassi durante la seduta di giovedì, mentre gli investitori hanno monitorato i prezzi dell’energia, le aspettative sui tassi di interesse, gli sviluppi societari e i colloqui tra Stati Uniti e Cina.

  • Prezzi dell’oro in calo mentre i mercati valutano petrolio e rendimenti dei Treasury più elevati

    Prezzi dell’oro in calo mentre i mercati valutano petrolio e rendimenti dei Treasury più elevati

    I prezzi dell’oro sono scesi giovedì, proseguendo i ribassi della seduta precedente mentre gli investitori valutavano l’aumento dei prezzi del petrolio, la crescita dei rendimenti dei Treasury statunitensi e le prospettive per i tassi di interesse della Federal Reserve.

    Alle 04:40 ET, l’oro spot perdeva lo 0,5% a 4.267,43 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,4% a 4.301,17 dollari l’oncia.

    Il mercato dell’oro è rimasto sensibile ai cambiamenti delle aspettative sui tassi di interesse, mentre gli investitori valutano il potenziale impatto dei prezzi dell’energia sull’inflazione e sulla politica monetaria. Tassi di interesse più elevati possono ridurre l’attrattiva relativa di attività prive di rendimento come l’oro.

    Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile mentre i mercati continuavano a monitorare gli sviluppi diplomatici che coinvolgono Stati Uniti e Iran.

    Prezzi del petrolio e sviluppi USA-Iran sotto osservazione

    Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato alle Nazioni Unite che l’Iran non consentirà la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz finché il blocco statunitense e le sanzioni rimarranno in vigore.

    Il presidente statunitense Donald Trump aveva precedentemente affermato che la sua amministrazione aveva tenuto colloqui “molto positivi” con i rappresentanti iraniani a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Separatamente, aveva anche minacciato l’”annientamento” dell’Iran in caso di escalation delle ostilità.

    I prezzi del petrolio sono successivamente aumentati mentre gli operatori continuavano a valutare le prospettive di un accordo e i possibili cambiamenti alle condizioni di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Gli investitori hanno inoltre valutato i dati sull’attività economica statunitense, che hanno indicato un’espansione al ritmo più rapido in oltre cinque anni a settembre.

    I mercati aumentano le aspettative per ulteriori rialzi dei tassi della Fed

    Secondo i dati CME FedWatch forniti, le quotazioni di mercato indicavano una probabilità di circa il 77,5% di un aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve a ottobre, rispetto al 55,4% di una settimana prima.

    La probabilità implicita nel mercato di un ulteriore aumento dei tassi a dicembre si attestava sopra il 58%, rispetto al 41,7% della settimana precedente.

    Queste percentuali riflettono le quotazioni di mercato e possono cambiare con la pubblicazione di nuovi dati economici. Non rappresentano decisioni future già confermate dalla Federal Reserve.

    Il cambiamento delle aspettative sui tassi ha coinciso con un calo dei prezzi dei Treasury statunitensi e un aumento dei rendimenti. Il rendimento del Treasury decennale di riferimento ha registrato il maggiore incremento giornaliero dall’aprile 2025.

    La Federal Reserve ha aumentato il tasso di interesse di riferimento di 25 punti base durante la riunione di settembre, mentre i responsabili della politica monetaria valutavano le pressioni inflazionistiche.

    Rendimenti obbligazionari più elevati possono influire sull’oro aumentando il potenziale rendimento disponibile dalle attività che generano interessi rispetto al metallo prezioso, che non offre rendimento.

    L’incontro Trump-Xi aggiunge la politica commerciale alle prospettive per i metalli

    Gli investitori si preparavano inoltre a un incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, con il commercio e le forniture di minerali critici tra i temi monitorati dai mercati dei metalli.

    Gli analisti di Britannia Global Markets hanno affermato che un “accordo più ampio o concessioni sui flussi di minerali critici” potrebbero sostenere i prezzi dei metalli, mentre “un fallimento dei colloqui riaccenderebbe il rischio di dazi”.

    “Osservate il comunicato per eventuali riferimenti specifici ai metalli”, hanno affermato gli analisti.

    I commenti rappresentano la valutazione di Britannia Global Markets sui possibili esiti dell’incontro e sulle loro potenziali implicazioni per i metalli. Le informazioni fornite non indicano che uno dei due scenari si verificherà.

  • Prezzi del petrolio ancora in rialzo mentre i mercati valutano i negoziati USA-Iran

    Prezzi del petrolio ancora in rialzo mentre i mercati valutano i negoziati USA-Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti giovedì, proseguendo i guadagni della seduta precedente mentre gli operatori valutavano gli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran e le prospettive per le spedizioni energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Alle 04:01 ET, i futures sul Brent guadagnavano l’1,1% a 104,19 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense salivano dello 0,9% a 92,99 dollari al barile.

    Il Brent aveva chiuso mercoledì con un rialzo superiore al 3%, mentre il WTI aveva guadagnato quasi il 2%.

    I movimenti sono seguiti alle dichiarazioni del presidente iraniano Masoud Pezeshkian all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ha affermato che l’Iran non si sarebbe arreso alle pressioni statunitensi, ribadendo al contempo che Teheran rimane aperta alla diplomazia.

    Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva minacciato di “annientare” l’Iran in caso di escalation delle ostilità.

    Lo Stretto di Hormuz resta sotto osservazione

    Un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che Teheran stava esaminando la risposta di Washington a una proposta iraniana finalizzata a porre fine alle ostilità, anche se rimanevano divergenze tra le due parti.

    Le discussioni hanno incluso la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco statunitense sui porti iraniani.

    Lo Stretto di Hormuz è rimasto al centro dell’attenzione dei mercati energetici per il suo ruolo come rotta di transito per le spedizioni di petrolio e gas naturale liquefatto. Il traffico navale attraverso la via marittima è diminuito significativamente durante il conflitto.

    Le aspettative di un aumento dell’offerta dal Golfo erano state precedentemente sostenute dalla ripresa delle operazioni dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, che consente di trasportare greggio verso il Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz. Le operazioni sono riprese a capacità ridotta dopo le interruzioni registrate all’inizio di settembre.

    I mercati hanno continuato a valutare in che modo i negoziati diplomatici e le condizioni del traffico marittimo regionale potrebbero influenzare la disponibilità delle forniture di petrolio.

    L’aumento del petrolio contribuisce al dibattito sui tassi

    L’aumento dei prezzi del petrolio ha coinciso con dati più elevati sull’attività economica statunitense, contribuendo a una rivalutazione delle prospettive per l’inflazione e la politica monetaria della Federal Reserve.

    La Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale durante la riunione precedente.

    “I prezzi più elevati del petrolio contribuiscono alla revisione in senso restrittivo delle aspettative sul percorso della politica monetaria della Fed e al rialzo dei tassi della scorsa settimana, in un momento in cui persistono ancora preoccupazioni per un’inflazione tenace”, hanno affermato gli analisti di BCA Research.

    I commenti rappresentano la valutazione di BCA Research sul rapporto tra prezzi dell’energia e aspettative del mercato sulla politica monetaria. Le future decisioni della Federal Reserve dipenderanno dai prossimi dati economici e dalle valutazioni dei responsabili della politica monetaria.

    Le scorte di greggio USA aumentano di 3 milioni di barili

    Le scorte commerciali di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di circa 3 milioni di barili, raggiungendo 426,4 milioni di barili nella settimana terminata il 18 settembre, secondo la Energy Information Administration.

    L’incremento si confronta con le aspettative citate nel materiale fornito per una diminuzione di 640.000 barili.

    Le scorte di benzina sono diminuite di 1,7 milioni di barili, mentre quelle di distillati, che comprendono diesel e combustibile da riscaldamento, sono scese di 400.000 barili.

    Separatamente, il materiale fornito indicava che la Casa Bianca stava valutando una restrizione di 90 giorni sulle esportazioni di diesel. I futures statunitensi sul diesel a bassissimo contenuto di zolfo sono scesi mercoledì dopo la notizia.

  • Rendimenti dei Treasury USA sopra il 5% dopo i dati sull’attività economica e l’asta obbligazionaria

    Rendimenti dei Treasury USA sopra il 5% dopo i dati sull’attività economica e l’asta obbligazionaria

    I rendimenti dei Treasury statunitensi sono aumentati giovedì, proseguendo il rialzo della seduta precedente mentre gli investitori valutavano dati più elevati sull’attività economica, l’aumento dei prezzi dell’energia, i commenti della Federal Reserve e la domanda registrata durante un’asta di titoli di Stato.

    Il rendimento del Treasury decennale di riferimento è salito al 5,142%, il livello più alto da luglio 2007. Mercoledì aveva registrato il maggiore incremento in una singola seduta dall’aprile 2025.

    Il rendimento del Treasury a 30 anni è salito al 5,443%, il livello più alto dal 2004.

    Sulla parte più breve della curva, il rendimento del Treasury a due anni ha raggiunto il 4,908%, il livello più alto da maggio 2024, dopo aver registrato nella seduta precedente il maggiore incremento giornaliero dal marzo 2026.

    Attività economica e asta dei Treasury sotto osservazione

    I dati preliminari dell’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) hanno indicato che l’attività economica statunitense ha accelerato a settembre, raggiungendo il livello più alto in oltre cinque anni, sostenuta da un aumento dei nuovi ordini.

    I dati hanno contribuito a una rivalutazione delle prospettive per l’inflazione e la politica monetaria della Federal Reserve.

    Il mercato dei Treasury ha inoltre reagito a un’asta di titoli a cinque anni tenutasi mercoledì che ha registrato una domanda inferiore, con i primary dealer che hanno assorbito una quota maggiore dell’emissione.

    Anche i prezzi del petrolio sono stati tra i fattori valutati dai mercati, mentre gli investitori monitoravano gli sviluppi tra Stati Uniti e Iran e le possibili implicazioni per le forniture energetiche e il transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Teheran “non si arrenderà mai”, mentre il presidente statunitense Donald Trump aveva precedentemente minacciato alle Nazioni Unite di “annientare” l’Iran in caso di escalation delle ostilità.

    Le dichiarazioni hanno aggiunto incertezza sui tempi di un’eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz.

    “Ci aspettavamo che il rendimento del titolo decennale rimanesse nell’intervallo 4,00%-5,00% quest’anno. Non stiamo ancora rinunciando a questo intervallo; rispecchia quello registrato nei cinque anni precedenti la Grande Crisi Finanziaria. Tuttavia, i rischi ora indicano chiaramente un ulteriore potenziale rialzo dei rendimenti”, ha affermato Yardeni Research.

    I mercati rivalutano le prospettive sui tassi della Federal Reserve

    Anche i funzionari della Federal Reserve hanno commentato le prospettive della politica monetaria dopo i dati economici e gli sviluppi nei mercati energetici.

    Il governatore della Fed Michael Barr ha affermato che i responsabili della politica monetaria dovranno probabilmente aumentare ulteriormente i tassi di interesse per riportare l’inflazione verso l’obiettivo.

    Il presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee ha inoltre discusso le potenziali implicazioni inflazionistiche dell’aumento dei prezzi dell’energia e la possibilità che i relativi effetti si dimostrino più persistenti.

    Secondo i dati CME FedWatch forniti, i mercati attribuivano una probabilità di circa il 70% a un ulteriore aumento dei tassi di un quarto di punto percentuale durante la riunione di ottobre della Federal Reserve, rispetto a circa il 50% prima della pubblicazione del PMI di mercoledì.

    La percentuale rappresenta una probabilità implicita nelle quotazioni di mercato e non indica che la Federal Reserve aumenterà necessariamente i tassi durante la riunione.

    Il Tesoro prosegue il programma di riacquisto di obbligazioni

    Le vendite lungo la curva dei Treasury sono proseguite mentre il Tesoro statunitense portava avanti le operazioni previste dal programma di riacquisto sul mercato secondario.

    Il Tesoro ha indicato che avrebbe acquistato fino a 6 miliardi di dollari di titoli a 20 e 30 anni durante le operazioni di giovedì, segnando la seconda operazione di riacquisto di titoli a lunga scadenza del mese.

    “Un rally di sollievo dei prezzi obbligazionari richiederebbe probabilmente una risoluzione della guerra in Medio Oriente che porti a una diminuzione dei prezzi del petrolio. Un’altra possibilità è che il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent intervenga per ridurre i rendimenti obbligazionari, riacquistando più Treasury ed emettendo più titoli del Tesoro a breve termine”, ha aggiunto Yardeni Research.

    Questi commenti rappresentano la valutazione di Yardeni Research su possibili scenari di mercato e non azioni future confermate da parte del Tesoro statunitense.

    In rialzo anche i rendimenti tedeschi

    I rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati anche nell’Eurozona.

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,549%, dopo aver registrato mercoledì il maggiore incremento giornaliero in oltre due mesi.

    Il rendimento dello Schatz a due anni è salito al 3,303%, il livello più alto da settembre 2023, dopo aver registrato nella seduta precedente il maggiore incremento giornaliero in quasi due settimane.

    I dati preliminari PMI hanno indicato che l’attività economica dell’Eurozona è cresciuta al ritmo più rapido in oltre tre anni.

    I dati hanno contribuito ad aumentare le aspettative del mercato secondo cui la Banca centrale europea potrebbe mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo o prendere in considerazione ulteriori aumenti dei tassi di interesse.

    Queste aspettative riflettono le valutazioni del mercato e non rappresentano decisioni future già confermate dalla BCE.