Author: Fiona Craig

  • I mercati europei scendono mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei scendono mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno aperto in netto calo martedì, mentre cresce la preoccupazione degli investitori per l’assenza di progressi concreti nei negoziati tra Stati Uniti e Iran verso una soluzione duratura del conflitto.

    Alle 07:04 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 perdeva l’1,2%. Il DAX tedesco cedeva l’1,4%, mentre il FTSE 100 di Londra e il CAC 40 francese registravano entrambi ribassi intorno all’1,1%.

    Il sentiment di mercato si è deteriorato dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha suggerito come i progressi diplomatici tra Washington e Teheran si siano sostanzialmente bloccati. Parlando ai giornalisti lunedì, Trump ha affermato che il fragile cessate il fuoco era “attaccato a un supporto vitale massiccio”.

    In precedenza, Trump aveva respinto l’ultima risposta dell’Iran alla proposta americana per porre fine al conflitto, definendola “inaccettabile” e successivamente “un pezzo di spazzatura”.

    Le autorità iraniane hanno replicato difendendo la propria proposta come “generosa e responsabile”, mentre i negoziati continuano a concentrarsi soprattutto sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

    La rotta marittima strategica al largo della costa meridionale iraniana resta infatti fortemente compromessa da settimane, limitando i flussi globali di petrolio e alimentando timori di una più ampia crisi energetica.

    “Il Medio Oriente è tornato al centro dell’attenzione nel fine settimana, e qualsiasi normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz sembra ora destinata a slittare”, ha scritto in una nota Felix Vezina-Poirier, Chief Strategist di BCA Research.

    Anche il mercato petrolifero ha reagito con nuovi rialzi. I futures sul Brent sono saliti del 2,0% a 106,30 dollari al barile, restando nettamente sopra i livelli di circa 70 dollari registrati prima dell’escalation del conflitto.

    L’aumento del prezzo del petrolio ha rafforzato i timori di nuove pressioni inflazionistiche a livello globale, alimentando le aspettative che le banche centrali possano mantenere una politica monetaria restrittiva o aumentare ulteriormente i tassi di interesse.

    Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato europei sono saliti, aggiungendo ulteriore pressione ai mercati azionari mentre gli investitori rivedono le aspettative sui costi di finanziamento e sulla crescita economica.

  • Mediobanca (MB) registra un aumento dell’utile operativo nel primo trimestre nonostante il calo dell’utile netto

    Mediobanca (MB) registra un aumento dell’utile operativo nel primo trimestre nonostante il calo dell’utile netto

    Mediobanca (BIT:MB) ha riportato una performance operativa in miglioramento nel primo trimestre del 2026, con un utile operativo salito a 552 milioni di euro, in crescita del 14% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua.

    L’utile netto si è attestato a 323 milioni di euro, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, penalizzato principalmente da una maggiore pressione fiscale e da componenti straordinarie, nonostante la crescita dei ricavi del gruppo.

    I ricavi complessivi hanno raggiunto 939 milioni di euro nel trimestre, segnando un incremento del 3% su base annua e del 5% rispetto al trimestre precedente. La banca ha attribuito la performance alla solidità delle principali divisioni operative e al miglioramento dell’efficienza gestionale.

    Il rendimento del capitale tangibile (RoTE) si è attestato al 13,5% nel trimestre, mentre il cost-income ratio è migliorato al 41%, in riduzione di cinque punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

    La divisione Consumer Finance ha continuato a registrare una forte dinamica commerciale, raggiungendo erogazioni record pari a 2,6 miliardi di euro, in crescita del 10% su base annua. Mediobanca ha evidenziato che il risultato è stato sostenuto anche dall’ampliamento della distribuzione attraverso la rete di Monte Paschi di Siena.

    Nel Wealth Management, le masse gestite hanno raggiunto 113 miliardi di euro, con una crescita del 4% rispetto all’anno precedente, pur registrando una flessione del 2% rispetto al trimestre precedente.

    La divisione Corporate & Investment Banking ha mostrato segnali di ripresa, con ricavi pari a 220 milioni di euro. Il dato rappresenta un incremento del 17% rispetto al trimestre precedente, pur restando leggermente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025.

    Sul fronte patrimoniale, Mediobanca ha riportato un coefficiente CET1 pari al 15,7%, in calo di 75 punti base rispetto al trimestre precedente, principalmente per effetto della politica di distribuzione integrale degli utili.

    Il costo del rischio si è attestato a 53 punti base, mentre gli overlay residui sono rimasti pari a 158 milioni di euro, mantenendo un ulteriore livello di protezione del bilancio in un contesto macroeconomico ancora incerto.

    Maggiori informazioni su Mediobanca

    Mediobanca è uno dei principali gruppi finanziari italiani, attivo nell’investment banking, wealth management, credito al consumo e corporate banking. Con sede a Milano, la banca serve clienti corporate, istituzionali e privati in Italia e in alcuni mercati internazionali, con una strategia focalizzata sulla diversificazione dei ricavi e sulla disciplina patrimoniale.

  • Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) registra un calo dell’utile nel primo trimestre dopo il consolidamento di Mediobanca

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) registra un calo dell’utile nel primo trimestre dopo il consolidamento di Mediobanca

    La banca italiana Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha riportato una diminuzione dell’utile nel primo trimestre dopo aver incluso nei conti i risultati di Mediobanca (BIT:MB), pur registrando un aumento dei ricavi complessivi e confermando la solidità delle attività operative.

    L’utile netto attribuibile agli azionisti è sceso del 26,2% su base annua a 520,8 milioni di euro nel periodo gennaio-marzo.

    La banca ha spiegato che i dati riportati includono ora il contributo di Mediobanca a seguito dell’acquisizione. Mediobanca ha apportato 216 milioni di euro di utile trimestrale e ricavi pari a 925,2 milioni di euro.

    Escludendo il contributo di Mediobanca, l’utile netto consolidato di Monte dei Paschi si è attestato a 304,8 milioni di euro, rispetto ai 413,1 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

    I ricavi complessivi sono aumentati del 2,7% a 1,96 miliardi di euro, sostenuti dalla crescita delle commissioni e dei proventi legati all’attività di trading. Il margine di interesse è salito dello 0,8% a 1,04 miliardi di euro.

    I costi operativi sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre il costo del credito è diminuito del 22,1%, contribuendo a un incremento del 9,5% del risultato operativo netto, salito a 946,8 milioni di euro.

    Gli impieghi alla clientela sono cresciuti del 2,4% rispetto alla fine di dicembre, raggiungendo 146,3 miliardi di euro. Il coefficiente CET1 fully loaded si è attestato al 15,9% a fine marzo, in lieve calo rispetto al 16,2% registrato tre mesi prima.

    Monte dei Paschi ha inoltre confermato il mantenimento di una buona qualità degli attivi, con il rapporto tra esposizioni deteriorate nette e totale crediti stabile all’1,3%.

    Il management ha ribadito che le priorità restano l’integrazione di Mediobanca e il mantenimento di una rigorosa disciplina sui costi in un contesto macroeconomico ancora incerto e caratterizzato da volatilità dei tassi di interesse.

    Nel corso dell’anno, il settore bancario europeo ha beneficiato di margini di interesse resilienti e di un miglioramento della qualità del credito.

    Maggiori informazioni su Banca Monte dei Paschi di Siena

    Banca Monte dei Paschi di Siena è uno dei più antichi istituti bancari italiani e offre servizi di retail banking, corporate banking, gestione patrimoniale e servizi finanziari a livello nazionale. Con sede a Siena, il gruppo è impegnato nel rafforzamento del bilancio, nel miglioramento della qualità degli attivi e nell’espansione delle proprie attività attraverso operazioni strategiche, inclusa l’integrazione di Mediobanca.

  • Fincantieri (FCT) in calo in Borsa nonostante il rialzo della guidance per il 2026

    Fincantieri (FCT) in calo in Borsa nonostante il rialzo della guidance per il 2026

    Il gruppo cantieristico italiano Fincantieri (BIT:FCT) ha alzato lunedì le proprie previsioni per ricavi, utile operativo e utile netto per l’intero 2026 dopo aver registrato una forte dinamica commerciale nei primi mesi dell’anno.

    Nonostante il miglioramento dell’outlook, le azioni della società hanno chiuso la seduta in calo di circa il 3%.

    La forte attività contrattuale sostiene l’aumento della guidance

    Fincantieri ha dichiarato di aver già superato nei primi mesi dell’anno il target di 11 miliardi di euro (12,95 miliardi di dollari) di nuovi ordini previsto per l’intero 2026.

    Il gruppo ha riportato nuovi ordini per 3,4 miliardi di euro (4 miliardi di dollari) nel primo trimestre, in calo di poco più del 70% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, la società ha precisato che il dato non include alcuni importanti contratti firmati tra gennaio e febbraio che non erano ancora stati contabilizzati.

    “Il primo trimestre del 2026 conferma la coerenza e la solidità della traiettoria di crescita del Gruppo”, ha dichiarato l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero in una nota.

    Il backlog record garantisce visibilità fino al 2039

    Fincantieri ha inoltre comunicato un backlog record pari a 74,2 miliardi di euro, definito dal management il più elevato nella storia della società.

    Secondo Folgiero, il portafoglio ordini garantisce visibilità di lungo periodo sulle consegne e sulla produzione fino al 2039.

  • I futures indicano un’apertura leggermente negativa per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures indicano un’apertura leggermente negativa per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I futures sui principali indici statunitensi hanno trattato leggermente in ribasso lunedì mattina, segnalando un possibile avvio debole per Wall Street dopo il forte rally della scorsa settimana che ha spinto i principali indici su nuovi massimi storici in chiusura.

    Gli investitori sono apparsi cauti dopo i guadagni di venerdì, con alcuni trader che potrebbero aver scelto di prendere profitto dopo che Nasdaq e S&P 500 hanno esteso il recente rialzo.

    L’aumento del petrolio pesa sul sentiment

    Anche il forte rialzo dei prezzi del petrolio ha pesato sul sentiment di mercato, con i futures sul greggio statunitense in aumento di oltre il 2%.

    I prezzi del petrolio sono saliti dopo che il presidente Donald Trump ha respinto la risposta dell’Iran a una proposta statunitense volta a porre fine al prolungato conflitto in Medio Oriente, definendola “totalmente inaccettabile” in un post pubblicato su Truth Social.

    I media statali iraniani hanno riferito che la controproposta di Teheran includeva richieste di compensazione per i danni di guerra e il riconoscimento formale della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.

    Nonostante l’escalation delle tensioni, le azioni statunitensi hanno recentemente mostrato resilienza, sostenute da risultati societari superiori alle attese e dalla fiducia nelle prospettive economiche generali.

    Inflazione e dati economici sotto osservazione questa settimana

    Gli operatori di mercato seguiranno attentamente i prossimi dati sui prezzi al consumo e alla produzione, mentre gli investitori cercano di capire se l’aumento dei prezzi del petrolio stia iniziando a riflettersi sull’inflazione.

    L’attenzione si concentrerà anche sui dati relativi alle vendite al dettaglio e alla produzione industriale, oltre che sui risultati trimestrali di società come Under Armour (NYSE:UAA) e Cisco Systems (NASDAQ:CSCO).

    Nasdaq e S&P 500 hanno chiuso la scorsa settimana su nuovi record

    Le azioni hanno registrato un forte rialzo venerdì dopo il calo di giovedì, con i titoli tecnologici a guidare i guadagni.

    Il Nasdaq Composite è balzato di 440,88 punti, pari all’1,7%, chiudendo su un nuovo massimo storico a 26.247,08. L’S&P 500 è salito di 61,82 punti, pari allo 0,8%, a 7.398,93, mentre il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 12,19 punti chiudendo a 49.609,19.

    Nel corso della settimana, il Nasdaq è avanzato del 4,4%, l’S&P 500 è salito del 2,3% e il Dow ha registrato un progresso dello 0,2%.

    Il forte rapporto sul lavoro negli Stati Uniti sostiene la fiducia degli investitori

    I rialzi di venerdì sono seguiti alla pubblicazione dell’atteso rapporto sul mercato del lavoro statunitense, che ha mostrato una crescita dell’occupazione ad aprile molto più forte del previsto.

    Il Dipartimento del Lavoro ha riferito che i posti di lavoro non agricoli sono aumentati di 115.000 unità nel mese, dopo un incremento rivisto al rialzo di 185.000 posti a marzo.

    Gli economisti prevedevano un aumento di 63.000 posti di lavoro rispetto ai 178.000 originariamente riportati per marzo.

    Il rapporto ha evidenziato una solida crescita occupazionale nei settori sanitario, trasporti e logistica e commercio al dettaglio, mentre l’occupazione federale ha continuato a diminuire leggermente.

    Nel frattempo, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3% ad aprile, in linea sia con il mese precedente sia con le attese degli analisti.

    Le tensioni in Medio Oriente restano al centro dell’attenzione

    I dati sul lavoro hanno contribuito ad attenuare le preoccupazioni per le conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente, nonostante gli scontri militari avvenuti nella notte tra Stati Uniti e Iran vicino allo Stretto di Hormuz.

    Secondo le notizie riportate, tre cacciatorpediniere statunitensi sono stati attaccati da missili e droni iraniani durante il transito nello stretto. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le minacce in arrivo sono state intercettate e che sono stati colpiti obiettivi militari iraniani collegati agli attacchi.

    In una successiva intervista telefonica con Rachel Scott di ABC News, il presidente Trump ha definito l’azione di rappresaglia contro l’Iran come “solo una piccola risposta” e ha insistito sul fatto che il cessate il fuoco resti in vigore.

    Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha inoltre dichiarato che le forze americane hanno disabilitato due petroliere battenti bandiera iraniana che tentavano di entrare in un porto iraniano nel Golfo di Oman.

    Tecnologia e titoli auriferi guidano i rialzi settoriali

    I settori legati alla tecnologia hanno registrato alcuni dei maggiori rialzi venerdì, contribuendo a spingere il Nasdaq su nuovi record.

    L’indice NYSE Arca Computer Hardware è balzato del 6,6%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index è salito del 5,5%.

    Anche i titoli minerari legati all’oro hanno registrato forti rialzi grazie a un moderato aumento del prezzo del metallo prezioso, spingendo il NYSE Arca Gold Bugs Index in crescita del 3,2%.

    Anche i titoli networking, acciaio e telecomunicazioni hanno mostrato solide performance, mentre il comparto farmaceutico ha chiuso in ribasso.

  • I mercati europei arretrano mentre si bloccano gli sforzi di pace tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei arretrano mentre si bloccano gli sforzi di pace tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno trattato prevalentemente in ribasso lunedì mentre gli investitori reagivano a un nuovo fallimento degli sforzi diplomatici volti a porre fine al prolungato conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Le tensioni sono aumentate dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha respinto l’ultima proposta iraniana per risolvere il conflitto, ormai in corso da oltre due mesi. In risposta, Teheran ha segnalato che continuerà a fare affidamento sia sulla diplomazia sia su misure militari quando lo riterrà necessario per difendere i propri interessi nazionali.

    Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno violato la fiducia in ogni iniziativa diplomatica a cui hanno partecipato negli ultimi due decenni.

    I principali indici europei si muovono al ribasso

    Nel corso della seduta, il FTSE 100 britannico è rimasto sostanzialmente invariato, mentre il DAX tedesco ha perso lo 0,5% e il CAC 40 francese è sceso dell’1,1%.

    Gli investitori hanno continuato a monitorare gli sviluppi geopolitici insieme a una serie di risultati societari e annunci aziendali in tutta Europa.

    Le azioni Safestay crollano dopo il cambio nel management

    Le azioni dell’operatore di ostelli Safestay (LSE:SSTY) sono scese bruscamente dopo che la società ha annunciato che Peter Zielke lascerà le sue responsabilità esecutive come Chief Operating Officer a partire dal 10 giugno.

    La società ha confermato che Davide Caschili assumerà il ruolo di COO dalla stessa data.

    Adesso e Hannover Re in calo dopo gli aggiornamenti sui risultati

    Anche la società tedesca di servizi IT Adesso (TG:ADN1) ha registrato un ribasso nonostante abbia riportato utili del primo trimestre superiori alle attese degli analisti.

    Nel frattempo, il riassicuratore Hannover Re (TG:HNR1) è sceso dopo aver pubblicato risultati del primo trimestre inferiori alle previsioni del mercato.

    Stabilus, Compass Group e Aurubis avanzano

    Sul fronte positivo, il fornitore automobilistico tedesco Stabilus (TG:STM) ha guadagnato terreno dopo aver confermato la guidance finanziaria per l’intero esercizio.

    Anche le azioni di Compass Group (LSE:CPG) sono salite dopo che il gruppo della ristorazione ha migliorato le previsioni di utile per il 2026 in seguito a un aumento del 12% dell’utile operativo underlying nel semestre concluso a marzo 2026.

    Il produttore di rame Aurubis (TG:NGA) è balzato dopo aver riportato una performance più forte nel secondo trimestre e aver alzato le previsioni per l’esercizio 2025-26.

  • Seco (IOT) in calo dopo il calo della redditività nel primo trimestre a causa delle pressioni sui costi

    Seco (IOT) in calo dopo il calo della redditività nel primo trimestre a causa delle pressioni sui costi

    La società italiana specializzata in embedded computing Seco (BIT:IOT) ha riportato ricavi netti pari a 48,5 milioni di euro nel primo trimestre, in aumento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente grazie a un graduale recupero della domanda da parte dei clienti nei settori industriali e nelle regioni APAC ed EMEA.

    Nonostante la crescita dei ricavi, la società ha registrato un indebolimento della redditività nel trimestre, con un calo sia dell’EBITDA adjusted sia dell’utile netto a causa dell’aumento delle spese operative e dei maggiori costi delle memorie elettroniche. Le azioni Seco hanno perso circa il 5% durante la seduta di lunedì dopo la pubblicazione dei risultati.

    Continua la crescita dei ricavi ricorrenti di Clea

    Seco ha dichiarato che i ricavi ricorrenti generati dalla piattaforma software Clea sono aumentati del 20% su base annua.

    Tuttavia, i ricavi complessivi di Clea hanno registrato una contrazione poiché alcune componenti non ricorrenti dei progetti sono entrate nella fase di implementazione, influenzando temporaneamente i ricavi riportati dal segmento.

    La società prevede una continua crescita dei ricavi

    Guardando al futuro, Seco prevede che i ricavi del secondo trimestre supereranno i 50 milioni di euro, sostenuti dalla continua domanda di soluzioni di edge artificial intelligence e dei servizi software Clea.

    Il management ha inoltre sottolineato che le prospettive per il 2026 restano supportate da solidi fondamentali di mercato e dal continuo sviluppo della pipeline di innovazione del gruppo.

  • I prezzi del petrolio balzano dopo che Trump respinge la risposta iraniana alla proposta di pace degli Stati Uniti

    I prezzi del petrolio balzano dopo che Trump respinge la risposta iraniana alla proposta di pace degli Stati Uniti

    I prezzi del petrolio sono saliti con forza lunedì dopo che il presidente Donald Trump ha definito “inaccettabile” la risposta dell’Iran a una proposta di pace sostenuta dagli Stati Uniti, alimentando i timori di nuove interruzioni delle forniture di greggio mentre lo Stretto di Hormuz rimaneva in gran parte chiuso.

    I futures sul Brent sono saliti di 4,04 dollari, pari al 3,99%, a 105,33 dollari al barile alle 06:14 GMT. Il greggio statunitense West Texas Intermediate è avanzato di 4,43 dollari, ovvero del 4,64%, a 99,85 dollari al barile.

    Il rimbalzo segue le pesanti perdite registrate la scorsa settimana, quando entrambi i contratti benchmark avevano perso circa il 6% grazie all’ottimismo per una possibile conclusione imminente del conflitto in corso da 10 settimane, che avrebbe potuto consentire la ripresa delle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.

    “Il mercato petrolifero continua a comportarsi come una macchina guidata dai titoli geopolitici, con prezzi che oscillano bruscamente sulla base di ogni commento, rifiuto o avvertimento proveniente da Washington e Teheran”, ha dichiarato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

    I mercati guardano alla prossima visita di Trump in Cina

    Secondo funzionari statunitensi, Trump dovrebbe arrivare a Pechino mercoledì, dove i colloqui con il presidente cinese Xi Jinping dovrebbero includere anche la situazione iraniana, oltre ad altri temi geopolitici ed economici.

    “L’attenzione del mercato si sposta ora direttamente sulla visita del presidente Trump in Cina questa settimana”, ha affermato in una nota Tony Sycamore, market analyst di IG.

    “C’è la speranza che possa convincere Pechino a utilizzare la propria influenza sull’Iran per spingere verso un cessate il fuoco completo e una soluzione alle continue interruzioni nello Stretto di Hormuz.”

    Gli investitori sono sempre più concentrati sulla possibilità che la Cina possa svolgere un ruolo nell’allentare le tensioni e contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici globali.

    Le interruzioni delle forniture continuano a sostenere i prezzi

    L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha dichiarato domenica che il mondo ha perso circa un miliardo di barili di forniture petrolifere negli ultimi due mesi e ha avvertito che i mercati energetici potrebbero impiegare molto tempo per tornare alla normalità anche nel caso in cui le esportazioni riprendessero.

    I dati di spedizione di Kpler hanno inoltre mostrato che altre tre petroliere cariche di greggio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz la scorsa settimana con i sistemi di tracciamento spenti, apparentemente per evitare possibili attacchi iraniani. I dati evidenziano una crescente tendenza da parte degli esportatori a mantenere i flussi petroliferi dal Medio Oriente nonostante i rischi per la sicurezza.

    “Anche se lo shock petrolifero più acuto dovesse attenuarsi entro la fine del 2026, il rischio continuo di nuove interruzioni nello Stretto di Hormuz, le scorte ridotte e un coordinamento politico più debole dovrebbero mantenere incorporato nei prezzi un premio per il rischio geopolitico”, hanno scritto gli analisti di ANZ in una nota pubblicata lunedì.

    Gli analisti di ANZ prevedono che il Brent rimarrà sopra i 90 dollari al barile per tutto il 2026, con prezzi probabilmente compresi tra 80 e 85 dollari al barile anche nel 2027, mentre la crescita della domanda riprenderà e le scorte globali verranno gradualmente ricostituite.

    Le importazioni cinesi scendono ai minimi pluriennali

    A conferma dell’impatto delle interruzioni delle forniture, i dati ufficiali pubblicati nel fine settimana hanno mostrato che le importazioni cinesi di petrolio greggio sono scese ad aprile al livello più basso degli ultimi quasi quattro anni.

    Il calo evidenzia la crescente pressione sulle catene di approvvigionamento energetico globali mentre l’instabilità continua in Medio Oriente colpisce il più grande Paese importatore di petrolio al mondo.

  • I prezzi dell’oro arretrano mentre le dichiarazioni di Trump sull’Iran spingono il petrolio e riaccendono i timori sull’inflazione

    I prezzi dell’oro arretrano mentre le dichiarazioni di Trump sull’Iran spingono il petrolio e riaccendono i timori sull’inflazione

    I prezzi dell’oro hanno registrato un calo durante le contrattazioni asiatiche di lunedì dopo i solidi rialzi della scorsa settimana, mentre l’aumento dei prezzi del petrolio e il rafforzamento del dollaro statunitense hanno indebolito la domanda per il metallo prezioso in seguito al rifiuto da parte del presidente Donald Trump della risposta iraniana a una proposta di pace sostenuta dagli Stati Uniti.

    L’oro spot è sceso dell’1% a 4.669,82 dollari l’oncia alle 02:35 ET (06:35 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno perso l’1,1% attestandosi a 4.678,31 dollari.

    Il metallo prezioso aveva guadagnato oltre il 2% nella settimana precedente grazie all’ottimismo legato a un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.

    Trump respinge la proposta iraniana mentre il petrolio balza e Hormuz resta chiuso

    Il presidente Trump ha definito l’ultima risposta di Teheran al piano di pace di Washington come “totalmente inaccettabile”, riducendo le speranze di una svolta a breve termine nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

    Secondo un rapporto del Wall Street Journal, Teheran avrebbe respinto le richieste statunitensi di smantellare le proprie infrastrutture nucleari e si sarebbe rifiutata di interrompere l’arricchimento dell’uranio per un periodo di 20 anni.

    Nella sua controproposta articolata in più pagine, l’Iran avrebbe suggerito di porre fine al conflitto insieme a una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, chiedendo inoltre agli Stati Uniti di revocare il blocco imposto alle navi iraniane.

    Il rapporto aggiunge che Teheran avrebbe accettato che parte delle proprie scorte di uranio altamente arricchito venisse diluita, mentre il resto sarebbe trasferito in un Paese terzo.

    I prezzi del petrolio sono saliti di quasi il 5% nelle prime contrattazioni mentre lo Stretto di Hormuz rimaneva chiuso.

    Il forte rialzo del greggio ha intensificato le preoccupazioni secondo cui l’inflazione potrebbe restare elevata a livello globale, costringendo potenzialmente le banche centrali — inclusa la Federal Reserve statunitense — a mantenere tassi di interesse elevati più a lungo. Questo scenario ha ridotto l’attrattiva di asset privi di rendimento come l’oro.

    Questa settimana riflettori sull’incontro tra Trump e Xi

    Anche il dollaro statunitense si è rafforzato durante le contrattazioni asiatiche dopo che i dati sull’occupazione negli Stati Uniti pubblicati la scorsa settimana sono risultati superiori alle attese, rafforzando le aspettative che la Federal Reserve possa rinviare i tagli ai tassi di interesse. Un dollaro più forte tende a rendere l’oro più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute.

    L’indice del dollaro statunitense è salito dello 0,2% durante la sessione asiatica.

    L’attenzione degli investitori si concentra ora sui prossimi dati sull’inflazione negli Stati Uniti e sulla visita programmata di Trump in Cina più avanti questa settimana, dove i colloqui con il presidente cinese Xi Jinping dovrebbero affrontare temi legati all’Iran, alle relazioni commerciali e alla sicurezza energetica globale.

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito dello 0,2% a 80,51 dollari l’oncia, mentre il platino ha perso l’1,4% a 2.030,04 dollari l’oncia.

    I futures sul rame benchmark trattati al London Metal Exchange sono avanzati dello 0,3% a 13.608,33 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense hanno guadagnato lo 0,4% a 6,32 dollari la libbra.

  • I future USA arretrano mentre Trump respinge la risposta iraniana al piano di pace e il petrolio sale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future USA arretrano mentre Trump respinge la risposta iraniana al piano di pace e il petrolio sale: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future sui mercati azionari statunitensi hanno registrato un lieve calo lunedì dopo che il presidente Donald Trump ha definito “inaccettabile” la risposta dell’Iran a una proposta di pace sostenuta dagli Stati Uniti, riducendo le speranze di una rapida conclusione del conflitto in Medio Oriente. Nel frattempo, i prezzi del petrolio hanno continuato a salire mentre i trader reagivano alle nuove incertezze legate alle forniture energetiche globali.

    Gli investitori continuano inoltre a monitorare il forte slancio dei titoli legati all’intelligenza artificiale e si preparano a una settimana ricca di dati economici, inclusi gli attesi numeri sull’inflazione negli Stati Uniti.

    I future scendono dopo i nuovi massimi storici

    Alle 03:36 ET, i future sul Dow Jones Industrial Average erano in calo di 79 punti, pari allo 0,2%. I future sullo S&P 500 perdevano 8 punti, ovvero lo 0,1%, mentre quelli sul Nasdaq 100 arretravano di 25 punti, anch’essi dello 0,1%.

    I movimenti seguono un’altra settimana positiva per Wall Street, con sia lo S&P 500 sia il Nasdaq Composite che hanno raggiunto nuovi massimi storici, estendendo il rally alla sesta settimana consecutiva.

    Gran parte della recente forza dei mercati è stata sostenuta dall’ottimismo secondo cui l’amministrazione Trump starebbe cercando una via per porre fine al conflitto con l’Iran, in corso da oltre due mesi, che ha interrotto i flussi commerciali globali e aumentato i timori per la stabilità economica mondiale. Allo stesso tempo, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale continua a rappresentare un importante supporto per i mercati azionari, alimentato dai massicci investimenti delle grandi aziende tecnologiche nelle infrastrutture dei data center.

    “Per le azioni statunitensi, lo scenario rialzista è semplicemente troppo solido per essere contrastato in questo momento, poiché l’ottimismo geopolitico si combina con una crescita eccezionale degli utili e con il ritorno dell’euforia legata al tema dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Michael Brown, Senior Research Strategist di Pepperstone, in una nota.

    “A meno che uno di questi fattori non cambi, il percorso di minore resistenza dovrebbe continuare a essere orientato al rialzo, con eventuali ribassi che resteranno relativamente contenuti e probabilmente utilizzati dalla maggior parte degli investitori come opportunità di acquisto.”

    Trump respinge la controproposta iraniana

    La televisione di Stato iraniana ha riferito che Teheran ha presentato una risposta alla proposta statunitense finalizzata a porre fine al conflitto, concentrandosi sulla cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti e chiedendo al contempo un risarcimento per i danni di guerra.

    L’Iran ha inoltre ribadito il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo strategico attraverso il quale transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. La via marittima ha subito pesanti interruzioni durante il conflitto e rimane di fatto bloccata sia dalle forze iraniane sia da quelle statunitensi.

    Poco dopo la diffusione delle notizie sulla risposta iraniana, Trump ha reagito sui social media scrivendo: “Non mi piace — TOTALMENTE INACCETTABILE.” Non sono stati forniti ulteriori dettagli.

    Washington sta cercando di ottenere una rapida conclusione del conflitto prima di avviare negoziati più ampi sulle questioni chiave, in particolare sul programma nucleare iraniano.

    I prezzi del petrolio continuano a salire

    I mercati petroliferi hanno proseguito il rialzo mentre le tensioni geopolitiche continuano a persistere, con i prezzi che restano ampiamente superiori ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto.

    I future sul Brent, benchmark globale del petrolio, sono saliti del 3,4% a 104,69 dollari al barile.

    “Ci si potrebbe aspettare che il mercato inizi a mostrare una crescente stanchezza di fronte al flusso continuo di notizie e ai continui botta e risposta. Tuttavia, i prezzi del petrolio rimangono altamente sensibili alle notizie riguardanti l’Iran, evidenziando l’importanza delle continue interruzioni delle forniture nel Golfo Persico”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    Trump in visita in Cina

    Nonostante l’ultimo stop diplomatico, gli analisti ritengono che l’imminente viaggio di Trump in Cina possa potenzialmente favorire futuri colloqui di pace.

    I media statali cinesi hanno riferito lunedì che Trump dovrebbe recarsi in Cina tra il 13 e il 15 maggio per un vertice con il presidente Xi Jinping. Si tratterebbe della prima importante visita a Pechino di un presidente statunitense in quasi un decennio e avrebbe l’obiettivo di allentare le tensioni tra le due maggiori economie mondiali.

    Oltre alla questione iraniana, Trump e Xi dovrebbero discutere anche di dazi commerciali e Taiwan. Secondo le indiscrezioni, entrambe le parti potrebbero inoltre cercare di prorogare la tregua commerciale concordata lo scorso ottobre.

    Questa settimana riflettori sui dati sull’inflazione

    I mercati stanno inoltre concentrando l’attenzione sulla pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti prevista questa settimana, che dovrebbe offrire nuove indicazioni sull’andamento dell’inflazione.

    I dati CPI di aprile, attesi per martedì, potrebbero fornire i primi segnali sull’impatto del conflitto con l’Iran e dei maggiori prezzi energetici sulle pressioni inflazionistiche nell’economia americana. A marzo, l’inflazione aveva accelerato bruscamente, soprattutto a causa del forte aumento dei prezzi della benzina.

    Gli economisti prevedono che l’inflazione annuale headline salga al 3,7% ad aprile dal precedente 3,3%. Su base mensile, tuttavia, i prezzi al consumo dovrebbero rallentare allo 0,6% dallo 0,9%.

    L’indice CPI core, che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia, è invece previsto in lieve aumento dello 0,3%. Gli analisti continuano a monitorare attentamente eventuali segnali che mostrino come l’aumento dei prezzi del greggio stia iniziando a trasferirsi anche ai costi di una gamma più ampia di beni e servizi, oltre al carburante.